Amministrazione Trump ai blocchi di partenza: chi e perché gioisce

Il 20 gennaio Donald Trump si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca con la nuova squadra di governo. Molti si pongono un legittimo quesito: perché il prossimo presidente si avvale di numerosi ex-banchieri di Goldman Sachs, se rappresenta davvero un cambiamento rispetto al passato? E quale ruolo riveste l’influente genero Jared Kushner? La sfida tra Hillary Clinton e Donald Trump è stata anche un lotta tra due anime dello stesso sistema: ne è emersa vincente quella più nazionalista e conservatrice, spalleggiata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha garantito l’accesso di Trump alla stanza dei bottoni. All’orizzonte si profila un’inedita alleanza tra Washington, Tel Aviv e Mosca ai danni dell’establishemnt liberal: per i populismi europei è un’occasione unica per riappropriarsi della sovranità politica ed economica, svincolandosi dall’Unione Europea.

Una faida dentro all’establishment? Comunque, un’imperdibile occasione

Il 20 gennaio, a distanza di più di due mesi dalle presidenziali americane che hanno sorpreso il mondo (ma non noi), si insedierà la nuova amministrazione di Donald Trump. Per l’ordine internazionale sarà una rivoluzione copernicana che impatterà qualsiasi aspetto delle relazioni tra Stati Uniti ed il resto del mondo: l’assetto internazionale post-1945, basato sul predominio angloamericano, sul binomio NATO/CEE-UE e su dosi crescenti di globalizzazione, tramonterà definitivamente, causa sfinimento del sistema stesso. Per la prima volta dagli anni ’30, siederà alla Casa Bianca un presidente “isolazionista”. Gli Stati Uniti, in sostanza, abdicheranno al loro ruolo di potenza egemone, concetto implicito “nell’America first” di Trump, condannando a morte certa le vecchie istituzioni figlie di quest’epoca.

Avendo caricato di simili aspettative la presidenza di Trump ed incombendo ormai il suo ingresso alla Casa Bianca, è quindi ora di rispondere ai dubbi che attanagliano molti osservatori, specialmente dopo la formazione della nuova squadra presidenziale dove compaiono diversi ex-banchieri di Goldman Sachs. Parecchi, sconcertati dal divario tra la retorica “populista” di Trump ed i nomi scelti per occupare i posti chiave della prossima amministrazione, si sono posti domande più che giustificate: Donald Trump rappresenta davvero un cambiamento rispetto al passato? Non sarà anche lui l’ennesimo fantoccio di Wall Street? Esaurite le aspettative iniziali, non si rivelerà un altro bluff, adagiandosi sulla solita politica di Bush e Obama?

Sono interrogativi più che legittimi. Bisogna però evitare a qualsiasi costo l’idea paralizzante (perché renderebbe inutile qualsiasi azione) che “il Potere” sia monolitico, infallibile, onnipotente ed eterno e, anno dopo anno, elezione dopo elezione, si riproduca sempre uguale: nascondendosi dietro Bill Clinton nel 1993, dietro George Bush nel 2001, dietro Barack Obama nel 2008, dietro Donald Trump nel 2017, e così via, ad aeternum.

Il “Potere”, che in Occidente alberga nelle piazze finanziarie di Londra e Wall Street, non è monolitico, ma si divide al suo interno in cordate e fazioni. Non è infallibile, perché anch’esso si basa su calcoli e previsioni che spesso si rivelano, ex-post, errati. Non è onnipotente, perché il mondo è troppo articolato, ampio e variegato, perché possa essere controllato “a tavolino”. Non è eterno, perché come ogni organizzazione umana, non sfugge al ciclo di nascita, crescita, maturità e morte. Il “Potere”, alias la finanza cosmopolita, è fallibile, divisa in correnti e spesso impotente di fronte a dinamiche che sfuggono al suo controllo. Benché abbia mostrato da sempre forti capacità di adattamento, sta poi dando evidenti segnali di affaticamento: la sua presa sul mondo si affievolisce, giorno dopo giorno.

Il caso di Donald Trump, il candidato “populista” eletto contro ogni qualsiasi pronostico, rientra senza alcun dubbio nella saga del “Potere” atlantico: una fazione dell’establishment, in aperta lotta con la rivale, si è raccolta attorno alla sua candidatura e gli ha spianato l’accesso alla Casa Bianca, altrimenti impensabile per un candidato totalmente estraneo al sistema. Ne sono derivate, di conseguenza, le nomine dei banchieri di Goldman Sachs nei ruoli chiave della nuova amministrazione e un po’ di sconcerto tra chi sperava in un radicale rinnovamento.

Perché, allora, abbiamo salutato con favore la vittoria di Donald Trump e abbiamo riposto così tante speranze nel suo mandato, se è anch’esso un’espressione del solito establishment? E perché, se anche Trump è un fantoccio del “Potere”, la campagna elettorale è stata così spietata ed i rischi di una rivoluzione colorata negli Stati Uniti sono tutt’altro che remoti?

Le riposte sono molteplici:

  • Trump è la reazione ad un sistema internazionale  logoro e fallimentare ed è quanto di meglio potessero oggi offrire gli Stati Uniti;
  • Trump è l’espressione di una fazione minoritaria dell’establishment, quella più nazionalista, conservatrice, realpolitiker e ostile alla rivoluzione mondiale permanente dell’establishment liberal. Ci riferiamo alle attività in cui eccelle George Soros che, non a caso, sosteneva la candidatura di Hillary Clinton: destabilizzazioni, cambi di regime, interventi “umanitari”, terrorismo, ondate migratorie, etc. etc.;
  • Trump introduce nel sistema internazionale un notevole dinamismo che, sfruttato adeguatamente, può consentire, soprattutto in Europa, di “rimpatriare” massicce dosi di sovranità politica ed economica ai danni delle vecchie istituzioni atlantiche.

Sono questi i motivi per cui abbiamo accolto con favore la sua elezione e per cui siamo certi che incontrerà forti resistenze fuori e dentro gli Stati Uniti.

Alle elezioni dell’8 novembre, il “Potere”, ossia la finanza cosmopolita, si divide in due cordate: la parte maggioritaria (quella liberal e dei neocon, delle grandi corazzate dell’informazione, dei paladini del riscaldamento globale, della New Economy, della globalizzazione, dell’Unione Europea, dell’immigrazione indiscriminata, del terrorismo islamico, del contenimento ad ogni costo della Russia) si coagula attorno ad Hillary Clinton, una parte minoritaria (quella, in sostanza, che si sentiva reclusa dalla prima: destra americana nazionalista e identitaria, falchi israeliani, petrolieri, Old Economy e fautori di una realpolitik in politica estera) si dirige verso Donald Trump.

La lotta tra le due fazioni, va sottolineato, è reale ed il voto dell’8 novembre non è una semplice farsa che proclamerà il candidato scelto prima a tavolino: gli obiettivi delle due cordate sono profondamente divergenti e la posta in gioco è altissima, considerato che sono in ballo interessi consolidati da decenni.

Il “Potere”, in un certo senso, vincerà comunque: Goldam Sachs ha in Hillary Clinton una fedele alleata1 ma, allo stesso tempo, presta a Donald Trump il regista della sua campagna elettorale, l’ex-banchiere Steve Bannon, fondatore del sito Breibart, ed il suo futuro segretario del Tesoro, l’ex-banchiere Steven Mnuchin. Ma è un “Potere” attraversato da violente lotte intestine, come si evince dalla durezza dello scontro tra le due differenti fazioni: la tensione è così alta che la parte sconfitta, quella dei liberal e di George Soros, difficilmente si rassegnerà allo smacco subito e tenterà in ogni modo di spodestare Trump prima della fine del mandato (rivoluzione colorata, campagne infamanti, procedure di impeachment, etc. etc.). Si respira, insomma, aria da “guerra civile”, evidente segnale di un impero che si sta accartocciando su se stesso.

Sono senza dubbio soddisfatti della vittoria di Trump, coloro che gli hanno aperto le porte di Goldman Sachs: il premier israeliano Benjamin Netanyahu e la destra israeliana più oltranzista: il Likud non aveva digerito i tentativi di Barack Obama di effettuare un cambio di regime “morbido” in Israele ai danni di Netanyahu, né le aperture all’Iran in chiave “divide et impera” fatte dall’amministrazione democratica, né l’ostilità all’espansionismo israeliano sui territori palestinesi. È tutt’altro che casuale che una delle ultime mosse di Barack Obama sia stata la clamorosa astensione degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, astensione che ha permesso l’approvazione di una risoluzione contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme Est: l’amministrazione uscente ha così sferrato un colpo di coda a Tel Aviv, per vendicarsi del supporto fornito a Donald Trump in campagna elettorale.

