Omicidio Giulio Regeni, un’operazione clandestina contro l’Egitto e gli interessi italiani

Il barbaro assassinio di Giulio Regeni, il dottorando all’università di Cambridge rapito e torturato al Cairo, tiene banco sui media ed è impiegato per dipingere a tinte fosche il governo dell’ex-feldmaresciallo Abd Al-Sisi, accusato di guidare un brutale apparato poliziesco. In realtà, il caso Regeni presenta tutte le caratteristiche della classica operazione clandestina: la tempistica del rapimento e del ritrovamento del cadavere, lo scempio del corpo secondo il copione di un brutale interrogatorio e la campagna mediatica di contorno, nazionale ed internazionale, rispecchiano un’attenta pianificazione, tesa a screditare il governo egiziano e minare la collaborazione tra Roma ed il Cairo, dal dossier libico a quello energetico. Più che alla travagliata politica interna egiziana, l’omicidio Regeni va infatti ricollegato allo sfruttamento dell’enorme giacimento gasifero scoperto dall’ENI: un successo italiano che molti, da Tel Aviv a Washington, passando per Londra, non digeriscono.

Egitto, ultimo baluardo contro la destabilizzazione del Medio Oriente

Non c’è pace per l’Egitto che, dall’attentato al consolato italiano lo scorso luglio al disastro aereo del volo Metrojet di fine ottobre, finisce sempre più spesso nei nostri radar: il fenomeno non stupisce perché, come abbiamo più volte affermato, il Cairo è (insieme ad Algeri) l’ultimo baluardo contro la destabilizzazione angloamericana ed israeliana della regione.

Se l’Egitto dovesse cadere, l’incendio doloso che sta divorando il Medio Oriente, si estenderebbe a tutto il Nord Africa, dove la Libia è già adibita come base per la propagazione del terrorismo: man mano che ci avvicina in Siria alla risolutiva battaglia di Aleppo, i miliziani dell’ISIS sono traghettati indisturbati verso i porti libici, così da proseguire la diffusione dell’instabilità nel Magreb. Davanti all’evidenza di questa spola tra Turchia e Libia (avvallata dalla NATO), anche la stampa più irregimentata non può tacere e su Il Sole 24 ore è apparso il 5 febbraio l’articolo “Il mistero dei cargo fantasma, porta d’ingresso dei terroristi nel Mediterraneo1.

La destabilizzazione del Medio Oriente persegue tre obbiettivi principali:

  1. l’eliminazione di qualsiasi minaccia strategica (Iraq, Siria, Libano, Egitto, Libia) per Israele;
  2. l’attivazione di imponenti flussi migratori verso l’Europa continentale, con chiare finalità eversive;
  3. impedire che il vuoto di potere, lasciato da un impero angloamericano agli sgoccioli, sia colmato da Russia, Cina e (può sembrare insensato paragonarsi a due colossi, ma non lo è, considerando la posizione geografica strategica) Italia.

L’ultimo aspetto è quello che merita di essere più sviluppato, dato il peso che riveste nell’economia del discorso.

Con la prima (1991) e la seconda (2003) Guerra del Golfo, l’attivismo angloamericano tocca lo zenit: prima il Golfo Persico è disseminato di basi navali (Bahrein, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, etc.) e poi si tenta il controllo terrestre con l’invasione dell’Iraq. L‘Egitto che, dopo la lunga parentesi filo-sovietica di Gamal Nasser (1918-1970), è traghettato in orbita americana dal suo successore Anwar al-Sadat (1918-1981), ricopre un ruolo strategico, in quanto attraverso il Canale di Suez è possibile spostare rapidamente la flotta dal Mediterraneo al Golfo Persico secondo le esigenze: supera il miliardo di dollari annuo il flusso di denaro da Washington verso il Cairo, così da comprarsi la benevolenza dell’esercito egiziano, colonna portante del Paese e proprietario di un’ampia fetta dell’industria nazionale.

Il 2011 rappresenta il giro di boa: alla strategia imperiale dei neo-conservatori (ormai insostenibile), subentra quella della destabilizzazione, condotta dal duo Barack Obama-Hillary Clinton.

In Egitto scatta l’ora della classica rivoluzione colorata, condotta con il decisivo apporto dei servizi occidentali e di ONG straniere come la serba Otpor!: si legga a questo proposito l’illuminante articolo del febbraio 2011, “From Resistance to Revolution and Back Again: What Egyptian Youth Can Learn From Otpor When Its Activists Leave Tahrir Square2 , edito dall’influente pensatoio americano Carnagie Council, dove è illustrato il ruolo dei movimenti di protesta eterodiretti dagli angloamericani.

Il presidente Hosni Mubarak, per vent’anni fedele servitore della causa atlantica, è brutalmente rovesciato come un “sanguinario dittatore” qualunque: al suo posto, invece, gli angloamericani preparano l’avvento dei Fratelli Mussulmani che, nell’estate del 2012, conquistano la presidenza con Mohamed Morsi.

La Fratellanza Mussulmana, nata in Egitto negli anni ’20 sotto il protettorato britannico, è l’antesignano dell’ISIS: un movimento retrograda ed oscurantista, ideato per catalizzare la protesta attorno agli ideali islamisti ed arginare il ben più pericoloso (nell’ottica delle potenze coloniali) nazionalismo panarabista. Negli anni ’20 gli inglesi usano la Fratellanza mussulmana per frenare l’avanzata degli indipendentisti del Wafd, che tentano invano di liberarsi dal giogo britannico con la rivoluzione del 1919. Nel 1954 è deposto con un colpo di stato il filo-inglese re Faruq ed è proclamata la repubblica, guidata dal generale Gamal Nasser: lo stesso anno la neonata ENI di Enrico Mattei entra in Egitto, scatenando l’ira di Londra. Immediatamente la Fratellanza Mussulmana è aizzata contro Nasser e, dopo un primo tentativo di assassinio del presidente egiziano, l’organizzazione è bandita: rimarrà tale fino al 2011, quando gli angloamericani decidono che è giunto il tempo per il loro vecchio arnese di prendere in mano il Paese.

L’Egitto sotto la guida di Mohamed Morsi e della Fratellanza va velocemente a rotoli: le violenze interreligiose esplodono (la comunità dei cristiani copti è sottoposta ad una vera persecuzione3), aumentano gli episodi di attacchi terroristici, il turismo si liquefa, le riserve monetarie si assottigliano e la lira egiziana sprofonda. L’Egitto, che sotto la presidenza di Mubarack era un Paese a medio reddito ed in costante crescita, si avvicina al baratro: a porre fine all’esperienza dei Fratelli Mussulmani ci pensa l’esercito dalle cui fila esce, come nel 1954, il nuovo presidente Abd Al-Sisi. Nell’agosto del 2013 Mohamed Morsi è deposto e la reazione della Fratellanza duramente repressa: sarà già stata bandita quando il voto del 2014 elegge Al-Sisi nuovo capo di Stato.

Si ripropone uno scenario non dissimile da quello del 1954 con l’avvento di Nasser, cui, non a caso, si richiama espressamente Al-Sisi: da un lato Londra (con l’aggiunta ora di Washington) cerca di eliminarlo con il terrorismo islamico, dall’altro Mosca (con l’aggiunta ora di Pechino) cavalca la svolta politica. L’Italia che, proprio come nel 1954, ha tutto da guadagnare da un Egitto stabile ed indipendente (per questioni di economia e sicurezza), guarda con favore all’insediamento di un nuovo “nasseriano” alla guida del Paese: come ai tempi di Enrico Mattei, è sempre l’ENI la protagonista indiscussa della nostra politica estera.

Analizziamo più nel dettaglio la dinamica in atto.

La penisola del Sinai svolge il ruolo assolto in Siria dai confini con la Giordani e la Turchia: è la frontiera porosa da cui israeliani ed angloamericani introducono i miliziani dell’ISIS, che premono verso il canale di Suez ed il Mar Rosso. Si sono registrati già numerosi e sanguinosi scontri con l’esercito e ad essere presa di mira è in particolare la strategica industria del turismo, fonte di occupazione e valuta straniera: da ultimo, agli inizi di gennaio è stato sventato un attentato agli alberghi di Hurgada. Il turismo, che nel 2007 contribuiva quasi al 20% del PIL4, è sceso così al 14% attuale, nonostante il suo rilancio fosse uno dei cavalli di battaglia di Al-Sisi: l’attentato lo volo Metrojet, seguito dal precipitoso rientro dei turisti occidentali si voli militari, e lo stillicidio di attacchi alle località del Mar Rosso, sono funzionali alla destabilizzazione economica del Paese.

