“Crisi umanitaria” in Birmania: è sempre questione di petrolio e infrastrutture

Nella ex-Birmania, oggi Myanmar, è riesplosa la tensione tra la minoranza mussulmana e la maggioranza buddista. Washington e Londra hanno istallato ai vertici dello Stato il premio Nobel Aung San Suu Kyi, perché avvallasse la secessione della strategica regione mussulmana dell’Arkan. La giunta militare birmana, però, non intende cedere ed ha rafforzato i legami con la Cina: in palio ci sono i giacimenti di idrocarburi e la strategica via di comunicazione che unirebbe Pechino all’Oceano Indiano, senza passare dallo Stretto di Malacca. Si ripropone lo stesso schema sperimentato durante l’occupazione del Giappone, durante cui buddisti e mussulmani combatterono rispettivamente contro e a favore degli inglesi.

I mussulmani Rohingya, una vecchia conoscenza dell’impero britannico

Trascorrono gli anni, i decenni ed i secoli, ma la geopolitica non cambia e con lei restano immutati gli elementi basilari del contesto umano-geofrafico: divisioni religiose, minoranze etniche, catene montuose, stretti marittimi, vie di comunicazione, etc. etc. Certo, gli attori che si contendono l’egemonia non sono sempre gli stessi, ma il teatro dove si sfidano subisce pochissimi cambiamenti: è quindi sufficienti studiare cosa accade in passato, per capire il presente ed anticipare il futuro.

Corre l’anno 1942: l’impero nipponico è al suo apogeo, estendendosi dalla Manciuria alle isole Salomone, passando per la strategica Singapore che presidia lo Stretto di Malacca e separa l’Oceano Pacifico da quello Indiano. La Cina, schierata a fianco degli Alleati, riceve armi e mezzi attraverso una via di comunicazione costruita ad hoc: è la “Burma road” che consente ai rifornimenti angloamericani di passare dall’Oceano Indiano alla Cina continentale, attraverso la Birmania sotto controllo britannico. La volontà di tagliare questa strategica via di comunicazione, unita alla sete di materie prime, spinge Tokyo ad invadere la Birmania, partendo dalla Thailandia occupata.

Nel marzo 1942 cade la capitale Rangoon, obbligando gli inglesi a ritirarsi nella vicina India. I giapponesi possono avvalersi nella loro avanzata del sostegno di alcuni strati della popolazione birmana: i giovani nazionalisti ed i buddisti salutano con favore l’ingresso dell’occupante asiatico, che promette la liberazione dal giogo inglese. Al contrario, la minoranza mussulmana rimane fedele alla corona inglese e riceve armi ed equipaggiamenti da Londra per frenare la marcia dei giapponesi e dei loro alleati locali. La regione di Arkan, oggi Rakhine, è teatro di sanguinosi scontri etnici tra i buddisti-filogiapponesi ed i mussulmani-anglofili. Questi ultimi, concentrati nel litorale settentrionale, vicino al moderno Bangladesh, si chiamano Rohingya.

Una strategica via di comunicazione che unisce la Cina all’Oceano Indiano raggirando Singapore, la presenza di idrocarburi, una maggioranza buddista schierata su posizioni nazionaliste-militariste, una minoranza mussulmana su posizioni anglofile: sono questi gli elementi che, rimasti immutati a distanza di 75 anni, permettono di capire quanto sta avvenendo in Birmania.

Oggetto di un colpo di Stato di ispirazione socialista nel 1962, la Birmania rimane ai margini della Guerra Fredda. Fomentate nel 1988 alcune rivolte studentesche che anticipano la tentata rivoluzione colorata di Piazza Tienanmen, crollato il Muro di Berlino nel novembre 1989, anche Rangoon è sospinta dagli angloamericani verso “la democrazia”.