A partire dal 20 gennaio, attraverso il genero del presidente, il giovane ed influente Jared Kushner, il Likud israeliano e Bibi Netanyahu avranno così un canale diretto e preferenziale con il nuovo inquilino della Casa Bianca: “Israel’s right celebrates Donald Trump’s victory” titolava la CNN il 14 novembre, descrivendo la soddisfazione  della destra israeliana per la vittoria di Trump e l’archiviazione della deludente era Obama.

Lo Stato d’Israele, il più sensibile ai cambiamenti di forza in Medio Oriente, è peraltro da anni in avvicinamento alla Russia: la nomina a ministro della Difesa del russofono Avigdor Lieberman ha suggellato l’avvicinamento di Tel Aviv e Mosca, sempre più influente nella regione e imprescindibile per il futuro dello Stato ebraico. Al contrario, i rapporti tra Israele ed Unione Europea, un prodotto dell’establishment liberal, sono burrascosi quasi quanto quelli tra Netanyahu ed Obama: si ricordi, ad esempio, la recente crisi diplomatica dopo la decisione di Bruxelles di contrassegnare le merci provenienti dai territori palestinesi occupati2. Il Likud ha quindi una chiara agenda, distensione dei rapporti tra Stati Uniti e Russia e parallela rottura delle relazioni tra Washington e Bruxelles, e confida di poterla attuare attraverso il nuovo inquilino della Casa Bianca.

Non avrebbe potuto Benjamin Netanyahu ottenere lo stesso risultato investendo su Hillary Clinton? No, perché la priorità della candidata democratica, in quanto esponente dell’establishment liberal, sarebbe stata l’eliminazione della Russia come centro di potere alternativo a quello atlantico, anche a costo di una guerra con Mosca. Allo stesso tempo, la Clinton si sarebbe prodigata per salvare l’Unione Europea, il risvolto politico della NATO ed il principale strumento per contenere l’influenza della Russia sul Vecchio Continente.

Arriviamo così al secondo, grande, vincente delle elezioni dell’8 novembre, dopo Benjamin Netanyahu, Vladimir Putin: scongiurato uno scenario di guerra nel caso in cui Hillary Clinton, vinte le elezioni, avesse deciso di intervenire militarmente in Siria, il presidente russo si sarà certamente rallegrato leggendo le ultime interviste di Donald Trump a due giornali europei, l’inglese The Times ed il tedesco Bild.

Il futuro inquilino della Casa Bianca ha confermato le sue visioni su Unione Europea e NATO, già anticipate in campagna elettorale: il Regno Unito ha fatto la scelta giusta abbondando l’Unione Europea e siglerà presto un proficuo accordo commerciale con gli Stati Uniti, altri Paesi europei seguiranno la sua strada, la cancelliera Angela Merkel (“the Liberal West’s Last Defender”3  per i liberal del New York Times) ha commesso un catastrofico errore spalancando le porte agli immigrati, la NATO è “obsoleta” e difettosa, “perché è stata concepita tanti e tanti anni fa”. Il futuro presidente degli Stati, isolazionista e realpolitiker, non quindi ha remore nell’attaccare i due pilatri su cui da 70 anni si base l’egemonia atlantica in Europa, in vista di una spartizione del Continente in zone d’influenza, a tutto vantaggio della Russia.

Facciamo la prova del nove: esiste un qualche prova dell’intesa tra i due presunti registi occulti dell’elezione di Trump, Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin? Frequenti e solidi rapporti si sono instaurati negli ultimi 18 mesi tra i due politici, accomunati dall’odio verso Obama, ed alla stampa più solerte non è sfuggito lo strano attivismo russo-israeliano che ha preceduto e seguito l’elezione di Trump (“Netanyahu’s Sweet Temptation Is to Seal the Trump-Putin Deal”, “How Putin and Netanyahu are exploiting the transition”)

Chi credeva in un immediato miglioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, è forse rimasto stupito dalle recenti parole pronunciate dal futuro Segretario di Stato, l’ex-amministratore di Exxon Mobil Rex Tillerson (“la Russia rappresenta un pericolo e gli alleati della Nato sono giustamente preoccupati”), dal prossimo capo della CIA, Mike Pompeo (“Dopo il gruppo dello Stato islamico, la Siria e l’Iran, la Russia rappresenta la principale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti”) e dal segretario della Difesa, il generale Michael Flynn (“La Russia è la principale minaccia alla sicurezza nazionale e vuole spaccare la NATO”) ma occorre inquadrare le esternazioni nel dovuto contesto: le audizioni davanti alle commissioni del Congresso, che si profila come il principale freno all’azione di Trump in politica estera nei prossimi anni. Il nuovo corso degli Stati Uniti sarà opera di un solo uomo al comando, che seguirà lo spartito “suggerito” da israeliani e russi.

In un’ultima analisi, l’insediamento della prossima amministrazione democratica sancirà la nascita di un’inedita triangolazione tra Washington, Tel Aviv e Mosca ai danni dell’establishment liberal: Trump otterrà di ritirarsi in buon ordine dal Medio Oriente e dall’Europa (sdebitandosi, allo stesso tempo, dell’appoggio ricevuto per l’elezione alla Casa Bianca), Netanyahu avrà un alleato comprensivo alla Casa Bianca ed un nuovo garante della sicurezza di Israele al Cremlino, Putin sarà compensato con lo smantellamento dell’Unione Europea ed il ridimensionato della NATO. È un patto a tre, che decreterà la definitiva archiviazione dell’ordine mondiale “liberale”, con la sola eccezione di Israele che sfuggirà al declino americano riparandosi sotto l’ombrello di Mosca, alleato di ferro anche di Siria, Iran e Turchia e garante di una “pax russa” nella regione.

L’Unione Europea è, in questo nuovo contesto, condannata a morte certa: per Trump è il retaggio di un’epoca archiviata, per Netanyahu è un fastidioso strumento in mano ai liberal, per Putin è un freno al dinamismo russo verso ovest.

Dopotutto, si può chiudere un occhio se dietro la vittoria di Trump si celano anche la solita Goldman Sachs e la destra israeliana: l’occasione offerta ai populismi europei di liberarsi dal giogo della UE/NATO è imperdibile. Il “Potere”, logoro e diviso, perde pezzi: sarebbe un peccato non approfittarsene.

troika-ptn

1https://www.nytimes.com/2016/09/25/us/politics/bill-hillary-clinton-goldman-sachs.html

2http://www.panorama.it/news/esteri/etichette-sui-prodotti-delle-colonie-israele-si-infuria-con-la-ue/

3https://www.nytimes.com/2016/11/13/world/europe/germany-merkel-trump-election.html

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72 thoughts on “Amministrazione Trump ai blocchi di partenza: chi e perché gioisce

  1. Roberto Nicola il said:

    Trump otterrà di ritirarsi in buon ordine dal Medio Oriente e dall’Europa (sdebitandosi, allo stesso tempo, dell’appoggio ricevuto per l’elezione alla Casa Bianca).
    Ma come ha potuto essere di aiuto questo “appoggio”, se tutta la stampa attori etc… erano pro Hilary!?
    Gli avranno dato qualche soldo, va beh, ma la sproporzione resta invariata.

    Grande ed ottimo articolo, come sempre!!!Grazie
    Roberto

     
  2. e si capisce meglio l’ “hard brexit” con la strana dichiarazione della may ( europeista fina a sei mesi fà ) per fare un nuova “gran bretagna globale” cioe’ ridare sostanza a quel commonwealth smantellato per forza dopo la crisi di suez. (*)

    (*) Non e’ forse un caso che siano stati recentemente desecretati a londra i documenti franco -inglesi di quel periodo in cui entrambi gli establishment trattarono ( e operarono a suez ) seriamente addirittura una “fusione” per salvare entrambi i proprii imperi coloniali dalla pressione “decolonialista” bipartisan U$A-URSS.

     
  3. Willy Muenzenberg il said:

    Tacito magno, c’è un quarto Paese di cui Roma ha verificato la grandezza delle genti e dei guerrieri civilizzatori. La Persia. Aleppo è la nuova Stalingrado. Non è forse la piena conversione, il destino di Israele? Lo è anche della Persia. E Roma dovrà guidarli. Così come guiderà fuori dall’apostasia anche le Americhe, non solo quelle del Nord che non attendono altro. Ma quelle a Meridione. Che non sono paesi ridicolmente definiti “alla fine del mondo”: ma meravigliose regioni in attesa di una moneta libera da Zurigo; e di Roma che li riconduca alla fede.

    Resta dunque la Cina, che Matteo Ricci riscoprì all’Europa dopo aver fatto lo stesso con la Persia.
    Non anela forse, il popolo cinese stremato dal materialismo e dalla sua sublimazione detta consumismo, ad una piena conversione?

    Scrive e anticipa la Historia, Tacito.
    Che è sempre, come Tacito stesso, teofania.

