La guerra dei gasdotti e l’importanza di chiamarsi Atene

Bombardato e sommerso ogni giorno da una valanga di informazioni faziose, parziali o tout court false, il cittadino medio dispone di pochi mezzi per capire la gravità della situazione attuale: lo stato di allerta è stato impercettibilmente ma costantemente alzato (Ebola, ISIS, Charlie Hebdo, etc. etc.) fino a narcotizzare la platea che non risponde più a nuovi segnali d’allarme. È un vero peccato perché il meglio comincia proprio adesso e se il pubblico non fosse già stato spossato dalle inesistenti epidemie virali o dalle minacce del Califfato islamico made in Langley, potrebbe concentrarsi sugli avvenimenti in corso in Europa che hanno, quelli sì, una portata storica.

Siamo infatti davanti ad uno di quei rari bivi della storia dove gli avvenimenti svoltano da una parte o dall’altra, sancendo gli equilibri internazionali dei successivi 70 o 100 anni. Sono momenti travagliati, dove i fatti si accavallano l’uno all’altro, enne porte sembrano aprirsi per poi richiudersi tutte tranne una e dove le cronache partoriscono ogni giorno uno scenario che l’indomani è già morto.

Prendiamo ad esempio la Prima Guerra Mondiale: si susseguono nell’arco di tre anni le proposte di pace del magnate Henry Ford, del papa Benedetto XV, del presidente americano Woodrow Wilson, del principe Sisto Borbone di Parma e molti altri tentativi più o meno amatoriali. Se ogni proposta catalizzava nell’immediato l’attenzione dei media e suscitava le speranze della pubblica opinione, tutte furono poi puntualmente disattese e sorpassate dall’avanzare degli avvenimenti.

Lo stesso avviene oggi con la Grecia e la sua richiesta di uscire dal monitoraggio della troika (BCE -FMI-UE) e di ottenere una cancellazione, più o meno velata, del proprio debito pubblico schizzato al 175% del PIL a causa del parallelo collasso del reddito nazionale lordo (-26% dal 2008): sebbene pochi commentatori osino contemplare l’eventualità, le possibilità che l’eurozona resista alla “grexit” sono ridotte al lumicino.

Se i diretti interessati, i greci, già si considerano con un piede fuori dall’euro e non solo si sentono esentati dal pagamento delle tasse[1]ma hanno anche prudentemente svuotato i conti correnti tanto da costringere i principali istituti greci ad attingere ai fondi d’emergenza della Banca di Grecia[2], le trattative tra il governo di Tsipras e le controparti europee alternano improvvise aperture a repentini irrigidimenti, tanto che un giorno la Grecia sembra nell’euro e quello dopo fuori.

Dopo la decisione della BCE lo scorso 3 febbraio di non accettare più i bond sovrani offerti dagli istituti ellenici in cambio di liquidità, in deroga alla loro natura titoli “speculativi” (alias spazzatura), la Grecia è come un uomo chiuso in una camera stagna: ad ogni respiro un po’ di ossigeno è bruciato e la tentazione di sfondare la finestra, uscendo dall’euro, diventa irresistibile. L’aria di cui Atene ancora dispone sono i miliardi che la BCE elargisce alla Banca di Grecia ed a cascata agli istituti ellenici attraverso l’Emergency Liquidity Assistance: una linea di 40-50 mld[3] che ogni due settimane deve essere rinnovata previo il voto favorevole di 2/3 del consiglio direttivo della BCE[4].

Che Atene abbia impugnato l’ascia e mediti di sfondare la finestra dell’euro si evince sopratutto dalle dichiarazioni di chi, per i motivi più disparati, ha poco interesse a dissimulare la gravità del momento: il premier inglese David Cameron ha convocato una riunione d’emergenza con esponenti delle Finanze e della BOFE per prepararsi ad un’eventuale uscita della Grecia dall’euro, l’ex- presidente della FED Alan Greenspan ha dichiarato che la “grexit” è solo questione di tempo, un inedito Barack Obama terzomondista striglia l’ex-alleata Angela Merkel tuonando contro chi spreme i paesi finanziariamente decotti, un senatore degli Stati Uniti si è spinto fino ad immaginare un prestito d’emergenza della FED in favore di Atene[5].

Ciò che terrorizza l’establishment atlantico non è tanto la stabilità delle piazze finanziarie globali (altrimenti evitato di drogare i mercati azionari ed obbligazionari con dosi crescenti di liquidità), quanto le conseguenze che l’uscita dall’euro della Grecia oggi, ed il collasso dell’eurozona domani, produrranno sulla proiezione politica e militare degli USA nel Vecchio Continente.

