Cambio di regime in Arabia Saudita, prossimo obbiettivo USA

Una delle caratteristiche salienti dell’establishment atlantico è il dinamismo rivoluzionario: non solo i nemici, ma il più delle volte gli stessi alleati sono oggetto di attacchi destabilizzanti, senza alcuna considerazione per i servigi resi ed i patti stipulati. Più di un elemento suggerisce che nel mirino di Washington e Londra sia finita ora l’Arabia Saudita: sopravvissuta alla “Primavera Araba” del 2011 che rovesciò amici di vecchia data, la monarchia saudita osserva inquieta il rarefarsi dei rapporti con gli Stati Uniti ed il moltiplicarsi di atti ostili, culminati con la recente legge del Senato americano che consente di citare in giudizio il governo di Riad per gli attentati del 9/11. Qualora Hillary Clinton dovesse vincere le presidenziali, anche la penisola arabica precipiterebbe nel caos.

Arabia Saudita, un supersiste sempre più fragile

Uno dei tratti salienti dell’impero britannico, poi ereditato da quello statunitense, è sempre stato ildinamismo rivoluzionario: nessun ordine nazionale, regionale o globale, è considerato imperituro, né ci si sforza di conservarlo ad aeternumIl movimento è ritenuto uno strumento più idoneo a salvaguardare il potere della stasi: ne consegue che le rivoluzioni non sono ostacolate, bensì incentivante ed indirizzate indistintamente verso nemici ed alleati. Se l’utilità di destabilizzare i primi è lapalissiana, più sottile è la spiegazione del perché vengono presi di mira anche gli alleati: favorendo i cambi di regime nei Paesi amici, sono deposte classi dirigenti reputate screditate, troppo intraprendenti d’ostacolo per l’attuazione di strategie di più ampio respiro. Deposta una leadership politica con la rivoluzione, ci si adopera perché la successiva non si consolidi, ma rimanga in uno stato di soggezione e precarietà permanente fino, ovviamente, alla rivoluzione successiva. E così via.

L’Iran è un esempio paradigmatico di questa strategia: i sogni di grandezza dello scià Mohammad Reza Pahlavi ed il rafforzarsi dell’opposizione comunista (il partito iraniano del Tudeh), spinsero gli angloamericani ed i francesi a giocare la carta dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni, i cui infuocati sermoni partivano da Parigi e raggiungevano l’Iran grazie alla zelante BBC inglese. Rovesciato lo scià e smantellato il Tudeh, la priorità è ora impedire il consolidamento della Repubblica islamica: si scatena così Saddam Hussein (guerra irachena-iraniana del 1980-1988) e si tenta a più riprese di fomentare la rivolta contro il clero sciita, come dimostrano il movimento Onda Verde del 2009-2010 ed i disordini del 2011, soffocati con l’assalto all’ambasciata inglese.

È proprio nel 2011 che lo schema sullodato del dinamismo rivoluzionario è applicato al mondo arabo: vecchi e fidati regimi, con cui Washington e Londra erano in buoni rapporti da decenni, sono abbandonati perché ritenuti consunti ed incapaci di rispondere alle sfide lanciate dall’economia neoliberista e dalla popolazione in esuberante aumento: si decide così di rimpiazzare le datate classi dirigenti arabe, nazionaliste e laiche, con l’islam politico, che ha nella Fratellanza Mussulmana il più illustre rappresentante. È in realtà un ritorno alle origini, perché la Fratellanza, con il suo cieco e violento fanatismo religioso, è nata come strumento inglese per indebolire il ben più pericoloso nazionalismo egiziano, che negli anni ’20 e ’30 lotta per liberarsi dal giogo inglese. Scatta così l’ora della cosiddetta Primavera Araba che, tra il gennaio ed il febbraio del 2011, provoca la caduta di due storici alleati dell’Occidente, il presidente tunisino Zine El-Abidine Ben Ali(che ripara in Arabia Saudita) e quello egiziano Hosni Mubarack (che rifiuta l’esilio in Arabia Saudita, per essere poi arrestato).

Per la monarchia saudita, impotente di fronte alla caduta in disgrazia di due vecchi amici, è duro colpo,aggravato dagli sviluppi politici in Tunisia ed Egitto: come facilmente prevedibile, le rivoluzioni colorate gestite dalla rete Otpor!/CANVAS ed animate da giovani ed attivisti, cedono il passo all’islam politico che conquistano il potere con Ennahda, guidata da Rached Ghannouchi, e la Fratellanza Mussulmana diMohamed Morsi. Entrambe le formazioni si richiamo esplicitamente al Partito per la Giustizia e lo Sviluppodi Recep Erdogan, assunto dagli angloamericani come modello di islam politico da esportare nella regione. Se quindi la Turchia gioisce per il nuovo corso, al contrario l’Arabia Saudita è furente. Nonostante, infatti, Riad sia fautrice di un islam sunnita integralista (il wahhabismo), esistono almeno due profonde ragioni di dissidio con la Fratellanza: primo, l’islam politico non prevede la rigida separazione tra religione ed amministrazione dello Stato (in primis la politica estera e la gestione della rendita petrolifera) su cui si basa la monarchia saudita, secondo, l’Arabia Saudita, un Paese intimamente tribale, non può tollerare un partito “universalista” come la Fratellanza, senza mettere in discussione l’intera organizzazione sociale.

Come se non bastasse, la “Primavera Araba” è inoculata anche dentro l’Arabia Saudita, aprendo gli occhi ai Saud sullo stravolgimento della tradizionale politica mediorientale operato dalla nuova amministrazione democratica: l’immarcescibile BBC inglese e le varie ong angloamericane, Amnesty International in testa,danno voce ai movimenti di protesta che si diffondono tra il gennaio ed il marzo 2011 sulla falsariga di quanto avviene in Tunisia ed Egitto. Grande eco è data in particolare dalla stampa liberal (Foreign Policy, TIME, New York Times) alle attiviste che si battono per i diritti delle donne, dal voto alla guida. La reazione della monarchia saudita è immediata e si basa sull’approccio del bastone e della carota: i leader della protesta sono immediatamente incarcerati, allo stesso tempo è staccato un assegno da 130 $mld per placare i sudditi, con aumenti di salari e nuovi progetti edilizi. “In Saudi Arabia, Royal Funds Buy Peace for Now” scrive piccato il New York Times nel giugno 20111.

La monarchia saudita, di fronte all’ostilità neppure troppo velata dell’amministrazione democratica, avrebbe dovuto essere guardinga ed esercitare la massima prudenza in politica estera, consapevole del fatto che la parentesi “imperiale” dei Bush fosse chiusa. Invece, commette una grande imprudenza, lasciandosi irretire dalla strategia del divide et impera, adottata dagli angloamericani dopo il ritiro dall’Iraq (dicembre 2011), e finalizzata ad alimentare lo scontro senza quartiere tra sciiti e sunniti: insieme al Qatar ed alla Turchia, l’Arabia Saudita spende miliardi di dollari per rovesciare Bashar Assad in Siria, nella speranza di strappare il Paese alla sfera d’influenza dell’Iran. Il denaro saudita confluisce copioso nelle casse di movimenti terroristici come Al-Qaida ed Al-Nusra. Contemporaneamente i petrodollari sono anche investiti per contenere l’avanzata della Fratellanza Mussulmana, con esiti talvolta schizofrenici: se in Siria i Saud sono alleati della Turchia e degli USA contro Assad, in Egitto, al contrario, sostengono il colpo di Stato del feldmaresciallo Abd Al-Sisi, che nel 2013 rovescia la Fratellanza Mussulmana, causando l’ira di Ankara e Washington (ancora oggi Recep Erdogan riconosce Morsi come il solo presidente legittimo2).

A premere per l’intervento contro Assad sono quegli esponenti della monarchia più vicini ai neocon, molto attivi anche sotto l’amministrazione Obama (si ricordi la visita del senatore John McCain ai ribelli siriani nel maggio 20133): è in particolare il capo dei servizi segreti, il principe Bandar bin Sultan, già ambasciatore negli USA per oltre vent’anni, a trascinare la casa reale nella partita siriana, con promesse di facili vittorie. Il principe Bin Sultan si lascia a tal punto coinvolgere dalla parte da minacciare nell’autunno 2013  il presidenteVladimir Putin di attacchi terroristici contro le Olimpiadi invernali di Sochi, qualora Mosca non abbandoni il governo siriano (attentati di matrice islamica si verificano effettivamente a Vologograd, a distanza di poche settimane dall’inizio dei giochi). I ripetuti fallimenti di Bin Sultan e l’insostenibile tensione creatasi con la Russia, contribuiscono alla sua definitiva caduta in disgrazia nell’aprile 20144: il principe non può quindi godersi la trionfale avanzata dell’ISIS che, proprio nella tarda primavera di quell’anno, guadagna tumultuosamente terreno grazie al denaro ed alle complicità di Riad, lambendo quasi la periferia di Baghdad. L’obbiettivo saudita è quello di creare uno Stato sunnita (il Califfato) a cavallo di Iraq e Siria, così da impedire che “l’asse sciita” guidato da Teheran sia coeso territorialmente.

La cavalcata dell’ISIS verso i ricchi giacimenti iracheni, episodio che in qualsiasi altro periodo avrebbe infiammato il prezzo del greggio, è invece seguita dal drammatico crollo delle quotazioni dell’oro nero che, tra l’agosto 2014 ed il gennaio 2015, cede il 50% del valore: all’origine della caduta c’è un eccesso di offerta, generato dal petrolio di scisto americano (gli USA diventano nel 2014 il primo produttore mondiale di greggio) e dalla prospettiva sempre più concreta di un rientro dell’Iran sul mercato energetico, grazie ai negoziati sul nucleare in corso.

