Golpe 2011: una minestra riscaldata, servita quando fa comodo (Parte II)

Nella prima parte dell’analisi ci siamo concentrati sulle dinamiche e sulle responsabilità del golpe che nel novembre del 2011 portò alla caduta di Silvio Berlusconi. Sia Mario Monti che il suo successore, Enrico Letta, appartengono all’establishment finanziario “liberal”, di cui le riunioni del gruppo Bilderberg sono forse l’appuntamento più famoso. Nel frattempo gli stessi ambienti necon e del Likud israeliano che già sostenevano Silvio Berlusconi, scaldano il loro nuovo uomo: è Matteo Renzi, che nel dicembre 2013 conquista la segreteria del PD. Per convincere un riluttante Giorgio Napolitano alla seconda forzatura della prassi costituzionale in poco più di due anni, è rivangato una prima volta il golpe del 2011: il Presidente della Repubblica cede dopo pochi giorni. Infine, altre verità su quel colpo di Palazzo riaffiorano oggi, grazie a Wikileaks, quando Matteo Renzi è allo stremo e si respira aria dell’ennesimo cambio di regime: perché? E chi si cela dietro il sito di Julian Assange?

Ricordi, Giorgio Napolitano, quando nel novembre del 2011…

L’estromissione da Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi, vicino a quegli ambienti neoconservatori e del Likud israeliano che passano in minoranza con l’elezione di Barack Obama, è seguita dalla nomina a premier di Mario Monti. L’ex-consulente di Goldman Sachs è, come tutte le figure cresciute nell’orbita Fiat, espressione di quell’establishment finanziario, anglofono e liberal che sponsorizza sin dall’immediato dopoguerra l’integrazione europea e la moneta unica: figure simili a quelle di Mario Monti, con un passato ai vertici della casa automobilistica torinese e nelle grandi banche d’affari internazionali, sono, ad esempio, quella di Franco Bernabè, Tommaso Padoa Schioppa e Romano Prodi (il cui ruolo fu determinante per la vendita di Alfa Romeo al Lingotto anziché alla Ford).

Il collante di questa comunità, tanto devota alla finanza anglofona quanto alla causa europeista, è, come noto, il gruppo Bilderberg, di cui Mario Monti lascia il direttivo poco prima dell’ingresso a Palazzo Chigi.

Ai fini della nostra analisi è importante evidenziare come il milieu del gruppo Bilderberg si distingue dagli ambienti più marcatamente anti-arabi, al limite del segregazionismo, dei neocon e del Likud (vedi le legge approvata nel 2014 su iniziativa di Benyamin Netanyahu che definisce Israele “Stato della nazione ebraica1), arrivando a metterne in discussione alcune scelte come quella dell‘invasione dell’Iraq, da cui Barack Obama ritira formalmente le truppe a fine 2011 (a differenza dell’Afghanistan, il cui ruolo strategico in funzione anti-russa ed anti-cinese è riconosciuto anche dai liberal).

Si prenda ad esempio il dossier sul riconoscimento della Palestina come osservatore permanente all’Onu: Mario Monti e Giorgio Napolitano si “impongono” sul ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata che, supportato dai berlusconiani, propende per l’astensione, ed optano per il “sì” al Palazzo di Vetro2. La reazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu è dura ed immediata (“non cambierà alcunché sul terreno, non avvicinerà la costituzione di uno Stato palestinese, ma anzi la allontanerà3), simile a quella del PDL di Silvio Berlusconi (“il voto dell’Italia sulla Palestina, voluto da Monti, è contrario alle posizioni molte volte assunte da Senato e Camera e non ha nulla a che fare con l’Unione Europea, che si è spaccata4) e delle firme israeliane che scrivono su Il Giornale (“Monti ha tradito Israele e la politica estera italiana” scrive Fiamma Nirenstein).

Per Tel Aviv conservare saldamente l’Italia tra la schiera dei Paesi “amici” (anche obtorto collo) è fondamentale, sin da quando, con la nascita dell’ENI nel 1953, il nostro Paese si riaffaccia sullo scacchiere mediorientale, con un politica estera talvolta in netto contrasto con quella angloamericana. Si prende ad esempio l’affaire Aldo Moro, ministro degli Esteri dal 1969 al 1974 e notoriamente filoarabo: è ormai assodato che un ruolo di primo piano nel rapimento e poi nell’omicidio del presidente della DC fu proprio giocato dal Mossad, quasi sicuramente attraverso le figure di Laura di Nola e del marito, presunto brigatista, Raffaele De Cosa5.

Come ovviare alla perdita di Silvio Berlusconi, “amico di Israele”, com’è tuttora solito autodefinirsi? I previdenti neocon e gli ambienti israeliani lavorano da tempo all’audace progetto di riproporre in Italia il modello Tony Blair, ossia un’infiltrazione da sinistra che, se coronata dal successo, ottiene un duplice risultato: seduce l’elettorato di destra e spiazza i progressisti. L’uomo su cui i neocon ed il Likud puntano è, ovviamente, Matteo Renzi, la cui “mente grigia” è quel Marco Carrai che lavora tra Italia ed Israele ed il cui mentore presso l’establishment americano6 è Michael Ledeen, figura di primo piano del pensatoio ultra-conversatore American Enterprise Institute.

Chi si cela dietro Matteo Renzi è, peraltro, perfettamente noto nel Partito Democratico, tanto che un dirigente autorevole come Ugo Sposetti, ultimo tesoriere dei DS, afferma: “dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana7. Con un ultimo sussulto d’orgoglio, gli ex-PCI-PDS bloccano quindi l’avanzata di Matteo Renzi alle primarie del dicembre 2012, da cui emerge come candidato premier per le imminenti elezioni l’ex-comunista Pierluigi Bersani.

La tornata elettorale, fissata per il febbraio 2013, è decisiva per la tenuta dell’eurozona: il Partito Democratico, europeista ed incapace di esprimere una visione dell’economia diversa da quella dominante, non impensierisce le oligarchie atlantiche; il Movimento 5 Stelle è un prodotto degli angloamericani studiato per catalizzare e sterilizzare il dissenso, garantendo così la conservazione dello status quo; il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi propone invece una tanto irrealistica (dato il quadro generale) quanto accattivante cancellazione dell’Imu, che metterebbe in discussione l’intera austerità su cui è impostato il “risanamento” italiano. Per sabotare la rimonta di Silvio Berlusconi, che eccelle solo e sempre nella campagna elettorale, sono creati ad hoc due partiti, destinati non a caso a liquefarsi dopo le elezioni: Scelta Civica e Fare per Fermare il Declino (“se il Centro-destra ha perso le elezioni del 2013, la colpa è di Mario Monti, il quale se si fosse alleato con il Centro-destra come gli avevamo proposto, avrebbe cambiato l’esito delle urne”8 dice Berlusconi nel 2014).

