2017, l’anno della frattura

Il 2017 ha emesso i primi vagiti e molti si domandano quali novità abbia in serbo. Se il 2016 è definibile come l’anno dell’agonia del vecchio ordine mondiale a guida angloamericana, il 2017 ne sancirà il trapasso: insediatosi Donald Trum alla Casa Bianca, gli USA adotteranno per la prima volta dagli anni ’30 una politica estera neo-isolazionista, disimpegnandosi da storiche istituzioni come la UE e la NATO. Le forze centrifughe in seno all’Unione Europea ne usciranno galvanizzate ed una serie di tornate elettorali sarà in grado di infliggere il colpo di grazia all’eurozona. Nell’Est europeo ed in Medio Oriente, un numero crescente di Paesi cercherà riparo sotto l’ombrello russo, mentre la situazione si farà critica per gli ex-satelliti statunitensi lasciati senza protezione. La globalizzazione, già in affanno, subirà un drastico arresto. Al termine del 2017, il mondo sarà irriconoscibile. 

I dodici mesi che seppelliranno un’epoca

Il 2017 è un bimbo in fasce ed ha emesso soltanto i primi vagiti: attorno a lui c’è già però una gran ressa di analisti, chini sul neonato per osservarlo da vicino. A tutti preme un interrogativo: come evolverà l’anno appena iniziato? Quali novità apporterà? Come muteranno il panorama internazionale e l’economia mondiale durante i prossimi dodici mesi?

Sono domande cui anche noi cercheremo di dare una risposta, partendo da una semplice costatazione: ogni anno è il figlio naturale del precedente, da cui riceve un’eredità ben precisa. Avendo definito il 2016 come “l’agonia dell’ordine mondiale liberale”, l’anno in cui il sistema internazionale basato sull’egemonia angloamericana è entrato nella fase terminale, si può dire che il 2017 abbia, in un certo senso, un destino già segnato: sarebbe azzardato ipotizzare un’inversione di tendenza, mentre è più facile che le dinamiche in atto maturino e giungano alla loro naturale conclusione. Se si dovesse dare un nome di battesimo al 2017, quello più appropriato sarebbe “l’anno delle frattura”: lo spartiacque tra il prima ed il dopo, la fine di un ciclo, il tramonto di un’epoca.

L’ordine mondiale basato sulla supremazia angloamericana, uscito dall’ultima guerra e rafforzatosi momentaneamente nel 1991 coll’implosione dell’URSS, collasserà definitivamente: istituzioni che fino a poco tempo fa sembravano solide ed eterne come la roccia, pensiamo alla UE ed alla NATO, si sgretoleranno. In parallelo si sfilaccerà anche il tessuto economico che ha caratterizzato l’ordine mondiale “liberale” dal 1945 e, in particolare, la sua ultima fase iniziata negli anni ’90: la globalizzazione sfrenata, il movimento senza controlli di capitali e uomini, il predominio della finanza sull’economia reale. Al termine del 2017, il volto del mondo sarà irriconoscibile, sebbene ci vorranno ancora anni e molte scosse di assestamento prima che emerga un nuovo assetto internazionale.

La principale eredità lasciata dal 2016 è, senza dubbio, la vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane.

La Brexit, se isolata, avrebbe prodotto danni gravi ma dilazionabili nel tempo (tutt’ora non è stata fissata una data per l’avvio del divorzio dall’Unione Europea) e contenibili in sede di negoziati: il sistema atlantico ne sarebbe uscito malconcio, ma integro. La posta in gioco era invece più alta alle presidenziali statunitensi dell’8 novembre, perché l’affermazione del candidato “populista” avrebbe decapitato la catena di comando che parte da Washington e si irradia nelle diverse “province” dell’impero. In particolare, nell’attuale contesto geopolitico dove l’unico vero centro di potere alternativo è la Russia, la vittoria del candidato anti-establishment avrebbe giovato a Mosca che, dal Medio Oriente all’Europa, è in aperta concorrenza con l’oligarchia atlantica: ciò spiega la violenza della campagna elettorale, le accuse a Trump di essere un fantoccio del Cremlino, la reazione scomposta della nomenclatura di Washington ed il tentativo di Barack Obama e delle agenzie di sicurezza americane di avvelenare il più possibile i rapporti tra Russia e Stati Uniti.

Difficilmente l’establishment euro-atlantico getterà la spugna: è probabile che in occasione dell’insediamento alla Casa Bianca e nei mesi successivi, sia sfoderato negli Stati Uniti il solito armamentario delle rivoluzioni colorate già sperimentato altrove (manifestazioni, rivolte di piazza, occupazioni, etc. etc.) e di cui si è avuto un assaggio nel mese di novembre con le marce anti-Trump in molte delle principali città americane. È anche certo che le agenzie di sicurezza ed il Dipartimento di Stato remeranno contro Trump fino a quando le figure chiave non saranno sostituite con uomini della nuova amministrazione: resta però il fatto che il 20 gennaio Donald Trump entrerà nello Studio Ovale e, indipendentemente da tutte le manovre per tentare di defenestrarlo, ci rimarrà il un tempo sufficiente ad infliggere il colpo di grazia alle moribonde istituzioni euro-atlantiche.

Per la prima volta dagli anni ’30, la Casa Bianca sarà occupata da un isolazionista, interessato a tagliare gli impegni internazionali per dirottare risorse sull’economia interna e convinto che la natura “insulare” degli Stati Uniti e l’ammodernamento dell’arsenale nucleare siano più che sufficienti per garantire la sicurezza degli Stati Uniti. All’estero si assisterà quindi ad un drastico ripiegamento degli Stati Uniti, che abbandoneranno le posizioni conquistate dal 1945 e diventate oggi insostenibili dal punto di vista economico-militare: la traiettoria del debito pubblico americano fa tremare i polsi, le infrastrutture del Paese cadono letteralmente a pezzi e scarseggia sia il capitale umano che finanziario per presidiare le province dell’impero. È la stessa fase sperimentata dall’impero britannico nel secondo dopoguerra.

