Dagli all’Egitto! Chi c’è dietro Amnesty International e gli ex-LC che invocano la linea dura sul caso Regeni?

È trascorso un mese dal ritrovamento del corpo di Giulio Regeni alla periferia del Cairo e nuovi elementi sono emersi nel frattempo, corroborando la nostra tesi che dietro il rapimento ed il barbaro assassinio del giovane ricercatore si nascondesse un’operazione clandestina di quei servizi interessati a danneggiare i rapporti tra Italia ed Egitto: gli stessi cinici servizi angloamericani con cui Regeni era in contatto. Nonostante gli sforzi diplomatico-politici per compromettere le relazioni, il 21 febbraio l’ENI ha completato con le autorità egiziane l’iter autorizzativo per lo sfruttamento del maxi-giacimento Zohr: quasi in concomitanza è partita una seconda campagna mediatica, che invoca la linea dura contro il Cairo e chiede il congelamento degli investimenti dell’ENI. A guidarla, oltre la Repubblica di Carlo De Benedetti, è Amnesty International, coadiuvata da un nutrito stuolo di politici ed intellettuali che hanno in comune un passato in Lotta Continua. C’è un nesso? E se sì, quale?

Regeni tradito dai circoli della Oxford Analytica

A distanza di un mese dal rinvenimento del corpo di Giulio Regeni, sono emerse informazioni sufficienti per integrare la nostra prima analisi, pubblicata a caldo: le novità intercorse non scalfiscono l’impianto analitico, ma, al contrario, lo irrobustiscono. Elementi dell’inchiesta, sfaccettature del profilo di Regeni prima sconosciute, sviluppi dei rapporti commerciali tra Roma ed il Cairo, reazioni di un certo tipo di stampa, confermano le conclusioni cui eravamo giunti quando il cadavere del giovane ricercatore era stato appena rinvenuto, le ipotesi erano le più disparate ed il fragore mediatico, alimentato ad hoc, più assordante che mai.

Giulio Regeni, è ormai assodato, ruotava (anche se il suo inquadramento formale è, e probabilmente resterà, sconosciuto) nella galassia dei servizi d’informazione angloamericani, più che mai desiderosi di rovesciare l’ex-feldmaresciallo Abd Al-Sisi, per proseguire i disegni di destabilizzazione/balcanizzazione della regione ed ostili a qualsiasi iniziativa di chi, come l’Italia, ha l’interesse contrario a consolidare il quadro politico, per motivi di sicurezza e commerciali: l’omicidio del giovane dottorando friulano si colloca proprio su questa linea di faglia, che divide italiani ed angloamericani.

Regeni, che al Cairo era in contatto con il milieu politico che Londra e Washington adoperano abitualmente per fomentare le rivoluzioni colorate, è stato rapito, torturato ed ucciso su mandato degli stessi servizi atlantici con cui era in contatto, così da compromettere le relazioni italo-egiziane, proprio quando la scoperta dell’enorme giacimento gasifero da parte dell’ENI rilanciava il ruolo di Roma nella regione ed imprimeva una svolta all’economia del Cairo, assetato di crescita per normalizzare la precaria situazione interna.

Sin da subito, le sue frequentazioni dell’università di Cambridge, dell‘American University al Cairo, dei sindacati e degli attivisti politici più ostili alla presidenza di Al-Sisi e, dulcis in fundo, la sua collaborazione con il Manifesto, quotidiano da cui partono sovente duri attacchi contro il “regime egiziano” e da sempre in odore di NATO, avevano indotto a pensare che il giovane ricercatore friulano fosse legato al mondo dei servizi angloamericani: sospetta era anche stata l’immediata smentita dei servizi italiani che ci fosse qualche collegamento con Giulio Regeni1, quasi a dire: “sì, era del giro, ma non del nostro”.

Oggi, si posseggono più informazioni per completare il profilo del dottorando.

Nel Regno Unito da una decina di anni, dopo una laurea in lingua araba e società mussulmana2 all’università di Leeds, Regeni sbarca nel 2011 all’università di Cambridge per un master di taglio economico e, attraverso i canali della facoltà, trascorre un primo periodo lavorativo al Cairo, presso gli uffici delle Nazioni Unite3. A questo punto (ed il merito della scoperta va imputato al quotidiano La Stampa, con l’articolo del 16 febbraio “Regeni a Londra lavorò per un’azienda d’intelligence4, senza il quale gli inglesi avrebbero taciuto sul particolare), Regeni collabora per un anno con la società angloamericana Oxford Analytica, una delle innumerevoli ramificazioni privatistiche dei servizi d’informazione atlantici. È sufficiente una rapida occhiata al sito, per rendersi conto che la Oxford Analytica è la continuazione sul terreno privato delle agenzie governative, con cui condivide, in un rapporto simbiotico, finalità e risorse (illuminante è il rapporto “New ‘de facto’ states could reshape the Middle East5).

Nel 2014 Regeni ritorna all’università di Cambridge per un dottorato di stampo economica e, aggiungiamo sulla base degli ultimi sviluppi, ormai è inquadrato nel mondo dei servizi angloamericani, presumibilmente come agente non-official cover : si noti che nella narrazione della storia questa sfaccettatura del profilo di Regeni non avrebbe mai dovuto emergere (ed ora che è venuta alla luce del sole, è stata velocemente relegata al dimenticatoio). Regeni, infatti, doveva presentare le caratteristiche equivoche di una simil-spia, così da poter inscenare il rapimento a sfondo politico e la tortura di un giovane italiano da parte del “brutale regime di Al-Sisi”. Mai si sarebbe dovuto scoprire che Regeni era effettivamente legato ai servizi angloamericani, perché in questo modo si perdeva “l’innocenza” della vittima.

Ora, un breve, ma fondamentale, intermezzo geopolitico-economico: l’11 luglio esplode l’autobomba al consolato italiano al Cairo, da leggere come un avvertimento mafioso che i servizi israeliani ed angloamericani inviano all’Italia per il suo attivismo in Egitto. Poche settimane dopo, il 30 agosto per la precisione, l’ENI annuncia la scoperta del giacimento gasifero di Zohr, capace con i suoi 850 miliardi di metri cubi6 di metano di regalare al Cairo l’indipendenza energetica.

Dopo il primo anno di dottorato a Cambridge, Regeni torna al Cairo, per trascorrere l’anno accademico 2015/2016 presso l’American University in Cairo: gli studi che Regeni dovrebbe compiere nella capitale egiziana sono la continuazione, o meglio “l’aggiornamento”, del libro che la sua docente a Cambridge, Maha Abdelrahman, ha pubblicato nel 2014, dal titolo “Egypt’s Long Revolution7. L’opera collima perfettamente con la visione che Londra e Washington hanno dell’Egitto: tanto la Fratellanza Mussulmana che alimentava gli odi settari e le divisioni politiche era ben vista, quanto la restaurazione laica e nazionalista di Abd Al-Sisi è indigesta.

Regeni entra quindi in contatto con il mondo dell’opposizione, frequenta la assemblee dei sindacati critici verso il governo, e confeziona qualche articolo che invia al Manifesto ed all’agenzia stampa Nena News (il cui fondatore è corrispondente da Gerusalemme del Manifesto8): come già evidenziammo, è quasi sicuramente l’American University che instrada Regeni verso la collaborazione con la testata “marxista”. Al Manifesto lavora infatti anche Giuseppe Acconcia, anch’egli con un passato proprio all’università americana del Cairo, oltre che all’Open Democracy di George Soros. Il giornalista lo rincontreremo fra poco.

Siamo ai primi di dicembre (Regeni è in Egitto da poco più di tre mesi), ed il piano di rapire, torturare ed assassinare il giovane ricercatore italiano, per poi farne ritrovare il cadavere al momento più opportuno, è ormai maturato nei circoli della Oxford Analytica: lo dimostra il fatto che Regeni, ospite di un’assemblea sindacale, si accorge di essere fotografato da uno sconosciuto. L’evento lo inquieta, tanto che ne parla ai suoi colleghi universitari, che poi lo riferiranno agli inquirenti9: il dettaglio è rilevante, perché assesta un altro duro colpo alla tesi dal prelevamento “accidentale”, durante l’anniversario della rivoluzione del 25 gennaio, avvalorando invece la tesi dell’operazione clandestina premeditata.

Quella fatidica sera del 25 gennaio, contrariamente alle prime ricostruzioni fornite dai media, utili ad inquadrare in una cornice politica il rapimento e l’assassinio dell’italiano, Regeni non ha in programma di partecipare a nessuna manifestazione per l’occorrenza: al contrario, agendo con circospezione come d’abitudine, il dottorando ha addirittura consigliato un’amica di non uscire di casa fino al 28 gennaio, poiché sono previste agitazioni e violenze10. Per qualche motivo (l’ipotesi non ancora smentita è la festa di compleanno presso amici), Regeni invece esce la sera del 25, per sparire nei pressi della stazione metropolitana, non distante dalla sua abitazione. L’ultimo tentativo di avvalorare la tesi dal prelevamento da parte della polizia egiziana lo farà il 12 febbraio il New York Times il 16  febbraio, citando fonti anonime11: –They figured he was a spy,” one of the officials said. “After all, who comes to Egypt to study trade unions?”-. Le autorità egiziane smentiranno prontamente la ricostruzione del quotidiano americano12, che lascerà cadere le accuse con la stessa facilità con cui le ha avanzate.

