Sole 24 Ore: una crisi che travalica l’editoria

Il Sole 24 Ore si dibatte in una crisi che ne mette in forse la continuità aziendale: alla drammatica situazione economica e finanziaria si è sommato il durissimo colpo in termini di credibilità inflitto dal direttore Roberto Napoletano e dai vertici aziendali, indagati per falso in bilancio. È uno scandalo che travalica l’editoria: a uscirne a pezzi è anche Confindustria, che per decenni è stata la terza colonna portante del Paese, a fianco di governi e sindacati. La triste agonia del Sole 24 Ore rispecchia il fallimento di un’intera classe dirigente che, legando le sue fortune all’Unione Europea, ha portato sull’orlo del baratro l’intero Paese ed è oggi disposta a tutto, pur di fuggire dalle sue responsabilità.

Il fallimento di un quotidiano, il fallimento di un establishment

Gli osservatori più acuti sono capaci di cogliere le correlazioni tra avvenimenti apparentemente slegati gli uni dagli altri, riconducendoli ad un unico fenomeno: il collasso dell’industria bancaria, l’implosione del Partito Democratico, l’eclissi dei sindacati e persino la triste agonia in cui si sta dibattendo il Sole 24 Ore non sono episodi isolati ed accidentali, bensì collegati ed in un certo senso inevitabili, da ricondurre alla più ampia dissoluzione dell’establishment italiano che, a partire dal 1992, ha indissolubilmente legato le sue fortune all’euro ed all’Unione Europea.

Falliscono le banche perché, sfumato il Tesoro unico europeo e la condivisione del debito pubblico, era solo questione di tempo prima che il processo di svalutazione interna, indispensabile per riequilibrare le bilance commerciali dentro l’eurozona, sovraccaricasse i bilanci degli istituti di credito di sofferenze. Avevamo scritto che il dossier MPS, lungi dall’essere risolto, fosse stato soltanto “congelato” per consentire ad un’altra banca in condizioni critiche, Unicredit, di ricapitalizzarsi: bene, emerge oggi con chiarezza come la nostra facile profezia fosse corretta, perché tra il governo Gentiloni e le istituzioni europee non è stata raggiunta nessuna intesa che dispensi l’Italia dell’applicazione del “bail in” appena introdotto.

Implode il Partito Democratico perché la missione affidatagli si è dimostrata troppo grande per le sue forze: sconfessare il retaggio della sinistra per diffondere il credo neoliberista implicito nell’euro, il famoso “vincolo esterno” a lungo invocato dai liberisti nostrani: privatizzazioni, precarietà, tagli alla sanità pubblica, egemonia del capitale sempre più apolide sul fattore lavoro. Sotto la duplice guida di Matteo Renzi, nella veste di presidente del Consiglio e di segretario del partito, la sinistra italiana è sottoposta a sollecitazioni così forti da frantumarsi: la vocazione “europeista” del PD si dimostra nel medio termine inconciliabile con i precetti “socialisti”. Le fasce più deboli (giovani, vecchio mondo operaio, Meridione) defluisce verso le forze anti-sistema, provocando prima la disfatta referendaria del 4 dicembre scorso e poi lo sfaldamento del PD stesso.

Scompaiono i sindacati dal panorama economico e politico perché anch’essi convertitisi al “credo europeista” e diventati, perciò, i rappresentati di fasce ormai in via d’estinzione: lavoratori a tempo indeterminato di imprese medio-grandi e impiegati della pubblica amministrazione. Il sostanziale placet della Federazione CGIL, CISL, UIL alla politiche di svalutazione interna imposte da Francoforte e Bruxelles, aliena ai sindacati l’enorme platea di lavoratori che subiscono i costi di queste ricette: quel 40% di giovani costretti alla disoccupazione, quelle centinaia di migliaia di lavoratori costretti ad emigrare, quella massa di persone schiacciate tra precariato ed impieghi saltuari.

Agonizza pateticamente il Sole 24 Ore, perché espressione di quella Confindustria che storicamente costituisce la terza colonna portante del Paese, a fianco di governo e sindacati. È la Confindustria che, sin dalla sua lontana fondazione nel 1910, ha sempre voluto rappresentare il “grande capitale” privato inserito nei circuiti internazionali, schierato a favore del liberismo contro lo Stato-padrone. È la Confindustria che sotto la presidenza di Luigi Abete (1992-1996) preme affinché l’Italia entri ad ogni costo “in Europa”, dimenticando che l’industria privata è ancillare rispetto a quella pubblica (IRI ed ENI), dimenticando che le imprese nazionali vincono la competizione con quelle tedesche giocando sulla flessibilità del cambio, dimenticando che l’austerità imposta dall’Europa sin dal 1992 uccide consumi e posti di lavoro. È la Confindustria che, dalla riforma Biagi al Job Act, plaude al precariato imposto da Bruxelles. È la Confindustria che, coll’ormai celebre editoriale di Roberto Napoletano del 10 novembre 2011, “FATE PRESTO”1, avvalla la manovra tutta extra-parlamentare per insediare Mario Monti a Palazzo Chigi, precipitando il Paese nella spirale austerità-deflazione-recessione. È la Confindustria che nell’autunno 2016 investe tutto il residuo capitale politico schierandosi a favore della riforma Boschi, caldeggiata dalla Troika e dalla finanza internazionale: “Referendum, Boccia: se vince il No addio investimenti, il Paese si fermerebbe”.

Lungi da noi voler giustificare i maneggi del direttore Napoletano: tuttavia il tragico epilogo del quotidiano di Confindustria era in un certo senso inevitabile. È la naturale conseguenza di un male più profondo ed oscuro: il fallimento di un’intera classe dirigente che, dopo aver portato il Sole 24 Ore sull’orlo del baratro come ha portato l’intera Italia, è disposta a tutto pur di procrastinare l’esito finale e fuggire dalle sue responsabilità. Manipolando i dati societari da un lato e avvallando le letali politiche d’austerità dall’altro; gonfiando i numeri della diffusione del quotidiano e promettendo improbabili crescite del PIL grazie alle “riforme strutturali”; ingannando i propri azionisti a tacendo sulle sui danni prodotti dall’euro al tessuto produttivo.

