Quella fretta americana di bombardare Sirte…

Ad inizio agosto il presidente Barack Obama ha lanciato una nuova campagna di bombardamenti aerei sulla Libia: 30 giorni di durata e le roccaforti dell’ISIS a Sirte come obbiettivo. Colpire il Califfato, quando l’amministrazione statunitense ne ha coperto per mesi il radicamento nell’ex-colonia italiana, è sintomo che qualche novità è sopravvenuta: si tratta della prima visita a Mosca del generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate del governo di Tobruk. Con il sostegno russo, egiziano e delle tribù fedeli al defunto Colonnello Gheddafi, sono alte le probabilità che Haftar riesca a riconquistare l’intero Paese, deponendo l’esecutivo americano-islamista di Faiez Al-Serraj: Sirte è un nodo strategico per bloccarne l’avanzata. Concedendo le basi siciliane agli USA, il governo Renzi si incammina a cuor leggere verso l’ennesimo disastro mediterraneo.

Bombarda ché arrivano i russi!

Mancano solo pochi mesi all’addio di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, pochi mesi prima che il presidente che ha gettato nel caos il Medio Oriente e l’Europa (coadiuvato dal suo Segretario di Stato, Hillary Clinton) termini il mandato, prima di essere velocemente risucchiato dal cesso della storia. Ci deve essere qualche impellente motivo perché Obama, quasi dimissionario, torni a distanza di quasi cinque anni sul luogo del suo primo delitto, la Libia.

Correva, infatti, l’anno 2011 quando Washington diede il suo decisivo sostegno all’asse franco-inglese (talmente temibile, da esaurire in poche settimane l’intero arsenale di bombe aeree e missili a disposizione) per rovesciare il Colonnello Gheddafi. Ne seguì la brutale uccisione del rais e la rapida, inesorabile, caduta nel caos di quello che un tempo era stato il più ricco Paese africano. Si dice che mancò l’interesse ad assistere i libici nel post-Gheddafi; si dice che alcuni alleati della coalizione se ne lavarono le mani (vedi la recente accusa di Obama a Cameron e Sarkozy di aver trascurato il post-conflitto), favorendo così l’esplosione dell’anarchia: menzogne.

Il caos in Libia è stato scientemente coltivato dagli angloamericani sin dal 2011, così da provocare la frattura del Paese in tre regioni sfruttabili secondo criteri coloniali (Cirenaica, Tripolitania e Fezzani) ed impiegarlo come trampolino di lancio per esportare il terrorismo in tutta la regione (Egitto, Tunisia ed Algeria).

Almeno due sono le tappe salienti del processo di destabilizzazione della Libia post-2011:

In entrambi i casi è facilmente individuabile la responsabilità atlantica: l’accozzaglia di sigle che occupa Tripoli nel 2014 (Fratellanza Mussulmana, Libyan Islamic Fighting Group, etc.), presentandosi come “Alba della Libia”, è il solito islam politico sponsorizzato da Washington e Londra, usando la Turchia ed il Qatar come intermediari. Nessuna azione è intrapresa, infatti, per reinsediare il governo laico regolarmente eletto che fugge nell’est del Paese e, al contrario, si assisterà ad un subdolo processo di legittimazione del governo islamista di Tripoli, culminato con il vertice marocchino del 17 dicembre 2015 a Skhirat, dove i rappresentanti dell’esecutivo di Tobruk siedono allo stesso tavolo dei golpisti di Alba della Libia.

Anche nel caso della comparsa dell’ISIS è palese la supervisione angloamericana: i ripetuti attacchi dell’aviazione di Tobruk contro le navi turche che sbarcano i miliziani del Califfato nelle città costiere di Sirte e Derna e la crescente tensione tra il governo di Tobruk ed Ankara (che culminerà nel febbraio del 2015 con il divieto alle imprese turche di operare in Cirenaica1), dimostra che, come nel caso della Siria, Washington e Londra si servono della Turchia per esportare l’ISIS. Lo sbarco “ufficiale” dell’ISIS in Libia è poi curato dal solito SITE Intelligent Group, attraverso una campagna mediatica talmente martellante da far sembrare quasi imminente un intervento militare italiano nei primi mesi del 2015.

