L’Olanda ha fatto la sua scelta (scontata): aderire all’area marco

Si sono svolte le legislative olandesi, primo cruciale appuntamento elettorale del 2017. All’indomani del voto, la tecnocrazia europea ed i media hanno salutato il verdetto elettorale come una vittoria “dell’Europa” sulle forze anti-sistema: i liberali del primier Mark Rutte sono emersi come primo partito, davanti ai populisti di Geert Wilders. L’esito delle urne dovrebbe in realtà fare tremare i polsi a Bruxelles, perché persino nel “nocciolo tedesco” dell’euro gli anti-europeisti guadagnano posizioni, senza poter contare sugli anni di recessione causati dalla moneta unica nell’euro-periferia. Con il voto del 15 marzo gli olandesi hanno scelto, senza sorprese, di aderire all’area euro-marco che nascerà sulle ceneri dell’Unione Europea, dopo che la Francia, incapace di reggere un cambio fisso con la Germania, avrà portato Marine Le Pen all’Eliseo ed innescato l’implosione dell’euro.

Se i populisti sono il secondo partito nella patria del falco Dijsselbloem…

Il 15 marzo gli olandesi si sono recati alle urne per il rinnovo del Parlamento: c’era grande attesa per il voto, primo importante appuntamento elettorale del 2017, cruciale per i destini dell’euro e dell’Europa. Dopo otto anni di eurocrisi, è grande il timore che “i populisti” conquistino i palazzi del potere, scalzando quell’oligarchia liberal ed atlantista che prima ha creato l’eurozona coll’obiettivo di strappare gli Stati Uniti d’Europa e poi ha strenuamente difesa la sua creatura, anche a costo di enormi sacrifici economici e sociali, nonostante l’aborto del processo federativo. Le legislative olandesi erano considerate il primo test per valutare la capacità dell’establishment di difendersi dall’assalto delle “forze anti-sistema”, la naturale risposta della società ad anni di impoverimento, precarietà, immigrazione di massa, insicurezza e venti di guerra. Che lettura si può dare del voto olandese?

Partiamo dai semplici dati: con una buona affluenza, superiore all’80%, i liberali del premier Mark Rutte si sono confermati la prima forza politica, raccogliendo il 21% delle preferenze e 33 seggi su 150, davanti ai populisti di Geert Wilders, secondo partito con il 13% delle preferenze e 20 seggi. È questa “la fotografia” del voto sventolata da tecnocrati, europeisti e grandi media; l’istantanea impiegata per dipingere il voto olandese come la prima sconfitta dei populismi, dopo il successo del referendum anti-europeista inglese e l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca: un vittoria dell’Unione Europea in vista delle decisive presidenziali francesi di fine aprile. “Olanda, i populisti non sfondano. Rutte sbarra la strada a Wilders”“Elezioni Olanda, vince il liberale Rutte: dopo Brexit e Trump, abbiamo detto no al populismo”; “Vince Rutte e populisti fermati, ma il vero antidoto è il pragmatismo olandese”.

C’è molta faziosità in questa interpretazione: il giudizio, infatti, cambia notevolmente passando “dalla fotografia” al film, allargando cioè l’orizzonte temporale e paragonando la Camera bassa uscita dalle elezioni del 15 marzo a quella precedente: emerge così che i liberali di Rutte hanno perso 10 seggi, Wilders ne ha guadagnati 5 ed i vecchi alleati del premier, i socialisti del Pvda che hanno partecipato per cinque anni alla grande coalizione di governo, hanno subito un salasso di 29 seggi, scivolando ai margini dello schieramento politico. I liberali di Rutte più che “vincere” hanno quindi retto l’assalto dei populisti, incassando discrete perdite, mentre i socialisti sono usciti a pezzi dalla coabitazione col centro-destra: il quadro politico si è spostato nel complesso a destra, su posizioni nazionaliste, ed i liberali di Rutte hanno conservato il primato inseguendo Geert Wilders sul suo terreno. La violenta polemica del premier Rutte contro la Turchia, pur sempre un membro NATO, ha infatti galvanizzato l’elettorato di centro-destra, a costo di impiegare lo stesso arsenale “populista”del Partito della Libertà di Wilders .

C’è quindi poco da rallegrarsi per l’establishment europeista. Le elezioni olandesi potrebbero essere un importante anticipatore di quanto avverrà a breve in un altro Paese europeo, ben più strategico dell’Olanda, la Germania: anch’essa governata da cinque anni da una grande coalizione tra popolari e socialisti, anch’essa totalmente assorbita dalle tematiche dell’immigrazione e della sicurezza, anch’essa patria di un partito populista sempre più radicato, Alternativa per la Germania, che ha fatto della lotta all’immigrazione selvaggia il suo cavallo di battaglia.

Al contrario, tessere paragoni tra le elezioni olandesi e le imminenti presidenziali francesi, totalmente monopolizzate dal dibattito attorno all’euro e dall’Unione Europea, non ha alcun senso: Olanda e Francia, benché geograficamente vicine, si trovano agli antipodi dell’Europa e le rispettive priorità dell’elettorato differiscono radicalmente.

Pochi, infatti, hanno sottolineato come l’Olanda sia la terra natia di Jeroen Dijsselbloem, esponente di quel partito socialista che è uscito dimezzato dalle elezioni del 15 marzo, nonché ministro delle Finanze dell’uscente governo Rutte e presidente dell’Eurogruppo: il “falco” Dijsselbloem è noto alla cronache italiane come l’inflessibile custode dell’ortodossia finanziaria, sistematicamente schierato sulle posizioni tedesche rigoriste ed anti-deficit. Già, perché l’Olanda è un Paese“germanico” che ruota a tutti gli effetti nell’orbita di Berlino, incline ad impiegare i suoi alleati minori (Finlandia, Estonia, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Slovacchia, etc. etc.) per promuovere ed imporre i propri interessi: è l’Olanda a schierarsi nella bollente estate 2015 a fianco della Germania contro qualsiasi concessione ad Atene, anche a costo di una “Grexit”, come è sempre l’Olanda ad opporsi oggi a qualsiasi riduzione del debito pubblico greco, sempre in sintonia con la Germania.

Dal punto di vista macroeconomico, i Paesi Bassi sono “un’estensione” della Germania, proprio come dal punto di vista geografico i suoi porti sono lo sbocco verso il mare di buona parte del commercio estero tedesco (l’Olanda è la prima fonte dell’import e la quarta meta dell’export tedeschi1): il tasso ufficiale di disoccupazione viaggia attorno al 5% contro il 6% tedesco, il debito pubblico olandese si colloca su livelli persino inferiori a quelli tedeschi (65% contro 80% del PIL), il saldo della bilancia commerciale è saldamente positivo ed in costante aumento dall’introduzione dell’euro: in questo contesto le frecce economiche all’arco dei populisti sono modeste e non è un caso se il Partito della Libertà di Geert Wilders abbia impostato il suo programma sulle tematiche contro l’immigrazione selvaggia, promossa ed incentivata dall’Unione Europea. I populisti olandesi sono riusciti nell’impresa di affermarsi come seconda forza del Paese senza che la situazione economica fornisse loro particolari aiuti: è un risultato notevole, che dovrebbe turbare il sonno della CDU e della SPD in vista delle imminenti legisltive tedesche.

Il quadro macroeconomico è invece agli antipodi in Francia, dove, nonostante i sondaggi avversi, è altamente probabile che la “populista” Marine Len riesca nella storica impresa di conquistare l’Eliseo. Benché Francia ed Olanda siano separate soltanto dal Reno, la distanza tra i due Paesi è siderale in termini economici: sulla sponda sinistra del Reno si è in euro-periferia, sulla sponda destra si è invece nel nocciolo dell’euro, “nell’area euro-marco”. La disoccupazione ufficiale si attesta su livelli record in Francia, attorno al 10% della forza lavoro, il debito pubblico è esploso dall’introduzione dell’euro, salendo dal 60% al 100% del PIL in 15 anni, la bilancia commerciale è parallelamente crollata, obbligando la Francia a vivere a credito, le partecipazioni statali, fiore all’occhiello dell’economia transalpina, sono state progressivamente alleggerite per racimolare un po’ di denaro. In Francia, i populisti hanno quindi più frecce al loro arco: non solo le tematiche anti-immigrazione che hanno regalato ottimi risultati a Geert Wilders, ma anche il cavallo di battaglia, cruciale dopo anni di eurocrisi, dell’impoverimento indotto dalla moneta unica.

Se nelle “germanica” Olanda il Partito della Libertà si è piazzato secondo grazie soltanto ai timori legati all’immigrazione indiscriminata, nella “periferica” Francia il Front National non avrà difficoltà a conquistare l’Eliseo, potendo catalizzare anche il malessere sociale causato dall’euro.

