Assalto a Deutsche Bank, contrattacco americano per salvare l’euro

Il referendum inglese ha aumentato esponenzialmente le possibilità della dissoluzione della moneta unica nei prossimi mesi, aggravando la crisi bancaria in atto nell’Europa meridionale. Oggi, come nell’estate 2015, quando il referendum greco bocciò le condizioni della Troika, Berlino è il maggiore ostacolo alla salvaguardia dell’eurozona: la Germania, che allora era favorevole all’uscita di Atene dall’euro, oggi non mostra alcuna intenzione di cedere sulle norme del “bail in” appena introdotte né di consentire l’iniezione di denaro pubblico nei capitali delle banche. In queste condizioni, l’Italia sarà destinata nel volgere di pochi mesi ad abbondare la moneta unica. Gli Stati Uniti tornano in campo e contrattaccano per salvare la moneta unica: Deutsche Bank è l’obbiettivo ideale per una guerra finanziaria.

Referendum e guerre speculative

Le banche sono sempre più al centro della crisi terminale della moneta unica: esito quasi scontato, considerata la natura, tutta finanziaria, degli interessi che da sempre guidano il processo d’integrazione europeo.

Protetti i titoli di Stato dallo scudo della BCE, gli istituti di credito sono diventati il surrogato perfetto di Btp e Bonos per scommettere sull’uscita dei Paesi periferici dalla moneta unica: il differenziale tra titoli di Stato italiani e Bund rimane pressoché piatto, ma la “tonnara borsistica” delle banche italiane è un ottimo succedaneo per obbligare l’Italia a capitolare. La caduta dei corsi azionari nell’ultima settimana fa tremare i polsi: Unicredit -30%, Mps -30%, Banco popolare -30%, Intesa Sanpaolo -25%.

Tutto si può dire tranne che quest’esito non fosse atteso: gravate da 200 €mld di sofferenze, irrigidite da 400 €mld di titoli di Stato iscritti in bilancio, fiaccate da un’economia anemica e da margini d’interesse sempre più risicati, non era certo un mistero che gli istituti italiani sarebbero finiti nell’occhio del ciclone all’indomani della possibile uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

L’effettivo stato di salute del nostro sistema creditizio era perfettamente noto anche a Bruxelles, tanto che il primo ad allarmarsi dopo l’esito del referendum inglese è stato proprio il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker: “la Commissione farà di tutto per evitare qualsiasi tipo di corsa agli sportelli” ha rassicurato il 28 giugno, lasciando adito a speculazioni che col “fare di tutto” si intendesse la sospensione del “bail in” ed il nulla osta all’ingresso dello Stato nel capitale delle banche. Le voci di un acquisto del 25% delle sofferenze bancarie da parte della Cassa Depositi e Prestiti, se non la ricapitalizzazione tout court degli istituti attraverso la CDP, circolano immediatamente dopo la Brexit anche col probaabile assenso della Commissione europea.

Non è azzardato ricercare le cause del violento attacco lanciato dalla stampa tedesca contro Juncker (il blasonato Frankfurter Allgemeine Zeitung ne chiede le dimissioni e da più parti piovono illazioni di una sua malattia) non tanto nell’esito del referendum inglese, bensì nella volontà della Germania di neutralizzare sul nascere qualsiasi ammorbidimento del “bail-in” col placet dalla Commissione. Se, infatti, Juncker è possibilista sugli aiuti di Stato alla banche, a distanza di poche ore arriva da Berlino un chiaro segnale opposto: la Brexit non è un evento sufficiente a revocare le norme in materia di salvataggio bancari appena entrate in vigore. Poco importa quindi se, come abbiamo recentemente evidenziato, l’ennesimo “nein” tedesco aumenti esponenzialmente nei prossimi mesi le probabilità di un’implosione dell’euro.

Si ripresenta così la stessa dinamica che seguì la vittoria del “no” al referendum greco dell’estate 2015, quando il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ed ampi settori della CDU/CSU premettero per l’espulsione di Atene dalla moneta unica, anche a costo di rompere il tabù dell’irreversibilità dell’euro, nonostante sia l’amminstrazione Obama, sia il Fondo Monetario Internazionale, difendessero a spada tratta la posizione greca. Fu solo grazie all’intervento della cancelliera Angela Merkel (“se l’euro fallisce, fallisce l’Europa”), se alla fine prevalse la linea americana, tanto che sia il TIME che il Finacial Times, eleggendola persona dell’anno, le tributarono il merito di aver salvato l’eurozona.

Allora parlammo di “braccio di ferro tra Germania ed USA” sulla questione greca e, ex-post, si può interpretare lo scandalo Dieselgate che ha messo in ginocchio il colosso automobilistico Volkswagen, scandalo nato da un’inchiesta delle autorità statunitensi, come una rappresaglia contro l’intransigenza tedesca nella gestione dell’eurocrisi.

La vittoria del “leave” al referendum inglese, l’ennesimo smacco per l’amministrazione Obama, ripropone il tema della tenuta dell’eurozona, con l’aggravante che a rischiare l’uscita dalla moneta unica non è, come l’estate 2015, la Grecia, bensì l’Italia, il cui addio implicherebbe ipso facto la dissoluzione dell’euro.

Nonostante l’esplicita benevolenza della Commissione europea, il governo italiano, di fronte al rifiuto tedesco alla sospensione del “bail in”, ha dovuto ripiegare precipitosamente  su una garanzia statale da 150 €mld che copra le nuove emissioni di obbligazioni da parte delle banche solvibili: il Tesoro italiano, in sostanza, si impegna a rimborsare i debiti degli istituti in caso di difficoltà. La mossa, annunciata il 30 giugno, ha tutto il sapore del semplice annuncio mediatico, studiato essenzialmente per tranquillizzare i mercati in fibrillazione. Infatti:

  • la garanzia da 150 €mld sull’emissione di nuovi debiti, è inutile in momento in cui la liquidità abbonda grazie agli allentamenti quantitativi di BCE,FED, BOE,BOJ ed il valore delle obbligazioni è alle stelle grazie all’azione delle banche centrali;
  • non risolve l’urgente problema della carenza di capitale e dell’enorme quantità di sofferenze in pancia agli istituti.

L’annuncio del Tesoro, non a caso, è del tutto inutile nel rianimare le quotazioni delle maggiori banche italiane che il 1° luglio continuano imperterrite la loro caduta: non trascorrerà molto tempo ancora prima che l’Italia, per evitare scenari ciprioti o greci di congelamento dei conti correnti e corsa agli sportelli, debba abbandonare la moneta unica. Scenario, quello di un’implosione dell’eurozona, da scongiurare a qualsiasi costo per l’amministrazione Obama e l’establishment atlantico, non solo per il terremoto finanziario che ne seguirebbe, ma anche, se non soprattutto, per le implicazioni geopolitiche: il collasso dell’Unione Europea, con la conseguente impossibilità per gli USA di proiettarsi sul Vecchio Continente attraverso le istituzioni di Bruxelles.

Come nell’estate del 2015, il principale ostacolo che Washington incontra nel tentativo di preservare l’euro è quindi Berlino e l’intransigenza tedesca. Che fare?

Chi avesse consultato il sito del Financial Times il 28 giugno si sarebbe imbattuto nell’articoloSoros bet on fall in Deutsche Bank shares after Brexit vote, dove il quotidiano della City illustrava la scommessa di George Soros sulla caduta in borsa di Deutsche Bank all’indomani del referendum inglese (l’istituto tedesco ha effettivamente perso il 20% del valore nell’ultima settimana). Trascorrono due giorni e sul Wall Street Journal appare l’articoloDeutsche Bank Shares Hit Over 30-Year Low After Fed, IMF Rebuke: Deutsche Bank ha toccato in borsa il minimo degli ultimi 30 anni dopo che sia la Federal Reserve, sia il Fondo Monetario Internazionale (basato a Washington) hanno lanciato durissimi moniti contro la banca tedesca. La prima perché, a suo giudizio, la filiale americana di DB non ha superato i test sulla solidità patrimoniale; il secondo perché, in suo recente rapporto1, ha etichettato Deutsche Bank come la fonte di maggior rischio per la stabilità finanziaria mondiale. La stampa italiana, ovviamente, coglie la palla balzo e Repubblica ci ricorda che2:

“A rendere vulnerabile l’istituto teutonico è la colossale esposizione a derivati, stimata dalla Banca dei Regolamenti Internazionali come superiore a 50 mila miliardi di dollari, una cifra pari a duemila volte la capitalizzazione di mercato dell’istituto”.

