Il “riformatore” Bin Salman scava la fossa all’Arabia Saudita

Ha suscitato scalpore la mossa con cui il giovane principe saudita Mohammed bin Salman ha neutralizzato i pretendenti al trono: una dozzina di membri della famiglia reale e diversi dignitari sono stati arrestati con l’accusa di corruzione. Il golpe “morbido” dovrebbe, sulla carta, rendere più facile a Bin Salman il gravoso compito di “modernizzare” l’Arabia Saudita: in realtà, introduce un ulteriore elemento di destabilizzazione nella già fragile monarchia saudita. Impantanata in Yemen, in rotta con l’Iran, afflitta da deficit crescenti, soggetta ad un piano di austerità, l’Arabia Saudita è matura per il cambio di regime da tempo meditato a Washington e Londra per evitare il suo slittamento nell’orbita russo-cinese: il colpo di mano di Bin Salman può essere la scintilla che incendia le polveri.

Mohammed bin Salman: l’arma segreta per la destabilizzazione dell’Arabia Saudita

Non c’è maggior errore in politica estera che considerare i rapporti internazionali come immutabili, soprattutto quando si prendono in considerazione potenze come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, tradizionalmente abituate a rovesciare gli alleati al mutare della loro agenda. Si consideri il Medio Oriente: non era forse lo scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, un fido alleato di angloamericani ed israeliani? Eppure Washington e Londra (affiancate dalla solita Parigi) favorirono la sua cacciata e l’avvento dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, quando si materializzò il rischio che l’opposizione comunista prendesse il sopravvento e l’Iran scivolasse verso l’Unione Sovietica. Non erano forse buoni alleati dell’Occidente il tunisino Ben Alì e l’egiziano Hosni Mubarack? Eppure furono messi alla porta nel 2011, quando si doveva fare largo alla Fratellanza Mussulmana. Non è un difensore dalla laicità e delle minoranze cristiane il presidente Abd Al-Sisi? Eppure la destabilizzazione dell’Egitto laico-nazionalista è tuttora una priorità delle cancellerie occidentali.

L’Arabia Saudita, come avevamo evidenziato più di un anno fa, non è un’eccezione. È vero che la monarchia dei Saud è un’invenzione britannica che risale alla Prima Guerra Mondiale. È vero che gli Stati Uniti si eressero a protettori-padroni della Penisola arabica, durante lo storico incontro del febbraio 1945 tra il re Abdul Aziz ed il presidente Roosvelt di ritorno da Yalta. È vero che i sauditi sono stati un pilastro del “petrodollaro”, lanciato dopo lo choc energetico del 1973. È vero che i sauditi hanno fornito denaro e uomini per fomentare l’estremismo sunnita ovunque facesse comodo agli angloamericani, dall’Afghanistan alla Cecenia, dalla Nigeria alla Somalia. È vero che hanno collaborato a qualsiasi manovra occidentale in Medio Oriente, dall’invasione dell’Iraq alla destabilizzazione della Siria. Tuttavia, nonostante questo lungo e meritorio “curriculum”, più elementi lasciano pensare che Riad sia in cima alla lista dei governi da rovesciare.

Il motivo del voltafaccia angloamericano, per andare dritti al sodo, è semplice: evitare che la casa dei Saud, il cui principale obiettivo è l’auto-conservazione, esca dall’orbita occidentale per entrare in quella russo-cinese, portando con sé le proprie riserve petrolifere che, in un domani non troppo remoto, potrebbero essere vendute in rubli o yuan.

Il disimpegno atlantico dalla regione è sotto gli occhi di tutti, complice anche la prossima autosufficienza petrolifera degli USA1, e la destabilizzazione del Medio Oriente, operata dal 2011 in avanti, si proponeva di coprire la ritirata angloamericana, smembrando i vecchi Stati per lasciare spazio ad un mosaico di nuove entità di più facile controllo (Kurdistan, Califfato, enclave alauita, etc. etc.). Logicamente, venivano anche meno le ragioni di una netta contrapposizione con Teheran: ne è seguita l’apertura dell’amministrazione Obama all’Iran.

Parallelo al disimpegno angloamericano, è iniziato il progressivo avvicinamento dell’Arabia Saudita, scioccata dall’addio dei suoi storici protettori, alle grandi potenze emergenti. La Cina, destinata nei prossimi anni a superare gli USA come primo consumatore di greggio, si è detta recentemente disponibile ad acquistare il 5% della compagnia petrolifera ARAMCO2 e sono già molti gli analisti che prevedono in un prossimo futuro la quotazione del greggio saudita non più in biglietti verdi, ma in yuan cinesi3, decretando così la fine del petrodollaro. Se la Cina è la superpotenza economica in ascesa, la Russia è una vecchia superpotenza militare in grande spolvero, come testimoniato dai recenti successi in Siria: accantonando le fresche divergenze, la casa dei Saud bussa quindi anche alle porte del Cremlino, cercando un accomodamento con la potenza (ri)emergente del Medio Oriente. Ai primi di ottobre si consuma la storica visita del re Salman bin Abdulaziz in Russia: la magnitudo geopolitica dell’evento, di per sé già forte, è aumentata dall’annuncio che l’Arabia Saudita acquisterà i sistemi di difesa antiaerea S-400. Per gli USA è un vero affronto.

Ora, è interesse dell’establishment atlantico che l’Arabia Saudita traslochi in buon ordine nel campo avversario? Decisamente no. Come nel caso turco, non appena il vecchio alleato giudica più conveniente stringere un’intesa con gli sfidanti emergenti, bisogna procedere con la destabilizzazione: ricordiamo che la Turchia, appena conciliatasi con la Russia, è stata teatro di un fallito golpe di ispirazione statunitense nell’estate del 2016 e le relazioni turco-americane non sono migliorate, ma anzi ulteriormente peggiorate, nei primi mesi dell’amministrazione Trump4. Se si può gettare nel caos un membro della NATO come la Turchia, per di più alleato chiave in Siria, perché non si può fare altrettanto con la periferica, ma ricca, Arabia Saudita?