Per quanto concerne l’Estremo Oriente, Trump ha promesso di stracciare il trattato commerciale TTP, cui la precedente amministrazione democratica aveva dato una forte valenza politico-economica in chiave anti-cinese. Giappone e Corea del Sud, due Stati ormai assuefatti al dominio americano, tenteranno di negoziare con Trump la conservazione delle basi militari, proponendo di accollarsi una quota crescente dei costi di “difesa”, come richiesto da Trump in campagna elettorale. Le economie emergenti asiatiche (Filippine, Indonesia e Malesia), constatato l’affievolirsi dell’influenza americana, proseguiranno invece nel 2017 il loro avvicinamento alla nuova potenza egemone della regione, la Cina, con cui contratteranno le migliori condizioni possibili per una pax sinica nel Pacifico Meridionale.

Calata nella realtà europea, la politica estera di Trump si tradurrà invece in un ridimensionamento (o smantellamento tout court?) della NATO ed in una malevola indifferenza per i destini dell’Unione Europea, che da sempre è il risvolto politico dell’Alleanza Nord-Atlantica. “Malevola”, perché le istituzioni di Bruxelles sono un prodotto di quell’oligarchia finanziaria che ha cercato in ogni modo di boicottare l’elezione di Trump e sta cercando tuttora di minarne la legittimità. L’affiatamento tra il prossimo presidente americano e Nigel Farage e la parallela reazione isterica di Jean-Claude Juncker alla notizia della vittoria di Trump, sono esemplificativi per capire il rapporto che si instaurerà tra la Casa Bianca e Bruxelles.

In un quadro di minori tensioni politiche ed economiche, la UE avrebbe potuto forse sopravvivere senza la tutela degli USA, che dai tempi della CECA supervisionano il processo di integrazione europeo parallelamente all’estensione della NATO. Il discorso è diverso nel 2017, dopo sei anni di eurocrisi e due anni di emergenza migratoria: già ai tempi della paventata “Grexit” emerse il ruolo decisivo degli USA nel sedare le spinte centrifughe dentro la l’Unione Europea. Le possibilità che le istituzioni di Bruxelles, private della guida americana, riescano a soffocare le forze disgregatrici, rasentano lo zero. Al prossimo acuirsi della crisi politica e/o finanziaria in Europa, non ci sarà più nessun Barack Obama a impedire l’uscita dall’eurozona di questo o quel membro, ma al contrario un presidente simpatetico dei populismi europei, pronto a sostenere qualsiasi Paese che desideri abbandonare l’Unione Europea, proprio come a suo tempo si schierò a favore della Brexit.

Una serie di consultazioni elettorali, decisive concentrate nell’arco di pochi mesi, travolgerà quindi nel corso del 2017 la moneta unica e quel che resta delle istituzioni europee.

Si comincia il 15 marzo, con le legislative olandesi: l’antieuropeista Partito della Libertà, forte della successo referendario con cui ha affossato l’accordo di associazione tra Ucraina ed Unione Europea, è dato in testa ai sondaggi ed il suo fondatore, Geert Wilders, si è detto favorevole ad un referendum sulla permanenza nell’Unione Europea sulla falsariga di quello inglese. Il successo alle urne dei populisti olandesi è importante soprattutto perché tirerà la volata agli omologhi francesi: il 23 aprile ed il 7 maggio, si svolgeranno i due turni per eleggere il prossimo inquilino dell’Eliseo.

Sarà l’appuntamento risolutivo per il destino dell’euro: un Francia in pieno stato d’emergenza, piegata da una disoccupazione record e schiacciata da una mole crescente di debito pubblico, sarà chiamata a scegliere il prossimo presidente tra il conservatore François Fillon e l’antieuropeista Marine Le Pen. Sebbene il voto socialista convergerà certamente verso il primo, il Front National ha le carte in regola per svuotare il bacino elettorale del centrodestra: dalla sua parte gioca la fiacchezza di Fillon, l’insofferenza verso i partiti tradizionali, il vento populista che soffia forte ovunque ed un anti-europeismo di fondo della Francia, già manifestatosi nel 2005 con la clamorosa bocciatura della costituzione europea.

Vinte le presidenziali, Marine Le Pen sarebbe in grado di indire un referendum sulla permanenza della Francia nell’Unione Europea. Dato l’attuale sfilacciamento politico e finanziario, il suo successo alle urne sarebbe però di per sé sufficiente ad innescare la deflagrazione dell’eurozona: l’Unione Europea è basata sul condominio franco-tedesco ed una Parigi in mano ai “populisti” sarebbe il segnale che l’esperimento europeo è giunto al capolinea. La vittoria di Marine Le Pen eclisserebbe persino le elezioni federali tedesche che si terranno tra settembre ed ottobre, elezioni con cui Angela Merkel cerca il suo quarto mandato alla Cancelleria Federale. Le proiezioni danno la CDU-CSU ai minimi storici (stabilmente al di sotto il 30% delle intenzioni di voto1), rendendo pressoché impossibile per Angela Merkel, il principale referente dall’establishement atlantico in Europa, emergere come capo di una nuova grande coalizione dopo aver trascinato nel baratro il proprio partito. Ma a quel punto che peso avrebbe la sua caduta, se l’Unione Europea fosse già in fase di dissoluzione per colpa di un’altra donna, il presidente francese Marine Le Pen?

In ossequio al principio del “simul stabunt, simul cadent”, anche la NATO, la cornice politico-militare in cui è nata e cresciuta l’Unione Europea, sarà scossa alle fondamenta: durante le amministrazioni Clinton, poi Bush ed infine Obama, l’Alleanza Nord Atlantica è stata estesa sempre più ad est, lasciando ipotizzare anche l’ingresso di Paesi come la Georgia e l’Ucraina che avrebbero proiettato Washington nel cuore della Federazione Russa. Sono domini imperiali che gli Stati Uniti oggi, sfiancati economicamente e socialmente, non riescono più a sostenere, come candidamente ammesso da Trump: “la NATO è obsoleta” . “gli Stati Uniti non si possono permettere di essere i poliziotti del mondo. Dobbiamo ricostruire il nostro Paese”.2

È difficile ipotizzare se Trump annuncerà un ritiro tout court degli Stati Uniti dalla NATO o ne concorderà con i Paesi europei un ridimensionamento a tappe: quel che certo è che durante il 2017 la presenza americana sul Vecchio Continente diminuirà per la prima volta dal 1945. È certo che sia il Dipartimento di Stato sia ampi settori del Pentagono si opporranno strenuamente all’abbandono dell’Europa, accusando il neo-presidente di essere comprato/ricattato da Mosca, ma in favore di Trump gioca il disappunto dell’elettore medio per le folli spese militari all’estero, soprattutto in assenza di una chiara minaccia.