Da parte di Washington è evidente la volontà di mettere alle corde i rivali politici, come la Russia ed il Venezuela, le cui entrate fiscali sono in larga parte legate al prezzo del barile, ed allo stesso di affrancarsi dalle riserve mediorientali. Riad è complice o vittima  della crollo del greggio? Il precedente degli anni ’80, quando l’Arabia contribuì a deprimere il prezzo del greggio per accelerare il collasso dell’URSS, farebbe propendere per la prima ipotesi. Tuttavia, il mutato approccio angloamericano al Medio Oriente, basato non più sul controllo imperiale ma sulla destabilizzazione e sull’affrancamento dal greggio arabo, fa propendere per la seconda ipotesi: Riad subisce la produzione americana e rifiuta qualsiasi stretta della produzione per bloccare il crollo del barile, nella speranza di uccidere in fasce il petrolio di scisto statunitense.

Il 2015 è un anno cruciale per l’Arabia Saudita: si spegne a 91 anni re Abdullah, cui succede il fratellastro Salman bin Abdulaziz. Vista l’età piuttosto avanzata di quest’ultimo (80 anni) ed il pericolo sempre incombente di una violenta lotta intestina per la successione, il figlio del re, il giovane ed ambiziosoMohammad bin Salman (classe 1985) è nominato ministro della Difesa, col chiaro intento di consolidare la sua posizione ed avvantaggiarlo per la scalata al trono.

Gli americani, tra la costernazione e l’ira saudita, si preparano in quei mesi a cancellare il pluridecennale embargo all’Iran che, rientrato sul mercato mondiale del greggio, si avvicina a grandi passi verso la supremazia regionale. L’Arabia Saudita e l’impulsivo principe bin Salman commettono a questo punto un altro, drammatico, errore: non paghi dell’interventismo in Siria ed Iraq, si lanciano in un’avventura bellica nel vicino Yemen, tanto povero quanto indomabile, per reprimere l’insurrezione filo-iraniana degli Houthi. Come facilmente prevedemmo nel nostro articolo Nelle sabbie mobili yemenite”5, la missione degenera dopo poche settimane in un’estenuante alternarsi di guerriglia e contro-guerriglia, trasformandosi in un pozzo senza fondo per le casse reali e dimostrando al mondo l’inconsistenza delle forze armate saudite.

La situazione si complica. Il barile attorno ai 40$ e le spese militari in Yemen e Siria, producono un deficit di bilancio record, vicino ai 100 $mld di dollari6, obbligando la casa reale a scelte impensabili fino a pochi mesi prima: si apre alla privatizzazione della società petrolifera Aramco di proprietà della famiglia reale7(testimoniando l’improvvisa sete di denaro liquido che attanaglia i Saud) e la mutata situazione finanziaria, non più quella di esportatori ma di importatori di capitali, rende necessario rivolgersi ad un consorzio di banche per l’emissione di obbligazioni dall’ammontare di 15 $mld8. In un Paese dove trenta milioni di sudditi dipendono dai benefici elargiti dallo casa reale, a sua volta legata mani e piedi ai ricavi petroliferi, la caduta del greggio ed il dissanguamento provocato dalle avventure belliche, hanno effetti drammatici.

Ciò che dovrebbe più impensierire la monarchia è che gli angloamericani, ancora schierati formalmente a fianco dell’Arabia Saudita in Yemen e Siria, non sono affatto dispiaciuti della piega presa dagli eventi. Anzi.

Paradigmatico è l’articolo pubblicato dall’influente pensatoio liberal Carnegie Endowment for International Peace a metà febbraio, un attacco violentissimo alla casa reale dei Saud: “Start Preparing for the Collapse of the Saudi Kingdom9. L’Arabia Saudita non è uno “Stato”, bensì un’organizzazione criminale, corrotta prevaricatrice, un vera e propria “cleptocrazia” simile all’Ucraina di Viktor Yanukovich (a sua volta rovesciato con una rivoluzione colorata). Il calo del greggio e le crescenti tensioni regionali, sostiene l’articolo, hanno portato l’Arabia Saudita ad un passo dal baratro e per gli Stati Uniti d’America è giunta l’ora di pianificare il collasso della monarchia:

In a sea of chaos, goes the refrain, the kingdom is one state that’s stable. But is it? In fact, Saudi Arabia is no state at all. There are two ways to describe it: as a political enterprise with a clever but ultimately unsustainable business model, or so corrupt as to resemble in its functioning a vertically and horizontally integrated criminal organization. Either way, it can’t last. It’s past time U.S.decision-makers began planning for the collapse of the Saudi kingdom.”

Lo scenario della rivoluzione colorata, già abbozzato nel 2011 quando, ricordiamolo, Hillary Clinton era Segretario di Stato, riprende quota e si concretizza in forme piuttosto originali: rinvangando, ad esempio, il 9/11 e le responsabilità di Riad negli attentati, argomento di improvvisa attualità dopo 15 anni di silenzio.

I sauditi coinvolti nel 9/11! Ma dai, davvero?

Il dualismo repubblicani-democratici non è solo una rivalità di facciata utile, a garantire l’illusione dell’alternanza democratica: qualche differenza, seppure modesta ed ininfluente per gli elettori, esiste.

I repubblicani, dominati dagli anni ’90 dalla dinastia dei Bush, sono storicamente intimi della casa reale saudita (grazie soprattutto all’ottimo rapporto tra il sullodato principe Bandar bin Sultan ed i Bush) e vicini, specialmente George W., alla destra israeliana di Benjamin Netanyahu. L’establishment democratico o liberal, pur essendo a sua volta filo-israeliano, non è mai stato in sintonia con Netanyahu (si ricordi l’esplicito sostegno di Barack Obama a Isaac Herzog, il candidato progressista alle legislative israeliane del 2015), ed è storicamente più legato all’islam politico ed alla Fratellanza Mussulmana (come i conservatori inglesi) .

Si prenda, ad esempio, Hillary Clinton. Le recenti email pubblicate dal Dipartimento di Stato e riferite al periodo in cui la candidata alla presidenza occupava la carica di Segretario di Stato, dimostrano chiaramente come uno degli obbiettivi del cambio di regime a Damasco fosse quello di sgravare Israele da qualsiasi minaccia strategica10. Allo stesso tempo però, si sperava anche di scatenare così facendo una guerra settaria che avrebbe inevitabilmente dissanguato l’Arabia Saudita:

One particular source states that the British and French Intelligence services believe that their Israeli counterparts are convinced that there is a positive side to the civil war in Syria; if the Assad regime topples, Iran would lose its only ally in the Middle East and would be isolated. At the same time, the fall of the House of Assad could well ignite a sectarian war between the Shiites and the majority Sunnis of the region drawing in Iran, which, in the view of Israeli commaders would not be a bad thing for Israel and its Western allies”.

La Clinton è stata ed è tuttora anche il maggiore sponsor della Fratellanza Mussulmana, portata alla ribalta dalla “Primavera Araba” e dalle rivoluzioni orchestrate dai servizi occidentali. Appena Mohamed Morsi è eletto presidente dell’Egitto nel giugno 2012, il Segretario di Stato vola al Cairo per stringergli la mano e garantire che gli Stati Uniti “supportano la piena transizione alla democrazia, con tutto ciò che essa comporta11, con un implicito riferimento alla vittoria degli islamisti. La persona che curerebbe le relazioni tra la Clinton e la Fratellanza Mussulmana sarebbe, secondo la ricostruzione di alcuni senatori americani12Huma Abedin, tra le più strette collaboratrici della candita alla Casa Bianca e, stando alle accuse, in diretto contatto con i vertici dell’organizzazione islamica attraverso i famigliari (il fratello, Hassan Abedin, ha seduto nel consiglio dell’Oxford Centre for Islamic Studies).

Si può facilmente immaginare lo sconforto della Clinton, simile a quello di Recep Erdogan, provato quando l’Arabia Saudita ha appoggiato e finanziato il colpo di Stato del feldmaresciallo Abd Al-Sisi. Non c’è alcun dubbio che, se eletta alla Casa Bianca, l’ex-first lady sferrerebbe l’attacco decisivo alla monarchia saudita, ricorrendo alla classica rivoluzione colorata.

Più di un segnale indica chiaramente che ampie porzioni dell’establishment si stanno orientando in questo senso, primo tra tutti la legge approvata trasversalmente al Senato americano il 17 maggio (con il solo voto contrario di vecchi repubblicani come John McCain). Si tratta di un disegno di legge che abrogherebbe l’immunità di cui godono oggi i Paesi stranieri di fronte ai tribunali civili e penali americani, qualora il Paese in questione risultasse colpevole di attacchi terroristici negli USA: la legge, in sostanza, è stata concepita per consentire ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime di intentare causa all’Arabia Saudita per gli attentati del 9/11, cui presero ufficialmente parte 15 terroristi con passaporto saudita. Ad alimentare morbosamente il dubbio che Riad sia coinvolta negli attentati concorrono le famose “28 pagine segrete” del rapporto della Commissione congressuale che investigò sul 9/11, pagine dove sarebbero indicate proprio le responsabilità saudite. Queste 28 pagine, per inciso, sarebbero anch’esse in procinto di essere pubblicate13 dopo 15 anni di silenzio dettato dalla ragione di Stato.

Esula dalla nostra analisi affrontare il tema del 9/11: ci basti dire che l’ipotesi che l’Arabia Saudita abbia potuto perpetrare gli attentati senza complicità ai massimi livellidentro gli Stati Uniti, è semplicemente assurda. Significherebbe che lo stesso Paese che non riesce a debellare un’insurrezione armata nel misero Yemen, è stato capace di violare l’apparato di sicurezza della prima potenza militare al mondo. Realisticamente, l’Arabia Saudita è stata, sin dal concepimento degli attentati, un complice di second’ordine, destinato ad assolvere la funzione di capro espiatorio al momento opportuno, addossandogli parte delle responsabilità imputate per anni ad Al Qaida. È questo il vero campanello d’allarme per la monarchia saudita: la decisione presa dal Senato americano di abrogare l’immunità e consentire ai tribunali penali di perseguire l’Arabia Saudita, corrobora il sospetto che Washington abbia deciso di scaricare i Saud e procedere con la destabilizzazione della monarchia.