Le elezioni, complice la leggerezza con cui Pierluigi Bersani affronta la sfida, sicuro com’è di vincere senza colpo ferire, si concludono con una sostanziale tripartizione del voto: PD al 29,5%, PDL al 29%, M5S al 25,5%.

Pierluigi Bersani esce parecchio malconcio dall’appuntamento elettorato e non sopravvive quando, nel successivo aprile, fallisce nell’impresa di eleggere Romano Prodi (storico ed acerrimo nemico di Silvio Berlusconi) al Quirinale, dove è riconfermato Giorgio Napolitano. Decisivo nella dinamica che porta alle dimissioni di Bersani dalla segreteria del PD è Matteo Renzi, il famoso “capo dei 1019 che affossano il professore di Bologna. Renzi e Berlusconi, i due esponenti della destra americana e del Likud israeliano, agiscono già all’unisono in quell’occasione?

Di certo c’è solo l’incontro riservato tra i due10 (non esistono foto che li ritraggono insieme, come se un eventuale scatto fosse compromettente), pochi giorni prima l’elezione del capo dello Stato: l’affondamento di Romano Prodi è probabilmente l’inizio di quella intesa che dura tutt’ora, palesata dall’ingresso in questi giorni dell’ex-berlusconiano di ferro, Denis Verdini, in maggioranza.

Non è trascorsa neppure una settimana dalla riconferma di Napolitano al Quirinale, quando nasce il governo di larghe intese presieduto da Enrico Letta: il neo-presidente del Consiglio è, analogamente al predecessore Monti, e a differenza di Berlusconi e Renzi, espressione dell’establishment finanziario liberal, come dimostrano le sue frequentazioni della gruppo Bilderberg, della Commissione Trilaterale e dell’Aspen Institute.

Letta è però una figura scialba, giudicato non all’altezza delle sfide che il Paese deve affrontare (il PIL del 2013 si chiude -1,8%) e non sufficientemente forte per l’attuazione di quelle ricette neoliberiste richieste dalla Troika, come l’abolizione dell’art.18 per i neo-assunti. Progressivamente anche l’establishment liberal, che inizialmente era scettico su Matteo Renzi o semplicemente lo ignorava (vedi Sergio Marchionne che nel 2012 lo apostrofa come “sindaco di una piccola e povera città11), converge sulla sua figura, tanto che persino il Financial Times (la voce per eccellenza delle finanza anglofona liberal) lo eleggerà ad un certo punto “the last hope for the italian elite12.

L’8 dicembre 2013 Matteo Renzi, ancora sindaco di Firenze, conquista la segreteria del PD, battendo alle primarie Gianni Cuperlo: possiede ora un titolo sufficientemente autorevole (non è neppure parlamentare) per insediarlo a Palazzo Chigi; Silvio Berlusconi è, ovviamente, della partita; l’establishment finanziario liberal, incarnato in Italia dalla galassia Fiat, ha anch’esso deciso di puntare sull’uomo dei neocon e del Likud, dopo aver prestato al Paese due (deludenti) primi ministri. Restano, a questo punto, solo due ostacoli: Enrico Letta e Giorgio Napolitano.

Il primo occupa da pochi mesi la poltrona di primo ministro ed è, ovviamente, restio ad abbandonarla: non è però nella sua indole disobbedire al Potere, né avrebbe in ogni caso la forza caratteriale e politica per farlo. Il secondo è invece un osso duro ed è piuttosto scettico, per non dire ostile, rispetto a quanto stanno per chiedergli: ripetere la stessa operazione del novembre 2011. Un presidente del Consiglio che sale al Quirinale per dare le dimissioni senza essere stato sfiduciato dalle Camere; un Parlamento scavalcato senza alcuna vergogna; l’assegnazione del mandato a formare il governo ad un personaggio che alle precedenti elezioni non figurava in nessuna circoscrizione elettorale. É, insomma, l’ennesimo strappo costituzionale, in una democrazia più svuotata che “sospesa”.

Come convincere Re Giorgio ad accettare?

Ma è semplicissimo, rinvangando per la prima volta il golpe del 2011, così da rinfacciare a Napolitano le sue responsabilità e convincerlo a ripetere l’operazione, mollando Enrico Letta al suo destino e spalancando le porte a Matteo Renzi. Come in quel fatidico novembre di tre anni prima, entra nuovamente in campo il gruppo RCS, che dà il benservito al fido, ma inconcludente, Enrico Letta ed interviene a gamba tesa sul Presidente della Repubblica, affinché assecondi il progetto “Matteo Renzi premier”.

L’operazione ruota attorno all’uscita del libro “Ammazziamo il gattopardo” (edito da Rizzoli, gruppo RCS) del giornalista americano Alan Friedman, già collaboratore di testate come il Financial Times ed il Wall Street Journal: ad essere più precisi, non è tanto il libro di per sé ad essere il fulcro della campagna politico-mediatica (il libro è un prodotto troppo elitario e sopratutto a scoppio ritardato), quanto i video che accompagnano il lancio pubblicitario: Friedman, raccogliendo materiale per la stesura della sua opera, incappa, ovviamente “casualmente”, in novello “scandalo Watergate”, come lo definisce lui stesso. Sono le interviste-confessioni durante cui gli illustri personaggi dall’establishment italiano13, sedotti ed ingannati dalle sopraffine abilità giornalistiche “anglosassoni” di Friedman, parlano come un fiume in piena. La reticenza di questi papaveri che si riuscono nei conciliaboli segreti del gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, si scioglie come neve al sole, dinnanzi al genio giornalistico di Friedman.

Comincia l’ing. Carlo De Benedetti che ammette di aver cenato a Sankt Moritz nell’agosto 2011 con Mario Monti, dandogli consigli circa la sua possibile investitura a premier accennatagli da Napolitano; poi è la volta di Romano Prodi, che ricorda come Mario Monti si fosse consultato con lui sullo stesso dilemma, già nel giugno del 2011; infine è la volta di Mario Monti stesso che, circuito come un bambino dal mefistofelico Friedman, ammette: sì, Napolitano mi disse di tenermi pronto per la Presidenza del Consiglio già nel giugno 2011, quando il differenziale tra Btp e Bund era ancora a 150 punti base.

Che genio, Alan! Sei riuscito ad infinocchiarli tutti!

Il messaggio che De Benedetti (l’ingegnere investite su Matteo Renzi dai tempi sullo scandalo mediatico-giudiziario che elimina nel 2008 l’assessore Graziano Cioni, il sindaco di Firenze in pectore dopo Leonardo Domenici) ed il gruppo RCS inviano al Presidente della Repubblica è chiaro: ti ricordi, re Giorgio, che nel 2011 ti sporcasti e, tanto, le mani? Ti vuoi tirare indietro proprio adesso? Valuta attentamente le mosse…

La reazione della coppia Letta-Napolitano, vittima della manovra politico-mediatica, è ovviamente furiosa. Il premier, ormai agli sgoccioli, contrattacca14:

“Nei confronti delle funzioni di garanzia che il Quirinale ha svolto nel nostro Paese in questi anni, in particolare nel 2011, è in atto un vergognoso tentativo di mistificazione della realtà. Le strumentalizzazioni in corso tentano infatti di rovesciare ruoli e responsabilità in una crisi i cui contorni sono invece ben evidenti e chiari agli occhi dell’opinione pubblica italiana ed europea. Il Quirinale, di fronte a una situazione fuori controllo, si attivò con efficacia e tempestività per salvare il Paese ed evitare quel baratro verso il quale lo stavano conducendo le scelte di coloro che in queste ore si scagliano contro il presidente Napolitano.”

