Volo Metrojet 9268, un attentato e due Paesi nel mirino

 

Sono 224 i morti del volo russo Kogalymavia 9268 schiantatosi nel deserto egiziano del Sinai all’alba del 31 ottobre: gli iniziali sospetti di un attentato terroristico, diffusi nelle ore successive alla scomparsa dell’aereo dai siti vicini ai servizi israeliani, trovano conferma giorno dopo giorno. Mentre Londra e Washington avvalorano la pista terroristica, il Cairo e Mosca si muovono con i piedi di piombo: perché? Affermare che dietro lo schianto del volo 9268 c’è l’ISIS significa imputare le 224 vittime civili ai costi dell’operazione russa in Siria e, parallelamente, minare la credibilità del generale Al-Sisi come garante della sicurezza. I mandanti occulti dell’ennesima strage di innocenti sono però quelle potenze occidentali e mussulmane che attraverso lo Stato Islamico perseguono la balcanizzazione del Medio Oriente e la destabilizzazione internazionale.

La dinamiche dello schianto e le reazioni a caldo

Sabato 31 ottobre 2015. Decolla dall’aeroporto internazionale di Sharm el-Sheikh l’Airbus A321 della compagnia aerea russa Metrojet/Kogalymavia, diretto a San Pietroburgo: a bordo sono 224 persone, incluso l’equipaggio, per la quasi totalità cittadini russi di ritorno dalle vacanze sul Mar Rosso. Dopo circa 25 minuti di volo, appena raggiunto l’assetto di crociera (10.000 metri d’altitudine) risalendo verso nord la penisola del Sinai, l’aereo fa perdere ogni sua traccia.

Trascorrono solo poche ore prima che i suoi resti siano rinvenuti nel deserto del Sinai dove, in seguito alla rivoluzione colorata del 2011 ed alla salita al potere del generale Abdel Fattah Al-Sisi (2013), si fronteggiano le milizie islamiste e l’esercito regolare. È subito evidente che non ci sono superstiti tra gli oltre duecento passeggeri, collocando il disastro aereo tra i più drammatici dell’aviazione civile russa. Le prime truppe egiziane giunte sul posto perlustrando la zona dello schianto, allargando il raggio delle ricerche fino a quindici chilometri1 dal corpo del velivolo: setacciando il terreno sono rinvenuti resti sempre più lontano dal relitto. L’ubicazione delle vittime e dei detriti è poco compatibile con uno schianto al suolo e si affaccia da subito l’ipotesi di un’esplosione in volo.

Immediata parte una cacofonia di voci, ipotesi e illazioni, molte delle quali saranno smentite nelle ore o giornate successive: il pilota prima di partire si sarebbe lamentato con la figlia delle condizioni dell’aereo, il velivolo aveva problemi alla coda, era la stessa compagnia Metrojet ad avere problemi, ma di natura economica, l’equipaggio prima dello schianto avrebbe segnalato ai controllori di volo malfunzionamenti nell’Airbus, addirittura l’anomalia era ad un motore ed era stata segnalata giorni prima, il pilota avrebbe domandato un urgente cambio di rotta e la possibilità di atterrare al Cairo per via di un guasto2, etc.

Emergono velocemente due approcci differenti al disastro aereo: quello russo-egiziano da una parte e quello “occidentale” (la stampa israeliana e quella ruotante nei circuiti Reuters, BBC, CNN, etc.) dall’altra.

Quello russo-egiziano privilegia l’ipotesi dell’avaria e dell’incidente, tanto che le autorità russe il primo novembre escludono ancora ufficialmente la pista terroristica3. Il secondo invece è molto più possibilista sull’ipotesi terroristica e trova credito tra le maggiori compagnie internazionali: Lufthansa, Air France-Klm ed Emirates già il 31 ottobre sospendono i voli sopra il Sinai come misura precauzionale. L’ipotesi che ci sia una sigla terroristica dietro l’attentato non è mai stata considerata peregrina in questi ambienti.

