Renzi verso la sconfitta referendaria. Cosa aspettarsi?

All’avvicinarsi del referendum costituzionale, Giorgio Napolitano è tornato in campo, chiedendo di mettere fine “all’assurdo stato di belligeranza” sulla consultazione: si tratta di un disperato tentativo di depoliticizzare un appuntamento su cui Matteo Renzi, sicuro della vittoria, aveva scommesso tutto solo pochi mesi fa. La trappola del plebiscito, sì o no sulle politiche dell’esecutivo, è però scattata e l’alta probabilità  di una bocciatura della riforma rischia di scatenare uno choc persino maggiore della Brexit. Nei circoli euro-atlantici serpeggia il panico: l’appello dell’ambasciatore John Phillipps a sostenere il “sì” segna l’inizio della campagna per ribaltare l’esito della consultazione: dopo i brogli alle presidenziali austriache e l’omicidio della deputata Jo Cox, c’è da aspettarsi di tutto.

Renzi nella trappola del plebiscito

Un’accusa che alcuni osservatori rinfacciano giustamente all’Italia è l’eccesso di esterofilia: è l’abitudine, assai diffusa tra la classe dirigente nostrana ed i cosiddetti “intellettuali”, a considerare l’Italia propaggine dell’Occidente, eternamente alla ricorsa delle grandi tendenze che nascono e maturano in Europa e negli Stati Uniti. Così, anche quando l’Italia si colloca all’avanguardia di una corrente storica e culturale, quasi nessuno se accorge, proprio come sta avvenendo in queste settimane.

Il nostro Paese, infatti, è attualmente la punta di diamante del processo che, iniziato in Europa subito dopo l’introduzione dell’euro, si è allargato agli Stati Uniti d’America, schiudendo scenari fino a pochi anni impensabili, come l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Si tratta della ribellione del popolo contro le élite, che sta scuotendo le fondamenta dell’Occidente: è un sommovimento di massa contro la finanza onnipotente, contro l’immigrazione senza freni ed il politicamente corretto, contro la globalizzazione selvaggia, contro l’impoverimento della classe media a vantaggio di una sparuta minoranza, contro le prevaricazioni di quella oligarchia che siede ora negli uffici di Bruxelles, ora nel consiglio d’amministrazione di Goldman Sachs (ne sa qualcosa l’ex-commissario europeo José Barroso).

Dopo aver a lungo riposto le speranze nei successi del Front National, nella bocciatura olandese all’accordo di associazione tra UE ed Ucraina, nelle fortune di Alternativa per la Germania, nell’annullamento delle presidenziali austriache, nella clamorosa vittoria della Brexit, è giunta, finalmente, l’ora dell‘Italia, che riacquista la sua centralità europea ed internazionale: questa volta gli altri staranno alla finestra e spetterà loro uniformarsi alle nostre decisioni. Grandi banchieri ed euro-burocrati, BCE ed FMI, Washington e Berlino, si arrovellano in attesa che l’Italia si esprima, perché la posta in gioco è alta, altissima: travalica i confini nazionali ed abbraccia l’intero sistema euro-atlantico.

Ci riferiamo, ovviamente, all’imminente referendum costituzionale, così temuto che è stato posticipato il più possibile e tutt’ora non se ne conosce la data (da collocarsi, ad ogni modo, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre).

Sinora nessuno ha esplicitato meglio le paure che serpeggiano tra l’oligarchia atlantica che il premio Nobel Joseph Stiglitz, economista che, come Paul Krugman, occupa l’ala sinistra dello schieramento accademico foraggiato dall’alta finanza. Intervistato a fine agosto in occasione della presentazione del suo ultimo libro, Stiglitz ha affermato1:

L’Italia costituisce un grande rischio. Molti stanno lavorando affinché Matteo Renzi desista dalla sua promessa di dimettersi se il referendum fallisce (…). C’è un argomento per convincerlo a non tenere il referendum e cioè dire che la Brexit ha portato a un cambiamento radicale del dibattito sul futuro della democrazia in Europa, e che dobbiamo esaminare nuovamente quelle questioni (…) La mia sensazione è che per tutti coloro che vogliano evitare un risultato disastroso, la necessità primaria è quella di fare marcia indietro. Altrimenti ci dirigeremo verso un altro cataclisma”.

Cancellare il referendum, previsto dalla Carta, sulla riforma della Costituzione stessa?

Non c’è alcun dubbio che il pensiero sia balenato nella testa di Matteo Renzi, di Giorgio Napolitano e di Barack Obama, ma a tutto c’è un limite: si tratterebbe di una forzatura istituzionale persino più grave del golpe con cui Silvio Berlusconi fu spodestato nel 2011 e più clamorosa della manovra, tutta extra-parlamentare, con cui si defenestrò Enrico Letta per installare “il rottamatore” a Palazzo Chigi. Si renderebbe evidente che qualsiasi consultazione, non solo può essere sovvertita nei meandri dei palazzi, ma addirittura cancellata se sgradita alle élite.

E poi Matteo Renzi si è troppo speso, ha investito troppo capitale politico, per tornare sui suoi passi: la macchina è stata messa in moto e nessuno, ormai, può più fermarla.

Nessuno, certo, si aspettava nella primavera del 2016, quando la riforma Boschi è approvata in Parlamento a colpi di maggioranza, che all’avvicinarsi del referendum i sondaggi assegnassero ai “no” un vantaggio di otto punti percentuali2: si era accarezzata, è vero, all’inizio del 2016 l’idea di sbarazzarsi preventivamente del “premier cazzaro” a causa degli scarsi risultati ottenuti sul piano economico e di qualche insofferenza anti-austerità (ne erano seguite le polemiche di Renzi contro gli “illuminati” e si era rinvangato il golpe del 2011, convocando addirittura l’ambasciatore americano, coll’obiettivo di scongiurarne uno nuovo), ma, alla fine, tutto si era ricomposto.

Accettando incondizionatamente le direttive euro-atlantiche su Libia, caso Regeni e vincoli di bilancio, Matteo Renzi era riuscito a conservare la presidenza del Consiglio, benché fosse chiaro a tutti, e specialmente alla City inglese, che la sua stella si stesse appannando: il grande rilancio, nei calcoli del premier, avrebbe dovuto essere proprio il trionfo del “sì” al referendum sulla riforma costituzionale.

