La nazionalizzazione dell’Europa centrale e la rinascita dell’Intermarium

Si inasprisce lo scontro politico tra la Polonia e l’Unione Europea: con una decisione senza precedenti, Bruxelles ha avviato la procedura per sospendere i diritti di voto di Varsavia, rea di una riforma delle giustizia che subordinerebbe il potere giudiziario a quello politico. Parallela al braccio di ferro tutto continentale, si sviluppa la grande sintonia tra la Polonia e le potenze marittime: dopo l’accoglienza in pompa magna di Donald Trump della scorsa estate, è toccato a Theresa May volare a Varsavia dove, ignorando le critiche della UE, ha siglato un trattato di difesa comune. A Washington e Londra si ragiona ormai in ottica post-UE: la priorità è la formazione di un blocco nazionalista che separi la Russia dalla Germania. L’iniziativa “Tre mari” è la semplice riproposizione dell’Intermarium del maresciallo Jozef Piłsudski.

Una cortina nazionalista tra l’Europa Occidentale e la Russia

Il Ministero della Difesa tedesco ha recentemente contemplato, redigendo la linee strategiche al 2040, la possibilità che l’Unione Europea imploda1, scombinando l’attuale geopolitica del Continente e spingendo alcuni Paesi ad uscire dal blocco atlantico (UE/NATO) per aderire a quello russo: lo scenario non è soltanto più concreto che mai, ma anche, a giudicare dalle dinamiche europee, molto vicino alla realizzazione.

Le due potenze che hanno sinora supervisionato ed incentivato il processo di integrazione europea, Stati Uniti e Regno Unito, hanno apertamente ritirato il loro sostegno all’Unione Europea, il cui fallimento è ormai dato per scontato, predisponendo le pedine per “il dopo”. L’obiettivo di fondo rimane lo stesso, ma si adottano (o meglio, si riadottano) strategie alternative per raggiungerlo: tenere Mosca separata dalle grandi capitali dell’Europa Occidentale, per conservare queste ultime nell’orbita atlantica.

Lo scontro in atto tra Bruxelles ed il Paesi dell’Europa Centrale, il vecchio Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca) attorno a cui sia stanno coagulando nuovi Paesi (Austria, Croazia, Romania, etc.) verte formalmente su una diversa visione della società e degli affari esteri: tanto l’Europa Occidentale è ancorata ai principi “liberali” (porte aperte all’immigrazione, sdoganamento dell’omosessualità, femminismo, lotta al cambiamento climatico, etc. etc.) quanto l’Europa centrale si sta spostando su posizioni nazionaliste (rifiuto del piano europeo per la ripartizione degli immigrati, difesa della famiglia tradizionale, lotta ai media liberal, etc.). Lo scontro, acuitosi nel 2015 in occasione dell’apertura della “via balcanica”, ha raggiunto nuove vette in questi giorni, quando la Commissione Europea ha attivato, per la prima volta della sua storia, l’articolo 7 dei Trattati nei confronti della Polonia. Il governo di Varsavia, guidato dal 2015 dai nazionalisti di Diritto e Giustizia, sarebbe infatti colpevole di “una grave violazione dello stato diritto”, a causa della controversa riforma della giustizia che subordinerebbe il potere giudiziario a quello esecutivo.

In realtà, la divisione tra l’Europa occidentale e centrale, in apparenza basata sull’adesione o meno ai principi liberali, corrisponde ad un preciso disegno geopolitico degli angloamericani: creare, cioè, un grande “vallo nazionalista” a guida polacca che, collocato su posizioni sia anti-russe che anti-tedesche, impedisca il saldarsi della Germania e/o della Francia alla Russia.

Si tratta di un ripiegamento, il classico “piano B”, perché quello originario, come illustrato da Zbigniew Brzezinski nel suo “The Grand Chessboard” del 1997, era che l’integrazione economica e politica si estendesse dalla Francia all’Ucraina, passando per la Germania e la Polonia, formando così una grande “testa di ponte democratica” che consentisse a Washington e Londra di proiettarsi dall’Atlantico al Mar Nero.

Il “piano A” è fallito perché le nazioni europee si sono dimostrate ancora troppo vive per essere diluite in un organismo sovranazionale come gli Stati Uniti d’Europa. La priorità di ogni capitale è ancora la difesa dei propri spazi e della propria autorità: gli interessi dell’uno entrano poi quasi sempre in conflitto con quelli del vicino. In particolare, l’Unione Europea non è riuscita ad estinguere il richiamo della Germania per l’Est: persino il decennale cancellierato di Angela Merkel non ha impedito a Berlino di intensificare i suoi rapporti economici ed energetici con Mosca. L’alleanza tra Germania e Russia o, ancora peggio, tra la Russia e più capitali dell’Europa Occidentale, è da sempre l’incubo degli strateghi angloamericani, che si adoperano in qualsiasi modo per sabotarla (si vedano le enormi pressioni in corso sulla Germania perché rinunci al potenziamento del metanodotto North Stream2).