Già, perché una prima rivendicazione dell’ISIS arriva sin dalla mattinata del 31 ottobre stesso, a poche ore dal disastro aereo: è un filmato di trenta secondi che ritrae un velivolo seguito da una scia di fumo nero, stagliato sul cielo azzurro4. Poco importa se il video risulterà essere fasullo: quel che importa è lo Stato Islamico si attribuisca la paternità del disastro aereo, coadiuvato, come vedremo, nella sua propaganda dai soliti siti d’informazione vicini ai servizi israeliani ed angloamericani.

Col trascorrere dei giorni, alcune verità iniziali sono smontate mentre emergono le prima certezze: data l’estensione del raggio in cui sono stati rinvenuti i detriti (20 km), gli inquirenti russi si sbilanciano per verso un’esplosione in volo, l’equipaggio prima dello schianto non ha inviato nessun segnale di soccorso (testimoniando che non ha avuto né il tempo né il modo di lanciare un sos), la compagnia aerea Metrojet/Kogalymavia sottolinea che nessuna imperizia dei piloti o inefficienza può aver causato la disintegrazione in volo del velivolo, riconducendo quindi la rottura dell’Airbus in due tronconi ad “un’azione meccanica esterna all’aeromobile”. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, pur non sbilanciandosi in nessun modo, ammette che nessuna pista è escludibile5.

Sul fronte occidentale prosegue invece rapido l’accavalcarsi di informazioni che premono insistentemente per la pista terroristica. Si avanzano anche ipotesi sul tipo di arma che i terroristi avrebbero potuto impiegare per abbattere l’Airbus della compagnia russa.

Può trattarsi del un missile terra-aria di fabbricazione sovietica Igla SA-186? I depositi libici ne erano pieni tanto che la principale attività dell’ambasciatore americano/agente CIA Chris Stevens, prima di morire nell’assalto del consolato di Bengasi per qualche dissapore con i miliziani islamisti, era proprio quella di coordinare il trasferimento7 dei missili terra-aria SA-7 (alias Strela-2) dai depositi del disciolto esercito libico ai ribelli siriani. Gli Igla SA-18 hanno però un raggio di cinque chilometri, da escludere quindi per un volo commerciale in assetto di crociera come l’Airbus Metrojet. Potrebbe trattarsi di un “Buk” SA-11, capace di colpire velivoli fino a 14.000 metri di quota8? Sembrerebbe impossibile che un ingombrante e complesso sistema missilistico, comprendente anche un’antenna radar, sia finito in Sinai e che qualche tagliagole sappia utilizzarlo.

Poi, sempre da parte occidentale, è un profluvio di notizie che avvalorano la tesi dell’attentato, quasi a compensare la reticenza di Mosca e del Cairo sull’argomento: il 2 novembre l’americana CBS riporta la notizia, trapelata da fonti anonime della sicurezza nazionale, che un satellite infrarossi statunitense avrebbe registrato un lampo di calore al momento del disastro aereo e gli esperti sono all’opera per stabilirne la natura (“One possibility is a bomb, but an explosion in a fuel tank or engine as the result of a mechanical failure is also possible9). Il 4 novembre il segretario di Stato per gli Affari Esteri britannico, Philip Hammond, afferma che, in base alle informazioni disponibili, comprese le rivendicazioni dell’ISIS, è possibile che l’aereo sia stato fatto precipitare intenzionalmente10. Lo stesso giorno stesso, altre fonti anonime della sicurezza americana riferiscono, questa volta alla CNN, che lo schianto è stato prodotto da un ordigno dell’ISIS installato a bordo dell’aereo11. Il 5 novembre “nuove fonti informative” inducono i servizi britannici ad avvalorare l’ipotesi terroristica ed il Regno Unito sospende tutti i voli da e per Sharm el-Sheikh, creando panico tra i 20.000 cittadini britannici in vacanza sul Mar Rosso ed infliggendo un altro durissimo colpo all’industria vacanziera egiziana12.