È la fase del “se perdo il referendum sulle riforme lascio la politica3, quando la certezza di una vittoria senza difficoltà, induce il premier a personalizzare al massimo l’appuntamento referendario, così da ricevere quell’investitura popolare che non ha mai avuto (il suo ultimo bagno elettorale risale alle comunali di Firenze del 2009!) e rilanciare l’azione di governo fino alle legislative del 2018. L’azzardo del premier, trasformare cioè il referendum in vero plebiscito sulla persona, un sì o un no come nel regime bonapartista, si fonda sulla presunzione che l’elettorato voti positivamente attratto dagli aspetti più “anti-politici” della riforma, su cui non si smette di porre l’accento: è la diminuzione del Senato, ridotto a ruolo consultivo, da 315 a 100 membri, il taglio delle indennità parlamentari e l’accorpamento dei servizi di Camera e Senato, sufficienti, insiste l’esecutivo, a risparmiare 500 € annui (50 €mln, secondo gli addetti ai lavori).

Il connotato antipolitico della riforma, “la rottamazione del Senato”, è in verità uno specchietto per le allodole, utile soltanto ad accattivarsi l’elettorato e spingerlo verso il “sì”: ciò che preme a Matteo Renzi, a Washington, a Bruxelles ed ai potentati economici che tirano i fili del sistema (le varie JP Morgan, Goldman Sachs, etc.) è invece l’abolizione del bicameralismo perfetto, abbinata ad un legge elettorale, l’Italicum, che consenta la piena governabilità al partito di maggioranza relativa, anche qualora non superasse il 20-25% del corpo elettorale.

Sia ben chiaro: l’oligarchia finanziaria non è interessata alla stabilità degli esecutivi ed alla semplificazione dell’iter legislativo per il bene dell’Italia. La ratio della riforma costituzionale è, invece, garantire la governabilità di un Paese strategico per l’eurozona e gli equilibri mediterranei, nonostante le politiche d’austerità e l’impoverimento incessante della società, evitando così uno scenario simile alla Spagna dove da otto mesi si cerca invano di formare un esecutivo. Il Fondo Monetario Internazionale stima infatti in vent’anni il periodo di tempo necessario all’Italia per raggiungere i livelli occupazionali pre-crisi4: una depressione economica così lunga da rendere indispensabili governi semi-autoritari che, pur non godendo di consensi non superiori ad un quarto dell’elettorato, attuino anno dopo anno le “riforme strutturali” di impronta neoliberista.

È questa la chiave di lettura per interpretare la presa di posizione di JP Morgan contro le costituzioni del sud Europa, scritte dopo la caduta dei regimi fascisti e di ostacolo, secondo il colosso di Wall Strett, per una maggiore integrazione europea5.

Se, come facilmente prevedibile, l’abolizione del bicameralismo perfetto è l’ultimo pensiero degli italiani negli attuali frangenti, neanche che lo sfoltimento dei senatori scalda il cuore degli elettori: l’unico messaggio lanciato dal premier che attecchisca, malauguratamente per lui, è quello del plebiscito sul governo.

Agli italiani si presenta l’occasione imperdibile di esprimere un sì od uno sul governo Renzi: il referendum costituzionale, da passeggiata tutta in discesa, degenera in un incubo per l’esecutivo man mano che catalizza tutto il malessere dell’elettorato: fiscalità alle stesse, crisi economica senza fine, disoccupazione, risparmi volatilizzati, immigrazione selvaggia. Il referendum è un’inaspettata opportunità di ribellione, uno strumento a disposizione dell’elettorato per esprimere tutto il proprio disprezzo verso la classe dirigente italiana e le oligarchie di Bruxelles, responsabili delle condizioni sociali sempre più precarie.

A metà giugno, dopo la spia d’allarme accesa dalla clamorosa sconfitta del PD a Torino e Roma, circolano le prime voci che Renzi intenda rinunciare alla dimissioni anche in caso di vittoria del “no”; la Brexit e la conseguente caduta di David Cameron, accelerano il processo di “depersonalizzazione” del referendum: qualsiasi sia l’esito della consultazione, sostiene ora Renzi, niente elezioni anticipate; gli dà manforte Maria Elena Boschi, che ha prestato il nome ed il leggiadro volto alla riforma: “Con referendum non si decidono sorti del governo o del Pd”6. La reazione, però, è troppo tardiva e superficiale perché la percezione che ha l’elettorato del referendum, un plebiscito sul governo Renzi e sulle sue politiche, possa cambiare: la fine del rottamatore, “the last hope for the Italian elite” secondo il Financial Times, incombe.

Dopo il clamoroso referendum olandese che ha bocciato l’accordo di associazione tra UE ed Ucraina, l’annullamento delle presidenziali austriache vinte con la frode dall’europeista Alexander Van der Bellen, ed il referendum inglese che ha sancito l’uscita di Londra dall’Unione Europea, la caduta di Renzi rischia di assestare il colpo di grazia ad un’impalcatura, quella euro-atlantica, sempre più fragile e malconcia. Che piega pretenderà la campagna referendaria nell’attuale contesto politico, sempre più torbido?

La vittoria del “no”: uno choc da evitare a qualsiasi costo

Per afferrare la portata del referendum costituzionale, bisogna comprendere qual è la vera funzione di Matteo Renzi e qual è l’effettivo stato di salute dell’economia italiana, peso massimo dell’eurozona: solo così è possibile quantificare l’impatto della probabile vittoria del “no”.

Matteo Renzi, pur avendo un profilo più simile a Silvio Berlusconi che a Mario Monti (i suoi patrocinatori sono i neocon ed Israele ed è probabile una sua vicinanza/affiliazione al Grande Oriente di Francia, mentre “il professore” e Mario Draghi sono espressione dell’establishment liberal ed appartengono alle più blasonate logge inglesi ed americane), è stato in questi ultimi due anni l’agente dell’alta finanza, incaricato di attuare, camuffate col graffiante concetto della “rottamazione”, le stesse ricette della Troika applicate in Grecia: deregolamentazione del mercato del lavoro (Job Acts), svalutazione interna (deflazione), privatizzazioni (da Poste Italiane a Enav) ed apertura ai grandi capitali (vedi la posizione dominante assunta da JP Morgan nel dossier Mps).

