Un piccolo bignami del grande disegno massonico

 

Ci si avvicina al finale di partita in Europa, man mano che le piazze finanziarie anglosassoni, gonfiate da anni di denaro a tassi a zero, scricchiolano sotto il peso del rallentamento dell’economia globale e della deflazione strisciante: le probabilità di sopravvivenze della moneta unica nel nuovo contesto macroeconomico sono vicine allo zero, per le stesse ragioni per cui gold standard non sopravvisse al Grande Crollo del 1929. Capita così che le élite euro-atlantiche giochino a carte scoperte, svelando strategie, sogni ed ambizioni che stanno per schiantarsi contro il muro della realtà: tipico a questo proposito è l’editoriale di Eugenio Scalfari, un prezioso, piccolo, bignami del grande disegno massonico sottostate all’Unione Europea.

Il Fondatore de La Repubblica, una grande firma dei poteri anglofoni

Non è nostra abitudine cimentarsi in editoriali domenicali, attività cui si dedicano d’abitudine le grandi firme del giornalismo in pensione: complice la giornata piovosa, oggi facciamo un’eccezione, giustificata dall’esserci imbattuti in piccolo capolavoro, una “summa” dell’intero pensiero massonico-finanziario sottostante all’integrazione europea. Lo studio di queste poche righe è più edificante che la lettura di una decina di libri sul gruppo Bilderberg. Ci riferiamo all’editoriale di Eugenio Scalfari, dal titolo “Ma Renzi vuole un ministro del Tesoro europeo?”, apparso su La Repubblica di domenica 7 febbraio.

A dire il vero l’articolo di Eugenio Scalfari non è episodio isolato, un fortuito disvelamento delle strategie massonico-finanziarie dettato dalla tendenza delle persone in avanti con l’età a parlare senza più peli sulla lingua. Coincide piuttosto con la propensione a giocare a carte scoperte, a forzare grossolanamente la partita, abbandonando il linguaggio ermetico e le allusioni da iniziati degli anni d’oro: finita l’epoca in cui le oligarchie euro-atlantiche si incontravano segretamente in qualche resort sulle alpi bavaresi o svizzere, dove erano prese decisioni intuibili solo ex-post, oggi, che si respira aria di fine impero, capita di leggere sul giornale le strategie del potere, ma hanno più il sapore del rimpianto che della determinazione.

Come non capire, d’altra parte, le preoccupazione delle oligarchie euro-atlantiche?

Il loro più valido agente, la cancelliera tedesca Angela Dorothea Kasner, in arte “Merkel”, è stata bruciata in un’operazione, quella delle porte aperte agli immigrati, che, concepita per genere maggiore integrazione europea (sottraendo obtorto collo altra sovranità agli Stati, obbligandoli ad accettare la distribuzione pro-quota degli immigrati) si è trasformata in una lacerante crisi, che ha allargato, anziché ridurre, le fratture all’interno della UE. Le nazioni dell’Est europeo si rifiutano categoricamente di accollarsi migliaia di rifugiati ed il tentativo di allentare l’austerità teutonica con la crisi dei rifugiati si è schiantato contro i “nein” di Berlino. La preziosissima Angie, la cancelliera che ha fatto ingoiare le sanzioni alla Russia al resto della UE, la stessa che nell’estate del 2015 è riuscita ad evitare per il rotto della cuffia l’espulsione di Atene dall’euro/NATO, naviga oggi in pessima acque: Merkel’s Last Stand? Chancellor Running Out of Time on Refugee Issue1 si legge sulla versione inglese di Der Spiegel, evidenziando come il “merkelismo” sia agli sgoccioli.

Non va meglio sul versante macroeconomico, dove si assiste al paradosso per cui il governatore della BCE, lo stesso venerabile Mario Draghi che calpesta da decenni le più segrete ed ovattate stanze del potere massonico-finanziario anglofono, punti il dito “contro le forze nell’economia globale che concorrono per tenere bassa l’inflazione2: ma non sa l’ex-vicepresidente di Goldman Sachs International che i suoi mentori sono ossessionati dalla deflazione, che aumenta il valore dei capitali finanziari e deprime quelli dei beni reali? Già negli anni ’20 del secolo scorso, la maniacale lotta all’inflazione (affiancata, come oggi, da una politica monetaria accomodante e dalle borse in bolla), portò prima al crack borsistico del 1929 e poi al progressivo smantellamento del gold standard (la Gran Bretagna esce nel 1931): sono alte le probabilità che l’euro, riproposizione moderna del sistema aureo, segue le stesse sorti, dissolvendosi alla prossima ondata ribassista delle piazze finanziarie.