Corre il marzo 2011, quando Roberto Napoletano, già direttore de il Messaggero di Francesco Caltagirone, è chiamato alla direzione del blasonato quotidiano rosa. Eredita un situazione non facile, frutto dei due anni di gestione di Gianni Riotta: l’ex-direttore, laurea in filosofia ed una solida formazione presso l’establishment atlantico liberal (borsa di studio Fulbright e collaborazioni con The New York Times, The Washington Post, Foreign Policy, etc. etc.), ha infatti avviato una profonda trasformazione del quotidiano di Confindustria, con il placet di Emma Marcegaglia. Meno tributi, bilanci e codici e più politica, in chiave ovviamente liberal. È la stessa redazione che, constata la debacle della nuova linea editoriale, sfiducia Riotta, obbligandolo alle dimissioni.

Il 2011 è un anno cruciale anche per l’Italia: sotto i colpi della speculazione, Washington e Londra si preparano a defenestrare Silvio Berlusconi, saccheggiare i risparmi degli italiani ripetendo lo schema già collaudato nel 1992 ed offrire un assist alla collusa tecnocrazia europea per strappare “più Europa” ai Parlamenti nazionali. Il neo-direttore Roberto Napoletano asseconda l’operazione e invoca “un governo di emergenza guidato da uomini credibili che sappiano dare all’Italia e agli italiani la cura necessaria, ma sappiano imporre anche al mondo il rispetto e la fiducia nell’Italia”. Come l’esecutivo “tecnico” guidato nel 1993 da Carlo Azeglio Ciampi, insomma. Poco importa se “gli uomini credibili, banchieri, professori e tecnocrati guidati dal neo-senatore a vita Mario Monti, si propongono di distruggere la domanda interna a colpi di tasse2, cosicché l’Italia “smetta di vivere al di sopra delle sue possibilità”. L’esito è, come facilmente prevedibile, drammatico: il Prodotto interno lordo precipita del 2,5% nel 2012 e del 1,9% nel 2013. Emergerà che in sette anni è evaporato un quarto della produzione industriale3, nel silenzio assordante di Confindustria che ha abdicato alla sua originale missione: la difesa del manifatturiero.

Il pallino di Viale dell’Astronomia e del nuovo direttore Roberto Napoletano è ormai la politica: accantonati gli studi di settore e la “scienza triste”, si vola alto. Quando nell’estate 2012 l’eurocrisi riesplode con virulenza e sembra per un attimo che la federazione europea possa vedere la luce, è ancora il Sole 24 Ore che si schiera in prima linea, pubblicando il “Manifesto per gli Stati Uniti d’Europa”, firmato da personaggi del calibro di Carlo Azeglio Ciampi, Emma Bonino, Jacques Delors e Romano Prodi. È una linea editoriale, quella del Sole 24 Ore, che però non paga: le perdite del gruppo allargano, toccando i 45 milioni nel 2012, per salire alla cifra record di 76 milioni nel 2013. Sfumata l’ipotesi di un’Europa federale, restano quindi solo conti in profondo rosso, che siano dello Stato o del Sole 24 Ore: la vocazione “europeista” non paga. Che fare?

Lo spunto per raddrizzare la situazione piuttosto precaria è fornito Bruxelles: “Crescita, l’asso nella manica di Renzi si chiama Esa. E vale fino a 2 punti di Pil” scrive il Fatto Quotidiano nell’aprile 20144. Se la crescita latita e le finanze pubbliche scricchiolano, perché non gonfiare semplicemente i numeri del PIL con qualche artificio contabile? Grazie ad Esa 2010, lo stock del debito, in costante ascesa e lanciato verso i 2.200 miliardi, scende magicamente dal 140% del PIL al 130% grazie all’aumento “cartaceo” del denominatore, gonfiato dal computo delle attività illegali . Il Sole 24 Ore, da buon giornale d’establishment, si adegua: se il governo europeista di Renzi ricorre ad espedienti contatili non troppo ortodossi, perché non può farlo anche il quotidiano altrettanto europeista di Viale dell’Astronomia?

Nel biennio 2013-2014 le copie digitali del Sole 24 Ore esplodono, toccando le 201.000 copie sulle 382.000 diffuse5 per poi salire a 218.000 su 375.000 nel 2015. Strane davvero queste vendite: si tratta infatti per buona parte di copie multiple “gestite” da una società inglese, la DI Source LTD, che dovrebbe “promuovere” il Sole 24 Ore su misteriosi mercati esteri. Come emergerà un po’ alla volta nel corso del 2016, la DI Source LTD non è nient’altro che un veicolo impiegato dai vertici del gruppo per gonfiare la cifre sulla diffusione. Non solo: è allestito anche un canale per pompare le copie cartacee, acquistate ed inviate direttamente al macero. Il blasonato quotidiano rosa, l’organo di stampa di quella Confindustria che ha sempre trattato con una certa sufficienza governi e partiti, imbastisce così un’enorme messinscena ai danni degli azionisti, degli inserzionisti e, dulcis in fundo, dello Stato, che paga un contributo indiretto per ogni copia cartacea. È lo specchio di una classe dirigente che, pur di non riconoscere gli errori ed assumersi le proprie responsabilità, è disposta a ricorre a qualsiasi mezzo: poco importa se le ricadute finali saranno più gravi.

Parallelamente ai maneggi del Sole 24 Ore, prosegue anche il più ampio raggiro dell’opinione pubblica, perpetrato dal governo e della istituzioni europee: si tratteggia un’economia in ripresa benché sia impossibile coglierne i segnali, si garantisce maggiore occupazione quando la riforma del lavoro produce l’effetto l’opposto, si ripete il mantra del “risanamento dei conti pubblici” benché le finanze siano in costante peggioramento, si sbandiera il salvataggio le banche quando l’accordo con Bruxelles è in alto mare. Il momento della verità è però soltanto procrastinabile, non eludibile: presto o tardi, anche l’establishment è costretto a misurarsi con la realtà.