La Russia, al contrario, ha subito incrementato le sinergie con l’Egitto di Al-Sisi, firmando importanti accordi in campo economico e militare (tra cui l’ammodernamento delle difesa aerea5), culminati con l’intesa per la costruzione di un centrale nucleare nei pressi di Alessandria6: come rappresaglia contro l’attivismo mediorientale di Mosca e per infliggere un durissimo colpo all’industria vacanziera, a fine ottobre è orchestrato l’attentato al volo russo Metrojet 9268. Non è da meno la Cina che, durante la recente visita del presidente Xi Jinping al Cairo, ha espresso il suo apprezzamento per la “stabilità e lo sviluppo” garantiti da Al-Sisi, perfezionando prestiti ed investimenti miliardari7.

Veniamo infine all’Italia che, storicamente in buoni rapporti con l’Egitto (la comunità italiana ad Alessandria ed al Cairo era sin dall’Ottocento una delle più numerose ed apprezzate), ha ulteriormente incrementato negli ultimi anni la collaborazione, per due motivi: geopolitici ed economici.

Geopolitici perché, dopo la destabilizzazione di Tunisia, Libia e Siria, è imperativo per l’Italia che l’Egitto non sia travolto dal terrorismo islamico o da qualche rivoluzione colorata ma, al contrario, collabori per la stabilizzazione della Libia. Economici perché l’Italia (primo partner commerciale dell’Egitto in Europa e terzo al mondo8) è stata artefice, proprio come nel 1954, di un ulteriore penetrazione economica dopo l’avvento del nasseriano Abd Al-Sisi: ad Intesa San-Paolo, Pirelli, Danieli ed Italcementi, si sono affiancate centinaia di imprese di medie dimensioni, consento un balzo del 10% dell’interscambio tra il 2013 ed il 20149.

Già la scorsa estate collegammo l’esplosione dell’autobomba davanti al consolato italiano del Cairo, al dinamismo politico ed economico dell’Italia ma, ex-post, si può essere ancora più precisi, riconducendo quell’avvertimento mafioso alla specifica attività dell’ENI: la bomba esplode l’11 luglio ed il 30 agosto il gruppo di San Donato milanese annuncia ufficialmente10 la scoperta dell’enorme giacimento “Zohr” che, con i suoi 850 miliardi di metri cubi di gas, è capace di soddisfare i fabbisogni dell’Egitto per due decenni. Negli ambienti dei servizi segreti e delle compagnie petrolifere, la notizia doveva già circolare ad inizio luglio e l’attentato dinamitardo va senza dubbio ricondotto a ciò.

Per l’Egitto il giacimento Zohr significa un risparmio miliardario sulla bolletta del gas, liberando così risorse per lo sviluppo, e un accresciuto ruolo geopolitico, grazie all’indipendenza energetica; per l’Italia significa mettere a segno il secondo grande successo in Africa (dopo i maxi giacimenti del Mozambico) ed un’accresciuta influenza in Paese cruciale per gli assetti del Mediterraneo, del mondo arabo e del Golfo Persico (attraverso Suez).

Italia ed Egitto marciano unite come ai tempi di Enrico Mattei e di Gamal Nasser: troppi ne sono infastiditi, a Tel Aviv, come a Londra e Washington. Segue a ruota il brutale omicidio di Giulio Regeni, di cui vanno attentamente analizzate dinamica e tempistica.

Regeni una spia? Più che altro l’uomo giusto nel posto giusto

Il 3 febbraio, in una fase cruciale dei rapporti tra Italia ed Egitto, è trovato il corpo del 28enne friulano Giulio Regeni, scomparso al Cairo il 25 gennaio: il cadavere mostra segni di tortura, che i media collegano immediatamente agli interrogatori “energici” cui i servizi segreti egiziani e la polizia sottoporrebbero i dissenti politici. Regeni, infatti, è in contatto con gli ambienti dell’opposizione ed emerge presto che il giovane ha pubblicato qualche articolo su Il Manifesto, con toni molto critici verso il governo: il regime egiziano, insinuano i giornali (vedremo quali), ha seviziato ed ucciso un giovane attivista italiano. Per la relazione Roma ed il Cairo è un colpo durissimo: i media parlano di “alta tensione”, “crisi” e “bivio nei rapporti”.

Il primo interrogativo da porsi è: chi era Giulio Regeni? Perché proprio lui è vittima di quest’omicidio, che ha tutte le sembianze della classica operazione clandestina di un servizio segreto?

Classe 1988, dottorando in economia all’università di Cambridge, un pluriennale studio della lingua araba alle spalle, Giulio Regeni era in Egitto dal settembre 2015, ospite dell’American University, per scrivere la propria tesi di dottorato sull’economia egiziana.

Il giovane friulano, “un marxista-gramsciano” interessato ai problemi del mondo operaio, non circoscrive la sua permanenza al Cairo alla semplice raccolta di informazioni per la tesi, ma entra in contatto con gli ambienti dell’opposizione ed, in particolare, i sindacati indipendenti: Regeni ha infatti un visione piuttosto politicizzata dell’Egitto di Al-Sisi, da lui definito “autoritario e repressivo”. Dalle frequentazioni con i movimenti di protesta, Regeni ricava spunti per la redazione di alcuni articoli che non invia in Inghilterra, bensì in Italia, dove sono pubblicati su Il Manifesto con un “nomme de plume”, così da proteggerne l’identità: è lo stesso giornalista de il Manifesto, Giuseppe Acconcia, a svelare la collaborazione di Regeni con la testata della “sinistra rivoluzionaria”, asserendo che il giovane friulano usava uno pseudonimo perché “aveva paura per la sua incolumità11 (tesi poi smentita dai genitori del ragazzo).

Abbiamo più volte nominato il giornalista Giuseppe Acconcia nelle nostre analisi, notando la sua veemenza nell’attaccare e screditare l’ex-generale Al-Sisi in un momento in cui, al contrario, la collaborazione tra Roma ed il Cairo si faceva, oggettivamente, più pressante che mai.

Acconcia, guarda caso, ha anch’egli un passato all’American University del Cairo, come è stato pure collaboratore dell’Opendemocracy12 finanziata dallo speculatore George Soros. Azzardiamo quindi la prima ipotesi: è attraverso l’American University che Regeni avvia la collaborazione con Il Manifesto, una testata da cui partono sovente attacchi a testa bassa contro “il regime autoritario” di Al-Sisi. Lo stesso giornale marxista su cui scrive Acconcia ha una storia piuttosto originale: nato nel 1969 da una scissione a sinistra del PCI, il gruppo di intellettuali che ruotano attorno a Il Manifesto è, insieme ad altre formazioni come Lotta Continua e Potere Operaio, uno degli strumenti che Londra e Washington utilizzano per lavorare ai fianchi il Partito Comunista Italiano13. Il Manifesto, negli anni ’70 e ’80, attacca infatti frontalmente Botteghe Oscure, collocandosi su pozioni antisovietiche ed anti-berlingueriane.

A questo punto sorge spontanea la domanda: Giulio Regeni lavorava nel milieu delle rivoluzioni colorate, con cui israeliani ed angloamericani hanno rovesciato Mubarack nel 2011 e rovescerebbero volentieri anche il presidente Al-Sisi? Faceva parte Regeni di un servizio segreto inglese od americano?

La parola “spia” è più volte apparsa collegata al nome del giovane dottorando friulano in questi giorni, tanto che i servizi d’informazione italiani si sono visti costretti a negare pubblicamente qualsiasi collegamento con Regeni14 (non parlando ovviamente a titolo di altri servizi NATO). Il titolo più significativo a questo è probabilmente quello che compare su La Repubblica l’8 febbraio: “Giulio Regeni torturato perché pensavano che fosse una spia15. Regeni forse non era un agente dei servizi angloamericani, ma sicuramente poteva apparire tale nella narrazione.

Ricapitoliamo: abbiamo un giovane italiano al Cairo, dove frequenta l’American University ed è in contatto con gli ambienti dell’opposizione politica di Al-Sisi. Giulio Regeni è in sostanza l’uomo perfetto per inscenare una retata della polizia contro gli oppositori, seguita da un brutale interrogatorio che i servizi del “regime autoritario” riservano alle “spie”, seguita infine dal ritrovamento del corpo martoriato, così da mettere in crisi i rapporti tra Italia ed Egitto in una fase cruciale.

Giulio Regeni non era forse una spia, ma sicuramente era l’uomo giusto, nel posto giusto: il suo passaporto, i contatti con l’opposizione, la conoscenza dell’arabo e alla frequentazione dell’American University, lo rendevano perfetto per simulare il brutale interrogatorio di una potenziale spia finito in tragedia, propedeutico alla crisi diplomatica tra Roma ed il Cairo.

Gli ingranaggi di una operazione clandestina

Per avvalorare la nostra tesi, che Regeni sia stato cioè rapito ed ucciso su mandato dei servizi angloamericani, la tempistica e la dinamica ricoprono un ruolo centrale.