Come avevamo già anticipato, i destini di Grecia e Cipro sono indissolubilmente legati perché la simbiosi dei due sistemi finanziari costringerebbe Nicosia a lasciare l’euro poche ore dopo un’eventuale abbandono di Atene della moneta unica: è proprio in questi due Paesi che le tensioni sull’euro dimostrano palesamene il risvolto geopolitico e militare dell’euro-crisi.

L’ufficioso giornale russo Rossiiskaya Gazeta[6] sostiene infatti che il governo di Cipro (paese UE ma non NATO, pur ospitando due basi militari che sono giuridicamente suolo britannico) proporrà il prossimo 25 febbraio, in occasione di una visita ufficiale del presidente Nicos Anastasiades al Cremlino, l’affitto a Mosca di una base aerea nei pressi di Paphos ed una navale a Limassol, ad tiro di schioppo dalla base inglese della RAF.

Nicosia chiederebbe in cambio assistenza finanziaria per risollevarsi dalla crisi finanziaria che negli ultimi due anni l’ha amputata del 10% del PIL, mentre Mosca aggiungerebbe uno scalo di importanza strategica alla sua scarna lista di basi navali estere, ridotta attualmente a poche banchine del porto di Tortosa, in Siria.

Ed in Grecia? Le aperture del neonato governo di Alexis Tsipras non sono mancate: la minaccia di porre il veto qualora l’Unione Europea volesse inasprire le sanzioni contro Mosca, l’apertura del neo ministro della difesa Panos Kammenos ad un eventuale soccorso finanziario russo o cinese qualora fallissero le trattative con Bruxelles (Tsipras ha già riaperto la privatizzazione del porto del Pireo[7] sui cui ha messo gli occhi il gigante cinese COSCO), il viaggio del ministro degli esteri greco Nikos Kotzias a Mosca mentre si riunisce l’Eurogruppo che deciderà delle sorti di Atene.

Ma l’interesse del Cremlino per la Grecia è legato solo dal desiderio di passare al contrattacco della UE/NATO colpendo il ventre molle dell’eurozona e di vendicarsi dello sgarro subito in Ucraina?

Non solo: ogni azione persegue molteplici fini e, sebbene ricondurre la storia all’economia coma faceva Marx sia riduttivo, un’occhiata al portafoglio bisogna pur darla, focalizzandosi in particolare sui gasdotti dove scorre l’oro azzurro della Russia.

Una delle conseguenze del golpe ucraino e del conseguente congelamento dei rapporti tra Mosca e l’Occidente è stato infatti la definitiva cancellazione del Southstream, il gasdotto che aggirando l’Ucraina avrebbe dovuto rifornire i clienti del Sud-Europa passando sotto il Mar Nero, per poi riaffiorare in Bulgaria ed irradiarsi nei Balcani, Centro-Est Europa ed Italia.

Il gasdotto Southstream è sempre stato indigesto a Washington: se Berlino, grazie al proprio peso economica ed alla sapiente e costosa attività di lobbying negli USA, può approvvigionarsi con il gemello Northstream, un simile lusso è stato giudicato non idoneo per i cattolici ed gli ortodossi del meridione europeo.

Senza alcun dubbio l’accordo siglato nell’agosto del 2009 tra Silvio Berlusconi, Recep Erdogan e Vladimir Putin che perfezionò il transito del gasdotto nel Mar Nero, accese nel Dipartimento di Stato americano la voglia di regime change in Italia e Turchia: in Italia scoppia quasi in concomitanza lo scoppio dello scandalo “Patrizia d’Addario”, primo colpo d’artiglieria pesante per spodestare il Cavaliere, mentre in Turchia, pochi mesi dopo, sono arrestati 40 generali dell’esercito nell’ambito dell’inchiesta “Ergenekon”[8] con l’accusa di preparare un colpo di stato ai danni del governo di Erdogan.

Se la guerra in Ucraina ha prima indotto Gazprom a riacquistare le quote di minoranza del Southstream detenute da ENI, EDF e Wintershall e poi a cancellare il progetto ai primi di dicembre, Mosca non si è data per vinta ed ha parallelamente annunciato la costruzione di un nuovo gasdotto che transitando in Turchia (già rifornita da Mosca attraverso il Blue stream e secondo cliente europeo di Gazprom dopo la Germania) dovrebbe raggiungere i confini della Grecia.

La capacità di trasporto del defunto Southstream[9] e del neonato Turkish Stream[10] è identica, come identici sono i consumatori finali: 63 mld di metri cubi di gas per il mercato del Sud e del Centro-Est Europa. A variare è solo il percorso perché anziché partire dalla stazione di pompaggio di Anapa, attraversare il Mar Nero ed affiorare in Bulgaria, il Turkish Stream riemergerà nella parte europea della Turchia, passando per la cittadina di Ipsala, a pochi chilometri dal confine con la Grecia.

