Lunedì Nero: le banche centrali preparano il Crollo

Il 5 febbraio Wall Street ha subito uno dei peggiori tracolli della storia, bruciando circa 1.000 $mld di capitalizzazione. Non è certamente casuale che il Lunedì Nero sia coinciso con l’insediamento di Jerome Powell ai vertici della Riserva Federale: al nuovo governatore della banca centrale spetta infatti il compito di “sgonfiare la bolla” che le politiche monetarie ultra-espansive hanno alimentato sin dal 2008. Il rialzo dei tassi della FED, coordinato con “la vecchia signora di Threadneedle Street”, innescherà un crollo che supererà per magnitudo il crack di Lehman Brothers: dall’area euro alla tenuta dei sistemi democratici, passando per un probabile sbocco bellico, come cambierà il mondo?

La Riserva Federale ha un nuovo governatore, un banchiere della Dillon, Read & Co…

Non c’è stata analisi in questi ultimi tre anni in cui non evidenziassimo la cornice in cui si svolgevano tutti i fatti politici, economici e bellici: la Cornice con la “c” maiuscola perché tutto si inserisce al suo interno e, in un certo senso, le è subordinato. Questa Cornice è la politica monetaria ultra-espansiva che ha seguito la bancarotta di Lehman Brothers: dall’autunno 2008, la Riserva Federale, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Giappone e la Banca Centrale Europea, sono progressivamente intervenute nei mercati finanziari, comprando qualsiasi tipo di titolo in contrattazione ed emettendo, in questo modo, nuova liquidità (la moneta, è sempre bene ricordarlo, si crea dal nulla). Questa politica, come ben visibile dal grafico sottostante, ha avuto come effetto “l’esplosione” dei bilanci delle banche centrali, cresciuti di 3-4 volte rispetto alle dimensioni pre-crisi.

 

Una simile politica ha avuto un impatto sia sul mercato obbligazionario che su quello azionario: il valore nominale dei titoli è schizzato ovunque alle stelle, schiacciando il rendimento dei Titoli di Stato (addirittura in territorio negativo, in Paesi come la Germania) e facendo lievitare le borse verso livelli mai raggiunti prima, nonostante le condizioni dell’economia reale rimanessero critiche. L’allentamento quantitativo, i cui principali beneficiari sono stati gli stessi protagonisti della crisi del 2007-2008 (le banche d’affari ed i grandi detentori di beni mobili, ossia l’1% della popolazione), ha così consentito al sistema euro-atlantico di “galleggiare” per dieci anni. Sono stati i dieci, travagliati, tormentati, anni in cui l’establishment atlantico ha tentato di puntellare il suo potere, sapendo di aver un tempo limitato a disposizione: la traformazione dell’eurozona in Stati Uniti d’Europa (sinora fallita), la destabilizzazione/balcanizzazione del Medio Oriente (riuscita solo in parte), l’isolamento della Russia e la rottura dei rapporti euro-russi, il contenimento della Cina, etc. etc.

Presto tardi, però, la politica monetaria ultra-espansiva avrebbe dovuto essere ritirata, essendo causa, nel medio-lungo periodo, di distorsioni troppo forti: bolle mastodontiche sui listini, erosione del margine d’interesse delle banche commerciali, perdita di qualsiasi percezione del rischio nel mercato, etc. etc. Il giorno in cui le banche centrali avessero dovuto ritirare la liquidità dal mercato, sarebbe coinciso con una svolta drammatica per l’economia mondiale: creando una bolla speculativa ancora maggiore della precedente, i banchieri centrali hanno gettato le basi per una crisi tale da fare impallidire quella del 2007-2008. Lievitato ovunque il debito pubblico a livelli di guardia e già schiacciati i tassi attorno allo zero, non rimarrà alla banche centrali che spingere il saggio di risconto in territorio negativo, oppure (cosa che tutti i commentatori, analisti e studiosi tacciono accuratamente) gli Stati saranno costretti ad adottare politiche economiche “non ortodosse”: alimentare cioè la domanda aggregata con opere pubbliche finanziate con i biglietti di Stato, anziché con la moneta-debito emessa della banche centrali.

Che i mercati fossero pericolosamente sopravvalutati non è notizia recente, e più volte lo abbiamo evidenziato nelle nostre analisi. È sufficiente calcolare l’indice Shiller P/E per notare come lo SP500 si trovi allo stesso livello del 19291: Wall Street è pronta un nuovo crollo.

La novità di questi giorni è invece l’avvicinarsi del momento in cui la bolla alimentata sin dal lontano 2008 sarà fatta scoppiare, creando un tsunami di proporzioni epiche: l’uomo cui spetta questo compito è il nuovo governatore della Riserva Federale, un ex-papavero di Wall Street (è stato vice-presidente della blasonata e antica Dillon, Read & Co), Jerome Powell. Il suo insediamento, il 5 febbraio, è coinciso con il Lunedì Nero che ha bruciato circa 1.000 $mld di capitalizzazione borsistica negli USA, lasciando pochi dubbi sulla sua missione: alzare i tassi, drenare dollari dai mercati mondiali e porre fine all’esuberanza “irrazionale” che ha condotto le piazze a livello record. Poco importa se, così facendo, genererà il Crollo e l’economia mondiale sprofonderà in una fase di recessione/depressione. Proprio come nel 1929, la stretta monetaria che innescherà il crack partirà dalla Riserva Federale e dalla “vecchia signora di Threadneedle Street”, la Banca d’Inghilterra, che a sua volta ha annunciato l’intenzione di alzare i tassi “con un ritmo ed un’intensità” maggiore del previsto2.