     
    • Willy coglie nel segno: troppo ‘occidentocentrismo’ in molte analisi come se la terra fosse piatta: la Cina è come il novello Aga Khan: vale tanto ora quanto pesa:
      La giornalista Judi McLeod ci racconta che Sidewinder è il nome di un controverso rapporto messo a punto da un ristretto team dei servizi segreti canadesi allarmati dalla penetrazione di una estesissima rete spionistica messa in piedi ai danni del Paese da parte dell’intelligence cinese.
      In particolare nel rapporto, messo poi a tacere dal Primo Ministro canadese Jean Chretien, si gettava una luce particolare sulle attività della CITIC, China International Trust Investment Company la quale ha speso nel corso degli anni più di 500 milioni di dollari canadesi per comperare ogni sorta di realtà economiche del Paese.
      Un altro primattore di questo scenario Sidewinder è Li Ka-Shing, patron dell’impresa di telecomunicazioni Hutchinson Whampoa, che in combinazione con COSCO, ha dimostrato uno smisurato interesse per ogni sorta di attività economica canadese.

      Ma allora, ci verrebbe da chiedere, il balance of power tutto connotato a stelle & strisce forse dovrebbe considerare nel Grande Gioco anche tali entità?

       
    • Scoprirai ben presto che nella dottrina bergogliana, che pensa ai suoi 20 milioni di cattolici cinesi in crescita e che ha appena aperto l’ ambasciata palestinese in Vaticano, riconoscendo la Palestina come Stato e accettando i confini di prima del 1967 ( cosa fatta dalla Russia molto prima ), non c’ è spazio per gli ebrei. Bergoglio ha detto ai suoi ancora lo scorso anno di lasciar perdere la conversio ad perfidos judaeos, e cardinal Koch ha recepito il messaggio dicendo ai suoi ‘ convertite gli islamici.’

      Incontri fruttuosi e solerti in Vaticano tra gli ayatollah e i cardinali: Roma punta sulla Persia, e la Terza Roma farà altrettanto, perché Siria e Iran sono il suo rimland da salvaguardare, e l’ Iran non intende avere un rompicoglioni nella regione vicino al Libano. La delegittimazione dell’ esistenza di quell’ inutile stato ghetto in Palestina è iniziata con l’ UNESCO e la polemica sul muro ( peraltro un muro di una ex fortezza romana… ), ed è proseguita con l’ ONU. Quindi la Persia, come ha già annunciato Rohani, farà i sottomarini nucleari. Approfittando anche del recente regalo di uscita di Obama, 130 tonnellate di uranio arricchito trasferite, con beneplacito USA, dalla Russia all’ Iran.

      Un numero sufficiente per 10 atomiche, pare.

       
  4. Caro Dezzani, un domanda veloce: nel contesto delle spinte centrifughe che lacereranno la UE, è un’ipotesi fuori dal mondo prevedere una dissoluzione dello Stato italiano e, se non il ritorno ai vecchi Stati pre-unitari, quantomeno la creazione di maco-regioni autonome e indipendenti da Roma?

    Grazie e cordiali saluti.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Per me, le regioni introdotte nel 1970 si potrebbero anche cancellare: comuni, province, Stato. Punto.
      Se parte il cannibalismo dello Stato in Italia, parte anche altrove in Europa, con rischi molto elevati.

       
      • Frank Brown il said:

        La domanda del Signor Paolo è chiara e pertinente ma la risposta del dott. Dezzani mi è sembrata in parte fuorviante ed in parte vaga.

        Diciamolo chiaramente: le conseguenze reali di un ipotetico abbandono dell’euro da parte dell’Italia o – in caso estremo – di uno sfaldamento dell’Unione Europea sono ignote.
        Di certo vi è che l’Italia affonterebbe questa discontinuità storica in una situazione di estrema debolezza: politica, economica, finanziaria, sociale e demografica.
        Il timore relativo alla tenuta dell’unità nazionale viene considerato seriamente da parte degli osservatori più attenti: la rivista di geopolitica Limes, nel corso del 2015 e del 2016 ha pubblicato a più riprese una cartina geografica intitolata “Europe in Gestazione”.

        Vi si ipotizza che l’Unione Europea non subirà un tracollo, ma una riconfigurazione. Alcuni stati andranno a formare una “cintura esterna” debolmente associata, mentre emergerà un “nucleo duro”, uno spazio geoconomico imperniato sulla Germania, i cui confini coincideranno con la catena del valore della grande industria tedesca.

        Ebbene, in questo scenario, la cartina mostra come l’Italia sarebbe l’unico stato – tra tutti quelli europei – ad essere diviso da tale confine. La frattura viene tracciata all’altezza della linea gotica, un a posizione che evoca momenti drammatici già vissuti dal nostro paese. Essa riflette una situazione che tutti noi conosciamo benissimo: il divario tra l’area settentrionale e quella centro – meridionale.

        Vedi: https://www.youtube.com/watch?v=rq_FtzsFHDg (in particolare dal minuto 11.40 in avanti)

        La recentissima intervista del nuovo Presidente statunitense Trump confermerebbe lo scenario tracciato: egli infatti parla di “altri stati che usciranno dall’Unione Europea” ma non parla affatto di un collasso di quest’ultima. Inoltre ha aggiunto che gli Stati Uniti accenderanno un rapporto privilegiato sia con la Gran Bretagna che con la Germania (sottointendendo che essa rimarrà alla testa di una configurazione territoriale degna di attenzione).

        Come si comporterebbero gli italiani davanti alla prospettiva che gli esclusi dovrebbero ripagare con una moneta deprezzata un debito che rimarrebbe valorizzato in euro? (Almeno quello contratto dal 2002 in avanti).

        Farebbero fronte comune, come nel 1915, o si dividerebbero, il settentrione abbandonando gli altri al proprio destino?

        Come si comporterebbero poi gli stranieri trovandosi nella posizione di potersi comprare l’Italia per un soldo di cacio? Non dobbiamo farci illusioni: sarebbe una spoliazione quale la storia ha visto solo alla fine dell’antichità.

        Sono tra quelli che non la fanno semplice: i pericoli sono enormi ed il nostro paese pare un vaso di coccio tra tanti vasi di ferro.

         
        • Trovo il suo intervento molto interessante e riprende quelli che sono i miei timori. Purtroppo, come lei ha detto, l’Italia si trova ad affrontare questo difficile momento storico con (forse) la peggiore classe dirigente dal dopoguerra, per buona parte inetta e incompetente, ma anche con una popolazione che purtroppo non ha saputo o voluto crescere nella consapevolezza di se stessa e del bene collettivo. Credo che Roma perderà quel poco di credibilità residua che ancora rimane, sprofondando in un caos amministrativo totale con enormi problemi di ordine pubblico. Considerando quindi le difficoltà di bilancio e l’economia stagnante ci sarà un progressivo collasso dello Stato e qui sarà veramente un rebus prevedere cosa succederà.

          Si può fare un’analogia con l’Italia post prima guerra mondiale e il disordine e le violenze che ne seguirono portando Mussolini al potere. Ovviamente cambiano le situazioni, ma il filo conduttore è sempre lo stesso: eventi internazionali importanti e incapacità della classe politica di essere all’altezza dei cambiamenti in divenire.

          L’Italia è tale da oltre 150 anni, ma è sempre stato un paese difficile da governare sottoposto a pressioni interne ed esterne immense, con il meridione praticamente controllato dalla delinquenza organizzata. Penso che l’ipotesi di una dissoluzione del paese non sia tanto campata in aria.

           
      • Datosi che dall’ €urolager prima o ( credo) poi si dovrà uscire pena la morte del paese , la questione di come questo trauma si riverbererà sulla ” unità nazionale” e tuttaltro che peregrina e la differenza lo farà solo il livello di residua funzionalita’ del paese . Se come credo essa sara’ ormai definitivamente scadente anche nelle regioni ( un tempo) piu’ produttive non ci saranno fratture , diversamente sarebbe nel caso contrario.
        Ma pur restando “unito” una valida gestione del paese sara’ difficile , anche perché ci sarà un altro aspetto ” fratturante” nelle massicce comunità islamiche che per ovvie ragioni saranno concentrate prevalentemente nelle regioni del nord e nelle grandi città .
        In questo processo anche le concentrate ” comunità cinesi ” avranno un peso .

         
  5. NICO75 il said:

    Quindi Federico, nella sostanza, Lei conviene con me, quando in precedenti post sostenevo che la vittoria di TRUMP fosse figlia di nuovi poteri e non una vittoria del popolo e che all’orizzonte si profila un’alleanza russo-americana atta a destabilizzare il vecchio ordine mondiale a conduzione anglo-americana (NATO/UE) e a comprimere la costante crescita della CINA? Ma, soprattutto, in questo nuovo scenario geopolitico e, data per scontata l’implosione dell’Unione Europea, quali sarebbero gli scenari all’orizzonte per la nostra povera Italia allo stato attuale delle cose e con la classe politica che ci rappresenta (nella sostanza inesistente)? La Sua ferma convinzione che solo il dissolvimento dell’UE possa ridare lustro alla nostra economia è supportata da dati oggettivi o, è solo la speranza che, constato il collasso della politica liberal-globalista degli ultimi cinquantanni, vale la pena cambiare sperando in prospettive migliori?