Nel maggio del 1990, si svolgono le prime elezioni libere dall’avvento dei militari, dominate dalla figura di Aung San Suu Kyi: figlia del “padre della patria” che contrattò con gli inglesi l’indipendenza del 1947, educata in Inghilterra, trascorsi alle Nazioni Unite, sposata con un cittadino britannico, Aung San ha tutte la carte in regola per traghettare la Birmania dall’economia pianificata al libero mercato. La giunta militare, conscia delle spinte centrifughe che attraversano il Paese, non ha però nessuna intenzione di abdicare: rifiutato l’esito delle elezioni, l’altisonante “Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo” scioglie l’assemblea ed arresta i leader politici d’opposizione. Lo smacco, per Washington e Londra, è cocente: assegnare il Premio Nobel per la Pace a Aung San Suu Kyi (1991) è una contromisura d’effetto, sebbene di scarsa efficacia. Gli anni ‘90 ed i primi dieci anni del XXI secolo trascorrono, infatti, senza che Rangoon mostri segni di ravvedimento, lasciando Aung San relegata agli arresti domiciliari.

D’altronde, le priorità degli Stati Uniti sono altre in quel momento: Bill Clinton deve espandere la NATO ad Est e ridisegnare i Balcani, George W. Bush sogna di ridisegnare il Medio Oriente e piantare la bandierina in Afghanistan, cuore dell’Eurasia. Mentre gli angloamericani dilapidano migliaia di miliardi di dollari in Iraq, la Cina cresce però vorticosamente: l’establishment liberal realizza che lo stesso Paese dove le aziende americane hanno delocalizzato sarà anche la maggior minaccia all’egemonia statunitense. Barack Hussein Obama lascia il Medio Oriente, dopo aver scientificamente appiccato l’incendio (Primavere Arabe del 2011), per focalizzarsi sull’Oceano Pacifico e su Pechino: è il “pivot to Asia”, che mira a contenere l’avanzata cinese con una serie di accordi politici-militari-economici (in primis, il TTP).

La Birmania, quindi, torna prioritaria. Il Segretario di Stato Hillary Clinton incontra Aung San Suu Kyi nel 2011, durante la sua visita ufficiale nel Paese asiatico1, ribadendo la predilezione di Washington per il Nobel della Pace, Nel 2015 si svolgono le elezioni legislative cui può partecipare anche la formazione della Aung San Suu Kyi, Lega Nazionale per la Democrazia: la vittoria arride, ovviamente, al “nuovo”. Alla Suu Kyi toccherebbe la presidenza, ma il passaporto britannico del defunto marito e dei figli le impediscono di assumere formalmente la carica, obbligandola ad assumere funzione equipollente di “Consigliera dello Myanmar”: con grande soddisfazione, Barack Obama riceve il premio Nobel alla Casa Bianca nel novembre 2016, affermando che è finalmente giunto il momento di revocare le sanzioni economiche alla Birmania2.

Il progetto di “democratizzazione” della Birmania contempla però, qui come in molte altre realtà (Russia, Iraq, Libia, Siria, etc. etc.), anche la frantumazione della Birmania, attraverso la secessione di importanti zone del Paese, dove vivono minoranze etniche e linguistiche. L’installazione ai vertici della Birmania di Aung San Suu Kyi dovrebbe infatti facilitare la secessione del mussulmano Arkan: la quasi concomitante comparsa nel 2016 dell’Arakan Rohingya Salvation Army, formazione militare con forti legami con l’Arabia Saudita3, scatena la violenza nella regione e l’immediata reazione dello Stato centrale. Le tensioni riesplodono e, come ai tempi dell’occupazione giapponese, il Paese si polarizza: la giunta militare, espressione della maggioranza buddista-nazionalista, cerca appoggio presso la potenza asiatica emergente, la minoranza mussulmana, i celebri rohingya, è adoperata dagli angloamericani per i propri scopi.

