Nonostante tutto, Brexit! Il mondo post-1945 è finito

Il 23 giugno 2016 è una giornata storica per l’Europa: è lo spartiacque tra il prima ed il dopo, la data che negli annali sarà ricordata come l’inizio della fine dell’Unione Europea e dell’assetto post-1945. A nulla è servita la guerra psicologica combattuta senza esclusioni di colpi contro l’elettorato inglese: anzi, la sua spietatezza è stato il segnale del panico che serpeggiava nelle stanze del potere, la spia che ha lasciato intuire che i “leave” fossero in netto vantaggio. Godersi la vittoria è doveroso, ma è ingenuo non ipotizzare colpi di coda: dall’inasprimento della strategia della tensione ad un’escalation di tensione in Siria e/o Ucraina, i prossimi mesi saranno bollenti.

Una guerra psicologica così dura da tradire il panico

1956: il premier conservatore Anthony Eden, agendo in comune accordo con francesi ed israeliani, decide di occupare manu militari il Canale di Suez, nazionalizzato pochi mesi prima dal generale Gamal Nasser. L’operazione è un successo dal punto di vista militare, ma si trasforma presto in una disfatta politica: USA ed URSS, le due super-potenze che dominano l’assetto post-’45, negano spazi di manovra alle vecchie potenze coloniali europee. Washington esercita tutto il suo peso finanziario e politico sugli inglesi affinché si ritirino dall’Egitto: Eden è costretto alle dimissioni, sancendo la fine del Regno Unito come attore geopolitico autonomo dagli Stati Uniti ed il tramonto de facto dell’impero britannico. Nasce l’impero angloamericano basato su un pilastro militare (la NATO), uno politico (la CECA, poi CEE, poi UE) ed uno finanziario (FMI, Banca Mondiale, WTO e l’egemonia della City e di Wall Street nel mercato dei capitali).

2016: sessant’anni dopo. Il premier conservatore David Cameron, confermato a Downing Street grazie alla promessa di indire al più presto un referendum sulla permanenza del Regno Unito nella UE, è costretto a tenere fede all’impegno preso, incalzato da un’ala destra del partito conservatore sempre più insofferente verso la UE e dal rafforzarsi del partito anti-establishment UKIP. Quella che sulla carta si presenta all’inizio come una passeggiata di salute, si trasforma velocemente in un calvario, fino allo sconcertante, drammatico, esito finale. Il 23 giugno, il 52% dei cittadini britannici si esprime a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Cameron, sottoposto come Eden ad un’umiliante sconfitta strategica, rassegna le dimissioni, mentre le borse mondiali affondano e la confusione, per non dire il panico, si estende alle cancellerie europee, alla tecnocrazia brussellese ed all’amministrazione democratica di Barack Obama.

È la fine dell’impero angloamericano: l’inizio del reflusso che parte dalla periferia, l’Europa, risale in senso opposto la corrente ed arriva al cuore, gli Stati Uniti.

Scrive il Financial Times nell’editoriale “Brexit: a vote that changes everything1:

The political shocks from this revolt against the ancien regime will be felt well beyond Britain’s shores. It is a big blow to Europe, and a warning to established parties across liberal democracies. (…) Across advanced democracies politics has been soured by resentment against wealthy elites. Look across Europe, or across the Atlantic to Donald Trump’s Republican presidential campaign, and you see the same seething discontent about globalisation, migration and cuts in welfare. The postwar political order, dominated as it has been by parties of the centre-right and centre-left, is under unprecedented strain. Rising populism of the extreme left and right has begun to sound echoes of the 1930s.”

Si respira aria di fine impero nei circoli finanziari della City, echeggiano lugubri musiche wagneriane da Crepuscolo degli Dei nelle sale ovattate del potere, c’è uno struggente clima di smobilitazione: “The postwar political orderis under unprecedented strain”, gli assetti usciti dall’ultima guerra vacillano come mai prima.

La grande onda iniziata nel 1991 con il collasso dell’URSS, l’avvio della globalizzazione selvaggia, della finanza deregolamentata, dell’allargamento dell’Unione Europea e dell’ambizioso progetto di fondare i massonici Stati Uniti d’Europa, inseguiti dalla City fin dalle guerra napoleoniche, si infrange contro l’opinione pubblica in aperta ribellione contro le élite. È l’inizio del reflusso.

La volontà dell’elettorato inglese era, ci sia concesso, facilmente prevedibile e dai noi prevista: l’unica incognita, specie dopo l’esperienza delle presidenziali austriache, era se l’establishment sarebbe riuscito a mettere in campo misure in grado non solo di arginare, ma addirittura di ribaltare quella volontà.

La dinamica di fondo, la direzione da cui soffiava il vento, non era un mistero per nessuno: le forze “populistiche” ed “anti-europeiste” crescevano vigorose ovunque da mesi e già il referendum olandese che boccia nel mese di aprile l’accordo di associazione tra l’Ucraina e la UE era stato una chiara spia delle forze più profonde che agitavano l’elettorato.

Le contromisure, questa volta, si sono rivelate inutili nel neutralizzare la volontà elettorale (i sondaggi pubblicati una settimana prima del voto, davano il “leave” in vantaggio di 7-10 punti percentuali ed è probabile che il margine, prima delle probabili “correzioni”, fosse effettivamente di quell’entità). Al contrario, quelle contromisure sono state uno dei principali segnali anticipatori dell’esito finale. Più la campagna mediatica per intimorire i cittadini britannici e dissuaderli dal votare contro la UE si induriva, più feroci diventano le minacce, e più si rafforzava la certezza che le élite euro-atlantiche avessero perso il controllo della situazione.

L’omicidio della deputata laburista Jo Cox, un clamoroso intervento a gamba tesa contro il fronte anti-europeista a distanza di sette giorni dal voto, certificava che nella “stanza dei bottoni” si sfogliavano sondaggi allarmanti, che davano una sicura vittoria al “leave”: come extrema ratio si è giocata la carta, spudorata e maldestra, dell’omicidio politico, così da sospendere la campagna elettorale nel disperato tentativo di ridare fiato al “remain” che annaspava.

Già, perché come avrebbe intuito qualsiasi osservatore imparziale, la campagna europeista non ha mai sfondato e si è limitata per mesi e mesi ad inseguire l’avversario, parando i colpi che questi assestava quando e dove voleva: ha ripiegato su una narrativa puramente negativa, incentrata sullo spettro di crisi economiche, nuove tasse ed impoverimento generalizzato, mentre i “leave” intercettavano la rivolta dell’inglese medio contro i ceti privilegiati, quelli che invocano più Europa ed immigrazione, nonostante conservino i soldi in qualche paradiso fiscale extra-UE ed risiedano lontano dalle periferie in piena emergenza migratoria.