In Olanda l’establishment nazionale ha, bene o male, retto. In Francia, al contrario, si sta assistendo come nel resto dell’europeriferia ad uno scollamento tra l’élite al potere, sempre più isolata e screditata, e la base elettorale: la prima totalmente devota all’euro ed all’Unione Europea, la seconda sempre più insofferente dopo anni di crisi economica e schierata su posizioni anti-europeiste. Tolto il capitolo dell’immigrazione selvaggia, l’elettorato olandese aveva pochi motivi per pronunciarsi contro l’Unione Europea che ha sinora regalato più benefici che danni ai Paesi Bassi: escluso l’esborso per il salvataggio greco, Amsterdam non ha pagato tributi per il mantenimento dell’eurozona. Confermando il premier Rutte, gli olandesi si sono espressi quindi a favore dello status quo e del “proseguimento dell’integrazione europea” che, tradotto in termini pratici, significa nella primavera del 2017 procedere verso l’unione politica ed economica del “nocciolo tedesco”.

È facile infatti scorgere dietro l’ipotesi di “un’Europa a due velocità” avanzata da Berlino, lo storico obiettivo della Germania di federare attorno a sé gli Stati di lingua tedesca, grossomodo omogenei per cultura ed integrati economicamente: è un progetto di cui l’Olanda, l’affaccio al mare delle regioni industriali tedesche, è parte integrante, mentre né l’ingresso della Francia, né quello dell’Italia, né tanto meno quello del resto dell’europeriferia, sono contemplati. L’interminabile eurocrisi ha scremato i membri dell’eurozona, separando quelli compatibili con l’economia tedesca da quelli che non reggono il cambio fisso col marco: i primi sono oggi “europeisti”, come l’Olanda, mentre i secondi sono scivolati verso posizioni “populistiche” ed anti-europeistiche. Le elezioni del 2017 sono l’occasione per sancire la definitiva frattura dentro l’Unione Europea e la separazione dei due gruppi disomogenei: l’Olanda, il 15 marzo, ha votato per entrare nella nascente area marco allargata o nel “mini-euro del Nord”.

La Francia, invece, prostrata da anni di eurocrisi, si separerà dal nocciolo tedesco eleggendo la populista Marine Le Pen all’Eliseo.

L’8 maggio, all’indomani delle presidenziali francesi, i mercati finanziari saranno travolti dalla tempesta alla notizia della vittoria del Front National; Mario Draghi tenterà invano di sedare gli speculativi, sempre più violenti dopo il conclamato divorzio francese dall’Unione Europea; frenetiche consultazioni si terranno per stabilire se e come l’eurozona e le istituzioni di Bruxelles possano sopravvivere. Berlino proporrà allora ad un ristretto club di Paesi di procedere con l’integrazione economica e politica, così da non gettare alle ortiche “il sogno europeo”. Sarà interpellata per prima l’Olanda di Mark Rutte, cui seguiranno i governi dell’Europa centrale e nordica. Il premier Gentiloni aspetterà invano una telefonata che non arriverà mai, mentre gli altri Paesi dell’europeriferia, più pragmatici, si attrezzeranno per tornare nel volgere di poco tempo ai vecchi conii.

Nascerà così l’Europa a due velocità, partorita dalla cruciali elezioni del 2017 iniziate con le legislative olandesi: un’area euro-marco, circondata da valute nazionali. Una Grande Germania nel cuore dell’Europa: il sogno di Berlino sin dal 1914.

1http://atlas.media.mit.edu/en/profile/country/deu/

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98 thoughts on “L’Olanda ha fatto la sua scelta (scontata): aderire all’area marco

  1. Frank il said:

    Eccellente articolo, come al solito. Piccolissima nota, ci deve essere un errore di battitura: sono Francia e Germania ad essere separate dal Reno, non Francia ed Olanda!

     
  2. GioC il said:

    Caro Dezzani
    concordo pienamente con l’analisi sul voto olandese mentre sarei meno sicuro sulla vittoria della Le Pen in Francia. Io ci metterei subito la firma visto che seguo Marine Le Pen da almeno 4 anni e credo che sia la migliore statista che abbia l’Europa con una visione politica a tutto campo cosa che manca, per esempio ai politici nostrani euroscettici. Mi domando e Le domando, in caso si avverassero le ipotesi dell’articolo sulla creazione di un IV reich tedesco , economicamente parlando, quale sarebbe la reazione degli USA di fronte ad una Germania così egemone in Europa e che probabilmente sarebbe tentata di proiettare il suo potere economico anche sul piano politico?
    Saluti e complimenti vivissimi per i suoi articoli.

     
    • Federico Dezzani il said:

      quale sarebbe la reazione degli USA di fronte ad una Germania così egemone in Europa ?

      Posto che l’impero angloamericano è agonizzante, bisognerà capire dove guarderà la Germania: ovest od est.
      Se allaccia alleanze con Russia e Asia, gli angloamericani forse reagiranno ancora.

       
      • Rosario il said:

        Dottor Dezzani, anche questa volta la sua analisi troverà conferma nei fatti ne sono certo.Piuttosto però non escluderei la questione guerra con o senza la Clinton. E sarebbe bello poter leggere un suo articolo a riguardo. E’ mia opinione che l’opportunista Erdogan vedrà nell’Europa spezzata l’occasione necessaria per soddisfare le sue ambizioni di conquista e ritagliarsi lo spazio che Russia e Stati Uniti hanno cominciato ad erodergli nello scenario siriano.Le sue truppe nelle capitali europee sono pronte a destabilizzare il tessuto sociale, le velleità kossovare sono la mossa d’infilata in termini scacchistici per mettere i bastoni tra le ruote all'”alleato” russo se non dovesse essere più accondiscendente in Siria. Il turco si sentirà abbastanza forte da ritenere dopo il 16 aprile di poter spadroneggiare in europa,soprattutto se potrà sbandierare lo spauracchio dei fascisti cattivi e islamofobi. I suoi interlocutori ,Germania,Russia e Stati Uniti per diversi motivi anche opposti al momento non sembrano avere una politica di contenimento del sultano sullo scenario europeo:”Si fottano gli europei” vale sempre e comunque anche dopo piazza Maidan. Grazie se vorrà affrontare l’argomento alla luce delle prossime date cruciali.

         
      • Maurizio il said:

        Certamente il progetto della Germania è quello che descrive lei (negli ultimi lustri nascosto a malapena dietro la figura ambigua della Merkel) Difficilmente però potrà realizzarsi, neanche stavolta. Gran Bretagna e Francia (quest’ultima rispolverando ferocie e risentimenti antichi che non sottovaluterei, così come sottovaluterei ancora meno gli angloamericani) lo ostacoleranno spietatamente e ci speculeranno sopra.
        La Grande Germania più che essere circondata da valute nazionali senza capitale economico e finanziario alle spalle, soprattutto avrebbe attorno una cintura esplosiva di instabilità politica ed economica. A Est (Balcani, Ucraina, Grecia, Turchia, Siria e ora anche Libano), a Ovest (Francia), a Sud (Italia destrutturata davanti a un Nord Africa che o sarà protettorato russo o resterà in fiamme). Non è certo la condizione ideale per prosperare continuando ad esportare. O per dormire sicuri, senza forze armate, approccio messianico alla israeliana e protezione americana. La visione ragionieristica dei tedeschi ha già avuto più volte lo stesso sbocco e su di essa (soprattutto) hanno sempre speculato gli inglesi e la finanza “apolide” per fare i loro reset e continuare a dominare.
        Euro e UE sono (giustamente) finiti ma i tedeschi le cose dovranno gestirle con molta cautela e “inclusività”, se la Storia ha insegnato loro qualcosa.
        Ma in questo senso non li aiuta neanche la posizione dell’Italia. Noi oggi (oggi, non domani) avremmo un ruolo essenziale per bilanciare quanto sta accadendo e ritagliarci anche un nuovo spazio geopolitico ed economico. Ma abbiamo Renzi, Grillo e Salvini, messi lì non dai tedeschi.

         
        • Jean il said:

          Ci sono alcune cose che sono molto chiare nei commenti precedenti, tranne il Sultano che “tuona”, la Turchia è un paese che esporta molto in Europa, lo metti sotto sanzioni e il governo cade in un mese….

          Saluti

           
  3. Germano il said:

    In pratica si riformerebbe il Sacro Romano Impero. Resterebbe da capire se la Lombardia e altre parti del nord verranno inglobate (come nel 1500 per intenderci) oppure lasciate al loro destino.

     
    • Calogero il said:

      curioso come l’espressione “lasciate al loro destino” a me suoni come riprendersi la libertà e l’autonomia della gestione della propria valuta.

       
      • Germano il said:

        Esatto, però a quel punto le aziende italiane (la maggior parte situate nel nord italia) diverrebbero una spina nel fianco di quelle tedesche. Per questo non penso che lasceranno campo libero facilmente.