Quanto abbiamo detto sinora, per quanto “apocalittico” possa sembrare, non è affatto originale: più volte, la Banca dei Regolamenti Internazionali, “la banca delle banche centrali”, ha evidenziato i pericoli nascosti dietro la politica monetaria ultra-espansiva ed ha lanciato un ultimo allarme lo scorso dicembre, evidenziando come i mercati avessero raggiunto “livelli mai visti dal periodo precedente la crisi del LongTerm Capital Management del 1998 e, più tardi, la Grande Crisi Finanziaria3”. Il nostro sforzo analitico, davvero originale, è invece immaginare come evolverà il mondo dopo il Crollo che la Riserva Federale e la Banca d’Inghilterra stanno preparando. In particolare, proveremo a rispondere a tre interrogativi:

  1. sopravviverà l’euro?
  2. Sopravviveranno i regimi democratici?
  3. La crisi finanziaria sarà accompagnata/seguita da un conflitto bellico come nel 1929?

Le risposte sono: no, probabilmente no, molto probabilmente sì.

Non sopravviverà certamente al Crollo la moneta unica che, come abbiamo più volte evidenziato negli ultimi anni, è un banale sistema a cambi fissi, dove le monete dei diversi Paesi sono ancorate all’euro-marco tedesco. L’avvitamento delle borse, il riemergere delle tensioni sul mercato obbligazionario, il deteriorarsi delle condizioni economiche, obbligherà tutti i Paesi periferici (che non conoscono una vera crescita dal 2011!) a sganciarsi dall’eurozona, destinata ad scomparire come il gold-standard dopo il crack del 1929. Non è escludibile che i grandi creditori internazionali vogliano/riescano a spingere verso il default chi ridenominerà il proprio debito pubblico in valuta nazionale4 (Italia compresa, quindi).

Molto difficilmente sopravviverà al Crollo la “democrazia liberale”, le cui diffusione a scala globale è stata legata al successo del capitalismo anglosassone, ormai vicino al capolinea. Il precipitare dell’economia in una condizione di recessione/depressione, lo sfaldamento dei partiti emersi nel secondo dopoguerra, l’esautorazione finale della classe dirigente, l’ulteriore crescita del malessere sociale e della povertà, il rafforzarsi nelle spinte centrifughe in seno agli Stati, porterà l’Occidente verso forme di centralizzazione verticale del potere e di capitalismo di Stato, sul modello russo-cinese. L’immediato varo di “piani quinquennali” e di grande opere pubbliche di ammodernamento, possibili solo con governi autocratici e centralizzati, consentirà di ravvivare l’attività economica e impedire il diffondersi di una Seconda Grande Depressione.

È probabile, infine, che il Crollo sia preceduto di stretta misura, accompagnato o seguito di scarsa misura, da un conflitto militare internazionale, la classica “guerra di sistema” combattuta tra la potenza egemone in decadenza (gli USA) e gli sfidanti emergenti all’egemonia mondiale (Cina e/o Russia). La crisi finanziaria in nuce, che ha ancora gli USA come epicentro, porrà fine allo status del dollaro come valuta di riserva mondiale e renderà impossibile a Washington, a causa dell’indebitamento critico raggiunto e dell’esplosione delle tensioni sociali, conservare la sua supremazia militare/tecnologica a scala mondiale. Di fronte alla prospettiva di “essere scavalcato” dalle potenze euroasiatiche, è quindi plausibile che l’establishment angloamericano ingaggi battaglia finché ha qualche chance di uscire vittorioso da uno scontro militare. I teatri che possano offrire un casus belli abbondano: Paesi Baltici, Ucraina, Siria, Corea del Nord, Mar Meridionale Cinese, etc. etc.

Come abbiamo evidenziato nel primo articolo dell’anno, il rialzo dei tassi rimetterà prepotentemente in moto la storia: il nuovo governatore della Riserva Federale, Jerome Powell, si è insediato il 5 febbraio, accompagnato dal Lunedì Nero. Tutte le pedine sono al loro posto.

 

 

1http://www.multpl.com/shiller-pe/

2https://www.cnbc.com/2018/02/08/bank-of-england-policymakers-interest-rates-unchanged.html

3https://www.bis.org/publ/qtrpdf/r_qt1712_ontherecord_it.pdf

4http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-05-18/il-nodo-irrisolto-debito-l-estero-190929.shtml?uuid=AEOfKEOB

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44 commenti su “Lunedì Nero: le banche centrali preparano il Crollo

  1. Ludovico il said:

    Eccellente analisi e preoccupante pronostico.

    Una domanda:” Quali secondo lei, saranno i tempi entro cui avverrà il drammatico crollo delle economie mondiali ? “.