La UE, in sostanza, non è l’epicentro di una sola tempesta, ma di due o tre contemporaneamente (se si aggiunge anche lo sfaldamento del quadro politico) ed i suoi destini sembrano segnati: come è costretto ad ammettere sconsolato lo speculatore George Soros, che tanto aveva investito sull’integrazione europea, “The EU is on the verge of collapse3.

Capita così che sulla Repubblica si legga l’editoriale di Eugenio Scalfari che, come un fiume in piena, descrive tutti meccanismi e gli ingranaggi del processo di integrazione europea, lanciando un disperato appello (fuori tempo massimo, aggiungiamo) all’ulteriore cessione di sovranità nazionale. Si invoca la nascita di un Tesoro Europeo, primo e decisivo passo verso gli Stati Uniti d’Europa (si legga a questo proposito l’articolo “Dalla crisi dell’euro nasceranno gli Stati Uniti d’Europa à la Hamilton4 apparso nel 2012 a firma dello storico americano Niall Ferguson).

Ne esce un articolo che è un conciso e prezioso compendio delle ambizioni delle oligarchie finanziarie anglofone: superamento delle nazioni, dissolvimento degli Stati in organismi sovranazionali, meticciato delle genti e delle culture e, dulcis in fundo, una moneta mondiale.

Sono le classiche idee che i personaggi come Scalfari ascoltano nelle esclusive cene riservati ai “formatori di opinione pubblica” ed “illuminati” vari e poi si prodigano a diffondere attraverso i media. Scalfari è in buona compagnia ed un altro personaggio cooptato da questi circoli deve essere, ad esempio, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che nell’aprile del 2015 se ne uscì con l’enigmatica affermazione:“il mio orizzonte è la società multiculturale, che procura problemi che vanno risolti. A me piace l’Europa, la moneta unica. Io vorrei una moneta unica mondiale.5

Prima di analizzare l’editoriale, soffermiamoci un attimo sulla figura di Eugenio Scalfari. Chi è il celebre “Fondatore” di La Repubblica?

Classe 1924, intellettuale di spicco già sotto il Regime, tanto da duellare nel dicembre 1942 dalle colonne di “Roma Fascista” nientemeno che con il ras Roberto Farinacci, per un battibecco sull’andazzo preso dal partito, Scalfari è uno dei tanti intellettuali ingaggiati dagli angloamericani nell’immediato dopoguerra, per arginare lo strapotere intellettuale dei comunisti e contenerne l’influenza politica.

Nel 1950 diventa collaboratore del settimanale Il Mondo di Mario Pannunzio (membro insieme ad Ignazio Silone, Nicola Chiaramonte e Adriano Olivetti del Congress for Cultural Freedom, finanziato dalla CIA6) e nel 1955 partecipa alla fondazione del Partito Radicale, insieme ad altri illustri liberali, come Marco Pannella, tutti rigorosamente anglofili.

Sempre nel 1955, grazie al decisivo supporto finanziario di Adriano Olivetti (collaboratore dei servizi segreti inglesi già durante la guerra), Eugenio Scalfari si lancia nell’avventura del settimane l’Espresso, affiancato presto da Carlo Caracciolo, rampollo di un altro casato intimo dei migliori salotti di Londra e della East Coast. La politica de l’Espresso è, non a caso, plasmata secondo gli interessi angloamericani e, come Indro Montanelli ed il Corriere delle Sera erano stati strenui oppositori di Enrico Mattei e della sua spregiudicata (e vincente) politica terzomondista, così il nuovo settimanale di Scalfari è un inflessibile censore del colosso petrolifero italiano, guidato ora da Eugenio Cefis e protagonista, dalla Libia all’Indonesia, di un aggressivo attivismo che disturba Londra e Washington.

Nel 1976, lo stesso anno delle elezioni che sanciscono il sostanziale pareggio tra la DC ed il PCI, Eugenio Scalfari fonda La Repubblica, coll’obbiettivo di creare una testata giornalistica per incalzare i comunisti “da sinistra” e traghettarli dai porti sovietici a quelli angloamericani: il successo è tale che il quotidiano diventa col tempo una vera e propria testata-partito che, dallo scandalo Enimont per cancellare la Prima Repubblica allo scandalo Ruby per spodestare Silvio Berlusconi, agisce sempre in ossequio agli interessi di Londra e Washington.

Man mano la quota de La Repubblica in mano a Scalfari si assottiglia e, già negli anni ’80, l’azionista di maggioranza diventa l’ingegnere Carlo De Benedetti che, dallo smantellamento dell’Olivetti (in un certo momento all’avanguardia mondiale dell’informatica) alle privatizzazione degli anni ’90, ha anch’egli sempre avuto come stella polare gli interessi atlantici. Nell’attuale momento di crisi nera dell’editoria, si ventila un matrimonio tra lo storico quotidiano di Scalfari e La Stampa della famiglia Agnelli-Elkann (primi azionisti de The Economist), sigillando così un’alleanza tra due testate di stretta osservanza anglosassone.

