Nuova via della seta: il mondo visto da Oriente che conviene all’Italia

Il 14 e 15 maggio si è svolto a Pechino il summit internazionale per promuovere la “nuova via della seta”, alias “one belt, one road”: l’ambizioso progetto infrastrutturale con cui la Cina intende avvolgere per terra e per mare il continente euroasiatico. Benché lo scopo ufficiale del piano sia di natura prettamente economica, è innegabile che l’iniziativa abbia anche un’evidente valenza geopolitica: “la nuova via della seta” è il concorrente cinese degli statunitensi TTP/TTIP. Ne deriva l’ostilità di tutte quelle istituzioni, in primis la UE, portatrici di una visione “atlantica” del mondo. Per l’Italia, terminale immaginario della “nuova via della seta marittima”, il piano cinese è un’imperdibile occasione per uscire dalla perifericità della UE/NATO e ritrovare, nel Mediterraneo, una propria centralità geopolitica.

Ritorno al 1492: l’Eurasia è il centro del mondo

L’evento ha avuto poca eco in Occidente, eppure il summit che si è svolto a Pechino tra il 14 ed il 15 maggio andrebbe ascritto a quella lunga serie di episodi utili a dimostrare come la mappa del potere economico e politico globale sia in rapido cambiamento: la lunga parentesi che, apertasi nel 1492, spostò il baricentro del mondo sull’Atlantico, sta per chiudersi. L’assetto internazionale “ritorna” al passato: quando l’Impero Celeste era la prima economia globale, il continente euroasiatico era il cuore dell’umanità ed il Mar Mediterraneo era più vitale e determinante dell’Atlantico. Per l’Italia, questa “rivoluzione geopolitica” è ovviamente un bene, perché consente di riacquistare una centralità persa alla fine del Quattrocento, quando prima la Spagna, poi la Francia ed infine la Gran Bretagna ci sottrassero il primato economico europeo. Non è quindi un caso se tra i pochi premier europei presenti a Pechino ci fosse Paolo Gentiloni: per Roma, i piani cinesi valgono più che qualche miliardo di investimenti. Sono il potenziale rilancio dell’Italia come centro del Mediterraneo e ponte tra Europa ed Asia: come ai tempi d’oro della Serenissima.

Il summit del 14 e 15 maggio è stato l’occasione della Repubblica Popolare Cinese per riunire tutti i Paesi toccati dalla “nuova via della seta” (nota anche come “One Belt, One Road”) che Pechino sta progettando e, ovunque incontri favori, costruendo: si tratta di un ambizioso piano di infrastrutture ferroviarie, stradali e marittime con cui integrare l’enorme massa euroasiatica. Da est ad ovest, dalla Cina alla Europa, dal coste del Mar Cinese a quelle del Mar Mediterraneo, tagliando fuori (che vendetta, per le repubbliche marinare italiane e l’Italia intera!) l’Oceano Atlantico. I cinesi sono molto solerti nel sottolineare come il progetto, definito da alcuni come un “piano Marshall asiatico” (Pechino si è impegnata a spendere 150 $mld all’anno nei 68 Paesi che hanno finora firmato il protocollo d’intesa1) abbia finalità solo economiche: nuove infrastrutture per abbattere i tempi ed il costo dei trasporti, così da aprire un numero crescente di mercati all’industria cinese. Eppure, la finalità geopolitica della “nuova via della seta” è evidente: creare un mondo che, dopo la lunga eclissi iniziata nell’Ottocento, torni a ruotare attorno all’Impero Celeste, scalzando i “parvenu” americani.

L’enorme portata geopolitica della “nuova via della seta” si può cogliere, infatti, molto facilmente se la si confronta con gli analoghi progetti (anch’essi, ovviamente, solo “commerciali”) degli Stati Uniti: il TTP ed il TTIP, momentaneamente sospesi dall’amministrazione Trump, con cui Washington avrebbe voluto “inglobare” l’Estremo Oriente, esclusa la Cina, e l’Europa, esclusa la Russia. Se gli accordi commerciali promossi dagli USA andassero in porto, l’attuale assetto mondiale sarebbe perpetuato: un mondo ruotante agli Stati Uniti, attorno a cui gravitano l’Europa e l’Asia, separate da un enorme vuoto economico e politico. È l’artificiosa architettura geopolitica uscita dalle due guerre mondiali precedenti, per cui il fulcro del mondo è passato dal continente euroasiatico, dove ha risieduto per millenni, “all’isola” americana, erede diretta di un’altra isola a sua volta, la Gran Bretagna. La “nuova via della seta” è la base della “pax sinica” sognata a Pechino: l’ordine mondiale edificato da una grande potenza continentale, dopo la plurisecolare predominanza delle potenze marittime (“pax britannica” e “pax americana”).

Nonostante, infatti, la “nuova via della seta” contempli una via marittima che, partendo dal Mar Meridionale Cinese arriva sino a quello Mediterraneo, toccando l’India ed il Corno d’Africa, la visione di Pechino è quella di una potenza terrestre. I disegni geopolitici di Pechino si inquadrano nello storico scontro tra terra e mare: per l’establishment atlantico, l’integrazione infrastrutturale, economica e politica del continente euroasiatico è il peggior incubo possibile. La “nuova via della seta”, con le sue ferrovie che si irradiano verso l’Asia Centrale, la Russia, l’Europa ed aggirano lo stretto di Malacca, rende impossibile per le potenze marittime “strangolare” gli avversari con la classica strategia dell’anaconda, di cui furono già vittima la Germania guglielmina, l’Italia fascista ed il Giappone imperiale. Non solo. “La nuova via della seta” rende inevitabilmente marginali tutti i Paesi situati alla periferia del continente euroasiatico: per gli Stati Uniti significa essere tagliati fuori de facto dal flusso economico Est-Ovest/Ovest-Est.

I venti di guerra che soffiamo ormai da parecchi anni, sono generati proprio dallo scenario di un’integrazione euroasiatica, considerata come una minaccia esiziale per l’establishment atlantico: incuneandosi nell’Afghanistan, alimentando l’estremismo islamico nell’Asia Centrale, fomentando i separatismi di Tibet e Xinjiang, sognando la destabilizzazione e/o la balcanizzazione della Russia, l’oligarchia angloamericana tenta in ogni modo di impedire la saldatura dell’Eurasia, conscia che un asse tra Mosca e Pechino è capace di insidiare l’attuale ordine mondiale ed un eventuale asse tra Mosca, Pechino e qualche capitale europea lo ribalterebbe.

In questo quadro l’Unione Europea non è nient’altro che un residuato del declinante mondo incentrato sull’Atlantico: la UE, proprio come la NATO, è la semplice “testa di ponte” angloamericana sul continente euroasiatico. Bruxelles è incapace di esprimere una politica autonoma dagli Stati Uniti, perché è contro la sua più intima natura: l’esempio della “nuova via della seta” è calzante. Al vertice del 14-15 maggio, Bruxelles si è rifiutata di siglare il documento finale stilato delle autorità cinesi, adducendo come pretesto l’assenza di “trasparenza, sostenibilità e reciprocità2”. Un’analoga azione frenante è esercita da Bruxelles là dove Pechino sta tentando di costruire la prima tratta europea della “via della seta”: l’Unione Europea ha, infatti, recentemente bloccato con un cavillo legale3 i lavori delle ferrovia ad alta velocità tra Belgrado e Budapest, parte integrante della tratta con cui i cinesi vorrebbero unire il porto del Pireo (acquistato dalla China Cosco nella primavera del 20164) all’Europa Centrale. Come l’Unione Europea è stata determinante nell’imporre le sanzioni economiche contro la Russia nel 2014, così oggi tenta in ogni modo di impedire che la “via della seta” penetri in Europa: nel solo interesse dell’establishment atlantico.

La crisi irreversibile in cui è entrata l’Unione Europea in questi ultimi anni ha però riaperto qualche spazio di manovra per i singoli Paesi: capita così che persino un Paese succube dei poteri atlantici, come l’Italia, “osi” dimostrare il proprio interessamento per la “nuova via della seta”. Paolo Gentiloni è stato tra i pochi premier europei (insieme a Mariano Rajoy, Viktor Orban, Alexis Tsipras e Beata Szydlo5) ad aver presenziato al summit di Pechino, rompendo l’abituale appiattimento alla linea americana. È una mossa, quella di Gentiloni, dettata senza dubbio dalla disperata penuria di capitali che attanaglia l’Italia. Ma anche dalla consapevolezza che “la nuova via della seta” cinese è un’opportunità troppo allettante per il nostro Paese per essere gettata alle ortiche.

Dalla periferia al centro: l’imperdibile occasione offerta dalla “via della seta”

Dal fatidico biennio 1992-1993, spartiacque tra la Prima e la Seconda Repubblica, l’Italia sta vivendo un lungo ed apparentemente inarrestabile declino economico, sociale e demografico: l’apice di questa decadenza coincide con gli anni che intercorrono tra il 2011 ed oggi, quando la combinazione di eurocrisi e destabilizzazione del Medio Oriente ha precipitato l’Italia in uno dei periodi più bui della sua storia. Depressione economica, disoccupazione record, crollo delle nascite, flussi migratori indiscriminati e perdita di mercati di sbocco sono i tristi fenomeni che stanno scandendo la rapida involuzione dell’Italia. Sono argomenti spesso al centro dei nostri articoli. Il quesito che ci preme ora è però il seguente: è possibile dare una spiegazione geopolitica/cartografica del declino italiano?

Sì, è possibile. L’Italia sta pagando a carissimo prezzo la sua duplice perifericità: il nostro Paese si colloca oggi sia ai margini del sistema  “NATO” che del sotto-sistema atlantico “UE-euro”. La prima perifericità espone direttamente il nostro Paese alle aree destabilizzate dagli angloamericani e francesi: Magreb, Levante, Corno d’Africa ed Africa Sub-Sahariana. Il nostro Paese è investito direttamente dai flussi migratori generati dai cambi di regime, dal terrorismo e dall’austerità del FMI: Francia, Germania e Regno Unito (per non parlare degli Stati Uniti) hanno subito danni nettamente inferiori dall’incendio che ha devastato il lato sud del Mediterraneo in questi ultimi sei anni. La seconda perifericità, quella relativa alla UE/euro, ha invece prodotto (in virtù del cambio fisso della moneta unica) la desertificazione economia del Paese a beneficio dell’area marco: come se non bastasse, l’Italia è stato poi sottoposto ad un pesantissima cura di austerità/svalutazione interna dal 2011 in avanti, così da raddrizzare la nostra bilancia commerciale e tenerci ancorati all’eurozona. Il risultato finale è stato un’ulteriore marginalizzazione rispetto al nocciolo tedesco, a causa dell’esplosione delle sofferenze bancarie, del debito pubblico e della disoccupazione.

È facile intuire come la prosperità ed il benessere di un Paese siano dati dalla sua centralità rispetto ad un sistema geopolitico-economico: chi vive ai margini, è inesorabilmente destinato a vivere tra stenti e precarietà, a meno che (ma non è il caso né della NATO né della UE) il centro non ridistribuisca ricchezza e/o sicurezza alla periferia. Per l’Italia si pone quindi la necessità di riacquistare una propria centralità geopolitica, così da arrestare il pluridecennale processo di decadenza. Se l’Italia non può prosperare come periferia del decadente impero angloamericano, né come appendice meridionale dell’Europa a trazione tedesca, il nostro Paese ha un avvenire soltanto riscoprendo la sua centralità nel Mediterraneo, creando attorno a sé un proprio sistema geopolitico che abbracci il Nord Africa, il Mar Rosso, il Levante ed i Balcani. Rientra quindi in campo la sullodata “nuova via della seta” cinese.

La “via della seta marittima”, la tratta che parte dal Mar Meridionale cinese per arrivare al Mediterraneo, dopo aver toccato India e Corno d’Africa, è un’occasione imperdibile per l’Italia che, dopo la Russia, trova nella Cina un potenziale alleato di primo piano per la stabilizzazione/sviluppo di tutto il quadrante mediterraneo. Il Mar Mediterraneo, tornando ad essere il luogo di transito dei flussi economici tra Europa ed Asia, ritroverebbe una sua unità dopo anni di guerre e destabilizzazioni e, soprattutto, riacquisterebbe quella centralità persa 600 anni fa, quando il baricentro del mondo si spostò sull’Oceano Atlantico. L’Italia, sciolti i legacci della UE/NATO che le relegano ai margini del sistema euro-atlantico, potrebbe così ad essere il fulcro di un sistema geopolitico che abbraccia tutto il Mediterraneo, collocandosi al centro del flussi economici che transitano dall’Europa del Nord all’Asia, passando per Suez.

Si discute su quali possano essere i porti italiani idonei a fungere da terminale per la “via della seta marittima”: spesso si cita il sistema portuale di Trieste, sia per la sua relativa modernità che per la vicinanza con la Venezia “di Marco Polo”. Come dimostra il caso del porto Pireo in Grecia, è però interesse dei cinesi “sbarcare” a terra il primo possibile, così da ridurre di un giorno la navigazione ed abbattere i costi assicurativi. Servono poi porti con acque profonde, cosi da permettere alle super-navi portacontainers di attraccare senza difficoltà. L’Italia, sviluppandosi in senso longitudinale da Nord a Sud, offre ottimi porti per intercettare, come nel caso del Pireo greco, le navi in uscita dal canale di Suez: sono il porto siciliano di Augusta e quello pugliese di Taranto. La Sicilia, se unita al continente col famoso “ponte” e relativa ferrovia ad alta velocità/capacità, sarebbe in particolare un ottimo nodo logistico per “la nuova via della seta”, collocandosi esattamente nel cuore del Mediterraneo.

Nel caso della Sicilia, come per altro nel resto dell’Italia, resta però il dubbio sulla possibilità di sfruttare l’imperdibile occasione offerta da Pechino, ferma restando la massiccia presenza militare angloamericana e l’indiscussa predominanza tedesca dentro l’Unione Europea. Washington non lascerà mai che gli investitori cinesi sbarchino vicino alle sue basi siciliane, né Berlino consentirà mai che l’Italia sottragga traffico commericiale ai porti del Nord Europa. Se le prospettive per l’Italia sono più rosee di quanto si possa credere, la loro realizzazione sarà tutt’altro che semplice: i nostri potenziali alleati, ormai è chiaro, sono solo ad Oriente.

1http://www.economist.com/blogs/economist-explains/2017/05/economist-explains-11

2https://www.theguardian.com/world/2017/may/15/eu-china-summit-bejing-xi-jinping-belt-and-road

3https://www.ft.com/content/003bad14-f52f-11e6-95ee-f14e55513608

4http://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN0X511Q

5http://www.news4europe.eu/6375_european-union/4534881_rajoy-arrives-in-beijing-to-attend-one-belt-one-road-forum.html

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113 thoughts on “Nuova via della seta: il mondo visto da Oriente che conviene all’Italia

  1. Oriundo il said:

    Certo Dezzani, la via è quella. La domanda che, però è lecito porsi:” Saranno in grado i nostri “politici” di affrontare in maniera efficace, strategica ed intelligente questa nuove sfide ? Cioè ma……vogliamo prenderci in giro? Solo rinnovando drasticamente l’establishment italiano ( che – sottolineo – è sostanzialmente lo stesso che ci ha condotto in questa miserrima condizione di proto-paese del terzo mondo e che risponde con il capo chino, ai diktat di Londra e Washington) possiamo avere qualche speranza, altrimenti il guinzaglio sarà pronto a scattare ed il “cane” a ritornare a cuccia.

     
    • in effetti ( e non solo per colpa delle nostre pessime elites) per gli “anglocrukki” sarà facile fare da noi terra bruciata .
      Si, le “ferree leggi della geopolitica” potrebbero ridare acqua alla “barca italia”, ma troppo tardi, essendo stata nel frattempo troppo sabotata e zavorrata.

       
      • Jean il said:

        Perchè i politici? Semmai bisognerà vedere se gli industriali riusciranno a fare una tale pressione da andare nella giusta direzione.

         
  2. ENEA il said:

    L’articolo che aspettavo da tanto.
    Via terra occorre bypassare i pirati del mare che tanta rovina han portato al mondo ed alle antiche civilta’.
    La via della seta evoca commerci, sviluppo, relazioni win to win.
    La via della seta e’ confronto.
    Potrebbe nascere un mondo e modo diverso di approcciare alle relazioni tra genti diverse.
    Un modello nuovo.
    Il Mediterraneo, L’Italia avrebbero tutto da guadagnarci.
    Chissà che inventeranno i pirati del mare!
    Il mondo prima e dopo la scoperta del “vecchio nuovo” mondo.
    Heartland. La Terra e il suo cuore.

     
    • ENEA il said:

      Sulle relazioni tra Pakistan-India-Cina
      si giochera’ il futuro della Via.
      Al netto dei pirati ed usurai.

       
  3. Etabeta il said:

    Il mellifluo e pusillanime atteggiamento di Gentiloni (e di Mattarella), finora docilmente schiacciato sulle posizioni della nostra aguzzina Merkel e “fedele alleato” oltre ogni decenza al nostro cerbero U$A, ha “osato” partecipare al summit cinese.
    Mi secca persino pensarlo, ma non è che dietro un individuo che sembra politicamente così insignificante si celi una personalità capace di realpolitik?
    Non è che finora non avevamo ragionevole alternativa al fare buon viso al cattivo gioco tedesco/€uropeo per evitare problemi ulteriori (ad esempio fallimenti bancari con conseguenti pesanti bail-in o onerose sanzioni comunitarie per discariche irregolari, giustizie lente o pretestuose inadempienze varie)? Non è che abbiamo dovuto andare col cappello in mano da Trump (e tornare a casa con un gran bruciore posteriore) per continuare ad evitare ben più fastidiosi attentati a piazza San Marco o al Colosseo o boicottaggi tipo Volkswagen?
    Stando così le cose (ma non ne sono affatto sicuro: sembra più ottimistico che plausibile), la partecipazione al summit della nuova “via della seta” potrebbe essere la rincorsa per il triplo salto mortale che ci permetterebbe di scavalcare il fosso.
    In tal caso, speriamo che – grazie al fatto di esserci resi geopoliticamente così ininfluenti – i nostri “alleati” non si accorgano della mossa e non ci abbattano in volo.