Cominciamo con la data della sparizione, il 25 gennaio: non è un giorno qualsiasi in Egitto, perché coincide con il quinto anniversario della rivoluzione che nel 2011 spodesta Hosni Mubarack. Scegliendo di agire in quella specifica data, gli aguzzini di Regeni intendono dare da subito un connotato politico al rapimento ed alla successiva morte, utile ad inquadrare l’assassinio nella cornice del “repressione del regime”. I media complici, non a caso, riporteranno in un primo momento la notizia (poi rivelatasi falsa) che Regeni è scomparso dopo una retata della polizia contro i manifestanti del 25 gennaio: “Giulio Regeni arrestato con 40 oppositori e torturato per due giorni all’oscuro di Al Sisi” scrive l’Huffington Post a distanza di due giorni dal ritrovamento.

La verità è però un’altra: Regeni, la sera del 25 gennaio, quando esce di casa non è diretto a nessuna manifestazione, bensì ad una festa tra amici: il movente politico del rapimento, fondamentale nella narrazione, traballa. Si cerca quindi di correre ai ripari e nell’articolo “Giulio Regeni, la pista dei detective italiani: “Ucciso per le sue idee“”, che compare su La Repubblica il 6 febbraio, si legge16:

“Anche perché il 25 gennaio non è un giorno qualsiasi per il Cairo: è l’anniversario delle proteste di piazza Tahir ed è possibile, dicono fonti dell’intelligence italiana, che Giulio abbia incontrato alcuni ragazzi pronti a manifestare. E che qualcuno, magari pezzi deviati dalla polizia egiziana, abbia deciso di punirli prima che scendessero in piazza.”

Un giovane dottorando, che secondo i genitori non si sente minacciato, esce di casa per recarsi ad una festa la sera del 25 gennaio, forse incontra dei manifestanti e, magari, la polizia li arresta, prima che scendano in piazza: è un’evidente forzatura. La nostra tesi è che gli aguzzini abbiano invitato Regeni ad una manifestazione, ma lui ha preferito la festa tra amici ; a quel punto, comunque, si è deciso di agire la sera del 25 gennaio, anniversario della rivoluzione, secondo la tabella di marcia iniziale.

In ogni caso, ora, Giulio Regeni è nelle mani dei suoi rapitori: si aprono tre scenari.

Nel primo, Giulio Regeni non è una la vittima inconsapevole di un’operazione clandestina: la polizia od i servizi segreti lo arrestano perché in compagnia di dissenti e manifestanti in odore di Ong straniere, lui ha interesse a dire che è italiano per non subire qualche interrogatorio “energico”, gli agenti controllano il passaporto e appurano che Regeni è cittadino di un Paese amico, il dottorando è etichettato come “persona non gradita” ed è costretto a lasciare l’Egitto entro 48 ore. Fine della storia. L’8 febbraio il ministro degli Interni egiziano ribadisce però, è bene ricordarlo, che Regeni non è mai stato imprigionato da nessuna autorità dello Stato17, mentre Regeni è ritrovato morto e con evidenti segni di tortura.

Secondo scenario, variante del primo: Regeni è prelevato da qualche apparato opaco dello Stato o corpo paramilitare, è pestato per estorcergli qualche informazione, il dottorando muore nell’interrogatorio. A questo punto i suoi aguzzini hanno tra le mani il corpo di un cittadino europeo che mostra evidenti segni di tortura (le unghie strappate a mani e piedi e le orecchie mozzate): per non generare un incidente diplomatico potenzialmente esplosivo, il corpo di Regeni è fatto sparire ed il friulano diventa un “cittadino scomparso”, rimanendo tale per sempre. Non solo il corpo di Regeni è invece ritrovato, ma l’autopsia dimostra che non è morto in maniera fortuita durante “l’interrogatorio” (arresto cardiaco o emorragie interne), bensì gli è stato deliberatamente spezzato il collo18.

Terzo scenario: Regeni è vittima di un’operazione clandestina, tesa a danneggiare i rapporti tra Italia ed Egitto. I suoi aguzzini (non necessariamente “servizi deviati”, ma anche semplice manovalanza locale o qualcuno della rete dei Fratelli Mussulmani), lo rapiscono il 25 gennaio, lo sottopongono a tortura, non per estorcergli informazioni ma per simulare un interrogatorio “da regime oppressivo”. Al termine lo uccidono spezzandogli il collo e, infine, fanno in modo che il corpo straziato del ricercatore, l’amico dei dissidenti scomparso l’anniversario della rivoluzione, sia ritrovato. Questo è quanto avviene e questa, quasi sicuramente, è la ricostruzione corretta: la tempistica del ritrovamento del corpo e gli avvenimenti successivi corroborano la tesi.

Il cadavere di Giulio Regeni è rinvenuto il 3 febbraio su un cavalcavia dell’autostrada tra il Cairo ed Alessandria e l’artefice della macabra scoperta è un tassista, fermatosi sul ciglio della strada per un guasto all’auto19: al momento non si è ancora stabilita la data del decesso, ma il fatto che il corpo non sia stato abbandonato in posto isolato, ma sui bordi della strada, significa che i suoi aguzzini volevano che il corpo fosse rinvenuto nella giornata del 3 febbraio. Perché?

Perché quel giorno è in programma un incontro ai massimi livelli tra il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e le autorità egiziane, compreso il presidente Abd Al-Sisi. Così recita l’Agi20, poco prima che il corpo di Regeni sia ritrovato: “Guidi e’ giunta oggi in Egitto alla guida di una delegazione di 60 aziende e dei rappresentanti di Sace, Simest e Confindustria. Il programma della visita prevede incontri con il presidente della Repubblica Abdel Fatah al Sisi, con il primo ministro Sherif Ismail, tutti i ministri economici, l’Autorita’ del Canale di Suez e altri interlocutori”.

Appena si diffonde la notizia del ritrovamento del cadavere di Regeni, la Guidi, volente o nolente, rientra immediatamente a Roma e la delegazione è sospesa21.

Non solo, ma a leggere la Repubblica, il rinvenimento del corpo del giovane friulano cade anche in un momento decisivo per il perfezionamento dei contratti tra l’ENI e le autorità egiziane, concernenti lo sfruttamento dell’enorme giacimento Zohr. Così scrive Fabio Scuto, esperto di Medio Oriente che ha seguito per conto di La Repubblica tutte le vicende dell’Undici Settembre22:

“L’Italia attraverso l’ENI firmerà con l’Egitto la prossima settimana un accordo per lo sfruttamento di un giacimento di gas nel Mediterraneo. Un contratto che vale solo per i primi 3 anni 7 miliardi dollari. Congelarlo, fino ad una chiara identificazione e punizione degli assassini di Giulio, potrebbe essere una buona arma (diplomatica) di pressione.”

Hai capito, Scuto? Blocchiamo il contratto miliardario dell’ENI in Egitto, così puniamo quei cattivoni degli egiziani che rapiscono e torturano i giovani dissenti! L’omicidio di Regeni si tinge di blu petrolio…

L’imbarazzo per le autorità egiziane è palpabile e, non è chiaro se le notizie siano autentiche oppure (più probabile) ulteriori tentativi dei media di screditare il Cairo, inscenando un tentativo di depistaggio, si parla nelle prime ore di un incidente stradale e di un omicidio a sfondo sessuale.

A questo punto parte la grancassa delle tre principali testate dell’establishment euro-atlantico (La Repubblica, il Corriere della Sera, Il Sole 24 ore) per screditare l’Egitto di Al-Sisi, coll’obbiettivo di infliggere il massimo danno possibile alle relazioni italo-egiziane. Riportiamo sinteticamente qualche titolo: “Italiano ucciso in Egitto, dove il regime reprime gli oppositori23; “Il vero volto dell’Egitto che nessuno vuole vedere24; “Gli affari miliardari tra Egitto e Italia che fanno dimenticare i diritti umani25; “Egitto, le testimonianze: “Torture nelle carceri di al-Sisi. Elettroshock e abusi sessuali”. Hrw: “Peggio di Mubarak””26; ““Giulio Regeni torturato perché pensavano che fosse una spia”27; “Giulio Regeni, la pista dei detective italiani: “Ucciso per le sue idee”28.

Già, perché a dare un’impronta tutta “politica” al rapimento ed all’uccisione di Giulio Regeni, ci hanno pensato i suoi amici de Il Manifesto che, contro la volontà dei suoi genitori (tanto che per certo momento è ventilata un’azione legale29), diffondono (dietro pressione di chi?) l’ultimo articolo inviato dal giovane ricercatore alla redazione del giornale, spedito a metà gennaio, ma mai pubblicato sino ad allora: è il pezzo “In Egitto, la seconda vita dei sindacati indipendenti30, utile a dimostrare che Regeni era politicamente attivo, un avversario del “regime” e quindi pericoloso per lo stesso.