La sua caduta, quindi, sarebbe equiparabile alla prematura fine di Mario Monti, alla caduta di Antonis Samaras ed alle disgrazie di Mariano Rajoy: sarebbe un colpo all’establishment difficile da incassare. È sintomatico che, nelle ultime settimane e specialmente dopo la Brexit, le cancellerie si siano prodigate per valorizzare il profilo “da statista” di Renzi, dopo averlo a lungo ignorato: si parte dal vertice di Berlino con Merkel e Hollande a fine giugno, e si termina con la visita alla Casa Bianca di metà ottobre, passando per la trilaterale di Ventotene.

Il quadro è poi complicato dalla situazione economica dell’Italia, capace, a differenza della Grecia e della Spagna, di provocare l’implosione dell’eurozona nel caso che la crisi si incancrenisca ulteriormente: la sofferenza bancarie ammontano a 200 €mld, il debito pubblico ha sfondato il 140% del PIL in base ai vecchi criteri statistici, i prezzi sono saldamente in territorio negativo e diversi indicatori, come il persistente calo della produzione industriale, lasciano presagire che la tanto annunciata crescita si stia involvendo verso l’ennesima recessione.

Date queste fosche premesse, la vittoria del “no” al referendum e la conseguente caduta di Renzi, hanno discrete possibilità di innescare uno choc europeo, capace di spingere il processo di disintegrazione dell’Unione Europea all’ultimo stadio e produrre un forte instabilità geopolitica in un Paese, l’Italia, indispensabile a Washington per il controllo del Mediterraneo. “Referendum, l’allarme negli Usa e in Europa: quel voto pesa più di Brexit” titolava la Repubblica a metà agosto7.

Entrano quindi in campo a sostegno del “sì” al referendum quelle figure che ancora sperano nella sopravvivenza dell’Unione Europea e chi, invece, è soprattutto interessato alla permanenza a Palazzo Chigi di Matteo Renzi, in quanto fedele esecutore delle direttive angloamericane.

Alla prima categoria appartiene Giorgio Napolitano che, nonostante i 91 anni, è tornato in campo a sostegno del “sì”, chiedendo alle forze politiche di porre fine alla “guerra sul referendum costituzionale”: è il timore che la bocciatura della riforma Boschi dia, dopo la Brexit, un secondo colpo alla traballante costruzione europea che spinge l’ex-presidente della Repubblica a difendere la riforma Boschi, mentre, al contrario, non si nasconde un certo fastidio nei confronti di Renzi, colpevole di “politicizzazione e personalizzazione del referendum”.8

Alla seconda categoria, quella cioè interessata cioè soltanto alla sopravvivenza politica di Renzi perché a quella della UE ha ormai rinunciato, appartiene l’ambasciatore statunitense John R. Phillips, che col suo intervento a gamba tesa in favore del “sì” alla referendum, ha scatenato un vespaio di reazioni politiche. Nel suo ragionamento (“Il no sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia. l’Italia deve garantire di avere una stabilità di governo”) non c’è traccia d’Europa: ciò che preme a Washington e soltanto la permanenza di Renzi a Palazzo Chigi, indispensabile per la totale subalternità italiana alla politica mediterranea della NATO.

Chiunque abbia seguito negli ultimi mesi l’evoluzione del contesto internazionale, sempre più torbido, sa che queste prese di posizione segnano solo l‘inizio di una campagna per modificare l’esito elettorale. Al sostegno di Brexelles per il candidato europeista Alexander Van der Bellen, seguirono i brogli alle presidenziali austriache; all’appoggio di Barack Obama al premier inglese Cameron ed al “remain”, seguì l’omicidio della deputata Jo Cox, un vero atto di guerra psicologica per influenzare l’esito del referendum; ed al sostegno di Washington e dell’oligarchia europea alla riforma Boschi, cosa seguirà?

Il piano sarà già stato concordato con l’ambasciata di Via Vittorio Veneto e, plausibilmente, farà ricorso al consueto terrorismo finanziario con cui, dai tempi dell’assalto al Sistema Monetario Europeo del 1992, gli anglomericani sono soliti influenzare la politica italiani. All’approssimarsi del referendum, i titoli bancari, non protetti dallo scudo della BCE, saranno mandati a picco, lasciando presagire scenari “alla greca” nel caso di vittoria del no: risparmi in fumo, conti bloccati, code ai bancomat, commissariamento da parte della Troika.

Tuttavia, considerata la posta in gioco (“Referendum, l’allarme negli Usa e in Europa: quel voto pesa più di Brexit”), non è escludibile che si giochi molto sporco, ricorrendo, come in Inghilterra con l’omicidio Cox, al classico terrorismo per influenzare l’opinione pubblica: è significato che a luglio l’Europol abbia segnalato l’Italia tra i possibili obbiettivi dell’ISIS9 e la recente decisione di inviare un contingente di 300 uomini in Libia si presta facilmente a giustificare un “attentato islamista” sul suolo nazionale.

L’unica sicurezza è che le settimane che ci separano del referendum costituzionale saranno infuocate: ci può consolare pensando che, dopo aver per lungo tempo riposte le speranze negli elettori francesi, austriaci, tedeschi ed inglesi, l’Italia è finalmente in prima linea nella ribellione dei popoli contro l’élite mondialista.

banche referendum

1http://www.huffingtonpost.it/2016/08/22/stiglitz-italia-caduta-eurozona_n_11649100.html

2http://www.affaritaliani.it/politica/referendum-no-avanti-di-otto-punti-sondaggio-choc-a-palazzo-chigi-440149.html

3http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-01-12/renzi-se-perdo-referendum-riforme-lascio-politica-113815.shtml?uuid=AC570M8B

4http://www.repubblica.it/economia/2015/07/27/news/fmi_disoccupazione_italia_crescita_ripresa_economica-119920186/

5https://culturaliberta.files.wordpress.com/2013/06/jpm-the-euro-area-adjustment-about-halfway-there.pdf

6http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/boschi-con-referendum-non-si-decidono-sorti-del-governo-o-del-pd-_3029321-201602a.shtml

7http://www.repubblica.it/politica/2016/08/17/news/referendum_costituzionale_allarme_usa_ue-146115431/

8politicizzazione e personalizzazione del referendum

9http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Europol-non-prove-isis-dietro-ultimi-attacchi-lupi-solitari-spesso-malati-mentali-4ac7046a-d749-4fa6-9e14-87b95efda4b1.html

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42 commenti su “Renzi verso la sconfitta referendaria. Cosa aspettarsi?