C’è quindi da sorridere quando Barack Obama afferma oggi che la campagna di bombardamenti a Sirte, avviata il primo d’agosto e destinata a proseguire per tutto il mese, sia mirata a debellare l’ISIS . Ma come, Washington vuole distruggere il Califfato che ha sinora coltivato, equipaggiato e protetto?

Ci deve essere un altro motivo se Barack Obama torna a dispiegare droni e caccia sopra la Libia, per di più in piena campagna elettorale, fornendo così un facile assist a Donald Trump che non perde occasione per rinfacciare ad Hillary Clinton la propagaizone del terrorismo islamico durante il suo incarico alla Segreteria di Stato (“In 2009, pre-Hillary, ISIS was not even on the map. Libya was stable. Egypt was peaceful. Iraq was seeing, really a big big reduction in violence. (…). After four years of Hillary Clinton, what do we have? ISIS has spread across the region, and the entire world.” ha affermato il 21 luglio alla convention dei repubblicani).

Quale può essere questo motivo?

Facciamo un passo indietro. Progressivamente si afferma come “uomo forte” del governo nazionalista-laico di Tobruk il generale Khalifa Haftar, sponsorizzato dall’Egitto, dalla Francia e, per un lungo periodo, dall’Italia. Alcuni analisti e commentatori, non si sa se per superficialità o per malizia, definiscono Haftar come “uomo della CIA”, dato il suo ventennale esilio negli Stati Uniti durato sino alla caduta di Gheddafi: in realtà, come già evidenziammo in un’analisi dell’autunno 2014, le dinamiche in atto lavoravano incessantemente per allontanare l’ex-generale di Gheddafi dagli angloamericani. Era scontato che il governo laico-nazionalista di Tobruk andasse presto in rotta con chi sosteneva la Fratellanza Mussulmana e le formazioni islamiste di Tripoli, avvicinandosi, al contrario, alle potenze schierate contro la deriva islamista-terroristica della regione, ossia la Russia.

Le prime manifestazioni anti-americane si tengono a Tobruk già nel febbraio del 2015; nel successivo aprile il premier di Tobruk, Abdullah al Thani, vola a Mosca in cerca di quelle armi necessarie per sconfiggere l’ISIS (il Regno Unito, che sostiene gli islamisti della Tripolitania ed in particolare le milizie di Misurata, è, secondo Al Thani, il più fermo oppositore alla revoca dell’embargo sulle armi in vigore dal 2011); a dicembre, mentre gli USA stanno imbastendo la sceneggiata del “governo d’unità nazionale” coll’unico obiettivo di sancire la definitiva secessione di Tripoli, Al Thani lancia un appello affinché la Russia intervenga militarmente contro l’ISIS.

I rapporti tra Tobruk e Mosca, insomma, si infittiscono, sebbene non si abbia ancora un incontro che formalizzi l’intesa tra il Cremlino ed il generale Haftar, nominato nel frattempo capo delle Forze armate libiche: è chiara, in questa fase, la diffidenza russa verso un ufficiale che, sebbene sia stato formato nelle accademie sovietiche, ha trascorso vent’anni negli USA e le cui possibilità di emergere come “salvatore della patria” sono tutto fuorché scontate.

La svolta, e ci avviciniamo alla decisione di Barack Obama di avviare una campagna aerea di 30 giorni contro l’ISIS, cade a fine giugno: il generale Haftar, dopo una tappa di un giorno al Cairo, vola a Mosca, per un colloquio col segretario del Consiglio di sicurezza russo, Nikolai Patrushev, e il ministro della Difesa, Sergei Shoigu: un incontro ai massimi vertici, incentrato sulla fornitura di quell’equipaggiamento indispensabile a garantire la superiorità dell’esercito nazionale libico.

La visita di Haftar, nell’attuale contesto da nuova Guerra Fredda, fa di lui ufficialmente “l’uomo di Mosca” in Libia, da ostacolare a qualsiasi costo. Anche perché il generale, consapevole della natura tribale del Paese, ha attuato un intelligente politica inclusiva: aprendo le sua fila agli ufficiali dell’ex-regime e riabilitando Saif Gheddafi2, il figlio del defunto Colonnello a lungo detenuto in carcere, Haftar ha esteso le sue alleanze ben oltre la Cirenaica. Il clan Gaddafa, la tribù dei Warfalla, e le milizie di Zintan lo proiettano virtualmente sino a Tripoli.

