La (ri)russificazione del Mediterraneo

Sin dai tempi delle guerre napoleoniche, la storia insegna che le offensive contro i russi terminano puntualmente con un loro balzo in avanti: non fanno eccezione le “Primavere Arabe” e l’ISIS che, scatenati anche in chiave anti-russa, si sono trasformati in una paradossale avanzata di Mosca in tutto il Medio Oriente. Dall’Algeria all’Iraq, dalla Siria all’Egitto, la Russia sta assurgendo, proprio come negli anni ’60, a stella polare per tutti gli Stati arabi in lotta contro “l’Occidente”: il nemico comune non è più il colonialismo europeo, bensì il terrorismo ed il fondamentalismo islamico fomentati dagli angloamericani. Riconquistata Aleppo, il conflitto siriano ha raggiunto il punto di svolta: cosa comporterà l’insediamento di Donald Trump?

Mediterraneo, 2016? Come negli anni ’60

Una delle principali lezioni che insegna la storia è la naturale tendenza degli attacchi sferrati contro la Russia a trasformarsi in una sua paradossale avanzata: fu la sciagurata campagna di Napoleone Bonaparte in Russia a fare di questa una grande potenza europea e fu l’ancora più sciagurata invasione di Adolf Hitler a fare della Russia una superpotenza mondiale. Anche gli avvenimenti mediorientali di questi ultimi anni sembrano rientrare in questa casistica: i piani angloamericani per espellere definitivamente Mosca dal Mediterraneo e dal Levante hanno consentito non solo al Cremlino di riconquistare il rango di superpotenza, ma di accaparrarsi un “bottino geopolitico” impensabile sino al 2011.

Uno dei principali obbiettivi degli strateghi angloamericani dopo l’insediamento di Barack Obama era di impedire che qualsiasi potenza, in primis la Russia, colmasse il vuoto geopolitico lasciato dietro di sé dall’impero statunitense in ritirata: destabilizzati i governi laici con la “Primavera Araba”, fomentato il terrorismo e l’islam politico, aizzati gli odi religiosi ed etnici, Washington e Londra auspicavano di lasciarsi alle spalle una regione balcanizzata ed in fiamme, dove nessuno avrebbe potuto inserirsi senza prima essersi accollato i pesanti “oneri di ristrutturazione”. La ferma risposta di Mosca a questo piano, culminata coll’intervento militare in Siria del 2015, ha riprodotto uno scenario già visto negli anni ’60: la Russia è divenuta la stella polare per tutti gli Stati arabi in lotta contro “l’Occidente”.

Se al culmine della Guerra Fredda, il Cremlino forniva armi e consiglieri per combattere gli eserciti coloniali europei o rovesciare i loro fantocci, a partire dal 2011 fornisce gli stessi mezzi per soffocare l’insurrezione islamista, il terrorismo e le rivoluzioni colorate che fanno capo alla NATO. L’intervento russo sposta l’ago della bilancia a favore degli Stati arabi e, di conseguenza, Mosca espande la propria sfera d’influenza: oggi l’ampliamento della base in Siria, domani una base in Egitto, dopodomani forse una base in Libia. Da Algeri a Bengasi, da Damasco al Cairo, tutti i governi laico-nazionalisti guardano alla Russia proprio come all’apice del processo di decolonizzazione.

L’Algeria è da sempre in buoni rapporti con Mosca, grazie al sostegno dato dall’URSS al FLN durante la guerra d’indipendenza dalla Francia. Nazionalista, laica, filo-russa, l’ex-colonia francese rientra nella lista angloamericana dei Paesi arabi da destabilizzare. Le sommosse della “Primavera Araba” di inizio 2011 non risparmiano infatti neanche Algeri ma, grazie all’efficiente apparato di sicurezza, il governo impedisce che degenerino come altrove in un’insurrezione islamista (già sperimentata dal Paese negli anni ’90). Si ritenta a distanza di due anni con l’assalto terroristico al campo metanifero di Menas (circa 70 vittime), ma ancora senza successo.

Durante gli anni della guerra siriana (2011-2016), il governo algerino è tra i pochi Paesi arabi ad esprimere solidarietà a Damasco: evita però qualsiasi sbilanciamento, perché la situazione interna è fragile (come ricorda maliziosamente il NY Times nell’articolo “The Algerian Exception”1). L’intervento militare russo in Siria ed i rapidi successi conseguiti sull’ISIS e sulle milizie islamiste, convincono però l’Algeria a rompere gli indugi: nel corso del 2016 i rapporti economici e militari tra Mosca ed Algeri si rafforzano e culminano con il memorandum per la costruzione della prima centrale atomica sul suolo algerino con tecnologia russa2.