     
  2. Matteo il said:

    Leggi l’articolo Giugno 2017, nell’occhio del ciclone. Un anno al massimo…

     
  3. Willy Muenzenberg il said:

    La fine di Paevus, dunque. Di Robespierre e dei suoi predecessori Lutero, Calvino e Cromwell. La fine del sistema della moneta-debito. Risuonano nel mondo le strofe del Dante nuovo non per nulla chiamato Pound: ‘With usura hath no man a house of good stone…’. La guerra, dunque, per continuare ad emettere i coriandoli contro cui obbligare i popoli a dare il loro petrolio. Ma Roma ha chiamato col nome della sua Sarmazia il modo concreto con cui, Aleppo nuova Stalingrado, impone nessuna alternativa alla sua pax. Ave, Tacito. Roma te salutat.

     
  4. Salvo il said:

    Lo stesso lasso di tempo decennale intercorso tra il crollo di Wall Street e l’attacco nazista a Danzica c’è oggi 2018 rispetto al crack di Lehman Brothers. Allora però non c’erano gli ordigni nucleari, le guerre si potevano combattere e vincere anche se a costo di 50 milioni di morti. La storia non potrà ripetersi senza porre fine alla vicenda umana. I neocon devono fermarsi e capire che un attacco nucleare a sorpresa contro Russia e Cina lungi dal consentirgli di vincere la guerra precipiterebbe il pianeta nel disastro. La soluzione è una sola: l’economia reale della Nuova Via della Seta e la coesistenza delle 3 grandi potenze.

     
  5. Paul Droogo il said:

    Il più sagace si è dimostrato Kim, che si è attrezzato a dovere. Se gli USA devono incassare 40.000.000 di morti solo per annichilire una Corea indipendente, rimangono con il fiato corto contro la Cina, la Russia e pure contro l’India.
    Gli ascari d’Italia, invece, dovranno continuare a lavorare per mantenere al comando i loro bulucbasci.

     
  6. Ottimo Dezzani, io sono per i tre no, come Claudio qui sopra opto per il caos a casa loro, visto lo stato in cui versano e il malessere ormai troppo oltre ogni livello accettabile…

     
  7. E’ indubbio che i banksters vogliono una WW , (ovviamente “limitata” alle “micro-nuke” );pensano che avendo già”funzionato ” ( per LORO) due volte funzionerà ancora , ma fanno un calcolo sbagliato: la russia non è la germania e non gliela concederà nei “termini” che essi vorrebbero ( e la cina ancora meno ).
    Quindi finirà male, molto male , i banksters “vanno a coca” , mica a “vodka” come il vecchio PCUS

     
    • WS sono d’accordissimo con te.
      Mi sfugge solo una cosa. Quale modo migliore per ottenere una WW3 se non quello di mettere le Nazioni europee l’una contro l’altra?
      La carta che la signora May stava giocando nella prima fase della Brexit era proprio quella di disgregare l’UE. Divide et impera, dicevano gli Antichi Romani, no?
      Io insisto nel dire che l’analisi offerta da Dezzani é tutt’altro che lineare.
      E poi, é mai possibile che non accenni neppure al potere che la Cina ha nel condizionare l’andamento delle borse americane?
      A proposito il sistema Cinese é modello piú complesso della centralizzazione verticale del potere russo. Basti pensare all’autonomia fiscale di cui godono le varie provincie cinesi, con situazioni di vere e proprie zone franche dalla tassazione del governo centrale!

       
      • Il ” gioco inglese” che tu richiami con cui ” la perfida albione” ha giocato a ripetizione le potenze egemoni in europa è stato tentato anche in asia dagli americani che cominciando con kissinger hanno innalzato economicamente la cina affinchè poi disputasse la siberia all’ URSS ( poi russia) .
        I cinesi però non sono ” tedeschi” , hanno un altra cultura , un altra storia , altri piani e altre tempistiche; si sono solo limitati gentilmente a farglielo credere. I cinesi sorridono sempre , dicono sempre di si , ma poi vanno per la loro strada. Ai cinesi non si possono vendere i nostri ” etat d’ esprit”.
        La cina è ,politicamente parlando, un altro mondo.Non è un caso che siano un impero nato 500 anni prima di quello romano ma l’ unico ancora vivo ed in continua seppur lentissima crescita

         
        • Hai mai letto il libro di Martin Jaqcues?

          Scrittore Britannico, che “casualmente” accenna appena le sofferenze inflitte ai Cinesi da parte dell’Impero Britannico.

          Eppure, senza mezzi termini, sostiene che la Cina é una civilizzazione millenaria che é sopravvissuta per sino agli attacchi dei Barbari. Senza mai farsi inquinare.

          Non ho dubbi che i Cinesi siano attualmente interessati a mantenere un sistema di equilibri tale che non pregiudichi il proprio commercio. Detto ció, se é vero che una guerra puó essere inevitabile per la difesa degli sbocchi commerciali cinesi, é vero anche che la stessa guerra potrebbe irrimedialmente compromettere la possibilitá di accrescere la fiducia cinese presso i Conteninenti non asiatici.