Gli euroscettici hanno invece penetrato a fondo la psicologia dell’elettorato, solleticando gli istinti di una nazione storicamente all’allergica a qualsiasi integrazione con la terra ferma, gelosa della sua indipendenza, troppo orgogliosa per cedere sovranità a qualche organismo esterno: la vittoria del “leave” è, in fondo, la grande nemesi di Margaret Thatcher. Paladina del neoliberismo e della deregolamentazione più sfrenata, certo, ma anche figlia di un umile droghiere ed in sintonia con l’Inghilterra più profonda, quella allergica ai piani coltivati dalle élite di diluire il Regno Unito in una federazione europea, quella indissolubilmente legata all’Union Jack. La Thatcher cade opponendosi al nascente euro, scelta che la rende d’intralcio alle élite, e non c’è alcun dubbio che gioirebbe oggi per la vittoria degli euroscettici e la defenestrazione di Cameron.

Nessun premier, infatti, avrebbe potuto incarnare meglio quelle oligarchie ostili alla Thatcher che David Cameron, scialbo prodotto dei ceti privilegiati sfornato dall’università di Eton: dopo aver dato più volte prova della sua mediocrità (ed aver già rischiato di spezzarsi l’osso del collo nell’estate del 2013, quando cerca di trascinare il Regno Unito in guerra contro la Siria, per essere poi sconfessato dalla sua stessa maggioranza parlamentare) il premier inglese ha finalmente trovato la corda cui impiccarsi (politicamente parlando). La sua battaglia per il “remain” probabilmente non ha convinto nell’intimo nemmeno lui ed i suoi accoliti: l’annuncio del 19 giugno, di voler restar premier qualsiasi fosse stato l’esito del referendum2, non ha fatto che corroborare l’ipotesi che i sondaggi riservati attribuissero una chiara vittoria al “leave”.

Dall’omicidio Cox sino al referendum del 23 giugno è piombata sui mercati, sino a quel momento in fibrillazione, un’anomala e sospettosa calma: in pochi giorni i listini registrano ovunque ingenti guadagni, la sterlina si apprezza costantemente sul dollaro, sino a toccare il massimo da un anno a questa parte, i differenziali tra Bund e titoli dell’europeriferia si appiattiscono. Quando sono ancora in corso le operazioni di voto, i grandi media commentano l’euforia delle borse asserendo che la partita è ormai chiusa: ha vinto il “remain”, 52% dei voti. Questo è il verdetto dell’alta finanza prima che chiudano le urne. “Poll shows 52% for Remain, 48% Leave” scrive il Finacial Times il 23 giugno; “Per le Borse è «Remain», Milano vola con i bancari” gli fa eco il Sole 24 Ore.

Ma come, la City si è fatta ingannare? Davvero è stata colta di sorpresa dalla vittoria del “leave”?

Ma neppure per idea.

L’operazione “calma piatta sui mercati” è stato un estremo tentativo di salvare la partita bluffando, alimentando cioè la sensazione di aver vinto la partita senza averla neppure giocata, così da scoraggiare il fronte del “leave” e indurre gli anti-europeisti a non recarsi alle urne per una battaglia che la stampa già dava per perduta.

L’operazione è riuscita così bene che persino Nigel Farage e Boris Johnson ci hanno abboccato: chi avesse consultato i media anglosassoni appena dopo la chiusura delle urne, avrebbe letto il primo affermare “looks like Remain will edge it”3, sembra che il “remain” ce la farà per un soffio, ed il secondo ammettere la sconfitta, salvo poi ritrattare prontamente (si legga a questo proposito l’articolo “Boris Johnson denies he ‘conceded’ defeat in EU referendum to random man on the Tube”4)

Ed i famosi allibratori inglesi, ritenuti “più affidabili” dei sondaggi, che fino a ieri attribuivano al “remain” una probabilità dell’84%? Perché hanno clamorosamente sbagliato?

Bé, posto innanzitutto che gli scommettitori non sono un campione che rispecchia fedelmente l’elettorato nella sua interezza, davvero si poteva credere che lo stesso establishment che ha minacciato per mesi l’opinione pubblica delle dieci piaghe d’Egitto nel caso in cui avesse vinto il “leave” ed è arrivato ad assassinare la Cox pur di influenzare la campagna elettorale, non avrebbe investito qualche spicciolo pur di far pendere la bilancia dalla parte voluta?

Per Goldman Sachs e JP Morgan era sufficiente puntare forte sul “remain” per ottenere una quota di loro gradimento. Anche perché le scommesse sono la passione dell’inglese medio, l’elettore che avrebbe fatto la differenza il giorno del referendum, ed insinuargli in testa l’idea che non ci fossero possibilità di vittoria per il “leave”, avrebbe ulteriormente scoraggiato la partecipazione al voto.

È proprio grazie all’inglese medio se il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea: quello che sfidando i sondaggi dell’ultimo minuto, sfidando gli allibratori, sfidando le piogge torrenziali e gli allagamenti del 23 giugno, sfidando la minacce di recessione e nuova austerità, ha messo una croce sul “leave”. Niente ha scoraggiato i sostenitori del “leave” che, reduci da una spietata guerra psicologica, hanno votato in massa (affluenza al 72%, la più alta degli ultimi anni) in difesa della sovranità inglese.

Ed ora?

Il colpo di coda delle oligarchie euro-atlantiche

Come avevamo già evidenziato nell’articolo “Brexit? La miccia, ma la dinamite è il fallimento di Draghi”, non è di per sé l’addio di Londra a minacciare la tenuta dell’Unione Europea, bensì la sua capacità di fungere da innesco per tutte le tensioni accumulate sul Continente: la fallimentare politica monetaria di Mario Draghi, incapace di soffocare la deflazione, le condizioni critiche della Francia, che si dibatte tra proteste sindacali e stragismo di Stato, l’inarrestabile peggiorare della finanza italiana, pubblica e privata che, mese dopo mese, macina nuovi record negativi in termini di debito pubblico e sofferenze bancarie, la recessione permanente della Grecia, ad un passo dall’esplosione sociale, la crisi politica della Spagna, dove i partiti tradizionali sono stati travolti da anni di recessione e di disoccupazione record, il sinistro scricchiolio del sistema creditizio e politico lusitano (il differenziale tra i titoli di Stato portoghesi ed i Bund è stabilmente sopra i 300 punti base, nonostante gli acquisti della BCE) etc. etc.