Tra la Libia di Muammur Gheddafi e la Russia esisteva un rapporto privilegiato sin dai tempi del colpo di Stato del 1969 che rovesciò il filo-britannico re Idris. Non c’è alcun dubbio che il Colonnello, se risparmiato dall’intervento NATO del 2011, avrebbe ulteriormente rafforzato i legami con Mosca: si parlava già nel 2008-2009 di ferrovie ad alta velocità progettate dai russi, dell’ingresso di Gazprom nell’industria estrattiva, di contratti miliardari nella difesa, di un possibile programma nucleare supervisionato da Mosca e, addirittura, di una base navale d’appoggio3. Oggi, quasi certamente, Gheddafi avrebbe seguito le orme del Cairo e di Damasco, traghettando la Libia verso l‘Organizzazione di Shanghai per la Coperazione.

Rovesciato il Colonello, la Libia è invece sottoposta dagli angloamericani ad una scientifica opera di destabilizzazione, così da trasformarla in un trampolino per l’immigrazione clandestina verso l’Europa ed in un avamposto del terrorismo nel Magreb. Prima Londra e Washington sostengono il golpe islamista dell’estate 2014; poi supervisionano il trasferimento dei miliziani dell’ISIS dalle coste turche ai porti libici; infine innestano sul potentato islamista in Tripolitania il governo di unità di Faiez Al-Serraj che, come prevedemmo senza difficoltà, era destinato a fallire miseramente e mirava soltanto a sanzionare lo smembramento del Paese. Le speranze di una Libia riunificata e laica hanno il volto di Khalifa Haftar, il capo delle forze armate del governo di Tobruk che gode a lungo anche del sostegno francese, finché le pressioni di Washington ed il “provvidenziale” abbattimento di un elicottero transalpino, non convincono Parigi ad abbondare Haftar e ad uniformarsi alla linea angloamericana.

Di nuovo, alle forze nazionaliste non rimane alternativa se non rivolgersi a Mosca. Il generale Haftar, che sul campo affronta sia l’ISIS che le milizie islamiste dall’ex gran muftì libico Sadeq al Ghariani4 , formatosi tra l’Inghilterra e l’università Al-Azhar del Cairo, vola così ad inizio dicembre a Mosca per un faccia a faccia col ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ed il ministro della Difesa, Sergei Shoigu: gli argomenti sul tavolo sono la fornitura di armi, un possibile intervento militare sulla falsariga di quello in Siria e, dulcis in fundo, l’apertura di una base navale russa a Bengasi5, il vecchio progetto già caro a Muammur Gheddafi6.

Chi segue da vicino il dossier libico ed ha patrocinato l’asse tra Tobruk e Mosca, è l’Egitto di Abd Al-Sisi.

Dai tempi di Anwar Sadat, il presidente che nel 1972 diede il benservito ai militari ed i consiglieri sovietici, l’Egitto era saldamente nell’orbita atlantica. La comprovata fedeltà del Cairo ed i buoni rapporti con Israele non gli risparmiano però la triste sorte dei vicini: con la “Primavera Araba” si defenestra l’anziano Hosni Mubarack e si spiana la strada all’avvento della Fratellanza Mussulmana. Sotto la presidenza dell’islamista Mohamed Morsi, l’Egitto precipita nel caos auspicato: oscurantismo religioso, persecuzione dei copti, violenze, crollo del turismo. Il Paese viaggia veloce verso il baratro.

L’esercito, spina dorsale dell’Egitto, insorge e, con il colpo di Stato del luglio 2013, il generale Abd Al-Sisi rovescia la Fratellanza Mussulmana e si proclama presidente. Si attira così l’odio implacabile di quelle capitali che avevano scommesso tutto sull’islam politico: Ankara, Doha e, soprattutto, Londra e Washington. Gli angloamericani imbastiscono infatti una violenta campagna mediatica contro la “sanguinosa dittatura” di Al-Sisi e trasformano la penisola del Sinai in un avamposto dell’ISIS: persino l’Italia, attraverso l’omicidio di Giulio Regeni – una classica operazione sporca dei servizi atlantici – , è costretta a troncare i rapporti diplomatici col Cairo.

L’Egitto di Al-Sisi conta quindi su pochi alleati, tra cui si annovera all’inizio l‘Arabia Saudita, riconoscente per la repressione contro l’odiata Fratellanza Mussulmana. I due Paesi sono però radicalmente diversi: l’Egitto di Al-Sisi è laico, nazionalista e nostalgico degli antichi fasti dell’epoca nasseriana; l’Arabia Saudita è un regno retrograda che basa la sua legittimità sul fanatismo wahhabita e non ha ancora scordato lo spietato braccio di ferro con Gamal Nasser per disputarsi l’egemonia del mondo arabo.

