Populismo: quando l’oligarchia perde il controllo della democrazia

“Trump: non so se accetterò il risultato delle elezioni” titolano i grandi media all’indomani dell’ultimo faccia a faccia tra gli sfidanti alla Casa Bianca. Parole decontestualizzate, utili soltanto a dipingere Trump come un incendiario, perché la clamorosa affermazione è in realtà il corollario di un preciso ragionamento: le elezioni, secondo Trump, sono “rigged”, “truccate”. Che nell’ultimo dibattito prima delle presidenziali americane volino tale accuse, è sintomo che qualcosa si è inceppato. Il regime democratico ha funzionato finché gli interessi delle élite e della base elettorale hanno collimato: anni di crisi, economica e non solo, hanno creato all’interno delle democrazie forze con interessi divergenti dall’oligarchia al potere. Come si sta cercando di fermare i “populismi”.

La democrazia è per natura un’oligarchia?

Una delle basi di questo Paese è che lo sconfitto, al termine della campagna elettorale, riconosce la vittoria dello sfidante. Lei sta dicendo che non intende rispettare questo principio?” chiede il moderatore. “Quello che sto dicendo e che darò una riposta al momento opportuno. Vi lascio col fiato sospeso” è l’enigmatica risposta di Donald Trump1, data al termine dell’ultimo dibattito in vista delle presidenziali dell’8 novembre. La grande stampa internazionale si scatena: “Trump minaccia la legge, l’ordine e la democrazia” scrive Bloomberg2, “Trump ha perso e con lui la democrazia americana. Ha vinto Putin” rilancia l’Huffington Post, “Nel duello tra Trump e Hillary è in gioco il valore della democrazia” conferma l’Espresso di Carlo De Benedetti.

Le parole di Trump sono, oggettivamente, una spia rossa. La sensazione che qualcosa si sia inceppato nella democrazia statunitense si rafforza contestualizzandole. Trump, infatti, spiega perché non è certo di riconoscere l’eventuale sconfitta: primo, i media sono totalmente schierati per Hillary Clinton, secondo, sono registrate per il voto milioni di persone che sono morte o iscritte contemporaneamente in due Stati, terzo, la stessa Clinton non avrebbe nemmeno potuto correre per la Casa Bianca dopo lo scandalo email, perché costituisce un reato l’utilizzo di un indirizzo di posta privata per la corrispondenza riservata del Dipartimento di Stato.

Non sono accuse da poco quelle sollevate da Trump: il candidato “populista” sta dicendo che le prossime elezioni sono “rigged”, ossia truccate.

Se lo spettacolo fosse andato in onda in vista di qualche elezione presidenziale sudamericana o africana, sarebbe rientrato nella norma. Ma che le pesantissime accuse siano volate in un faccia a faccia tra i due sfidanti alla Casa Bianca, indica che qualcosa si è rotto negli Stati Uniti, il Paese che ha edificato un impero esportando, spesso con le armi, la democrazia liberale: si cominciò con la Germania nel 1918 e si finì (in maniera tragica) con l’Iraq nel 2003. Alimenta quell’atmosfera da crepuscolo degli dei che si è creata all’indomani del Brexit, quando sulla stampa anglosassone si parlò di “tramonto dell’Occidente” e di “fine della democrazia liberale”3: una scelta, quella inglese di abbondare l’Unione Europea, salutata con entusiasmo da Donald Trump.

Sorge spontanea una serie di interrogativi: perché Trump, come peraltro tutte le forze populiste in Occidente, è etichettato come “minaccia per la democrazia”? Perché i “veri democratici” sono quasi sempre espressione dei poteri forti? E per quale motivo, attraversato l’Oceano, Eugenio Scalfari respinge gli assalti populisti contro la riforma Costituzionale scrivendo il sintomatico editoriale “Perché difendo l‘oligarchia4? Democrazia e oligarchia sono davvero la stessa cosa come afferma il fondatore di Repubblica? La risposta, cui sono già arrivati autonomamente anche molti cittadini dell’Occidente nel tardo 2016, è sì.

Certo, l’argomento, dopo la vittoria della democrazia liberale sul fascismo, sul nazionalsocialismo e sul comunismo, è stato a lungo ed è tuttora tabù: l’impero angloamericano si è allargando esportando il suo regime di governo a tutte le province di nuova conquista, inculcando nelle menti l’idea che la democrazia fosse un baluardo di civiltà e progresso, prima contro il militarismo degli Imperi Centrali, poi contro le barbarie del Terzo Reich e dell’Italia fascista, e poi contro la dittatura semi-asiatica dell’URSS. La democrazia è stata così idealizzata, trasformata in un idolo, e discutere sulla sua vera natura è stato a lungo, ed è ancora oggi, pericoloso come toccare i cavi dell’alta tensione: è facile restare folgorati, tacciati di fascismo o di marxismo-leninismo.

Eppure ci fu un tempo lontano, quando la democrazia liberale era ancora circoscritta a pochi Paesi, in cui c’era paradossalmente più libertà d’indagine e l’Occidente non era stato ancora inghiottito dal pensiero unico: era un tempo in cui illustri sociologi, politologi ed economisti si chiedevano cosa davvero fosse il regime democratico.

Gaetano Mosca (1858-1941), Vilfredo Pareto (1848-1923) ed il tedesco naturalizzato italiano, Robert Michels (1876-1936), giunsero grossomodo alla stessa conclusione. Noti come i “teorici delle élite”, i tre italiani (il Bel Paese ha una tradizione centenaria in materia di Stato e potere, che affonda le radici nell’epoca di Nicolò Machiavelli e Tommaso Campanella) stabilirono che la democrazia è un concetto astratto, che non è possibile calare nella realtà: diverse ragioni (la gestione quotidiana del potere, il disinteresse di alcuni per la cosa pubblica, la diverse capacità di cui sono dotati gli uomini, la mancanza di mezzi per molti, etc. etc.) trasformano la democrazia in una chimera. Inevitabilmente, presto o tardi, emerge un élite che prende le redini della democrazia, gestendola secondo i propri interessi e massimizzando il proprio tornaconto. Famosa, in questo senso, è la massima di Robert Michels:

“Chi dice democrazia dice organizzazione, chi dice organizzazione dice oligarchia, chi dice democrazia dice oligarchia.”

La democrazia, sostengono i teorici delle élite, è sostanzialmente un’oligarchia, come peraltro qualsiasi altra forma di governo, perché è nella natura della società umana dividersi tra una minoranza che governa ed una maggioranza che è governata: vero o falso? Qualche sospetto che la tesi sia corretto c’è. Si analizzi, ad esempio, il caso dell‘Unione Sovietica, nata come “dittatura del proletariato”, si tramutò nel volgere di pochi anni in un’oligarchia, composta dalla nomenclatura del partito, sotto cui, ben distante, c’era quella militare.

Qualcuno potrebbe obbiettare: Mosca, Pareto e Michels vissero ai tempi dello Statuto Albertino e la loro forma mentis è indissolubilmente legata ad un’epoca conservatrice, autoritaria ed po’ soffocante come quella dell’Italia monarchica: le loro idee sono morte con loro e nessuno le ha mai riesumate. Invece, il loro pensiero ha anche circolato fuori dall’Italia ed è sopravvissuto al Novecento, tanto che Eugenio Scalfari, pur non citandoli, si ispira direttamente ai teorici delle élite asserendo che la democrazia è un’oligarchia.