Alcuni Paesi del centro e dell’est europeo (Ungheria, Bulgaria, Moldavia), hanno già iniziato un processo di riavvicinamento alla Russia; altri (Romania e Polonia) saranno obbligati ad una dolorosa ristrutturazione delle loro politiche estere, da ricalibrare in base ai mutati rapporti di forza: la Russia, ritrovata superpotenza mondiale, si è candidata a colmare il vuoto geopolitico lasciato dagli angloamericani in Europa e Medio Oriente. L’Ucraina affronterà nel corso dell’anno un probabile collasso economico e politico, prodromo di un suo rientro nell’orbita russa.

Veniamo ora al capitolo mediorientale. Le ultime cartucce sparate dall’amministrazione Obama sono state dirette proprio contro la Turchia, colpevole di un riavvicinamento alla Russia: prima il tentato colpo di Stato di luglio, poi l’uccisione ad Ankara dell’ambasciatore Andrei Karlov, infine la strage di Capodanno in un noto locale di Istanbul, mirata a gettare il Paese nel caos colpendo un’industria chiave come quella turistica. Il 2017 cementerà la triangolazione Mosca-Ankara-Teheran che espellerà de facto gli angloamericani ed i francesi dalla regione. Sul fronte arabo, l’affievolirsi della destabilizzazione atlantica, consentirà all’Egitto di Abd Al-Sisi di consolidarsi, estendendo la sua sfera di influenza sulla vicina Libia grazie al generale Khalifa Haftar, candidato a spodestare l’effimero governo d’unità nazionale di Faiez Al-Serraj anche grazie al sostegno politico-militare di Mosca.

Il futuro si complica invece per quelle potenze regionali sinora protette dall’ombrello americano e rimaste escluse dal riassetto della regione sotto l’egida del Cremlino: Qatar ed Arabia Saudita. Doha, tanto ricca quanto inconsistente dal punto di vista demografico, ha recentemente “comprato” la benevolenza di Mosca investendo 2,7 $mld nella russa Rosneft. Più complicata la situazione della popolosa Arabia Saudita, schiacciata dal duplice peso di una crisi finanziaria (il deficit dello Stato si è attestato a 80$ mld nel 2016) e di un ingestibile guerra nel vicino Yemen: svincolatisi gli USA dal greggio mediorientale (Trump ha addirittura promesso in campagna elettorale di vietare l’import di petrolio straniero3), Riad rischia nel corso del 2017 di precipitare nel caos, tra crisi economica, isolamento internazionale ed una crescente assertività iraniana. Dopotutto la monarchia saudita, proprio come la NATO e la UE, è un “prodotto” del vecchio ordine mondiale in disfacimento.

L’arresto del flusso di petrolio dall’Arabia Saudita agli Stati Uniti rientra nella più ampia crisi della globalizzazione che non si è mai ripresa dalla Grande Recessione del 2008 ed ha conosciuto una nuova caduta del volume del commercio mondiale negli ultimi due anni4: la delocalizzazione della produzione nei Paesi a basso costo e l’abolizione di qualsiasi dazio o barriera doganale appartenevano anch’essi all’ordine mondiale che è giunto al capolinea. Abbiamo sopra accennato all’intenzione di Trump di stracciare il TTP, ma anche altri accordi commerciali come il NAFTA rischiano di essere abrogati o rivisitati dal neo-presidente: si è parlato persino di una possibile uscita degli USA dall’Organizzazione Mondiale del Commercio5, una mossa che mettere un pietra tombale sopra la globalizzazione selvaggia iniziata negli anni ’90.

Implosione dell’eurozona, caos politico negli ex-satelliti americani, caduta del commercio mondiale: il 2017 si preannuncia un anno al cardiopalma per i mercati finanziari. Le prospettive di un ulteriore stratta dei tassi da parte delle banche centrali svaniranno nel corso dell’anno, man mano che si concretizzerà lo scoppio della bolla azionaria ed obbligazionaria alimentata dalla FED, dalla BOE, dalla BCE e dalla BOJ dal lontano 2009. La necessità di ravvivare l’economia sposterà l’azione dei governi dalle fallimentari politiche monetarie espansive, che per anni hanno gonfiato solo i bilanci delle banche e dei fondi d’investimento lasciando a bocca asciutta l’economia reale, alle politiche fiscali: opere pubbliche in funzione anti-ciclica, finanziate con moneta fiat, così da contenere la disoccupazione, ravvivare l’inflazione ed alimentare la domanda.

Siamo così arrivati, nel volgere di pochi paragrafi, al 31 dicembre 2017. Sono trascorsi appena dodici mesi, eppure all’osservatore sono sembrati un secolo. L’ordine mondiale a guida americana si è definitivamente sfaldato, producendo forti turbolenze: l’eurozona è collassata, i mercati finanziari si sono avvitati, la NATO è in dissoluzione, il Medio Oriente è entrato saldamente nell’orbita russa, la Cina è la potenza egemone nel Pacifico meridionale, gli USA si sono ritirati al di là degli Oceani, la globalizzazione si è frammentata in mercati regionali.

Un’epoca, cominciata nel lontano 1945, si è definitivamente conclusa ed un nuovo mondo, più difficile ed articolato ma anche più dinamico e vitale, cerca i suoi equilibri.

 

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1http://www.politico.eu/article/angela-merkels-conservatives-sink-to-all-time-low-in-poll-germany-elections-afd-cdu/

2http://www.independent.co.uk/news/world/americas/trump-lambasts-nato-as-obsolete-and-demands-reform-a6959076.html

3https://www.ft.com/content/c0ff2e20-ab49-11e6-ba7d-76378e4fef24

4https://www.ft.com/content/9e2533d6-dbd8-11e5-9ba8-3abc1e7247e4

5http://www.reuters.com/article/us-usa-trump-wto-idUSKBN13J15U

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62 thoughts on “2017, l’anno della frattura

  1. Non c’e’ dubbio caro Dezzani che lei non teme a metterci la faccia… Finora è andata bene e mi auguro che il suo score si allunghi.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Finora ho sbagliato solo la Grexit (benché avessi azzeccato l’esito del referendum sulle proposte della Troika): immaginavo che Tsipras fosse venduto, ma non che avesse la faccia come il c****.