Abd Al-Sisi comincia a flirtare col Cremlino: ne seguono contratti per la difesa miliardari e l’accordo per la costruzione della prima centrale nucleare sul territorio egiziano. Poi il progressivo scivolamento dell’Egitto nell’orbita russa si fa inarrestabile e culmina con il clamoroso voto egiziano all’ONU in favore di una risoluzione russa sul conflitto siriano: si vocifera, addirittura, che il Cairo sarebbe disponibile a restituire a Mosca la vecchia base navale di Sidi Barani8. L’Arabia saudita, oltraggiata dal “tradimento”, sospende così la fornitura mensile di 700.000 tonnellate di carburante9, senza però considerare gli effetti di una simile mossa: il Cairo sonda gli iraniani per la fornitura di greggio e, dopo che Al-Sisi ha espresso il suo appoggio a Damasco nella “guerra al terrorismo”, una ventina di piloti egiziani sono inviati in Siria, sancendo così la definitiva rottura con Riad10.

C’è, infine, il capitolo della Siria. Entrata nell’orbita sovietica alla fine degli anni ’50, la Siria era rimasta l’ultimo solido alleato arabo di Mosca dopo il collasso dell’URSS: nel porto di Tortosa era ed è situato il centro logistico cui fa riferimento l’intera flotta russa nel Mar Mediterraneo.

Prima la NATO fomenta la Primavera Araba e l’insurrezione di piazza (2011-2012), poi medita di bombardare l’esercito siriano col pretesto delle armi chimiche (2013), infine inocula il germe dell’ISIS (2014-2016): quando le forze armate siriane sono ormai logore, Mosca non vede alternativa la spedizione militare dell’autunno 2015. I raid aerei russi, concentrandosi sul contrabbando di greggio diretto verso la Turchia, minano alle fondamenta l’economia su cui si basa il “Califfato”, costretto a dipendere solo più dai finanziamenti delle autocrazie sunnite11.

La città di Homs è riconquista nel dicembre 2015, Palmira nel marzo 2016, ed il cerchio si chiude sempre più attorno ad Aleppo, seconda città della Siria e centro industriale nevralgico: la separazione della Turchia dallo schieramento anti-Assad, il sostegno di truppe libanesi ed iraniane, la paziente tattica di isolamento dei terroristi, l’impiego di “consiglieri” e corpi d’élite russi, consentono di riconquistare la città palmo a palmo, sino alla sua completa liberazione del 12 dicembre. Dopo quasi sei anni di combattimenti, il conflitto siriano si avvicina così al punto di svolta: la “rioccupazione” di Palmira da parte dell’ISIS, resa possibile grazie allo spostamento dei terroristi dall’Iraq alla Siria, va intesa come una disperata manovra diversiva, l’ultima mossa angloamericana per rallentare la capitolazione degli islamisti ad Aleppo.

I dividendi incassati da Mosca sono alti: la trasformazione dello scalo di Tortosa in una base navale a tutti gli effetti, l’insediamento di una base aerea permanente a Hmeimim, vicino Laodicea. Ma sopratutto, come già sottolineato, il bottino più prezioso è l’attrazione nell’orbita russa di tutti gli Stati arabi nazionalisti, dalla Siria all’Algeria: come negli anni ’60, il Mediterraneo Orientale torna nella sfera d’influenza di Mosca, con la sola eccezione di Israele, costretto ad incassare di buon grado le vittorie di Bashar Assad e la “nasserizzazione” dell’Egitto.

Il quadro sinora descritto è maturato durante gli otto anni della presidenza democratica di Barack Hussein Obama: cosa comporterà l’imminente insediamento di Donald Trump?

Verso un radicale ridimensionamento mediterraneo degli USA

Più volte abbiamo sottolineato il rischio che la guerra per procura combattuta tra gli Stati Uniti e la Russia in Siria degenerasse in un conflitto regionale o mondiale. Abbiamo anche evidenziato come la Siria sarebbe stata solo il casus belli e l’eventuale conflitto sarebbe stato in realtà la classica “guerra per l’egemonia” con cui l’impero declinante (quello angloamericano) avrebbe ingaggiato battaglia con le potenze emergenti, finché dotato di mezzi sufficienti per sopraffarle. La vittoria di Hillary Clinton alle presidenziali del 9 novembre e la conseguente istituzione di una “zona d’interdizione di volo” sopra la Siria, avrebbero senza dubbio implicato una guerra calda tra Washington e Mosca.

Di fronte a questa possibilità, la reazione del Cremlino è stata duplice: da un lato ha mostrato i muscoli (schieramento di missili balistici, esercitazioni militari, sfoggio di nuove testate nucleari) perché non ci fosse alcun dubbio sulla sua determinazione, dall’altro ha accelerato nel corso dell’autunno le operazioni militari in Siria così da concluderne il nocciolo prima dell’eventuale insediamento di Hillary Clinton. Aleppo è infatti stata liberata il 12 dicembre, con un mese d’anticipo rispetto all’ingresso alla Casa Bianca del nuovo presidente.

