Cronaca di una crisi annunciata (e pianificata)

Sul finire dell’anno emerge con chiarezza l’esistenza di un dispositivo progettato per esplodere nel corso del 2019: i dinamitardi si trovano Oltreoceano, il luogo dell’attentato sarà l’Europa continentale, le ripercussioni politiche-finanziarie saranno globali. La prima parte del dispositivo è costituita dalla progressiva restrizione monetaria della FED che, drenando liquidità, prepara il crollo delle piazze finanziarie; la seconda parte del dispositivo è stata assemblata installando ai vertici della terza economia europea, nuovamente vicina alla recessione, un governo “populista” deciso a infrangere a qualsiasi costo le regole europee; la terza parte sarà quasi certamente costituita dalla “hard Brexit” che, innescando il collasso della UE, travolgerà i membri più deboli dell’eurozona.

Un dispositivo pronto a esplodere

Le crisi finanziarie, partendo dalla bancarotta di re Carlo I e di Luigi XVI, che innescarono rispettivamente la rivoluzione inglese e quella francese, sono spesso studiate a tavolino e perseguono precisi obiettivi geopolitici. Sul finire del 2018, ci sono ammassati una quantità di indizi sufficienti per asserire che una grande crisi finanziaria è ormai imminente ed avrà ripercussioni che peseranno sull’intero XXI secolo. L’obiettivo della crisi è, come sempre, difendere la supremazia dell’establishment angloamericano sul sistema internazionale (la supremazia del Mare sulla Terra, in termini geopolitici), sconquassando l’Europa Continentale, rallentando la sua uscita dalla sfera d’influenza atlantica, disseminando caos politico ed economico a scala globale.

Si tratta di un dispositivo piuttosto semplice, che presenta forti analogie con quello adottato dall’establishment angloamericano nel 1929.

La prima parte del dispositivo è stata posta con l’uscita di scena di Janet Yellen e l’avvento alla presidenza della Federal Reserve, nel febbraio 2018, di Jerome Powell, con un passato alla potentissima banca d’affari Dillon, Read & Co.: il neo-governatore della Riserva Federale ha accelerato il rialzo dei tassi, portati allo zero nel lontano dicembre 2008, risaliti sopra l’1% nell’estate 2017 e, attualmente, sopra il 2%. Si tratta di un tasso di sconto, come è visibile dal grafico sottostante, storicamente basso, ma vertiginoso rispetto allo 0% applicato nell’ultimo decennio. Come è notabile nel secondo grafico, la base monetaria degli USA è letteralmente esplosa dal 2008, inondando il mondo di biglietti verdi. Azioni, obbligazioni, derivati, valute straniere sono state artificialmente gonfiate dal denaro a costo zero, creando una bolla speculativa pronta ad esplodere all’occorrenza. Come nel 1929, è però interesse degli angloamericani che lo scoppio della suddetta bolla, innescato dal rialzo del costo del denaro, non abbia gli effetti più devastanti in patria, bensì all’estero. Nella fattispecie, si è lavorato perché l’epicentro della prossima crisi sia l’Europa continentale.

Passiamo così alla seconda parte del dispositivo, di cui abbiamo parlato nel nostro ultimo articolo. La banca d’affari Goldman Sachs (la stessa che ha “inventato” Donald Trump, colonizzando poi la nuova amministrazione), nella persona di Steve Bannon e dell’ambasciatore Lewis Eisenberg, ha collocato ai vertici della terza economia dell’eurozona, un governo integralmente “populista”, creato assemblando il Movimento 5 Stelle alla Lega Nord. Il tempismo dell’operazione è perfetto, perché l’Italia imbocca la deriva populista proprio nel momento in cui il quadro monetario si complica (la sullodata stretta monetaria della FED e la progressiva restrizione dell’allentamento monetario da parte della BCE) e quello economico si deteriora: la crescita dell’eurozona è al minimo degli ultimi quattro anni1 e l’Italia si dirige, con altissime probabilità, verso una nuova recessione. Nel momento finanziario-economico più complesso dell’ultimo decennio, l’Italia si trova quindi impegnata in un braccio di ferro con Bruxelles senza sbocchi, completamente isolata dal resto dell’Europa (i populisti del centro-nord sono i più fieri oppositori della manovra fiscale italiana), bersagliata dalla agenzie di rating, che dosano i declassamenti del debito pubblico italiano con strategica metodicità. L’Italia è, insomma, una bomba collocata nel lato meridionale dell’Europa, in attesa di esplodere: la prossima crisi finanziaria, le cui basi sono state gettate dalla politica monetaria a tassi zero della FED, si abbatterà così su Wall Street, come a Londra e Shanghai, ma sarà, prima di tutto, una crisi italiana ed europea.

