Breve elogio della violenza

Non esiste tabù più grande in Occidente che la violenza: niente è esecrabile, infamante ed ignominioso nella nostra società che il suo uso in politica, una vera profanazione dei principi “democratici” che regolerebbero il nostro vivere. Eppure la violenza è uno strumento cui l’élite occidentale ricorre da sempre per imporre la propria volontà, ammantandola con concetti nobili come la difesa dei diritti umani o la difesa della pace. L’Occidente liberale è in necrosi, ma l’oligarchia lotterà fino all’ultimo per mantenere l’assetto attuale: soltanto la violenza, che sia esterna come la guerra o interna come la rivoluzione, seppellirà il vecchio ordine e ne creerà uno nuovo.

Tagliare il nodo gordiano

Scrive Arriano nella sua “Anabasi di Alessadro”:

“Inoltre si raccontava anche di questo del carro: chi avrebbe sciolto il nodo del suo giogo avrebbe ottenuto il dominio dell’Asia. Il nodo era però di corteccia di corniolo e non se ne vedeva né l’inizio né la fine. Poiché Alessandro si trovava in difficoltà nello scioglierlo e non voleva ammettere che restasse annodato, temendo che il fatto suscitasse inquietudine nell’esercito, alcuni riferiscono che lo recise con un colpo di spada e che disse poi di averlo sciolto”.

Non esiste gesto violento più celebre che il taglio del nodo gordiano: Alessandro, impegnato nella guerra contro i persiani e già proiettato verso la creazione di un grande impero euroasiatico, risolve con un colpo di spada un enigma intricato e apparentemente insolubile, recidendo quel nodo che “dal tempo antico” nessuno è mai riuscito a sciogliere. La sua violenza è brutale ma chirurgica, rivoluzionaria e costruttrice: taglia il passato, per spianare la strada al nuovo, svelando la vera essenza della violenza.

Nell’attuale Occidente liberale non esiste tabù più grande che l’utilizzo della violenza in politica: il violento si colloca agli antipodi della “democrazia”, pacifica e tollerante per definizione, ed è automaticamente escluso dalla vita politica (e privato del diritto di voto se incarcerato). Si tratta, in realtà di semplice ipocrisia: la violenza è uno strumento così prezioso e delicato, che le élite se ne riservano da sempre il monopolio, vietandone diversamente l’uso con la religione, il diritto e la morale. Nessuna élite è stata più violenta ed ipocrita di quella liberale, cui dobbiamo prima la “pax britannica” e poi “la pax americana”: plasmare il mondo immagine e somiglianza dell’oligarchia atlantica ha richiesto l’impiego di violenza su scala globale, ricorrendo ai mezzi più sofisticati e letali offerti dalla tecnologia, eppure la si è sempre ammantata con concetti nobili. Difesa dei diritti umani, della democrazia, delle minoranze.

Prendiamo in considerazione soltanto gli ultimi anni: non è stata violenza il cambio di regime in Libia? Non è stata violenza il tentativo di rovesciare Bashar Assad? Non è stata violenza il colpo di Stato in Ucraina? Non è stata violenza la pulizia etnica-religiosa con cui si è cercato di ridisegnare il Medio Oriente?

La violenza è, innanzitutto, sempre rivoluzionaria: la sua funzione è quella di seppellire un ordine, una costituzione, un assetto, per crearne uno nuovo. L’oligarchia, che sia ai vertici di un regime democratico o di un regime militare, è animata dall’istinto di autoconservazione che l’accomuna agli altri esseri umani: non è nel suo interesse essere scalzata, né fornire ai suoi sfidanti dei meccanismi per abbatterla. La “Costituzione” di qualsiasi Paese cristallizza i rapporti di forza al momento della sua scrittura e pone dei precisi paletti, stabilendo cosa è lecito e cosa è illecito. Abbattere l’oligarchia è, ovviamente, tabù; quindi è incostituzionale e, nel nostro particolare ordinamento, “antidemocratico”. La storia è però un fiume inarrestabile e la spinta al cambiamento, chiusa fuori dalle costituzioni, rientra dalla finestra attraverso la violenza.

Dicevamo che la violenza, oltre ad essere rivoluzionaria, è uno strumento riservato alle élite. Se la violenza è esercitata da un’élite su un’altra élite esterna alla società, abbiamo la guerra: si dice, giustamente, che la storia è il cimitero delle élite e tutte le guerra del genere umano, benché siano state combattute anche da decine di milioni di uomini, sono sempre state il duello tra classi dirigenti contrapposte. Anche la misera guerra libica del 2011, non è stato nient’altro che lo scontro tra il clan Gheddafi e l’oligarchia atlantica. Se la violenza è esercita da un’élite emergente su un’élite decadente, all’interno della stessa società, abbiamo invece la rivoluzione e/o la guerra civile. Se la minoranza in ascesa esce vittoriosa dallo scontro con la minoranza in declino, allora scrive la propria costituzione, che congela il nuovo ordine sino alla rivoluzione successiva.