La vittoria del “populista” Donald Trump, il candidato accusato di essere una quinta colonna di Vladimir Putin negli Stati Uniti, ha radicalmente mutato la situazione. Posto di fronte al problema del declino americano, Trump sembra optare per un neo-isolazionismo ed un ripiegamento più o meno ordinato degli USA, implicito nel suo slogan “America first”. La logica conseguenza di questa strategia è quindi il riconoscimento di sfere d’influenza sempre maggiori alle potenze emergenti.

Il Medio Oriente ed il Mediterraneo sono due teatri da cui gli Stati Uniti hanno iniziato il ritiro sono la presidenza Barack Obama, con la sopracitata strategia della “terra bruciata”: escluso che gli USA tornino ad investirci risorse politiche e militari, il vero cambiamento che il nuovo presidente può apportare è la sospensione della destabilizzazione contro i regimi laici-nazionalisti.

Donald Trump ha già espresso le sue simpatie per il presidente egiziano Al-Sisi ed ha più volte sottolineato di voler dare precedenza della lotta all’ISIS (creato dalla Clinton”) rispetto al cambio di regime a Damasco: sia la Siria che l’Egitto dovrebbero quindi andare incontro ad un periodo di relativa stabilità, dopo anni di burrasca. È anche logico supporre che il governo d’unità nazionale libico di Faiez Al-Serraj, già agonizzante, sia definitivamente liquidato, consentendo al generale Khalifa Haftar di riunificare la Libia sotto l’egida delle forze armate di Tobruk.

Così facendo, Trump accetterebbe le situazione internazionale creatasi negli ultimi anni, riconoscendo a Mosca la preminenza conquista de facto in Iraq, Siria, Egitto e Libia. Parallelamente, vecchi alleati regionali come il Qatar e l’Arabia Saudita, con cui finora gli angloamericani hanno condiviso la strategia di destabilizzazione basata suelle forze rivoluzionarie-islamiste, potrebbero andare incontro ad un periodo di pericoloso isolamento diplomatico, foriero di crisi politiche. Molto dipenderà però anche dalla capacità di Donald Trump e della sua squadra di imporsi sul Dipartimento di Stato e sulla CIA, due entità che tendono ad avere una vita autonoma rispetto alla Casa Bianca e che hanno sinora investito molte risorse nella strategia di sovvertimento del Medio Oriente.

Al momento c’è quindi una sola certezza: nel prossimo futuro il Mediterraneo parlerà più russo e meno inglese. Per l’Italia, che sarà chiamata a riscrivere completamente la propria agenda agenda geopolitica dopo il sempre più probabile collasso della UE, è una realtà da tenere ben presente.

 

1http://www.nytimes.com/2015/05/30/opinion/the-algerian-exception.html?_r=0

2http://www.rosatom.ru/en/press-centre/highlights/russia-and-algeria-signed-a-memorandum-of-understanding-on-the-cooperation-on-peaceful-use-of-nuclea/

3http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/11/gheddafi-russia.shtml?uuid=27d859fe-a7f8-11dd-b43f-7c13c4065273&DocRulesView=Libero

4http://www.agenzianova.com/a/58492fb9c2dc77.65736426/1467081/2016-12-08/libia-stampa-locale-esercito-haftar-riprende-controllo-zone-attigue-a-mezzaluna-petrolifera

5http://www.panorama.it/news/esteri/libia-una-base-militare-russa-a-bengasi/

6https://www.theguardian.com/world/2008/nov/01/libya-russia-gadafy-united-states

7http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/17/libia-caos-a-tripoli-dopo-il-tentato-colpo-di-stato-guardia-presidenziale-si-schiera-coi-golpisti-gwell-citta-in-mano-nostra/3103423/

8http://www.middleeasteye.net/news/egypt-ready-agree-new-russian-air-base-coast-reports-1845388280

9http://www.reuters.com/article/us-egypt-saudi-oil-idUSKBN1320RQ

10http://www.presstv.ir/Detail/2016/11/25/495089/Egypt-Syria-Hama-Daesh-Saudi-Arabia

11http://www.nytimes.com/2016/01/24/world/middleeast/us-relies-heavily-on-saudi-money-to-support-syrian-rebels.html

Facebook Comments
Vota!

