Gerusalemme capitale: il Medio Oriente americano si è ristretto

La decisione del presidente Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele ha suscitato aspre polemiche sia in Occidente che nel mondo mussulmano. Alla base della scelta di Trump c’è sicuramente la volontà di sdebitarsi verso la destra ebraica, decisiva per la sua elezione. Il nuovo status di Gerusalemme è però soprattutto la conseguenza di nuovo approccio statunitense al Medio Oriente e si collega alla storica decisione di installare una base militare permanente in Israele. Gli USA abdicano al ruolo di potenza imperiale “super partes” e si fanno carico soltanto della difesa d’Israele, lasciando che la Russia, in comune accordo con Iran e Turchia, colmi il vuoto di potere.

Un nuovo assetto per il Medio Oriente

Donald Trump ha mantenuto la promessa fatta in campagna elettorale: con un enfatico annuncio, il 6 dicembre, il presidente degli Stati Uniti ha espresso la volontà di spostare entro i prossimi sei mesi l’ambasciata da Tel Aviv, centro finanziario dello Stato d’Israele e capitale del medesimo secondo l’etichetta della comunità internazionale, a Gerusalemme, sinora capitale soltanto per gli israeliani. L’ONU si è sempre infatti detta favorevole ad un’internazionalizzazione della città e gli stessi Stati Uniti, sebbene nel 1995 il Congresso avesse approvato il “Jerusalem Act” per spostare l’ambasciata all’interno degli Accordi di Oslo, avevano sempre resistito alle pressioni israeliane, temendo di inimicarsi gli alleati arabi. Difficilmente il cambiamento innescherà una crisi regionale, considerato che tutti gli attori hanno al momento altre priorità, tuttavia segna una tappa storica, non tanto per Israele, quanto per il rapporto tra gli USA ed il Medio Oriente.

La scelta di Trump nasce, innanzitutto, dalla volontà di sdebitarsi verso chi ha dato un contributo decisivo alla sua elezione: come evidenziammo, infatti, subito dopo il suo insediamento, chi poteva dirsi maggiormente soddisfatto della sua vittoria erano il presidente russo, Vladimir Putin, e quello israeliano Benjamin Netanyahu, uniti dalla comune avversione verso la presidenza di Barack Obama e la prospettiva di uno Studio Ovale occupato da Hillary Clinton. Il genero di Trump, Jared Kushner, mantiene ottimi rapporti con la destra israeliana e ricchi simpatizzanti del Likud, come il re dei casinò Sheldon Adelson, non lesinano finanziamenti per assicurare la vittoria del repubblicano1. A soli dieci mesi dal suo insediamento, Trump ha quindi ripagato i suoi “grandi elettori”.

Ed il Cremlino, che ne pensa della decisione di Trump? Sebbene il ministero degli Esteri russo abbia affermato che la Russia “criticherà” la mossa statunitense al prossimo Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite2, è improbabile che Mosca sia contrariata ed ancor meno sopresa. La prima grande potenza ad aver valutato di spostare la propria ambasciata a Gerusalemme è stata infatti la Russia stessa. “La Russia: Gerusalemme Ovest sia capitale d’Israele, la parte Est della Palestina3scriveva La Stampa il 6 aprile del 2017. All’interno dell’articolo si può leggere:

“Gerusalemme Ovest capitale d’Israele, Gerusalemme Est capitale della Palestina. È questo il piano russo per provare a riportare la pace in Medioriente ufficializzato attraverso un comunicato del ministero degli Esteri di Mosca. La Russia è la prima grande potenza (la seconda nazione in assoluto dopo il Costa Rica) a riconoscere Gerusalemme Ovest come capitale. (…) La decisione di Vladimir Putin avvicina in ogni caso moltissimo la Russia a Israele, scavalcando gli Stati Uniti. Presto la Russia sposterà la propria ambasciata a Gerusalemme Ovest.”

Il ministero degli Esteri russo valutava anch’esso di spostare l’ambasciata a Gerusalemme, tanto che, la scorsa primavera, sembrava addirittura che Putin dovesse anticipare Trump. Le “critiche” russe al riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele sono quindi formali, dettate dalla necessità di nascondere un’azione coordinata tra il Cremlino e la Casa Bianca, specialmente in queste settimane in cui infuria il cosiddetto “Russiagate”. Il presidente russo e quello americano stanno riscrivendo l’assetto del Medio Oriente e il riconoscimento del nuovo status di Gerusalemme è parte dell’accordo.