Sfumato quindi il progetto di una grande “testa di ponte democratica” poggiante sulla UE/NATO, gli angloamericani hanno optato dal 2014 (il colpo di Stato in Ucraina può essere considerato l’inizio di questa strategia) per la “nazionalizzazione” dell’Europa centrale, buttando a destra i governi della regione: nel caso della Polonia, ad esempio, è sufficiente dire che i fondatori di “Diritto e Giustizia” sono stati i gemelli Kaczynski, in rapporti con gli angloamericani dai tempi di Solidarnosc. Per peso demografico, economico e militare, la Polonia è il leader naturale dell’Europa centro-orientale ed è il principale attore su cui puntano Washington e Londra: lo spostamento a destra di Varsavia, in occasione delle legislative dell’ottobre 2015, riveste un ruolo chiave nella costruzione della “cortina nazionalista” tra l’Europa occidentale “liberale” e la Russia. Il governo polacco attualmente in carica si contraddistingue, infatti, per un marcato filo-atlantismo, accompagnato da un acceso revisionismo anti-tedesco (si veda la richiesta di nuovi risarcimenti dalla Germania per i danni bellici3) ed anti-russo (si veda la rimozione dei monumenti sovietici ed il progetto per abbattere il Palazzo della Cultura nel centro di Varsavia4).

La nuova strategia angloamericana per il Continente, già ben delineata nel 2015, riceve lo slancio decisivo nel 2016 quando, nell’arco di pochi mesi, prima Londra sceglie di abbandonare l’Unione Europea tramite referendum e, poi, si insedia alla Casa Bianca il “populista” Donald Trump, schierato su posizioni euro-scettiche: da allora, Londra e Washington smettono di lavorare per l’integrazione europea e si adoperano per nuovo ordine europeo, che prevede la liquidazione dell’Unione Europea nella sua forma attuale e la nazionalizzazione dell’Europa centro-orientale.

Il primo Paese europeo visitato da Donald Trump è, non a caso, proprio la Polonia. In vista dell’imminente G20 di Amburgo, il neo-inquilino della Casa Bianca atterra a Varsavia ai primi di luglio e, davanti ad una piazza gremita di simpatizzanti di Diritto e Giustizia, pronuncia un discorso dagli accessi toni nazionalistici: l’Occidente è in grave pericolo, minacciato da molteplici insidie come il terrorismo islamico, la Russia, lo statalismo ed il secolarismo5. Quasi in contemporanea, Trump partecipa e dà la propria benedizione ad un’iniziativa ad alto contenuto geopolitico: il summit dei “Tre Mari” che si apre a Varsavia il 6 luglio 2017.

L’iniziativa ha avuto pochissimo eco in Europa Occidentale, poiché si pone in aperta concorrenza con il vecchio disegno dell’Unione Europea: undici nazioni (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Lituania, Lettona, Estonia, Croazia, Slovenia ed Austria) che affacciano nel complesso su tre mari (Mar Baltico, Mar Adriatico e Mar Nero), si riuniscono sotto la supervisione americana, per sviluppare alcune infrastrutture che integrino l’Europa Centrale (la “via Carpatia”, che dovrebbe tagliare il Continente in verticale, dalla Lituania alla Grecia) e svincolarsi dalle forniture energetiche russe (i rigassificatori in Polonia e Croazia da alimentare, in prospettiva, anche col metano americano).

Ora, chiunque mastichi un po’ di geopolitica noterà subito come il progetto dei “Tre mari” sia una banale riproposizione dell’Intermarium (Miedzymorze in polacco) più volte sognato dai politici polacchi, da ultimo il maresciallo Jozef Piłsudski negli anni ‘20 dello scorso secolo: un’entità slava estesa dal Mar Baltico al Mar Nero, alleata dell’Occidente (Francia, Regno Unito o Stati Uniti), popolosa ed economicamente forte abbastanza da contenere la Germania e la Russia. Una grande Polonia nazionalista, in sostanza, che eviti l’abbraccio tra Berlino e Mosca, per la felicità delle potenze marittime.

Partecipando al summit dei “Tre Mari”, Donald Trump esprime il sostegno americano a quest’ambizioso progetto geopolitico in chiave post-UE. Non resta, a questo punto, che la benedizione del Regno Unito. È cronaca di questi giorni il viaggio della premier Theresa May in Polonia, quasi in concomitanza alla durissima presa di posizione di Bruxelles contro il governo di Varsavia: incurante delle critiche dell’Unione Europea e delle accuse di autoritarismo (questioni di politica interna di cui Bruxelles non dovrebbe occuparsi, secondo la May6), il primo ministro inglese rafforza i legami anglo-polacchi, siglando un trattato di difesa comune (il secondo firmato da Londra, dopo quello anglo-francese del 2010) ed impegnandosi a spendere congiuntamente 10 milioni di sterline per contrastare la propaganda russa e diffondere la propria (attraverso il canale bielorusso Belsat)7. Anche per il Regno Unito, il governo nazionalista di Varsavia assume così la funzione di contenere la Germania e la Russia, impedendo il sorgere di pericolosissime alleanze continentali sull’asse est-ovest.

L’Unione Europea è destinata ad un inevitabile collasso: gli strateghi angloamericani, perfettamente consapevoli di quanto sta avvenendo, stanno prendendo le contromisure.

Dopo aver puntato sui principi “liberali” e sulla “democrazia” per scavare un fossato tra l’Europa Occidentale e la Russia, ora puntano sul risorgere dei nazionalismi in Europa Centrale. Come nella prima metà del Novecento, le potenze marittime soffiano sul fuoco del nazionalismo per i propri disegni egemonici: le cancellerie continentali avranno imparato dai propri errori?