Nel frattempo in Sud Sudan (un’entità statuale creata da Tel Aviv e Washington per facilitare gli approvvigionamenti energetici israeliani) il 4 novembre precipitata in fase di decollo un altro aereo russo, un cargo Antonov-12, uccidendo 40 persone tra cui l’equipaggio composto da cinque armeni ed un cittadino russo. Una coincidenza?

Il giorno stesso l’ISIS ribadisce la paternità prima con un surreale video13 dove cinque improbabili terroristi con barbe finte, seduti su un prato all’inglese, celebrano l’abbattimento dell’areo russo e promettono nuovi attacchi contro la Russia. Poi è la volta di un enigmatico proclama dove si sottolinea che il Califfato non intende rivelare come l’aereo è stato abbattuto (“Non abbiamo alcun obbligo di spiegare come è stato buttato già. Prendete il relitto e analizzatelo, prendete le vostre scatole nere e analizzatele, e diteci i risultati della vostra inchiesta. Provate che noi non l’abbiamo abbattuto, e come è caduto. Noi preciseremo come è venuto giù nel momento che sceglieremo14.”).

Qual è il criptico messaggio sottostante? La risposta è la seguente15:

IS didn’t want to reveal how it downed the plane for one or multiple reasons, such as keeping investigators in the dark while concealing the group’s tactics or swelling up media attention.”

L’ISIS quindi non vuole svelare le proprie tattiche, per tornare a colpire.

Da dove è estrapolato il virgolettato? Ma ovviamente dal sito del SITE Intelligence Group; l’autrice è nientemeno che la fondatrice della società specializzata nella “caccia” ai terroristi, l’israeliana Rita Katz.

Anche il video fasullo dei cinque jihadisti seduti sul campo da golf che gioiscono per l’attentato è stato “sfornato” dal SITE Group.

A dire il vero, sin dal 31 ottobre, la maggior parte delle notizie che imputano l’abbattimento del volo Metrojet allo Stato Islamico sono di provenienza israeliana. Un caso?

Il ruolo di Israele e le ennesime prove sulla natura “occidentale” dell’ISIS

Sin dalla prima mattinata del 31 ottobre, quando si è scoperto da poche ore che il vettore della compagnia russa si è schiantato nel deserto del Sinai, i siti d’informazione legati ai servizi israeliani non hanno dubbi: è stato l’ISIS. Viaggiano in anticipo di almeno tre o quattro giorni rispetto agli omologhi britannici ed americani che più prudentemente (ma si sa, l’ira spesso acceca le persone) attendono 72 ore per puntare l’indice contro il Califfato.

Il primo tweet del SITE Intelligence Group, all’alba del 31 ottobre, è focalizzato sull’abbattimento dell’Airbus (“#ISIS Sinai Province Claim Downing Russian Air Liner”) e con lo zelo abituale l’organizzazione dell’israeliana Rita Katz ha già scovato, non si sa mai dove, la rivendicazione in arabo della strage.

A distanza di poche ore è un altro sito vicino ai servizi segreti israeliani, Debkafile, da sempre in sintonia con i “falchi” della Difesa di Tel Aviv, a dissipare le incertezze: l’abbattimento dell’aereo è opera del Califfato e la Russia paga il proprio intervento in Siria. Il primo titolo della notizia, velocemente corretto perché molto crudo, al limite del truce, è “Russian Airliner suspected shot down over Sinai – If as likely the Russian airliner with 224 people aboard was shot down over Sinai, then Moscow have begun to pay the price for its air strikes against ISIS in Syria”.

All’interno dell’articolo si legge16:

“Moscow is reluctant to admit that the Islamic State may have chosen to retaliate for the buildup of Russian forces in Syria and Russia ari strikes on its bases in Syria. If the airline was indeed shot down by the Sinai branch of the Islamic State, the Russians are finding that ISIS is fully capable of striking at the least expected place and most vulnerable spot of its enemy.