     
    • Francesca Ancona il said:

      Bravo Etabeta, era quello che pensavo io, forse ci sbagliamo entrambi, ma io mi fiderei del furbo opportunismo dell’italiano, è sempre stato così, scaltro, cerca di evitare il peggio quando non ha possibilità, ma appena trova un’altra favorevole sponda vi si butta. Bisogna avere, però, grandi capacità di fare questo salto, in silenzio, senza dare nell’occhio, come lo schiavo che si libera dalle catene mentre il padrone dorme…

      Anche Renzi, in fondo, ha dato prova nel suo mandato, di avere lampi di lucidità talvolta…Un controsenso che potrebbe avere un senso letto a questo modo. Vedremo e speriamo.

      Fantastico articolo Federico! Regala uno spiraglio di luce 🙂

       
  4. learco il said:

    Perfettamente d’accordo con l’articolo. Purtroppo abbiamo a che fare con un’elite, quella angloamericana, estremamente violenta e sanguinaria.
    Scontrarsi con quei signori significa sempre avere a che fare con bombe, stragi, attentati e guerre.
    Chi è che ha voglia di sorbirsi 10 anni di massacri per la Via della Seta?

     
    • ENEA il said:

      Forse coloro che aspirano ad assicurare ai prossimi italiani un nuovo “inizio”.
      Rimandando sempre il confronto a cosa ci portera’? Lenta agonia e morte.
      Non è semplice e forse non sara’ possibile senza la consapevolezza ed una visione netta del proprio presente e futuro. Abbiamo ancora una classe dirigente capace di pensare al bene comune?
      Saluti.

       
  5. ENEA il said:

    Nel caso della Sicilia, come per altro nel resto dell’Italia, resta però il dubbio sulla possibilità di sfruttare l’imperdibile occasione offerta da Pechino, ferma restando la massiccia presenza militare angloamericana e l’indiscussa predominanza tedesca dentro l’Unione Europea. Washington non lascerà mai che gli investitori cinesi sbarchino vicino alle sue basi siciliane, né Berlino consentirà mai che l’Italia sottragga traffico commerciale ai porti del Nord Europa. Se le prospettive per l’Italia sono più rosee di quanto si possa credere, la loro realizzazione sarà tutt’altro che semplice: i nostri potenziali alleati, ormai è chiaro, sono solo ad Oriente.
    ———————————————–
    Qui si gioca il futuro dell’Italia.
    Da non sottovalutare una possibile spaccatura del paese in piu’ stati.
    Siamo troppo compromessi economicamente (Forte Franco) e militarmente (Washington) per poterne approfittare?
    Ci saranno uomini di buona fede realmente interessati ad un nuovo RINASCIMENTO?
    Vedremo.

     
  6. Robbert67 il said:

    Tutto corretto. Occorre “solamente” trovare il modo di strappare la catena che ci sta frenando da 4 secoli. Allo stato attuale siamo considerati, non solo formalmente ma anche giuridicamente, come una colonia inglese. Dal 1861 nulla è cambiato. E chi ci comanda ha potuto constatare che il popolo italiano se acquisisce anche solo un po’ di libertà di movimento……..diventa subito un pericoloso competitore economico. Per tale motivo ci tengono imbrigliati….vedremo cosa accadrà…..ma personalmente non mi fido per niente dell’attuale nostra classe politica. Troppo concentrati a mantenere le posizioni acquisite per mettere al centro il futuro del proprio paese e popolo.

     
  7. Luca il said:

    Geography matters.
    L’Italia non è centrata in Europa. Neppure lo è rispetto all’Atlantico. E’ invece centrata e centrale nel Mediterraneo.
    Fino agli inizi degli anni ’80 una politica filoaraba del dipartimento di stato USA e delle sette sorelle rendeva temporaneamente l’Italia la garanzia di stabilità di tale politica, e di essa si approfittava.
    Invertita la rotta, l’Italia si è scoperta improvvisamente marginale rispetto all’area atlantica, secondaria nell’area NATO, periferica nell’area UE.
    Non è stata messa ai margini. E’ ai margini.
    L’Italia invece è collegata con il nord Africa e con il vicino oriente dal mare, e con l’Asia dalla terra.
    Non dobbiamo inventarci o surrogare per conto terzi una centralità nel Mediterraneo. Siamo centrali.
    La vocazione italiana risiede nella sua capacità a fungere da insostituibile centro di scambio culturale, economico – commerciale, sociale, tra ben tre continenti.
    Ce lo mostra la geografia, da millenni. Quando sapremo leggerla con la dovuta attenzione cesseremo di sentirci marginali e disconnessi, per scoprire le enormi potenzialità suggerite dalle connessioni più naturali, che possono offrire a questo Paese un ruolo oggi inimmaginabile.

     
    • Carlo R il said:

      Scusate, Gentiloni è in uscita se, come sembra, vogliono elezioni anticipate.
      Hanno pure piazzato il M5S come prossimo ‘stratega’ dei miei gioielli.

      L’unica centralità che vedo è come ponte di attracco delle ONG piene di neri.

      Il resto, banche, ferrovie, trasporti, infrastrutture, eccetera è in mano agli stessi che hanno solo interesse a strangolarci. Non vedete l’assenza complice? (ad esempio: ci sono ponti sul Po in decrepito abbandono, nessuno si muove, nemmeno se crolleranno)

       
  8. frank il said:

    Nel 1820 si stima che le prime due economie mondiali fossero Cina ed India e l’Asia contasse ca il 70% del PIL mondiale. Sembrerebbe che dopo due secoli di parentesi anglosassone, il XIX britannico ed il XX americano, si ritorni al passato

     
    • se per quello nel XV secolo si stima che il pil della repubblica di venezia superasse quello francese e quello del ducato di milano il pil spagnolo.. ma poi sappiamo come è andata a finire ; il pil serve a poco se non esprime “risorse mobilitabili “. da una adeguata geopolitica

       
  9. Vittoria il said:

    Repubblica e gli altri giornali di “sinistra” si guardano bene dall’approfondire la questione dei vantaggi economici offerti dalla via della seta al Bel Paese. mi chiedo se certi “intellettuali” scenderanno mai sulla terra, quel posto fetido e puzzolente dove si fatica a vivere, dove si sgomita, dove si cerca al mercato merce da spendere poco, dove si visitano tre supermercati alla caccia del conveniente. c’è un mondo che non esiste per lor signori sprofondiamo nella pece nera della notte e dormiamo senza ricordare i sogni. vorremmo una nuova piazzale loreto ma temiamo che si ripeta l’inconveniente dei partigiani lasciati lì, a sanguinare sull’asfalto. e oggi è mai possibile che la sinistra sia ancora così intimorita dei simboli e dai modi estremi in cui vengono poste le questioni? e l’immediata risposta è solo dire che sono dei provocatori? e’ ovvia la volontà di provocare. le ingiustizie non sono cambiate in questi anni. anzi le differenze sono state accentuate tra chi ha e chi fa fatica ad avere. questo è il seme della violenza di oggi e che sarà. eppure sarebbe così facile per la sinistra mostrare che il re è nudo. si prenda il caso dell’invasione dell’afghanistan. e’ ormai da parecchio tempo che le autorità anglo-americane si accaniscono contro l’afghanistan riesumando lo spettro della battaglia del 1919 combattuta dagli inglesi affinché potessero continuare a imporre il proprio dominio… da quell’anno gli inglesi e gli americani hanno finanziato i governi conservatori per controllare al meglio il paese, che riuscì comunque a costruire nuove strade e nuove scuole e venne persino tolto l’obbligo di indossare il velo; la situazione si complicò a partire dagli anni settanta quando la resistenza afgana non venne più guidata da amanullah khan e il paese iniziò una martellante campagna di laicizzazione delle istituzioni dello stato. fu da questo momento che le autorià statunitensi favorirono la comparsa di bande di estremisti religiosi che avevano il compito di opporsi alle riforme progressiste ed innovative formulate. un momento storico importante per il paese si ebbe verso la fine degli anni settanta quando il partito democratico del popolo afghano iniziò la rivoluzione di aprile allora gli usa cercarono di far credere che il nuovo governo era un governo fantoccio dell’urss, per incentivarne l’abbattimento. ma come spiegarono il new york times e il washington post, ciò non era vero, dato che riferirono che il nuovo governo era sostenuto dalla maggioranza degli afghani.

     
  10. anonimo il said:

    sarà una dura battaglia quella che dovrà essere combattuta dal neo-eletto primo ministro gentiloni. di statisti che volevano aprire le porte ai comunisti ne abbiamo avuti diversi in italia, ma la strada per il raggiungimento dei loro intenti è sempre stata loro interrotta dai manovratori che si affacciano sulla sponda atlantica. gigi malabarba ha commentato le affermazioni dell’ex vicepresidente del csm affermando che esiste una complicità di usa e israele nell’omicidio dello statista dc, uno statista che voleva aprire le porte del governo ai comunisti, dato che la cia e il mossad avevano infiltrato le brigate rosse, già prima del rapimento di moro, e questo era risaputo dai servizi segreti italiani corrotti. finché qualcuno a conoscenza dei fatti non sarà intento ad esporre i fatti di quel drammatico giorno in pubblico, certe domande resteranno tali in eterno. ci chiediamo ancora perché i servizi segreti non riuscirono a trovare tempestivamente il covo delle br nonostante ad essere rapito fu uno dei politici italiani di maggior prestigio. il nostro viene presentato come un paese libero ma dato che viviamo tempi censori molti temono di esprimere vedute assolutamente corrette, come quelle dell’economista che ha firmato questo ottimo pezzo, per timore di essere condannati; da questo perverso meccanismo si dibattono delle grandi menzogne accettandole come grandi verità. alcune forze (anche cattoliche) tentano di addormentare il popolo, se non riescono a dominarlo con la legge, introducono le bandiere e se anche queste si rivelano ininfluenti, caricano il fucile.

     
  11. Marco il said:

    non una parola su questa iniziativa da parte dei beniamini dell’antisistema come travaglio & compagnia cantante. travaglio è un personaggio utile a distrarre la società attiva italiana dai terribili movimenti perpetrati dall’elité che sono in atto in questo periodo, disincentivando le proposte spontanee che scaturirebbero altrimenti. il giornalista focalizza la sua attenzione sulle malefatte di berlusconi o del padre della boschi, come se fosse intimorito dallo scorgere i fili che collegano il mafioso di arcore o i banchieri nostrani ai veri burattinai. non mi risulta, infatti, che il paladino dell’antisistema abbia mai affrontato, in prima serata e non, temi come il sottoproletariato urbano, i processi irreversibili di impoverimento globale, il trattato di lisbona, il codex alimentarius, la massoneria, la verità sullo stato di israele e i reali attentatori dell’11 settembre 2001. così come grillo ha disinformato i suoi fan raccontando che obama ha ricevuto gran parte del sostegno alla sua campagna elettorale dal popolo grazie alla rete, travaglio ha stravolto il conflitto israelo-palestinese raccontando che israele viene costantemente violentata da un’organizzazione criminale terroristica chiamata hamas, ignorando il fatto che si tratta della reazione di un popolo oppresso dalla politica estera adottata dall’impero di sion da un secolo a questa parte. dallo studio di Di Martedì non ci viene raccontato che lo smisurato estendersi del capitale su ogni aspetto della nostra vita sta conquistando ogni angolo del pianeta, trascinando con sé l’attrazione e la repulsione di forzalavoro e causando la sovrappopolazione che è sempre più attratta o respinta in base alla concentrazione del capitale nelle varie regioni del globo. nei suoi scritti non viene mai denunciato lo spostamento di masse enormi di uomini che rompono ogni legame con la terra, una terra disegnata da frontiere politiche ormai anacronistiche, così come non traspare la completa assenza dei poteri legislativi ed esecutivi che possono fermare la marea montante immigratoria, voluta dai veri padroni per omologare le masse, farne dimenticare gli usi e i costumi e condurci in un sentiero che sfocia inequivocabilmente verso un nuovo ordine mondiale. il sistema è sorretto solo grazie ad un immenso serbatoio di schiavi e la miseria crescente è una costante del capitale globale, essendone una condizione esistenziale. l'”attore” obbediente non chiama in causa la pressione per produrre la “brasilizzazione” della classe operaia occidentale, il carattere che incise il patto del welfare state nel dopoguerra; eppure è davanti agli occhi di tutti il peggioramento drastico delle condizioni di vita e di lavoro dei salariati e la progressiva perdita delle garanzie sindacali. il tessuto delle metropoli viene ridisegnato dalla fine del terzo mondo con una crescente fatiscenza dei quartieri e delle vecchie periferie e spuntano, come fossero funghi, gli insediamenti da baraccopoli come quelle che sorgono in una qualunque città dell’america latina. in un assordante silenzio da parte dei beniamini dell’antisistema, che replicano gli stessi difetti degli attori del sistema denunciati a gran voce in prime-time, non è trapelata alcuna notizia riguardante il frontex e non sono stati descritti, né argomentati la gentrificazione e la bruxelizzazione che sono alcune tra le linee di forza lungo le quali si ridefinisce lo spazio urbano. ricordo che una spessa coltre di baraccopoli non risulta utile per fini architettonici ma esistenziali dato che il campo è lo spazio che si apre quando lo stato di eccezione comincia a divenire la regola. travaglio si rifiuta di denunciare le gated community, ormai delle autentiche istituzioni, che godono di servizi propri, protezione militare, apparati elettronici, ben divise dalle strade circostanti da alte muraglie che ci ricordano l’individualismo proprio delle persone appartenenti alla società capitalistica. quell’individualismo che diventa vanità e che smarrisce il celebre autore in una selva di informazioni valide per distruggere e mai per costruire.

     
    • salvo il said:

      a questo punto è necessario domandarci se desideriamo solo piangerci addosso oppure se vogliamo continuare ad esprimere l’esigenza di urlare e tornare vigliaccamente dietro ai tanti casini che ci opprimono tutti i giorni… questo spazio servirà per sfogarci o causerà un fastidioso prurito alle mani? pensate che questo muro del pianto ci assolva dal non fare nulla per il resto dei nostri giorni? sarebbe bello riprendersi una piazza o semplicemente l’interno di un teatro per iniziare a parlarne e per rifiutare il bollito che ci viene servito tutti i giorni e che pretendono pure che non ci disgusti. l’alternativa non deve essere discuterne infinitamente rancorosi ed incazzati girandosi dall’altra parte dopo avere letto l’ennesimo trafiletto del giornalista filo-israeliano. aspetto ancora un eventuale articolo sui nostri amabili economisti riformisti che ci dicono che uno dei problemi di questo paese è avere un sistema pensionistico che abbia un equilibrio finanziario nel lungo periodo. ma vengono regolarmente taciute molte cose in merito alla questione, pur non essendo di poco conto; tanto ci si affida al fatto che il gregge non ha strumenti per capirci qualcosa rispetto a lor signori. lo scopo del nostro sistema previdenziale dovrebbe essere quello di destinare alla nostra pensione quelle risorse che, anno dopo anno, ci vengono trattenute. sembra non avere importanza il fatto che queste, in realtà, finanziano anche fasi di ristrutturazione aziendale (cassa integrazione), fondi pensione di altre categorie e mobilità breve e lunga. sul tema, gli economisti nostrani dei quotidiani mainstream sorvolano, dimenticando che nessuna pensione è garantita dall’inflazione che anno dopo anno sta mangiando un po’ del nostro potere d’acquisto. se in questo ci mettiamo che, oggi, lo stipendio medio di un precario non raggiunge i settecento euro netti mensili, che un giovane su due viene assunto con contratti senza alcuna prospettiva e a tempo determinato e se, sulla base di quello, facciamo una semplice proiezione dell’equivalente in valore della pensione, possiamo tranquillamente dire che stiamo programmando una società fatta di soggetti deboli e massicciamente impoverita; che l’antisistema è completamente assente, se non addirittura favorevole. speriamo che le parrocchie aumentino lo spazio per i refettori e per i dormitori, perché è di quello che ci dobbiamo preoccupare, piuttosto che delle escort di villa certosa o del fatto che melania trump non da la mano a donald mentre passeggia a roma (ne ha dato notizia tiscali news oggi). ci si scandalizza al solo pensiero che il tfr, essendo dei lavoratori, al posto che lasciarlo in azienda, potrebbe essere destinato ai lavoratori stessi quando hanno intenzione di richiederlo. chi ama definirsi progressista ci informerà, come un dogma, della spesa di settanta miliardi di euro utili a pagare gli interessi del debito pubblico e che urge diminuire il debito. nello stesso tempo regioni, province e comuni hanno iniziato a stampare bot ed il governo permetterà loro di mettere delle tasse di scopo. dubito che giornali come il fatto quotidiano denunceranno la totale assenza di proposte relative all’abbattimento dello stock di debito pubblico (che ha ormai raggiunto una cifra improponibile) e se ci indicherà quanto tempo sia necessario affinché questo avvenga, base fondamentale di un ipotetico benessere futuro… bisognerebbe domandarsi perché non venga proposto di chiedere un prestito a tutti quelli che accumulano ricchezze e che non rendono conto a nessuno? glieli potremmo restituire tra trent’anni come fanno loro con il nostro tfr remunerandogli il capitale alle stesse condizioni. populismo da comunista. può darsi, ma siamo nell’epoca in cui possono trionfare i populismi e l’elezione dell’imprenditore yankee ne è la prova.