Eugenio Scalfari è, in sostanza, un intellettuale di punta delle oligarchie anglofone e, coltivato sin dall’immediato dopoguerra, ha sempre combattuto tutte le battaglie sotto le loro insegne: la lotta al comunismo, la lotta all’ENI, la lotta alla DC dopo la fine della Guerra Fredda e la lotta al berlusconismo negli anni 2000.

A novant’anni Scalfari è ancora in campo e difende a spada tratta l’ultima, pericolante, conquista delle élite massonico-finanziarie: l’Unione Europea.

Il bignami dell’europeismo massonico

Il ghiotto compendio dell’europeismo di matrice massonico-finanziaria merita di essere vivisezionato e commentato passo per passo: è una vera summa dei disegni delle oligarchie anglofone, un capolavoro raggiungibile solo all’apice di un’epoca, seguita a ruota dalla decadenza e dalla dissoluzione della stessa, proprio come le summae di San Tommaso d’Aquino coincidono con la fine del Medio Evo.

Cominciamo l’analisi di “Ma Renzi vuole un ministro del Tesoro europeo”.

“Alcuni amici che hanno letto la mia intervista di venerdì con la presidente della Camera, Laura Boldrini, si sono stupiti (positivamente) della fiducia da lei riposta nella politica monetaria di Mario Draghi e di molte previste ripercussioni che potrà avere sull’auspicabile rafforzamento dell’unità dell’Europa. Ho avuto modo di parlare telefonicamente l’altro ieri con Draghi, siamo vecchi amici e di tanto in tanto ci sentiamo”.

Qui Scalfari allude all’intervista della settimana precedente a Laura Boldrini, dove la Presidente della Camera propugnava per l’ennesima volta la nascita dei massonici Stati Uniti d’Europa. Il Fondatore ci tiene a sottolineare che, lui, il venerabile Mario Draghi lo sente per telefono: fa ancora parte del giro che conta, sottolinea Scalfari.

“Del resto, a questo punto della situazione in Europa e nel resto del mondo, anche Draghi non ne fa più mistero. E la situazione è questa: non c’è più tempo, se si vuole impedire che la crisi economica in corso ormai da otto anni, cui si è aggiunta da oltre un anno una drammatica caduta della domanda nei paesi emergenti, bisogna agire con immediatezza.

La frase è monca (una svista nell’impaginazione), ma è una spia dell’apprensione per il rallentamento globale dell’economia, la deflazione strisciante e la debolezza strutturale dell’euro: sopravviverà la moneta unica alla prossima recessione, anticipata dal crollo delle borse? La risposta è lasciata in sospeso. Ci si sposta invece sul piano Kalergi, studiato per la sostituzione delle nazioni europee con popolazioni allogene, così da facilitarne l’assimilazione in entità sovranazionali:

Il tasso demografico europeo è in netta diminuzione, particolarmente in Italia dove a metà del secolo in corso la “gens italica” sarà molto meno numerosa degli attuali 60 milioni di persone e più vecchia. La mobilità dei popoli da un continente all’altro: sembra un’emergenza dovuta alle guerre in corso e alla povertà insopportabile di alcune zone del mondo. Così sembra, ma non lo è, non passerà tra due o tre anni come molti sperano: è un movimento di interi popoli, che durerà a dir poco mezzo secolo e produrrà inevitabilmente un’integrazione di culture, di religioni e di sangue; un meticciato graduale ma inevitabile.”

Se l’ultima guerra mondiale l’avesse vinta l’Asse, Eugenio Scalfari scriverebbe oggi, a novant’anni suonati, sulla necessità di difendere larazza italica” e le fertili famiglie con quattro o cinque figli: avendola vinta gli angloamericani, discetta invece sull’inevitabilità del meticciato di popoli e culturale, uno dei principi cardine dell’universalismo massonico. Come sempre i flussi migratori, generati dall’effetto congiunto di Primavere Arabe, guerre condotte da angloamericani ed israeliani contro Paesi arabi (Libia e Siria) e l’oculata diffusione dello Stato Islamico, sono presentati come “epocali” ed “inevitabili”. Le cause non si indagano: capitano e basta. Occorre preparasi a 20-50 anni di immigrazioni di massa, come se si fosse alle porte di un’ineluttabile era glaciale.