Derivati a 2000 volte la capitalizzazione della banca? Come possibile? I media italiani, per ignoranza o malizia, dimenticano di dire quei 50.000 €mld sono il valore nozionale dei derivati, ossia l’ammontare lordo di denaro su cui sono fatte “le scommesse”, non il valore netto delle “scommesse”, quantificabile in una percentuale minima di quei 50.000 €mld.

Sia ben chiaro: Deutsche Bank è uno squalo della finanza in tutto e per tutto simile alle sue sorelle angloamericane ed il bilancio 2015 si è effettivamente chiuso con una perdita monstre di 6,8 €mld, dovuta in buona parte ai migliaia di contenziosi legali aperti, dall’accusa di manipolazione del Libor a quella di riciclaggio di denaro.

Deutsche Bank è però anche la prima banca della Germania ed ha un nome così “tedesco” da essere confusa talvolta persino con la banca centrale tedesca, la Bundesbank. Di più, Deutsche Bank è una colonna portante del sistema economico tedesco; è l’istituto che, sin dal finanziamento della ferrovia per Baghdad ai primi del ‘900, ha sempre svolto il ruolo di braccio finanziario di Berlino all’estero, agevolando l’export o supervisionando gli investimenti strategici. Colpire Deutsche Bank è, in sostanza, come colpire Volkswagen: è una pallottola al cuore dell’economia tedesca.

Ecco perché l’attacco simultaneo di Soros, della Federale Reserve e del Fondo Monetario Internazionale alla Deutsche Bank lascia adito a molti dubbi: è forte il sospetto che si tratti di una nuova offensiva contro Berlino, proprio mentre la Germania, scartando l’ipotesi di un allentamento del “bail in” invocata dalle banche italiane, apre di fatto alla dissoluzione dell’euro.

Il “terrorista finanziario” (definizione che ne danno i cinesi) Soros è quindi sceso in campo per la sua ennesima, e forse ultima, guerra speculativa: la posta in gioco, questa volta, è davvero alto.

 

DB

1http://www.imf.org/external/pubs/ft/scr/2016/cr16189.pdf

2http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/06/30/news/stress_test_della_fed_in_difficolta_santander-143111362/?rss

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75 commenti su “Assalto a Deutsche Bank, contrattacco americano per salvare l’euro

  1. Alberto il said:

    Ricapitolando, tedeschi e americani vogliono esorcizzare la fine dell’euro, i primi “responsabilizzando” i PIIGS falliti (le loro banche privatizzate tramite i risparmi dei clienti), i secondi col loro metodo collaudato degli “aiuti di Stato”, a carico dei contribuenti tutti, in ciascun Paese membro.
    Sembra quasi una disputa accademica, se non fosse che c’è in ballo un “recupero crediti” colossale a beneficio della Germania, la cui priorità è evidentemente molto diversa per le due parti.
    Ma se il mezzo di convincimento verso i crucchi è la pressione su Deutsche Bank, dopo l’eloquente esempio Volkswagen, il rischio è che salti il banco mondiale, cioè l’equivalente finanziario della III guerra mondiale nucleare con la Russia. Washington è così disperata da giocarsi il tutto per tutto?

     
    • Federico Dezzani il said:

      No, no, i tedeschi sono pronti a rinunciare all’euro anche domani.

       
      • aiserit il said:

        I tedeschi escono dall’euro anche domani, peccato che il padrone di tutti siano gli USA.
        Gli USA tengono per le … la Germania: può uscire, ma poi sono mazzate e qualche politico farà meglio a guardarsi le spalle (secondo me lo fanno già adesso).
        La Brexit per me è stata voluta e Soros già lo sapeva. E’ stata fatta per portare all’ordine la Germania e farle capire che è schiava pure lei, almeno fino a nuove direttive.
        Non si può non salvare Deutsche Bank. Lo stesso vale per Unicredit. érevedo ancora qualche ricattuccio ai tedeschi, poi politiche anti austerità per poco (è ora di un po’ di carota). Poi si vedrà. Deciderà il nuovo presidente USA.

         
      • lara.angeletti il said:

        Si sapeva che la Brexit sarebbe accaduta, ma non per Soros, che non la voleva: ma per il lavoro di Buckingham Palace e della Gentry, per motivi geopolitici ( leggere Meyssan, lo spiega molto bene: http://www.voltairenet.org/article192535.html )

        ossia la Gentry ha ritenuto che gli USA siano finiti e che sia importante riposizionarsi verso la Cina. Quindi de facto Regina e piccola nobiltà inglese hanno mollato a piedi la finanza globalizzata made in USA e i neocon sionisti, e infatti era uno spettacolo leggere quanto Bernard Henry Levy fosse arrabbiato per la Brexit. Soros sapeva e non era felice, ma non potendo fermare la cosa, si è messo short.

        In quanto all’ Europa, va trasformata se vogliamo uscirne in piedi: non l’ Unione Europea, non gli Stati Uniti d’ Europa, ma una Confederazione Europea simile a quella elvetica. Che poi è quello che Schauble ha invitato a fare giorni fa, parlando di ‘ accordi e scambi diretti tra nazioni europee’ se la Commissione EU non dà risposte convincenti. Ovviamente questa cosa agli USA non piace nemmeno un po’.

         
      • lara.angeletti il said:

        Sul fatto che la Germania lascerebbe domani l’ euro, grafici dicono l’ opposto. Il surplus tedesco è talmente alto ( 21 mld solo nel 2014 ) che se uscissero dall’ euro il nuovo marco andrebbe così alto che non riuscirebbero più a esportare. Questa è una guerra valutaria a ribasso, vince chi ha la moneta più competitiva, e l’ euro per la Germania è un marco ribassato. La Germania ha adottato lo stile mercantilista cinese, non il liberismo anglosassone, infatti in casa propria è molto poco liberista.

         
  2. “Dagli alla Germania!”, ci risiamo.

    Un anno dopo sembra di rivedere lo stesso teatrino, viene da chiedersi cosa sia cambiato dal negletto referendum greco.

    Molto è cambiato. L’opinione pubblica, i precedenti fissati dalle varie votazioni che stanno strappando uno ad uno gli arcana imperii, le menzogne delle istituzioni europee.

    Un anno fa l’uscita di un paese membro dall’UE sembrava una chimera, così come le vittorie dei partiti euroscettici. A proposito, vogliamo parlare dell’annullamento del voto austriaco?

    Se tra un anno, premesso che lo status quo duri, per quanto improbabile, dovessimo ritrovarci ad analizzare i piani degli atlantisti, lo faremo in un contesto molto cambiato: UE più precaria, NATO più isolata a livello geopolitico, malcontento popolare dovuto all’immigrazione porterà a soluzioni non ortodosse a livello locale, etc.

    Come aspirante storico del periodo tardo antico, non posso che percepire un’aria da fine di civiltà in un impero che continua a presentare crepe nonostante lo strato di intonaco che viene applicato.

    Riguardo quest’estate, dovremmo aspettarci, alla larga, turbolenze da fine agosto a causa delle elezioni USA. Che Trump vinca o meno, sarà il caos almeno da settembre a dicembre.

    Secondo lei, se il nein tedesco dovesse reggere (nonostante il terrorismo finanziario), quali prospettive si aprirebbero, oltre a quelle esposte nel precedente articolo? Un governo M5S?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Per il post-euro, ci vuole gente con le palle, altro che Di Maio! Bisogna ricostruire un’IRI con i Beneduce ed i Menichella del 2000.