     
    • giovanni il said:

      ma come si fa a dar credito ai deliri di quello scoppiato di Blondet, l’unio demente sul pianeta che ancora insiste, dopo che quasi c’è scappato il morto perchè un cretino che ci ha creduto davvero voleva ammazzare il proprietario della pizzeria, con la calunnia abietta delle pizzerie paravento per pedofili.
      Certa gente ha davvero il cervello all’ammasso. Ho pietà per loro, perchè gente che crede a roba del genere nel mondo reale non ha difesa di fronte a qualsiasi truffatoe.

       
  6. Tutto assai realistico e ‘probabilistico’ sempre che la radiografia dezzeniana del Potere sia così graniticamente ancorata alla mera realpolitik e null’altro, che è poi una chiave di volta delle Sue analisi. ‘Maestra’ storia unita ad un po’ di tomografia assiale, quanto radiale (non computerizzata se Dio vuole…) insegna che malgrado il Logos conti tanto, tantissimo, c’è dell’altro. Come il mero Denaro è visto da tutti i quidam come il solo indice di potere quando invece il Potere ha a disposizione le potenze denarili ad abundantia [Roberto Calasso: “…il denaro ce n’è in abbondanza per alcuni…”], così il Potere visto dai più non è la SOLA risultante di una volontà di potenza, benché smisurata, tout court, ma intriso, da sempre, con dosi massicce di ideologia e mitopoietica. Si vive nelle Alte Sfere, negli Olimpici, per così dire, coltivando la Fabbricazione di Sogni, a loro uso e consumo, ai danni delle moltitudini di quidam, mera ‘monnait vivant’, nulla più, al massimo buona per qualche massacro qua, qualche attentato là e così via…
    In questo scenario come possa convivere la Terza Roma ex-sovietica – di conio cristiano pur colle sue defaillances – e il Talmud acerrimo contra-goym del Piccolo Popolo rimane un mistero, una Mistificazione assoluta.

     
      • In maniera più semplicistica risponderei che anche i piccoli parassiti hanno bisogno di un organismo vivo per sopravvivere…altrimenti a chi si attaccano?

         
  7. Caio Flaminio il said:

    Buongiorno Dezzani, la leggo sempre con interesse. Come si inquadrano nella sua analisi i recenti bombardamenti istaeliani a Damasco? Quale il ruolo della Cina in questa nuova spartizione di sfere di influenza? Il pivot asiatico farà la stessa fine della Nato? Cordiali saluti

     
      • Non sono più raid da molto, ma solo ‘lanci di razzi’. Non si fidano più a mettere piede in Siria dopo che gli Iskander sono stati lasciati in custodia ad Assad. Sulla Siria c’ è de facto un coprifuoco, e i razzi che hanno lanciato su El Mezzah alcuni giorni fa ( la casa di Bashar è poco distante ), hanno avuto una pronta risposta a stretto giro di ore su Hatzor.

        La notizia è uscita pochissimo, come nello stile di Netanyahu quando subisce un contraccolpo.

        https://aurorasito.wordpress.com/2017/01/15/violenta-esplosione-nella-base-aerea-di-hatzor-in-israele/

        Non è necessario che sia Putin in prima persona a dare l’ ordine di distruggere quel luogo infetto, si può anche prendere la cosa per accerchiamento graduale, e rendergli impossibile la sopravvivenza a lungo termine… specie se i vicini sono molto ben armati e un nuovo Stato con moltissimi nuovi cittadini di etnia araba viene creato al suo interno.

         
  8. Massi Prad il said:

    Salve Federico,
    Spesso negli articoli di questo sito viene usata la prima persona plurale (abbiamo salutato, siamo assolutamente certi, come vi avevamo anticipato, ecc.).
    Pluralis maiestatis a parte, ti avvali del contributo di collaboratori (traduttori, analisti, ricercatori, ecc.) o fai tutto da solo?
    Grazie per la risposta e ancora complimenti.
    M. P.

     
    • enrico il said:

      Io ho una teoria a riguardo, che spiegherebbe anche la quasi totalità delle previsioni azzeccate, sotto pseudonimo si nasconderebbe il Mago Otelma….. hahaha mi piace scherzare e sono un appassionato fan

       
  9. Antonello S. il said:

    Forse è ancora presto per capire se Trump sarà un Presidente da ricordare negli annali della storia e se ciò potrà migliorare la situazione del nostro Paese, però se guardo ad uno dei miei benchmark preferiti, cioè il comportamento dei media mainstream e noto quel percepibile livore, quel senso di fastidio che proviene dai commenti, solitamente asettici, dei loro giornalisti, allora ogni dubbio scompare quasi per magia.

     
  10. Il sogno Trump che ci fa sperare puo finire in un immensa tragedia : alcuni stessi che ha nominato non rispondono alle sue direttive già da adesso e fanno dichiarazioni quasi in senso opposto. C’è una parte dell’establishment (sconfitto )..che sente di aver potere da poter boiccottare Trump ad ogni piè sospinto…

    L’ammasso di truppe e armamenti di queste settimane nel confine Russo..non è un semplice “dispetto” o una provocazione ..è una parte dell’establishment che vuol continuare da solo perché il sistema americano è spaccato in due…ed una parte di esso non vuol rispondere a Trump (sostenuto da un certo establishment UE capeggiato dalla Merkel ..equivale a dire una quasi guerra civile in america e una concreta viva possibilità di una guerra termonucleare.

    Ci aspettano tempi duri…non illudiamoci

     
  11. luigiza il said:

    …e per cui siamo certi che incontrerà forti resistenze fuori e dentro gli Stati Uniti..

    Messa così é accettabile, ma rimango molto pessimista sul futuro.Voleranno non solo sedie ma anche teste.

     
  12. Dniepr il said:

    Perché l’armata mediatica del Sistema è stata (ed è) così feroce con Trump?
    Aggiungerei alle motivazioni di Dezzani un’altra, importante ragione:
    Trump rappresenta il babau non solo del mondo liberal ma del partito trasversale della dissoluzione, in quanto MASCHIO, BIANCO, ETEROSESSUALE.
    Questa triade di caratteristiche è nel mirino da decenni, e il suddetto partito della dissoluzione poteva quasi cantare vittoria sulla sua distruzione, fino alla scesa in campo e alla vittoria di Trump. Quando i media hanno strillato per mesi e mesi (sfogliare i giornali dell’anno scorso dà un’idea del livello surreale delle descrizioni giornalistiche di Trump) che Trump era razzista, nazista, spalleggiatore del KKK, antisemita, non volevano tanto additare queste caratteristiche, che sapevano benissimo essere inesistenti (Trump si è sempre circondato di uomini di colore ed ebrei con cui ha fatto affari), quanto suscitare orrore e repulsione nei confronti di una figura che incarnava tutte e tre le caratteristiche che il partito della dissoluzione intende liquidare (virilità, razza bianca, eterosessualità). L’agenda dissolutoria aveva già previsto che dovesse andare su il presidente donna, dopo il presidente nero, e a seguire probabilmente il presidente gay, quando il fenomeno-Trump gli ha rotto le uova nel paniere. I politici attuali (perlomeno quelli delle superpotenze), così come i re taumaturgi di medievale memoria, non valgono tanto di per sè e per quello che fanno, ma sono simboli viventi di idee metafisiche. Bisogna mostrare un determinato simbolo che attragga a sè tutte le volontà della popolazione e indichi con la sua stessa figura la rotta da seguire. Per questo gli approntatori dei copioni culturali ed epocali sono diventati furibondi con la discesa di Trump.

     
  13. Sergio il said:

    “un’inedita triangolazione tra Washington, Tel Aviv e Mosca”

    Tabellone dei quarti di finale

    Teheran-Tel Aviv
    Pechino-Washington
    Berlino-Mosca
    Ankara già qualificata

     
  14. La via della seta cinese che fine farà, anche alla luce delle dichiarazioni favorevoli alla globalizzazione del presidente cinese? Le zone di influenza ricorderanno quelle della guerra fredda? Riuscirà l’Italia a ridiventare il paese fulcro del mediterraneo, crocevia tra est e ovest, nord e sud? Complimenti per l’articolo.

     
  15. Taichi il said:

    Compllimenti per le sue sempre dettagliate analisi. In futuro mi piacerebbe leggere qualcosa sulla questione cinese. All’interno della societa’ cinese da qualche tempo e sotto un beneplacido silenzio governativo, si sono insinuate organizzazioni internazionali quali Greenpeace e altre onlus. Questo muraglia che Trump sta innalzando nei confronti della Cina potrebbe derivare anche da qualche loro interna connessione con l’amministrazione a stelle e strisce uscente?