Capitola per primo il Sole 24 Ore: nell’autunno del 2016 emerge che il quotidiano ha accumulato nei primi sei mesi dell’anno perdite record per 50 mln, i giornalisti avvertono che la situazione è più drammatica che mai e numerosi membri del consiglio d’amministrazione si dimettono. Interviene la CONSOB e verso la fine di ottobre filtra la notizia che la procura di Milano ha aperto un’inchiesta per falso in bilancio, al momento senza indagati: trascorrono altri quattro mesi e si scopre che nel fascicolo figurano il direttore, alti dirigenti ed ex-amministratori. Non solo: è ormai chiaro che il quotidiano abbia urgente bisogno di un’iniezione di capitale da almeno 50-60 milioni per scongiurare il fallimento. Di fronte all’ammutinamento della redazione ed alla gravità delle accuse, Roberto Napoletano è così costretto all’autosospensione”, neologismo con cui si indicano le dimissioni sull’onda di uno scandalo.

È un colpo durissimo per il Sole 24 Ore e per Confindustria nel suo complesso: i paladini del libero mercato, i fautori del “vincolo esterno”, i difensori dell’euro a qualsiasi costo, finiscono travolti dall’accusa di falso in bilancio.

Ma verso un epilogo analogo marcia spedito anche l’intero establishment italiano, quello che a partire dal Trattato di Maastricht ha indissolubilmente legato le sue fortune all’euro ed all’Unione Europea: la constatazione che le finanze pubbliche hanno raggiunto il carico di rottura, l’obbligo di applicare il “bail in” nel caso Monte dei Paschi di Siena, la resa di Pier Carlo Padoan di fronte alla recrudescenza degli assalti speculativi, il riesplodere dell’emergenza “spread” sull’onda delle imminenti consultazioni, costringeranno la classe dirigente italiana ad affrontare la realtà, sinora occultata proprio come al Sole 24 Ore. E sarà l’ammutinamento della società italiana a costringere l’establishment, fallimentare e screditato come Roberto Napoletano, a quella “autosospensione” che sinora non ha mai preso in considerazione, sicuro com’è di avere il diritto ed il dovere di governare nonostante la sfiducia del Paese.

 

1http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-09/fate-presto-225103.shtml?uuid=AapjvGKE

2https://www.youtube.com/watch?v=RhDOWuYIh5I

3http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/11/crisi-ue-in-italia-la-produzione-industriale-e-calata-del-25-dal-2007/1117619/

4http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/19/crescita-lasso-nella-manica-di-renzi-si-chiama-esa-e-vale-fino-a-2-punti-di-pil/958117/

5http://www.gruppo24ore.ilsole24ore.com/media/2512/relazione_finanziaria_annuale_firmata-protetta-print.pdf

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68 commenti su “Sole 24 Ore: una crisi che travalica l’editoria

  1. Michele Prisco il said:

    Che si arriverà presto, forse addirittura quest’anno, ad una crisi letale del sistema euro, ormai lo ammettono tutti gli economisti più illustri. La domanda è cosa farà la classe politica e industriale italiana per prolungare il più a lungo possibile questa agonia.
    I risparmi degli italiani sono ancora consistenti e incredibilmente hanno continuato a crescere anche negli ultimi anni, quindi aggredirli come successe nel ’92 sarà una tentazione irresistibile. Quando anche questi saranno spolpati, allora l’Italia sarà abbandonata al suo destino.
    Spero solo che i danni inflitti al paese siano sanabili e non si scivoli in una guerra civile o peggio.

     
  2. Deciomeridio il said:

    Come faremo senza Radio24 ?

    ” Indovina chi viene a cena ? ” di Valentina Furlanetto che ci spiega come sia bello ricevere clandestini di ogni tipo che ci insegano a mangiare porcate esterofile. E che dire di quella prostituta degli USA di Mario Platero? Goodby and get going !

    E Fedrico Taddia che ogni sabato ci delizia sulle meraviglie dell’ Europa ? ” L’altra Europa ” che fa il verso all’Altra Domenica di Renzo Arbore ?

    E poi ” Giovani Talenti ” dove si incita i giovani a fuggire all’estero anzichè lottare contro quelle merde di Confindustria.

    E la rubrica di Barisoni del Venerdì? Con la colonna sonora di Rino Gaetano che per un ora va avanti ad elencare le malefatte delle amministrazioni locali esaltando il centralismo ?

    Andate tutti a farvi fottere.

    W la Lega Nord

    Fanculo Europa !

     
    • Lorenzo il said:

      Ti sei dimenticato il non plus ultra de “La Zanzara” dove il mondialista ebreo Parenzo fa il buonista contro il cattivaccio Cruciani.

       
      • Massimiliano il said:

        Hai perfettamente ragione Lorenzo, due personaggi disgustosi, consoliamoci però con la consapevolezza che contano meno di un c****.

         
  3. Analyst il said:

    Michele Prisco, sei proprio sicuro che o risparmi degli italiani siano cresciuti ? Cresciuti in un paese in deflazione, dove il valore degli immobili e’ crollato anche del 50%, dove la disoccupazione giovanile e’ al 40%, dove non esistono più grandi aziende e le piccole e medie aziende subiscono una pressione fiscale del 70% ? Io propendo decisamente per l’ipotesi “manipolazione dei dati e della realtà”, l’unica vera arte in cui eccellono quei maiali dell’establishment italico e che hanno messo in ginocchio un intero paese, svendendolo allo straniero.

     
  4. alberto del buono il said:

    Come al solito Dezzani è l’unico che guarda in faccia la realtà. Io ho i miei dubbi solo sull’identità di Dezzani. Troppo giovane e troppo “outsider” per le capacità di analisi e la competenza che dimostra. Magari ci trovassimo di fronte al capostipite di una generazione di questo tipo !