1https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/nov/06/the-germans-are-making-contingency-plans-for-the-collapse-of-europe-lets-hope-we-are-too

2https://www.rferl.org/a/us-diplomat-nord-stream-2-wont-be-built/28886312.html

3http://it.euronews.com/2017/09/08/polonia-la-germania-risarcisca-i-danni-di-guerra

4http://www.repubblica.it/esteri/2017/11/16/news/varsavia_a_rischio_il_palazzo_della_cultura_simbolo_del_passato_staliniano-181231238/

5https://www.theguardian.com/us-news/2017/jul/06/donald-trump-warn-future-west-in-doubt-warsaw-speech

6http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2017/12/21/may-ue-questioni-costituzionali-riguardano-polonia_3eed1029-51c9-4ee5-a564-4ae2501903e4.html

7https://www.gov.uk/government/news/pm-announces-landmark-new-package-of-defence-and-security-cooperation-with-poland

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43 commenti su “La nazionalizzazione dell’Europa centrale e la rinascita dell’Intermarium

  1. matheu il said:

    In questo mondo così frenetico la memoria storica è troppo breve….temo che le “cancellerie continentali” ci ricaschino!

     
    • Federico Dezzani il said:

      Possibile. C’è da dire che le potenze marittime non mai state così deboli come oggi.

       
  2. E l’Italia ?

    Tra Intermarium e neoimpero carolingio (DE-FR) dove si posiziona?

    O, meglio, con chi si mette?

     
    • Parvus il said:

      Italia al forno?
      Dezz., lei non è buongustaio: basta una pentola sul fuoco, prima vivo e poi lento, per fare lo spezzatino di carne… “rigorosamente italiana”, con patate (Francia-Germania), con funghi (Balcani), con piselli e cuscus (Africa). In compenso, antipasto uguale per tutti: carciofi alla giudìa.

      PS Aspetto sempre con fiducia la “mia” biografia.

       
  3. Willy Muenzenberg il said:

    Polska: una parola russa.
    Quasi la stessa lingua.
    E ora che Roma si è trasferita nella sua ultima sede, è a Roma che porteranno obbedienza i polacchi ancora in gran parte fedeli: lo sapeva Stalin che decimandone gli ufficiali voleva creare inimicizia senza fine fra i due popoli slavi. Ma da Vienna a Buchuresti a Warszaw ormai si guarda a Roma come farò di civiltà e futuro.

     
  4. Polska non è parola russa, è perfettamente polacca. Viene da un etnonimo slavo-occidentale.
    Bucuresti non si scrive con l’acca (e passi la t senza cediglia).
    Warszawa ha la -a finale.
    E si citano nella forma italiana, esattamente come scrive Vienna e non Wien.

     
  5. “Quasi la stessa lingua”:
    Se un polacco non studia il russo – o viceversa – non capisce quasi un tubo, più o meno come un italiano che sente parlare in spagnolo o francese.

     
  6. Dezzani, non ci resta che metterci con il gruppo Intermarium, per salvarci, sempre che ci vogliano…. .)

    Buon Natale!

     
    • eh già noi abbiamo una ” tradizione” nel “subordinarci” ai perdenti ( o quantomeno portargli sfiga 😎 )

       
    • Augusto il said:

      Io, tanto per cambiare, invece sceglierei l’orso.
      Giá dovremmo aver chiari i danni fatti in Italia dalle “potenze marittime”.

       
  7. L’assenza di confini fisici nella pianura russa rende possibili tutte le combinazioni territoriali, quindi anche l’asse sognato da Pildusky e dai Magnati polacchi: a rendere difficile questo sogno sta la storica incapacità dei Polacchi e soci nel portare a termine le imprese annunciate….
    Certo che adesso con la Germania che schiera a stento 100 (!!!) carri armati in totale, certe tentazioni rinascono…. Anche per questi motivi sono fondamentali, per la Russia, la Bielorussia e quella strana isola di Kaliningrad.

     
  8. Daniela il said:

    ECCELLENTE ANALISI GEOPOLITICA!

    La costruzione di tale area, al di là delle aspirazioni polacche, serve a impedire una catastrofe di scala planetaria per gli USA ovvero la sinergia russo – tedesca e quindi la sinergia europea e russa.

    La capacità produttiva tedesca e europea insieme alle risorse russe energetiche e minerarie, porterebbero alla nascita e sviluppo della più importante area economico – finanziaria del Pianeta, surclassando l’attuale dominante area anglo sassone.

    Da qui la necessità di contenere la Russia, ma in realtà il Vero Nemico è l’ingombrante Cina che detiene metà del debito pubblico USA e sta costruendo la nuova via della Seta, facendo emergere il potere dell’isola del Mondo, per dirla alla Mackinder (1904).

    L’Europa, forzosamente unita con la UE e l’euro, sarebbe servita a schiacciare i popoli europei e a bloccare i rapporti dell’Europa con la Russia, con la quale, Germania in testa, abbiamo noi europei fortissimi legami, geografici, storici e culturali. Mentre nulla ci lega agli USA se non fosse per l’imposizione del fottuto consumismo iniettatoci anche grazie al soft power di Hollywood.

    Trump probabilmente non sceglie nemmeno il colore della carta igienica, figuriamoci se può scegliere di accordarsi con Putin. E quella sua visita europea in Polonia è stata letta chiaramente dai russi che dopo la Libia stanno più attenti a non farsi perculare dagli occidentali.