Il corpo di Giulio Regeni è rinvenuto il 3 febbraio 2015, giusto in tempo per sabotare la missione economica del ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, costretta a ritornare precipitosamente in Italia sull’onda dello sdegno generalizzato per l’uccisione del giovane italiano. La campagna mediatica, dove La Repubblica ed il Manifesto fanno la parte del leone, è infatti martellante e mira a dipingere il dottorando come un vittima innocente della macchina repressiva del “regime egiziano”. Scende in campo Giuseppe Acconcia che rivela come il giovane italiano avesse scritto alcuni articoli sul Manifesto, fosse vicino agli ambienti dell’opposizione ed “avesse paura per la sua incolumità13: quello che la redazione del giornale “marxista” si guarda bene dal dire (ed il silenzio è molto eloquente) è che Regeni avesse lavorato per la Oxford Analytica. Il particolare con collimerebbe, infatti, con la narrazione della vittima catturata per un malinteso e torturata a morte.

Se si ignorano aspetti decisivi della personalità di Regeni, in cambio, si ha un’approfondita conoscenza della dinamica delle relazioni tra Italia ed Egitto. Su Repubblica del 6 febbraio, appare un articolo a firma di Fabio Scuto che riporta alcune informazioni molto addentro al dossier, tanto che chi, come noi, avesse cercato altrove una conferma, non ne avrebbe trovato alcuna traccia. Scrive Scuto14:

L’Italia attraverso l’Eni firmerà con l’Egitto la prossima settimana un accordo per lo sfruttamento di un giacimento di gas nel Mediterraneo. Un contratto che vale solo per i primi 3 anni 7 miliardi dollari. Congelarlo, fino ad una chiara identificazione e punizione degli assassini di Giulio, potrebbe essere una buona arma (diplomatica) di pressione.

La Repubblica di Carlo De Benedetti non sbaglia: a distanza di due settimane, nonostante il polverone sollevato dal caso Regeni, sul sito del gruppo di San Donato milanese appare il comunicato stampa “Eni completes the authorization process for the development of Zohr gas field15. È il 21 febbraio e l’intera operazione condotta dai servizi atlantici per sabotare l’accordo ha, chiaramente, fallito l’obbiettivo principale

L’ultimo tentativo in extremis di esacerbare le relazioni tra il Roma ed il Cairo è stato attuato pochi giorni prima, con la campagna mediatica, tuttora in corso, “Verità per Giulio Regeni”, “per non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisca nell’oblio, catalogato tra le tante “inchieste in corso” o peggio, collocato nel passato da una “versione ufficiale” del governo del Cairo”16. A guidare la campagna, subito rilanciata da Repubblica, è Amnesty International, coadiuvata da un nutrito stuolo di politici, scrittori ed intellettuali uniti da un comune passato in Lotta Continua.

C’è un nesso tra l’organizzazione non governativa con sede a Londra ed i reduci della sinistra extraparlamentare? E se sì, quale?

Amnesty International e Lotta Continua, più vicini di quanto si possa immaginare

Roma, via Salaria, 25 febbraio. Davanti all’ambasciata dell’Egitto si svolge una manifestazione di Amnesty International nell’ambito della campagna “Verità per Giulio Regeni”: cartelli, bandiere ed un grande striscione steso a terra, tutti rigorosamente in giallo e nero, i colori del logo di Amnesty International. Il numero dei partecipanti è modesto, compensato però dalla virulenta retorica17:

Il corpo di Giulio Regeni porta una firma, la firma della tortura di Stato e dobbiamo scoprire nomi e cognomi di chi ha messo quella firma. Non accetteremo nessuna verità di comodo (…) Il governo italiano deve andare fino in fondo.

Non usa mezzi termini Amnesty International, che da mesi conduce una serrata campagna contro il governo egiziano18, etichettato come “regime oppressore”, ed ha prontamente abbracciato la causa dell’omicidio Regeni, brandendola come arma contro le torture di Stato e le “sparizioni forzate” che, secondo l’ong, sono la quotidianità dell’odierno Egitto.

Peraltro Amnesty International è in buona compagnia: è sufficiente dire che, subito dopo il ritrovamento del cadavere di Regeni, un ruolo di punta nei tentativi di demolire l’immagine del presidente Al-Sisi è stato ricoperto da Human Rights Watch e dai suoi bollettini sulle condizioni politiche in Egitto. Nel Paese, secondo la ong statunitense, è in atto una dura repressione, il dissenso interno è combattuto, le manifestazioni proibite, gli oppositori imprigionati e la principale forza d’opposizione, la Fratellanza Mussulmana, combattuta senza quartiere: nessun interrogativo, però, sull’origine del terrorismo islamico che destabilizza la popolosa nazione araba.

La campagna di Amnesty International è focalizzata su un preciso obbiettivo politico: impedire che l’omicidio scivoli nel dimenticatoio e sia archiviato, in virtù della ragion di Stato e degli interessi, dal dossier energetico a quello libico, che uniscono Roma al Cairo. Già perché, come avevamo evidenziato già nella nostra prima analisi, nel momento in cui il governo italiano ed egiziano afferrano la vera natura dell’omicidio Regeni, ossia un’operazione clandestina concepita negli ambienti angloamericani, prevale la tendenza ad accantonare l’affaire Regeni, così da impedire che i mandatari dell’assassinio raggiungano i loro scopi. Interviene allora Amnesty International e lo fa, si noti, con precisione chirurgica: se alla base dell’omicidio Regeni c’è la scoperta del giacimento Zohr, se la campagna che segue il ritrovamento del cadavere mira al congelamento dei rapporti commerciali tra Italia ed Egitto, se l’ENI ha, nonostante tutto, siglato l’accordo per lo sfruttamento del bacino gasifero, chi può finire nel mirino di Amnesty International? Ma ovviamente il gruppo di San Donato Milanese.

L’ong basata a Londra prende carta e penna e, attraverso il direttore generale di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, scrive direttamente all’amministratore delegato di ENI spa, Claudio Descalzi, affinché “solleciti le autorità egiziane a svolgere un’inchiesta approfondita, rapida e indipendente sull’omicidio di Giulio Regeni19. È perlomeno originale che ci si appelli ad un soggetto privato per un caso trattato a livello intergovernativo: una persona un po’ maliziosa potrebbe pensare che le attività dell’ENI in Egitto ronzino continuamente nella testa dei dirigenti di Amnesty International, trovando conferma alla tesi che dietro l’omicidio Regeni si nasconda proprio la volontà di sabotare i rapporti commerciali italo-egiziani.

Il 25 febbraio, davanti all’ambasciata egiziana a Roma, manifesta insieme ad Amnesty International anche lo scrittore Erri De Luca che, intervistato dal solito Giuseppe Acconcia (ex-American University del Cairo ed ex-Open Democracy di George Soros), lancia una una dura invettiva contro le autorità italiane ed egiziano, accusando le prime di voler insabbiare il caso per non danneggiare le attività dell’ENI e le seconde di essersi macchiate di un delitto di Stato. Afferma Erri De Luca:

“Il governo invece è del tutto reticente. Questo caso disturba il business italiano in Egitto. In particolare siamo in subordine alle autorità egiziane per i contratti in materia di gas. Non è un caso che sia stato appena firmato un contratto da Eni con il Cairo. Per questo il governo italiano colpevolmente non chiede un intervento più incisivo all’Europa. (…) Ci troviamo di fronte ad un delitto di Stato. Giulio è stato prelevato con la forza. Tutto fa pensare che le responsabilità siano di un corpo professionale e organizzato. Giulio è stato torturato a morte in maniera scientifica. Il suo corpo è stato martorizzato. Il cadavere di Giulio Regeni è stato scartato via come un rifiuto.”

Erri De Luca, classe 1950, una gioventù in Lotta Continua, si schiera a fianco di Amnesty International, contro il governo egiziano e quello italiano, accusato di esercitare insufficienti pressioni sul Cairo per via degli interessi energetici in ballo.

Il profilo di De Luca presenta forti analogie con quello di Luigi Manconi, classe 1948, già responsabile del servizio d’ordine di Lotta Continua20, oggi senatore del Partito Democratico. Sull’Huffington Post del 2 marzo compare l’articolo “Caso Regeni, richiamare l’ambasciatore? È il minimo”, dove Manconi afferma21:

“La più recente pagina, quella scritta ieri sulla tragedia dell’assassinio di Giulio Regeni è, forse, la più oltraggiosa (…) Si tratta di un comportamento ormai intollerabile che ridà attualità e forza a quanto detto qualche giorno fa da Pierferdinando Casini. Il presidente della Commissione Esteri del Senato ha dichiarato: “Se non arrivano risposte vere, va richiamato in Italia il nostro ambasciatore al Cairo”. (…) Nei rapporti economici tra l’Italia e l’Egitto siamo noi il soggetto forte e se, dunque, è interesse di entrambi i partner garantire la continuità di questo tipo di relazioni, nel caso attuale è il nostro paese a poter e dover utilizzare tutte le risorse capaci di esercitare una adeguata pressione nei confronti dell’Egitto, anche attraverso un’azione concertata con i principali investitori italiani in quel Paese. Chi ha orecchi per intendere intenda.”

E poi, avanti con gli altri ex-Lotta Continua, tutti ad attaccare l’Egitto di Al-Sisi: Paolo Hutter con l’articolo “Giulio Regeni e il dovere di denunciare22 pubblicato sul Manifesto il 12 febbraio, Adriano Sofri con l’articolo “Caro Renzi, per risarcire la memoria di Regeni l’Italia riconosca il reato di tortura. Lettera aperta di Adriano Sofri23 pubblicato sul Foglio il 19 febbraio. E così via.

Amnesty International e gli ex-Lotta Continua, uniti contro l’Egitto di Al-Sisi e concentrati sulle attività dell’ENI. Un caso? Una coincidenza dovuta alle affinità di sentimenti tra la ong con sede a Londra e gli ex-militanti della sinistra extraparlamentare. O c’è dell’altro?

