L’establishment contro: il precedente di Richard Nixon

Donald Trump ha prestato giuramento come 45esimo presidente degli Stati Uniti, tra festeggiamenti e proteste. L’establishment atlantico, quello dell’élite aglofona che vive tra la East Coast e Londra e dirige la politica estera americana dai tempi di Woodrow Wilson, non riesce a capacitarsi della sconfitta, furibondo all’idea che il neo-presidente smantelli quel che rimane dell’ordine mondiale “liberale” post-1945. È certo che gli “atlantici” non si rassegneranno all’amministrazione Trump e tenteranno in ogni modo di liquidarla prima della naturale scadenza del 2020. Gli USA hanno una lunga storia di faide per il potere, ma il paragone più calzante è certamente quello di Richard Nixon, estromesso dalla Casa Bianca per il suo approccio realpolitiker in politica estera e protezionista in campo economico. Il 93enne Henry Kissinger tifa, ovviamente, per Trump.

Un “pericoloso” protezionista e realpolitiker: Donald Trump? No, Richard Nixon

Sulla natura della democrazia abbiamo recentemente discusso, trattando il tema dei “populismi”: esiste una nutrita schiera di economisti e sociologi convinti che l’istituto democratico sia in realtà una chimera e, sottoposto ad un’analisi più approfondita, non sia niente altro che una forma occulta di oligarchia. Famosa è la massima: “chi dice democrazia dice organizzazione, chi dice organizzazione dice oligarchia, chi dice democrazia dice oligarchia.”

Anche gli Stati Uniti d’America, spesso ancora definiti come “più grande democrazia del mondo” a discapito dell’India, sembrerebbero non sfuggire a questa legge della società: dietro i due storici partiti americani, il repubblicano e il democratico, si nasconderebbe in realtà un unico establishment che, elezione dopo elezione, anno dopo anno, rimarrebbe saldamente al potere nonostante l’alternanza di facciata.

L’oligarchia in questione è spesso definita “atlantica” nei nostri articoli, dal momento che poggia sull’asse Londra-New York e raccoglie i papaveri della City inglese e di Wall Street: è l’élite anglofona, liberal, mondialista, che dirige le principali banche d’affari e sin dal XVIII secolo controlla i destini del Regno Unito. Custode del liberismo economico e della globalizzazione, geneticamente allergica alle potenze continentali (Germania, Russia e Cina) che rischiano di insediare la sua egemonia sui mari, quest’oligarchia è animata dal sogno di un governo mondiale (o “universale”, per usare il termine massonico più appropriato) in cui dovrebbero diluirsi anche gli Stati Uniti d’America.

È l’oligarchia atlantica che, oltre alle principali piazza finanziarie mondiali, controlla anche le corazzate dell’informazione: si comincia col The Times fondato a Londra nel 1785 e si termina con la CNN nata ad Atlanta nel 1980. Pur disponendo di uno strumento di influenza già capillare ed influente come la massoneria, a partire dal secondo decennio del Novecento quest’élite fonda una serie di organizzazioni ad hoc, studiate per consentire ai suoi elementi di spicco di rimanere in contatto e di discutere delle principali problematiche: nasce così nel 1920 la Chatham House per l’Inghilterra, nel 1921 il Council on Foreign Relations per gli Stati Uniti, nel 1954 il gruppo Bilderberg per l’Europa e gli USA, nel 1973 la Commissione Trilaterale per gli USA-CEE-Giappone, nel 2007 l’European Council on Foreign Relations per l’Unione Europea.

Dietro la democrazia americana si nasconde quindi una tentacolare e plurisecolare oligarchia, sempre pronta a difendere con grande spregiudicatezza i suoi interessi: sebbene si sorvoli sull’argomento, la storia degli USA è infatti anche un racconto a tinte fosche, dove non mancano gli omicidi politici e le violente faide mediatico-giudiziarie. Si contano innumerevoli aspiranti alla Casa Bianca uccisi ancor prima della campagna elettorale (come il populista, rivale di Franklin D. Roosevelt e fervente critico della FED, Huey Long, assassinato nel 1935), e ben quattro presidenti eliminati durante il loro mandato (Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley, John Kennedy).

Chiunque ambisca ad entrare o sia entrato alla Casa Bianca, deve quindi ricordarsi che anche il “più potente uomo del mondo” risponde ad un potere superiore (e non è Dio): chi osa disobbedirgli, corre il serio rischio di cadere vittima di qualche congiura. Non c’è dubbio che il “populista” Donal Trump rientri nella casistica dei “disubbidienti” e sia esposto a qualche pericolo: a pochi è sfuggita la minaccia neppure troppo velata della CNN che, alla vigilia del giuramento del prossimo presidente, si è chiesta nel servizio “Disaster could put Obama cabinet member in Oval Office” cosa sarebbe accaduto se Trump ed il suo vice fossero stati assassinati il giorno dell’inaugurazione.

Come abbiamo evidenziato nell’ultima analisi, il prossimo presidente non è un candidato completamente estraneo al sistema: nella sua scalata alla Casa Bianca, Donald Trump si è avvalso di una serie di alleanze che gli saranno certamente utili anche per rimanerci. Pensiamo innanzitutto al premier israeliano Benjamin Netanyahu ed alla destra israeliana, che avevano mal digerito le aperture all’Iran da parte dell’establishment liberal, le sue accuse di discriminazione ai danni dei palestinesi e la sua stigmatizzazione dei nuovi insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Ne è emersa quindi un’alleanza tra “nazionalisti” americani e “nazionalisti” ebraici ai danni dell’establishment atlantico, alleanza peraltro anche “benedetta” dalla Russia di Vladimir Putin, nell’ottica di una spartizione del Medio Oriente e dell’Europa in rispettive sfere d’influenza. Petrolieri e superstiti della Old Economy (costruzioni, siderurgia ed industria leggera) hanno anche salutato con gioia la vittoria del candidato “populista”, allettati dalla prospettiva di norme meno vincolanti e dazi a loro difesa.

Resta però il fatto che la parte preponderante del sistema statunitense, la sullodata oligarchia atlantica, è rimasta frustrata dalla vittoria di Trump: spaventa la sua volontà di liquidare i due bastioni del vecchio ordine liberale, la NATO e la UE, spaventa il desiderio ad una spartizione del mondo con le altre superpotenze, spaventa il rifiuto della missione messianica/universalista degli Stati Uniti a vantaggio di una più concreta realpolitik, spaventa l’intenzione di smontare la già traballante globalizzazione a colpi di dazi e barriere, spaventa l’accento sul binomio industria-inflazione , opposto di quello finanza-deflazione tanto caro all’élite della City e di Wall Street.

La rabbia per l’elezione di Trump è palpabile nella recenti parole di George Soros, un esponente dell’élite finanziaria liberal che, negli ultimi anni, abbiamo incontrato pressoché in ogni dossier: nel caso Regeni, nella destabilizzazione dell’Egitto, nel golpe ucraino, nell’emergenza migratoria, nell’assalto speculativo a Deutsche Bank, etc. etc. Ospite del forum World Economic Forum di Davos, Soros ha sferrato un attacco frontale a distanza di ventiquattr’ore dall’insediamento del presidente:

“Donald Trump è un impostore, un imbroglione e un potenziale dittatore. Non è a favore di una società aperta ma di una dittatura, di uno stato-mafia. Il Congresso deve costituire un bastione per proteggere i diritti americani e c’è una coalizione bipartisan su questo. Sono personalmente convinto Trump che fallirà, e non perché c’è gente come me che lo spera, ma perché le sue idee sono talmente contraddittorie che già si impersonano nei suoi consiglieri”.

Suona quasi come una dichiarazione di guerra, lanciata da un esponente di quell’oligarchia che sente gravemente minacciati i propri interessi.