     
  16. Raffaele il said:

    Ciao Federico ti seguo da molto e ti ritengo una persona preparata, le tue analisi geopolitiche mi affascinano e a mio avviso riesci a cogliere sempre le sfumature che alla fine poi risultano fondamentali ad anticipare gli scenari politici.. quello che pero’ non mi ha mai convinto è la tua visione economica derivante dalle scelte politiche dell’establishment atlantico che ritroviamo spesso come sfondo dei tuoi articoli. Non vorrei andare fuori tema e concordo in pieno con il tuo articolo ma fossi in te non esulterei molto per le politiche e le nuove alleanze di Trump. L’ italia ne uscirebbe distrutta in quanto nazione non in grado di reggersi su un’economia propria, è palese che dal dopoguerra ad oggi non abbiamo mai mostrato di poter contare su una struttura industriale e imprenditoriale in grado di fare la differenza. La nostra è stata sempre un’economia pianificata e pompata dagli infiniti soldi di USA e Russia e dallo spaventoso debito pubblico che ha fatto da carburante alla crescita economica a partire dagli anni 60 fino ai 90. Non servira’ a nulla tornare ad una moneta debole perchè se da un lato i costi per gli imprenditori saranno minori la maggior parte della popolazione paghera’ sulla sua pelle lo scotto di un reddito relativo inferiore e salari da fame. Parli spesso di sovranita’ monetaria ma chi finanziera’ il debito pubblico di un paese allo sbando senza la garanzia della bce? Credo che prima di esultare per un ritiro degli USA dobbiamo imparare prima a camminare con le nostre gambe in quanto perdere il genitore che ti da la paghetta e ti protegge dal mondo esterno potrebbe essere un trauma che l’Italia non riuscirebbe a sostenere. Anche l’UE nonostante sia stata concepita in modo sbagliato ci rende ago della bilancia per la politica di controllo da parte dell’establishment atlantico e cio’ ci permette di galleggiare a differenza di Grecia, Spagna e Portogallo gia da un bel po finite nel baratro perchè non piu funzionali ai giochi politici. A questo punto con il ritiro degli USA e la fine dell’UE rischiamo di passare sotto l’influenza Russa che prenderebbe il ruolo degli Stati Uniti e colmerebbe il vuoto Politico italiano. L’occasione di svincolarsi dagli Usa sarebbe solo per Germania e Francia forti di un’economia solida e una classe dirigente in grado di elevarle a nazioni sovrane.

     
    • Mi sembra ben chiaro nel suo commento che non ha capito molto dell’economia Italiana, a noi la paghetta non ce l’ha data proprio nessuno, anzi, ci hanno rubato tutto quello che era possibile rubare e continuano ancora, o se vuole una parte ce l’hanno rubata, l’altra parte se la sono comprata, un paese come il nostro che è comunque tra le prime dicei economie del mondo non ha bisogno di stampelle, si regge da solo, è proprio il malgoverno di vermi tenuti al sicuro dal patto atlantico che ci ha ridotto così, non il contrario.

       
    • Fcekko il said:

      Così almeno gli italiani nel lamentarsi di loro stessi saranno meno ridicoli..
      Perché se sarà peggio di adesso non riesco ad immaginare! (Con l’ UE ed Euro siamo con le pezze al C…)

       
    • lo spaventoso debito pubblico

      è partito solo dal 1981 conseguente al divorzio stato – banca d’italia eseguito da andreatta in seguito ad ordini “superiori”.

       
      • Federico Dezzani il said:

        A dire il vero ci fu un momento in cui l’Italia fu all’avanguardia mondiale in tutti i campi, dall’informatica alla chimica. Poi i padroni dissero: “stanno alzando troppo la testa”. Mattei si schiantò, la Olivetti finì in mano a Mediobanca ed alla Fiat, Moro fu ucciso, Andreatta andò alle Finanze e lasciò all’Italia tre cancri: Prodi, Monti e Draghi.

        Io non “sembro” una persona preparata, lo sono: perché mi documento prima di scrivere e parlare. Qualche sano libro di storia economica dell’Italia è consigliabile a tutti. Almeno si evita di scrivere certe ca******.

         
        • NICO75 il said:

          E già Federico, Lei è sicuramente persona altamente preparata. Ma, mi permetta, non sarà che quel periodo che fu, coincide proprio con l’immediato dopo guerra a conduzione anglo-americana-UE di cui oggi Lei è detrattore? Il ns. tessuto socio-economico attuale si è formato proprio in quell’epoca grazie agli investimenti delle multinazionali estere che hanno investito in un paese distrutto dalla guerra e da ricostruire sfruttando il basso costo della ns. manovalanza e permettendo alle ns. imprese di crescere e creare posti di lavori. Non potrà negare che il 90% della ns. attività è composto da piccole e medie imprese e non da colossi industriali. Oggi, purtroppo, quei paradisi si trovano altrove e, ns. malgrado, la delocalizzazione delle grandi multinazionali estere e quelle italiane stesse in queste nuove frontiere è un processo economico ciclico normale. Non crede?

           
        • NICO75 il said:

          Forse si, Federico. Ma è fuori di dubbio, dato ancora più importante, che ad entrambi sfuggono i nomi dei “padroni” che verranno ed invertiranno la rotta (semplicemente perchè non ci sono).

           
        • Dniepr il said:

          “conduzione anglo-americana” ??

          “hanno investito in un paese distrutto dalla guerra e da ricostruire” ??

          Ma se ce l’hanno distrutto loro il Paese …
          Con la solita prassi del radere al suolo le Nazioni troppo indipendenti per ricostruirle a proprio vantaggio.

          Io questo masochismo – o sindrome di stoccolma se si preferisce – verso l’occupante, proprio non lo capisco.

           
        • Raffaele il said:

          Fai bene ad esprimerti al passato! l’italia ha avuto delle eccellenze ma adesso le realta’ economiche del paese sono ben poche e non utili a mantenere il paese sulle proprie gambe. Sei preparato sulla storia ma cerchi di interpretare il futuro esprimendo una tua opinione del tutto soggettiva e opinabile. Io penso che bisogna analizzare in primis gli errori della classe imprenditoriale italiana che nonostante le molteplici attenuanti ha ben poche scuse, successivamente, chiederci perchè ci accorgiamo solo adesso della classe politica assuefatta all’elite e all’austerity imposta dall’UE. IL mondo sta cambiando il neoliberismo sta entrando lentamente anche in italia..si proprio quel neoliberismo che tu vedi come un mostro che sta distruggendo il nostro walfare finanziato per decenni da uno stato di matrice socialista. Iniziamo a non dare sempre la colpa a fattori esterni e concentriamoci sullo sviluppo della nostra economia solo cosi’ potremo tornare ad essere una nazione sovrana e sottrarci ai giochi politici degli altri.

           
        • Federico Dezzani il said:

          Bla, bla, bla.
          Ciarpame liberista, tra l’altro fuori tempo massimo: persino l’FMI sta cambiando idea.

           
        • Germano il said:

          E Gardini stava creando un superpolo chimico-agroalimentare-cosmetico 30 anni prima di Bayer e Monsanto, ma qualcuno gli fece comprare Fondiaria.

           
    • roberto il said:

      Guardi che il debito pubblico è esploso a causa della separazione tra Tesoro e BdI voluta da Andreatta nel 1981. Fino a quel momento era più che gestibile, attorno al 60% del Pil.
      E prima dell’euro l’economia italiana andava alla grande.
      Inoltre, nonostante la gabbia dell’euro, «Nel 2011 l’Italia ha surclassato la Germania per attivo con l’estero nelle macchine per imballaggio, nella refrigerazione commerciale, nella rubinetteria, in varie tipologie di pompe, nelle macchine industriali per i prodotti da forno e la pasta, nelle macchine per la lavorazione del legno, della carta, dei metalli, delle ceramiche e delle pelli, negli yacht, negli elicotteri e nei satelliti aerospaziali, nella grande caldareria, nei laminatoi per metalli, nelle turbine a gas, nonché in numerosi prodotti della siderurgia e dell’industria dell’alluminio».

      Tra virgolette:
      http://www.symbola.net/assets/files/Italia-2013-Geografie-del-nuovo-made-in-Italy_1373016777.pdf.