Si ricordi che Muammur Gheddafi era proprio nativo di Sirte, la città attualmente in mano all’ISIS e bombardata dagli americani: il suo peso è modesto in termini economici, non essendo il terminale di nessun oleodotto, ma alto in termini strategici perché, come durante la Seconda Guerra Mondiale, consente di lanciare/fermare le offensive da/verso la Cirenaica. Situata a metà strada tra la Cirenaica e la Tripolitania, il controllo di Sirte è il trampolino di lancio per la conquista di una o dell’altra regione: i bombardamenti americani di questi giorni servono proprio a consentirne la conquista da parte degli islamisti di Tripoli e Misurata, impedendo che l’esercito nazionale libico marci verso l’ovest del Paese e la capitale.

È infatti l’evanescente premier del governo d’unità nazionale, Faiez Al-Serraj, che non dispone di nessuna forza se non di quelle fornitegli dalle milizie islamiste, a “domandare” l’intervento americano, scatenando la reazione sia del governo di Tobruk che di Mosca. Raid Usa in Libia, per Russia e Tobruk sono illegali. L’ Italia valuta l’uso di Sigonellatitola la Stampa il 2 agosto.

Già, l’Italia: sempre più “un’espressione geografica” coma ai tempi di Metternich.

Roma è stata a lungo sostenitrice del generale Haftar, conscia di aver solo da perdere dal consolidamento delle formazioni islamiste sponsorizzate da Londra e Washington. Il caso Regeni, che ha portato quasi alla rottura i rapporti italo-egiziani, è stata la prima mossa con cui gli angloamericani hanno minato la collaborazione tra l’Italia ed il generale Haftar, alleato di ferro del presidente egiziano Abd Al-Sisi. Le pressioni esercitate dall’amministrazione Obama hanno poi indotto il duo Renzi-Gentiloni ad abbandonare Haftar (proprio quando si stava rafforzando) per abbracciare il “governo d’unità nazionale” di Faiez Al-Serraj, un semplice maquillage della giunta islamista che controlla Tripoli.

Mettere a disposizione le basi siciliane per i raid statunitensi, significherebbe alienarsi del tutto il governo di Tobruk e legarsi mani e piedi al sempre più incerto governo americano-islamista di Al-Serraj: la probabilità, in un futuro non troppo remoto, di essere espulsi economicamente e politicamente dalla Libia, a beneficio di Russia, Francia ed Egitto, crescerebbero così vertiginosamente.

Si tratta, però, di politica estera e pretendere che un governicchio che si dibatte tra un’acutissima crisi bancaria, alti rischi di un’ennesima recessione ed un costante calo di popolarità, se ne preoccupi, è forse troppo. Così, concedendo a cuor leggero le basi per i bombardamenti americani, l’Italia si incammina a cuor leggero verso l’ennesimo disastro geopolitico nel Mediterraneo.

Il governo Renzi rivive, giorno dopo giorno, l’ultima fase dell’esecutivo Berlusconi, estate 2011.

libbya-map

1http://www.repubblica.it/esteri/2015/02/23/news/libia_turchia_esclusione_contratti-107996829/

2http://nena-news.it/libia-saif-gheddafi-sotto-lala-di-haftar/

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24 commenti su “Quella fretta americana di bombardare Sirte…

  1. Giuseppe M. il said:

    Gentilissimo Dezzani, come al solito è un vero piacere leggere le sue lucide analisi arricchite inoltre da una splendida chiarezza espositiva che è un toccasana per un lettore.

    Purtroppo va confermandosi quanto si temeva da qualche mese con l’insediamento del governo di Sarray, circa la sporca strategia atlantica sulle sorti della Libia e il ruolo assolutamente vergognoso, quanto a servilismo, della nostra nazione.

    Veramente il caso Libia è in grado di rappresentare appieno il triste ruolo in cui siamo relegati. Dal suo inizio nel 2011, alla sua possibile e probabile soluzione. Sento che non abbiamo speranze, non c’è dibattito alcuno, non ci si pone domande, non c’è sovranità.

    Spero, caro Federico, che possa tu trovare quel tempo e quelle energie necessarie per continuare a tenere attivo il tuo blog.
    Specie adesso che si sta per entrare nella fase sempre più calda della geopolitica e dei conflitti iniziati da parecchi anni.
    Prossimi mesi e anni successivo saranno non caldi, ma bollenti. Credo che tutto ciò che finora è successo sia niente confronto ciò che vedremo da qui a un anno, un anno e mezzo.