Diversi elementi suggeriscono, infatti, che il terreno sia stato sapientemente arato in questi ultimi anni per impiantare il seme del caos e che l’alleato inconsapevole di questa opera di destabilizzazione sia il giovane ed irruente principe Mohammed bin Salman, in ottimi rapporti con Israele (tanto da visitare segretamente Tel Aviv lo scorso settembre5) e gli Stati Uniti.

Dal punto di vista economico, innanzitutto, il crollo pilotato del greggio nella seconda metà del 2014 ha colpito duramente la Russia, forse principale obiettivo dell’operazione, ma ha inflitto pesanti danni anche all’Arabia Saudita. Le entrate fiscali derivanti dalla vendita di greggio crollano dal 322 $mld del 2013 ai 134 $mld del 20166, Di conseguenza, nel 2015 Riad registra un deficit pubblico record da 98 $mld, seguito da uno di 79 $mld nel 2016 e da una previsione di 53 $mld per il 2017. La strenua difesa del cambio rial-dollaro prosciuga le riserve di valuta straniera (oggi al minimo dal 20117) e l’improvvisa sete di denaro obbliga a scelte un tempo impensabili, come la quotazione dell’ARAMCO (per la felicità delle solite banche d’affari) e l’indebitamento a ritmo impressionante sul mercato obbligazionario (39 $mld tra il 2016 ed il 20178). Ma il dato più allarmante per la stabilità del regno è, senza dubbio, il piano di austerità messo a punto per fronteggiare la crisi fiscale: imposizione dell’IVA, aumenti delle bollette energetiche, taglio dei salari ai dipendenti pubblici, etc. etc. L’austerità, nei Paesi in via di sviluppo, è storicamente il prodromo dei cambi di regime.

Passando alla politica estera, un importante contributo alla destabilizzazione del regno è stato dato dalla campagna militare in Yemen che, come facilmente prevedemmo sin dal principio, si è trasformata nel “Vietnam” saudita. Grande sponsor dell’intervento, e veniamo così al personaggio che sta giocando un ruolo chiave nella rovina di casa Saud, è il trentenne Mohammed bin Salman, figlio dell’attuale re. Giovane, irruento, avventato ed ambizioso, Bin Salman è ideale per essere manovrato da chiunque voglia mandare in disgrazia l’Arabia Saudita. Consigliato (o meglio, sobillato), dagli angloamericani e dagli israeliani, Bin Salman lancia un’operazione nel vicino Yemen per “contenere l’Iran”, presunto sponsor dei ribelli Houthi di fede sciita: ben presto, l’intervento volge al peggio, drenando decine di miliardi di dollari (a vantaggio dell’industria bellica occidentale), sfibrando l’esercito e compromettendo ulteriormente il prestigio della casa reale.

Casse vuote, economia stagnante, una disastrosa guerra in corso: l’Arabia Saudita avrebbe perlomeno bisogno di un’assoluta quiete interna per evitare che le diverse emergenze si saldino. Invece, e veniamo alla cronaca di questi giorni, si aggiunge a questo fosco quadro una crisi istituzionale senza precedenti: il principe bin Salman, consigliato/sobillato dai soliti angloamericani ed israeliani (che assistono silenziosi e compiaciuti all’intera operazione), si abbandona ad un’eliminazione dei pretendenti al trono degna di Cesare Borgia. Tra il 4 ed il 5 novembre sono arrestati una dozzina di principi, quattro ministri e diverse alte autorità: è sufficiente nominare Alwaleed Bin Talal, uomo tra i più ricchi al mondo, proprietario della gigantesca Kingdom Holding Company ed azionista di peso in Twitter, Apple, Citigroup, etc. etc. La ragione ufficiale degli arresti è una crociata contro “la corruzione” (feticcio molto amato dagli angloamericani), ma non c’è alcun dubbio che il principe Bin Salman abbia agito con la speranza/illusione di assicurarsi il trono.

Ora, in un Paese tribale come l’Arabia Saudita, dove la concordia all’interno del clan Saud è la base per il funzionamento dello Stato, la mossa dello spregiudicato ed irruente Bin Salman corrisponde ad un fiammifero accesso nella santabarbara: emergenza finanziaria, guerra in Yemen e, ora, anche instabilità politica.

Come se non bastasse, il premier libanese Saad al-Hariri, ospite dei regnanti sauditi, è stato obbligato a rassegnare le dimissioni da Riad: all’inconsueto strappo istituzionale si sono aggiunte pesantissime accuse lanciate dall’Arabia Saudita al Libano (dove è determinate l’influenza di Hezbollah), accuse che hanno esacerbato ulteriormente i rapporti con l’Iran. Le basi per la rovina dell’Arabia Saudita sono ormai state gettate ed è probabile che gli angloamericani riescano nell’intento di destabilizzare la penisola arabica: l’erede al trono, senza esserne cosciente, è il loro migliore alleato.

 

1http://www.businessinsider.com/bp-us-energy-self-sufficient-in-5-years-2016-3?IR=T

2https://www.reuters.com/article/us-saudi-aramco-ipo-china-exclusive/exclusive-china-offers-to-buy-5-percent-of-saudi-aramco-directly-sources-idUSKBN1CL1YJ

3https://www.cnbc.com/2017/10/11/china-will-compel-saudi-arabia-to-trade-oil-in-yuan–and-thats-going-to-affect-the-us-dollar.html

4http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/10/news/turchia_crisi_stati_uniti_ambasciatore_spie_visti-177896857/

5http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Did-the-Saudi-Crown-Prince-make-a-covert-visit-to-Israel-504777

6https://www.reuters.com/article/us-saudi-reform-kemp/saudi-arabia-eases-austerity-just-as-oil-prices-decline-kemp-idUSKBN19D03W

7https://www.reuters.com/article/saudi-cenbank/saudi-august-foreign-reserves-at-lowest-since-early-2011-idUSL8N1M95N8

8http://money.cnn.com/2017/09/28/news/economy/saudi-arabia-12-billion-bond/index.html

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47 thoughts on “Il “riformatore” Bin Salman scava la fossa all’Arabia Saudita

  1. Matteo il said:

    Trump è d’accordo? è anche vero che conta molto poco, ma sono curioso di sapere la sua opinione. Comunque credo che se si verificasse un simile scenario MBS sarebbe sostituito da un suo parente pupazzo

     
  2. La cartolarizzazione del tesoro del turbante saudita è in progetto da decenni. La paternità è dei capitali angloamericani, che si servono alla bisogna di tutto, in particolare del governo israeliano. Ma lo scopo finale è l’appropriazione indolore degli asset della penisola bagnata dal petrolio.