Il Medio Oriente ha consentito alla Russia di riconquistare negli ultimi due anni il proprio rango di superpotenza. Coordinandosi con l’Iran, Mosca ha scongiurato l’implosione della Siria e dell’Iraq, quindi, facendo leva sui timori della Turchia di vedere nascere ai propri confini un Kurdistan sponsorizzato dall’Occidente, Mosca ha attirato dalla sua parte anche Recep Erdogan (scatenando l’ira degli angloamericani, culminata con l’omicidio in diretta dell’ambasciatore Andrey Karlov). Progressivamente il Medio Oriente, falliti i piani di balcanizzazioni portati avanti dall’amministrazione Obama, è scivolato nell’orbita russa, regalando al Cremlino un’influenza superiore agli anni d’oro dell’Unione Sovietica e dell’impero zarista. Il vertice dello scorso 22 novembre a Sochi, dove si sono incontrati il presidente russo Putin, quello iraniano Rouhani e quello turco Erdogan, ha sigillato il nuovo equilibrio regionale: la politica del Medio Oriente si basa sul triangolo Russia-Turchia-Iran.

Il successo russo corrisponde alla disfatta dell’establishment atlantico: la strategia delle cancellerie occidentali era quella di ridisegnare la carta geografica del Medio Oriente, creando, tra il Mediterraneo e l’Iraq, due nuove grandi entità, il Califfato sunnita ed il Kurdistan. La spedizione militare russa, distruggendo sistematicamente i centri d’approvvigionamento e le roccaforti dello Stato Islamico, ha mandato a monte l’intero piano. Qualora Hillary Clinton avesse vinto le elezioni, sarebbe stato probabile un disperato rilancio in Siria, dagli esiti imprevedibili; vincendo Trump, è prevalsa la volontà di accomodamento: gli USA, di fronte allo loro espulsione de facto dal Medio Oriente per mano russa, non hanno sinora reagito in maniera eclatante. Resta però irrisolta, ovviamente, la questione di Israele.

Finché gli angloamericani erano i padroni del Medio Oriente, la sopravvivenza di Israele era garantita: armando e finanziando gli israeliani, armando e finanziando gli arabi, era possibile evitare una guerra di annientamento tra i due. Oggi, però, il Medio Oriente è controllato da russi, turchi ed iraniani: il contesto generale è più ostile che mai per Israele.

Scatta a questo punto l’intesa tra Trump e Putin: gli USA lasciano il Medio Oriente per ritirarsi nello Stato d’Israele, garantendone la sopravvivenza, la Russia occupa gli spazi lasciati vuoti dagli americani, ma esercita sui propri alleati le dovute pressioni per scongiurare una nuova guerra tra israeliani ed arabi. Ne seguono: lo storico annuncio lo scorso settembre dell’installazione di una base militare americana permanente in Israele4 (mai aperta sinora, perché incompatibile con il ruolo imperiale e “super partes” degli USA nel Medio Oriente), il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele da parte di Trump (che ribadisce così l’impegno statunitense a difendere l’alleato), analoghe intenzioni da parte russa, rassicurazioni russe sulla permanenza iraniana in Siria5.

La reazioni più dura allo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme è sinora venuta da Hamas, ed Hamas è sinonimo di Fratellanza Mussulmana, che è sua volta sinonimo di establishment atlantico: è l’islam sunnita che Barack Hussein Obama, Hillary Clinton e David Cameron scatenarono nel 2011 con le Primavere Arabe che incendiarono tutto il Nord Africa ed il Levante. Una nuova intifida a Gerusalemme sarebbe anche il tentativo di sabotare il più ampio accomodamento in corso tra Donald Trump e Vladimir Putin in corso.

Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele è uno sforzo per traghettare il Medio Oriente dall’egemonia angloamericana verso un nuovo assetto dominato dalle potenze euroasiatiche, evitando ulteriori terremoti. Se questo sforzo si rivelerà utile o controproducente, lo deciderà soltanto la storia.