       
      • Questo nella prospettiva di un collasso dell’UE, ma se le cose dovessero reggere (ergo, se la Germania venisse “convinta” a sostenere l’Italia per scongiurarne l’uscita) avremmo come nodo da sciogliere il referendum costituzionale, che sancirebbe la fine del PD come partito guida dell’Italia e, ovviamente, un governo M5S. Non che me lo auguri, anzi. Quei ragazzini manipolabili e manipolati metteranno su un baraccone che farà tutto tranne che risolvere i problemi veri.

        Nel caso invece che l’UE non regga è difficile fare previsioni. Lei crede che in tal caso, forze (pseudo)politiche “non-convenzionali” possano tentare (e riuscire in) un colpo di stato e riscrivere la costituzione, oppure si tornerà al solito modello immutato da decenni?

         
      • Luca Di Rocco il said:

        “Bisogna ricostruire un’IRI con i Beneduce ed i Menichella del 2000.” Il problema è tutto qui. Ci sono i Benedice e i Menichella del 2000? Io ho il grande dubbio che non ci sia più questo tipo di personaggi: la classe media italiana è stata spazzata via dalla crisi o come nel caso specifico dell’avvocatura è ripiegata su se stessa, stravolta da una guerra generazionale assurda. La classe dei funzionari pubblici… Beh, lasciamo perdere che è meglio! Ebbene, da dove potrebbero venire? Semplice, da nessuna parte…

         
      • il problema infatti non e’ solo che mancano ” i generali” ( questo non sarebbe un problema se sotto ci fosse una classe di ottimi ” colonnelli ” da cui estrarli ) il problema ben piu’ grosso e’ che l’ intera classe degli ” colonnelli” ( e maggiori e capitani ect ) non vale una cicca se non addirittura da mettere al muro ..

         
      • lara.angeletti il said:

        Io penso invece che al dato attuale, hanno messo proprio tutte le pedine mondiali per fare una guerra. Tempo di fare il nuovo presidente americano, e la Cina darà il primo colpo. Deflazione significa denaro che è morto, e quando muore l’ economia… beh, è la stessa situazione del 1929.

         
  3. Stefano il said:

    Federico, sono perfettamente d’accordo con te! Mi permetto di proseguire il discorso sulla base del tuo ragionamento. Se il fallimento delle banche italiane é letale per l’euro, ancora di più lo é quello di Deucth Bank. Perciò quella di Washington é una reazione isterica ma di fatto é un arma spuntata. Tuttavia Washington non può permettersi il fallimento dell ‘euro. Per l’elite finanziaria é una questione di sopravvivenza. Il dollaro sta perdendo continuamente terreno. La capacità di Washington di difenderlo militarmente sta mostrando seri limiti (vedasi fallimenti in Siria, Egitto, Libia ecc.). L’élite ha già individuato nel paniere sdr il sostituto. Ed ad ottobre entra lo Yuan. Senza l’euro lo Yuan diventa predominante. Dato che l’élite non controlla lo Yuan allora esse stesse saranno marginalizzate. Perciò l’unica arma davvero in mano all’élite é l’opzione militare, contro la Germania. O meglio la sua versione moderna: la rivoluzione colorata. Solo che in Germania é complicata. Ma la Germania é piena di basi Americane….per far crollare l’euro la Germania deve liberarsi dal giogo della Nato. In questo senso va interpretata l’uscita del presidente Ceco che ha proposto un referendum su euro e Nato! É strano che la proposta venga da un presidente e non da una opposizione politica in cerca di visibilità come in Francia…hanno lanciato il sassolino per vedere l’effetto che fa…Aspettiamoci un crescendo di violenza in Germania. É la resa dei conti finale dalla II guerra mondiale!

     
  4. Cricchetto il said:

    E intanto il buon Soros ha comprato oro e miniere in giusta abbondanza proprio qualche mese fa

     
  5. Datosi la reale consizione coloniale delle germania nei settori “strategici” ( I ” servizi” soprattutto)il “contrattacco” dovrebbe andare a segno come sempre, anche se sembra ancora impossibile comvicere i tedeschi a divenire i “padani d’ europa”… 🙂
    Quindi se non bastasse la solita ” leva finanziaria” e i tedeschi lasciassero andare a picco Deutche bank ( che non e’ ne “tedesca” ne “banca ” 🙂 ) a breve probabili “interventi” ISIS in germania

     
  6. Cristina il said:

    quindi, paradossalmente, ci tocca ringraziare i tedeschi se usciremo da questo inferno di €?!!!! A questo punto quando? prima del Referendum? Ad agosto, di solito, i vari governi in carica preparano sempre sorprese…americani democratici permettendo. Padoan sarà in grado di gestire questo momento delicato?

     
  7. Corto Maltese il said:

    Ottimo articolo. La “minaccia” ad orologeria degli USA alla fermezza tedesca è un dato di fatto. Troppe combinazioni. Secondo me alla fine vinceranno gli USA come sempre in Europa. Far saltare Deutsche Bank è solo un pretesto, non lo faranno mai. Secondo me succede che l’Euro rimarrà in piedi ed anche l’Europa.

    E’ vero che la Germania vuole la fine dell’euro. Però non vuole essere lei la causa. Si sono accorti i tedeschi che il ciclo di Frenkel in Europa è un grande casino. Funziona malissimo ovviamente, avendo paesi del tutto differenti sotto tutti i punti di vista.

    Secondo me succede come suggerito dal Financial Times. Si userà il bail-in per i casi più preoccupanti (azionisti e obbligazionisti sub.) giusto per far vedere che si è fatto qualcosa. Poi subito crisi sistemica ed intervento pubblico e la Germania non dirà niente. Renzi perde il referendum ed arriva la Troika (un alter ego di Monti) che gestirà il tutto e poi elezioni con vittoria del M5 stelle (USA).

    Ho avuto la fortuna di studiare in Germania per 18 mesi, conosco abbastanza bene i tedeschi. Non sono così capa-tosta come dicono. E’ molta apparenza quella di sembrare intransigenti. Fanno i duri all’inizio, te la fanno pagare un poco ma poi quando vedono che non c’è scelta cedono. E’ vero che qui stiamo parlando di miliardi, ma la posta in gioco è ben altra. Non credo alla fine dell’euro sarebbe un disastro mondiale. Altro che Brexit.

    Cordiali saluti

     
    • Federico Dezzani il said:

      Sì, la strategia della Germania è arrivare alla fine dell’euro senza che la colpa sia formalmente imputabile a lei.

       
    • lara.angeletti il said:

      Da ciò che i grafici mi dicono, la Germania ci sta solo mettendo la faccia: non che non abbia le sue colpe, ma il problema è molto più a monte, il problema sta tra i maggiorenti della cartastraccia/ fumo che sono a WS, e la Germania cerca solo di difendersi e, anche sbagliando, di difendere quel che resta del modello renano che è stato alla base della crescita economica europea, non certo i ‘ piani Marshall’

      ma tanto è questione di poco ancora, perché le borse americane, per anni truccate, ormai non fanno nemmeno più il rimbalzo del gatto morto, e ovviamente si rivalgono sulle altre borse, europea in primis, che ha ‘liberalizzato’ anche le mutande, a differenza della Cina che invece le sue aziende e banche strategiche le tiene ben lontane dal Composite proprio per non farsele scalare dalle varie dark pool americane che stanno alle Caymans etc.

      se tirano fino a novembre comunque è già tanto, impossibile che in una situazione del genere, e con l’ Europa che rischia di cadere mandando in fumo gli investimenti cinesi, la Cina non spari sugli USA un petardo, magari usando la scusa del Mar Meridionale

      le simulazioni peraltro le hanno già fatte, e non riguardano i Baltici, dove ci sono due carrette rotte anteguerra schierate e tante chiacchiere NATO.

      La verità è che i banchieri in USA, che non sono americani ma sono quelli che stanno alla base di tutto sto schifo da ben 3 guerre mondiali, andrebbero impiccati tutti.