     
    • Federico Dezzani il said:

      In effetti ho diversi passaporti: stessa foto, nomi differenti! 🙂

       
    • Andrea il said:

      Chiunque sia Dezzani ha poca importanza. Oggi ci siamo abituati a non giudicare piu’ il merito di quello che viene detto, ma solo la persona che parla, con quale ” ISMO ” la si puo’ classificare, quali dietrologie si possono fare, quali cretinate dicono di lui. Non ha nessunissima importanza chi sia nella vita privata Federico Dezzani. Per me e’ uno che mi sta facendo capire tante cose. Che fa delle analisi super, che spiega i meccanismi per cui avvengono le cose, ed in base al quale si riescono a prevedere gli andamenti. Che abbia una vita privata mi sembra giusto, che abbia una falsa identita’ mi sembrerebbe comprensibile, che abbia tre o quattro passaporti glielo auguro per la sua incolumita’. Smettete di giudicare coi parametri del sistema e datevi una svegliata. L’identita’ di FD non conta, guardate ai fatti che dice.

       
  5. Daniela il said:

    Eccellente post. Complimenti, veramente ben fatto.

    Unire questi puntini, sembra semplice, ma non lo è; infatti lo dice e lo scrive e lo motiva solo Dezzani.

    Vorrei ricordare una delle ultime frasi di Roberto Napoletano:
    “Si venda tutto ciò che è vendibile del patrimonio pubblico, si ignorino veti ideologici fuori dalla realtà e si privatizzi tutto il possibile, si dia incarico alla Cassa Depositi e Prestiti di studiare come utilizzare al meglio il suo capitale di intelligenze tecniche per acquistare asset immobiliari, gestirli e sottrarli dalla contabilità del perimetro pubblico nazionale”.

    Dezzani ha fatto benissimo a sottolineare come il SOLE24ORE sia passato dall’essere un totem della scienza triste – pieno di super esperti validissimi che rispondevano su molte materie, enucleando le tematiche a esse afferenti in senso giuridico e tecnico (io usavo il SOLE24ORE per aggiornarmi sui temi lavorativi quando non c’era la rete) – a una BOCCA POLITICA ULTRALIBERISTA, da Marcegaglia fino allo zenit dell’attuale presidente di Confindustria, Boccia, culo e camicia con Napoletano.

    Stava crollando tutto il castello di bugie post euro 1992/1993 e bisognava metterci una pezza.

    Vendere tutto il possibile avendo in mente che la sovranità nazionale è una FINZIONE GIURIDICA!
    Ecco la super ideona…

    Se qualcuno è interessato riporto un link dove Leonardo Mazzei definisce IDIOZIE EURISTE due articoli: uno del giornalista Fontana del Corsera (06/03/2017) e uno del giornalista Sorrentino del SOLE24ORE (27/02/2017)
    http://www.sinistracontroeuro.it/idiozie-euriste-leonardo-mazzei/

    Sono considerazioni che si legano perfettamente a ciò che Dezzani scrive, solo molto puntate sugli aspetti economici e finanziari.

    Bravo Dezzani.

     
  6. Francesca Ancona il said:

    Perché essere così pessimisti per la generazione di Dezzani, che in fondo non è un adolescente, ha i suoi trent’anni e più. Esistono tanti trentenni di grande talento, genialità, valore, ad esempio mia figlia 🙂 (modestia a parte). Penso che ogni generazione possa avere le sue colonne e Federico lo dimostra. Il problema di oggi è che le persone che valgono davvero le soffocano, mettendo in risalto la nullità che vediamo, se no che società dell’immagine sarebbe…

    Complimenti Federico, un nuovo articolo ad hoc

     
  7. gengiss il said:

    Crisi di bilancio e crisi di credibilità della stampa (Sole 24 ore, ma anche gli altri) costituiscono un circolo vizioso.
    I giornali vendono meno, quindi i giornalisti guadagnano meno e rischiano il posto, sono più ricattabili e meno indipendenti; inoltre ci sono meno risorse per fare inchieste, quindi i giornalisti sono costretti al copia-e-incolla; oppure infine si cercano fonti di finanziamento esterne, perdendo ulteriore autonomia.
    Conseguenza: il contenuto dei giornali peggiora, diventando sempre più simili a organi di propaganda o di intrattenimento scandalistico. Quindi i giornali vendono meno (anche perché l’informazione alternativa su internet è più affidabile e gratuita), e il circolo vizioso continua.

     
    • Jean il said:

      Siamo ad un cambiamento epocale, i giornali tra qualche anno, come diceva qualcuno, andranno bene per “incartarci il pesce”, per non essere volgare…

       
      • luigiza il said:

        @Jean

        io già oggi, e da molti anni ormai (ne ho cessato l’acquisto nel lontano 1994 millenovecento novantaquattro) i giornali comprati da altri e recuperati dal cassonetto condominiale li uso per incartarci gli scarti di cucina, tanto é ‘l’appezzamento’ che nutro nei confronti del loro contenuto

         
  8. Daniela il said:

    Ha 94 anni e non molla, il combattivo fondatore di MIVAR. Mi ricordo che fu un dei primi televisori a colori acquistato dai miei. Qualcuno mi raccontò che quando fondarono la ditta negli anni del dopoguerra, Carlo Vichi e il suo amico, producevano i televisori nel soggiorno di casa, tenendo le porte e finestre aperte e obbligando la moglie di Carlo Vichi a girare con il cappotto.

    http://www.ilpopulista.it/news/13-Marzo-2017/11768/il-signor-mivar-samsung-ti-regalo-l-azienda-se-produci-in-italia-il-governo-indegno.html#.WMeswThvVXg.twitter

    Non è questione di generazione (anche se le ultime generazioni hanno subito un devastante lavaggio del cervello e un bombardamento mediatico incredibile, il che li rende più fragili e quindi chi tra loro emerge è super degno di nota, tipo i trentenni) è questione di testa e di esperienza e di vita vissuta.

    La squadretta di idioti fiorentini et al. che segue Renzi, tutti sui quarantanni e poco più, è disgustosa.
    Ma se al loro posto mettono i “presi dalla rete a caso” del M5S, di nota incompetenza sesquipedale, che potrebbe succedere? Temo anche peggio.