    Grazie Dezzani, continua così.

     
  2. Alberto il said:

    Ancora una volta il Governo di questo nostro Paese malato, ma direi tutta la classe politica, si dimostra del tutto inadeguato a gestire la situazione libica, se possibile direi peggio ancora di quanto fece Berlusconi nel 2011.
    In politica estera il pragmatismo cinico dei Governi è l’ingrediente principale, vedasi quanto molto ben specificato nel recente articolo del Blog relativamente ai rapporti tra Turchia, Russia, Usa etc, però è un pragmatismo sempre indirizzato (perlomeno nelle intenzioni) a creare beneficio per il Paese governato (non importa se per smanie di grandezza come nel caso del sultano) a scapito degli altri Paesi, vedasi Erdogan che destabilizza i vicini per interessi territoriali ed energetici, gli Usa che prima sostengono e poi cercano di cannibalizzare la Turchia per proseguire nel loro processo di balcanizzazione dell’area, la Russia che passa da una quasi rottura dei rapporti con la Turchia a suo possibile alleato strategico nell’area.
    Nel caso dell’Italia il pragmatismo viene applicato con obiettivi esattamente opposti a quanto sopraevidenziato ovvero è finalizzato a distruggere quanto di buono il nostro Paese ha costruito negli anni nei rapporti con il mondo islamico ma soprattutto nel Mediterraneo.
    L’imbecillità in politica estera ha iniziato a manifestarsi purtroppo già negli ultimi governi degli anni ’80 in quanto anche personaggi di statura politica come Andreotti, Craxi etc non riuscirono ad evitare la prima trappola tesa dalle elites atlantiche che fu la Guerra del Golfo del 1991, dico non riuscirono ad evitare sia perché per la prima volta si presentava uno scenario simile a livello internazionale sia perché forse era impossibile, come dimostrarono le giravolte di Andreotti, estraniarsi da quel contesto.
    Tutti sappiamo le reali dinamiche che portarono alla guerra del Golfo, che come detto credo fu la prova generale di quanto poi gli USA e le elites atlantiche hanno poi realizzato negli ultimi 25 anni ovvero sino alla recente decisione di bombardare Sirte.
    La storia non insegna nulla, soprattutto alla classe politica nostrana.
    Berlusconi, dimostrando come non valesse nulla come Statista e stratega, anche se forse obtorto collo, partecipò ai bombardamenti sulla Libia del 2011, distruggendo così oltre a quel quasi nulla che ci restava di prestigio nell’area mediterranea, anche il Paese da cui ci rifornivamo di energia, che era un grosso fruitore del lavoro delle imprese italiane, che era un esempio di stabilità e regolava o impediva (e a volte lo usava come merce di scambio) il flusso di migranti verso il nostro continente, un paese che comunque guardava all’Italia come il suo partner naturale su quasi tutti gli aspetti della vita. Un piccolo inciso: bisognerebbe analizzare se anche la funzione di possibile blocco del flusso migratorio, e quindi un intoppo ad una delle strategie messe in atto per la disgregazione dell’Europa, non sia stata una delle cause della distruzione del Paese.
    Risultato di tutto questo la precarietà che ormai regna nel mediterraneo ed i rischi di approvvigionamento energetico a cui siamo soggetti, oltre alla perdita importante di commesse di lavoro.
    Proseguendo nella tradizione di fare tutto il possibile per tirarci la zappa sui piedi, anche questo governo di incapaci messo su dalla massoneria e dalla finanza internazionale, ha deciso di fornire l’appoggio logistico ai bombardamenti unilaterali USA, così oltre a proseguire lo scempio iniziato da Berlusconi riusciamo anche ad inimicarci definitivamente l’Egitto ….e chissà che i cugini d’oltralpe non ci facciano qualche scherzetto come pare abbiano già hanno fatto…riguardo ai nostri coinvolgimenti negli affari libici …diciamo nel 1980.
    Come già detto in altre occasioni in questo Blog, è disarmante che nel 2016 dobbiamo constatare che i tanto vituperati politici e manager pubblici che hanno gestito il nostro Paese dal dopoguerra agli anni ’80 erano di una capacità in politica estera “gigantesca” se rapportata a quanto sono in gradi di fare a questi quattro camerieri della finanza atlantica.