Di fronte alla violenza di chi preme per imporre il cambiamento, c’è solo la forza. Violenza e forza, come già notato dal giurista e filosofo Sergio Panunzio nel suo “Diritto, forza e violenza: lineamenti di una teoria della violenza” del 1921, sono concetti opposti. La violenza è rivoluzione, la forza è conservazione. Ogni élite ricorre alla violenza per prendere il potere e lo mantiene poi con la forza: l’impiego della polizia per garantire l’ordine pubblico o dell’esercito per soffocare un colpo di Stato è forza, non violenza. Restiamo alla cronaca recente: il tentativo dell’élite euro-atlantica di balcanizzare la Spagna attraverso la secessione della Catalogna è un atto di violenza, cui il governo centrale ha risposto con un atto di forza, schierando la Guardia Civil e sciogliendo l’assemblea secessionista.

Il moltiplicarsi degli atti di violenza esercitati dall’élite liberale sul resto del mondo, dai cambi di regime in Medio Oriente a quello in Brasile, passando per l’Ucraina ed i torbidi di questi giorni in Birmania, sono sintomi di un gravissimo affanno: caduta nella trappola dei tassi a zero delle banche centrali, esautorata presso l’opinione pubblica interna, eclissata dai colossi euroasiatici, l’oligarchia atlantica ha i giorni contati. La “pax britannica”, trasformatasi poi in “pax americana”, è giunta al capolinea dopo poco più di tre secoli.

Eppure non bisogna illudersi che l’élite liberale ceda di sua sponte il potere: nessuno lo ha mai fatto prima, né ci sono valide ragioni perché scelga di capitolare volontariamente. Rientra così ancora in campo la violenza: l’oligarchia euro-atlantica, quella che guida gli Stati Uniti e tira i fili della UE/NATO, può solo essere abbattuta attraverso il ricorso alla violenza: generalizzata, industrializzata, proiettata all’esterno, come una guerra tra grandi potenze, o, circoscritta, chirurgica, proietta all’interno, come la rivoluzione e/o la guerra civile per liberare i singoli Paesi occidentali da una classe dirigente più logora, corrotta e screditata che mai.

In ogni caso, viva la violenza!

E viva i violenti che, giovani e rivoluzionari, taglieranno il nodo gordiano!

Vota!
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43 thoughts on “Breve elogio della violenza

  1. Mi piacerebbe sapere se questo articolo è frutto di una semplice (dico semplice perché vi è una mole tale di fatti e circostanze che non potrebbe essere altrimenti) analisi di ciò che sta accadendo in questo inizio di secolo a livello di geopolitica o, piuttosto, l’annuncio di qualcosa che di qui a breve potrebbe accadere o accadrà certamente: “E viva i violenti che, giovani e rivoluzionari, taglieranno il nodo gordiano”!
    Mi rendo conto anche che nel secondo caso non potrei ricevere risposta alcuna.

     
  2. fabris il said:

    <>.
    Confesso che ci ho capito poco…però ci voglio provare…
    ma se lo stato leggittimo esercitando un atto di forza però deve dare qualche colpo in testa a qualcuno proprio per fargli capire che è proprio forza, non esercita un pò di violenza ?
    oppure: se un gruppo fa un atto di vera forza, imponendo verso una qualche legge o sistema consolidato e riconosciuto una ferma disobbedienza, non esercitando nessuna violenza e magari pagandone le conseguenze in modo passivo, è comunque un rivoluzionario in senso etimologico stretto !
    Che senso ha perdersi in queste sottigliezze quando la vera forza che sostiene i cambiamenti che portano evoluzione umana, magari chiamata anche da esigenze materiali, è sempre in realtà sostenuta della forza d’animo e dalla forza morale ?
    Che senso ha concentrarsi sull’inchiostro, quando la mano cambia la penna ?
    Boh! Bah F.

     
  3. Calogero il said:

    Ottimo Federico. Solo volevo evidenziare che ” l’uso della religione contro la violenza……” è inesatto.
    O meglio è strumentale in questa chiesa degradata. IL grande dottore della Chiesa S Tommaso D’ Aquino tranquillamente ammette l’uccisione del despota per il bene del popolo.Solo che oggi S Tommaso viene volutamente dimenticato. Nella chiesa della misericordia/business e tenerezza ipocrita è inconciliabile .E con Bergoglio che recita atti di umiltà e scuse a cani e porci il dottor Angelico rimane volutamente oscurato.