       
      • Tenerone Dolcissimo il said:

        Caro Dezzani, ho l’impressione che il successo alle previsioni del referendum (inter alia ti sono sempre debitore di una colazione) ti abbia dato alla testa.
        Sinceramente, le possibilità che la Le Pen vinca le presidenziali galliche sono per me vicine allo zero.
        Certo, sarebbe un fatto estremamente positivo perché darebbe una bella spinta verso il baratro al mostro schifoso chiamato UE.
        E cmq anche se la Le Pen dovesse trionfare non credo proprio che la Ue crollerebbe entro l’anno. Forse potrebbe abbatterla in tempi non tanto lunghi da impedire di vedere il crollo a sessantenni come me, ma non bisogna aspettarsi miracoli.

         
        • Federico Dezzani il said:

          Tu però hai perso la testa prima di me: scommettere soldi sulla vittoria del Sì al referendum del 4 dicembre! Ahahahahaha!

           
        • il SI era dato a 2.75: ero così convinto della vittoria di Renzi che ho perso 100 euri ☹

           
        • Francesca Ancona il said:

          Anche se la Le Pen non dovesse vincere la Ue è troppo marcia e traballante per non cedere, i segnali del fallimento sono ormai tanti, non è questione di ottimismo. Non ha più senso questo baraccone, si stanno creando nuovi assetti politici ed economici. Più evidente di così

           
  2. Analisi molto lucida e affascinante, come al solito. Il presupposto principale è quello della capacità di Trump di resistere ai violentissimi attacchi dell’apparato: dalle accuse di sottomissione ai russi dei servizi di intelligence alle invettive di Maryl Streep e di Hollywood; dagli attacchi di tutte le testate mainstream all’odio del Congresso Usa; e poi ancora l’odio dei governanti europei etc.
    Riuscirà Trump a resistere per tutto il 2017?
    Altra previsione difficile mi sembra quella dell’affermazione della Le Pen che dovrebbe superare il blocco socialisti + Ump e altri minori, anche questo mi sembra improbabile, i francesi dovrebbero fare una specie di nuova rivoluzione che potrebbe essere provocata solo da un evento traumatico, ad es. un crollo finanziario …

     
    • Federico Dezzani il said:

      Per la Le Pen è sufficiente prosciugare l’UMP-Repubblicani, impresa più che fattibile.

       
  3. Dniepr il said:

    Anch’io penso sia troppo presto per rallegrarsi.
    Trump è ancora nel limbo, le forze che lo hanno ostacolato possono ancora creare dei danni, non dico scatenare una guerra (i carri armadi portati in questi giorni in Germania e nei soliti staterelli leccapiedi dell’Est europa, nel gran silenzio dell’informazione – si fa per dire – mainstream), ma perlomeno preconfezionargli la politica e lasciargli meno margine.
    E poi, a bilanciare la russofilia di Trump c’è la sua forte ostilità anti-iraniana e anti-cinese; e il suo filo-sionismo oltranzista.
    E l’Europa, anche se non avrà più un sobbillatore anti-russo oltreoceano, è pur sempre nelle mani della solita cricca di massoni e tecnocrati, che ci tengono ben lontani da quella politica eurasiatica cui saremmo destinati naturalmente.
    In sostanza, se Trump è veramente anti-Sistema verrà fatto fuori. Se invece è acquisibile verrà riempito di personaggi del Sistema (già si sta riempiendo di ex-Lehman Brothers) e la sua amministrazione sarà solo un cambio di cavallo.
    Stiamo solo compiacendoci di qualche impasse nel Sistema mondialista, che forse è solo un rimpasto e riorganizzazione. Non c’è niente di lontanamente paragonabile a un’alternativa al liberalcapitalismo come quella sconfitta militarmente nel 1945. Le Pen, Orban e tutti i populisti non valgono tutti insieme una sola pagina di Ezra Pound. Per non parlare dei vari Pegida, Alternative für Deutschland, Wilders, Lega, che propongono la ricetta del capro espiatorio islamico e immigratorio, tattica del Sistema per distogliere l’attenzione dai veri responsabili dei disastri dell’Occidente. Grazie a queste valvole di sfogo, i popolini europidi potranno sfogare la loro rabbia lasciando comodamente al potere chi gli sta succhiando il sangue.

     
  4. emanuele777 il said:

    Articolo semplicemente eccellente, un quadro chiaro e completo.
    Unica variabile che mi sembra possibile aggiungere, e spero vivamente di sbagliarmi, è lo scoppio di una guerra da qui all’insediamento di Trump alla Casa Bianca.
    I continui ammassamenti di mezzi e truppe Nato nei paesi baltici mi fanno preoccupare, per non parlare delle quotidiane provocazioni.
    Si dice che il coccodrillo quando è ferito è molto più pericoloso, perché sa di non avere nulla da perdere e può fare mosse che non hanno logica.
    Stiamo attraversando una fase transitoria della Storia per entrare in un nuovo ciclo, ma non dobbiamo dimenticare che in questo momento stiamo ancora camminando sull’orlo di un abisso

     
  5. Sergio il said:

    Nel capitolo mediorientale manca l’oste.
    The Donald non ha la capacità ne tanto meno l’intenzione di fare i conti da solo.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Gli anni ruggenti di Israele sono finiti, come testimonia la batosta in Siria.

       
      • Germano il said:

        E dall’affronto in sede Onu (con precursore ministro degli esteri italiano), dalla serie: Israele chi?

         
        • L?affronto in sede ONU è stato veicolato dalla Francia, infatti Liebermann il giorno dopo tuonava ed affermava che gli Ebrei dovevano lasciare la Francia e tornare in Israele…..

           
  6. Alex G. il said:

    Grande analisi, come al solito è un illuminante piacere leggerla!
    Però, ahimè, anche io nutro dei dubbi: intanto non darei così per scontata nè la vittoria degli euroscettici di Wilders, nè quella della Le Pen…sembrava scontata anche la vittoria del FPO in Austria, ma sappiamo come è andata a finire; poi non credo che Trump abbia la forza per attuare il suo (giustissimo secondo me) piano politico in quanto si metterebbe contro i neocons, i lobbysti di praticamente tutti i campi, l’Iran, la Cina (e di conseguenza la Russia), ovviamente tutta la stampa e l’informazione mainstream che noi diamo per spacciata ed assolutamente priva di credibilità, ma parlando e sentendo parlare il classico italiano medio al bar le notizie di giornali e TV fanno ancora parlare, e parlare esponendo le opinioni che gli espertoni dicono che dovremmo avere. Prevedo anche che in caso di organizzazione di manifestazioni di piazza contro Trump sarà molto molto difficile per lui ed il suo staff gestire la cosa.
    Ciò nonostante mi auguro che lei abbia ragione, spero di poter assistere alla fine di questo Sistema a guida Sino-americana,di poter vedere un cambio delle cose e di poter lasciare ai miei figli un mondo migliore di questo, e potergli raccontare tutto lo schifo di cui sono stato testimone.
    Penso al meglio ma mi preparo al peggio.
    Ad maiora

     
  7. bullone il said:

    C’è un indirizzo mail a cui mandare segnalazioni di fatti e articoli interessanti?