I russi, in sostanza, stanno scoprendo che l’ISIS può colpirli quando vuole e come vuole, mirando agli obbiettivi più vulnerabili ed impensabili: il Califfato si conferma la SPECTRE che ha sostituito Al Qaida, ormai “logora” dal punto di vista dell’immagine.

Ma cosa sappiamo di questa SPECTRE islamista?

Più volte abbiamo sottolineato nei nostri lavori come l’ISIS viva dal punto di vista mediatico grazie al SITE Intelligence Group e a pochi altri siti legati alla difesa angloamericana; la nascita del Califfato coincide con l’avvio nel 2013 dell’addestramento dei “ribelli moderati” siriani in Turchia, Qatar e Giordania; è il governo filo-saudita di Baghdad che consente nel 2014 a 800 miliziani del Califfato di conquistare la città di Mosul difesa da due divisioni dell’esercito, impossessandosi degli enormi depositi d’armi; sono di provenienza angloamericana i fuoristrada Toyota Hilux su cui si spostano i tagliagole del Califfato; più volte i media iraniani hanno riportata la notizia di aerei inglesi ed americani abbattuti dalle forze armate irachene mentre sganciano armi sulle zone controllate dall’ISIS.

Ci limitiamo quindi ad integrare il quadro con le notizie intercorse dalla nostra ultima analisi: non solo proseguono i rifornimenti “accidentali” all’ISIS da parte di Washington17, ma è notizia recente, apparsa anche sul prudente e composto circuito Rai18, che il 22 ottobre le forze di sicurezza irachene hanno scovato tra i terroristi dell’ISIS, catturati durante i combattimenti, un ufficiale israeliano, il colonnello della Brigata Golani Yusi Oulen Shahak19.

Come abbiamo più volte sottolineato nelle nostre analisi, l’ISIS è una creatura di Washington, Londra a Tel Aviv che attraverso il Califfato perseguono la balcanizzazione del Levante (Iraq, Siria, Libano) e dell’Africa (Egitto, Libia, Algeria e Nigeria). Fomentando il terrorismo, gli odi interreligiosi e interetnici, si mira allo smembramento degli Stati attuali per sostituirli con piccole entità regionali in conflitto tra loro. In questo modo Israele è sgravata da qualsiasi minaccia strategica mentre Londra e Washington (in caduta verticale) rallentano la penetrazione dei concorrenti (Russia e Cina) e boicottano lo sviluppo economico della regione.

Una bomba sull’Airbus della Metrojet piazzata dall’ISIS equivale quindi ad un attentato contro Mosca per mano di inglesi, israeliani ed americani.

Si notino altri avvenimenti, strettamente collegati alla disastro aereo in Siria. Il 31 ottobre, mentre il vettore della Metrojet si schianta nel deserto del Sinai, i media israeliani riportano la notizia che i caccia israeliani hanno lanciato il primo bombardamento aereo in Siria da quando Mosca ha dispiegato le sue forze: a essere colpite sono due istallazioni dell’Esercito Arabo Siriano e di Hezbollah20.Il giorno prima, il 30 ottobre, il presidente Barack Obama ha autorizzato per la prima volta il dispiegamento di truppe americane in Siria (50 uomini delle forze speciali) per “combattere” l’ISIS21. Il messaggio che l’establishment militare israeliano ed americano inviano ai russi con l’abbattimento dell’aereo è inequivocabile: in Siria continuiamo la nostra guerra sporca e voi non ci fermerete.

Colpendo però in Egitto, gli stragisti hanno preso due piccioni con una fava.

Mosca ed il Cairo nel mirino

L’intervento russo in Siria avviato il 30 settembre 2015 ha impresso, grazie soprattutto all’impiego dei Sukhoi Su-25 e degli elicotteri d’assalto Mil Mi-24, entrambi studiati per il massiccio bombardamento al suolo, una svolta alla guerra in Siria.