La Brexit ha alte probabilità di essere l’innesco della dinamite ammassata sul Continente, dopo otto, lunghi, interminabili, anni di eurocrisi.

Credere che le élite euro-atlantiche gettino la spugna ora, consce che la prossima finestra per strappare la federazione del Continente, i massonici Stati Uniti d’Europa, si presenterà tra 70 o 100 anni, o probabilmente mai più, è però da ingenui.

Occorre aspettarsi colpi di coda da parte di quelle élite che hanno manipolato il voto delle presidenziali austriache, che hanno machiavellicamente ucciso la deputata Jo Cox, che hanno combattuto una spietata guerra psicologica contro il popolo britannico.

Quali possono essere questi colpi di coda?

Bè, innanzitutto, bisogna attendersi, specie da parte di quella tecnocrazia europea il cui futuro è indissolubilmente legato alla sopravvivenza della UE (i palazzi di Bruxelles e la Banca Centrale di Francoforte) il tentativo di portare alle estreme conseguenze la strategia del “più crisi per più Europa”, sfruttando la tempesta del Brexit per sottrarre ulteriore sovranità ai membri della UE e strappare, se non una federazione, perlomeno una confederazione di Stati.

Il progetto rischia però di infrangersi contro la volontà delle stesse cancellerie europee, Francia e Germania in testa, che, rigettata l’ipotesi degli Stati Uniti d’Europa nel lontano 2012, difficilmente acconsentirebbero ad una maggiore integrazione ora che il sentimento anti-europeista è più forte che mai. Non è escludibile che François Hollande ed Angela Merkel sarebbero in privato più che felici di accordare il loro nulla osta agli Stati Uniti d’Europa, ma il rischio di un’esplosione della protesta, anche in forme così violente da rasentare la guerra civile, sarebbe concreto.

Conoscendo il modus operandi delle cancellerie europee, nelle prossime settimane si seguiranno più modestamente una molteplicità di vertici e summit, tutti rigorosamente “decisivi”, da cui usciranno provvedimenti di facciata (un “super direttorio” anti-crisi, un “super fondo” anti-speculazione, etc.) che, come in passato, avranno l’effetto di un pannicello caldo. La traiettoria non sarà modificata e l’Unione Europea continuerà inarrestabile il suo viaggio verso l’implosione, sempre più vicina.

Si entra così nella seconda categoria di provvedimenti per scongiurare il collasso della UE, quella più pericolosa.

Dalle oligarchie euro-atlantiche è lecito aspettarsi un’ulteriore inasprimento della strategia della tensione, con nuovi attentati in stile 9/11 sul territorio europeo (targati ovviamente “ISIS”) e, soprattutto, un’escalation di tensione in Ucraina e/o Siria.

Nel momento in cui l’Unione Europa, definita a suo tempo da Zbigniew Brzezinski come “la testa di ponte” angloamericana sul continente euroasiatico, si sgretola, si rafforza nelle élite atlantiche la pulsione al conflitto aperto con la Russia, l’unico rivale geopolitico in grado di modificare gli assetti internazionali, insinuandosi negli spazi abbandonati dalla UE/NATO.

Il crollo di Bruxelles implicherebbe anche il crollo dell’artificiale cortina di ferro eretta negli ultimi anni, rendendo più concreta l‘alleanza economica e politica tra Mosca ed almeno una delle grandi cancellerie europee (Berlino, Parigi, Roma), alleanza sufficiente a seppellire definitivamente il vecchio ordine atlantico. Il baricentro del mondo lascerebbe così il continente americano, dove è artificialmente collocato dal 1945, e tornerebbe nel suo bacino naturale, dove è sempre stato dall’alba dei tempi: l’Eurasia.

Quando Cameron minacciava scenari di guerra in caso di Brexit, aveva in un certo senso ragione: non perché francesi e tedeschi sarebbero tornati ad invadersi reciprocamente come nel XX secolo, ma perché le oligarchie euro-atlantiche cui Cameron appartiene, sarebbero state tentate di difendere la loro egemonia sferrando un assalto al loro storico rivale in Eurasia, la Russia.

Per questi circoli atlantici assume quindi un’importanza decisiva l’appuntamento americano di novembre: l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, il candidato che ha salutato il Brexit come una “great victory”contro la “global élite5, l’uomo che definito i complimenti tributatigli da Vladimir Putin come un “grande onore”6, implicherebbe per l’establishment anglofono l’impossibilità di attaccare la Russia e lanciarsi in un’ultima, disperata, difesa dello status quo.

Concludendo, il Brexit è inevitabilmente destinato nelle prossime settimane ad alimentare la tensione internazionale: l’estate 2016 sarà la più bollente dell’ultimo secolo.

Bando, comunque, alle preoccupazioni: almeno oggi, godiamoci la vittoria.

Come disse Lorenzo de’ Medici, vissuto pure lui in un’epoca di grandi cambiamenti geopolitici, “Chi vuol esser lieto, sia/ di doman non v’è certezza”.

 

Le dimissioni di Cameron.

1https://next.ft.com/content/61e81a90-3953-11e6-9a05-82a9b15a8ee7

2http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2016/06/19/brexit-cameronresto-qualunque-sia-voto_65cc5486-d51a-493b-ba52-be186ceb8b4b.html

3http://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/eu-referendum-nigel-farage-remain-edge-it-brexit-ukip-a7098526.html

4http://www.telegraph.co.uk/news/2016/06/23/boris-concedes-defeat-in-eu-referendum-to-random-man-on-the-tube/

5https://www.theguardian.com/us-news/2016/jun/24/donald-trump-hails-eu-referendum-result-as-he-arrives-in-uk

6http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/presidenziali-Usa-Putin-elogia-Trump-Lui-replica-I-complimenti-di-un-uomo-cosi-rispettato-sono-un-grande-onore-95d358cd-b353-458f-a781-b6320724046a.html

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66 commenti su “Nonostante tutto, Brexit! Il mondo post-1945 è finito

  1. Valerio il said:

    Complimenti per l’articolo. Come è possibile, a tuo parere, che i Repubblicani abbiano candidato Trump, se questo non fa parte delle “global elite”? La sua candidatura a mio parere lo ridimensiona in tal senso… cosa ne pensi?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Perché erano sicuri che candidando un “pagliaccio” avrebbero favorito la Clinton: ennesimo errore di valutazione!