La reazione saudita è stata, ovviamente, furente: per evitare il congelamento da parte dei tribunali, un esponente della casa reale ha minacciato di vendere gli investimenti in obbligazioni ed azioni detenuti negli USA14, per un ammontare di 750 $mld, prima che le legge sia approvata anche dalla Camera e firmata dal presidente. Barack Obama si è finora detto contrario al provvedimento, sostenendo che una simile legge metterebbe a rischio i soldati e le aziende statunitensi in qualsiasi Paese che temesse di essere citato in un tribunale americano; di parere opposto èça va sans rien direHillary Clinton15:

Obviously, we’ve got to make anyone who participates in or supports terrorism pay a price, and we also have to be aware of any consequences that might affect Americans, either military or civilian or our nation”.

Quale migliore occasione per rovesciare una logora monarchia araba, un ex-alleato diventato scomodo, che l’avvio di uno storico processo per le complicità saudite negli attacchi del 9/11?

Destabilizzando l’Arabia Saudita l’establishment angloamericano raggiungerebbe più obbiettivi: una fiammata del prezzo del greggio, di cui gli USA sono oggi i primi produttori mondiali ed in un futuro prossimo anche esportatori; la possibilità di procedere con la balcanizzazione del Medio Oriente, frantumando anche l’Arabia Saudita su faglie etniche e religiose; un assist per esportare il caos nel resto del resto del mondo arabo (si pensi alla facilità con cui Al-Sisi sarebbe defenestrato); una nuova avanzata dell’islam politico, cui Londra ed i democratici sono così affezionati.

Certo, qualcuno potrebbe obbiettare: ma rovesciando i Saud, gli strateghi angloamericani non regalerebbero l’egemonia regionale all’Iran? La cronaca recente dello Yemen dimostra che la monarchia non ha le ossa per una muscolosa politica dell’equilibrio ed è quindi più opportuno sostituirla con uno Stato sunnita integralista, in attesa di destabilizzare a sua volta l’Iran.

Il dinamismo rivoluzionario non conosce sosta ed attende solo l’ingresso di Hillary Clinton alla Casa Bianca per il salto di qualità.

 

how-5-countries-could-become-14-1380334777804-superJumbomailclinton

1http://www.nytimes.com/2011/06/09/world/middleeast/09saudi.html?_r=0

2http://www.askanews.it/nuova-europa/erdogan-il-presidente-dell-egitto-e-morsi-non-sisi_711512315.htm

3http://www.bbc.com/news/world-us-canada-22683261

4http://www.theguardian.com/world/2014/apr/16/prince-bandar-saudi-intelligence-syria

5http://federicodezzani.altervista.org/nelle-sabbie-mobili-yemenite/

6http://www.cnbc.com/2015/12/28/saudi-arabia-posts-record-98-billion-budget-deficit-for-2015.html

7http://www.reuters.com/article/us-saudi-plan-aramco-idUSKCN0XM16M

8https://next.ft.com/content/9dd8cbfe-2755-11e6-8ba3-cdd781d02d89

9http://carnegieendowment.org/2016/02/16/start-preparing-for-collapse-of-saudi-kingdom/iu4f

10https://wikileaks.org/clinton-emails/emailid/12171

11http://www.nytimes.com/2012/07/15/world/middleeast/clinton-arrives-in-egypt-for-meeting-with-new-president.html?_r=0

12http://www.usnews.com/news/articles/2012/07/19/michele-bachmann-sticks-to-accusations-about-muslim-brotherhood

13http://www.corriere.it/esteri/cards/quelle-28-pagine-segrete-8-misteri-dell-11-settembre/gli-8-misteri-dell-11-settembre_principale.shtml

14http://www.nytimes.com/2016/05/18/us/politics/senate-passes-bill-that-would-expose-saudi-arabia-to-legal-jeopardy-over-9-11.html

15http://www.theatlantic.com/international/archive/2016/04/saudi-arabia-911-bill-congress/478689/

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41 commenti su “Cambio di regime in Arabia Saudita, prossimo obbiettivo USA

  1. Danilo Fabbroni il said:

    ….da non dimenticare quel quel “sozzo” figuro che risponde al nome di MICHEL FOUCAULT, tanto adorato pedissequamente dai canini di tutta la sinistra stile “Microse*a”, per intenderci, fu un virulento sostenitore di Kohmeyni… poco noti sono i legami incredibili tra Foucault e gli “Agrarians”, élite (si fa per dire…. TRADUCI: feci_delle_feci, in senso ovviamente scatologico) degli Stai Uniti del Sud, vicini al Klu Klux Klan…. si andava di fruste, di torture, e via di seguito.
    La Sinistra del “Vogliamo Tutto e Subito” incontra a nozze ‘omo’ gli esponenti del Capitale DELLA SEDUZIONE (SADOMASO).

     
  2. Giuseppe M. il said:

    Ottimo articolo dott Dezzani. Mi piace molto la sua lucidità e al contempo la chiarezza espositiva delle sue tesi ed osservazioni.
    Mi chiedo se le varie scadenze elettorali dei prossimi mesi siano tra loro concatenate al fine di un decisivo cambio di passo o per la concreta attuazione di un “piano” sovranazionale.
    Nei prossimi mesi avremo infatti elezioni americane, referendum Inghilterra, elezioni in Francia, elezioni in Germania. Italia non si sa….
    Mi sembra invece siano più lontane le elezioni in Russia.

    Mi chiedo….andremo verso una conferma dello status quo, sulla falsariga delle elezioni in Austria, o verso una sconfitta delle forze atlantiche?
    Nella prima ipotesi sembra che si possa andare verso una resa dei conti contro la Russia, forse con una guerra in Europa orientale. Nel frattempo l’Europa occidentale si è di fatta liquefatta nel suo multiculturalismo, il cui colpi di grazia è dato dall’immigrazione di massa. Laddove, come nei Paesi dell’Est c’è una certa resistenza culturale, una guerra potrebbe essere l’unica soluzione.

    Ma nel secondo caso, se può mai succedere, come potrebbe evolversi?

    Scusate la mia poca chiarezza, non mi chiamo mica Dezzani… 🙂

     
  3. Alla base di questo “dinamismo” ci sta la convinzione , prima inglese ed ora americana , che il controllo del mare eviti che “lgli incendi” cosi’ appiccati possano arrivare sul “territorio metropolitano, e non e’ un caso che il declino dell’ impero inglese sia avvenuto con l’ unica guerra che dopo secoli ha riguardato “da vicino” anche “la perfida albione”.
    Quindi la giostra continuera’ perche’ purtroppo l’ unico modo per fare smettere gli U$A e” restituirgli pesantemente il colpo in casa sua; una cosa che certamente devono “pianificare ” russia e cina per quando “il disordine” li riguardasse’ troppo da vicino .

     
  4. Avevo sentore che la posizione dell’Arabia si stesse deteriorando, anche in seguito alla notizia dell’ammissione del fallimento dell’intervento in Yemen da parte del primo ministro saudita.

    Tuttavia, il vantaggio americano che lei cita, l’aumento del prezzo del petrolio, non avvantaggerebbe immensamente Russia e Iran? Oppure il blocco NATO vuole agire prima che il petrolio iraniano sia accessibile?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Non si preoccupi che non lascerebbe arricchirsi impunemente i rivali. Guardi cosa sta avvenendo in Kazakistan.

       
  5. Cinà il said:

    Se Trump fosse eletto presidente, cosa assai improbabile, lo scenario sopra descritto come verrebbe modificato? Ammesso che abbia un’idea di cosa fare nei vari complicati aspetti della politica estera Usa in Medio Oriente.
    Dal mio punto di vista, potrebbe lasciare tutto nelle mani di Bibì Netanyahu, che si affretterebbe a completare il caos iniziato.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Trump è meno pericoloso della Clinton. Alla base dell’attuale destabilizzazione del MO ci sono i circoli liberal tra la East Coast e Londra.

       
  6. mariano il said:

    dopo aver visto gli effetti del wahhabismo (insieme alle infiltrazioni cristiane con costruzione di ponti di RadioMaria con i soldi destinati alle missioni…..ecc, ecc.) nell’Africa subsahariana e medioOriente, ora anche nelle zone musulmane balcaniche (Macedonia, Kossovo, Bosnia) si intravedono le stesse infiltrazioni però stavolta alle porte dell’Europa! Che ne pensa?
    Ottimo articolo, che penso confermi che siamo al “tutti contro tutti!”
    Complimenti

     
    • Federico Dezzani il said:

      Il supporto saudita alla guerre balcaniche degli anni ’90 è ampiamente documentato. In Europa, oggi, mi sembra più attivo il Qatar che, come la Turchia, sponsorizza la Fratellanza.

       
  7. giuseppe marioGC il said:

    non sempre due piu due fa(nno) quattro!!!!

    non sono tanto gli usa a voler cambiare, ma sono stati i sauditi a voler fare da soli.
    a NON PRENDERE PIU ORDINI..

    e questo perchè nella casa reale, nella recente successione al trono ha prevalso la fazione piu pragmatica..

    vedasi i curricula degli attuali papaveri sauditi:
    LAUREATI PRESSO LE LORO UNIVERSITà

    nessun master o accademia a londra o negli usa…

    Inoltre in un paese dove il solo pronunciare la parola democrazia può costare la testa(forca o scimitarra)chi va in strada a protestare????

    in poche parole è difficile spiegare il mio punto di vista, ma consiglio di dare uno sguardo anche ai media di casa loro..e non solo sunniti..ma soprattutto sciti per avere un altra interessante finestra..

    saluti!