Esattamente come l’attentato al volo Metrojet si prefiggeva il duplice obbiettivo di punire la Russia per la sua ingerenza nello scacchiere mediorientale ed infliggere un colpo letale alla strategica industria vacanziera egiziana, così anche l’omicidio Regeni da un lato tenta di frenare l’attivismo italiano, dall’altro è l’ennesimo attacco al già debilitato turismo sul Nilo: i media occidentali diffondono urbi et orbi l’appello dell’attivista Mona Seif a non visitare in Egitto, perché si muore ogni giorno, la polizia tortura la gente, quando questa non sparisce nel nulla. “Caso Regeni, l’attivista Mona Seif: “Stranieri, non venite in Egitto. Qui si muore ogni giorno”31 titola Repubblica il 5 febbraio: quanti posti di lavoro sono stati distrutti dalla diffusione internazionale di questo messaggio? In quanti centinaia di milioni è quantificabile il danno inflitto all’economia egiziana dalla 29enne Seif, già coinvolta nella rivoluzione colorata del 2011?

Quanto finora abbiamo detto è noto ai servizi segreti italiani ed egiziani, tanto che tra i fiumi d’inchiostro versati sull’omicidio Regeni, di tanto in tanto affiora qualche voce fuori dal coro, sommersa presto dalla martellante propaganda atlantica. È il caso dell’ambasciatore egiziano in Italia Amr Helmy, secondo cui:

“Regeni non è mai stato sotto la custodia della nostra polizia. E noi non siamo cosi ‘naif’ da uccidere un giovane italiano e gettare il suo corpo il giorno della visita del Ministro Guidi al Cairo (…) Dovete capire che lanciare delle accuse pesanti contro le forze di sicurezza egiziane senza alcuna prova può danneggiare i nostri rapporti. Spero che la verità venga fuori il prima possibile. Non abbiamo nulla da nascondere”.

Sia da parte italiana che da parte egiziana prevale la tendenza ad non esacerbare i toni, compromettendo la collaborazione su dossier strategici come quello libico ed energetico: i primi ad accorgersi che la vicenda è lasciata scivolare progressivamente nel dimenticatoio, vanificando gli obbiettivi per cui l’operazione clandestina è ideata, sono proprio gli angloamericani.

Parte quindi una seconda campagna diplomatica e mediatica, che trascende Roma ed il Cairo, e si colloca sull’asse Londra-Washington, sfruttando il fatto che Regeni studiava in atenei inglesi e statunitensi.

Dall’Inghilterra è lanciata la raccolta di firme tra figure del mondo accademico affinché, partendo dall’omicidio di Regeni, sia condotta un‘investigazione imparziale sui tutti i casi di “sparizione, tortura e morte in carcere consumatesi tra gennaio e febbraio”. Il documento che appare sul The Guardian sotto forma di lettera (“Egypt must look into all reports of torture, not just the death of Giulio Regeni32) dipinge l’Egitto di Al-Sisi come una dittatura sudamericana degli anni più bui della Guerra Fredda, basandosi, ovviamente, sulle informazioni prodotte dalle solite ONG (Amnesty International, Human Rights Watch, Freedom House) che, etichettando gli Stati ostili come “regimi”, aprono la strada a bombardamenti/rivoluzioni.

Non sono da meno gli Stati Uniti, dove Barack Obama, le cui mani grondano sangue per aver gettato nel caos il Medio Oriente, sceglie di interessarsi del caso Giulio Regeni, per evitare chiaramente che italiani ed egiziani neutralizzino il tentativo di lacerare i rapporti: “Regeni, Obama a Mattarella: Usa pronti a collaborare per verità” pubblicano le agenzie33.

Si arriva così alla situazione per cui i probabili aguzzini di Regeni sono i più strenui sostenitori di un’approfondita indagine, da estendersi, coll’occasione, alle altre “brutalità del regime oppressore di Al-Sisi”. Come direbbero all’università di Cambridge: such a paradox, isn’t it?

 

April_6_Youth_Movement (1)

 

1http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-02-05/il-mistero-cargo-fantasma-porta-i-terroristi-mediterraneo–172835.shtml?uuid=

2http://www.carnegiecouncil.org/publications/articles_papers_reports/0087.html

3

4http://knoema.com/atlas/Egypt/topics/Tourism/Travel-and-Tourism-Total-Contribution-to-GDP/Total-Contribution-to-GDP-percent-share

5http://www.defensenews.com/story/defense/2015/11/24/egypt-russia-negotiating-missile-sale/76330914/

6http://www.reuters.com/article/us-nuclear-russia-egypt-idUSKCN0T81YY20151119

7http://www.reuters.com/article/us-egypt-china-idUSKCN0UZ05I

8http://www.infomercatiesteri.it/scambi_commerciali.php?id_paesi=101

9http://www.lastampa.it/2015/07/12/esteri/con-al-sisi-rapporti-pi-stretti-e-gli-scambi-italiaegitto-volano-fO4miVkMmO4XhTocIQOVkL/pagina.html

10http://www.eni.com/it_IT/media/comunicati-stampa/2015/08/Eni-scopre_offshore_egiziano_il_piu_grande_giacimento_gas_mai_rinvenuto_nel_Mediterraneo.shtml

11http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/04/news/egitto_procura_giza_su_corpo_di_regeni_chiari_segni_di_torture_e_percosse-132694941/

12https://www.opendemocracy.net/author/giuseppe-acconcia

13Colonia Italia, Mario Cereghino e Giovanni Fasanella, Edizione Chiarelettere, 2015

14http://www.ilgiornale.it/news/mondo/i-servizi-segreti-smentiscono-regeni-non-era-agente-1220820.html

15http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/08/news/giulio_regeni-132942342/

16http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/06/news/giulio_regeni_la_pista_dei_detective_italiani_ucciso_per_le_sue_idee_-132818256/

17http://www.corriere.it/esteri/16_febbraio_08/regeni-l-egitto-polizia-non-coinvolta-non-mai-stato-arrestato-d3d4e7c4-ce86-11e5-8ee6-9deb6cd21d82.shtml

18http://www.corriere.it/cronache/16_febbraio_07/regeni-morto-la-torsione-collo-frattura-cervicale-midollo-leso-alfano-fatto-inumano-animalesco-30e2859c-cd8e-11e5-9bb8-c57cba20e8ac.shtml

19http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2016/02/08/ASeQG8UB-arrestato_allusioni_respingiamo.shtml

20http://www.agi.it/economia/2016/02/03/news/egitto_al_sisi_incontra_guidi_italia_investa_da_noi_-484308/

21http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/02/03/news/la-farnesina-probabile-un-tragico-epilogo-per-giulio-regeni-1.12891240

22http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/06/news/le_ultime_ore_di_giulio_regeni_preso_in_piazza_dalla_polizia_-132830252/

23http://www.corriere.it/esteri/16_febbraio_05/italiano-ucciso-egitto-dove-regime-reprime-oppositori-0120d37e-cb8e-11e5-9200-b61ee59246a7.shtml

24http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-02-07/il-vero-volto-dell-egitto-che-nessuno-vuole-vedere-160435.shtml?uuid=ACFjhYPC

25http://www.internazionale.it/notizie/2016/02/08/egitto-italia-affari-regeni

26http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/07/egitto-le-testimonianze-torture-nelle-carceri-di-al-sisi-elettroschock-e-abusi-sessuali-hrw-peggio-di-mubarak/2440453/

27http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/08/news/giulio_regeni-132942342/

28http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/06/news/giulio_regeni_la_pista_dei_detective_italiani_ucciso_per_le_sue_idee_-132818256/

29http://ilmanifesto.info/la-famiglia-regeni-con-il-manifesto-caso-chiuso-le-priorita-sono-altre/

30http://ilmanifesto.info/in-egitto-la-seconda-vita-dei-sindacati-indipendenti/

31http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/05/news/caso_regeni_l_appello_degli_attivisti_non_venite_in_egitto_-132776297/

32http://www.theguardian.com/world/2016/feb/08/egypt-must-look-into-all-reports-of-torture-not-just-the-death-of-giulio-regeni

33http://www.askanews.it/esteri/regeni-obama-a-mattarella-usa-pronti-a-collaborare-per-verita_711729642.htm

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72 commenti su “Omicidio Giulio Regeni, un’operazione clandestina contro l’Egitto e gli interessi italiani

  1. Andrea Boari il said:

    Gentile Dezzani
    nelle sue analisi non viene chiarita la ragione delle Primavere Arabe. Lei afferma che sono fenomeni riconducibili alle rivoluzioni colorate di iniziativa anglo-sassone; ma allora perchè destabilizzare fedeli alleati
    degli USA come Mubharak o il leader della Tunisia Ben Alì.
    Mi pare inoltre che l’atteggiamento Americano nei confronti dei movimenti di massa arabi dell’inizio 2011, sia stato molto titubante, come se il fenomeno costituisse una sorpresa davanti alla quale occorreva
    assumere una decisione non preventivata.
    saluti Andrea B.