       
      • pietro il said:

        E’ proprio vero che tutti coloro che si reputano sapienti,agli occhi di dio appaino come degli stolti!

         
        • Decio Meridio il said:

          Mi scusi , ma i repubblicani avrebbero candidato Trump per far vincere la Clinton ?

           
      • THE ROMAN il said:

        Trump non e’ afatto un pagliacio, ma come lo fu Dutch Reagan , e’ il front man di un potere che negli ultimi anni e’stato sottomesso al dominio dei neocons ebraico-americani, Esiste in America un forte sentimento antisemita ,finora fortemente soffocayo dal potere dominante, che si sta coagulando dietro la candidatura del magnate americano. Trump professa continuamente la sua lealta’ ad Israele ,ma i neocons lo temono perche’ sanno che a sospingerlo sono i vertici autenticamente conservatori del Pentagono. Gli America firsters, ora apertamente appoggiati dai Koch brothers e sostenuti dall’elettorato americano di razza bianca, che e’ ancora determinante .

         
        • Danilo Fabbroni il said:

          Attenzione a scambiare l’antisemitismo come fronte anti-sistema! Si farebbe un errore MADORNALE.

           
          • itoya il said:

            Trump in realtà si è autofinanziato la campagna elettorale, è un miliardario e le lobby non gli hanno dato neanche un soldo, questo è il motivo per cui si è potuto candidare, poi è stata sottovalutata la sua ascesa ed infatti è scattata la campagna di odio e le manifestazioni e scontri finanziati da Soros. Essendo Jeff Bush e Marco Rubio (candidati prediletti repubblicani dell’elite) fuori dai giochi, ora puntano (sbagliando) tutto sulla Clinton che oltretutto ha un inchiesta aperta dall’fbi.

            ITOya

             
      • lara.angeletti il said:

        Perfettamente d’ accordo, sig. Dezzani, ma tenga gli occhi sul Generale David Petreus: sembra che ne stiano costruendo da anni l’ immagine per farlo correre come outsider proprio nel caso la carta Clinton vada nello scarico… e come stiamo vedendo, a meno di un colpo di mano, la Clinton è già politicamente morta.

         
  2. Piero il said:

    Complimenti. Analisi impeccabile, come sempre. Mi permetto una sola osservazione su alcuni commenti che leggo spesso (non solo nel Tuo blog) sulla tematica del presunto “ultra-liberismo” delle oligarchie euro-atlantiche. Le elitè (di qualunque origine e natura) sono in realtà per definizione anti-liberiste. Infatti l’Europa è oggi molto più vicina alla più grande implementazione del socialismo reale che abbiamo avuto nella storia, ossia l’URSS. Gli organismi elitari cercano pervicacemente ogni forma di controllo dello stato sociale oltrechè di monopolio anti-liberale ed anti-capitalistico (il vero capitalismo fatto di libero mercato e concorrenza sana), perchè questo è l’unico modo che hanno di mantenere il potere. In primis la moneta: oggi gestita in toto da poche banche centrali mondiali e da un pool di poche mega-banche “commerciali” che controllano praticamente tutti i mercati azionari mondiali e tutte le economie reali. Purtroppo per le elitè, però, le distorsioni di mercato ed i “malinvestment” sono talmente gravi che il collasso è assolutamente inevitabile. I mercati si caricano come molle ed un certo punto esplodono. Il problema è solo quando. Penso che il momento sia decisamente arrivato. E concordo sul fatto che purtroppo non rinunceranno facilmente alle loro prerogative cercando di ritardare il collasso. Mala tempora currunt

     
    • Antonello S. il said:

      Osservazione acuta che ho avuto anche modo di sottolineare al Dott. Dezzani in un mio recente intervento.
      Il progetto eurista ha sposato non l’ultra-liberalismo ma l’Economia Sociale di Mercato (o Ordoliberismo), come espressamente scritto nel Trattato di Lisbona.
      In sintesi si tratta d un mix fra controllo statale e mercato libero, come spiegato in maniera particolarmente esaustiva il questo sito:
      http://www.pandorarivista.it/articoli/economia-sociale-di-mercato-capire-ordoliberalismo/
      Questa situazione infatti viene plasticamente evidenziata dallo scontro fra gli “austriaci” liberisti che ritengono la UE un progetto socialista e fra gli statalisti keynesiani che invece, anche loro erroneamente la giudicano asservita al turbo-capitalismo.
      La morale però è sempre che le elites vogliono raggiungere lo scopo di controllare la democrazia tramite la politica, a prescindere dalle teorie economiche utilizzate,
      magari non sempre con l’obiettivo primario della massimizzazione degli utili, ma soprattutto per la ricerca del potere.

       
    • lara.angeletti il said:

      Non è un caso se la fusione tra neoliberismo capitalista e comunismo trotsista ben rappresentato dai neocons statunitensi è nato ad opera di Friedman. Ah, il vecchio sogno zelotico talmudico di dominare il mondo ( degli altri ).

       
  3. Tutto quadra. Però chiedo se ci trovassimo nello scenario pericoloso di aumento della strategia della tensione in EU in funzione del super stato come potrebbero giustificare che tale tensione avvenga in Europa e non in uk? Non sarebbe troppo evidente che è creato apposta l’artifizio? Allora o l’Inghilterra continuerà tale e quale la sua politica estera di influenza guerradondaia per subire anche lei la tensione o il gioco non regge, l’Europa da sola non la vedo andare a caccia di isis in terra d’oriente, dunque bisognerebbe trovare un nuovo nemico. La Russia? Si ma anche qui ci vorrebbe una patata molto bollente x far muovere la ue contro putin sul campo, io ora non la vedo

     
  4. Willi Muenzenberg il said:

    Negli annali, esatto. Anzi, negli Annali che il nuovo Tacito sta scrivendo raccontando al mondo nella lingua di Roma cosa fanno, e pensano i nostri danti causa a Zurigo un secolo fa, i cui nipoti sono esattamente i medesimi. Nella Cattedrale di York, Inghilterra del Nord, si ricordano i piloti caduti nel conflitto che ci fu commissionato proprio da loro: quello di noi tedeschi con la Russia, perché poi arrivassero loro a prendersi tutto. La Russia, intera, e il futuro del mondo. Non le racconterò del Russicum, di cui lei forse sa già tutto, Tacito Federiciano. Ma oggi, San Giovanni, a Roma è caduta anche l’altra forza (che stava pure dietro al Russicum) che prese Roma — e quindi il mondo — nel 1958.

     
    • il ruolo del concilio mi e’ chiaro , ma quale “forza” e caduto a roma ieri ?