  1. Augusto il said:

    Spero che i partidari del NO, di destra che di sinistra; non si lascino intimidire.
    Intanto diamo questo messaggio chiaro ai signori di Washintong e Bruxelles; poi, eventualmente, si potrá davvero rivedere per mezzo di una “Costituente” la nostra costituzione.

     
    • IL CANE DI ALCIBIADE E IL REFERENDUM DI RENZI
      Totò: amici…più si avvicina il 4 dicembre, fatidica data in cui si svolgerà il Referendum sulla riforma costituzionale voluta dal Presidente del Consiglio Renzi, mi riesce difficile comprendere la strategia seguita da Renzi e dai suoi consiglieri in tutta questa operazione.
      Marco: a che proposito? Potresti spiegarci meglio il tuo pensiero?
      Totò: ovviamente l’oggetto della mia riflessione è stato la “Riforma costituzionale. Spiego meglio, così come richiesto dall’amico Marco, il mio pensiero. Vedete…quando penso agli esodati, cioè a persone che in una notte si sono trovati per anni e anni senza stipendio e senza pensione, a seguito della Legge Monti/Fornero, mi chiedo perché a Renzi sia mancato quel piglio decisionista che invece ha sfoderato nell’imporre al Parlamento le sue modifiche costituzionali lasciando di fatto ai margini dell’agenda politica il tema esodati.
      Totò: per non parlare del problema del “debito pubblico” che continua ad aumentare così pericolosamente da essere diventato un vero e proprio drago capace di ingoiare tutti i nostri risparmi.
      Ennio: e con l’immigrazione, di fatto fuori controllo, come la mettiamo?
      Giacomo: quelli evidenziati dagli amici sono tutti problemi da far tremare i polsi anche al più avveduto uomo politico. Eppure se Il nostro Presidente Renzi ha messo al primo posto della sua azione politica proprio la Riforma Costituzionale un motivo ci sarà. Quale sarà? Prof. Vezio l’altro giorno abbiamo iniziato ad affrontare questo tema, ma non abbiamo trovato una risposta a questo interrogativo sulla quale trovare un consenso più o meno unanime; lei, che sicuramente si sarà fatta un’idea dell’operazione renziana, ci può illustrare il suo pensiero?
      Vezio: vedete amici miei….è da qualche giorno che sono alla ricerca di precedenti storici capaci di rendere comprensibile l’operazione renziana . Ebbene l’ho trovata in un personaggio della Grecia antica di nome Alcibiade.
      Alcibiade, vissuto tra il 450 e il 404 a. C. fu protagonista della vita politica e militare ateniese durante la II^ fase della “guerra del Peloponneso”. Le notizie che abbiamo di lui ci vengono fornite principalmente dallo scrittore Plutarco che, oltre a descriverlo come politico capace di simulare e dissimulare, gli attribuisce un’arte tutta particolare nell’accalappiare le persone, capace, com’era, di cambiamenti più radicali e rapidi di quelli di un camaleonte.
      Tra gli episodi capaci di evidenziare la sua personalità basterà ricordare che una volta mentre teneva un pubblico comizio la gente rumoreggiava in segno di dissenso per la sua azione politica. Non riuscendo a calmarla chiede ai suoi consiglieri di portargli sul palco il suo cane. Persistendo il dissenso chiese che gli portassero anche una forbice con la quale non esitò a tagliare la coda del cane. Un’azione che suscitò l’ira dei presenti. Quando i suoi gli chiesero ragione dell’azione, fu lui che di rimando ribatté chiedendo loro perché la gente continuasse a rumoreggiare così tanto, e quando gli risposero che quel taglio era stata un’azione orribile rispose così: “se la gente è così impegnata a parlare della coda del mio cane vuol dire che ha smesso di criticare la mia gestione della cosa pubblica ed era questo il mio obiettivo che, a quanto pare, è stato pienamente raggiunto. Per quanto riguarda il cane fatelo medicare immediatamente qui sul palco e riportatelo a casa” .
      La sua azione politica nel corso della “Guerra del Peloponneso” si caratterizzò per la sua intrinseca contraddittorietà e spregiudicatezza: in un primo tempo rivolta ad accrescere la potenza di Atene che non esitò a tradirla in un secondo momento per favorire la rivale Sparta. Non esitò infine ad allearsi con i Persiani contro le stesse Sparta e Atene. Un uomo che viene ricordato per aver illuminato la sua Atene di una luce tanto brillante quanto fatua. Non a caso con la sua azione politica contribuì non poco a condurre Atene alla rovina e al suo definitivo declino politico e culturale.
      Giacomo: prof. Vezio…
      visto che Renzi per far approvare la modifica di ben 47 articoli, nelle centinaia di votazioni svoltesi nelle due Camere parlamentari, non ha esitato minimamente ad avvalersi di decine di maggioranze diverse tra loro;
      viste le riflessioni svolte dagli amici e la sua ricerca, così felicemente azzeccata, di precedenti storici nell’azione politica del nostro Presidente Renzi;
      le chiedo, ricordando la dottrina di Giovan Battista Vico denominata “Corsi e ricorsi storici”, se possiamo dire che dopo 2400 anni ancora una volta la storia si ripete.
      Vezio: hai detto bene.
      (Dai dialoghi svolti al Circolo della Concordia)
      gcastronovo.blogspot.it

       
  2. Maurizio il said:

    A meno di un cataclisma di Stiglitz fuori scala Richter, il “capitale estero” avrebbe cmq l’occasione per finire di spolparci manu finanziaria. Anche perché forse siamo un pò troppo all’avanguardia: abbiamo in casa un fenomeno unico e su misura come il M5S (i post dedicati di Dezzani sono magistrali), ma non ci possiamo contare.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Il “no” è trasversale: raccoglie consensi tra tutti i partiti, compreso il PD!

       
  3. Maurizio il said:

    Sapendo che andrebbero poi gestiti il dopo “no” e il probabile cataclisma, questa felice “elite” trasversale annuncia oggi di essere per il “no” perché è realmente determinata a smacchiare il leopardo finanziario e a traghettarci, bruciacchiati ma ancora interi, nel mondo inesplorato ma inevitabile del dopo euro? Non sarà che mira, all’italiana, solo a un compromesso interno sui contenuti dell’Italicum?