    Trump è il presidente USA della transizione, scelto per le sue caratteristiche intellettuali e personali. Un uomo narciso che obbedisce credendo di comandare. In fondo negli USA è da tempo che l’establishment sa che l’Impero americano sta collassando. Report dell’intelligence, come pure di influentissimi Think Tank come la RAND Corporation, sostengono fin dal 2012 che l’Impero USA è in declino. Uno scrittore e eminente professore USA, Alfred McCoy, ha individuato una data precisa, il 2030, come sorpasso del potere cinese sul potere USA.

    E ringrazio molto Dezzani che ha fatto emergere la verità della furba visita della May, ben poco segnalata dalla solita informazione manipolatoria. La Gran Bretagna, da sempre primo alleato degli USA, ha già resilientemente post Brexit, trovato il modo di riallinearsi. Puntini collegati.

    Brzezinski è stato probabilmente il più grande studioso di geopolitica americano (polacco, odiava i russi dal DNA, i suoi fecero finta di farlo nascere in una ambasciata polacca in Russia) eppure, nel suo tentativo di fermare la Russia sovietica, creò il fondamentalismo islamico, errore di cui mai si pentí e che il Mondo paga anche adesso. Il fondamentalismo islamico, 60 anni fa, era in caduta libera ma grazie agli USA e al genio teorico di Brzezinski ce lo ritroviamo tra le palle tuttora e ancora sovvenzionato dagli USA. Anche Obama fu un genio della geopolitica. Voleva fermare la Cina e per farlo fece il secondo scatto di globalizzazione, dopo la UE, i due trattati di commercio globale, il TTP e il TTIP, che avrebbero circondato la Cina sui due oceani e che avrebbero rappresentato il 40% più il 20% del commercio globale. Trump ha già annullato il TPP. Ma anche Obama era un teorico della globalizzazione e non ha compreso che i popoli avrebbero mal digerito questa imposizione dall’alto e sovranazionale. Il risultato è stato il risorgere dei nazionalismi, ovunque, soprattutto in Russia. Fare geopolitica è difficilissimo.

    L’obiettivo finale è dunque la Cina.

    Il nuovo Intermarium è un progetto che porterà nuove conflittualità, stante che Russia e Polonia da secoli sono confliggenti.

    Ma l’Europa non ha bisogno di allargare le aree di attrito con Mosca, ma casomai di riassorbirle viste le necessità energetiche anche della Gran Bretagna.

    E l’Italia deve pensare ai suoi particolari problemi energetici, visto che è il Paese con la maggiore dipendenza dal gas, perlopiù russo, e i cui contratti sono in scadenza nel 2019. L’Italia ha GIÀ una diversificazione energetica, checché ne dica Calenda, anche nel gas, visto che dai gasdotti italiani esce gas russo ma anche algerino, olandese e norvegese e magari tra breve egiziano se proseguissero i lavori del Turkish stream, il gemello meridionale del North stream. Nulla a che fare con lo stupido e inutile TAP, disastro ecologico e ambientale ma soprattutto dimostrazione di come sia supina l’Italia ai diktat USA, perché il TAP con l’Azerbaigian è solo in funzione anti russa (peccato che l’Azerbaigian compri gas dai russi per rivendercelo, doppi fessi). Siamo il Paese più ligio ai voleri del decadente impero americano. Infatti niente attentati in Italia, a parte Regeni.

    L’Italia deve uscire dal giogo dell’euro e dai voleri del kapò USA, la Germania, unica a cui l’euro ha fatto così bene da impensierire gli USA (sanzioni contro auto crucche) e riprendersi il posto che le spetta, geograficamente, storicamente e culturalmente, come Stato frontiera. Frontiera con l’Europa, con la Russia, con l’Africa, il Medio Oriente e anche con la Cina, che con la sua Nuova Via della Seta ha necessità di propaggini nel Mediterraneo. E i cinesi non sono imperialisti stile USA, sono mercanti, conoscitori come erano gli antichi Greci, il popolo madre dell’Europa, bastonato apposta.

    Italia, letta all’incontrario è AI LATI. La frontiera ce l’ha nel DNA.

     
  9. Caro Federico Dezzani, complimenti per l’eccellente analisi.

    Mi dispiace solo che ieri hai eliminato il mio commento sulla relazione finale della commissione anti-mafia, depositata dalla Bindi. Facendo così ti sei allineato a tutte le TV main-stream italiane che non hanno dato neppure un cenno di quanto accaduto. Fatto gravissimo. Peccato.

     
    • Federico hai ragione e me ne scuso, però vorrei chiederti: hai letto la relazione della commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi, sulle infiltrazioni mafiose nella massoneria ? C’è da mettersi le mani nei capelli http://parlamento17.camera.it/125?shadow_organo_parlamentare=2328&id_commissione=24

      La Polonia è l’Europa sono importantissimi per il nostro destino e quello dell’l’Italia ma queste cose lo sono ancora di più. Io vorrei che mio figlio, che adesso ha sette anni, potesse crescere in un paese libero. Sono un semplice ragioniere impiegato di una ditta privata e non ho nessuna conoscenza con la Bindi. Scusami ancora e grazie comunque. Ciao da Luca.