       
  8. andrea il said:

    I cds di DB e Unicredit sono quai uguali?allora saltassero entrambe. …La cosa che ancora mi stupisce è che la Germania non abbia ancora fatto partire l’attacco finale a Draghi.,

     
    • Federico Dezzani il said:

      La stampa italiana spesso tace ma dall’establishment tedesco sono piovuti attacchi molto violenti contro Draghi negli ultimi mesi.

       
  9. Jean il said:

    Comunque in tutti i casi non possono fare cadere una banca troppo grande per fallire, crollerebbe tutta l’economia mondiale, in effetti si vede bene come il “padrone” stia sgridando il “maggiordomo” perchè non fa bene il suo lavoro, intanto il malcontento sale in tutti i paesi europei, lo sfaldamento è imminente, a mio parere entro l’anno.
    Si vedono molte forze centrifughe al lavoro, pressioni economiche, pressioni geopolitiche, pressioni interne negli stati, pressioni mediatiche che terrorizzano i cittadini per conto degli oligarchi europei che non vogliono perdere i propri privilegi.
    Il problema è che se si tende troppo la corda alla fine mi sa che finiscono appesi in piazza, dovranno cedere ben prima che ciò accada.

    Saluti

     
      • lara.angeletti il said:

        Gli USA stanno tentando di non perdere i territori di America Latina ed Europa a favore di Cina e Russia, o saranno morti, ecco perché questo casino

        ed ecco perché è inevitabile che la Cina non scenda in campo

         
    • lara.angeletti il said:

      Non direi Jean, agli USA una guerra mondiale serve, eccome, perché sono morti da prima dell’ abolizione della Glass Steagall, sono un cadavere fin dalla fine degli anni 90, speravano di manipolare la Cina ma non ci riescono perché la Cina non intende più mantenerli e col suo surplus fa quel che vuole, inoltre lo yuan coperto dall’ oro fa la guerra al dollaro

      stanno truccando le carte sugli indici come non mai, stanno tentando di rallentare i cinesi più che possono, con il FMI che la tira in lunga a concedere ai cinesi lo status di economia di mercato, ma chi vogliamo prendere in giro? La Cina ormai dalla fine del 2014 ha superato gli States come PIL, e sai chi sono le due economie che hanno il maggior surplus al mondo? Europa e Cina, dove per Europa leggici pure ‘ Germania’.

      Gli USA lo sanno, questa guerra è da un po’ che la inseguono, con gli Europei la fanno mandando qui immigrati per far collassare l’ welfare state, o attaccano le banche con la speculazione, con la Cina ancora non riescono perché la Cina non quota sul Composite banche e aziende strategiche, ma se buttano giù DB Bank la Cina che ha investito tramite DB in Germania ed Europa immagina come sarà felice

      non dimenticare che la Cina ha ricevuto da parte degli europei la garanzia per gli investimenti infrastrutturali in AIIB eurasiatica, la banca che deve rottamare il FMI

      insomma più che la Russia, è la Cina quella che ha tutto da perderci

      la Russia dà fastidio agli USA solo per la prossimità con Europa e Germania nella scacchiera geopolitica, ma la Cina è il competitor più pericoloso, perché mina alle base tutta l’ impalcatura finanziaria USA

      tieni conto che ai primi di giugno Porto Rico, sede dell’ USA Corp., è fallita

      loro di base sono falliti, anche se non lo dicono

      non dimentichiamo che DB dovrebbe essere quella che coordina le obbligazioni in yuan per l’ Europa

      e non è finita qua

      oltre alla Via della Seta da Pechino ad Amsterdam, passando anche per il Mediterraneo e per Venezia, dai Balcani, dalla Germania stessa, la Cina col gruppo BRICS Russia compresa rischia di finire altro che in recessione

      e per gli USA sarebbe un modo indiretto per ammazzare il concorrente scomodo del dollaro, e indebolire la Russia

      il problema è che se sperano di vincere stavolta, devono anche assicurarsi di avere un buon rifugio antiatomico, perché i Sarmat russi e i nuovi balistici cinesi ci mettono 20 minuti a ridurre lo Stato di New York in cenere, ma loro tanto stanno pensando di trasferirsi in America Latina… da cui i molti golpe targati WS contro Kirchner, Dilma, e ora anche Morales…

       
      • Jean il said:

        Leggo con piacere i suoi commenti che condivido in toto, sono meno preparato di lei in economia, mi ha chiarito alcuni punti che mi mancavano.
        Non so se leggerà questa mia risposta, non mi prenda per pazzo, volevo chiederle, visto la sua preparazione sulla materia economica che ne pensa di questo articolo di fantapolitica, ha dei fondamenti oppure è pura fantasia?

        http://www.liberopensare.com/articoli/1102-dietro-i-panama-papers-la-piu-colossale-truffa-del-pianeta

        Cordialmente.

         
      • lara.angeletti il said:

        Carissimo signor Jean, sulla lotta del ‘ capitale apolide cosmopolita che gira col Talmud sottobraccio’ contro lo Zar, ma anche contro il Re di Francia, ce ne sarebbe da dire… casualmente, io sono di famiglia nobile, e quando ho saputo che la Brexit era stata voluta dalla Regina e dalla Gentry, sono rimasta molto ma molto colpita

        Erano giorni tosti, in cui Soros shortava la sterlina, e solo la Corona aveva la forza per dire alla BOE di intervenire a fermare l’ emorraggia: in Europa infatti, a parte i Duchi di Lichtenstein e i Grimaldi a Montecarlo, che però non c’ entrano con l’ Europa, i due unici ‘ solidisti’ che non hanno in mano semplicemente cartastraccia/ fumo, sono la Corona inglese, e il Vaticano.

        Quindi leggere che la Regina era a favore della Brexit, assieme a quella piccola nobiltà che poi Bernard Henry Levy chiamò ‘ rozza, ignorante e campagnola’ proprio perché possiede terra e non ha voglia di vedersela fumare con le crisi indotte, mi ha in un certo senso riappacificato con quella Casa Windsor che ho sempre stimato molto poco, proprio perché è stato partendo dalla piccola isola che certuni, cacciati da tutte le monarchie europee nei secoli, si sono poi portati nella posizione attuale.

        Sapere dunque che la Regina non era in combutta con tutti loro, ma anzi, era a favore della Cina, mi ha molto stupito.

        Leggendo poi i commenti e le analisi geopolitiche in giro, risultava chiarissimo che la Regina aveva voltato le spalle proprio a quei tali neocons. Che effetti porterà tutto ciò, lo vedremo venendo avanti.

        Ma le dico una cosa: quando lo Zar fu trucidato dai ‘ bolshevichi’ ( andavano sotto quel nome, in quell’ occasione ), guarda caso aveva fermi proprio alla City svariate tonnellate di oro date in custodia, che voleva rimpatriare perché quell’ anno l’ agricoltura russa era andata male e bisognava fare investimenti.

        L’ oro dello Zar, è stato rimpatriato in Russia dall’ anziano Principe Dimitri Romanov- un cugino che era riuscito a scappare- solo nel 2014.

        Chissà perché, quando qualcuno chiede indietro il proprio oro, succedono cose incredibili, come nel caso di Chavez, che rivoleva l’ oro venezuelano, e dopo qualche mese fu saccheggiato Gheddafi.

        E anche in Francia, il Re, prima della Rivoluzione Francese, aveva chiesto conto al ministro delle finanze- un banchiere ‘ ginevrino’, il famoso Necker- circa lo stato dissestato delle casse.

        Un tempo, a simili sanguisughe si preparava un patibolo in piazza- come fece Filippo II coi banchieri ‘ del Tempio’-, e deve essere quello che ha pensato Elisabetta con la Brexit.