       
      • seee le parrocchie… e’ da riconoscere che l’istituzione cattolica ha occupato una posizione d’avanguardia nella sperimentazione di metodologie gestionali del diverso che molti si sono premurati di riprendere negli anni successivi. ma da qui a vederli soggetti in prima linea nell’offrire spazi di dialogo per approfondire le tecniche di raggiro del sistema del capitale la strada è lunga. è vero tuttavaia che ci sono stati preti che sono morti per difendere gli oppressi, ma si tratta di una sparuta minoranza, che ha seguito una crescita individuale propria e che non trova spazio nell’istituzione, un’istituzione sempre più invasiva e fanno parte di un popolo con una coscienza che non si lascia pietrificare dai simboli. come altre istituzioni monoteiste, ha causato e causa tensioni, conflitti, credenze e tenta di convincerci che il destino è inviolabile e che nulla può essere fatto… tutti ideali da combattere. in passato le crociate hanno difeso effettivamente le popolazioni da imperi oppressivi; le crociate combattute nei balcani si combattevano per fermare l’avanzata ottomana e per partecipare alle guerriglie contro i turchi. la chiesa si confrontava con problemi che andavano oltre l’interesse religioso, ma mi lasciano perplesso le crociate ordierne. non mi sorprende che l’attivo del vaticano stia comuqnue diminuendo, seppure in maniera risibile, rispetto al 2007. che sia un segnale del cedimento finale?

         
  12. Sergio Ancona il said:

    se si guardano i dati economici degli stati uniti, il quadro diventa ancora più evidente. all’inizio del novecento la ricchezza degli usa ammontava a poco meno di novanta miliardi di dollari; nel ’29 era salita a oltre trecento miliardi di dollari. nello stesso anno c’erano molte più automobili ogni mille abitanti negli states rispetto a quelle disponibili per per lo stesso numero di abitanti in europa e questo attirò l’attenzione dei capitalisti americani, che investirono nell’industria del vecchio continente, vedendolo come un potenziale mercato da sfruttare (la ford iniziò a disseminare i suoi stabilimenti in tutta l’europa). tra le morse dai denti aguzzi che schiacciano gli americani ci sono gli oltre dieci miliardi di dollari istanziati dal governo americano per l’ammodernamento dell’arsenale nucleare (che sono iscritti nel bilancio del dipartimento dell’energia), ci sono poi altre spese per la sempre più insistente guerra globale al terrore e finora le sole guerre in afghanistan ed in iraq hanno comportato una spesa di oltre trecento miliardi di dollari. per coprire una tale spesa vengono istanziati dei fondi addizionali, che si sommano al budget del dipartimento della difesa. vanno poi considerati i fondi istanziati per la ricostruzione dell’iraq e quelli per il pagamento degli interessi relativi ai fondi stanziati. ormai il processo di accumulazione del capitale, come quello statunitense, è basato in particolare sull’approprazione parassitaria del plusvalore senza il supporto di un apparato in grado di esercitarla. il presupposto di tutto ciò è il signoraggio del dollaro e richiede che, qualsiasi cosa sia oggetto di scambio internazionale e che abbia una rilevanza nella formazione dei parametri di ambito macroeconomico dell’economia mondiale, sia denominato in dollari anche se è noto che è venuto meno il primato economico degli usa. una condizione inderogabile per la conservazione del primato statunitense per la salvaguardia del loro apparato economico-finanziario è il controllo delle fonti di produzione e delle vie di trasporto del petrolio (e delle altre materie prime), quindi dei mercati finanziari. è pertanto presto spiegata la persistente volontà degli atlantisti di tenere ben saldo il controllo sullo stretto di malacca e altri punti geo-strategici di vitale importanza per la realizzazione della via della seta.

     
  13. learco il said:

    In Italia ci sono basi militari americane e numerosi centri radar fondamentali per l’esercito USA e l’NSA.
    Davanti alla Sicilia passano i cavi sottomarini per il trasporto dati e informazioni verso Africa, Asia e Nord Europa.
    Chi controlla questa rete è in grado di monitorare il mondo: è il nodo infrastrutturale più importante del pianeta.
    Se l’Italia provasse non dico ad avvicinarsi, ma anche soltanto a strizzare l’occhio ai cinesi e ai russi, subirebbe un trattamento da parte degli angloamericani sul tipo “strategia della tensione anni ’70”.
    La nostra più grande fortuna sarebbe quella di staccarci dagli USA e dai loro servetti di Berlino e Bruxelles e questo i nostri politici lo sanno bene, ma nessuno di loro è in grado di assumersi una responsabilità così grande come quella di sfidare gli psicopatici sanguinari che si annidano a Washington e Londra, perchè sanno cosa accadrebbe ai cittadini italiani.

     
  14. learco il said:

    Una delle ragioni dell’importanza dell’Italia agli occhi degli Stati Uniti è nascosta nei fondali del Mediterraneo, dove transita la rete di oltre 130mila chilometri di cavi di fibra ottica che approdano in Sicilia.

    UNA PORTA SUL MONDO ARABO
    Da quei cavi passa il 100% delle telecomunicazioni non satellitari che escono da una delle aree strategicamente più delicate al mondo, Medio Oriente e mondo arabo. Qualsiasi e-mail, tabulato telefonico, chiamate in voce attraverso internet provider, “nuvole” per l’archiviazione dati di massa, video digitale che dal MO si dirama verso il mondo occidentale arriva o passa di lì.

    IL FIVE EYES NETWORK
    Ed è attraverso il controllo di snodi come quello di Palermo che – come hanno documentato le rivelazioni di Edward Snowden e scrive oggi Carlo Bonini su Repubblica – che l’americana National Security Agency (Nsa), l’inglese Government Communications Headquarters (Gchq) e i loro alleati australiani, canadesi e neozelandesi (la cosiddetta “five eyes network”,la rete dei cinque occhi) hanno frugato per anni nei “metadati” degli “amici europei” esattamente come in quelli dei regimi canaglia.

    UNO SNODO CRUCIALE
    E l’Italia, di 26 dorsali sottomarine (illustrate in modo interattivo sul sito open-source http://www.submarinecablemap.com), è uno snodo cruciale.

    http://formiche.net/2013/10/25/ecco-le-dorsali-marine-i-dati-catturati-snowden/

     
  15. Maurizio Destro Benini il said:

    Un bel sogno …..chi ce le toglie le basi americane….chi ce le toglie ? Gentiloni ? Prima forse sarà necessaria una guerra….Nostradamus prevedeva i cosacchi in p.za S Pietro….non vedo altre possibilità. Una guerra ed una bella rivoluzione che ripulisca il paese dalla corruzione.

     
  16. Simone il said:

    un’altra dimostrazione di coerenza da parte di un membro della ciurma casaleggio. con frequenza proporzionale all’intensificarsi dei venti di critica, denuncia e condanna verso gli ambigui comportamenti degli idoli dell’antisistema che soffiano per i paralleli, ormai anche per quelli boreali arrivano dei gelidi commenti su federicodezzani.altervista.org. sono commenti che si scagliano contro personaggi astuti, personaggi che ti affrontano con la cravatta, con il galateo della conversazione da circolo della caccia, che fingono, con compunto rammarico, di prendere sul serio le critiche argomentazioni sulla visione massonica della società casaleggio che dà loro successo e popolarità; ragionano con pacatezza e dandosi aria di scienza in suntuosi studi televisivi, pretendono di fare le bucce ai dati di fatto contestati, inondandoti con i coriandoli della sloganistica sionista-imperialista. tanti continuano a sottovalutare, ignorare o attribuire al famigerato “complottismo” che la potenza di fuoco delle false denunce dei giornalisti dell’antisistema fa propaganda alla lobby ebraica mondiale. c’è chi reagisce con sorrisi di superiorità – penso agli invasati clintoniani del “manifesto” – quando si esprime il sospetto, corroborato da mille analisi, inchieste, documentazione dei più autorevoli studiosi statunitensi, che non siano tanto gli usa a dettare la strategia colonialista e militarista di israele, quanto il contrario. ci sono qui i bombaroli e cannonieri d’assalto, per vocazione confessionale, vocazione all’opportunismo, o alla correità. tengono al guinzaglio botoli ringhianti, dei capibastone e picciotti del circuito atlantico-sionista, sezione italia. la seconda schiera è composta dai musicisti di seconda fila come giovanni floris, decisivi per gli arrangiamenti, gli infiltrati là dove uno tende a fidarsi, stampa, cultura, spettacolo e conventicole politiche di “sinistra”…

     
    • Simone il said:

      integrano la grossolanità delle falsificazioni e degli occultamenti dei bombaroli a viso aperto con acrobatici funambolismi sul filo che pretende di congiungere due postazioni di pari dignità, di pari valore, ma anche di pari sofferenza. in prima fila, naturalmente, il trio “liberal” degli infingardi cari a fazio : oz, grossman e jehoshua, tre israeliani esperti di lifting letterario, che imperversano sugli schermi agendo da chirurghi estetici sul volto mostruoso dello stato sionista.

       
      • Simone il said:

        accompagnano in sordina questi lanciatori di ordigni al gas obnubilante, altri specialisti del “fuoco amico”, di rango sofisticato. sono i violinisti, sinuosi, arpeggianti, melliflui, eleganti, avvolgenti. non s’impegnano direttamente nei termini della contesa. fiancheggiano. esibiscono qualche lacrima sui tanto sfigati iracheni o palestinesi (annozero ai tempi dedicò una sola puntata alla questione israelo-palestinese, peraltro confusa), qualche rimbrotto sugli ospedali nato bombardati a belgrado, conquistano così credibilità tra coloro cui si arricciano le budella alla vista delle nefandezze della “comunità internazionale dei delinquenti”.
        gli uomini essendo scarti debbono rassegnarsi alle leggi del mercato; le istituzioni e i tutori dell’ordine che curano gli interessi delle istituzioni essendo concime dovrebbero essere trattati come tale. non abbiamo rappresentanza per difenderci. le repressioni, più che spezzare lo slancio, scandiscono l’aumento della coscienza nazionale. di questo ectoplasma non ce da fidarsi. trombettiera, più che violinista, della “guerra infinita al terrorismo”, c’è da rabbrividire di cosa il trattato di lisbona, tanto osannato da de magistris ai tempi, è stato capace di combinare al parlamento europeo, armato di quel pacifismo che in italia già l’ha fatta votare a favore di tutte le guerre. il parlamento europeo conta quanto una pippa malriuscita sulla foto di una sciacquetta da villa certosa. al massimo sparge zefiri, vuoi maleodoranti, ma vuoi anche profumati, quando invece dal parlamento italiota, non si sprigionano che miasmi da cloaca maxima. fetori che da decenni si sposano, senza perdere vigore, all’alitosi di berlinguer intorno a nato, austerità e “provocatori sessantottini” e alle esalazioni vipparole dei vendinotti, esufflate perlopiù nelle maison di lusso di valeria marini o bruno vespa. a volte, comunque, quelle brezze disperse nell’aere di bruxelles e lì subito catturate e messe al chiuso dalla commissione europea, hanno assunto la foga di un turbine che un po’ di polvere l’ha sollevata. dante non si sarebbe fidato: “ahi serva italia, di dolore ostello. nave senza nocchiero in gran tempesta. non donna di provincia, ma di bordello”.

         
      • Simone il said:

        i violinisti, sinuosi, arpeggianti, melliflui, eleganti, avvolgenti. non s’impegnano direttamente nei termini della contesa. fiancheggiano. esibiscono qualche lacrima sui tanto sfigati iracheni o palestinesi (annozero ai tempi dedicò una sola puntata alla questione israelo-palestinese, peraltro confusa), qualche rimbrotto sugli ospedali nato bombardati a belgrado, conquistano così credibilità tra coloro cui si arricciano le budella alla vista delle nefandezze della “comunità internazionale dei delinquenti”.
        gli uomini essendo scarti debbono rassegnarsi alle leggi del mercato; le istituzioni e i tutori dell’ordine che curano gli interessi delle istituzioni essendo concime dovrebbero essere trattati come tale. non abbiamo rappresentanza per difenderci. le repressioni, più che spezzare lo slancio, scandiscono l’aumento della coscienza nazionale. di questo ectoplasma non ce da fidarsi. trombettiera, più che violinista, della “guerra infinita al terrorismo”, c’è da rabbrividire di cosa il trattato di lisbona, tanto osannato da de magistris ai tempi, è stato capace di combinare al parlamento europeo, armato di quel pacifismo che in italia già l’ha fatta votare a favore di tutte le guerre. il parlamento europeo conta quanto una pippa malriuscita sulla foto di una sciacquetta da villa certosa. al massimo sparge zefiri, vuoi maleodoranti, ma vuoi anche profumati, quando invece dal parlamento italiota, non si sprigionano che miasmi da cloaca maxima. fetori che da decenni si sposano, senza perdere vigore, all’alitosi di berlinguer intorno a nato, austerità e “provocatori sessantottini” e alle esalazioni vipparole dei vendinotti, esufflate perlopiù nelle maison di lusso di valeria marini o bruno vespa. a volte, comunque, quelle brezze disperse nell’aere di bruxelles e lì subito catturate e messe al chiuso dalla commissione europea, hanno assunto la foga di un turbine che un po’ di polvere l’ha sollevata. dante non si sarebbe fidato: “ahi serva italia, di dolore ostello. nave senza nocchiero in gran tempesta. non donna di provincia, ma di bordello”.

         
  17. maurizio il said:

    la tua analisi e’ interessante ma dubito che la classe dirigente
    italiana sia in grado di attuarla.gli impedimenti non vengono solo dagli attori esterni da te’ menzionati ,ma da debolezze
    intrinseche del nostro sistema paese.

    l’unico paese nel meditteraneo che potrebbe operare un riposizionamento del genere e’ israele, ma anche li’ gli impedimenti interni ed esterni sembrano prevalere.

     
  18. Luka il said:

    Buona analisi Federico, mi trova d’accordo tranne che per un aspetto: chi si occupa di shipping conosce questa “regola aurea”: il massimo dell’efficienza nel trasporto marittimo si ottiene facendo quanta più strada possibile (rispetto alla destinazione finale delle merci) via mare. Ripeto, questa è la regola aurea dello shipping. Nel caso in discussione, questa regole escludono completamente i porti meridionali (anche perché da Augusta o Taranto le merci le devi portare in Europa centro-orientale dove c’è il baricentro della manifattura europea, in passato era nell’Europa centro.-occidentale, e con i nostri tempi di realizzazione delle infrastrutture, prima di 15 anni non riusciamo a fare niente…), mentre porti come quello di Trieste sono in prima linea grazie: 1) agli ottimi collegamenti tra Trieste e Austria-Germania; 2) grazie a fondali già sufficientemente profondi; 3) grazie al fatto (seguendo la regola aurea) che sistema Trieste è il porto più settentrionale del Mediterraneo. Le precisazioni che ho fatto non inficiano affatto la tua analisi.

     
    • Francesca Ancona il said:

      Da quel che ho capito, i giochi si farebbero nel Mediterraneo, non in nord Europa come prima, quindi penso che Austria Germania, in questo nuovo gioco, potrebbero diventare benissimo delle periferie…Augusta e Taranto sono dei porti rispettabilissimi e molto importanti

       
      • Luka il said:

        Il giochi si farebbero nel Mediterraneo – che è una via di passaggio, non la meta finale. Il cuore della manifattura europea è in Germania-Est Europa e ci rimarrà ancora per un bel po’. Nessuna speranza per Augusta o Taranto (in quest’ultimo caso è stato l’acquisto del Pireo a spiazzare Taranto, prima ne rappresentava un’alternativa). Sono meridionale, ma un’analista meridionale.

         
        • Francesca Ancona il said:

          Sì, quindi non capisco cosa cambierebbe se il cuore della manifattura resta sempre in Germania, non dovremmo diventare noi Italia il centro? Mi scusi per queste domande, ma appunto perché lei è un’analista sono curiosa

           
      • StefanoD il said:

        A Taranto i cinesi ci sono già. Evergreen Taiwanese ha il 40% del porto. Tuttavia ci sono problemi con il dragaggio dei fondali per permettere l’arrivo delle navi supercontainer. Il porto è inquinato e le sabbie vanno smaltite in una cerca maniera. In Cina non si sarebbero fatto scrupoli a mettere queste sabbie in una discarica per poter proseguire i lavori.

         
    • Mazinga Z il said:

      Luka:” il massimo dell’efficienza nel trasporto marittimo si ottiene facendo quanta più strada possibile (rispetto alla destinazione finale delle merci) via mare. Ripeto, questa è la regola aurea dello shipping”.

      No Luka quella è la regola aurea del “cazzating”.

      p.s. Ti ricordo che il canale di Panama, gestito dagli Usa per un secolo dal 1901 ( e costruito soprattutto da loro, con un investimento di capitali apocalittico e perdite di vite umane come se piovesse), fu concepito e realizzato proprio per evitare che i mercantili fossero tenuti a doppiare Capo Horn.

      Non a caso, oggi, attraversano il canale di Panama oltre 14.000 navi merci l’anno e ciscuna paga, fino a 30.000 euro di pedaggio, pur di risparmiare sul lungo tragitto e dover circumnavigare il sud-america.

      Regola aurea de che ? :-)))

       
      • Luka il said:

        1) Ma che c’entra il Canale di Panama?! E’ chiaro che i canali servono per risparmiare strada via mare. Qui stiamo parlando di alternativa mare-terra. quindi : tratta dal mar cinese meridionale all’Europa Centro-Orientale: ci vado via mare attraverso Suez e poi posso scegliere se sbarcare ad Augusta-Taranto (poi via terra da lì alla Germania per semplificare) o a Trieste (ma con un tratto di ferrovia molto più breve), la massima efficienza si ottiene sbarcando a trieste, punto. (Mazinga Z ha forse perso qualche componente…)
        2) Evergreen ha Taranto c’è solo sulla carta (perché ha la gestione del terminale merci ancora per anni, ma la neo autorità portuale sta facendo di tutto per liberarsene in quanto Evergreen ormai non usa più Taranto ma il Pireo (2 settimane fa sono stato al Pireo e i container evergreen sono tutti lì. (informatevi prima di dire castronerie).
        3) Federica, perdonami, ma mi stai citando un servizio di trasporto di 150 anni fa! I parametri sono cambiati: da Limes 4/2017 “Il carico di una meganave che parta da Shanghai per raggiungere il cuore dell’Europa minimizza il costo di trasporto e logistico per singolo teu alle condizioni che seguono; A) Massimizzare la tratta percorsa via mare, avvicinandosi al cuore dell’Europa attraverso l’Alto Adriatico….B) Minimizzare la distanza percorsa via terra…. Caro Federico ti seguo sempre con estremo interesse ma naturalmente non puoi avere una conoscenza dettagliata di tutto, è normale.
        4) Altro fattore che avvantaggia Trieste: nel porto c’è già una zona franca doganale, ma soprattutto Trieste ha la possibilità (forse unica in Ue) di poter utilizzare la sua zona franca per attività produttive per cui potrebbe creare una zona franca a tutti gli effetti (tassazione agevolata, incentivi, etc.) per imprese di trasformazione che vi si insediassero. E’ una possibilità unica che gli deriva dal trattato di pace del 1947 (possibilità confermata dal Trattato di Osimo del 1975).