Il primo politologo a riprendere il pensiero di Mosca, Pareto e Michels ed a coniugarlo secondo le esigenze del nascente impero angloamericano è James Burnham, che nel 1943 pubblica “The Machiavellians: Defenders of Freedom”. Agente dell’Office of Strategic Services durante la guerra, fervente sostenitore dell’alleanza tra Gran Bretagna e Stati Uniti, ideologo della destra americana nel dopoguerra, Burnham (1905-1987) asserisce che la democrazia, intesa come “governo del popolo”, è una semplice utopia: tutte le società, comprese quelle democratiche, sono comandate da un minoranza, il cui principale obbiettivo diventa presto salvaguardare i propri privilegi. Missione, quella di difendere le posizioni conquistate, cui le oligarchie adempiono con metodi “machiavellici”: l’uso della forza, l’inganno, la manipolazione.

Cosa contraddistingue allora l’oligarchia delle democrazie liberali da quelle degli altri regimi? Secondo James Burnham, è il grado di libertà concesso ai governati: la non-élite è esclusa dalla gestione concreta de potere, ma, in cambio, gode di libertà negate nelle altre forme di governo (e ciò spiega almeno in parte perché, nell’ultimo ventennio, man mano che l’élite ha calcato la mano per imporre la sua agenda mondialista, si sia assistito in parallelo ad una “esplosione delle libertà”, dalla pillola per l’aborto facile all’eutanasia, dalle droghe leggere ai matrimoni omosessuali).

Le oligarchie hanno però la tendenza, come tutti gli organismi vitali, ad invecchiare: sempre meno membri della non-élite sono cooptati al loro interno e, soprattutto, c’è una fossilizzazione che impedisce di adottare quelle impellenti riforme che nel medio periodo sono necessarie per la sopravvivenza della società e dell’oligarchia stessa. C’è la tendenza, in sostanza, a non voler abbandonare nessun privilegio conquistato, né ad adattarsi a nuovi contesti. Di fronte a questo irrigidimento dell’oligarchia, presto o tardi, emerge dal basso una nuova élite che, ingaggiato il conflitto con la precedente, finisce spesso col liquidarla.

In teoria, questo fenomeno sarebbe impossibile in un regime democratico, perché le saltuari elezioni dovrebbero introdurre nell’oligarchia nuovi elementi, sensibili ai cambiamenti occorsi ed alle nuove esigenza dei governati. Nella realtà (ed è uno sviluppo che Robert Michels già intuì osservando la Repubblica di Weimar), il desiderio delle élite di salvaguardare i propri interessi prende il sopravvento ed anche il rinnovamento garantito dalla democrazia finisce col bloccarsi, portando l’oligarchia a chiudersi su stessa.

Torniamo così dove eravamo partiti: alla pesante accusa di Donald Trump che le imminenti elezioni presidenziali siano “rigged”, ossia truccate.

Quando l’oligarchia perde il controllo della democrazia, quando la massa dei governati esce dal tracciato auspicato dalle élite, quando gli interessi della minoranza al potere sono minacciati dalle elezioni, nasce il populismo: populista è qualsiasi forza che, pur competendo con mezzi leciti, minaccia l’oligarchia al vertice delle democrazie liberali. La vecchia minoranza al potere, sempre più arroccata, è disposta a tutto pur di soffocare la ribellione dei governati.

Come l’oligarchia si difende in una democrazia liberale

Le democrazie liberali dell’Occidente sono governate da un’oligarchia che non è certo quella descritta nel libro “La casta” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, due giornalisti del Corriere della Sera (l’ex-salotto buono per eccellenza) che hanno adempiuto al saltuario compito di “sputtanare” il potere di facciata, così da salvaguardare chi il potere lo detiene e lo esercita per davvero.

La minoranza installata al vertice delle democrazie euro-atlantiche è (al costo di essere ripetitivi, perché tocchiamo spesso l’argomento) quella ristretta oligarchia finanziaria basata sull’asse Londra-New York, che si avvale della massoneria speculativa come cinghia di trasmissione in tutto l’Occidente: organizzazioni come il Council on Foreign Relations, Chatman House, Bilderberg, Trilateral, etc. etc., sono alcune manifestazioni di quest’élite, ma non c’è alcun dubbio che ne siano altre ancora più ristrette ed influenti, di cui pochi conoscono il nome.

L’oligarchia “occidentale”, liberata da qualsiasi freno grazie al collasso dell’URSS nel 1991, ha attuato da allora un’agenda di stampo mondialista, a lungo pianificata: globalizzazione dei mercati, finanziarizzazione spinta dell’economia, progressivo dissolvimento degli Stati in organismi sovranazionali, prima fra tutti l’Unione Europea, ed immigrazione di massa, così da livellare l’Occidente con il resto del mondo. Merci cinesi a buon mercato, mutui facili e credito al consumo, riforme neoliberiste e frontiere aperte, erano il programma che l’oligarchia occidentale aveva in serbo per i governati: ovviamente, adottando tale strategia, la minoranza ha anteposto i suoi interessi a quelli della massa e, possiamo dire, lo ha fatto con discreto successo. Tra i primi anni ’90 ed oggi, infatti, i salari reali sono diminuiti costantemente, mentre le grandi multinazionali si sono accaparrate sotto forma di profitti una fetta del reddito prodotto mai così grande dal secondo dopoguerra5.

I primi malumori si avvertono in Europa, dove l’impoverimento prodotto dall’euro spinge gli elettori francesi ed olandesi a bocciare nel 2005 la Costituzione Europea: è la prima, allarmante, spia che segnala un crescente divario tra massa ed élite. Tutto, comunque, procede più o meno liscio per tre anni ancora, finché il motore statunitense, alimentato da mutui spazzatura e bolla immobiliare, si inceppa: è la bancarotta di Lehman Brothers che trascina con sé le borse. L’avvenimento è, allo stesso tempo, l’atteso “choc esterno” che, nei piani delle oligarchia, deve innescare l’eurocrisi, indispensabile per strappare il Tesoro Europeo e, di conseguenza, gli Stati Uniti d’Europa.

Negli Stati Uniti gli elettori masticano disoccupazione e lavori sottopagati, in Europa, e specialmente nell’euro periferia, assaggiano il sapore amaro di una depressione economica, condita dalla destabilizzazione del Medio Oriente che porta con sé ondate migratorie record. Né l’allentamento quantitativo della FED rilancia l’economia reale, né l’eurocrisi partorisce una federazione del continente: l’unico risultato ottenuto, ben poco invidiabile, è che per  la prima volta dal dopoguerra le nuove generazioni sono più povere delle precedenti. L’insofferenza verso l’élite, anno dopo anno, aumenta ed è solo questione di tempo perché si riversi nelle urne.

L’oligarchia euro-atlantica è ora davanti ad un bivio: ammettere gli errori ed adeguarsi al malumore della massa, anche se ciò significa sacrificare i propri interessi e stravolgere la strategia di fondo, oppure resistere, contando sul fatto che con il monopolio della violenza, l’inganno, e la manipolazione è possibile difendere i propri privilegi. Come facilmente prevedibile, l’oligarchia imbocca la seconda strada: in seno alla democrazia liberale nascono così “i populisti”, ossia quei partiti che difendono istanze giudicate pericolose dalla minoranza.