43 commenti su “La (ri)russificazione del Mediterraneo

  1. Caro Dezzani, il problema è sempre quello: chi riscriverà l’agenda della politica estera italiana nel Mediterraneo? Forse Angelino Alfano e Gentiloni? O forse il M5s?
    Probabilmete saremo trascinati da qualcuno che si premurerà di fare i propri interessi a scapito degli italiani (i francesi o gli inglesi per esempio). D’altronde ormai è questa la normalità politica italiana.
    Siamo totalmente e tragicamente privi di una classe dirigente degna di nota.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Da un punto di vista storico è irrilevante: le forze sono in movimento ed è solo questione di tempo prima che trovino “un’incarnazione” in qualche partito politico.

       
      • Che il suo auspicio diventasse realtà saremmo in molti a volerlo. Tuttavia davanti a noi si vedono solo greggi, sterminati greggi, niente orsi, niente lupi e nemmeno l’ombra di qualche leone. Ma sono sicuro che lei è molto più informato di quanto lo possa essere io e questo, per certi versi, mi consola.

         
  2. la partita in siria sara’ ancora lunga; gli U$A e la turkia ( e naturalmente i$raele) non rinuncieranno al loro sunnistan che separi fisicamente la siria dall’ irak sciita e dove far passare il gasdotto antigasprom.

     
  3. Grazie per questo breve sunto geopolitico. Se per noi europei l’elezione di Trump può esser vista positivamente (minor influenza USA, riapertura verso la Russia.. (UE permettendo)), cosa ne pensi delle conseguenze per il popolo americano?
    Le ultime nomine di Trump per la segreteria di stato (Tillerson, CEO Exxon Mobil), per il consiglio economico nazionale (Cohn, COO Goldman Sachs) e per il tesoro (Mnuchin, 17 anni in Goldman Sachs) sembrano “tradire” e il suo elettorato, e le sue stesse parole.
    Poichè non credo possa essere così ingenuo da darsi la zappa sui piedi ad un mese dall’insediamento, possibile che sia una strategia per avere sotto controllo le medesime grandi aziende? (chiaramente loro si dimetteranno, ma ciò è solamente marginale).

     
    • Federico Dezzani il said:

      A molti sfugge che Trump è il presidente degli STATI UNITI D’AMERICA. E’ impensabile che rivolti il Paese come un calzino: non né ha la forza, né le capacità, né l’intenzione. Si scelga i suoi petrolieri ed i suoi banchieri di Goldman Sachs: sarà comunque meglio di 4 anni con quella stragista della Clinton.

      E poi io non faccio “riassunti”: questa è un’analisi che scrosta molte menzogne dalla versione ufficiale dei fatti.

       
      • “Sunto” non voleva certamente intendere “superficiale”, figurati! Comunque siamo d’accordo.. Con la Clinton avremmo avuto un Trump con in più il grilletto facile.

         
      • Tenerone Dolcissimo il said:

        Caro Dezzani, tanto per confermare la mia fama di menagramo devo rammentarti che Trum NON E’ bensi SARA’ presidente degli USA.
        Fino al momento del suo insediamento puo’ accadere di TUTTO. E ho detto TUTTO.
        Le vie della clinton sono infinite

         
  4. Maurizio il said:

    Volevo ancora ricordare che in Iran tra poco ci sarà a disposizione della Russia la base aerea di Hamadan.

    Preoccupante è la fine che farà l’ italia la cui classe politica non è nemmeno presentabile tanto è corrotta.

     
      • Andrea il said:

        Ben detto sulla Russia ai tempi di Eltsin. Io credo che l’Italia abbia le forze per rialzarsi, non credo ai complessi di inferiorita’ nazionali. Se l’Italia non avesse avuto l’omicidio Mattei, la strategia della tensione, Gladio, la loggia P2, tangentopoli ed altre porcherie anglomassoniche sarebbe gia’ ora una potenza. Speriamo che l’esperienza russa serva da ispirazione al nostro popolo.

         
        • beh allora Se l’Italia non avesse avuto.. ammazzato giovanni delle bande nere ( erede diretto dei medici e degli sforza ) in una imboscata tedesca favorita dal tradimento del duca d ferrara FORSE l’ italia sarebbe ANCHE la potenza egemone dell’ europa 😎
          Questo per dire che la ” storia ” non si fa con i SE e quando purtroppo poi prende brutte pieghe , contrariamente ad un stantio slogan , cio’ e’ sempre dovuto più ad una mancanza di “onore” che di “fortuna”, perche’ “la storia fa le somme” , e l’ onore dei meno ( giovanni delle bande nere in quel caso ) non riscatta mai il disonore dei più’ ( gli italici signorotti di allora )

           
          • Andrea il said:

            La considerazione era in risposta al (sospiro piu’ che domanda) “Che fine fara’ l’Italia”. Il senso del mio commento non era rifare la storia con i se e con i ma (non osavo tanto) ma diffondere la mia convinzione che e’ ora di smetterla con il complesso di inferiorita’ degli italiani che li vede disprezzare il proprio popolo quando la radice dei propri mali sta nel fatto di essere una colonia sfruttata.