     
  4. Willy Muenzenberg il said:

    Nel Paese accanto al nostro che ci divertimmo a ridurre a piccola provincia, col rinvio del voto per motivi ridicoli si è superato il livello che uno dei nostri chiamerà ‘delle banane’, ad indicare in realtà la considerazione che avevamo e abbiamo degli abitanti di quei Paesi: scimmie. Ora tocca a Roma. Dove controlliamo tutto, tranne il popolo. In cerca di aiuto il popolo guarda alla cupola di S. Pietro. Spiacenti. Nuovo Papà Buono. Una specialità. Chi dice siano i migliori politici italiani? Ecco.
    Il referendum è tutto il resto sono rinviati sine die. Dalla Scozia arriva un signore che ha un’antica missione da compiere. Si fa chiamare Donaldo. Come L’altro era Rolando. Si è alleato con Roma, che adesso ha sede a Mosca. E con Pechino. A Zurigo si respira un’aria come non accadeva da 9 secoli. Sul l’altra sponda, poco sopra Betania, idem. Non era Paolo, di Tarso: Siria?

     
    • marcus butler il said:

      ma che stai a di’? una frase di senso compiuto in un discorso dotato di un filo logico la riesci a mettere insieme?

       
      • Mi spiace x te e per quanti hanno messo pollice verso, Willy è cristallino in quello che dice e da prova di collegamenti impensabili dei quali poi cercando si trova riscontro.e’ proprio così Roma è a mosca….chi cerca trova..
        Grazie Willy ho appreso più cose dalle tue frasi sparse che da anni di studi.

         
        • marcus butler il said:

          guarda non metto assolutamente in dubbio che questo signore ne sappia qualcosa in piu’… ma la forma con cui esprime le cose e’ tremendamente confusionale e lascia molto a desiderare in quanto a chiarezza espositiva. se poi si e’ fan degli oracoli di delfi denoantri allora, be’, basta dirlo che mi metto anche io a dire frasi sconnesse… saluti

           
          • La forma confusionale è voluta, non credo gli interessi che tutti capiscano, sa che alcuni sanno di cosa sta parlando, e altri andranno a verificare, e per gli altri pace…spiacente niente oracoli, ma fatti concatenati tra di loro…. buona sera sig. Marcus

             
          • marcus butler il said:

            mi dispiace, ma a forme confusionali volute ho sempre preferito argomentazioni esaustive ed esposizione dotata di un nesso logico. Chi si affida al sincretismo informativo riflette la pochezza e la superficialità intellettuale della società italiana odierna. Dispiace che proprio in un blog dove ci si rifugia per trovare connessioni logiche e deduzioni interessanti su eventi dell’oggi, si debbano ancora leggere interventi di commentatori che non sanno mettere una virgola al posto giusto, o, peggio ancora, comporre un paragrafo che sia uno. Arrivederci e cari saluti sig Lucy

             
          • roxgiuse il said:

            se non interessa che tutti capiscano eviti di scrivere in un blog che per sua natura è una condivisione di conoscenze. Ci sono luoghi più “essoterici” nei quali parlare tra chi intende.

             
      • luigiza il said:

        @marcus butler

        Se Lei con capisce i commenti di Willy Muenzenberg é un problema suo.
        Io li capisco benissimo come li capiscono anche coloro che sono attenti alla cronaca, conoscono la Storia recente ed anche passata.
        Insomma il Willy non é un fesso.

         
      • Mihai Podeanu il said:

        federicodezzani.altervista.org: il primo blog “autopulente”. Ci avreste pensato? Complimenti, Federico. Quanto postavo anni fa incollando l’esperienza e le verifiche dell’altro blogger di Erkrath, ha avuto conferma un’altra volta. Ti son piaciute le scansioni dal Gaja? ciao

         
  5. premesso che il referendum è passaggio ineludibile per l’approvazione della riforma, non avendo egli ottenuto in Parlamento la maggioranza dei due/terzi dei voti prevista per ogni modifica costituzionale… sottopongo alla vs attenzione la seguente dichiarazione rilasciata ieri sera nell’ambito di apposito dibattito organizzato presso Festa Unità di Bologna.

    saluti

    Referendum: Renzi, quello che e’ giusto fare lo tengo per me

    ‘Dimissioni in caso di no? Ho tolto questo argomento dal tavolo’ (ANSA) – BOLOGNA, 15 SET – “Pensavo che quella frase fosse un atto di responsabilita’, in estate tutto il Pd mi ha detto di non parlarne piu’ perche’ l’argomento stava oscurando il dibattito referendario: quello che sia giusto fare lo tengo per me, ma dico che questa riforma puo’ rendere l’Italia piu’ agile”. Cosi’ Matteo Renzi, al dibattito con Carlo Smuraglia sul referendum, ha risposto al moderatore Gad Lerner che gli chiedeva conto delle sue dichiarazioni secondo cui, in caso di vittoria del no, avrebbe lasciato il governo. “Io – ha detto Renzi – credo negli italiani, ma ho detto questo argomento lo tolgo dal tavolo e continuero’ a non parlarne”. (ANSA).

    NES 15-SET-16 22:34 NNNN

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ha tolto l’argomento dal tavolo, ma troppo tardi! Ormai nella mente di tutti il referendum è un voto su Renzi e sul governo.

       
      • Germano il said:

        E se alla fine fosse proprio quello il suo obiettivo, ovvero essere fatto fuori da un popolo che è inutile governare (non so chi l’aveva detto :-))?
        Dopotutto quello che doveva fare l’ha fatto o almeno manca pochissimo, giusto qualche settimana.

         
  6. Quella della riforma per un esecutivo forte da noi non è una rivoluzione. Al contrario: è una fissazione.

    Se il presidenzialismo, il semipresidenzialismo o il cancellierato fossero la nuova forma costituzionale decisa da un’assemblea costituente, la soluzione potrebbe essere anche accettatabile, e accettata dalla maggioranza. Ma questo coinvolgimento della maggioranza non piace. Al contrario, il suo controllo è esattamente ciò che propugnano quelle minoranze che fanno dell’accrescimento del potere e del timore della sua riduzione le emozioni centrali della loro annoiata esistenza. Quei valorosi capitani d’industria che, quando non sanno più come produrre valore, passano senza battere ciglio all’estrazione di valore. Non sia mai che tocchi di vendere la casa a Sankt Moritz e che si finisca col dare bocconcini scadenti ai carlini; pensiamo a quale vergogna.