    Di recente questo processo ha ricevuto una brusca accelerazione per l’osservazione della quotazione del dollaro sui mercati internazionali, che fa pensare a una tendenza al disimpegno nel medio periodo. La quale culminerebbe inevitabilmente in una crisi di fiducia e in un fallimento, come già nel 1971. Oggi però, considerata l’enorme quantità di debito piazzato in dollari all’estero, non è soltanto lo stile di vita americano a essere messo in forse. Ma tutto il sistema economico statunitense e il potere di influenza politica e culturale mondiale che su questo si basa.

    Senza tanta fantasia, le banche d’affari ripetono lo schema già usato per l’appropriazione di valori nei mercati interni. Prima ti do carta, chiamata credito bancario, in cambio del tuo tesoro, chiamate terreni, case, aziende. Ciò che vede un parallelo internazionale nei petrodollari. Quando questo non basta più, cartolarizzo il tuo patrimonio, il patrimonio del debitore. La nuova carta che ti do in cambio di quello che resta del tuo tesoro sarà quotata in borsa e la misura del suo valore sarà decisa dagli editori e dalle agenzie di rating che sono in mia proprietà. Quindi, oltre a scambiare carta per il tuo tesoro, riuscirò a scambiare altra carta con tutti gli altri risparmiatori che riuscirò a fare interessare alla carta che ho scambiato con il tuo tesoro. E’ uno scioglilingua diabolico. Tanto che ci si perde e non si capisce dove vada a parare. Proprio e solo per questo funziona ed è geniale. Il parallelo internazionale qui è con la quotazione del PIF, il fondo sovrano saudita, e quindi Aramco.

    Mettere sul mercato 2.000 miliardi di dollari, più un altro migliaio di miliardi raccolti con le recenti confische del patrimonio delle famiglie saudite, significa ridare fiato al dollaro per un po’ di anni. Con una nuova domanda di dollari che riorienterà circa il 15% dei capitali mondiali. Proprio come nel 1971-1973. Ma che trovata.

    Il colpo di stato in corso in Arabia saudita garantirà l’accelerazione del progetto e una quotazione esclusiva in dollari delle quote del PIF. Non in sterline, non in yuan, non in altre valute. Tra banche americane e banche inglesi dopo breve battaglia si arriverà a un accordo e a una spartizione; in fondo molte di loro hanno già patrimoni e amministrazione mista.
    Cina, Russia, India e Iran lasceranno fare, contenendo i colpi e aspettando al varco tra qualche anno un potere in disfacimento, con i piedi di carta, il corpo decadente e la testa vuota.

     
  3. roberto il said:

    Dopo che gli USA si sono resi indipendenti dal petrolio e diventati addirittura esportatori di gas quale sottoprodotto dell’estrazione l’Arabia saudita non è più importante come produttore e la fine a cui è stata designata dagli angloamericani, secondo me , è la stessa già riservata alla Libia. Più che impadronirsi dei giacimenti petroliferi si vogliono mettere le mani sull’enorme ricchezza mobiliare e immobiliare detenuta nei paesi occidentali. Immense proprietà immobiliari a Londra e New York, le quote strategiche delle più grandi multinazionali angloamericane, un passaggio di ricchezza esattamente come è successo con la Libia e l’esproprio delle sue quote in grandi gruppi occidentali (Fiat e Unicredit per citare i casi nostrani) e la sparizione della cassa al completo della banca nazionale, il più grande furto di tutti i tempi. Non è detto che quel principe Salman sia solamente un burattino incosciente dei piani occidentali ma potrebbe anche essere della partita perché dalla distruzione della vecchia Arabia , anche in termine di età anagrafica degli attuali principi di corte, nascerebbe una nuova entità diretta da giovani predoni con idee totalmente allineate ai padroni universali.

     
  4. Articolo bellissimo e decisamente intelligente. Entrare nella politica dell’Arabia è come entrare in un labirinto con specchi alle pareti…Il disastro della guerra in Yemen, avrebbe dovuto consigliare il principe ereditario a fare i bagagli e tornare a casa. Chi se ne frega dello Yemen? Almeno avrebbe tagliato le spese. La seconda mossa, suggerita da Trump nella sua visita è l’attacco al Qatar, di cui non si è visto alcuna conseguenza. Altra figura di m….
    Forse salteranno entrambi, con grande goduria USA…Per ora diciamo che non vi è stata alcuna utilità.
    Rivolgersi a Russia e Cina è la moda dei tempi. Ma non è detto che non si passi dalla padella nella brace. L’inesperienza di questo trentenne è evidente. Aspettiamo l’attentato ed il complotto degli esclusi. Se questo giovane pensa che Israele ed USA siano dei buoni consiglieri, è bene che cambi alla svelta mestiere…
    Nasce una domanda: come sta l’Arabia Saudita a colonnelli? (tipo Gheddafi)..
    O il Paese è talmente arretrato da credere ancora ai discendenti di Allah ?

     
  5. …non bisogna dimenticare, però, che nel “corpo” anglo/americano ci sono due anime apparentemente in lotta tra loro e quindi due strategie…

     
  6. andrea z. il said:

    La vendita del 5% dell’Aramco darebbe un pò di fiato alle esauste casse saudite.
    Dato che la cifra in ballo è di circa 100 miliardi di dollari, l’Offerta pubblica iniziale richiederebbe una grande borsa tipo New York o Londra, ma in questo caso la famiglia reale saudita dovrebbe rendere note alle commissioni di vigilanza e agli eventuali compratori una serie di dati sensibili che ha finora tenuto rigorosamente nascosti per motivi di sicurezza nazionale.
    La Cina si è offerta di acquistare il pacchetto azionario senza passare attraverso una borsa e nonostante questa proposta sia gradita ai sauditi, non si sa quale potrebbe essere la reazione americana.
    Non bisogna, poi, dimenticare che i 100 miliardi di dollari della vendita servirebbero anche a finanziare il grandioso progetto di industrializzazione dell’Arabia Saudita, chiamato Vision 2030, voluto dal figlio del re Mohammed Bin Salman per permettere al Paese di uscire dalla dipendenza dal petrolio.
    E’ chiaro che gli appalti relativi al colossale programma di Salman interessano agli USA, ma se i cinesi acquisteranno le azioni dell’Aramco è altrettanto evidente che questi ultimi si troverebbero in posizione privilegiata per accaparrarsi i lavori.