 

 

1https://www.theguardian.com/us-news/2016/sep/23/sheldon-adelson-trump-super-pac-donation-25-million

2https://www.reuters.com/article/us-usa-trump-israel-russia-un/russia-to-criticize-trump-stance-on-jerusalem-at-u-n-security-council-ria-idUSKBN1E11J4

3http://www.lastampa.it/2017/04/06/esteri/il-piano-di-mosca-per-gerusalemme-la-parte-est-capitale-della-palestina-quella-ovest-disraele-AbSkp4gT23ireNf0xmgseO/pagina.html

4https://www.timesofisrael.com/in-first-us-establishes-permanent-military-base-in-israel/

5https://www.timesofisrael.com/iran-is-only-in-syria-to-fight-terror-says-russias-israel-envoy/

Vota!
Precedente Breve elogio della violenza

31 thoughts on “Gerusalemme capitale: il Medio Oriente americano si è ristretto

  1. Matteo il said:

    Molto interessante. Quindi gli scenari bellici sarebbero ormai scongiurati? Quali sono i piani per la Corea del Nord, secondo lei?

     
  2. Mansfra il said:

    La cosa sicura e’ che le elites atlantiche sono profondamente divise al loro interno. Netanyahu per esempio e’ in ottimi rapporti con Orban e ai ferri corti con Soros. La Repubblica e Bergoglio, sostanzialmente a libro paga di Soros e degli interessi finanziari oligarchici e pro-invasione, hanno criticato l’uscita di Trump. In Israele poco tempo fa sembrava essere scoppiata una tangentopoli locale ai danni del primo ministro. Piano piano le tessere del puzzle si stanno unendo.

     
  3. oriundo2006 il said:

    Non condivido l’idea che lo spostamento di ambasciata sia un atto ‘dovuto’ alla nota lobby per permettere una ‘pace’ condivisa tra i due grandi attori: in un mondo multipolare come preconizzato dalla Russia c’e’ posto anche per le ragioni di altri stati…pensare che il riconoscimento unilaterale possa andare in questa direzione e’ assai difficile. Inoltre, non e’ chiaro se ed in che modo lo spostamento sia riconoscimento di G. come capitale intera di uno stato ebraico che prescinda completamente dalle ragioni palestinesi: Trump ha detto che era il primo passo per la ‘pace’ nella regione. Anche qui, assai difficile pensarlo. Questa esternazione del presidente americano e’ un calcio in faccia agli arabi, ai palestinesi, e sopratutto alla comunita’ islamica mondiale, ovvero un miliardo e mezzo di persone, escluse dal poter dire o fare alcunche’ a proposito dei LORO luoghi sacri: sono stati trattati semplicemente come non esistenti. E’ possibile che anche altri stati decidano altrettanto, ma allora le risoluzioni dell’Onu vanno a farsi benedire insieme all’Onu stessa, cosa di cui nessuno parla quasi per scaramanzia. L”unica cosa decisiva ora sono le azioni della Umma islamica e dunque quanto verranno a decidere gli ‘stati generali’ convocati di qui a pochi giorni, ad esempio in Turchia: l’atteggiamento mentale occidentale e’ estraneo alla visione degli islamici, attenti in modo estremo al proprio onore ed al mandato ricevuto di difesa dei luoghi santi dagli infedeli: in entrambi in casi gli occidentali sono oramai fuori da questi concetti, assai vivi invece altrove…sino a portare ad atti di ritorsione anche economici, sia a brevissimo sia a piu’ lungo termine. I muslim non dimenticheranno l’affronto Usa, non dimenticheranno il disprezzo per le loro ragioni dimostrato con questo atto, non dimenticheranno le aggressioni subite per interposta persona o direttamente nel recente passato. Tenete conto che il modo di ragionare e’ molto ma molto diverso da quello vigente qui da noi…tant’e’ che tutto viene visto nell’ottica antica delle crociate di secoli fa…E reagiranno: se non lo facessero la legittimita’ dei loro governanti sarebbe segnata. Come, dove e quando spetta a loro deciderlo. Io non escludo che il sistema petrodollaro vadi rapidamente a gambe all’aria insieme alla borsa USA.