Donald Trump deve quindi temere un colpo a brucia pelo come quello che assassinò Abraham Lincoln o un agguato paramilitare come quello di Dallas? A nostro avviso, il neo-presidente dovrebbe studiare la parabola di un altro repubblicano, anche lui inviso all’establishment, accusato non a caso di essere un dittatore e un fascista, realpolitiker in politica estera e fautore di un’agenda economica che presenta forti analogie con il programma di Trump. Ci riferiamo al presidente Richard Nixon (1913-1994), estromesso dalla Casa Bianca nel 1974 con il celebre scandalo mediatico-giudiziario che è stato spesso riesumato in questi ultimi mesi, tessendo parallelismi con le presunte ingerenze russe nella campagna elettorale: il Watergate. “Un Watergate firmato Russia: hacker rubano dati Trump al Partito Democratico” titolava la Repubblica nel giugno del 20161.

Originario della California ed estraneo ai circoli dell’élite della East Coast (Henry Kissinger ricorderà nelle sue memorie l’avversione del presidente per questi ambienti, che talvolta esplodeva in vero odio), Richard Nixon conquista la candidatura repubblicana alla Casa Bianca, battendo la concorrenza che fa capo a Nelson Rockfeller. Presentandosi come il candidato della legge e dell’ordine (idem per Trump) ed appellandosi alla “maggioranza silenziosa” (la stessa che è sfuggita lo scorso autunno ai sondaggisti ed ha portato Trump alla Casa Bianca), Nixon vince le elezioni del novembre 1968, ereditando un Paese in affanno (benché in condizioni nettamente migliori a quelle odierne). L’economia è debole (entrerà in recessione di lì a poco), ma soprattutto pesano sugli Stati Uniti due fardelli:

  • la crescente competitività dell’Europa (Germania e Italia in testa) e del Giappone, che erode l’apparato produttivo americano;
  • l’insostenibile quantità di risorse assorbite dall’apparato militare e, in particolare, dalla guerra del Vietnam.

Saltano subito all’occhio i parallelismi con gli USA del 2016: da un lato, il residuo apparato industriale è stato quasi completamente svuotato a partire dai primi ’90 dalla concorrenza asiatica, dall’altro il dispiegamento delle forze armate statunitensi nei Paesi dell’Ex-Unione Sovietica ed Estremo Oriente comporta un salasso di risorse che gli Stati Uniti non si possono più permettere, alla luce delle ristrettezze economiche.

Di fronte a questa situazione, Richard Nixon opta quindi per una ricetta che Donald Trump, cosciente o meno, sembra ricalcare a distanza di 50 anni con il suo “America first”: più protezionismo, svalutazione del dollaro, inflazione, difesa dell’industria nazionale, disimpegno militare all’estero ed una spartizione del globo in zone di influenza con le altre due superpotenze, Russia e Cina. Avvalendosi della consulenza di Henry Kissinger come Segretario di Stato, Nixon si muove infatti come segue:

  • seppellisce nel 1970 gli accordi di Bretton Woods, sganciando il dollaro dall’oro e lasciando che si svaluti rispetto alle altre valute, così da rinvigorire le esportazioni americane (“il dollaro troppo forte ci sta uccidendo” ha detto pochi giorni fa Trump);
  • adotta un serie di misure protezionistiche a difesa dell’industria nazionale (“Trump chooses protectionist-leaning trade representative” scriveva il Financial Times a inizio anno, commentando la scelta del nuovo rappresentate del Commercio americano);
  • adotta un approccio realpolitiker e “isolazionista” in politica estera, riducendo gli interventi all’estero solo a quelle situazioni in cui gli interessi nazionali americani siano in effettivo pericolo. Compie così lo storico viaggio a Pechino del 1972, seguito a ruota dalla prima visita ufficiale di un presidente americano a Mosca (“Trump and Vladimir Putin to hold summit within weeks” scriveva pochi giorni The Guardian);
  • grazie all’intermediazione cinese, ottiene con gli Accordi di Parigi un ritiro dignitoso dal Vietnam in cui gli Stati Uniti avevano dilapidato una quantità crescente di uomini e risorse (“Trump says NATO is obsolete” titolava il 16 gennaio la Reuters2);
  • rilancia il ciclo economico con larghi deficit ed investimenti pubblici, a costo di una maggiore inflazione (“Trump punta su un grande piano di spesa in infrastrutture”)3.

Che quadro esce quindi dalla politica di Richard Nixon? Stati Uniti più protezionisti e isolazionisti, interessati a difendere l’industria nazionale. Un riconoscimento dei legittimi interessi di ‘URSS e Cina. Un’economia meno “globale” e più “regionalizzata”. Il primato della Nazione americana sull’élite atlantica. La Nixonomics non sembra forse l’antesignana della Trumponomics?

La paura che il processo di globalizzazione entri in stallo è tale che nel 1973 l’oligarchia atlantica si affretta a fondare la sullodata Commissione Trilaterale per ravvivare i rapporti sempre più sfilacciati tra USA, CEE e Giappone. Resta però il problema di come liberarsi di Richard Nixon.

Una serie quasi interrotta di proteste, sullo sfondo della guerra del Vietnam, accompagna il primo mandato di Nixon: poco importa se il presidente è l’artefice degli Accordi di Parigi che consentiranno il ritiro delle truppe. Poi, in concomitanza all’avvio del suo secondo mandato, c’è l’affondo: il Paese è attraversato da massicce manifestazioni contro la sua riconferma alla Casa Bianca. 100.000 persone a Washington e migliaia a Los Angeles e Chicago. “Nixon killer”, “Nixon fascist”, “Nixon liar”: l’obbiettivo è delegittimare il presidente uscito vincente dalle elezione con le marce i moti di piazza, proprio come George Soros ed i suoi manifestanti a pagamento4 stanno facendo dallo scorso 8 novembre.

L’assalto decisivo a Nixon coincide però col famoso scandalo Watargate: l’accusa cioè di aver messo sotto sorveglianza il quartier generale del Comitato Nazionale Democratico (lo stesso che sarebbe stato “hackerato” dai russi nel 2016 a benefico di Donald Trump). L’inchiesta monta mese dopo mese, con un continuo stillicidio di notizie e rivelazioni, rivelando la presenza di un’attenta e professionale regia che segue l’operazione: accerchiato dalla stampa ed isolato dal suo stesso partito, Richard Nixon, per evitare la procedura di impeachment, rassegna spontaneamente le dimissioni il 9 agosto 1974.

Si rammarica Leonid Breznev, sicuro di aver perso un buon “amico” alla Casa Bianca, mentre gioisce l’oligarchia atlantica che, dopo la “reggenza” di Gerald Ford, si reinstallerà saldamente alla Casa Bianca nel 1977 con Jimmy Carter.

Le accuse di interferenze russe nella campagna elettorale saranno “lo scandalo Watergate” di Donald Trump? Dalla sua parte gioca l’obbiettiva debolezza dell’oligarchia atlantica: fiaccata dalla defezione della destra israeliana schierata col presidente, stordita dalla Brexit, intimorita dalla marea montante dei populismi a scala internazionale, l’élite liberal è oggi più che mai sulla difensiva. Ripetere l’operazione del 1974 potrebbe esserle addirittura letale, se intavolasse un braccio di ferro col neo-presidente nelle piazze e nelle aule di giustizia.

Chi confida nel successo di Donald Trump è, ovviamente, l’allora Segretario di Stato di Richard Nixon. All’età di 93 anni, Henry Kissinger, il campione di realpolitik che ha tenuto aperti i canali con Vladimir Putin anche nei momenti più bui dell’amministrazione Obama, ha ammesso5:

“Donald Trump is a phenomenon that foreign countries haven’t seen. So, it is a shocking experience to them that he came into office. At the same time, extraordinary opportunity. I believe he has the possibility of going down in history as a very considerable president.”