     
  7. Lorenz85 il said:

    Secondo me non gli serve nemmeno il Cambio di Regime, hanno già il principe incendiario, un po’ di instabilità sulla sponda verso l’Iran (dove sono concentrati i giacimenti di petrolio, ed è abitata da sciiti peraltro) e la produzione/export di petrolio tracolla.
    Risultato: prezzo del petrolio in salita, che fa comodo a USA per il fraking ( ha break even in media sui 60$), per l’inflazione (fa comodo a tutte le BC occidentali) e infine per le energie alternative (hanno bisogno di prezzi più alti per essere competitive).
    Russia e Cina potrebbero pure stare a guardare, la prima non si schifa di un rialzo dei prezzi del petrolio e la seconda compra a prezzo fisso dalla prima..
    L’unica che ci rimane fregata è proprio l’Arabia Saudita.
    Unica nota un po’ pignola è che IMHO l’autosufficienza energetica USA in 5/10 anni prevista dalla BP è una “cagata pazzesca”..

     
  8. Giacche’ bisogna sperare in qualcosa, mi piace sperare che l’architetto possa essere Trump ; del resto lo si e’ letto, il giovane principe saudita e’ stato si fomentato dagli Usa/Israele, ma nella fattispecie dal giovane genero di Trump, con il quale avrebbe fatto amicizia. Si e’ letto anche che i Saud arrestati o addirittura eliminati, sarebbero della cerchia legata ad Obama, gli avversari interni di Trump insomma. Gia’ era stato fatto un tentativo di intervento in quatar -dove i Clinton hanno la “cassaforte”, stoppato da Turchia, iran ed anche russia per le loro ovvie ragioni geo politiche. Se cosi’ quindi Trump sarebbe tutt’altro che sulla difensiva, ma starebbe cercando di fare terra bruciata intorno ai suoi avversari interni. Questa tesi, che naturalmente non e’ mia ma semplicemente la riporto, non mi pare per forza in contrasto con l’altro obbiettivo di impadronirsi delle ricchezze saudite, per fare cassa.

     
  9. Willy Muenzenberg il said:

    Non c’errore più grande in politica estera, scrive il geniale Tacito, che considerare i rapporti internazionali come immutabili. E non ce ne dovrebbe essere maggiore, che in politica economica, nel dar via prezioso petrolio in cambio di cartine colorate. Noi tedeschi il denaro lo chiamiamo geld, ovvero oro. Il Catai e Roma lo hanno spiegato al finto arabo in visita per la prima volta a Roma: da ora in poi, tu dare via olio per moneta oro. La emettiamo a Shangai: tanta moneta, tanto oro. E basta con questo mamre’ divenuto cartine colorate, e con Parvus e suoi che li mettono in giro.

     
  10. Mansfra il said:

    L’alleanza che si e’ formata tra sauditi ed israeliani non deve stupire i benpensanti, quei due paesi apparentemente antitetici hanno molti punti in comune. Sono entrambi figli della stessa madre, ossia della politica coloniale inglese, e sono poi diventati i piu’ fedeli e duraturi alleati degli americani nell’area, a differenza per esempio dell’Egitto di Nasser che era alleato dei sovietici. Oggi sauditi ed israeliani si rendono conto che l’influenza americana in Medio-Oriente si e’ indebolita e nuovi attori come Russia e Cina sono sempre piu’ presenti. Comprensibilmente non sanno piu’ che pesci pigliare.

     
  11. Marco Vinicio il said:

    La partita medio-orientale è ancora aperta, ma decennali equilibri sono saltati per sempre. La destabilizzazione della Siria è andata di traverso ai dr. Faust del caos: a sparigliare, è stato il decisivo intervento russo che ha girato le sorti della guerra. Coincidenza, da allora in avanti è cresciuta la virulenza antirussa di “liberal” e “mainstream” delle due sponde dell’Atlantico. E tutti ormai si recano in pellegrinaggio nella nuova Roma per perorare la loro causa nel Medio Oriente che verrà. Che allo stato è difficile immaginare come sarà. Pur con la scia di contraddizioni per rivalità ataviche, appartenenze e interessi divergenti, la Russia ha dato scacco in Siria; il blocco sciita è solido; e il boomerang ha colpito l’Arabia Saudita.
    Il petro-yuan è in pista grazie all’adesione di grandi produttori come Russia e Iran. Per decollare, manca solo che salga a bordo Ryad. Qui sembrano intrecciarsi geopolitica e geoeconomia. Con la decisione di “pompare” greggio senza limiti gli strateghi sauditi avevano inteso piegare sia lo shale americano da fracking che l’economia russa. Ma Usa e Russia hanno risorse tali da compensare senza grandi scossoni le difficoltà contingenti di qualche comparto. Contrariamente alla battuta di McCain, la Russia non è “solo una gigantesca pompa di benzina” e lo si è visto anche nei sistemi d’arma impiegati in Siria. La convergenza saudita verso la Russia è partita dalla necessità di far risalire i prezzi per temperare la crisi economica interna. Non è dato sapere gli sviluppi della situazione politica saudita, ma gli strali al Libano fanno temere un’altra ondata di conflitti. Più distruttivi. Perché se le milizie confessionali in Siria sono state spazzate via, restano in campo molti belligeranti. Al tavolo di Astana con Mosca, Damasco e Teheran siede sì la Turchia (pur essendo Nato), ma con gli Usa paiono esserci solo intese più o meno tacite per le zone di de-escalation. Ancora una volta, il quesito è se l’amministrazione Trump andrà a un tavolo negoziale o se eserciteranno influenza le tentazioni dei dr. Stranamore alle quali alludeva il regista Oliver Stone che, realizzando per una tv americana ‘The Putin Interviews’, ha chiesto al presidente russo se la controparte vincerebbe mediante un eventuale “first strike” nucleare contro la Russia (“Nessuno sopravviverebbe a una guerra ‘calda’ di questo genere”, la risposta). Il petro-yuan può aspettare seduto sul fiume come nel proverbio cinese. Mosca dopo anni di guerre difensive, dalla Cecenia alla Georgia all’Ucraina, ha piazzato uno scacco matto. Tragico pensare di sottrarvisi con un’altra guerra, che in M.O. stavolta probabilmente travolgerebbe l’Arabia Saudita.