    Le elezioni italiane sono tra circa un anno, ma sono tutti già a far rullare i tamburi. Molti, di qualcosa di destra e qualcosa di sinistra (distinzione buffa, come dare dal comunista a qualcuno, a meno che non lo si scriva con la kappa, giusto per definirli) non saprebbero che votare. Io per decenni ho annullato la scheda ma tornavo a casa con lacrime represse e rabbia incombente.
    Molti non vanno a votare, uno modo indifferente che avrà un effetto boomerang, come quello di annullare la scheda d’altro canto.
    Io credo che voterò chi indicherà la strada per uscire da questo pantano radioattivo (apprezzo molto Borghi) e soprattutto chi dirà come guidare la caduta, perchè la caduta ci sarà e non dipende dall’euro. L’euro è solo un misero indicatore.

    Galla Placidia (388-450) fu l’ultima (e la sola) imperatrice romana d’Occidente. Contemporanea di figure come Sant’Agostino, San Patrizio e Attila l’Unno ha avuto la rara opportunità di poter fare qualcosa che i precedenti imperatori romani non hanno mai saputo fare: portare l’Impero alla sua fase finale, che doveva essere, inevitabilmente, la sua scomparsa. Nata principessa romana, poi regina dei Goti e infine imperatrice. Non potendo guidare l’esercito ciò che Galla Placidia poteva fare come imperatrice era, principalmente, di promulgare leggi con una logica che assomigliava vagamente alla politica di Michail Gorbaciov per l’Unione Sovietica, altro impero scomparso. Gorbaciov aveva consistentemente rifiutato di usare la forza per tenere insieme un impero che si stava disintegrando – anche se avrebbe potuto farlo – e così fece Galla Placidia. L’imperatrice portò l’impero romano alla fine e lo introdusse al Medioevo, vietando ai coloni, i contadini legati alla terra, di arruolarsi nell’esercito e di conseguenza togliendo all’esercito una delle sue principali fonti di manodopera e quindi indebolendolo fortemente. Un’altra legge promulgata da Placidia autorizzava i grandi proprietari terrieri a tassare loro stessi i propri sudditi.

    E’ una lettura delle opere di Galla Placidia fatta con la dinamica dei sistemi complessi e noi viviamo in uno di questi sistemi, l’unico che conosciamo, il Pianeta Terra. Agire per facilitare l’inevitabile anzichè combatterlo, sembra in effetti una buonissima idea.

     
    • barabba il said:

      Spiacente rettificare, ma Galla Placidia non fu mai imperatrice romana, figlia di un imperatore, moglie di un altro e madre di un altro ancora, forse.
      L’arruolamento nell’esercito romano di Romani, intesi nell’accezione più ampia di abitanti dell’Impero romano, era da tempo malvista da costoro, che spesso giungevano all’autoamputazione pur di evitarla.
      Questo quando capitava ci fosse un richiamo alla leva: l’esercito romano del periodo più tardo infatti era composto in larga parte di Germani arruolati, e di truppe di “foederati” germanici, ovvero di tribù germaniche ospitate nell’impero, a cui si richiedeva in cambio di contribuirne alla difesa.
      Nel V secolo la leva fiscale dell’impero d’Occidente crollò, in quanto era l’Oriente la parte più ricca, e ognuno dei due tronconi aveva il proprio regime fiscale separato.
      Di conseguenza, non ci fu più possibilità di mantenere l’esercito nelle proporzioni adeguate ad affrontare le minacce esterne, e da qui lo spopolamento delle città e il decentramento nelle campagne, dove gli aristocratici trasformarono le loro ville in fortezze e poterono arruolare truppe personali, i “bucellarii”, o mangiatori di biscotti, a difesa dei loro possedimenti e dei cittadini dei vecchi centri urbanizzati che vi si rifugiavano cercando protezione in cambio di manovalanza nei campi.
      La rete commerciale presto crollò, quel poco che rimaneva di leva fiscale che dipendeva da essa anche, si ritornò a un economia del baratto; i mercenari germanici non poterono di conseguenza essere più pagati e l’esercito romano cessò d’esistere come organizzazione militare centralizzata. A quel punto, l’Impero d’Occidente si trovò impossibilitato a garantire la sicurezza alla società civile, e furono le nuove gerarchie introdotte dai regni barbarici a reintrodurre una qualche pallida ombra di civiltà.
      Il ruolo di Galla Placidia in tutto questo divenire storico nei secoli bui è del tutto irrilevante, questo il punto che mi premeva spingere.

       
      • Daniela il said:

        L’ultima frase scritta è il vero contenuto:
        E’ una lettura delle opere di Galla Placidia fatta con la dinamica dei sistemi complessi e noi viviamo in uno di questi sistemi, l’unico che conosciamo, il Pianeta Terra. Agire per facilitare l’inevitabile anzichè combatterlo, sembra in effetti una buonissima idea.

        Quindi non vado a puntualizzare nulla, non si sta parlando di Storia romana, ma di una sistema complesso che sta cambiando posizionamento con effetti ignoti ai più. Galla riusci a fermare un crollo che altrimenti sarebbe stato ancora più terribile e duraturo.

        Gorbaciev fece lo stesso.

        Dezzani ha ben compreso che il crollo è imminente, di questo sistema complesso europeo, piccola parte del Grande Sistema Complesso del Pianeta.

        Sarebbe carino che ci fosse qualcuno o più qualcuno in collaborazione che ne guidano il crollo. Un signore di 94 anni che offre la sua ex industria purchè si produca in Italia sembrava una piccolissima risposta al crollo.

        Tutto qui.

         
  9. Antonello S. il said:

    Sarà sicuramente noto a tutti, ma è sempre utile ricordare questo collegamento, per migliorare il puzzle:

    Il Sole 24 Ore è un organo di Confindustria, Emma Marcegaglia ha presieduto tale confederazione dal 2008 al 2012 per poi diventare nel 2013 Presidente di Businnes Europe, che rappresenta una sorta di associazione di tutte le confindustrie europee e quindi un concentrato enorme di potere economico che, oltre a partecipare a tutti i principali tavoli di concertazione europea, sembra abbia fortemente influenzato la scrittura dei trattati, compreso il famigerato Fiscal Compact.