         
  19. Aikidoka il said:

    Alcune considerazioni.
    1°, gli strateghi che seggono a Washington, Londra, Langley, e soprattutto nei salotti di certe ville bunker, non permetteranno al primo Gentiloni o all’ultimo Scortesini di cambiare casacca, senza prima aver scuoiato i propri sudditi. Ben altro che lacrime e sangue, pioverebbero escrementi e il terrorismo conoscerebbe vie nuove e creative!
    2°, fermo quanto sopra fino a prova contraria (o si pensa davvero che il Conte Dracula rinuncerebbe alla propria emoteca così, per spirito di cavalleria?), poniamo per puro esercizio di stile che il Conte Dracula decida di mettersi a dieta, cos’altro potrebbe fare una classe politica come la nostra, e un popolo come il nostro, se non, semplicemente, cambiare padrone? E perché mai il nuovo dovrebbe essere migliore del vecchio?
    3°, seguitando nell’esercizio di cui sopra, mettiamo pure che il nuovo padrone sia buono, giusto e generoso; anzi, mettiamo che lo sia a tal punto da rinunciare al proprio ruolo (di padrone). Ecco, giunti a tanto, che succederebbe? Un nuovo boom; avremmo finalmente, più cellulari (o come diavolo si chiamano), più auto, più vacanze, più tempo libero, più servizi, più scarpe, ecc…, insomma avremo più beni da consumare. Ma scusate, non è precisamente questo, questa concezione dell’uomo come fruitore, consumatore, goditore, mangiatore ed espulsore, che ha portato alla presente catastrofe? Non è esattamente questo l’uomo disegnato dal capitalismo? Prevengo una facile obiezione: “ma no, quello è il capitalismo cattivo, questo sarebbe quello buono, che crea ricchezza e la distribuisce, senza accumulo da parte plutocratica” (come se la virtù avesse gli occhi a mandorla e il vizio il naso camuso). Che dire? Se non che è la stessa – proprio identica – illusione che porta tanti fedeli della chiesa comunista a vivere nell’attesa di una ennesima e definitiva “fondazione” della loro società ideale. Un capitalismo buono è come un lupo vegano. O i cinesi non sono capitalisti? E in questo caso, cosa sono, come definiremmo la loro inedita dottrina politica?
    4°, al netto delle considerazioni su espresse, credo di aver capito il senso dell’articolo del Dr. Dezzani, salvo il fugace accenno al Tibet. Non mi torna il termine “separatismo”. Certo, il Governo cinese considera il Tibet una sua provincia, e la posizione del Dalai Lama come separatista. Con pari certezza, non esiste tibetano che non consideri il Governo cinese come invasore della propria patria.

     
    • Giuseppe M. il said:

      Grazie Aikidoka.
      Ottimo e interessante commento. Mi riferisco al punto 3.
      Al di là del fatto (sacrosanto) che sarebbe auspicabile per l’Italia riuscire a ridisegnarci un ruolo di maggior protagonismo nella scena geopolitica e che sarebbe altrettanto sacrosanto riuscire a liberarci da queste catene che ci stringono come schiavi, la vera rivoluzione avverrà quando rovesceremo l’unità di misura del benessere collettivo di una nazione dal quanto consuma.
      Una volta si consumava il necessario per vivere dignitosamente (cibo, istruzione, vestiario) e questo era già indice di benessere.
      Oggi apparirebbe folle tutto questo. Infatti il risultato è stato che siamo folli imbottiti di psicofarmaci, confusi nel cortocircuito mediatico.
      Giusto ieri mi son visto una ventina di minuti di uno dei film della saga Don Camillo e Peppone. Che Italia semplice, operaia, laboriosa, sana!
      Di quel modo di concepire l’esistenza nel vivere insieme, nell’essere collettività abbiamo bisogno, non solo noi, ma l’Europa intera.

      Ad ogni modo, grazie a Federico Dezzani per l’articolo (personalmente spero vada…. in porto. Magari!!!!) e ad Aikidoka per l’interessante spunto di riflessione

       
    • Francesca Ancona il said:

      Ma perché dobbiamo vivere sempre nell’ottica del padrone? Da uno passiamo all’altro, non credo sia così. Se davvero una classe politica fosse pronta a fare il grande salto, ossia liberarsi dalle nefaste catene, lo farebbe, spero, per interessi favorevoli alla crescita del nostro paese. Il nostro paese ha mille possibilità, ecco perché siamo così odiati, non ha bisogno di padroni. Non dovremmo avere paura né di Cina né di Russia, dovremmo solo sfruttare la situazione (certe situazioni) per voltarle a nostro favore, profitto. Se c’è stata l’ondata del capitalismo sfrenato la colpa è di chi c’ha tenuto in catene, tolte queste penso si ritornerebbe a ragionare in un contesto diverso, più parco, e finalmente consono al nostro modo di essere. Siamo italiani, siamo vissuti come americani, ma non siamo americani, né cinesi né altro. Penso che torneremmo ad essere noi stessi (senza padroni esteri)

       
      • Francesca Ancona il said:

        In fondo, come dice il commento sopra di Giuseppe M., ricordando Don Camillo ecc., siamo un popolo di gente semplice, che ha sempre basato l’esistenza più sulla cultura, sullo spirito, filosofia, negando il materialismo. Ci hanno viziato, non eravamo così, non credo sia nella nostra indole

         
      • Paul Droogo il said:

        Il popolo italiano è un popolo servile.
        Non aspira alla libertà. Cerca, invece, di fregare il padrone.

         
  20. Giovanni2 il said:

    La “nuova via della seta” e’ un’opportunita’ economica unica per l’Italia per sottrarsi al dominio economico germanico. Ma, per sfruttare questa opportunita’, occorrerebbe una classe politica lungimirante che facesse accordi commerciali a manetta con l’impero celeste e alle obiezioni delle oligarchie euro-atlantiche rispondesse: “…e’ la globalizzazione, bellezza!…”

     
  21. roberto il said:

    I globalisti UE/Nato e Sionisti sanno che devono correre veloci contro il tempo per sfasciare l’Italia prima che che gli si rivolti contro e trovi nuovi alleati quindi l’invasione dei mercenari africani è la migliore arma attualmente a loro disposizione. Una volta sostituita la popolazione con i neri sarà una passeggiata l’amministrazione della Penisola per i nuovi occupanti. Però non è ancora scontato che tutto corra liscio secondo i loro piani di occupazione. Ho seguito sul web il congresso della Lega e ho udito quando Zaia ha detto che “il nemico del Nord è il nord” e come i congressisti abbiano sbeffeggiato Bossi, oramai evidentemente fuori di testa, quando ha ricordato elogiandolo Arminio (il traditore di Roma) e la battaglia di Teutoburgo e i barbari Pitti scozzesi. Se un movimento come la Lega, messo in piedi dalle élite EU/Nato (come Dezzani ha confermato) apposta per disintegrare l’Italia, riesce a sfuggirli di amno, allora forse siamo sulla buona strada, avanti e sangue freddo, la battaglia è appena iniziata.

     
  22. Aikidoka il said:

    Per prima cosa, vorrei porre in rilievo che, come spesso accade, la disanima analitica del Dr.Dezzani mi trova d’accordo. Il quadro prospettico è quello, Federico Dezzani ha visto giusto. Ho solo evidenziato le conseguenze, ineluttabili, che porterebbe la sua (del quadro) realizzazione. Ho altresì rilevato, e dubito davvero che qualcuno possa contraddirmi (e chi lo farà, con argomenti, sarà benvenuto), che ci si muoverebbe – sempre e comunque – all’interno di una logica ipercapitalista. Il “titolare dell’impresa”, infatti, sarebbe un Paese la cui prodigiosa crescita è resa possibile, in buona misura, dallo sfruttamento della schiavitù. Anche se credo tutti sappiano cosa sono i laogai, magari è meglio dare una rinfrescatina (http://www.laogai.it/cosa-sono-i-laogai/). Ora, ma questo forse riguarda solo il mio metro etico, tra lo scudiscio del Rothschild, e il bambù cinese, difficile stabilire quale sia più abietto e quale procuri danni più devastanti.
    L’utente Francesca Ancona chiede “Ma perché dobbiamo vivere sempre nell’ottica del padrone? Da uno passiamo all’altro, non credo sia così”. Ora, se vogliamo elevare altre grida è un conto, se scegliamo di guardare la nostra Storia passata e presente, e definirci nel solo modo, col solo termine, che ci impone il dizionario, è altro*. La cosiddetta Italia nasce per servire interessi altrui, soprattutto, ma non solo, inglesi e massonici; e seguita – salvo la parentesi fascista – a essere cameriera di esigenti padroni. Francesca non vuole credere che sia così; anche se qui non si tratta di fede, di credere o non, ma di conoscenza dei fatti nudi, crudi e corposi. Ma davanti alla fede, ai “non credo”, non ci sono fatti che tengono.
    *
    Quel termine è “servi” (salvo le dovute eccezioni, ovviamente).

     
    • Francesca Ancona il said:

      Caro, non voglio credere perché nulla è impossibile, basterebbe la volontà di uscire dalla schiavitù. Capisco che ci hanno creato per ciò che dici, ma non è impossibile venirne fuori, concordi con me, almeno su questo? Certo, non è facile, ma è possibile…anche nel peggiore dei modi. Rassegnarsi è anche arrendersi

      E’ difficile parlare in virtuale, pare arroganza, quando dal vero le mie parole avrebbero un tono completamente diverso…pazienza, sarebbe bello che questo gruppo avesse possibilità d’incontri reali

       
      • Francesca Ancona il said:

        Ma qualcuno avrebbe il coraggio d’incontrarsi realmente? non lo so, io sì, metterei a disposizione la mia casa, abito in un palazzo antico padronale, una vecchia casa, ma chi verrebbe…Mettiamo le distanze e, soprattutto, le diffidenze, i vari infiltrati ecc. Pure a volerlo mi pare difficile. Comunque, ci leggono qui e chissà le risate che si fanno, ahahah, ma rido anch’io. Ma basta ridere, questi non ci temono così tanto che se ne fregano delle nostre “misere” azioni. Io direi di puntare proprio su questo ( in fondo, sono scemi)

         
        • dani il said:

          Io vorrei incontrarvi.
          Va bene qualsiasi luogo d’incontro per me (sia casa, che biblioteca, che centro cittadino…).
          è senza dubbio il modo migliore per discutere le varie tematiche politiche e possono nascere anche belle amicizie.
          I commenti di questo blog sono diventanti interessanti quanto gli articoli dell’eccellente economista, quindi suppongo che il blog sia frequentato da persone intelligenti.
          In che città abiti?

           
        • Francesca Ancona il said:

          Io ho origini milanesi, prima ero sempre a Milano. Ora, sono anni che non ci vengo più.

          Scusa Federico, chiudo questo fuori tema, era giusto per rispondere a Dani

           
  23. stefanoG il said:

    Ma davvero vi illudete che gentiloni, in uno slancio di autonomia da Washington e berlino, sia andato in cina per inserire i suoi porti nelle rotte marittime della “via della seta”? Ma state sognando? Quello (il conte gentiloni) non si soffia neppure il naso senza il permesso dei suoi padroni perciò è andato in cina solo perché ce lo hanno mandato i suoi capi a Washington e berlino … magari per fare lo spione e riferire sui programmi cinesi.

     
  24. Etabeta il said:

    Da un canto, credo sia molto vero ciò che sostiene Aikidoka e, in modo più icastico, StefanoG: non abbiamo le qualità e le risorse umane e spirituali per affrancarci e le recenti mosse di Gentiloni tutto possono essere tranne che autonome prese di posizione; perciò – anche se, non si sa come, un giorno ci trovassimo liberi e padroni del nostro destino – cercheremo sempre un nuovo padrone sperando che sia migliore del precedente ma che comunque ci dia un tetto ed un piatto di minestra: “Franza o Spagna, purché se magna”.
    D’altro canto però, a differenza di Aikidoka, non credo che passeremmo necessariamente dall’attuale stato di sudditanza ad uno analogo perché mi pare (ma non ho alcuna prova per suffragare questa convinzione) sia che il capitalismo cinese e quello russo abbiano connotazioni, manifestazioni e funzione diversi da quello atlantico sia soprattutto che diverse siano le rispettive dottrine geopolitiche.
    L’obiettivo delle èlites americane potrà dirsi raggiunto solo con l’asservimento di tutto il resto del mondo (come nel Risiko) e il loro capitalismo bulimico è solo lo strumento (non il solo, perché ci sono anche i missili e le Moab) per perseguirlo. Viceversa, le potenze terrestri non hanno pulsioni imperialistiche o colonialiste (per lo meno non ne stanno manifestando al livello patologico degli States) ed hanno adottato il capitalismo come mero sistema di arricchimento.
    La Cina, la Russia, l’India, l’Iran sono nazioni fondate su civiltà e culture millenarie, portatrici di principi etici e religiosi molto radicati che sono la miglior garanzia contro la barbarie assoluta dell’ordoliberismo di una nazione, quella americana, talmente priva di basi storiche e filosofiche da non avere potuto svipluppare alcun anticorpo da opporre al cancro che ha colpito prima lei e poi, come una metastasi, si è propagata in tutti gli Stati che ha via via conquistato.
    Tutto questo per dire che siamo nella condizione migliore per fare un salto nel buio perché, tanto, peggio di così non potrebbe andarci.
    Altro discorso è trovare il modo e la forza di spiccare il salto. Qui ha ragione StefanoG.

     
    • Francesca Ancona il said:

      ahahahah perché? 😀 aspè leggo su, ho scordato ciò che ho scritto. Sono troppo ingenua e sincera vero? Sono spontanea come persona, sì, in effetti vivo in una mia realtà, ho scritto che non vivo molto nel sociale

       
  25. DANILO FABBRONI il said:

    “Dobbiamo dar atto al Tacito coevo – Dezzani – come lo descrive propriamente, a ragion veduta il Muntzenberg di questi paraggi, d’aver sancito che la terra non è più piatta come vorrebbero far credere certi siti, certi blog, certe analisi a carattere ‘alternativo’, in quanto esiste la questione de ‘L’Impero di Mezzo’. Seppur in ritardo di quasi dieci anni rispetto alle impareggiabili analisi di Gianni Collu sul Dragone Imperiale siamo lieti che si affronta tale questione non più obnubilati dall’onnipresente ossessione – al limite del paranoico – costituita dal fattore esclusivo Medio-Orientale.”

     
  26. DANILO FABBRONI il said:

    ….beh, che convenga alla Patria nostrana è tutto “very debatable” come recita il birignao di Lor Signori… dipende da dove fa a finir l’ago della bilancia…se verso l’Orizzonte Giallo tanto caro a Bertrand Russell ed a Kissinger oppure sull’altro versante: eccone un ‘assaggio’, come hoers-d’oeuvre, spero per palati fini:
    “Certa pubblicistica anche…………
    Pochi hanno notato che Gomorra di Saviano inizia con una visita nei meandri del porto di Napoli attraverso i container importati clandestinamente dalla Cina.
    «Nel 2009, tra l’inizio dell’anno e il mese di agosto, sono arrivati al porto di Napoli dalla Cina 240.000 container. “Mille al giorno […] collocati nel terminal Conateco. […] In un certo senso anche questo è territorio cinese: il terminal Conateco dal 2002 è di proprietà di una s.p.a. formata da Cosco, l’armatore cinese di Stato, insieme alla MSC, altro gigante del settore navale, con sede legale in Svizzera ma creato da un armatore campano. Insomma il più grande armatore cinese ha comperato una fetta del porto di Napoli […]. D’altronde, cosa ci sia dentro i container […] non è questione che riguarda chi gestisce il terminal, ma è argomento delle dogane», I.M.D., Dragoni e lupare. Immigrazione e criminalità cinese in Italia tra realtà e leggenda, Dario Flaccovio editore, Palermo, 2011, pp. 75, 76.”