       
  10. Matteo il said:

    E quindi quanto ci vorrà per liberarsi dal giogo della gabbia atlantica dato che la dissoluzione dell’UE non basterà? E soprattutto, ci riusciremo?

     
  11. Mansfra il said:

    I polacchi sono gia stati gli utili idioti degli inglesi nel 1939 contro la Germania, poi dalla guerra ne uscirono annientati. Speriamo che non facciano altre sciocchezze contro la Russia oggi, finirebbe per loro molto ma molto male. Faccio a lei ed a tutti i lettori del forum i migliori auguri di un felice Natale.

     
  12. Nicolas Léonard Sadi Carnot il said:

    Sia le cancellerie occidentali che Polonia, Repubblica Ceca etc… dipendono dal petrolio e dal gas russo, senza il quale finiscono tutti nel medio evo. Le élite USA sono convinte di avere petrolio e gas per decenni (ma non a questo prezzo), molti insider del settore no (a qualsiasi prezzo) ma in ogni caso ne hanno abbastanza da non dipendere dagli altri sino al 2030 che è un’eternità per il mondo di oggi, ma non possono né mai saranno un esportatore netto (esportano light tight oil, LTO, cioè “petrolio leggero di giacimenti sigillati”, in quanto non dispongono di raffinerie adatte e importano greggio prevalentemente da paesi non medio-orientali ottenendo il duplice risultato di permettere un blend raffinabile tra gli olii più pesanti importanti e l’LTO ultra-leggero prodotto e di ridurre lo stock di magazzino che è infatti in calo da febbraio mentre il prezzo è salito e salirà). Ne consegue che gli (ex ?) alleati sono nei guai come non mai, impossibilitati a ricevere energia dagli USA, la Russia che nel frattempo ha trovato nuovi clienti, un auto inflitta politica degli investimenti suicida e il medio oriente volutamente in fiamme (GEFIRA ha un’interessante opinione sull’ultimo numero, invito a leggerlo). Stante il crollo degli investimenti degli ultimi anni e il fatto che gli investimenti in rinnovabili sono un ordine di grandezza inferiori a quanto necessario per permettere nell’arco di 50 anni un passaggio ordinato (*), stiamo andando a cento all’ora verso una crisi energetica globale, se avessi 30 anni mi preoccuperei più di questo che di altro (ma ne ho 62 e quindi …) e Russia, USA e Arabia, per quanti diversi interessi abbiano attutano già e sempre più lo faranno, una comune politica per riportare il greggio sopra i 100 USD che è la soglia minima per estrarre l’LTO USA senza mandare in bancarotta le compagnie e i suoi finanziatori, tenere in vita Saudi Arabia e perpetuare l’attuale assetto di potere in Russia e il riarmo della nazione. Le alternative compatibili con quel che comunemente di chiama “crescita” o anche solo “stasi” non ci sono, anche a me piacerebbe “all renewables” ma come fisico che si è occupato e si occupa della questione da 35 anni, è un sogno non compatibile con questo tipo di civiltà a meno di un immediato e coordinato a livello globale aumento 10x degli investimenti. Saluti.

    (°) Si veda ad esempio:

    Ugo Bardi, Sgouris Sgouridis – In Support of a Physics-Based Energy Transition Planning:
    Sowing Our Future Energy Needs, Biophys Econ Resour Qual (2017)

     
  13. Quindi le pressioni per far entrare i paesi scandinavi nella nato vanno in questa direzione: creare un blocco da nord a sud tra Russia e Germania impossibile da scavalcare.
    Quello che mi chiedo è cosa ne sarà dell’europa occidentale?
    Avremmo un nuovo impero carolingio slegato dagli anglo americani? non credo che ci lasceranno liberi senza una sollevazione popolare . piuttosto, credo che scoppieranno tenzioni sociali sia a causa della crisi che un probabile conflitto etnico religioso.
    Un caro augurio di buone feste a Federico e a tutti voi commentatori.