     
    • Federico Dezzani il said:

      La ragione è la sostituzione dei regimi laici con la Fratellanza Mussulmana, sostenuta anche da Qatar e Turchia. Mubarak e Ben Ali (una creazione italiana) erano due “logori” nazionalisti; si rovesciano; si portano al potere i fratelli mussulmani ed il Nord Africa va in fiamme. Il caos è l’obbiettivo finale di angloamericani ed israeliani e la Fratellanza, intollerante e retrograda, è funzionale a questo.

      Clinton says U.S. must embrace Arab Spring despite dangers
      http://www.reuters.com/article/us-usa-mideast-idUSBRE89B19Z20121012

      Voleva che andasse in piazza a lanciare le molotov? 😉

       
      • Andrea Boari il said:

        La riduzione di potere “relativa” degli Usa e dell’elite euro-atlantica, richiede quindi in base al suo ragionamento una politica del caos, volta alla distruzione di alleati storici stabili da sostituire con regimi reazionari del tutto incapaci di svolgere ordinaria amministrazione e destinati a far colassare strutture statuali già fragili.
        La frantumazione settaria della società, la formazione di pulviscoli di milizie consentirebbe, quindi, la fine di un ordine politico statale e la tribalizzazione, in fondo controllabile, con qualche valigia di denaro (perline) e qualche carico di armi osbsolete (specchietti).
        L’idea di mondo dell’elite finanziaria-complesso e del militar-industriale (in crisi) sarebbe il disfacimento di tutti gli stati non perfettamente omologati per la creazione di una sorta di Impero dotato di una sterminata periferia destatualizzata?
        In ogni caso le sue conclusioni sarebbero incomprensibili se si elevasse a soggetto decisore egemonico gli USA di un tempo, dotati di un interesse nazionale complessivo, mentre il soggetto decisore è invece, da 20 anni, una elite deteritorializzata in grado di controllari apparati statali e associazioni internazionali, i cui interessi prescindono da quelli propriamente nazionali.
        In sostanza l’interesse nazionale astratto della Nazione USA non è coincide in nulla con gli interessi dell’elite cosmopolita.
        E’ la tesi (in parte) di Negri, Moltitudini o Impero. La differenza consiste nel fatto che Negri la riconduce a processi oggettivi anonimi, mentre Lei a scelte geopolitiche premeditate. Con il limite che Negri considera già spacciate le identità nazionali storiche, mentre Lei le considera ancora delle strutture (almeno fuori dall’occidente) potenti ed insopprimibili.
        saluti e complimenti.

        Andrea

         
      • Federico Dezzani il said:

        E gli sfidanti chi erano? Muhammad al-Baradei?
        Nel 2011 non c’era altra forza politica organizzata che la Fratellanza in Egitto. Sta tranquillo che se, anziché esserci i Fratelli Mussulmani, c’erano i comunisti, non li facevano mica votare.

         
      • gianlu78 il said:

        Ma davvero voi italiani sono in grado di influenzare e addirittura “creare” regimi in altri stati?

         
      • Federico Dezzani il said:

        Ora come ora, la priorità è creare una qualche forma di governo nella penisola italica.

         
  2. La storia sciagurata del povero Regeni ha un profilo inequivocabile, caro ad una certa narrativa
    ricorrente in certi ambienti.
    La scenografia preparata del ritrovamento, delle torture, è da telecronaca dell’allunaggio americano.

    Per il resto…sento di una offerta di collaborazione del pres. Obama al nostro Mattarella, a pattugliare il
    mediterraneo con le flotte della Nato per il controllo delle immigrazioni di massa.
    I russi ci fanno sapere che la Turchia tratta in segreto con l’Isis.La Merkel fa il baciamano ad Erdogan.
    Arrivano notizie di un intervento turco saudita in Siria.
    Se andiamo avanti di questo passo, presto avremo altro di cui parlare…

     
  3. La fratellanza musulmana è sempre stata vicina ed è sempre stata sostenuta dai soggetti a essa affini. Avendo essa vocazione monarchica e clericale, sono politicamente e culturalmente contigue la monarchie britannica, quella del Qatar e da ultimo l’autoproclamata neomonarchia Erdoganiana.
    Il caso Regeni però reca un’altra firma; se non nella fase ideativa, quantomeno in quella esecutiva. Quali sono quegli apparati militari e quei servizi stranieri che da anni collaborano con i servizi egiziani per la tortura di alcuni tipi di prigionieri? Ricordiamo i casi di Hassan Mustafa Osama Nasr, aka Abu Omar, Mamdouh Habib, Muhammed al-Zery, Ahmed Agiza, Ibn al-Shaykh al-Libi e tanti altri? Secondo Bob Baer, ex agente del noto servizio straniero intervistato a proposito del programma di extraordinary rendition e di outsourcing della tortura: “If you want a serious interrogation, you send a prisoner to Jordan. If you want them to be tortured, you send them to Syria. If you want someone to disappear—never to see them again—you send them to Egypt.”.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Personalmente propendo per l’ingaggio di manovalanza locale, forse anche solo criminalità comune: la dinamica degli eventi non necessita di alcuna “competenza” particolare.

       
  4. La stessa “fratellanza musulmana” fu creata a Londra molti decenni fa proprio per contrastare regime socialista di Nasser.(Claudio Mutti)
    La stessa manina(e lo stesso grembiule)si cela dietro le scomparse di Mattei e Nasser.
    Pero’,attualmente tutti i servizi europei in Egitto agiscono sotto la supervisione di un potente(e spietato)servizietto “mediorientale”…
    Ricordate Rafik Hariri?

     
  5. Nikita il said:

    complimenti per l’articolo, friulano era Regeni e friulano era anche Ardito Desio noto a tutti per l’impresa del K2, meno noto però e che il geologo Desio fu tra coloro che nel gennaio del 1939 scoprirono il petrolio in Libia.
    Non viene mai considerata questa grandiosa scoperta italiana tra le cause dello scoppio del secondo conflitto mondiale, ma non è difficile per nessuno immaginare il totale cambio dei rapporti di forza tra l’asse italo tedesco (totalmente privi di petrolio) ed il blocco anglo americano (totalmente pieni di petrolio) se gli italiani avessero avuto il tempo di sfruttare gli immensi giacimenti libici…. benzina e gasolio a volontà per tutti gli aerei, i camion, i carriarmati e le navi italiane e tedesche…… guerra preventiva? colpire gli avversari economici prima che lo sfruttamento dei giacimenti libici ci avrebbe garantito la totale indipenza petrolifera?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Il mancato sfruttamento del petrolio libico, insieme a quello del radar, che in Italia era ad un discreto stato di avanzamento, sono tra i maggiori errori tecnico-industriali della guerra: bisogna dire che l’Italia era già in regime d’autarchia e nel ’39 non era interesse di nessuna compagnia angloamericana fornire la tecnologia per lo sfruttamento dei pozzi libici, più profondi di quelli iracheni.

       
      • Nikita il said:

        mah, la tecnologia necessaria l’avevamo e avevamo anche i giacimenti di Mosul….fino al settembre ’39 quando scattò l’embargo inglese per il nostro paese con relativo sequestro dei nostri impianti iracheni, e poi chissà se chiamarli errori visto che dalla sua nascita questo paese ha sempre avuto ed ha ancora degli ottimi “consiglieri”.
        comunque anche oggi continua su tutti i media la campagna mediatica da lei descritta nell’articolo, io vivo all’estero in un paese dove non esistono diritti di sorta come + o – in tutto il mondo una volta chiamato “terzo” ed oggi in via di sviluppo, la questione umanitaria o dei diritti civili è una barzelletta per noi europei.
        saluti

         
  6. andrea il said:

    Ma questa è una super bomba !!!!!! Grande articolone!!!!!
    io però sono veramente affranto per qusto ragazzo .cioè sto male se penso per un’istante quello che ha vissuto ,poi se era una spia o un soft power…sai te le cerchi, ma cosi.. è una storia raccapricciante veramente triste .
    Le contraerie mediatiche poi ci vanno giu pesante con una vuotezza che mi fa impazzire.
    Cioè ho scoperto oggi il tuo blog mi sono letto tutto bravo bravo bravo.

    Ciao Andrea

     
      • Cristina C. il said:

        Federico, a proposito delle torture: c’è qualche possibilità che Giulio sia stato immediatamente ucciso (collo spezzato), e solo in seguito ne sia stato martoriato il corpo per simulare le torture? L’autopsia può riscontrare un’azione del genere, se è stata portata a termine subito dopo la morte, o è possibile che non lasci traccia?
        Chiedo questo perché non aveva senso torturarlo se era solo una messa in scena, rischiando magari di far sentire urla e prolungando l’agonia. Per altri versi, ci darebbe anche un po’ di consolazione sulla fine di quel povero ragazzo.

         
      • Federico Dezzani il said:

        La tortura, secondo la mia ricostruzione, è parte integrante del copione per inscenare un interrogatorio da “Gestapo”, così da screditare al massimo l’apparato di sicurezza egiziano. Bisogna aspettare la pubblicazione di qualche eventuale notizia sull’autopsia per rispondere al tuo quesito: stabilire il giorno del decesso sarebbe molto importante.