     
  4. Guido il said:

    Articolo che nasce dal cuore, non essendo definiti i limiti geografici del tema.
    Può esistere una rivoluzione INTERNA-tipo guerra civile- negli USA? Ovviamente, no.
    Puo esistere una rivoluzione-guerra civile- in Italia? Non lo credo assolutamente.
    L’Italia farà la rivoluzione dello smartphone? No. La rivoluzione si fa con le armi, non con lo smartphone. Il fascismo è nato, perchè i reduci AVEVANO LE ARMI. Poche, ma essendo tanti, erano molte armi. 300.000 uomini armati di moschetto erano qualcosa di pericoloso.
    E’ vero che la monarchia poteva opporsi, ma avrebbe rischiato di perdere. Ci vuole nulla
    a vedere il cambio di marcia fra le truppe e le polizie. La rivoluzione russa è nata dal dietro-front dell’esercito che si allineò ai rivoltosi.
    ma non vedo dei rivoltosi nelle nostre società occidentali. Se non gruppi modesti, che possono essere organizzati da infiltrati, tipo Brigate Rosse nella seconda fase. La prima fase, quella genuina e popolare, nasce dalle elites universitarie, e si chiude con la cattura di Curcio. Il resto, sono solo infiltrati della CIA, per indirizzare utilmente il movimento.
    Perciò non c’è nessun nodo gordiano da tagliare. Il declino sarà lento e modesto. Cosa è il danro? Una finzione. Quello si può distruggere e ricreare. Slo le armi distruggono. A che pro? Sarermmo tutti più ricchi- e lo sappiamo benissimo- se evitassimo la globalizzazione e tornassimo agli stati nazionali, evitando la concorrenza tra STATI. Ognuno produrrebbe quello che ha bisogno, con una propria moneta e dazi ai confini. Si vende l’eccesso delle produzioni e si importa il necessario. Come sempre è avvenuto.
    Ritengo che dopo la distruzione di ricchezza monetaria che avverrà nel 2018, si troveranno dei parametri e delle sistemazioni adatte ai nuovi tempi.
    Quello che è avvenuto recentemente, o meglio sta avvenendo- è la eliminazione della classe borghese, come durante la rivoluzione francese venne eliminata la nobiltà ed il clero.
    Insomma, il capitalismo , con la globalizzazione, ha portato finalmente al comunismo . Tutti diventano poveri, fuorchè l’elites dominanti con i suoi “tecnici” del potere. Non esiste più la piccola attività imprenditoriale, che ora esiste solo nelle pizzerie e ristoranti, ma che declinerà per forza di cose, in quanto non ci sarà più la classe borghese che utilizzerà questi servizi.
    Tutti poveri!!! Evviva il capitalismo!!

     
  5. Non c’è legge senza forza, ma il problema attuale sta nelle direttive generali dettate da chi governa o tira i fili dei governanti, che stanno esasperando il popolo che automaticamente per spirito di conservazione reagisce con la violenza, inizialmente a tratti e gruppi sparsi, fino a quando riusciranno a “governarli”, in seguito la questione potrebbe degenerare seriamente e gravemente.
    Che ci sia qualcuno che spinge in questa direzione?
    Che sia questa la direzione in cui viene spinto il popolo?

     
  6. Willy Muenzenberg il said:

    Guerra o rivoluzione? Si chiede Tacito magnus.
    Con il Sarmat, la guerra finirebbe la vita degli uomini in pochi minuti. La rivoluzione presuppone una élite, genio Tacito definitivo spiega, che ne sostituisce un’altra: un ‘blocco sociale’ argomentava il vostro Gramsci a Ulianov e Parvus che ne ridevano dopo i sollazzi a Capri a spese di Krupp. La élite liberale non lo accetta: ma viene demonetizzata ogni giorno da Roma guida del Katai. Senza più capacità produttiva, e con popolazioni ormai sfibrate le restano la resa o il ‘muoia Sansone con tutti i filistei’.

     
  7. oriundo2006 il said:

    Non temete, fra poco di forza, di violenza, di sangue, di dolore e di morte ne saremo sazi. Purtroppo il nostro destino di noi uomini e’ quello di contribuire a ‘girare la ruota’, chakravartin inconsapevoli e ciechi, sterminando, abolendo, massacrando, negando la vita in nome della vita stessa. E la cosa insensata e’ la non-consapevolezza di tutto cio’, di essere agiti in nome di principi superiori che si fanno beffe delle nostre povere vite: poveri illusi, che chiamiamo il nostro destino col nome di volonta’ divina, di ‘dio’, e di altre proiezioni fantastiche quando e’ solo l’irruzione nel mondo della storia umana della vita universale, terribile e spaventosa e nel contempo ‘assoluta’ nella sua tragicita’. A cui poco e nulla importa dei singoli, dei loro desideri, della loro felicita’, piu’ effimera di un fiore reciso privo di vita…Non celebriamo tutto cio’: subiamolo e ca suffit…e chi resta ricordi.

     
  8. vagavano il said:

    Ottimo articolo; finalmente un intellettuale che chiama pane al pane, vino al vino. Ma chi si dovrebbe opporre a questa élite euroatlantica? Io vedo solo masse scontente, disilluse e ricattabili che scoppiano sì in violenza ma, in nome del valore sociale dell’esistenza, dopo un ragionevole lasso di tempo non perdono l’occasione di rimettersi in fila dietro la trasformista burocrazia euroatlantica con i suoi metodi segnati da una gestione economica dell’economia!
    Se questo è facile vederlo in Italia, in Europa ed in America, i suoi già noti meccanismi possono essere intravisti anche nelle potenze economiche e militari emergenti di Russia e Cina.

     
  9. vagavano il said:

    Ottimo articolo; finalmente un intellettuale che chiama pane al pane, vino al vino. Ma chi si dovrebbe opporre a questa élite euroatlantica? Io vedo solo masse scontente, disilluse e ricattabili che scoppiano sì in violenza ma, in nome del valore sociale dell’esistenza, dopo un ragionevole lasso di tempo non perdono l’occasione di rimettersi in fila dietro la trasformista burocrazia euroatlantica -con i suoi metodi segnati da una gestione finanziaria dell’economia!
    Se questo è facile vederlo in Italia, in Europa ed in America, i suoi già noti meccanismi possono essere intravisti anche nelle potenze economiche e militari emergenti di Russia e Cina.