     
  8. Quello che mi preoccupa sono gli Stati Uniti. Quando si rinchiusero nell’isolazionismo negli anni 20 del secolo scorso non erano ancora la super potenza che sono poi diventati. Accetteranno ora un loro ridimensionamento senza colpo ferire? Possibile? Putin in una intervista ha detto che gli Stati Uniti sono gli unici che hanno usato la bomba atomica nella storia. E questo precedente deve fare riflettere. Gli Stati Uniti sono stati portatori anche di valori positivi nel passato, ma ora sono in piena decadenza (come noi del resto). Confido che la Russia sappia svolgere con grande saggezza e lungimiranza il ruolo che la storia sembra assegnarle.

     
  9. Buongiorno a tutti e in particolare a Federico Dezzani che seguo ormai da più di un anno, con grande attenzione: le sue analisi lucidissime e ‘visionarie’ ad un tempo, sono diventate per me un vero punto di riferimento tra i pochi capisaldi che ho… per me è giusto e doveroso annoverarlo tra gli analisti più seri, al pari di persone e / o situazioni molto più strutturate di lui (ZeroHedge, RT, Sputinik) o Pepe Escobar, Saker, alcuni americani che non cito per non dilungarmi. Davvero complimenti per il tuo lavoro Federico, ti seguo (con poco tempo a diposizione purtroppo) anche su twitter…
    Condivido anche il tuo ottimismo di fondo, perché “spes conta spem è il mio mantra, che io leggo in chiave assolutamente laica, spirituale e mistica se si vuole, ma laica.
    E, rimanendo in tema, spero fortemente che la straordinaria timeline di 12 mesi che Federico snoda nell’articolo si riveli reale, anche se ovviamente appare così tremendamente corta: ma abbiamo bisogno, come umanità intendo, di questo perché il pianeta come lo conosciamo è davvero sull’orlo di un abisso talmente immenso che trascende comunque le ‘grandezze’ degli eventi geo-politoco-economici futuri che cerchiamo di sondare, immaginare e misurare attraverso la rilettura della Storia, e i suoi ovvi corsi e ricorsi storici.

    Rinnovo un saluto a tutti per questo mio primo commento, ed esorto Federico a continuare sempre con questa passione e autenticità, oltre ad un competenza rara.

    PS_ aspetto un caustico articolo (as usual) sulle 48 ore trascorse, rispetto alla situazione M5S: da Ukip ad Alde e ritorno (con coda tra le gambe); sappiamo bene che cosa è l’M5S, una colossale operazione di gatekeeping, ma non siamo riusciti ancora a leggere bene la firma in calce a questa operazione… certo, Casaleggio e la sfera anglo-americana ok, ma c’è dell’altro; tornando agli ultimi 2 giorni, Grillo, che è uomo gretto, rozzo e sostanzialmente ignorante e terribilmente ripetitivo (lo conosco benissimo), ha però una scaltrezza formidabile nota a tutti, che tra l’altro gli ha permesso di infilare 3 dico 3 carriere milionarie entro i 60 anni: comico e uomo di spettacolo, blogger di controinformazione di fama, politico con un suo partito movimento: e cade così ingenuamente in un simile e banale trappolone? dopo le prime risate, mi son detto che questa non è una colossale figura di mm…a, ma c’è dell’altro. Staremo a vedere.
    _nemo

     
  10. ECCELLENTE ‘spettografia’ al solito di Dezzani sebbene dipinta col canocchiale ‘occidentocentrico’ e basta: il dragone cinese in quale quadrato del gioco della dama lo mettiamo?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Qualche schizzo di colore sul mappamondo l’ho messo anche in Estremo Oriente: apprezza lo sforzo!

       
  11. Salvo il said:

    Sottinteso che non facciano fuori Trump, perché allora le cose si complicherebbero

     
    • luigiza il said:

      @Salvo il 12 gennaio 2017 a 1:37 pm said:

      Sottinteso che non facciano fuori Trump, perché allora le cose si complicherebbero

      Credo che Trump abbia mangiato la foglia e non perderà quindi al vita. Tramite suo stretto collaboratore sta facendo atto di pentimento e sottomissione a quelli che il Dezzani ed il lettore Willy di Zurigo insistono a definire i perdenti.
      Chairman of the committee, Senator John McCain (R-Arizona), questioned Mattis on his opinion of how much threat Russia represents.

      The world order is “under biggest attacks since WW2, from Russia, terrorist groups, and China’s actions in the South China Sea,” Mattis told McCain, agreeing with the bellicose senator that Russia is trying to break up NATO.
      Russia, terrorists & China threaten world order, US ‘ready to engage’ – Mattis

      Insomma un programam di pace e prosperità per tutti: il programma neo-con.
      Vabbè é cominciata la 2.a Rivoluzione americana.

       
      • Trump sicuramente non ambisce a fare la fine dei kennedy e con le buone o con le cattive lo scontro interno alla elite U$A verra’ ricomposto, altrimenti gli U$A entrerebbero in una crisi devastante che sarebbe una sconfitta per tutta l’ elite .

        Assisteremo quindi solo ad un cambio di tattica per lo scopo di sempre : dominare il mondo portando disordine e guerra in casa altrui.

        Però già possiamo essere grati al trump del 2016 , come dovremmo esserlo all’ Obama del 2013 ( cioe’ in soldoni alla abiltà tattica di putin ) di aver rinviato il “redde rationem” un pò più in la , perchè la crisi finanziaria esplosa nel 2007 non finira’ con una “pace universale”

         
  12. Orazio il said:

    Condivido in pieno le sue analisi e quelle di Dezzani… anche se tra qui ad un anno di acqua sotto i ponti ne passa parecchia.
    Per quanto riguarda Grillo, è fin troppo evidente e condivisibile quello che scrive. Del resto basta andare a vedere chi c’è dietro… ovvero tutto il porcile americano e massonico. Già il suo simbolo è tutto un dire.
    Per cui l’unica osservazione che posso trarre da questa “strana” operazione di Grillo, non credo di una grossa parte del movimento, ha come diciamo indirizzo di massima in cui le banche una volta completata la loro opera di distruzione ed incamerate le loro laute provvigioni, ovviamente a carico dello stato, si sciolgono per ricomparire da altre parti.
    Il fatto che l’alde, non abbia voluto l’affiliazione del m5s, dimostra la diffidenza evidente del gruppo parlamentare di cui ne fa parte anche il PD italiano, nel confronto degli stessi.