     
    • luigiza il said:

      @Antonello S.

      Mi risulta che la sig.ra Marcegaglia sia Presidente dell’ENI dal 2014 e che il suo gruppo abbia non so quanti milioni o centinaia di milioni di debiti con MPS (mi pare che la banca sia quella).
      Deve essere per tale motivo che l’hanno ‘promossa’ a presidente dell’ENI.

       
    • Osservatore Internazionale il said:

      Soprattutto, il conto corrente, garantisce la possibilità d’indebitare la persona.

      Basterà collegare il conto corrente all’Agenzia delle Entrate e l’indigente che ad oggi, non esiste per il fisco, di colpo si ritroverà, magari per un disguido, un debito sul conto ed il c/c in rosso. Debito che lieviterà nel tempo, schiavizzando e legando l’indigente in tutte le forme e modi che questa mostruosa ed assurda società, consente.

       
      • Daniela il said:

        Il fatto è che questa distopia da te correttamente delineata la sogno anche di notte…un misto di Orwell ma sorpattutto di Huxley (anche peggio).

         
  10. Willy Muenzenberg il said:

    Paris a Zurigo aveva un simile aspetto.
    Impareremo dopo in Russia ciò che ci insegnava sulla forma il genio autore di Zivago. L’altro a lui simile genio romano, Tacito Dezzani, svela in pochi istanti e in 2 cartelle quanto ad altri richiederebbr anni di studio e prolisse contorsioni verbali. Il vostro povero Paese sconta intero il dominio di Zurigo: quello per cui a consumi elettrici in calo annuale verticale, viene associato ‘Pil’ in crescita. Ma, spiega Tacito donato al mondo, arriva il redde rationem.

     
    • Maurizio il said:

      Da un articolo di Bottarelli di oggi:

      “Insomma, stanno facendo di tutto per suicidarsi da soli, per spianare la strada ai Cinque Stelle nel voto del 2018 e alla troika subito dopo, quando l’impossibilità di trovare una formula di governo di minoranza o con l’appoggio esterno in sede di incarico manderà il nostro spread sull’ottovolante. Non scherzo, all’appuntamento renziano del Lingotto dello scorso weekend questa era la road-map più accreditata dagli stessi seguaci dell’ex premier: insomma, tanto peggio, tanto meglio, almeno i grillini li spazziamo via del tutto.”

       
      • Federico Dezzani il said:

        “per spianare la strada ai Cinque Stelle nel voto del 2018 e alla troika subito dopo”.

        Non ci sarà più nessuna troika nel 2018… Già adesso si sta squagliando, come si vede in Grecia o nel caso Mps.

         
      • Maurizio il said:

        E’ probabile che resti solo il FMI. Sul futuro dell’euro l’amministrazione Trump si è già espressa (“tra 18 mesi non c’è più”), la Germania pianifica di uscire da parecchio, cosa davvero pensano i francesi lo sapremo fra poco. Gli unici (semi) “euristi” siamo rimasti noi italiani.
        Resta il fatto che siamo pesantemente debitori netti anche su Target 2 (come ci ha ricordato Draghi), che abbiamo le banche messe come sono (e con la pancia piena di Btp sempre grazie anche a Draghi), che non abbiamo una strategia (a differenza dei tedeschi) e che la ns classe dirigente lavora per loro e non per l’Italia. Se sarà “smantellamento controllato”, con questi dirigenti l’estero troverà modo di raschiarci il risparmio privato. Se lo smantellamento non sarà controllato, auguri a tutti. Sarà senz’altro uno spettacolo unico e grandioso, ma anche molto più godibile visto a distanza di sicurezza dall’europa.

         
  11. In risposta ad un commento precedente che vede Dezzani troppo giovane ed outsider per le capacità che dimostra vorrei dire che sono tanti i giovani stufi dello schifo che ci circonda e che il fatto di essere outsider può essere un bene nel momento che non ti vincola ad avere una visione standardizzata dell’insieme. Ho 24 anni e sono ormai diversi anni che sfrutto tutto il materiale possibile per informarmi e soprattutto farmi un’idea mia del sistema e ho trovato in Dezzani l’unico che riesce ad informare condensando tante informazioni in analisi concise e dirette al punto, l’unico che a fine articolo mi lascia speranzoso ed ottimista. Abbiate fiducia nelle nuove generazioni, siamo stufi tanto quanto voi.

     
    • Jean il said:

      Sono disposto a dare tutta la mia fiducia ai giovani, a patto che guardino avanti, non farsi infinocchiare con destra/sinistra, che sono cose che appartengono al passato, nello stesso parlamento e senato non dovrebbero sedere persone più anziane di 55/60 anni e che il governo guardi avanti verso il futuro del paese, qui il tempo passa e l’Italia è ancora inchiodata a minchiate della seconda guerra mondiale e a senatori a vita del menga, un bel calcio in culo a tutti sti derelitti che bloccano lo sviluppo del paese, sarebbe una bella cura….

       
      • mimmo il said:

        E’ ora di farla finita con certi pregiudizi nei confronti dei giovani…
        consideriamo che “loro” sono il target principale di una strategia distruttiva a tutti i livelli.
        Il sistema ne ha davvero paura;
        la generazione degli anni 50/60 fu distrutta da una concezione della libertà, distorta, ingannevole e perversa, promossa da “vecchi” nello spirito.
        Con i nostri ragazzi di oggi hanno messo in campo armi sofisticate e tecnologiche…servirebbero vecchi con uno spirito sano.

         
  12. Taxxo1984 il said:

    Buongiorno a Tutti!