         
      • Jean il said:

        La ringrazio molto, essendo appassionato di storia ho cercato anche altri documenti che risultano avvalere la tesi esposta, purtoppo la rete è piena di dati e non è facile a volte fare una cernita costruttiva, sopratutto quando la storia l’hanno scritta questi elementi.
        Lo Zar fu assassinato, nonostante che Lenin avesse ordinato di proteggere tutta la famiglia, a sua insaputa.
        Probabilmente molti non hanno capito che la City ha abbandonato l’Europa proprio per questi motivi, come ha decretato la fine del dollaro, vedremo cosa succederà, speriamo nulla di grave e doloroso per noi popoli Europei.
        Grazie ancora e cordiali saluti

         
      • lara.angeletti il said:

        Ma vede caro amico, la City ormai da molto è solo una succursale secondaria: i maggiorenti della carta- fumo sono tutti a Wall Street. Per questo la Brexit è un sonoro schiaffo della Regina proprio alle agende neocons. Forse Elisabetta ha saputo qualcosa che le ha fatto pensare che, ora che la City è solo un ramo secondario e Deutsche Boerse si è comprata London Stock Exchange, presto o tardi le avrebbero fatto fare la fine dello Zar ( perché la Corona non è certamente senza tesoro ).

         
  10. JeanRobert il said:

    Una bella guerra contro chi possiede ricchezze da depredare e tutto si risolve… Oramai le decisioni sono prese, nella scacchiera sono stati posizionati già i pezzi (Polonia, paesi Baltici, Ukraina, ecc ecc), indovinate dove? Potremmo andare avanti ancora qualche mese o un anno… ma arriva la tempesta. Si salvi chi può…

     
  11. giuseppe marioGC il said:

    ,,,,,,,,,,,,,,,, lo scandalo Dieselgate che ha messo in ginocchio il colosso automobilistico Volkswagen, scandalo nato da un’inchiesta delle autorità statunitensi, come una rappresaglia contro l’intransigenza tedesca nella gestione dell’eurocrisi.,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

    E no, che peccato “sporcare” ottime valutazioni generali con frasi o peggio titoli alla “geab2020′”

    la wv e tutta l’industria tedesca dell’automobile semplicemente si stava allargando troppo(e non solo negli usa) a scapito delle sorelle americane…sfruttando anche il veicolo messico..

    riguardo ai derivati, è vero che la cifra monstre è nozionale e nel 90% dei casi a somma zero
    (si vince da una parte.si perde dall’altra)..
    e nel 90% la grandine colpisce a fasce a macchia di leopardo..

    però può succedere che avvenga una grandinata eccezionale e di questi tempi verosimile.per cui basterebbe anche solo una terza parte di quel valore nozionale(di derivati) finire nella colonna delle perdite per innescare un crollo a catena le cui conseguenze sarebbero inimmaginabili..

    non dimentichiamo che anche i valori nozionali di lehmann b AIG (etc)nel 2007 erano sostenibili al punto di avere un rating di A pieno da parte delle agenzie di valutazione.
    (a prescindere dall’affidabilità delle stesse)

    a far saltare il pentolone fu la bolla immobiliare,da troppo tempo gonfiata con il negligente apporto delle autorita federali alle quali era indispensabile camuffare i numeri di crescita del pil,- per finanziare sia la bilancia commerciale negativa e sia soprattutto le scellerate guerre in tutto il mondo- e il settore immobiliare era la panacea che metteva tutti daccordo fino addirittura chi otteneva mutui o rinegoziazioni senza la minima garanzia di affidabilità.

    la crisi fu risolta alla maniera imperiale: scaricare il fardello alle colonie(1) con il supporto delle rispettive banche centrali, che avrebbero stampato trilioni di valuta(elettronica o meno) per rifinanziare le big to fail e per ragioni meramente contabili questo passivo sarebbe stato addebitato ai governi delle colonie, cioè al pecorume.. -2-

    oggi e 8 anni fa c’è differenza???

    No..nessuna differenza nell’economia reale dove gli esecutivi vanno avanti taroccando i numeri e agitando lo spettro della cina che si sarebbe stancata di crescere per farci un dispetto..

    e certi numeri sono eccessivamente taroccati come quelli dei mercati borsistici dove tra l’altro si sta palesando un altra..ma stavolta grande..BOLLA INTERNET…
    (come può valere un marchio e qualche brevetto 500miliardi di dollari?? )
    l’immobiliare è stata una bolla è vero..ma alla fine qualche mattone rimane..
    nelle bolle borsistiche odierne cosa c’è dentro????
    e poi..la storia dell’oro fisico e l’oro di carta…
    ..ma questa piu che una bolla è una autentica e diabolica truffa..

    semmai la differenza sta nel fatto che le banche centrali hanno terminato l’inchiostro e oltretutto il pecorume è talmente oberrato di debito da aver ipotecato il futuro di almeno 10 generazioni..

    A MENO CHE NON SI AZZERI TUTTO..NON SI RADA TUTTO..MA PROPRIO TUTTO AL SUOLO..

    allora forse..forse la seconda terza generazione che verra..potra finalmente costruire un vero mondo migliore….

    (1 )alcune fra le banche tedesche autorizzate ad operare negli usa, negli anni precedenti il 2008 furono costrette dalle omologhe americane, ad accettare pacchetti di derivati come saldo delle esportazioni delle imprese tedesche negli usa..e ..QUESTA NON è UNA BUFALA…

    2.l’Italia prima di entrare nell’euro (1997)aveva un debito del 130% del pil..poi con il cambio fu svalutato di quasi il 30%(ALLA SVALUTAZIONE PERò NON SEGUI LA CORRISPETTIVA INFLAZIONE..FU QUESTA L’INKULATA PER NOI..E QUINDI DA SVALUTAZIONE DIVENTA APPREZZAMENTO) e nei primi
    anni dell0euro il debito viaggiava sui 105-110% rispetto al pil..
    MA STRANAMENTE..E non solo in Italia dal 2009 ad oggi i debiti di tutti i paesi dell’euro sono skizzati in alto dal 15 al 30%..tutti germania inclusa..
    forse non è stato svelato causa segreto di stato,(CHIEDERE TREMONTI) che per esempio l’italia nel 2009 ha dovuto contribuire al bilancio della bce(O MEGLIO BANCHE TEDESCHE infettate di derivati ETC)per almeno 120miliardi di euro….e vorrei tanto sbagliare..ma da calcoli approssimativi risulta che l’Italia ha donato alla causa imperiale non meno di 200miliardi di euro(per difetto) e questa cifra a prescindere dalla crisi e dall’andamento delleconomia reale..cioè abbiamo versato tra i 10 e i 15 punti di pil alla bce,,quindi all’impero….SOLDI CHE NESSUNO CI RESTITUIRà PIU…
    il guaio è che mentre tedeschi francesi olandesi inglesi spagnoli chi piu e chi meno avevano giocato con i derivati..LE BANCHE ITALIANE SONO RESTATE FUORI DA QUESTO GIOCO ma alla fine abbiamo dovuto pagare lo stesso il conto.. addirittura pure al banco santander tramite mps e la fregatura antonveneta…

     
  12. odoacre il said:

    “Per il post-euro, ci vuole gente con le palle, altro che Di Maio! Bisogna ricostruire un’IRI con i Beneduce ed i Menichella del 2000.”
    E dove li vedi, caro Federico, i Beneduce? E soprattutto su quale idea di stato? Quello italiano in liquidazione ridotto ormai alla sola funzione di esattore crediti del sistema bancario?

     
  13. Willi Muenzenberg il said:

    Il genio della storia ridato all’Italia che degnamente chiamiamo Tacito, va al punto del problema. La banca da sempre da noi controllata per governare il laborioso, e geniale, popolo tedesco non è più nostra. L’hanno salvata i cinesi, che a Zurigo i nostri dante causa liquidavano con un sorriso: Che coloro che obbligavamo a coltivare e darci l’oppio per stordire i popoli, poco più di 100 anni dopo venissero qui nel nostro giardino che controlliamo dal Medio Evo, a prendersi ciò che vogliono, è qualcosa che richiede appunto un Tacito, per essere raccontato. Lei, degno pure del nome Federico, forse sa che la Germania è dalla fondazione un paese comunista in cui non esiste grande impresa che noi non si controlli, attraverso appunto la Bank nostra. Inclusa tutta la Germania est. E il nostro uomo migliore: a voi noto come Markus, Misha, Wolf.