     
  12. Giacomo il said:

    La domanda è:” Cosa accadrà ai paesi limitrofi e mi riferisco in particolare agli UAE ( Dubai e Abu Dhabi in testa) con la destabilizzazione dell’Arabia Saudita ?

    I due emirati hanno visto, negli ultimi dieci anni, una crescita di popolazione fra le più elevate al mondo ( Si pensi che a Dubai la popolazione è più che raddoppiata in dieci anni), la richiesta di immobili è impressionante così come lo è la presenza di gru e cantieri in città. Senza contare che Dubai si è aggiudicata Expo 2020.

    Moltissimi italiani stanno investendo in immobili a Dubai.

    Cosa bisogna attendersi secondo voi ?

     
    • Marco Vinicio il said:

      pare impossibile fare previsioni: anche gli anni scorsi sono stati così “mobili” e convulsi che si fanno ipotesi a posteriori, come lo sono quelle al riguardo del ribasso del prezzo del petrolio (per frenare la competizione dello shale americano? o la Russia impegnata in Siria? o entrambi?): la situazione è così complessa che oggi – per dire – Bbc online pubblica un compendio sulle posizioni dei vari Stati rispetto al quadrante medio-orientale e ai suoi scenari, dalle superpotenze alle potenze regionali, alla penisola arabica compresi gli Uae:
      http://www.bbc.com/news/world-middle-east-41945860
      un titolo se si stia avvicinando un’altra guerra mediorientale, col punto interrogativo;
      dichiarazioni di Tillerson sul Libano:
      http://www.bbc.com/news/world-middle-east-41952533
      e la notizia (non ancora ufficiale) che Putin e Trump in Vietnam oggi per il vertice Asia-Pacifico avrebbero concordato una dichiarazione congiunta di lotta all’Isis in Siria – preparata dai rispettivi staff, non confermata al momento – e Mosca avrebbe ribadito negli incontri che non c’è soluzione militare al conflitto siriano:
      http://www.bbc.com/news/world-middle-east-41953110
      Tanto è fluida e in divenire la situazione..

       
  13. Maurizio il said:

    Questa fase della globalizzazione tende a creare ricchezza finta e a distruggere quella vera. La cartolarizzazione esasperata di qualunque tipo di “tesoro” è solo il tentativo, ormai anche un po’ patetico, di rendere totalmente pervasivo e irreversibile lo scioglilingua diabolico descritto bene sopra da Luca. Quando la partita si riduce solo a finzione contro realtà, alla lunga sai già chi vince. E infatti il tesoro reale (l’energia, la capacità produttiva, una adeguata scorta d’oro e una identità culturale abbastanza solida) è sempre più nelle mani di Cina, Russia e Germania. Che sono in grado di resistere alle pressioni. E che con le proprie merci contro-colonizzano gli angloamericani e rendono ogni giorno più evidente quanto il castello di carte sia campato in aria.
    Bin Salman cartolarizzando il tesoro del suo Paese lo distruggerà rapidamente. Discenderà pure da una stirpe importante, ma chiaramente non erano finanzieri.

    Riflessione sull’Italia a 9 anni dal 2008. Debito pubblico in carico quasi in toto a banca d’Italia, Intesa e Unicredit, primato negli npl e nuove norme in arrivo, tensioni crescenti sui saldi Target 2, nuovo governo tedesco in arrivo e assenza di governo italiano, fiscal compact, eccetera eccetera. Se il tesoro pubblico italiano era già stato ben “cartolarizzato” a suo tempo, ciò che resta di quello privato è oggi ben avviato nella stessa direzione. Finanza e “cartolarizzazioni” sono state inventate dagli italiani 600 anni fa. Per che cosa?

     
    • Geronimo il said:

      Scusami ma perchè dici:” Trasformare ricchezza vera in ricchezza finta ?”. Cioè, fino a quando il sistema non collassa, tutto si basa sulla “ricchezza finta” ovvero sulla liquidità. Se io ho una casa o un terreno, non me ne faccio niente se non lo affitto o non lo metto a reddito. Tutti i beni sono da convertire in “ricchezza finta ovvero liquidità” affinchè possano essere fruibili ( eccezion fatta per i cibi edibili ). Se io ho una casa, oggi, in Italia e non mi rende, magari faccio bene a venderla (se ho un buon compratore a un buon prezzo) e magari investire quel denaro nell’acquisto di qualcos’altro che mi renda. Allora quella “ricchezza finta” ritorna immediatamente ad essere vera.

      P.s. La cartolarizzazione mi risulta creata da una idea di Johan Palmstruch nel 1647

       
      • Maurizio il said:

        Il sistema non collassa grazie ai Qe (non sono eterni), e cartolarizzazione è virgolettato: sta per “privatizzazione coatta” (non ci vuole grande intuito).

        Se tu hai una casa oggi in Italia e in Germania domani Lindner diventa ministro delle finanze, vuoi per una patrimoniale per placare i mercati che svendono Btp, vuoi perché le banche con npl non possono fare più credito ai compratori, vuoi perché l’iva al 25 ha destabilizzato ulteriormente la domanda interna, vuoi perché a causa di Target 2… eccetera eccetera, potresti scoprire all’improvviso che la “ricchezza finta” costituita dalla tua casa ritorna immediatamente ad essere vera, e che non è 100 come credevi fino a ieri, ma 50, perché ora trovi compratori reali solo per quel prezzo (e cmq ci devi pagare 10 di patrimoniale anche se non la vendi). Solo piccoli esempi, eh…..
        Divertiti con wikipedia.