E se lo dice Kissinger…

1http://www.repubblica.it/esteri/elezioni-usa/primarie2016/2016/06/14/news/usa_2016_hacker_russia_hanno_rubato_dati_trump_a_partito_democratico-142025044/

2http://www.reuters.com/article/us-usa-trump-nato-obsolete-idUSKBN14Z0YO?il=0

3http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-11-09/economia-trump-punta-tutto-investimenti-infrastutture–101020.shtml?uuid=ADS0xCsB

4http://abcnews.com.co/donald-trump-protester-speaks-out-i-was-paid-to-protest/

5http://www.politico.com/story/2016/12/henry-kissinger-donald-trump-232785

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67 commenti su “L’establishment contro: il precedente di Richard Nixon

  1. Eccellente. Resta il fatto che qualsiasi siano i rischi, il WC ( cit) ( washington consensus 😎) dovra’ piegare/eliminare il ” parvenu” a qualunque costo .
    Starà quindi nell’ abilità di trump tenerli il più a lungo sulla corda e nella confusione ( esattamente come ha fatto putin per 15 anni ) altrimenti un drammatico scontro sarà inevitabile.
    Voglio però anche aggiungere che la politica di trump ( come lo fu la politica di nixon ) portera’ crisi economica e drenaggio finanziario nei paesi esportatori di prodotti finiti ( germania, italia e giappone allora , EU, cina oggi ) e quindi anche “opportunità” di cambio di paradigma politico-sociale nei paesi con una capace classe dirigente ( quindi escluderei l’ italia purtroppo).

     
    • Germano il said:

      La tecnica preme, la deflazione da debiti una bomba ad orologeria, il rischio è che tagliare Trump sia il filo sbagliato. E il tempo agli sgoccioli.

       
  2. Il Maglia il said:

    Ammazza che capoccia deluxe hai..
    Mi scuso con gli astanti per i miei commenti poco costruttivi al dibattito e sempre incensatori, machevvedevodì io rimango estasiato di fronte alla all”impudenza del genio…

     
  3. Francesca Ancona il said:

    I paragoni sono sempre interessanti, ma tu credi, Federico, che la storia possa ripetersi? Quindi, a questo punto, tu pensi che il potere che regge Trump sia inferiore a quello dell’altra parte, io mi auguro di no, se così fosse addio speranze. Voglio pensare positivo, in fondo il panorama attuale è leggermente diverso da quello del 74, tutto è possibile cmq, ma non ne possiamo più di vivere in questo inferno. Auguro a Trump un governo lunghissimo!!!

     
  4. Federico il said:

    Con l’intento di ampliare le sue analisi che apprezzo molto, voglio suggerire una linea interpretativa sul fatto decisivo dichiarato da Trump “il dollaro troppo forte ci sta uccidendo” che segue altre dichiarazioni che accusano la Germania come “manipolatore di valute” http://www.traderlink.it/notizie/news-trend-online/trump-attacco-alla-germania_17003D295VZ8ARU attraverso ciò che io chiamo frozen currencies floor, impropriamente, a mio avviso, chiamata comunemente “moneta euro” giacché l’euro non è affatto una moneta, stante alle definizioni economiche attuali e passate.
    Perciò reinterpreto Trump : “il dollaro troppo forte, rispetto al marco tedesco ci sta uccidendo”.
    In effetti è già da un lustro che sono molto sorpreso dalla sudditanza USA al furto commerciale trilionario perpetrato dalla Germania attraverso l’euro a tutto il mondo, compresi gli USA stessi (i dati economici parlano chiaro).

    Aggiungo che in questa mia analisi è condizionata dal fatto che sono andato ALL IN nel 2014 coi miei pochi e sudati risparmi in bonds USA.

    cordiali saluti

    Federico Parigi

     
    • la sudditanza USA al furto commerciale trilionario perpetrato dalla Germania

      e’ sempre stata una partita di giro perche’ il surplus commerciale tedesco ( ma anche dell’ aaltro sconfitto il giappone ) andava poi nella piazza finanziaria americana . In termini pratici si trattava di estrazione di ” tributi” ( merce) in cambio di “paghero'” sostanzialmente inesigibili. datosi i REALI rapporti di forza ( da qui la stabilita’ del cambio )
      L’ irritazione americana è derivata solo dopo i 2007 perché:
      1) ” la partita di giro” arricchisce la finanza americana ma indebolisce l’ economia reale americana
      2) nell ‘ €urolager di cui sono i kapo i tedeschi si sono messi ad “estrarre” dai propri vicini piu’ ricchezza finanziaria di quanto poi ne trasferivano a wall street.

       
  5. Keith Richards il said:

    Gli Eurocriminali sono muti,spaventati,hanno capito che la loro fine e’ solo questione di tempo.
    Hanno distrutto nazioni europee vendendole a banche e multinazionali e hanno adoperato l’immigrazione per meticciare e privare di identita’ ogni paese europeo.
    Ora si accorgono di essere circondati da:Popoli europei altamente incazzati,Inghilterra,Stati Uniti,Russia e Israele.
    Non hanno scampo e lo sanno..personalmente li processerei tutti per alto tradimento con relativa condanna a morte per crimini contro l’umanita’.

     
  6. luigiza il said:

    @Keith Richards

    ma é proprio per quello che scrivi tu, che rischiano di essere incriminati tutti per alto tradimento con relativa condanna a morte che non lasceranno nulla di intentato pur di eliminare il Trump o con l’omicidio o con la calunnia supportata da prove almeno credibili per le masse sciocche.

    A mio avviso non é più solo una lotta per il potere ma piuttosto una lotta per la vita.
    E cìè da sperare che il Trump trovi appoggi almeno in Russia, cosa che non é affatto certa se il Putin non si ricanditerà.

     
  7. Osservatore Internazionale il said:

    Ciao Federico, ti scrivo da una postazione pubblica dal “Corno d’Africa”. Dopo il mio ultimo commento una settimana fa, qualcosa e’ accaduto e non riesco piu’ a visualizzare il codice captcha sul tuo blog. Ho provato a cercare una soluzione sul web ed ho quindi provato ad eliminare tutta la cronologia ripulendo i cookies, eventuali spywares, ma niente. Credo sia un malaware sconosciuto.

    Non vorrei fare il complottista ma credo che il tuo sito sia attenzionato !

    P.s. Credo tu possa avere (in condizioni di normalita’) almeno il 50% dei comenti in piu’. Comunque ti seguo….

     
  8. Ho letto da qualche parte che l’ebreo Kissinger (nonchè premio per la pace – eterna, quella degli altri -) abbia tenuto “al caldo” Putin per sabotare l’accoppiata Russia-Cina.

     
  9. Mihai Podeanu il said:

    Buongiorno cari.
    Stabiliamo dei punti fermi.
    1 egli ha giurato non su 1 ma su 2 bibbie. Quella tradizionale del povero Lincoln E quella di sua mamma del clan degli immortali McLeod. Verstehen Sie?
    2 egli sa che può operare sui Mercati questa tecnica: provoca i cinesi a piccole mosse per farsi svalutare il $. Essi con saggezza plurimillenaria a piccole mosde assecondano. Ci potrebbe stare, se ha pianificato il suo http://goofynomics.blogspot.it… 
    Assieme alla FED (che avrebbe così liberatoria e piena giustificazione per rialzare finalmente i tassi colla scusa di smorzare la svalutazione( ! )dellunica valuta di riserva mondiale…).
    3 egli ha giurato colla presenza ANCHE del Sanders (la klingon c’era per dovere istituzionale. Gli altri dem boicottavano). 1 lampo di socialismo nszionalista?
    4 fatalità e tempismo a Trani proprio ieri http://m.ilmessaggero.it/news/articolo-2207710.html han chiesto le condanne (dai 2 ai 3 anni) e le multe (robetta per Standard & poors) per gli agenti di rating che scommettevano contro l’italiana economia pubblica pochi anni fa. Stiamo a vedere.
    Tic tac tic tac…