          Chi ha voluto mantenere lo status quo, non vendendo il debito pubblico americano é la Cina. Chi ha voluto evitare il chaos mantenendo in piedi tutto il teatro delle Organizzazioni Internazionali é sempre la Cina. Chi ha offerto garanzie per sostenere la finanza mondiale é ancora la Cina. Chi puó seminare il panico e distruggere il valore del dollaro é la Cina.

          Io voglio solamente sottolineare che essere contrari ad un sistema di coordinamento europeo, implica che i singoli stati europei torneranno a farsi la guerra. Ma stavolta lo faranno non per i propri interessi. Ma per quelli di uno Stato terzo.
          L’approssiamazione di analisi, mista ad odio gratuito, che carattterizza le analisi pseudo nazionaliste che mi tocca leggere, sono rilevanti quanto un libro di narrativa.

          A miloncuore mi tocca accettare il fatto che anche nelle presunte patriotiche analisi di Dezzani, c’é sempre quel livello di esterofilia, di sottomissione della sorte italiana all’azione piú o meno risolutiva di un eroe estero, in questo caso Putin. Nel neo-nazionalismo italiano trovo solo una deprimente genuflessione ideologica a qualcosa che proviene da altrove. Stavolta, il nazionalismo russo. E io pensavo che bastasse guardare dove sta l’Italia per rendersi conto che quella roba non puó appartenere ad una penisola al centro del mediterraneo, ovvero del mondo.

          Tornando alla Russia, io chiedo con grande umiltá di studiare i rapporti tra Russia e Caucaso (trans e ciscaucaso) e Asia centrale per avere un’idea di cosa sia la Russia. Sia i rapporti storici che recenti. Se quella é una chiave per inquadrare le reali intenzioni russe, allora l’Europa deve capire che la prioritá non é quella di parteggiare per qualcuno, che sta al di fuori dell’Europa, ma di correggere la politica tedesca e uscire da questo guado senza distruggere ció che di buono é stato prodotto durante questi anni di pace.

           
  8. Stanislav Petrov il said:

    Non sono d’accordo. Per gli USA è di fondamentale interesse nazionale mantenere elevato l’indice azionario di riferimento (SPX) altrimenti avrebbe una crisi fiscale immediata. Trump ha ulteriormente indebolito la posizione fiscale con tagli alle imposte inefficaci e iniqui ma soprattutto non coperti da presenti e future entrate. Nel computo delle entrate fiscali l’entità delle imposte sui capital gains è di importanza primaria (tutti i dati sulla scomposizione delle entrate fiscali per fascia di reddito sono pubblici, si desume che quali la totalità delle imposte proviene dal quartile a reddito più elevato e parte rilevante sono capital gains). Il recente sell-off è stato un bonus per il governo federale, con le imposte sui capital gains al 30% è conservativo immaginare che lo stato incasserà 200 miliardi dollari (dato che il sell-off ha cancellato oltre 1 trilione di dollari che avevano dietro una rivalutazione contabile attorno al 100% medio). Come auspicabilmente noto, i mercati finanziari sono un mezzo di controllo sociale destinato a quel terzo della popolazione più o meno benestante che è poi quella che vota e che rappresenta gran parte dei consumi. I rimanenti 2/3 sono imbecilli terminali, subumani non distinguibili dagli scimpanzè. Ma quel terzo va difeso e l’indice di borsa potrà sì cedere sino al 20% e forse ma non oltre, rimandando il più possibile sino all’inevitabile crisi del sistema pensionistico. Tuttavia il resto del mondo osserva e nota che negli USA appena il decennale sale oltre il 2,75% il sistema non tiene mentre in Cina il decennale è oltre il 4% (il che obbliga gli USA ad alzare il loro) ma avendo un spazio fiscale enorme e un risparmio privato immenso hanno spazi che l’occidente non ha più da almeno 10 anni. E’ inutile girarci attorno, stiamo assistendo al più rapido trasferimento di ricchezza e potere economico della storia, l’impero romano iniziò a decadere alla fine del terzo secolo ma crollò solo 150 anni dopo, quello britannico giunse al suo apogeo alla fine dell’ottocento e terminò in meno di 50 anni, quello americano ne impiegherà solo 25, dal 2000 al 2025 data ultima, quando si saranno bevute le ultime riserve petrolifere dato che il miracolo dell’LTO (light ight oil) è un miraggio consentito dalle stamperie della FED e dalla pazienza dei cinese non ancora pronti al passaggio. La spina potrebbe essere staccata domani ma non conviene ai cinesi, porterebbe al crollo dell’euro-dollaro e all’insolvenza del sistema bancario mondiale, verrebbe recepito come gesto ostile non solo ovviamente dagli atlantici ma anche da quei paesi che la Cina vuole attrarre verso un nuovo ordine mondiale. Aspettano che siano gli americani e gli europei a impiccarsi da soli, non hanno scelta alcuna, dovranno monetizzare anche l’aria e lasciare che le proprie valute implodano. Non si può sanzionare un paese che possiede buona parte di tutte le supply chains dalle quali dipendono ciò che chiamiamo impropriamente società del benessere. Gli USA hanno perso gran parte della capacità di produrre, non hanno più competenze e lo stesso vale per l’Europa, Germania solo parzialmente esclusa in quanto forte in settori “vecchi” ma debole o assente nelle tecnologie di oggi e domani, AI, quantum computing, criptografia, comunicazioni ottiche, linee elettriche in continua ad altissimo voltaggio, grafene etc… dove i leader sono in Asia, non solo Cina ma anche Giappone e la futura Corea unita, una potenza mondiale “in the making” che risolverà il problema del sud, la bassa fertilità e quello del nord, l’assenza di benessere.