Si tratta della stessa Europa che, sotto la guida (franco)tedesca, sta cercando di liberarsi progressivamente dalla tutela angloamericana, mettendo così a repentaglio l’egemonia dell’establishment atlantico e scatenando le ire della Washington “populista”. Si noti che il tentativo (franco)tedesco di liberarsi dalla tutela angloamericana è, ovviamente, ben visto ed incentivato da Mosca, come esplicitamente affermato da Vladimir Putin a proposito del progetto per un esercito europeo2.

Il dispositivo così assemblato (rialzo dei tassi, sommato ad un governo populista in Italia) sarebbe già sufficiente per scardinare l’eurozona e l’Unione Europea: non servirebbe però ancora un detonatore? Un innesco che faccia esplodere l’ordigno, ossia l’Italia, in ultima analisi? La definizione establishment “angloamericano” non è certo casuale, perché si compone della componente inglese e di quella statunitense: Londra si prepara a dare il proprio importante contributo alla riuscita del piano aggiungendo a questo quadro politico-economico, già fosco di suo, un ormai probabile divorzio dalla UE senza alcun accordo, il cosiddetto “hard Brexit”, con le conseguenti drammatiche ricadute finanziarie (“No-deal Brexit could lead to financial crisis as bad as 2008, warns Bank of England chief Mark Carney”3).

Seguendo la politica inglese, si ha la chiara impressione che l’intero establishment inglese, apparentemente diviso tra laburisti e conservatori, euroscettici ed europeisti, stia lavorando per una clamorosa rottura non consensuale con Bruxelles. Difficilmente il Parlamento inglese approverà l’accordo raggiunto da Theresa May con l’Unione Europea (l’intesa che si va delineando è ormai definita dalla maggior parte dei politici inglesi come “vassalage”4), spianando così la strada, entro il marzo 2019, alla “hard Brexit”. Dall’Inghilterra l’incendio si propagherebbe immediatamente all’Italia, infliggendo alla penisola danni persino maggiori a quelli che dovrà affrontare l’Inghilterra: “Venerdì nero in Borsa, in fumo 411 miliardi dopo Brexit. Per Milano la peggiore seduta di sempre” titolava il Sole 24 Ore, il 24 giugno 20165, dopo l’esito del referendum inglese sulla permanenza nella UE.

All’orizzonte si profila quindi una crisi finanziaria con ricadute globali che, architettata a Londra e New York, avrà il proprio epicentro sull’Europa continentale e, in particolare, in Italia. Una figura di primo piano dell’élite angloamericana, il barone James O’Neill of Gatley, già presidente di Goldman Sachs e ora ai vertici dell’influente Chatham House6, si è posto di recente il quesito retorico: “Will Italy sink Europe?7 A Londra, sanno già la risposta.

1https://www.theguardian.com/business/live/2018/oct/30/eurozone-gdp-french-italy-growth-economy-markets-business-live

2https://www.rt.com/news/443677-putin-macron-army-europe-trump/

3https://www.independent.co.uk/news/uk/politics/no-deal-brexit-bank-of-england-mark-carney-house-prices-a8536931.html

4https://www.theguardian.com/politics/2018/nov/10/jo-johnson-brexit-campaign-made-fantasy-promises

5https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-06-24/shock-brexit-mercati-milano-4percento-trattano-solo-pochi-titoli-083115.shtml?uuid=ADC5qIi

6https://www.chathamhouse.org/news/2018-04-19-jim-o-neill-elected-new-chair-chatham-house

7https://www.fnlondon.com/articles/jim-oneill-will-italy-sink-europe-20181018

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43 commenti su “Cronaca di una crisi annunciata (e pianificata)