         
  7. Miles Raymond il said:

    Ciao Federico, l altro giorno ti ho chiesto cosa ne pensavi dell omicidio di Giulio Regeni i quanto “annusavo” un azione di questo tipo, non tanto evidentemente per le mie capacità di analisi geopolitica, molto piùsemplicemente mi è bastato osservare il risalto dato dai media ed il tipo di personaggi intervenuti nei varidibattiti.
    Credo che la tua posizionesia molto vicina alla realtà dei fatti, ancor oggi Tg5 si asserisce che l omicidio abbia a che fare con l articolo apparso sul “Manifesto”, settimana scorsa Tony Capuozzo sosteneva che Al Sisi era nemico dell occidente, senza specificare come dici tu che invece non è per niente nemico dell Italia.
    A te non viene il dubbio che oltre alla conclamata malafede di molti operatori dell informazione ci sia pure una incompetenza di fondo? Sembra inverosimile che nessuno riesca a far passare una seppur minima,stringata analisi delle cose del mondo con un minimo di senso logico.

     
    • Federico Dezzani il said:

      L’ignoranza è il terreno su cui attecchisce la propaganda.
      Se si restringe il campo ai soli addetti all’informazione, sono quasi tutti sul libro paga degli angloamericani. Cerca in rete le confessione del giornalista “pentito” Udo Ulfkotte.

       
      • Cristina C. il said:

        Che peraltro ha avuto l’unica intervista italiana dal blog di Grillo… 😉

         
      • Federico Dezzani il said:

        Così tu sei soddisfatta e voti un partito che ha come fondatori Casaleggio (servizi inglesi) e Sassoon, della camera di commercio statunitense…. tutto si tiene. Cercami qualche notizia del 13/11 o di Regeni sul sito di Grillo…

         
    • Nikita il said:

      Tony Capuozzo è una persona “ambigua” (lo conobbi personalmente una trentina di anni orsono) da tanto sempre sulla cresta dell’onda un ex Lotta Continua, era uno di quei giornalisti che andavano in Afganistan a fare i reportages sui ribelli islamici che si costruivano da soli le armi per combattere il governo sostenuto dai sovietici, armi che invece venivano prodotte in buona parte in Egitto sotto l’egida americana come abbiamo saputo parecchi anni dopo.

       
  8. aurora il said:

    io invece mi ricordo di decine di iniziative contro la NATO ed il suo ruolo in Italia sostenute da Lotta Continua, mi ricordo centinaia di interventi in assemblee e comizi dichiaratamente contro la NATO che venivano ripetuti dai leader di LC, e non per ultimo decine di azioni anche violente e di sabotaggio da parte di militanti di LC contro gli interessi della NATO in Italia.
    Ora….se qualcuno col passare del tempo passa armi e bagagli dall’altra parte, non vedo come si possa mistificare la realtà delle cose, (e questo vale anche per tutti le altre esperienze di quegli anni, e da qualsiasi parte si trovino…perfino il MSI di Pino Rauti e Gianfranco Fini)d’altronde per capire i “movimenti” bisogna quantomeno parteciparvi ed eventualmente studiarli da vicino.
    Bisogna conoscere dove , quando e come sono nati, e in che situazione si sono sviluppati, e cosa esprimevano e auspicavano.
    Mi ricordo benissimo invece il ruolo dell’allora PCI, volto a sposare la linea dell’eurocomunismo, tanto cara ad enrico berlinguer ed alla sua azione dichiaratamente Antisovietica, della sua cosiddetta linea del compromesso storico che in quegli anni era una scialuppa di salvataggio per il governo di allora.
    Governo che era chiamato dai loro stessi militanti “il governo dei padroni”.
    Altro che il ruolo del giornale “manifesto” o la cosiddetta sinistra extraparlamentare….asservita alla NATO poi…..
    Ora….considero interessante le ipotesi tecniche, riguardo la sparizione di Regeni ed il suo ritrovamento, scritte nella tua ricostruzione; perchè effettivamente danno molto a riflettere.
    Io francamente non credo che i servizi di sicurezza Egiziani siano cosi “naif”, credo che dietro ad ogni colpo di stato ci sia una regia per quanto riguardi il problema della gestione degli oppositori di regime, una decisione che viene presa attraverso una linea di azione.
    Neppure i regimi Argentini o Cileni si muovevano in modo così improvvisato, quando dovevano reprimere…
    Per il resto la vedo dura per la tua analisi, e se immagino di dover essere un anglosionista non mi farebbe per nulla piacere un governo presenziato da Morsi e dalla fratellanza, peraltro eletto dagli Egiziani.
    Un governo che sdogana Hamas ( membro della fratellanza) e che riapre i valichi di frontiera(e i tunnel) per portare aiuto ai combattenti palestinesi rinchiusi nell’enclave…a questo punto preferirei un governo autoritario che non sia frutto di elezioni o espressione del volere del popolo Egiziano.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Il mondo non è bianco e nero, ma è fatto di sfumature di grigio, per di più non statiche, ma dinamiche. LC, Potere Operaio, BR erano tutte organizzazioni NATO, la letteratura è talmente vasta che basta cercare in rete.

       
      • aurora il said:

        ma dai…..vado in rete a cercare……io quegli anni li ho vissuti…mica vado a reperire in rete per poi scrivere analisi che non stanno nè in cielo nè in terra…
        Ora stai a vedere che il sequestro Dozier se lo sono organizzati la C.I.A. e la NATO…
        eminenze grige ce n’è pieno il mondo, non c’è bisogno della letteratura….
        se mi dici che sono state strumentalizzate allora è un altro discorso, ma dire che erano organizzazioni NATO è ridicolo….

         
      • Federico Dezzani il said:

        Caro Aurora, per me tu puoi essere chiunque: uno sbirro amico di De Gennaro, un provocatore, un ex-LC, un fancazzista…. chiunque.

        Dico solo che Giorgio Pietrostefani, fondatore di LC nonché il mandante dell’omicidio Calabresi, lavorava alle Officine Reggiane (complesso militare industriale della NATO) e possedeva un Nulla Osta di Sicurezza. Classico agente infiltrato, come puoi essere tu……quindi… fuori dai co****

         
      • aurora il said:

        oltretutto ciò dimostra che non hai minimamente idea di come la NATO e la C.I.A. organizzano la rete di dissuasione dell’opposizione e di infiltrazione nei movimenti potenzialmente rivoluzionari, e di come si muovevano i servizi segreti sia americani, italiani e di altre nazioni a quel tempo.

         
      • come se aver vissuto quegli anni fosse garanzia di conoscenza chiara degli avvenimenti.
        Semmai il contrario, rimane una confusione dei ricordi di quei giorni che l’unica
        maniera di capirci qualcosa è rifletterci oggi, a mente fredda.
        E comunque degli inquinamenti fetidi delle utopìe nobili di quei giorni ne giravano a bizzeffe anche allora…( alla redazione: piuttosto…dopo l’ultimo post “Lotta Continua = NATO” mi è stato impossibile postare; motivo?…)

         
      • mmmh… volevo dire…”E comunque degli inquinamenti fetidi, che in quei giorni infiltravano le utopìe nobili, e che giravano tra i “compagni di lotta” si insinuava già allora…”

         
      • per essere più preciso dal venerdì 12 per tutto il week end…avevo pensato “bè, il nostro Federico vuole prendersi una pausa” :-)).
        Altrimenti, devo pensare di aver avuto io stesso dei problemi(quali?!)…ma ho notato che in quel lasso di tempo non ci sono stati altri post…fino a quello della Aurora…
        adesso , non vedo il pulsante “rispondi” al tuo ultimo msg.

         
      • Federico Dezzani il said:

        Dopo 5 messaggi, il dialogo termina. Bisogna ripartire con un nuovo commento.