Cominciamo con Amnesty International: nell’immaginario comune la ong è associata ai banchetti che si incontrano nelle aree pedonali ed ai giovani volontari che chiedono una firma o una donazione per nobili cause, dal rispetto dei diritti umani in Burkina Faso alla liberazione di un prigioniero politico in Venezuela. Ci deve essere però un motivo se, dopo il varo delle due legge contro le ong straniere (2012 e 2015), le autorità russe hanno effettuato approfondite ispezioni negli uffici di Amnesty International24: temono, forse, che la ong sia l’ennesimo paravento dietro cui si nascondono le attività eversive propedeutiche alle solite rivoluzioni colorate angloamericane? Il sospetto è lecito, perché dalle dure critiche al Cremlino durante la seconda guerra cecena25, ai recente raid russi in Siria contro l’ISIS tacciati come “crimini di guerra”26, passando per la difesa delle Pussy Riot, si direbbe che ci sia una forte sintonia tra Amnesty International e la politica estera di Londra e Washington.

I dubbi assumono consistenza se si studia l’organigramma di Amnesty International. Si prenda ad esempio la succursale negli Stati Uniti, persino più rilevante per risorse ed influenza della casa madre nel Regno Unito: ebbene si scopre che la direttrice esecutiva della ong, dal 2012 al 2013, è Suzanne Nossel, con un passato al Dipartimento di Stato americano ed un lavoro di ricercatrice presso due influentissimi pensatoi liberal come il Center for American Progress ed il Council on Foreign Relations. Alla Nossel subentra nel 2013 Margaret Huang27, che nel curriculum vitae vanta un impiego presso il Comitato per gli Affari Esteri del Senato americano. Sorge spontaneo il dubbio: assumendo la loro carica di direttrici esecutive di Amnesty International, hanno reciso ogni legame con il governo americano o, piuttosto, svolgono lo stesso lavoro in altre vesti? A giudicare dalle campagne della ong, si propenderebbe per la seconda ipotesi.

Non è sufficiente? Si può indagare sui finanziamenti di Amnesty International. Le fonti di approvvigionamento della ong sono piuttosto nebulose ma, scartabellando i rapporti annuali del 201028 e del 201129 si scopre che tra i maggiori sostenitori figurano la Ford Foundation e la Open Society Foundations: la prima è tra le più ricche fondazioni statunitensi e, sin dalle sovvenzioni al nascente gruppo Bilderberg nel lontano 1954, si comporta come l’alter ego del Dipartimento di Stato americano, la seconda è la cassaforte con da cui lo speculatore George Soros attinge le risorse per fomentare rivoluzioni colorate e sommosse in giro per il mondo, dalla Libia all’Ucraina.

Ecco, quindi, chi manifesta il 25 febbraio davanti all’ambasciata egiziana a Roma: sono il Dipartimento di Stato americano e la Open Society del miliardario Soros.

E di Lotta Continua, che possiamo dire? Oggigiorno ci si imbatte in questa sigla della sinistra extraparlamentare, solo scorrendo la biografia di qualche illustre personaggio, confluito chi nell’intellighenzia di sinistra, chi in quella di destra, dopo la fine degli anni di piombo e della dualità DC vs PCI: Adriano Sofri, Marco Boato, Toni Capuozzo, Paolo Cento, Erri De Luca, Luigi Manconi, Paolo Hutter, Gad Lerner, Paolo Liguori, Andrea Marcenaro, Giampiero Mughini, Carlo Panella, Carlo Rossella sono alcuni dei nomi più famosi, firme illustri di la Repubblica, l’Espresso, il Manifesto, Panorama, il Foglio, etc. etc.

Ai fini della nostra analisi è però tornare indietro nel tempo ed indagare sulle origini di Lotta Continua, così da poter capire perché i suoi ex-militanti attaccano frontalmente l’Egitto di Al-Sisi a fianco di Amnesty International ed esercitano forti pressioni affinché l’ENI congeli i suoi investimenti.

Lotta Continua nasce ufficialmente nell’autunno 1969, poche settimane prima che a Milano una valigia bomba esploda nell’atrio della Banca Nazionale dell’Agricoltura, il 12 dicembre: muoiono 17 persone e ne rimangono ferite più di 80, nella strage che sancisce l’inizio della strategia della tensione, finalizzata a frenare l’avanzata del PCI ma anche, se non soprattutto, a mantenere l’Italia in uno stato di crisi permanente, così da garantirne la subordinazione agli interessi angloamericani. Il collegamento tra Lotta Continua e la strategia della tensione, e l’attentato di Piazza Fontana in particolare, non è solo questione di date, ma anche di cronaca, come testimonia l’omicidio Calabresi di cui parleremo tra poche righe.

Per sfibrare il PCI (allora primo partito comunista dell’Europa occidentale) e conservare l’Italia in uno di costante fibrillazione, Londra e Washington si avvalgono di due strumenti: i gruppi di estrema destra riconducibili alla rete Gladio/Stay Behind (come Avanguardia Nazionale ed Ordine Nuovo, responsabili materiali della strage di Piazza Fontana) e gli elementi della sinistra extra-parlamentare, incaricati di erodere da sinistra il consenso del PCI e di compiere atti terroristici, così da screditare lo stesso, alimentando la domanda di “ordine e sicurezza”. Lotta Continua, insieme ad altre sigle come Potere operaio, Avanguardia operaia, Lotta comunista, Gruppi rivoluzionari marxisti-leninisti, sono ascrivibili a pieno titolo alla seconda categoria.

Emblematico a questo proposito è il quotidiano “Lotta Continua”, diretto tra il 1972 ed il 1975 da Fulvio Grimaldi: il direttore della neonata testata “rivoluzionaria”, sposato con una cittadina inglese, non è novizio alle prime armi, ma vanta nel suo curriculm vitae una quinquennale esperienza presso la BBC inglese, strumento per eccellenza della politica estera di Londra. Ecco come Grimaldi ricorda tuttora la sua lunga permanenza nel Regno Unito30:

“Un passo indietro ci porta all’inizio del mio effettivo lavoro giornalistico, quando vinco un concorso della BBC e vado a lavorare a Londra alla radio di quell’emittente, con un contratto di cinque anni. Straordinaria scuola di professionalità, neanche sognata dai media italiani, la BBC mi insegna a occuparmi dell’universo mondo (…)”.

Nello stesso periodo in cui Grimaldi, reduce dal suo soggiorno nella sua amata “swinging London”, prende in mano il quotidiano “Lotta Continua”, si consuma il 17 maggio 1972 l’omicidio di Luigi Calabresi. Il vice-capo dell’Ufficio politico, contro cui la stampa di sinistra aveva anni addietro lanciato una violenta campagna denigratoria per la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli (deceduto nel lontano 16 dicembre 1969, dopo un volo di quattro piani dalla stanza in cui era interrogato), è quasi certamente giustiziato per aver capito, risalendo il flusso delle armi, che dalla strage di Piazza Fontana si dipana un filo che porta dritto agli ambienti atlantici31.

L’omicidio di Calabresi, di cui la tragica morte di Pinelli risalente a tre anni prima è solo un pretesto, è materialmente compiuto da Ovidio Bompressi e Leonardo Marino, entrambi militanti di Lotta Continua, su istigazione di Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, figure apicali del movimento rivoluzionario.

Ebbene Giorgio Pietrostefani, a testimonianza di quali interessi si nascondessero dietro Lotta Continua, è assunto all’inizio degli anni ’80, prima di riparare in Francia da cui non sarà mai estradato, dalle Officine Meccaniche Reggiane32, operanti nel settore militare, ed insignito di un Nulla Osta di Sicurezza33: il profilo del capo di Lotta Continua ricalca perfettamente quello dei brigatisti Antonio De Luca e Marco Mezzasalma, impiegati presso la Litton Italia Spa, muniti di NOS, e responsabili rispettivamente dell’omicidio del senatore Roberto Ruffili e del giuslavorista Marco Biagi.

Concludendo, è sufficiente scavare un poco per scoprire cosa unisce Amnesty International e gli ex-Lotta Continua nella virulenta campagna contro Al-Sisi e l’attivismo dell’ENI in Egitto: non è tanto l’omicidio del giovane Giulio Regeni che sta loro a cuore, quanto, piuttosto, la difesa degli interessi angloamericani.