A questo punto, Scalfari fa un’altra virata e torna a discettare di finanza: occorre una moneta mondiale, come il “bancor” ideato negli anni ’40 dall’economista inglese John Maynard Keynes. Di Keynes è sufficiente dire che, anziché suggerire l’uscita dalla Grande Depressione con l’emissione di biglietti di Stato, così da finanziare opere pubbliche senza debiti per lo Stato, propose la spesa in deficit finanziata dall’emissione di obbligazioni, così da salvaguardare lo strozzinaggio della finanza privata ai danni della comunità:

“Questa riforma fu studiata dalla Commissione di Bretton Woods e sostenuta da Keynes, ma fu impedita dall’America che ravvisò nel dollaro la doppia funzione di moneta circolante e di punto di riferimento nei tassi di cambio di tutte le altre monete. Ma la società globale ormai in atto esige una appropriata riconsiderazione del “bancor” proposta più di settant’anni fa da Keynes.”

Nel passaggio successivo, il focus si sposta sull’impellente necessità, pena la disintegrazione dell’euro, di giungere all’unione fiscale dell’eurozona: un Tesoro comune che prelevi il gettito dalle zone più ricche (Germania e dintorni) e lo dirotti verso la periferia, in piena desertificazione demografica ed economica (Italia e dintorni). Si noti che nel discorso di Scalfari elettori, consultazioni democratiche ed eventuali referendum, non sono neppure citati: il metodo “Monnet” o “Schuman” prevede infatti che l’integrazione europea sia condotta da una ristretta oligarchia massonico-finanziaria a colpi di continue crisi, seguite a ruota da progressive sottrazioni di sovranità:

“Delle cause che hanno impedito il completo risultato desiderato, soprattutto per quanto riguarda il tasso di inflazione, abbiamo già riferito il pensiero di Draghi; ma la proposta essenziale e vorrei dire rivoluzionaria Draghi l’ha detta a Francoforte: ritiene indispensabile e quindi vuole la creazione d’un ministro del Tesoro unico, che sia l’interlocutore politico della Bce da lui guidata.

Si sottolinea come, un‘idea su cui battono spesso le oligarchie massoniche, la condivisione del debito sia il primo passo per la federazione dell’Europa: il modello è sempre il segretario del Tesoro Alexander Hamilton (1755-1804) che, consolidando i debiti dei singoli Stati confederati dopo la guerra d’indipendenza del 1776, pose le basi di un governo federale affiancato da una banca centrale. C’è un nutrita letteratura secondo cui Hamilton fosse un agente dei banchieri londinesi, interessati a mantenere lo stresso controllo sull’ex-colonia americana.

“Per rinnovare e rafforzare l’Europa come Renzi dice motivando in questo modo i suoi dissensi con Bruxelles, questa del Tesoro unico sarebbe la novità- principe anche perché apre la strada ad un’Europa federata e non più soltanto confederata”.

Scalfari ci ricorda che si può fare affidamento per la creazione del Tesoro unico europeo, non sulla classe dirigente tedesca, contro la quale si è stata scagliata la bomba dello scandalo Volkswagen e dell’immigrazione incontrollata, bensì sulla cancelliera Angela Merkel che, come abbiamo sottolineato nel nostro recente lavoro, è un alfiere delle oligarchie euro-atlantiche:

“Ma c’è un’ipotesi che mi permetto di formulare, può sembrare paradossale ma secondo me non lo è: forse non sarebbe ostacolato dalla Merkel. Tutti sappiamo che un’Europa federata si farà soltanto se la Germania si dichiarerà favorevole. È altrettanto chiaro che in un’Europa federata la Germania sarà la nazione di maggior rilievo, non per sempre ma certamente per un lungo periodo iniziale”.

Si è già abbondato l’agganciamento alla realtà per lanciarsi in voli pindarici: Scalfari, aedo delle oligarchie anglofone, sta già sognando ad occhi aperti. Non solo dimentica che l’establishment tedesco si oppone a qualsiasi condivisione del debito (vedi i “nein” agli eurobond ed alla garanzia comune sui depositi), ma sorvola pure sul fatto che Angela Merkel è in caduta libera nei sondaggi e la sua posizione all’interno della CDU/CSU è sempre più debole: colpa dell’azzardata mossa della politica delle porte aperte agli immigrati.

A questo punto, Scalfari invia un pizzino a Renzi: smetta di ribellarsi alla Troika ed ingoi l’amara pillola dell’austerità, altrimenti la sua parabola politica può dirsi conclusa. Renzi non è forte a sufficienza per ribellarsi alle oligarchie finanziarie:

Un Renzi laico ed europeista vincerà a mani basse il referendum. Ma se così non sarà, se continuerà ad essere contro l’Europa e con sulle spalle una riforma costituzionale che a molti non piace affatto, allora non è sicuro che il referendum confermativo passerà a larga maggioranza; potrebbe arrivare un testa a testa con esiti imprevedibili. Noi speriamo che se la cavi, alle condizioni sopra indicate perché quello è l’interesse del paese. Diversamente non speriamo niente.