         
  9. Mihai Podeanu il said:

    Buonasera.
    tornerei un attimo al povero Giulio.
    Analogie con altri casi… sì, la memoria inizia da Matteotti, salta per mancanza di documentazione a Giuliani 2001, ad Arrigoni 2011. Difficili accostamenti? Se ci pensiamo, non eccessivamente.
    All’inizio era il petrolio (della Sinclair, ma non solo) + due obbedienze di logge diverse + l’opportunità od il rischio d’un compromesso storico precursore. Modernamente: giacimenti di gas leviatanici, diritti di sfruttamento delle acque, in un contesto pasticciato da un colonialismo che promise subito (Balfour, Churchill) ad ambo gli interessati invece di fare un minimo di chiarezza… ed in mezzo ci sono dei giovani. Expendable youth? Ni. No perchè non appartenenti a masse numericamente elevate nè allineate in movimento massivo. Ognuno ha la sua storia. Si purtroppo perchè appunto le storie personali spesso portano a non vedere i rischi. E le storie personali siamo noi genitori, noi scuole, noi cerchie d’amicizie, noi immaginario del mondo come vorremmo che fosse ma non è, purtroppo e spesso. Un mondo diverso è certamente possibile. Ma quanto siamo disposti a rischiare, delle ns. vite, per arrivarci?
    Ho divagato, scusa Federico. Cmq un pensiero per quanto potevano fare ancora di buono nella loro vita questi sacrificati, ci vuole. In topic: Amr Helmy è stato di una chiarezza estrema, rara e dura. ma chiarezza.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Anche a me è subito venuto in mente l’omicidio Matteotti che, effettivamente, ruotava attorno agli affari sporchi tra Savoia, regime e l’americana Sinclair Oil Corporation

       
      • Cristina C. il said:

        Sul petrolio: attenzione. La gran parte dei giacimenti appena scoperti viene spacciata per “leviatanica” anche se non lo è affatto. E’ una questione meramente finanziaria, relativa al valore delle società petrolifere che con le riserve presunte mantengono e aumentano il loro valore. Un po’ come avere 10 case sulla carta, ma nessuna ancora costruita. E siccome lo sviluppo di un giacimento richiede anni (se non decenni, quando appunto la riserva è molto più ostica di quanto sbandierato), nessuno va mai a verificare se i triliardi di barili ipotizzati poi rispondano al vero.
        E siccome chi di dovere ne è cosciente, non sempre la motivazione petrolifera/gasiera è quella giusta malgrado i numeroni impressionanti. Non ho controllato come sta messo Zohr (in rete si trovano, le valutazioni più realistiche di esperti indipendenti), ma insomma non guardiamo sempre e solo a petrolio e gas.
        (Diverso è il discorso per i tubi, gasdotti e oleodotti: quando c’è di mezzo un tracciato di quelli, garantito che si scannano. Anche se pure lì a volte i tracciati sono solo nei pii sogni o nelle manie di grandezza di qualcuno…)

         
  10. aurora il said:

    tranquo….non sono uno sbirro e neppure è mia intenzione offendere; ho letto la tua ricostruzione e ho detto la mia..giusto schermaglie dialettiche.
    Mi frega poco restare qui a parlare con dei mistificatori della realtà…
    il personaggio che hai citato era solo uno dei tanti….e questo fin dall’inizio…e l’episodio per cui è stato condannato si basa sulla sola deposizione di un pentito….
    Se fossi un agente infiltrato mi renderei subito conto che qui non c’è proprio niente che valga la pena per infiltrarsi…….

     
  11. Warrior map il said:

    I principali finanziatori dell’Egitto sono sempre stati gran Bretagna e stati uniti… Il principale interlocutore in Europa la Francia…nonostante ciò L’Egitto si è visto negare dalla nato e in particolare dalle potenze europee (compresa l’Italia) nell’intervento militare in medio oriente il quale avrebbe potuto Sferrare un’offensiva abbastanza imponente da destabilizzare gli equilibri dell’intera zona diventando la forza interlocutrice per i dialoghi nonostante ciò si ritiene più opportuno intervenire l’asse Inghilterra Francia stati uniti (oltre alla follia militare di questa mossa vista l’ ingente presenza russa in zona a livello di intelligence e logistica in zona) questo per poter mantenere la leadership nei rapporti…questo rifiuto potrebbe essere sufficiente per scatenare una rappresaglia???direi che sapendo che l’Italia comunque non “calpesterebbe” il suolo dell’Africa questa motivazione non è sufficiente…perché allora cercare di destabilizzare i rapporti tra Italia e Egitto???può sembrare quello l’obiettivo ma l’obbiettivo è colpire al Sisi il quale volendo essere lui a colpire con decisione vedrebbe questa offensiva anglostatunitensefrancese come un tentativo di usurpare il suo potere nella zona trovando probabilmente come interlocutore preferito i russi i quali si stanno già tutelando da questo punto di vista incrementando i loro rapporti con l’Egitto aggiungendo il fatto di godere di gran parte delle simpatie del popolo africano la guerra sarebbe una totale sconfitta per la coalizione che perderebbe di credibilità o porterebbe altre nazioni nel conflitto per riequilibrare la situazione servendosi probabilmente di qualche servizio mediorientale per coordinare le operazioni che potrebbe essere totalmente sbilanciata qualora la Cina appoggiasse la Russia opzione qualche anno fa improponibile mentre ora potrebbe essere credibile…questo scenario è ovviamente catasfrofista ma gli equilibri sono fragili. Tornando a questo caso specifico non è credibile sia stato l’Egitto come dici te per la tempistica del ritrovamento paradossalmente potrebbe essere una mossa dell’opposizione soluzione accettabile qualora lui non avesse abbracciato la loro causa…mentre risulta molto più credibile la pista inglese francese mentre non credo gli americani abbiano più un braccio così lungo e non si sarebbero così esposti forse nella politica di screditare al Sisi ma appartengono anche loro alla coalizione e difficilmente chi si occupa di una delle parti del piano come la diffusione di informazioni in modo da poter avviare indagini e qualora risultassero (come nel caso di qualunque regime militare) accertate le colpe di al Sisi rovesciato con un governo che accetterebbe il loro ruolo nelloffensiva di terra senza rivoltarsi contro i loro attuali finanziatori qualora andasse a buon fine il loro piano la Russia sarebbe forse costretta a cessare i suoi attacchi aerei in Siria rinunciando a difendere assad siccome il suo punto di forza è proprio la strenua opposizione dei paesi arabi all’attacco via terra degli occidentali…probabilmente c’è un coinvolgimento britannico il quale ha sicuramente fornito informazioni in particolare per tenere sotto controllo ilil numero del ricercatore…manovalanza locale è l’unica cosa che metto in dubbio… La causa della morte è la frattura della colonna cervicale se non sbaglio…gli hanno spezzato il collo…manovalanza locale avrebbe ucciso con armi da fuoco non in appartamento a causa della stretta vigilanza del governo ma fuori e il corpo si sarebbe trovato prima…no è un lavoro da professionisti non necessariamente però dei servizi a mio parere francesi potrebbero essere dei servizi qualora fossero di un servizio loro amico ma no non avrebbero impiegato servizi ma secondo me qualcuno esperto in operazioni clandestine di estrazione rapida…viene in mente qualcuno in Francia esperto di queste missioni???.. azzarderei anche il coinvolgimento di nostri membri del governo viste le posizioni succubi Nei confronti in particolar modo dei vicini D’oltralpe…Cazzo ho scritto un po’ tanto

     
    • Gentile warrior, la punteggiatura.. .. Indispensabile x comprendere ciò che scrive, non la sottovaluti una virgola nel posto sbagliato e asserisce esattamente il contrario di ciò che pensa.

       
      • Warrior map il said:

        ha perfettamente ragione ho apportato le correzioni necessarie all interpretazione del commento. Spero sia più comprensibile…

         
  12. Warrior map il said:

    I principali finanziatori dell’Egitto sono sempre stati gran Bretagna e stati uniti… Il principale interlocutore in Europa la Francia…nonostante ciò L’Egitto si è visto negare dalla nato e in particolare dalle potenze europee (compresa l’Italia) l’autorizzazione per ll’intervento militare in medio oriente, il quale avrebbe potuto Sferrare un’offensiva abbastanza imponente da destabilizzare gli equilibri dell’intera zona diventando la forza interlocutrice per i dialoghi; nonostante ciò si ritiene più opportuno intervenire l’asse Inghilterra Francia stati uniti (oltre alla follia militare di questa mossa vista l’ ingente presenza russa in zona a livello di intelligence e logistica in zona) questo per poter mantenere la leadership nei rapporti…questo rifiuto potrebbe essere sufficiente per scatenare una rappresaglia???direi che sapendo che l’Italia comunque non “calpesterebbe” il suolo dell’Africa questa motivazione non è sufficiente…perché allora cercare di destabilizzare i rapporti tra Italia e Egitto???può sembrare quello l’obiettivo, ma l’obbiettivo è colpire al Sisi il quale volendo essere lui a colpire con decisione vedrebbe questa offensiva anglostatunitensefrancese come un tentativo di usurpare il suo potere nella zona, trovando probabilmente come interlocutore preferito i russi i quali si stanno già tutelando da questo punto di vista incrementando i loro rapporti con l’Egitto (aggiungendo il fatto di godere di gran parte delle simpatie del popolo africano):la guerra sarebbe una totale sconfitta per la coalizione che perderebbe di credibilità o porterebbe altre nazioni nel conflitto per riequilibrare la situazione,servendosi probabilmente di qualche servizio mediorientale per coordinare le operazioni(situazione che potrebbe essere totalmente sbilanciata qualora la Cina appoggiasse la Russia opzione qualche anno fa improponibile mentre ora potrebbe essere credibile)…questo scenario è ovviamente catasfrofista ma gli equilibri sono fragili. Tornando a questo caso specifico non è credibile sia stato l’Egitto come dici te per la tempistica del ritrovamento,paradossalmente potrebbe essere una mossa dell’opposizione (soluzione accettabile qualora lui non avesse abbracciato la loro causa)…mentre risulta molto più credibile la pista inglese francese,non credo gli americani abbiano più un braccio così lungo e non si sarebbero così esposti forse nella politica di screditare al Sisi,ma appartengono anche loro alla coalizione e difficilmente chi si occupa di una delle parti del piano come la diffusione di informazioni in modo da poter avviare indagini dove qualora risultassero (come nel caso di qualunque regime militare) accertate le colpe di al Sisi sarebbe rovesciato con un governo che accetterebbe il loro ruolo nelloffensiva di terra senza rivoltarsi contro i loro attuali finanziatori;qualora andasse a buon fine il loro piano la Russia sarebbe forse costretta a cessare i suoi attacchi aerei in Siria rinunciando a difendere assad siccome il suo punto di forza è proprio la strenua opposizione dei paesi arabi all’attacco via terra degli occidentali…probabilmente c’è un coinvolgimento britannico il quale ha sicuramente fornito informazioni in particolare per tenere sotto controllo ilil numero del ricercatore…manovalanza locale è l’unica cosa che metto in dubbio… La causa della morte è la frattura della colonna cervicale se non sbaglio…gli hanno spezzato il collo…manovalanza locale avrebbe ucciso con armi da fuoco non in appartamento a causa della stretta vigilanza del governo ma il luoghi appartati e il corpo si sarebbe trovato prima…no è un lavoro da professionisti,non necessariamente però dei servizi, a mio parere francesi,potrebbero essere dei servizi qualora fossero di un servizio loro amico ma no non avrebbero impiegato servizi ma secondo me qualcuno esperto in operazioni clandestine di estrazione rapida…viene in mente qualcuno in Francia esperto di queste missioni???.. azzarderei anche il coinvolgimento di nostri membri del governo viste le posizioni succubi Nei confronti in particolar modo dei vicini D’oltralpe…Cazzo ho scritto un po’ tanto