     
  4. Il Gommista il said:

    Per uno scacchista la mossa è di difficile lettura …in fondo era una promessa elettorale e altre promesse hanno già orientato Trump su sentieri impercorribili… difficile perché comunque comporta delle conseguenze tatticamente e strategicamente disastrose, basti pensare solo al ricompattamento di sciti e sunniti, abilmente divisi per decenni invece, e al conseguente spostamento del mondo arabo verso la riemergente Russia.
    Sembra piuttosto un prova generale in caso di scontro armato calcolato per vedere fin dove si può poggiare su Sauditi, Ottomani, e Giordani protettori dei luoghi sacri. Quello che poi interessa in generale è vedere tutti i paesi contarsi… soprattutto nella Lega Araba… per aderire a sanzioni tipo embargo petrolifero ai paesi occidentali/atlantisti, o ripudio del dollaro e quindi crollo del sistema petrodollaro, ecc. ecc. ..situazione già vista 1973 per molti aspetti….e solo allora si scopriranno bluff e punti di non ritorno…
    La scacchiera non sembra presentare mosse più efficaci in questo senso prima di poter decidere se e come provocare l’attacco…

     
  5. ….bizzarra e controversa lettura dezzaniana degli accadimenti recenti: più che un setback a stelle & strisce qui pare evocare il fall-out atomico tanto accarezzato dagli ambienti del MIT quanto del Club di Roma, propaggine della FIAT esoterica.

     
  6. “I muslim non dimenticheranno l’affronto Usa, non dimenticheranno il disprezzo per le loro ragioni dimostrato con questo atto, … E reagiranno…”

    Un proverbio afghano dice : “Io contro mio fratello, io e mio fratello contro mio cugino, io mio fratelo e mio cugino contro io zio, … e così via ” ”

    Non so se mi spiego…

     
  7. Gustavo il said:

    Sintesi lucida e acuta. Ora mi chiedo: sconfitti ( ma del tutto?) gli Obama Clinton, possiamo sperare che anche da noi vi sia la cacciata dei globalisti Atlantici a favore dei sovranisti anti euro, anti Bergogliani, e il confinamento in un area extraparlamentare dei vecchi cominusti Bersani D’Alema e simili boldrinoidi? mi rendo conto che è presto per dirlo. Le elezioni saranno pilotate come al solito..Soros se ne starà calmo? Il nord Italia su stacchera secondo i progetti di Bruxelles , appoggiata dagli Obama Clinton? o è scongiurato l pericolo? Trump ha capito cosa sta succedendo in Europa, o almeno c’è qualcuno che glielo spiega? ( dato il personaggio? Attendiamo le tue lucide analisi . alla prossima

     
  8. Omero il said:

    Ho letto molte analisi su questo fatto. Questa però, è la prima che tratta di un accordo tra Trump e Putin. E’ un punto molto interessante, ma cosa ne sarà dei 2000 marines in Siria e dei circa 5500 marines in Irak?
    Trump cercherà di compiere una ritirata organizata?
    Il pentagono e la CIA sono a favore di ciò? (Io non lo credo)
    Intoltre, un fatto da non sottovalutare sarà la reazione di tutti i musulmani in Europa per questo affronto.
    Grazie per questo spunto di riflessione
    Saluti

     
  9. Da questo interessantissimo panorama gli unici che resteranno a bocca asciutta saranno proprio quelli che hanno scatenato tutto il putiferio degli ultimi 16 anni. Forze trasversali in tutte le formazioni. L’asse, in questo caso “reazionario” e conservatore, con abili mosse sta giocando sulla scacchiera una fase cruciale della partita. Il Medio Oriente, come parte centrale tra Europa e Asia, deve essere riappacificato e controllato. Gli attori principali garanti di tutto questo sono le Superpotenze con le formazioni attuali. Gli attori locali non possono che esserne felici e pensare finalmente al proprio benessere. Chi buttava benzina sul fuoco aveva uno schema Imperiale datato. Siamo molto grati a Dezzani per le sue splendide analisi. Certamente ad una reazione seguirà una controreazione, ma si spera siano gli ultimi rantoli di animali disillusi.

     
  10. ginko il said:

    Io non mi sono ancora rassegnato su Trump. E’ in carica da meno di un anno, sappiamo che deve duramente lottare al suo interno contro i globalisti(russiagate ecc.), non ha (ancora) il controllo della corte costituzionale. Deve ridurre il sottobosco Oba-clintoniano. Partendo da questa constatazione, secondo me le mosse geopolitiche di Trump -a volte imprevedibili- potrebbero essere dettate da questo, quindi si appoggia quando al giovane principe dell’arabia saudita, piuttosto che il suo genero (che secondo me usa e non il contrario), e alla russia stessa , financo la cina, gli va’ bene quello delle filippine che criticava Obama. Sta’ cercando di inaridire le fonti del potere globalista, e’ questa la sua battaglia. Se e’ cosi’ e’ ovvio che ha l’appoggio di Putin. Si spera che si faccia sentire di piu’ in europa, ci dia una mano -ai sovranisti del sud- se puo’.