 

giulioregenisitinroma

1http://www.ilgiornale.it/news/mondo/i-servizi-segreti-smentiscono-regeni-non-era-agente-1220820.html

2http://www.leeds.ac.uk/arts/coursefinder/21617/BA_Arabic_and_Politics

3http://www.polis.cam.ac.uk/about-us/news/giulio-regeni-1988-2016

4https://www.lastampa.it/2016/02/16/esteri/regeni-a-londra-lavor-per-unazienda-dintelligence-Ue3kZmmArej9wuMH279t5J/pagina.html

5https://dailybrief.oxan.com/Analysis/DB209756/New-de-facto-states-could-reshape-the-Middle-East

6http://www.eni.com/it_IT/media/comunicati-stampa/2015/08/Eni-scopre_offshore_egiziano_il_piu_grande_giacimento_gas_mai_rinvenuto_nel_Mediterraneo.shtml

7http://www.repubblica.it/esteri/2016/03/03/news/_regime_di_torturatori_ecco_il_libro-denuncia_su_cui_lavorava_regeni-134667533/

8http://www.ilgazzettino.it/nordest/udine/ecco_ultimo_articoli_sugli_scioperi_egitto_firmato_da_giulio_regeni-1531964.html

9http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/11/news/regeni_fu_fotografato_ad_assemblea_era_impaurito-133208385/

10http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/03/01/regeni-egitto-interrogato-torturato-per-giorni_u9MeDju8CViqUqvGtDfxTI.html

11http://www.nytimes.com/2016/02/13/world/middleeast/giulio-regeni-egypt-killing.html?_r=0

12http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/02/13/giulio-regeni-fonti-egiziane-a-nyt-fu-preso-dalla-polizia_32b2a54f-8acb-40c5-a9c0-9c6c90f23b29.html

13http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/04/news/egitto_procura_giza_su_corpo_di_regeni_chiari_segni_di_torture_e_percosse-132694941/

14http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/06/news/le_ultime_ore_di_giulio_regeni_preso_in_piazza_dalla_polizia_-132830252/

15http://linkis.com/bit.ly/viCr5

16http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/18/news/_verita_per_giulio_regeni_uno_striscione-133732696/

17http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_febbraio_25/verita-regeni-mese-sit-davanti-all-ambasciata-d-egitto-de28c30a-dbe5-11e5-b9ca-09e1837d908b.shtml

18https://www.amnesty.org/en/latest/news/2015/12/egypt-child-raped-with-wooden-stick-by-police-officers-must-be-released/

19http://www.amnesty.it/Omicidio-Regeni-Amnesty-International-scrive-a-Farnesina-ed-Eni

20http://www.ilfoglio.it/articoli/2014/05/08/manconi-stai-sereno___1-v-105341-rubriche_c226.htm

21http://www.huffingtonpost.it/luigi-manconi/caso-regeni-richiamare-lambasciatore-e-il-minimo_b_9364496.html?utm_hp_ref=italy

22http://ilmanifesto.info/giulio-regeni-e-il-dovere-di-denunciare/

23http://www.ilfoglio.it/politica/2016/02/19/regeni-caro-renzi-per-risarcire-la-memoria-di-regeni-italia-riconosca-il-reato-di-tortura-lettera-apera-di-adriano-sofri___1-v-138505-rubriche_c424.htm

24https://www.youtube.com/watch?v=WMTstuZYzic

25http://www.theguardian.com/world/2005/sep/30/russia.chechnya

26http://news.sky.com/story/1645573/russia-guilty-of-syria-war-crimes-says-amnesty

27http://www.amnestyusa.org/news/press-releases/margaret-huang-named-amnesty-usa-s-deputy-executive-director-of-campaigns-and-programs

28http://www.amnestyusa.org/sites/default/files/pdfs/ai_annualreport_with_financials_2010.pdf

29http://www.amnestyusa.org/pdfs/ai_annualreport2011.pdf

30http://www.fulviogrimaldicontroblog.info/profilo.asp

31Il segreto di Piazza Fontana, Paolo Cucchiarelli, Edizione Ponte delle Grazie, 2009, pagina 600

32http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/18/adesso-marino-non-ricorda-forse-pisa.html

33Il segreto di Piazza Fontana, Paolo Cucchiarelli, Edizione Ponte delle Grazie, 2009, pagina 613

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69 commenti su “Dagli all’Egitto! Chi c’è dietro Amnesty International e gli ex-LC che invocano la linea dura sul caso Regeni?

  1. due note
    1) ” l’ educazione inglese” dell’ ( ingenuo ? ) ragazzo era gia cominciata nell’ adolescenza attraverso la succursale italiana di una precisa rete di ” scuole” strategicamente disseminate nel mondo proprio per “allevare” “influencers” utili ad una politica “globale” e “atlantista”, secondo una efficace strategia che gli inglesi svolgono da almeno 250 anni .
    2) Se l’ ipotesi qui riportata , oltre che plausibile, e’ vera si tratterebbe quindi di una grave perdita di professionalita’ dell’ “intelligence” inglese ,perche’ non solo non sarebbero stati raggiunti i risultati voluti , ma peggio ancora sarebbe stata portata alla luce ( e quindi compromessa) una cosi’ antica ed efficace politica; perche’ e’ evidente che il “sacrificio” imposto a regeni non potrebbe che spaventare e minare “la fede” di tanti altri “influences” allevati con tanta cura in tanti anni.

     
      • Regeni? Ce l’hanno mandato. Questo è uno dei tre articoli che ho dedicato all’analisi della vicenda Regeni-Egitto. Scritti tutti prima del pezzo di Dezzani, da far sembrare che qui abbia copiato.
        In questo post sul mio blog che probabilmente non ha letto, affronto anche la questione sula natura di LC che Dezzani abbastanza incongruamente tira in ballo. Le cose che lui scrive sul gruppo dirigente di LC che ha dirazzato verso posizioni opposte a quelle di partenza, per le quali tanti compagni sono caduti, finti in carcere o, come me, in latitanza, le ho scritto infinite volte nel corso degli anni. Avendoci militato, anche con notevoli costi, per quasi 10 anni e avendoci riflettuto per quelli che vanno da allora ad oggi, penso di poter concludere che LC è stato il più grande e genuino movimento rivoluzionario dopo la lotta partigiana e che giustamente ha contrastato la deriva consociativa ed entrista del PCI di Berlinguer, della Nato e del Compomesso Storico. Ma che a un certo punto, intorno al 1972-73, a seguito del fatto Calabresi, Sofri e il gruppo dirigente hanno ritenuto di deviarlo in direzione diversa.O erano ricattati, o hanno abbandonato il cavallo che ritenevano perdente per salire su quello vincente. Chi ha tradito sono stati una ventina di ex-dirigenti, Dezzani li elenca. La parte sporca dell’operazione di Dezzani, che mi sembra un provocatore con retroterra antimperialista di segno fascista-piccista, è quella di aver desunto dalla mia esperienza alla BBC, che ho definito una grande scuola di tecnica giornalistica, linguaggio, dizione, cronaca, what, where, when why, e dal fatto che poi sono stato il direttore responsabile del quotidiano, che ero della stessa risma di infiltrati e opportunisti degli LC passati dall’altra parte e oggi vessilliferi della controrivoluzione e dell’imperialismo. O non ha letto nessuno dei miei articoli o libri, o non ha visto nessuno dei miei film, o è, appunto, un provocatore. Peggio di Sofri e Co.

         
        • Stimo Grimaldi da tempo, convinto che egli sia fra i pochissimi al vertice di LC ad aver agito in buona fede, seppure con la crudeltà e il cinismo congeniali alla sua ideologia. In un mondo di buonisti, egli è una perla rara. Questa risposta a Dezzani non gli fa tuttavia onore.
          Egli costruisce una difesa di ufficio della dirigenza di LC, con un prima “buono” e un poi “ricattato” che non sta in piedi, è reticente, è omertosa. Inaccettabile.
          Evocando categorie come “provocatore”, “fascista”, “pciista”, non risponde alle domande che le salme di Pinelli e di Calabresi pongono:
          – perché mi sono ucciso?
          – perché sono stato ucciso?
          La risposta alla prima domanda l’ha data Grimaldi quando dirigeva Lotta Continua per conto dell’amico del futuro ambasciatore americano.
          Era una risposta errata, lo ha sentenziato un giudice galantuomo come D’Ambrosio.
          Ciò che più fa riflettere è che la risposta errata, come Grimaldi ben sa, si poggia sul silenzio per la seconda. Ma la risposta alla seconda domanda c’è eccome: Calabresi indagava ancora su piazza Fontana.
          Grimaldi è sufficientemente intelligente per comprendere che cosa tutto questo significhi. D’altronde, quanto è stato scritto sui legami fra LC e l’Ufficio Affari riservati e il suo fascistissimo capo, porta a una sola conclusione: LC era capeggiata da criminali doppiogiochisti, se non tripli, che aggiogavano una quantità di babbei.
          Scelga Grimaldi se vuole collocarsi in questo segmento e dove.
          Grimaldi può rivendicare tutti i meriti politici che vuole per sé e per quanti in buona fede sono stati accalappiati da LC e dal futuro ambasciatore statunitense. Resta il fatto che le sofferenze che essi hanno inflitto a se stessi e agli altri non trovano giustificazione in questo scomposto urlo di Grimaldi: “Lei non sa chi sono io”. In un certo senso è vero che noi non si sappia chi egli davvero sia, ma certamente lo si conosce meglio di quanto egli dica di conoscersi.
          Alla prova dei fatti, Grimaldi si consegna alla storia ignobile di questo povero paese tentando vanamente di (far) dimenticare le proprie responsabilità e soprattutto quelle dei traditori che lo hanno usato e gettato via. Tutto ciò è patetico e politicamente non giovò e non giova, tanto meno alla causa del proletariato, come si può correntemente osservare.

           
          • Frank Brown il said:

            Tutti quei “movimenti” erano controllati. Non se ne salvava uno. Del resto allora non c’erano i social network ed occorrevano altri mezzi per rimbambire i giovani.
            Che il giornalista Grimaldi sia stato o non sia stato in buona fede, francamente, conta assai poco.

             
          • Quella del La Porta e surrogati successivi di buttare ogni manifestazione di contrasto al sistema vigente in manipolazione del padrone, da LC alla Primavera Araba, è un classico trucco del potere, finalizzato a deprimere e eliminare ogni possibilità e velleità di cambiamento radicale e a consacrare l’onnipotenza dell’oligarchia: inutile battersi.. Utili idioti o amici del giaguaro, si rispecchiano solo nelle figure che servono alla loro teoria. Quanto a me, mi rifletto nei centomila e passa “babbei” che hanno fatto di Lotta Continua, a dispetto del gruppetto oligarchico che ha cercato di deviarlo, la più grande esperienza di cambiamento storico dopo la Resistenza. Del resto l’intento di ambiguoni come quelli che si felicitano con il provocatore Dezzani è chiaro: screditare chi, nel suo non tanto piccolo, da una quarantina d’anni rompe i coglioni a coloro ai quali sono devoti. O quanto meno utili.