         
        • Geronimo il said:

          Stai calmo, ho fatto solo una domanda. Non mi occupo di economia, sebbene abbia due lauree prese con il massimo dei voti e la lode. Certo devi proprio essere una bella personcina per trattare il prossimo in questo modo eh ? Mi auguro ti sbattano fuori dal blog a calci nel sedere.

           
        • Il sistema non colassa perchè altrimenti torniamo al baratto, semmai ci sarà un “reset” controllato, dove come al solito toseranno i pecoroni, cioè il popolo, sono le bacneh più grandi del mondo che controllano il tutto, sanno benissimo cosa devono fare per riempirsi le loro tasche…

           
        • Maurizio il said:

          Jean

          Il pezzo di Luca, sopra, spiega in modo sintetico e completo con quale format finanziario operano le elites angoamericane. E fa anche presente, alla fine, come il solito tran tran potrebbe avere i giorni contati: il petroyuan in arrivo e il progetto della Via della seta cambiano (di molto) la disposizione dei pezzi nella scacchiera.
          Se il sistema collasserà o meno dipende appunto da questo: se gli angloamericani accetteranno la realtà della nuova scacchiera e cercheranno un accordo, o se cercheranno definitivamente di rovesciare (con annessi e connessi) il tavolo che la contiene.

          Quanto sta accadendo in Arabia Saudita fa pensare per ora alla seconda opzione.

           
      • Maurizio il said:

        Con le lauree dovresti avere imparato a guardare il quadro nel suo insieme, e non a cercare su wikipedia il nome del tarlo che ha fatto il buchetto nella cornice.

         
        • Geronimo il said:

          E tu, con la terza media, dovresti avere imparato che non bisogna mai sfogare sul prossimo (che non conosci), le tue frustrazioni personali e familiari.

           
        • Maurizio il said:

          Da quel che scrivi, qui di frustrato e con probabile terza media ci sei solo tu.

           
        • Geronimo il said:

          E perchè ? Per avere fatto una domanda di economia ( che non è la mia materia) ? Siamo, per tua informazione, nel blog di un economista e analista geopolitico.

          Forse faresti meglio a ritornare a colorare le figurine; vedrai che la tua autostima prima o poi aumenta.

           
        • Maurizio

          Sono già d’accordo mi pare, se fai entrare lo yuan nel paniere DTS, sembra ben chiaro la direzione, poi il petroyuan serve a commerciare con i paesi che hanno le sanzioni, per aggirare il dollaro attualmente, poi in futuro vedremo…

           
      • Backward il said:

        @Geronimo
        “Se io ho una casa o un terreno, non me ne faccio niente se non lo affitto o non lo metto a reddito.”

        Ecco in due parole l’essenza del capitalismo. Complimenti Geronimo, l’università ti ha indottrinato bene.

         
    • Maurizio il said:

      Ti ho risposto, in modo articolato e forse anche utile, ma di certo non sono a tua disposizione.

      Per questa tua carenza in economia potresti iscriverti a un corso online. Probabilmente ne fanno anche con le figurine, e sicuramente andrebbe bene pure per l’autostima e le altre varie problematiche che elencavi.

       
  14. Daniele il said:

    Abituare gli italiani alla vista dei militari in strada per far loro meglio accettare la prossima guerra.

    Far sentire i popoli africani protetti e come fossero a casa in Italia, dando loro case popolari e approvando lo Ius Soli, così da renderli fedeli soldati nella prossima guerra.

     
  15. Marco Vinicio il said:

    per tempismo di “cronaca” e a conferma che la situazione, come negli anni scorsi, è tanto fluida che si presta solo a ipotesi come quelle sul ribasso del petrolio (per competizione con lo shale americano? per frenare la Russia? per entrambi?), aggiungo che oggi su Bbc online – per dire – compaiono un titolo se si stia avvicinando un’altra guerra medio-orientale , col punto interrogativo;
    dichiarazioni di Tillerson sul Libano:
    http://www.bbc.com/news/world-middle-east-41952533
    un articolo-compendio che spiega le posizioni sul quadrante dei vari Stati – superpotenze, potenze regionali e Stati del Golfo:
    http://www.bbc.com/news/world-middle-east-41945860
    e la notizia ancora non ufficiale che Putin e Trump in Vietnam per il vertice Pacifico avrebbero concordato una dichiarazione congiunta (non ancora confermata) sulla lotta all’Isis e Mosca negli incontri avrebbe ribadito che non vi è soluzione militare al conflitto siriano:
    http://www.bbc.com/news/world-middle-east-41953110
    Tanto è fluida e imprevedibile la situazione..

     
  16. andrea z. il said:

    L’ Arabia Saudita ha visto crollare in pochi anni l’impalcatura di potere che le ha permesso di dominare il Medio Oriente; ai suoi confini, dallo Yemen, alla Siria, all’Iraq, vede affacciarsi ovunque la Resistenza e assiste all’affermazione dell’Iran come potenza regionale e non solo; se a questo si aggiungono i movimenti che agitano il Bahrain, ridotto a un satellite saudita con gli Al Khalifa mantenuti al potere solo dalle truppe inviate da Riyadh e Abu Dhabi, e al crescente malcontento che monta in molte sue regioni interne, si ha un quadro catastrofico.

    In passato, l’Arabia Saudita ha usato più volte la carta del petrolio come strumento di pressione contro i propri avversari, e per primo l’Iran; da ultimo ha scatenato una guerra dei prezzi nel 2014, ma ha rischiato di rimanerne travolta e, dopo gli accordi dentro e fuori l’Opec che è stata costretta a prendere per correre ai ripari, non può più usarla perché ne sarebbe la prima vittima.

    A questo punto, Riyadh ha poche carte da giocare per controbattere una deriva che la sta marginalizzando; per questo, non potendo intervenire direttamente, sta alzando la tensione per creare le condizioni di un intervento dell’ultima potenza regionale interessata a contrastare l’affermazione dell’Asse della Resistenza, Israele, o quanto meno per farlo muovere, permettendo all’Arabia Saudita di guadagnare tempo.

