Il nuovo maggio francese

In Francia si respira “un climat de crispation”, un clima di nervosismo, d’inquietudine. La protesta indetta dei sindacati contro la riforma del mercato del lavoro sta mettendo in ginocchio il Paese, rischiando di travolgere il premier Manuel Valls ed assestare il colpo di grazia a François Hollande: dopo qualche mese di relativa calma, la mobilitazione è riesplosa dopo che l’esecutivo ne ha sottratto l’esame all’Assemblea Nazionale e si è allargata a centri nevralgici dell’economia, come la produzione di carburanti ed i trasporti. Nonostante lo stato d’emergenza in vigore da novembre ed il sostegno incondizionato di Bruxelles, la Francia va verso la paralisi, confermandosi la più grande minaccia politica per la tenuta dell”Unione Europea, seconda solo al Brexit.

Un Paese in stato d’emergenza

Cominciamo il racconto da metà: il 18 maggio l’Assemblea Nazionale conferma, dopo il Senato, il prolungamento dello stato d’emergenza fino a luglio inoltrato, con la scusante ufficiale di garantire la sicurezza degli Europei dei calcio e del Tour de France. Qualche esponente politico chiede che le restrizioni in materia di sicurezza siano impiegate anche per proibire le manifestazioni, talvolta violente e sempre più frequenti, che agitano la Francia da settimane: si tratterebbe, però, di una palese forzatura costituzionale, perché la giustizia amministrativa si è già espressa sull’intangibilità del diritto a manifestare1. Lo stato d’emergenza, insomma, avrebbe dovuto agire a livello psicologico più che normativo, inibendo più proibendo, così da scongiurare quelle tensioni sociali che stanno paralizzando oggi il Paese.

Facciamo ora un passo indietro: è metà febbraio, e lo stato d’emergenza in vigore dalla strage del 13/11 è appena stato prorogato una prima volta, quando appare sui radar della politica francese la riforma del mercato del lavoro, un argomento tabù in Francia, persino più scottante della riforma pensionistica. In ossequio al principio per cui le riforme contestate hanno sempre un volto femminile (vedi il caso Maria Elena Boschi in Italia), meglio ancora se “multietnico” così da blindarsi contro qualsiasi attacco, è il ministro Myriam El Khomri a dare il nome al disegno di legge, studiato per restituire “compétitivité” alle imprese ed alla Francia. Che si fossero attese le stragi “dell’ISIS” e la promulgazione dello stato d’emergenza per affrontare il dossier, aveva fatto sorgere il dubbio che, così facendo, il governo socialista sperasse di soffocare i tumulti sociali sotto la cappa del terrorismo. Il dubbio si è poi dissolto quando che è emerso il contenuto della legge El Khomri e si è appurata la reazione, furibonda, delle parti sociali.

La riforma è la semplice traduzione in francese delle politiche di svalutazione interna tanto care alla Troika: comprimendo i salari, attraverso la facilitazione dei licenziamenti e del precariato, si cerca di restituire competitività al Paese in alternativa alla svalutazione del cambio (resa impossibile dall’euro) e, soprattutto, si sposta la forza contrattuale dal lavoro al capitale (la classica politica “lato offerta” tanto cara ai neoliberisti). La legge El Khomri, infatti, disciplina ed allarga i licenziamenti economici e, col contestatissimo articolo 2, subordina il contrattato nazionale a quello aziendale per quanto riguarda gli orari di lavoro2: si tratta, in sostanza, di abolire la settimana lavorativa di 35 ore, additata come un lusso insostenibile in epoca di austerità.

Per il partito socialista, che una quindicina d’anni prima introdusse la settimana di 35 ore sotto il premierato di Lionel Jospin, è un vero e proprio trauma: François Hollande, salutato all’insediamento all’Eliseo come l’alternativa di sinistra all’Europa dell’austerità, si dimostra all’atto pratico un inflessibile seguace dell’ortodossia economica di Bruxelles, spingendosi là dove neppure Nicolas Sarkozy aveva osato, temendo la reazione dei sindacati (l’innalzamento dell’età pensionabile da 60 a 62 anni varato nel 2010 provocò a suo tempo agitazioni che impallidiscono di fronte a quelle odierne).

Quando il testo della riforma arriva all’Assemblea Nazionale (l’equivalente della Camera italiana) si forma quindi una “une minorité de blocage”, una coriacea opposizione formata da una “alliance des contraires et des conservatismes”, per superare la quale il premier Manuel Valls (cui appartengono i virgolettati) ricorre all’articolo 49.3 della Costituzione francese: il voto all’Assemblea è saltato a piè pari ed il testo della riforma, come uscito dal Consiglio dei Ministri, passa direttamente all’esame del Senato. È il 10 maggio3 : l’inizio del nuovo “maggio francese” che ricorda per certi aspetti, dall’occupazione delle fabbriche al coinvolgimento degli studenti, dal ricorso massiccio agli scioperi al ruolo della Confédération générale du travail (CGT), la famosa primavera del 1968.

Il racconto arriva così alla cronaca odierna: l’uso dell’articolo 49.3 per l’approvazione della legge El Khomri, “una véritable honte4 secondo la CGT, galvanizza le sigle sindacali di sinistra e riaccende le proteste che, dopo la grande prova di forza del 31 marzo, si erano progressivamente sopite: il 17 maggio ha inizio una massiccia ondata di scioperi che, con perizia quasi militare, mira ai centri nervosi dell’economia, così da obbligare lo Stato a scendere a compromessi.