     
  27. Alberto il said:

    L’argomento è piuttosto complesso e credo che per una analisi più realistica sia necessario suddividerlo nelle sue componenti principali altrimenti si mischiano troppo le cose senza tener conto delle specificità.
    Geopolitico.
    Da un punto di vista geopolitico sicuramente il progetto cinese è un ulteriore passo verso la creazione di un’area euroasiatica in funzione chiaramente antiatlantica oltrechè ovviamente per vincolare ancora di più l’Europa sia come mercato di destinazione finale dei prodotti sia come fornitore di semilavorati e prodotti tecnologicamente avanzati. Aggiungiamo anche il North Stream russo ed eventuali derivati (anche se al momento è piuttosto difficile la loro realizzazione) e vediamo come il tutto possa rientrare pienamente nella strategia russo/cinese in atto da un po’ di tempo.
    Centralità dell’Italia
    Quello che a mio avviso non è invece realistico è vedere l’Italia beneficiare come snodo strategico di questa nuova via della seta sia terrestre che marittima, giova ricordare che immaginare l’Italia come fulcro dei commerci marittimi è un po’ un ritornello dei nostri amati governanti, Fassino circa una decina di anni fa quando era ministro sognava l’Italia come “molo d’Europa”.
    Le attuali navi portacontainer hanno capacità enormi, basti pensare che le navi della Maersk possono trasportare oltre 15.000 TEU ovvero 15000 container da 20 piedi, il che rende assolutamente non competitivo il trasporto via terra attraverso Cina Russia etc. che comunque per la sua quota non riguarderebbe l’Italia (tranne che per le merci a noi destinate) in quanto i convogli ferroviari destinati ai paesi europei (Francia compresa) passerebbero ben al di sopra del nostri confini settentrionali.
    Se consideriamo gli attuali sistemi portuali europei non esiste alcun raffronto possibile tra Rotterdam o Amburgo ed i porti italiani sia Gioia Tauro che Vado o altro, nel primo caso parliamo di veri e propri sistemi efficienti come logistica come tempi di processo dei containers etc mentre nel nostro caso parliamo si di porti ma oltre i quali il sistema trasportistico è molto arretrato. E’ sufficiente guardare una cartina europea per vedere come la distanza dal centro Europa è sostanzialmente uguale tra ad esempio Vado ed Amburgo o Rotterdam ma una volta uscito dal porto il container mette meno tempo a raggiungere la propria destinazione (a volte anche nel nord Italia) proprio per la maggiore efficienza di quei sistemi. Il costo ed il tempo del nolo della nave (ricordiamo ripartito su almeno 15.000 containers) per il numero di giorni necessari a raggiungere, una volta varcato il canale di Suez, Rotterdam o Amburgo invece di Gioia Tauro o Vado è ampiamente compensato dal risparmio di tempo e di costi qualora si sbarcasse la merce in Italia.
    Non bisogna dimenticare che è ormai attiva, anche se ancora in fase iniziale, la rotta artica ovvero il percorso che consente alle navi portacontainer cinesi di raggiungere il nord Europa passando dallo stretto di Bering il che significa accorciare di almeno una decina di giorni la durata del tragitto e risparmiare milioni di dollari in costi e considerando che la Russia ha il controllo del passaggio artico tutto lascia presagire che questa rotta potrebbe essere un’ulteriore arma a loro favore. Come viene ricordato nell’articolo comunque nel Mediterraneo esiste già un “porto” cinese e questo è il Pireo!
    Le grandi opere in Italia
    Infine giova ricordare come in Italia ormai da anni tutte le grandi opere pubbliche infrastrutturali sono diventate un bancomat per il sistema politico/bancario/mafioso che le gestisce, ovvero esse non vengono realizzate perché necessarie ma perché, con il perverso sistema del Project Financing, esse consentono a tutto quel sistema di arricchirsi, altrimenti non si spiegherebbe perché da noi a parità di condizioni un’opera pubblica costa in media 9 volte quanto costa in paesi limitrofi quale la Francia o lontani quale il Giappone. Cito il MOSE e la Torino Lione, mentre per il primo la Magistratura ha svelato a cosa serviva il progetto in realtà, per la seconda sarebbe necessaria una discussione dedicata tanto è stata palese la violazione di qualsiasi regola che dovrebbe stare alla base della progettazione di grandi opere pubbliche nell’ottica del medio/lungo termine.

     
  28. Gianni Barbato il said:

    Solo a titolo di provocazione. Votiamo in massa Berlusconi . 1) È contro la ” culona inchiavabile ” 2) È amico di Putin 3) Ha venduto il Milan ai Cinesi aprendo cosi in anticipo la via della seta all’ Italia . Ah se al posto di Gentiloni ci fosse stato il Berlusconi !

     
    • Francesca Ancona il said:

      A me sembra drogato, mi dispiace dirlo ma non è più quello di prima, pare rincoglionito (forse dai poteri forti o forse non se n’è mai fregato niente dell’Italia, ma ha solo salvato i suoi interessi)

       
    • Francesca Ancona il said:

      A me sembra drogato, mi dispiace dirlo ma non è più quello di prima, pare rincoglionito (forse dai poteri forti o forse non se n’è mai fregato niente dell’Italia, ma ha solo salvato i suoi interessi)

       
  29. DANILO FABBRONI il said:

    Capitolo I

    La Nascita della Tragedia Allucinogena

    «Caro Direttore,
    vorrei segnalarLe un libro che – conclusioni a parte – è singolare e interessante: Piovra gialla. La mafia cinese alla conquista del mondo, di Francesco Scisci e Patrizia Dionisio […]. In questo libro si descrive e si documenta come le entità denominate Triadi abbiano raggiunto il quasi esclusivo controllo del mondo dell’eroina, e altre droghe e dispongano di mezzi finanziari enormi; e mentre già controllano l’economia di alcuni Paesi orientali (Cina comunista e Sudest asiatico), si siano saldamente installate anche in Usa, Gran Bretagna e Olanda – in Italia, Francia e Spagna siamo agli inizi – e, in conclusione, procedano speditamente alla conquista di buona parte del mercato mondiale.
    Queste Triadi non sono enti che lavorano per il bene dell’umanità, ma gli autori del libro – uno di essi è il sinologo del “Manifesto” – non si allarmano molto, anzi sotto sotto sembrano quasi compiaciuti per quello che potrebbe essere una revanche del mitico Oriente sul marcio Occidente cristiano.
    Ho cercato di approfondire un tema così nuovo, ma sulla dottrina, prassi e storia di queste entità ho trovato ben poco. Unica eccezione un vero e proprio testo sacro: La Grande Triade di Guénon, edito anni lontani dalla massonica Atanor, poi ripubblicato da Adelphi, che lo ha presentato come una prodigiosa sintesi di tutta l’opera di questo autore.
    Il testo è di natura solennemente apologetica e afferma, in sostanza, che l’esoterismo della Triade è il più puro e principiale che sussista al mondo e in particolare si sofferma con attenzione – rivelatrice – sui nessi tra questa spiritualità e i riti della massoneria regolare anglosassone che – secondo Guénon – è l’unica organizzazione iniziatica valida e attingibile per gli occidentali.
    Dopo questa lettura mi sono chiesto: se questa Triade è una realtà così rilevante sul piano economico, finanziario e spirituale, come mai i nostri mass media e gli improvvisati inquisitori della criminalità organizzata, non ne parlano proprio mai? Non è che forse qualcuno vuole – tolta di mezzo la classica Cosa Nostra ormai, grazie a Dio, in declino inarrestabile – aprire poi le porte a qualche cosa di molto più potente, efficiente e spietata?
    A questo riguardo vorrei aggiungere un altro singolare ricordo di lettura. Nelle sue Memorie, […] Altiero Spinelli ricordava un certo sconcerto come nel salotto dell’editore Adelphi, quello che ha pubblicato La Grande Triade, aggiungo io, il preclaro giornalista Giorgio Bocca, durante gli anni di piombo, illustrasse, tra il fervido consenso dell’ambiente, la necessità di un’intransigente difesa garantista dei soggetti coinvolti nel terrorismo.
    Lo stesso personaggio che, anni dopo, è diventato il più feroce sostenitore della necessità di incriminare, arrestare e condannare senza perdere tempo, sulla base di semplici calunnie e voci, quegli sventurati uomini politici cattolici che i media appartenenti alla famiglia buona avevano incluso nello scellerato teorema: narcotraffico = mafia = DC; teorema che più indiziario di così non potrebbe essere.
    Tirando le conclusioni, non è ovviamente l’ennesima trasformazione che è di qualche interesse riguardo a questo personaggio, ma una domanda che si può ben porre allo stesso e magari anche a certi ambienti: che cosa pensano del vero mercato della droga e di quelle entità che lo animano, lo incrementano e lo amministrano col fine dichiarato di annichilire il Cristianesimo e quella civiltà in cui esso è innestato da duemila anni? Credo proprio che non ci sarà una risposta.

    Angelo Burlando

    La ringrazio per non aver preteso una risposta da me.
    Il Direttore»

     
  30. Libertà il said:

    si, ma la storia ci ha insegnato che la libertà senza violenza è realizzabile solo in una società perfetta e non mi pare che la perfezione dimori in questa terra. si prenda in esame l’anno 1977 e le dinamiche che ne sono scaturite. il desiderio era quello di una ribellione in grado di esprimersi, non su comparti parziali della società, ma nella complessità sociale del 1977. in quel periodo, la politica dei gruppi extraparlamentari affrontava una profonda crisi e questo strideva con la rivolta esistenziale di cui si necessitava. la scelta dello scioglimento veniva adottata dai più lungimiranti per affrontare una crisi a cui i meno organizzati avevano risposto con progetti velleitari di partito, ereditati dalla tradizione terzinternazionalista. ci si muoveva perché si era capito che la fabbrica, con la sua centralità ed il suo paradigma di sfruttamento, acquisiva un carattere totalitario, dominando di fatto tutte le relazioni sociali in cui era inserita. la lotta in fabbrica diveniva, dunque, congiunta con la lotta in famiglia, essendone completamente coinvolta sul piano ideologico e quindi materiale. fecero presa alcuni concetti o la combinazione degli stessi, quali il rifiuto del lavoro e l’autonomia che colorivano le controculture. c’era un bisogno di una rottura radicale; cresceva la consapevolezza di rappresentare una minoranza ma si sapeva anche che era una potenziale visione del futuro. l’idea era di lottare per ottenere la liberazione dal lavoro e non del lavoro. questo presupposto era maturato nella principale sfera della formazione, che era la famiglia benché un ruolo fondamentale era esercitato anche dalla scuola, dal momento che si trattava della prima generazione che aveva compiuto una scolarizzazione di massa. nelle famiglie proletarie i figli avevano un forte bisogno di interlocuzione ma i genitori non potevano che evaderlo con un vergognoso sentimento di inferiorità. le lotte dei genitori avevano conquistato il diritto alla scolarizzazione che consentiva di strappare i propri figli dalle fabbriche. infatti, quello dell’istruzione, era un privilegio concesso alla sola classe borghese, accusata di essere l’artefice di quello sfruttamento (sembra paradossale se si pensa alle accuse rivolte al sistema scolastico dal poeta Agosti). la libertà è lotta e chi sostiene la tesi contraria ha lottato e vinto nel passato e ha l’interesse che non si lotti più, in modo che vengano conservati i suoi privilegi. sostenere che non esiste un’inscindibile rapporto tra libertà e violenza non è frutto di una raffinata sensibilità ma è segno di ignoranza. la violenza, se intesa come lotta, non certo come violenza gratuita, è sicuramente l’unico mezzo neutro che ha modo di essere utilizzato per ottenere la libertà. la violenza è però priva di un valore proprio della nonviolenza, che è il rispetto dell’altro. l’occupazione delle fabbriche e dei supermercati per la distribuzione della merce sono considerate cose violenta, essendo illegali per il sistema; questo perché si usa la forza come mezzo di coercizione per la situazione. non credo nel pacifismo radical chic perché bisogna essere pronti a vari livelli con l’uso della resistenza. secondo kant si può presupporre una volontà pura, ma non una volontà santa, ossia incapace di massime in contrasto con la legge morale. la libertà va riferita al contesto storico in cui andrebbe esercitata, non si tratta di un concetto definibile isolatamente. la libertà senza violenza è realizzabile solo in una società perfetta.

     
  31. Marco il said:

    il movimento progressista italiano sta indubbiamente attraversando una crisi dato che non perde occasione per attaccare l’ormai vacillante ed innocuo berlusconi ma incredibilmente sta zitto su alcuni argomenti fondamentali. perché nessuno fiata dello scempio del cielo grattato dalle unghie anonime? e il trattato di lisbona è forse meno importante dell’avventura sessuale di una escort a villa certosa o delle presunte malefatte del padre della boschi? perché di certi fatti si parla così poco? e questa dovrebbe essere la soluzione ai problemi inflitti da uno stato corrotto e intricato negli interessi delle corporation? uno stato che si è stracciato le vesti per i pochi militari ammazzati in nome della “libertà dei popoli”. a questo stato sembrano importare meno gli illustri sconosciuti rimasti feriti o morti durante la loro quotidiana attività lavorativa mentre i mercenari che valicano il confine vengono osannati oltremodo; gli operai morti non vengono definiti eroi da uno stato, il cui senso patriottico viene offerto al solo fantomatico esercito di liberazione dai terrorismi globali. il patriottismo è ormai una penosa commedia di un’italia asservita agli imperialisti americani e ai suoi alleati realmente più importanti, quelli che ammazzano per il profitto. il presidente della repubblica italiana pensa di sviare la questione con poche parole, tra l’altro già udite e straudite in passato; la piaga inaccettabile è e resta soltanto l’arroganza e la voracità dei padroni, l’immobilismo dei sindacati, l’accidia dei parlamentari che pretendono un popolo di “cani” vaccinati e la truffa di un antisistema inesistente e taciturno sui temi importanti. l’italia arretrata e volgare proseguirà il suo progetto di precarizzazione dei suoi concittadini. l’italia-contro ha il dovere di difendere sul serio i lavoratori che arricchiscono i padroni, deve dare speranza agli ultimi lavoratori, gli unici eroi, loro malgrado; l’antisistema ha il dovere di inventarsi qualcosa per essere ricordato dalle nuove generazioni come un atto di grande solidarietà e di ferma coerenza. le parole di circostanza di travaglio non servono; i legami mafiosi con i parlamentari e addirittura con berlusconi, un ex-primo ministro (sic!) sono risaputi e a nulla serve un nuovo inutile libro che sottolinei il clientelismo di questa italia lazzarona. i finti paladini ben si guardano dal denunciare i responsabili; questo avviene perché si tratta di un organo funzionale al sistema stesso. quando un paese soggiogato tenta di liberarsi viene violentemente riportato a dritta dal suo padrone. siamo al capolinea. il socialismo in italia ha perso il suo partito maggiore, impegnato nella propria auto dissoluzione con furia iconoclasta. a quel partito socialista in realtà di socialista era rimasto ben poco, quasi nulla se alla parola “socialismo” si attribuisce la valenza di critica del tempo presente. questo evento rimescolando le carte della politica italiana produce delle opportunità a sinistra ma è evidente che al momento non sono state ancora sfruttate a dovere perché non ce n’è la volontà da parte del magma politico che si muove a sinistra del pd e da parte dei finti paladini, che sono tutto tranne che liberi pensatori di sinistra. non c’è bisogno di ulteriori divisioni laceranti ed inutili. l’occasione è grande, storica oserei dire, si spera non venga buttata al vento da una manica di finti paladini che sanno premere solo gli stessi tasti e rifiutano di esprimersi sulle questioni cruciali. il giornalismo italiano è morto, ma è un morto che cammina, uno zombie che, trascinando la sua putrida carcassa, cerca di fagocitare qualsiasi essere gli capiti a portata di bocca. ma si sa, oggi tutto deve essere semplificato, la politica, la società, anche il giornalismo. non importa se a farne le spese è l’etica professionale e la correttezza dell’informazione, basta che vengano alimentate le molte “perle” d’informazione, uscite dalle veline di chissà quale servizio e scritti dai “betulla” di turno. bisogna sradicare le radici dell’antisistema fasullo, già sdraiato nel suo letto con baldacchino mentre suda le proverbiali sette camicie, in preda agli incubi di un re che sta per perdere il suo trono. questa recita serve a ridimensionare ulteriormente la rappresentanza della ribellione autentica ed è utile a qualcuno per “salire al cielo”. la società attiva italiana non deve lasciarsi soggiogare dalle finte battaglie e non deve affidarsi neppure ai partiti perché ci sono in ballo giochi che si risolvono col mantenimento dello status quo politico, affaristico, clientelare e mafioso. rispuntano le avanguardie, gli eletti, coloro che sanno e non condividono perché non lo ritengono necessario (quando invece è urgente!) con una visione aristocratica della cultura e dell’agire politico.

     
  32. il movimento progressista italiano sta indubbiamente attraversando una crisi dato che non perde occasione per attaccare l’ormai vacillante ed innocuo berlusconi ma incredibilmente sta zitto su alcuni argomenti fondamentali. perché nessuno fiata dello scempio del cielo grattato dalle unghie anonime? e il trattato di lisbona è forse meno importante dell’avventura sessuale di una escort a villa certosa o delle presunte malefatte del padre della boschi? perché di certi fatti si parla così poco? e questa dovrebbe essere la soluzione ai problemi inflitti da uno stato corrotto e intricato negli interessi delle corporation? uno stato che si è stracciato le vesti per i pochi militari ammazzati in nome della “libertà dei popoli”. a questo stato sembrano importare meno gli illustri sconosciuti rimasti feriti o morti durante la loro quotidiana attività lavorativa mentre i mercenari che valicano il confine vengono osannati oltremodo; gli operai morti non vengono definiti eroi da uno stato, il cui senso patriottico viene offerto al solo fantomatico esercito di liberazione dai terrorismi globali. il patriottismo è ormai una penosa commedia di un’italia asservita agli imperialisti americani e ai suoi alleati realmente più importanti, quelli che ammazzano per il profitto. il presidente della repubblica italiana pensa di sviare la questione con poche parole, tra l’altro già udite e straudite in passato; la piaga inaccettabile è e resta soltanto l’arroganza e la voracità dei padroni, l’immobilismo dei sindacati, l’accidia dei parlamentari che pretendono un popolo di “cani” vaccinati e la truffa di un antisistema inesistente e taciturno sui temi importanti. l’italia arretrata e volgare proseguirà il suo progetto di precarizzazione dei suoi concittadini.

     
    • l’italia-contro ha il dovere di difendere sul serio i lavoratori che arricchiscono i padroni, deve dare speranza agli ultimi lavoratori, gli unici eroi, loro malgrado; l’antisistema ha il dovere di inventarsi qualcosa per essere ricordato dalle nuove generazioni come un atto di grande solidarietà e di ferma coerenza. le parole di circostanza di travaglio non servono; i legami mafiosi con i parlamentari e addirittura con berlusconi, un ex-primo ministro (sic!) sono risaputi e a nulla serve un nuovo inutile libro che sottolinei il clientelismo di questa italia lazzarona. i finti paladini ben si guardano dal denunciare i responsabili; questo avviene perché si tratta di un organo funzionale al sistema stesso. quando un paese soggiogato tenta di liberarsi viene violentemente riportato a dritta dal suo padrone. siamo al capolinea. il socialismo in italia ha perso il suo partito maggiore, impegnato nella propria auto dissoluzione con furia iconoclasta. a quel partito socialista in realtà di socialista era rimasto ben poco, quasi nulla se alla parola “socialismo” si attribuisce la valenza di critica del tempo presente. questo evento rimescolando le carte della politica italiana produce delle opportunità a sinistra ma è evidente che al momento non sono state ancora sfruttate a dovere perché non ce n’è la volontà da parte del magma politico che si muove a sinistra del pd e da parte dei finti paladini, che sono tutto tranne che liberi pensatori di sinistra. non c’è bisogno di ulteriori divisioni laceranti ed inutili. l’occasione è grande, storica oserei dire, si spera non venga buttata al vento da una manica di finti paladini che sanno premere solo gli stessi tasti e rifiutano di esprimersi sulle questioni cruciali.