       
    • Ythoccor il said:

      Cercasi esegeta volenteroso che renda fruibili anche al popolino, del quale faccio parte, i raffinati commenti del Muenzenberg, grazie.

       
      • Parvus il said:

        Ythoccor,
        Lei ha tutta la mia solidarietà! Per capire quel che dice il Willi ci vuole pazienza, molta pazienza, anche perché il Nostro sta diventando sempre più criptico e manierato.
        Zurigo, va da sé, era ed è il luogo del dinéro, ma un secolo fa era anche il luogo della Révolution: Vladimir Ilic, per dire una, abitava a due passi dal Cabaret Voltaire…
        Il 1958 è l’anno del conclave che scelse il “papa buono”, invece del cardinale Siri, nobbuono…
        Il Russicum, oggi chiuso, era il collegio romano dei gesuiti dove si formavano i resistenti cattolici da mandare in URSS, quasi tutti morti martiri (credo). La sua recente chiusura significa (forse) che la Russia di Vladimir Vladimirovic s’è “oggettivamente” rievangelizzata.
        Ma come diceva il poeta romano,
        Ggira che t’ariggira, in concrusione
        Venissimo a ccapì che ssò mmisteri.

         
  5. Massi Prad il said:

    Complimenti Dezzani,
    Ottima analisi geopolitica e geoeconomica.
    Concordo sul punto centrale che, prima o poi, l’ordine postbellico messo in piedi tra il 1942 e il 1949 (per convenzione diciamo “nel 1945”) finirà.
    Resterà in vira l’unica organizzazione internazionale é: la Federazione Internazionale di Croce Rossa e [forse] Mezzaluna Rossa.
    Via tutto il resto, Nazioni Unite comprese.

    Le chiedo però di affrontare alcuni punti:
    1. L’Euro nel breve e medio periodo;
    2. Israele (fa parte anche esso dell’ordine del 1945 e, non dimentichiamolo, le “élites” euroatlantiche lo vogliono nella UE, e forse anche nell’O.T.A.N./NATO);
    3 E se, invece o prima dell’Unione Europea, si disgregasse il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord?

     
  6. Massimo il said:

    Secondo me c’è qualcosa che non quadra, tutti sappiamo bene che chi spinge i bottoni non solo controlla la parte governativa ma, parimenti, controlla l’opposizione, questa è la grande lezione che si impara sugli opposti che, hegelianamente, servoo a aggiungere la sintesi.

    Lo Ukip chiaramente è “anti-establishment” nella stessa misura in cui può esserlo l’M5S in Italia, non è che gente iniziata alla gran loggia regolare sia esattamente quel genere di leader che possanno danneggiare l’elite, semmai la rafforzeranno dando l’immagine, di facciata, di un cambiamento.

    Tornando a quello che non torna, in primis, sono gli exit-polls che sono più scentiici e precisi del voto stesso, quando questi si discostano troppo dal risultato finale il voto è rigged, truccato, e tutti gli exit polls, precisissimi quando si tratta di voto con una scelta a due opzioni (pensiamo ai recenti ballottaggi delle amministrative, hanno spaccato la virgola) davano il remain vincente compreso in una forbice tra il 52 e il 54%. Ergo si, se manipolazione c’è stata, c’è stata in favore dell’exit e i motivi sono tanti, da tempo ormai gli inglesi sono un corpo estraneo nella UE a guida tedesca e, molto probabilmente, la sopravvivenza del “sogno europeo” si rafforza senza di loro, tanto più che nel piano di Kalergi, che è seguito come fosse la Bibbia dai bruxellesi, la Gran Bretagna è fuori dalla Pan Europa.

    In sintesi: non è un colpo all’elite, ma un colpo dell’elite che ha dei piani imperscrutabili che vanno oltre la volontà dei popoli, ridotta ormai a puro folklore

     
    • di sicuro una notevole parte dell’ elite inglese ha spinto per il brexit e il perche’ non e’ chiaro .La tua puo’ essere un buona lettura , ma ce ne possono essere altre legate al conflitto intraelite gia’ accennato da dezzani nelle vicenda eden. Ad esempio e’ evidente che l’ ukip ora svolge lo stesso ruolo dei fu-liberali ma in senso inverso, nel senso che mentre i lib sottraevano elettorarato ai tories a vantaggio dei laburisti l’ ukip fa l’ esatto contrario e lo fa certamente non in senso “globalistico”.

       
      • Francesca Ancona il said:

        Se fosse vero, come penso molto probabile, a Putin toccherà l’invasione e a noi, da parte di Putin? Non la vedo molto bella

         
      • Verrà affrettata per quanto possibile la firma del TTIP prima che la UE si disintegri irrimediabilmente.
        In modo da passare sotto un dominio USA/NATO, diretto e senza mediazioni “europee”, che avrà meno remore a reprimere le future rivolte popolari.

         
  7. Radek il said:

    L’idea di Stati Uniti d’Europa proviene da intellettuali permeati di cultura illuministica in antitesi ad un epoca di intensi nazionalismi.
    Se è così sono proprio le carenze di concretezza storica tipiche dell’Illuminismo ad avere determinato le priorità ed il fallimento conseguente e finale della UE
    Se i fondatori fossero stati permeati da cultura Hegeliana (impossibile in un epoca di nazionalismi se l’obiettivo dei fondatori era di contrastare il nazionalismo) l’Europa sarebbe sorta sulla base della diffusione di massa dello studio della storia passata, per creare le condizioni di un fondo di memoria comune in tutti i futuri cittadini, come è stato per l’edificazione degli stati nazionali.
    Il cosmopolitismo sarebbe stato osteggiato, l’adorazione del migrante preclusa, l’ iperliberismo impedito, il protezionismo ed il dirigismo economico prassi comune.
    In un certo senso il fallimento della UE per assenza di radici è legato all’accidens della situazione storica.
    Radek

     
    • Ythoccor il said:

      Studio della storia passata? A quanto pare in Italia l’unico argomento che realmente interessa diffondere è la “shoah”. Tutto il resto è negletto e gli storici di mestiere si selezionano per casta/censo e ortodossia.