Sei delle otto raffinerie presenti sul territorio francese sono bloccate, scatenando l’immediata corsa degli automobilisti alle pompe di benzina, tanto che tra il 20% ed il 30% dei distributori è costretto alla chiusura nel volgere di 48 ore. C’è, certo, il precedente del 2010, quando Nicolas Sarkozy davanti al prolungato blocco dei petrolchimici aveva precettato i lavoratori e sgomberato i blocchi con la forza, ma per Hollande emulare il predecessore sarebbe il colpo di grazia: il governo decide perciò di attingere il carburante dalle riserve strategiche, capaci di soddisfare la domanda per circa tre mesi: “il n’y aura pas de pénurie”, non ci sarà scarsità di carburante, rassicura il sito del governo riciclando i vecchi slogan dello choc petrolifero del 1973.

La protesta si allarga a macchia d’olio: centrali nucleari, fabbriche, aeroporti, metropolitane ed autostrade subiscono pesanti ripercussioni, da estendere, nell’ottica gli organizzatori, fino alla rese del governo ed al ritiro della legge El Khomri. Il 26 maggio è il giorno della grandi manifestazioni, che degenerano in violenze a Parigi, Nantes e Bordeaux: l’usura cui sono sottoposte le forze dell’ordine in questo periodo, tra stato d’emergenza e scioperi, lotta al terrorismo e scontri di piazza, è tale che i poliziotti hanno a loro volta incrociato le braccia, denunciando la “haine anti-flics”, ossia l’odio anti-sbirri che si respira nel Paese5.

Un quadro sociale così esplosivo, completato dalla cifra record di 3,5 milioni di disoccupati, farebbe tremare i polsi anche al più solido dei governi: a maggior ragione vacilla il premier Manuel Valls, stabilmente in fondo alla classifica di gradimento insieme al presidente Hollande (rispettivamente 22% e 18% di giudizi positivi6). L’esecutivo socialista si dimostra tutto fuorché monolitico di fronte alla sfida lanciata dai sindacati e, nonostante in patria (la Medef, la Confindustria francese) come all’estero (il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble) non manchino le esortazioni a tirare dritto, appaino presto le prime incrinature: Valls ed il ministro dell’economia Michel Sapin si contraddicono a vicenda, l’uno negando e l’altro aprendo alla possibile modifica del contestato articolo 2 della legge El Khomri, che abolisce de facto le 35 ore settimanali.

Intanto gli automobilisti osservano preoccupati le tacche della benzina scendere chilometro dopo chilometro, domandandosi se e dove riusciranno a rifornirsi: più della metà dei distributori è già a secco, con punte dell’80% nell’Île-de-France7. Il rischio ormai non troppo remoto è che la Francia, tra penuria di carburanti e blocco ad oltranza dei trasporti, scivoli in una condizione di semi-paralisi, rendendo problematico anche lo svolgimento degli Europei di calcio in programma dal 10 giugno.

Francia, l’ostacolo insormontabile per l’unione fiscale

L’Europa della primavera 2016 è una pentola a pressione vicina allo scoppio: anni di depressione o stagnazione economica, di austerità e deflazione, cui vanno sommante le recenti ondate migratorie indiscriminate dall’Africa e dal Medio Oriente, hanno a tal punto deteriorato il quadro politico che qualsiasi evento può assestare il colpo di grazia alla traballante Unione Europea. L’establishment euro-atlantico, spaesato dalla piega che hanno assunto gli eventi, diretti verso il collasso degli organismi sovranazionali europei più che verso gli auspicati Stati Uniti d’Europa, è sostanzialmente impotente e privo di qualsiasi strategia di medio periodo: si vive giorno per giorno, bloccando con i brogli elettorali l’elezione di un presidente austriaco euro-scettico, o sfilando stancamente sulla passerella di un G7, svuotato di qualsiasi significato.

Una delle ultime tattiche adottate a livello mediatico per frenare il contagio “euroscettico” è quella dei compartimenti stagni: qualsiasi notizia che può turbare il già pericolante equilibrio europeo difficilmente esce dai confini nazionali, così da impedire qualsiasi empatia tra le diverse opinione pubbliche, sempre più ostili a Bruxelles. È il caso delle sullodate proteste francesi che hanno avuto modestissima copertura all’estero, del referendum olandese che ha bocciato l’accordo di associazione tra l’Ucraina e la UE, della prematura fine della legislatura spagnola, sciolta dopo sei, inutili, mesi di mandati esplorativi, delle violente manifestazioni a Bruxelles contro l’austerità e la riforma del mercato del lavoro, ricalcata, ovviamente, sulla legge El Khomri e sul “Jobs act” renziano.

L’altra tendenza in atto è di allentare l’austerità, evitando di chiedere aggiustamenti di bilancio che, visto i crescenti dubbi sulla tenuta della moneta unica, rischiano di essere non solo controproducenti, ma addirittura inutili: in quest’ottica deve essere inquadrato il nulla osta al maggiore deficit italiano, in cambio di una stretta sui conti nel 2017 (ci sarà ancora il governo Renzi e l’euro?), e l’apertura ad un possibile alleggerimento del debito pubblico greco, ora al 180% del PIL. È inutile impuntarsi sul rigore dei conti, quando l’imminente referendum inglese sulla permanenza nella UE rischia di scatenare un tempesta continentale.

Di fronte a questo scenario a tinte fosche si registrano due tipi di reazione, quella degli esponenti tecnocratici i cui destini sono indissolubilmente legati all’euro ed alla UE, e quella degli esponenti più vicini agli establishment nazionali. I primi, tra cui si possono annoverare i membri della Commissione europea e della BCE, Mario Draghi in testa, auspicano di portare alle estreme conseguenze la strategia del “più crisi per più Europa”, finora dimostrasi fallimentare, e di sfruttare gli attuali spasmi dell’Unione Europea per strappare l’unione fiscale e politica: si tratterebbe del classico colpo di mano, cui sono molto affezionate le oligarchie massonico-finanziarie. I secondi, più realistici, hanno realizzato che, nell’attuale contesto, qualsiasi maggiore integrazione europea sul versante politico e fiscale, rischia di avere effetti incontrollabili sull’elettorato, sempre più schierato su posizioni euroscettiche.