     
    • Federico Dezzani il said:

      Mi sembra che i Sauditi abbiano finora perfettamente seguito lo schema studiato per loro dagli angloamericani: guerra per procura con l’Iran in Siria ed invasione dello Yemen. La traiettoria punta dritto al collasso della monarchia.

       
  8. Mihai Podeanu il said:

    Buona domenica. Note di servizio:
    – obiettivi (sostantivo, da “oggetto”), meglio che “obbiettivi” (il raddoppio delle 2 consonanti vale se s’usa la parola in valore di aggettivazione; l’oggettività d’una considerazione). Avete gente di cultura/tradizione dal sud della linea Gotica, nel Vs. collettivo “Federico Dezzani”… Collettivo come evincibile dall’uso del “Esula dalla nostra analisi…”. 😉
    In Tema: ricordiamoci, al di là delle considerazioni sui prezzi/ricavi per la fonte energetica più usata al mondo (ed anche per l’uso non energetico/trasportistico) che oggi gli USA sono PIU’ dipendenti dalle importazioni, in proporzione, di quanto non lo fossero agli inizi dei ’70 del secolo scorso: http://www.forbes.com/sites/arthurberman/2015/12/27/the-crude-oil-export-ban-what-me-worry-about-peak-oil/#9f700acd2bc4
    ciao.
    PS: divertiti, stanotte, ragazzi?

     
  9. Guido il said:

    Tutto condivisibile, ed evidentemente chiaro. C’è tuttavia un però.
    Gli USA “vorrebbero” la primavera araba in Arabia saudita.
    Il problema è come realizzarla. In Ucraina era facile. La corruzione era ai massimi livelli. la popolazione soffriva la crisi. Facile spingere in piazza maidan 200.000 persone, e creare la guerra civile, con un manipolo di 100-1000 infiltrati che sparano sulle forze dell’ordine e sui manifestanti per creare il caos ed il susseguente colpo di stato.
    Qui esistono due condizioni “avverse” ai sistemi attuali della CIA.
    Non esistono “assembramenti” cittadini di quella portata ( Al Cairo, si nuota tra 10 milioni di persone).
    Non esistono “insofferenze” della popolazione, che è assistita, mantenuta e foraggiata a sbafo.
    Perciò, il COLPO DI STATO, non può avvenire per rivolta popolare.
    L’unica occasione di assembramento è quella della visita alla pietra nera della Mecca. Non credo che si possa realizzare l’attentato che diventi scintilla per il paese.In ogni caso, visto che alla Mecca muoino con facilità 200-300 persone l’anno per “soffocamento” dovuto alla pressione fisica di quelli che sono fuori, anche un attentato gravissimo potrebbe essere “inserito” come incidente dai Saud.
    ALLORA?
    Allora, non resta che un cambio di regime INTERNO, cioè un colpo di Stato fatto attraverso la “CORTE”.
    In pratica, un regime di “colonnelli” che prenda il palazzo e si insedi. Loro sì, che col controllo delle truppe, potrebbero sostituire la monarchia. E ovviamente, farsi “corrompere” dagli USA.
    I Saud dovranno prendere le loro precauzioni attraverso gli ufficiali che comandano.
    E’ urgente far rientrare le truppe dallo Yemen, perchè quelli, se si abituano a combattere, possono montarsi la testa.
    Questo sarebbe il loro Tallone di Achille.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Negli Stati tribali le rivoluzioni colorate sono facili: c’è sempre qualche frattura in cui incunearsi, qualche sgarro da vendicare, qualche capo che si sente sacrificato.

       
      • Guido il said:

        Come vanno le scommesse sul Brexit?
        In borsa, sembra che non succeda assolutamente alcun brexit…Ogni volta che i media pubblicano sondaggi a favore del Brexit, la borsa sale….
        Il che significa che avverrà assolutamente il contrario…
        Quando, il 24 giugno, sarà conclamata la permanenza del GB in Europa, vedremo crollare le borse ed i vantaggi fin qui accumulati….
        Il Brexit sarà una trappola per topi…
        Scommette il caffè? (Non Lavazza…, le offrirò qualche miscela migliore, a Torino si trova di meglio)

         
        • Federico Dezzani il said:

          Se mi offre un caffè lo accetto volentieri. Il Brexit, concordo, non ci sarà: le ultime chances sono morte con le presidenziali austriache.

           
          • Guido il said:

            Questo suo articolo sull’Arabia Saudita, merita un approfondimento dopo la strage di orlando. Sembra che l’Arabia Saudita voglia far assaggiare qualche spezzone di terrorismo ai felici statunitesi, che del terrorismo “in loco” conoscono molto poco. Potrebbe essere una strategia felice…Si tratterà di vedere se Trump deciderà di svelare i segreti dell’11 settembre fino in fondo, o se, macchiettisticamente, attribuirà tutte le colpe ai sauditi. Se vincerà Clinton, invece, sarà semplicemente guerra spietata.

             
  10. Decio Meridio il said:

    “…gli USA diventano nel 2014 il primo produttore mondiale di greggio…”

    Per quanto ne so io questa affermazione è falsa.

    Gli Stati Uniti non producono più petrolio di Russia o Arabia Saudita.

    Sa dirmi qualcosa in proposito ?

     
  11. Miles Raymond il said:

    La domanda sorge spontanea, un eventuale vittoria di Trump, dal tuo punto di vista, sarebbe altrnativa come visione geopolitica e geostrategica alle dinamiche che hai così ben descritto?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Trump è il male minore, come hanno capito tutti, pure in Corea del Nord! Faranno di tutto per impedire la sua elezione: gli USA viaggiano spediti verso il collasso economico e finanziario e serve un presidente incendiario come la Clinton.

       
  12. Orazio il said:

    Forse… c’è dell’altro.
    Viaggiamo con i se… riferito all’attacco alle torri gemelle.
    Ci è sempre stato presentato al pubblico, come un attacco sortito da arabi e che, da tale attacco sono scaturite le successive guerre che sappiamo.
    A parte il fatto che siamo poi venuti a sapere che lo zampino di Israele c’era eccome…
    Ora mi sembra strano che la dirigenza dell’Arabia Saudita, sia cosi sciocca da prestare il fianco a tale azione, ovvero ci hanno detto che nella stessa giornata dell’attacco tali dirigenti e familiari che si trovavano a New York siano stati imbarcati per il rimpatrio in fretta e furia.
    Perché?
    Con quali motivazioni si sono allontanati in tal fretta? Sono stati tratti in inganno, con la scusa della loro sicurezza? Le pagine che sono state secretate, che indicano una loro compartecipazione all’attentato non può essere un modo, come dice Federico di far ricadere su di loro tali attentati?
    Del resto la relazione può essere manipolata a piacere… lo fanno con le elezioni, vuoi che non lo facciano con due paginette?

     
  13. Ythoccor il said:

    Analisi di larghissimo respiro e di grande arguzia, come sempre in questo interessantissimo blog. La mia domanda, caro Dezzani, verte sul ruolo di Israele, che in questo pur magistrale pezzo resta celato nell’ombra. Ovvero, qui, come altrove, si dà come punto fermo che la destra di Netanyahu sia legata ai neocons con base negli Usa, gruppo-forza che, mi par di capire, è trasversale a repubblicani e democratici. E a sinistra di Netanyahu quali appoggi troviamo negli Usa? Destra e sinistra israeliana collaborano sostanzialmente nel perseguire un obiettivo comune di destabilizzazione e frammentazione secondo linee di demarcazione etnica dei paesi arabi (e persiano) mediorientali? E ancora: non si starà sopravvalutando troppo l’autonomia decisionale di una casa reale (i Saud) di fronte a organizzazioni statali e apparati istituzionali ben più solidi ed estesi come quelli Usa, GB, Israele, Turchia…? Una casa reale di quel tipo non nasce già come elemento agevolmente eterodiretto? La mia pessima conoscenza della realtà saudita è all’origine di questi dubbi, magari ingenui. Grazie per la condivisione libera delle sue analisi, dott. Dezzani.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Tutte le monarchie del Golfo sono “invenzioni” inglesi degli anni ’20: certo, dopo quasi un secolo sì è formato un nocciolo duro di burocrazia e casta militare, ma non certo sufficiente per scongiurare la dissoluzione dello Stato in caso di disordini e rivoluzioni. Il ruolo di Israele è ben evidenziato nella mail della Clinton che citiamo: “suggerisce” di fomentare lo scontro tra sunniti e sciiti, così da trarne benefici per sé e per i suoi “alleati”.

       
  14. giuseppe marioGC il said:

    In arabia saudita può succedere un cambio di regime solo con un attacco esterno..

    Inoltre la minaccia saudita di “svendere” i 750 /o meno che siano)miliardi di dollari in titoli di stato USA
    forse è solo una boutade, ma metterne sul mercato anche solo una parte è un rischio che di certo gli americani non possono accettare, perchè oltretutto sembra che russi e cinesi ambiscano ad aprire proprie piazze per trattare il greggio nelle loro valute.
    e significherebbe non solo la fine del dollaro,ma il crollo del sistema ponzi imperiale
    (INTANTO LA CINA DOPO LE TRUFFE DEL FIXING DELL’ORO AVVENUTE LONDRA HA APERTO UNA SUA BORSA PER L’ORO FISICO)

    Certo prima che si arrivi a tanto, succederebbe il peggio..
    (un peggio che fa orrore solo ad immaginarlo..anche se..)

    e l’atomica “casalinga” dei petrobeduini ha un senso come ha senso il recente attivismo sul fronte diplomatico tra israele ed arabia saudita dove è ufficiale l’apertura a tel aviv dell’ambasciata saudita con tanto di nomina eccellente:
    Walid Ben Talal (tra l’altro socio ed ospite di berlusconi nelle estati calde di villa certosa)

    e come ha senso che per la terza volta in pochi mesi netanyahu vola a mosca da putin e lo stesso ha fatto pochi mesi fa il principe ereditario salman(il giovane)che di certo ha rassicurato Putin che le minacce passate di bin sultan di attentati in russia, sono decadute assieme alla fazione della casa reale piu oltranzista…dissolta assieme all’ultimo monarca deceduto pochi anni fa..
    (in sostanza c’è stato un rimpasto non indolore nei posti di comando della casa reale saudita)

    manca sulla carta (m)erdogan,che guarda caso negli ultimi tempi ha pronunciato belle parole sia riguardo alla russia e sia su israele.(che intanto approfitta della stasi non solo per annettersi sotto sotto il golan ed il suo petrolio, una volta per tutte, ma nomina alla difesa un falco per cui i palestinesi sono un impiccio da risolvere solo con una soluzione finale.)