            Piuttosto, caro ” WS ” dicci che cosa significa questa sigla. Io dico che significhi “Wall Street”.

             
  5. Willy Muenzenberg il said:

    In 3 cartelle Tacito disvela 2 secoli di storia Russa e del Mediterraneo con nitore che sconcerta. Aleppo è la nuova Stalingrado. Dunque, a Zurigo in fuga lasciano senza input il falso papa. Che dopo “cacca” esclama: “Gettatori” dando finale evidenza del collasso della finta Roma e della sua controllante Zurigo. Russia Cina e Persia alleata sorridono e lavorano con il patriota americano eletto dal popolo stremato dal debito con cui lo abbiamo sfiancato prestandogli i ‘dollari’ come a voi prestiamo gli ‘euro’: noi dare cartine colorate, voi dare tutte le vostre ricchezze. Dalla cittadella fulminata proprio la sera della finta elezione del fino papa al palazzo che fu dei veri papa, la distanza è breve. Ma le facce di ministri e presidenti del nuovo finto governo, scrive uno dei giornali della propaganda che organizzavo io a Berlino, sono “funeree”. Gli italiani guardano a Tacito, in attesa di un Benito. E Tacito: “le cose sono in movimento”.
    Un giorno non distante, Tacito sarà fra coloro che ricostruiranno il vostro paese, deliberatamente distrutto dai finti papi e dai servitori dello straniero.

     
    • luigiza il said:

      @Willy Muenzenberg
      Gli italiani guardano a Tacito, in attesa di un Benito.

      Scusi ma dalle sue parti non ci sarebbe un Dath Vader?
      Lo preferirei, mi da più fiducia, sa per via dei metodi che utlizza.

       
    • Andrea il said:

      Al primo Tacito sarebbe parso incredibile sapere che un giorno i popoli federati di Scizia e Sarmazia avrebbero ottenuto un tal grande potere sul Mare Nostrum… ancor piu’ incredibile sarebbe stato sapere che i popoli italici guardano a loro, oltre che al Catai, per ottenere sollievo dall’opprimente dominazione d’oltremare…
      —————————————————————————————————————————–
      Willy mi prendi come tuo aiutante? 🙂

       
  6. La situazione è un’immensa partita a scacchi e a scacchi porta a casa un buon risultato chi è più paziente e anche chi sa perdere per poi rialzarsi. Rialzarsi sempre.

     
  7. NICO75 il said:

    Buonasera Federico,
    sinceramente io più che una russificazione del mediterraneo e un defilarsi degli Stati Uniti, vedo una nuova alleanza russo-americana che ha come fine il controllo completo dell’esportazione del petrolio nel mondo.
    Tutti sappiamo quanto abbia inciso il calo del prezzo del petrolio sull’economia sovietica e quanto invece ne abbiano beneficiato la CINA e l’UNIONE EUROPEA in primis (paesi importatori).
    Non Le sembra che questo “nuovo quadro” possa far schizzare il prezzo del petrolio ed incidere negativamente sulla nostra economia e quella cinese.
    Insomma, per dirla in breve, TRUMP vuole dimostrare all’Europa e alla CINA soprattutto, che gli STATI UNITI non hanno nessuna intenzione di cedere lo scettro di prima potenza economica al mondo (ho già detto in un precedente commento che la telefonata con il presidente del TAIWAN, resa pubblica volutamente, sia stato quasi un avvertimento, neanche troppo celato, al governo cinese) e PUTIN, avvalendosi di questa nuova alleanza (non è un segreto il rispetto reciproco) la vuol far pagare ai quei farabutti dell’UE che hanno appoggiato le sanzioni post-invasione UCRAINA.
    In tutto questo scenario, quale vantaggio ne trarrebbe la ns. povera ITALIA?

     
    • Rosso Piceno il said:

      Perbacco. L’ultima volta che l’ho letta lei dichiarava che sarebbe salito sull’aventino. E’ per questo che non le risposi. Ho piacere che abbia cambiato idea. Perché privarci dei suoi commenti? Sono d’accordo sulla sua conclusione, che indica un percorso comune fra USA e Russia. Il vero nemico geopolitico degli americani sono i cinesi, in effetti, non i russi. Sul resto non c’ho capito molto. Ma è già tardi. Ci riprovo domani.