L’Esercito Arabo Siriano, supportato da Hezbollah e dai reparti iraniani, ha ripreso l’iniziativa, nonostante quasi cinque anni di guerra e la continua introduzione di terroristi dal confine giordano e turco. Le forze regolari hanno ottenuto, nell’arco di un mese, importanti successi ad Homs e, soprattutto, ad Aleppo, seconda città del Paese e cuore industriale, commerciale e culturale: qui è in corso un’offensiva per riconquistare le zone occupate dall’ISIS, coll’impiego dei nuovi armamenti arrivati dalla Russia22.

L’impegno di Mosca a fianco dell’alleato siriano è sempre stata fonte di guai per il Cremlino: gli occidentali, gli israeliani e le monarchie del Golfo non hanno mai digerito che Vladimir Putin ostacolasse i loro piani destabilizzatori.

Nell’estate del 2013 il principe saudita Bandar bin Sultan, capo dei servizi segreti di Riad, si reca in visita a Mosca e durante un colloquio23 con il presidente Putin gli lascia intendere che i sauditi potrebbero vendicarsi dell’appoggio russo a Damasco attivando i terroristi ceceni durante i Giochi Olimpici di Sochi: si dice che Putin si sia infuriato.

Nel dicembre 2013, quando manca poco meno di un mese all’apertura delle Olimpiadi invernali, due kamikaze si fanno esplodere rispettivamente alla stazione ferroviaria di Volgograd e su un bus di linea, ancora nell’ex-Stalingrado, per un totale di 31 vittime. Putin riesce a garantire lo svolgimento in sicurezza della manifestazione ma a metà dei giochi deve incassare il golpe in Ucraina e la cacciata del presidente Viktor Yanukovych (22 febbraio 2014), rovesciato ricorrendo all’organizzazione Gehelen (Settore Destro) gestita dalla CIA.

Seguono la riannessione russa della Crimea e le sanzioni occidentali: da allora è un crescendo di tensione tra la NATO e la Federazione Russa.

Putin è perfettamente conscio, quando nel settembre del 2015 lancia l’intervento militare in Siria, che la sua decisione scatenerà l’ira di angloamericani ed israeliani: tenta di rabbonire l’establishment di Tel Aviv studiando “un meccanismo” per prevenire i conflitti tra i due Paesi durante un colloquio a faccia con il premier israeliano Benyamin Netanyahu24, il 21 settembre. Le repentine vittorie di Damasco ed il perfezionamento del contratto25 con Teheran per consegna dei missili S-300, rompono l’intesa dopo poco più di un mese: è l’attentato dell’ISIS al volo Metrojet.

Ora, perché il Cremlino è così restio ad ammettere la matrice terroristica del disastro aereo? Per due motivi: primo, sarebbe un’implicita ammissione di debolezza, ossia di non riuscire a garantire la sicurezza dei cittadini russi. Lo si è visto con le bombe a Volgograd: subire un attacco contro obbiettivi civili fa male. Secondo, se fosse validata l’ipotesi dell’attentato islamista, le 224 vittime del volo andrebbero imputate all’intervento militare in Siria, nuocendo sia alla popolarità della missione che dello stesso Putin (il cui personale indice di gradimento ha peraltro toccato l’89,9% sull’onda dei raid contro l’ISIS, nuovo record).

C’è poi il luogo dello schianto, ossia l’Egitto. Perché non colpire un obbiettivo civile a Volgodrad o Grozny? Era più pratico dal punto di vista operativo compiere l’attentato a Sharm el-Sheikh? No, con la bomba sull’aereo dei turisti russi di ritorno dal Mar Rosso è stato sferrato un doppio colpo: uno alla Russia e l’altro all’Egitto, ferito nella strategica industria del turismo.