  1. Hero of Sky il said:

    Me ne dolgo Federico, ma per la prima volta da quando l’ho scoperta, a marzo dell’anno scorso, non sono d’accordo con lei. Glielo dico con la massima franchezza, dato che la stimo. Lei dovrebbe sapere, dato che ci ha anche scritto un libro, che io ho letto, che L’UE è il prodotto delle medesime élite massonico-illuminate e sicuramente antiumane che crearono gli USA. La contrapposizione tra le due parti è sostanzialmente fasulla. La proposta del pupazzo dei Rothschild di costruire un esercito europeo è del tutto funzionale a uno dei massimi fini dell’elite, la distruzione dello Stato, di cui ricordo un suo grande elogio in un suo articolo. Non è assolutamente nell’interesse dell’elite fare sì che si vada d’accordo con la Russia, che è portatrice di una visione del mondo e di un sistema di valori totalmente antitetico al loro. L’UE, come lei stesso aveva previsto nell’articolo di Giugno dell’anno scorso, cesserà di esistere, sperando che dopo non venga qualcosa di peggio… Federico, io la stimo molto, mi creda, ma negli ultimi tempi mi sono preoccupato molto per lei. Ho notato molta acrimonia. nelle sue risposte su Twitter a chi, ingiustamente, la critica. Lei è molto spesso frainteso da chi vuole rimanere nella sua visione limitata della realtà, ma rispondere carico di acrimonia. non mi sembra un atteggiamento costruttivo. Sarei curioso di sapere a cosa sia dovuto. E, per favore, mi piacerebbe molto ricevere una risposta alle considerazioni di un suo sincero ammiratore.

    • Federico Dezzani il said:

      Ho già tentato più volte di spiegarlo: questa gente non ha alleati o nemici permanenti, ma solo interessi permanenti. Tenere l’Eurasia in una costante fase di debolezza, tensione e instabilità. Quindi distruggono oggi cosa hanno creato ieri: Italia e Grecia sono state collocate nell’euro, sin dal principio, proprio per questo scopo.

      Quanto al resto, devo dire che mi sto stancando del blog e di Twitter. Sono ormai palle al piedi per il mio personale percorso di crescita culturale.

    • Mansfra il said:

      Anche le riunificazioni nazionali di Italia e Germania furono fortemente supportate dagli inglesi, principalmente in chiave anti-francese e anti-russa. Eppure nel giro di qualche decennio, in guerra, si trovarono su fronti contrapposti.

    • emanuele777 il said:

      Ho finito da poco di leggere “Terra contro Mare”: mi è piaciuto moltissimo, sia la parte strettamente storica, che quella più filosofica, tanto che non saprei dire quale dei due aspetti sia il più ‘importante’.
      Giusto per curiosità, ha in programma di scrivere anche la parte 2, nella quale trattare la storia dalla WWII ai giorni nostri?

  2. Hero of Sky il said:

    Le faccio un’altra domanda, poi chiudo. Per lei l’umanità può liberarsi dall’elite? E l’Italia può rinascere e ritornare prospera?

    • Federico Dezzani il said:

      Qualsiasi società ha un’élite. Per l’Italia vedo un futuro brasiliano.

  3. Hero of Sky il said:

    Sappiamo entrambi che non stiamo parlando di un élite, ma dell’elite per eccellenza, quella che tiene sotto scacco l’umanità. Sono convinto abbia origini remotissime. Io invece credo che la guerra finirà prima che questo possa succedere. Sinceramente sono convinto che una società egualitaria sia possibile, e che non sia un’utopia. Il problema, temo, é che nessuno, o quasi, la vuole…

    • Probabilmente l’elite a cui si riferisce ha cambiato campo, direi che crolla l’occidente a favore dell’oriente, se è come Dezzani analizza…

    • @jean
      un parassita specializzato ha sempre molti problemi a cambiare “ospite”. E per quello che credo di aver capito de l’ asia e della cina in particolare la suddetta “elite” non ha molte possibilità in questo

  4. Mansfra il said:

    Una “hard Brexit” non sarebbe un’operazione a costo zero per la Gran Bretagna, in quanto rischierebbe di fare riemergere la questione irlandese che da venti anni, con gli accordi del venerdì santo, è stata messa nel congelatore. Una conseguenza di un’uscita senza accordo comporterebbe la necessità di creare una barriera fisica, un “hard border”, nell’unico confine terrestre che si creerebbe con il resto della UE, ossia quello tra la Repubblica d’Irlanda e la britannica Irlanda del Nord. Oggi nei 275 (!) valichi esistenti si passa senza alcun controllo, non esiste alcun posto di polizia, nemmeno un cartello che ti dice che stai passando una frontiera internazionale, solo segnali stradali che ti informano che i limiti di velocità sono in miglia/ora in UK ed in Km/ora in Irlanda! I repubblicani irlandesi potrebbero approfittare delle cambiate condizioni per perseguire l’obbiettivo mai abbandonato della (ri)unificazione nazionale. A complicare ulteriormente le cose il governo della May si regge grazie ad una ristretta maggioranza che ha l’apporto determinante dei deputati unionisti nord-irlandesi lealisti alla corona. Ed inoltre in America esiste una forte lobby pro-irlandese, nel 1994 Clinton destò scandalo a Londra quando concesse al leader repubblicano Gerry Adams un visto per gli USA quando l’IRA era ancora attiva, se la situazione si complicasse rischierebbero anche di non essere appoggiati adeguatamente da oltre oceano.