             
  2. Grandissimo articolo… preziosissimi link… un articolo degno del migliore giornalismo che si contrappone in maniera imbarazzante ai proclami ciclostilati che appaiono sui nostri main media che si affannano, da prima ancora che Regeni avesse degna sepoltura, a condannare il governo egiziano senza che ci sia stato un processo ne una sentenza.
    Da tempo cerco di sostenere la tesi dell’omicidio politico volto a destabilizzare i rapporti tra Italia ed Egitto (ho anche ricevuto minacce di querele!) sulla mia piccola pagina fb Buongiorno Egitto, ma credo che questo articolo finalmente (vista anche la corposa documentazione di supporto) possa per lo meno chiarire le idee a chi non si accontenta delle pappette riscaldate che appaiono sui nostri main media.
    Chiedo di poter fare copia e incolla di questo articolo sul mio piccolo blog (citando la fonte con link) in modo che resti per sempre disponibile nelle ricerche. Cosi, se dovessero di nuovo attaccare il suo blog, l’articolo rimarrebbe comunque visibile on line! 😉 Mi faccia sapere, grazie

     
      • ENRICO il said:

        Ciao, sto provando da ore a linkare il tuo articolo sulla mia pagina facebook, curiosamente viene visualizzato sulla mia pagina ma non sulla pagina home che possono vedere i miei amici, ??????

         
  3. Andrea il said:

    Salve Dezzani
    Ottimo articolo, come sempre. Solo una considerazione in relazione a Fulvio Grimaldi.
    Nonostante la sua “formazione” britannica, difficile che assimilarlo al sistema mediatico anglo-sassone.
    I sintomi sono evidenti.
    No UE, no Nato, no Euro, tendenze filo Putin, disprezzo per l’immaginario globalizzato, attitudine a ricondurre i matrimoni gay ecc. alle necessità dell’elite globale.
    Dieri che Grimaldi è effettivamente contro
    saluti

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ci riferiamo per quanto riguarda a Grimaldi agli anni ’70, quando era direttore di Lotta Continua. Dopo decenni, può aver cambiato idea…

       
  4. piero deola il said:

    Gentile Dezzani
    grazie per i Suoi acuti articoli ma stavolta,secondo me,è incorso in una bufala equiparando Grimaldi a tutta una serie di sporche canaglie
    che hanno inquinato e fatto morire la sinistra italiana. Sospetto che Lei non legga “MONDOCANE” dove Grimaldi scarica quanto ha in corpo contro tutti i mascalzoni del mondo.
    Gradisca i più cordiali saluti.
    P.Deola

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ripeto, sono passati 40 anni: allora, mi dispiace per Grimaldi, ma era del giro…

       
      • Dezzani, non fare il furbo. 40 anni fa da militante e direttore di Lotta Continua ero lo stesso che sono oggi. Ho subito 156 processi, ho dovuto espatriare perchè inseguito da un mandato di cattura, ho dovuto lavorare come sguattero per ricuperare la mia professione. Ho creduto in Lotta Continua come decine di migliaia di compagni, molti dei quali uccisi dal regime sostenuto dal PCI. Trovami una sola manifestazione di pensiero politico o morale che mi accomuni a Sofri e rinnegati e infiltrati del suo gruppo. Sei un miserabile provocatore, sai benissimo come stanno le cose. C’è solo da capire se sei un provocatore fascista o piccista, in ogni caso frustrato e falsario. Come hanno capito alcuni dei tuoi commentatori.

         
        • Federico Dezzani il said:

          Innanzitutto, grazie per l’intervento. Però, mi dispiace, resto della mia opinione: Lotta Continua era un evidente strumento atlantico ed anche l’archivistica più recente dimostra l’interessamento di Washington e Londra per il quotidiano. Forse non tutti gli LC erano in cattiva fede: quando si è giovani, è anche più facile farsi manipolare.

           
          • Il problema è la tua visione attraverso un pertugio piccolo piccolo. Dopo tanti anni ma insufficiente studio non ti sei ancora accorto di quanto hanno capito e spiegato sociologi, antropologi, politologi, filosofi, studiosi del costume: che con LC e tutto il movimento ’68-77 c’è stato il più lungo e profondo cambiamento nella società italiana. Tanto che hanno dovuto ricuperare a forza di leggi fasciste, Craxi, Berlusconi, Renzi. Non sempre la sineddoche funziona. Sofri &Co erano la schiuma. Per vedere solo quella, o si è cecati, o in malafede.

             
  5. helemic il said:

    Pensare che attraverso l’omicidio pianificato di uno sconosciuto, difronte alla scoperta e allo sfruttamento di un giacimento di 850 md di mc di metano da parte dell’ENI, si potessero incrinare i rapporti e impedire l’accordo tra Egitto e Italia è qualcosa che va ben oltre la fantascienza, e degno di un trattato sull’umorismo. Gli accordi economici lo sappiamo bene che non tengono conto di nessuna gerarchia valoriale (e quindi di nessuna condanna contro crimini), se non quella del profitto. Se i servizi segreti anglofoni hanno davvero giocato questa carta come tentativo destabilizzante una cosa è certa: l’intelligence sta abusando del proprio nome ed è probabilmente composta da una classe di terza elementare.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Però la Federica Guidi è rientrata a Roma a rotta di collo…

       
      • Erasmo il said:

        In che senso? Come spiegare al popolo bue, in particolare quello sinistrato, queste trame? La vedo dura…hanno giá vinto

         
        • Federico Dezzani il said:

          Non mi sembra che la campagna di Amnesty International/Repubblica abbia sfondato… Nel nostro piccolo, contrattacchiamo!

           
  6. helemic il said:

    Credo che in politica ci siano delle sceneggiature collaudate per ogni tipo di evenienza, non necessariamente mirate ad incidere o modificare lo status delle cose, ma piuttosto a lasciare un’impronta mediatica. Per quanto riguarda lo specifico caso della Guidi penso che il suo rientro avesse una valenza economica, principalmente per assicurare gli ancora saldi rapporti con l’Egitto, nonostante Regeni. Ma una notizia del genere i giornali non possono riportarla, allora come da canovaccio, si mette in moto tutto quel meccanismo massmediatico di denuncia, sul senso di giustizia, ecc.. un frullato di congetture ruminate che occupano talk show pomeridiani e Tg ma del tutto inutili allo scopo, tranne allo sfinimento degli spettatori e al rapido oblìo. Esistono mezzi di distruzione di massa e mezzi di distrazione di massa, entrambi letali.

     
  7. Luca il said:

    Una nota su Lotta continua e sulle sue infiltrazioni.
    Landon K. Thorne Jr era negli anni ’50 consigliere economico per il piano Marshall (e agente CIA) all’ambasciata U.S.A. a Roma. Negli stessi anni in cui (1953-1956) fu ambasciatrice Claire Boothe Luce, prima donna diplomatica americana, brava scrittrice, anticomunista sfegatata.
    Landon K. Thorne Jr acquistò le macchine tipografiche in disuso che avevano stampato, a bordo di una portaerei U.S.A., il giornale delle forze armate Star&Stripes. I macchinari furono portati in via Dandolo 8-10 a Roma e vennero impiegati per la stampa del Rome Daily American, il giornale degli americani a Roma, edito da Samuel Meek, uomo di fiducia della CIA.
    Nel 1968 arriva in Italia Robert Hugh Cunningham senior, collaboratore di Richard McGarrah Helm quando questi era capo della CIA, dal 1966 al 1973. Fonda la casa editrice Dapco (Daily American Printing Company) e rileva la tipografia di via Dandolo, continuando a stampare il Daily American. Mentre in Italia sta per iniziare il periodo della strategia della tensione, la tipografia cura anche la stampa di Nuova repubblica e dell’Assalto. Nel 1969 viene fondata Lotta continua. Nel 1971 il figlio di Cunningham senior, Robert Hugh Cunningham jr, fonda la società Art-Press, che ospita e cura la stampa, nella stessa tipografia di via Dandolo, del periodico Notizie radicali e del quotidiano Lotta continua. In questo modo la famiglia Cunningham, padre, madre e figlio, diventano di fatto la tipografia di Daily American, Nuova repubblica, L’assalto, Notizie radicali e Lotta continua.
    Nel 1975 la società editrice SPA Rome American Daily, di cui era diventato dal 1971 amministratore Michele Sindona, fallisce. Nello stesso anno Lotta continua cambia (per modo di dire) tipografia e viene stampata in via dei Magazzini Generali dalla Tipografia 15 giugno. Di questa nuova società tipografica è socio, insieme ad alcuni esponenti di Lotta continua, il nostro Robert Hugh Cunningham junior. Per non escludere nessuno, negli stessi locali si stampa anche Autonomia, di Toni Negri.
    Nel 1977 la Dapco e la Art-Press si fondono nella Stacmor e continuano a stampare in via Dandolo Notizie radicali.
    Negli anni ’80 Lotta continua chiude i battenti e anche Robert Hugh Cunningham jr, esaurito il suo compito, si dedica ad altro.
    Ronald Reagan, apprezzata la sua attività a favore (?) della sinistra italiana, lo nomina responsabile per l’informazione di tutta l’area europea per conto del partito repubblicano U.S.A.
    A proposito: chi fu quel politico italiano che non perde occasione di scrivere contro la politica estera russa e della Serbia, che invoca interventi armati in Siria e contro il fantomatico stato islamico, che viene scarcerato dai servizi segreti nel 1996 perché entri in contatto con terroristi indipendentisti ceceni che di lui si fidano come mediatore per la liberazione di alcuni ostaggi italiani? Ma Adriano Sofri, il fondatore di Lotta continua, naturalmente.