     
  10. L’analisi del passato è sempre interessanti, ma io non esagererei i raffronti.
    Io mi soffermerei in particolare sulla situazione economica. Seppure è vero che gli USA nel ’68 fossero in difficoltà, lo erano tuttavia in un mondo che ancora andava a gonfie vele, con tassi di crescita davvero notevoli. In tale situazione, la reazione consistente nel favorire mediante una politica protezionistica l’economia USA si presentava come una terapia del tutto ragionevole.
    Oggi, siamo in una situazione profondamente differente, è l’intera economia globale che si trova in un impasse generale come risultato di scelte finanziarie dissennate e mai corrette, perpetuate fino all’oggi.
    Gli elementi di crisi si vanno accumulando, a partire dal problema dei paesi BRICS che nel periodo precedente avevano anzi approfittato delle difficoltà dei paesi più sviluppati. Ciò significa che l’intenzione di Trump di sottrarre risorse all’estero per favorire l’economia USA non si capisce come si possa attuare. Apparentemente, l’ipotesi che un maggiore protezionismo possa migliorare il suo paese, sembra del tutto priva di fondamento, e piuttosto sembra verosimile che andare in questa direzione porti allo scoppio di una nuova bolla finanziaria.
    In sostanza, oltre alla possibilità che tentino di ucciderlo, la sua esperienza sembra potere naufragare su un piano squisitamente economico.
    Non ci resta che osservare l’evoluzione del suo mandato.

     
    • uno di passaggio il said:

      sig Vincenzo , é proprio nella “mancanza squisitamente economica” la genitorialità del suo scritto che ha un incomprensibile sotteso , credo involontario :
      nel credersi “comune” da lì parte per l’impellenza di condividere congetture dettate , appunto , dalla ” mancanza squisitamente economica”
      E’ un peccatuccio di arroganza ?
      nell’augurarle in-formazione , la saluto

       
      • Caro “uno di passaggio” che ci tiene appunto a non essere meglio qualificato, non ho capito nulla di ciò che ha scritto, tranne l’accusa detta per altro in modo molto garbato, che io sarei un pochino arrogante.
        Se non le dispiace, potrebbe tradurre per i pochino arroganti come me? Grazie, gliene sarò profondamente grato.

         
        • unodipassaggio il said:

          Spiegazione dell’arroganza al sig.@vincenzocucinotta da parte di me , io , uno di passaggio .
          In maiuscolo , solo per meglio intenderci , le mie domande .
          @VINCENZOCUCINOTTA SCRIVE :
          L’analisi del passato è sempre interessanti, ma io non esagererei i raffronti.
          Io mi soffermerei in particolare sulla situazione economica. Seppure è vero che gli USA nel ’68 fossero in difficoltà, ( DOVE HA LETTO CHE GLI USA FOSSERO IN DIFFICOLTA’ ?, HA DATI ECONOMICI ? ‘ CONOSCE LA SITUAZIONE POLITICA DEL MOMENTO ?, HA RICORDO DEGLI ACCADIMENTI MONDIALI DELL’EPOCA? , NE CONOSCE LE RICADUTE A MEDIO E LUNGO TERMINE ? COME FA’ A STABILIRE DIFFICOLTA STATUNITENSI SENZA ADOPERARE GLI STRUMENTI UTILI AD AVVALORARE LA SUA AFFERMAZIONE ? DEVO CREDERE A QUELLO CHE DICE SULLA PAROLA ?) lo erano tuttavia in un mondo che ancora andava a gonfie vele( SOFFERMARSI SULLA SITUAZIONE ECONOMICA PER LEI E’ EQUIVALENTE AD AFFERMARE CHE IL TUTTO E’ UNA QUESTIONE DI “VENTO”? ), con tassi di crescita davvero notevoli.( PER CHI ‘? IN QUALE AREA MONDIALE ? SOLO PER GLI USA ? PER QUALE RAGIONE POLITICA ?) In tale situazione,( QUINDI IN UNA SITUAZIONE DI NON MEGLIO PRECISATA DIFFICOLTA’ ECONOMICA STATUNITENSE ED A CAUSA DI CONDIZIONI NON DETTAGLIATE E NONOSTANTE LEI ABBIA DETTO DI VOLERVICISI SOFFERMARE …LA FACCENDA LE RIMANE EVIDENTEMENTE “OSCURA” ) la reazione consistente nel favorire mediante una politica protezionistica( PUO CORTESEMENTE COLLEGARE QUELLO CHE LEI DICE ESSERE “IL PROTEZIONISMO STATUNITENSE” DI QUELL’EPOCA CON LE POLITICHE DEL MOMENTO CONTEMPLANDO ANCHE LE GUERRE ?) l’economia USA si presentava come una terapia del tutto ragionevole.( ? DI QUALE POLITICA ECONOMICA HA PARLATO ? )
          Oggi, siamo( SIAMO CHI ? ) in una situazione profondamente differente( PERCHE ? PER QUALE RAGIONE ?), è l’intera economia globale( NE E’ CERTO ? E’ SICURO DI QUELLO CHE DICE ? )che si trova in un impasse generale ( E’ CERTO CHE QUELLO CHE LEI INTENDE PER GENERALE COINVOLGA L’INTERO PIANETA ? ) come risultato di scelte finanziarie dissennate( PUO PENSARE CHE LE SCELTE FINANZIARIE DI PAESI LA CUI POPOLAZIONE E’ PARIA PIU DEL 50 % DI QUELLA MONDIALE SIANO STATE DISSENNATE ? E’ SICURO DI NON FAR CONFUSIONE TRA OCCIDENTE E MONDO? ) e mai corrette,( QUI CI VORREBBE UN TRATTATO PER SPIEGARE IL PERCHE QUELLO CHE LEI CREDE DEBBA ESSERE CORRETTO E’ GIA CORRETTO PER ALTRI …) perpetuate fino all’oggi.( DOVE ?)
          Gli elementi di crisi si vanno accumulando, a partire dal problema dei paesi BRICS ( ? ) che nel periodo precedente ( QUALE ? IN CHE PERIODO ?, AMMESSO CHE QUELLO CHE DICE SIA CORRETTO…)avevano anzi approfittato delle difficoltà ( DI QUALI DIFFICOLTA STA PARLANDO ? ) dei paesi più sviluppati.( COSA INTENDE PER PAESI PIU SVILUPPATI ? ) Ciò significa che l’intenzione di Trump di sottrarre risorse all’estero ( IN CHE SENSO ? SI FA’ PROTEZIONISMO E SI SOTTRAE RISORSE ALL’ESTERO ? ) per favorire l’economia USA non si capisce come si possa attuare( CHI E’ CHE NON LO CAPISCE ? ) . Apparentemente,( A CHI APPARE ? ) l’ipotesi che un maggiore protezionismo possa migliorare il suo paese, sembra del tutto priva di fondamento( E’ CERTO DI AVERNE SPIEGATO A SE’, PRIMA CHE A CHI LA LEGGE, QUALI SONO I FONDAMENTI CHE NON LE TRONANO, E CHE QUINDI SUPPONE DI CONDIVIDERE “ARROGANTEMENTE”? ), e piuttosto sembra verosimile ( VEROSIMILE SENZA AVER SPIEGATO PERCHE ? E’ COLPA DEL VENTO ? DELLE VELE GIUSTE ? ) che andare in questa direzione( QUALE ? ) porti allo scoppio di una nuova bolla finanziaria.( NON LE CHIEDO DI QUALE BOLLA CREDE DI POTER PARLARE… )
          In sostanza,( CREDE DAVVERO CHE IN QUELLO CHE HA SCRITTO CI SIA “SOSTANZA”?) oltre alla possibilità che tentino di ucciderlo, la sua esperienza sembra potere naufragare su un piano squisitamente economico( MA ABBIA PIETA’ , DI QUALE PIANO SQUISITAMENTE ECONOMICO CREDE DI AVER DATO NOTIZIA ? ).
          Non ci resta che osservare l’evoluzione del suo mandato.
          SIG. CUCINOTTA . SE A LEI MANCANO LE CONOSCENZE UTILI A CAPIRE… PERCHE CREDE DI ESSERE IN BUONA COMPAGNIA QUI ? QUESTO E’ QUELLO CHE IO INTENDO PER ARROGANZA …
          P.S.ALLE DOMNDE CHE LE HO POSTO A ME ED A MOLTI ALTRI NON NECESSITANO RISPOSTE , INTENDE ?
          la saluto cordialmente certo di essere stato inteso correttamente .
          uno di passaggio

           
          • Ora ho capito. poichè lei non obietta nel merito a nessuna delle affermazioni che ho fatto, e da parte sua non offre alcun elemento utile al dibattito, ma si limita semplicemente a chiedermi di intervenire qui con un ponderoso volume, quello richiesto per motivare ogni singola parola che ho scritto, mi è adesso chiara la natura pretestuosa delle sue osservazioni, la cui animosità tuttavia non riesco tuttora a spiegarmi.
            Ma da uno di passaggio, uno dei tanti che si nascondono dietro l’anonimato, sarebbe stato vano aspettarmi qualcosa di più.