Nella vita di una democrazia liberale il momento saliente è, ovviamente, il voto: rappresentando il momento in cui si “seleziona l’oligarchia”, il voto è l’unico varco da cui si possono insinuare le minacce per l’élite assediata e ciò spiega la tendenza, in atto da anni, a chiamare sempre meno la gente alle urne (le ultime due legislature italiane sono più che eloquenti in questo senso). La minoranza, di fronte all’incalzare dei populisti, deve quindi adottare misure difensive prima, durante e dopo il voto: non è un fenomeno totalmente nuovo, perché già durante la Guerra Fredda ai partiti comunisti europei era sostanzialmente proibito l’accesso al potere, anche se fedeli alla prassi costituzionale.

Prima del voto, c’è tutto l’armamentario della guerra psicologica: terrorismo, assassinii politici, assalti speculativi, minacce di bancarotta, campagne denigratorie, dossieraggio, battage della stampa, accuse di sessismo, razzismo e sciovinismo, etc. È un argomento che nei nostri articoli trattiamo spesso, evidenziando come il terrorismo “islamico” abbia sovente risvolti di carattere politico e come la finanza cerchi spesso di condizionare l’elettorato con violenti movimenti dei mercati. Come non ricordare, poi, l’omicidio di Jo Cox prima del voto britannico sulla Brexit, o l’attuale campagna con cui i media americani cercano di screditare Donald Trump? In Europa, sotto questo aspetto, l’oligarchia si è spinta oltre, agendo direttamente sulla scacchiera politica con la fabbricazione di partiti populisti fittizi, utili ad incanalare e sterilizzare il malessere dell’elettorato: rientra in questa casistica il Movimento 5 Stelle che, concepito come forza anti-establishment dalla stessa oligarchia, sta velocemente assumendo un profilo tranquillizzante e borghese ora che si avvicina la possibilità di una vittoria alle legislative, così da ripetere in Italia l’esperienza di Syriza.

Durante il voto, è sempre più visibile la tendenza ad intervenire direttamente sulle operazioni di conteggio, così da “aggiustare” il risultato secondo la volontà dell’oligarchia. Si è visto di recente in Austria, dove la palese frode elettorale contro il candidato populista Norbert Hofer ha costretto le autorità ad invalidare il ballottaggio per le presidenziali. Anche l’accusa lanciata da Donald Trump circa l’esistenza di milioni di elettori registrati in due Stati od addirittura già deceduti, lascia presagire che nelle imminenti elezioni si possano ripetere irregolarità simili a quelle che consentirono a Bush Junior di conquistare la Casa Bianca nel 2000.

Dopo il voto, si è assisto negli ultimi anni, e specialmente nei Paesi più fragili, a manovre per rovesciare i governi democraticamente eletti, qualora fossero d’intralcio alle élite: si è visto con Silvio Berlusconi e George Papandreou (estromessi nell’autunno 2011 rispettivamente con un assalto alle imprese di famiglia quotate e col ricatto della lista Falciani) quando minacciarono l’uscita dall’euro, ed il fenomeno si è ripetuto nell’autunno del 2015, quando il presidente portoghese ha tentato di ribaltare l’esito delle elezioni legislative per impedire che la sinistra anti-austerità formasse un governo.

Sono tattiche, quelle adottate dall’oligarchia per difendere i propri interessi, di corto respiro e, soprattutto, molto pericolose: se il rinnovamento è bloccato, se i provvedimenti più urgenti sono rimandati, se l’implicito accordo tra governanti e governati salta, se il regime vigente (che sia una monarchia assoluta od una democrazia liberale) è svuotato di ogni significato, se la minoranza si trasforma in una casta avulsa dal resto della società, la storia insegna che l’oligarchia è segnata. Un processo rivoluzionario è, a quel punto punto, inevitabile.

Stiamo vivendo un travagliato periodo di transizione e le difficoltà dell’oligarchia sono evidenti: abbondano i “mea culpa” in seno all’élite, dove molti esponenti ammettono di aver calcato troppo la mano, spingendo oltre il dovuto la globalizzazione, l’accentramento dei poteri verso organismi sovranazionali e l’immigrazione indiscriminata. Sono ripensamenti fuori tempo massimo: il fatto che negli Stati Uniti, patria della democrazia liberale, il candidato populista alla Casa Bianca dica di non volere accettare l’esito delle elezioni perché “truccate”, indica che anche la legittimità dell’oligarchia al potere non è più un argomento tabù.

 

1http://www.cnbc.com/2016/10/19/trump-on-whether-he-will-accept-election-results-i-will-look-at-it-at-the-time.html

2https://www.bloomberg.com/view/articles/2016-10-20/trump-threatens-law-order-democracy

3http://europe.newsweek.com/brexit-beginning-end-liberal-democracy-475408?rm=eu

4http://www.repubblica.it/politica/2016/10/13/news/perche_difendo_l_oligarchia-149655377/

5http://blogs.reuters.com/macroscope/2014/01/24/why-are-us-corporate-profits-so-high-because-wages-are-so-low/

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52 commenti su “Populismo: quando l’oligarchia perde il controllo della democrazia

  1. Willy Muenzenberg il said:

    Tacito parla dei suoi epigoni Mosca, Michels e Pareto. Che noi conoscevamo bene, a Zurigo. Perché è lì che insiste l’elite delle elites. È lì accanto, a ‘Basilea’ che fondarono la banca centrale delle banche centrali. Sempre pensando che controllando la creazione e distribuzione, e la privazione, del denaro avrebbero controllato tutto e tutti. La notte degli Ugonotti. Calvino. Lutero. Prima ancora Federico II di Svevia. E il Vaticano II. E ogni volta, Stalingrado. Il popolo americano si ribella. Ed ecco uno scozzese con il volto di indiano americano. Iosif in Georgia lo avevano formato loro. E
    controllato loro ogni giorno. Eppure fu Stalingrado. Zurigo che già si gustava le Russie smembrate e servite, ristretta fra le sue montagne. E Aleppo cos’è, se non la nuova Stalingrado?

     
    • Davide Maglio il said:

      E’ ufficiale: io amo quest’uomo!!!!
      Il sublime e geniale “Tacito” contemporaneo mi perdonerà: io attendo sì trepidante i suoi articoli, ma forse ancor di più i commenti immancabili di Willy, che mi intrigano quanto una centuria di Nostradamus. L’accenno stavolta poi allo “Stupor mundi” non può passare sotto silenzio. Ti prego Willy dicci qualcosa di più, oppure dacci rifeirmenti su dove trovare la tua presenza nel web.
      P.s. io seguo diversi blog, ma questo è l’unico in cui mi sento di commentare, tra l’altro senza dare un reale contributo (e di questo chiedo venia) ma solo per testimoniare la mia gratitudine e ammirazione per l’estensore del blog e per i commentatori (sì, praticamente tutti alzano il livello già elevato del blog). Di mio, io cerco di diffondere all’esterno la visione delle cose che più o meno tutti condividiamo qui e su altri (non moltissimi) spazi di verità ed approfondimento

       
    • Federico Dezzani il said:

      Un’epoca troppo distante: direi piuttosto il clima inquieto del primo Novecento.