     
  8. Giovanni Acchiardo il said:

    Fulvio Grimaldi dirige Lotta Continua dopo Piazza Fontana e proprio LC pubblica il primo pamphlet “La strage è di stato”, mentre il mainstream ancora in colpa Valpreda.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Sempre di “Stato” erano le stragi, mai “della NATO”…

       
    • michele il said:

      Infatti la strage NON era affatto di Stato , come le inchueste hanno finalmente stabilito , ma del famigerato ANTISTATO , un’accozzaglia di mondialisti e satanisti inquadrati dalla nato in gruppi di estrema sinistra / estrema destra che servivano ( servono ) gli interessi dell’ impero britannico . Il depistaggio fa pandance , da sinistra , a quelli di destra dei cosiddetti ( per depistare… ) servizi deviati che non erano deviati ma solo obbedienti a strutture extrastatali che combattevano ( combattono ) gli stati nazionali .

       
  9. roberto il said:

    Innanzitutto, caro Dezzani, complimenti per l’articolo. Vorrei tuttavia tornare a Grimaldi: al tempo da lei citato Grimaldi denunciava “la domenica di sangue” nella città di Derry, in Irlanda dl Nord, con un eccezionale reportage fotografico, rischiando la pelle. Non ebbe certo remore nell’attaccare il governo inglese.
    Invece, per Lotta Continua, G. Fasanella nel suo bel libro “colonia Italia” documenta che le formazioni di estrema sinistra furono volute e foraggiate dagli Inglesi. I fondatori di queste organizzazioni, secondo Fasanella, erano venduti agli inglesi o per soldi o per convinzione ideologica. I membri naturalmente no, essendo solo manipolati e la cui buona fede era carpita, come del resto la buona fede del popolo comunista fu carpita dai vertici del partito a cominciare da Togliatti, ma questo è un altro discorso. Cari saluti.

     
  10. niso il said:

    Trovo sempre molto interessanti i suoi articoli, e le relazioni e gli interessi che ha qui descritto sono a mio parere inconfutabili. Questo articolo potrebbe essere quasi di conforto, se l’ingerenza anglofona si riducesse a questi tentativi di condizionamento dell’opinione pubblica per controllare i nostri affari. Purtroppo però l’esperienza ci insegna che gli interessi angloamericani vanno ben oltre, e non hanno alcun problema ad eliminare ogni ostacolo alla loro realizzazione,anche ricorrendo a crimini di più o meno vasta entità. Proprio questo articolo ci ricorda che l’italia ha già passato il suo periodo di rieducazione a base di stragi di stato, che oggi sembrano piu in voga in terra francese almeno per quanto riguarda l’europa. Sarebbe bello poter operare in un libero mercato, dove a vincere siano la competenza e l’incontro degli interessi economici tra le parti, ma sappiamo tutti che quando si tratta di petrolio gas e estrazioni minerarie di qualsiasi altro tipo, si stà giocando in tutt’altro modo. Ricordiamo l’italia del dopoguerra, quando Enrico Mattei si scontrava con le “sette sorelle” prima sulla questione interna del sistema di concessioni minerarie studiato ad esclusivo vantaggio delle aziende private angloamericane, poi in medio oriente con i primi contratti in Iran e Libia, infine i rapporti con la Russia, che quelli si non vennero proprio tollerati e fu tolto di mezzo. Ecco questo è sempre stato e sempre sarà il modus operandi dei colonizzatori (lo siamo stati anche noi in Libia, dove ci siamo macchiati di crimini all’umanità), sicuramente oggi l’informazione è completamente controllata e utilizzata per condizionare l’opinione pubblica, ma non è con questa che portano a termini i loro business.
    La saluto ringraziandola per il contributo che da all’informazione non di regime, e mi piacerebbe leggere in futuro un articolo che come questo ci faccia ragionare sugli interessi e gli attori che hanno provocato la morte (uccisione) di David Rossi nel caso Monte Paschi.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ci vorrebbe un fisico… per spiegare perché gli orologi toccano il suolo con diversi minuti di ritardo rispetto ai corpi..

       
  11. niso il said:

    E’ vero, capisco che qui ci si scontra con realta talmente occulte che non è possibile trovare risposte, solo che il volo dalla finestra del Pinelli, non sò perche mi ha fatto pensare a quello del Rossi,e del suo orologio in ritardo…non nel segnare l’ora!

     
    • Federico Dezzani il said:

      Pinelli potrebbe aver capito durante quelle ore di essere finito in gioco molto, molto, più grande di lui.

       
  12. Camelia il said:

    Sinceramente mi risulta difficile quantificare il tempo che lei abbia potuto impiegare per scrivere una tale quantità di superficialità e stupidaggini inventate di sana pianta. Mi stupisco di me stessa anche, per aver speso del tempo a leggere l’articolo fino in fondo.
    Scrivo solamente perchè vedo che nessuno dei commentatori del blog è stato in grado di tirare fuori uno spirito un minimo critico (non per niente, ogni anno l’OCSE, ci ricorda che in Italia c’è un numero inquietante di analfabeti funzionali, ovvero che sanno leggere ma non sanno capire il testo).
    Credo sinceramente che diffondere questo tipo di storie sia un pugno alla dignità della famiglia Regeni e di tutte le persone che a lui volevano bene. Il fatto che abbia studiato a Cambridge o abbia vissuto esperienze legate a qualche organizzazione americana è cosa puramente normale per un ragazzo di nemmeno 30 anni. Non conosco la sua età, ma dovrebbe sapere che al giorno d’oggi, un giovane che spera di lavorare in qualsiasi ambito internazionale è costretto a viaggiare e fare un mucchio di esperienze e di certo non è nella posizione di rifiutare esperienze professionali.
    Oltre questo, trovo aberrante che lei sostenga che le sparizioni forzate in Egitto siano delle invenzioni di associazioni per i diritti umani, basta fare una ricerca in inglese e si possono trovare articoli e articoli di centri studi, giornali internazionali e associazioni umanitarie in tutto il mondo, che da anni denunciano questo tipo di violazioni dei diritti umani in Egitto e in molti altri paesi dell’area.
    Altra cosa che mi sconcerta, è che un “tecnico” come lei non sappia che musulmani si scrive con una sola “S” e non due.
    Tutte queste fandonie che lei butta lì sul web, portando a prova 5 articoli di giornale e rapporti annuali delle associazioni del 2011 (le ricordo che è il 2016 e che queste associazioni pubblicano aggiornamenti sullo stato dei diritti umani ogni anno) non solo non aiutano la ricerca della verità e di giustizia, ma non fanno altro che dimostrare che in Italia la ricerca della verità perde sempre, quando messa sul piatto della bilancia con la vanità e la disonestà intellettuale.
    Cordialità

     
    • Federico Dezzani il said:

      Il suo intervento è lecito e gradito, ma manca di incisività. Io, almeno, sciorino qualche dato: lei si limita a dare dell’analfabeta funzionale a me ed ai lettori.

       
      • Federico Dezzani il said:

        E poi, cara signora, si prenda il dizionario e troverà le due varianti: musulmani e mussulmani. Mi saluti gli amici di Amnesty International!

         
        • michele il said:

          Perduta la Siria, il Blocco atlantista si volge contro l’Egitto del Fieldmaresciallo Abdalfatah al-Sisi. Nuovo oggetto del desiderio delle potenze altantiste, da quando Cairo stringe rapporti con Russia e Cina, e s’è sbarazzata della dittatura della setta salafita dei Fratelli mussulmani, creazione dell’intelligence inglese, la stessa che ha arruolato Giulio Regeni per condurre una guerriglia mediatica (e anche armata) (tramite lafondazione Antipode) contro il governo laico egiziano, deciso oppositore alla guerra contro la Siria e attore prominente nella Libia post-Jamahirya; due aspetti intollerabili per USA, Regno Unito, NATO e codazzo della sinistrina socialcolonialista italiana, e i relativi alleati regionali wahhabiti e taqfiriti (Jabhat al-Nusra, Stato islamico, Qatar, ecc.). Infatti, l’obiettivo della cosiddetta ‘Primavera araba’ era ritrasformare il Medio Oriente in una colonia economico-strategica dominata da esigue borghesie compradore e da arretrate sette islamiste.
          L’Italia oggi è il ferro di lancia di tale assalto, soprattutto dopo aver ricevuto l’OK dai mass media degli USA comeNew York Times e Washington Post con il loroimprimatur sulla versione italiana dell’affaire Regeni. E appena ricevuto il via libera, i chihuaua dell’informazione italiana sono scattati sulle zampette posteriori, e sono apparsi figuri come Luigi Manconi, senatore nazipiddino e settario ‘dirittumanitarista’ targato CIA/Soros, oltre che moglio della spacciatrice di veline della CIA Bianca Berlinguer, la stessa che dall’autorevole bancarella della propaganda americanista TG-3 c’informava che Palmyra era stata liberata dagli USA…, oppure Emanuele Fiano,kibbuztnik sionista e gerarca nazipiddino. Tutti costoro invocano la rottura delle relazioni con l’Egitto, così il gas lo si andrà a comprare dai giacimenti occupati da Israele, e non da quelli sviluppati dall’ENI in Egitto.