Più ancora inviperito il Presidente della Repubblica: prende carta e penna e scrive nientemeno che al Corriere della Sera (gruppo RCS), che lo ha assistito in quel golpe di cui ora gli rinfacciano le responsabilità. All’interno della lettera “Monti era una risorsa. Complotto? Solo fumo15, si legge:

“Gentile Direttore,

posso comprendere che l’idea di «riscrivere», o di contribuire a riscrivere, «la storia recente del nostro Paese» possa sedurre grandemente un brillante pubblicista come Alan Friedman. Ma mi sembra sia davvero troppo poco per potervi riuscire l’aver raccolto le confidenze di alcune personalità (Carlo De Benedetti, Romano Prodi) sui colloqui avuti dall’uno e dall’altro – nell’estate 2011 – con Mario Monti, ed egualmente l’avere intervistato, chiedendo conferma, lo stesso Monti. (…) Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera. (…) Ma i veri fatti, i soli della storia reale del paese nel 2011, sono noti e incontrovertibili. Ed essi si riassumono in un sempre più evidente logoramento della maggioranza di governo uscita vincente dalle elezioni del 2008 (…) Mi scuso per aver assorbito spazio prezioso sul giornale da lei diretto per richiamare quel che tutti dovrebbero ricordare circa i fatti reali che costituiscono la sostanza della storia di un anno tormentato, mentre le confidenze personali e l’interpretazione che si pretende di darne in termini di «complotto» sono fumo, soltanto fumo.”

Il colpo è però troppo duro e la pressione troppo alta, perché Enrico Letta e Giorgio Napolitano possano resistere. Si notino le date: i video-confessioni registrati da Alan Friedman da Friedman escono il 12 febbraio, lo stesso giorno che è a Palazzo Chigi si è consumato un durissimo scontro tra Letta e Renzi, con il primo che afferma “Le dimissioni non si danno per dicerie, manovre di palazzo, o retroscena di giornali. Ognuno deve pronunciarsi, soprattutto chi vuole venire qui al posto mio. Ognuno deve giocare a carte scoperte16; il 13 febbraio Matteo Renzi “dà il benservito” al premier, durante la riunione della direzione nazionale del PD; il 14 febbraio, senza alcun passaggio in Parlamento o formalizzazione della crisi di governo, Enrico Letta sale al Quirinale per rassegnare le dimissioni; il 17 febbraio Giorgio Napolitano dà l’incarico per la formazione di un nuovo esecutivo a Matteo Renzi, il cui ultimo “bagno elettorale” risale alle elezioni comunali di Firenze del giugno 2009.

Siano ora al giorno 1, quando tutti, eccetto Napolitano e Letta, sono soddisfatti: l’establishment finanziario liberal della City-Wall Street-Fiat-Bilderberg ha un giovane e graffiante “rottamatore” cui è affidala la missione di attuare le ricette neoliberiste; l’establishment neocon-Likud ha il proprio uomo installato a Palazzo Chigi; Berlusconi ha un nuovo alleato alla Presidenza del Consiglio, con cui stringerà il Patto del Nazareno; il Movimento 5 Stelle può buttarla in caciara, così da non infastidire il “Potere” e galvanizzare gli utenti del blog (“E’ grave ed è incredibile che domani il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, senta di accogliere per le consultazioni Silvio Berlusconi che ha una condanna definitiva” per frode fiscale” dicono i grillini17).

La prima riesumazione del golpe del novembre 2011 ha assolto egregiamente alla sua funzione. Avrà lo stesso successo anche la seconda riesumazione?

Ricordi, Barack Obama, quando nel novembre 2011…

Tempi duri, durissimi, per l’Italia: dopo sette anni di depressione economica (2008-2014), l’Italia è cresciuta dello 0,8% nel 2015, percentuale che, depurata degli effetti del mini-greggio e del mini-euro, sarebbe probabilmente di nuovo negativa18. Peggio ancora, gli indicatori economici (vedi gli ordini ed il fatturato del mese di dicembre19) mostrano un Paese che flirta nuovamente con la recessione e, come se non bastasse, un anno di allentamento quantitativo da parte della BCE (con cui il venerabile Mario Draghi ha irrorato i mercati obbligazionari ed azionari, per la felicità dei suoi protettori) ha fallito l’obbiettivo di rianimare la dinamica dei prezzi: l’Italia, a febbraio, è di nuovo in deflazione (-0,2%), rendendo così de facto insolvibile il debito pubblico.

In un simile contesto la massima andreottiana “il potere logora chi non ce l’ha” perde la negazione e torna ad essere semplicemente “il potere logora”: tipico è l’esempio di Matteo Renzi che, partito per durare vent’anni, ha concluso i suoi primi 24 mesi di governo in grave, gravissimo, affanno.

Anziché imprimere una svolta al Paese, l’ex-sindaco di Firenze si è limitato all’abrogazione dell’art.18 ed alla vendita degli ultimi pezzi dell’argenteria rimasti (Poste, Fincantieri, Enav, Ferrovie dello Stato, etc.) per soddisfare gli appetiti della City e di Wall Street: decisamente troppo poco, per un Paese che si sta rapidamente avvicinando al carico di rottura.

Non solo, Matteo Renzi si è velocemente involuto agli occhi delle oligarchie anglofone, “berlusconizzandosi”: tipico in questo senso è l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, “non in linea con le raccomandazioni della UE”, e l’ingresso in pianta stabile di Denis Verdini ed accoliti nella maggioranza di governo, a coronamento del celebre Patto del Nazareno. Infine, come si intuisce dal continuo stillicidio di notizie sull’argomento, c’è nuovamente una gran voglia di avventure neocoloniali in Libia e, proprio come nel 2011, angloamericani e francesi preferiscono che per l’occasione sia installato a Roma un governo di fedeli tecnici del gruppo Bilderberg (o, meglio ancora, nessun governo).

Cosa succede quindi nella politica italiana?

Succede che il sostegno monolitico di cui Matteo Renzi godeva agli esordi (establishment liberal della City e di Wall Street, pro-euro pro-Unione Europea, ed establishment neocon ed israeliano) si sfalda e, schierati a fianco del premier, rimangono solo i suoi amici iniziali, nonché “creatori”, del Likud e del destrorso American Enterprise Institute. I liberal delle grandi banchi d’affari inglesi, i tecnocrati di Bruxelles, i clan Obama/Clinton, la banda del gruppo Bilderberg, vorrebbe oggi sbarazzarsi dell’ex-sindaco di Firenze, mentre i suoi padrini israeliani si schierano in un’ultima, disperata, difesa. Riportiamo qualche esempio per corroborare la nostra tesi.