       
      • Peritas il said:

        Complimenti Federico, il tuo blog è sempre costantemente arricchito di analisi interessanti, così come sono molto interessanti la maggior parte dei commenti. Tuttavia, pur condividendo in pieno l’analisi e le tue prospettive, ho sempre un grande dubbio: è possibile che le elites cui si fa riferimento (quelle anglosassoni e quelle dei loro vassalli e camerieri) siano di fatto impazzite? Non è infatti una novità che la democrazia degeneri facilmente, Aristotele ne aveva ampiamente scritto molti secoli fa. Del resto, si sa anche che per controllare una grande Società Per Azioni, basta avere un relativamente piccolo pacchetto azionario, gestito in modo coerente rispetto alla maggioranza, frammentata e polverizzata in piccolissimi gruppi, sempre del tutto ininfluenti. Tutto questo premesso, è tuttavia incredibile assistere alla situazione attuale. Le elites europee (sia pure ampiamente colonizzate e controllate dal nostro Grande Fratello) hanno eliminato la classe media e distrutto la nostra civiltà. Non solo, stanno tutt’ora importando decine di migliaia di stranieri che non hanno e non avranno alcuna possibilità di integrazione sociale ed economica. E per fare questo usano persino quelle forze armate che sarebbero deputate a difendere invece i confini. Impongono inoltre un Pensiero Unico con sempre maggiore forza e censura, al fine evidente di reprimere ogni possibile presa di coscienza della popolazione, che vive la crisi con un sempre più generalizzato e diffuso senso di spaesamento. Ebbene, tutto questo è semplicemente incoerente. Le elites infatti stanno semplicemente disintegrando anche il loro futuro: il crollo del sistema non consentirà infatti la loro sopravvivenza. Come avrebbe detto Cicerone, la testa non sopravvive se muore il corpo. Ma questo è evidente, facile da comprendere. Eppure il sistema si muove spinto da una forza irrefrenabile: non c’è paura, non c’è timore, non c’è nessuna angoscia ai piani alti. Anzi ostentano con determinazione la loro ricchezza ed il loro potere come se il futuro potesse essere diverso dai cupi presagi e segnali che giorno per giorno si accumulano e si stratificano. Tuttavia, se una simile cecità è comprensibile per i singoli individui, è davvero incredibile che essa attanagli intere classi sociali, come i grandi industriali, i banchieri e le sfere alte della pubblica amministrazione: tutti perfettamente allineati. Ma non solo qui, nella disgraziata Italia dove una vera classe dirigente non è mai nata, ma anche negli altri paesi europei, come la Francia o la Germania, il cui senso della collettività è decisamente più forte. Ed allora la mia domanda: che cosa induce questi soggetti a coltivare un simile atteggiamento, palesemente irrazionale e folle nella sua sostanza? Che cosa li induce a tanta indifferenza nell’assistere alla distruzione del benessere e della sicurezza della popolazione cui appartengono e di cui ne seguiranno inevitabilmente la discesa nel caos? Sinceramente non lo comprendo e per quanto mi sforzi, non trovo analogia alcuna con altri periodi storici. E’ vero molti stati e collettività nel tempo hanno percorso la triste e dolorosa strada del declino, ma nessuno lo ha fatto con un simile evidente scollamento mentale tra elites e la popolazione. Nessuno ha mai portato volontariamente gli invasori in casa con tanta palese incoscienza. Nessuno ha mai distrutto il tessuto economico del proprio popolo con tanta volontà e determinazione. Nessuno ha mai voluto volontariamente il proprio crollo demografico e quindi l’estinzione… Perché?

         
      • Giorgio il said:

        Per capire come si creano le gerarchie e come il potere possa e debba essere mantenuto ad ogni costo consiglio la lettura di ELOGIO DELLA FUGA di Henry Laborit(si può trovarlo sulla rete e ultimamente è stato ristampato da Mondadori) .La variabile che con la tua domanda stai cercando è l’inconscio umano e le pulsioni che ne derivano.
        Le analisi di Dezzani sono veramente splendide,articolate e probabilmente giuste ma ragionamento e coscienza mentale ,il più delle volte e soprattutto in coloro che sono ai vertici della piramide,passano inconsciamente in secondo piano .La storia dell’essere umano è davanti a noi a dimostrarlo.
        Salutoni Giorgio

         
      • luigiza il said:

        @Peritas il 22 ottobre 2016 a 7:01 pm
        Ebbene, tutto questo è semplicemente incoerente.

        E’ incoerente se si utilizzano le categorie di pensiero che utilizziamo da secoli oramai.
        Ma se ve ne fossero altre?
        Qualcuno ha introdotto il concetto di Ontopolitica per (cito):
        descrivere il funzionamento di un sistema politico che coinvolga entitá non umane. Noi trattiamo le informazioni, e le disinformazioni, che esse ci passano; ci occupiamo dei condizionamenti diretti e indiretti; dei flussi di informazione e degli influssi che esse hanno sulla nostra societá, cerchiamo di capire le loro intenzioni.
        Fonte: Scopo del blog: l’Ontopolitica

        Follia allo stato puro?
        Possibile ma allora dobbiamo accettare anche l’incoerenza (assurda) delle elites di cui parla Peritas ed accettare anche quella parte di Storia umana che la storiografia ufficiale ci dice essere puro mito.
        Ma c’è più di uno che comincia ad affermare che di miti non si trattasse ma di realtà.

        E se fosse giunto il momento di pensare l’impensabile?
        Se quelle elite apparentemente incoerenti (e certamente predatrici sociali all’interno della loro stessa specie) fossero a conoscenza di qualche cosa che incombe su tutti noi e cercassero di salvarsi alleandosi ai futuri Padroni dei quali sono già a conoscenza ed in contatto?
        Le esternazioni per esempio, di un Podestà e di altri ai piani alti del comando dello stesso tono sono quelle di matti?

        Osserva ancora il lettore Peritas:
        Eppure il sistema si muove spinto da una forza irrefrenabile: non c’è paura, non c’è timore, non c’è nessuna angoscia ai piani alti.
        Già, forse perchè c’è certezza di una alleanza con quelli?

        Ed ancora:
        : che cosa induce questi soggetti a coltivare un simile atteggiamento, palesemente irrazionale e folle nella sua sostanza? Che cosa li induce a tanta indifferenza nell’assistere alla distruzione del benessere e della sicurezza della popolazione cui appartengono e di cui ne seguiranno inevitabilmente la discesa nel caos?
        Forse perchè é ciò che i futuri Padroni vogliono da loro in cambio di un trattamento favorevole dopo il cambio di regime PLANETARIO?

        Proviamo ad allargare il ns. orizzonte intellettuale abbracciando anche ciò che va oltre la semplice Economia dei Beni e Servizi e proviamo a pensare che nel mondo fisico non esiste solo l’Uomo, la Scimmia ed il Pesce rosso e per di più in un unico pianeta.

        P.S. Dezzani se ritiene che mi sia spinto troppo oltre non esiti a cancellare questo mio commento.

         
      • Guido il said:

        E se ci leggessimo (o rileggessimo) i Protocolli dei Savi di Sion?
        Potrebbe venirci qualche ispirazione?
        Se non fosse un falso della polizia russa ?
        Si leggerebbe il mondo rovesciando i termini….