       
      • Radek il said:

        Infatti. Ma al “tempo” dello stato nazionale – non per caso – la storia era materia di grande rilievo.
        saluti Rdk

         
  8. canaglia il said:

    volevo segnalare una stupenda e quanto mai illuminante intervista rilasciata dal Super-hero, degno della Marvels, Marietto Monti, che ho visto ieri sui tg Rai. Brevemente minaccia – in stile assolutamente mafioso – il povero dead man walking Cameron. Mi ricordo le frasi: “Cameron ha commesso un grave errore, ha indetto il referendum solo per risolvere i problemi suoi interni… un’iniziativa sbagliata di questo tipo ha un costo… ci sarà da pagare un prezzo…” etc etc
    A me suona come che l’ex PM o qualcuno del suo sconsigliato entourage non debba salire su troppi aerei prossimamente… barcolleranno questi aerei? le dimissioni non bastano affatto, l’èlite è super-incazzata
    Insomma, c’è del movimento interessante in questi giorni, i media non riescono a filtrare e impostare tutte le news come bisogna, e quindi scappano ai soggetti protagonisti (piacevolmente per chi ama leggere le vere sfere di cristallo come me) dichiarazioni e intenti dettati da scarsa freddezza, che sono cioè veritiere di quello che è il pensiero elitario. Pura aria fresca per me, e pane anche per questo sito. Complimenti per le sue sempre lucide analisi!

     
  9. Guido il said:

    Siamo perfettamente d’accordo dal punto di vista storico-sociale. Dopo vent’anni di balle sull’Europa, ci siamo ritrovati 26 Stati in cattive acque ed uno stato egemone, con tutti i parametri su: la Germania.
    Questo era un ragionamento elementare: se hai ventisette aziende (gli Stati) che fanno le stesse cose, e le riunisci in una unica azienda, i manager (la commissione UE) taglieranno i rami secchi di tutte le aziende, soprattutto periferiche, e concentreranno le risorse nella azienda migliore e logisticamente più posizionata nel cuore del mercato: la germania. E’ quello che è successo, ed era assolutamente prevedibile.
    L’illusione che potessimo diventare tutti uguali ai tedeschi è altrettanto caduta. nessuno può competere coi tedeschi. Quindi, o abbracci il quarto reich, o esci.
    Nell’articolo non è approfondito un problema fondamentale: le legge della Borsa.
    Come sapete, la Borsa è condotta essenzialmente dal popolo eletto. Quindi obbedisce alle sue leggi. Andiamo nella Bibbia: Mosè predisse al faraone sette anni di vacche grasse e sette anni di vacche magre. Giusto?
    Era il principio regolatore dell’economia dell’Agricoltura di tre millenni fan. Ma il principio è stato oggi adattato alla Finanza. Come funziona?
    Funziona così: avrai, come allora, Sette anni di vacche grasse, ma i sette anni di vacche magre, devono essere sostituiti da UN SOLO ANNO.
    Slo in questa maniera,l’uomo economicus, si formerà la convinzione che la Borsa sale sempre , ed acquisterà fiducia nell’acquisto dei titoli.
    Bene. Questo è il presupposto.
    Perciò vi dico che l’OTTAVO ANNO DOVEVA ESSERE L’ANNO DEL CROLLO.
    Infatti: Crolli : 1987 Crollo di Wall Street per la crisi russa -1994 Fine della Prima guerra del Golfo. – si sale per SETTE ANNI fino al settembre 2001- Crollo delle Torri- Si sale di nuovo per SETTE ANNI fino al 2008 e si crolla nuovamente nel settembre 2009 (ottavo anno – fallimento lehman) – Si sale nuovamente per sette anni fino al giugno 2016 . QUINDI QUESTO ERA GIA’ SEGNATO COME L’ANNO DEL CROLLO. Che puntualmente è arrivato grazie al Brexit. (Altrimenti avrebbero trovato una altra strada).
    Perciò, dopo questo anno, possiamo stare tranquilli fino al 2023. ATTENZIONE: NEL 2024 ci sarà un altro CROLLO BORSISTICO!!!.
    Ci volete credere? Se non ci volete credere, pazienza. Verrete a deporre un fiore sulla mia tomba.(Se non nel 2024 almeno nel 2032).
    Quindi, può darsi, che le menti del sistema , siano state “fregate” dalla minoranza del popolo eletto che ha segretamente manovrato per il brexit, occasione ghiottissima per effettuare il crollo necessario delle borse.
    E’ come quando si gioca a carte. Sono cinquantadue. Se nè danno sempre a prezzi crescenti. Quando tutte le carte del mazzo o quasi sono state distribuite, occorre creare un crllo, e riprendersele mano a mano, finchè avrete in mano di nuovo tutte le carte. Poi ricominciate distribuire…..

     
    • Federico Dezzani il said:

      Concordo che la borsa viva di bolle cicliche; ci può stare anche una ricorrenza ogni sette anni. Ma, vorrei sottolineare due punti:
      1. il popolo eletto, se lo prende talvolta nel sedere come tutti gli altri, vedi Madoff
      2. la fase che stiamo vivendo è unica: capita una volta ogni 70 anni ed è la fine di un super-ciclo.

       
      • Guido il said:

        Madoff aveva ingannato gli stessi membri del popolo “e”. Perciò è stato severamente punito. Non sono cose che si fanno. sI possono truffare gli altri, anzi è consigliabile ed eticamente corretto.
        Sul ciclo dei settanta anni ed il super ciclo, forse potrebbe essere vero. Esiste il ciclo dei 70 anni nelle scuole economiche. Finisce con le guerre mondiali. Perciò spero che non avvenga. Oggi le guerre sono più “articolate”, guerre economiche, guerre climatiche, terrorismo, strategia della tensione, ricatto atomico,ecc..Non c’è bisogno di mandare la carne al macello. Quello si fa ancora nei paesi non sviluppati. Vedremo se non si riforma una prossima bolla nel 2022. Con la finanza che ormai ha comprato tutto il mondo occidentale, ed ha eletto i suoi schiavetti nei posti di potere, vedo difficile che le cose non si risistemino come al solito.

         
  10. Massimiliano Prad il said:

    Spengler, Oswald
    Il tramonto dell’Occidente (1918-1922),
    titolo originale: Der Untergang des Abendlandes.
    Curato in italiano, nell’edizione del 1957, da Julius Evola e, successivamente, nell’edizione nel 1978, che mantiene la traduzione di Evola, curato da Rita Calabrese Conte, Margherita Cottone e Furio Jesi.

    Tra l’ultimo anno del primo conflitto mondiale e l’ascesa al potere del Fascismo in Italia, Spengler scriveva che tutte le civiltà attraversano un ciclo naturale di sviluppo, fioritura e decadenza.
    Per “Abendlandes” [Occidente] si riferiva all’Europa, dove tutto, anche il sole se visto dall’Asia, “muore”.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Finito un ciclo, ne parte subito un altro. L’Occidente è al “tramonto” dalla Guerra del Peloponneso.