Si chiude con un mellifluo elogio del primo papa gesuita della Chiesa di Roma, tanto amato dalle élite del pensiero unico quanto inviso ai cattolici praticanti (si veda il clamoroso fallimento del Giubileo e la partecipazione in costante calo ai riti domenicali). Si ricordi che i gesuiti sono stati a lungo “il servizio segreto” della Chiesa cattolica, collaborando gomito a gomito durante la Guerra Fredda con i servizi angloamericani nella lotta al comunismo:

“Anzi: da laici (leggi massoni, NDR) non credenti (personalmente parlando) indichiamo in papa Francesco un simbolo che rappresenta più e meglio di ogni altro l’epoca globale in cui viviamo. Incontrerà tra pochi giorni a Cuba il Patriarca degli ortodossi di Russia per un futuro avvicinamento che probabilmente finirà con un sostanziale affratellamento tra quelle due Chiese cristiane. (…) E noi balbettiamo sull’unità dell’Europa? E non smettiamo di riaffermare la nostra isolata autonomia? Ognuno per sé e Dio per tutti?”

Scalfari (il cui italiano, ci sia concesso, dà segnali di cedimento strutturale), viaggia ormai in un mondo onirico: man mano che il sistema di potere concepito dalle oligarchie anglofone si sgretola, c’è la pulsione a fuggire dalla realtà per rifugiarsi nei sogni.

E così, il fondatore di Repubblica immagina un papa gesuita che, incontrandosi su un’isola caraibica con il patriarca di tutte le Russie, ricucia lo scisma d’Oriente. Fallita l’Opa, più o meno ostile, di papa Giovanni Paolo II sulla chiesa ortodossa, negli anni successivi al collasso dell’URSS, è quanto mai improbabile “l’affratellamento” tra una Chiesa romana sempre più “laica” (alias massonica) ed una Chiesa ortodossa che rimane fedele alle origini: più probabile, invece, è che i rapporti di forza tra le due siano riequilibrati dai nuovi assetti internazionali, e a tutto svantaggio della Chiesa cattolica.

I sogni di Eugenio Scalfari si dissolvono e si ritorna alla realtà di un’Unione Europea in dissoluzione, propaggine di un impero angloamericano che si sgretola a sua volta, tra sinistri venti di guerra. L’articolo di Scalfari è il frutto maturo di una pianta, quella delle oligarchie massonico-finanziarie, ormai appassita.

 

angiecopertina

1http://www.spiegel.de/international/germany/critique-of-merkel-on-refugee-issue-deepens-a-1072549.html

2http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/04/draghi-forze-cospirano-per-tenere-bassa-linflazione-ma-le-bce-non-si-arrendera/2431897/

3http://www.nybooks.com/articles/2016/02/11/europe-verge-collapse-interview/

4http://www.loccidentale.it/node/117281

5http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/jovanotti-gamba-tesa-contro-landini-e-salvini-1111995.html

6Gli intellettuali e la CIA, Frances Sanders, Fazi Editore, 2007

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31 commenti su “Un piccolo bignami del grande disegno massonico

  1. Willy Muenzenberg il said:

    Il capolavoro culmina immaginando il finanziere giornalista in caso di vittoria dell’Asse: “a 90 anni scriverebbe della bellezza delle famiglie con 5 figli”.

    Tacito era come lei, Professore. Stringato e tagliente. Non è affatto casuale, lasci che gelo dica io berlinese, che lei sia come il suo predecessore appartenente a questa Gens italica di cui il magnate ormai delirante auspica la fine entro 50 anni.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Grazie Willy,
      se vogliamo proseguire con la metafora, scriviamo in tempi simili: è uno sforzo ordinatore tra il caos dilagante.

       
  2. Antonello S. il said:

    Complimenti, ho scoperto il suo blog solo da pochi giorni e pur frequentandone altri con le stesse
    idee e concetti, apprezzo molto la sua lucidità e visione geo-politica.
    L’ho già inserito fra i miei super-preferiti.
    Grazie per il suo impegno.