     
  3. Giuseppe M. il said:

    Scusami Federico, ho recentemente letto su aurorasito e pochissimi altre testate, dell’assoluzione di Milosevic da parte del tribunale dell’Aja.

    Sinceramente non ho le competenze necessarie per verificare la notizia.
    Non sarebbe utile un volgerci indietro a quei fatidici primi anni ’90, anni nei quali sembra sia stato proposto e attuato ciò che si è poi ripetuto dal 2008 in avanti?
    Attacchi speculativi, ingresso nella nascente Ue (Maastricht), terrorismo (da noi stragi di mafia), destabilizzazione attraverso inchieste giudiziarie ( da noi Tangentopoli), guerre col fine di smembrare attraverso fratture etnico religiose Paesi sovrani.
    Tra l’altro la ex Jugoslavia potremmo vederla come un micro cosmo, dove erano presenti tutte le componenti in piccola scala.

    Ma cosa c’è di vero in questa assoluzione di Milosevic? Perché scusa se fosse vero, sarebbe una notizia eccezionale e in realtà esplisiva. Non gravida di conseguenze solo perché non ne parla proprio nessuno.
    È forse una bufala?

     
    • Massimo il said:

      La notizia è vera, proprio per questo non ne parla nessuno, come nessuno (o quasi) chiese chiarezza sulla sua sospetta (eufemismo) morte. Fu assassinato in carcere per impedigli di testimoniare e l’Italia non può certo dirsi estranea ai crimini che furono compiuti all’epoca contro intere nazioni, chiedere al signor Dalema Massimo per maggiori dettagli sul vergognoso ruolo italiano e le bestialità compiute per compiacere alleati che mai ci hanno trattati da partners, ma sempre da servi

       
      • calma , non c’ e nessuna “assoluzione” perche’ il “processo”fu “estinto con l morte del reo” ( e sappiamo tutti COME) . E “il processo” era quello che ha condannato Karadic , ma attraverso le “motivazioni” di quella “sentenza” c’e’ ‘ solo il tentativo peloso delle puttane che siedono a L’aia di salvare la lora faccia di tolla da un CRIMINE di cui potrebbero essere costretti rispondere prima o poi .
        Ed e’questa la novita’ , l’ impunita’ non e’ piu’ certa e i servi degli U$A cominciano ad essere inquieti

         
        • Massimo il said:

          E’ vero che il processo è quello che vedeva coinvolto Karadzic ma guarda che la sentenza, emessa dal tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (istituito dall’ONU, con sede all’Aia), dichiara Milosevic non colpevole per i crimi di guerra all’epoca ascrittigli ingiustamente, scagionandolo totalmente quindi dalle accuse per cui era detenuto. Per che cosa era sotto processo quando in vita? Ora la Serbia dovrà essere risarcita, così come i suoi familiari per il danno oggettivo ricevuto, chiuderanno la vicenda sborsando un pò di milioni e nessuno mai riabiliterà pubblicamente la memoria di un patriota ingiustamente accusato per giustificare una guerra di aggressione

           
  4. Cinà il said:

    Da un lato consola l’idea che ci possa essere un valido baluardo a livello internazionale contro la violenza e la prevaricazione dell’attuale amministrazione usa (a questo proposito spero come lei che venga al più presto possibile inghiottita dal cesso della storia, nella speranza che non ottorino la condotta fognaria).
    Dall’altra parte, constatiamo l’ennesimo successo delle strategie della Farnesina. È urgentissimo che in Italia si sveglino quelle persone in grado di salvare qualche brandello di dignità di questo nostro povero Paese.
    A questo proposito,qualche giorno fa ho avuto la possibilità di parlare con il prof Galloni in merito al progetto di Alternativa per l’Italia, tra le righe, mi è sembrato di capire che ancora siamo abbastanza lontani dala fase in cui, uso le parole di Dezzani: si possa raggiungere la massa critica del Paese. In altre parole, mi sembra che l’orizzonte politico italiano sia ancora gravido di nubi di tempesta.