             
          • UNO DI PASSAGGIO il said:

            non ci sono meriti su cui obiettare , caro sig. Cucinotta , o almeno , lei non ne ha fornito alcuno.
            ha messo insieme , mi perdoni , qualche frase fatta , ma pretende che le si obietti nel merito .
            dovremmo quindi parlare di vento e di vele ?
            si direbbe che per lei sia impossibile l’esistenza in vita di persone che eccedono le sue “conoscenze” , capisce cosa intendo per arroganza ?
            cortesemente , mi spieghi quel suo “squisitamente economico” , io nelle sue parole non ho trovato nulla di accettabile .
            per accettabile , sig. Cucinotta , intendo dati , per dati intendo numeri e fatti …ma non condizioni meteorologiche …
            che io mi firmi Giovanni Saltalamacchia o Francesca Santospirito , piuttosto che ” uno di passaggio” , non restituisce credibilità ai suoi pregevoli scritti , intende ?
            differentemente da lei, in quanto appunto uno di passaggio , leggo , ed avendo la possibilità , diversmente che con la tv , di “parlare” a chi scrive “palesi fesserie “, di tanto in tanto mi pregio combinare l’incontro tra costoro e la loro inconsistenza , che ciò non piaccia è evidente e finanche umano, ma che lei voglia attribuire a me la sua ignoranza , no !
            è lei il teologo del superfluo , l’inutile che comunica il nulla e pretende condivisione, l’ inconsapevole che si crede uguale …io , dal mio canto , ho voluto significarle : lei non è uguale agli altri …. o , se per il suo ego quel “lei non è uguale agli altri” è inaccettabile , consideri il fatto che “gli altri non sono uguali a lei”
            p.s. no ! non sto facendo a chi tra noi due ce l’ha più lungo , intende ?
            chi come lei nasconde la propria ignoranza dietro file di parole prive di sostanza , inconsistenti , e scrive “squisitamente economico” per darsi un “tono” ma senza essere in grado di argomentare ,,,io credo sia ormai fuori tempo massimo.
            non le piace ? se ne faccia una ragione oppure argomenti utilizzando dati e fatti ” squisitamente reali”
            uno di passaggio

             
    • Il rialzo dei tassi da parte della FED in un momento come questo è molto delicato, farebbe vendere titoli americani e ci sarebbe un flusso non positivo di dollari per la stessa economia, tutti i paesi emergenti sono indebitati in dollari, se per caso ci fosse un’accenno di recessione si andrebbe ad un nuovo QE.

      Saluti

       
  11. Ottima analisi, però la situazione è molto diversa e più a favore di Trump che non quanto fosse a favore di Nixon, con i neocons praticamente dal 1996 il debito è crescito talmente tanto che la situazione è diventata adesso molto delicata, probabilmente credevano che andasse tutto liscio e che riuscissere a continuare a fare i predoni in giro per il pianeta, con la complicità della FED, ma il piano è saltato con l’elezione di Trump, e ancora prima con quel fatidico 3 settembre 2013, con l’intercettazione e distruzione dei due missili balistici americani davanti alla costa della Siria.
    Anche Trump per quello che riguarda il mercato interno conosce bene la verità e come i neocons abbiano fatto carte false su tutti i dati, ha affermato qualche giorno fa che vuole rimettere a lavorare i 96 milioni di persone che sono senza lavoro, parliamo di un bel 20% di disoccupazione contro la cifre ufficiali che hanno svntolato per anni del 4-5%, roba da criminali.
    Chiaro che il popolo è molto incazzato, escluderei che venga torto un capello a Trump, gli ostacoli li troverà tutto lungo il suo mandato, dovrà negoziare con il congresso, ma riuscirà a fare alcune cose sicuramente, non tutte però.
    Certo che se dasse un freno a tutta questa finanza speculativa e magari qualche multa a grossi fondi di investimento che intralciano il suo mandato, Soros in primis, non sarebbe male.
    Vedremo strada facendo che succederà, intanto la tanto propagandata guerra civile o scontri disumani al suo insediamento non ci sono stati, ci ritroviamo purtroppo con i mezzi di informazione che continuano a fare propaganda e a diffondere false notizie a go-go, che ci metta un freno anche a questa e non sarebbe male.

    Saluti

     
  12. Calogero il said:

    Tutto condivisibile Federico.
    Però penso che se Trump verrà fatto fuori dalla parte di oligarchia perdente, sarà alla maniera Kennedy più che alla maniera Nixon. Ormai i media tradizionali nell’era di internet e twitter, non hanno più l’influenza di una volta. Grazie a Dio. Ed il successo del tuo blog ,come quello di altri che si sforzano di dire le cose come sono ed analizzarne le possibili conseguenze, ne è una efficace prova. Inoltre la mentalità degli americani, una volta grattata la sottile vernice di modernità, è rimasta quella del Far West. I minuetti , i sofismi non fanno per loro. Se fossi in Trump,e volessi mantenere il potere che mi sono conquistato con tanta fatica per perseguire il bene del popolo americano, ( oltre che il proprio s’intende), non mi farei scrupoli di attaccare per primo e subito i miei nemici , per eliminarli in maniera definitiva , Todo Modo up to date . Lo so la lista è lunga , ma è lo scotto del Potere. Trump dovrebbe un po’ copiare Putin. Utilizzare ,dove possibile, leggi idonee, amici, circostanze favorevoli, e dove non possibile altri modi più o meno “democratici”.

     
  13. Correttore diBozzi il said:

    ATTENZIONE: il sito che riporta la notizia che i manifestanti contro Trump sono stati pagati NON è il vero sito di ABC News (la URL ha un .co finale, abcnews.com.co, mentre il vero sito è all’indirizzo http://abcnews.com che rimanda a http://abcnews.go.com/ ). Notare che la parte finale dell’articolo sul finto sito è dedicata a diffamare il sito snopes.com che riporta come falsa la notizia (e non è l’unico): http://www.snopes.com/donald-trump-protester-speaks-out/

    Mi sbaglierò, però a me sembra che dietro questo tipo di operazione ci sia la volontà di screditare chiunque non è contro Trump, senza se e senza ma.

    Ti segnalo poi un possibile refuso; scrivi: “Originario della California ed estraneo ai circoli dell’élite della West Coast” non si tratta piuttosto dei circoli dell’élite della East Coast (dai bostoniani su fino alla City)?

    P.S.: ho avuto anch’io qualche problema nel commentare.

     
  14. Willy Muenzenberg il said:

    Il generale e grande imprenditore sa che la questione è quella della proprietà del ‘denaro’ di cui loro si sono impossessati, privandone tutti i Paesi. E che tramite le banche ‘centrali’, ovvero loro, essi prestano alle nazioni indebitandone ognuno per sempre. Era di questo che si parlava a Zurigo con Ulianov cui Parvus ripeteva: tu continua a scrivere di salariati e capitalisti. Ma ricorda: la banca sarà mia, anche nel paese vostro divenuto ‘socialista’. Con Volodia dunque adesso si discute di come riprendersi l’emissione del denaro. Liberandolo dal debito.