         
    • Frank Brown il said:

      Osservazione interessante e posta con un certo gusto per l’ironia…
      In questo forum si sono confrontate due ipotesi in merito allo sbocco delle attuali crisi: la prima – avanzata dal dott. Dezzani – prevede il dissolvimento tout court dell’Unione Europea. La seconda – sostenuta da una minoranza dei commentatori – prevede una riconfigurazione dell’Unione Europea e la formazione di due aree o “velocità”.
      L’ipotesi è stata ben rappresentata dalla mappa “Europe in Gestazione” pubblicata da Limes a partire dal 2015. Vedi: http://www.limesonline.com/europe-in-gestazione/90791
      Il nocciolo duro sarebbe individuato dalle catene del valore dell’industria tedesca. . Osservate come l’Italia – nella rappresentazione fatta da Limes – sia l’unico stato europeo che appare diviso in due, all’altezza delle linea gotica.
      Ora l’esito delle elezioni in Olanda – comunque le si voglia commentare – sembra preludere proprio alla formazione di tale “area interna” (il signor Rutte è da sempre un sostenitore della “doppia velocità”). Mi attenderei un risultato analogo nelle elezioni francese e tedesca.
      E l’Italia? Al telegiornale si ascolta il dott. Gentiloni affermare che “mai l’Italia accetterà una europa di serie A ed una di serie B”. Ma intanto – qua e là – si percepiscono segnali non rassicuranti: le pagine dedicate dal Corriere della Sera ai commenti del redivivo Bossi ( vedi: http://www.corriere.it/politica/17_marzo_14/bossi-la-lega-nazionale-morira-1392067c-082d-11e7-b69d-139aae957b51.shtml ) ed i cartelli che i soliti figuri mascherati reggevano a Napoli inneggianti al “popolo del sud”. Sky che abbandona Roma per trasferirsi a Milano, L’Autorità Europea del Farmaco che verrebbe insediata proprio in questa città, il mercato immobiliare che qui ha il suo epicentro…
      Nel suo excursus storico sulla Mafia Nazionale il dott. Dezzani ha mancato di osservare che Sicilia, Calabria e Campania non sono solo l’inesauribile serbatoio per la criminalità organizzata, ma forniscono anche il 90% del reclutamento delle nostre Forze Armate. Proprio come nel 1860 e nel 1943.

       
      • Francesca Ancona il said:

        E’ interessante capire cosa sta facendo Bossi, sta in pratica buttando fango sulla Lega, su Salvini, è evidente che non si aspettavano un successo della Lega Nazionale, il partito farlocco messo lì per destabilizzare, indebolire la destra. Com’è successo anche con il m5 stelle d’altronde, quando qualcuno comincia a diventare pericoloso ci pensano gli stessi creatori a disfare. Spero che Salvini si tappi le orecchie e vada avanti da solo. Che ne pensi di questa mossa, Federico?

         
  4. Gianni il said:

    Vi è anche un’altra possibilità da prendere in esame, a mio avviso, che è quella della guerra, considerando che i politici ed i bankers alla draghi siano in realtà solo dei prestanome dei plutocrati che da secoli hanno il monopolio del signoraggio e che tale plutocrazia ha già trascinato ben due volte in guerra i popoli d’europa, considerando tutto questo rimane loro sempre la possibilità di buttarla in caos totale, ovvero la guerra, finanziando le parti in conflitto e poi se possibile finanziandone la ricostruzione, del resto non ci si può dimenticare che crisi e guerre non sono altro che un sistema per mettere a strozzo (usura) intere nazioni e relativi popoli, quindi mi viene da pensare che mai l’usuraio abbandoni la sua vittima solo per una questione di “democrazia”, a meno che qualcuno di molto più forte lo costringa, e non mi pare che verso la francia e l’italia siano disposti a mollare il lavoro che dal loro punto di vista è appena appena iniziato, la grecia è il loro modello a cui aspirano per ogni nazione.

     
      • Gianni il said:

        Federico, concordo che con la killary la guerra sarebbe già stata possibile, ma non è comunque che con The Donald sia da escludere, d’altronde dalla Libya ai Baltici passando per tutto il Medio Oriente e senza escludere il Pacifico si vive in una sfida, un confronto costante che può degenerare in un attimo e con i pazzi che ci stanno in giro c’è da ipotizzare che qualcuno la stia cercando, in usa il partito della guerra è sempre in forma basta osservare il duo psicopatico mac caino e graham quanto si stia dando da fare per farla scoppiare, e anche la nato non mi sembra sia troppo conciliante, se al posto del Presidente Putin ci fosse stato qualcuno meno capace e più impulsivo il mondo sarebbe diventato un posacenere da tempo, e non può essere Trump a fermare la giostra una volta messa in moto, almeno credo…

         
        • Gianni il said:

          L’ipotesi guerra alla Russia non morirà mai, o almeno finche esisterà un occidente colonialista, perchè è bene ricordarsi che la Russia è l’unica che sia riuscita a non cadere preda nelle grinfie delle potenze coloniali o neo-coloniali, tutti gli altri paesi del mondo sono finiti nel sacco almeno una volta, la Russia mai, anche se ci è andata vicina, e questo non lo riescono proprio a digerire certi promotori dell’eccezionalità.

           
  5. Annibale il said:

    Qualora questa analisi dovesse avverarsi, mi piacerebbe sapere quale destino attende la nostra classe politica ed i media asserviti ad essa ? Possibile che ne usciranno indenni. dopo averci condotto al mattatoio economico e sociale come paese ?

     
    • Federico Dezzani il said:

      No, il nostro establishment è ormai esausto. Non sopravviverà.

       
  6. dezzani belle analisi grande germania IV rai ma degli ebrei non parli mai.

     
  7. Paul Droogo il said:

    Previsioni largamente condivisibili tanto più che l’Inghilterra (o quel che resta) si è tirata fuori dai giochi europei.

     
  8. nice try il said:

    se non si avverano le precise previsioni dei due ultimi capoversi chiuderai il blog per vergogna? o continuerai come nulla fosse?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Così non vale…
      E se vinco io? Tu cosa fai?
      Sei disposto a farmi le pulizie di casa per i prossimi 30 anni?

       
      • avnwvnsbks il said:

        Veramente sei tu che fai previsioni, non noi; sei tu a dover dimostrare che ciò che dici è vero, non noi che è falso, nel diritto di essere scettici. Siamo sempre alla teiera di Russell.

         
        • Sandrone il said:

          previṡióne s. f. [dal lat. tardo praevisio -onis, der. di praevisus, part. pass. di praevidere «prevedere»]. – Il fatto di prevedere, di supporre ciò che avverrà o come si svolgeranno in futuro gli eventi, basandosi su indizî più o meno sicuri, su induzioni, ipotesi o congetture: una p. giusta, sbagliata; fare una p.; azzardare delle p.; scopo delle teorie scientifiche è consentire p. controllabili sperimentalmente. In meteorologia, p. del tempo, la situazione meteorologica che, in base allo studio fisico delle masse d’aria e delle discontinuità tra masse d’aria diverse, nonché in base alle rilevazioni effettuate da strumenti, satelliti artificiali, ecc., successivamente elaborate tramite calcolatori elettronici, si può prevedere per le prossime ore e i prossimi giorni (attualmente è possibile effettuare previsioni molto attendibili nell’ambito di 48 ore, soddisfacentemente attendibili per le successive 48 ore, cioè sino a 4 giorni, e puramente indicative per giorni successivi); correntemente, con la stessa locuz. viene chiamato il bollettino meteorologico trasmesso periodicamente per radio o per televisione: hai sentito le ultime p. del tempo? In economia e in finanza, p. economica, p. finanziaria, indagini circa i risultati economici o finanziarî di tutta o parte della gestione futura di un’azienda; bilancio di p. (o preventivo), il documento contabile relativo a un’intera gestione finanziaria o economica di un’azienda. Com. la locuz. avv. in p. di … (o nella p. che …), prevedendo un determinato avvenimento: si presero le misure necessarie in p. di un attacco nemico; nella p. che nevichi sarà meglio rifornirci di provviste. Con valore più concr., spesso al plur., quanto si prevede o è stato previsto per il futuro: tutto si è svolto secondo le p.; le p. si sono in gran parte avverate, oppure sono state smentite dai fatti; non vorrei fare p. troppo pessimistiche!; aveva per se stessa solo p. nere, sfiduciate: per me continuava a credere in un avvenire felice (L. Romano).

           
        • Federico Dezzani il said:

          “Siamo sempre alla teiera di Russell.”

          Dalla vostre citazioni, si capisce che frequentate ambienti illuminati…

           
      • nice try il said:

        io non devo fare un bel niente visto che non faccio previsioni. ma va bene, ci sto: se si avvereranno le tue preveggenze da 30 enne uomo di mondo verrò a pulire il tuo stanzino, se invece non si verificano allora tu te ne vai a zappare il campo di mio nonno, ok?