     
  3. Maurizio Destro Benini il said:

    Salve Dezzani ! Non c’entra nulla apparentemente , ma Putin che rapporto ha con i massoni ? Non lo sarà mica anche lui…Una mia amica russa mi dice che potrebbe bloccare l’ esportazione di capitali degli oligarchi russi nei paradisi fiscali ma non lo fa….Recentemente contro Kodorkowski l’ oligarca più grosso , la Russia ha spiccato un mandato di cattura internazionale per omicidio ( non mi ricordo il nome della vittima ) e non per niente è scappato in Svizzera. In una mia precedente mail avevo già accennato al rapporto della Russia con la finanza internazionale e Lei mi aveva risposto che avrebbe preso in considerazione la cosa. Ho fiducia che lo farà perché quello che scrive Lei mi piace sempre , sempre molto interessante. Mi permetta di consigliarle la lettura di un libro ” The Essential ” lo trova su amazon : l’ autore un russo ortodosso che vive in Florida ( esule perché perseguitato ai tempi dell’ Unione Sovietica ) chiamato the Saker con questo nome tiene anche un blog con il sottotitolo ” fermiamo la guerra dell’ imperialismo alla Russia “. Il libro parla a fondo dell’ anglo-sionismo ed anche dei rapporti tra ebrei e russi sia attuali che nei secoli scorsi e deve essere interessantissimo : è in inglese ed il mio inglese è scolastico e per ora ho rinunciato a leggerlo perché mi serve molto tempo. Sarei interessatissimo alla sua opinione. Mi dica come posso mandarle un piccolo contributo ( paypal andrebbe bene ? )

     
  4. gengiss il said:

    Fuori tema: cosa ne pensi del caso Giulio Regeni ?
    C’è molto dietro che i giornali non dicono. E’ inverosimile che la polizia torturi e uccida uno straniero di uno Stato amico, anche se flirtava con l’opposizione (al limite l’avrebbero espulso). Aanche se fosse stato una spia, come dice qualcuno. E’ un boomerang per Al-Sisi e l’Egitto, proprio ora che si sta organizzando un intervento internazionale in Libia. Io penso a servizi segreti egiziani deviati (come già nel caso dell’aereo russo abbattutto sul Sinai), controllati da Nato o Arabia saudita o Israele.

     
    • Cristina C. il said:

      Io sono complottista all’estremo, quindi non consideratemi.
      Però l’idea che ci sia di mezzo qualcuno che voleva rovinare i rapporti tra Italia ed Egitto, e mettere in estremo imbarazzo entrambi, ci sta.
      L’alternativa è che Regeni fosse una pericolosissima spia con le mani in pasta in cose delicatissime, e che ciò giustificasse tanta efferatezza, cosa che però francamente mi pare poco plausibile.

       
      • Federico Dezzani il said:

        Pochi giorni, ed avrai la nostra tesi: complottista ma circostanziata e…molto probabilmente giusta.

         
  5. L’effetto finale del disegno di questi (che in realtà potrebbero essere anche molto diversi) Stati uniti d’Europa sembra essere quello di agevolare una certa finanza americana nel progetto di incorporazione del sistema bancario europeo. Insieme al settore industriale da questo controllato. Disponendo nel contempo di un mercato del lavoro specializzato e con salari in caduta libera. Pronto alla sostituzione di quelli orientali, i quali diventano invece il mercato di sbocco dell’offerta.
    L’abilità sta nel guadagnare non soltanto nel finale, che prevede la caduta di tutte le resistenze alle acquisizioni e l’acquisizione a prezzi di saldo. Ma nel trarre intanto profitto da tutte le alterne fortune di questa scommessa.

    Se di manovra coordinata si tratta, e non di mera dabbenaggine di tutta una classe dirigente europea, dobbiamo constatare che essa è finora riuscita a mettere completamente in crisi il settore politico, compresa la politica estera e il settore sindacale. Parzialmente il settore finanziario e il settore industriale.

    Gli strumenti utilizzati sono stati sia quelli classici, sia altri meno convenzionali.
    Tra i primi abbiamo potuto osservare la cattura di molti regolatori europei, le facili carriere ai fedeli e le folgoranti promozioni ai fedelissimi (politici, giornalisti, sindacalisti, economisti e altri accademici), le sanzioni e gli scandali promossi da agenzie americane, miranti a deprimere la quotazione borsistica di grandi banche e grande industria, gli annunci ripetuti di prossima crisi dell’euro, del sistema bancario europeo e dell’Europa tutta, che cagionano l’effetto di dirottare i depositi verso il dollaro, l’ingente immissione di liquidità della BCE, che finisce di annacquare il valore dell’euro, la crisi economica indotta dal gioco di sanzioni e controsanzioni commerciali, che hanno cambiato i numeri dell’interscambio tra Europa e uno dei suoi maggiori partner economici, la Federazione russa.