         
      • Germano il said:

        Francamente mi sembrano spinti piú da avidità e manie di grandezza amplificate dal farmaco cocaina. Il che ben mixate portano alla perdita della realtà.

         
      • Peritas il said:

        Grazie Luigiza del tuo commento, ti leggo anche sul tuo blog e condivido le linee di fondo del tuo ragionamento. Mi fa piacere leggerti anche qui.

         
  2. 1. Tanto per cominciare vorrei ringraziarti per i tuoi articoli che trovo ben scritti, coerenti e ben argomentati. E soprattutto che esprimono tesi difficili da “accettare” e “digerire” persino una volte che uno le trova, cosa estremamente difficile e improbabile se non per una ristretta minoranza.
    2. Quello che vorrei capire meglio è il motivo per cui l’elite (che lei identifica soprattutto nell’alta finanza privata e immagino anche pubblica) perseguirebbe questa agenda mondialista? Con la globalizzazione si allargano i mercati e le grandi multinazionali fanno più ricavi e più utili e i managers su questo chiaramente guadagnano ma potrebbero guadagnare molto di più stampando direttamente la moneta e assegnandosela… non sarebbe molto più semplice? Anche la “ratio” che sta dietro l’immigrazione indiscriminata mi sfugge: i cittadini sono piùà propensi a votare per una maggiore integrazione europea se le cose vanno bene.. più l’europa fa entrare immigrati e più i cittadini si rivolteranno quindi più immigrati significa ridurre le probabilità che i cittadini accettino democraticamente il loro obbiettivo ossia il tesoro europeo… Quindi qual’è la ratio?
    3. L’altro problema di cui non si parla mai e che invece io considero molto presente è la deflazione tecnologica.. il fatto cioè che moltissimi posti di lavoro andranno in fumo a causa degli avanzamenti tecnologici. E parliamo di milioni e milioni di persone, e indipendentemente dalla globalizzazione. Potrei fare molti esempi… forse quello più semplice da capire è l’e-learning: con qualche migliaio di ottimi insegnanti si possono sostituire il 99% degli insegnanti attualmente impiegati dallo stato (più presidi, bidelli, plessi scolastici ecc…). Se lo scenario è questo all’elite non converrebbe chiudere le fontiere, chiudere i mercati in modo da godersi queste opportunità dando una relativa sicurezza e un minimo di welfare al resto dei cittadini per impedirne la rivolta, contanto poi sulla crisi demografica/invecchiamento? Io farei cosi per tenermi i miei privilegi… l’agenda mondialista invece sembra concepita apposta per far incazzare e rivoltare contro di me (ipotetica elite) i cittadini. Attendo impaziente la sua risposta. grazie.

     
    • Federico Dezzani il said:

      L’obiettivo di fondo di questa cricca è un governo mondiale, con una moneta mondiale. Perché la cosa sia possibile deve scomparire qualsiasi differenza tra Occidente e resto del mondo, nord e sud, est ed ovest.

       
      • Germano il said:

        Quindi, utilizzando la tecnica per applicare il fine stanno venendo fagocitati dalla tecnica e non raggiungeranno il fine. Un po’ come tutte le forze in competizione con questa elites. Ovvero siamo arrivati al punto di rottura da parte di tutte le forze che vogliono “conquistare il mondo”, stanno per essere fagocitate dalla tecnica che sta distruggendo i mezzi competitivi a cui hanno applicato la tecnica per potenziarne la forza. (Vedi teoria di come il capitalismo sia senza futuro, di Severino).

        Cercando di annullare (annientare in alcuni casi) gli altri, hanno annullato se stessi senza accorgersene (probabilmente). Un umanità senza più vincoli morali economici, nazionali destinata a continuare a potenziare la tecnica fino a divenire alla fine servitori (stile batterie umane per androidi artificiali) come si evince anche dalle testi di Harari.

        Se sono in panico le edite che alloggiano in Turitg, è probabilmente perché han ben compreso che la situazione è sfuggita di mano, e non sarà ne Trump ne Putin ne tantomeno la Marinne a metterli KO, ma qualcosa che non possono incidentalmente “suicidare” ha preso il sopravvento.

         
  3. Leggo con interesse i suoi articoli già da un po’ e devo dire che mi impressiona abbastanza la quantità di informazioni che lei è in grado di maneggiare e soprattutto di analizzare…il suo sito mi fa pensare quasi ad una sorta di agenzia stampa di entità che non possono o non vogliono palesarsi troppo chiaramente… comunque complimenti. Mi delude un po’ l’approccio abbastanza semplicistico nei confronti del movimento 5 stelle. Nelle sue analisi viene sempre ricondotto alla stregua delle organizzazioni senza una ideologia, una strategia e una politica proprie, quindi etero dirette e immancabilmente “populiste”, in senso dispregiativo. Ma quando nasce e si sviluppa una aggregazione del genere, con milioni di aderenti, con ideologia di base magari un po’ confusa ma non priva di punti fermi, è un po’ pretenzioso affermare che tutto questo è stato voluto ed organizzato da pochi poteri forti, per incanalare e disinnescare le tensioni del cosidetto popolo. Semmai si può dire che alcuni poteri forti, con le loro immense risorse e conoscenze, tentano di anticipare e controllare le tendenze e le rivendicazioni di cui il popolo pian piano, e in maniera disordinata, prende coscienza. I poteri forti tentano di cavalcare la bestia del populismo così come hanno sempre tentato di controllare ogni aspetto del potere nelle sue manifestazioni, nella fattispecie parliamo del potere politico ma ovviamente ve ne sono svariate altre come l’economia ecc. Certo, si chiamano poteri forti proprio perché hanno enormi risorse, conoscenze e strumenti per imporre il loro programma, ma non possono di sicuro controllare tutto. Stia tranquillo, c’è da scommettere che anche loro preferirebbero non dover cavalcare la bestia (per continuare a controllarla), ma semmai guardarla mentre dorme.

     
    • Federico Dezzani il said:

      In effetti è “l’Agenzia Dezzani”, con 150 corrispondenti sparsi per il mondo 🙂

       
      • Mi è capitato di leggere in giro x il web un utente che ha appellato un altro con ” tutte dezzanate!” riferendosi ad un commento sui 5stelle. Sei entrato, volente o nolente nel parlato popolare :-):-)

         
      • Federico Dezzani il said:

        “Dezzanata” non è male, ma ai miei critici consiglio la crasi di “Dezzani” e “cazzata”: “dezzata”.