A questo proposito sono significative le recenti affermazioni del governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ospite dell’ambasciata tedesca a Roma8:

L’unione fiscale sarebbe il passo più grande nel processo di integrazione. Ma questo richiederebbe solidità e solidarietà nell’Unione monetaria, ampie modifiche ai Trattati europei e successivi referendum confermativi nei vari Paesi. Ostacoli enormi. Al momento non vedo la volontà di superare questi limiti, né in Italia, né in Germania, né in altri Paesi (…).Se si ha timore della rinuncia alla sovranità nazionale, il rafforzamento del quadro esistente rimane l’unica alternativa per rendere l’Unione monetaria più stabile. Una prospettiva comunque tutta in salita, dal momento che da quando esiste l’Unione monetaria le regole del patto di stabilità e crescita sono state violate da alcuni Stati, fra i quali anche l’Italia, più spesso di quanto siano state osservate.”

Se l’unione fiscale, ossia il trasferimento di gettito dalla Germania verso il resto dell’eurozona, sfuma e gli aggiustamenti all’interno dell’eurozona continuano a basarsi sul rigore fiscale e sulla svalutazione interna, non solo l’Italia (che inanella nuovi record di debito pubblico mese dopo mese, complice anche il contesto deflazionistico) ma anche la Francia, sarà presto o tardi (ma più presto che tardi) costretta a gettare la spugna “svalutando”, ossia uscendo dalla moneta unica.

Sull’argomento già ci soffermammo nell’articolo “Turbolences en France: danger mortel pour l’euró!”, pubblicato nell’ottobre 2015 dove, tra l’altro, sottolineavamo la funzione della strategia della tensione, che di lì a poco più di un mese sarebbe culminata nella mattanza del 13/11, nel dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle criticità dell’economia verso le tematiche della sicurezza. Che la riforma del mercato del lavoro sia sta messa in cantiere in pieno stato d’emergenza, è tutto fuorché casuale.

Gli scioperi e le proteste di questi giorni confermano l’inconciliabilità di fondo tra il “Liberté, Égalité, Fraternité” su cui è fondata la Repubblica francese ed il rispetto del patto di stabilità di cui parla Jens Weidmann: laute retribuzioni a fronte di una settimana lavorativa di 35 ore, un’età pensionabile tra le più basse d’Europa ed un generoso Stato sociale che persegue ancora l’incremento demografico come fattore di potenza nazionale, sono lussi che Parigi non si può permettere restando nell’euro. Si noti che, similmente a quanto è avvenuto in Italia dopo l’adozione dell’austerità, anche la Francia ha sperimentato nel corso del 2015 una netta caduta delle nascite (-2,3% rispetto all’anno precedente, al minimo dal 19999) ed una parallela diminuzione dell’aspettativa di vita, col risultato finale che il saldo naturale è stato il peggiore dal 1976. 

Se gli altri Paesi dell’europeriferia hanno però ingerito, a colpi di governi di governi tecnici e commissariamenti della Troika più o meno velati, dosi d’austerità un tempo impensanbili, la Francia si conferma allergica a qualsiasi ulteriore inasprimento del rigore (“non vogliamo fare la fine dell’Italia” dicono gli operai francesi che picchettano gli ingressi delle raffinerie10) e, in ultima analisi, rappresenta una minaccia politica per il futuro della UE, prima ancora che finanziaria, seconda solo al Brexit.

Tra scioperi selvaggi, deflazione e referendum inglese, si è così entrati nell’ultimo miglio dell’eurozona.

All’appello manca solo l’ISIS ma, come ha recentemente rassicurato il direttore di Europol, l’inglese Rob Wainwright11:

“La minaccia terroristica è ancora molto alta, la più grave dai tempi dell’11 settembre e temo sia probabile un nuovo attacco in Europa in futuro”.

Obbiettivo Francia, Euro 2016?

penurie

 

1http://www.huffingtonpost.fr/2016/05/19/prolongation-etat-urgence-interdire-manifestations-difficile_n_10019968.html

2http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/05/10/loi-travail-quelle-est-cette-inversion-de-la-hierarchie-des-normes-qui-fait-debat_4916497_4355770.html

3http://www.lemonde.fr/politique/article/2016/05/10/loi-travail-l-hypothese-d-un-49-3-se-renforce_4916365_823448.html

4http://www.liberation.fr/france/2016/05/10/loi-travail-le-recours-au-493-est-une-veritable-honte-s-insurge-la-cgt_1451720

5http://www.leparisien.fr/paris-75/manifestation-inedite-de-policiers-contre-la-haine-anti-flics-18-05-2016-5806347.php

6http://www.lepoint.fr/politique/la-cote-de-popularite-de-valls-s-effondre-07-04-2016-2030739_20.php

7http://www.huffingtonpost.fr/2016/05/26/carte-essence-penurie-carburant-station-ouverte_n_10138834.html

8http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-04-26/weidmann-bundesbank-roma-parla-solidita-e-solidarieta-unione-monetaria-183327.shtml?uuid=ACjvzzFD

9http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2016/01/18/01016-20160118ARTFIG00330-naissances-mortalite-esperance-de-vie8230-le-bilan-demographique-morose-de-2015.php

10https://www.lastampa.it/2016/05/25/esteri/tra-gli-operai-che-bloccano-le-raffinerie-non-vogliamo-fare-la-fine-dellitalia-uQLgdpy71br8oST2r8GH9M/pagina.html

11http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/europol-allarme-terrorismo-europa-1ebb21a9-b30a-4cb4-8e8f-34226cbf47bf.html

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58 thoughts on “Il nuovo maggio francese

  1. Caro Dezzani Lei e’ come al solito troppo “ottimista”; anche ” la france” sara’ “rosolata” come tutti gli altri “maiali” mediterranei e il “banco” potrebbe saltare solo per una crisi “esterna”.
    Ma anche allora il sistema massmerdiatico riuscirebbe a trasformare la m….a in cioccolata ( ricordiamoci del 1914 ) ; purtroppo i piddioti sono ovunque … 🙁

     
      • Lei e’ “ottimista” ( il ” pessimista” sono io ) in quanto mi par di leggere che si aspetta “sconquassi” da questo “mai 2.0”, dimenticando che DA SEMPRE ( ad esempio mi viene in mente una primavera del ’15 ) la piazza conta solo quando va dove vogliono L’ORO.