Il primo violento attacco delle oligarchie liberal parte a novembre 2015, dalle colonne del Financial Times, con l’editoriale “Italy’s economic recovery is not what it seems”, e culmina con l’articolo “Renzi’s luck runs out as problems mount at home and abroad” di metà febbraio. All’interno dell’articolo, alias pizzino mafioso, si legge20:

The self-congratulatory presentation seems to suggest that Italians have dozens of reasons to rejoice: unemployment has dropped; economic output is up; taxes are down; foreign investment has grown.But Mr Renzi’s slideshow carefully shields the harsher reality : luck recently seems to have turned against him. (…) Its relations with Egypt, a commercial and strategic relationship Mr Renzi has worked hard to cultivate, have been jeopardised by the mysterious murder of an Italian doctoral student who was studying trade unions in Cairo.(…) When Mr Renzi took office in February 2014, he had the aura of a young, charismatic leader with plans to remake Italy (…) But in response to growing adversity, he now resembles a more conventional and defensive politician — at risk both of domestic political rejection and greater international isolation.

Il più potente congiurato del golpe 2011, la finanza anglofona, sta nuovamente ordendo contro l’Italia, affilando il coltello per pugnalare il premier. Come abbiamo evidenziato nelle nostre analisi, lo scandalo banca Etruria ed il precipitare dei corsi azionari delle banche italiane sono il primo tentativo della City di spodestare Matteo Renzi.

Il secondo congiurato del 2011, la tecnocrazia di Bruxelles che risponde anch’essa agli ordini della City e di Wall Street, affila a sua volta il coltello attraverso il “Country Report” pubblicato il 26 febbraio, l’equivalente della lettera dalla BCE spedita il 5 agosto 2011. L’Italia, secondo Bruxelles, è “fonte di potenziali ricadute per gli altri Stati membri dell’Unione europea” mentre “la ripresa modesta e le debolezze strutturali del Paese influiscono negativamente sulla ripresa e sul potenziale di crescita dell’Europa21.

Il terzo congiurato del 2011, gli esponenti nostrani dei circoli massonici-finanziari della City, si avvicinano a loro volta al presidente del Consiglio, brandendo i coltelli. Mario Monti, il 17 febbraio, attacca frontalmente il premier a Palazzo Madama , lasciandogli intendere che ha varcato la linea rossa22:

“Presidente Renzi, lei non manca occasione per denigrare le modalità concrete di esistenza della Unione Europea, con la distruzione sistematica a colpi di clava e scalpello di tutto quello che la Ue ha significato finora. Questo sta introducendo negli italiani, soprattutto in quelli che la seguono, una pericolosissima alienazione nei confronti della Ue. Con il rischio di un benaltrismo su scala continentale molto pericoloso. In modo accorato dico che dovrebbe riflettere molto su questo.”

Oltre all’immarcescibile massone Giorgio Napolitano, anche le altre figure rimaste bruciate dal premier (Massimo D’Alema, Enrico Letta e Romano Prodi) starebbero lavorando, secondo le indiscrezioni di Palazzo23, per ripetere il copione del novembre 2011, giocando di sponda, come sempre, con la tecnocrazia brussellese e la finanza anglofona.

Attorno a Matteo Renzi si assiepano congiurati, pronti ad affondare il coltello. Come reagisce il premier, sempre più in difficoltà?

Il contrattacco, tutto verbale, è il discorso all’assemblea del PD del 21 febbraio, quando, con chiaro riferimento alle oligarchie liberal, afferma24:

“C’è una distanza siderale tra noi e una presunta classe dirigente che per decenni ha fatto la morale alla politica per apparire cool all’ora dell’aperitivo o del brunch. Non siamo dalla parte degli illuminati aristocratici con molti veti e pochi voti che ci fanno la morale, ma hanno dimostrato che non sempre con loro le cose vanno dalla direzione giusta. Fuori dai loro pregiudizi c’è un’Italia delle persone semplici che non meritano certi pregiudizi”.

Non è però chiamando direttamente in causa “gli illuminati” della City e di Bruxelles, che Renzi può sventare il complotto ai suoi danni. E, perciò, i suoi amici del Likud israeliano gli vengono in soccorso.

Quale miglior modo di impedire che i congiurati del 2011, Barack Obama in testa, ripetano il golpe del 2011, questa volta ai danni di Matteo Renzi, che rivelare al mondo le loro responsabilità nella defenestrazione di Silvio Berlusconi? Ecco, di conseguenza, che il 22 febbraio, il giorno dopo l’attacco di Renzi agli “illuminati”, appaiono provvidenzialmente su Wikileaks i cablo25 che dimostrano il coinvolgimento dei servizi americani e dell’amministrazione Obama nelle trame che portano alla caduta di Silvio Berlusconi.

Ne segue un gran polverone mediatico, dove Silvio Berlusconi si toglie qualche sassolino dalla scarpa (“Ecco come gli Stati Uniti spiavano Berlusconi” titola il Giornale26, mentre i suoi fedelissimi invocano una commissione parlamentare d’inchiesta), la Farnesina (gesto piuttosto inusuale per un Paese come il nostro) convoca l’ambasciatore americano John Phillips27 ed il braccio destro di Matteo Renzi, il ministro Maria Elena Boschi, dichiara28:

Sarebbe inaccettabile immaginare una attività intercettativa degli Stati Uniti verso un governo alleato”.

Ma come, diranno alcuni, dietro Wikileaks si nascondo gli israeliani del Likud, amici di Silvio Berlusconi, Matteo Renzi e Marco Carrai? Ma certo…

Senza entrare nel merito della figura di Julian Assange, che potrebbe essere un attore retribuito della commedia od un mitomane circuito, Wikileaks è la classifica valvola di sfogo, con cui si offre in pasto all’opinione pubblica qualche modesto arcano per tenerne celati di ben più grossi, oppure, ed è il nostro caso, si lascia trapelare al momento opportuno qualche segreto che può fare comodo come, appunto, il coinvolgimento dell’amministrazione Obama nel golpe del 2011.

Ecco cosa dice nel 2010, intervistato dalla Public Broadcasting Service, Zbigniew Brzezinski (consigliere per la sicurezza nazionale del presidente democratico di Jimmy Carter e membro dell’estabishement liberal, pro-Unione Europea) a proposito di Wikileaks29:

The real issue is, who is feeding Wikipedia on this issue — Wiki — Wiki — WikiLeaks on this issue? They’re getting a lot of information which seems trivial, inconsequential, but some of it seems surprisingly pointed. (…) The very pointed references to Arab leaders could have as their objective undermining their political credibility at home (…) It’s, rather, a question of whether WikiLeaks are being manipulated by interested parties that want to either complicate our relationship with other governments or want to undermine some governments (…) I have no doubt that WikiLeaks is getting a lot of the stuff from sort of relatively unimportant sources, like the one that perhaps is identified on the air. But it may be getting stuff at the same time from interested intelligence parties who want to manipulate the process and achieve certain very specific objectives.