       
      • NICO75 il said:

        Suvvia Piceno,
        non faccia del sarcasmo inutile. Credo che il mio commento sia abbastanza semplice da decifrare. Il calo del prezzo del petrolio, incomprensibile e voluto dall’alleanza anglo-americana, ha avuto ripercussioni sull’economia sovietica più di quanto non lo abbiano fatto le sanzioni stesse. Come dice il Dezzani, attaccare la Russia è spesso controproducente e si finisce sempre con il renderla ancora più forte. PUTIN ha apertamente appoggiato e favorito l’insediamento di TRUMP alla casa bianca ottenendo in cambio un’alleanza nel controllo dei paesi del medio oriente. Questo “nuovo” cartello economico farà risalire lentamente il prezzo del petrolio a danno dell’economia dei paesi importatori come CINA e UE (TRUMP in cambio otterrà un’indebolimento dell’economia cinese favorita ulteriormente dalla politica isolazionista e protezionista). Per quanto riguarda la mia posizione, non è del tutto cambiata, PUTIN lo conosciamo tutti, TRUMP è personaggio al quanto controverso avvezzo al potere e alla ricchezza che ha alternato nella sua carriera imprenditoriale discreti successi a grandi fallimenti. Mi auguro solo che il tutto resti circoscritto a semplici segnali di avvertimento e che a qualcuno non parta l’embolo e punti i propri cannoni contro altri. Inoltre, resto fermamente convinto che la vittoria di TRUMP sia tutto tranne che figlia del malessere popolare. Le nomine che escono fuori di giorno in giorno del suo esecutivo sono un chiaro segnale di quanto la sua propaganda elettorale sia stata appoggiata dai poteri forti della finanza e del petrolio, e il ceto medio-basso americano subirà un brusco risveglio. Ritornando ai temi che più ci interessano, la ns. povera ITALIA finirà per essere ulteriormente schiacciata da questi cambiamenti geopolitici. Purtroppo non abbiamo una classe politica capace di tirarci fuori da questo tourbillon di eventi e il ns. sistema corrotto è canceroso per chiunque voglia provare ad intraprendere una strada di rinnovamento (Lo scandalo al CAMPIDOGLIO di questa mattina ne è un’ulteriore dimostrazione). Abbiamo solo gente capace di sbavare in TV e nelle piazze e sbatterci in faccia fantomatici assegni in nome del popolo e della giustizia……

        P.S.
        Comunque PICENO, a prescindere da tutto, cambiare opinione è spesso indice di intelligenza.

         
  8. Odoacre il said:

    Federico, trovo interessantissimi, oltre ai tuoi documenti, gli interventi di Willy. Se me lo concedi approfitterei della tua bacheca per chiedere a Willy, che sicuramente produce idee, di fornire in qualche modo riferimenti a suoi eventuali blog o documenti pubblicamente disponibili. Analogamente alla tua cristallina visione dei fatti presenti i messaggi di Willy riflettono una coscienza storica di lucidità impressionante.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Vedremo se Willi esaudirà i tuoi desideri… E’ sempre molto impegnato: in costante viaggio tra Berlino, Mosca e Zurigo.

       
  9. mariano il said:

    brrrrr…. mi vengono i brividi al pensiero di centrali nucleari in Algeria ed Egitto, che come in Iran sono utili per arricchire ordigni nucleari (d’altronde Gheddafi rinuncio al suo programma nucleare, convinto di farsi bello agli occhi dell’occidente e…..la pagò cara! e quindi ora gli alri paesi arabi hanno imparato la lezione!).
    Israele , come già fatto in Iran,(bombardamento di una centrale) non starà a guardare e l’Italia si ritroverà di nuovo in mezzo a tensioni militari ….come ufficiale di complemento di una brigata missilistica a testate nucleari ho ben presente cosa abbiamo rischiato negli anni ’80 al confine orientale e pure dopo i missili lanciati da Gheddafi su Lampedusa a seguito delle tensioni sul golfo di sirte e ciò mi rinnova vecchie paure!!
    non stiamo lasciando un mondo migliore alle future generazioni!!
    ps: è iniziata la campagna denigratoria a danno dei 5 Stelle…..temo che non saranno loro a governare i prossimi anni!

     
    • Federico Dezzani il said:

      L’hai pubblicato alla fine!!!

      Chi ha problemi a pubblicare un commento, aggiorni la pagina oppure passi ad un altro browser!

       
  10. the Roman il said:

    E’ un piacere leggere le periodiche analisi di Federico Dezzani. Lucide, asciutte, essenziali. Volendo aggiungere un po’ di pepe a questo pregevole scambio di opinioni, e il senzatempo willy non potra’ che concedere. Ma il caporale, certamente non furbo come il colonnello, ma non pazzo come si vuol far credere , non combatte’ lo stesso nemico ? A Cesare cio’ che e’ di Cesare. I plurisecolari sanno chi affrontarono. Senza Muenzenberg non c’ e’ Soros . Senza il lupo……

     
  11. Ermete il said:

    Nel frattempo i francesi si stanno mangiando i nostri rimasugli di sovranitá nazionale. Domanda forse poco pertinente (ma neanche tanto visto che i francesi finanziarono i movimenti contrari al nucleare italiano) : lei, Dezzani, é favorevole o contrario all’energia nucleare in Italia?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Il problema attualmente non si pone: dopo 8 anni di depressione economica, c’è fin troppa energia elettrica inutilizzata in Italia.