Nel 2017, la potenza asiatica emergente non è ovviamente il Giappone, bensì la Cina: eppure l’interesse di Pechino per la Birmania è dettato dalle stesse ragioni che spinsero Tokyo ad allargare la propria sfera di influenza fino a Rangoon. Materie prime (la Birmania è un importante produttore di gas naturale e petrolio) e vie di comunicazioni. Come gli inglesi costruirono la “Burma Road” per raggiungere la Cina dall’Oceano Indiano, senza passare dallo Stretto di Malacca, oggi i cinesi progettano di sboccare sull’Oceano Indiano attraverso la Birmania, raggirando così Singapore ed un eventuale blocco angloamericano dello Stretto. La moderna “Burma Road” scorre, ovviamente, sui binari dei treni ad alta velocità/capacità ed è parte integrante della “Nuova Via della Seta”, il grande piano di infrastrutture ferroviarie/marittime/aeroportuali con cui la Cina vuole coprire l’intera Eurasia4.

La minoranza mussulmana dei rohingya è invece utile agli angloamericani come, e forse più, del 1942. Oltre ad essere in ottimi e storici con Londra e Washington, quest’etnia di fede islamica, da sempre ostile ai buddisti-nazionalisti, è concentrata nella regione dell’Arkan (oggi Rakhine) dove le ferrovie e gli oleodotti cinesi dovrebbero sfociare nell’Oceano Indiano5. La secessione della regione mussulmana, oltre a seppellire l’attuale Stato birmano, servirebbe quindi a vanificare la strategia di Pechino per raggirare lo Stretto di Malacca.

Gli angloamericani si sarebbero attesi dal premio Nobel una pubblica presa di posizione a favore dell’insurrezione mussulmana, primo passo verso l’indipendenza: la Aung San Suu Kyi, però, consapevole che tale mossa comporterebbe la sua immediata deposizione da parte della giunta militare che controlla ancora de facto il Paese, ha sinora taciuto, attirandosi pesantissime critiche dagli ambienti anglofoni che ne hanno curato l’ascesa.

La difesa dei rohingya è sinora toccato alla solita Amnesty International, basata a Londra, ed all’americana Human Rights Watch: Burma: Military Massacres Dozens in Rohingya Village6, “Myanmar: contro i rohingya è pulizia etnica7”, etc. etc. Gli USA, attraverso il nuovo Segretario di Stato, Rex Tillerson, hanno avvalorato la tesi della “pulizia etnica” ai danni dei mussulmani, ma si sono sinora astenuti dall’imposizione di nuove sanzioni: per aumentare la pressione mediatica su Rangoon si sono limitati ad inviare in viaggio apostolico Jorge Mario Bergoglio, che in Asia come in Medio Oriente, dimostra così di seguire pedissequamente l’agenda dei poteri che l’hanno portato al soglio petrino.

Di fronte all’aumentare della violenza interna e degli assalti mediatico-diplomatici, la giunta militare ha reagito rafforzando ulteriormente il dialogo con la Cina: il comandante in capo delle forze armate birmane, il generale Min Aung Hlaing, si è recentemente intrattenuto sei giorni a Pechino, incontrando il Presidente Xi Jinping ed il suo omologo cinese8. Un’analoga visita dovrebbe prossimamente essere svolta anche dalla Aung San Suu Kyi9, testimoniando che il Nobel per la Pace, di fronte al rischio di balcanizzazione del suo Paese, si sta allontanando dai vecchi mentori.

La dinamica di fondo, lo spostamento del potere da Washington a Pechino, gioca a favore della giunta militare e dell’integrità della Birmania. Qualche pericoloso colpo di coda da parte dell’impero angloamericano è però inevitabile: l’imposizione di nuove sanzioni o, più probabilmente, la comparsa anche a Rangoon e dintorni dell’ISIS e dei “mujaheddin stranieri”.