    • Federico Dezzani il said:

      A me sembra che agli inglesi non dispiaccia ricorre alle cattive in Irlanda, se necessario: sono celti e cattolici.

    • Massi Prad il said:

      Gli irlandesi sono stati molto abili a sfruttare il loro ingresso nella Comunità Europea nel 1973. Un paese piccolo che non ha ancora raggiunto l’unità nazionale, indipendente solo dal 1921, che non ha preso parte al secondo conflitto mondiale per evidenti ragioni e che si è ben guardato dall’entrare nell’O.T.A.N. (l’unico paese che può attaccarlo è il Regno Unito e in tal caso nessuno difenderebbe l’Irlanda).
      Una tattica predatoria nei confronti dei grandi paesi europei, fatta di agevolazioni fiscali, burocrazia snella, procedure veloci, corruzione mirata dei funzionari e dirigenti della Commissione Europea che dovrebbero controllare, ottima padronanza della lingua inglese, ecc. hanno permesso all’EIRE di attrarre la sede europea di Microsoft, Paypal, Airbnb, Apple, Amazon… e naturalmente Ryanair.
      Tra l’altro l’Italia è, anche in questo caso, il paese che ci ha rimesso di più in conseguenza delle politiche della Repubblica d’Irlanda.

      Che l’Irlanda possa però aspirare o tentare di annettere l’Irlanda del Nord, approfittando delle conseguenze dell’uscita del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall’Unione Europea è impossibile.
      Non è detto che questo non possa accadere tra alcuni decenni, quando la situazione demografica a Belfast sarà mutata a vantaggio degli irlandesi cattolici, ma allo stato attuale è impossibile.
      Quando finirà l’impero anglo-statunitense, la Spagna avrà Gibilterra, l’Argentina le Malvine… e l’Irlanda avrà l’Irlanda del Nord, ma questo non avverrà nel 2019 né nei prossimi cinque, dieci anni.

    • Mansfra il said:

      Non parlavo di una riunificazione irlandese in senso stretto, quella non avverrà di certo nel breve periodo. Un confine praticamente inesistente è uno dei cardini dell’accordo di pace del 1998, un suo venir meno potrebbe riaccendere la miccia della guerriglia, i cosiddetti “Troubles” del 1968-1998, che ricordiamo afflissero anche l’isola di Gran Bretagna. Negli anni ’80 mi ricordo in Inghilterra scoppiava praticamente una bomba dell’IRA ogni settimana.

    • Mansfra il said:

      Sono due situazioni molto diverse, quello tra Spagna e Gibilterra è un confine altamente presidiato, ogni tanto le autorità spagnole fanno dei dispetti rallentando e intensificando i controlli creando code interminabili. Il Generalissimo Franco nel 1969 chiuse persino la frontiera, che verrà poi parzialmente aperta solo 13 anni dopo nel 1982.

  5. Bella Dezzani, buona analisi, direi che qualche evento perticolare potrebbe far ripartire il QE e calciare il barattolo un pò più in là per il momento.

  6. Maurizio il said:

    La Germania (e l’Italia) ha perso la guerra, la Ue è il vestito politico della Nato, la moneta comune è stata concepita per controllare la Germania che si era scelto di riunificare.

    Con la sua grande lungimiranza la Germania, invece che puntare sull’Europa, ha usato il “marco debole” per esportare, puntare solo sulla globalizzazione, non far crescere il mercato interno e danneggiare i “concorrenti”. Poi, dopo il 2008, per ritardare di 4 anni l’inizio del Qe per rendere più difficile la ripresa di Italia e Francia.

    La fragilità dell’Europa e le condizioni per la deriva populista (che non è solo in l’Italia ma in gran parte del resto d’Europa e della stessa Germania) e una crisi finanziaria europea ingestibile le hanno create i tedeschi, non gli angloamericani. Che però ora ringraziano e possono sfruttare il tutto come nel ’29.