         
        • Francesca Ancona il said:

          Mettiamola così, questo è un sito di discussione non di chiaroveggenza, Federico, umanamente, sa anche ammettere i suoi errori. Ognuno, nei commenti, ha fatto la sua previsione, ognuno ha la sua visione di futuro, ho letto diverse cose, chi pessimista chi ottimista, vedremo come si metteranno le cose. Tutto è possibile, anche ciò che ora non riusciamo a vedere…Può spuntare l’alba all’improvviso e sorprenderci tutti

           
        • Giuseppe il said:

          scusa ma non capisco.
          qualcuno ti obbliga a leggere il blog di Dezzani? perché dovrebbe vergognarsi?

          se non condividi quello che dice Dezzani puoi esporre la tua tesi ( perchè di questo si tratta non di previsioni ) nei commenti, da persona intelligente, ti arricchisci tu e arricchisci noi che leggiamo i tuoi commenti.

          Ma evidentemente persona intelligente non sei.
          Quindi, visto che Dezzani è troppo educato per dirtelo mi carico io dell’onere visto che educato non sono e ti dico:
          vai da chi ti ha incaricato di disturbare questo blog fatti dare l’elemosina che ti ha promesso ( rigorosamente in euro ) vai a riflettere su che uomo di mondo sei.
          considerato che non avete neanche il coraggio di mettere il vostro nome si capisce che uomo sei.

           
        • nice try il said:

          allora genio, leggi piano così (forse)capirai che ci sono altre ragioni per il mio commento:

          non leggo questo blog, ma ci sono capitato per caso tramite un link. ho letto QUESTO POST ed ho visto che si tratta del solito materiale raccogliticcio da rete, oramai ne spunta uno al giorno di genio che sa ancora di latte(dopo “mondo” ho dimenticato di metterci la virgola nel mio post precedente)ma che si crede di essere un fine analista geopolitico. e questo dezzani non tradisce nemmeno per la banalità. e la rete bellezza, mi dirai, ed è vero, però a me continua a far ridere questo fenomeno e lo ho commentato a modo mio. però visto che il sito non presenta pubblicità, gli do almeno atto della buonafede nel raccogliere torme di frustrati, sconfitti e diversamente delusi dalla competizione globale in questo ennesimo blog sul tema.. altri ci hanno individuato una nicchia di mercato di qualche rendimento.

          probabilmente non mi ricorderò nemmeno di venire qui a farmi due grosse risate quando sarà chiaro che non accadrà NULLA di ciò che il nostro qui ha previsto, anche se spero di ricordarmelo, è la seconda parte del divertimento che questi fenomeni offrono.

          ciao!

           
        • nice try il said:

          ah, no, vedo che campeggia un bel “sostieni la battaglia” hahahaha! ritiro la frase sulla “buonafede” 🙂

           
        • Arlo il said:

          ..ma hai tempo da perdere?…
          ..falla tu qualche bella analisi e poi eventualmente noi si fa qualche critica costruttiva…
          …e guarda…questa sera mi sento disponibile..

           
        • Kontzee il said:

          Dal momento che i sei capitato per caso e non sai nemmeno chi sia il Dezzani, nè di cosa sia capace, astieniti dal giudicare.

          “Non giudicare ciò che non conosci” è la buona prassi che fa da linea di demarcazione tra un uomo razionale e un imbecille, tu o sei il secondo oppure un troll pagato a cottimo, tot cent a post. In ogni caso torna quando avrai assimilato il principio di cui sopra

           
    • Osservatore Internazionale il said:

      Meglio ignorare. Al di sotto di certi livelli è meglio non impostare alcun tipo di conversazione ed al limite bannare ed eliminare il thread.

       
  9. Daniela il said:

    Concordo pienamente con la lettura di Dezzani. Avevo sinceramente bisogno di vedere ben scritto il questo punto di vista, ovvero lo strabismo dei presstitute di regime europeista.

    Sui social sfolazzavano e sfolazzano le rincitrullite analisi euroepeiste. Ma come si fa a vedere personaggi che si dichiarano di sinistra, lodare Rutte? Come non ricordare ai presstitute che in Italia, se un partito avesse ottenuto il risultato di Wilders, marcerebbe vittorioso?

    Da sottolineare è che i presstitute non hanno osato parlare in modo serio del sistema di governo dell’Olanda, che è un sistema rigido che obbliga alla “coalizione democratica” (ridere prego). Con chi costruirà il governo Rutte, con i salassati sociali olandesi?

    Dezzani ha nuovamente colpito il punto: l’Olanda mantiene lo status quo perchè le conviene fare lo “squero” per l’industria tedesca. Sembra, per ora, esserci costituito il nucleo del marco/euro, rinvigorendo il sogno della Grande Germania dei primi anni del secolo scorso.

    Spero, vivamente e fortemente, che Dezzani azzecchi completamente ciò che scritto su Marine Le Pen che è si nazionalista ma in una visione di un mondo democratico e antiguerra.

    La commissione Warren nel 1963 inventò il termine “complottista” per screditare chi voleva dire la Verità o ci andava vicino. Adesso aggiungiamo un nuovo termine da élite, il termine “populista” ovvero chi non è d’accordo con loro, gatekeeper esclusi (M5S).

     
  10. enzo il said:

    Nella tornata elettorale olandese si è assistito ancora una volta al classico caso creato ad arte per manipolare il voto degli elettori ma ancora una volta non è servito un granchè, anzi. Non è infatti credibile che a soli pochi giorni precedenti la votazione si inneschi il finto scontro Olanda Turchia che ha ampiamente avvantaggiato il partito di Rutte e nel contempo il governo di Erdogan. La classica strategia dei finti nemici che abbiamo conosciuto in Italia da quando il PDS-DS-PD e Berlusconi-Bossi hanno dato inizio al teatrino per gli spettatori imbecilli (gli italiani) che si spera abbia termine col nuovo corso della Lega di Salvini. Comunque il partito di Rutte ha perso circa il 25 percento dei seggi e il partito socialista è ormai insignificante quindi una totale disfatta del governo attuale : ma allora perché un giornale che era un tempo serio come La Stampa non si vergogna di scrivere una stupidaggine totale quale “La diga Olanda tiene contro i Populisti” ?

     
  11. Taxxo1984 il said:

    Analisi che condivido pienamente. Ho la triste sensazione , però, che il nostro paese rimarrà con il “cerino” in mano; questo perchè non vedo una forza politica alternativa in grado di portare l’Italia fuori dal pantano Europeo.

    Sono d’accordo con Federico quando dice che Gentiloni aspetterà una telefonata che non arriverà mai, ma mentre aspetta questa telefonata il paese che farà? Sento odore di “armistizio di cassabile”…

     
    • Kontzee il said:

      Mi sto scervellando a capire le ragioni storiche, sociologiche, antropologiche, congenturali, e via aggettivando, che possano aver portato alla situazione in cui altrove non abbiano potuto impedire la nascita di alternative credibili, con una lettura lucida della situazione storica e scopi politici più o meno chiari e definiti, mentre da noi (ma anche Grecia, Spagna) sia riuscita la perfetta operazione di gatekeeping, con il solito sistema rodato delle finte contrapposizioni/finte alternative, che dopo il caso Syriza, per intenderci, dovrebbe essere chiaro a chiunque.

      Mediorità? Vent’anni di mediaset? Servizi stranieri con le mani perfettamente in pasta da tempi immemori, più che altrove? Kali Yuga?

       
  12. Leo Pistone il said:

    Ottimo articolo.
    Vorrei rilevare però che la scrematura da cui sta avendo luogo l’Europa a due velocità non è data tanto dal non reggere il cambio fisso con il marco, ma con il marco svalutato di un 30% almeno che a tutti gli effetti è l’euro.
    Credo si tratti di una differenza sostanziale.
    Di fronte al combinato disposto dato dal termine dell’effetto svalutativo prodotto sulla moneta unica dalla presenza delle nazioni periferiche nell’area euro e dalle politiche monetarie di una BCE a quel punto piegata completamente alle logiche filo-teutoniche, il sogno di Berlino dal 1914 si troverà a doversi confrontare con la realtà di una propria moneta finalmente in linea con i fondamentali della zona “mini-euro del nord”.
    Il che ha ottime probabilità di causare un brusco risveglio e un ritorno piuttosto veloce alle condizioni in cui la Germania si trovava nella fase antecedente all’introduzione dell’euro.