      Altro che “imparare prima a camminare con le nostre gambe”.

      roberto r

       
  17. “Bisogna però evitare a qualsiasi costo l’idea paralizzante (perché renderebbe inutile qualsiasi azione) che “il Potere” sia monolitico, infallibile, onnipotente ed eterno”. Quello che mi divideva da lei era proprio il fatto che, leggendo i suoi lavori, pareva proprio che la sua idea fosse diversa. Le faccio i complimenti per questo blog, e mi compiaccio del successo che sta (meritatamente) avendo.
    P.S.: ora più che mai l’Italia dovrebbe avere una classe politica all’altezza della situazione, con una precisa idea del futuro che vogliamo costruire. Purtroppo è a tutti evidente che non è così.

     
  18. Giuseppe il said:

    O cielo, signor Dezzani secondo lei è probabile che “l’elitè euro-atlantica” tenterà di ostacolare in tutto e per tutto Trump (anche con un colpo di stato, oppure mettendolo in stato d’accusa ecc); oppure staranno zitti zitti ed aspetteranno la scadenza del suo mandato per riprendere il potere in fretta e furia nel 2020 scatenando tutto ciò che sappiamo solo la “sinistra euro-atlantica” sa fare?

     
  19. Io non mi scalderei più di tanto. All’interno della Famiglia ci sono diverse tendenze e strategie, ma alla fine o c’è “un’architettura” o il mondo è pieno di folli.
    Nel primo caso il Sistema si rafforzerà enormemente partendo dall’interno di ogni entità (Stato ect..) dopo un tentativo fallito (speriamo) di creare caos.
    L’energia trasversale porterà enormi benefici a tutti gli attori in questione. Ogni soggetto partirà dalla sua posizione, ma in tutti ci sarà un minimo comun denominatore.
    Unico vincitore il Mercato fatto di identità diverse e accettate.
    A proposito Federico cosa ne pensi di questo?……..: Repubblic of Italy – Security and Exchange Commision – Registration Statement n°333-152589 …….

     
  20. G.F.L. il said:

    Dezzani, ottima analisi come sempre.
    Forse sarà per questo che Netanyahu è investigato per corruzione (http://nypost.com/2016/12/28/netanyahu-facing-investigation-over-alleged-corruption/)

    È probabile che Donald Trump utilizzi l’arma di ricatto del 9/11/2001 nei confronti della fazione neo-con?

    La sua amicizia con Larry “Lucky” Silverstein, che tra l’altro è amico anche lui di Netanyhau, ma supporter della Clinton nella recente campagna elettorale, che, immediatamente, ad elezioni concluse: “Having faith in him is a necessity, ” Silverstein said. “Can he do good? Will he do good? I think so.” https://www.cpexecutive.com/post/larry-silverstein-shares-insights-on-trump-win/ . Trump conosce la verità sul 9/11.

     
  21. odoacre il said:

    premettendo che non sono affatto esperto di questioni finanziarie mi sembra che il complesso delle sanguisughe o vampiri che dir si voglia, Trump o non Trump, comunque abbia registrato un successo, quello del drenaggio delle risorse dei poveri cristi (tasse) verso le casse delle banche svuotate dal più grande “pacco” degli ultimi cento anni, i derivati venduti finanche dalle casse di risparmio e dai crediti cooperativi. Sarebbe interessante capire a che sono serviti e dove sono andati a finire tutti i proventi della vendita di prodotti derivati. Le complicate formule cabalistiche della scienza algoritmica finanziaria servono solo a circondare di una spessa e densa cortina di fumo quella che alla fine è semplicemente una grossa truffa.
    Mi sbaglio?

     
  22. Cristina il said:

    Federico, cosa ne sarà dei Palestinesi? La Russia come si pone di fronte alla pulizia etnica e distruzione della dignità di questo popolo da parte dei terroristi sionisti? In Medio oriente si continuerà a chiudere orecchi, occhi e mente davanti alla Tragedia palestinese?

     
    • Federico Dezzani il said:

      I colloqui di pace prenderanno, credo, anche loro la strada di Mosca: il contesto geopolitico dovrebbe convincere Israele a ridimensionare i piani.

       
  23. Condivido l’importanza che lei attribuisce ad Israele e la sterzata che l’amministrazione Trump proverà ad attuare, scontrandosi innanzitutto con CIA e Pentagono. Credo però che non sarà una ritirata geopolitica, ma una nuova versione essa, in funzione anti Cina. Nel quadro da lei delineato mancano 3 elementi geopolitici importanti: Cina, appunto, Iran e Arabia Saudita (cioè il lato finanziario, insieme a Qatar, del terrorismo). Quale strategia lei pensa che adotterà Trump nei loro confronti?
    Sarei ben felice che l’Europa tornasse alla versione CEE, ancor di più se sapremo a quel punto esprimere una classe dirigente almeno degna di questo nome.
    Complimenti per il suo notevole contributo

     
    • Federico Dezzani il said:

      Le consiglio di leggere gli articoli sull’argomento che ho scritto dopo la vittoria di Trump: troverà tutte le risposte.

       
    • G.F.L. il said:

      mi permetto di darle la mia semplice opinione:

      1) alla famiglia Saud sta venendo la “sudarella”;
      2) Cina e Russia hanno un’alleanza strategica “simbiotica”;
      3) l’Iran è alleato dei 2 sopra;

       
  24. M4TT30 il said:

    Perdona l’intrusione e forse la domanda stupida, ma io ero rimasto che Israele era un fedele alleato degli Usa, anche considerando l’appoggio dato agli americani o chi per loro nella guerra “contro” l’isis.
    E ricordo quel bombardamento mirato della montagna/caverna in Siria (?) dove c’era quel punto di comando occidentale..
    Adesso hanno fatto marcia indietro?

    Ciao e grazie

     
    • Oh, certamente passare dallo sfruttamento di un partner all’ altro è quello che Netanyahu spera di far fare allo stato- ghetto, dopo aver succhiato denaro agli USA in termini di aiuti militari come pochi: peccato che stavolta non gli riuscirà, e per una serie di accordi sottobanco che vogliono la sua fine, basta saper leggere tra le righe.

       
  25. Putin non garantirà l’ esistenza dello stato illegittimo ebraico, nè lo farà Trump: la famosa soluzione a due stati non specifica la cosa più importante di tutte: non c’ è abbastanza terra per due popoli.

    Nel momento in cui viene implementata con supporto economico di ricostruzione ai paestinesi e ritorno per gli ebrei ai confini del 67, Israele sarà finito, fagocitato da una soverchiante popolazione araba che non può più ghettizzare.

     
  26. Papa Francesco non si occupa molto di dottrina, dove spara strafalcioni eccezionali ( e a lui funzionali, come quando negli incontri ecumenici dice agli ayatollah iraniani ‘ abbiamo lo stesso Dio’, guadagnando in cambio la richiesta di Khamenei di una traduzione in farsi dei Vangeli approvata da Roma ), ma in geopolitica non ne sbaglia una

    apre alla Cina coi suoi 20 milioni di cinesi ( che ringrazia permettendo, dal 2016, a Roma di decidere le nomine vescovili ), incontra Kirill per ricucire lo Scisma ( e intanto far sì che la III Roma si ricordi di quanti soldi la I Roma ha dato alla Chiesa Ortodossa affamata negli anni del ‘ comunismo’ ), parla con l’ imam della Moschea di Al Azhar in Egitto ( incassando anche una visita di Al Sisi a Roma e la promessa dell’ imam di parlare al musulmano russo Ramzan Khadirov di fermare gli estremisti islamici nel vertice ecumenico tra cristiani e islamici in Cecenia ), tuona contro chi vuole far soffrire ‘ la carissima Siria’, incassando l’ amicizia di Assad e pure dei cristiani libanesi di Michel Aoun curati dal cardinale maronita Bechara Boutros Rai, riceve Abu Mazen in Vaticano per un’ apertura dell’ ambasciata ( bastonando quella Gerusalemme che prega sul muro di una Fortezza Romana, la Fortezza Antonia, spacciandolo per muro proprio, e nel bel mentre maledice Roma ), e infine mette l’ altolà a Trump:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/18/papa-francesco-avverte-trump-e-netanyahu-la-palestina-e-gia-uno-stato/3324103/

    Papa Francesco avverte Trump e Netanyahu: la Palestina è già uno Stato.

    La Chiesa sa chi è il suo vero, e acerrimo, nemico. E il Papa sa anche che non esiste egemonia italica nel Mediterraneo su quelli che furono i territori di Roma se Gerusalemme sta in piedi.

    Il Papa, novello Tito? Sarà per questo che a Palmira i servi ‘ daesh’ di Caifa hanno oggi sfregiato il teatro romano con il tetrapylon: un atto di stizza e una minaccia verso un Papa che di Sant’ Agostino non sa niente, ma marcia spedito verso la sua Agenda: riprendere a Roma il Mare Nostrum.

    Perché ci sono TRE egemoni, che devono emergere nella zona: Russia, Cina, e Italia. Al seguito, tutti gli altri territori di Roma- con l’ Iran che all’ occorrenza mette la parola fine su quell’ oscenità antiromana che tenta di usurparci da quando Roma ha gettato il sale su Cartagine.