         
        • Federico Dezzani il said:

          Resta il fatto che il sistema economico-finanziario è vicino al collasso e, francamente, non credo che sia così onnipotenti da controllarne le imprevedibili evoluzioni…

           
    • luigiza il said:

      @WS
      .. il sistema massmerdiatico riuscirebbe a trasformare la m….a in cioccolata ( ricordiamoci del 1914 ) ; purtroppo i piddioti sono ovunque …

      Vero però non é affatto certo che una volta riusciti a far risuonare nella testa della popolazione la parola uccidi, questa di scagli contro il target voluto.
      Il quadro profetico, se lo conosce e lo prende per buono, afferma che ‘sta volta andrà diversamente ed a cominciare proprio dalla Francia.

       
        • luigiza il said:

          @Jean
          vuoi conoscere il quadro profetico?
          Eccotelo, ma é solo uno dei tanti e tutti concordi sul destino della Francia:

          (Quanto alla Francia, ricordo qui ciò che previde il bavarese Alois Irlamier nel 1957:

          “La città con la torre di ferro (Parigi?) diviene vittima della propria gente. Bruciano tutto. E’ La rivoluzione, e tutto va in modo selvaggio. “La grande città con l’alta torre di ferro è in fiamme, ma questo è stato fatto dalla propria gente, non da quelli che sono venuti dall’est.

          “Posso vedere esattamente che la città è rasa al suolo e anche in Italia sta andando selvaggiamente. Uccidono molta gente là e il Papa fugge, ma molti ecclesiastici saranno uccisi, molte chiese crolleranno”).

          Comunque l’articolo del Dezzani ben spiega i passaggi che stanno portando a quell’epilogo ormai inevitabile e pure salutare.
          Non necessitano più profeti basta buon senso e retto sentire.

           
        • Willy Muenzenberg il said:

          Noi non credevamo. Quindi, ridevamo delle profezie benché in larga parte venissimo da famiglie ebraiche. Fu il nostro errore. Se ci avessero detto, rinchiusi a pianificare i soviet a Zurigo, che il presidente della Russia sarebbe andato a baciare le Sacre Icone sul Monte Athos, molti di noi avrebbero abbandonato. Ed è l’Italia, e Roma, ad essere oggetto di profezie molto chiare.

           
        • Jean il said:

          Conosco, ma conoscere meglio è proficuo…
          La profezia relativa ai Francesi, proclamava che erano i responsabili della terza guerra mondiale….

          Saluti

           
        • pietro il said:

          Se allora io ti dicessi (ma sono sicuro che tu ne sei gia’ a conoscenza) che il rabbino isac kaduri morto alla veneranda eta’ di 108 anni,nel suo testamento spirituale (definiamolo cosi’ per brevita’ di discorso) ha lasciato scritto che il messia d’israele e’ Gesu’ e che i discepoli della sua scuola rabbinica si stanno convertendo al cristianesimo,come reagiresti ?

           
  2. Cinà il said:

    La cosa si potrebbe leggere anche in quest’altro modo: la Francia, con le sue attuali manifestazioni, è l’ultimo ostacolo di fronte alla completa “normalizzazione” d’Europa. La Grecia è stata annichilita, l’Austria è stata turlupinata, l’Italia non pervenuta, la Spagna e il Portogallo mancano della necessaria forza di rottura … Quanto al brexit farà la stessa fine delle elezioni austriache (chi è disposto a scommettere un solo soldo bucato che accada il contrario?). La macchina della propaganda sta marciando già a pieno regime, stanno tentando di terrorizzare i sudditi della regina usando ogni argomento…
    Restano solo queste impreviste manifestazioni francesi … presto ci penserà l’Isis o qualche altra trovata di uguale portata … Poi le tristi profezie di Orwell saranno compiute completamente!
    Non vi pare?

     
    • Federico Dezzani il said:

      La deflazione ed il debito sono però le lancette inarrestabili della bomba… Questa volta il gioco gli è sfuggito di mano.

       
  3. Antonello S. il said:

    Io sono moderatamente ottimista perchè il popolo francese, ed in questo caso particolare quello di sinistra, sta attuando quelle azioni che da noi sono state cloroformizzate da un sindacato pigro e benestante e da una sinistra, anche estrema, veramente scandalosa.
    In Francia non hanno dovuto aspettare, come succede normalmente, che la borghesia illuminata abbia dato il segnale di “pronti-via”.
    Hanno compreso che questo provvedimento legislativo, falsamente attribuito al burattino Valls, in realtà viene da più lontano e rappresenta un evidente tentativo di far regredire la società europea in generale ed in questo caso, quella francese in particolare, indietro nel tempo.
    Confesso quindi, visti anche i precedenti negli altri Paesi mediterranei, con una menzione particolare di disprezzo per la Spagna, di essere rimasto piacevolmente sorpreso dalla reazione dei cugini d’oltrealpe.
    E’ del tutto evidente che il mandato di Hollande è praticamente finito, e anche male.
    Chissà se alle prossime elezioni riusciranno finalmente ad essere lungimiranti come in questi giorni, senza più farsi ingannare dai trucchi e dai “magheggi” elettorali utilizzati negli ultimi anni, sfruttando sapientemente la sporca arma dell’ideologia?