     
  9. Ammetto che non me ne intendo molto di finanza, però il declino dell’impero Americano è ormai evidente per chi vuol vedere. Inserisco un link ad un articolo del Sacher, molto interessante, che analizza i tentacoli della piovra internazionale.
    http://sakeritalia.it/america-del-nord/tintinnar-di-sciabole-minaccia-nucleare-o-una-guerra-ancora-piu-devastante/

    La futura crisi è predetta da molti analisti indipendenti. Dato che non me ne intendo molto di queste cose, vorrei chiedervi consiglio: in quale modo potrei mettere al sicuro i miei pochi risparmi?
    Qualsiasi consiglio è ben accetto. Grazie
    Sempre che i geni neocon non scatenino un’apocalisse nucleare !
    Saluti

     
      • Grazie Maurizzio.

        L’altro ieri i siriani, dopo ripetute incursioni isdraeliane, hanno finalmente reagito ed hanno abattuto un caccia.
        Ieri, è precipitato un aereo civile russo, che caso fortuito …
        Il ginepraio siriano si avvicina sempre più all’esplosione .

         
        • Maurizio Destro Benini il said:

          Prego , non è una garanzia assoluta , ma è l’unica azione russa acquistabile anche su Francoforte che sia scambiata con volumi notevoli e paga anche un buon dividendo. Ed è russa e questo per me è una garanzia di serietà. Comunque secondo me non succederà nulla , nessuna guerra mondiale. Putin non la vuole nel modo più assoluto.

           
  10. Mansfra il said:

    Temo che non siamo mai stati negli ultimi anni tanto vicini ad una guerra quanto lo siamo adesso. Secondo la mia modesta opinione dubito che scoppiera’ in Ucraina, se la giunta golpista di Kiev tentasse di prendere manu militari il Donbass penso che verrebbe annichilita in poche ore, come successe alla Georgia nel 2008. Dubito persino sulla Nord Corea, le implicazioni sarebbero troppe, Seoul, megalopoli di oltre 10 milioni di persone sarebbe sotto il fuoco dell’artiglieria di Kim. Vedrei come scenari piu’ probabili la Siria, dove negli ultimi giorni c’e’ stata un’escalation del conflitto ed i media main stream hanno cominciato con la solita litania delle armi chimiche e degli ospedali pediatrici colpiti dal cattivone Assad, ed anche Taiwan dove i dirigenti cinesi hanno recentemente ribadito che una dichiarazione unilaterale d’indipendenza o il dispiegamento di forze armate USA nell’isola sarebbero un casus belli.

     
    • 1) la NK ormai è fuori portata ( ora hanno una versione “domestica” pure degli iskander.)
      2) in MO ricacciare indietro la russia e “l’ asse della resistenza” è sempre più rischioso, si è visto ieri che per U$raele la riuscita del piano kuvaim per cui gli U$A hanno speso immense fortune è sempre più problematica. La partita durerà a lungo ma non potrà più essere vinta.
      3) l’ ukraina rappresenta la situazione più vantaggioso per gli U$A, quantomeno per mettere un cuneo tra .l€uropa e la russia, anche se le certezze dei pianificatori NATO cominciano a vacillare: la russia sta dimostrando di avere sempre un gran numero di strumenti e di mosse efficaci dalla sua.
      Eppure i banksters una guerra la devono fare; probabilmente incominceranno dal cortile di casa : il venezuela.

       
      • Mansfra il said:

        Un cuneo tra Europa e Russia c’e gia, e’ sufficiente l’Ucraina nord-occidentale per crearlo che forma una sorta di trait d’union tra le iper-filo-americane Polonia e Romania. Putin tiene pero’ sotto pressione la giunta golpista di Kiev, se gli ucraini non vogliono passare un inverno al freddo ed al gelo hanno bisogno del gas russo e del carbone del Donbass. Se tentassero di riprendere quest’ultimo penso che finirebbero affumicati come i Georgiani nel 2008 quando tentarono di prendere la Sud Ossezia. Non penso che il Venezuela cambierebbe troppo le cose, il continente americano e’ gia cortile di casa USA, sarebbe una riedizione delle “eroiche” invasioni di Grenada o Panama degli anni ’80. La partita si giochera’ in Eurasia, condivido cio’ che dice sulla Nord-Corea, i miei 5€ su Siria o Taiwan.