     
  10. Fabrice il said:

    Boicottaggio di massa dei prodotti e servizi americani ( israeliani anche, visto che USA e Israele si muovono all’unisono..!! ) e tedeschi, no??

    Il boicottaggio di questo tipo, senza colpo ferire, potrebbe fare moooolto più male!!

    Cordiali saluti.

    Fabrice

    1PS sono arrivati persino a fare aprire Starbucks al centro di Roma, pensavo che il massimo del servilismo nei confronti degli americani si fosse raggiunto col McDonalds vicinissimo a Piazza di Spagna ( nota piazza nel cuore del centro di Roma ), evidentemente mi sbagliavo!!!

    2PS idea per un suo prossimo eventuale articolo interessante:

    collegamenti fra Giro d’Italia 2018 che partirà da Israele e Manorah a Piazza Montecitorio…..!!

     
    • Fabrice il said:

      sul mio 2PS c’è un piccolo errore!

      Non:

      Manorah a Piazza Montecitorio…..!!

      Ma

      Menorah a Piazza Montecitorio…..!!

      Era solo una questione di una “e” al posto di una “a”, ma quando si tratta di simboli massonici bisogna essere precisi!!

      Cordiali saluti.

      Fabrice

       
  11. massimo pivetta il said:

    credo che da rivoluzioni violente nascono regimi violenti….le rivoluzioni sono solo cambi di elite e evidentemente,non cambiano ne hanno cambiato mai niente…bisogna uscire da questa logica,se no la ripeteremo all’infinito,la lotta deve essere contro il potere,non per conquistarlo…..

     
  12. andrea z. il said:

    La forza per mantenere il potere delle élite occidentali viene esercitata attraverso il sistema militare americano e richiede grandi quantità di denaro che le classi dirigenti attingono daldalle tasse dei contribuenti.
    Questo immenso apparato costituito da basi militari, testate nucleari, missili difensivi e offensivi, portaerei e flotte a supporto, aerei e sistemi radar si basa sulla moneta USA che, a partire dal 1971, non è più legata a un bene reale come l’oro.
    Il dollaro riesce a sostenere la forza militare finché quest’ultima è in grado di imporre la moneta USA.
    Questo è il punto debole di tutto il meccanismo imperiale e, infatti, Russia e Cina si stanno muovendo per legare lo yuan all’oro rendendolo appetibile come mezzo di scambio e di riserva senza bisogno di usare la forza militare.
    La strada é ancora lunga perché l’Occidente a guida USA controlla e produce la maggior parte dei brevetti mondiali e soprattutto la sua élite conosce le sofisticate tecniche finanziarie che permettono di “lavorare” il capitale prodotto dall’economia reale dei Paesi in ascesa facendolo rendere.
    Il capitale prodotto da un’industria cinese o brasiliana é materia inerte che deve essere affidato ancora ai centri finanziari della City di Londra e di Wall Street per produrre degli interessi.
    Poi non bisogna dimenticare che l’élite angloamericana controlla la rete di centri offshore e di paradisi fiscali dove si trovano accatastati 32 trilioni di dollari, che vengono utilizzati per produrre strumenti finanziari tipo i derivati, pagare colpi di Stato e cambi di regime e per ricattare le classi dirigenti degli Stati africani, asiatici o sudamericani, che nascondono in questi centri bancari segreti il loro denaro e quindi sono coinvolte nella conservazione del sistema imperiale anglosassone.
    Infine la formazione della supremazia americana ha comportato la creazione nel corso dei decenni di un apparato industriale, con milioni di addetti, che produce armamenti e assorbe buona parte del denaro destinato alla ricerca e ha inoltre permesso l’ascesa all’interno dello Stato Profondo di una forte componente di generali e di personale militare, che, chiaramente, è abituato a risolvere i problemi senza badare ai costi umani.
    Anche il settore informatico, l’unico che insieme a quello delle armi produce qualcosa di reale negli USA perché il resto è solo finanza creativa, é legato alle agenzie di intelligence, al Pentagono e serve sostanzialmente alle élite per assicurarsi il controllo della popolazione ed evitare la violenza rivoluzionaria, come detto nell’articolo di Dezzani.

     
  13. Io invece sono rimasto colpito da questa frase:
    “”Se la minoranza in ascesa esce vittoriosa dallo scontro con la minoranza in declino, allora scrive la propria costituzione, che congela il nuovo ordine sino alla rivoluzione successiva.””
    Di male in peggio.