     
    • pietro il said:

      Caro antonello,io ti inviterei fraternamente a superare la dicotomia destra-sinistra ed a sostituirla con poveri-ricchi,sotto e sopra,piccoli e grandi,dove i poveri-piccoli,quelli che stanno in basso nella scala socio-economica siamo tutti noi,al di la’ che si posseggano 1o2 case,un’automobile grande o piccola o addirittura nulla di tutto cio’.Loro,quelli che ci opprimono fomentano la piccola invidia sociale per tenerci divisi ed in discordia tra di noi.Per il resto sono molto d’accordo con il tuo pensiero.Scusami se sono stato un poì ruvido nell’esprimermi.

       
  4. Willy Muenzenberg il said:

    Grande Professore,

    E’ dai tempi della Vandea, che la Francia mostra questa resistenza ai nostri disegni. Quanto più ne infiltriamo tutti i livelli, e ne proviamo a degenerare la gioventù, quanto più i contadini che in gran parte ancora la costituiscono, si oppongono. Lei giustamente sottolinea come dopo avergli regalato disoccupati a milioni, deflazione, l’obbligo di portare la bozza di legge finanziaria prima a Berlino che ad assemblee nazionali ormai ridotte ai loro ristoranti, questo dovrebbe essere quasi ineludibile.

    Eppure, caro Professore, tutti i Paesi mediterranei e l’Irlanda cui abbiamo regalato questo stesso presente — e innanzitutto a Roma, dove ormai infiltriamo persino il Papa — nessuno ha reagito. Gli abbiamo pure regalato Syriza, Podemos, e i 5 Stelle per sterilizzare ogni opposizione con qualche strillo sul web e nelle piazze.

    Solo i francesi si ostinano a bloccarci. Addirittura la loro classe operaia e contadina. Addirittura con il partito di Jean Marie che dagli anni ’50 ci fa penare come e più di De Gaulle. Lei sa, Professore, che Tacito era nato proprio nel Sud della Francia, provincia di Roma, che oggi con lei ci dà il nuovo e più grande interprete della storia contemporanea.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ahahaha,grazie Willi!
      Ricordo a tutti che quello di “professore” è solo un soprannome…

       
      • anche perche’ scrivendo “‘ste cose” “professore” e’ difficile che lei ci diventi …
        Quindi , a quando “l’ abiura” ? 🙂

         
        • Federico Dezzani il said:

          Quella del “professore” è un’invenzione non mia, come ciclicamente sottolineo.

           
  5. Danilo Fabbroni il said:

    oligarchie massonico-finanziarie sì, ma anche e SOPRATTUTTO Oligarchie Iniziatiche Tecno-Finanziarie!

     
    • Federico Dezzani il said:

      I tecnocratici alla Monti sono solo esecutori di direttive che partono dalla cima della piramide…

       
  6. Jean il said:

    Dieci giorni, iniziano gli Europei di calcio e andranno tutti allo stadio…

     
  7. Francesca Ancona il said:

    Ottimo come sempre! Molti, in Italia, si chiedono perché da noi non succedono le stesse rivoluzioni, le solite frasi fatte, gli italiani dormono, chinano la testa, mentre i francesi passano ai fatti, sono più coraggiosi e uomini d’azione. La differenza è una sola, in Italia c’è la mafia, in Francia no. Autostrade, fabbriche, ecc. ecc. sono tante cose gestite dalla mafia (da noi) e alla mafia non conviene chiudere i battenti per protesta, né tanto meno mettersi contro lo stato.

    Ciao Federico e grazie per i tuoi contributi sempre interessanti

     
    • Federico Dezzani il said:

      Credo anch’io che le mafia abbia avuto al Sud una funzione essenziale nel frenare l’esplosione della rabbia sociale. Dopotutto, la morente Repubblica italiana è nata con lo sbarco anglo-mafioso del 1943…

       
      • Stefano il said:

        La Mafia e lo Stato vivono in simbiosi! A Sud è lo Stato che ci vuole in una situazione di sottosviluppo! Di rabbia ce ne tanta, ma chi aveva forza ed energie è emigrato, come sempre si fa da 130 anni a questa parte. Il flusso migratorio è notevolmente ripreso negli ultimi anni. Interi paesi si spopolano. Tanta gente vorrebbe rimanere ed è costretta a malincuore ad andarsene. E lo Stato che fa? Costruisce centri di inserimento sociale e lavorativo per gli immigrati nei paesi spopolati dall’emigrazione che costano milioni di euro! E’ una politica folle perseguita dallo Stato (non dalla Mafia). Poco è cambiato rispetto a 60 anni fa quando invece De Gasperi vendeva gli emigranti del Sud per le miniere del Belgio.

         
        • Federico Dezzani il said:

          In quanto a dissanguamento di giovani costretti ad emigrare, il nord non è messo molto meglio… Il fatto che la mafia e l’ndragheta siano tra le poche organizzazioni “liquide”, ne ha aumentato esponenzialmente l’influenza a scala nazionale in questi anni.

           
        • Stefano il said:

          Ok Federico! allora converrai con me nel considerare l’emigrazione come una valvola di sfogo sociale tanto al Sud (da 130 anni) quanto piu’ di recente al Nord. Attribuire alla sola Mafia i problemi del Sud significa non voler capire il quadro storico e geo-politico che ne hanno determinato il suo stato di degrado economico e sociale attuale. In Francia, dove l’emigrazione di massa non è esistita la situazione sta diventando esplosiva anche per questo.

           
        • Federico Dezzani il said:

          Certo, di fronte ad una situazione economica drammatica esistono due soluzioni: l’emigrazione o la protesta. L’Italia adotta storicamente la prima, la Francia la seconda.