         
        • Giuseppe M. il said:

          C’è da dire che alla detonazione di un conflitto ne può seguire un altro. Dove è scritto che un conflitto debba restare circoscritto ad un’area del mondo?
          L’Ucraina di sua iniziativa può fare solo azioni suicide, l’Iran è nelle mire di Israele, il mar cinese è strategicamente vitale.
          A mio modo di vedere la questione Iran/Siria non passerà senza una guerra. Se dovesse detonare lì, allora l’Ucraina potrebbe pensare di fare un colpo di testa.
          Anche la Turchia sembra una scheggia impazzita di cui tener conto. In questo ultimo mese Erdogan sta minacciando tutti (Gracia compresa). E per la Russia i Dardanelli è questione vitale.
          L’Europa deve capire cosa vuole fare da grande. Per adesso si sta mostrando ostile alla Russia e la cosa, in caso di un precipitarsi improvviso della situazione, potrebbe farle molto male.
          Io credo che se per ipotesi Erdogan dovesse attuare le minacce contro la Grecia o chiudere i Dardanelli, o l’Ucraina dovesse fare un colpo di testa in Donbass, la Russia non solo attaccherà a gran forza la Turchia stessa, ma non darà nessun tempo all’Europa imbelle e ostile, invadendola.
          Ricordiamo che Putin ha già detto più volte che la Russia di subire un’ennesima guerra a casa propria non ne vuole più sapere.

           
  11. Mikahel il said:

    Se vi è la fine di un era, vi è l’inizio di un’altra.
    Se l’umanitá correrà a raccattare le inutili briciole di un economia fasulla, l’analisi del buon Federico sarà rispettata.
    Negli anni 30 i tedeschi si riunirono in massa verso colui che cercava di portare alla rinascita umanitaria e sociale, mettendo l’uomo al cdntro dell’universo (e non l’oro come i suoi antagonisti), la stessa cosa fu intuita ma con meno enfasi in Italia. Se le cose andarono male è perché il resto dell’umanità non era coinvolta.
    Siamo oggi invece in una situazione differente, l’intera umanità è coinvolta e l’intera umanità può cogliere il momento dopo il crollo come u a liberazione dal materialismo (oltre che dagli interessi degli strozzini banchieri).
    Trump, se Dio vorrà, potrebbe azzerare la bilancia economica, estinguere qualsiasi debito e riproporre l’ordine esecutivo di JFK sulla moneta.
    Se cosi accadesse ed il mondo lo seguisse, allora potremmo vedere il NON avverarsi della profezie degli ultimi tempi che incombono su di noi tutti.

    Oh Uomo, sei pronto per il “Q. LEAP”?

     
  12. emanuele valla il said:

    Il Dezzani geopolitico è sempre interessante, il Dezzani economista (o esperto di finanza) è spesso deludente. Può essere che WS perda ancora, ma fare un paragone con il ’29 è assurdo, non perchè ci sono 90 circa di differenza, ma perchè l’economia americana reale non è come quella del ’29. I redditi ci sono, non una meraviglia, ma ci sono, perchè vengono sostenuti alla “giapponese” da politiche fiscali espansive, che sono il termometro vero per giudicare i mercati. Essi dovrebbero appunto essere valutati non suille medie o sugli indici, ma sull’economia reale. In sintesi
    1) il governo USA, con l’accordo sull’innalzamento del deficit, immetterà centinaia di miliardi nell’economia reale (non nella finanza con il QE)
    2) non si può valutare un mercato azionario come quello americano “a spanne”. Bisogna vedere i titoli. Oggi la Ford vale 10,6 dollari, chi non la compra è un bischero, tanto per dire un esempio. AK Steel valeva qualcosa come 75 dollari, oggi sta a 4,5 e l’immobiliare e infrastrutturale è in espansione, volete che non vada a 6 dollari?
    3) Le nuove tecnologie. I listini americani annoverano società i cui titoli non possono essere giudicati dal prezzo. Come si fa a dire se Amazon è sovrapprezzo? Se si espande, dove può andare l’azione? Prendiamo Alphabet: se uno solo dei suoi progetti , e ne ha tanti, prende piede, chi dice che il titolo non salga ancora, che so, di 100 dollari? Non parliamo poi della robotica. Le banche centrali e i governi, oggi sostengono questi titoli perchè impegnati nella ricerca (esempio: Tesla)
    4) Il clima di guerra. E’ il lato più immorale dela vicenda, ma sappiate che in clima di guerra o di corsa agli armamenti, i mercati come minimo stanno fermi o salgono. Si veda l’epoca della guerra in Vietnam. Gli analisti infatti spingono per acquistare titoli del settore difesa-militare (anche in Europa, dove si preme per innovare la difesa)
    5) L’ Europa: in Europa l’inflazione è bassa, il potenziale di espansione economica, a volerlo, è alto. Se i soldi andranno via da Ws, verranno in Europa, ma allora tutti i mercati si sosterranno a vicenda, come spesso accade.
    6) Wall Street. Un po’ di soldi andranno nei bond, perchè SI CREDE che remunerino benino, in attesa di un’inflazione che si abbassa, causa politica dei tassi alti della FED. Ma i tassi alti aumenano l’inflazione, non la calano, quindi ci sarà un controbilanciamento.
    7) Concetto di “crollo”. L’investitore dilettante vede che perde i soldi ed esce. Ma oggi tenere un’azione in calo di una società non significa trascorrere 20 anni prima che risalga, come dopo il ’29. I tempi sono più rapidi e le opportunità maggiori.
    Conclusione: cerchiamo, per favore, di essere un po’ più professionali.