    A quel punto, come da precedenti storici, è probabile che i tedeschi faranno di tutto per scaricare i costi di quanto hanno voluto con tanta pervicacia sui loro vassalli.
    I quali potrebbero trovarsi in breve a rimpiangere la decisione di assoggettarsi alla condizione di satelliti della Germania.
    Le esperienze degli ultimi anni inoltre lasciano immaginare poi che la classe dominante tedesca non accetterà mai di vedersi scivolare di mano i vantaggi accumulati negli anni dell’euro, conseguiti essenzialmente a spese dei paria dell’Hartz IV e dell’Agenda 2010, ma soprattutto della ex Germania Est e dei PIIGS.
    Quindi premerà ancora di più sui vassalli, causando in breve una situazione per essi insostenibile, che potrebbe avere conseguenze del tutto contrarie a quelle ipotizzate dal progetto Europa a 2 velocità. Non solo riportando la Germania alle condizioni pre-euro, ma potenzialmente persino a quelle antecedenti la caduta del muro.
    Il processo disgregativo che verrebbe innescato dalle conseguenze inevitabili della creazione di un “mini-euro del nord”, in particolare se gli altri stati d’Europa si ritroveranno finalmente liberati dalla classe politica collaborazionista che ne ha piegato per un trentennio gli obiettivi a favore della Grande Germania, e riusciranno a condurre una politica economica indipendente, potrebbe avere conseguenze dirompenti. Per tutto quanto realizzato non solo dalla moneta unica, ma anche durante la marcia di avvicinamento ad essa.
    Quando si innesca un processo del genere, si sa da dove comincia ma non dove finisce. Dato che anche a livello della federazione tedesca ci sono da sempre lander molto floridi ma altri che lo sono molto meno, il sogno della Grande Germania potrebbe avere quale epilogo la riduzione di quel paese alle condizioni di partenza, ovvero quelle tipiche del 19o secolo.

     
  13. enzo il said:

    Nella tornata elettorale olandese si è assistito ancora una volta al classico caso creato ad arte per manipolare il voto degli elettori ma ancora una volta non è servito un granchè, anzi. Non è infatti credibile che a soli pochi giorni precedenti la votazione si inneschi il finto scontro Olanda Turchia che ha ampiamente avvantaggiato il partito di Rutte e nel contempo il governo di Erdogan. La classica strategia dei finti nemici che abbiamo conosciuto in Italia da quando il PDS-DS-PD e Berlusconi-Bossi hanno dato inizio al teatrino per gli spettatori imbecilli (gli italiani) che si spera abbia termine col nuovo corso della Lega di Salvini. Comunque il partito di Rutte ha perso circa il 25 percento dei seggi e il partito socialista è ormai insignificante quindi una totale disfatta del governo attuale : ma allora perché un giornale che era un tempo serio come La Stampa non si vergogna di scrivere una stupidaggine totale “La diga Olanda tiene contro i Populisti” ?

     
  14. Robertus il said:

    Ottimo articolo ed eccellente analisi sul fatto che la Francia sia, economicamente e socialmente, con le pezze al c**o rispetto all’Olanda. Non solo l’islamizzazione e la “kalergizzazione” stanno devastando i cugini di oltralpe, ma anche provvedimenti come la “Loi travaille” hanno portato giovani a scendere in piazza, scontrandosi con la polizia, ferrovieri e tramvieri a fare sciopero selvaggio, dipendenti Air France arrivati quasi a linciare i loro dirigenti.
    Devo già offrire un cornetto e un cappuccino a Dezzani per il mio scetticismo sul passato referendum del 4 dicembre, se Marine Le Pen vincerà (come spero), gli offrirò anche una pizza ed una birra. Scripta manent! 🙂
    Sarà interessante seguire anche come si evolverà un colosso come Airbus, nel caso Marine vada all’Eliseo: vista l’impronta nazionalista, ci saranno sicuramente divergenze (per usare un eufemismo) con Germania e Gran Bretagna, che potrebbero portare ad una profonda ristrutturazione aziendale.
    Quel che mi rende triste è che non vedo un bel futuro per l’Italia, vista l’età media (44,2 anni mi sembra), il costante invecchiamento della popolazione e la nostra cultura dell’aspettare quel che succede e schierarci all’ultimo dalla parte del vincitore. Come ho già scritto più volte, non sembrano esserci politici di spicco in grado di far risalire il Belpaese. Forse Tremonti e Zaia? Darebbero comunque una forte impronta nordista ad un nuovo esecutivo.
    Indubbiamente, dopo il prossimo cataclisma finanziario, l’Italia avrebbe bisogno di una profonda, ma seria riforma costituzionale, ovviamente anni luce da quella proposta da Renzie. In primis, l’Italia dovrebbe essere una repubblica FEDERALE.
    Per concludere, pongo nuovamente un quesito a Dezzani, aggiungendone uno nuovo: 1) Quali previsioni per il prezzo dell’oro? È realistica un’impennata tra i 5000$-10000$/oz.?
    2) Sulle criptovalute, non solo Bitcoin, ma Ethereum, ZCash and Dash: nuove transazioni con un futuro concreto o specchietti per le allodole alla Wanna Marchi, con grossi rischi non solo legislativi, ma anche di infiltrazioni criminali? Per come la vedo io, i rischi sono alti, ma anche le banche fanno manovre per niente trasparenti, anzi…
    Saluti

     
  15. learco il said:

    Non so se gli ultimi sondaggi francesi sono falsati, come quelli inglesi e americani, ma danno Macron al 65% e la Le Pen al 35% in caso di ballottaggio.
    E’ probabile che si formerà una grande coalizione politica e mediatica anti-FN; sinceramente non credo che la coraggiosa leader francese la spunterà contro il candidato dei Rothschild.
    Bisogna anche dire che la Francia ha subito un calo a causa dell’euro, però, se vediamo quante aziende italiane, dalla moda al settore alimentare, sono state acquistate da imprese francesi, non si può affermare che il Paese transalpino abbia avuto soltanto degli svantaggi.
    La devastazione del sistema produttivo italiano è tutt’altra cosa.
    Temo che, alla fine, il timore, opportunamente rimarcato dai media asserviti ai poteri finanziari pro-europa, di fare un salto nel buio farà la differenza.

     
    • emanuele777 il said:

      Bisogna anche vedere quanto ci vuole ai francesi (come al resto degli europei) per ‘svegliarsi’.
      Se a tutti continua ad andare bene questa politica di immigrazione incontrollata, e ad avere paura di candidati come la Le Pen o Salvini perché dicono cose troppo sensate, allora forse è anche giusto che ne subiscano le conseguenze

       
    • Paolo L. il said:

      “….se vediamo quante aziende italiane, dalla moda al settore alimentare, sono state acquistate da imprese francesi, non si può affermare che il Paese transalpino abbia avuto soltanto degli svantaggi”.

      Già ! Pensare che nonostante tutto questo sfacelo, siamo (almeno la nostra classe dirigente) il paese più europeista della UE, mi fa venire i conati di vomito.

      Abbiamo perso tutto:” Industrie, competitività, ricchezza, Pil (anche se qualcuno sostiene che sia in crescita….a fronte di un “consumo elettrico” nazionale in picchiata negativa..mah), gioia di vivere, fiducia nel futuro, sicurezza”.

      Eppure li vedi spellarsi le mani alla vittoria di Rutte.

      Santiddio un po’ di dignità ed amor patrio no ?

       
  16. Mario Borghi il said:

    Mi permetto di segnalare questo articolo
    http://formiche.net/2017/03/16/olanda-rutte-erdogan-turchi/
    L’Olanda da sempre “avanti” e apri pista ha già in parlamento i rappresentanti degli immigrati.
    Presto nasceranno questi “partiti” autonomi anche nel resto dell’Europa visto l’alto numero di “non bianchi” che ci arriva ogni giorno!
    Una quinta colonna in espansione.

     
  17. Robertus il said:

    ATTENZIONE, segnalo questo articolo firmato Adriano Tocchi per la rubrica “Difesa on Line”

    Lobby euroatlantica ed elezioni europee
    http://www.difesaonline.it/evidenza/punti-di-vista/lobby-euroatlantica-ed-elezioni-europee

    L’articolo è praticamente un quasi “copia-incolla” del post di Dezzani “L’Unione Europea si aggrappa alle procure”.

    Mi paiono esempi lampanti:
    “La “giustizia ad orologeria” è grossolana e maldestra almeno quanto i ridicoli tentativi di celarne l’evidenza (Lucia Annunziata : “La nemesi del complotto” – Huffington Post – 4 marzo). Così grossolana da produrre talvolta risultati paradossali e contrari a quelli programmati. ”

    “Si mette quindi in moto la ben oliata macchina che partorisce sospetti e denunce. A gennaio il settimanale “Le Canard Enchainé” accusa la moglie di Fillon di aver usufruito per anni di un impiego immaginario al Parlamento Europeo e immediatamente la procura di Parigi apre un’inchiesta, avviando le perquisizioni negli uffici dell’Assemblea nazionale. Questo primo assalto è infruttuoso perché Fillon resiste; puntualissima, ai primi di marzo la magistratura torna alla carica, spostando le perquisizioni dal Parlamento alla sua abitazione privata. Fillon però non demorde ma contrattacca: denuncia di essere vittima di un “assassinio politico”, mobilita la propria base che invade il Trocadero il 5 marzo imboccando la strada del populismo, appellandosi direttamente al popolo contro la magistratura.”

    Dezzani ha fatto “colpo”, però Adriano Tocchi di “Difesa on Line” non riprende minimamente la fonte, che è appunto questo blog.