    No, Federico pur rispettando le sue conclusioni ritengo che stavolta i petrobeduini si muovano in autonomia e non nel senso che l’impero vorrebbe..
    Gli inglesi con la storia della brexit sono troppo impegnati col terrorismo(mediatico)interno, e negli Usa non dimentichiamoci che sono stati fatti fuori dai ranghi i generali guerrafondai della cricca di petraus e il suo mentore cioè la clinton è sotto sputtanamento per le sue mail un pò troppo sbarazzine per l’importanza del suo ruolo.
    si accenna su qualche media tra l’altro che potrebbero scendere in campo outsider alla corsa per la casa bianca che tolgano di mezzo l’imbarazzante trump e la vergognosa killary..
    E CHI SI AZZARDA DURANTE QUESTO VUOTO A PRENDERE DECISIONI COSI GREVI?(nel senso di pesanti)
    siamo nel periodo dell’anatra zoppa e ad obama a quanto sembra interessa soprattutto l’approvazione del TTIP in modo da garantirsi una lauta pensione pari a quella di blair e clinton..1-

    ps. allego questo link http://www.eia.gov/beta/international/index.cfm?view=production solo perchè qualche cifra si discosta da questaltro
    https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_oil_production

    per il resto le notizie da me riportate sono tutte in rete, ma a forza di linkare
    a volte mi sembra di apparire come il geab,2020 che tra un link ed un altro finisce sempre per aggiustare e far apparire reali le boiate piu pazzesche….
    (/ma che ci vuoi fare,?sono ragazzi…stagisti degli uffici studi della nato in belgio)…

    1-((LORO SI CHE DI FAVORI NE HANNO FATTI:L’INGLESE CON L’ASSURDA GUERRA IN IRAQ, CLINTON
    ABOLENDO LO STEAGALL-GLASS ACT..il seme di tutto il castello di cartaccia chiamato derivati)

     
    • Anch’io ho l’impressione che i sauditi siano con le spalle al muro.
      Forse l’unica opzione a loro disposizione è un veloce avvicinamento al blocco russocinese, approfittando del periodo elettorale usa in cui è più difficile gestire lo scontro interno all’oligarchia e fornire una narrazione robusta alle plebi globali.
      Naturalmente questo significherebbe una qualche sospensione delle ostilità con l’Iran, ma un tempo anche russi e cinesi si sparavano addosso, ed ora sono stati forzati ad accordarsi per coprirsi le spalle a vicenda.
      Il punto è che per ogni paese che voglia mantenere la propria indipendenza, appoggiarsi al blocco eurasiatico è l’unica via percorribile, e questo credo che lo capiscano sempre più leader in giro per il mondo, ad iniziare da Iran ed India.

       
      • Federico Dezzani il said:

        Sì, un compromesso con Mosca e Teheran sarebbe l’unica possibilità di salvezza per i sauditi. Credo però che il loro destino sia già segnato.

         
  15. Danilo Fabbroni il said:

    La ‘Longa Marcia’ di China White

    Malgrado nostro ‘dobbiamo’ ritornare ancora una volta sull’annosa questione dell’Impero di Mezzo: su Tianxia, ‘tutto quello che sta sotto al cielo’. Diciamo malgrado non perché la tematica non sia interessante (è vero semmai l’esatto contrario) ma pel fatto che la cosmografia geopolitica contemporanea non può sussumersi in un testo che ha una gestazione lenta e pachidermica quando tale realtà avrebbe di converso bisogno di un monitoraggio fatto ad ora ad ora, a carattere subitaneo. Ma tant’è. La ‘questione cinese’ necessita adesso di un altro accenno anche se sappiamo che esso non sarà né esaustivo né tanto meno aggiornato via che andremo scrivendo.
    Di più. Abbiamo notato con preoccupazione che esiste una scarsezza, un vacuum abissale, di testi, di studi, materiale biografico, di dossier, sul rapporto (che in qualche modo deve esistere) tra il Piccolo Popolo d’Israele (con il peso specifico del suo immenso retaggio di connivenze nel mondo anglosassone tutto) e quel vero e proprio gigante della Storia che risponde al nome di Cina.
    Un’eccezione a questo stato di cose è un ‘pregevole’ studio a firma di Giancarlo Elia Valori – un connoisseur D.O.C.G. con una fortissimo imprinting guenioniano à la Grande Triade – che ci racconta seppur in un passo estremamente sintetico una nota degna di grande interesse e che riportiamo qua di seguito: «[…] la Cina, attraverso il Corno d’Africa, gestisce una relazione preferenziale con l’Arabia Saudita, tanto maggiore quanto quella tra Washington e Riyadh si restringe e le linee commerciali che vanno dal Maghreb all’Asia, futuro centro del mercato-mondo, dovranno per forza integrarsi, anche nel Mediterraneo, con gli interessi cinesi».
    Capiamo la portata di questa ‘esplosiva’ affermazione? I famigerati sauditi, stante al ben informato dei fatti Valori, si stanno ripiegando su fronti cinesi ben più di quanto i loro legami storici con i vampiri neo-con statunitensi farebbe facilmente sospettare: se fosse vero ci troveremmo di fronte ad una svolta epocale. Oppure ad un disvelamento di carte (truccate)?

    Non è che la contrapposizione tra ‘iper-sviluppismo’ forzato, lanciato a velocità smisurata come attesta una crescita del PIL annua a due cifre registrata ormai da almeno un decennio dalla Cina, quindi un franco attestato di critica aperta alle politiche ferocemente malthusiane delle Oligarchie Finanziario-iniziatiche occidentali, sia tutta una parvenza, un’ombra cinese appunto?
    Non è che questa fase di ipertrofia ‘sviluppista’ – in piena controtendenza ai dettami del Club di Roma, dell’orrenda cricca del Mont Pelerin Society, del rapporto del M.I.T. I limiti dello sviluppo già datato metà anni Settanta quale esordio del Terrorismo Sintetico Finanziario Regressivo Catstrofista, del Fondo Monetario Internazionale e compagniabella… – coincida in una millimetrica mimica di fasi passate del capitalismo occidentale per sfociare poi anche entro la Grande Muraglia in quella stessa Fede per la ‘Rovina ed il Regresso’ che oggidì domina spietatamente le nostre sorti occidentali?
    Domanda pesante quanto un immenso asteroide celeste.
    Ma facciamo un passo indietro, sennò rischiamo seriamente di non raccapezzarci.
    Il ‘teatro di ombre cinesi’ che il mondo ha ereditato dalla Cina maoista – non scordiamoci facilmente i tristi coni d’ombra che la demenza maoista proiettò con inaudita forza sui vomitevoli moti sessantottini! – è stato per bocca sempre del Valori «[…] una sorta di identità taoista del comunismo cinese, una metafisica marxista del wu wei e del vuoto dello zen cinese che permane nella retorica materialista della propaganda del Pcc» come leggiamo a pagina 85 sempre dello stesso testo citato: questo per dire che le affinità elettive iniziatiche fungevano da collante, da aurea catena, tanto nella Cina, quanto nella congrega Medio Oriente, Israele in testa!, Inghilterra/British Invisibles, Stati Uniti d’America e parte di quei stati d’Europa più tagliati all’ésprit imperialista di puro dominio, vedi l’Olanda ad esempio, come insegna il notissimo volume di Guénon, La Grande Triade.
    Ma oggi è ancor così?

    La lunga marcia – ci chiediamo – battente il piede maoista, al passo, col tao, col wu wei, in sincrono con la diffusione a pioggia tramite l’ombrello protettivo delle iniziatiche quanto criminali Triadi delle più efferate sostanze stupefacenti, eroina ‘China White’ docet, sulla planisfera, in transustanziale accordo con le rappresentanze più eclatanti del gangsterismo/servizi segreti/dei vari principes mundi del Jet Set occidentali è ancora in atto o diverge dagli intenti del Regressismo (leggi Rovina) Totalitario proiettato a tutta forza nei nostri lidi?
    La risposta sappiamo già sarà molto sesquipedalmente complicata, proviamo nondimeno ad articolarla.
    Oggi come oggi i segni – almeno certi segni – sotto il firmamento ‘giallo’ sono di una chiarezza adamantina. Granitico ad esempio il fatto compiuto che si è trasmigrati dalla Politica maoista della Ciotola scarsa di riso per pochi (perfettamente, glacialmente, consustanziale con gli intenti appunto annunciati ai primordi dal Club di Roma: in sintetica forma si trattava dell’Avvento dell’Ideologia del Regresso e della Catastrofe) al Progressismo del riso e ben di più del riso, per Tutti. Un vero e proprio scacco esplicito al Nihilismo Globalista.
    Vediamo un po’ in quali termini più dettagliati si estrinseca questo scacco matto al (falso) Occidente à la orianafallaci.