     
  15. Correttore diBozzi il said:

    Errata corrige: nel mio precedente commento intendevo Wall Street e non la City.

     
    • Correttore diBozzi il said:

      Presumo che il messaggio originale sia finito nello spam. Ritento.

      ATTENZIONE: il sito che riporta la notizia che i manifestanti contro Trump sono stati pagati NON è il vero sito di ABC News (la URL ha un .co finale, abcnews.com.co, mentre il vero sito è all’indirizzo http://abcnews.com che rimanda a http://abcnews.go.com/ ). Notare che la parte finale dell’articolo sul finto sito è dedicata a diffamare il sito snopes.com che riporta come falsa la notizia (e non è l’unico): http://www.snopes.com/donald-trump-protester-speaks-out/

      Mi sbaglierò, però a me sembra che dietro questo tipo di operazione ci sia la volontà di screditare chiunque non è contro Trump, senza se e senza ma.

      Ti segnalo poi un possibile refuso; scrivi: “Originario della California ed estraneo ai circoli dell’élite della West Coast” non si tratta piuttosto dei circoli dell’élite della East Coast (dai bostoniani su fino a Wall Street)?

      P.S.: ho avuto anch’io problemi nel commentare (errori tentando di usare gli account Facebook o Google –il messaggio di errore segnala che non sono stati configurati correttamente(?) gli accessi al blog tramite FB e Google– e rifiuti di captcha apparentemente digitati in modo corretto – in genere non sono difficili).

       
      • Frank Brown il said:

        Non male per uno che si chiama “Correttore”. E per giunta “diBozzi”.

         
  16. HUROM il said:

    considerato quanto trump fosse già previsto nei simpsons e come gia si batte la grancassa per zuckerberg come futuro rimpiazzo, siamo al teatrino dei pupi più assoluto.
    una recita che si ripete identicamente e stancamente dai tempi in cui queste rapaci entità hanno deciso di nutrirsi dell’ anima umana.
    per ora stanno vincendo, e trup ne è l’ennesimo polarizzante attorucolo.
    l’importante è che il DUALISMO imperi sempre e comunque.
    l’ illusione della separazione e il relativo depotenziamento umano, si basa sul dualismo.
    bene male, giusto sbagliato, bello brutto, destra sinistra e così via…

     
  17. riccardo il said:

    considerato quanto trump fosse già previsto nei simpsons e come gia si batte la grancassa per zuckerberg come futuro rimpiazzo, siamo al teatrino dei pupi più assoluto.
    una recita che si ripete identicamente e stancamente dai tempi in cui queste rapaci entità hanno deciso di nutrirsi dell’ anima umana.
    per ora stanno vincendo, e trup ne è l’ennesimo polarizzante attorucolo.
    l’importante è che il DUALISMO imperi sempre e comunque.
    l’ illusione della separazione e il relativo depotenziamento umano, si basa sul dualismo.
    bene male, giusto sbagliato, bello brutto, destra sinistra e così via…

     
  18. L’analisi del passato è sempre interessanti, ma io non esagererei con i raffronti.

    Io mi soffermerei in particolare sulla situazione economica. Seppure è vero che gli USA nel ’68 fossero in difficoltà, lo erano tuttavia in un mondo che ancora andava a gonfie vele, con tassi di crescita davvero notevoli. In tale situazione, la reazione consistente nel favorire mediante una politica protezionistica l’economia USA si presentava come una terapia del tutto ragionevole.

    Oggi, siamo in una situazione profondamente differente, è l’intera economia globale che si trova in un impasse generale come risultato di scelte finanziarie dissennate e mai corrette, perpetuate fino all’oggi.

    Gli elementi di crisi si vanno accumulando, a partire dal problema dei paesi BRICS che nel periodo precedente avevano anzi approfittato delle difficoltà dei paesi più sviluppati. Ciò significa che l’intenzione di Trump di sottrarre risorse all’estero per favorire l’economia USA non si capisce come si possa attuare. Apparentemente, l’ipotesi che un maggiore protezionismo possa migliorare il suo paese, sembra del tutto priva di fondamento, e piuttosto sembra verosimile che andare in questa direzione porti allo scoppio di una nuova bolla finanziaria.

    In sostanza, oltre alla possibilità che tentino di ucciderlo, la sua esperienza sembra potere naufragare su un piano squisitamente economico.

    Non ci resta che osservare l’evoluzione del suo mandato.

     
  19. Cinà il said:

    Affinché le previsioni di Dezzani vadano in porto, ci vorrebbe la vittoria della Le Pen in Francia e la sconfitta della Merkel in Germania. Altrimenti il rischio potrebbe essere quello di una concentrazione dei globalisti sull’Europa, come baluardo della loro “religione ” con relativa liquefazione di tutto ciò che può essere anche lontanamente tradizionale. Dopotutto l’attuale sostituto papà sia già su quella strada..
    Sembra difficile, ma possiamo sempre sperare.

     
  20. Mi chiedo, però: quale parte dell’élite globalità parla per bocca di Zbigniew Brzezinski e propone un “riallineamento globale” degli USA?
    E’ la stessa che ha promosso l’elezione di Trump e che trova nel programma protezionista e nell’isolazionismo promesso, che già basta a garantire l’abbandono delle politiche che hanno accompagnato la globalizzazione, il modo migliore per garantire la sopravvivenza della “grande ‘America”?

     
  21. Vabbene , ci siamo estremamente divertiti a osservare la rabbia di tutto quel “clintonismo” che ci ha rotto negli ultimi 25 anni , ma comunque bisogna stare attenti dal cadere in un “trumpismo” di cui non abbiamo capito l’esatta ragione di un successo tanto “travolgente” , sebbene è già chiaro che gli ” scopi” siano esattamente gli stessi : mantenere il primato mondiale della “anglosfera”.

    Qui (http://www.fort-russ.com/2017/01/is-trump-rothschilds-president.html ) infatti viene ipotizzato che la “frattura” interna alla elite U$A corrisponda ad una frattura nell’ elite “anglofona” che domina il mondo dalle guerre napoleoniche e che come si puo’ osservare dalla annessa fotografia ( https://3.bp.blogspot.com/-SRNrV6UhdHY/WIN8NQLV-5I/AAAAAAAAb9s/5VVmLRQzGC8a9R6GVzEibCjeLogSn07IgCLcB/s1600/jacob-rothschild-david-rockefeller-charlie-rose.jpg ) non ha mai visto i “clintoniani” “rockfellers” porsi davvero al di sopra dei “rothschilds” .

     
    • Cinà il said:

      E Putin in questo contesto, o per meglio dire, in questa lotta tra super oligarchie dove si inserisce? Qual è il ruolo che si possono ricavare la Cina e la Russia in questo contesto? …sempre che ne abbiano la possibilità!!

       
      • G.F.L. il said:

        @ws
        quindi, se è vero, e io lo credo, che Jacob Rothschild ha dichiarato che “Putin is a Traitor To The New World Order” e vista ‘l’incazzatura”, abbastanza evidente, del loro “portavoce” George Soros,

        in base a questa “teoria” (la quale, a mio modesto parere, potrebbe avere fondamento) si potrebbe arrivare ad una “spaccatura” netta tra USA e Europa, … per farla breve: i Rockfeller e le “altre famiglie” usa vs i Rotshchild e le “altre famiglie” europee, tra cui la famiglia reale “inglese”. cosa ne pensi?