    Tra gli strumenti non convenzionali possiamo ricordare la canalizzazione delle migrazioni di massa (anche se alcuni autori, come Kelly M. Greenhill, lo annoverano tra gli strumenti tradizionali), le manovre depressive della domanda aggregata, come l’abolizione dell’indicizzazione dei salari perdurante l’indicizzazione delle rendite da capitale, i divieti assoluti alle manovre di difesa della valuta (chiamate dal TTIP manipolazioni valutarie) in costanza di altrettanto assoluta libertà di movimento dei capitali, la futura emissione di obbligazioni europee espresse in euro che incorporino i debiti più decotti e portino a un ulteriore deprezzamento dell’euro e del sistema europeo nel suo complesso.

    Chiunque potrebbe rileggere la cronaca economico finanziaria di questi ultimi quindici anni citando molti altri episodi di questa guerra economica in corso, alla quale l’Europa era riuscita a fare fronte per i primi anni, ma che ora sta clamorosamente perdendo.
    Da quando, nel 2010, venne concordata la strategia di una delle speculazioni più redditizie mai orchestrate nel ventunesimo secolo, logica prosecuzione di quelle contro la sterlina e la lira, che servirono da riscaldamento:
    http://www.wsj.com/articles/SB10001424052748703795004575087741848074392

    Non si vede nessun intento di creazione di valore in questa enorme incorporazione finanziaria e industriale in corso. Quantunque sia questo l’alibi dietro il quale molti favoreggiatori europei si nascondono per conferire dignità alla loro interessata collaborazione. Il risultato finale che si riesce a scorgere è soltanto quello della creazione di un grande oligopolio euroatlantico utile al contenimento della sorgente potenza concorrente eurasiatica attraverso l’estrazione di valore da ogni sua risorsa e il controllo delle sue leve politiche, sociali, finanziarie e industriali.

    Come a questi prevedibili e contenibili movimenti predatori l’Europa abbia mostrato non soltanto ventre molle, ma abbia aperto e offerto le sue viscere in guisa quasi sacrificale, sarà per molti storici fonte di innumerevoli interrogativi. Una risposta la si trova fin d’ora nel mito, secondo il quale Europa deve restare sulla terraferma, astenendosi dal giocare con quelle potenze che vogliono portarla al di là del mare. Dove non troverà, ma perderà se stessa:

    http://www.demetra.org/media/Immagini/miti/Antonio%20Carracci%20Ratto%20di%20Europa.jpeg

     
  6. Complimenti Federico,sempre preciso e ricco,la segnalo a ogni occasione e consiglio a tutti di scaricare “Angela Merkel la spia che andò e tornò dal freddo”, 160 pagine da ingordi!

     
  7. Massimiliano Prad il said:

    Federico complimenti per la tua analisi.
    Potresti approfondire l’unione monetaria europea (non completata) e i possibili scenari prossimi, compreso quello della sua fine.
    Sarebbe interessante anche una comparazione con i precedenti (rublo sovietico, dinaro yugoslavo, corona cecoslovacca, ecc.).
    Grazie.

     
  8. Sempre lucido Dezzani, non perda tempo con morti che camminano, ormai hanno i giorni contati, lasci perdere anche i voltagabbana, dopo essere stati esclusi dai massmedia per anni si sono convertiti perchè alla fame….

    Saluti

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ahaha… lui si crede un “papa laico” e nessuno, data l’età, osa contraddirlo…

       
  9. mimmo il said:

    Dubito, naturalmente, che Scalfari (come Draghi ed altri) possano lasciarsi andare ad esternazioni
    spontanee, ed anzi, a mio parere, sono certo essere in linea con una rigorosa agenda di notizie ed
    opinioni da diffondere scientificamente, (secondo il

    “Coincide piuttosto con la propensione a giocare a carte
    scoperte, a forzare grossolanamente la partita, abbandonando il linguaggio ermetico e le allusioni da
    iniziati degli anni d’oro”)

    la domanda che mi pongo è: davvero si tratta di una strategia a lungo termine, condotta con
    successo?
    o non piuttosto di errori madornali, umanamente prevedibili (ché questa progenie di psicopatici non
    sono infallibili trascendenti) che alla fine non soltanto:
    “Scalfari viaggia ormai in un
    mondo onirico: man mano che il sistema di potere concepito dalle oligarchie anglofone si sgretola,
    c’è la pulsione a fuggire dalla realtà per rifugiarsi nei sogni.”

    ma piuttosto
    “tutto il carro viaggia ormai in un
    mondo onirico: man mano che i’architrave si sgretola,
    c’è la pulsione a fuggire dalla realtà per rifugiarsi nei sogni.”
    Il tragico, oserei dire tragicomico se non fosse drammatico per intere popolazioni, errore della Merkel
    sulla questione immigrazioni di massa verso la Germania, era facilmente prevedibile; ed io stesso,
    conoscendo appena il carattere “patriottico” dei tedeschi (mai abbastanza addomesticato dalla
    propaganda anglosassone ad esacerbare complessi di colpa generazionali), avevo senza
    tentennamenti concordato con me stesso essere un plateale autogol.