     
  5. Germano il said:

    Certo che se i Russi mettono la zampa sul petrolio Libico, il dollaro prende un’altra scoppola (come forza d’influenza). Hai voglia mettere sanzioni poi, quanto tutti i rubinetti sono a Mosca. Meglio fare scorta di coperte e piumini.
    Sull’Italia, non c’era dubbio che una penisola unificata dagli anglo, tenuta in piedi dagli Usa e con “attuale” governo di benedizione Ammerigana, faccia tutto ciò che è più vantaggioso agli anglo anche se sconveniente per il “paese”. Tanto oramai prendere anche posizioni differenti per questo paese è tardi, possiamo solo scegliere se venir sbranati dai lupi o venir sbranati dagli squali…c’è sempre l’opzione Lazzaro, ma si ha solo un episodio (per alcuni di dubbia veridicità) storicamente conosciuto. Certo che anche da questo panorama Libico si trova la giusta posizione del tassello Turco e relativo colpetto.
    Cmq Federico complimenti per il suo lavoro.

     
  6. Giuseppe M. il said:

    Rileggendo il mio messaggio ho capito che mi sono espresso male.
    Col volgersi indietro verso gli anni ’90 non intendevo ciò che successe nel nostro Paese, cosa che Dezzani ha già fatto in altri articoli e anche nei suoi libri che ho letto.
    Intendevo alla guerra in Jugoslavia, i vari falsi flag, Sebrenica, le presunte pulizie etniche che ci hanno portato a bombardare e distruggere la federazione Jugoslavia.
    Argomento che torna d’attualità se fosse vera questa notizia di Milosevic assolto.

    Volevo precisarlo

     
  7. Nel genio del Tacito del 21esimo secolo, si intravede solo sullo sfondo ciò che avverrà poi di Roma, e ne determinerà per sempre le sorti. Ovvero, il motivo stesso per cui noi si ordisce ancora oggi tutto dalla Svizzera: caput mundi, perché sede della Chiesa universale.

    L’intera rinascita dell’Italia, oltre che sul suo genio, fu dovuta all’azione della Chiesa. Enrico, il geniale petroliere di Stato eliminato dal suo successore poi esule in Svizzera, non fu forse educato e finanziato dalla Chiesa?

    Se tutto ciò è stato possibile, ovvero mettere a ferro e a fuoco il Mediterraneo finanziarizzando quasi totalmente l’intera economia mondiale con la moneta ‘fiat’ chiamata dollaro prima ed euro dopo, è stato dovuto alla rinunzia deliberata della Chiesa al suo ruolo, avvenuta nel 1958 con l’elezione al Soglio del nostro uomo, ampiamente coltivato a Parigi.

    Non era forse la profezia chiara? Non era da secoli Mosca chiamata la Terza Roma?
    E ora che vediamo Roma, appunto, svolgere il suo ruolo – parlandosi alla radio dei migliori bombardieri mai costruiti nel Greco che vi portarono Cirillo e Metodio – di cosa, esattamente, ci si meraviglia?

    Non eravamo noi riuniti a Zurigo con Lenin ad aspettare gli ordini per andarvi a portare il caos, a Roma?

     
  8. Nicola il said:

    Questa, come le precedenti, una pagina di Storia da conservare e tramandare a figli e nipoti.
    Cari saluti.
    p.s.
    Urge chiarificazione circa l'”affair” Milosevic-Karadzic, grazie!

     
  9. Davide Maglio il said:

    Non so se attendere con più ansia il Samizdat del geniale animatore del blog o l’immancabile Panegirico dell’intrigante Willi Muenzenberg 🙂 (nessuno degli altri commentatori, peraltro di altissimo livello, me ne voglia..)
    Cosa non darei per decifrare pienamente le centurie di Willi …

     
  10. Mario il said:

    Ottimo. come sempre.
    Un appunto: gli americani la base di Sigonella la usano a proprio piacimento, senza chiedere nulla al governicchio, perché? vedasi armistizio corto di Cassibile (1943) e successivi.
    Poi per quanto riguarda Milosevic (articolo del blog Aurora del buon Lattanzio dovrebbe essere vero) è sensazionale, da riscrivere la Storia. Il caos inizio anni ’90 e il laboratorio Jugoslavia, mi sa che fu propedeutico per questi ultimi tempi.

     
    • Frank Brown il said:

      Spesso si fa una certa confusione tra basi Nato e basi USA in senso stretto. Per ben comprendere la natura giuridica di queste ultime occorrerebbe poter accedere alle disposizioni riservate del trattato di resa senza condizioni firmato a Malta da Eisenhower e Badoglio il 29 Settembre 1943. La presenza stessa di basi USA non Nato in Italia dimostrerebbe che tali disposizioni siano – almeno in parte – tutt’ora in vigore. Insieme alla rete di collaborazionisti italiani incaricati di sorvegliare sul loro rispetto.