    Oh, guarda là: quella zecca di staterello si sta già agitando: si sono accorti che con la creazione dello Stato di Palestina loro saranno in minoranza netta, del tutto fagocitati.

    Forza Francesco!

    http://www.infopal.it/membri-palestinesi-del-knesset-la-nuova/

     
    • Ermes il said:

      Lara, mi permetta una battuta: lei é la versione post acidi di Willy Muenzenberg

       
      • Willy, mi permetta una battuta: non avete capito un cazzo di quello che sta succedendo. Nè in Libia, nè in Vaticano. Ma del resto la geopolitica delle religioni ( specie del Vaticano ) non la segue mai nessuno. Per il resto, le notizie citate sopra le potete verificare nelle agenzie di stampa online, dopve le ho trovate io ( e sulla Fortezza Antonia ‘ trasformata’ in Muro del Pianto’ ci sono anche testi archeologici, per questo UNESCO non ha potuto affermare ‘ l’ ebraicità’ di un sito romano risalente alla guerra civile Antonio- Ottaviano… altro che templi ebraici che non sono mai esistiti… ) . Ah, ma già: voi preferite i testi complottistici dei sedicenti ‘ giornalisti d’ inchiesta sul Vaticano’.

        Quindi prego: beati quelli che non sanno un cazzo ( e che non vogliono sapere ).

        p.s: Lo sa lei che il Vaticano aveva un accordo, con quello staterello pustola, di conservazione delle proprietà ecclesiastiche in loco? E quante chiese e chiesette i coloni hanno già distrutto? E lo sa lei che il custode della Spianata delle Moschee ( ma in realtà templi romani riconvertiti a moschea come accadde da noi con le chiese, come si vede bene dal loro interno e dai colonnati… ) è il Re di Giordania, che non manca mai di fare visitine in Vaticano proprio per parlare delle proprietà ecclesiastiche?

        Anche Abu Mazen ha fatto la stessa cosa.

        Lessi anni fa un libro dove l’ autore si occupava solo di come si muovono le religioni sul piano geopolitico, se lo ritrovo nella mia vasta biblioteca le dico anche il titolo, visto che ormai qui si vive solo invasi da libri: e scoprirà che l’ ebraismo per il cattolicesimo è diventata una piaga da eliminare in qualunque modo, a breve o a lungo termine, in maniera soft o in maniera hard ( ma anche per l’ ortodossia è così, la Chiesa Ortodossa non ha mai ‘ ricucito’ con gli ebrei, anzi, per la Chiesa ortodossa gli ebrei bolshevichi sono gli uccisori del Santo Zar )

        pertanto, le mosse di Francesco sono rivolte alla Cina, alla Russia, e all’ Africa, dove ha un bel po’ di comunità missionarie e di conversi, specie nelle zone dove lavora l’ ENI ( che caso, eh? Ma vanno via in parallelo, non lo sapeva? Si metta a fare ricerche VERE, vada a vedere chi diede per primo i soldi a Mattei per comprare l’ Agip, e scoprirà che l’ ENI ha con la Chiesa un rapporto MOLTO stretto… le dice niente il nome ‘ Massimo Spada’, ossia il banchiere di Sua Santità Pacelli? )

        Ma vada a vedersi anche i vescovi fatti da Francesco in questi anni: trova asiatici e sudamericani in larghissima parte, e NESSUN nordamericano. Il motivo, è che il Papa finché non vede derattizzato il Nord America, non intende più dare spago.

        Eh sì: il Papa ha bisogno di conversi che siano senza la paturnia dell’ Olocau$to, se vuole che la baracca vada avanti. Ecco da dove nasce tutto il suo buonismo d0 accatto verso i migranti.

        E vuole sapere una cosa? Io punto su di lui. Da come lo vedo imbastire ordito e trama, sono pressoché certa che vincerà.

        Il resto, tipo i complottoni di ‘ Rothschild gesuita’ e altre stronzate, sono chiacchiere che lascio a chi non sa nulla.

         
      • “Ermes”, mi permetta una battuta: non avete capito un cazzo di quello che sta succedendo. Lei meno di tutti.. Nè in Libia, nè in Vaticano. Ma del resto la geopolitica delle religioni ( specie del Vaticano ) non la segue mai nessuno. Per il resto, le notizie citate sopra le potete verificare nelle agenzie di stampa online, dopve le ho trovate io ( e sulla Fortezza Antonia ‘ trasformata’ in Muro del Pianto’ ci sono anche testi archeologici, per questo UNESCO non ha potuto affermare ‘ l’ ebraicità’ di un sito romano risalente alla guerra civile Antonio- Ottaviano… altro che templi ebraici che non sono mai esistiti… ) . Ah, ma già: voi preferite i testi complottistici dei sedicenti ‘ giornalisti d’ inchiesta sul Vaticano’.

        Quindi prego: beati quelli che non sanno un cazzo ( e che non vogliono sapere ).

        p.s: Lo sa lei che il Vaticano aveva un accordo, con quello staterello pustola, di conservazione delle proprietà ecclesiastiche in loco? E quante chiese e chiesette i coloni hanno già distrutto? E lo sa lei che il custode della Spianata delle Moschee ( ma in realtà templi romani riconvertiti a moschea come accadde da noi con le chiese, come si vede bene dal loro interno e dai colonnati… ) è il Re di Giordania, che non manca mai di fare visitine in Vaticano proprio per parlare delle proprietà ecclesiastiche? Il Re di Giordania è anche il massimo fruitore della recente sberla UNESCO allo stato pustola.

        Anche Abu Mazen ha fatto la stessa cosa. Garantisce al Papa il rispetto delle proprietà ecclesiastiche.

        Lessi anni fa un libro dove l’ autore si occupava solo di come si muovono le religioni sul piano geopolitico, se lo ritrovo nella mia vasta biblioteca le dico anche il titolo, visto che ormai qui si vive solo invasi da libri: e scoprirà che l’ ebraismo per il cattolicesimo è diventata una piaga da eliminare in qualunque modo, a breve o a lungo termine, in maniera soft o in maniera hard ( ma anche per l’ ortodossia è così, la Chiesa Ortodossa non ha mai ‘ ricucito’ con gli ebrei, anzi, per la Chiesa ortodossa gli ebrei bolshevichi sono gli uccisori del Santo Zar )

        pertanto, le mosse di Francesco sono rivolte alla Cina, alla Russia, e all’ Africa, dove ha un bel po’ di comunità missionarie e di conversi, specie nelle zone dove lavora l’ ENI ( che caso, eh? Ma vanno via in parallelo, non lo sapeva? Si metta a fare ricerche VERE, vada a vedere chi diede per primo i soldi a Mattei per comprare l’ Agip, e scoprirà che l’ ENI ha con la Chiesa un rapporto MOLTO stretto… le dice niente il nome ‘ Massimo Spada’, ossia il banchiere di Sua Santità Pacelli? )

        Ma vada a vedersi anche i vescovi fatti da Francesco in questi anni: trova asiatici e sudamericani in larghissima parte, e NESSUN nordamericano. Il motivo, è che il Papa finché non vede derattizzato il Nord America, non intende più dare spago.

        Eh sì: il Papa ha bisogno di conversi che siano senza la paturnia dell’ Olocau$to, se vuole che la baracca vada avanti. Ecco da dove nasce tutto il suo buonismo d’ accatto verso i migranti. Sono una spada per il futuro.

        E vuole sapere una cosa? Io punto su di lui. Da come lo vedo imbastire ordito e trama, sono pressoché certa che vincerà.

        Il resto, tipo i complottoni di ‘ Rothschild gesuita’ e altre stronzate, sono chiacchiere che lascio a chi non sa nulladi geopolitica vaticana, e non sa leggere tra le righe. Come lei, per esempio.

        Ma non si preoccupi: essere stupidi NON è un peccato. Nemmeno quando si ha la pretesa di usare il Nome di Ermete Trismegisto.

         
        • Parvus il said:

          Lara,
          quali sarebbero, di grazia, le “agenzie di stampa online, dove [lei ha] trovato le notizie sui templi ebraici che non sono mai esistiti” o “sul Muro del pianto appartenente all’antica Fortezza Antonia” e non al muro di cinta della spianata del secondo Tempio, ristrutturato dall’arabo Erode il grande e dai suoi discendenti?
          Per la precisione, il suddetto muro di cinta della spianata fu completato da Agrippa II (pronipote di Erode) nel 50 circa d.C., cioè vent’anni prima della spedizione di Tito, com’è documentato dalla Custodia francescana di Terra Santa
          http://www.sbf.custodia.org/default.asp?id=455&id_n=718&Pagina=11

           
  27. Resta sempre qualche piccolo refuso di battitura in ogni gemma analitica che ci regali.

    Analisi cosi’esatte di getto, senza rilettura, segno distintivo del fenomeno.