    [Difesa Online è una testata giornalistica indipendente (Reg. Tribunale di Roma n° 302 del 12/12/2013) specializzata nel settore della Difesa e dell’industria collegata. Con oltre 1 milione di pagine visitate nel solo mese di luglio 2016 (dati Google Analytics) è la più seguita in Italia.]

     
  18. Lupismacadam il said:

    Gentile dott. Dezzani, condivido pienamente la sua visione e la ringrazio per la chiarezza con cui la esprime.
    Le chiedo cortesia di un aiuto: con le premesse di cui siamo entrambi convinti quali sono gli investimenti coerenti con questa visione tra i seguenti nei prossimi mesi ? BEI in euro, BEI in dollari oppure area marco e comunque tasso fisso o variabile ?
    Le sarei molto grato dell’aiuto se me lo volesse dare.

     
      • Mihai Podeanu il said:

        sarebbe da ridere se a tutti quelli che rientrano riserve in lingotti (densità 19320 kg/m3, durezza 2,5 Mohs) gli rifilassero tungsteno placcato (densità 19250, durezza 7,5 Mohs)… e dovessero ripunzonarli uno per uno.
        DNFTT. IST

         
  19. Lupismacadam il said:

    Gentile dott. Dezzani, condivido pienamente la sua visione e la ringrazio per la chiarezza con cui la esprime.
    Le chiedo cortesia di un aiuto: con le premesse di cui siamo entrambi convinti quali sono gli investimenti coerenti con questa visione tra i seguenti nei prossimi mesi ? BEI in euro, BEI in dollari oppure area marco e comunque tasso fisso o variabile ?
    Le sarei molto grato dell’aiuto se me lo volesse dare.

     
  20. Arlo il said:

    Se la Francia si stacca l’Italia non accetterà mai l’Europa a due velocità.
    La Penisola Italica resterà nell’orbita Atlantica piuttosto che nell’orbita Tedesca.
    Si “tirerà a campare” (come sempre). Questo è il destino di questo povero quanto geniale Paese ormai “svuotato da Asset importanti. Se ci va’ bene salviamo “il Parco a tema” (venghino signori/magra consolazione).
    E’ la vecchia politica del “governare” (basta che non si faccia troppo) cara agli ultimi due Imperi.
    I nostri politici lo sanno da tempo (e per quello che se la prendono comoda).
    All’inizio eravamo fuori dall’Euro in due. Noi e GB. Loro si sono già sganciati. (Ascolta sempre quello che sussurra the Queen).
    Questo nel “quasi migliore” dei casi.

     
  21. Antonello il said:

    In una situazione del genere, con una Francia che oltre alle UE metterà in discussione la NATO per riacquistare la “Grandeur” perduta, e un centro-nord Europa a trazione teutonica, il futuro dell’Italia sarà deciso, come sempre, da Londra.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Se vanno al governo i grillini eterodiretti da Davide Casaleggio, con passaporto inglese, of course…

       
  22. THE ROMAN il said:

    La Francia, con Marine Le Pen alla presidenza,si tirerebbe dietro Italia e Grecia, con il beneplacito degli Usa che hanno come principale competitore in Europa proprio la Germania . E’ inevitabile che gli Stati Uniti arrivino ad uno show.down economico con la superpotenza tedesca, perche’ seppur perdenti nel confronto con l’economia germanica ,rimangono detentori della sovranita’ militare in quella nazione,e la useranno strumentalmente per esercitare un contenimento di ogni ambizione dei tedeschi di veder validata la loro posizione di attore indipendente. La Germania non puo’ volgersi liberamente ad est,come sarebbe naturale per la sua strabordante potenza economica, per via della precondizionale antirussa stabilita a Washington, e neanche a Sud,dove l’Italia stremata non regge il passo teutonico. Resta la Spagna , che divide la sua propensione al vassallaggio equamente tra Francia e Germania . L’Italia ha tutto da guadagnare da questa configurazione, a patto che riesca ad esprimere una classe politica all’altezza del compito che dovra ‘affrontare. E’ chiaro che essere il maggior contributore per numero di truppe alle missioni di pace statunitensi non bastera’ a garantirsi la protezione dal rancore germanico quando cartolizzeremo il target 2, cosi’ come non basteranno Albano ,toto Cotugno e Riccardo Fogli a soppiantare la BMW e la Volks wagen dai ricchi mercati russi ed asiatici. Io la vedo cosi’ : l’Italia deve dare un calcio al tavolo.

     
    • Maurizio il said:

      L’Italia deve dare un calcio al tavolo, e deve darlo adesso. Per trattare l’uscita dall’euro facendo leva anche sulla attuale precarietà del suo sistema bancario, che se collassasse oggi che la moneta è ancora comune, trascinerebbe con se anche quello tedesco e tutte le sue “luminose” prospettive.

       
      • Maurizio il said:

        Primo calcetto da dare al tavolo sarebbe quello di sistemare a razzo le banche disconoscendo l’accordo firmato sul bail in, e secondo calcetto quello di infischiarsene delle attuali minacciate procedure di infrazione escludendo di prendere in considerazione ipotesi di manovre correttive. Servirebbe un governo solido, un piano serio per uscire dall’euro (se non altro come minaccia per convincere la Germania a trattare seriamente sulle varie poste finanziarie in gioco e spiazzare la sua agenda), e una sponda con americani ed inglesi. Nella situazione in cui siamo, un Paese normale si muoverebbe così.

         
  23. Willy Muenzenberg il said:

    Lei bretone di Trinite’ sur mer, e lui di Pietrogrado.
    Ancora pochi giorni, spiega immenso Tacito, e insieme dovranno prendersi cura di chi a Zurigo da secoli usa la nullità politica di noi tedeschi per muoverli contro tutti e in verità contro se stessi e il mondo. Parigi, pensavano, è nostra. E mai tornerà con Roma. Meno che mai in quella vera: la Terza. Ma già i nomi delle loro città dicono tutto.

     
  24. Giuseppe M. il said:

    La lettura di quest’articolo mi ha dato l’effetto di un cordiale preso davanti ad un caminetto acceso, dopo aver passato delle ore sotto una bufera di neve.
    Molto acuta l’analisi del voto olandese. Non avevo pensato, preso dalla mia delusione, al fatto che in effetti l’Olanda a livello di economia non sta conoscendo la crisi UE come l’Italia o la Francia. Per loro, appunto, i problemi sono quelli legati alla paura dell’immigrazione selvaggia. Paura fatta passare con le “prova muscolare” di Rutte dei giorni scorsi. Ma in fondo, appunto, gli olandesi sono area tedesca e quindi seguono delle dinamiche diverse dalle nostre.
    Piuttosto, la mia paura, è dovuta ad una “novità” che ho notato è venuta fuori dalle ultime elezioni in Austria (altro Paese “tedesco”) prima e in Olanda ora. Questa avanzata dei verdi. In Austria vince uno di loro, in Olanda “sfondano” guadagnando seggi. Alla “famiglia” dei verdi appartiene anche quel premier canadese contrapposto dai media a Trump.
    Insomma, istintivamente, quando ho sentito del successo alle elezioni olandese dei verdi, ho provato una certa inquietudine, come se tutto non fosse casuale.
    Così, sempre istintivamente, ho pensato alle prossime elezioni francesi, a quel Macron che verde mi pare non lo sia, ma pare proprio un rampollo (forse per la giovane età) dello stesso tipo di questi leaders ambientalisti nominati.
    Ma l’analisi di Dezzani mi sembra molto acuta e, tenuto conto che spesso ha dato prova di aver visto lontano, mi ha confortato, dandomi l’effetto di cui dicevo all’inizio.
    Speriamo

     
  25. Cesare il said:

    Vorrei ricordare a tutti, qualora qualcuno se lo fosse dimenticato, che l’Italia è un grande, grandissimo paese e non avrebbe nulla da invidiare né alla Germania né alla Francia né all’Inghilterra e né agli Stati Uniti. Purtroppo abbiamo perso l’ultimo conflitto bellico mondiale e questo ha fatto si che fossero disposte ben 70 testate nucleari nato/usa sotto il nostro deretano. A questo si aggiunga la diffusione capillare delle logge massoniche su suolo nazionale, detentrici del potere politico e non solo, controllori della società ed assoggettate, come abbiamo visto, a loro saputa o insaputa, al volere dell’élite anglo-americana. Una classe politica inetta, insulsa, serva e limitata a livello di Q.i. non può rappresentare oltremodo un paese come l’Italia. Loro non siamo noi. L’Italia vera è quella di Dezzani e non quella di Renzi o Gentiloni. Stanno provando a cambiarci in tutti i modi. Anche geneticamente, facilitando l’invasione da parte di milioni d’immigrati e promuovendo le coppie miste (..i messaggi sono chiari ed inequivocabili). Urge una resistenza nazionale, pacifica ma ferma e forte. Non dimentichiamocelo!

     
    • Backward il said:

      Purtroppo tale aspettativa è del tutto irrealistica. Nelle persone che incontra per strada vede dei possibili eroi della resistenza? La triste realtà è che la grande maggioranza partecipa con entusiasmo alla propria distruzione, e guai a farglielo notare.