     
    • lara.angeletti il said:

      Sono d’ accordo con Willi, che pare tedesco da come scrive: il modello tedesco non è quello liberista che si vuole imporre all’ Europa, ma il vecchio modello renano, tra l’ altro molto simile al modello che era dell’ Impero Romano e della Terza Via italiana con l’ IRI, l’ Eni e Mattei; un modello che agli usurai di WS sta molto sulle scatole, perché se lo si seguisse come andrebbe seguito, gli usurai avrebbero le mani tagliate. E infatti in Cina e Russia lo stanno seguendo: niente aziende strategiche in Borsa o, se ce le mettono, c’ è un controllo statale tale che nessuno da WS si azzarda a speculare se non vuole ritrovarsi i sommergibili davanti a New York. Se lasci le mani libere al ladro, lui ruberà tutto. Se sa che hai un coltello in casa, ci penserà bene prima di venire a rubare.

       
  14. Miles Raymond il said:

    Ciao Federico, a tuo parere la ripetizione del voto austriaco, tenendo conto della vicinanza culturale e storica di questo paese con la Germania, va vista nell ottica di questa “guerra strategico-finanziaria” fra chi vuol abbandonare l euro e chi lo vuole tenere in piedi oppure è una questione a se stante tutta interna alla Austria dove comunque quello stesso voto solo i ciechi potevano sostenere non essere inquinato da brogli giganteschi?
    Grazie.

     
    • Federico Dezzani il said:

      E’ quasi sicuro che in un contesto politico diverso, con le istituzioni di Bruxelles più salde e le spinte centrifughe meno forti, gli austriaci non avrebbero rivotato: quindi, sì, l’annullamento del ballottaggio è sintomo che l’edificio cade a pezzi.

       
  15. Massimo Lodi Rizzini il said:

    L’intero sistema finanziario transatlantico è fallito, 2.000.000 di miliardi in derivati e 200.000 miliardi di dollari di debiti aggregati oltre a centinaia di miliardi tra dollari, euro, sterline, yen eccetera stampati a cottimo ogni mese ormai da anni.
    No Glass Steagall?
    Allora addio civiltà.

     
    • Federico Dezzani il said:

      La reintroduzione dello Glass Steagall e della legge bancaria del 1936 è, in effetti, impellente.

       
  16. giuseppe marioGC il said:

    ,,,,,,,,,,,,,,,, lo scandalo Dieselgate che ha messo in ginocchio il colosso automobilistico Volkswagen, scandalo nato da un’inchiesta delle autorità statunitensi, come una rappresaglia contro l’intransigenza tedesca nella gestione dell’eurocrisi.,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

    plausibile, come lo stesso puo essere che la wv e tutta l’industria tedesca dell’automobile semplicemente si stava allargando troppo(e non solo negli usa) a scapito delle sorelle americane…sfruttando anche il veicolo messico..(una cina sotto casa per gli usa, riguardo a costi produttivi)

    sui derivati, è vero che la cifra monstre è nozionale e nel 90% dei casi a somma zero
    (si vince da una parte.si perde dall’altra)..
    e nel 90% dei casi la grandine(la perdita) colpisce a fasce, a macchia di leopardo..

    però può succedere che avvenga una grandinata eccezionale e di questi tempi verosimile
    .per cui basterebbe anche solo una terza parte di quel valore nozionale(di derivati) finire nella colonna delle perdite per innescare un crollo a catena le cui conseguenze sarebbero inimmaginabili..

    non dimentichiamo che anche i valori nozionali di lehmann b. e AIG (etc)nel 2007 erano sostenibili al punto di avere un rating di A pieno da parte delle agenzie di valutazione.
    (a prescindere dall’affidabilità delle stesse)

    a far saltare il pentolone fu la bolla immobiliare,da troppo tempo gonfiata con il negligente apporto delle autorita federali alle quali era indispensabile camuffare i numeri di crescita del pil,- per finanziare sia la bilancia commerciale negativa(come oggi) e sia soprattutto le scellerate guerre in tutto il mondo- e negli Usa il settore immobiliare era la panacea che metteva tutti daccordo fino addirittura chi otteneva mutui o rinegoziazioni senza la minima garanzia di affidabilità.

    nel 2008,la crisi fu risolta alla maniera imperiale: scaricare il fardello alle colonie(1) con il supporto delle rispettive banche centrali, che avrebbero stampato trilioni di valuta(elettronica o meno) per rifinanziare le big to fail(le mega banche globali) e per ragioni meramente contabili questo passivo sarebbe stato addebitato ai governi delle colonie, cioè al pecorume.. -2-

    oggi e 8 anni fa c’è differenza???

    No..nessuna differenza nell’economia reale dove gli esecutivi vanno avanti taroccando i numeri e agitando lo spettro della cina che si sarebbe stancata di crescere per farci un dispetto..

    e certi numeri sono eccessivamente taroccati come quelli dei mercati borsistici dove tra l’altro si sta palesando un altra..ma stavolta grande..BOLLA INTERNET…
    (come può valere un marchio e qualche brevetto 500miliardi di dollari??superare addirittura le big oil
    )
    l’immobiliare è stata una bolla è vero..ma alla fine qualche mattone rimane..
    nelle bolle borsistiche odierne cosa c’è dentro????

    e poi..la storia dell’oro fisico e l’oro di carta…
    ..ma questa piu che una bolla è una autentica e diabolica truffa..

    semmai,rispetto al 2008, la differenza sta nel fatto che le banche centrali hanno terminato l’inchiostro e oltretutto il pecorume è talmente oberato di debito da aver ipotecato il futuro di almeno 10 generazioni..

    A MENO CHE NON SI AZZERI TUTTO..NON SI RADA TUTTO..MA PROPRIO TUTTO AL SUOLO..

    allora forse..forse la seconda terza generazione che verra..potra finalmente costruire un vero mondo migliore….

    (1 )alcune fra le banche tedesche autorizzate ad operare negli usa, negli anni precedenti il 2008 furono costrette dalle omologhe americane, ad accettare pacchetti di derivati come saldo delle esportazioni delle imprese tedesche negli usa..e ..QUESTA NON è UNA BUFALA…

    2.l’Italia prima di entrare nell’euro (1997)aveva un debito del 130% del pil..poi con il cambio lira-euro fu svalutato di quasi il 30%
    (ALLA SVALUTAZIONE PERò NON SEGUI LA CORRISPETTIVA INFLAZIONE..FU QUESTA L’A FREGATURA PER NOI..E QUINDI A PRESCINDERE DALL’ONEROSO CONCAMBIO A 1936,27 SVALUTANDO MA VENENDO MENO LA LOGICA INFLAZIONE,-fissata bloccata al 2%- DA SVALUTAZIONE DIVENTA APPREZZAMENTO…stipendiati ancora in lire ma la spesa è in euro..)

    e nei primi anni dell’euro il debito viaggiava stabile sui 105-110% rispetto al pil..
    MA STRANAMENTE..E non solo in Italia dal 2009 ad oggi i debiti di tutti i paesi dell’euro sono skizzati in alto dal 15 al 30% rispetto al pil ..tutti germania inclusa..
    forse non è stato svelato causa segreto di stato,
    (CHIEDERE TREMONTI,che ne accennò all’epoca)
    che per esempio l’italia nel 2009 ha dovuto contribuire al bilancio della bce
    (O MEGLIO BANCHE soprattutto TEDESCHE infettate di derivati ,etc)
    per almeno 120miliardi di euro…e da calcoli approssimativi risulta che l’Italia ha donato alla causa imperiale,cioè al bilanio della bce, non meno di 200miliardi di euro(per difetto) e questa cifra a prescindere dalla crisi e dall’andamento dell’economia reale.
    .cioè ,dal 2008 abbiamo versato tra i 10 e i 15 punti di pil alla bce,,quindi all’impero…
    .SOLDI CHE NESSUNO CI RESTITUIRà PIU…
    il guaio,anzi il paradosso è che mentre tedeschi francesi olandesi inglesi spagnoli chi piu e chi meno avevano giocato con i derivati..LE BANCHE ITALIANE erano RESTATE FUORI DA QUESTO GIOCO ma alla fine abbiamo dovuto pagare lo stesso il conto.
    . addirittura pure al banco santander tramite mps e la fregatura antonveneta…

    ps.gradirei eventualmente conoscere la ragione della “eventualmente” non pubblicazione di “codesto” commento…