     
  14. Federico, vorrei ricordarti una barzelletta radical chic del 68…
    Mi sembra provenisse da una serie “Tutti da Silvia sabato sera” (o qualcosa di simile).
    La signora ingioiellata diceva:
    ” Cielo!!! Sta scoppiando la Rivoluzione ed io non ho niente da mettermi!!-
    Perciò, io che ho vissuto la esperienza di quegli anni a Torino, non credo alla Rivoluzione in Italia. Non c’è stata nel dopo 68, ed erano tempi abbastanza tosti, rispetto a quelli di adesso.
    No. Non ci sarà mai rivoluzione in Italia.
    Essenzialmente per motivi geografici: se butti un nocciolo in Italia, qualcosa nasce. Ci sarà sempre da mangiare. La terra produce frutti e raccolti generosi. Non è la Germania, o la Russia, dove durante la guerra, morivano di fame sul serio. Il clima è fondamentale.
    Questo ha consentito sempre la sopravvivenza. Senza fame , non c’è rivoluzione.
    L’altro motivo è quello che ho detto nell’altro post: non ci sono armi in giro. Non veniamo da una guerra, non ci sono reduci armati. Quindi non c’è nessuna minaccia “fascista” come i giornali ci vogliono far intendere. E’ solo propaganda. E pure di basso livello. Mi vergogno di quegli insegnanti che blaterano sempre di minaccia fascista. ignorano i fondamenti della storia. Le rivoluzioni si fanno con le armi. Punto.

     
    • Tenerone Dolcissimo il said:

      non ci sono armi in giro
      —-
      E io mi collego a questa frase dell’amico Guido e per rammentare che negli USA il popolo le armi le ha. E chiedo cortesemente al buon Dezzani:
      1) vedi possibile una rivolta armata negli USA. In particolare da parte degli elettori di Trump, che sono i più armati e inc(bip) e hanno visto il loro presidente bloccato da una oligarchia?
      2) Ti risulta o pensi possibile che l’esercito USA intervenga in via preventiva per disarmare i cittadini?

       
        • Tenerone Dolcissimo il said:

          Ringrazio per il memento di questo interessante scritto che mi era sfuggito, ma nell’articolo citato si parlava degli sviluppi ipotetici delle rivolte dei neri.
          Io sarei più interessato a conoscere i probabili sviluppi di possibili rivolgimenti da parte dei bianchi e ben armati

           
      • Enrico il said:

        http://www.lastampa.it/2012/06/29/cultura/domande-e-risposte/quante-armi-nelle-case-degli-italiani-VNNValzNgSOTGJXooKqL5L/pagina.html

        Ma quante sono le armi in circolazione nelle case degli italiani?
        Il numero esatto non è mai stato divulgato dal ministero dell’Interno. Si calcola comunque che tra pistole, fucili da caccia, armi sportive e da collezione, vi siano legalmente oltre 2 milioni di armi. Va fatta la distinzione, però, tra «detenzione» e il «porto». Nel primo caso, il cittadino è autorizzato all’acquisto dell’arma e può solo tenerla in casa. Nel secondo, su autorizzazione del prefetto, può anche portarla con sé. I «porto d’arma» dovrebbero aggirarsi attorno al milione. Alcuni anni fa, a seguito dell’ennesimo fatto di sangue, l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu dispose un monitoraggio: furono verificati circa 600 mila «porto d’armi» (500 mila licenze per caccia e 100 mila per il tiro a volo).

         
    • “No. Non ci sarà mai rivoluzione in Italia.
      Essenzialmente per motivi geografici: se butti un nocciolo in Italia, qualcosa nasce. Ci sarà sempre da mangiare. La terra produce frutti e raccolti generosi. Non è la Germania, o la Russia, dove durante la guerra, morivano di fame sul serio. Il clima è fondamentale.”

      Nel 21° secolo discorso privo di senso.
      Io come tutti i “cittadini”, morirei di fame in una settimana se venissero interrotti i rifornimenti ai supermercati.
      Concordo sul fatto che non siamo ancora abbastanza affamati.
      E concordo anche sul fatto che non ci sarà nessuna rivoluzione in Italia, siamo il paese del “Franza o Spagna purché se magna”.
      Al limite avremo una guerra civile pilotata dall’esterno o verremo invasi.

       
  15. Gianni Barbato il said:

    Strano articolo questo di Dezzani .” Violenza e forza, come già notato dal giurista e filosofo Sergio Panunzio nel suo “Diritto, forza e violenza: lineamenti di una teoria della violenza” del 1921, sono concetti opposti. La violenza è rivoluzione, la forza è conservazione.
    Inanzitutto devo dire che questo concetto più che a Panunzio è da attribuirsi a Georege Sorel filosofo , sociologo e pensatore francese teorico del sindacalismo rivoluzionario . Nel 1908 pubblicò il suo libro più famoso, le” Considerazioni sulla violenza” . Sorel considerava la violenza necessaria nella lotta contro il capitalismo e rimproverava al marxismo il suo carattere utopistico e dogmatico.