       
  11. luigiza il said:

    Come sempre più spesso mi succede debbo leggere gli articoli del Dezzani per trovare una ragionevole e plausibile spiegazioni degli avvenimenti mondiali.
    Dezzani, niente scherzi, questo suo blog NON deve chiudere.

     
  12. Mihai Podeanu il said:

    buongiorno.
    Dezzani, fai quello che ritieni giusto.
    info ai naviganti: ISBN 978-88-8474-409-8.
    Francesco Rubino: Trame di distruzione. Storia ed analisi della guerra civile in ex-Jugoslavia (1991-1995). Collana “gli archi” de “Il Cerchio” iniziative editoriali, Rimini. LeggeteVi in particolare le pagg. da 43 a 53.
    estraggo dei passaggi: “…investimenti inflattivi finanziati da prestiti bancari praticamente gratuiti…”-“…apparentemente innocua organizzazione no-profit la NED (National Endowment for Democracy)…”-“…nell’ottobre del 1989, si reca a Washington per incontrare il Presidente George Bush (I°, ndl) e, illustrandogli i drammatici effetti che la cura a base di liberalizzazioni ed austerità stava procurando al Paese, invoca la concessione di un prestito di 2 billions $ per far fronte all’emergenza e per contribuire ad alleviare le tensioni etniche…”

     
  13. Pepe il said:

    I russi hanno da lavorare non poco per influire a loro vantaggio nelle vicende internazionali sopratutto quando non sono vicine al loro territorio. La questione Libia per loro è off limits senza nemmeno stare a provarci, tanto è vero che è meglio riallacciare con la Turchia…
    A me quello che stupisce è che sentiamo dai giornali continuamente di bombardamenti su città siriane o libiche, dove spesso vengono colpite strutture come ospedali o scuole e guardacaso nessuno mai dice chi ha bombardato… Ma come si fa a dare la notizia di un bombardamento con morti e feriti senza dire chi ha bombardato? Ma ci prendono per polli? Allora se i russi si sono ritirati dalla missione in Siria e l’isis non mi sembra possieda f16 per bombardare dal cielo… chi resta che bombarda strutture civili?…..

     
  14. Guido il said:

    Circa la questione di Milosevic, assolto dopo la morte, per i delitti contro l’umanità non commessi, alcuni richiedono un approfondimento da parte del nostro blogger.
    Giustissimo. La guerra alla Serbia di milosevic, è il frutto di pressioni americane Clintoniane, attraverso la Aldrich, la Hillary di quegli anni. (Mi sembra che fosse il settimo ministro di origine ebraica del secondo Governo Clinton. Potrei sbagliare, magari era il sesto, ed io ho aggiunto anche la Levinsky).
    Tuttavia, non è corretto, a mio modesto avviso, non LEGARE il caso della serbia e Milosevic, al caso della Romania e Ceausescu. Ceausescu fu il primo ad aprire il festival dei colpi di stato “necessari” per creare la famosa Unione Europea.
    Vi ricordo la data della caduta del muro di Berlino: 9 novembre 1989. ( me lo ricordo perchè era il mio compleanno). Un mese dopo, Ceausescu viene assassinato con un colpo di stato di una minoranza ungherese. la caduta del muro, consentiva l’Unione Europea e la Romania era un tassello “ostile” alla grande unificazione. Poi segue dieci anni dopo Milosevic, e, per l’Italia, il 1992, con l’assassionio di Falcone e Borsellino, che sono serviti come “armi di distrazione di massa”, per sostituire la classe politica e svendere sul Britannia le proprietà dello stato italiano….
    Complimenti per il blog, caro Dezzani. Lei non sbaglia un colpo…

     
  15. Estovest il said:

    Sì, sì, noi possiamo fare tutte le chiacchiere che vogliamo, ma poi la ‘verità è quella propalata dai mass media, di fatto una colossale macchina da guerra che mobilita gli occidentali di volta in volta nelle guerre maledette della Finanza, riuscendoci sempre, e consolidando sempre più il suo sistema satanico.
    L’Europa è finita nel 1945, questa è la verità. Si sapeva benissimo che sarebbe finita così. Tanto valeva immolarci tutti contro l’invasore.

     

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