    Tel Aviv sa bene che, una volta chiusa la partita in Siria ed Iraq e marginalizzata Riyadh, la Resistenza punterà su Gerusalemme; la sua finestra d’opportunità per un intervento si restringe di pari passo alla liquidazione delle crisi irachena e, soprattutto, siriana. Israele ha aiutato “ribelli” e terroristi per allontanare questo momento, ma è consapevole che ormai sta giungendo e si sta preparando; non è un caso che, dopo le più grandi manovre terrestri mai tenute da Tsahal, da domenica scorsa siano in corso le più grandi manovre aeree mai realizzate, che dureranno fino al 16 novembre.

    https://www.ilfarosulmondo.it/riyadh-minaccia-teheran-guerra/

     
  17. andrea z. il said:

    Più probabilmente gli arresti sono stati determinati dalla volontà di togliere dalla circolazione parenti e affini in grado di minacciare la successione al trono, come pure i grandi progetti economici esterni al petrolio a cui pensa l’erede al trono, in particolare il programma Vision 2030, il quale comporta 2mila miliardi di dollari investimenti a partire dai 500 miliardi di dollari destinati al progetto di una città-resort di lusso nel nord-ovest del paese, nonché in isole del Mar Rosso da trasformare in centri balneari per turisti spendaccioni.
    D’altronde il petrolio c’è e ce ne sarà ancora per decenni ma non è infinito, e per Mohammad bin Salman al-Saud la parola d’ordine è diversificare. A cominciare dall’industria del turismo in un paese che non ha altro che petrolio e sabbia, per cui per prima cosa è necessario eliminare i possibili concorrenti (tutti gli arrestati sono imprenditori miliardari pronti a mettere in naso in ogni affare), e per seconda abbandonare la rigida tradizione wahhabita, aprendo gradualmente ad esempio alle donne in vista di un turismo che non arriva se si chiudono le porte ai bikini, all’alcool e ai gay.

    http://www.notiziegeopolitiche.net/arabia-saudita-faide-interne-e-vision-2030-mohammed-bin-salman-fa-arrestare-principi-e-ministri/

     
  18. Il Gommista il said:

    Due stati fanno discendere il loro diritto di proprietà e di potere da sacre scritture … questo si può spiegare agli altri contendenti solo con la forza …ed ora è il fattore tempo è dalla parte di questi, ma lo è sempre stato da quando c’è il confronto demografico. Una guerra può aiutarli a invertire la situazione …ma dopo 4 mila anni di civiltà GUERRA non significa più conflitto ma distruzione totale di tutti…. prima di premere il grilletto ora devono considerare questo problema epocale. e le alternative si sono praticamente esaurite… speriamo solo che uno dei due non sia un folle…

     
  19. Sono perfettamente d’accordo. Se guardiamo alle scelte di fondo e lasciamo stare le dichiarazioni che in genere hanno lo scopo di occultare i fatti, le dimissioni di Saad Hariri vanno nella direzione di un riallineamento della Monarchia Saudita, perché, in realtà, rafforzano il fronte sciita e l’alleanza con i cristiani che ha permesso la distensione tra l’esercito regolare ed Hezbollah promosso dal presidente Michel Aoun. Se queste dimissioni hanno, come sembra, lo scopo di liberare la presa saudita sul Libano, porteranno al rafforzamento del governo libanese e a una più stretta collaborazione tra milizie ed esercito, il che renderà più arduo qualsiasi tentativo di Israele di un attacco alle milizie Hezbollah. In generale, quindi, si tratterebbe della riformulazione della strategia della nuova reggenza saudita alla luce degli ultimi equilibri che si vanno definendo in seguito alla vittoria sul terrorismo filo-occidentale da parte dell’esercito siriano, del fronte sciita e della Russia, sotto la spinta dell’intesa con quest’ultima tesa a permettere l’aumento del prezzo del petrolio e il rilancio dell’economia saudita nell’ottica di uno sganciamento dalla dipendenza della produzione di greggio. Anche la volontà di abbandonare l’estremismo wahabita, come fa notare Piotr avvalora questa ipotesi perché va a ridefinire la posizione saudita nel quadro di un generale riallineamento così come fatto dal Qatar e dalla Turchia, dato che l’estremismo islamico è il principale strumento nelle mani statunitensi per imporre la propria egemonia sull’area. Ora Israele fa sapere attraverso Channel 10 che aveva mandato un cablo ai diplomatici israeliani con queste indicazioni: “Dovete sottolineare che le dimissioni di Hariri mostrano quanto siano pericolosi l’Iran ed Hezbollah per la sicurezza e la stabilità in Libano”. E il missile degli Houti yemeniti “lanciato verso Riad” rende necessario “aumentare la pressione verso Iran ed Hezbollah”. C’è da chiedersi perché mai Israele rende pubbliche istruzioni riservate ai soli diplomatici, che tra l’altro non fanno che evidenziare i legami con l’Arabia Saudita su un tema, l’anti sciismo, già palese a tutti, quasi a voler suggerire la “giusta“ interpretazione delle dimissioni di Hariri. In effetti sembra temere che la nuova reggenza saudita stia tendendo la mano all’asse sciita. E infatti le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu, il 5 novembre alla BBC confermano che le dimissioni di Hariri hanno rafforzato Hezbollah e, come scrive Richard Labévière su Proche&Moyen-Orient.ch , involontariamente confermano una dinamica di riscossa e di nuovi irredentismi: “le dimissioni di Saad Hariri significano che Hezbollah ha preso il potere, il che significa che l’Iran ha preso il potere. Questa è una chiamata a svegliarsi! Il Medio Oriente sta vivendo un momento estremamente pericoloso in cui l’Iran sta cercando di dominare e controllare l’intera regione … Quando tutti gli Arabi e gli Israeliani sono d’accordo su una cosa, il mondo deve sentirlo. Dobbiamo fermare questa presa di controllo iraniana “.
    Se le cose stanno effettivamente in questi termini, a meno di un intervento diretto della CIA e dei servizi israeliani, si può di conseguenza arrivare alla conclusione che gli USA hanno ormai perso del tutto i principali alleati in Medioriente.
    Gli resta contare sui curdi ma è ben poca cosa. Senza l’ISIS la loro presenza non ha giustificazioni valide, prima o poi saranno costretti ad abbandonare la partita, lasciando ad Israele la sola alternativa di trattare con la Russia una diversa posizione nei confronti degli altri attori dell’area mediorientale, che preveda la rinuncia al progetto del Grande Israele. Comunque, un cambio del quadro geopolitico da ascrivere, oltre che alla vittoria di cui sopra, a Putin e alla sua strategia diplomatica.