     
  14. Marco Vinicio il said:

    congratulazioni Dezzani per la scelta – e il tempismo – sulla Polonia e sui fermenti che lì insistono. In geopolitica guardare alla Polonia, specie dall’Europa, è ineludibile. Che si susseguano tanti fatti in tempi serrati, è anzi un significativo campanello su uno degli snodi di questa fase e a lei non è sfuggito.
    Non da oggi la Polonia è crocevia della storia d’Europa, tutto ciò che muove nell’area si riverbera al di qua e spesso in modo drammatico, da Gengis Khan ai Tartari, da Sobieski in Vienna al corridoio di Danzica fino alla rivolta di Varsavia. Churchill stimava i polacchi fossero il popolo che più virtù ha mostrato nella storia e, al tempo stesso, quello che ha commesso più errori. Salvo che il maggiore fu, alla luce dei fatti, confidare che Londra, dove era il governo in esilio, si sarebbe ricordata della sollevazione/sacrificio del ’44 per pretendere ai negoziati di pace che la Polonia restasse fuori dalla cortina di ferro essendosi Varsavia rivoltata prima dell’arrivo dei sovietici. Il solo risultato fu il massacro dell’eroica popolazione di Varsavia da parte dei tedeschi mentre l’Armata Rossa era al di là della Vistola. Nel dopoguerra gli tolsero perfino Leopoli (Lvov oggi in Ucraina), città storica polacca, per assegnarla a Stalin. Per i polacchi oggi diventare l’headbridge di una proiezione antirussa sarebbe un nuovo errore. L’era degli hussari e delle gloriose cariche (incredibilmente ancora vincenti nel ’39 contro alcuni reparti della Wehrmacht) è finita. Dall’enclave di Kaliningrad i missili arriverebbero prima. Ben lo sapeva il presidente Kwasniewski del doppio mandato 1995-2005, il quale essendosi formato politicamente ai tempi del Patto di Varsavia apparve spendersi affinchè la Polonia fosse un ponte tra la nuova Russia e l’Europa occidentale. Impianto ribaltato dai governi più recenti grazie pure all’humus di diffidenza/confliggenza antirussa immarcescibile nella psiche collettiva.
    Del resto sono anni che le stesse cancellerie occidentali si pongono il problema della sanzioni alla Russia – per poi tornare a rinnovarle di volta in volta – a causa del boomerang che rappresentano per l’Europa sia in termini di esportazioni per i Paesi del sud sia per le forniture energetiche; mentre la Russia ha semplicemente spostato in Asia fette di mercato del proprio gas. Non sono un tecnico, ma a naso pensare di rimpiazzare i flussi da gasdotti col gas liquefatto trasportato via nave, a costi maggiori, è quantomeno diseconomico e rimpiazzare il gas in tempi brevi impossibile. La massa critica di Earthland con Russia e Cina ha forza per attrarre nell’orbita euroasiatica altri paesi dell’antica via della seta e la nuova versione Belt&Road è un’opzione di impatto strategico.
    Una nota sui legami storico-culturali dell’Italia col mondo slavo oltre Adriatico, dimenticati anche quelli mentre sono antichi e profondi. Bona Sforza, casata di blasone, nata a Vigevano, fu regina di Polonia nel XVI sec.: non portò solo ortaggi, come si legge talvolta, ma un’idea di politica estera dell’Europa incarnata nella Polonia, che aveva adottato l’alfabeto latino, da lanciare verso est dove non esisteva ancora la Russia ma appena un ducato. Invece di assecondarla, la esiliarono (chissà se Churchill pensasse sia stato il primo errore dei polacchi). E’ sepolta nella basilica di S.Nicola a Bari, meta di pellegrinaggio di polacchi e russi dei quali è nota la venerazione per San Nicola. Non esisteva aristocratico slavo che non passasse per l’Italia ai tempi del Gran Tour e nell’Ottocento parecchi rivoluzionari russi erano esiliati in Italia, da Herzen a Bakunin, quest’ultimo così “italiano” che era nonno di uno dei più brillanti matematici italiani del Novecento, il napoletano Renato Caccioppoli. Erano russe le mogli di Andrea Costa (primo deputato socialista d’Italia) e dell’anarchico Carlo Cafiero. Se andate a Cracovia e vi chiedete perchè assomiglia a S.Croce, è perchè fu progettata da architetti italiani (portati da Bona) come del resto il Cremlino.

     
  15. Gengiss il said:

    L’incendio dell’impianto gas in Austria questo mese, da cui arriva il gas dalla Russia, è un semplice incidente?…

     
  16. Maurizio Destro Benini il said:

    Non la vedo l’ Austria schierata contro la Russia. E’ l’ unica perplessità…..

    Buone feste !

     
    • Maurizio Destro Benini il said:

      Il capo di stato maggiore della difesa austriaco è volato di recente a Mosca per incontrare il suo omologo russo : tema possibili accordi bilaterali in campo militare.Parlo di circa un anno e mezzo fa , vado a memoria ma la notizia è vera. Siccome negli ambiti militari atlantici era stato criticato per questo , ha risposto per le rime dicendo che va dove vuole e quando vuole. Vienna ha ha sempre avuto un rapporto particolare con Mosca. Lei Vezzani la storia la conosce molto meglio di me….E l’ Austria comunque non è nella NATO.
      La mia è anche una speranza visto che se le cose prendessero una brutta piega , ed è assai probabile , in un’ora sarei in Austria.

       
  17. Bellissima analisi di Federico, che ha spiegato alcune mosse di questi mesi, poco intelleggibili grazie ai mainstream italiani. Diciamo che la visita della May e le offerte militari fatte, hanno posto in piena luce il piano atlantico.
    Dopodichè, anche la migliore analisi non deve essere data per realizzata. Penso che queste mosse degli strateghi di grandi nazioni, siano un po’ come le finte dei pugili sul ring, o le mosse di una partita a scacchi, se vogliamo essere più raffinati. Si finta la realizzazione di una unione geopolitica, per costringere l’altro ad impegnare – quindi a disperdere – le sue forze su un territorio più vasto, per poi muovere i propri pezzi su un’altra parte della scacchiera. Personalmente non credo realizzabile il piano, perchè la Polonia non è difendibile geograficamente da un attacco di terra, come si è dimostrato nel 39. Troppa pianura . E penso che i polacchi non permetteranno missili nucleari USA sul loro territorio, perchè la Polonia – in caso di conflitto atomico- diventerebbe la location dello scontro.
    Forse dico delle schiocchezze, ma credo che questa organizzazione dei Tre mari, resterà tra le proposte inesaudite di Trump.
    Col che l’Europa può crollare lo stesso, ma sarà per motivi economici. Aspetto una violenta crisi di borsa, il prossimo anno, e vedremo come finisce la questione dei derivati di deutsche Bank. Quanto all’Italia, non è messa benissimo, ma il duo Berlusconi-Salvini si asterrà da nuove tasse sulle gracili spalle italiane. E un Berlusconi defilato, non più Presidente del Consiglio, è inattaccabile. Infatti gli USA, mi sembra premano per il bambino Di Maio.