          Manconi e consorte

          Nell’impazzare della farsa del dirottamento dell’aereo egiziano, accaduto molto a proposito, con tempistica sospetta, tale da rafforzare l’idea che la liquidazione del provocatore Regeni sia opera delle forze ostili all’Egitto di oggi, l’infame italietta ‘impegnata e di sinistra’, è di tale operazione la salmeria (Ferrero, Cremaschi, i vari settari ‘marx-taqfiriti’, certuni perfino camuffati da ‘amici’ della Siria, gli orfani della spia sionista e pasionaria della ‘Rivoluzione’ islamista in Siria Tytty Cheriasen, ed altre carabattole), che va fiancheggiando con entusiasmo la nuova trovata neoimperialista, ovvero la distruzione degli Stati nazionali del Medio Oriente per sostituirli con degli sceiccati settari, seguendo le direttive delle agenzie d’influenza della NATO (note ufficialmente come ONG o ‘mass media internazionali’). E tutto nel nome sella spia Regeni e delle 10mila sterline introdotte in Egitto a finanziare il terrorismo islamista. E difatti, la famiglia Regeni in tutto questo, svolge lo stesso compito svolto dalla famiglia di Vittorio Arrigoni, esercitare un’influenza esiziale nel residuale ambiente ‘internazionalista’, o pseudotale, in Italia, offrendo una copertura ‘romantica’ a un’operazione da guerra mediatica. Prima, la famiglia Arrigoni utilizzò il martirologio di Vittorio (persona che non ho mai apprezzato), per sostenere e supportare in Italia la propaganda e le attività a favore del terrorismo taqfirita contro la Siria. Oggi è la volta della famiglia di Regeni, consigliata dal figuro Manconi e dal suo PD, agente dei petrotaqfiriti a Roma. Infatti, Manconi non ha alzato un ditino per i due tecnici italiani assassinati in Libia dagli stessi figuri, i terroristi taqfiriti, che Regeni e il PD sostengono in Egitto. Da ciò il silenzio complice del contessino Paolo Gentiloni Silverj e della gerarchia nazipiddina, per cinque anni cheerleaders entusiasti dei massacri islamisti in Libia e Siria nel nome della CIA e dial-Jazeera. E’ o non è il PD l’agente che rappresenta gli interessi dei petroemiri e della Turchia neo-ottomana in Italia? Lo si vede bene in Libia, dove l’Italia contrasta l’operato egiziano sostenendo, di fatto, la setta della fratellanza mussulmana che occupa Tripoli e riceve armi e dollari da Turchia e Qatar, Paesi referenti della politica mediorientale di Roma.
          A tale farsa oscena e autolesionista partecipa, con entusiasmo, il fecciume leghista che, dopo aver scoperto che il trucchetto di fingersi filo-Russia non porta alcun ritorno sul palchetto della politichina italiana (o padana), ritorna alle origini svolazzando verso Israele per “imparare i loro metodi per la sicurezza” ed invocando il pugno di ferro contro Unione indiana ed Egitto, percepiti dal quadretto medio della Lega quali Stati del quarto mondo abitati da subumani.

          Renzi viene sottoposto a pressioni dalle ambasciate USA e Israeliana che utilizzano i loro referenti locali: la Lega, i dalemo-bersaniani nel PD, la sinitra varia e avariata al soldo delle forze wahhabite e salafite e il M5S encomiato dalla grande finanza inglese.

          Ma il quadro mediorientale invece evolve a una velocità supersonica, ed è prevedibile che mentre l’Italia viene spinta a sprofondare nelle sabbie libiche, l’Egitto rompa i rapporti economico-strategici con Roma, sostituendoli con quelli con Russia, Cina e Francia. Sì, Parigi ha venduto all’Egitto 24 caccia Rafale, le 2 Mistral destinate alla Russia e 6 navi da guerra. Il risultato sarà che Cairo concederà le concessioni gasifere alle compagnie russe, cinesi o francesi, e l’Italia perderà le sue in Libia ed Egitto (meritatamente, visto che fu soprattutto l’ENI di Scaroni a spingere Berlusconi a pugnalare alle spalle Gheddafi, e ad abbandonare i tecnici della Bonelli, Piano e Failla, rapiti a Mellitah da sodali dei servizi segreti italiani). Non è bastato al governo Renzi eliminare 86 quadri e funzionari dei servizi segreti italiani (tra cui i responsabili di Libia e Siria), per salvare Roma dall’imminente nuovo disastro geopolitico voluto e cercato dal PD al servizio delle dittature wahhabite. e dell’estrema sinistra italiana appendice dell’ufficio informazioni della CIA e di Gladio.

          Liwa al-Ansar, ovvero la brigata salafita libica armata da Qatar e Turchia, ed affiliata allo Stato islamico, utilizza i ritratti di Haftar e al-Sisi come bersagli nei poligoni, chiudendo il cerchio tra agenzie spionistiche atlantiste e italiane, sinistra social-coloniale italiana, terrorismo taqfirita, Qatar, Turchia e NATO.

          Concludo che, mentre in Italia la sinistreria si straccia le vesti per un sicario mandato in Egitto dall’intelligence social-colonista inglese, il resto del Mondo celebra un altro giovane che ha combattuto con tutto l’animo il terrorismo settario che i mandanti di Regeni armano e alimentano.
          Le ultime parole di Aleksandr Prokhorenko, lo Spetsnazdi Palmira:
          Prokhorenko: non posso. Mi hanno circondato e si avvicinano. Vi prego sbrigatevi.
          Comandante: vai sulla linea verde, ripeto vai sulla linea verde.
          Prokhorenko: sono qui, eseguite l’attacco aereo ora. Sbrigatevi, è la fine, dite alla mia famiglia che li amo e muoio combattendo per la Patria.
          Comandante: negativo, torna sulla linea verde.
          Prokhorenko: non posso. Comandante, sono circondato. Sono qui fuori. Non voglio che mi prendano. Conduca l’attacco aereo. Faranno strame di me e di questa uniforme. Voglio morire con dignità e che tutti questi bastardi muoiano con me. Vi prego è la mia ultima volontà, conduca l’attacco aereo. Comunque, mi uccideranno.
          Comandante: confermate la vostra richiesta.
          Prokhorenko: sono qui fuori, è la fine, comandante, la ringrazio. Dite alla mia famiglia e al mio Paese che gli voglio bene. Ditegli che sono stato coraggioso e che ho lottato fino alla fine. La prego si prenda cura della mia famiglia; vendicatemi, addio comandante, dite alla mia famiglia che le voglio bene.
          Comandante: nessuna risposta, ordinato l’attacco aereo.Aleksandr Prokhorenko, che per fortuna sua e mia, non sarà mai ricordato e commemorato dalla sinistraglia taqfiro-sionista che invece celebra una piccola spia e i suoi amici terroristi.

          Nel 2013, in Egitto gli amici islamisti della sinistra italiana venivano cacciati dal potere, sventando il piano atlantista-islamista per distruggere gli Stati nazionali arabi e sostituirli con califfati wahhabiti retti dalle locali borghesie compradore alleate della NATO.

           
          • camillo il said:

            Aggiungo che Scaroni, al termine del suo incarico di vertice all’Eni, é diventato Vice-presidente della Goldman and Sachs…..

             
    • niso il said:

      Certamente l’empatia per Giulio Regeni e la sua famiglia, portano a perdere di lucidità, ma non capisco perchè i lettori\commentatori di questo articolo abbiano peccato di analfabetismo funzionale. Mi scusi ma forse l’unica a non aver compreso quello che ha letto è proprio lei Camelia.

       
    • Andrea Boari il said:

      Che ci siano miriadi di centri studi e ong impegnati nella denunzia delle violazioni dei diritti umani in Egitto non ci piove. L’Egitto è uno stato laico, non settario, come la Siria e di orientamento politico autonomo. Già questo preoccupa i finanziatori degli amici dei diritti umani.
      I regimi laici non settari normalmente – come osservano gli attivisti umanitari – hanno l’abitudine di massacrare i loro cittadini.
      Ma ci sono brigate jhadiste e regimi feudali a bilanciare le nefandezze dei laici.
      saluti

       
    • meri il said:

      Sono perfettamente d’accordo con la sua risposta, solo mi è caduta sulla grammatica, mussulmani o musulmani sono entrambi corretti come termini.

       
  13. Mi permetto di aggiungere un dettaglio di un articolo apparso sull’Espresso del 10 marzo 2016, pag 15-16, dove, in mezzo alla ridondanza accusatoria più o meno velata nei confronti dei soliti cattivissimi servizi segreti egiziani, sfugge o viene lasciato in cronaca un’affermazione dell’ambasciatore egiziano a Roma. Dettaglio che una volta di più può lasciare intendere di come gli egiziani sappiano di cosa si tratta e anche te lo dicono proprio:
    “ (…) L’ambasciatore dell’Egitto in Italia, Amr Helmy, la scorsa settimana ha ricevuto una delegazione dei manifestanti che avevano organizzato un sit-in davanti alla ambasciata a Roma. (…) Durante l’incontro, l’ambasciatore ha messo in evidenza la contemporaneità della visita al Cairo del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, con la scoperta del corpo di Giulio Regeni, facendo intendere come non sia stata proprio una coincidenza. (…) l’ambasciatore Helmy insomma ha fatto intendere alla delegazione dei manifestanti che non conviene agli italiani sollevare questo caso perché ci sono molti interessi economici e istituzionali in gioco fra i due paesi. Poi ha voluto sottolineare che in questa storia « non sono coinvolti i servizi segreti egiziani, perché non ci sono sul corpo di Regeni segni di scariche elettriche ». (…) ”

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ricordiamo che al povero Regeni hanno rotto il collo: non è una morte accidentale, nemmeno per gli interrogatori dove si calca la mano…

       
  14. Francesca il said:

    Ciao Federico, stavo leggendo il tuo blog e andavo indietro nel tempo ad articoli più vecchi, quelli scritti a dicembre, sono arrivata ad un articolo sull’Isis, quello che viene prima di quello sulla vittoria della Le Pen. Il mio antivirus non mi ha fatto accedere alla pagina dicendo che il blog è pericoloso perché pieno di virus e malware. Sono stata costretta a chiudere, però ho provato a rientrare dal recente articolo ed è andato tutto ok. Non capisco, forse solo quella pagina è stata presa di mira? Boh

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ahahaha! Speriamo di non prenderci l’influenza dal blog. Di scherzetti ce ne hanno già fatti: la tua segnalazione è però la prima di questo genere. Verifico.