     
  11. Cinà il said:

    Forse sono più pessimista, a me sembra di vedere un uomo in forte debito di ossigeno politico (Trump) che si è messo completamente nelle mani della destra israeliana nel disperato tentativo di non essere defenestrato dalla casa bianca e senza preoccuparsi delle conseguenze delle sue scelte. Le altre strategie mi sembrano francamente surreali.

     
    • Tuetur il said:

      Infatti. Lui è riuscito a farsi eleggere, e cerca di rimanere a galla, solo perché lecca la chiappa destra della nota lobby.
      E’ pericoloso proprio perché ha disperato bisogno di farsi legittimare da loro. Chissà quali colpi di testa è capace di fare.
      Infatti, se fa un first strike agli ayatollah, coordinato con Bibi, contando sulla nota prassi del fatto compiuto, che mai potrebbe fare la Russia per evitarlo? Bombarda gli aeroporti israeliani e sauditi da cui partono gli aerei star and stripes? Ho i miei dubbi.

       
  12. alberto il said:

    Interpretazione possibile come tutte le interpretazioni che ciascuno può dare di questo fatto perché tutte hanno la stessa possibilità di essere potenzialmente giuste. Credo che sia indispensabile essere cauti anche e soprattutto dopo quanto successo con il Qatar ovvero minacce fuoco e fiamme da parte dei sauditi (ed USA)e loro alleati e… passati ormai mesi e non è successo nulla non solo nessuna azione militare da parte dei sauditi ma proprio nulla ..a parte un certo avvicinamento tra Qatar ed Iran per via del giacimento di gas comune. Il problema è che credo vi siano tali e tante variabili nello scacchiere mediorientale che sia davvero impossibile interpretare gli eventi come è di difficile interpretazione l’affaire Hariri e l’intervento di Macron con relative umiliazioni protocollari subite in Arabia Saudita che comunque ha riportato Hariri in Libano. E’ difficile credere che gli USA abdichino motu proprio nello scacchiere mediorientale anche perché nonostante il fallimento dell’operazione Siriana ed il fatto inequivocabile che siano in crisi economica, alcuni indicatori fanno ritenere che gli scenari cristallizzati nella Pentagon’s New Map ( ovvero la mappa che prevedeva un futuro mondo diviso tra aree stabili ed aree destinate all’instabilità proprio grazie all’azione USA) presentata a suo tempo da Barnett, non sia per nulla stati abbandonati vedasi la situazione birmana ed il battage (con Papa incluso) sul caso Rohingya e le presunte infiltrazioni in quel paese di reduci dallo scenario Siro/Iracheno. Certo è possibile che per ottenere l’obiettivo anzidetto gli USA cerchino la collaborazione della Russia e forse anche della Cina ma è difficile da credere. Un altro aspetto che pare collidere con un disimpegno USA è l’ormai paranoico atteggiamento di Israele nei confronti dell’Iran ovvero il più che possibile (se non probabile) intervento militare di Israele per cercare di spezzare l’ormai realizzato “corridoio scita che per forza di cose determinerebbe un intervento USA con la loro costruenda base in Israele. E’ vero che l’annuncio di Trump sul trasferimento della sede dell’ambasciata è eclatante ma non è di per se un fatto nuovo in quanto è previsto da una legge del Congresso USA risalente agli anni ’90 ma mai applicata dai Presidenti USA, visti anche i tempi necessari qualora effettivamente venisse spostata l’ambasciata personalmente la ritengo il tutto una boutade tipo il bombardamento della base aerea siriana con i famosi missili “imprecisi”. Concludendo credo che dobbiamo sempre ricordarci che Trump è un imprenditore di “successo” e come tale scaltro cinico e baro già di suo anche senza le lobbies sioniste e generi vari e quindi per il proprio interesse personale tradirebbe anche la madre, come un suo simile nostro conterraneo ha fatto tradendo e condannando di fatto a morte certa un capo di stato ( che personalmente ritengo un grande capo di stato) con cui aveva sottoscritto – ed il parlamento ratificato – un trattato di amicizia appena un anno prima che dalle nostre basi partissero i bombardieri per porre fine all’esistenza di quello Stato.