           
        • Molti degli italiani che emigrano lo fanno soprattutto per “sfiducia” ( ampiamente motivata) verso tanti altri italiani, cosa che si puo’ sintetizzare in una domanda: voi andreste in guerra insieme ai piddioti che vi vivono intorno ?

           
  8. giuseppe marioGC il said:

    “La minaccia terroristica è ancora molto alta, la più grave dai tempi dell’11 settembre e temo sia probabile un nuovo attacco in Europa in futuro”.

    Obbiettivo Francia, Euro 2016?
    ……………………………………………………………………………
    MANNAGGIA AI GUFI!!!!!!!!!!!!!!!
    …guarda il caso gli europei di calcio iniziano 10 giorni prima del referendum in uk..

    quanti piccioni con una fava!!!!
    perchè difronte al terrorismo ci vuole piu europa!!!!
    quindi brexit,job acts alla francese,brogli in austria etc sono tutte quisquiglie rispetto alla minaccia atavica del terrorismo!
    CI VUOLE PIU EUROPA!!!!

    ps.chiedo un consiglio su come reprimere attenuare placare una rabbia,un malessere che ogni giorno aumenta al punto che oramai anche nelle giornate assolate vedo nuvole e buio!
    ..la medicina del pusher l’ho già sperimentata..cosa resta???

     
    • Federico Dezzani il said:

      A giugno ci sarà da divertirsi.
      Per placare la rabbia le consiglio una lunga, lunga passeggiata. Quando è cotto, torna a casa, beve una birra e crolla sereno.

       
  9. Riprendiamo da dove eravamo rimasti parlando di Hollande.

    Partiamo dal presupposto che non credo che le proteste siano spontanee al 100%, e che sia possibile l’immissione di elementi violenti all’interno di esse per farle degenerare, da parte di chi ha interesse a provocare la caduta di Hollande. E’ possibile che sia lo stesso blocco atlantico a volerlo ghigliottinato?

    Del resto, essendo la Francia l’ostacolo più grande sia al TTIP che all’integrazione europea, viene da pensare che il malcontento francese stia venendo canalizzato in forme di opposizione diretta e controllata, in modo simile all’M5S qui in Italia. Tuttavia, causare la paralisi del paese in un momento come questo sembra un po’ oltre il modus operandi tipico dell’Europa Occidentale e più simile al caso Ucraino, un livello di violenza e disagio più elevato. Ma a quale scopo?

    Possibile che sia in corso l’atto finale dei tentativi di sottomettere la Francia alla Germania? La situazione economica francese, come Lei ha già sottolineato in passato, era simile a quella dell’Italia, ma al contrario del nostro paese era ancora in una fase precoce.

    Ora, c’è il rischio di un commissariamento del governo francese da parte della morente UE?

    Teoricamente no, perché questo causerebbe ancora più proteste. Tuttavia è possibile che i metodi impiegati dal blocco atlantico inizino a farsi più disperati, più violenti e meno lucidi, probabilmente a causa del convergere di eventi importanti riguardo le varie crisi globali (Siria, Libia, Ucraina).

    Curiosamente, nelle ultime ore, Italia e Grecia hanno bloccato l’accesso ad aerei libici nel loro spazio aereo? Invasione imminente, motivata anche dai recenti sbarchi/vittime?

    Concludo con una domanda: quanto è probabile che il governo Hollande venga messo da parte e che l’Europa, o per meglio dire la Germania, inizi ad assumersi il ruolo di “balia” rispetto agli altri paesi europei, logorati dalla crisi e in preda al “populismo”?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Francamente non credo che sia un “abbozzo” di rivoluzione colorata. Anche Sarkozy sperimentò qualcosa di simile nel 2010 riformando le pensioni: oggi è molto peggio perché la disoccupazione è esplosa e raggiunge i 3,5 mln.
      La Germania è sostanzialmente un Paese occupato, proprio come l’Italia: la sua grandezza economica, ovviamente, le consente maggiori margini di manovra.

       
  10. helemic il said:

    Da un anno a questa parte c’è un crescente numero di persone che ti seguono e sostengono, chi entrando nel dibattito chi leggendo silenziosamente. Una gran cosa. Spero solo che alla lunga non ti oscurino.
    Apprezzo il tuo impegno. Continua così!

     
    • Federico Dezzani il said:

      Oscurarmi non credo. Presto o tardi, conoscendo i mores italici, mi arriverà una denuncia…

       
  11. Hanno preparato e pianificato l’uscita della legge sul lavoro, iniziando con gli
    attentati terroristici, hanno schierato l’esercito nelle strade, adesso che si e’
    scatenato il finimondo, faranno finta di ripiegare quando tutto tornera’ ala normalita’
    arresteranno tutti i capi delle manifestazioni e dopo aver tagliato la testa al drago imporranno
    il loro volere, non tutti i francesi hanno capito cosa sta succedendo e si capisce dal fatto che pensano piu’ a rifornirsi di carburante che al futuro.In francia il vecchio partito comunista non era numeroso come quello italiano ma era formato da veri comunisti, adesso e’ una guerra fra
    i ricchi socialisti al governo e le vere sinistre, c’e’ da chiedersi invece quale riva ha scelto
    il fronte nazionale.

     
    • Cinà il said:

      Giusta domanda. Che ruolo sta giocando il Front National in questa importante battaglia sociale francese. Marine Le Pen ha più volte ribadito che le tradizionali distinzioni tra destra e sinistra sono ormai scomparse proprio perché la partita si gioca sul mantenimento della sovranità all’interno della propria entità nazionale.
      In altre parole, quanto è la distanza fra le ricette economiche neoliberistiche che stanno stroncando l’economia europea e il pensiero economico del FN?