       
    • l’italia-contro ha il dovere di difendere sul serio i lavoratori che arricchiscono i padroni, deve dare speranza agli ultimi lavoratori, gli unici eroi, loro malgrado; l’antisistema ha il dovere di inventarsi qualcosa per essere ricordato dalle nuove generazioni come un atto di grande solidarietà e di ferma coerenza. le parole di circostanza di travaglio non servono; i legami mafiosi con i parlamentari e addirittura con berlusconi, un ex-primo ministro (sic!) sono risaputi e a nulla serve un nuovo inutile libro che sottolinei il clientelismo di questa italia lazzarona. i finti paladini ben si guardano dal denunciare i responsabili; questo avviene perché si tratta di un organo funzionale al sistema stesso. quando un paese soggiogato tenta di liberarsi viene violentemente riportato a dritta dal suo padrone. siamo al capolinea.

       
      • l’occasione è grande, storica oserei dire, si spera non venga buttata al vento da una manica di finti paladini che sanno premere solo gli stessi tasti e rifiutano di esprimersi sulle questioni cruciali. il giornalismo italiano è morto, ma è un morto che cammina, uno zombie che, trascinando la sua putrida carcassa, cerca di fagocitare qualsiasi essere gli capiti a portata di bocca. ma si sa, oggi tutto deve essere semplificato, la politica, la società, anche il giornalismo. non importa se a farne le spese è l’etica professionale e la correttezza dell’informazione, basta che vengano alimentate le molte “perle” d’informazione, uscite dalle veline di chissà quale servizio e scritti dai “betulla” di turno. bisogna sradicare le radici dell’antisistema fasullo, già sdraiato nel suo letto con baldacchino mentre suda le proverbiali sette camicie, in preda agli incubi di un re che sta per perdere il suo trono. questa recita serve a ridimensionare ulteriormente la rappresentanza della ribellione autentica ed è utile a qualcuno per “salire al cielo”. la società attiva italiana non deve lasciarsi soggiogare dalle finte battaglie e non deve affidarsi neppure ai partiti perché ci sono in ballo giochi che si risolvono col mantenimento dello status quo politico, affaristico, clientelare e mafioso. rispuntano le avanguardie, gli eletti, coloro che sanno e non condividono perché non lo ritengono necessario (quando invece è urgente!) con una visione aristocratica della cultura e dell’agire politico.

         
        • il socialismo in italia ha perso il suo partito maggiore, impegnato nella propria auto dissoluzione con furia iconoclasta. a quel partito socialista in realtà di socialista era rimasto ben poco, quasi nulla se alla parola “socialismo” si attribuisce la valenza di critica del tempo presente.

           
        • questo evento rimescolando le carte della politica italiana produce delle opportunità a sinistra ma è evidente che al momento non sono state ancora sfruttate a dovere perché non ce n’è la volontà da parte del magma politico che si muove a sinistra del pd e da parte dei finti paladini, che sono tutto tranne che liberi pensatori di sinistra. non c’è bisogno di ulteriori divisioni laceranti ed inutili.

           
  33. Sergio il said:

    ultimamente trovo, imprevedibilmente, una maggiore affinità di pensiero tra gli articoli de il giornale piuttosto che tra quelli stampati su altri quotidiani di regime. nonostante abbia fatto politica sempre solo a sinistra, sono disgustato dai pennivendoli di repubblica. gli “intellettuali”, pecore con il campanaccio al collo, ammaestrate del sistema al di fuori della realtà umana. in italia sta crescendo un fascismo diverso da quello del duce, è becero ed è attuato da una poderosa cricca di finanzieri scaltri e da lobby; i giornalisti lacchè ne rappresentano il condimento che insaporisce le pietanze cucinate per il pecorume. i massimi esponenti di questo fascismo sono, appunto, repubblica e l’italia-contro, dato che si affidano ad una specie di bibbia, scordando l’importanza del dialogo, unico mezzo attraverso cui è possibile manifestare eventuali dissensi e obiezioni; questo modo reazionario di concepire il dialogo non prevede il confronto e serve a camuffare da democrazia gli interessi particolari e di affari come le privatizzazioni operate da persone senza scrupoli che dispongono di de benedetti e dei lacchè di repubblica, mentre all’estero possono avvalersi delle più importanti testate giornalistiche e delle relative maggiori firme ovviamente non mi piace neanche berlusconi per quel suo fare da piazzista complessato ma almeno continua a disturbare gli interessi dei colonizzatori atlantici. l’intervento armato americano in iraq, miseramente fallito, è stato definito un nuovo vietnam. i conti pubblici, a causa dell’iniziativa del taglio dell’irpef di sei miliardi di euro, proposta dal capo del governo del 2003, sono peggiorati ad effetto domino. siamo solo una colonia soggetta alle direttive di washington, londra e tel aviv. l’euro si sta dimostrando una valuta transitoria e se si deprezzasse del venti per cento a causa dell’inflazione, potremmo perdere tutto in futuro. tra non più di venti anni, in tutto il mondo, potrebbero esserci non più di sei valute e la forza dell’euro dipenderà dalla sua produttività, rappresentata, per esempio, dalle risorse energetiche e dalla produzione industriale. se questa struttura venisse meno, il destino dell’euro seguirebbe a ruota quello del dollaro, rendendoci dei consumatori ancora più indebitati. la nostra situazione non sarebbe paragonabile a quella odierna degli americani, dato che gli stati uniti sono la prima potenza militare e quindi politica. l’europa non vale niente come prospettiva in ambito globale essendo solo un terreno di conquista per i cinesi (si veda la nuova via della seta) e gli arabi, dove vengono custoditi forzieri pieni di denaro e vengono spinte masse di immigrati come in una specie di occupazione pacifica in attesa di avere ruoli prevalenti. i responsabili in seno alla bce non hanno assolutamente lungimiranza perché non considerano che avere una moneta apprezzata oltremodo quando tutte le altre sono deprezzate non è un vantaggio ma una dimostrazione di debolezza, che diventerà palese quando le altre valute torneranno ad essere apprezzate; una moneta forte avvantaggia solo le monete deboli ed i loro paesi ed è lesiva per i paesi che dispongono della moneta forte. milioni di posti di lavoro nel settore produttivo vengono messi a repentaglio per mantenere alto il valore dell’euro con la congiuntura attuale, il ché mina la produttività europea. mancando la struttura produttiva, quando le altre valute cresceranno, l’euro si indebolirà irrimediabilmente. le autorità monetarie della bce ritengono che il livellamento verso il basso della massa non sia solo un aspetto congiunturale ma che sia un disegno architettato a priori e iniziato con la deregulation in gran bretagna.

     
    • Francesca Ancona il said:

      Non vi fidate de Il Giornale, anch’io lo leggo, perché c’è qualche notizia che gli altri non danno, sono interessanti alcuni editoriali, ma con le pinze, cautele, anche questo è un giornale di regime che fa finta opposizione. Infatti, se poni nei commenti delle questioni scomode non ti pubblica, perché deve dare in pasto alle masse la “verità” che vuole lui. Lo leggo ma alcune cose mi fanno ridere proprio

       
      • DANILO FABBRONI il said:

        il “Giornale” fa quello che fa Ferrara: una opposizione di facciata affinchè i due estremi si tocchino nello stesso INGANNO sebbene è vero che talvolta sfuggono tra le sue pagine lacerti interessanti.

         
        • affamato_di_sapere il said:

          Marcello Foa lavora per Il Giornale ed è senza peli sulla lingua, come Fusaro, Chiesa e Lannes d’altronde,

           
        • Jean il said:

          Marcello Foa non lavora per il Giornale, è ospitato come blog indipendente.

          Ciao

           
  34. Aikidoka il said:

    Post interessante, quello di Danilo Fabbroni; peccato che si faccia molta fatica a capire (almeno io) chi afferma qualcosa di chi. Ad esempio, non saprei con chi predermela per alcune (s)considerazioni su “La Grande Triade” di Renè Guènon. Nello specifico, Guènon, in tutta la sua corposa opera, compresi gli articoli sulle varie riviste, N-O-N ha mai fatto alcuna considerazione politica, almeno quella a lui contemporanea. Credo che il solo riferimento a circostanze politiche fatto da Guènon risalga a fatti parecchi secoli a lui antecedenti, l’epoca di Dante. La Triadi cui fa riferimento Guènon, cosa evidente e nota a chi ha studiato questo grandissimo autore, N-O-N non ha nulla a che spartire con associazioni umane malefiche o benefiche, attuali o passate; ma al Ternario metafisico principiale. Guènon fu un metafisico eccelso, lasciamolo nella sua condizione di “al fanà al fanà”; o, se vogliamo citarlo, che sia a proposito.

     
    • Aikidoka il said:

      Correggo un refuso, non era “La Triadi cui fa riferimento Guènon…”, ma, evidentemente, “La Triade…”, al singolare.

       
    • DANILO FABBRONI il said:

      grazie a chi si cela dietro il nom de plume Aikidoka, chiunque sia. Grazie dell’attenzione, intendo. Chi scriveva era nient’altro che Gianni Collu a STUDI CATTOLICI, usando un nom de plume ovvio…
      Certo che dire come fa Lei che l’occhiuto Guénon non sapesse parlando nel suo La Grande Triade delle – come dire? – assonanze tra l’esoterismo taoistico e i banksters delle Triadi è cosa da libro “Cuore”…. [è ovvio al mille x mille che Guènon non sia sceso nel fango-sperma-sangue-feci della politica sapendo bene quanto la politica-politicante non fosse altro che un fantoccio dell’esoterismo ‘alto di gamma’…]

       
  35. Giovanni2 il said:

    “Discorso sulla servitu’ volontaria”, Etienne de La Boitie’, anno 1552, …aveva visto giusto, cinque secoli fa!….

     
      • Jean il said:

        Il problema sta nella ovvia eventualità della realizzazione di una cosa del genere, anche se 100.000 persone si mettessero d’accordo per fare una marcia su Roma, prendere il parlamento etc etc etc, ti bloccano le frontiere, ti bloccano lo SWIF, che fai? nulla, sei morto ancora prima di inizare.
        Le rivoluzioni sono organizzate da poteri forti, non da semplici cittadini…

        Ciao

         
        • Carlo R il said:

          Esatto.
          Tra un po’ ti bloccano:
          – la Fabbrica 4.0
          – la Casa con l’IOT
          – La cassa /contante con il bitcoin
          – il telefono e la rete
          – La ditta e la fatturazione con il Cloud

          Ti ammazzano con:
          – l’auto automatica
          – l’aereo autoprecipitante (già accaduto)
          – il drone del lego

          Ti spiano:
          – mentre scopi con il cellulare sul comodino
          – dove vai in auto con il GPS
          – se hai l’amante con il whatsapp

           
  36. Willy Muenzenberg il said:

    Tacito guarda al Katai che placido avanza per scambiarsi con Russie e con Persia i frutti del lavoro dei suoi figli, e le nuove energie alternative all’olio e al gas che inondando le altre. Zurigo dietro le irte Alpi trema: come costringerli a continuare ad usare i nostri biglietti verdi e gli altri ridicolmente colorati? La ex Roma, invasa e tradita, dona con Tacito al mondo un pensatore più grande del Machiavelli che Lenin a Zurigo rileggeva ogni sera.

     
    • DANILO FABBRONI il said:

      per Willy che ha orecchie da intendere:

      Capitolo IX

      Tromp L’Oeil

      «[…] soprattutto i cattolici fanno paura […] assisteremmo a un nuovo scontro tra Impero e Papato?
      La politica in senso tradizionale qui non c’entra niente.
      Sono altri i legami che occorre indagare.
      L’establishment […] dei riti di denari e dei riti di sangue […] che hanno accompagnato la politica imperiale […].
      La Palestina è la miccia. Sempre accesa. Ma la polveriera non è solo mediorientale, al massimo è la seconda parte della miccia. La polveriera è […] il ventre della Cina […] da lì passano le vie della droga.
      Da lì passano i mercanti di schiavi che riforniscono le industrie ed i commerci di tutto il mondo.
      “La via della seta” incomincia da Gerusalemme.
      È qui che i “fondamentalisti” di tutte le religioni da millenni hanno segnato il luogo della battaglia di Armageddon.
      Sì, lo so che può sembrare una follia.
      Che c’entrano gli interessi economici con le antiche leggende? C’entrano.
      Il denaro è il terreno simbolico.
      Quando non può nutrirsi di numeri deve nutrirsi di sangue.
      Oggi il dibattito alla corte imperiale è se consentire Armageddon e accendere la miccia che brucerà fino al centro dell’Eurasia o no […] a favore ci sono i fondamentalisti ebraici e gli ultraprotestanti millenaristi.
      C’è Richard Armitage e i vecchi delinquenti della CIA, gli ultimi di “Phoenix” […] quelli che hanno armato i talebani».

      Sbancor, in: it.groups.yahoo.com/MARX_OGGI, 15 agosto 2012

       
  37. Gianni Barbato il said:

    Cara Francesca in tempi così perversi e cinici essere sinceri e spontanei è un VALORE AGGIUNTO alla personalità . Mantieniti per sempre così . La mia osservazione si riferiva che gli Italiani ( ma non solo loro e’ un po tutto il mondo ) sul finire degli anni 1950 hanno subito una mutazione genetica con l’avvento della televisione di massa . Mutazione messa in risalto da Pasolini . Ti consiglio di leggere Scritti Corsari , qualora non lo hai ancora fatto sono scritti riuniti tutti in un volume , molto belli ed istruttivi . Vedrai che li leggi di un fiato . Tornando agli Italiani il borgataro romano e diventato il teddy boys inglese . In sostanza gli Italiani si sono ANGLOAMERICANIZZATI . Questa mutazione è stata descritta molto bene nel cinema con il film Un americano a Roma con Sordi e nella musica con Tu vo’ fa l’americano di Carosone . Ciao Francesca e scusa la prolissità del commento

     
    • Francesca Ancona il said:

      Ciao Gianni, grazie dei consigli, certo che l’italiano si è americanizzato e da tanto pure. Diciamo che tento di essere ottimista e mi piacerebbe che si ritornasse alla radice, alla vera indole di ognuno. Il problema è che qui, guardando soprattutto le nuove generazioni (e non solo) io vedo che stiamo andando oltre l’americanizzazione, l’italiano ormai è proprio alienato, la gente pare che viva in altra dimensione, non più umana e terrestre. Che ne pensi? 🙂 Un caro saluto

       
      • Gianni Barbato il said:

        Cara Francesca ti rispondo volentieri ,ma con un fortissimo senso
        di colpa verso Dezzani , credo di abusare dell’ospitalità del suo blog
        parlando di cose non attinenti all’argomento trattato da Federico .
        Ho volutamente chiuso l’argomento con la televisione proprio per non
        essere prolisso e avventurarmi nell’alienazione attuale . Ti dico solo
        questo : Proprio oggi ho visto un bambino di sei-otto anni parcheggiato
        in un supermercato con il telefonino in mano che smanettava facendo dei giochi per ingannare il tempo aspettando i genitori . Per non parlare
        degli adulti che urlano nel telefonino e di quelli che guidano e parlano
        con il cellulare in mano . Ormai mi aspetto solo l’ultima ritrovata tecnologica : il cellulare direttamente connesso con uno spinotto al
        cervello dell’uomo . Io riesco a sopravvivere a queste aberrazioni solo
        perché ho elaborato una filosofia della vita molto personalizzata .
        Ora ti saluto , ho abusato dell’ospitalità di Dezzani oltre i limiti .