    In primis c’è da notare una cartina di tornasole puntuale, precisissima, sino ad essere ‘puntillistica’ nei suoi scopi e fini che è quella di esser da parte cinese bastion contrario assoluto, dell’eco-idiozia stile WWF, Greenpeace, il Duca di Kent, il Principe Carlo (colla degna, quanto oscena ed orrenda, corte di provincialissimi imitatori che naturalmente trova frotte di aderenti nei provinciali d’haute grades qui da noi, in ColoniaItalia, coi loro vezzosi giardini ad esempio a pieno scimmiottamento di quelli britannici…) e compagni di merende affini. I cinesi – anche a torto se vogliamo – inquinano ed inquinano di brutto.
    Ci poteva esser segno ‘migliore’ di plateale disaccordo contro l’Occidente se non quello di smentire l’idiotocrazia degli eco-idioti-isterici che danzano col gonnellino (adorno di teschi) di Shiva accanto alla Luna ed i Falò della Dea Gaia?
    No di certo.
    Ma non finisce qua la sequela di disaccordi, per usare un eufemismo, squadernati dalla Cina contro l’Occidente.
    Uno fra i più clamorosi è l’aperta presa di posizione da parte cinese – ad alzo zero – contro un tycoon incensato a più non posso a destra e manca in Occidente: George Soros. Fonti ufficiali cinesi hanno tacciato l’onusto Soros di essere un “coccodrillo finanziario” intimandogli pure di “stare alla larga da una guerra allo yuan”. È niente di meno che Xi Jinping a scendere in campo contro il finanziere ebreo tramite “Il Quotidiano del Popolo” che osa bacchettare duramente l’oracolo londinese “Financial Times” a cui tutti si prostrano vergognosamente, in maniera acefalica, qua da noi.
    Ma alla fine anche questi baubau sono noccioline se li confrontiamo al kratos spaventoso della forza economica cinese. Un esempio tra i tanti, troppi invero da citare. ChemChina sebbene poco nota in Occidente è un vero e proprio mammuth dello scenario chimico mondiale. La compagine ha al suo servizio 140 mila dipendenti e si alloca all’incirca a metà della classifica delle 500 più importanti aziende globali stilata da “Fortune”. Tanto per tornare sul punto dei rapporti sino-israeliani c’è da notare che è proprio la ChemChina ad aver acquisito la Makhteshim Agan Industries, un’azienda israeliana nel campo dei pesticidi che già da sola occupava la settima posizione nella ranking list globalista. Da noi la ChemChina è un poco più nota avendo di recente acquisito niente di meno che la storica azienda manifatturiera di pneumatici, la Pirelli. Ma non basta. Ha anche acquisito Smithfield, azienda americana leader in USA dello smercio di carne di maiali che ha costituito la più grande acquisizione alla data odierna di società statunitensi da parte di investitori cinesi.

    Pepe Escobar, una sagace analista politico, che interviene spesso su “Counterpunch” online fa notare che sul finire dell’anno 2015 la Cina ha preso la via della Persia. Il presidente cinese Xi Jinping infatti nel suo tour che comprese l’Iran, l’Egitto e l’Arabia Saudita ha portato a casa un giro ‘win-win’, per dire che meglio di così il road-show non sarebbe potuto andare.
    In Iran ad esempio il presidente ha sottoscritto 17 accordi economici col suo omologo iraniano, Hassan Rouhani. Escobar ci fa notare che Xi Jinping è stato il secondo capo di stato in assoluto a recar visita in Iran dopo il meeting internazionale sull’energia nucleare tenuto a Vienna, quando il primo fu non a caso Putin, il che la dice lunga sull’interrelazione Cina-Russia-Iran. Relazione che si incentra su quello che viene chiamato dalla dirigenza cinese il progetto ‘One Belt, One Road’ altresì definito dalla stampa internazionale come ‘New Silk Road’ ovvero la Nuova Via della Seta che nelle intenzioni dei suoi promotori darebbe il ‘la’ ad una via della seta di amarcord marcopoliani all’inverso: dalla Cina verso il cuore della vecchia Europa passando per l’Heartland asiatico. Questo rivisitato ‘grande gioco’ varrebbe a dir tagliar fuori de facto, mettendolo in corner, l’Asse del Male neocon saudita-israelo-usa-britannico, portatore verace di ogni rutilante Nihilismo coevo, tanto più che l’Iran (scita non sussumibile dal restante mondo arabo sunnita) rivestirà di certo il ruolo di asse portante del ponte della Seta gettato tra lo scintillante Impero di Mezzo e l’agonizzante Europa.
    L’Iran – sempre secondo quanto afferma Escobar – entro il 2025 ambisce a produrre sino alla fantastica cifra di 180 milioni di tonnellate di petrolio e gli investimenti cinesi in questo campo saranno determinanti per essa nel voler e poter raggiungere questo obiettivo. Ma anche al di fuori della soglia dell’ambito petrolifero l’Iran si distingue nella capacità di generare 40.000 megawatts di energia solare ed eolica che ha una grandissima quanto ovvia attrattiva nella bulimia energetica cinese.
    Per quanto le parole dei leader maximo degli Stati possano essere delle giravolte, dei fili di lana proni ad esser governati facilmente dall’ultimo vento in vigore, colpisce quanto dichiara l’Ayatollah iraniano Khamenei a seguito della visita su citata che con ferme parole di ringraziamento asserisce che la Repubblica Islamica mai dimenticherà l’aiuto fornito dalla Cina all’Iran ai tempi delle sanzioni internazionali.
    Certo è che un venticello abbia spirato anche in seno alla potente lobby internazionale della Trilateral Commission – baubau di tutti i complottisti – se nel Salone dei Cavalieri, in quel dì di Roma, il 16 aprile 2016, tra le 15.00 e le 16.00, all’ordine del giorno della suddetta commissione appariva una fatidica domanda così formulata: Where is China Heading?

    L’annosa questione che si pone dinnanzi è quella di non aver dinnanzi la Cina come un Giano Bifronte che da una facciata mostra con il suo inveterato ipertrofico ‘sviluppismo’ un Niet certo contro i pesci d’acqua profonda del vampirismo nullificatore, nientificatore, esteto-tanatofilo, nihil-satanista delle camerille che governano l’Occidente, mentre dall’altra facciata non possiamo non scorgere una accesissima deriva di quella Cina che saldò in un tutt’uno movimenti esoterici con il suo Partito Comunista al potere assoluto e organizzazioni criminali triadiche e questo come perfetta consonanza con quanto avvenuto in seno all’estremo Occidente di bank-gangsters/sette esoteriche/servizi segreti, tant’è che fu la Chicago degli anni Trenta a modellarsi alla corrotta Shangai di decenni prima e non viceversa.

    Rimandiamo alla nostra Superficie Opaca quanto già detto a proposito della mano nera dispiegata manu militari in Occidente dalle Triadi; vieppiù un rapporto del 2013 di apparso sul sito di http://www.transcrime.it dava la conta alla miriade di attività illecite firmata dalla mafia gialla quali il traffico di umani, la contraffazione di marchi, lo smercio di droga, il riciclaggio di denaro, l’estorsione generalizzata ed altre quisquilie similari. «In particolare il magistrato Pietro Sucan ha parlato di “un fiume di denaro fra Italia e Cina e un fiume di clandestini dalla Cina all’Italia” […] Per quanto riguarda la droga, il crimine cinese si è specializzato nella produzione e spaccio di Shaboo, o Crystal Meth, una forma di metanfetamina diffusissima negli USA e in Asia usata per tenere svegli e utilizzata nei laboratori clandestini gestiti dal crimine cinese sui lavoratori per farli resistere alla fatica fisica».

    Il Centauro giallo, mezzo triadico e mezzo anti-occidentale (per un siffatto Occidente modellato orianfallacemente od emmaboniniano…) in senso sano, quale lato dell’altra metà della luna mostrerà vincente al resto del mondo?
    This is the (ultimate) question.

    Alessandro Lattanzio, commentatore geopolitico sempre assai arguto, sembra propendere verso la faccia del Centauro sana, anti-occidentale nel senso di cui sopra, quando attesta che la Cina vede sin troppo bene il bluff della ghenga rothschildiana allorché ad esempio ha testato con successo un proprio missile, il Dongfeng-41, Vento dell’Est, da 12.000 chilometri orari, punta di lancia di una capacità militare-tattica strabiliante, quanto lo Yuan-oro ovverossia l’allineamento dello yuan appunto all’oro. Con le parole di Lattanzio: «Non si accetterà più lo scambio yuan-dollaro e oro-dollaro, pensando che 2 trilioni di buoni del Tesoro degli Stati Uniti siano scaricati in qualsiasi momento, in cambio di altro oro o altri beni durevoli». Come dire chi di spada ferisce di spada perisce: chi ha sovvertito l’ordine naturale delle cose con una reificazione forzata totale e globalizzante viene reificato a sua volta.

    Tutto porta a pensare ad una sfida epocale tra il Nihilismo occidentale e lo Spirito di Sopravvivenza Orientale.
    Dobbiamo raccontare un altro capitoletto di questa esiziale diatriba.
    Non solo la Cina ha fatto sua la Neo Via della Seta ma ha gettato un ponte sul cuore di tenebra africano ove l’Occidente ha scatenato tramite i suoi chargé d’affaires i suoi peggiori istinti distruttivo-nefasti.
    In Nigeria ad esempio la Cina gode di una autentica magna pars: il presidente nigeriano Buhari «[…] visitando in Cina la China Aerospace Science and Technology Corporation ha attestato ancor di più il fatto compiuto che la Nigeria è di gran lunga il primo cliente internazionale dell’ente cinese, avendo acquistato ben due satelliti ed andrà acquistandone altri due […] Il successo della visita di Buhari in Cina non è piaciuto all’Impero Britannico. Il […] “Financial Times” ha pubblicato un editoriale asserendo che il sostegno popolare per Buhari sta evaporando e che il valore ufficiale della naira distorce il libero mercato e frena la crescita. Affermando che “la nuova partenza della Nigeria è a rischio di deragliare”, l’organo ufficiale della City di Londra ha lanciato la dichiarazione di guerra».
    I ‘visi pallidi’ WASP annidati nelle auree fogne della City, luogo di culto supremo dei peggiori riciclaggi di denaro sporco dell’intiero Pianeta stante a quanto affermato dall’archistar giornalista Roberto Saviano proprio nel reale parlamento britannico non amano i novelli Stanley et Livingstone tinti di giallo: quello che fecero loro, depredando a man bassa, senza alcun ritegno, vorrebbero che fosse negato ad ogni mano altrui anche e soprattutto se questa mano è meno o per niente rabbiosamente avida come è stata davvero quella britannica. L’intramontabile legge dei due pesi e due misure condita in ‘zuppa inglese’.
    Troveremo sempre in Italia uno Scalfari di turno pronto ad osannarla pedissequamente.
    Che i padroni abbiano i loro schiavi.