     
  17. Roberto Luciani il said:

    La mia impressione e’ tutti vogliono che l’euro si rompa, ma nessuno vuole uscirne ma vuole che siano gli altri paesi a farlo. Da una parte ci sono le pressioni provenienti dagli USA per imporre il loro TTIP agli europei (contro il quale Germania e Francia remano contro), dall’altra parte un mero problema di ridenominazione dei crediti commerciali in caso di uscita di una nazione dall’euro (che li vedrebbe svalutati nel caso fosse la Germania a ritornare al Marco). Come corollario a questo scenario c’è la crisi dei migranti, che noi andiamo a prendere in Libia e poi provocano terremoti politici in Austria, ed il sempre maggior bellicismo della Nato contro la Russia, con i missili volti ad est ma il messaggio sottinteso destinato alla Germania. Il tutto con a novembre il voto in America che ci farà capire cosa farà l’Impero americano, perseguimento del NWO ed eventualmente guerra alla Russia nel caso vinca Hillary, accordi, e liberi tutti in Europa, se vince Trump.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Incrociamo le dita e auguriamoci la vittoria di Trump: la Clinton è sinonimo di guerra.

       
      • Caro Federico, ti sono grato e debitore per queste letture sempre interessanti. Ma su qualche affermazione apodittica come quella quassù ti confesso tutto il mio scetticismo.

        Nessuna illusione sulla Clinton. Ma l’idea che Trump o chicchessia possano mutare il corso delle cose è davvero singolare.

        La storia dimostra ampiamente e ripetutamente che i presidenti che “non fanno il loro dovere” dal punto di vista dei manovratori vengono fatti fuori.

        Nessuna illusione sulla Clinton, dicevo. Ma è davvero paradossale riporre le speranze in un cavernicolo ignorante e razzista come Trump. Dove starebbe precisamente la speranza?

        Ha la stessa “cultura” di un Hitler del terzo millennio, ma dietro una potenza militare devastante e dentro la voracità dell’uomo “di affari” senza scrupoli.

        Io credo che purtroppo l’alternativa tra i due sia la stessa che tra zuppa e pan bagnato.

         
      • Federico Dezzani il said:

        Sotto le 30 parole qualsiasi concetto è apodittico. Che ci vuoi fare…

         
      • Francesca Ancona il said:

        Penso che in Usa ci siano due poteri, come due fazioni politiche, uno è dietro la Clinton e l’altro è dietro Trump. In pratica hanno quasi lo stesso obiettivo, l’egemonia americana, ma con metodi e ottiche diverse, visioni diverse. Ecco perché se vincesse Trump non sarebbe eliminato come presidente ribelle al sistema, lui è nel sistema, semplicemente un sistema diverso (che forse a noi converrebbe di più) (mie umili teorie).

        Un saluto e un grazie a Federico, come sempre eccellente

         
      • Germano il said:

        Francesca provo a riassumere: Wasp vs Neocon, stesso palazzo, stesso ingresso, ma arredamenti differenti.
        Complimenti Federico, è da poco che seguo il blog, ma è veramente di qualità, un faro nella nebbia.

         
      • lara.angeletti il said:

        Non penso che Trump sia una speranza ( non lo è di certo per noi europei ), ma di sicuro è una scocciatura per certi ‘neocons’

         
  18. Danilo Fabbroni il said:

    be’…tanto se ricostruisci un IRI ci son 1000 Prodi italiani che la vogliono svender per 30 denari…….

     
    • Federico Dezzani il said:

      Prodi, discepolo di Andreatta (docente anche lui a Cambridge!), è pienamente ascrivibile alla degenerazione del capitalismo di Stato.

       
  19. Cinà il said:

    Perché si stanno facendo da parte i leader della Brexit?
    Mi riferisco a Johnson e Farage. Lei, Dezzani, ha qualche idea in proposito?

     
    • Santo Subito il said:

      Ieri sera ho acceso un attimo la televisione (cosa che faccio molto, ma molto, raramente da anni ormai) ed ho avuto modo di vedere al TG proprio il momento in cui veniva data la notizia delle dimissioni di Farage.
      Il cronista televisivo descriveva la situazione, citando una frase che (secondo lui) era stata pronunciata dallo stesso Farage al riguardo della giustificazione sulle proprie dimissioni, ovvero:
      “Ho raggiunto il mio scopo ed ora VOGLIO RIPRENDERMI LA MIA VITA!”
      Se quanto sopra fosse stato effettivamente pronunciato da Farage, il motivo vero della sua dipartita dal Partito è proprio nell’ultima parte della frase riportata dal TG.
      Papale…. papale!!
      Considerati gli “elementi” in gioco che volevano “rimanere” in UE…., figuriamoci che hanno sacrificato una loro stessa “parlamentare”.
      Credo che qualcuno sia molto incazzato!
      Anche per il fatto dell’annullamento del voto in Austria, soprattutto ora che anche gli austriaci hanno vissto che, uscire dall’euro, porta solo del bene.
      Che ne pensa Dott. DEZZANI?
      Sono troppo complottista?

       
    • Santo Subito il said:

      Ieri sera ho acceso un attimo la televisione (cosa che faccio molto, ma molto, raramente da anni ormai) ed ho avuto modo di vedere al TG proprio il momento in cui veniva data la notizia delle dimissioni di Farage.
      Il cronista televisivo descriveva la situazione, citando una frase che (secondo lui) era stata pronunciata dallo stesso Farage al riguardo della giustificazione sulle proprie dimissioni, ovvero:
      “Ho raggiunto il mio scopo ed ora VOGLIO RIPRENDERMI LA MIA VITA!”
      Se quanto sopra fosse stato effettivamente pronunciato da Farage, il motivo vero della sua dipartita dal Partito è proprio nell’ultima parte della frase riportata dal TG.
      Papale…. papale!!
      Considerati gli “elementi” in gioco che volevano “rimanere” in UE…., figuriamoci che hanno sacrificato una loro stessa “parlamentare”.
      Credo che qualcuno sia molto incazzato!
      Anche per il fatto dell’annullamento del voto in Austria, soprattutto ora che anche gli austriaci hanno visto che, uscire dall’euro, porta solo del bene.
      Che ne pensa Dott. DEZZANI?
      Sono troppo complottista?