         
        • La regina ha fatto filtrare più volte alla stampa, con la scusa dei “microfoni aperti”, qual’era la sua posizione sul Brexit: assolutamente favorevole, perché l’Europa ci porterà in guerra.
          Non è da escludere che la sua opinione abbia dato la spallata decisiva per far vincere il Brexit. Perché la regina, ovviamente, è… sovranista. 😀

           
        • Sergio il said:

          Putin ha recentemente ricordato al suo gabinetto, di aver pagato il debito con i Rothschild e ” sono stati accompagnati dalla porta sul retro, fuori dalla Russia.”
          “Non possiedono il mondo, e non hanno le carte per fare ciò che vogliono. Se non li sfidiamo ci saranno altri problemi. Non siamo vittime del loro bullismo “.
          Fosse vero…

           
        • Forse Jean ha ragione, non sembra che la gestione dell’economia russa (e anche di quella dei Brics) vada in contrasto con i dogmi del neoliberismo. Anzi, la politica della banca centrale russa, affrontando il problema delle sanzioni, mi sembra si sia attenuta a tutte le regole di fondo imposte, in tali situazioni di crisi, dai dettami della dottrina neoliberale. A meno che Putin non abbia in mente un modello alternativo (l’Eurasia di Dughin?) e abbia però deciso di raggiungerlo per gradi, in modo da non suscitare troppo allarmismo nelle centrali del potere globale…
          Che ne dice Dezzani?

           
        • non credo visto che gli ha “scippato” la yukos ed e’ in buoni rapporti con la exxon ( Rockfeller) .
          Ma non si può semplificare così , a quei livelli non esistono “amicizie” ma solo alleanze funzionali agli scopi , per cui Putin puo’ essere “in guerra” con alcuni dei “Rothshilds” per un verso e con alcuni dei “rockfellers” per un altro , pur rimanendo amico di gente alleata con l’ una o l’altra “squadra”.
          Insomma è come la dinamica delle gang malavitose americane ben descritta nella serie TV “l’ impero del crimine”.

           
    • Federico Dezzani il said:

      Grazie. Vista dall’Europa, a volte può sfuggire di chiamarla west coast…

       
  22. the Roman il said:

    C’ e’ sempre qualcuno che rompe le uova nel paniere degli ” eletti”. Prima Romanov, poi Hitler nella prima meta’ del 900, nel dopoguerra fu Stalin a svegliarsi, poi Kennedy e infine Putin. Come ben esprime Israel Shamir, sembra che i seguaci degli antichi protocolli abbiano sopravvalutato le loro possibilita’ di portare a compimento il loro J world order. La coperta appare troppo corta. Il punto e’ che non e’ realistico immaginare un totale dominio da parte di una superclass cosmopolita su di miliardi di persone inebetite o terrorizzate, ” il numero e’ potenza” proclamava il Duce degli italiani e almeno in questo aveva ragione. Nei protocolli e’ previsto che i migliori tra i Gentili devono morire, ed in effetti per molti e’ stato cosi’, ma altri hanno continuato a portare la fiaccola della verita’. Quel progresso di cui i cosmopoliti si servono magistralmente per controllare e manipolare i meno dotati, ha presentato un risvolto imprevisto ; l’ accesso illimitato alle informazioni ha fatto si che i piu’ attenti e capaci si sono resi conto dell’ inganno. Sono sempre di piu’ le persone che prendono coscienza e presto raggiungeranno la massa critica . Non sara’ facile , ne indolore, ma ci libereremo.

     
  23. Osservatore Internazionale il said:

    Ciao Federico, con la presente volevo informarti che ti sto scrivendo da una postazione pubblica del nord-Africa. Le ragioni per cui ti dico questo, sono relative al fatto che dall’ultima volta che ho commentato sul tuo blog, dal giorno successivo, non sono piu’ riuscito a conmmentare, in quanto e’ sparito il codice captcha. Cioe’ visualizzo tutto ma non riesco a visualizzare il codice captcha e quindi non posso confermare il commento. Mi sono informato e credo si tratti di un “malaware”. Ho infatti tentato una pulizia dei cookies e di tutta la cronologia ma non risolve.

    Comunque dopo avere visto il film “Snowden di Oliver Stone” (che consiglio a tutti) questi inconvenienti sono previsti e prevedibili.

    Ciao a tutti.

    P.s. Solo un’altra cosa:” La “massimeria” non ha influenza solo ad alti livelli nella societa’ ma anche e soprattutto nella “vita quotidiana” delle persone normali, in quanto ha il controllo di tutti i sistemi di comunicazione che utilizziamo. TUTTI !

     
  24. Francesca Ancona il said:

    Federico, devo avvisarti di una cosa anomala, mentre postavo il commento su, quando sono andata sulla riga per scrivere il mio nome, appena ho cliccato, sono venuti fuori due nomi con rispettive e-mail, sicuramente due lettori che commentano qui, o non saprei. Mi sembra una cosa stranissima e pericolosa, perché qualcuno potrebbe commentare a nome di altri o scoprire e-mail private e nomi e cognomi di chi è anonimo. Volevo scriverti questo in privato ma non ho avuto altra scelta che scriverlo qui

    Se succede a qualcun altro vorrei saperlo o succede solo a me…?

     
    • Federico Dezzani il said:

      I commenti sono il punto debole di Altervista: a parte segnalare il problema, non posso fare altro.

       
  25. Ottima ricostruzione storica degli anni 60-70. Il paragone con Trump è chiarissimo. In effetti ci troveremo in quella situazione. Che Trump venga eliminato fisdicamente o attraverso un impeachment è possibile, viste le sue ragguardevoli finanze. Ma dovrà esserci un corpus del reato, che la magistratura potrà sanzionare. Trump, dalla scelta dei collaboratori, sembra sia su una corazzata. Generali in pensione e banchieri della GS. Manca un magistrato. (Ma forse io sono condizionata dall’Italia e dalla sua forma mentis).
    Putin ha detto che, probabilmente, durerà un solo mandato. Forse ha ragione. Vedremo. Mi sembra troppo presto per emettere sentenze future. Non credo molto alla eliminazione fisica. Potrebbero saltare fuori le situazioni scottanti dei neocon, che , ricordo, hanno sul gobbo l’evento di inizio secolo.

     
  26. Se dobbiamo essere disincantati andiamo fino in fondo.
    Con Hitler, complice del disastro odierno, anche l’ultima
    flebile opposizione al nuovo ordine mondiale e’ sparita
    o quanto meno e’ diventata rara, quindi io vedo in queste
    democrazie solo un guerra di facciata, non importa se siano
    europei o asiatici, il padrone del vapore e’ al timone di
    entrambi gli schieramenti, questo progetto nasce duemilanni fa,
    non come erroneamente viene riportato in questo secolo, un
    progetto che si puo’ studiare prendendo un libro universale, il
    libro per primo dato alle stampe da guttemberg: la bibbia.
    Come puo’ un popolo di quattro gatti prendere possesso dell’
    orbe terracqueo senza fatica? semplice, regalando una religione
    di massa che massifica l’intelligenza, che in nome di una entita’
    giusta ed infallibile sopprime la critica.
    Non c’e’ bisogno di sosfisticate analisi per arrivare alla soluzione:
    i quattro gatti oggi sono i padroni del mondo.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Temo che sia un po’ più complessa di così. Alla sinarchia mancano ancora due Paesi: Russia e Cina.

       
  27. Ciao Federico, ottimo articolo come sempre.

    Interessante il confronto tra i “cursus Honorum” molto simili dei due personaggi, Nixon e Trump: oltre ad approfondire l’ipotesi già fatta da Bagnai che l’elezione di Trump corrisponda negli (dis)equilibri economici mondiali ad un nuovo “Nixon moment”, porta a fare alcune riflessioni anche sulla damnatio memoriae riservata al primo e la conventio ad exludendum che vediamo in diretta contro il secondo.