    È un’autentica eterogenesi dei fini apprendere che gli apparati di sicurezza e di spionaggio cinesi sono riusciti nel compito di assicurarsi molti terabytes di dati sul progetto ipersegreto della Lockheed Martin Corp. riguardante il superjet da combattimento F-35: coloro che furono, è il caso di dire, i supremi mastri d’ascia dello spionaggio internazionale, pratica ereditata nelle pieghe più recondite del tempo e della Storia, giù giù sino ai proto servizi segreti in agio alla Repubblica della Serenissima oggi come oggi vengono defraudati dei loro stessi segreti (diventati quelli di Pulcinella).

    Un altro settore in cui si dipana il match spettacolare tra Cina ed Estremo Occidente è quello della gestione del trasporto globale di gas: la Cina ha piazzato tutte le pedine per lo scacco matto che risponde al nome di Pipelinestan e la Cina gioca la parte del leone nel collegare il porto assai strategico di Gwadar prossimo al confine iraniano con il resto della rete di gasdotti che va dal Pakistan al Turkmenistan.

    Ma forse quello che dovrebbe impressionare di più dell’interventismo cinese che ha quasi del parossistico è il dispiegamento di forze e di capitali negli investimenti internazionali. «La Cina è responsabile del 79% del totale degli investimenti stranieri in Afghanistan, 70% in Sierra Leone ed 83% in Zimbawe. La Cina ha scambi commerciali con l’intera Africa tre volte di più degli interi Stati Uniti» e sappiamo quanto vale la leva monetaria nel globo, da sempre.
    Mike Whitney ci spiega la portata del leverage pecuniario in maniera inequivocabile quando afferma che la «Cina ha trasformato se stessa in una entità economica di superpotere che non si conforma al modello neoliberale di austerità punitiva, di privatizzazioni perniciose e di folle livello inflattivo», sebbene del modello neoliberale la Cina non disdegna d’essere diventata la terza esportatrice di armi al mondo.

    Un altro chiarissimo asset dello scacchiere geopolitico ‘giallo’ è la mossa che il governo cinese ha scatenato contro le NGO, le cosiddette agenzie non governative che finanziariamente supportate da individui appartenenti agli Happy Few del globalismo filo-occidentale nonché delle loro istituzioni tecno-finanziarie agiscono colla copertura da foglia di fico, di promuovere la democrazia ed i diritti umani (traduzione: la frociata) ai fini di sovvertire l’ordine costituito nei paesi in cui agiscono. Vedi il definito Umbrella Movement o anche Occupy Central dispiegatosi ad Hong Kong. Stessa manfrina vista all’opera – purtroppo – nella bruciata realtà dell’Africa del Nord.

    Ma il ‘gioco delle perle di vetro’ non finisce certo qua. Sappiamo quanto in questi ultimi anni, disgraziatamente, la Siria ha costituito l’epicentro dell’Asse del Male di marca occidentale volto a destituire con la forza prevaricatrice di ogni presunta democrazia il legittimo governo di Assad. Maurizio Blondet ci informa che «Christina Lin […] ricercatrice alla John Hopkins, in un suo articolo apparso sul “Times of Israel” [come in un suo precedente saggio] ha illustrato l’interesse diretto che Pechino ha a difendere il regime di Assad contro i jihadisti e wahabiti pagati dai sauditi e addestrati da turchi e americani […]». Come si vede le carte sono sparigliate dalla sera alla mattina.
    Ma non si cada nella trappola che la strategia del ragno cinese prediliga solamente i bocconi grossi e ghiotti: tutt’altro. Ha anche attenzione al dettaglio, alla punta degli spilli. Ne è un esempio eclatante la delegazione cinese composta da rappresentanti niente di meno della China Energy Research Society, nonché dell’Università di Scienza e Tecnologia di Huazhong a Sotacarbo, presso la Grande Miniera di Serbariu in terra nostrana, in Sardegna, per la precisione a Carbonia, che è sbarcata lì nell’estate del 2015!

    Dal micro al macroscenario uno studio ci fa sapere en passant che solo ottanta navi del naviglio commerciale impegnato nel commercio mondiale di merci batte bandiera statunitense comparate con ben 3.900 navi cinesi. Ma non è tanto en passant: questo dato rappresenta un autentico collo di bottiglia in caso di eventi bellici. Se le linee di rifornimento non funzionano la guerra è persa in partenza.
    Dobbiam prestare più di un orecchio a quanto afferma Alfred W. McCoy – non dimentichiamolo come magistrale estensore, nonché coraggiosissimo, di un pamphlet in cui indicava forse per primo in assoluto il coinvolgimento della CIA nei traffici loschi di droga dal Sud-Est asiatico verso l’Estremo Occidente che si voleva far diventare marcio dalle fondamenta – nei suoi svariati saggi apparsi in una moltitudine di riviste internazionali di geopolitica. In questi interventi McCoy sottolinea che la manovra a tenaglia della Cina composta appunto da svariati assi di influenza (infrastrutture finanziario-economiche come la banca di cooperazione interasiatica, Asian Infrastructure Investment Bank; treni ad altissima velocità; linee di collegamento da Shangai a Madrid compresa; propri sistemi di GPS e di internet; vie portanti di combustibili interstatali ed intercontinentali e via di seguito) ha l’ardire di sovvertire un caposaldo della dominazione geopolitica occidentale che voleva il potere marittimo quale assicuratore supremo ed ultimo del Potere globale tout court come spiegato bene da Terra e mare di Carl Schmitt per i tipi di Adelphi. Svincolandosi dall’abbraccio dell’anaconda marittimo occidentale l’Impero di Mezzo tenta di scrollarsi di dosso la garrota-killer della superbia infernale occidentale.
    Tanto per esemplificare il discorso facciamo notare che ci vogliono 35 giorni per portare via mare merci pregiate tra la Leipzig in Germania a Chingqing in Cina quando in soli 20 giorni le stesse merci sono trasportate via treno merci cinesi: c’è un miglior modo per illustrare questa circonvenzione di incapace occidentale che risponde al nome di strapotere giallo?

    Concludiamo questa sessione di anamnesi dello stato delle cose in atto nella (desueta?) triade USA-Cina-Israele colle parole dello scienziato geopolitico per così dire Pang Zhongying che asserisce come l’intima interdipendenza tra USA e Cina abbia raggiunto ai giorni nostri un livello mai toccato in precedenza. In primis sul piatto della bilancia della cronaca contemporanea l’assurda detenzione da parte cinese della somma di 1,3 trilioni di dollari americani del debito statunitense!
    Ma non solo l’interconnessione USA-Cina è quella che è ma anche quella Cina/America del Sud ha dimensioni imponentissime tanto da far figurare l’Impero di Mezzo come il vero e proprio banchiere dell’America Latina.

    La conta con i record da Guinness dei primati suggellati dalle entrerprises cinesi è quasi infinito e stancherebbe alla lunga sunteggiarla tanto la sua coda è più lunga di quella del Dragone delle Ombre Cinesi mitografico…
    Qua e là gli asserviti profumatamente prezzolati media occidentali accendono degli sparuti led su questo o quel primato cinese. “Il Corriere della Sera” – online – riportava ad esempio il 22 maggio 2015 che «in Cina albergano 354 miliardari censiti da “Fortune” ma anche 60 mila persone con un patrimonio disponibile di 200 milioni di dollari […] Nel parco di Zhanggjajee ad Hunan verrà inaugurato […] il ponte di vetro più lungo al mondo […]».

    Che il dragone cinese si sia risvegliato in tutta la sua magnitudo di stampo napoleonico?
    Ma da che parte starebbe il Dragone? È lo stesso identico Dragone che fece fare boom all’Anno del Topo per il clan dei Clinton – di cui abbiamo dato ampio resoconto ne La Superficie Opaca – in perfetta linea consequenziale con il maoismo stile Divinity School, Yale e Compagni di Merende oppure mostra una Maschera Cinese in più che oggi non riusciamo a radiografare a ragion compiuta?
    Materiale forse degno di un altro studio prossimo.
    Lo chiameremmo – nel caso – La Magnitudo della Triade.

     
    • giuseppe marioGC il said:

      Scusi Federico se approfitto per rispondere all’interessante “pippone”…sulla cina:

      Per ciò che concerne la cina e le affermazioni diGEValori il tutto si può riassumere
      semplicemente in questo:
      La mia Patria si chiama Multinazionale.
      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=95807
      che in sostanza è “relegato” qui:
      http://www.inventati.org/apm/archivio/320/ERB/L_erba_voglio_6/L_erba_voglio0006_web.pdf
      ……………NE CONSIGLIO VIVAMENTE LA LETTURA)

      …..E SE SI VUOLE COMPRENDERE LA STORIA RECENTE NON SOLO DEL NOSTRO PAESE, CEFIS -soprattutto dal 1945 al 1978,-NE è IL FILO ROSSO..
      (mentre dal 1980 ad oggi il filo rosso è bankitalia)…………..