     
  20. Claudio il said:

    Buongiorno a tutti e in particolare a Federico Dezzani che considero il migliore analista geopolitico che abbiamo in Italia.

    Sono diversi mesi che leggo con attenzione questo blog e lo trovo straordinario anche nella qualità dei commenti e quindi dei commentatori. Proprio per questa ragione e per il fatto che non sono mai intervenuto prima d’ora, ho deciso di scrivere qui, una mia “richiesta di spiegazioni” mirata a capire e comprendere, al fine di potere agire in maniera corretta e quindi indirizzare le mie energie nella direzione giusta.

    Partirei innanzitutto da questo video-youtube https://www.youtube.com/watch?v=kJcnyQoBnn4 dove il celebre esorcista padre Amorth ci dice due cose: 1) Chi governa il Mondo e 2) Che si può essere BLOCCATI in tutti i sensi in cui un cittadino che vive in questa società occidentale, può essere bloccato, se per una qualsivoglia ragione ( anche in maniera del tutto in buona fede o senza colpa) ci si metta contro questa “setta”. Quindi bloccati nella carriera, nella vita affettiva, nelle amicizie e ovviamente nel lavoro.

    Proprio come detto da Padre Amorth anch’io ero un alto dirigente con ruoli importanti, espletati in contesti internazionali e oggi non riesco a trovare niente, nè in patria e nè all’estero. Neppure un posto da cameriere o da bidello. Si viene bloccati e se per caso, si riesce a trovare un posto di lavoro, faranno in modo da fartelo perdere in pochissimo tempo. Credetemi è tutto vero quello che dice Padre Amorth.

    Detto questo, considerato il fatto che siamo su questo pianeta, anche per reagire, ebbene ho deciso, alle prossime elezioni di dare il mio voto alla destra ( quella vera e non quella farlocca di Silvio o di Giorgia o di Matteo).

    Vorrei però essere sicuro che il mio voto non vada a finire in uno di quei soliti partiti “specchietto per le allodole”.

    Mi stavo leggendo i programmi elettorali, sia di Casapound http://www.ergonitalia.org/site/315-il-programma-di-casapound-in-10-punti.html che di Forza Nuova http://www.forzanuova.eu/ e devo dire che quello di FN è l’unico a riportare in maniera esplicita al punto 4, la messa al bando di tutte le “sette segrete”.

    Fatta questa lunga premessa la DOMANDA E’: ” Secondo lei Dezzani e secondo i lettori, ci si può fidare di FN, oppure alla fine è l’ennesimo “specchietto per le allodole” e “stampella del potere”, creato ad arte (come il movimento) al fine di contenere le energie degli scontenti e far governare sempre i soliti “servi del potere” ?

    Grazie dell’ospitalità e mi scuso per l’ off topic .

     
    • Backward il said:

      @Claudio
      “…per reagire, ebbene ho deciso, alle prossime elezioni di dare il mio voto alla destra”

      Scusi Claudio, ma perché vuole delegare la reazione a qualcun altro? Non crede che le sue energie potrebbero far di meglio che disegnare una crocetta su di una scheda elettorale?

       
    • Francesca Ancona il said:

      Caro Claudio, interessanti i quesiti che ti poni, in effetti è un po’ come dici, ma non devi suggestionarti. C’è chi dirige, ma non si tratta di una setta né di gente malefica. E’ difficile da spiegare così perché esistono più forze ed energie. Sappi solo che devi fidarti di chi ti ha messo qui, sa lui cosa fare per te. Non fidarti di nessun partito politico, sono tutti uguali, tutte illusioni, lascia perdere. Questo è un universo basato sulle illusioni, anche la sfiga è un’illusione, non credere a tutto ciò che vedi e senti. Vivi la tua vita, perché dovresti lottare contro il vento? Il modo migliore per combattere una cattiva energia? Restare sereni ed ignorare 🙂 Saluti

       
      • Claudio il said:

        Ciao Francesca. Grazie della risposta che contiene, certamente, un fondo di verità. Non tutta però. Ad esempio, pensare che persone come Padre Amorth, che hanno dedicato l’intera vita allo studio di questi fenomeni e di queste sette, dicano cose non vere, mi sembra un poco azzardato. Lo stesso Dezzani ne ha parlato ampiamente, proprio su questo blog, quando ha ben descritto “le mafie” in Italia.

        Quindi anche quanto detto da Federico non sarebbe vero per te ? Presupporre che sia tutto inventato e tutto una illusione non è credibile. Comunque tranquilla, sono serenissimo 🙂 e vado avanti ignorando il giusto ma non dimenticandomi, al contempo, di far sapere, di far conoscere e di informare il prossimo che certe cose esistono, sono concrete, reali e hanno ben poco d’illusorio. Tutto superabile però. Un caro saluto anche a te.

         
        • Claudio il said:

          Aggiungo solo una ultima cosa:” Invito TUTTI e in particolare le Forze dell’Ordine, Magistratura e Giornalisti a indagare se esite o meno un “libro nero” in seno a queste associazioni/sette, in grado di indicare le persone/la persona, da “ostacolare”.

          Qualora esistesse ( …e sono sicuro al 100% che esiste) un tale “libro nero”, sarebbe una cosa di una tale gravità, da giustificare qualunque intervento, anche da parte e soprattutto della Polizia Giudiziaria.

           
  21. Speriamo sia vero!!
    Anche a me piaccerebbe un approfondimento su questo tema.

    Come dice Federico tutto ruota attorno al petrodollaro.
    Se l’Arabia quoterà la società petrolifica a New York, per la gioia delle banche, sono sicuro che la destabilizazione si fermerà all’improvviso.
    Se invece, la Cina riesce a fregare il malloppo agli americani bhoom Arabia!

    Nel frattempo facciamoci due risate sullo schiaffo arabo A Macron.
    http://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/articolo/2014897/laaffronto-inflitto-a-macron-in-arabia-saudita.html

     

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