Quali possono essere questi servizi segreti che manipolano Wikileaks? Magari quelli che hanno interesse a screditare i capi di Stato arabi, per fomentare disordini o rivoluzioni. Tiriamo ad indovinare: i servizi israeliani?

Non ci resta che fare la prova del nove. Qual è l’opinione di Wikileaks sull’Undici Settembre che, come disse30 Francesco Cossiga nel novembre 2007, è “stato pianificato e realizzato dalla CIA americana e dal Mossad con l’aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi ed indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan”?

Bé, Julian Assange dice di essere “costantemente seccato” dei complottisti dell’Undici Settembre, alla ricerca di un’inesistente verità alternativa a quella ufficiale31:

“I’m constantly annoyed that people are distracted by false conspiracies such as 9/11, when all around we provide evidence of real conspiracies, for war or mass financial fraud.”

Concludendo, l’Italia è teatro in questi giorni di una faida dentro l’establishment atlantico, tra liberal pro-euro, pro-Bilderberg e pro-Mario Monti e israeliani/neocon pro-Matteo Renzi: il nostro unico augurio è che si facciano vicendevolmente molto male. Al massimo, seppelliremo i morti.

 

cablo

 

1http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/23/israele-nazione-ebraica-governo-netanyahu-approva-legge/1229310/

2http://www.lastampa.it/2012/11/30/esteri/napolitano-e-monti-dettano-la-linea-a-terzi-iTsPRTfJ4U5QZ8SvBqR1kL/pagina.html

3http://www.repubblica.it/esteri/2012/11/29/news/onu_oggi_voto_su_palestina_stato_osservatore-47682675/

4http://www.huffingtonpost.it/2012/11/30/palestina-il-pdl-contro-il-governo_n_2216926.html

5La storia di Igor Markevic, Giovanni Fasanella, Giuseppe Rocca, Chiarelettere, 2014, pag. 353

6http://www.ilgiornale.it/news/interni/strana-amicizia-premier-lamericano-indesiderato-1012850.html

7http://www.lettera43.it/politica/matteo-renzi-i-poteri-forti-a-sostegno-del-segretario_43675115519.htm

8http://www.lastampa.it/2015/01/06/italia/cronache/monti-senza-di-me-al-colle-oggi-ci-sarebbe-berlusconi-58AZoReQXGLPFHrxU6BLKI/pagina.html

9http://video.corriere.it/fassina-matteo-renzi-capo-101/62a30e7c-a23c-11e4-8580-33f724099eb6

10http://www.corriere.it/politica/13_aprile_16/faccia-faccia-cavaliere-rottamatore-alberti_d2f51046-a656-11e2-bce2-5ecd696f115c.shtml

11http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2012/10-ottobre-2012/firenze-gaffe-marchionne-rabbia-ironica-rete-2112200271316.shtml

12http://www.ft.com/intl/cms/s/0/21f3bf46-86cd-11e4-9c2d-00144feabdc0.html#axzz41bBc5J9h

13https://www.youtube.com/watch?v=_e4T6fefE0Y

14http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/10/napolitano-gia-nel-giugno-del-2011-il-colle-voleva-monti-premier/875357/

15http://www.corriere.it/politica/14_febbraio_10/monti-era-risorsa-complotto-solo-fumo-ae384d6a-9271-11e3-b1fa-414d85bd308d.shtml

16http://www.repubblica.it/politica/2014/02/12/news/renzi-letta_faccia_a_faccia_sul_destino_del_governo-78345235/

17http://www.repubblica.it/politica/2014/02/14/news/governo_m5s_attacca_il_colle_e_grave_che_napolitano_riceva_berlusconi_per_le_consultazioni-78603923/

18http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/22/jobs-act-ricolfi-precariato-ai-massimi-storici-e-ripresa-occupazionale-modesta-renzi-non-capisce-le-statistiche/2484646/

19http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/dicembre-negativo-per-industria-il-fatturato-e7025457-2137-4836-a012-b801fb397a72.html

20http://www.ft.com/intl/cms/s/0/8beb92ac-d3ed-11e5-829b-8564e7528e54.html#axzz41bBc5J9h

21http://www.repubblica.it/economia/2016/02/26/news/ue_commissione_debolezza_italia_influisce_anche_su_eurozona-134299747/

22http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/17/ue-monti-a-renzi-lei-non-manca-occasione-di-denigrare-leuropa-lui-non-accetto-lezioni-sulle-regole/2473978/

23http://www.ilgiornale.it/news/cronache/svelata-manovra-sostituire-renzi-1224243.html

24http://www.repubblica.it/politica/2016/02/21/news/unioni_civili_governo_amministrative_al_via_l_assemblea_del_pd-133893176/

25https://wikileaks.org/nsa-201602/

26http://www.ilgiornale.it/news/politica/ecco-stati-uniti-spiavano-governo-cav-1228144.html

27http://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN0VW1TO

28http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2016/02/24/berlusconi-intercettato-boschi-proseguono-approfondimenti-con-usa_1Dsu6Toq2kkaeeCdGaVKfN.html

29

30http://www.corriere.it/politica/07_novembre_30/osama_berlusconi_cossiga_27f4ccee-9f55-11dc-8807-0003ba99c53b.shtml

31http://www.belfasttelegraph.co.uk/life/features/wanted-by-the-cia-julian-assange-wikileaks-founder-28548843.html

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32 thoughts on “Golpe 2011: una minestra riscaldata, servita quando fa comodo (Parte II)

  1. pier magno il said:

    “liberal pro-euro, pro-Bilderberg e pro-Mario Monti e israeliani/neocon pro-Matteo Renzi”

    Mi sembra di capire che il destino di Renzi dipende in buona sostanza da chi vincerà le elezioni USA.
    Se vince un candidato degli “illuminati” Liberal, Renzi sarà politicamente cancellato in un modo o nell’altro, e sostituito da un androide al servizio del Bilderberg.
    Se vince un candidato dei Neocon, una decina di anni con Renzi al potere non ce li leva nessuno.

    Secondo te quale sarebbe tra i due, il destino meno disastroso per l’Italia ?…o in altre parole…..
    per chi ci tocca tifare ………………………….???

     
      • Salvatore Penzone il said:

        Non credo nella faida cruenta…alla fine trovano sempre un accordo.
        L’unico tifo da fare è per Putin e per i BRICS, per il loro progetto di
        abbandonare il dollaro e costruire un ordine multipolare. Questa è la sola
        prospettiva che può permettere alle nazioni europee di riprendersi la
        propria sovranità. Per il resto la tua è una ricostruzione lucida e
        pienamente condivisibile.

         
        • Federico Dezzani il said:

          Normalmente finirebbe a tarallucci e vino: l’incognita è la situazione sempre più drammatica dell’economia e delle finanze pubbliche. Si aprono scenari inediti.