         
  4. Maurizio il said:

    Mosca e Pareto hanno inquadrato dinamiche che oggi sono elevate al cubo: gli strumenti a disposizione delle elites sono prossimi ad essere definitivi. Media globali in lingua globale e in simbiosi con social globali per una manipolazione capillare e assoluta. Automazione industriale (e commerciale, finanziaria, didattica…) per assorbire ogni profitto ed escludere freni al progresso. Immigrazioni “epocali” e finto Papa per annacquare qualunque identità. Monitoraggio di ogni comunicazione e movimento individuale con (prossima) abolizione del contante per chiudere definitivamente il cerchio. Per non parlare di ciò che lo sviluppo della procreazione assistita lascia intravedere, e di tante altre cosine curiose in quella direzione. La cricca in questi ultimi 25 anni ha ottenuto assai più che un discreto successo: ha fatto le cose in grande e oggettivamente, piaccia o no, il mondo ha cambiato faccia.
    Ora il mercato è globale (con qualche miliardo di entusiasti nuovi “partner”) e necessita di governance globale. La composizione del nuovo consiglio di amministrazione passa anche per Aleppo-Stalingrado. Dopo di che (Russi e Cinesi non sono mai stati democratici neanche per finta) Mosca e Pareto andranno sostituiti con altro. Magari con Orwell, se i nuovi equilibri saranno abbastanza stabili, o anche con P. Dick e R. Scott, dovessero perdurare divergenze a bassa o media intensità.
    Facendo leva sui “malumori della massa” (così drammaticamente assetata di ozio e smartphone), questa volta i conoscenti svizzeri di Willy rischiano di farcela davvero.

     
  5. geronimo il said:

    Io sono per la DITTATURA.
    il fatto è che l’unica Dittatura che potrei accettare è la mia.
    Siccome sono molto pigro ho ripiegato da tempo per la DEMOCRAZIA.
    Ma la vera Democrazia si può avere solo tra pari.
    Dato che tutti noi pari non siamo, la Democrazia diventa democrazia.
    Quelli che aspirano alla libertà di pensiero ed azione sono minoranza, perché la Libertà e la Democrazia richiedono idee e responsabilità.
    La maggioranza dei cittadini delega la propria libertà per paura del vuoto che in essa si annida e che non sanno come riempire.
    Delega la propria partecipazione per paura delle responsabilità.
    La maggioranza delega perché troppo impegnata a cercare di sopravvivere.
    La democrazia diventa il paravento delle OLIGARCHIE.

    Dietro il paravento politici ed imprenditori, vescovi e ministri, economisti e giornalisti, psicologi e banchieri, sociologi e filosofi, ci spiegano di che cosa abbiamo bisogno e ciò che pensiamo.
    Appartengo ad un partito, professo una fede, tifo per una squadra e tengo soprattutto famiglia.
    Abbiamo bisogno di recitare quando ci incontriamo, in un rigurgito di pensiero che sembra vita, la lista delle lamentele.
    Se poi in qualche occasione quando ci incontriamo dobbiamo sostenere la nostra parte politica il rigurgito di pensiero altrui si fa vomito.
    Oltre al vuoto, ci fa paura la solitudine. Uniformarsi alla maggioranza è la regola per non soffrire troppo. Tifare per una grande squadra da l’illusione ai perdenti di vincere, per procura, qualche volta nella vita. Votare un grande partito da l’illusione di contribuire alle decisioni importanti al costo di una semplice X segnata su un foglio. Se non hai una tua visione della vita prendi a prestito quella di altri. Si è vero la loro vita non puoi permettertela ma l’illusione costa così poco.

     
  6. Vivere dentro un truman show può anche avere un suo perché. Il problema nasce quando decidono di smontartelo per caricarlo su un container e rimontarlo in Myanmar. Costa così poco il nolo di un container…

     
  7. perché costituisce un reato l’utilizzo di un indirizzo di posta privata per la corrispondenza riservata del Dipartimento di Stato.

    poiche’ ogni cosa che passa dai computers di ogni alto dirigente è sicuramente tracciata dalla NSA perche’ una simile ” avventatezza” ( e anche petreas prima) ?

    Un processo rivoluzionario è, a quel punto punto, inevitabile.

    e anche qui una “guerra” è il miglior innesco.

     
  8. Cistina il said:

    Federico, come sempre grazie!! Una domanda,anche se fuori tema: ma Boris Johnson che tipo di politica estera sta conducendo con la Russia?

     
    • Federico Dezzani il said:

      In piena continuità con la migliore tradizione inglese: russofobia, russofobia, russofobia.

       
  9. Ancora con la bufala del M5S creato dall’alto.
    Se così fosse sarebbe incensato dai media invece notiamo l’esatto opposto : tutto il sistema mediatico in blocco è ostile al M5S altro che fittizio.
    Dezzani vorrebbe farci credere che un partito/movimento che è contro le sanzioni alla Russia,per il riconoscimento dello stato palestinese,che è contro la Nato e la guerra in Siria sarebbe una creazione delle elites.

    Ad esempio una dichiarazione del genere sarebbe opera di una creazione delle elites?

    http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-manlio_di_stefano_m5s_la_distruzione_della_siria_si_chiama_neocolonialismo/82_17355/

    Mi prenderò solo alcuni minuti per ricordare che il Movimento 5 Stelle sulla Siria ha speso enormi energie. Da mesi (ormai anni) chiediamo con decine di atti parlamentari tra Camera e Senato il ristabilimento delle relazioni diplomatiche con il governo di Damasco, la fine dei rapporti commerciali e vendita di armi a quei paesi che finanziano, armano e supportano il terrorismo come l’Arabia Saudita, la fine delle sanzioni dell’Unione Europea contro la Siria.

    Molto spesso quei media dall’informazione prestabilita di cui parlavamo prima ci chiedono quale sia la strategia del Movimento 5 Stelle. Quale sarebbe la politica estera del Movimento 5 Stelle una volta al governo? Cosa farebbe il Movimento 5 Stelle sulla Siria e sugli altri paesi del Mediterraneo Orientale?

    Non sarà certamente facile prendere in eredità i disastri compiuti in questi anni. Il dramma siriano in corso e quello in precedenza del popolo afgano, iracheno, libico, yemenita. E ancora prima con quello somalo, serbo e di tutta l’area dell’ex Jugoslavia. Potremmo continuare a lungo. Ecco, il Movimento 5 Stelle al governo, come primo atto della sua politica estera, chiederebbe scusa per le colpe dei governi precedenti.

    Al popolo siriano e a tutte queste popolazioni distrutte dall’interventismo occidentale della Nato, cui l’Italia ha colpevolmente prestato il fianco, il Movimento implorerebbe perdono pur senza averne colpe dirette.

    Come sono diaboliche queste elites : )))

     
    • HUROM il said:

      certo, come no… tante proposte carine, utili solo come facciata di “perbenismo” .
      piuttosto di quella fuffa, perchè non proponete di uscire dalla NATO, organo di guerra staunitense al pari di isis, daesh, talebani & C. ?
      questo è ciò che farebbe un VERO partito che ha a cuore il destino della propria nazione, tipo il partito della le pen.
      noi ce lo scordiamo un leader con un carisma simile, che non sia mosso solo da ego o arrivismo.

      non metto in dubbio che nel M5S siano stati arruolati tanti ingenui giovani di belle speranze, e che sono in grado forse di fare meglio dei predecessori (ci vuole davvero poco) ma l’ architettura è stata creata da:
      COMICO+MASSONE…. devo dire altro?

       
  10. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-manlio_di_stefano_m5s_la_distruzione_della_siria_si_chiama_neocolonialismo/82_17355/

    Mi prenderò solo alcuni minuti per ricordare che il Movimento 5 Stelle sulla Siria ha speso enormi energie. Da mesi (ormai anni) chiediamo con decine di atti parlamentari tra Camera e Senato il ristabilimento delle relazioni diplomatiche con il governo di Damasco, la fine dei rapporti commerciali e vendita di armi a quei paesi che finanziano, armano e supportano il terrorismo come l’Arabia Saudita, la fine delle sanzioni dell’Unione Europea contro la Siria.