    Le politiche di estrazione di valore presentano però un inconveniente. Mentre le fasi di produzione richiedono la collaborazione attiva del ceto medio, quelle di estrazione abbisognano della sua condiscendenza passiva. Ma quando si tira troppo la corda, le persone incominciano a tirare la cinghia. Prendono coscienza, si organizzano. Nascono movimenti di protesta: si ritorna a parlare di socialismo.

    Ecco che allora, puntuale come una cambiale, il nostro creditore principale suona il campanello e convoca gli opinion leaders del momento a casa sua. Una piccola folla si presenta all’ingresso dell’ambasciata statunitense a Roma. L’evento veniva un tempo replicato a Parigi. Che gli invitati siano di destra, di sinistra o di centro, poco importa; anzi, la miscela che si è rivelata vincente è proprio quella del mix.
    La storia politica italiana è costellata da personaggi come Randolfo Pacciardi, Giorgio Galli, Francesco Cosentino, che dal momento in cui mettono su carta e pubblicano le loro idee sul rafforzamento del governo, incominciano a ricevere cartoncini di invito a rinfreschi all’ambasciata statunitense. La quale, dalla pubblicazione nel 1975 del programma politico The Crisis of Democracy, di Huntington, ha capito in modo inequivocabile chi comanda davvero in America e che cosa vuole. Adeguandosi opportunamente al nuovo corso politico. Così, nel corso del rinfresco, un gentile addetto lascia intendere che i tramezzini che tanti apprezzamenti hanno ricevuto possono essere anche più riccamente farciti, se soltanto si condivide un obiettivo comune. Sponsor degli eventi: un consorzio di proprietari di aziende, tra le quali negli anni ’70 brilla il marchio Lockheed. Oggi invece? Lo stesso.

    Dichiara l’immarcescibile Pieczenik al talk show radiofonico di Alex Jones: qualunque presidente si voti negli Stati uniti, l’Italia «è da sempre nelle mani della destra repubblicana, e Renzi non fa differenza. La riforma costituzionale in atto non è che il compimento di un percorso iniziato a metà degli anni Sessanta». Il copione c’è da tempo: la sceneggiatura risale agli anni ’60-70. Dopo tanti provini, abbiamo finalmente trovato in Italia l’attore più adatto al ruolo. Un ragazzone che sembra uscito direttamente da Happy Days e che si presenta agli incontri ufficiali canticchiando We Are the Champions. Quale interprete migliore?

    La politica del tramezzino tuttavia non sempre si rivela vincente, quando il pane scarseggia nei forni. Si corre il rischio di fare tanti sforzi per essere un giorno incoronato re, ma di scoprire che il destino che ci attendeva era quello di Maria Antonietta.

     
  7. Antonello S. il said:

    Il referendum sta anche pesantemente incidendo sulla vicenda MPS, in particolare mi riferisco alla defenestrazione del precedente A.D. Fabrizio Viola sostituito da Marco Morelli, già operante con l’istituto senese e coinvolto in qualche maniera nella scottante vicenda legata all’Antonveneta.
    Sembra che gli analisti di JP Morgan la banca d’affari Usa, consulente di Mps dal giugno scorso, che in tutta questa vicenda ha assunto un ruolo sempre più preponderante, sulla base di uno studio attuato da Goldman Sachs, si siano convinti della necessità di rinviare il piano di salvataggio di MPS a dopo il voto sul referendum, temendo che un eventuale vittoria del “no” possa compromettere pesantemente tale progetto, facendo riaffiorare i timori sul sistema creditizio nazionale in generale e su quello dell’istituto senese in particolare.
    Viola si è opposto a questo rinvio con ragionevolezza, perchè il rispetto dei tempi previsto in tabella avrebbe costretto Renzi a forzare l’approvazione positiva del piano, quindi evitando un coinvolgimento diretto degli obbligazionisti, prima del referendum.
    Ora invece, con tutti i ritardi previsti dagli iter amministrativi, si parlerà di rilancio MPS molto probabilmente agli inizi del 2017, cioè a giochi fatti.
    E’ assolutamente certo che questa situazione, questa spada di Damocle del MPS, possa essere usata per condizionare il voto dei circa 60.000 obbligazionisti subordinati dell’Istituto (oltre ai componenti delle loro famiglie), ma anche di quello di tutti coloro che in qualche maniera ruotano con interessi sostanziosi intorno al sistema bancario nazionale.
    E’ del tutto prevedibile che all’indomani dell’annuncio riguardo la data del referendum, cioè subito dopo il CdM del 26 settembre, assisteremo ad un lento ma costante declino dei valori bancari.

     
  8. l’Italia è finalmente in prima linea nella ribellione dei popoli contro l’élite mondialista.
    Con noi ” in prima linea” ” Lorsiggnori ” non correranno rischi . Noi , “i piu’ grandi perditori della storia” per dirla con fantozzi , “perderemo” anche questa 🙁

     
    • Federico Dezzani il said:

      Purtroppo questa mentalità è molto radicata in Italia: è frutto di secoli di dominazione straniera e papalina.

       
      • appunto , e “il problema e’ tutto nostro” come ben spiegato dal grande MDL qui

        http://marcodellaluna.info/sito/2016/09/17/sergio-e-golia-perche-i-leaders-italiani-servono-gli-stranieri/

        Perche’ gli italiani servono gli stranieri in quanto SONO SECOLI che servono ( benissimo) cosi’ il loro ” particulare ” .. In italia “la mamma dei traditori (e/o servi)e’ sempre incinta” perche’ alla prova dei fatti da noi tradendo e/o servendo SI FA CARRIERA ( vedi ciampi , 🙂 ) .

         
        • Germano il said:

          Non è che gli Italiani non esistono, ed ognuno cerca di avvicinarsi al proprio ordine naturale?

           
      • ed è rafforzata dal profilo dei nostri governati:

        Roma, 20 set. (askanews) – “L’Italia parla con tutti, dialoga con la Russia è un ponte con l’Africa, ma l’Italia da sempre considera gli Usa il miglior alleato. Credo che la presidenza Obama abbia rafforzato questo legame e ci auguriamo che gli Usa proseguano su questa linea”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi da New York in un punto stampa dopo aver ascoltato il discorso di Barack Obama all’assemblea generale dell’Onu.