       
  26. carlo il said:

    junker si è congratulato con Rutte per la “grande vittoria”, Corriere e Repubblica parlano di vittoria contro i populisti. Visto che i due partiti di governo avevano 79 seggi e ora ne hanno persi 37, mentre Wilders ne ha guadagnati 6, mi viene da chiedere “dov’è la vittoria?”

     
  27. Cinà il said:

    Da un lato continuiamo a leggere ottime analisi, come quella di Dezzani, sui possibili risvolti delle crisi, economiche e politiche, che stanno attraversando tutto l’Occidente, dall’altro lato però manca completamente una parallela discussione all’interno delle segreterie politiche italiane.
    È come se vi fosse una dissociazione tra la realtà che tutti viviamo e la politica italiana. C’è chi cerca ancora di recuperare i voti di Berlusconi (come se fossimo negli anni ’90 del secolo scorso), chi giura che con “più Europa” risolveremo tutti i nostri problemi, chi ci racconta che tagliando lo stipendio degli onorevoli risolveremo la crisi economica che ci attanaglia e così via con altre castronerie di questa portata.
    Dezzani ha ribadito più volte che il nostro establishment è decotto e che quindi non resisterà all’onda d’urto degli avvenimenti prossimi. Nella storia un gruppo di potere è stato tolto dalla scena solo quando ve ne era qualcun altro pronto a prenderne il posto. In altre parole, se oggi dovesse venir meno improvvisamente la compagnia di cialtroni che stanno attualmente al potere, chi potrebbe prenderne il posto? Grillo? Salvini? L’effetto gattopardo sarebbe garantito!
    Allora chi altri? Forse potremmo aspirare a diventare una vera colonia di qualche altro Paese (intendo anche in senso formale oltre che sostanziale), ma di sicuro finché non ci sarà una vera formazione politica in grado di guidare il Paese, qualsiasi cosa accadrà in Francia, in Europa o negli Usa … per noi saranno solo cavoli acidi!!!

     
  28. Che tristezza, però.

    La divisione è la premessa della balcanizzazione.

    Il “sogno” europeo distrutto da una classe politica di ragionieri e/o di servi, e dall’altro lato di razzisti e alzatori di muri.

    Prepariamoci a diventare le nuove Aleppo e le nuove Sarajevo.

    Oppure decidiamoci a mandarli tutti a casa e a riprenderci la nostra sovranità democratica.

    Un’altra via non c’è. Altro che preoccuparsi di come investire i risparmi…

     
    • Federico Dezzani il said:

      Nessuna tristezza,
      per fortuna in Occidente c’è ancora uno straccio di vitalismo che ci impedirà di marcire.

       
    • Backward il said:

      Cuore e cervello degli “occidentali” sono ormai da tempo nel loro portafogli. Ma perché rattristarsi solo ora? La nostra civiltà è morta da oltre un secolo, anche se pochi se ne sono accorti.

       
  29. Massimiliano il said:

    Sì Federico, scenario verosimile, ma qui però passano i 5stelle…..

     
  30. Mugo il said:

    Non dimentichi che il Forum for Democracy ha ottenuto due seggi alla prima prova. E’ il partito nato da un think tank che ha guidato il no al referendum di associazione dell’Ucraina.

    Quattro seggi (da uno solo) al partito pensionati 50+, scontenti per i tagli all’assistenza; e mi pare che il CDA (19 seggi) abbia da poco avuto una svolta euroscettica.

    Insomma, non solo Wilders…

     
  31. Pietro D. il said:

    Condivido quello che dice “Cesare”. Gli Inglesi, hanno sempre usato (negli ultimi tre secoli) la massoneria speculativa, per gestire il loro impero, le loro colonie e/o ridisegnare gli assetti geopolitici a loro favore. Basti pensare al ruolo che la massoneria ha avuto nel processo d’indipendenza dell’intero continente americano. Senza il ruolo “chiave” delle logge, facenti capo alla Corona d’Inghilterra, né l’America del nord, né quella del centro, né quella del sud, avrebbero raggiunto l’indipendenza. Fra l’altro, indipendenza, che voleva dire, strappare alla Corona Spagnola ( che aveva il monopolio degli scambi commerciali con le sue colonie latinoamericane) i porti di attracco commerciali sud-americani e l’estensione dell’impero britannico al continente americano. Il ruolo di massoni come Francisco de Miranda, Simon Bolivar, José De San Martin. la loggia Lautaro etc. fu cardine per l’evoluzione geopolitica americana. Indubbio quindi che tutto ciò che oggi stiamo vivendo in Italia, in particolare come paese sconfitto nell’ultima guerra, sia “diretto”, nel senso che trova la sua regia, nella massoneria e quindi per proprietà transitiva nell’asse anglo-americano.

     
  32. learco il said:

    Finchè l’impalcatura europea funzionerà in modo efficiente come strumento per saccheggiare i beni reali degli Stati nazionali a favore delle elite finanziarie, verrà tenuta in vita in qualche modo.
    Un articolo interessante per capire come si realizza in concreto l’assalto della grande finanza alla ricchezza pubblica e privata dei Paesi europei:

    https://albertomicalizzi1.wordpress.com/2017/03/10/la-cassa-depositi-e-prestiti-sotto-attacco-partono-le-privatizzazioni/

     
  33. Guido il said:

    Un perfetto articolo del nostro Dezzani.
    Se posso permettermi un piccolo dubbio, forse dovuto all’accavallarsi tumultuoso del finale .
    Non credo che la Germania passi , subito dopo l’elezione della Le Pen ( supposto che avvenga) a partorire un nocciolo tedesco senza la Francia.. Cercherà in molti modi di convincere la Francia a perpetuare l’accordo franco-tedesco. Lo si è visto, quando ha acconsentito senza resistenze sindacali , alla vendita di Opel a PSA. Avrà un altra atout da spendere. L’importanza della Francia circa gli armamenti ed il suo programma nucleare. Perchè gli aerei sono progettati e realizzati in francia dalla Dassault. Inoltre, la Germania ha le sue due aziende elettriche E.ON. e RWE che devono disfarsi di tutte le centrali nucleari, scorie comprese. Le aziende potrebbero essere vendute a costo zero alla Francia, e le scorie, riutilizzate a sostegno della sua azienda francese EDF. Insomma, se io Germania, ti liquido queste due aziende a costo zero per i prossimi vent’anni, tu che fai? (Tanto le due aziende hanno già partorito due aziende verdi nuove di zecca, con tutte le attività non inquinanti che sono Innogy ed Uniper ).
    Insomma, prima che la Francia dica addio all’Euro, la Germania le proverà tutte. Vedo molti scambi commerciali possibili. Convenienti soprattutto per la Francia. Capitolo a parte l’agricoltura, massacrata da sarkozy-Hollande. Ma anche qui si potrebbero riproporre aiuti europei, vista la Brexit.
    Insomma, l’Italia dovrà vedersela da sola, come sempre. Infatti, i nostri politici continuano a parlare di Europa, perchè di come si debba muovere l’Italia, non lo sanno proprio.

     
  34. Io interpreterei la proposta dell’Europa a più velocità come l’estremo tentativo tedesco di prolungare sotto forma differente l’attuale situazione che è dal loro punto di vista quella ottimale.
    In particolare, oggi la Germania si trova ad ancorare a sè la Francia che ha un ruolo essenziale essendo una potenza nucleare, quindi l’asse franco-tedesco è più che mai operante.
    Nello stesso tempo, sta parassitando tutti i paesi mediterranei, Francia ed Italia incluse tramite la moneta unica, e cosa fondamentale, riveste un ruolo imperiale soprattutto verso l’est.
    Quindi, la germania farà di tutto per mantenere la moneta unica e quindi si guarderà bene dall’espellere Francia,. Spagna ed Italia, ove questo avvenisse, il vantaggio economico attuale sparirebbe almeno nella misura del 90%, un vero suicidio dal punto di vista economico. Se la Le Pen vincesse, la Germania esperirebbe il tentativo estremo di tenersi ancora Italia e Spagna.
    Diciamo che se la Le Pen non vincesse, il rischio che l’istituzione di un esercito europeo, e un servizio di intelligence europeo renda davvero irreversibile l’unione europea ci sarebbe.
    Nello stesso tempo le più velocità sembra a mio parere il sotterfugio per non far scappare via i paesi dell’est che, pur così recalcitranti su tante misure promosse dalla Merkel, vedono la Germania come una garanzia rispetto alle paure per un presunto espansionismo russo.
    Naturalmente, non è detto che questo piano di massima (non credo che siano in grado di prevederne i dettagli) funzioni poi davvero, anche alla luce del clamoroso fallimento dell’incontro Merkel -Trump, ma il tentativo mi parrebbe questo.