     
  18. In ogni caso le contromosse sono plateali. Kaliningrad è stata appositamente fatta per evitare situazioni imbarazzanti. La flotta russa è piazzata lì tutto l’inverno. Fornisco questo estratto da Wikipedia.
    “Nel luglio del 2007, il vice primo ministro russo Sergei Ivanov ha dichiarato che qualora gli Stati Uniti avessero deciso di piazzare dei missili difensivi in Polonia, la Russia avrebbe potuto porre in deposito parte del proprio arsenale nucleare a Kaliningrad. Il 5 novembre 2008 il leader russo Dmitrij Medvedev si disse sempre determinato a mantenere tali principi.[5] I progetti di ambo le parti, ad ogni modo, vennero sospesi nel gennaio del 2009.[6]
    Perciò vedremo come si evolverà la situazione.

     
  19. Buongiorno Dezzani,

    Assumendo che questa sorta di Intermarium venga posto in essere nei prossimi anni, e che includa anche l’Austria, quali sono le prospettive dell’Italia (o “stati successori”, se si arrivasse a una balcanizzazione)?

    Come diceva a settembre-ottobre, il lombardo-veneto potrebbe passare all’Europa franco-tedesca, ma con un’Austria legata al gruppo Visegrad si prospettano tensioni: difficilmente la Germania permetterà all’Austria di passare dalla parte del “nemico”.

     
    • Federico Dezzani il said:

      L’unico alleato naturale per l’Italia è la Russia: tutti gli altri sarebbero felici di spartirsela (Nord ai franco-tedeschi, Sud ed isole agli angloamericani).
      L’Austria è un Paese tedesco, legato alla Germania per infrastrutture ed economia: è facile che ritorni a fianco di Berlino se anche quest’ultima si “nazionalizzasse”.

       
    • Torquemada il said:

      Ok Federico, però se rientriamo nell’orbita russa, che ne facciamo di quei “finti comunisti”, tipo Dalema, Renzi, Prodi and co., che hanno svenduto l’Italia al nemico ? Non la passeranno mica liscia vero ?

      Magari adducendo la scusa che non erano nella lista Mitrokhin http://www.repubblica.it/online/fatti/kgb/kgb/kgb.html questi sarebbero capaci di proporsi come “teste di ponte” per le relazioni con Mosca.

       
    • Sono in molti a pensare che questa tesi sia la migliore possibile riguardo il futuro della geopolitica italiana. Anche perché l’interesse dei russi per i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo potrebbe, e in parte lo è già, essere complementare a quello italiano.
      La domanda naturale in una tale prospettiva è quale possa essere la forza politica che si impegni seriamente al raggiungimento del suddetto obiettivo?
      Forza Italia sempre pronta ad obbedir tacendo agli ordini atlantisti? I cinque stelle in cerca di accreditamento in Usa e tra i poteri globalisti? La lega sempre pronta a saltare sul carro berlusconiano (proprietà transitiva)? Ci dobbiamo affidare agli amici della Ong Bergoglio & Soros? O forse Renzi tra il salvataggio di una banca amica e l’altra ci penserà lui? O ancora a D’Alema e Bersani, fedeli esecutori del programma globalista?
      La soluzione del rebus sarà mica il gruppo dei “5 stelle intellettuali”?

       
  20. Mihai Podeanu il said:

    Buon Natale…
    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Transnistria
    Altra enclave di “piedi rossi” nella strettoia eurasiatica tra Baltico e Nero. Un limes mancato millenovecento anni fa.
    Dopo la vecchia “monte del Re” ed oggi la penisola della fortezza di Sebastiano.
    Posto che il Nistro non darebbe agevole navigazione alle portamissili, mantiene monopolio della produzione termoelettrica e del teleriscaldamento locale.
    DNFTT. IST

     
  21. andrea z. il said:

    Il progetto cinese delle “nuove vie della seta” prevede il loro arrivo nei terminali marittimi dell’Europa occidentale: Rotterdam, Amburgo, Atene, Trieste etc.
    E’ chiaro che un blocco verticale di Stati che si estendesse dal Baltico al Mediterraneo metterebbe in difficoltà i piani di Pechino.
    Già ora, in tutte le aree interessate dai progetti infrastrutturali cinesi, vedi anche la zona del Canale di Suez, sono riesplosi fenomeni di terrorismo e scontri etnici e nazionalistici sobillati dagli angloamericani.
    Quindi, dal punto di vista strategico degli USA e GB l’idea non è malvagia; ricreando l’Intermarium si bloccano i piani di russi e cinesi contemporaneamente.
    Bisogna, però, dire che anche prima della Seconda Guerra Mondiale le potenze occidentali avevano circondato l’Unione Sovietica con una “cintura di sicurezza” di Stati e staterelli, ma quando, poi, i russi aggrediti hanno scatenato tutta la loro potenza hanno spazzato via ogni avversario.
    La verità è che la pianeggiante Europa non è difendibile e se per l’ennesima volta la Russia venisse provocata o aggredita non sarebbero certo i ridicoli Stati del blocco polacco-orientale che potrebbero fermarla.