    “Lo studio dello sciopero politico ci porta a comprendere meglio una distinzione che bisogna tenere sempre presente quando si considerano le questioni sociali contemporanee. I termini forza e violenza vengono adoperati allo stesso modo sia per le azioni delle autorità che per quelle dei rivoltosi. È chiaro che i due casi danno luogo a conseguenze ben diverse, lo sono del parere che sarebbe tanto di guadagnato adottare una terminologia che non desse luogo a nessuna ambiguità, e che bisognerebbe riservare il termine violenza per la seconda accezione; diremo dunque che la forza ha per oggetto di imporre la organizzazione di un certo ordine sociale nel quale governa una minoranza, mentre la violenza tende alla distruzione di questo ordine. La borghesia ha fatto uso della forza sino agli inizi dei tempi moderni, mentre il proletariato reagisce adesso con la violenza contro di essa e contro lo Stato.” (Georges Sorel)
    Personalmente non sono d’accordo con questo modo di concepire la forza e la violenza
    Per me la forza non può essere disgiunta dall’ intelligenza più elevata , mentre la violenza ha più qualcosa di irrazionale e umorale . Se prendiamo come analogia la forza come è definita nella Fisica essa è un vettore dotato di modulo, verso e punto di applicazione . Queste tre grandezze rispondono a precisi scopi razionali . Nel caso delle guerre vi è maggiore evidenza nel vederle applicate, ma i concetti sono estendibili a qualsiasi branca della vita pratica . Più che Alessandro potè Archimede “” Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo “
    Quindi dire che la classe conservatrice usa la forza per fare violenza al popolo , mentre il popolo usa la violenza per forzare la classe conservatrice a fare le riforme è come discutere di lana caprina .

     
    • fabris il said:

      In effetti sembra proprio lana caprina. Ed in più questa accezione di violenza, non considerando le nuove ridefinizioni dei filosofi e scrittori citati, sembra anche banalmente errata.
      “Con riferimento a persona, la caratteristica, il fatto di essere violento, soprattutto come tendenza abituale a usare la forza fisica in modo brutale o irrazionale” [Treccani]
      In effetti la violenza sembra definirsi nell’uso comune della nostra lingua, l’italiano, più una forma di forza degradata, non associata all’intelligenza. Come molto giustamente hai notato il termine forza ha una radice del significato più vicina al fisico-matematico: un’ accelerazione imposta ad una massa, che applicata in un certo verso (vettore) e in un certo punto, produce un certo risultato, spostamento, noto e fisicamente prevedibile. La violenza è come una forza a cui si dà un senso di casualità e a cui si associa un colore più pertinenete ad uno stato d’animo estemporaneo.
      Anche dai cultori della lotta armata diretta e violenta credo che venga riconosciuto che nella storia gli eserciti più micidiali e invincibili, siano stati quelli capaci di affrontare sul campo di battaglia la violenza del rivale, utilizzando una contro-violenza appoggiata però da disciplina e determinazione, tattica e strategia. Detta così mi viene anche da concordare con qualcosa dell’articolo, e cioè che la forza delle élites è l’uso intelligente e immorale della violenza destinato sempre al successo, la violenza dei giovani rivoluzionari è la reazione dei poveri disperati pieni di alti veri valori, che a casaccio si fanno falcidiare e manipolare nelle rivoluzioni incendiate ad arte.

       
  16. Mario Rossi il said:

    No.
    No alla violenza, perchè alla fine la storia insegna che sono sempre i soliti a governare, dopo la sbornia della violenza.
    Perchè dovrebbe essere diverso ora ?

     
  17. Il Castellano il said:

    A tutti quelli che leggono…
    l’italica virtù, di cui non si discute mai da nessuna parte del web e dell’etere è la.. Resilienza… segue significato : « La resilienza è la capacità di un individuo di generare fattori biologici, psicologici e sociali che gli permettano di resistere, adattarsi e rafforzarsi, a fronte di una situazione di rischio, generando un risultato individuale, sociale e morale. » (Oscar Chapital Colchado (2011).
    Sempre di concetti dualistici si discute: l’eterno scontro tra due opposti, in tutte le forme dello scibile umano, con conseguenze sempre nefaste e poco edificanti, ma il popolo italiano è resiliente da sempre: lo potete scoprire semplicemente guardando al presente ed al passato, nonostante tutto abbiamo sempre prodotto uomini di alto profilo umanistico o scientifico anche nei momenti bui della storia passata o recente; uno per tutti… se leggete questo blog… beh, a parer mio non siete così male, visto quello che leggo… anche se a volte non condivido fino in fondo alcune prese di posizione.
    L’ essere pienamente consapevoli di quello che scrivo sopra è una sorta di accettazione che la vita è una alchimia di intelletto e volontà di rispetto verso chiunque, a costo di sentirsi dire che sei un “italiota” se non vai in piazza a manifestare per un qualcosa o per qualcuno e se non istighi alla violenza o alla forza del più forte contro il più debole… e naturalmente viceversa.
    Concludo solamente con un pensiero: che me faccio di tutte le religioni, le leggi della nazione, della regione, del comune se il mio pensiero e le mie azioni si compiono nel solo ambito di non danneggiare nessun essere vivente su questa terra?
    Perdonatemi… sono uno dei tanti Italioti ancora in circolazione…

     
    • Premessa: spero di avere compreso il tuo pensiero.
      Considerazione: a cosa serve il tuo assoluto rispetto nei confronti di tutto e tutti?
      Assomiglia a passività.
      Nota: non è una critica, solo una osservazione.