       
      • Guido il said:

        Credo che Marine le Pen eviterà di schierarsi sia in favore dei sindacati che in favore del Governo. Tra i due litiganti, il terzo ne gode. Perchè la linea di Le pen è la uscita della Francia dall’Eurozona e la riconquista della sovranità nazionale in fatto di moneta. Un sistema a cambi fissi, con un gigante come la germania, ha rotto le ossa a tutti gli stati. E’ saltata la grecia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo perchè periferici. Ora si tocca il cuore dell’Europa. Austria, Belgio, Olanda, vivono la crisi. La sola germania ne guadagna. ma questo guadagno, non restribuito perchè manca una unione fiscale, farà saltare il sistema per consunzione.
        Aspettiamo un gran tavolo dove ognuno torni al proprio ruolo di nazione libera. E tanti saluti agli Stati Uniti, alla Nato, ed ai loro piani europei.

         
  12. pietro il said:

    Ottimo articolo come al solito che dipinge un quadro esaustivo dei vari fattori che potranno influenzare il corso degli eventi politico-finanziari in europa.Prendendo spunto dall’affermazione del capo della bundesbank non posso che rilevare la ribadita mancanza di volonta’ da parte della germania ad approdare all’unione fiscale,l’unico modo possibile per tenere insieme paesi con strutture economiche e sociali cosi’ diverse,come accaduto in italia con la cosidetta unificazione ( in realta’ una vera e propria annessione ) dove per tener unite le varie realta’ nazionali si e’ varata una politica di trasferimenti fiscali dal nord al sud del paese e nonostante cio’ non si e’ riusciti a colmare il gap tra il reddito dei cittadini del nord e quelli del sud.Concludendo ringraziandola per averci messo al corrente del pensiero della bundesbank,devo registrare che non vi e’ nulla di nuovo sotto il sole,tranne forse l’ottusa pervicacia con cui i nostri sgovernanti perseguono ancora il cosidetto sogno euopeo,ormai trasformatosi in incubo!

     
    • Giuseppe il said:

      “dove per tener unite le varie realta’ nazionali si e’ varata una politica di trasferimenti fiscali dal nord al sud del paese e nonostante cio’ non si e’ riusciti a colmare il gap tra il reddito dei cittadini del nord e quelli del sud”

      Mi permetto di dissentire.
      prima dell’unità d’Italia le regioni più povera era non al sud ma il nord.

      senza dilungarmi.
      il regno delle due sicilie, in alcuni settori, era secondo solo a nazioni quali l’Inghilterra e la Francia.
      in Calabria le “reali ferriere della Mongiana” davano lavoro a 1500 persone.
      per non parlare dell’industria tessile, ceramica e agricola
      Al momento dell’unità, il Sud possedeva riserve auree pro capite doppie rispetto al Nord.
      La politica fiscale perseguita dallo Stato unitario fu un caso di vero e proprio drenaggio di capitali che dal Sud andarono al Nord. La pressione fiscale in agricoltura crebbe sotto i Piemontesi e crebbe in maniera difforma, non equa. Così, mentre nelle Due Sicilie si pagano 40 milioni d’imposta fondiaria, nel 1866 se ne pagheranno 70, contro i 52 del Nord.

      probabilmente ai piemontesi strangolati dai debiti più che l’italia unita gli interessavano i quattrini.
      non trovi che la storia si sta ripetendo?

       
      • lucy il said:

        X non parlare del primo omicidio eccellente della allora costituenda mafia, il marchese Notarbartolo, assassinato su un treno stranamente vuoto, il quale denunciava da mesi la man bassa di capitali che il nuovo stato italiano stava perpetrando ai danni del banco di Napoli e Sicilia, e dei risparmiatori, il primissimo bail-in della storia moderna, con il primo premier (colluso?), Zanardelli che non rispose mai alle lettere del marchese. Il problema del sud fu che purtroppo aveva attirato troppo l’attenzione degli inglesi che trafficavano parecchio al sud, tra cantieri navali è miniere di sale e in ultima analisi i fautori della sostituzione dei Borboni dal regno delle due Sicilie.

         
        • Federico Dezzani il said:

          Agli inglesi serviva anche uno Stato unitario su cui far viaggiare “la valigia delle Indie” che da Brindisi raggiungeva Suez. C’era poi anche la volontà massonica di infliggere il colpo di grazia al potere temporale dei Papi (la breccia di Porta Pia che Cavour difficilmente avrebbe fatto, se fosse rimasto vivo…)

           
      • pietro il said:

        Sono d’accordo con te,scusami se mi sono spiegato male,ma i trasferimenti fiscali a cui mi riferivo erano sostanzialmente quelli inaugurati nel secondo dopoguerra,quando il divario economico tra nord e sud del paese era forse incolmabile con misure ordinarie per cui si ideo’ la cassa per il mezzogiorno,qui si aprirebbe un nuovo capitolo della discussione,ma concedimi di tralasciarlo per brevita’ del discorso.Comunque io volevo solo far notare che quando si creano aree valutarie non ottimali,l’unico modo democratico per tenerle insieme e’ quello di prevedere dei trasferimenti fiscali dalle aree piu’ competitive a quelle che lo sono di meno.Queste considerazioni valgono sia per i rapporti tra sud e nord italia,che per le relazioni economiche tra i paesi cosidetti core e periferici dell’eu.L’alternativa a queste sacrosante politiche di trasferimenti e’ rappresentata dalla svalutazione salariale dei paesi periferici e dall’emigrazione della loro forza lavoro in eccesso,ma la vera soluzione per interrompere questa spirale di degrado economico-sociale-spirituale in cui ci ha cacciato la nostra classe dirigente, e’ quella di uscire prima di subito dall’euro e riconquistare la nostra sovranita’ monetaria come condizione necessaria ma non sufficiente per riavviare un percorso di sviluppo.Concludo dicendoti che ina volta affrancati dalle sudditanze estere,potremo avviare un sereno e costruttivo dibattito sulle conseguenze che ha subito l’italia del sud in seguito all’unificazione-annessione del 1860 e che tu giustamente hai rimarcato.