           
  2. Julian Assange sostenuto dal Likud è un’ipotesi che mi sembra non spieghi abbastanza, in particolare sulla nascita di wikileaks e sul fatto che Assange sembra ben coperto dalle ritorsioni della NSA. A me è sempre apparso normale considerare wikileaks una creazione della CIA per ridimensionare la NSA, il cui potere era cresciuto troppo, spiava tutti e stava cominciando a emarginare la più tradizionale CIA.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Il confine tra CIA (neocon) e Mossad è molto labile. Il discorso è diverso tra Dipartimento di Stato (liberal) ed Israele.

       
  3. francesco coluccia il said:

    Quello che mi a più stupito è la mancata caduta della borsa italiana e l’aumento dello spread stile 2011, nelle turbolenze seguite alle vicende Banca Etruria.
    Contemporaneamente alla caduta della borsa italiana si è presentata la caduta di DeutscheBank e conseguente riacquisto di bond e corsa al soccorso da parte di schaeuble.
    Secondo la tua visione la caduta di deutsche bank sarebbe ad opera della desta israeliana?
    Russia e Cina fino ad ora hanno sopportato le bordate finanziarie di wall Street, ma la crescita mondiale rallenta ancora e la deflazione spinge verso il baratro.
    Sono sempre più convinto che vedremo un altro 11 settembre.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Per quanto concerne Piazza Affari siamo nell’occhio del ciclone. Dopo il rimbalzo, si riparte…

       
  4. Valerio il said:

    C’è da sperare che zio Vlad e i cinesi si sveglino e capiscano che è il momento migliore per picchiare duro…

     
  5. mda il said:

    molto bello, da conservare tutto.
    unica cosa che non mi torna è questa: se lo scandalo banca etruria è stato fatto deflagare il gabinetto renzi, perchè la magistratura non interviene ?
    solo perché sono politicizzati e del pd ?
    basterebbe un avviso di garanzia e renzi salterebbe per aria come brlesqoni nel 94.
    Ma l’avviso non arriva.

     
    • Federico Dezzani il said:

      L’avviso di garanzia sarebbe il colpo letale: bisognerebbe essere dentro ai meccanismi del potere per saperne di più. Forse è solo in attesa di deflagrare al momento opportuno…

       
  6. Anna il said:

    C’è qualcosa che non mi torna in questa ricostruzione. Da tener presente che dagli ultimi cablo di
    Wikileaks la casa bianca ne esce come un angioletto ed il fido Alan Friedman si è dato un bel da fare
    affinchè fosse chiaro che l’amministrazione Obama e dintorni ne uscissero immacolati.
    In questa ricostruzione si è del tutto bypassato la serie di attacchi alla Germania. No, questo finale si sta giocando tutto USA contro la Germania/Francia/UE e Renzi fa comodo in questo frangente come fa comodo a Renzi che, sentendosi spalleggiato dagli USA, spera di poter contare nelle scelte UE.
    Solo che Renzi deve far attenzione perché appena non servirà più verrà scaricato come un sacco di
    patate. Quanto al NYT è servito per far capire a Renzi da quale parte deve stare visto che aveva
    mostrato negli ultimi mesi troppa vicinanza a Putin. E da quì l’attacco da parte dei nostri cari alleati
    europei con il tragico assassinio di Regeri. E se ho ragione vedremo che la borsa italiana e lo spread
    terranno.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Vale lo stesso discorso di Alexis Tsipras: sei apprezzato finché metti in discussione l’egemonia tedesca, ma minacciano di farti saltare, se inizi a rappresentare un serio pericolo per le UE-euro-NATO.

       
  7. Deciomeridio il said:

    Anche se faccio la figura dell’ ignorante vorrei chiedere di affiancare la traduzione in Italiano degli inserti.

    Per il resto faccio i complimenti all’ autore : può spendere qualche parola su come Yoram Gutgeld sia stato catapultato all’ interno del Governo?

    Grazie

     
    • Federico Dezzani il said:

      Un veloce copia ed incolla su qualche traduttore automatico e potrai capire all’80%… Per me è lavoro in più e poi, comunque, si pasticciano le fonti…

       
  8. Mihai Podeanu il said:

    Buonasera. 2 considerazioni: – il Cernuschi (lo storico) ha ancora ragione. Leggasi come ha trascritto nell’Introduzione a “Contro amici e nemici” la Battaglia di Ravenna, ad esempio (altro che il “politicamente corretto”… wiki: “Durante la mischia Alfonso d’Este venne avvertito dai suoi uomini che le sue artiglierie stavano colpendo indistintamente sia gli spagnoli che i francesi, il marchese di Ferrara rispose che si facesse fuoco senza paura di sbagliare, poiché considerava tutti suoi nemici. Tuttavia tale evento è riportato solo da Paolo Giovio.[14]”).
    – la 2: te, Federico, sei padano occidentale. Ma non dovrebbe esserTi difficile intendere l’emiliano-romagnolo: “- mamma, mamma, mò si picchiano! – ? e tu lassia ben che si picchiano! – ma no, mamma, non si picchiano a loro, si picchiano a noi…”. Occhio ai rischi, per noi ( https://www.facebook.com/Noi-che-andiamo-al-Pasci%C3%A0-di-Lugano-per-vedere-le-tipe-che-si-picchiano-297869661734/ ). Ciao

     
  9. gengiss il said:

    Molto interessante. Due punti però mi lasciano perplesso:
    1) La continuità Clinton/Obama: è proprio così? Solitamente si dice che il clan Clinton (soprattutto Hilary) è interventista e militarista, mentre Obama tende al “pacifismo” (la guerra in Libia l’ha subita più che volerla, e in Siria cerca di tirarsi fuori alleandosi con la Russia)
    2) Rapporto City di Londra / Unione europea: facendo parte dello stesso schieramento dovrebbero essere solidali, ma è proprio così? In Gran Bretagna ci sono parecchi euro-scettici ed una sua uscita dall’Unione sarebbe per questa il colpo di grazia

     
    • Federico Dezzani il said:

      1) Sì, è vero: per ragioni di spazio si fanno delle semplificazioni. Obama non è intervenuto in Siria nell’agosto del 2013, mentre la Clinton l’avrebbe fatto. I neocon stanno confluendo verso la Clinton ora, da sempre “militarista”.
      2) Il rapporto è complesso. Più avanti ci faremo un articolo: City pro-UE, “nazionalisti” e nostalgici dell’impero anti-UE.