    Molto spesso quei media dall’informazione prestabilita di cui parlavamo prima ci chiedono quale sia la strategia del Movimento 5 Stelle. Quale sarebbe la politica estera del Movimento 5 Stelle una volta al governo? Cosa farebbe il Movimento 5 Stelle sulla Siria e sugli altri paesi del Mediterraneo Orientale?

    Non sarà certamente facile prendere in eredità i disastri compiuti in questi anni. Il dramma siriano in corso e quello in precedenza del popolo afgano, iracheno, libico, yemenita. E ancora prima con quello somalo, serbo e di tutta l’area dell’ex Jugoslavia. Potremmo continuare a lungo. Ecco, il Movimento 5 Stelle al governo, come primo atto della sua politica estera, chiederebbe scusa per le colpe dei governi precedenti.

    Al popolo siriano e a tutte queste popolazioni distrutte dall’interventismo occidentale della Nato, cui l’Italia ha colpevolmente prestato il fianco, il Movimento implorerebbe perdono pur senza averne colpe dirette.

    Il partito populista fittizio m5s.
    Come sono astute queste elites : )))

     
    • Federico Dezzani il said:

      Guarda, l’M5S mi sembra messo molto male in questo periodo. Quindi non inferisco oltre.

       
      • Messo male intendi che si trova verso il 30 % dei consensi e che dopo la vittoria del NO diventerà primo partito in Italia?
        Il m5s è il più grande partito anti-sistema d’Europa (vedendo i sondaggi e le proiezioni) e l’unico che può vincere da solo le elezioni sia con il ballottaggio che a votazione unica.
        Se questo per te è essere messo male )))

         
      • Incredibile come usciate dai gangheri quando vi sbattono la verità in faccia.
        Che peccato scendere a questo livello di analisi,a parlare di firme false in una comunale (in realtà ricopiate con l’assenso dei firmatari) nel 2012 da parte di quattro gatti di attivisti locali quando il m5s manco esisteva di fatto.
        Fantocci dillo a qualcun altro.
        Intanto sarà anche grazie al m5s se vincerà il NO al referendum.

         
      • Federico Dezzani il said:

        Ascolta, per me M5S è una scoreggia nello spazio. Non so se rendo l’idea.

         
      • pietro il said:

        Grande,concordo,mi hai fatto sbellicare dalle risate,pero’ dopo pensando a quanti in Italia corrono dietro al pifferaio magico/comico o meglio buffone grillo,sono assalito dallo scoramento pensando alla sorte a cui andiamo incontro a causa di questi imbecilli !

         
      • Che analisi raffinata Dezzani.
        Un analista sopraffino direi,più ti esponi e più vieni smascherato per quello che sei,un bravo analista che non si sa perché ce l’ha a morte con il partito anti-sistema italiano e non sapendo come controbattere quando te lo si fa notare arriva persino a questi livelli terra terra.
        Avrai belle sorprese nel futuro dal m5s : )

         
      • Santo Subito il said:

        Ancora non hai capito nulla di come vengono utilizzati i “sondaggi” in Italia …. e non solo?
        Te lo dico da ex attivista del M5S e candidato per il M5S in due tornate elettorali: svegliati e, soprattutto, impara a leggere tra le righe e, soprattutto, fatti una Tua cultura personale.
        In Italia i VAFFANCULO!! non bastano più (e non sono mai bastati, come stiamo vedendo a Roma, in Sicilia ed oltre).
        A Pizzarotti, a cui si dovrebbe fare un monumento per il debito di Parma dimezzato in brevissimo tempo, i primi a sparargli addosso sono stati proprio il fuCasaleggio (fu per fortuna) ed il Grillomannaro, con la compartecipazione di DI MAIO e DI BATTISTA (con il resto del “DIRETTORIO” silenzioso, figuriamoci con i “figuranti” in Parlamento).
        Non parliamo delle “elezioni online”, gestite dallo “Staff”, completamente truccate e pilotate, a tutti i livelli. FIDATI!!
        Espandete la vostra cultura (fuori dal nozionismo nudo e crudo), altrimenti (anche se siete sicuramente intelligenti ed onesti) sarete sempre guidati come una carriola da muratore. Fine a se stessa e perfettamente inutile per la società civile.
        Non finite mai di essere obiettivi con la realtà che ci circonda, che è molto “variabile e manovrabile” da parte dei potenti di turno, e dei loro accoliti.
        Altro che “sondaggi”!

         
      • Se posso permettermi di precisare: tutti coloro che riportano le percentuali dei risultati delle elezioni politiche-amministrative lo fanno in base a quello che ci impongono, che non è corretto: ossia, i voti validi e i voti non validi (schede bianche, nulle, non assegnate, rifiutate, ecc) dovrebbero essere conteggiate nel totale degli aventi diritto al voto (dovere civico, non giuridico). In questo modo si avrebbe davvero la proporzione della popolazione rappresentata politicamente e della popolazione non rappresentata politicamente. Esempio: la farsa delle elezioni del parlamento europeo con il PD al 40% con circa la metà degli aventi diritto che non ha espresso una rappresentanza politica dichiarata e normata. Era un consiglio anche al preparato Dezzani per i prossimi articoli che trattino la materia. Grazie davvero per il suo lavoro encomiabile. Un suo affezionato lettore.

         
      • Caro Dezzani,
        le tue analisi sono molto acute e corrette ma la tua avversione preconcetta verso il m5s non ti fa capire nulla di quello che sta succedendo in Italia ora.
        Tutto il sistema mediatico è compatto contro il m5s così come i poteri forti italiani ed europei.
        Non accorgersi di questo è folle e incredibile così come non accorgersi dell’immensa forza carica anti-sistema che il Mov. ha portato nella politica italiana.

         
    • Il partito populista fittizio m5s.

      che l’ M5S sia fittiziamente populista lo dimostrano i fatti e ne cito due eclatanti

      1) l’ aver avallato la fine del reato di immigrazione clandestina , atto primo dell’ attuale quadruplicazione della alluvione afoislamica che ci sciogliera’ nella globalizzazione voluta dal sistema
      2) Aiutare il sistema a squalificare sempre piu’ lo strumento politico rappresentativo attraverso una continua sceneggiata su “costi del politica” “disonesta’ della politica” ect. Il problema infatti non si risolve eliminando la “POLITICA ( cosa che il sistema desidera) in quanto “corrotta” , ma eliminando i POLITICI corrotti e collusi DAL e AL sistema .

       
  11. Rosso Piceno il said:

    Ad un’amica che mi chiedeva di inviarle una lista di siti dai quali potersi informare, in alternativa all’informazione “ufficiale”, ho proposto fra gli altri questo sito, presentandola come il Thierry Meyssan italiano (lei però è più completo, anche se in via di affermazione). Complimenti.

    Le super logge di cui scrive sono le UR-LODGES (dalla Three Eyes di Napolitano alla White Eagle di Ciampi) di cui ci ha parlato Gioele Magaldi nel suo notevole saggio (i “club” alla Trilateral cui lei fa riferimento ne sono solo la parte visibile, da dare in pasto all’opinione pubblica), non sempre chiarissimo, ma senz’altro illuminante. Perché non scriverlo direttamente?