      L’attuale sistema economico”globale”maggioritario in fondo non è altro che una dottrina alla quale bisogna per forza di cose aderire ed attenersi se non si vuole restare emarginati.
      (ai tempi di stalin ad esempio un americano Hammer,-QUELL’HAMMER CHE DIEDE VOLGARMENTE IL SUO NOME AI CODICI DI LEONARDO SOLO PER AVERLI COMPRATI- fece un pozzo di soldi con il petrolio russo…)…………….

      …..ps.
      E avendo i BRICS adottato questa sistema,questa sorta di dogma della torre di babele della crescita e della ricchezza infinita,
      CI SONO POCHE SPERANZE DI SALVEZZA PER QUESTA CIVILTà.
      (se paradossalmente,500milioni di occidentali hanno causato il buco dell’ozono,adesso che saranno miliardi a “copiarci” quel buco diverrà una voragine???????????)

       
  16. c’e’ sempre il rischio che le elites cinesi ( e russe ovviamente) aderiscano al modello adottato dalle elites “occidentali” . Daltonde per un CEO passare da uno stipendio “ventivolteunoperaio” ( come nei gloriosi “sessanta” ) a uno “duemilavolteunoperaio” e’ una “tentazione” da cui si puo’ essere trattenuti solo da “una pistola alla tempia” 🙂

    Per ora quella” pistola” in cina c’ e’ ancora , per il futuro non sappiamo.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Il sogno (irrealizzabile) sarebbe dare un calcio un c*** agli angloamericani, senza rimpiazzarli con i cinesi.

       
  17. giuseppe marioGC il said:

    in parole molto semplici e senza “pipponi”:

    Alla russia non importa degli ucraini e tanto meno dei siriani..
    alla russia interessa solo mantenere permanenti le sue basi navali di sebastopoli(crimea)
    e di tartus(siria)…..

    Gli usa invece intendono portare avanti la dottrina Wolfwitz per affermare il loro dominio imperiale cercando di stringere in una morsa sia la russia che la cina.

    FORTE IMPLEMENTAZIONE DELLA NATO AI CONFINI OCCIDENTALI RUSSI con truppe armamenti convenzionali e non, e relative megaesercitazioni dove oltre alla propaganda russofoba dei paesi baltici,si aggiunge l’enfasi nazionalistica di polonia slovacchia romania e naturalmente l’ucraina..

    A pochi km dal confine russo, IL POSIZIONAMENTO DI SISTEMI D’ARMA MISSILISTICI SIA DIFENSIVI CHE OFFENSIVI DI ULTIMA GENERAZIONE come il sistema AEGIS, concepito per evitare qualsiasi
    risposta ad ogni eventuale attacco con testate nucleari..significa che gli usa non stanno solo avvertendo la russia di essere un normale paese che deve sottostare ai diktat imperiali, MA STANNO DELIBERATAMENTE PROVOCANDO UNA NAZIONE CHE DISPONE DI UN ARSENALE NUCLEARE SECONDO SOLO A QUELLO DEGLI USA…

    Mentre nell’oceano pacifico a ridosso dei confini territoriali marittimi cinesi gli Usa stanno cercando di costruire una sorta di cordone sia navale che aereo volto ad impedire ogni velleità cinese per ciò che concerne il controllo delle vie marittime di sua pertinenza.
    ARRIVANDO GLI USA A TOGLIERE L’EMBARGO E AD ARMARE UN PAESE COME IL VIETNAM FINO A IERI CONSIDERATO NEMICO CON LO SCOPO DI “AIZZARLO” CONTRO I CINESI..

    Gli Usa pur disponendo di basi ed avamposti hanno ritirato il grosso delle loro truppe
    dal medio oriente, lasciando l’area nel caos che hanno deliberatamente provocato.
    (DIVIDE ET IMPERA)
    Un caos il cui “controllo” e risoluzione è stata delegata ad alleati fidati quali arabia saudita ed israele.

    UN CAOS COMUNQUE UTILE A QUESTI DUE PAESI PER RISOLVERE IL PROBLEMA CHE LI ACCOMUNA:
    L’IRAN E TUTTE LE COMPONENTI SCIITE…
    leader israeliani dichiarano che l’isis non è un nemico quanto lo è l’iran e i sauditi con il loro odio ancestrale per tutti gli sciiti hanno creato un amalgama che sarebbe stato difficile immaginare fino a qualche mese fa.

    l’arabia saudita nei mesi scorsi ha creato una coalizione composta da 34paesi musulmani SUNNITI in funzione antiterroristica—
    (IN QUESTA COALIZIONE GUARDA CASO MANCAVANO SIRIA ED IRAN )

    UN IMPORTANTE ALLEATO DI ISRAELE E ARABIA SAUDITA è LA TURCHIA CHE PERò
    DEVE PRIMA RISOLVERE LA GRANA INTERNA COSTITUITA DAI CURDI…

    Gli americani non hanno alcuna intenzione di rimuovere la casa reale saudita..
    DATO CHE STA SVOLGENDO LA MANSIONE LORO ASSEGNATA…
    RIDISEGNARE E SPARTIRSI IL NUOVO MEDIO ORIENTE INSIEME AD ISRAELE E TURCHIA…

    ovviamente con la supervisione dei consiglieri yankee sia ufficiali che “ACADEMY-CI)
    (quando nel2009- 2010 la sede di blackwater,famigeratae primaria università di mercenari, fu trasferita dagli usa in qatar, fu spontanea la domanda:COSA SUCCEDERà????)

     
    • Federico Dezzani il said:

      Se anziché essere nel 2016 fossimo nel 1979, mi faresti lo stesso, identico, discorso per lo scià….

       
  18. cincinnato1961 il said:

    se vince la clinton i sauditi possono contare moltissimo
    se vince trump significa cambio di paradigma..

    siccome..paradigma cambiato turchia
    e soprattutto uk….VINCE TRUMP…
    E ALLORA SI AI SAUDITI STAVOLTA GLI TOCCA….

     
  19. giuseppe marioGC il said:

    cincinnato1961
    il 20 agosto 2016 a 6:31 pm said:
    se vince la clinton i sauditi possono contare moltissimo
    se vince trump significa cambio di paradigma..

    siccome..paradigma cambiato turchia
    e soprattutto uk….VINCE TRUMP…
    E ALLORA SI AI SAUDITI STAVOLTA GLI TOCCA….

    ecco appunto….mi sembrava di averla già avanzata la questione..lo scorso agosto..
    https://francais.rt.com/international/28847-obama-demande-pentagone-abattre-dirigeants-front-al-nosra-syrie
    inoltre col senno del poi, si comprende la ragione dell’accordo nucleare iraniano, che oggi trump vorrebbe ridiscutere..

    banale,watson..
    ALLA SCELLERATA ALLEANZA EBRAICO-PETROBEDUINA (in funzione antiiran)occorreva una legittimazione politica forte, come è stato appunto l’accordo sul nucleare…
    in pratica dopo la guerra in siria, sarebbe toccato all’iran la destabilizzazione e i SAUDO-SIONISTI si erano preparati il paravento politico..

    siccome i piani in siria sono saltati a causa della russia, il menage saudo-sionista deve rientrare nelle “tenebre” , nell’oscurità dei patti fra servizi segreti,COME LO è STATO ED è ..IL PIANO SAFARI che dal 1980 ad oggi ha tenuto legati i servizi yankee a quelli sauditi sionisti e anglo francesi…causando un crescendo destabilizzatore in medio oriente ovviamente a favore degli interessi delle parti in causa..oppio .petrolio, finanza e soprattutto tabula rasa dei competitor locali degli israeliani, dove guarda caso oggi manca il punto di arrivo:distruzione dell’iran e di tutto il mondo sciita.

    In pratica sta per succedere che l’iran tornerà ad essere il nemico virale di Israele, il quale senza dover piu allearsi e contare sui petrobeduini, tornerà nei ranghi yankee.
    tra l’altro i sauditi stanno rischiando grosso nello yemen dove per vincere avrebbero bisogno di un coinvolgimento diretto non solo degli altri paesi arabi, che intanto si sono defilati come ha fatto l’egitto e come sta facendo la turchia, ma addirittura degli americani e dei suoi lacchè europei..
    cosa questa improponibile ,a meno che non Killary non l’avesse spuntata alla casa bianca.

    (quindi sauditi e qatarioti che rimangono col cerino in mano in siria e soprattutto nel golfo)

    inoltre il futuro dell’arabia saudita è costellato di gravi difficoltà..
    vero che sono ultra ricchi..ma è anche vero che sono incapaci pure di cucinarsi..
    e dipendono esclusivamente dal petrolio..
    e se fra 10-20 anni, le fonti per l’energia sono destinate a defossilizzarsi, per i petrobeduini cosa rimane????

    in pratica negli ultimi 30 anni la politica estera americana in medio oriente ha seguito le logiche dei sauditi e di concerto dei sionisti, i quali alla fine sono stati costretti ad allearsi quasi ufficialmente con i petrobeduini.

    ma ora cambia il paradigma, nel senso che i sauditi e gli altri paesi del golfo verranno lasciati naufragare, ed israele ritorna ad essere l’unico alleato americano in medio oriente.

    PS.
    a mio avviso…è giunto il momento che i muslim risolvono le loro questioni:
    dopo la futura partizione della siria, fra russia ed usa….la futura guerra sarà fra iraniani e paesi del golfo…
    (se fossi stato un generale iraniano, questo è il momento clou per attaccare i petrobeduini dal proprio interno…sfruttando tutti i loro punti deboli, che militarmente sono tanti..perché a parte una aviazione moderna, i sauditi possono disporre solo di mercenari….e quindi non sarebbe difficile piantare la bandiera sulla mecca, contando tra l’altro sul fatto che una maggioranza di sunniti sconfessa il whaabismo…..IN PRATICA ELIMINARE FIN DALLA RADICE IL TERRORISMO DI MATRICE FASCIO-ISLAMICA, QUALE è APPUNTO L’IDEOLOGIA WAHAABITA….creata apposta in funzione del potere assoluto dei pochissimi sui più…)