         
  38. Gianni il said:

    l’ex-primo ministro ha contribuito al raggiungimento di accordi importanti. berlusconi ha incontrato il lungimirante zar russo putin e lo ha fatto per prevenire gli eventuali futuri problemi con le forniture di gas e per le imprese nostrane che vedono nel mercato russo un’opportunità per ampliarsi. tuttavia berlusconi è stato costretto ad accettare alcune decisioni impopolari; già dalla formazione del nuovo governo, era stata avviata un’indagine segreta dalla commissione ue atta a dimostrare che vi sarebbero parlamentari italiani coinvolti per appropriazione indebita di fondi comuni, come rimborsi e spese gonfiate o attraverso l’assunzione di personale non qualificato per svolgere mansioni per cui erano stipendiati. alcune pessime abitudini che nel nostro paese sono nella norma, in ambito europeo sono considerate illecite e quindi sarebbe stato più opportuno prevenire la formazione di un governo i cui membri sono politici italiani coinvolti in tali procedure illecite piuttosto che colpire quando l’insediamento del nuovo governo è già avvenuto la sinistra e i sindacati si trovano sfiduciati dalla massa, che al nord ha scelto addirittura la lega e potrebbero cogliere un passo falso dei rappresentanti delle imprese sfruttandolo a fini politici, in modo da ritrovare, presso le masse, quella fiducia che è andata persa, in particolar modo, nell’ultimo periodo. riconosco che il problema della perdita di potere di acquisto e dell’impoverimento della massa è stato causato dalla sinistra e dai sindacati, che, in questi anni, si sono preoccupati di salvaguardare solo i loro interessi di casta o, come le chiama l’ex giornalista di reporter, “parrocchie”. dato che quest’anno non sono stati previsti i fondi per gli adeguamenti salariali dei dipendenti pubblici, il sindacato ha avuto l’ardire di minacciare uno sciopero dei pubblici dipendenti mentre ci sono milioni di precari e famiglie senza prospettive future. un’altra lacuna dei sindacalisti è stata quella di non (pre)occuparsi dei dipendenti privati e dei lavoratori precari, che vengono sfruttati dalle agenzie interinali, spesso controllate dagli stessi sindacati o da enti che hanno anche il coraggio di definirsi “di sinistra”. la gente ha compreso che alcune istituzioni sono davvero obsolete, come quella dei sindacati che dispongono degli introiti fissi derivati dalle tessere o dai rimborsi per ciò che riguarda la consulenza tributaria, come nel caso dei pensionati, dei quali trattengono una parte. il dovere di confindustria dovrebbe essere quello di svelare la verità sui sindacati dato che detiene il potere mediatico, spiegando la dannosità del loro atteggiamento ostruzionistico. bertinotti non ha provato vergogna neanche quando ha affermato che i lavoratori italiani, che fino a trenta anni fa erano i più pagati d’europa, oggi sono in coda alla classifica. l’anziano parlamentare, che ha cambiato atteggiamento e modi da quando ha provato le brezza di coprire il ruolo di presidente della camera, si è scordato che sono proprio la sinistra ed i sindacati gli attori che dovrebbero tutelare i lavoratori. così facendo i sindacalisti si comportano peggio dei padroni, che almeno rischiano il proprio capitale. da quindici anni i sindacalisti godono di privilegi spropositati, non hanno reagito alla svendita del patrimonio dell’iri, non hanno proferito parola sulle motivazioni della legge biagi e non si sono scomodati neppure per il graduale impoverimento delle masse. cofferati è l’unico che ha fatto eccezione e che l’ha pagata con la sua esclusione. innanzitutto è necessario stracciare le tessere sindacali per togliere il potere di rappresentanza ai sindacalisti e cercare di riorganizzarsi secondo criteri e logiche per cui impresa e lavoratori hanno gli stessi interessi e obiettivi; bisogna scordarsi l’atteggiamento lesivo dei sindacati nei confronti dell’impresa o abrogare la legge secondo cui il sindacato è indispensabile per la stipula di accordi tra imprese e lavoratori. per democrazia si intende la possibilità di realizzare le proprie aspettative ed il diritto di esercitare la propria mansione nel rispetto delle regole, quindi se berlusconi ha speculato ed ottenuto ingenti guadagni sulla fluttuazione dell’euro e della sterlina, era nel suo diritto di operatore nei mercati finanziari, così come è nel dovere di chi è preposto alla garanzia delle regole e quindi alla tutela dell’interesse comune, operare secondo le mansioni cui egli è delegato. come abbiamo appurato consultando l’articolo precedente del dott. dezzani, la democrazia è però irrealizzabile, è sempre oligarchia. berlusconi, dal niente, ha creato una fortuna immensa per sé e per chi ha creduto in lui affidandogli in gestione i propri risparmi. berlusconi è l’emblema del liberalismo, da non confondere con il liberismo, del quale berlusconi ha approfittato per amplificare le proprie ricchezze. il disappunto è nei confronti di chi dovrebbe agire nel rispetto delle regole affinché si tutelino gli interessi comuni, mentre agisce, però, come è successo per chi gestiva le pubbliche finanze dell’italia nel biennio 1992-1993, periodo storico analizzato approfonditamente dall’economista omonimo del blog, remando contro, facilitando come accadde nel settembre 1992 (regalare 50 miliardi di dollari, perché si sarebbero comunque prelevati dai libretti di risparmio dei cittadini con la manovra finanziaria da 90 mila miliardi di lire del 1993) i guadagni degli speculatori e successivamente la svendita del patrimonio pubblico attraverso le dismissioni operate dall’iri. perché un conto è guadagnare (anche se speculando) rischiando qualcosa e un altro è agire a colpo sicuro, perché chi dovrebbe avversarti è tuo complice. non penso di sbagliarmi quando insisto sui buoni propositi di berlusconi, anche se sono spinto più da ragioni di coerenza dovuta al fatto che le scelte impopolari di cui si parla andrebbero prese bipartisan per evitare che solo una parte politica si addossi la responsabilità di far tirare la cinghia più di quanto sta avvenendo berlusconi non fa parte di certi circoli e l’intervista del politologo luttwak dovrebbe suonare come un avvertimento. anche dal governo prodi ci si aspettavano cambiamenti positivi, riforme più vicine alla gente data la presenza dell’esecutivo della sinistra radicale. eppure è finita in tutt’altro modo. la massa è stata dunque fortemente penalizzata con il tesoretto e ha punito la sinistra votando la lega e facendo così sparire la cosiddetta sinistra radicale dal parlamento. spazzare via questa dirigenza della sinistra è stata una cosa logica. il problema ora però consiste nel fatto che a sinistra, non essendoci più una rappresentanza politica legittimata, possa succedere che vi siano reazioni incontrollate, che si creino gruppi spontanei, fino ad amalgamarsi nel momento in cui la protesta si può fare dura e violenta. se la sinistra al potere non è riuscita a risolvere i problemi delle masse, che addirittura negli ultimi due anni si sono accentuati, come potrà riuscirci la destra? la lega è un partito popolare e populista, ma di certo non riuscirà a catalizzare e rappresentare le istanze di tutti (nonostante tutta la buona volontà e la coerenza che sta dimostrando salvini), anche perché nel centro destra c’è una componente molto forte pervasa e assuefatta ai dogmi liberisti, istanze dei quali si scontreranno di certo con quelle della lega. il governo, dovrà adottare politiche di sinistra se vuole evitare di incorrere al più drastico ed efficace(per chi deve reclamare) strumento di protesta cioè la piazza. la piazza unico luogo dove la sinistra potrà ricompattarsi e ritrovare quel consenso venuto meno nelle ultime elezioni. una cosa questa obbligata, ritrovare consenso e soprattutto persone capaci di rappresentare gli umori e le istanze di una massa che si sente abbandonata, per evitare il ricorso ad azioni violente, a catalizzare la protesta ed il malcontento in gruppi estremisti, che potrebbero anche diventare strumenti da usare in funzioni destabilizzatrici.

     
  39. Carlo il said:

    ormai il quadro della situazione è abbastanza chiaro, la soluzione sarebbe quella di fermarsi e attendere che la tempesta finisca; infatti, quando un edificio presenta delle crepe e le fondamenta risultano instabili, nonostante vengano operati incessanti interventi manutentivi, le crepe continuano ad espandersi. l’unica soluzione attuabile consiste nell’abbattimento dell’edificio per permettere la costruzione di un’altro stabile più sicuro. per un periodo che va dai tre a cinque anni si deve ingoiare l’amaro calice aspettando i primi effetti positivi della ricrescita, accentuati dalla realizzazione della nuova via della seta ma che non si manifesteranno a breve. dato che è più difficile perdere il proprio benessere piuttosto che accettare la sconfitta di una battaglia combattuta per incrementare i propri diritti negati, a farne le spese maggiori saranno le classi più agiate, quelle che si vedranno sottratti molti beni e servizi di cui prima usufruivano. questo potrebbe comportare degli input reazionari, di cui a farne le spese saranno gli immigrati, accusati di colpe che non hanno. il capolavoro si realizza infatti quando le classi dominanti fanno credere agli sfruttati che i carnefici sono gruppi appartenenti alle stesse classi dominate. va considerato, tuttavia, che la nostra cultura sociale è matura al punto che situazioni simili possano essere evitate, contenendo gli sprazzi di input reazionari (lo dimostra l’esistenza di questo blog ed il numero di visitatori mensili che ne consultano le pubblicazioni, il modo in cui i leghisti hanno rinnegato il fondatore della lega nord bossi, ripeto bossi rinnegato dai leghisti). gli effetti della crisi in atto, crisi sistemica e non ciclica come si ostinano ad affermare i media mainstream, non sono ancora del tutto evidenti. quella visibile è la punta di un iceberg, che sotto cela le conseguenze di una globalizzazione avvenuta troppo rapidamente e che ha avvantaggiato i pochi, penalizzando i più. il mercato cresce spinto da scompensi e bolle speculative, che non avendo valori tangibili, sono destinate a sgonfiarsi, come è accaduto con la new economy. il mercato, squilibrato da forzature di mercato, pecca di mancata corrispondenza tra il valore finanziario e quello reale effettivo; il mercato stesso riporta i valori in equilibrio sgonfiando le bolle speculative. la crisi finanziaria attuale sarebbe relativa ad una bolla fittizia che è venuta a galla quando i debitori non pagavano più le rate ai creditori. la bolla immobiliare statunitense è stata necessaria per invertire l’andamento negativo del mercato finanziario causato dalla bolla della new economy. le autorità usa hanno pagato una cambiale (la crisi dovuta alla new economy) contraendo un ulteriore debito e di fatto rinnovando la cambiale dove le spese passive sono aumentate. le autorità bancarie hanno abbassato i tassi di interesse, favorendo la creazione di un altra bolla utile a contenere gli effetti della bolla precedente (i clienti a cui sono stati concessi i prestiti erano palesemente insolventi, quindi la crisi è stata causata intenzionalmente) milioni di persone, grazie ai tassi di interesse bassi, hanno avuto la possibilità di investire nel settore immobiliare e dei consumi, che non sono settori produttivi che generano ricchezza aggiunta l’immobiliare è un comparto soggetto alla volatilità dei mercati, il cui prodotto non genere valore aggiunto in scala sul medio e lungo periodo, ma solo plusvalenze o minusvalenze a seconda dell’andamento dei mercati. l’alto valore degli immobili e i bassi tassi d’interesse per contrarre i prestiti bancari hanno incentivato gli americani ad investire prettamente nel settore immobiliare. con lo stipendio relativo alla produttività non sarebbe stato possibile mantenere uno standard di vita alimentato invece dai prestiti usati per i consumi. il pil dell’impero nell’ultimo quinquennio è cresciuto a causa dei consumi e non a causa della produttività della ricchezza creata. il sistema capitalistico derivato da un liberismo senza regole e freni è arrivato nella sua fase terminale. le bolle, in quanto anomalie, vengono eliminate dal mercato stesso con stravolgimenti indispensabili a riequilibrare il mercato stesso. quello che i sindacalisti e la sinistra si scordano di chiedere è il perché di queste bolle, il perché le autorità monetarie americane anziché assumere posizioni rigide di fronte alla bolla della new economy, hanno invece creato una bolla più grande, danno compiuto consapevolmente, dato che la regola numero uno di ogni banchiere è quella di valutare i rischi.

     
  40. Ho letto per un paio di volte l’articolo di Dezzani che come sempre ha analizzato correttamente la situazione. Tuttavia ci sono alcuni punti che non mi convincono: 1) L’attuale premier di questa ormai ridotta entità geografica non prende iniziative in solitaria. 2) Tenendo in considerazione questo elemento mi viene da sospettare che la Cina stia in underground facendo un gioco in tandem con quelli “de noialtri”. 3) L’unico bocconcino prelibato che fa veramente gola (anche ai cinesi) è la Russia con il suo sterminato territorio ricco di tutto un po’. 4) Scusate ma a me sembra di cadere dalla padella alla brace. Non è che i cinesi siano meglio degli angloamericani. Se devo passare da cosa nostra alle triadi non mi sembra gran cosa.

     
  41. Poi, faccio osservare che in questo blog, si fa notare qualcuno con personalità multipla con il rischio di mettere a dura prova la serenità del lettore.

     
  42. learco il said:

    Se osserviamo le modalità con cui la Cina ha esteso la propria influenza in questi anni vediamo che si è trattato di un’azione pacifica, basata sulla potenza economica.
    Quando i cinesi hanno voluto intervenire nel continente africano, ad esempio, hanno comprato terreni, aziende e infrastrutture.
    L’elite angloamericana utilizza prevalentemente le armi per imporre la sua volontà, come dimostra il ventennio di guerre e massacri in Medio Oriente.
    Si tratta probabilmente di un “modus operandi” che gli USA hanno ereditato dall’impero britannico oppure di un retaggio della Guerra Fredda, caratterizzata dalla corsa agli armamenti con l’URSS, che ha portato alla costituzione di un apparato militar-industriale sempre alla ricerca di nuove prede su cui scaricare le “giacenze di magazzino”.
    Comunque sia, a me personalmente, fa meno paura la dirigenza cinese e russa.

     
  43. ottimista il said:

    Un commentatore prima chiedeva perché i cinesi sarebbero meglio degli satunitensi / europei.

    si guardino i sistemi operativi
    USA: Win 10 un ammasso di spyware
    Cina: Ubuntu Kylin, RemixOS, Android-x86. deepin, Kylin
    La Cina è per la conoscenza a portata di tutti, per gli USA più si chiude a riccio la conoscenza e meglio è.

    Fate un po’ voi….

     
  44. learco il said:

    La Cina persegue il dominio di tutta la regione euroasiatica attraverso il finanziamento di infrastrutture e la conquista di snodi nei flussi commerciali.
    L’America cerca di condizionare il sistema mondiale concedendo o negando l’accesso al proprio enorme mercato interno e di mantenere il primato assoluto nei settori della tecnologia e delle armi, i due interconnessi, motivo principale, per esempio, della ri-convergenza tra Washington e Arabia saudita, la seconda cliente per centinaia di miliardi.
    Conseguentemente l’America raffredderà le relazioni con l’Iran che è nemico dei sauditi.
    La Russia produce solo armi, petrolio e sistemi nucleari ed è in concorrenza con Cina e America, motivo che ne spinge la politica estera a stringere le relazioni con i clienti Iran, India, Vietnam, ecc., cercando di tenerli in divergenza con America e Cina stesse.

    Questi giochi stanno rendendo più difficili le politiche mercantilistiche di Germania, Giappone e Italia – simili per contributo determinante dell’export al Pil – che si basano su un neutralismo marcato pur entro l’alleanza con l’America, perché sarà sempre più complicato armonizzare la partecipazione a questa alleanza e la necessità di poter accedere a tutto il mercato globale per sostenere alti volumi di export.

    http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/5/26/G-7-La-svolta-di-Trump-che-serve-all-Italia/765218/

     
  45. Aikidoka il said:

    Grazie a Danilo Fabbroni per la precisazione.
    Lo stesso mi scrive:
    “Certo che dire come fa Lei che l’occhiuto Guénon non sapesse parlando nel suo La Grande Triade delle – come dire? – assonanze tra l’esoterismo taoistico e i banksters delle Triadi è cosa da libro “Cuore”.
    Quando e dove avrei affermato che Guènon sapesse o non sapesse delle mafie cinesi denominate Triadi? Non l’ho scritto, gentile Danilo Fabbroni, e non potrei neppure averlo pensato, per la semplice ragione che non lo so. Come immagino Lei sappia, Guènon ebbe come referente per la Tradizione Taoista Matgioi (De Pouvourville), e non ricordo che questi abbia mai fatto riferimento a tali questioni nei suoi libri. Ma potrebbe essermi sfuggito.
    Resta comunque certo che “assonanze” tra l’esoterismo taoista e le triadi profane non ce ne sono, e neppure analogie. Per cui, Guènon non poteva conoscere l’inesistente.
    Forse dal mio post non risultava chiaro , tuttavia, (e in questo caso me ne scuso) che l’invito a non citare fuori luogo Guènon non era rivolto a Lei, ma a quei tanti, prevalentemente di area cattolica che, non avendo capito cosa sia la metafisica, vedono Guènon e in genere tutti i tradizionalisti e perennialisti come fumo negli occhi.
    Per tacere che Guènon – fatti salvi i tanti e grandissimi meriti – tanto occhiuto non lo fu, e in più di una circostanza; vedi l’apertura di credito verso Ossendowski (la cui credibilità e come minimo discutibile); vedi, soprattutto, l’enorme cantonata sul buddismo; e vedi tutta la questione della Massoneria. Ma qui chiudo, perché siamo fuori tema.
    Tema in cui rientro mettendo sul tappeto la questione di Suez. Le navi cinesi dovrebbero passare dal Canale, sia in entrata che in uscita. Ma chi controlla veramente il Canale? Per quanto ne so, ma accetto più che volentieri correzioni, è controllato dai potentati anglo-rotschildiani. Cosa che non dovrebbe sorprendere, perché chi controlla Suez, controlla tutto il traffico da e per l’Oriente. O mi sbaglio?
    P.s.
    Faccio presente all’utente “ottimista” che è vero che la Cina ha Ubuntu Kylin, RemixOS, Android-x86. deepin, Kylin; ed è verissimo che Windows 10 è un sistema di spionaggio. Faccio anche presente che in Cina il traffico internet è controllato a monte; e soprattutto non riesco a mettere in secondo piano che in Cina ci sono almeno 70.000.000 di schiavi nei Laogai (schiavi proprio nel senso di schiavi). Per qualcuno, vedo, questo è un dettaglio, per me no. Verissimo che anche l’area euro-atlantica è zeppa di schiavi, ma almeno sono a piede libero, con i neuroni sprofondati negli smartphone e lo sguardo da zombi. Non sto affermando che l’uno sia meglio o peggio dell’altro, ma semplicemente che sono declinazioni diverse dello stesso sostantivo: c-a-p-i-t-a-l-i-s-m-o.

     
    • ottimista il said:

      @Akidoka
      Sono assolutamente d’accordo.
      Il problema è che il denaro ha sostituito il baratto (consiglio la lettura di “Il Denaro: Lo Sterco Del Demonio” dell’immenso Massimo Fini).

      Fatto sta che la Cina sembra evolversi (punta sulle tecnologie aperte), mentre l’occidente sprofonda.
      Almeno questo punto mi pare evidente.