     
  13. Bene Dezzani, allora attendiamo l’annuncio di Putin per l’apertura della ambasciata Russa a Gerusalemme Est, riconoscendola come capitale della Palestina, e così pace sia fatta?
    Saluti

     
  14. Daniela il said:

    Analisi molto particolare e assolutamente nuova, pur ripercorrendo le tracce coerenti di Dezzani.

    A quanto pare Putin già a aprile scorso ha detto di voler riconoscere Gerusalemme Ovest capitale di Israele e Gerusalemme Est capitale della Palestina. Putin come sempre anticipa e Trump segue. Credo che dovrebbero spiegare bene il tutto.

    L’operazione sembra togliere il velo di ipocrisia che soprattutto la UE mette ovunque con la sua presunta ansia stronza da falsa pacifista politically correct dei miei stivali (in questo momento lo spirito di Gheddafi e di milioni di africani truffati e derubati si è impossessato del mio dito indice).

    Dopo decenni in cui non si è riusciti a fare un nulla di nulla di nulla per la Palestina, magari adesso potrebbero anche riuscirci, in questa nuova modalità. O è solo una mia speranza assai speranzosa.

    Trump è tuttora meglio di Clinton, ma anche lui ha la malattia del narcisismo tipica di chi vuole fare il pupazzo di governo dei Poteri Forti (pensiamo ai diversi esemplari indegni della parola democrazia che vediamo anche nella sporca UE).

    Ricordo che le sue idee buone in campagna elettorale sono state perlopiù tutte mandate a quel paese dai poteri forti, a parte quelle tipo questa di Gerusalemme che vanno bene sia ai poteri forti e sia ai democratici per scalzare Trump dalla poltrona, dimostrando, inequivocabilmente il suo pupazzesimo.

    Il risultato è il metodo di governo USA attuale, è assai bislacco, anche se è solo un eufemismo.

    Tuttavia questo metodo di governo così bislacco ha permesso a Putin di rafforzare sia l’immagine della Russia (alla faccia del sempre più ridicolo russiagate) e la sua presa sul Medio Oriente, insieme a alleati veri come l’Iran e un po’ recalcitranti come la Turchia. Con la bellicosa Clinton sarebbe stato più difficile riprendersi la Siria.

    Russia sempre in coppia con la Cina e tale coppia esiste di fatto da molto tempo, vedi accaparramento di oro e uranio (questo anche grazie alla Clinton…ironia della sorte).

    Gli errori (e poi orrori) libici, Medvedev primo ministro, non sono stati ripetuti.

    Trump è il primo presidente USA di “transizione” dal mondo unipolare USA a quello multipolare di USA & BRICS. Come gestirà il crollo del dollaro come sostituto dell’oro è ancora da vedere.

    La certezza è che i famosi Poteri Forti non ci rimetteranno il becco di un quattrino, noi, tutti noi, stiamo già patendo moltissimo.

     
  15. Analisi brillante di Federico, come sempre. Tuttavia, il medio Oriente ha una storia scritta sulla sabbia. Vedremo se le roboanti dichiarazioni saranno seguite dai fatti. Chi rischia sono gli USA e Putin. Mosca ha solo da guadagnare, visto che il suo piano di due capitali nella stessa Gerusalemme, è equilibrato. Segue il principio della “divide et impera”. La divisione di gerusalemme e due capitali sarebbero la soluzione giusta per tutti. Più muri si hanno, più è possibile avere pace. Questo è lo spirito dei tempi. I ponti servono alle guerre, non alla pace. Infatti, durante le guerre, si fanno saltare i ponti….
    Una sola conclusione: attendere i fatti. Ma -come fa Dezzani- è sempre molto interessante, prevederli.

     
    • personalmente credo che la soluzione del problema palestinese, sarebbe il riconoscimento di Israele da parte degli arabi. A quel punto, comincerebbe il Nuovo Esodo da Gerusalemme. Perchè, se ci pensate bene, quale sionista resterebbe in una terra limitatissima, circondato da gente culturalmente e fisicamente ostile, il cui unico valore è il fatto di dire: Noi abbiamo vinto? Tolto il principio del possesso, nessun sionista-ebreo non praticante, resterebbe in israele. Molto meglio vivere a new York, commerciare diamanti e fare film che starsene a fare il colono che produce pompelmi…E a bisticciare con dei palestinesi ignoranti che sono cocciuti come te…
      Sì. Nuovo Esodo. ma questa volta da Israele, non verso Israele.
      Ed il problema sarebbe risolto…Tranne per quei quattro israeliti che studiano la Torah, perchè sono i figli deficienti che non hanno la capacità di suonare un violino o di commerciare in Borsa..(Altre alternative di lavoro degli ebrei…Avete mai sentito di un ebreo metalmeccanico od artigiano? Io no.).