     
  35. Maurizio il said:

    Se gli Usa non cambiano la piega che ha preso la globalizzazione dovranno affrontare a breve una guerra civile. Finanza e new economy hanno reso le coste prospere e il resto del paese un buco nero. Trump ha vinto per questo, e ora deve velocemente scaricare sull’esterno questo problema enorme. Da quì anche la necessità di un’europa sempre più debole e divisa, e di un euro che scompaia (magari alla Merkel ieri ha detto proprio questo). Le previsioni di Dezzani si basano su questa nuova dinamica in essere da novembre. E se col nuovo asse Trump-Pentagono è improbabile che gli Usa collassino, che collassi l’euro a questo punto è probabile.

     
  36. Paolino il said:

    “Asse Trump-Pentagono ? Globalizzazione e usa interna-buco nero ?”. Togliete il limoncello a Maurizio

     
    • Robertus il said:

      Maurizio, sono due anni che leggo articoli di Paul Craig Roberts e più del 75% mi sembrano falsi allarmi di stampo ipercatastrofista: Roberts esorta quasi sempre la Russia a sparare il primo colpo, altrimenti gli USA prevarranno.
      Poco tempo fa aveva scritto delle 10 portaerei americane risbarcate in patria, chiedendosi cosa ci fosse sotto e ipotizzando una nuova Pearl Harbor: abbiamo visto qualcosa di tutto ciò? NO. Alle volte gli prudono talmente le mani che mi viene qualche dubbio non sia messo lì dov’è dalla CIA stessa per confondere le acque, ma qui scendiamo al complottismo più grottesco…
      Anche Chiesa ha catastrofismo da vendere…
      Chiariamoci, la situazione è tesa e non è piacevole, ma si evince che gli USA abbiano spostato il fronte contro Corea del Nord (-> Cina) e Iran, sia per distogliere l’attenzione dalle vicende ucraine (non scordiamoci che McCain e Graham hanno festeggiato capodanno con gli ukronazi) sia per far contenta la lobby delle armi: l’aumento di 54 miliardi di dollari al bilancio della difesa dovrà pur essere giustificato o no? Io spero solo che Trump stia bluffando, cercando di apparire guerrafondaio, per prendere tempo col Deep State. La bolla finanziaria negli USA (e nel mondo) sta per scoppiare: i falchi cercheranno di far cadere le responsabilità su Trump e Bannon, questi ultimi dovranno difendersi, ma lo sanno. Sempre meglio affrontare una crisi finanziaria che una guerra nucleare.
      https://www.rischiocalcolato.it/2017/03/steve-bannon-aspetta-lapocalisse-ed-anche-i-suoi-nemici.html

       
      • mimmo il said:

        condivido le tue considerazioni su P.C.Roberts; e le speranza su Trump…

         
      • Maurizio il said:

        La penso come te sia su Craig Roberts che su Chiesa. Viceversa non sottovaluterei Meyssan: è sempre molto oggettivo, asciutto, ha spesso informazioni di prima mano e dà chiavi di lettura originali che alla lunga di solito si dimostrano azzeccate. Il nostro Dezzani, immagino, si ispira a lui. Pur non avendo (per ora?) le sue entrature.

         
  37. verklarte il said:

    Generalmente sono d’accordo con le analisi del Dr. Dezzani. Non questa volta. La possibilità che la Le Pen vinca le elezioni sono 0,0. Al primo turno i sondaggi più accreditati la danno al 25-27%, al secondo turno al 33-37%. E’ noto che in Francia (ma non solo) al secondo turno si aggregano tutte le forze pro-sistema per non far vincere il partito “antisistema”. Dovrebbe accadere un fatto traumatico, tipo il collasso dell’eurozona, per far pendere – forse – la bilancia a favore del FN.

     
    • Federico Dezzani il said:

      “i sondaggi più accreditati”

      Ahahaha! Bella questa, un po’ vecchia, ma sempre simpatica…

       
      • Verklarte il said:

        Allora diciamo i sondaggi di regime, a me va bene lo stesso. Però non mi ha detto perché è così sicuro della vittoria della Le Pen. Ha sottomano dei sondaggi segreti? Oppure ha delle informazioni del DGSE?

         
  38. Paolino il said:

    Maurizio ho letto gli articoli ai links da te postati e confermo il limoncello con un cubetto di ghiaccio ed una fettina di arancia.

    Ad ogni modo vorrei dare la mia opinione sulla contrapposizione attuale fra il clan Clinton/Obama uscente e la fazione al potere capeggiata da Trump. La contrapposizione reale è fra Globalizzatori e Sovranisti” ed i primi “le iene” non dovrebbero avere timore di Trump, quanto delle “Tigri dai denti a sciabola” che scalpitano alle spalle di Trump, per lanciarsi sulle iene e ridurle a brandelli.

    Nessuna guerra civile. Non ne avranno il tempo.

     
  39. Maurizio il said:

    Paolino, se proprio non riesci a dormire senza limoncello, servitelo pure. Attento però alla lunga a non finire come Juncker.

    La contrapposizione tra Globalisti e Sovranisti è di dominio pubblico da un pò (diciamo dal libro di Fukuyama, 1992). Anche se poi la vera contrapposizione resta sempre quella, ben più antica, tra chi ha i soldi e chi non li ha: elite e non elite.
    Clan Clinton e Trump sanno che quando imploderà la bolla speculativa sarà il caos. A meno che non si anticipi il crollo dei mercati con una bella guerra in Europa (Clinton) o presso Cina o Iran (Trump), o tutte e tre le cose. Posizionando Usa (e Uk) come porto sicuro per i capitali in fuga dalla distruzione. La geografia è favorevole e finora ha sempre funzionato. Se no, ci sono sempre Australia e Nuova Zelanda in cui riparare. Le tue iene e tigri coi denti a sciabola, a meno che non abbiano anche le branchie e buone pinne per farsi a nuoto il Pacifico, nella migliore delle ipotesi dovranno scannarsi per ricchezze per lo più virtuali che nel frattempo saranno defluite altrove. Pochi brandelli e magra soddisfazione.

    Essendo italiano, mi preoccupo del fatto di essere sulla linea di tiro altrui e vorrei che lo facessero anche (se non le ns “elite”) almeno i tedeschi, così gasati dalla propria contabilità e dall’oro rimpatriato. Nello scenario attuale l’euro per Usa e Uk è inutile o d’ostacolo, facile prevedere che ha poco futuro. Differenza sostanziale fra Trump e Obama è che il primo è pragmatico (non nasce cameriere liberal) e dunque visto il momento ha pensato bene di scegliersi come alleati i soldati piuttosto che le spie, i giornalisti, madonna e robert de niro. Gli si può dare torto?

    Se non ti sono piaciuti i link, puoi leggere l’ultimo post di Blondet, certamente più aggiornato. Stammi bene

     
  40. Mihai Podeanu il said:

    100% a kapo Schultz?  Come dirgli “vai avanti tu che a noi ci vien da ridere”. Non se ne accorto? Non lha capito? Ci fa o ci è? Crede di essere eterno come davide scaglietta?

     
  41. Cavenaghi il said:

    Credo bisognerebbe differenziare i punti di vista riguardo questo fantomatico euro a due velocità. Sarebbe interessante un articolo di Federico su quale “euro a due velocità” possa avere in mente l’ex establishment anglosassone per assicurarsi la tenuta della UE, quale possano avere in mente le elite industrial-finanziarie tedesche, e come potrebbe muoversi l’opportunista Merkel in questo nuovo contesto.

     
  42. Keith Richards il said:

    Non lo dice solo Federico Dezzani
    zerohedge‏
    @zerohedge

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    Altro
    UBS Wealth says 40% chance Marine Le Pen will win the French election, says her chances “should not be underestimated.”

     
  43. learco il said:

    A proposito d’Europa, mi sembra che vi siano forze potenti, che non abbiano ancora accettato l’uscita della Gran Bretagna, come dimostra l’attentato di Londra a pochi giorni dall’apertura del procedimento Brexit.
    Forse un avviso di guerra dell’alta massoneria continentale a quella inglese?
    Comunque, come al solito, manovalanza muslim.

     
  44. Enfant Prodige il said:

    Secondo me hai ragione su Le Pen ma sbagli clamorosamente la data. Il giorno del CRACK sarà il 23 Aprile perchè Marine vincerà al 1° turno. Se vuoi ti dico l’analisi. Basta vedere cosa è successo alle regionali francesi del 2015 ! (prima dell’attentato di Nizza che ha portato ancora più voti a Marine). Marine Le Pen e Marion Le Pen hanno superato entrambe il 40 % al primo turno contro altri 5-6 candidati. Ricordo che il partito conta ma relativamente essendo le presidenziali francesi fortemente personali. Ebbene le Le Pen 2 anni fa già stavano sopra il 40 %. Con Nizza e l’acutirsi della crisi supererà il 50 % al 1° turno soprattutto avendo come avversari degli invotabili come Fillon e Macron. La data fondamentale sarà il 23 Aprile e per i mercati il 24 Aprile ! Vedrete che macello. Saluti