    Da poco mi sono imbattuto nel blog di Federico Dezzani; è stato come trovare le risposte a tutte le domande che mi sono fatto in questi ultimi anni, domande che nascono da una mia inquietudine profonda che non so spiegare..come se qualcosa stia per cambiare…qualcosa di grosso…come se le coscienze si stiano svegliando dal torpore…lentamente..ma inesorabilmente..
    Trovare un mio coetaneo che, con la sua vasta cultura e la sua grande capacità di analisi, spiega tutte le mie inquietudine bè…io lo interpreto come un segno…un segno molto positivo!

    Grazie Federico

     
  13. enzo il said:

    Si ha notizia che la famiglia o il gruppo della ex presidente di confindustria Emma Marcegaglia ha un consistente debito con MPS o una partecipata dello stesso. Questi grandi capitalisti (chiamarli industriali sarebbe un insulto per i veri imprenditori), guarda caso riescono a galleggiare arricchendosi (lo stesso vale per il capofila della finanza …..straniera…. in italia, Debenedetti, il distruttore dell’Olivetti, Omnitel, Telecom etc) utilizzando i denari degli italiani senza poi restituirli ai prestatori. Il Sole24h è stato in passato il giornale delle imprese e dei professionisti, si occupava principalmente di informazioni economiche, tributarie e commerciali, dei cambi valute e borsa-merci e soltanto marginalmente di politica e in genere parteggiava per il PLI-DC-PRI. Le due figure del grande capitale che ho sopra citato hanno ben imposto al Sole24h il loro stesso schema aziendale : contributi pubblici usati per scopi illegali, false comunicazioni ai mercati, stravolgimento della missione aziendale per altri fini. Quanti abbonamenti in passato ho buttato nel vento !

     
  14. Danilo Fabbroni il said:

    per capire bene la feccia del comportamento italico – di chi nemmeno dovrebbe titolarsi come ITALIANO – basterebbe studiare un paio di libretti di Antonio Trizzino; da lì capire che ‘capi-in-testa’ del nostro ammiragliato in tempi di guerra ricevettero poi medaglie al valore militare dalle nostre forze nemiche di allora, vedi Maugeri, per capire tutto di un botto quanto ‘animus’ proditorio, servile, sciuscià, codino, lustrascarpe, ‘maggiodormesco’, ci sia PURTROPPO nell’italica stirpe. I pochi che furono bastion contrari a questo esprit gliela fecero pagare carissima, pur non mettendo la mano sul fuoco da parte mia che fossero i classici ‘stinchi di santo’, vedi Mattei, a suo modo Craxi, e soprattutto Moro.

     
  15. learco il said:

    A proposito del patriottismo e della fiducia che le nostre grandi aziende nutrono verso l’Italia:

    “Gli Agnelli peraltro sono solo una delle tante famiglie di imprenditori italiane che, nel corso degli anni, hanno guardato oltreconfine.
    I Rocca, storica famiglia di industriali bergamasca, sono stati tra i primi a valicare il confine: oggi l’indirizzo di Tenaris è nel Principato del Lussemburgo.
    Nel corso degli anni hanno portato quanto meno le proprie casseforti altrove tra gli altri: i Ferrero che, pur mantenendo il cuore ad Alba, hanno portato la testa in Lussemburgo con Holding Ferrero International S.a. da cui dipendono le decisioni che riguardano tutti i 22 stabilimenti e i 53 mercati in cui è presente il marchio; Leonardo Del Vecchio con la lussemburghese Delfin (qui sono custoditi il controllo di Luxottica, ma anche quote di peso in Generali, in Foncière des Régions, a cui peraltro fa capo la stessa Beni Stabili); i Cordero di Montezemolo con il fondo lussemburghese di private equity Charme che conta su un parterre di élite di soci e investe privilegiando il made in Italy; i Garrone con la lussemburghese Polcevera S.a.(a cui fa capo il 7% di Erg). Azimut finora ha solo accennato alla possibilità lo scorso aprile. Ma si sa, per il risparmio gestito l’indirizzo migliore è Dublino”.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/exor-trasloca-olanda-quante-imprese-italiane-costrette-1302672.html

     
  16. Alessandro R. il said:

    Da un articolo di Tiscali su Roberto Napolitano :

    “Lo spazzino con le copie, la bistecca in redazione e le tre auto a disposizione. La dolce vita del faraone del Sole 24 Ore”

    Ora che “l’impero” di Roberto Napoletano è caduto, saltano fuori anche le spese faraoniche del direttore, tutte in un dossier passato di mano in mano tra i vertici aziendali

    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/bistecca-in-redazione-Sole-24-ore-tre-auto-napoletano/

     
  17. Lorenzo F. il said:

    Danilo Fabbroni a me piace molto questo blog, perché qui si fanno analisi documentate e documentabili e non discorsi da Bar. Il “mantra” dell’italiano pavido, vigliacco e cambiacasacca e’ proprio un di quei “luoghi comuni” inoculatici dall’esterno al fine di abbattere la nostra autostima come popolo e giustificare le ingerenze esterne in tutti i modi e le forme immaginabili.

    Ti invito, a tal proposito a leggerti qualche trattato di “Psicologia delle masse” per comprendere che “il processo comportamentale dei popoli” e’ totalmente e facilmente, manipolabile dai “mezzi d’informazione”, a qualunque latitudine ed indipendentemente da razza, storia o etnia. Ciò che conta è che la massa superi, in dimensioni, una certa ” soglia critica”. Nel 1908 lo statunitense Edward A. Ross e il britannico William McDougall pubblicarono due libri con lo stesso titolo, “Social Psychology”. Nel libro di Ross si rende noto come i nuovi media abbiano la facoltà, senza precedenti nella storia dell’uomo, di “annichilire lo spazio”, e di rendere possibile l’uniformità della moderna opinione pubblica.

    Ergo, ciò che conta per formare un “gregge di pecore vigliacche” non è la genetica, la lingua, la razza, la storia o la latitudine, bensì solo ed esclusivamente la TV in casa di ogni famiglia, mass-media asserviti ad un establishment vigliacco e venduto.

    Le colpe sono sempre attribuibili all’establishment e solo all’establishment. I popoli sono vittime e non si differenziano, nel comportamento di massa, gli uni dagli altri.