1http://www.bbc.com/news/av/world-asia-15992030/clinton-meets-aung-san-suu-kyi-on-myanmar-visit

2https://www.reuters.com/article/us-usa-myanmar/obama-meeting-with-suu-kyi-says-u-s-ready-to-lift-myanmar-sanctions-idUSKCN11K0B4

3http://www.bbc.com/news/world-asia-41160679

4https://www.ft.com/content/ed033dae-6c69-11e7-b9c7-15af748b60d0

5http://www.ramree.com/2014/07/31/china-says-abandoned-kunming-kyaukpyu-railway/

6https://www.hrw.org/news/2017/10/03/burma-military-massacres-dozens-rohingya-village

7https://www.amnesty.it/myanmar-rohingya-pulizia-etnica/

8http://www.chinadaily.com.cn/world/2017-11/24/content_34945712.htm

9https://www.ft.com/content/265168ca-d361-11e7-8c9a-d9c0a5c8d5c9#comments

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18 thoughts on ““Crisi umanitaria” in Birmania: è sempre questione di petrolio e infrastrutture

  1. Willy Muenzenberg il said:

    Tacito è sguardo di Roma: quindi sul mondo. Ma mentre la sua è visione imperiale: di ciò che tiene insieme e si prende cura dei deboli dalle angherie dei patrizi, l’altra è Bruto: l’usuraio ex plebeo che attacca Cesare della gens Iulia. Le organizzazioni ‘umanitarie’ che inventammo noi col Trust, pure.
    Ma il Catai è come la Persia: proiezioni di Roma che, ricongiunta al greco nella terra dei Rus, ricivilizza il mondo. Niente più ‘kolossal’ o ‘Concili’ per sottomettere le povere popolazioni ex romane: che a Roma guardano. In attesa: resistendo.

     
  2. Sembra sempre più evidente la “vicinanza” di bergoglio a l’ islamismo sunnita . Avete mai sentito “l’ apostata” esprimersi con simili toni contro i massacri “islamisti ” delle minoranze cristiane siriane ?

     
    • oriundo2006 il said:

      Si, o’ papa e’ dichiaratamente mondialista. E agit\prop un po’ in ritardo sui tempi d’oro della categoria. Adesso provoca il buddismo theravada in Birmania per mancanza di ‘sensibilita’ ed ‘accoglienza’ verso l’altrui credo ( assai vicino al wahabismo sunnita piu’ estremo, terrorismo compreso ), dimenticando tutto quello che l’ottimo Dezzani dice, domani chissa’…e dimenticando anche che la Birmania non e’ cattolica ma segue un altro credo su cui Bergoglio non ha alcuna competenza per esprimere giudizi o fare concioni moralistiche: va li’ solo per rompere un po’ i c. ai buddisti di la’ e con un occhio anche ai buddisti italiani, che stanno crescendo di numero e danno assai fastidio al clero italiano. Strano pero’ – e non vorrei dire sempre le stesse cose – che non ricorda ai (pseudo ) ‘fratelli maggiori’ quanto questi impunemente facciano ai palestinesi, parecchi dei quali sono cristiani. E neppure che si degni di indagare a fondo sugli abusi dei chierichetti proprio dentro le mura dei palazzi apostolici. Insomma, fa il suo mestiere di squallido servo prezzolato: prezzolato col silenzio sui tanti abusi del vaticano e sulle tante nequizie di Giampi II, tanto anche qui per ripetersi. Un ultimo inciso: ma i rohinja tollerano i buddisti ? A me non risulta. Risulta invece che li considerano ‘politeisti’ da convertire con la spada o da eliminare senza ulteriori indugi, oppure da separarsene senza rimpianti, come fece il Bangladesh ai suoi tempi od il Pakistan, anche li’ con il beneplacito degli angloamericani: si capisce, questo atteggiamento riguarda solo gli estremisti armati, spesso aiutati ‘fraternamente’ in Bangladesh e che spingono i loro confratelli alla rivolta ed alla sedizione per ragioni geopolitiche e se ne fanno scudo alla bisogna. La situazione dei R. e’ dunque assai complicata e difficile perche’ ANCHE in Bangladesh o negli altri stati vicini ( ce ne sono centomila i Thailandia ) sono pesantemente discriminati, quando non uccisi, le donne stuprate, ecc. ecc. ( su Wiki notizie interessanti al riguardo, come anche la presenza in Birmania di ALTRE stirpi musulmane non discriminate ).
      Che dire ? Io penso che il problema si sia acuito perche’ stati esteri soffiano sul fuoco per le ragioni dette nell[‘ articolo e che la visita papale non puo’ che rinforzare. L’ umanita’ soffre ANCHE per la politica dell’accoglienza ‘sponsorizzata’ da interessi infami.