       
  20. Guido il said:

    Siamo al 5 di luglio e sono nuovamente scoppiate le polveri da sparo, dopo la “ripresa” dell’effetto Brexit, che è durata i tre giorni dal 27 al 30 giugno. Deutsche bank è a 12,20 ( oltre un euro in meno del dopo-brexit) e MPS ha avuto due o tre rinvii per ribasso oggi, dopo quello di ieri. Totale -30%. Che la guerra sia in atto, è evidente dalle dichiarazioni di Soros e di Schauble. esiste tuttavia un punto su cui non sono d’accordo con Federico.
    Mi sembra che lui veda nell’attacco a MPS, il grimaldello per far saltare l’Italia e l’Euro.
    Ora, questa posizione, è in contrasto con la storia del caso MPS.
    Infatti, il caso MPS, è esclusivamente dovuto a Mari Draghi, su ordini della Goldman Sachs. Come tutti sanno, l’onesto Governatore Fazio, si opponeva all’acquisto di Antonveneta da parte degli olandesi di ABN-Amro. Sostenuti dall’avvocato Rossi di Milano, ottenevano la messa in accusa di Fazio, che veniva spoltronato con l’attivo concorso del Corriere (2005) ed al suo posto veniva inserito Draghi, proveniente da Londra-dove occupava il posto di CEO di Goldman sachs. Con Draghi, il “too big to fail” prende l’accelerazione, si fondono S.paolo-Intesa e Cassa Risparmio Torino Unicredit con Banco Roma e finalmente Antonveneta viene venduta agli olandesi di ABN-Amro. Dopo alcuni giri dovuti a vari fallimenti, il “portage” (perchè di questo si trattava, un acquisto differito) di Antonveneta approdava sul tavolo di MPS, e veniva frettolosamento concluso, per la caduta inarrestabile delle Banche americane nell’ottobre 2007. Il pagamento veniva effettuato per “cash”, 9 miliardi sull’unghia. Draghi sorride, e firma la concessione a MPS. In pratica, lo rovina, perchè gli svuota la cassa e lo lascia in mutande. Ora, che un imbecille di un avvocato calabrese, CEO di MPS per virtù sessuali e politiche, è possibile, ma che Draghi non sapesse, è assurdo. Come le Torri gemelle.
    Perciò essendo Draghi l’autore di tutte le malefatte accadute a MPS, non è possibile che Goldman Sachs-America voglia la rottura dell’Euro. Si tratta, semplicemente di arraffare la banca MPS a prezzo zero, come previsto dal piano. Perciò, Renzi interverrà e MPS, sarà “salvato” da una iniezione di capitale americano, che si prenderà la banca. Lo Stato italiano, che parteciperà all’attuale aumento di capitale ( si tratta di meno di 2 miliardi), abbandonerà in seguito ai privati (sempre gli USA).
    Tuttavia, è possibile che il nodo bancario italiano non sia finito. Ma su MPS, metteranno la pezza. La Banca andrà agli americani, che licenzieranno e ristruttureranno.
    Il resto sarà un altro film.
    Vedo più probabile un atto di terrorismo a Berlino, per ricordare chi comanda davvero.
    Vedremo.

     
    • Federico Dezzani il said:

      “Pietra Nera”, alias Blackrock, ci ha rimesso un bel po’ di sghei in Unicredit. Se la finanza americana si compra MPS è una semplice operazione politica, anzi geopolitica.

       
  21. Alberto il said:

    Situazione molto complessa e difficile da decifrare vista la apparente schizofrenia degli eventi.
    A parte il condivisibilissimo giudizio sul nostro Paese che oltre ai Beneduce Mattei etc non ha e non avrà più neanche quella classe politica ( pur con tutti i limiti che essa aveva) che ha favorito il lavoro di questi straordinari uomini (ancorchè almeno Beneduce fosse massone), tale pensiero è anche suffragato purtroppo dall’avverarsi di ciòa che speravo non avvenisse ovvero l’evoluzone negativa del M5S.
    Tornando agli scenari schizofrenici, è vero che Blackrock ha perso soldi in Unicredit ma ad oggi (fonte NYSE) possiede il 2,74% di DB (mentre in Unicredit è attualmente al 1,77%) considerando le differenze dimensionali tra le due banche una crisi grave di DB sarebbe molto piu grave per Blackrock, Vanguard e tutti gli altri fondi USA padroni del mondo, a meno che possano essere proprio loro ad innescare la debacle uscendo massicciamente dall’azionariato di DB, ma allora perchè si sono fatti “pinzare” in Unicredit?
    Collegandomi a quanto sopra, credo che meriterebbe un buon approfondimento il ruolo di Blackrock, Vanguard, Berkshire, Wells Fargo etc. etc.nelle dinamiche di chui stiamo discutendo. Da una rapida analisi che ho fatto recentemente e basandomi sul sito nel NYSE ed altri siti dedicati (pur essendo nota la cosa ho voluto toccare con mano) emerge che i soli Vanguard Group e Blackrock, nelle loro varie articolazioni, sono o singolarmente o insieme i primi azionisti – a volte con quote significative – di quasi tutte le maggiori company del mondo in tutti i settori dal farmaceutico all’alimentare, dagli armamaneti all’elettronica, da intenetai ai media group, dall’industria estrattiva, dal gas e petrolio alle software company. sarebbe appunto interessante analizzare come questi fondi, braccio operativo della finanza atlantica (che agiscono alla luce se non del sole almeno delle borse) hanno operato e stanno operando per raggiungere gli obiettivi delle elites atlantiche.
    Infine ricordiamoci sempre che mentre noi stiamo dedicando il nostro tempo a cercare di comprendere e commentare gli scenari in cui siamo giocoforza costretti a vivere c’è un avvocato non ancora sessantenne e nato a Catanzaro che probabilmente si sta godendo in piena libertà un dorato presente e forse un ancor più dorato futuro dopo aver distrutto una delle più antiche e solide banche del mondo, e questo dovrebbe – se ce ne fosse ancora bisogno – farci riflettere sul degrado in cui è precipitato il nostro Paese e le sue marce istituzioni

     
    • Federico Dezzani il said:

      Mussari puparo? No, fantoccio. L’hanno messo alla presidenza di MPS proprio perchè convinto che le “ri.ba.” fossero frutti di bosco.

       
      • Alberto il said:

        Mi sono espresso in modo non chiaro. Anche io credo che Mussari sia stato un fantoccio, quello che intendevo dire è che, nonostante questo, comunque stia godendo impunito i frutti dorati maturati occupando quel ruolo.
        Una volta i pupari (purtroppo) si salvavano sempre ma almeno i pupi, i fantocci ed i quaquaraquà restavano scottati, adesso nel nostro Paese anche questi ultimi restano impuniti!!!!

         
    • Jean il said:

      Ottima analisi Alberto, questi grandi gruppi però sono anche troppo esposti in troppi posti, forse nel futuro prossimo si “ridimensioneranno” e non poco a mio parere, sopratutto Vanguard.

      Saluti

       
  22. lara.angeletti il said:

    Sono sempre d’ accordo con lei, Dezzani, ma stando sui mercati devo dirle che stavolta la speculazione contro DB parte proprio dagli USA… e non per salvare l’ euro. Quando ci fu la Brexit, Soros col Quantum Fund aveva aperte posizioni monstre contro sterlina, euro e banche europee. La speculazione contro la sterlina, partita da WS, fu fermata da BOE. Successivamente, la speculazione si volse contro l’ euro, e fu fermata da BCE con il nuovo LTRO. Non sono stati gli USA a salvare l’ euro, ma Draghi che ha stampato. Quindi si girarono sul nervo scoperto, i Non Performing Loans o crediti inesigibili incagliati nelle banche. Un massacro. La ragione? l’ uscita di Londra dell’ Eurozona, voluto da Regina e gentry, implica il riposizionamento geopolitico: come detto da Lord Hennessy, la gentry non crede più al ‘ Nuovo Secolo Americano’, ma crede alla Cina. E vogliono diventare l’ hub mondiale per lo yuan. Ma la Germania ha lo stesso scopo, infatti Deutsche Boerse ha comprato LSE e vuole portare il London Stock Exchange a Londra. C’ è una guerra Germania- UK per tenersi il monopolio dello yuan in Europa, al momento. Londra specula contro Europa, ed Europa sta fermando i contratti del CETA col Canada ( che è parte del Commonwealth gestito da Londra. ). Le dico anche chi la vincerà: la Germania, per i contratti firmati meno di due giorni fa con la Cina a proposito della Nuova Via della Seta.

     
  23. lara.angeletti il said:

    Scusi, refuso: volevo dire che Deutsche Boerse ha comprato LSE e vuole portare il London Stock Exchange a Francoforte, rendendo di conseguenza Londra come periferica. E’ una guerra a tre: USA vs Europa/ Germania per impedire il riposizionamento europeo verso Cina- Russia, e UK vs Germania per la gestione dello yuan a livello globale.