Come abbiamo infatti più volte evidenziato nelle nostre analisi, la caduta del generale Abd al-Fattah al-Sisi, che incarna il modello nazionalista-conservatore contrapposto a quello islamista-rivoluzionario che si cerca di diffondere sin dalla “Primavera Araba”, è una priorità per gli angloamericani e gli israeliani.

La penisola del Sinai svolge in Egitto la stessa funzione assolta in Siria dai confini giordano e turco: è la zona da cui sono introdotti i miliziani dell’ISIS con annesso equipaggiamento affinché destabilizzino il Paese. Si ricordi che il Sinai è bagnato dal Canale di Suez, su cui il generale Al-Sisi ha investito molto con i recenti lavori di ampliamento, ed ospita all’estremo sud diverse località balneari, fonte di lavoro e valuta straniera: il rilancio del turismo è stato non a caso uno dei cavalli di battaglia di al-Sisi durante le presidenziali del 201426, dopo la forte crisi coincisa con la rivoluzione colorata del 2011 e l’avvento al potere della Fratellanza Mussulmana (l’apporto del turismo al PIL è crollato tra il 2007 ed il 2013 dal 30% all’11%).

Non c’è dubbio che l’attentato al volo Metrojet e la notizia che i 20.000 turisti inglesi a Sharm el-Sheikh saranno rimpatriati con due aerei militari C-17 della Royal Air Force 27, mettano a durissima prova i tentativi di Al-Sisi di stabilizzare il Paese. Il generale al-Sisi, conscio che i suoi piani per ricostruire l’Egitto saranno puntualmente frustrati dagli ardori islamisti-rivoluzionari di Londra e Washington, si è progressivamente staccato dall’orbita americana per avvicinarsi a quella russa.

Gli sforzi per isolare e destabilizzare l’Egitto sono condotti senza sosta: è ormai chiaro che la deflagrazione dell’autobomba al consolato italiano dell’11 luglio 2015 (che a suo tempo definimmo un’intimidazione mafiosa contro la presenza politica ed economica dell’Italia) sia da collegare alla scoperta del più grande giacimento di gas del Mediterraneo, annunciata a distanza di un mese dall’ENI. Una riserva di 850 mld di metri cubi di metano, capaci di rendere l’Egitto autosufficiente per 20 anni a parità di consumi energetici: è uno stravolgimento degli assetti regionali che, paradossalmente, indebolisce il Cairo per via delle implicazioni che la scoperta comporta per la sicurezza di Israele.

Cosa contempleranno le prossime mosse per rigettare l’Egitto nel caos? Considerato che l’orizzonte degli eventi subisce ormai alterazioni a scadenza mensile, non bisognerà attendere molto per saperlo.

Concludendo, si può dire che la situazione internazionale di oggi si è ribaltata dall’ultimo dopoguerra ad oggi: allora era l’Occidente il garante dell’ordine mondiale, mentre l’Unione Sovietica soffiava sul fuoco della decolonizzazione, finanziando guerriglieri e movimenti terroristici nel Terzo Mondo. Oggi abbiamo la Russia ed alcuni Paesi in via di sviluppo (Egitto, Algeria, Iran e Siria) che lavorano per la stabilizzazione del Levante e del Nord Africa, mentre “l’Occidente” è assurto a principale sponsor del terrorismo, delle pulizie etniche e del caos.

Il sistema occidentale costruito sul triangolo Londra-Washington-Tel Aviv è marcio fino al midollo: prima di implodere, c’è però l’alta probabilità che trascini negli abissi tutta la comunità internazionale.