    Spero che il rapporto di Putin con l’imperdonabile Kissinger sia dovuto solo ad un calcolo di interessi contingenti, e che la volontà ed il desiderio di Wladimiro siano per un mondo governato dalle
    migliori tradizioni.
    Seguo i tuoi irrinunciabili “rapporti” certo di trovare conferme a questo mio sentire.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Grazie, Mimmo!
      Non dubitiamo di Vladimiro: dopotutto il duo Nixon-Kissinger è stato molto meglio di quello Carter-Brzezinski. Il realismo politico di Kissinger lo allontana dalle follie delle cerchie più invasate ed estremiste.

       
      • necessariamente, sono piuttosto timoroso ad essere più esplicito.
        Laddove, per esempio, non è semplicemente “propaganda anglosassone” ad intimidire il popolo tedesco ed il senso di colpa è ovviamente qualcosa che non riguarda
        solo la Germania.
        Questa propensione a parlare in maniera esplicita dei lacchè del potere,
        a forzare grossolanamente la
        partita, ha una funzione mirata? Quale è secondo te il meccanismo che dovrebbe
        “sbloccare” la situazione a favore dei “poteri occulti”.
        Non potrebbe essere semplicemente “panico”?( irrealistico riferirsi in questi termini
        agli atti di costoro?).
        In un piano di “ristrutturazione” della realtà euroasiatica Putin si rende conto di essere dalla parte dei subalterni?(questo spiegherebbe il suo zelo ad ergersi contro le forze
        del “male”) oppure sono inciampato nella più banale delle derive complottiste?
        Mi dispiace non riuscire ad essere più chiaro…

         
      • Federico Dezzani il said:

        Il regime euro-atlantico, come il sistema finanziario sottostante, si basa su una serie continua di crisi: accumulo/crisi, accumulo/crisi, accumulo/crisi, etc.
        La Cina e la Russia offrono un sistema basato sulla crescita reale, stabile, durevole: ponti, strade, porti, crescita demografica, etc.

         
  10. roxgiuse il said:

    articolo come sempre eccezionale, per rigore fattuale e capacità di elaborazione concettuale. Un po’ di giornalisti come Federico Dezzani e ritroveremmo tanta capacità critica e cosapevolezza. Ma tant’è, ci dobbiamo misurare con gli scribacchini servi del potere o, vicerversa, occorre essere servi del potere per fare i giornalisti.

     
  11. Silvio Sanfilippo il said:

    Stimato Dezzani:
    Non mi tornano gli attacchi di papascalfari a Cefis, da più parti indicato come il vero capo della P2, e quindi diretta emanazione atlantica …
    Lorenzo Cherubini poi mi è sempre apparso soggetto di limitatissima intelligenza: sicuramente è agito da qualche puparo che di occupa di orientare i giovani
    Cordiali saluti

     
    • Federico Dezzani il said:

      Anche Mattei era nella P2, ciò non toglie che fosse un sovranista duro e puro. Non volevi associarti in quegli anni? Ti accoppavano di certo…

       
  12. Da non perdere articolo di Maurizio Blondet sulla coppia massonica Amendola-Napolitano e le loro discendenze….

     
  13. Nevio il said:

    Caro Dezzani,
    vado verso i 79 anni,ho partecipato come attivista alla storia del PCI, ho rifiutato il PDS, ho seguito Rifondazione, ora sono libero da militanze ma non dall’angoscia mentale di chi non ci capisce più nulla. Ho trovato per caso il tuo blog e ne sono rimasto affascinato ? sconcertato? non lo so. Ebbene negli ultimi tempi ho smesso di leggere giornali vari attestandomi nella lettura del “Il Fatto Quotidiano” e su internet. Sono sempre stato sorpreso che Il Fatto e’ sempre informato sulle cose di casa nostra e per niente sulla politica internazionale.Leggendo il tuo Blog ho pensato che ciò sia dovuto ai gornalisti guidati da Travaglio (in quanto seguaci di Montanelli) essendo Montanelli quello da te descritto nell’articolo, con l’aggiunta che lo stesso Renzi (pessimo) non avendo ancora raggiunto quanto era nelle speranze anglo americane è ancora incompatibile con “Il Fatto” così come Berlusconi. Come sarà il Fatto con un Presidente del Consiglio allineato con gli euro atlantici? Cosa ne pensi.