       
  16. Peter Lan il said:

    In tutte le analisi che ho letto, ho notato che manca un punto fondamentale.
    Che sarebbe il fatto che Usa e Israele hanno perso una guerra, che ha mandato a monte piani e investimenti quasi ventennali.
    Una brutta botta insomma, con il risultato che Israele è più debole e assediato di prima.
    Questa mossa, fatta su due piedi e un pò raffazzonata (l’ambasciata ancora non esiste, e non sanno nemmeno dove costruirla), sembra più una reazione disperata alla sconfitta, un arroccamento da parte di Israele, e, da parte americana, un tentativo di ribadire la leadership mondiale, fallito miseramente, viste le reazioni internazionali.
    Ho anche la vaga sensazione che questo passo fosse la ciliegia sulla torta del grande medio oriente, il sigillo della vittoria , che anche se non è arrivata, hanno voluto compiere ugualmente, per celare la sconfitta.

     
    • Tuetur il said:

      Ciliegina sulla torta? Sarebbe un po’ banale, come movente.
      E’ abbastanza chiaro che non si tratta altro che di un primo tentativo di provocare la reazione dell’Iran e trovare un pretesto da gabellare come casus belli per poterlo attaccare. L’accusa del nucleare dal sola non basta, c’è bisogno di un innesco.
      Quanto alla rabbia del mondo sunnita? Ci penseranno i loro caporioni a tenere buona la base. Come d’altronde già fanno.
      L’obiettivo comune di yankee, sionisti e wahhabo-sunniti è sconfiggere lo sciismo.
      Alla luce di questo la mossa dell’ambasciata appare molto meno irrazionale, imbecille o infantile.

       
      • Peter Lan il said:

        È evidente che non hai capito quello che ho scritto.
        Per il resto confermi quanto esposto, cioè che si fanno analisi a ufo, senza tenere conto della realtà, (che vede degli stati sconfitti e sull’orlo della bancarotta, che non sono in grado di sostenere altri conflitti, ), e come che non fosse accaduto niente fino ad oggi.
        Sarebbe meglio darsi al calcio.

         
        • Peter Lan il said:

          Certamente l’ippica è più complessa del calcio, e rende anche di più.
          Com’è certo che uno Stato circondato da S400 e con dei patriots che non fermano nemmeno gli scud degli anni 60, ha poco da provocare e fare guerre, non so che film stai guardando.
          Posso capire che il messaggio che deve passare è quello di un Israele e un occidente forti e saldamente alla guida del pianeta ( del resto siamo occidentali pure noi), ma a ben vedere pare che la storia stia finendo male.

           
  17. Torquemada il said:

    Scusate l’OT ma, chiude la storica azienda dei pandori Melegatti, dove per tanti anni ha lavorato mia zia. L’altro giorno parlandone in treno con alcuni compagni di viaggio, una fa:” Se la staranno comprando i francesi, tanto ormai si sono comprati tutto “. Un altro, per fare il simpatico dice:” Vedrai che se la comprano i Rothschild”….e gù risate.

    Oggi leggo che, il pacchetto di maggioranza, pare sia stato rilevato del fondo “maltese” Abalone, fondato da tale Roberto Colapinto il cui profilo dice:” Roberto Colapinto is the founder and CEO of Abalone Asset Management. He was before Head of Regional Coverage responsible for Southern Europe and Latin America for Credit Agricole (Investment Services) since 2013 being based in Luxembourg. Prior to that he was Direttore Generale of Edmond de Rothschild Europe that he established in Milan in 2007. He started his career with State Street in London in 1998. He moved to Zurich in 2000 and became responsible for all Institutional Clients. He then moved to Milan in 2004 where he managed for State Street the acquisition of Deutsche Bank Securities Services in Italy. Roberto holds a BSc Hons from University of Brighton in European Business and Technology. He also holds Laurea di Produzione Industriale from the Politecnico di Torino”.

    Quando la realtà supera la fantasia.

     

Lascia un commento