     
  13. Federico Dezzani il said:

    NOTA DI SERVIZIO.
    Non posseggo un profilo Facebook, né intendo aprirlo.
    Qualsiasi intervento che non usi i commenti di WordPress, rimarrà quindi senza risposta.

     
    • Bravo Dezzani! Così si fa! Tutti antiglobalisti col profilo su FB… ridicolo.

      Discl. Neanch’io ho il profilo FB. : )

       
  14. G.F.L. il said:

    Dezzani è da molto che la leggo (credo dal primo articolo pubblicato su questo blog) e approfitto di questo mio primo commento per farle i complimenti.
    Vorrei contribuire alla discussione indicando questo interessantissimo articolo pubblicato su Club Orlov e tradotto in italiano da sakeritalia: http://sakeritalia.it/america-del-nord/come-rendere-nuovamente-grande-lamerica-con-i-soldi-degli-altri/

    Bravo Dezzani, continui così!

    P.S. 12 mesi sono troppo pochi sembrano dire quasi tutti leggendo i commenti, potrebbe essere vero, ma bisogna capire che la “velocità” della “storia” (eventi) è direttamente proporzionale alla “velocità” delle “informazioni”.

     
  15. Calogero il said:

    come uno dei fratelli Marx, sono stato un tuo lettore “silente” , fino ad oggi. Ti ringrazio dei tuoi interessanti articoli , mai banali e soprattutto GRATIS :). In un precedente articolo hai ragionevolmente dimostrato l’apparternenza del nostro caro tanguero o tanghero? vestito di bianco alla massoneria.Essendo cattolico la cosa ovviamente mi dispiace,e molto.Quello che mi domando è se questa sua scelta sia quella del classico utile idiota , oppure nonostante gli shows di baciare i bambini od i piedi a cani e porci purchè non cristiani, sia il camuffamento di un personalità satanica.
    In altri termini ci è o ci fa ? E ,se non è troppo gravoso per te, come pensi si evolverà il paragrafo Vaticano Bergoglio nel 2017 ? Cordiali saluti .
    Calogero

     
    • utile idiota , oppure ….personalità satanica.
      direi la seconda perche’ anche ad un idiota, quando posto a fare il papa , qualche dubbio sarebbe venuto …. se avesse fede .

       
      • Santo Subito il said:

        Secondo me, la seconda che hai riportato.

        Come del resto Killary Clinton…….. che anche il ….. bianco papa nero sosteneva a manetta.

        E, se lo faceva con tanto ardore, ci sarà certamente anche questo tra i perchè.

        Grande “amico” di Israele… lo Stato più trafficante di organi umani al mondo.
        La Fede è sempre la fede!

         
        • Dopo il concilio vaticano secondo non ci sono più papi, ma semplicemente preti….

           
  16. Augusto il said:

    Mi associo a Salvo, c’è ancora tempo (e tentativi?) per “eliminare” Trump; politicamente o (anche) fisicamente.
    In caso non ci riuscissero, forse, la sola politica USA sarebbe sufficiente a minare la UE.
    Mi é piaciuta la notizia a proposito della Arabia Saudita, non conoscevo le intenzioni di Trump.
    Se, davvero, gli USA non importeranno piú, allora, quelle spiacevoli persone potranno prendersi una bella tazza di petrolio a colazione.

     
    • luigiza il said:

      @Augusto il 12 gennaio 2017 a 8:48 pm
      Se, davvero, gli USA non importeranno piú (dall’Arabia saudita), allora, quelle spiacevoli persone potranno prendersi una bella tazza di petrolio a colazione.

      Ma no, arriveranno i petro-yuan. La Cina ha sete di petrolio e presto alla prima portaaerei se ne affincheranno altre due nuove di pacca. Aerei e missili da imbarcare son già pronti.

       
  17. Willy Muenzenberg il said:

    Inondati di ‘dollari’ ed ‘euro’ dal nulla creati, Zurigo chiama Londonia. ‘A voi lo danno, l’oro?
    ‘Neanche a voi?’

    Volodia e gli altri ormai non solo non lo cedono, ma ne incamerano pagando in valori reali. È finita. Misha mai avrebbe potuto pensarlo possibile. Un colonnello di stanza in Germania. A Berlino. E lui, Aleppo. Ma neanche Stalin cui avevamo dato ordine di fare come facemmo noi tedeschi sulle spiagge normanne. Salutare sorridenti le truppe di Zurigo imbarcarsi.

    Era il 1917. I Romanov, che non erano i vostri Savoia, ci richiesero una guerra mondiale. E ora, cento anni dopo, Tacito nitido intravede il crollo della nostra moneta che lui chiama ‘fiat’. Tacito, Tacito, Tacito!

     
    • Volodia e gli altri ormai non solo non lo cedono, ma ne incamerano pagando in valori reali
      il che significa guerra inevitabile .
      Per il resto , troppo ” ermetico” stavolta Willy !

       
    • Markus Johannes Wolf,
      detto Mischa (Hechingen, 19 gennaio 1923 – Berlino, 9 novembre 2006)

       
  18. Guido il said:

    Articolo ottimo ed ottimistico. Non credo che Marine Le Pen vinca in Francia. Si vedrà più avanti. Vorrei proporre una conclusione: la globalizzazione è finita. Ma era un percorso necessario. Marx diceva che il capitalismo deve continuamente espandersi. Ed è questo che è avvenuto in questi trenta anni circa. Abbiamo creato un nuovo “mercato” in Asia. Sono occhio e croce un paio di miliardi di persone tra India, Cina, Malesia, che vivono all’occidentale ed hanno consumi quasi europei. Raggiunta questa massa di nuovi consumatori, si tratta di riportare le cose al loro stato naturale. Ogni Paese e nazione provvederà a se stessa e commercerà con gli altre le eccedenze secondo accordi bilaterali. Insomma, il “sistema” capitalistico, che era fatto trenta anni fa da due miliardi di persone, è diventato un sistema da quattro miliardi di consumatori. Si riparte da capo. Auguri a tutti per il 2018, perchè come ha spiegato benissimo Dezzani, il 2017 sarà di grande instabilità.