    Questa sua affermazione, “”…. Un processo rivoluzionario è, a quel punto punto, inevitabile””, la considero un momento di speranza. A volte mi abbatto … parlo, scrivo … ma sembra che disperatamente non debba succedere mai niente. Il suo ottimismo “rivoluzionario”, oggi, un po’ mi contagia.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Grazie!
      Porta nuovi lettori ed abbi fiducia: grandi cambiamenti sono imminenti. Conserva le energie.

       
  12. Cistina il said:

    Federico, domanda da 1 milione di dollari,ma, secondo te, a pochi giorni dall’election day, come finirà tra Trump e Clinton?

     
    • luigiza il said:

      @Cistina il 25 ottobre 2016 a 1:55 pm
      .. a pochi giorni dall’election day, come finirà tra Trump e Clinton?

      Verrà riconfermato l’Obama per motivi di sicurezza nazionale.

       
  13. Federico Dezzani il said:

    La spietata campagna mediatica contro Trump mi fa dire che sia ancora in vantaggio o perlomeno alla pari con la Clinton. I brogli sono certi, bisognerà vedere se saranno determinanti.

     
    • Il sistema americano è arrivato alla sua conclusione ora che Trump denuncia la possibilità di brogli ed esprime la sua volontà di non accettare i risultati nel caso di una loro chiara manipolazione. Le autorità devono temere una sollevazione popolare, anche piuttosto pericolosa, dato il possesso di armi soprattutto in mano a quella parte di elettorato che lo sostiene, il ché dovrebbe rendere più difficile la decisione di manipolare la consultazione. in ogni caso la situazione per i cittadini americani è molto difficile. Il programma di Trump è teso alla ricostruzione del tessuto produttivo e alla tutela della classe media ma allo stesso tempo crea profonde spaccature nella società americana. Non avendo il personaggio, una visione d’insieme inclusiva e non essendoci nessuna istituzione che possa fungere da garante in questo senso, raccoglie il suo progetto di governo sull’adesione a un particolare carattere identitario. Una situazione esplosiva.

       
  14. Frank Brown il said:

    Fra i numerosi spunti offerti da questo articolo, quello riguardante il voto e le azioni che i gruppi dominanti metterebbero in atto per influenzarne l’esito a loro favore.

    Andrebbe innazitutto notato che ciò che noi oggi indichiamo con il termine “democrazia”, nella sua formulazione di principio, è un ideale astratto: fare partecipare al governo della cosa pubblica tutte le componenti della società. Essa è assimilabile a ciò che Aristotile chiamava “politeia” (πολιτεία, pronuncia: “politìa”) ed acquisisce concretezza solo attraverso la costituzione delle strutture istituzionali.
    E’ in tale costituzione che si determinano i principi fondamentali e l’organizzazione del processo decisionale pubblico, con l’obiettivo di evitare il prevalere di una componente sociale sull’altra. In termini aristotelici: per evitare la trasformazione della politeia in oligarchia (prevalere dei ricchi sui poveri) o in democrazia (quanto oggi definiremmo “demagogia/populismo”) cioè prevalere dei poveri sui ricchi.

    Per venire alle azioni intraprese delle classi dominanti per sottomettere le altre componenti sociali a me sembra che l’articolo trascuri proprio quella fondamentale, rivolta contro la costituzione stessa. Cosa che mi è parsa strana visto che siamo ad un mese proprio da un… referendum costituzionale!

    A ben vedere, i quesiti a cui ci apprestiamo a rispondere sono l’approdo di un lungo lavorio protrattosi nell’arco temporale di almeno due generazioni.

    Una percorso di erosione della struttura costituzionale della nostra democrazia scandito da passaggi come l’eliminazione delle tutele legali per i parlamentari, l’introduzione del sistema maggioritario, l’eliminazione delle preferenze, l’attribuzione di premi di maggioranza.
    Ovviamente questi provvedimenti sono stati presi con giustificazioni che al momento sono parse accettabili e persino giuste. Considerati nella loro sequenza storica, invece, essi mostrano la loro reale natura sovversiva.

    Ora che gli elettori sono stati portati alla disaffezione (se non al rifiuto) la situazione è pronta per procedere all’eliminazione di una delle camere ed all’introduzione di ulteriori più spinti meccanismi elettorali in grado di concentrare il potere nelle mani di pochi.

    Quindi, non andrebbero proprio confusi i termini che indicano la forma di governo che lo stesso Aristotele riteneva migliore, con quelli che indicano le sue degenerazioni. Piuttosto sarebbe il caso di iniziare a difendere seriamente ciò che rimane della nostra politeia, democrazia in senso moderno. E di respingere questa proposta di modifica costituzionale.

     
  15. Vedo inevitabile la crisi della democrazia così come è concepita nella modernità. La crisi si è palesata quando allo Stato, come riferimento sostanziale e soggetto regolatore, si è andato via via sostituendo il mercato. Se prendiamo ad esempio quello che accade al sistema americano, vediamo che la società multirazziale, ora profondamente in crisi, era tenuta insieme dalla prospettiva che la salvaguardia dell’interesse personale, che veniva prima di ogni altra cosa, era garantita, a ogni atomo del corpo sociale, dal mercato. “Ogn’uno per sé e il mercato per tutti” è stata la logica che ha intessuto il Sogno Americano. La finanziarizzazione del sistema poi ne ha portato alla luce la natura di “luogo preminente della Selezione”, basata, la selezione, sui principi di forza e spregiudicatezza, il ché ha mostrando che Il mercato risulta, in realtà, fatto per concentrare il potere in pochissime mani. In precedenza, anche se l’interesse di ogni individuo confliggeva con quello degli altri, il fatto di credere che la somma degli interessi individuali potesse essere regolata dalla sua mano invisibile, portava a credere di avere tutti le stesse opportunità, e questo faceva sì che il sistema, apparentemente, reggesse.
    La ricostruzione di un modello di democrazia dovrebbe partire dalla necessità di riproporre la centralità dello stato e della nazione, ispirandosi, ad esempio, alla concezione che ne aveva Friedrich List.
    Lo stato nazione, come scriveva Friedrich List, è intermediario fra individuo e umanità. La nazione di List non si caratterizzata per un’ideologia protezionista perché il destinatario della sua azione è l’umanità in quanto principio e non la mera comunità nazionale, il che la rende aperta a possibili integrazioni.
    Per List la nazione è una sorta di coscienza sovra individuale in grado di programmare il benessere anche delle generazioni future, cosa impossibile se questa programmazione viene affidata a soggetti che hanno come priorità l’interesse individuale. Un esempio della capacità dello Stato di poter gestire una società complessa ci viene da quelle arabe, multiconfessionali e multietniche, i cui regimi laici erano orientati, nella direzione dello stato, dal partito Ba’th, le quali hanno retto perfettamente finché la democrazia occidentale non ha voluto “esportare” le sue regole.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Fai bene a ricordare Friedrich List: molto sottostimato e c’è un perché…

       
  16. ”e si finì (in maniera tragica) con l’Iraq nel 2003”

    Beh …
    non mi sembra che gli USA abbiano cessato il lavoro sporco nel 2003, anzi hanno continuato con le ingerenze fino agli scassi eseguiti previe rivoluzioni ”colorate” e ”arabe”.

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