       
        • Federico Dezzani il said:

          Non saprei, l’industria nucleare francese è in profonda crisi. Non mi sembra un settore su cui scommettere nel 2016: un altro discorso sarebbe se avessimo centrali già funzionanti e già ammortizzate, ma dopo il 1987…

           
  12. Gino Valli il said:

    Ci sono sempre loro, sempre loro. Basta, non se ne può più. Noi vogliamo vivere in un paese LIBERO e lo vogliamo fare a tutti i costi. A cosa mi riferisco ? Leggete qui: http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/2016/12/paolo-gentiloni-unaltra-marionetta.html

    Paolo Gentiloni, nuovo presidente del Consiglio, e’ un sostenitore di Israele
    ed ha posizioni anti-Assad (1)

    E’ a favore dell’eurodittatura-Rothschild (2)

    L’anno scorso ha partecipato al meeting della Trilaterale che lavora per un Governo Mondiale (3)

    Ha partecipato ad un Workshop dove erano presenti criminali come Kissinger e Soros, e supermassoni come Draghi, Monti, Amato, Monti e Letta (4)

    Partecipa a convegni dell’Aspen Institute lobby mondialista dei Rockefeller (5)

    E’ cugino di Francesco Massi Gentiloni Silveri iscritto ad una lobby massonico sionista (Rotary Tolentino) (6) (7)

    E’ a favore dell’invio di militari italiani aderenti alla NATO in Lettonia (8)

    Fonti :

    (1) http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/2015/09/gentiloni-un-servo-dellimperialismo.html

    (2) http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12247507/paolo-gentiloni-quando-twittava-cedere-sovranita-europa.html

    (3) http://it.blastingnews.com/politica/2016/04/dopo-33-anni-la-trilateral-torna-a-roma-invitati-anche-i-ministri-boschi-e-gentiloni-00867297.html

    (4) http://www.consiusa.org/attivita.php?cat=1

    (5) http://www.lavocedinewyork.com/news/2015/02/11/il-nuovo-ordine-mondiale-al-femminile/

    (6) http://www.cronachemaceratesi.it/2016/12/09/gentiloni-in-pole-per-il-governo-due-volte-a-palazzo-chigi/897608/

    (7) http://www.rotarytolentino.org/il-nostro-distretto/elenco-soci.html

    (8) http://www.ilgazzettino.it/italia/primopiano/nato_soldati_italiani_lettonia_gentiloni-2025367.html

    E per chiudere un pensiero della compianta Tina Anselmi http://www.informarexresistere.fr/2016/11/03/tina-anselmi-la-massoneria-si-e-impadronita-delle-istituzioni/

     
  13. Lucidissima analisi dello scacchiere mediterraneo. Per ciò che riguarda l’Italia, credo che la immigrazione selvaggia terminerà nel giro di sei mesi. H letto un “curioso” articolo sul Corriere della Sera, in cui si dice che è stata “scoperta” in Ghana, una falsa Ambasciata americana, che dava visti per l’Europa.Naturalmente, l’Ambasciata “ufficiale” americano non ne sapeva nulla.
    Ecco il sito.http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_06/ghana-finta-ambasciata-che-vende-visti-veri-gli-usa-l-europa-495f0a2c-bbfa-11e6-a857-3c2e3af6f0b6.shtml.
    Per me, la Clinton attraverso Cia varie, organizzava i viaggi di questi disgraziati verso Libia-Italia.
    Con l’arrivo di Trump, finirà tutto. Non si paga più.

     
  14. Robertus il said:

    ATTENZIONE! Credo che per l’autore e molti dei commentatori non sia inaspettato, ma è probabile un TENTATIVO DI COLPO DI STATO domani negli USA.
    Come? Ribaltando l’esito del voto mediante la pressione sui Grandi Elettori. Ne parlano:

    – Marcello Foa: http://blog.ilgiornale.it/foa/2016/12/18/attenzione-oggi-potrebbero-rovesciare-trump-e-privarlo-della-vittoria/

    – Moon of Alabama: http://www.moonofalabama.org/2016/12/elite-coup.html#more

    – Paul Craig Roberts: http://www.paulcraigroberts.org/2016/12/18/the-striking-audacity-of-the-coup-in-process-paul-craig-roberts/

    – Aurorasito (traduzione di Moon of Alabama): https://aurorasito.wordpress.com/2016/12/16/lelite-golpista-del-2016/

    Stiamo a vedere…

     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*