Trump 2: cosa resterà della NATO

La vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane “ha rimesso le cose in ordine”, chiudendo il breve, ma decisivo, intermezzo democratico: le dinamiche di fondo, protezioniste, nazionaliste e sempre più esplicitamente razziste, sono così confermate e traggono nuovo slancio dal voto americano. Se un grande accordo russo-americano è ormai prossimo, viceversa tutto lascia supporre che la pressione angloamericana, per il momento solo economica, su sposterà sui Paesi industriali ed esportatori della fascia costiera euroasiatica: Italia, Germania, Cina e Giappone. La NATO non scomparirà ma, piuttosto, con l’abbandono americano, si trasformerà in un’organizzazione difensiva ben poco atlantica, basata sull’Europa compresa tra Mar Baltico e Mar Mediterraneo.

Guerra attraverso la pace

5 novembre 2024, Donald Trump vince le elezioni presidenziali americane, consentendoci di inanellare una bella tripletta, tre corretti pronostici in un colpo solo su altrettante elezioni: vittoria dei nazionalisti hindu in India, vittoria dei laburisti in Regno Unito e vittoria dei repubblicani negli USA. Particolare degno di nota, Donald Trump è il secondo presidente della storia americana a svolgere due mandati non consecutivi, quasi che il secondo mandato, mancato nel 2021 per caso o per dolo, dovesse comunque compiersi, sebbene con quattro anni di ritardo. Avevano ragione Trump ed i suoi partigiani che assaltarono Capitol Hill, gridando ai brogli? Forse, in ogni caso “la pausa” democratica è stata decisiva e, in ultima analisi, è stata proprio la presidenza di Joe Biden a rendere ora possibile il pieno dispiegamento del “trumpismo”.

Spieghiamo meglio quest’importante passaggio. Trump ha sempre asserito che, con lui alla Casa Bianca, la Russia di Vladimir Putin non avrebbe mai attaccato l’Ucraina. L’affermazione è ovviamente inverificabile, ma molto verosimile: serviva un intermezzo democratico per innescare la guerra in Europa e l’amministrazione di Biden, ha perfettamente assolto allo scopo, sprigionando in grande stile il revisionismo russo. È sotto l’amministrazione Biden che la guerra su larga scala torna in Europa ma, si noti, è anche sotto l’amministrazione Biden che inizia, strisciante ma visibile, la guerra indiretta contro Germania e Italia: stop del gas e del petrolio russo, choc energetico e deindustrializzazione. “Messa in moto” la Russia, Trump poteva e, anzi doveva, tornare al potere, per completare il lavoro iniziato da Biden (coincidente, in ultima analisi, con gli interessi geopolitici angloamericani): intesa con la Russia (già ben visibile nell’ultimo scorcio dell’amministrazione democratica, come dimostrano gli incredibili ritardi nelle forniture militari a Kiev), sostegno al revisionismo di Vladimir Putin e crescente pressione politico-economico-militare sul nocciolo europeo.

Dopo la parentesi democratica, Trump potrà infatti riportare “la pace” in Europa, accordandosi con Putin sui destini dell’Ucraina, ma tale “pace” sancirà una situazione del tutto nuova rispetto a qualche anno prima: la Russia in ogni caso avrà inglobato il 20-25% dei territori ucraino, avrà impostato l’economia su basi belliche e avrà dimostrato che la rettifica manu militari dei confini europei paga e può quindi procedere. Più che una “pace”, sarà quindi soprattutto un “armistizio”, in vista del successivo balzo verso Occidente di Putin, coll’obiettivo di ricostruire, pezzo dopo pezzo, il defunto impero sovietico. Di più: l’accordo tra Trump e Putin, a ben vedere, sarà già un accordo tra tre contraenti, considerato che, da qualche settimana, la Nord Corea gioca ormai un ruolo attivo nel conflitto ucraino. Il coinvolgimento di Kim Jong-un nella guerra ucraina avrà effettivi esplosivi, durante il secondo mandato di Trump, soprattutto in Estremo Oriente dove Putin (e Trump) sosterrà a sua volta l’agenda di Pyongyang, a discapito della Cina e degli (ex?) alleati regionali degli USA, Sud Corea e Giappone in testa, che anziché garanzie ed aiuti militari riceveranno nuovi dazi e nuove limitazioni al commercio mondiale.

Gli esordi dell’amministrazione Trump coincideranno quindi perfettamente con la nostra analisi di inizio anno: Stati Uniti d’America “alleati” della Russia e, tra le due grandi potenze, una fascia di potenze esportatrici ed industriali (Italia e Germania in Occidente, Cina e Giappone in Oriente), sottoposte a choc sempre maggiori (il taglio delle forniture di gas per Italia e Germania, presto i dazi e, in Oriente, l’imprevedibile incognita dalla Nord Corea). Uno scenario che deve essere capito e metabolizzato, perché costituirà la struttura del sistema internazionale sino allo scoppio della guerra egemonica. In questo quadro, preme soprattutto un interrogativo: sopravviverà la NATO al secondo mandato Trump o sarà archiviata entro l’80esimo compleanno? Diversi indizi, come già sottolineato, lasciano supporre che l’alleanza difensiva sopravviverà, ma con cambiamenti così radicali e così profondi da rendere opportuno persino un cambio di nome: al ritiro degli USA dell’alleanza, coinciderà una funzione sempre maggiore della Germania, cui spetterà già sostenere l’onere della difesa dei Paesi Baltici, prossimo “obiettivo” del Cremlino. L’Atlantico settentrionale, in seno all’alleanza, conterà sempre meno, mentre acquisiranno un ruolo sempre maggiore il Mar Baltico e quello Mediterraneo. Più che NATO, sarà l’Alleanza dei Due Mari (Tre, contando il Mar Nero) o l’Alleanza Centrale Europea…

Nel frattempo, stiamo a portando a compimento la nostra ultima fatica, “Terra contro Mare – Studio di un ciclo: 1949-2049”, dove analizziamo l’evoluzione del sistema internazionale lungo un “seaculum”,  dal secondo dopoguerra sino al prossimo conflitto, evidenziando l’eterna intesa di fondo tra anglosassoni, russi ed israeliani per soggiogare le potenze della fascia costiera euroasiatica.