     
  19. Giovanni il said:

    Sig. Dezzani magari fosse così come scrivi nell’articolo!…Le recentissime dichiarazioni di Tillerson sulla Russia in realtà fanno preoccupare…

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ma il presidente é Trump o Tillerson? E poi leggi meglio l’articolo!!!! Specialmente dove parlo del Dipartimento di Stato!!!!

       
  20. Circa le prossime elezioni europee non dimentichiamo però che l’Austria alla volta della elezione di dicembre ha stranamente confermato un verde europeista sebbene fosse dato per spacciato e con brogli al seguito, questo mi fa pensare che poi alla fine non tutto va secondo il pensiero comune e in questo caso c’è ancora tanta gente che pensa che l’Europa di Juncker s’ha da fare.
    Circa il Trump pro Russia andiamoci piano, ha già ammesso di recente che dietro gli hacker può esserci la Russia e questo è già un bel cambio di opinione. Trump è tendenzialmente un cane sciolto e magari è un bene, ma un cane sciolto segue il boccone che gli fa comodo da una parte e dall’altra così come tra due bastoni evita quello più duro

    E’ tutto ancora da vedere

     
  21. Il salto della quaglia di Grillo (poi rientrato a forza), l’arresto dei massoncini dei servizi, i fratelli Occhionero, il colpo alla Fca (ex Fiat) con una tecnica del tutto simile a quella usata con la VW e, guarda caso, dopo che Marchionne aveva annunciato un corposo piano di sviluppo all’interno delle fabbriche Usa, il tutto nell’arco di pochissimi giorni.
    Federico, sono solo coincidenze oppure il pentolone inizia a ribollire in maniera tumultuosa?

     
  22. Osservatore Internazionale il said:

    Salve Dezzani. Le scrivo dal corno d’Africa. Mi avevano parlato di lei e del suo blog e la lettura dei suoi articoli non ha deluso le aspettative.

    Lei e’ un fenomeno ! Se lo lasci dire !

    A questo punto, considerato il suo talento, mi permetta di darle un suggerimento, ( vista l’eta’ e visto che potrei essere suo padre): ” Vada dritto per la sua strada e non si lasci tentare mai dal “canto mellifluo delle sirene del danaro o del potere”, perche’ questa sara’ la moneta con cui tenteranno di comprarla e di trascinarla dalla loro parte, spegnendo quella misteriosa scintilla che la anima e le consente di guardare il futuro oltre il cittadino medio (Perche’ il dono di vedere “oltre” le e’ dato proprio da quella scintilla, ovvero energia vitale”). In ballo, nel mondo (converra’) c’e’ molto di piu’ di un bel gruzzoletto in banca o di un posto da colletto bianco.

    Lasci perdere inoltre, tutti quelli che su questo blog tenteranno con ogni mezzo di metterele il “bastone fra le ruote”. Il 90% di coloro che attuano questo comportamento sono “affiliati occultamente” al sistema (ha capito vero ? )”. Se ne fotta e vada avanti ! Sara’ ripagato ampiamente !

    Un caro saluto e le dico:” Condivido tutto quello che ha scritto in questo articolo ! “.

     
  23. alberto il said:

    Per coloro che una trentina di anni fa lessero e fecero proprie le tesi contenute nel libro di Paul Kennedy “Ascesa e declino delle grandi potenze”, pur tenendo conto della particolarità di quanto avvenuto negli ultimi 30 anni, che gli USA fossero destinati al declino ed alla perdita di influenza nel mondo è sempre stato una certezza, il quando questo sarebbe avvenuto era ovviamente più difficile da ipotizzare, vedendo le dinamiche pare che il quando sia iniziato nel 2017.
    Kennedy, analizzando le grandi potenze del passato, arrivava alla conclusione che esse raggiunsero un punto dove i “costi” per gli investimenti militari/strategici necessari per mantenere il loro predominio economico su vaste aree superavano di gran lunga i benefici del predominio economico stesso, da qui l’inizio una spirale discendente che porta al ridimensionamento drastico delle potenze in un lasso di tempo più o meno breve, e nel passato tutte le potenze hanno seguito questo modello.
    Pur tenendo conto delle lotte intestine al potere USA, dei possibili colpi di coda della parte soccombente, il solo fatto che la parte sana (se così ottimisticamente si può dire) sia riuscita a far eleggere Trump e mantenerlo sostanzialmente integro da tutti gli attacchi multiformi a lui indirizzati, è un buon auspicio per il futuro.
    Le previsioni di Dezzani credo siano quelle di tutti noi, perlomeno auspichiamo che tutto ciò che è ipotizzato si realizzi nei tempi previsti, anche se su questo ho dei dubbi, non tanto per quanto riguarda il disimpegno USA confermato proprio stamattina dal loro atteggiamento riguardo le gravi vicende che stanno avvenendo in queste ore il Libia ovvero il totale disinteresse e l’affermazione che ormai la Libia è una questione europea o meglio italiana, ma piuttosto per quanto riguarda l’Europa ed in particolare il nostro Paese.
    In Italia non credo vi sia una classe dirigente, un apparato industriale e sindacale ed anche una coscienza dei cittadini in grado di gestire nel modo migliore il disfacimento probabile della UE, ovviamente spero di sbagliarmi ma ad esempio sulla parte monetaria, siamo in grado di gestirla e di trasformarla in una opportunità? Il ritorno ad una moneta nazionale con tutto il trambusto che comporterebbe, deve necessariamente prevedere uno stretto controllo (ed un lavoro di concerto) dello Stato sulla Banca Centrale, ma grazie al buon Beniamino questo al momento è impossibile a meno che si rivoluzioni tutto, e qui la vedo dura proprio per lo strapotere delle banche a fronte di un potere politico inetto. A questo si aggiunge che probabilmente andiamo incontro ad un terremoto mondiale per quanto riguarda le monete, come già citato in questo blog siamo di fronte a giganti come la Russia che vendono ormai il petrolio e gas in oro, o meglio lo vendono anche in dollari ma li riconvertono subito in oro, e questo quali conseguenze comporterà?
    Per quanto riguarda l’Europa ed in particolare la Francia io spero che la Le Pen riesca a vincere, ma anche se ha dimostrato sinora di avere ottime capacità, ma anche se è vero che la Francia profonda e conservatrice può essere sicuramente un buon bacino di voti, ma anche se è vero che (fortunatamente per loro) i francesi non hanno l’ipocrisia del 25 aprile, la vedo dura.
    Quello che è certo che il 2017, come giustamente dice Dezzani, è l’inizio della fine della globalizzazione e del mondo così come è stato costruito dal 1945 ad oggi, e questo è l’aspetto positivo; l’aspetto negativo è che non è detto che una cosa estremamente positiva per la geopolitca possa trasformarsi contemporaneamente in una cosa positiva anche per noi cittadini italiani, forse dovremo patire qualche anno ancora prima di ritrovare la tranquillità, questa volta anche se siamo solo spettatori ne saremo pesantemente coinvolti.