Sempre in Grecia, per pura coincidenza, dovrebbe transitare il gasdotto TAP (Trans-Adriatic Pipeline), fortemente voluto da Washington[11], che con i suoi 10 mld di metri cubi all’anno di gas provenienti dall’Azerbaijan avrebbe proprio dovuto ridurre nei progetti americani le importazioni europee di gas russo.

Il passo successivo consiste nell’analizzare l’atteggiamento del partito greco Syriza verso i due gasdotti: il governo di Alexis Tsipras è equidistante od ha espresso delle preferenze tra il progetto del Turkish Stream ed il TAP? Non sono mancati apprezzamenti per il nuovo progetto russo, considerato un’opportunità per trasformare la Grecia in un centro nevralgico dell’approvvigionamento europeo ed elevarne il peso geopolitico[12], mentre il partito di Alexis Tsipras ha già dichiarato di voler rimettere in discussione gli accordi presi dal precedente governo ed il consorzio del TAP circa gli incassi di competenza greca: qualora le richieste elleniche fossero respinte, riportano i media locali, Siriza sarebbe pronta a portare la questione davanti alla Corte di Giustizia Europea[13].

La reazione dell‘Azerbaijan alla vittoria di Syriza è stata infatti immediata e piuttosto piccata: un articolo apparso il 4 febbraio sul portale governativo Azernews titolava non a caso “Greece jeopardizes European energy security”[14] ed al suo interno si leggeva una dura requisitoria contro il neoeletto governo greco accusato di indebolire la sicurezza dell’approvvigionamento europeo e di essere un cavallo di Troia dei russi da cui la UE vuole di sganciarsi ad ogni costo:

Today the Greek government is blackmailing with such statements not the gas suppliers, but very customers, namely the EU. Athens seeks to take advantage of the situation at a time when the EU rushes to cut its dependence on Russian gas export, and Russia, in turn, seeks to keep its share in the European gas market with the new Turkish Stream initiative.

La strategia di Mosca è ambiziosa ed aggressiva, tesa a restituire colpo su colpo l’attacco subito in Ucraina: l’obbiettivo è sottrarre all’avversario un alleato strategico (Grecia contro Ucraina) e scombussolare di conseguenza la sua rete energetica (cancellazione del TAP contro cancellazione dello Southstream). Qualora la partita moscovita riuscisse, sul mercato europeo scomparirebbero i 10 mld di metri cubi annui dell’Azerbaijan, alleato di ferro di Washington ed Israele, e si porrebbe l’unico problema di come raggiungere quei paesi (Bulgaria, Ungheria, Moldavia) lasciati alle spalle del nuovo Turkish Stream.

Di fronte ad un avversario tenace e sempre disposto a rilanciare, negli ambienti più intransigenti dell’establishment americano (i neocon come Victoria Nuland, i falchi repubblicani come John McCain e quelli liberal come Asthon Carter) cresce di giorno in giorno la voglia di rovesciare il tavolo ed arrivare alla resa dei conti con Mosca.

1http://www.repubblica.it/economia/2015/01/15/news/atene_elezione_tasse_grecia-105021792/

2http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/16/grecia-banche-ricorrono-sistema-ultima-istanza-corsa-sportelli/1344891/

3http://www.repubblica.it/economia/2015/02/04/news/grecia_ultimatum_bce_i_bond_della_grecia_non_sono_pi_garanzia_per_ottenere_liquidit-106565786/

4https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/201402_elaprocedures.it.pdf

5http://www.dailykos.com/story/2015/02/09/1363348/-Sanders-to-Yellen-The-Federal-Reserve-Needs-to-Stop-Abetting-the-ECB-s-Destruction-of-Greece#

6http://www.bbc.com/news/world-europe-31293330

7http://www.ilgiornale.it/news/economia/tsipras-accontenta-bruxelles-vender-pireo-1091968.html

8http://www.lastampa.it/2010/02/22/esteri/turchia-sventato-un-colpo-di-stato-Fdn4e2ogAuIGF7ziQCldHO/pagina.html

9http://www.gazprom.com/about/production/projects/pipelines/south-stream/

10http://www.gazprom.com/press/news/2014/december/article208505/

11http://www.usacc.org/news-a-publications/investment-news/747-us-ambassador-to-azerbaijan-the-us-fully-supports-tap-project.html

12http://www.naturalgaseurope.com/syriza-sees-greek-hub-for-russian-gas

13http://caspianexplorer.com/2015/02/tap-s-commitment-to-greece-remains-as-strong-as-ever/

14http://www.azernews.az/analysis/77098.htmlturkishstream

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