       
  3. Mansfra il said:

    Secondo l’analista politico russo Nikolai Stakirov la crisi birmana scatenata dai soliti noti ha due obbiettivi. Uno naturalmente e’ rompere le scatole alla Cina nel suo cortile di casa. L’altro e’, creando una situazione di conflitto tra musulmani e buddisti, fare in modo che il mondo musulmano, non necessariamente estremista, si schieri contro la Birmania. Ora in Russia vivono molti musulmani, in maggioranza secolarizzati che stanno combattendo in Siria contro l’ISIS, ma cio’ impedisce lo stesso alla dirigenza russa di schierarsi apertamente col governo di Rangoon. Se la tensione in Rakhine dovesse esacerbarsi si rischierebbe quindi un’incrinatura dei rapporti tra Russia e Cina, e potenzialmente anche tra Cina ed Iran. Ecco quindi il secondo obbiettivo degli americani, prendere due piccioni con una fava. Allego il link: https://www.youtube.com/watch?v=kGaCNIg0DgA

     
  4. andrea z. il said:

    Lo scontro in atto in Birmania rientra in quel “grande gioco” tra Cina e Stati Uniti che ha come premio finale l’egemonia mondiale e che si sta sviluppando attorno al piano dell’ambizioso leader Xi Jinping delle “nuove vie della seta”.
    Il progetto infrastrutturale cinese prevede una serie di percorsi terrestri, collegati ad un sistema di porti attraverso strade e ferrovie.
    Per gli USA si tratta solo di boicottare il piano degli avversari, creando caos e destabilizzazione nei territori interessati.
    Per la Cina è necessario aprire un percorso terrestre attraverso l’Asia, perché il Mare Cinese è bloccato dalla Corea del Sud e da due catene di isole alleate degli americani: Giappone, Taiwan, Filippine etc.
    Devono, poi, bypassare lo Stretto di Malacca, sorvegliato da altri Paesi alleati degli americani come la Malaysia, l’Indonesia e Singapore
    L’ Arkan birmano è solo il primo esempio di area di conflitto, poi c’è il Balucistan pakistano, dove i cinesi stanno sviluppando il porto di Gwadar, mentre gli americani, per parare il colpo, hanno spinto gli alleati indiani a stipulare un accordo con l’Iran per modernizzare il porto persiano di Chabahar e collegarlo via terra all’Afghanistan.
    Inoltre, sempre gli Stati Uniti stanno sobillando le popolazioni del Kashmir per destabilizzare la zona di passaggio delle strade e ferrovie cinesi tra lo Xinjiang e i porti del Pakistan.
    L’Egitto, altro snodo fondamentale delle “vie della seta”, ha stretto una serie di accordi per l’ampliamento del Canale di Suez, il potenziamento della rete elettrica e la creazione di una rete di industrie cinesi per svariati miliardi di dollari.
    Stranamente, dopo la conclusione degli accordi si è intensificata l’azione terroristica nel Sinai dei gruppi salafiti notoriamente legati all’Arabia Saudita alleata degli USA.

     
  5. Torquemada il said:

    Il viaggio di Papa Bergoglio in Birmania, era apparso ai più come ” inspiegabile”, anche se Il governo militare birmano, ha revocato la cittadinanza dei musulmani Rohingya nel Rakhine settentrionale e ha attaccato le minoranze etniche cristiane. Tale persecuzione è particolarmente evidente nella Birmania orientale, dove più di 3000 villaggi sono stati distrutti negli ultimi dieci anni.

    Solitamente, il Santo Padre si reca in paesi a maggioranza cristiana. La Birmania, invece è un paese di 51 milioni di abitanti, multi-religioso dove i cristiani non superano la soglia del 4%. Quella Theravāda è la tradizione buddhista più diffusa, a cui sono stati aggiunte credenze locali. Secondo il governo militare, è praticata dall’89% della popolazione, specialmente fra Bamar, Rakhine, Shan, Mon e Cinesi.