         
  13. Guido il said:

    Ottimo articolo, come sempre.
    Due considerazioni chiave:
    1) La mordacchia mediatica europea messa ai tafferugli francesi, finalizzata più a creare una immagine di approvvigionamento carburanti, che ad una ribellione sociale di fronte al jobs act in salsa hollandaise.
    2) Il Brexit: è una bufala, creata per speculare in borsa. Le quotazioni del brexit sono 1,2 contro 1 per chi scommette di restare e 4,5 contro 1 per chi scommette sull’uscita. In pratica, l’uscita della Gran bretagna viene data al 20%. Se ci aggiungiamo i brogli elettorali, sempre possibili come ultima ratio, vediamo che praticamente non c’è partita.

     
  14. giuseppe marioGC il said:

    federico ,abbia pazienza per cortesia:
    a proposito di lavoro, visto che lei è economista i numeri di certo li saprà leggere meglio del sottoscritto:

    ———————–
    Italie: le taux de chômage en hausse de 0,1 point en avril à 11,7% (Istat)
    (AWP / 31.05.2016 11h44)
    http://www.romandie.com/news/Italie-le-taux-de-chomage-en-hausse-de-01-point-en-avril-a-117-Istat/707880.rom

    ———————-
    Più occupati e meno inattivi, il mercato del lavoro è in ripresa
    Ad aprile il tasso di disoccupazione sale all’11,7%, ma perché è in aumento la forza lavoro: in un anno 93mila disoccupati in meno e 215 mila nuovi posti di lavoro
    di GIULIANO BALESTRERI
    © Riproduzione riservata 31 maggio 2016
    http://www.repubblica.it/economia/2016/05/31/news/istat_disoccupazione-140987761/?ref=HREA-1

    —————————————–

    ALLA FINE IN ITALIA L”OCCUPAZIONE DA LAVORO SALE O SCENDE????

    ALLA FINE AUMENTANO GLI OCCUPATI O I DISOCCUPATI????

    ma perchè???????????????????????????

    alla fine…
    meglio vivere da ignoranti e dare solo fiato alla bocca parlando a vanvera,
    piuttosto che stare a “raccapezzarsi” tra gli istruiti a cui basta maneggiare qualche aggettivo e qualche verbo per inculcarti e farti credere alla menzogna…(se non sai districarti,sei fritto,cotto).

     
    • Federico Dezzani il said:

      Il tasso di disoccupazione è calcolato sulla popolazione attiva: chi non cerca lavoro non è disoccupato ma inattivo. Lasci perdere queste cifre: la disoccupazione reale in Italia supera 25% e conta 7 milioni di persone tra inattivi e disoccupati.

       
      • giuseppe marioGC il said:

        appunto..
        perchè un giornale autorevole dovrebbe scrivere cose propagandistiche?
        e tra l’altro noto che lei da “certa stampa” attinge molto ..
        ma si fida????

        e soprattutto la narrazione giornalistica odierna è oramai scritta a mò di fiction..
        nel senso che non scrivono certo bugie, MA FATTI DEFORMATI SEMPRE…

        prenda ad esempio i processi sommari a titoli cubitali ..di persone poi risultate estranee a quanto loro addebitato…
        o il racconto sull’ue…o peggio dei colpi di stato che abbiamo avuto in Italia dal 2011 ad oggi…COSA HANNO SCRITTO I MEDIA?

        per non parlare poi delle scalette di tutti i tg che sembrano essere tutte pianificate da una stessa redazione…..

        ecco in sostanza la mia domanda era e resta:
        meglio rimanere ignoranti o essere male informati?

        ps. lei è giovane, ed appartiene ad una scuola una cultura che non era la nostra quella che ancora non esisteva il 6 politico dei diplomi facili ed il 18 che poi tanto c’è il cepu per laureare tutti.
        VOGLIO DIRE CHE AI GIOVANI PURTROPPO NON è STATO INSEGNATO A LEGGERE TRA LE RIGHE COME IN PASSATO QUANDO UNA TERZA MEDIA VALEVA PER UN DIPOMA DI LICEO DI OGGI(si studiava ancora il latino alle medie dei miei tempi).

        questo volevo dirglielo!
        saluti.

         
  15. Orazio il said:

    Federico, una domanda…
    La chiesa, sta facendo un’operazione veramente criminale.
    Ovvero sta appoggiando un governo illegittimo e sta prestando il fianco agli immigrati, nonostante qualche sparuto vescovo stia cominciando a tuonare.
    Lo sappiamo che la chiesa è massonica, ma mi chiedo, con quello che sta succedendo ovvero l’accoglienza di immigrati clandestini, anche da parte della stessa chiesa, cosa sta a significare.
    So che la domanda può essere banale, ma fino ad un certo punto visto che tutti lo stanno vedendo e non è possibile farlo in modo invisibile.
    Grazie
    Un tuo piccolo sostenitore.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Che ci vuoi fare, già il fatto che avessero scelto un gesuita argentino, avrebbe dovuto far scattare i campanelli d’allarme: il fondo l’ha toccato quando ha detto a Scalfari che Dio non è cattolico, ma universale, ossia massonico. Da allora, continua a raschiare.

       
      • Orazio il said:

        Si questo l’ho capito…
        Ma quanti non lo hanno ancora compreso e, quando lo comprenderanno sarà tardi…
        Mi sa che questa volta se ci riusciamo, ci togliamo via anche la chiesa e tutte le religioni.
        Oramai come dice prima, i fatti sono visibili e non è possibile ingannare.
        Grazie.

         
        • Federico Dezzani il said:

          Dovrebbero ricordarsi la parabola della pagliuzza e della trave, e fare parecchia pulizia dentro le mura leonine…