     
  13. Matteo il said:

    A me piacciono gli articolo di geopolitica che quelli di economia, per quanto non ne capisca granchè (di economia). Non scordiamoci che oggigiorno le due cose sono intimamente interconnesse

     
  14. El Chai il said:

    Questa brutta storia deve chiudersi qui, entro il 31 dicembre 2018. Gli “sterco del demonio” hanno sopra passato ogni limite. Andate all’inferno! Che l’umanità ritorni alla Giustizia, al valore dell’uomo, alla trasparenza in ogni atto. Così sia…

     
  15. Matteo il said:

    A me la cosa che mi sconvolge più è che ci sia gente che vota ancora Pd, che pensa che stampa e televisione siano libere e che Berlusconi sia un pericoloso reazionario brutto e cattivo

     
  16. Alberto il said:

    Che primo o poi da un punto di vista finanziario/economico succeda qualcosa di eclatante è certo, prevedere come e quando è un pò più difficile proprio perchè le interazioni tra Stati sono talmente complesse che anche il più arguto analista si trova in difficoltà a fare previsioni che abbiano possibilità di realizzarsi. Per quanto riguarda il nostro Paese, visto il rincoglionimento generale che ormai permea la stragrande maggioranza dei nostri concittadini non so a cosa andremo incontro. Concordo pienamente che siamo all’inizio di un passaggio dall’ordinamento democratico a qualcosa di diverso e forse non ancora sperimentato, intendo dire che si potrebbe andare verso una forma di governo autoritario ma purtroppo non nel senso che qualcuno ha accennato ovvero verso un “uono forte” che in modo autoritario prenda le redini del Paese e faccia anche solo un decimo di quello che fu fatto in Germania dal 33 al 39 o anche in Italia nel ventennio. Evitando di scadere nella pateticità di questi giorni con marce antifasciste ed anagrifi varie (mi sembra di essere tornato agli anni ’70) se parliamo esclusivamente da un punto di vista economico ciò che fu fatto in Germania all’epoca ha qualcosa di incredibile e straordinario ma proprio per questo (e non credo per altro) essa fu distrutta. Vedo impossibile oggi Europa il sorgere in un Paese di un governo autoritario che si svincoli dalla moneta debito, riesca a emettere anche qualcosa di paragonabile ai MEFO e che riesca a controllare i prezzi rendendoli indipendenti dalla quantità di moneta circolante etc. Settant’anni di dominio della finanza angloamericana e l’gnoranza delle persone hanno reso impossibile una qualsiasi evoluzione in senso nazionalista e “socialista” ovvero di tutela della popolazione rispetto al capitalismo finanziario. Ritengo invece possibile l’avverarsi di una deriva autoritaria totalmente distopica ovvero il capitalismo finanziario non si limiterà più a gestire con i suoi “camerieri” la politica degli stati ma posizionerà i suoi uomini direttamente al comando degli Stati stessi utilizzando in senso repressivo quell’apparato di sicurezza che nel corso degli ultimi anni, con la scusa del terrorismo, ha assunto dimensioni e ramificazioni gigantesche.
    Speriamo di no!!

     
  17. Matteo il said:

    Mi sto rileggendo per l’ennesima volta IL libro, 1984. è incredibile quanto sia attuale…

     
    • Giuseppe M. il said:

      Ti consiglio anche “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley (un altro molto addentro, fratello del primo direttore dell’Unesco).
      I due romanzi sono complementari e vanno letti insieme.
      Attualissimi

       
  18. brughen il said:

    davvero non capisco perché l’impero americano subisca il suo declino in questo modo. basterebbe poco per mandare in crisi pesante la cina, basterebbe chiuderle il mercato americano e, con opportune pressioni, pure quello europeo, a quel punto non avrebbero dove vendere i loro prodotti, non hanno ancora costruito un mercato interno decente, sono molto vulnerabili, si spegnerebbero in un attimo. perché non viene fatto?

     
    • Perchè è il capitale che ha portato le fabbriche americane in Cina, non gli Americani….

       
  19. Fartzilla il said:

    Se la previsione numero tre dovesse essere esatta (non credo) le previsioni uno e due (sicuramente corretta la prima, giusta o sbagliata la seconda, dipende dallo stato coinvolto) non sarebbero più rilevanti. Ritengo più probabili, e auspicabili, le solite guerre proxy… altrimenti i sopravvissuti andranno a tappi di nuka-cola!