    Il Cristianesimo, come anzi detto è praticato dal 4% della popolazione, principalmente dai Kachin, Chin e i Karen, a causa del lavoro missionario nelle loro rispettive aree.

    Circa tre quarti dei cristiani del paese sono Protestanti, in particolare Battisti della Myanmar Baptist Convention; i Cattolici compongono il resto. L’Islam, principalmente sunnita, è praticato dal 4% della popolazione secondo il censimento del governo.

    Adesso tutto è più chiaro. Un grazie a Federico Dezzani che ci permette di comprendere dinamiche geopolitiche, impossibili da “afferrare”sui canali mediatici main-stream.

     
  6. Che questo Papa sia all’ordine degli USA è evidente. Questo da quando gli spioni manovrati dagli USA sono entrati nel diario di Ratzinger e lo hanno costretto alle dimissioni. (Aveva un fratello pedofilo o gay..). Di qui il papa Emerito e l’elezione dell’argentino Bergoglio.
    Ora cosa sappiamo di costui? Che era vescovo ai tempi dei colonnelli, che gli piaceva ballare il tango fino a trent’anni e che gli piacevano le donne. (Lo ha detto lui, mi sembra).
    Ergo: la vita condotta in Argentina non era propriamente monastica. Era pure gesuita. Perciò vista la corrente massonica piuttosto forte esistente in Argentina, può aver avuto legami massonici costruiti nell’epoca dei colonnelli. Qualche scheletro nell’armadio lo avrà, se gli USA lo hanno scelto. Diciamo che sta facendo il suo lavoro. Quello che è incredibile, è che la Chiesa di roma sia finita in un tale pantano, da non riuscire a sbarazzarsi di questo Papa. Tutti massoni in vaticano? Aihmè.

     
    • oriundo2006 il said:

      Non escluderei che il cattolicesimo, opportunamente ‘depurato’ da certe fantasie chiamate ‘dogmi’, sia in pole position per una nomination all’Oscar mondiale delle religioni: in altri termini, a me pare che si voglia promuovere UNA religione a livello globale invece dei molti culti oggi vigenti ed in viaggio di B. si possa ANCHE inquadrare in questa dimensione. Ovvero, guardate come e’ buono questo papa che si occupa dei musulmani, un tempo nemici della cristianita’, come e’ premuroso a volerli accogliere tutti ( a proposito, non e’ che adesso i R. verranno tutti qui da noi ? Sarebbe il colmo…ma ben possibile, dato che gli stranieri IDENTIFICANO L’ITALIA COL PAPATO ), stupitevi anche voi su come sia filosionista, ad onta delle tante asserzioni evangeliche sui figli del demonio, guardate come ( lupo travestito da agnello ) perdona a tutti, omosessuali compresi ( specie se sodomiti in abito talare ), come e’ attento a bonificare ( falsamente ) la chiesa del ‘buon Gesu’: DUNQUE e’ merito della ‘superiorita’ della sua religione. Accogliamola tutti…
      Tempo fa mi sono sbattezzato con gran gioia: ogni giorno che passa ne sono sempre piu’ contento. Pensateci…e fatelo anche voi.

       
  7. andrea z. il said:

    Come è avvenuta la sostituzione del “conservatore” Ratzinger con il “liberal” Bergoglio ad opera dei centri finanziari internazionali?

    Il 1 gennaio 2013 la finanza internazionale escluse la città papale del Vaticano dalla camera di compensazione internazionale Swift, proprio come è stato fatto con l’Iran. I turisti, i pellegrini non poterono più utilizzare le loro carte di credito e ancor meno i distributori di biglietti. Tutto tornò alla normalità 39 giorni dopo, con la sostituzione di Papa Ratzinger con il nuovo Papa dell’ordine dei gesuiti, Papa Francesco.
    Danni procurati dal black-out di 39 giorni? Inestimabili, se si considera che lo Swift è una stampella essenziale per la camera di compensazione Clearstream, sulla quale lo IOR possiede 21 conti segreti, cointestati con altre banche di facciata.