 

tweetsite

debka

 

1http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Aereo-russo-precipitato-corpi-sparsi-per-chilometri-Compagnie-aeree-sospendono-la-rotta-sul-Sinai-298a9ed2-e74e-4a63-baf5-df3b682e509c.html

2http://www.iltempo.it/esteri/2015/11/01/airbus-russo-precipita-nel-sinai-1.1474341

3http://www.theguardian.com/world/live/2015/oct/31/russian-passenger-plane-crashes-in-egypts-sinai-live

4https://www.youtube.com/watch?v=U8-5lo191p8

5http://www.repubblica.it/esteri/2015/11/02/news/schianto_aereo_metrojet_fonti_confermano_nessun_sos_da_pilota_-126454145/

6http://www.theguardian.com/world/live/2015/oct/31/russian-passenger-plane-crashes-in-egypts-sinai-live

7http://uk.businessinsider.com/us-syria-heavy-weapons-jihadists-2012-10?r=US&IR=Thttp://uk.businessinsider.com/us-syria-heavy-weapons-jihadists-2012-10?r=US&IR=T

8http://www.corriere.it/esteri/15_novembre_02/aereo-caduto-sinai-metrojet-rottura-volo-esclude-avaria-stampa-russa-come-lockerbie-c209182e-8149-11e5-8d6e-15298a7eb858.shtml

9http://www.cbsnews.com/news/satellite-detected-heat-flash-at-time-russian-plane-went-down/

10http://www.bbc.com/news/world-middle-east-34728901

11http://edition.cnn.com/2015/11/04/politics/us-isis-planted-bomb-russian-plane/

12http://www.bbc.com/news/uk-34724604

13https://news.siteintelgroup.com/Jihadist-News/fighters-in-is-ninawa-province-celebrate-downing-of-russian-plane-in-sinai.html

14http://www.askanews.it/esteri/isis-ribadisce-rivendicazione-abbattimento-aereo-russo-nel-sinai_711650579.htm

15http://news.siteintelgroup.com/blog/index.php/categories/jihad/entry/401-assessing-is%E2%80%99-claim-of-responsibility-for-the-russian-plane-downing-in-egypt

16http://www.debka.com/article/24987/Russian-airliner-with-224-people-aboard-believed-shot-down-by-missile-over-central-Sinai

17http://www.ilgiornale.it/news/mondo/usa-hanno-paracadutato-accidentalmente-armi-e-munizioni-alli-1189678.html

18http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-70366234-7bfa-4e06-9e67-a46fd27781fc.html

19http://english.farsnews.com/newstext.aspx?nn=13940730000210

20http://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.683394

21http://edition.cnn.com/2015/10/30/politics/syria-troops-special-operations-forces/

22https://www.youtube.com/watch?v=or7dvL8jW1Q

23http://en.alalam.ir/news/1551009

24http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2015/09/21/siria-netanyahu-in-missione-da-putin_71391bbf-49bb-4d34-aef1-08bf49515350.html

25http://www.reuters.com/article/2015/11/02/us-russia-iran-missiles-idUSKCN0SR1IM20151102#j3bjVmuJuFJG0Uio.97

26http://www.lastampa.it/2014/05/06/esteri/laffondo-di-al-sisi-contro-gli-islamici-colpa-loro-se-i-turisti-se-ne-vanno-hRAHYI5i882k77ZXCMFf7O/pagina.html

27http://www.agi.it/estero/notizie/sospesi-decine-di-voli-su-sharm-decine-di-migliaia-i-turisti-bloccati

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10 thoughts on “Volo Metrojet 9268, un attentato e due Paesi nel mirino