    Per rafforzare ulteriormente il parallelo, riporto quanto scritto da Robert Reich, ferocemente anti-trumpista, sulla sua bacheca Facebook qualche tempo fa: l’ex ministro del lavoro “trascriveva” una conversazione avuta con un Congressman repubblicano, il quale affermava che tutto il partito è contro Trump – e questo #sesapeva – ma che lo avrebbero fatto lavorare per permettergli di iniziare la macelleria sociale sui programmi di assistenza. Se poi dovesse alzare troppo la testa, è già pronto l’impeachment, confidando che per quando arriverà il momento l’uomo-sopra-le-righe Trump abbia già fatto qualche cazzata, tra nepotismo e quant’altro. Anche qualcosa non grave su cui imbastire un caso mediatico ad orologeria, aggiungo io. In altre parole: il tentativo di impeachment è sicuro (se non lo facessero, significherebbe che Trump non è più una minaccia); su quello di assassinio (di cui Craig Roberts è convintissimo), vedremo.

     
    • luigiza il said:

      @Saint Simon

      sul destino del Trump aggiungi pure questo:
      Tuesday, 24 January 2017
      THE REIGN OF DONALD TRUMP:
      The LORD made me know that Donald Trump’s Presidential Term will be Cut Short; by an episode (an occurrence) of sort; That’s why Barack Obama will essentially have been The Last U.S.A President to have served his Full Term.

      Certo é solo una profezia di sensitivo al quale si può credere o meno.
      Dico solo che credo che fino a che il Trump agirà in modo da rendere ineluttabile l’obiettivo dei neo-con (leggasi Guerra) verrà lasciato fare.

       
  28. Paolo il said:

    Raccolgo la proposta di Ermes e dico la mia opinione. Penso che i popoli latini hanno espresso e esprimeranno sempre delle grandi individualità per quanto riguarda ogni campo dello scibile umano (forse un po’ meno per le scienze esatte, ma questo può essere opinabile), ma credo e penso di non sbagliarmi dicendo che i popoli latini, per via del loro temperamento e della loro indole levantina, non saranno mai in grado di rinunciare al loro individualismo a vantaggio del bene comune. Nelle popolazioni di stirpe germanica come le nazioni scandinave questo sentimento di un comune destino è stato ben riassunto nella legge di Jante: https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Jante
    Certo, si potrebbe obbiettare che gli antichi romani, pur essendo dei latini, avevano creato il diritto e l’organizzazione dello Stato. Obiezione legittima, però io penso che sulla reale origine etnica della classe dirigente dell’antica Roma, e preciso della classe dirigente, occorerebbe approfondire l’argomento come già aveva fatto a suo tempo il Dott. Hans F. K. Günther, antropologo tedesco.

     
    • THE ROMAN il said:

      Non esistono “popoli latini”, bensi’ diversi popoli che usano per comunicare lingue o dialetti che derivano dal latino. I Latini ,come pure i Veneti e i Siculi,si stabilirono nello stivale procedenti dal nord europa all’incirca 1000 anni A.C. . In Italia I Latini colonizzarono le altre genti di oprigine mediterranea e si fusero con loro. Il patriziato romano fu sempre ben distinto dalla plebe ,almeno fino al primo periodo imperiale. Oggigiorno parlare di razze pure e’ poco realistico,anche tra i germanici e i nordici. lo era anche nel secolo scorso, e alcune teorie del nazionalsocialismo erano in fatti delle forzature del pensiero razzista del epoca,principalmente anglosassone. l’italia inoltre e’ divisa etnicamente tra genti nordico-alpine e mediterannee,con le seconde nettamente predominanti nel numero e nei settori burocratico-amministrativi. La mancanza di senso di appartenenza ,tipica delle open-societies contemporanee, non e’ da imputare ad inclinazioni comportaamentali derivanti da identita’ etniche,ma e’ frutto del sistema politico -economico spersonalizzante e disumanizzante in cui viviamo. La federazione russa ad esempio ,dove la sua dirigenza a saputo instillare un comune senso di responsabilita’nazionale,genti diversissime tra loro concorrono alla costruzione di una nuova Russia ,orgogliosa ed indipendente.

       
  29. Ermes il said:

    Convenite con me che il futuro dell’Italia sia comunque a sud (nord africa, Egitto e in particolare) e ad est( paesi slavi rivieraschi, Russia, Iran) e non a Nord?

    Per Dezzani: per i commenti non sarebbe meglio disqus? O é poco sicuro?

     
  30. Paolo il said:

    Purtroppo, secondo il mio modesto parere, il futuro dell’Italia non è verso il nord, purtroppo…e con l’euro l’abbiamo dimostrato. Ma andare verso il nord Africa per noi sarebbe il disastro finale. E comunque ci stiamo già andando. Forse, effettivamente l’unica speranza potrebbe essere la Russia e l’est Europa, forse. Se l’Europa si sfascerà noi ne pagheremo un conto salatissimo perchè non siamo la Gran Bretagna che può permettersi di andare per la sua strada in forza del suo grande passato di potenza mondiale. La Russia è un grande paese ma rimane comunque un nano economico. Vedremo…

     
    • il futuro dell’Italia non è verso il nord, …. Ma andare verso il nord Africa per noi sarebbe il disastro finale

      Avere amici grossi ma lontani ( russia , cina india , brasile e perchè no anche U$A ) e farsi i propri affari ” alla svizzera” sarebbe l’ unica via (.. purtroppo però bisognerebbe essere “svizzeri”😃 )

       
      • Paolo il said:

        Magari caro ws,
        Ma per essere svizzeri, come lei dice, bisogna averne la mentalità. C’è da dire comunque che, se anche lo fossimo, la nostra posizione geografica ci darebbe lo stesso non pochi grattacapi sullo scacchiere internazionale. Però, avendo una testa svizzera e quindi con un’impostazione calvinista senz’altro avremmo un altro Stato e saremmo rispettati. Consoliamoci con quanto disse il grande Orson Wells:” Gli Svizzeri ci hanno dato solo l’orologio a cucù, mentre gli italiani hanno dato al mondo Michelangelo, Leonardo, Botticelli…”

         
  31. Ermes il said:

    Siamo al centro del mediterraneo e , checché se ne dica, il mediterraneo rimane la zone piú importante della terra, dal punto di vista storico e commerciale… L’Italia é europa, ovviamente, ma dal punto di vista commerciale e “spaziale” deve guardare a sud e a est, mantenendo ovviamente i rapporti con i partner nord europei, in particolare Germania. Una ipotetica unione latina, con Spagna e Francia, se ben fatta, costituirebbe la terza o quarta potenza del mondo.

     
  32. the Roman il said:

    A partire dagli anni 60 e fino alla fine dei ruggenti anni 80, l’ Italia , piu’ ancora della spocchiosa Francia, era il modello a cui aspiravano le nazioni del sud del mediterraneo emancipatesi dal colonialismo. Avevamo al tempo eccelenti capitani d’ industria come Valletta, Vichi, Olivetti e Mattei. L IRI era studiato da tutte le nuove economie , e i prodotti della nostra industri automobistica si imponevano in tutti i mercati. I tedeschi copiarono i nostri modelli e si rivolsero ai nostri stilisti per costruire le nostre automobili. Cosa e’ successo a quella nazione prospera e ricca di prospettive ? E’ stata svenduta alla finanza internazionale dai Prodi , Amato D’ Alema e compagnia , mentre grotteschi individui come Pannella, Bonino, Rosi Bindi, e pagliacci vari indottrinavano le masse al marxismo culturale. Avessimo avuto un uomo di valore invece di Gianfranco Fini a rappresentare gli ideali e gli interessi della Nazione, il nostro saccheggio e declino sarebbe stato almeno contrastato. Invece , in ossequio ai precetti dell’ antifascismo ogni parvenza di orgoglio e dignita’ nazionale venivano soppressi , sostituiti dalla retorica europeista e dei valori umani. Da dove ripartire ? Da dove eravamo ! Dalla nostra economia mista, da un nuovo IRI, da una banca nazionale e una moneta sovrana. Camminare sulle nostre gambe verso il nostro destino. Un destino scritto nella nostra storia millenaria quello di portatori di civilta’ e progresso. Che Dio ci dia la forza