       
  10. giovanni il said:

    “se il Centro-destra ha perso le elezioni del 2013, la colpa è di Mario Monti, il quale se si fosse alleato con il Centro-destra come gli avevamo proposto, avrebbe cambiato l’esito delle urne”8 dice Berlusconi nel
    2014″
    Lo stesso Berlusconi che lamenta di essere stato vittima di un complotto che ha buttato giù lui e
    mandato al potere Monti. Lo vedete che è lui per primo a prendere in giro chi crede nel complotto contro di lui? Beninteso, per me fa benissimo, è chi ci crede che dovrebbe farsi qualche domanda…

     
    • Federico Dezzani il said:

      Difatti Monti non ha accettato e si è più volte vantato che grazie a SC, Berlusconi ha perso le elezioni e non è andato al Quirinale.
      Lei è del 1951: di complotti politici dovrebbe conoscerne molti, molti, molti più di me.

       
  11. Applauded il said:

    Salve,
    L’argomento di wikileaks risulta davvero interessante e mi piacerebbe svilupparlo e farci un lavoro per scuola. Per caso lei ha qualche altro articolo o libro da cui possa prendere informazioni sul ruolo geopolitico di wikileaks??

     
    • Federico Dezzani il said:

      Bé, è sufficiente cercare “Wikileaks” nel motore di ricerca di qualche casa editrice. Vedi cosa ti esce.

       
  12. Guido il said:

    Tutto perfetto. Vorrei ancora ricordare due cose:
    1) Alain Friedmann ci ha rotto le scatole col suo italiano incomprensibile negli anni 1997-1999 con una trasmissione TV “Maastricht-Italia”, in cui ci convinceva dei meravigliosi cammini a cui saremmo andati incontro aderendo all’Euro. Quindi, è un elemento già usato per la propaganda finanziaria-mediatica dell’euro atlantico. E’ ricomparso quindici anni dopo, per il golpe Berlusconi.
    2) Si avvicinavano le europee e Letta era “moscio” per raccogliere voti. Fuori Letta e dentro Renzi. OK.Infatti prende il 41% con gli 80 Euro dpo tre mesi.
    3) Napolitano consulta Monti a giugno 2011. Questi va da DeBenedetti affinchè l’ingegnere “avvisi” i suoi finanzieri d’assalto israeliti che si sta per avverare una magnifica manovra di assalto alle finanze italiane. Prodi viene consultato per i suoi antichi legami con la Goldman sachs, ed agirà in questa direzione. Il fuoco concentrico riesce a far salire lo spread fino alle dimissioni (540 di spread).
    4) Non solo viene svelato il complotto senza pudore, ma Napolitano viene anche sostituito, con sua grande rabbia. Non credete ai motivi di salute. E’ sempre vivo e vegeto ed onnipresente.
    per il rest è perfetto.

     
      • Guido il said:

        Bisogna sempre conoscere i fatti precedenti….e seguenti, per capire meglio.
        Uan banale chicca che forse le servirà nei prossimi articoli.
        Sa chi c’era alle nozze di Marco Carrai a Firenze?…
        E’ una cartina di tornasole dei “sostenitori”.
        Ovviamente Friedman, Carlo De benedetti, Paolo Mieli, l’ing.Fresco- ex Fiat, e…ciliegina nientedimeno che Michael Leeden….
        Le pare che il n.3 della CIA-neocon d’antan si sposti da New York slo per un invito ad un matrimonio?
        Forse doveva consegnare un “pizzino”…

         
  13. angustus.dies il said:

    O Publio Cornelio, come mai non menzioni il ruolo del deputato Yoram Gutgeld (già un utente te ne ha parlato)? È un po’ come se parlassi di grillo senza accennare ai Sassoon (ma tu in questo caso giustamente ne parli), la simpatica famiglia appaltatrice della guerra dell’oppio…buon lavoro

     
  14. fourfive19 il said:

    “Aldo Moro, ministro degli Esteri dal 1969 al 1974 e notoriamente filoarabo: è ormai assodato che un ruolo di primo piano nel rapimento e poi nell’omicidio del presidente della DC fu proprio giocato dal Mossad, quasi sicuramente attraverso le figure di Laura di Nola e del marito, presunto brigatista, Raffaele De Cosa5”

    Perché Moro è stato eliminato?

    Si deve ricordare l’atteggiamento seguito da Aldo Moro, allora Ministro degli Esteri, con gli “americani” quando durante la guerra dello “Yom Kippur” (1973), non permise agli aerei americani di sorvolare lo spazio aereo italiano per andare a sostenere l’esercito israeliano impegnato nella guerra contro i paesi arabi (il 1973 è lo stesso anno in cui il Mossad contatto le Br, solo un caso?).

    Il “compromesso storico”, ovvero l’accordo governativo tra DC e PCI, era benedetto dal Segretario di Stato americano Henry Kissinger, in palese disaccordo con il presidente Richard Nixon che di li a poco fu vittima in uno storico “impeachment”.

    La stessa “strategia della tensione”, non è mai stata rivolta a sbarrare la strada al Pci, bensì a cooptarlo in un governo trasformista, atlantista e filo-israeliano.

    Fatto fuori Nixon con lo scandalo del Watergate, le relazioni estere degli USA erano diventate un affare privato del sionista e filo-israeliano Henry Kissinger. Il quale fece di Israele (che avrebbe fatto l’asso pigliatutto in risorse e in armamenti “americani”), l’unico baluardo fidato degli USA in un “settore geostrategico” e problematico come quello del Mediterraneo.

    E fu proprio per tale motivo che nella prima metà degli anni 70′ molti governi dell’europa meridionale “virarono” bruscamente a “sinistra”: Portogallo, Spagna, Grecia e Italia. Perchè questa brusca virata? Per mettere in crisi il “Piano Nixon” per la creazione di un’alleanza mediterranea di orientamento filo-arabo tra Portogallo, Spagna, Italia, Grecia e Turchia. Riguardo quest’ultima è del tutto ovvio che un ulteriore e possibilmente decisivo spostamento verso sinistra dell’Italia era la migliore garanzia contro accordi di questa con i “regimi militari”, di Spagna, Portogallo e Grecia.
    CHE QUESTO PIANO NON ABBIA INCONTRATO IL GRADIMENTO DI ISRAELE NON DEVE CERTO SORPRENDERE, COME NON DEVE SORPRENDERE CHE PROPRIO IN QUEL PERIODO SIA ESPLOSO LO SCANDALO DEL WATERGATE CHE DI NIXON “HA FATTO PIAZZA PULITA”.

    L’eliminazione di Moro non riguardava una sua eventuale “sterzata” verso il Pci (inutile e già “normalizzato”) VISTO CHE GLI AMERICANI VOLEVANO CONSEGNARE L’ITALIA AL CENTROSINISTRA. PERCHE’ ALLORA MORO ANDAVA SACRIFICATO?

    Perché grazie a Moro l’Italia era diventata un “porto franco” per i palestinesi. I quali per merito del cosiddetto “Lodo Moro”, avevano carta bianca e campo libero. Il tutto in cambio dell’immunità da attentati.
    A Israele e a Kissinger (essendo “ebreo”), questo puzzava maledettamente di “tradimento”. Quindi per Israele Moro andava assolutamente “tolto di mezzo”.