     
  24. M4TT30 il said:

    Ottimo pezzo e aggiungo anche i complimenti per il precedente al quale vanno anche gli auguri per un buon 2017 🙂
    A differenza di altri che hanno commentato qui io non metto in dubbio quello che dici, anzi io spero che vada tutto come dici tu!
    Spero/iamo davvero che questo 2017 sia l’anno di svolta, quello a partire dal quale anche noi (forse) potremo dire di vivere in un Bel Paese, soprattutto civile!
    Grazie ancora, complimenti per tutto e spero che tu e i tuoi scritti ci accompagnino per tutto il 2017 (e gli anni a venire)).

     
  25. andrea z. il said:

    L’elite finanziaria controlla il Congresso USA, la CIA e tutte le istituzioni europee.
    Io non la vedo in modo così ottimistico.

     
  26. Sono in una fase di no comment per questo nuovo post, anche se ne condivido in buona parte l’analisi.
    Vorrei, quindi, ringraziare Federico e tutti i partecipanti in buona fede che spesso danno un contributo notevole con ottimi spunti e link di riferimento.

     
  27. Dezzani, se vince Marine è un colpaccio e non da poco, anche io ci credo, ma al padre l’hanno fottuto come poi hanno fatto alle Europee con il solito trucco dell'”infame”., cioè i socialisti che votano a destra o viceversa, è questa attitudine dei Francesi all’Infamia che mi lascia perplesso…
    Una ultima osservazione, a livello economico, si legge anche in alcuni blog ammericani che Trump potrebbe essere il capro espiatorio per il crollo economico, di cui verrebbe incolpato, visto che ormai è dal ’96 che gli states sono falliti, basta vedere la crescita esponenziale del debito da quell’anno appunto, con in più le banche too big to fail piene di monnezza che non vale nulla.
    Visto che lo yuan è ormai nel paniere DTS, con percentuale maggiore della sterlina, euro e yen, quindi seconda solo al dollaro, potrebbe avvenire una bella dedolarizzazione e crollo economico globale, per farci poi digerire un bel governo (da parte delle banche centrali) mondiale…..

    Saluti

     
    • Germano il said:

      E’ anche vero che questa volta i lavoratori francesi sono stati ben tosati dalla nuova riforma del lavoro.
      E come scriveva Macchiavelli:”Gli uomini dimenticano piuttosto la morte del padre, che la perdita del patrimonio. (XVII)”
      Vedremo se saranno spinti al voto per quello che si sentiranno dire o più per il bruciore che sentono da qualche altra parte.

       
  28. Robertus il said:

    Scrive Paul Craig Roberts : “Secondo quanto mi è stato detto da ex (?) ufficiali dei servizi segreti, le portaerei sono in rada perché i cavi di rame devono essere sostituiti con fibre ottiche. A quanto pare, i russi hanno la capacità di spegnere i sistemi operativi delle nostre navi e aerei che sono cablate il rame. La conferma di questa affermazione è arrivata quando una nave militare, inviata da Washington per impressionare la base navale russa in Crimea, si è vista bloccare tutti i suoi sistemi operativi dopo il sorvolo di un jet russo. Secondo un altro rapporto, due jet a reazione USA sono stati mandati da Israele per dare un esempio di violazione dello spazio aereo controllato della Russia in Siria. I russi hanno chiesto agli israeliani di allontanarsi da quello spazio aereo e, quando gli israeliani non hanno obbedito, hanno bloccato il sistema di controllo radio e militare dell’aereo.

    Secondo quanto mi è stato riferito i russi hanno scoperto che il cablaggio fato con il rame permette loro di bloccare i sistemi operativi USA, usando certe frequenze radar dei loro sistemi di controllo aereo.”

    http://comedonchisciotte.org/dieci-portaerei-tutte-in-fila/

    http://www.informationclearinghouse.info/46212.htm

    Parere personale: per un ammodernamento del genere su 10 portaerei (peraltro mezzi ormai obsoleti oggi) ci vorrebbero, nella migliore delle ipotesi, mesi se non anni. Lo Stato Profondo invece ha fretta, molta fretta (mancano 6 giorni al 20 gennaio). Depistaggio? Cosa ci potrebbe essere dietro?
    Aggiunge Maurizio Blondet:
    “La tensione di queste ore è ancor meglio dipinta da questo fatto: Trump, o meglio la sua squadra di transizione, ha ordinato la rimozione del capo della Guardia Nazionale, generale Errol R. Schwartz, della capitale Washington un minuto dopo il suo insediamento (alle 12.01), ma prima della cerimonia di inaugurazione prima che cominci la parata inaugurale. Schwartz è stato fra quelli che hanno approntato la “security” nel giorno dell’insediamento. Vedrà partire le guardie nazionali della capitale (più 5 mila truppe aggiunte per la cerimonia) ma non le vedrà tornare nella caserma. Ci dev’essere un motivo.

    Trump ha anche ordinato a tutti gli ambasciatori nominati da Obama di lasciare i loro posti il giorno stesso dell’inaugurazione – altra cosa molto in abituale, di solito si lasciano gli ambasciatori stare anche qualche mese, perché i figli finiscano l’anno scolastico. Non sono tempi soliti. ”

    http://www.maurizioblondet.it/tutte-le-portaerei-usa-cantiere-renderle-invulnerabili/

    Qual è la Vostra opinione, in primis quella di Dezzani ovviamente? Rientra sicuramente nell’opposizione del Dipartimento di Stato, del Pentagono e dei servizi segreti?