       
  11. Fantastico dicono criticamente che i vecchi hanno deciso x i giovani in uk. Invece i nostri amati Juncker e Schäuble hanno solo 50 anni per gamba. Per me fatti i giusti accordi bilaterali economici l’unica cosa che cambierà sarà un maggiore controllo alle frontiere uk e addio quote immigrati

     
  12. Guido il said:

    Io guarderei con attenzione all’Armenia ed al Nagorno-Karabak. Quell’area da trent’anni in guerra, che snoda l’Asia dall’Europa, come ha sottolineato Federico in un articolo di poco tempo fa.
    Perchè dico questo?
    Perchè il papa ci va in visita. (Mi sembra sia in Armenia a rompere le scatole alla Turchia.(parlando di genocidio). E dove va il papa, succede sempre casino. Non si muove per la religione, ma per motivi politici. (Soprattutto questo, eletto dagli USA, dopo la emeritizzazione di Ratzinger, grazie allo spionaggio delle carte).
    A proposito. Un amico svedese mi ha detto che il papa andrà presto in visita in Svezia per una commemorazione di Lutero.(sic!!!)…Siamo alla follia religiosa o alla politica attiva? Mah…( Anche in Svezia comanda la Massoneria…) .

     
  13. Salvatore Penzone il said:

    Che cosa pensi della proposta che torna a circolare proprio ora che la UE si è indebolita con l’uscita dell’Inghilterra, della costruzione di un esercito europeo. Due, credo, possano essere le possibili interpretazioni. La prima fa riferimento all’uso che di questo esercito si possa fare come strumento per garantire una maggiore coesione dei paesi che restano, una funzione fondamentalmente repressiva. La seconda fa riferimento al fatto che l’attuale debolezza della UE indebolisce la NATO, e la creazione di un proprio esercito darebbe finalmente all’Europa la sovranità nelle scelte geostrategiche. Questa sarebbe una opzione da abbracciare con una certa urgenza data la pressione che gli USA stanno esercitando ai confini della Russia.
    In questo caso l’Unione potrebbe ancora servire.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Quella dell’esercito europeo mi sembra un’idiozia. Il sistema è al collasso finanziario e politico: cosa cambia un comando unificato dei striminziti eserciti europei? Non c’è già la NATO?

       
      • Mihai Podenau il said:

        ciao. c’era una corrente di pensiero (non metaforizzo, ho almeno un riscontro in tempi non sospetti, da ambienti universitari dove si insegna filosofia ma non solo) di mettere a fattore comune le diadi restanti ed allegerire (col Washington consensus, ca va sans rien dire… gli costa e ce lo dicono ogni volta, che spendiamo poco in difesa) lo “sharing”. https://it.wikipedia.org/wiki/Triade_nucleare
        col brexit le cose cambiano, questo pensiero viene costretto ad arretrare… poco piu’ sotto nei commenti han visto giusto: una ridefinizione delle coperture di deterrenza, che si accompagna alle sfere di mercato, energetiche, ecc. ecc.
        la carne da cannone (expendable youth) sarebbe il piano B, per gli gnostici dissulutori necrocultuali (https://en.wiktionary.org/wiki/speak_softly_and_carry_a_big_stick )

         
  14. Mario il said:

    Vorrei un chiarimento. Durante la crisi di Malta, Greca, Spagnola, finanche italiana e francese, le potenze vincitrici della II guerra mondiale, Inghilterra e Usa, hanno fatto di tutto per impedire la loro uscita dall’Ue. E adesso, con un banale referendum, la perfida Albione si ritira con la benedizione degli USA?
    Gatta ci cova, avrebbe detto mia madre.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Si, vabbé: così passiamo al II livello, poi al III poi al IV e così via.

       
  15. Jean il said:

    Siamo sicuri che sia la fine di qualcosa e non l’inizio di qualcos’altro progammato?

    Saluti

     
      • Anna il said:

        Ragazzi ma l’articolo che ho linkato lo avete letto? Mi riferisco al suo contenuto su cui penso valga la pena riflettere. Quella che molti definiscono una scelta scellerata di indire il referendum x lotte interne al partito conservatore in realta’ e’ una scelta ben ponderata per prepararsi agli sconvolgimenti che seguiranno. Ritengo possa essere una delle ipotesi possibili.

         
          • Anna il said:

            Nessun complotto, un modo di leggere gli eventi futuri e di trarne le conseguenze più convenienti.

            P.S. Dopo aver postato questa mattina e fino a poco fa Malwarebytes mi segnalava questo sito come nocivo. Un attacco? Un controllo non farebbe male. Ora ad esempio non riesco a postare con il mio indirizzo mail tradizionale, a meno che tu non me lo abbia bannato:) Ora provo con un altro indirizzo

             
        • Salvatore Penzone il said:

          Certo che se mettiamo insieme gli accordi sull’ Yuan cinese e la richiesta di Israele di adesione allo Shanghai Cooperation Organization (SCO) non possiamo fare a meno di prendere atto del delinearsi, di una strategia di “sganciamento”. L’entrata in campo della Russia ha reso la costruzione di un articolazione multipolare un alternativa concreta. Secondo l’analista russo Mikhail Khazin, l’élite finanziaria è divisa fondamentalmente in tre gruppi, il primo è composto dalle grosse banche e le istituzioni finanziarie, la burocrazia, in generale sia finanziaria che politica, delle varie nazioni (ma non degli Stati Uniti); il secondo gruppo è quello collegato all’élite nazionale degli Stati Uniti che ha in progetto la creazione di un area di libero scambio con l’Europa; il terzo gruppo è quella parte dell’élite finanziaria mondiale, (la parte più grossa e più ricca dell’élite del progetto occidentalista globale) che non è direttamente correlata con gli Stati Uniti le cui basi sono quei settori finanziari del vecchio impero britannico associate di solito con il nome dei Rothschild. A proposito di questo terzo gruppo che presenta anche un forte radicamento in Israele, si prospetterebbe la possibilità, secondo il loro progetto, di suddividere il mondo in blocchi commerciali mantenendo però il controllo su tutti gli interscambi.
          In questo modo si prefigurerebbe una terza possibilità, mediana rispetto all’alternativa tra il progetto mondialista e quello di un mondo multipolare, nella forma di una “schiavitù aperta” perché la struttura che acquisirebbe la presa che l’impero della grande finanza internazionale ha sul mondo ci permetterebbe di mantenere una, seppur limitata, sovranità, diventremmo come i liberti dell’antica Roma, quindi comunque sempre soggetti a un patronus, con “la forma merce” che resterebbe la divinità di riferimento per la coscienza umana che ne uscirebbe sempre e in ogni modo destrutturata.