     
    • Massimiliano il said:

      Infatti proprio alla establishment credo si riferisse Danilo, leggendo i suoi libri potresti scoprire qualcosa di intressante.

       
    • Danilo Fabbroni il said:

      x Lorenzo: concordo con quanto Lei scrive a proposito dei ‘persuasori occulti’ [e ci mancherebbe da parte mia….!!], nondimeno al Persuasore non è mai imputabile il 100% della Sua opera anche se ghiottamente lui se ne fa carico ed onore: gran parte della apparente Forza del Persuasore sta nella debolezza intrinseca del Persuaso. L’italico, vedi non a caso le sue maschere tipiche (Pulcinella e via di seguito…) per enne motivi si è accodato ed adeguato ai Foresti per neanche 33 denari, per 2 lire. Lo dico colla morte nel cuore ma è così purtroppo.

       
      • Danilo Fabbroni il said:

        Chioso ancora: l’ammiraglio Maugeri e quelli di SuperMarina non facevano certo parte della “populace” indottrinata da chissà chi: scelsero di loro sponte di servire non la Patria ma i Loggionati Foresti oltreoceanici ed Oltremanica….. sennò la medaglia d’argento ai Servigi Americani non l’avrebbero certo ricevuta!

         
  18. Massimiliano il said:

    “Gli osservatori più acuti sono capaci di cogliere le correlazioni tra avvenimenti apparentemente slegati gli uni dagli altri, riconducendoli ad un unico fenomeno”

    Esattamente, poi c è la capacità di condividere questo con i meno acuti sintetizzando e facendosi comprendere e anche questo non è da tutti.

    Complimenti per le tue analisi.

     
  19. Mihai Podeanu il said:

    tutti che ti lodano, ti tessono elogi… non Ti stufi mai? non ancora?
    grazie Federico
    DNFTT. IST

     
    • Paolo L. il said:

      Fossi Dezzani ti bannerei. Il tuo intervento nel migliore dei casi è “inutile”, nel peggiore è attribuibile ad un “furbastro” che usa un nick da rumeno. L’ apoteosi !

       
      • Federico Dezzani il said:

        Non offendete Mihai!
        Italiano della sponda est dell’Adriatico, quando il Leone della Serenissima sventolava da Parenzo a Spalato!

         
  20. Mihai Podeanu il said:

    Paura, eh?…
    Comincerai a preoccuparti quando agli incontri colle scolaresche i gggiovani ti daranno del “lei”

     
  21. Mihai Podeanu il said:

    Ostrega, ‘sto casso de piastrela magnabatteria no trasmette i smileys…

     
  22. Paolo L. il said:

    Federì nessuna offesa. Solo un innocente “commento esca” per valutarne l’aggressività e far emergere l’eventuale “troll nascosto”.

    Pace Mihai :-)))

    P.s. A quanto lo vendi il rame ? Eheheheh si scherza eh 😉

     
  23. Mihai Podeanu il said:

    Federico, quando hai 1 momento: ci sono sufficienti elementi per impostare analogie tra la “mani nette” brasiliana starting col Lula e coinvolgente ieri la Roussef, e l’odierna in altro quasi-BRICS dove si attiverebbe a breve difese d’alta quota, col mare vicino dove riempiono barriere coralline gli eredi di Zheng He?

     
    • StefanoD il said:

      Mihai, mi fai venire il malditesta a seguirti! però sei simpatico!
      Mi ricordi uno che in un’altra vita si chiamava Uriel Fanelli… 😉
      Ciao

       
      • il leggendario Uriel Fanelli di keinpuch… qualcuno sa se da qualche parte scrive ancora ? mi mancano tantisssssimo i suoi post…..

         
    • Antonello S. il said:

      Hai prescindere dai contenuti politici, l’hai visto bene in faccia Geert Wilders?
      Sembra un “Kroll” dell’Eternauta (per chi leggeva Lanciostory)…

       
      • Francesca Ancona il said:

        A me fa più paura il vincitore, trovo Wilders molto elegante, mai fidarsi delle facce pulite da bamboccio (alla Renzi)…

         
  24. Cesare il said:

    La vittoria di Rutte, in Olanda e’ una “vittoria di Pirro”. I suoi 33 seggi conquistati, suggeriscono chi ha “mosso le masse olandesi” alle urne. Va bene ! Una battaglia vinta non significa aver vinto la guerra. Francia, Germania ed Italia saranno i fronti su cui si giocherà davvero la partita fra “vecchio” e “nuovo” ordine in Europa.

     
    • Jean il said:

      Faranno la fine della Spagna, senza governo per mesi e mesi, per governare dovranno coalizzarsi una cosa tra i quattro e i cinque partiti….

       
  25. Cinà il said:

    In Olanda vince lo stato profondo della burocrazia europea – Macron indagato in Francia, come fosse un qualsiasi Fillon (?) – Attentati in Francia ( FMI e scuola di Grasse Tocqueville)- Attentati in Germania (abilmente dissimulati dai servizi) – La Turchia parla di imminente guerra di religione in Europa – Forze speciali russe in Egitto a confine con la Libia – Ucraina sempre più vicina al collasso economico e sempre più aggressiva con il Donbass – La Turchia sul punto di rompere i trattati con i burocrati di Bruxelles, tratta per acquistare il sistema antiareo SS 400 russo pur essendo uno dei pilastri della Nato (?) – Trump, dall’altro lato dell’oceano, di nuovo trombato da un giudice hawaiano …
    Dezzani, bolle la pentola?

     
  26. Antonio Rinaldi il said:

    “lo stock del debito, in costante ascesa e lanciato verso i 2.200 miliardi, scende magicamente dal 140% del PIL al 130% grazie all’aumento “cartaceo” del denominatore, gonfiato dal computo delle attività illegali”

    A quanto mi risulta le attività “illegali” pesano una manciata di miliardi. Il documento da lei citato [4] non dice nulla a questo proposito. Da quale fonte ha ricavato una “gonfiatura” del denominatore tale da spiegare l’enorme variazione da lei indicata?