     
  20. Non sono così pessimista come Dezzani.
    Sono convinto che si tratti di un normale crash di borsa, che avrà il suo acme nel novembre del 2018, in occasione delle elezioni di mid-term. Rinnovato il Congresso, che potrebbe passare da repubblicano a democratico, Trump sarà una anatra zoppa e correrà rischio di impeachment. Facilmente, quindi, rinuncerà alla Casa Bianca, salvando pelle e soldi personali, anzichè affrontare i super rischi personali in fatto di capitale e di persona fisica.
    Nel “normale” crash, intendo un apocalittico crash, i listini si ridurranno a percentuali di gran lunga inferiori al 50%. Ma questo succede ed in questo momento l’economia è solida, grazie al grande sviluppo del pianeta. Siamo passati da 1,5 miliardi di consumatori del 1990 ai 4 miliardi di consumatori, aggiungendo Cina ed India al vecchio mercato fatto da Europa ed USA + vari. ED abbiamo ancora una grossa riserva di poveri in Africa.
    Perciò, non vedo guerre all’orizzonte, se non per affermare le proprie supremazie. Tralascio le situazioni regionali, che sono in contnua ebollizione, ma sono più scaramucce che guerre vere e proprie. Israele continuerà ad abbattere aerei russi, i turchi cannoneggieranno Cipro e piattaforme delle multinazionali, ma non sono cose gravi. Tutto si aggiusta.
    Faccio la mia previsione. Il mercato ribasserà con le solite onde. avremo un aprile dignitoso, perchè Powell avrà fatto il primo rialzo del danaro. Il mese dopo, gli investitori capiranno che sta per arrivare il secondo e di nuovo vedremo le ondate di ribasso, ecc. A ottobre-novembre ci sarà il vero e proprio crash, portato da fallimenti di qualche banca, sparizione dei bitcoin, o qualche diavoleria simile, magari crac dell’Eurozona. Ma il bastone grosso lo ha sempre l’America, perciò i soldi verranno sempre parcheggiati in quei dintorni. Ed i soldi sono arabi, cinesi, non più russi per le tensioni, indiani, pakistani, ecc.

    Giustissima l’analisi di federico che vede un nuovo piano di lavori dell Stato e la centralizzazione della moneta e della spesa. Lo stiamo già vedendo adesso.
    Insomma, buona fortuna 2018…Il 2019, sarà accolto con maggiore entusiasmo di questo 2018.

     
  21. Matteo il said:

    Non sarà la Russia ad attaccare per prima, ovviamente. Ma a parte ciò, ho sentito di Renzie possibile futuro presidente della Commissione dope le Europee del Maggio dell’anno prossimo. Peccato che per allora l’UE non esisterà più e il Vecchio Continente sarà ridotto a un cumulo di macerie fumanti per mano degli stessi creatori delle istituzioni di Bruxelles…

     
  22. Giuseppe M. il said:

    Se Renzi è il rottamatore (in effetti ha rottamato il PD) mi starebbe benissimo vederlo ricoprire un ruolo in seno alla UE.
    Rottama Renzi, rottama e stai sereno

     
  23. COME FOTTERE L’EURO ?

    1) Se tu voui fregare l’Euro, basta che Stampi Moneta Pubblica di Stato, Nazionale, a circolazione esclusivamente interna. Senza uscire dall’Eurozona.

    2) Porti la tassazione attuale da 85% al 28% (No tasse solo contributi Inps e contributi sui servizi).

    3) Compri materie prime in Euro, con una moneta forte, stabile, sicura,

    4) Trasformi la materia prima in prodotto finito, in italia con la Lira pubblica, esentasse, a -70% del costo del lavoro.

    5) Rivendi il prodotto finito all’estero in Euro a -40% del prezzo attuale, col 30% di margine di utile in più, e ti fai un sacco di grano, fresco, in Euro. Mentre in italia lo vendi a -70% il prezzo attuale esentasse.

    6) Poi usi le tonnellate di Euro incassate, per comprarti altre materie prime all’estero, i beni di necessità esteri, ripaghi il debito pubblico, aumenti il Pil, abbassi il Rapporto Debito/Pil da 132% a 80% in soli 5 anni. Aumenti i salari, fai crollare i prezzi, dai 1.000 Eu mese di Pensione Fiscale Monetaria a tutti, dai un Reddtito di Disoccupazione a tutti, a scuola fino a 19 anni in pensione dai 62 anni, Disoccupazione al 1% in soli 5 anni.

     
  24. Giuseppe M. il said:

    Tutto quello che vuoi, ma per attuare qualsiasi strategia devi avere la Nazione compattamente con te. Oltre ad avere la schiena drittissima e due spalle larghe così.
    Altrimenti non duri più di due mesi

     
  25. Francesca Ancona il said:

    Scusa Federico, volevo porre una domanda, forse anche ingenua. Parliamo tanto di questa società liberal, ma non era anche quella degli anni 80, dove si viveva una certa tranquillità e libertà, prima del caos di oggi? E il caos di oggi, appunto, sta distruggendo la società liberal. Quindi, perché i liberal dovrebbero volere distruggere il loro tipo di società. Mi chiedo, questo caos che stiamo vivendo, ossia un’esasperazione del modello liberal, siamo sicuri che sia fomentato dai liberal e non dagli oppositori? Un pensiero che mi è venuto così.

     
    • Matteo il said:

      Perchè all’epoca c’era il comunismo e quindi si aveva interesse a mantenere viva la fasulla contrappposizione

       
  26. Rangiroa il said:

    Intanto, almeno per ora, le borse volano:” …Oggi, come ha scritto l’agenzia Reuters, si è rotto in maniera evidente il legame fra dollaro e tassi, che fino a oggi marciavano in proporzione diretta. E infatti il biglietto verde scende ai minimi dal dicembre 2014 contro l’euro: la valuta comune ora marcia a 1,2545, mentre quella giapponese a 105,71, livelli che non si vedevano dal novembre 2016. Questo perché l’S&P 500 ha raggiunto ieri quota 2.700…

     

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