         
        • “L’Italia parla con tutti, dialoga con la Russia è un ponte con l’Africa, ma l’Italia da sempre considera gli Usa il miglior alleato.”

          Non sarà anche per via dell’occupazione militare in corso? Quante sono le basi USA incistate sul nostro territorio? Possiamo davvero millantarlo come nostro, quel territorio?

          Anche di questo, temo che siano troppi coloro che devono prendere coscienza di qualcosa di cui, chissà perché, si tende a non parlare mai. Per i mezzi di (in)formazione di massa quelle basi sembrano non esistere. Ricorda le famose affermazioni secondo le quali la mafia non esiste…

           
      • Vorrei far presente che, almeno formalmente, “papalino” e “straniero” implicano concetti sovrapponibili. Troppo spesso le nostre dirigenze fingono di ignorarlo, ancor più troppo spesso lo ignorano effettivamente i loro sottoposti. Prendere coscienza, agire di conseguenza.

         
  9. Alberto il said:

    Analisi come al solito corretta però credo che, come si è già avuto modo di scrivere in questo blog, il vero problema siano gli italiani, come in Grecia lo sono stati i greci.
    Mi spiego meglio. In Grecia si è assistito alla più grande farsa sulla sovranità popolare e sulla cosiddetta capacità di autodeterminazione di quelle che una volta erano nazioni, rispetto alla dittatura finanziaria in cui vive tutto l’occidente. L’anno scorso la Grecia era il luogo in cui si sarebbe potuta disfare l’Europa delle banche se mai il popolo avesse rifiutato le misure della Troika, da li sarebbe partita la rivoluzione che avrebbe disgregato la UE! Cosa è successo? Il compagno Tsipras, nel cui nome si sono riconosciuti fior di intellettuali nostrani candidandosi addirittura nella ridicola lista alla europee, dopo aver fatto fuoco e fiamme contro la Troika, l’Europa e la Finanza Globale, dopo aver ottenuto in un referendum popolare il rifiuto dei greci alle misure europee ha proseguito nella distruzione per conto terzi di quella che è stata la culla della civiltà mediterranea! Avete ancora sentito parlare di Grecia e di Tsipras? Avete ancora sentito qualche cosiddetto intellettuale nostrano sproloquiare sulla bellezza della via greca alla UE? Non penso che sia tanto importante capire se Tsipras fosse e sia un uomo della finanza mascherato da leader della sinistra, l’importante è cosa è successo! Non bisogna tanto guardare nel merito ma piuttosto chi sono gli attori, come in Grecia i finti “rivoluzionari” ed in Italia i fautori del NO. La composizione del Fronte del NO è talmente varia e contraddittoria che qualora anche vincesse si potrebbe ripetere appunto lo scenario greco, ovvero vittoria del NO ma nulla cambia ed anzi le cose peggiorano.
    Una piccola divagazione sulla Carta Costituzionale. Personalmente ritengo sia una raccolta di banalità frutto di un periodo storico ben preciso, un documento che rientra in quei dogmi che partendo dall’antifascismo e passando per la resistenza, arrivano …….alla pace nel mondo!.
    Per curiosità sono andato a leggermi alcune carte costituzionali del passato e del presente, per citarne un paio quella di Weimar del 1919 e quella della Repubblica Islamica dell’Iran. La costituzione di Weimar pur essendo di circa trent’anni più vecchia della nostra conteneva già fondamentali paletti democratici. Quello che è successo dopo lo sappiamo! Quella iraniana è la Costituzione di uno Stato teocratico e quindi è basata sui precetti dell’Islam , eppure non si possono non apprezzare i suoi principi di giustizia e di difesa delle minoranze.
    In conclusione si potrebbe parafrasare Pino Daniele affermando “ogni Costituzione è bella a mamma soja”

    Tornando agli scenari possibili, quelli previsti sono sicuramente plausibili visto anche l’impegno delle cancellerie straniere, però vi potrebbe essere anche una situazione “Gattopardesca” ovvero vince il NO e nulla cambia.
    Renzi non si dimette (per sua scelta o più probabile perché i suoi datori di lavoro lo vogliono li) la vita politica e sociale prosegue con le solite schermaglie anche perché sicuramente le cose il Libia peggioreranno, magari la minaccia islamica ci colpirà più da vicino, le banche saranno in forte difficoltà, etc. etc. Oppure Renzi si dimette ma per i motivi sopraesposti non si potrà andare ad elezioni e si tirerà fuori dal cappello un nuovo ”Leader” che ci condurrà nella difficile situazione mondiale. Infine lo scenario che spero proprio non si verifichi, renzi di dimette e si va ad elezioni e vincerà l’unica forza nuova e fresca che gode di appoggio popolare, e nel giro di pochi mesi avremo la replica di Tsipras.
    In ogni caso tra le finte schermaglie politiche si proseguirà con la macelleria sociale, tagli alla sanità ed alla scuola, privatizzazione dei servizi pubblici redditivi quali acqua, trasporti urbani energia. Credo che giovi ricordare che è vero che la riforma costituzionale del titolo quinto toglierebbe agli enti locali poteri su assets essenziali a favore dello Stato centrale, ma è anche vero che nonostante il referendum si sia pronunciato chiaramente, la gestione dell’acqua non sia mai diventata veramente pubblica.
    In conclusione credo e spero che vinca il NO però non credo che questo sposti di un millimetro le cose.

     
  10. Nell’ultimo vertice di Bratislava pare che Renzi si sia messo a tuonare contro le élite europee, tuttavia sembra più una mossa per accattivarsi le perdute simpatie degli italiani che una reale presa di posizione nei confronti di un blocco di potere che fin ora l’ha sostenuto e incoraggiato. In altre parole Renzi cerca di riguadagnare consenso recitando la parte dello statista, ma ormai i panni di servendo fedele delle oligarchie sono difficili da dismettere anche per chi, come Renzi, è abituato a sparare grosse.
    Che ne pensa Dezzani?