       
      • Il Castellano il said:

        aspettavo simile osservazione…
        esempio: se io ti rispetto a prescindere e tu mi rispetti a prescindere, mi spieghi quale passività abbiamo fatto?… cerchiamo di capire, ragionare ed agire mettendoci ognuno nei panni dell’altro… questo per me è agire… perdonate per i troppi “agire”. Quest’ ultima è un’attività lunga, dolorosa e logorante… provare per credere!
        Veniamo al mondo di tutti i giorni: io non voto da anni… che azione di disturbo per i soloni che sgomitano alle elezioni… azione di dissenso totale e azione decisa al pensiero dominante “non voti così sei un’imbelle”… la resilienza è un’arma formidabile!
        PS… e senza le migliaia di “agglomerati di persone” – leggi associazionismo – utili solamente ad essere ingannati e estero-diretti!

         
        • Hai presente la famosa frase
          “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”.
          Ho sempre pensato che fosse “incompleta”.
          Dato che vivo nel mondo reale a mio giudizio manca:
          “… ovviamente se voi farete altrettanto per me”.

          Mi riferisco a questo.
          Il rispetto assoluto per chiunque e qualunque posizione non porta a nulla di buono, le conseguenze del buonismo “Veltroniano” le abbiamo sotto gli occhi tutti quanti.
          NOTA: NON sono un esportatore di democrazia e ovviamente rispetto il tuo pensiero ma non condivido.

           
        • Enrico il said:

          Un po di tempo fa qui commentava una ragazza di Ancona… mi pare il suo nome fosse Francesca… faceva sempre interventi intelligenti ma soprattutto di cuore. Ecco in suo onore dico che chiunque abbia masticato un pò di filosofia sa che non serve a nulla di pratico. Eppure filosofeggiare è un esercizio per la mente a stare in equilibrio sul “filo” della Dualità della vita. Quindi se dovessi immaginare un mondo migliore proporrei un pensiero di Platone:
          “Prima di pensare a cambiare il mondo, fare le rivoluzioni, meditare nuove costituzioni, stabilire un nuovo ordine, scendete prima di tutto nel vostro cuore, fatevi regnare l’ordine, l’armonia e la pace. Soltanto dopo, cercate delle anime che vi assomigliano e passate all’azione”

          Ecco…con il cuore in mano vi dico che prima di tutto dobbiamo capirci. Noi Italiani come entità non abbiamo qualità se non la resilienza. Nella lotta per le libertà ormai al popolo rimane solo l’associazionismo, e il nemico Grillino ci ha pure illustrato la “via”: la tecnologia può tenerci uniti, ma prima dobbiamo raccoglierci fra anime che si assomigliano

          scusate l’intervento con poca sostanza intellettuale ma volevo anche io dare il mio contributo.

          Complimenti a tutti, ambiente stimolante e fucina di idee… altro che Leopolde.

           
  18. Il Castellano il said:

    x Wile
    aspetta… aspetta… segui il mio ragionamento bene, io non sono “buonista”… lungi da me questo calice amaro… però cerco di trascendere con la mia resilienza il potere umiliante come accade ora… con una azione forte di intelletto e di volontà di rispetto. Per meglio spiegarmi è solamente con una “forma pensiero rispettosa” che riesco a contrastare le “forme pensiero del potere onnipresente”… un po’ come penso faccia, senz’altro meglio e più di me, il Sig. Dezzani… analizza con l’intelletto e poi scrive e descrive abilmente quando detto poc’anzi… tanto alla fine le forme pensiero del potere sono destinate a soccombere… è solo una questione di tempo.

     
  19. Gabriele il said:

    Ci sono casi in cui grossi cambiamenti non sono stati conseguenza, nella misura in cui ce lo si sarebbe atteso, della violenza.
    Per esempio la caduta dell’Unione Sovietica.
    Forse anche gli USA seguiranno questa curiosa traiettoria.

     
  20. Antonello S. il said:

    In un suo recente post, Blondet scrive che in Italia (ma anche in molti altri Paesi) le Istituzioni ti suggeriscono di non reagire ai soprusi, anzi di subirli, mandando dei messaggi…
    “…quando il tabaccaio sotto il mirino del rapinatore reagisce al sopruso e passa un guaio. […] Lo stato ti dice di non reagire al sopruso nemmeno per vie legali, quando denunciare un crimine non serve a nulla e citare per danni ormai e’ un modo di dire.

    Lo stato ti dice di non reagire al sopruso quando mostra criminali liberi di circolare: smetti di reagire ai soprusi, chiamare la polizia non serve. L’intera societa’ italiana ti dice di non reagire al sopruso, quando ti lamenti per le condizioni lavorative disumane di Amazon e i giornali fanno fake news pur di dimostrare che quello sciopero e’ fallito. […] Lo stato fara’ di tutto per mostrarti che e’ inutile, che non puoi reagire al sopruso e che non puoi nemmeno sottrarti al sopruso.

    Lo stato italiano, in tutte le sue istituzioni, manda un messaggio continuo: “non devi reagire al sopruso”, unito ad un secondo messaggio “non puoi sottrarti al sopruso”.

    Collegandolo al post di Dezzani, appare chiaro, come in un puzzle che il sistema teme come la peste la violenza che può scaturire da una ribellione.

    E’ propedeutico alla soppressione di ogni istanza, anche il progetto di inibire le uniche ideologie che istigano alla violenza (il comunismo no, quello ormai è stato asservito, è diventato complice, o forse lo è sempre stato).