       
      • Francesca il said:

        Buongiorno Federico. Ho riprovato di nuovo, tutti i primi articoli, fino a quello dov’ero arrivata, ossia “Choc per l’establishment euro-atlantico: Marine Le Pen vince nonostante il 13/11”, vanno bene, poi il pc comincia a vietarmi l’accesso come blog pericoloso. Non riesco a capire se è solo a me o ad altri, mi dispiace di non poter leggere i vecchi articoli. Peccato. Voi non avete controllato? Grazie

         
        • Federico Dezzani il said:

          Nessun’altro mi ha segnalato questo problema ed anch’io accedo senza problemi ai vecchi articoli. Prova con un altro browser (Firefox, Chrome, etc.)

           
  15. Giuseppe il said:

    Gran bell’articolo a parte lo scivolone su Fulvio Grimaldi:
    Se sono passato 40 anni come fa ad avere la certezza che “fosse del giro” e non fosse invece un sincero rivoluzionaro?

    Qui le metto il link del suo blog:
    http://fulviogrimaldi.blogspot.it

    Forse è il caso di dargli uno sguardo.

    Ancora grazie per il suo ottimo lavoro.

     
    • Federico Dezzani il said:

      “Lotta Continua” era un quotidiano con una linea “particolare, finanziamenti “particolari” e persino editori “particolari”: molte delle sue firme hanno avuto carriere “particolari” dopo quell’esperienza. Credo che anche il direttore fosse…”particolare”.

       
      • Giuseppe il said:

        Signor Dezzani mi permetto di insistere, lei è un bravissimo scrittore e un bravissimo reporter ma ha preso in pieno una buccia di banana.
        Può succedere.

        Lei dunque non ha la certezza che Grimaldi “fosse particolare” bensì lo crede semplicemente,

        Veramente poco per dipingerlo nel modo in cui lo ha dipinto.

         
        • michele il said:

          …” un sincero rivoluzionario “…?????

          Un rivoluzionario , cioe’ una persona che vuole abbattere l’ impero britannico/sionista non ci pensa nemmeno ad andare a passare 1 sola notte nella capitale satanica della pwrfida albione….!

          Ottima la sua , sia pur involontaria , conferma delle duchiarazioni di Dezzani , caro compagno Joseph …

           
      • Un’alternativa a definire ” particolari ” le usanze dei controrivoluzionari di lc sarebbe quella di rendere noti i loro usi di passare continuamente dalla ” DITTA ” a ritirare gli stipendi e di farsi nutrire , colazioni , pranzi e cene , dalle ” ZIE ROSSE “……

         
  16. canisio46 il said:

    L’articolo è molto interessante, come del resto tutti quelli che pubblica. Vorrei farle sono un appunto: la vicenda dell’assassinio del commissario Calabresi è un po’ più complicata di come Lei l’ha descritto. Nel 1975 un periodico italiano “Il settimanale” ed. Rusconi, pubblicò la prima parte del memoriale di Guido Giannettini (agente del SID) e alcuni stralci della seconda e terza parte. Come saprà Giannettini – noto esponente di estrema destra e conosciuto negli ambienti dei servizi con lo pseudonimo di Agente Zeta – in quel periodo si trovava inquisito e in carcere per il coinvolgimento nella strage di Piazza Fontana. La pubblicazione del suo memoriale passò quasi inosservata e comunque non fu presa in considerazione dagli inquirenti sempre a causa della vera o presunta responsabilità dell’agente Zeta nella strage. E fu un vero peccato. Giannettini anticipava alcune delle rivelazioni sulle quali lei si è soffermato: la stretta connessione tra i servizi atlantici ed esponenti dell’ultra-sinistra. Secondo il Giannettini il commissario Calabresi non fu però ucciso da esponenti italiani (di destra o di sinistra) ma da un agente dei servizi segreti tedeschi (BND). Per la strage di Piazza Fontana il discorso sarebbe lungo, per cui mi fermo qui.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Sì, anche Cucchiarelli in “il segreto di Piazza Fontana” sviluppa la pista tedesca: ricordiamo però che il BND è la filiale tedesca di CIA e MI6. Calabresi avrebbe scoperto che l’eversione nera era rifornita da un traffico d’armi che partiva dalla Germania.

       
      • Un altro pregevole lavoro è il libro di Pierangelo Maurizio “Piazza Fontana – tutto quello che non ci hanno detto” Maurizio edizioni. Pubblicato 15 anni fa.

         
  17. s.n. belgrado il said:

    “Colonia Italia”- libro di base per studiare LC e “compagni” che ci han portato dove siam oggi…Fasanella e Creghino gli autori…Olivetti,Mieli,Dotti,Montanelli,Scalfari…..
    Un “must” assoluto!

     
  18. michele il said:

    Le risposte ai commenti ad un certo punto diventano illegibili !!!!

    Che il gestore del sito provveda a migliorare la situazione !!!!

    Grazie .

     
  19. luca il said:

    Ciao Federico. Secondo te è plausible che la sei one italiana di Amnesty in la verita? Ormai anche la Stampa inizia a parlare di un a gente segreto inglese che si servieva di Regeni in E gift. O per usarlo come reporter o per farlo torturare e inclinare i rapporti italia-egitto. Tu pensi che la sezione italiana a ha disposizione tutte le informazioni necessari e?

    La mia impressione è che la sezione italiana di amnesty sia seguendo una linea diversa da quella consigliata dal secretariato internazionale, verosimilmente molto vicino agli ambienti dei servizi di informazione inglesi. Chiedere verita prr Regeni potrebbero essere pericoloso per l immagine del Governo inglese, soprattutto considerando che la cultura anglosassone dei diritti umani non può essere ulterior mente appannata. Le ipotesi son due: O Amnesty italia pretendera di decidere quale è la verita più consona, bocciando la pista inglese e consacrando una qualsiasi versione che metta al riparo il governo inglese da qualsiasi coinvolgimento e nel contempo assicuri un ulteriore deterioramento delle relazioni tra italia ed eggitto (ma la famiglia Regeni sarebbe d accord? ) oppure va fino in fondo non rispettando la missione politica di insabbiamento mediatico del segretariato internazionale. Io credo che non sia ancora detta l ultima parola.

     
  20. pilar il said:

    Non credo che sia cambiato nulla dalle sette sorelle che uccisero il presidente dell’Eni ,Mattei, tutto il resto è pesante folklore politico vampiresco. Anch’io ho fatto seppur brevemente parte di LC , organizzando asilo nido, teatro e quant’altro , come dell Unione, con mansioni di reclutare intellettuali e artisti (e conobbi Fulvio, tutt’ora fra i miei compagni di lotta no war, no nato ) , P.O. no, perché sono sempre stata pacifista, per poi unirmi alla controinformazione di Marco Liggini per quello che voi liquidate come un pamplhet e che è costato la vita a 4 compagni anarchici e la malattia di Marco, oltre a minacce e botte a tutti noi. Omogeneizzare il tutto per avvalorare una tesi in parte vera non è nè controinformazione nè tantomeno rivoluzionario .Per favore, non mordetemi sul collo, paci, pilar

     
  21. aurora il said:

    oggi come 40 anni fà, i pennivendoli da strapazzo li riconosci subito….hanno tutti una sola qualità (?)
    Danzano gli sciacalli sui cadaveri..pensando di essere dei leoni.

     
  22. © 2000 by United Տtates Congress of Rеhabilitation Medi D outcome YSPHAGIA, fгom OR movement, TROUBLE
    predicted eating, to happen in սp is actually a to rеcurring 18% from intense movement patіents.
    4 Along wit the easy to underѕtand difference
    frоm dysрhagia on quality of life (QOL), ingesting concerns likewise
    raise the гisk for poststroke conditions like dehydration, malnutrіtion, and pneumonia.
    Pneumonia, each haps οne of the most significant
    health standing sеquela, represent at least 11%
    of poststroke fatalities occurring withіn One Month of medical facility admittance, a
    price of incidence that poѕsibly is actually greater in the absence from
    therapy for serious swalloѡing concerns. 9 Relat edly, indiѵiduals aⅼong witҺ dʏsphagia after ѕtroke regulaгly show signnificant desire, 6
    eating dependency, and reduced rеhabiⅼitation potential 8
    and allso need longer healthcare facіlity keeps and aⅼso additiоnal recurring assisted living
    home placements. 2 Regardⅼess of this terrible circumstance, eᴠidence on beҺalf off the efficaсy of specific treаtments for moѵement people
    along with swаllowing concerns is ѕparse. 6 6 Few from the offered therapy systemѕ are created to straight restore the neuroрhysiologic reinforcements
    from dysphagia resulting from movement. Instead, the exiѕting firm from dʏsphagia rehabilitation regularly relies upon instructing a carеgiᴠer or the
    client tо implement countervailing mеasures or even personality approaches, like
    nutritional modifications or even deсreased bolus measurements.
    Such practices maу negatively influencе QOL and cannot maket an ᥱnergetic patient гole or even maximizᥱ the neural
    manner of recovery poststroke.