    Chi possiede SWIFT? Le società Euroclear e Clearstream.

    Parliamo di “Clearstream ed Euroclear“. Clearstream è definità come società internazionale di clearing (compensazione tra banche), Euroclear è definita invece come sistema di e3trasferimento titoli internazionale di cui si servono banche e commercianti professionisti di titoli per la custodia collettiva e per il trasferimento contabile di titoli. Secondo wikipedia Inglese, Euroclear è stata fondata nel 1968 come parte della J.P. Morgan & Co. ed è la più grande centrale delle garanzie sui depositi nel mondo. Sempre secondo Wikipedia Inglese Euroclear assieme a Clearstream si occupano di far girare il 70% delle transazioni Europee. Clearstream è stata al centro di numerosissime critiche e scandali, cause legali quasi sempre rivelatesi infondate, o meglio senza prove sufficienti, poichè è chiaro che Clearstream possiede conti non pubblicati e quindi segreti. Secondo Argo Fedrigo Clearstream ed Euroclear sono due mostri.
    Clearstream è una società che non paga tasse e non può neanche essere controllata, del Lussemburgo. E’ il notaio di tutte le banche insieme con Euroclear. Ha trattato circa 153 milioni di transazioni nell’anno 2003 ha gestito nello stesso anno circa 16000 conti provenienti da 105 paesi tra cui 41 paradisi fiscali, bancari e giudiziari, l’impresa conta 2300 dipendenti e 2500 clenti essenzialmente le banche ma anche multinazionali e società off-shore, si occupa secondo le sue cifre di qualcosa come 50 mila miliardi di Euro all’anno in elezione fiscale non controllabile. Attraverso queste due societa, tu acquisti un qualunque titolo, senza trasferirlo, perchè le società fanno da garante, lo porti in qualsiasi parte, rimanendo sempre lì, nessuno sa niente, cambiano le proprietà e nessuno sa niente perchè non c’è il controllo. Addirittura secondo Fedrigo i soldi della banca d’Italia che vanno a finire alle Cayman, tra i quali soldi del signoraggio, vengono automaticamente riciclati da clearstream nella maniera più semplice e papale.

    https://uniticontrounsistemamalato.wordpress.com/2014/10/19/clearstream-euroclear-e-swift-dove-sparisce-il-denaro-fantasma-nis/

    Perchè i grandi banchieri non volevano Papa Benedetto?

    Chiaramente non era in linea con il relativismo e “la società aperta” propugnata dai sostenitori della globalizzazione, con le migrazioni indiscriminate e, soprattutto, si era avvicinato troppo ad una storica riconciliazione con la Chiesa Ortodossa, vista dalle elite euroatlantiche come la colonna portante della rinascita morale e materiale della Russia.

     
    • non sei così lontano della realtà… l’islam nacque in seguito all’arrivo in nordafrica e medioriente dei barbari nordeuropei. anche dal punto di vista teologico, l’islam è simile all'”eresia” cristiana di ario, che era stata abbracciata da vandali e visigoti.

       
  8. andrea z. il said:

    Le massime autorità della Chiesa Ortodossa hanno una estrema considerazione di Benedetto XVI, come dimostrano le frequenti visite di arcivescovi e metropoliti e il successo nei Paesi slavi dell’opera intellettuale del Papa emerito.

    Il metropolita di Volokolamsk, Hilarion, si è recato personalmente al monastero Mater Ecclesiae, in Vaticano, per consegnare a Benedetto XVI una copia del volume “Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell’esistenza cristiana”, tradotto in russo e pubblicato dalle edizioni del Patriarcato di Mosca. Si tratta del volume XI dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger. La prefazione è curata dallo stesso Hilarion, che scrive: “Al nome di Papa Benedetto XVI è legata la battaglia per la difesa dei valori cristiani tradizionali e, a un tempo, quella per la riscoperta e la riaffermazione della loro attualità nella moderna società secolarizzata”.