    Quindi, da qui ne deriva che la semplice violenza criminale, come quella che può accadere a ciascuno di noi che subisce uno scippo od un furto in casa, risulta in maniera paradossale più tollerata di un reato che presuppone una violenza ideologica, di ribellione nei confronti delle Istituzioni, come forse, ad un attenta lettura può anche suggerire la vicenda di Fabrizio Corona.

     
  21. Sealtiel il said:

    Dezzani, nella sua genialità, non ha fatto altro che urlare quello che tutti sanno da tempo, ovvero che il ” Re è nudo “, in altre parole “Lo Stato è stato conquistato ed occupato”. Intendiamoci, tutte cose che gli addetti ai lavori, sanno da tempo, ma che il grande pubblico conosce da quel 17 marzo 1981, quando i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di un’inchiesta sul presunto rapimento dell’avvocato e uomo d’affari siciliano Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli ad Arezzo, villa Wanda, e la fabbrica di sua proprietà (la Giole a Castiglion Fibocchi presso Arezzo – divisione giovane di Lebole – e la Socam): l’operazione, eseguita dalla sezione del colonnello Bianchi della Guardia di Finanza, scoprì fra gli archivi della Giole una lista di quasi mille iscritti alla loggia P2, tra i quali il comandante generale dello stesso corpo, Orazio Giannini (tessera n. 832) e lo stessso Sindona. Come ebbe a dire lo stesso Gelli in una celebre intervista:” Avevano in mano quasi tutto il potere dello Stato”.

    Ancora oggi, i principali pilastri dello stato sono occupati:” La politica, i mass-media, la TV, i vertici delle associazioni di categoria, degli ordini professionali, delle lobbies di ogni tipo e natura, la finanza, le banche, l’economia e come qualcuno insinua, anche la chiesa”.

    Ovvio che, come dice il Dezzani, sarà molto difficile ribaltare un tale “arroccamento di potere”, con le bandierine in piazza, le paroline su facebook o i dibattiti accesi in tv da Vespa.

     
  22. Massimo il said:

    A proposito di violenza, bomba “gentile” davanti alla caserma dei carabinieri di Roma. Gabrielli ci spiega che: «Filoni che ci indirizzano verso ipotetiche matrici ce ne sono quante ne vogliamo. Ovviamente seguiamo con attenzione. Nello specifico stanno operando, e non potrebbe essere altrimenti, i colleghi dell’Arma. Abbiamo idee abbastanza chiare su chi possa essere e quindi svilupperemo queste idee, che non mi sembra il caso di esplicitare». E ha concluso: «Vorrei dare un messaggio di rassicurazione:non stiamo parlando di situazioni di allarme particolarmente importante. Per certi aspetti ritengo molto più grave la piazzata che è stata fatta ieri nei pressi di una redazione di un gruppo editoriale importante».

    Non sarà mica il solito messaggio mafioso nei confronti delle forze dell’ordine e soprattutto di chi le comanda? Emblematico il riferimento alla plateale contestazione nei confronti del PD e dei suoi rappresentanti a mezzo stampa (Gruppo Espresso) che, secondo qualcuno, è ingiustamente passata impunita.

    Ritornano gli anni di piombo? Speriamo proprio di no, di certo sono già in moto forze occulte (sono sempre i soliti) che utilizzano la violenza a scopo politico. Ma è solo un assaggio, è evidente che scaldano i motori in vista delle prossime incerte elezioni, purtroppo accadranno cose ben più consistenti

     
  23. MrStewie il said:

    Non abbiamo armi. Non abbiamo la fame. Violenza e forza sono concetti affini condizionati dal contesto. Gli italiani non faranno mai la rivoluzione. Non abbiamo idee chiare. I grillini hanno fottuto l’unica via di uscita. I massoni hanno tutto il potere. La filosofia é lana caprina. Dovremmo guardare dentro la nostra anima e poi, fatta chiarezza, cercare altri come noi prima di passare all’azione. Che enorme imbuto.

    Italiani di ogni paese, comincia il nostro viaggio da intronauti, nell’infinito spazio interno. Dove potremmo far cadere tutti i nostri terribili limiti: l’indentita’ nazionale, l’identita’ familiare, l’identita’ sessuale, l’identita’ materiale e dunque quella spirituale. Che sia questo isolamento il ‘dove’ ci stanno spingendo? O forse che uscendo dal corpo sconfiggeremo la fame e la sua minaccia? E che fine ha fatto il “non di solo pane vive l’uomo”? Attraverso il filo argenteo che ci connette a quel corpo li’ davanti riconosceremo l’irrilevanza della vita. Altro che massoni, pax americana, finanza. Costellazioni di grandi anime che fluttuano in uno spazio solo apparentemente infinito: é questa la via al Rinascimento? Chi vive su quel pianeta? S’é sviluppata la vita intelligente il quel corpo, o sono ancora alle locuste?

    Quando i commenti di un blog geopolitico di questo livello sembrano ammiccare ai viaggi interspirituali, mi par gia’ di vedere il bambino di Kubrik che fluttua nello spazio. Forse meglio lasciare un controllo a terra, come piano B.

     

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