     
  13. Guerriero di mar il said:

    Grazie per la censura…mai visto un errore con su su scritto “tu non puoi passare”

     
  14. Guerriero di mar il said:

    Ho dovuto cambiare indirizzo email e nome per poter scrivere…meriteresti qualcuno ti chiudesse il blog visto che non è libero…

     
    • Federico Dezzani il said:

      E poi perchè non usi il tuo nome e cognome? Tua mamma ti ha battezzato “Guerriero di mar?”

       
  15. Guerriero di Mar il said:

    Non sono battezzato 😉 comunque mi sono firmato con il mio nome anzi con il suo significato…buona ricerca…e comunque mi sono firmato anche prima come guerriero poi ho provato a ripubblicare e mi è venuto errore “tu non puoi passare” poi sono riuscito a pubblicare in qualche modo…

     
  16. Elio Spiro il said:

    Salve,

    e’ una coincidenza che il rapimento sia avvenuto il giorno della visita di Rohani in Italia e la sbandierata orgia di contratti tra aziende italiane ed iraniane?
    L’Egitto ha realmente bisogno dell’ENI?
    Un servizio segreto che non si porta via il computer della presunta spia… questa poi e’ una barzelletta…..
    Un computer che non e’ mai stato “intaccato” neanche da remoto.. o almeno i periti italiani non hanno rilevato (o comunque non dicono) di aver rivelato questa attività’. E se Al Sisi, per queto vivere, avesse già deciso di troncare i rapporti con l’ENI? Senza dubbio l’omicidio e’ avvenuto per destabilizzare i rapporti Italia-Egitto, senza alcuna presunzione da parte dei mandanti che Regeni fosse una spia (per quanto agli aguzzini fosse stato semplicemente detto di farlo cantare…). Forse al governo italiano e’ già stato detto di accontentarsi della mangiatina in Iran e di reggere il gioco. Comunque a breve sapremo chi si va ad accaparrare questi giacimenti.

     
    • Federico Dezzani il said:

      IL 25 gennaio era la data della rivoluzione, così da rendere il rapimento e l’omicidio di Regeni tutto politico: che in Lapponia fosse la festa del mirtillo, ha poca rilevanza.

       
      • Elio Spira il said:

        E se l’Egitto con questo incidente abbia semplicemente provato a farsi “scaricare”? Nessuno puo’ provare che i servizi egiziani siano i diretti responsabili dell’uccisione, pero’ il governo italiano (e quindi l’ENI) nel dubbio e’ costretto dal furore elettorale a bloccare il contratto di sfruttamento (quindi a fare le valigie e smammare da tutto l’Egitto). Al Sisi e tutta la sua pletora sono finalmente liberi di pappare tutto come più gli piace e pare. L’Italia e’ punita per i suoi traffici con l’Iran. Ad Al Sisi che si dica in giro che ha liquidato brutalmente una spia dell’occidente fa solo piacere (oltretutto che fastidio possiamo mai dargli noi eternauti?). Ed il prossimo giro e’ in Libia! L’Italia senza la manovalanza egizia non puo’ intervenire, ma neanche accettarli come partner visto che gli hanno brutalmente assassinato un Harry Potter qualsiasi… e l’Egitto e’ libero di intraprendere l’avventura da solo e papparsi tutto. Sapete come si fa per scoprire se il governo egiziano sia colpevole o meno? Mandate domani qualche rampante manager dell’ENI con il contratto da firmare: se la controparte egiziana non firma gli assassini sono loro, se firmano, sono innocenti.

         
      • Non credo dalla firma di un contratto si possa dedurre poi troppo.
        Eppure, posto che Elio Spiro ed Elio Spira siano la medesima persona, l’intuizione della contemporaneità fra la visita di Rohani in Italia ed il rapimento di Regeni resta sicuramente più che fertile. Ciò anzi anticipa la seconda parte del testo che vi propongo, nonostante l’ora tardissima (o prestissima).
        Del resto, il motto di Theleme è “non l’uomo per le ore, ma le ore per l’uomo’.
        Buona lettura, se ritenete il caso.

        https://abateditheleme.wordpress.com/2016/02/07/i-il-caso-regeni-un-po-di-luce-nel-buio-i-fratelli-musulmani/

         
  17. Andrea Galego il said:

    Grande visione d’insieme. E come tu dici…la verita’ tende ad essere una sola. Ancora complimenti ragazzo.

     
  18. Andrea Galego il said:

    A mio modo di vedere tutta la faccenda ruota sul ritrovamento del cadavere..ergo.. non sono stati gli egiziani. Concordo pienamente sull’analisi dell’articolo.

     
  19. Danilo Fabbroni il said:

    Luttwak – uno che ovviamente non dice parole a caso – ha parlato di ‘questione tra due amanti’….

     
  20. braccobaldo il said:

    Grande Articolo.
    Non sono ferrato sulla storia dell’Egitto ma sono giorni che scrivo su google “Eni Egitto Regeni”.
    La cosa puzzava troppo come tempistiche.
    Ora la stessa ministra che ha firmato il patto, la Guidi, la stanno facendo fuori. Prevedo un ennesimo cambio di governo a breve.

     
    • Domenico il said:

      Bella ricostruzione però non mi è chiaro un punto: se sono stati gli anglo-americani perchè Al-Sisi non li accusa apertamente?

       
      • Federico Dezzani il said:

        Il massimo che possano fare gli egiziani è evidenziare l’interesse a sfruttare l’omicidio Regeni per compromettere i rapporti tra Roma ed il Cairo (cosa che hanno fatto). Oltre, si esce dalla diplomazia.

         
      • Domenico il said:

        L’idea che mi sono fatto è che chiunque ci sia dietro questo omicidio è tanto pericoloso da riuscire a mettere in discussione la leadership di Al-Sisi o a minare la stabilità dell’Egitto. È per questa ragione che Al-Sisi non lascia trapelare informazioni utili al raggiungimento della verità. Sicuramente gli americani sono i primi al mondo per capacità di destabilizzazione mentre gli israeliani sono quelli che ne traggono vantaggio diretto. C’è un pesce grosso – per quanto stronzo ed anti Al-Sisi – da tutelera, lo dimostra il diniego dell’Egitto agli inquirenti italiani che chiedevano di visionare le registrazioni delle videocamere di sorveglianza. Se gli assassini fossero stati semplici criminali non ci sarebbe stato motivo di nascondere la verità.

         
  21. Lupaccio il said:

    Caro Dezzani
    begli articoli, ho letto con piacere il suo blob. Le correggo un errore, che però non é errore suo ma una ulteriore prova della faziosità della stampa italiana. La retata del 25 Gennaio, avvenne in realtà il 24 (e venne arrestato effettivamente uno straniero, che però non poteva essere Regeni). Il giornalista Bonini della Repubblica ha la responsabilità di aver pubblicato una data consona al suo teorema accusatorio (proprio così). Una consultazione della stampa araba dovrebbe darle conferma dell’informazione.