    http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/10/17/news/benedetto-xvi-ortodossi-hilarion-papa-chiesa-158036/

    Papa Francesco sembra più interessato a stringere rapporti con la Chiesa Luterana, la più aperta alle istanze promosse dalle elite angloamericane “liberal”: insegnamento teoria gender nelle scuole, matrimoni omosessuali, accoglianza senza limiti degli immigrati etc.
    Non bisogna dimenticare che i protestanti episcopali, presbiteriani e luterani rappresentano la parte più consistente del cosiddetto “Stato Profondo” americano insieme con gli ebrei ashkenaziti e una piccola rappresentanza cattolica.
    Quindi, Francesco sembra un Papa più in linea con il clima di confronto aperto e di “nuova Guerra Fredda” che si sta sviluppando nei confronti della Russia.
    http://www.lafedequotidiana.it/vescova-lesbica-luterana-propone-di-chiamare-dio-con-nomi-gender-free/

     
  9. Adesso il papa Rincoglio ha chiesto “perdono” ai perseguitati,a che titolo?cosa c’entrano i cristiani in tutta questa vicenda?.Aspetto di vedere una visita pastorale nello Yemen o in Palestina e ,nonostante l’operato di questo ometto resto tenacemente cristiano.

     
  10. Paolo il said:

    A differenza di altri lettori di questo ottimo sito, resto fermamente cattolico, anzi sempre più cattolico-Romano; vivo con dolore la situazione apertasi nel 2013. Anche grazie agli articoli di Dezzani, di Blondet, e grazie alle suggestioni del banchiere Gotti Tedeschi, di Mons.Negri e di altri è sempre più evidente- a chi vuol capire- che i grandi poteri dell’impero globalista americano hanno realizzato un golpe. Un colpo di Stato….pardon, un colpo di Chiesa! Hanno bisogno di trasformare il cattolicesimo in modo da de-romanizzarlo, de-ellenizzarlo e renderlo adatto all’ideologia globalista. Quel mite professore bavarese rappresenta(va) un ostacolo. E’ stato rimosso dopo 7 anni di massacro mediatico. Era un freno, un katechon, secondo il greco usato da S.Paolo . Per quali motivi?
    Nel mondo ove tutto è merce che deve circolare liberamente non sono tollerati ostacoli, Tradizioni & Katecon che rallentino la mercificazione, l’evaporazione dell’economia naturale in economia finanziaria. In questo mondo ove il vecchio liberismo è diventato libertinismo non può esserci posto per uno stile di pensiero che fa del reale, della logica aristotelica, del tradizionale buon senso la propria struttura portante.
    Via le gerarchie, via i princìpi! Vie le più elementari coppie concettuali (verità/falsità; essere umano vs. altre specie animali; pace e guerra.)!
    Nel mondo che ha applaudito Obama “premio nobel per la pace” (!) siamo noi cattolici (praticanti o meno) a essere considerati nemici. Siamo considerati nemici, ANCHE DAI NOSTRI GOVERNANTI, ma ce lo dichiarano in modo subdolo. Come? Con i messaggi (“bombardamenti”) che quotidianamente lancia il sistema mass-mediatico e le sue armi di distrazione di massa.
    In fondo, dopo aver lasciato il senso del peccato, ora ci ritroviamo con tanti sensi di colpa. Sei “carnivoro”? Ahi, distruttore del pianeta! Sei perplesso per le nozze gay? Vuol dire che sei “omofobo” e forse anche “maschilista” e, quindi, potenziale “femminicida”. Non sei entusiasta dell’immigrazione? Sei razzista! Continui a usare bene la lingua italiana?
    Ahi, non conosci l’inglese, sei provinciale. Chiami “ministro” la signora Fedeli? Sei ignorante!
    Consideri l’islam incompatibile con la nostra civiltà? Allora….non sei un seguace di Bergoglio.
    . ***Che Iddio ci restituisca un vero Pontefice, e ci liberi dai padroni del discorso, da questi personaggi orwelliani capace di determinare persino cosa pensare, come parlare e cosa mangiare.

     

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