    Il tempo tuo serve per tutta l’analisi e l’elaborazione necessaria a produrre questa chiarezza di visione e qualita’esplicativa,una volta pronti per scriverli, si scrivono da se’.

    Qualcuno che ti corregge le bozze pero’ te lo meriteresti

     
  28. Dimenticavo una cosa important: se volete seguire im M. O. le orme di Putin, sappiate che proprio nel giorno dell’ apertura dell’ ambasciata palestinese in Vaticano, quando Francesco diceva via media a Trump ‘ la Palestina è già uno Stato’, da Mosca Fatah e Hamas annunciavano la loro unione per un Governo di Unità Nazionale. DA MOSCA. E’ ben nota cosa che Abu Mazen a suo tempo lavorò coi servizi segreti sovietici.

    Guardate un po’ su chi punta MOSCA, per il futuro ( e per mettere al sicuro anche Assad ).

    È giunto, mercoledì 17 gennaio, l’annuncio da Mosca di un accordo tra le due principali organizzazioni palestinesi, Hamas e Al-Fatah, per la creazione di un Governo di unità nazionale.

    http://www.lindro.it/palestina-cosa-accadra-dopo-laccordo-hamas-fatah/

    In molti sciocconi non sanno che le 70 nazioni riunite a Parigi alcuni giorni fa per parlare della Palestina come Stato, sono tutte nazioni, specie quelle europee, che danno soldi per questo progetto, e che si vedono le strutture costruite nella famosa Zona C della West Bank- zona destinata ai palestinesi. piallate al suolo da Netanyahu.

    Quelle nazioni sono stufe di perdere soldi, ed è il motivo principale dell’ astensione USA all’ ONU. Perché davanti a donazioni andate di volta in volta in fumo grazie ai coloni, le nazioni, specie la Francia, hanno fatto rimostranze all’ allora presidente Obama. Che ha dovuto tacere.

    Papa Francesco ha solo ricordato a Trump che le sue dichiarazioni deliranti su annessioni e stronzate varie devono fare i conti con i fondi che le nazioni spendono- specie l’ Europa- proprio per lo Stato di Palestina.

    A BUONI INTENDITORI POCHE PAROLE.

     
  29. Va da sé che se Fatah e Hamas non vanno d’ accordo, LI METTERANNO D’ ACCORDO OBBLIGATORIAMENTE A CALCI IN CULO, MENTRE BALLANO LA KALINKA A MOSCA.

    I flussi di soldi che vengono dati dalle nazioni per la creazione di uno Stato Palestinese sono TROPPI e gli interessi geopolitici nella zona, a partire dalla Siria e dall’ Iran ( l’ Iran che controlla Hormuz, da cui passano le navi cinesi così come passano da Suez ), ma anche considerando la Via Della Seta, in cui i cinesi hanno speso miliardi a profusione, hanno urgentemente bisogno di uno stato palestinese

    http://www.haaretz.com/israel-news/1.69883

    Proprio oggi Xi Jinping ha chiamato la creazione di questo Stato, e detto che supporta Gerusalemme Est come palestinese, un bel calcio in culo al Donald, subito dopo quello di Francesco ( visto con chi va a braccetto la Chiesa Cattolica? )

    E Xi andrà in visita da Al Sisi e da Iran

    Chinese President Calls for East Jerusalem as Capital of Palestinian State
    Xi Jinping addresses Arab League in Cairo before planned visit to Iran, announces millions in aid to Palestinians.
    read more: http://www.haaretz.com/israel-news/1.698833

    e tutto questo, proprio per nientificare la presenza di quello sputo atlanto- sionista in mezzo ai crocevia eurasiatici dei traffici che stanno ( ri )sorgendo in Mittelasia, tenendo anche presente che il giacimento Leviatano corre davanti alle coste di Siria, Libano e GAZA ( Gaza/ Gaz… saggiature fatte dagli inglesi ancora a fine 800, quando andavano a carbone e trovarono però gli idrocarburi )

    Chi la geopolitica la conosce, quest’ iter lo vedeva in atto già al momento degli investimenti cinesi sull’ Asse Irano- Anatolico.

    Manca solo la nazione di quello statista da suk che è Erdogan, e poi siamo al completo.

     
    • Parvus il said:

      Lara,
      a lei i “dettagli” proprio non piacciono: i maggiori giacimenti e linee di idrocarburi del Mediterraneo orientale non stanno “davanti alle coste di Siria, Libano e GAZ-A”, ma stanno nelle acque di ISRAELE, Gaza (in piccola parte, ovviamente sequestrata da Israele), EGITTO, Cipro, Grecia e, forse, Turchia. In altre parole, Israele ed Egitto hanno la parte del leone e, sarò cinico, ma a me sembra che gli attuali giri di valzer geopolitici con i palestinesi servano sopratutto a ingraziarseli affinché non ostacolino, con la loro causa persa, i futuri accordi di spartizione con relativi investimenti ultramiliardari.

       
  30. Cristina il said:

    Federico,Trump ha annunciato che gli USA sposteranno l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Quindi?? Cosa comporterà questo trasferimento? Grazie.

     
  31. Dniepr il said:

    @ Lara (o Iara?):

    Mi tolga una curiosità:
    lei favoleggia di un Francesco e di una Chiesa che sa chi è “il suo vero, e acerrimo, nemico”,
    nel frattempo però è tra le istituzioni che investono più massicciamente nell’olo-mito. E sappiamo che l’entità zingaresca con l’atomica si basa esclusivamente sul mantenimento di questo mito.
    Le due cose non si conciliano tanto.

     
  32. Credo che Trump sia il frutto di una divergenza di vedute e poi di uno scontro aperto interno all’élite globalista. Ci aiuta a definire lo stato delle cose in questo senso l’ultimo articolo illuminante di Pepe Escobar. Sembra che il nuovo corso, cui l’elezione di Trump ha dato vita, sia nato dal fatto che i cosiddetti “Padroni dell’Universo” hanno deciso di fare un passo indietro rispetto al processo di globalizzazione a fronte del cambio degli equilibri internazionali che gli hanno dato uno stop e messo una grande ipoteca sul progetto mondialista, ritenendo ora di avere di nuovo bisogno della “nazione” per creare la potenza militare necessaria a ridargli forza.
    A questo cambio di passo si sono opposte le istituzioni finanziarie, le multinazionali e quella parte dell’élite che aveva investito nella globalizzazione, le quali avevano in mente di contrastare il nascente equilibrio internazionale giocando il tutto per tutto con una guerra aperta alla Russia. Avendo però la cosa un basso indice di fattibilità i “Padroni dell’Universo” hanno optato per una strategia “morbida” tesa alla divisione del fronte nemico e alla ricostruzione della grande potenza militare. Ci riusciranno? Su questa possibilità sembra pesare la divisione profonda tra le due élite “realista” l’una e guerrafondaia l’altra che, avendo investito tantissimo, non si arrende e sembra voler fare il gioco duro. Uno scontro interno che divide l’America a metà, con il rischio di una guerra civile. Se succederà, allora non ci sarà più una nazione da portare al riarmo. Ma a proposito dell’obiettivo di dividere il fronte nemico mi chiedo: se Trump a questo proposito vuole cambiare l’approccio con la Russia, che al momento non può essere scalzata, cercando di trattare con Putin una spartizione delle aree d’influenza, quale potrebbe essere l’area sotto influenza americana che Trump può lasciare alla Russia, un’area con cui la stessa Russia potrebbe anelare fondersi? La risposta è una sola: l’Europa. La Russia si considera parte dell’Europa, e, nel cuore di Putin, la creazione di un’unica area di libero scambio da Lisbona a Vladivostok è più di un obiettivo strategico. L’Occidente anglo sionista e americano ha sempre temuto un intesa tra Russia e Germania, l’ha temuta e combattuta fino a spingere i due paesi a farsi la guerra perché una tale alleanza era ritenuta invincibile. Potrebbe Putin difronte a una prospettiva così allettante essere tentato di abbandonare il grande drago? Questa è l’unica carta che i “padroni dell’universo” possono giocare che possa avere qualche chance. L’attacco plateale di Trump alla Germania ne ha dato già un primo sentore. Spingere la grande locomotiva europea nelle braccia della Russia potrebbe risultare per loro il male minore a fronte della possibilità di fare della Cina il veicolo per attuare in una nuova forma il progetto di mondializzazione. La stessa intenzione di fare della City di Londra un hub per la finanza cinese potrebbe costituire il primo segnale in questo senso. Non a caso la May appoggia il programma di Trump mentre Trump fin dall’inizio ha appoggiato la Brexit. Se così fosse il mondo sarebbe di nuovo diviso in due con una Cina sottomessa, mentre il Medioriente abbandonato da Putin diventerebbe preda di Israele. Una trappola ben congegnata.

     

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