     
    • Torquemada il said:

      Sono d’accordo con l’analisi tecnica di Andrea Z., riguardo all’indifendibilità dell’Europa da un eventuale attacco militare russo (assenza di montagne).

      Infatti è una delle domande che mi sono sempre posto… in merito alla supposta “indifendibilità” dei nostri confini, dall’arrivo dei migranti. Scusate ma quale migliore posizione geografica doveva avere l’Italia per potersi difendere da un eventuale nemico militare o (in questo caso) dall’arrivo dei migranti ? Abbiamo una disposizione geografica invidiabile.

      A nord siamo protetti da montagne altissime e invalicabili per buona parte dell’anno (le Alpi).

      Tutto il rest d’Italia è circondato dal mare.

      Cosa cacchio volevamo di più ?

      Siamo una vera e propria roccaforte naturale…….governata purtroppo da “maiali platelminti” senza spina dorsale.

       
  22. Il Gommista il said:

    L’odissea vissuta dai Polacchi è ben conusciuta sulla loro pelle… venduti tra Tedeschi e Russi ma soprattutto sfruttati, traditi e rivenduti dagli alleati… gli hanno risparmiato solo la guerra civile …stile Grecia….
    http://www.fondazionemm2c.org/storia-museo-memoriale-2-corpo-armata-polacco-montecassino/
    http://www.fondazionemm2c.org/wp-content/uploads/2015/07/panel11.jpg
    “….. L’AMARA SORTE CHE TOCCÒ LORO DOPO LA GUERRA, ALLORCHÉ VIDERO SVANIRE LA POSSIBILITÀ DI TORNARE IN QUELLA POLONIA LIBERA PER LA QUALE AVEVANO COMBATTUTO.”
    …la scacchiera ha sempre una storia…e anche gli atlantisti come Tusk devono riconoscerla… possono solo ribaltarla …ma nasconderla dopo aver vissuto per decenni un tradimento è diffcile…

     
  23. Maurizio Innocenti il said:

    Può darsi che ci sia una tendenza di alcune nazioni dell’est Europa a
    unirsi in funzione antimerkeliana o anti dittatura Ue e può darsi che
    gli Usa siano interessati a questa unione o coalizione.
    Tuttavia si tratterebbe di una coalizione di stati che poco o nulla
    hanno in comune e che hanno grandi differenze tra loro.
    Austria,Ungheria,Cechia,Bulgaria,Slovacchia non sono antirusse e
    non hanno alcun interesse a una politica antirussa.
    I paesi baltici non sono antitedeschi e non hanno nessun interesse
    a una politica antitedesca,così come Croazia,Slovenia e Romania.
    L’appartenenza di alcune di queste nazioni alla Nato è sentita come
    obbligata ma non suscita entusiasmi (Cechia,Bulgaria,Ungheria).
    Le economie dei vari stati sono profondamente legate all’economia
    tedesca ed è difficile,perciò,pensare a una coalizione antitedesca.
    Può darsi che si possa pensare a una riedizione dell’Intermarium di
    Pilsudski ma solo nel senso di un qualcosa che si ripeta passando
    dalla tragedia alla farsa.
    Basterebbe poi che le prossime elezioni in Gran Bretagna o negli
    Stati Uniti riportassero al governo la sinistra liberal per far crollare
    del tutto il castello di carta.
    Meglio ancora:basterebbe che l’Unione Europea diventasse più
    rispettosa delle prerogative dei singoli stati per rendere inutile la
    coalizione dei paesi dell’est.
    Può sembrare una utopia ma le prossime elezioni per il rinnovo
    del Parlamento Europeo potrebbero costringere l’Ue ad andare
    in questa direzione,così come una caduta definitiva della Merkel,
    da non escludersi del tutto,anche in tempi brevi.
    In conclusione: ci possono essere delle linee di tendenza o delle crisi
    momentanee che rendono plausibile parlare di una possibile coalizione
    dei paesi dell’est ma senza che,allo stato,ci sia qualcosa di serio,salvo
    che per quel che riguarda una linea comune contro l’immigrazione
    alla Bergoglio o alla Boldrini,sulla quale almeno 5 paesi (Austria e gruppo
    di Visegrad) concordano pienamente,con gli altri più o meno favorevoli.

     
  24. Lochlomond il said:

    Un update sulla vicenda della giornalista maltese uccisa, che non riesco a inserire in coda al post scritto qui in ottobre sulla vicenda. Ora pare che la stampa Usa la voglia collegare a Ivanka Trump, i Panama Papers e la mafia russa. La giornalista avrebbe scoperto tutto grazie al consorzio investigativo di cui fa parte (ICJI) e allora sarebbe stata uccisa, per questo ora c’è l’FBI a indagare.

    https://twitter.com/SethAbramson/status/945352718050320386

     
    • Federico Dezzani il said:

      Teneré!
      Tu mi devi ancora il cappuccino dal referendum del 4/12/2016!

      Prima salda i debiti!

       
    • Tenerone Dolcissimo il said:

      Ammazza che generosità!!!!
      Ma sono magnanimo. Se passi per Roma ti offro il cappuccino al Sant Eustacchio. E mi voglio rovinare. Ci metto anche la brioche anzi maritozzo con la panna.

       

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