       
    • DANILO FABBRONI il said:

      In primis va riconosciuto ad ‘Aikidoka’ una serena capacità di interloquire con chi è su posizioni non allineate giacché è cosa rara, rarissima, sui forum. Detto questo, il mio commento tirando in ballo Guénon sarà l’ultimo in questo post di Federico sulla ‘questione cinese’ in quanto chi quota, come il sottoscritto, in casa altrui – quella di Federico – non può e non deve monopolizzare l’intero forum: bisogna dar voce a tutti. Per i ‘tutti’ tirar Guénon per la giacchetta e ‘sprofondarlo’ dentro le analisi geopolitiche di stampo econometrico di Federico son quasi certo che va a tediare tutti meno che Aikidoka…
      Ma veniamo a bomba, per chiudere il ‘paragrafretto’ Guénon. Lo si deve fare [la chiusura] in quanto Guènon c’entra sempre come il prezzemolo in innumerevoli questioni visto la profondità del suo pensiero ma, ripeto, non è facilmente ‘svelabile’ questa sua stringente connessione col ‘tutto’. Il seminale, capitale, volume, per i tipi prestigiosi di Brill a firma di Barend J.ter Haar – RITUAL & MITHOLOGY OF THE CHINESE TRIADS. CREATING AN IDENTITY – a pagina 297 riporta: “Essi [gli elementi delle Triadi] adoravano specifiche deità taoiste […], per dire che la consustanzialità tra credenze delle Triadi, ovviamente nelle ‘alte sfere’ delle medesime, e il culto Taoista è innegabile. Difficile ipotizzare che uno studioso così profondo come il Guénon non fosse conscio di queste ‘affinità elettive. Del resto il suo LA GRAND triade, già citato innanzi, è tutta una apologia della consustanzialità di base tra esoterismo massonico occidentale, esoterismo musulmano, sufi et cetera, esoterismo estremo orientale, taoista. Uscendo dal piano esoterico e rientrando in quello exoterico che più piace a Federico & Compagniabella di questo forum, se non si tenesse conto di questa lectio magistralis del Guénon si crederebbe ancora agli ‘asini che volano’ di Saviano che nel suo ‘Zero zero zero’ obnubila de facto il ruolo delle Triadi nello spaccio globalista di sostanze stupefacenti additando invece il dito e non la luna dei cartelli di Medellin e dei loro succedanei nostrani [varie organizzazioni criminali del nostro Sud]. Avete mai visto un padroncino di TNT diventare ricco in quanto solo trasportare di merce? Alla stessa stregua i ‘nostri’ del Sud son tali e quali TNT, DHL, UPS… solo corrieri… la fonte è altrove. La questione cinese è tutta qua. Sino a ieri, la riprova la citazione della lettera di Collu al direttore di STUDI CATTOLICI, il pianeta del dragone giallo era il rovescio della medaglia dell’Estremo Occidente ma di fatto stessa roba, stessa sostanza, stesso conio. Kissinger che fa incontrare Nixon con Mao. Mao che ‘ascolta’ i diktat della Divinity School niente di meno in seno alla Yale University [… e qui ci sarebbe da farla lunga lunga…]. Bertrand Russel che soggiorna in Cina per conto dell’antesignana della CIA, il famigerato Office of Strategic Services [altro che fautore della rivolta sessanottina!!!!!!!!!!!!]; il Sessantotto europeo, intriso fortissimamente non per nulla di efferato culto maoista; Mao che scatena la Grande Carestia mille volte più severa di ogni Olocausto in piena sintonia col bordone nihilista del malthusianesimo auspicato dalle Oligarchie Tecno Iniziatico Finanziarie occidentali; lo United Kingdom che illo tempore volle la Cina uno zombie iniettando tonnellate di droga sull’Impero di Mezzo e via di seguito; la CIA e prima l’O.S.S. appunto che fanno un lavorio spaventoso sia in Cina che in Tibet ove in quest’ultimo ‘pompano’ elementi di fede taoista, vedi di recente la setta Falun Gong, anti-cinese. Poi all’improvviso il crack. La Cina proprio quando pare abbracciare in una stretta venefica il vomito occidentale nihilista devia e lo fa quasi a 180°. Diventa innanzitutto ‘sviluppista’: promette almeno almeno una o più ciotole di riso per tutti il che è una blasfemia nel mondo occidentale succube alle stupideria globalista WASP che vuole la Carestia per tutti (men che per “Lor Signori” ca va sans dire…). La Cina se ne frega altamente dei quiz ecologici: inquina a man bassa ed anche stavolta è una bestemmia per la Green Vision occidentale. La Cina è anti talassocratica: sfugge o tenta di farlo alla morsa del dominio navale sempre insegnato dai Son of a Bitch WASP [lo descrisse magistralmente Carl Schmitt in TERRA E MARE, Adelphi] con la Via della Seta senza per questo dar scacco matto clamoroso alle Tigri di Carta talassocratiche presso le isole Spratly ove i cinesi han edificato DAL NULLA pressoché un presidio tala e e quale una portaerei ‘stabile’, gabbando ogni velleità bellicistica USA nei paraggi…
      Quindi per chiudere bisogna veder dove la Cina andrà a parar davvero nei prossimi anni. Questa fu la grande, grandissima, intuizione di Gianni Collu [tra le tante..]. Certo non aspettatevi di averla letta nel Corriere delle Bugie meneghino, nella “Pimpa” torinese, o nella “Pubblica” romana…
      Merito di Federico che almeno almeno si accenni fugacemente di queste ‘cosette’ visto che Collu non sfiorò mai in vita sua nemmeno per sbaglio la sommità dei tasti di nessuna tastiera di PC.

       
  46. Aikidoka il said:

    (Confidando nella clemenza del Dr. Dezzani, premetto che il presente post chiuderà il confronto con Danilo Fabbroni circa la questione Guènon/Grande Triade/Triadi; confronto interessante per noi e temo pochissimi altri, e comunque fuori tema. Appunto, confido).
    Grazie della risposta, Danilo Fabbroni, è un piacere parlare con persone come Lei, rispettose dell’interlocutore, e soprattutto (rarissima avis) preparate.
    Grazie anche per l’apprezzamento circa la mia serenità nel confronto dialettico e non solo, dono e Grazia letteralmente celesti elargite alla mia natura nata sulfurea. In effetti è impossibile litigare con me, mi ferma solo l’insulto, per abbandono da parte mia e mancanza di replica.
    Bene, nel merito, mi creda se dico che non sono sicuro di aver capito in cosa consiste il nocciolo della nostra divergenza. Il solo punto che mi viene in mente potrebbe vertere su quanto alta potrebbe essere la probabilità che Guènon fosse a conoscenza di quanto affermato da Barend J. ter Haar nell’opera da Lei citata. Andiamo con ordine, e analizziamo la questione punto per punto.
    Punto primo, conosco l’autore da Lei citato, ma non la specifica opera; circostanza irrilevante nella nostra discussione, perché non ho difficoltà a prendere per vero quanto da quegli affermato. E questo, per la ragione che mi porta al
    punto secondo: è noto a chiunque si occupi del fenomeno religioso, come una delle principali caratteristiche della sua degenerazione consista PROPRIO nel culto tributato a una certa Tradizione da parte dei membri delle grandi associazioni criminali. In Cina accade e accadde con le Triadi; in Giappone con la Yakuza; in America Latina con i culti sincretistici come l’Umbanda, il Cadomblè, la Quimbanda; in Italia, nel nostro piccolo, ci arrangiamo con gli altarini che mafiosi e camorristi allestiscono nelle loro dimore. Questo fatto – se di questo stiamo parlando – è davvero noto (almeno a chi si occupa di queste cose), e quindi presumo che lo fosse pure a Guènon. E questo mi porta al
    punto terzo, il mio dissenso sta in ciò che Lei definisce “consustanzialità” (tra credenze delle Triadi, ovviamente nelle ‘alte sfere’ delle medesime, e il culto Taoista è innegabile). Ora, sono certo che qui si tratta solo di malinteso. Infatti, come si può pensare che ci sia consustanzialità (ossia identità di sostanza), tra la “seconda religiosità” di guappi e picciotti con occhi mandorla, e il Taoismo dei taoisti!? Le Triadi mafiose, così come le cosche Yakuza, e le nostrane, fitusissime, mafie, possono fumigare incenso ed elevare preghiere a chi loro pare; ma cosa ha a che vedere questo con le rispettive Tradizioni?! Nulla! ed infatti non posso neppure pensare che Lei lo stia sostenendo.
    Concludo con una chicca: ebbi la fortuna e il privilegio di conoscere John Blofeld (eccelso sinologo, per quanto mi concerne di gran lunga il migliore) ad una delle sue ultime conferenze, in Canada, credo fosse il 1980. Nei pochi minuti di conversazione, dopo la conferenza, mi accennò proprio alla degenerazione delle Dottrina Taoista, ed al suo uso a scopi magici (magia cerimoniale), sia criminali, che politici. Insomma, c’è da stare allegri.

     
  47. DANILO FABBRONI il said:

    grazie Aikidoka, se avesse piacere (così toglio il disturbo a questo forum su tale tema) di scrivermi la mia mail è: [email protected]; del resto, se i blog son utili è pur vero che la limitazione insita nella loro struttura non pareggia mai quanto si può tentar di dimostrare in uno studio completo; io ci ho provato in 3 volumi che constano quasi mille pagine (so che nessuno verrà a dirmi, per Sua Grazia, che trattasi di auto-pubblicità: i volumi non vendono nulla di significativo e la conta monetaria per quanto mi concerne è solo una perdita secca di denaro, anche notevole per le mie inesistenti finanze di un quidam quale sono).

     
  48. flavia laurenti il said:

    Tgr Rai FVG
    3 ore fa ·
    È arrivata nel Porto di Trieste una delegazione dell’ Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia per portare avanti il progetto della via della seta che prevede massicci finanziamenti sia pubblici che privati

     
  49. DANILO FABBRONI il said:

    Ma tutti questi accenni comunque sono dei bisbigli, poco più di parlottî.
    Invece non è davvero un parlottio quello che hanno messo assieme due valenti autori americani, ovvero Edward Timperlake e William C. Triplett II.
    Il primo ha fatto parte dello staff professionale dell’House Committee on Rules avendo a che fare con questioni di sicurezza nazionale.
    Diplomato all’Accademia Navale statunitense e in passato pilota di caccia in Marina si è impiegato in tutta la sua carriera professionale nei servizi di sicurezza nazionali.
    Il secondo è stato a capo del Consiglio del Partito Repubblicano nel merito delle questioni che attenevano al Comitato delle Relazioni Estere del Senato USA.
    Anche lui è al dentro degli apparati della sicurezza nazionale ed esperto di relazioni con la Cina per decenni.
    Il loro testo scritto a quattro mani si chiama Year of the Rat. How Bill Clinton Compromised U.S. Security for Chinese Cash: eccoci dunque all’Anno del Ratto!

    Il testo inizia subito con il classico uppercut.
    Va subito al dunque ed apre così:

    «Chi è stato il più grande contribuente dell’accolita Clinton-Gore nel 1992?
    Sicuramente non una corporation, non un sindacato, non un Hollywood mogul, ma invece un businessman indonesiano, James Riady e sua moglie, che hanno dato 450.000 $ per eleggere Bill Clinton».

    Ma chi sono questi Riady?
    La loro origine pare sia ascrivibile alla zona del Fujian, davanti a Taiwan, mentre successivamente la famiglia andò a basarsi a Jakarta, capitale dell’Indonesia.
    Inutile aggiungere che è una delle famiglie più influenti di tutta l’Asia.

    Ma torniamo alle testuali parole dei due autori:

    «Nel 1977 Mochtar Riady provò a comperare la National Bank of Georgia. Non ci riuscì, ma uno dei brokers nell’affare era Jackson Stephens di Little Rock, Arkansas, che provò ad interessare uno scontento Riady nell’acquisir quote della Stephens, Inc., una delle più grosse banche d’investimento fuori dall’orbita di Wall Street, e con la quale […] Riady si sarebbe inteso davvero molto bene.
    Riady acconsentì all’operazione di entrata in società e suo figlio James, appena ventenne, entrò nei ranghi della Stephens, Inc.
    Fu proprio attraverso Jackson che James Riady ebbe l’occasione di incontrare un astro nascente della politica americana, e cioè Bill Clinton, ricoprente allora la carica di alto funzionario dello Stato».

    Sempre in quell’anno un membro del Senato americano chiese al portavoce della CIA un rapporto sulle relazioni tra la conglomerata di Riady e le joint-ventures da essa strette con imprese e “situazioni” cinesi.
    Per bocca dei suoi uomini la CIA fece sapere che Lippo, la holding di Riady, aveva sostanziali interessi in Cina che si dispiegavano in attività immobiliari, bancarie, turismo, energia, commercio al dettaglio, cambi di valuta, e nel settore dell’elettronica.
    Come si sa la via del successo non è sempre pavimentata al meglio e liscia come l’olio. Ci son, inaltri termini, bucce di banana per tutti, anche per Riady stesso.
    Su una di queste pare esservi scivolato pesantemente e una delle sue controllate, la colossale immobiliare LippoLand subì ad un certo punto delle perdite catastrofiche persino per un gruppo così potente come la Lippo.
    Il Cavaliere Bianco che si fece avanti non fu uno qualsiasi ma addirittura la China Resources che, stando ai due autori, è un braccio destro dell’intelligence militare cinese!
    Ma noi, a dispetto di quanto appreso, potremmo legittimamente avere dei dubbi sul cui prodest dell’operazione, del legame instaurato tra Riady e i Clinton.
    A ciò replicano i due autori affermando che il risultato significativo di quell’associazione fu quello di far inserire un loro rappresentante, tale John Huang, in una posizione tale che potesse trafugare verso lidi orientali informazioni economico-politiche di estrema importanza.
    A questo punto chi non sarebbe curioso di leggere il seguito della ricerca pubblicata dai nostri due autori?

    Quando si dice “in una posizione tale” non si deve intendere che la posizione di Huang sia stata quella, buttiamo là un esempio, di uno che stava a qualche vernissage a sorbirsi un delicato dry martini (agitato e non shakerato, come sarebbe nella tradizione dell’agente 007…) e per caso, nello stesso party era presente anche Bill Clinton.
    No.
    Non è di questa posizione che parlano gli autori.
    Ma bensì di uno come Huang che entrava ed usciva dalla Casa Bianca liberamente, registrando, da dati dei servizi di vigilanza, almeno 46 entrate in un anno.
    Com’è potuto accadere questo, ci si potrebbe domandare.
    La risposta è paradossalmente semplice.
    Huang ebbe alla fine di gennaio 1994 una Top Secret Security Clearance: vale a dire un pass che non solo gli permetteva il libero accesso alla Casa Bianca ma che gli dava modo di visionare documenti secretati sino ad un livello che riguardava informazioni sensibili per lo spionaggio e contro-spionaggio esteri.
    Ma non basta.
    Huang conservò per almeno un altro anno questo speciale pass senza che nessuno si peritasse di renderlo nullo o di ritirarglielo.
    Finalmente qualcuno ruppe questo cerchio magico di mistificazione.
    Quel qualcuno era Gerald Solomon che l’11 giugno del 1997 annunciò in qualità di Presidente dell’House Rules Committee:

    «Ho ricevuto dati ed informazioni da fonti governative che dicono che ci sono intercettazioni le quali provano che John Huang ha commesso spionaggio di natura economica ed ha infranto il nostro sistema di sicurezza nazionale passando informazioni classificate al gruppo Lippo».

    Sempre per vestire i panni degli scettici, i famosi avvocati del diavolo, noi ci chiediamo, al di là di tutto questo, quali siano stati gli effetti poi definitivi e concreti di tutte queste manovre.

    Di nuovo ci viene a soccorrere il testo di Timperlake e Triplett II, il quale ci fa notare che giganti quali l’AT&T, la Motorola, l’IBM e la Digital Equiment Corporation furono in grado divendere alla Cina equipaggiamenti elettronici ad alta velocità, una volta sottoposti a diniego assoluto di vendita all’estero, proprio grazie allo smantellamento di COCOM, un protocollo di controllo delle vendite all’estero, operato dal duo Clinton-Gore.
    Qualcuno insorse.
    Come Gary Milhoulin, direttore del Progetto di Controllo delle Armi Nucleari dell’Università del Wisconsin, che denunciò la decisione di Clinton come prona a dar vantaggi competitivi ai cinesi.
    E fu in effetti così.
    Un supercomputer acquistato da una ditta civile cinese andò a finire nelle mani del PLA, l’Esercito di Liberazione del Popolo, alias le forse armate cinesi.

    E siccome chi va collo zoppo alla fine impara a zoppicare, succede che il generale Xu, lo stesso che dette l’ordine “muoversi” alle truppe che si adoperarono nel massacro di Tienanmen fu accolto a Washington, e Clinton fece di tutto per tenere il meeting segreto.

    Una delle belle cose che c’è in America è il Freedom of Information Act, una legge che permette, entro certi termini, al comune cittadino di appellarsi alle medesima onde conoscere fatti governativi sino a quel momento riservati.
    Ebbene i due autori hanno usato questa chance per scoprire tra l’altro che fu proprio il Segretario della difesa, Perry, a dar il benvenuto ufficiale durante l’arrivo del generale Xu al Pentagono!

    Ma come si dice, l’appetito vien mangiando, e le cose maturano a dovere.
    Nel 1996 una nave della COSCO chiamata Empress Phoenix fu scoperta mentre trasportava duemila fucili automatici e diretta nel porto di Oakland, in California.
    La nave apparteneva alla Poly Technologies del Wang Jun – personaggio che abbiamo già incontrato – e si presume che l’ingente carico d’armi fosse destinato alle gang di strada di Los Angels.

    Dulcis in fondo, si fa per dire, il volume cita l’assurdità che avevamo già sentito nell’intervista di Tatum a Gunderson: quella della base navale di Long Beach, sempre in California.
    Questa base chiuse nel 1991 ma il corpo dei Marines era quasi sicuro di vincere la gara d’assegnazione, per ovvie ragioni.
    Ma queste ovvie ragioni diventarono assai meno ovvie quando tutti seppero che invece la base era stata assegnata alla COSCO!
    Se queste non son coincidenze…
    Pare proprio che il centro di gravità permanente, a dispetto di quanto spifferino tanti blog o tanti siti alternativi al mainstream, in effetti si sia spostato, e di parecchio.
    E che la prora vera del Titanic sia incentrata a far rotta in Oriente, in Estremo Oriente, e non più, come tali bloggers e siti credono, nel Medio Oriente.
    Vedremo nel prosieguo se troveremo conforto o meno in queste ipotesi.
    E vedremo se è davvero «l’estremismo islamico» ad essere il «succedaneo della rivoluzione», come sostiene Piero Vassallo, o se – invece – ciò è solo una boutade per non voler vedere altre rivoluzioni, altri estremismi…