           
  16. Stefano il said:

    Alla fine penso che Uriel Fanelli avesse ragione quando diceva: “Il complottismo usa i retroscena per spiegare l’evidenza”. Il complottismo è molto utile all’elite finanziaria perchè l’aiuta a farla credere onnipotente. In realtà, a mio avviso, ci sono problemi grossi da quelle parti. Finora le banche hanno azardato perchè erano sicure di un salvataggio statale (quindi a nostro scapito). Ma prima o poi i nodi vengono al pettine. Adesso sono gli Stati con i loro debiti enormi ad essere sotto stress. Quindi l’unica opzione nella prossima crisi sarà quella di nazionalizzare le banche. Tutto il casino fatto in questi anni per liberalizzare a favore del “libero mercato” si brucierà in un batter d’occhio. E poi valli a comandare di nuovo tanti stati indipendenti, con banche e moneta proprie. Sta già emergendo negli Stati Uniti con Trump una nuova politica improntata al neo nazionalismo. E in Italia già si respira un’ aria da resa dei conti.

     
    • Federico Dezzani il said:

      E’ così, Stefano: quelli che fino a ieri credevano il Brexit impossibile, oggi dicono che era programmato!
      E’, in fondo, un’auto-assoluzione: il potere è invincibile ed io, quindi, sono giustificato a non fare un caz**

       
  17. uno di passaggio il said:

    i media stanno spingendo sui giovani aizzandoli contro i vecchi….li vogliono in piazza ? primavere colorate in arrivo ?

     
  18. Cristina il said:

    Complimenti, Federico, come sempre!!
    Scusa se vado fuori tema, ma posso chiederti cosa sta succedendo tra Turchia e Russia? Erdogan chiede scusa a Putin per il pilota ucciso da Ankara, cosa si sta muovendo dietro e quinte? Grazie!

     
    • Federico Dezzani il said:

      A novembre, se non vince la Clinton, Erdogan è finito: persa la guerra in Siria, perso l’appoggio americano, quanto può durare?

       
      • Mi sorprende che Erdogan pensi, anche solo remotamente, che Putin e i russi possano, anche solo remotamente, perdonare quello che ha fatto.

         
  19. Franco il said:

    Certanmente si scatenera’ una guerra con l’intervento NATO in Siria e sara’ molto difficile contenerla.

     
    • Mihai Podeanu il said:

      Rapallo 2. “sopra e sotto il tavolo” come diceva De Ministris colla sua faccia… ci sono sempre, i contatti.
      grazie del link (e dei sottolink), Jean.
      Un po’ di buonumore (visto che chi di Voi aveva i capitali, li avra’ gia’ spostati, come scriveva Federico al momento giusto. Chi come me e’ semplice contribuente monoreddito se ne e’ gia’ fatta una ragione): link http://www.rischiocalcolato.it/2016/06/draghi-non-possiamo-permetterci-non-risolvere-problemi-delle-banche-ora-farlo.html
      “Grazie Brexit?
      Bene e come prevedibile e previsto è arrivato anche il «Whatever it takes» per il sistema bancario Europeo. Mario Draghi ha detto le paroline magiche e siccome la volta scorsa ha fatto quanto promesso il mercato gli crederà.
      Il messaggio è rivolto anche al blocco tedesco che per la verità appare piuttosto scosso e incline al compromesso visto che il rischio di altre uscite è altissimo.
      Che vi dicevo in questi due giorni?
      Non ci sono soluzioni: o le banche europee vengono slavate, o i paesi con i problemi maggiori (cioè l’Italia) non potranno fare altro che nazionalizzare e tornare alla sovranità monetaria. Un Bail-In di massa non è politicamente ne econimicamente sostenibile perchè andrebbe a paralizzare l’economia molto più di un aumento del deficit.
      Ora vediamo: il divoleN sta nei dettagli
      p.s. comuqnue Matteo Renzi ha veramente del “culo”. Salvato dagli inglesi, se la gioca bene ci fa un figurone da Statista. ”

      per contrappasso, sul culo del “Nipotino dell’altra fortunata”:
      http://goofynomics.blogspot.hr/2016/06/renxit-perche-non-votare-pd-per-ora.html
      “Alberto Bagnai19 giugno 2016 07:57
      L’atto di accusa se lo sono scritto da soli. Vorrei però farvi riflettere su un dettaglio, che tu evidenzi. Oggi va punito duramente il PD, che ha svolto un ruolo cruciale nell’attuazione di un programma imposto dai mandatari delle grandi banche creditrici (soprattutto attraverso l’azione politica e non di garanzia di Napolitano). Va fatto perché l’unica speranza che abbiamo di veder Renzi difendere il nostro paese è che lui capisca che lo sta perdendo. “Renzi capisca” è una frase impegnativa (certo non perché sia stupido, ma perché capisce quello che deve, quindi il problema è a monte). Comunque, buona parte del programma della Bce venne attuato a stragrande maggioranza, in certi casi con meno di dieci voti contrari. E quindi è come dici tu: siamo stati traditi, spesso per conformismo e ignavia, da un’intera classe politica (anche se chi era ed è in cabina di regia è un dettaglio non banale).”

       
      • pynchon7 il said:

        chiedo scusa…
        grazie per i link…
        ma non ho capito questa frase:
        “per contrappasso, sul culo del “Nipotino dell’altra fortunata””…
        potrebbe spiegarmela?
        la ringrazo molto

         
  20. Konrad Strauder il said:

    Caro Federico, scrivo questo piccolo commento un mese circa dopo il tuo articolo. E in questo mese di cose ne sono successe, e tutte pessime. Quindi oltre ad aver scritto un ottimo articolo, hai avuto la “preveggenza” di aver visto con chiarezza i futuri avvenimenti. Tutti criminali, e tutti messi in atto proprio da quelli che non vogliono mollare il progetto fallimentare e distruttivo degli stati uniti d’europa. Il piano Kalergi va avanti spedito creando islamofobia nella maggior parte di quelle persone che non sono in grado di avere la capacità critica necessaria per vedere come ci stanno pigliando per il culo i potenti. Oltre a commettere delle stragi, in nome di un progetto che finirà in un bagno di sangue e in una guerra che vedrà tutti perdenti. E dovremo ringraziare i soliti USA ed Israele.