  1. Il titolista dell’articolo scritto dall’americanissimo corrispondente di La Stampa da New York oggi non si perita di scrivere: “Washington preoccupata: il blitz di Putin in Siria alza il livello dello scontro”.
    Nella foga propagandista, Washington sembra trascurare però alcuni elementi importanti.
    Primo: è di cattivo gusto, si direbbe ogni limite di decenza, attribuire indirettamente la responsabilità della morte di centinaia di civili innocenti per ritorsione alle scelte di politica militare di un capo di stato. Sarebbe come addossare ai partigiani la colpa delle decimazioni dei civili per rappresaglia commesse dai plotoni nazisti.
    Secondo: che cosa significa la frase: “alza il livello dello scontro”? Le conseguenze logiche paradossali di questa espressione sono in agguato; Washington se ne è accorta?
    Se il livello oggi si alza, significa che prima era basso. Ovvero: si riconosce che una spesa di circa 2 milioni di dollari per l’addestramento di ogni terrorista moderato aveva finora sortito un livello di contrasto basso e inefficace?
    Inoltre: se si rileva un collegamento diretto tra le ritorsioni dell’ISIS e il livello di contrasto all’ISIS, ciò significa che è stata quella dell’aviazione russa la prima azione militare di fronte alla quale l’ISIS ha sentito di dover davvero reagire? Mentre prima bastava all’ISIS la diffusione qualche snuff movie di prigionieri giustiziati?
    Ancora: la considerazione suggerisce un rapporto tra livello di azione e livello di reazione. Ciò significa che se finora l’ISIS si limitava a contabilizzare l’uccisione di due o tre soldati americani, le 224 vittime del volo Metrojet 7K9268 attestano che in confronto l’intervento militare della coalizione americana era di entità quasi insignificante?
    Terzo: chi gli scrive, a Washington, questi titoli? E con quale intelligenza e considerazione dell’intelligenza dei lettori vengono riportati con tanta solerzia dai titolisti dei nostri giornali nostrani?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Come non capirli: tra tutta la banda (USA, GB,Francia, Qatar, Israele, Saud,Turchia) avranno speso una decina di mld per mettere a ferro e fuoco la Siria. Molti poi si sono giocati tutto il residuo capitale di immagine….

       
  2. ajeje_brazorv il said:

    grande il dezza come sempre …. Federico volevo un tuo parere sul sito what does it mean ….si ne dice di tutto e di più … Lattanzio lo usa come fonte un giorno si e l altro pure … don Chisciotte sono convinti che è un sito dei servizi americani … per te chi sono? dove hanno i server ? ma sopratutto danno news troppo ” dal di dentro” , cioè news da servizi … tu che ne pensi ? chiedo venia per l’ off (the map) topic… un saluto

     
    • Federico Dezzani il said:

      Lo leggo per la prima volta: scenari di fondo credibili, notizie incredibilmente approfondite, troppo approfondite (il numero degli agenti CIA catturati dal SVR russo in relazione al volo 9268, etc.). Due possibilità: tante balle mischiate alla verità, oppure un sito con effettive entrature nei servizi. Al lettore la scelta. Personalmente resto agganciato alle dinamiche geopolitiche di fondo: sbagliare è difficile e corri che meno rischi di incontrare uno “squilibrato” per strada.

       
  3. Finchè non si farà luce sugli avvenimenti delle Torri, e forse i russi hanno qualche atout in mano, perchè dissero a caldo che si trattò di un “colpo di Stato”, non si arriverà allo smascheramento di questa guerra sotterranea che procede ormai da quindici anni.
    ISIS, potrebbe essere un acronimo di Is Is..rael. E tutto sarebbe più chiaro…..

     
    • Spumeti il said:

      Ma mi sembra evidene che l’attacco alle torri gemelle è un caso lampante di falsa bandiera! Non solo: io aggiungerei anche che Pearl Harbor in realtà è stata colpita da aerei dei servizi segreti americani dipinti con i contrassegni giapponesi. Infine, si sa che gli USA non sono mai stati sulla Luna, e che tutto fu girato in uno studio cinematografico della CIA appositamente costruito. Il regista era Kubrick, come si può agevolmente capire dal maglione con il razzo indossato dal bambino in Shining. Altro? Vogliamo parlare anche delle scie chimiche?

       
  4. ajeje_brazorv il said:

    spumeti le fasce di van Allen spumeti, e non chiamarle scie chimiche , col suo nome geoingegneria ormai lo sanno tutti , lo dicono anche loro , sul sito del dipartimento di stato USA hanno scritto che il mous è un arma per la guerra , senza il particolato spruzzato i droni cadono in testa a spumeti