     
  11. Credo che il problema vero sia l’elezione del Presidente USA.
    Da quello dipende il futuro dell’Europa e dell’Italia renziana.
    Se vince Clinton, tutto resta come prima. Il MPS applicherà o meno il bail-in, l’Italia ecc…
    Se vince Trump, tutta l’organizzazione USA che pontifica desso in Europa, può saltare.
    Trump non crede nella globalizzazione. E’ un palazzinaro, e cercherà di spendere nelle costruzioni, ponti, strade, muri di 10.000 Km. ecc…In pratica, parerà lo sgonfiamento della bolla finanziaria di wall street, che sale da 8 anni, e che crollerà dopo le elezioni, in qualunque caso, sia che vinca Clinton che Trump, con la svalutazione del dollaro, stampato in quantità industriali per il rifacimento del paese reale, e con i lavori pubblici, alla Roosvelt del 1935.
    Se vincesse Clinton, avremmo guerra in Iran e crisi in Ucraina.
    Sono due strade. Con Trump ci si salva, con la Clinton, molto peggio.
    Se Trump lascia in pace l’Europa, si può far ripartire un discorso diverso, perchè cadrebbe anche la Merkel, che è l’alfiere della finanza USA in Europa. Importante anche l’elezione francese in Europa. una vittoria della Le Pen, sarebbe una altra picconata all’Unione. Può darsi che con trump, l’Europa si frantumi. E non è detto che sia una cattiva cosa.

     
    • Ammesso che Trump dovesse vincere le elezioni quanto potrebbe resistere alle pressioni di un apparato che lo detesta dal profondo?
      Non si può essere molto ottimisti sulla circostanza che Trump sia in grado di poter cambiare i connotati dell’attuale apparato di potere Usa, sembra più probabile che saranno loro a “normalizzare” Trump, in qualche modo….

       
      • Maurizio il said:

        Ai “normalizzatori” da 8 anni a questa parte è definitivamente sfuggita di mano l’economia globale. Dunque hanno davanti 3 opzioni: essere normalizzati (asfaltati) dalla geoeconomia (che è ciò che sta accadendo e per cui hanno sempre più fretta), trovare un nuovo equilibrio col resto del mondo (Trump a modo suo dice questo), oppure rovesciare definitivamente il tavolo (guerra totale) per cercare comunque di restare in sella. Quanto li tenti l’opzione C lo dimostra anche l’attacco Usa alla Siria di questo venerdi. Chiaramente fatto per sbaglio.

         
        • luigiza il said:

          @Luca

          Thumb up!

          Però che munifico principe é il nostro creditore principale. Doni e cotillons, ma solo per i più meritevoli dei suoi vassalli.

           
    • Francesca Ancona il said:

      In questi disegni, scenari, futuri di cambiamenti, guerre e caos, avete dimenticato qualcuno, come se non fosse importante, la Russia. Anche la Russia ha il suo disegno, anche la Russia sta premendo per salvarsi, anche la Russia accarezza l’idea bellica, anche la Russia ha il suo sogno ideale, ricostruire l’Unione Sovietica, riprendersi i suoi paesi e anche di più. C’è anche un qualcosa chiamato Eurasia, il progetto opposto al sogno statunitense globale, una forma che a noi Europa starebbe molto meglio. Il mondo multipolare. Ho letto una bellissima intervista ad Aleksandr Dugin, ma non riesco più a trovarla. Comunque, una teoria molto interessante. Una delle tante realtà future

       
  12. hrabal (fu Riccardo) il said:

    I conti non mi tornano… Se ve’ vero che l’America e il suo ambasciatore hanno una grande influenza sulle vicende economiche e politiche Italiane, la loro azione si espleta essenzialmente sulle nostre, spesso sgangherate elite; non controllano, almeno direttamente, il popolo italiano (indirettamente certamente si, attraverso la loro implacabile macchina da guerra che e’ il complesso internettal-holliwooddiano).
    Dunque se apparentemente il messaggio pro referendum sembri essere un invito a chi “conta” a non scherzare col fuoco (proprio come un cortese invito mafioso), il popolo che non e’ il diretto destinatario, puo’ pensarne quello che vuole… e cosa ne pensa>?… in maggioranza credo (non ho dati statistici, ma chissa’ se qualche sondaggio e’ stato fatto) pensino un grande “V…………..” di grilliana memoria… oppure un “fa tutto abbasatanza schifo e questi pure ci vengono a dire come dobbiamo votare…
    Bene… non credo che l’abasciatore parli senza pensare bene quello che ha da dire, e non credo che quelli li su’ siano idioti totali, quindi credo che abbia invitato a votare per il “si” ben sapendo che l’effetto netto sarebbe stato quello di far ulteriormente inferocire il popolo contro il referendum…
    Come sembra (ma abbiamo gia’ visto sorprese) il “no” vincera’, allora Renzi o si dimette, aprendo la strada ad un ulteriore periodo di caos con o senza elezioni, oppure resta ma a quel punto il suo governo sara’ cosi’ debole che dovra’ sottomettersi definitivamente ai dictat dei nostri signori del potere…
    Se ci si guarda intorno tutto sta andando entropicamente verso stati di caos crescenti, la questione e’ se questo e’ un effetto accidentale e non voluto, oppure e’ proprio quello che e’ stato programmato.
    Io credo che il caos sia il “loro” obbiettivo a breve termine, e attraverso il caos la totale sottomissione dei popoli…
    Del resto in Europa uno dei pochi paesi, o forse l’unico, che prova a resistere alla campagna di guerra internazonalista e’ l’Ungheria di Orban che e’ appunto caratterizzata da un governo con un forte appoggio popolare….
    Il popolo in qualche modo conta… bisogna creare le condizioni adatte a farlo contare… e non credo che uno stato caotico aiuti a crearle.

     
  13. Personalmente non sono cosí convinto che questo referendum porti in dote un effetto cosí devastante. Parto dal presupposto che l’establishment non lascerebbe mai al popolo la libertà di poter decidere su una questione cosí delicata. E non sono neanche cosí convinto della genuinità delle dichiarazioni dell’Ambasciatore Usa. Il 5stelle ha fondato buona parte del suo programma sul No al Referendum, e il 5stelle come ipotizzò anche lei Sig. Dezzani, è una propaggina atlantica. Probabilmente nella tornata elettorale si scontrano gli interessi di 2 fazioni, ma nessuna delle due ha in mente di giovare al popolo, bensí ai propri interessi personali.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Gli USA controllano l’intera dialetta politica italiana: maggioranza ed opposizione. Ciò non toglie che di volta in volta scelgano una precisa fazione in base alla loro agenda: all’avvicinarsi del referendum, lo sforzo statunitense di favorire Renzi è chiaro, mentre le quotazioni del M5S sono in evidente calo.