    Bisogna, in ogni caso, sempre tenere presente che Aldo Moro, nonostante tutte le sue contraddizioni e certi legami politici, è stato un “politico” ed uno “statista” che ha cercato di preservare e praticare un minimo di “sovranità nazionale”.
    NON ERA L’APERTURA VERSO IL COMPROMESSO STORICO (DEL RESTO FINALIZZATO A INGLOBARE NEL SISTEMA E RIDURRE I COMUNISTI COME I SOCIALISTI CON IL CENTROSINISTRA), quanto questa sua attitudine “autonomista”.

    Non si dimentichi che Moro aveva appunto, concordato un “LODO” (un “patto”) segreto con la guerriglia palestinese, al fine di preservare il nostro paese dagli attentati.
    E SOPRATUTTO AVEVA CONCESSO LA LIBERTA’ AI PALESTINESI ARRESTATI DURANTE LA PREPARAZIONE DI UN ATTENTATO CON LA EL – AL A FIUMICINO.
    QUESTA LIBERAZIONE VENNE VENDICATA, CON UNA RITORSIONE DEL MOSSAD, CON L’ABBATTIMENTO DEL NOSTRO AREREO “ARGO 16” FATTO PRECIPITARE CON I NOSTRI 4 MILITARI A BORDO.

    SI AGGIUNGA, INFINE LA SUA DECISIONE A OTTOBRE DEL 1973 DI NEGARE AGLI AMERICANI GLI SCALI DELLE NOSTRE BASI PER RIFORNIRE ISRAELE DURANTE LA GUERRA DELLO “YOM KIPPUR”.

    Sempre nel 1973 nasce la “TRILATERAL COMMISSION”. Fondata dalle grandi famiglie dell’oligarchia finanziaria d’America, Europa e Giappone (da qui il suo nome). Promotori, usando ancora canali “massonici” e dei servizi segreti sono DAVID ROCKFELLER e GIOVANNI AGNELLI.
    La “Strategia della Tensione” doveva fungere da “cavia” alla nuova strategia della Trilterale:
    – rottura dei legami con i “paesi arabi” (quindi LODO MORO)
    – imposizione, tramite “putsch” intestini, di uomini “filo-israeliani” negli apparati di potere italiani (vedi epurazione nei servizi della componente filoaraba).

    Ma procediamo con ordine:

    – 19 dicembre 1973 “Operazione Ogro”. Il “primo scenario” della campagna di “normalizzazione” nel Mediterraneo, avviata da Henry Kissinger si ebbe in Spagna il 19 dicembre 1973. Il capo del governo “franchista” Luis carrero Blanco viene eliminato con un attentato effettuato con esplosivi, ma, nel piano originale, doveva essere rapito con modalità molto simili a quelle successivamente attuate per il sequestro Moro. L’assassinio di Carrero Blanco sarebbe stato voluto dagli israeliani che si sarebbero serviti dell’organizzazione terroristica basca ETA con funzioni di pura “manovlanza”. Il Franchismo sarebbe stato schierato dalla parte degli arabi e oltretutto Carrero Blanco aveva commesso il grave torto di avere rifiutato agli Usa l’utilizzo delle basi aeree spagnole per rifornire di armi Israele che nei primi giorni della guerra del “Kippur” si stava trovando in difficoltà dopo l’attacco congiunto da parte di Siria ed Egitto. Il giorno prima di essere ucciso, Carrero Blanco aveva incontrato Henry Kissinger che lo invito a far tenere alla Spagna un “atteggiamento più ragionevole” in tutta l’area del Mediterraneo.

    – “Secondo scenario”. Il 25 aprile 1974 il Colpo di Stato dei “Capitani” mise fine al regime di Marcello Caetano succeduto al potere al vecchio dittatore Antonio De Oliveira Salazar, morto nel luglio 1970. La “deposizione” di Caetano e la sua fuga all’estero ebbe la sua ragione di essere nel malcontento suscitato in ambito NATO (di cui il Portogallo era membro), per il rifiuto opposto da Caetano, durante la guerra del Kippur del 1973, di autorizzare l’utilizzo dell’aereoporto delle Isole Azzore per il ponte aereo con il quale gli americani dovevano rifornire Israele.

    – La “terza tappa” tappa” della strategia “israelo-kissingeriana” si ebbe in Grecia nel luglio-agosto 1974 con il “Golpe dei Generali” guidato da Phadeon Gizikis che mise fine al regime dei Colonnelli che era andato al potere con il colpo di Stato dell’aprile 1967.

    – 4 Agosto 1974, strage dell’Italicus. A San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, un ordigno piazzato in una carrozza di prima classe dell’Italicus, diretto da Roma a Monaco di Baviera esplode nel cuore della notte facendo 12 morti e ferendo 54 persone. L’attentato all’Italicus in realtà aveva come “bersaglio” Aldo Moro. Alcuni uomini dei servizi avvisarono per tempo il presidente che quel giorno era in procinto di partire per raggiungere la sua famiglia al Nord. Proprio su quel treno e nello stesso scompartimento, in cui doveva trovarsi Moro, era stato piazzato l’ordigno che poi è esploso (consicidenze?).

    – Anche i vertici dei servizi segreti subiscono una vera e propira decapitazione. Il dirigente dei servizi militari, Vito Miceli aveva infatti accusato gli “israeliani” per l’abbattimento del nostro aereo militare “Argo 16” ma in meno di un mese era stato sollevato dall’incarico. Al suo posto sarebbero andati dei “piduisti filoisraeliani”. A sceglierli, a difenderli e a cercare, in seguito, di rimetterli in sella contro il parere di Craxi, il “ministro degli interni ombra” del Pci, il partigiano Ugo Pecchioli.

    Mettete tutto assieme e capirete perché Moro (“reo” di aver tradito gli interessi di Israele, schiarandosi con gli arabi) …”doveva morire” (e le ragioni che hanno spinto il “mossad” ad eliminare Moro dopo aver pesantemente infiltrato le Br).

    fourfive19

     
    • Molto interessante.

      Ma non trovo da nessuna parte conferma al fatto che Moro dovesse essere in carrozza 5 – il che renderebbe ancora più precisa l’azione.

      Di quali fonti disponi?

      E in secondo luogo, ma non meno importante, Moro non può certo aver dato il via libera al treno essendo venuto a sapere che sarebbe saltato, contentandosi di salvare la pelle. Non era proprio il tipo.

      Allora in che termini sarebbe avvenuto il preavviso dei servizi?

      Di sicuro non l’hanno avvisato quelli della doppia fedeltà. E quanto alla parte fedele alla Repubblica e a Moro, possibile che abbiano saputo e non detto tutto al loro capo?

      La cosa non mi quadra.

      E a ben vedere mi pare altamente diffamatoria per Moro – se non viene meglio dettagliata e documentata al di là della testimonianza tardiva della figlia.

      Ovviamente il rilievo è generale perché la “notizia” circola da un bel po’. Ti chiedo solo se riesci a documentare/linkare più articolatamente.

      Grazie cmq. per il contributo.

       
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