    I dinamitardi sono al centro dell’Europa, disciplinati, organizzati, precisi. E fanno sempre le stesse idiozie, ai danni anche degli altri europei.

  7. Massi Prad il said:

    Ci sarà una nuova crisi finanziaria sistemica?
    E’ solo una questione di tempo e, considerando che l’attuale massa monetaria in senso lato è enormemente maggiore rispetto a quella in circolazione nel 2007, per non parlare di quella del 1929, sotto il punto di vista finanziario sarà veramente gigantesca.
    Finirà l’Unione Europea?
    L’Unione Europea è una costruzione artificiale strumentale all’O.T.A.N., esattamente come il COMECON lo era al Patto di Varsavia. L’Unione Europea finirà solo quanto finirà l’O.T.A.N. e questo avverrà solo quando a Washington, Londra e New York lo decideranno, probabilmente per motivi finanziari, ma non perché si stanno arricchendo con una gigantesca crisi finanziaria.
    Questo non avverrà nel breve termine. Scordiamocelo. Sotto il punto di vista militare l’Impero Anglo-Statunitense è ancora di gran lunga superiore a tutte le altre forze armate del mondo messe insieme. Sotto il punto di vista militare navale, che poi è ciò che conta per mantenere l’egemonia, i rapporti di forza sono 10 a 1.
    Gli Stati Uniti d’America e il Regno Unito continueranno ancora per un po’ di tempo ad essere degli importatori netti e a custodire le riserve auree di mezzo mondo, esattamente come faceva Roma durante l’Impero Romano.
    In senso economico Germania, Giappone e Italia, ma anche la Corea del Sud e, soprattutto la Cina, continueranno ad essere esportatori netti nei confronti del centro dell’impero come è logico e naturale che sia.
    Non sarà sempre così, ma il momento in cui la situazione consentirà o imporrà la fine dell’OTAN e, conseguentemente, quella dell’Unione Europea non è neanche pensabile almeno per i prossimi cinque anni.
    Con il passare degli anni cambieranno totalmente la situazione demografica del globo, i rapporti di forza militare ed economica e, solo per fare degli esempi, almeno una delle due principali potenze sconfitte nell’ultimo conflitto mondiale avrà provveduto ad un decisivo ed organizzato riarmo (questa fase è iniziata solo due anni fa), probabilmente comprensivo anche di quello nucleare (la lezione della Corea del Nord è stata imparata da tutti: nessun paese al mondo dotato di armamento nucleare è stato mai attaccato militarmente).
    La principale potenza economica del continente europeo ha tutto l’interesse a mantenere tutti i paesi nell’Unione Europea e nell’Area Euro. Deve crescere ancora alcuni anni prima di presentare il conto alla Francia. Nel frattempo si tiene dentro anche la Grecia, figuriamoci l’Italia che le fornisce un quarto dei prodotti intermedi necessari alle sue esportazioni.
    L’attuale governo italiano è creato, organizzato e diretto da Palazzo Margherita (Via Veneto) esattamente come tutti i governi italiani da Badoglio in poi. Eisenberg ha iniziato le consultazioni addirittura prima del 04 marzo. Mattarella ha atteso il 05 aprile ed ha dovuto mandare giù il rospo come tanti capi di Stato italiani prima di lui.
    Questo governo continuerà a fare gli interessi di Washington e Londra come i precedenti da 75 anni. Farà un po’ meno gli interessi di Parigi rispetto agli ultimi quattro governi; si avvicinerà un po’ a Mosca, avendone ottenuto la dovuta autorizzazione da Washington, ma non cambierà il quadro complessivo.
    Anche la Germania e il Giappone, occupati e vassalli quanto l’Italia, continueranno a fare quanto dettato dalle potenze vincitrici occupanti (Stati Uniti d’America e Regno Unito; quanto alla Russia e alla Francia hanno fatto male a ritirarsi dalla Germania nel ’94 e nel ’97: il loro posto ora è occupato dagli anglofoni).
    Può non piacere, ma il nostro paese rimarrà una provincia dell’Impero Anglo-Statunitense ancora a lungo. Forse per tutta la durata della nostra vita. Di sicuro almeno per i prossimi cinque anni.
    L’Italia non sarà declassata da provincia a colonia perché, nonostante il suo palese, storico e inarrestabile declino, resta comunque al centro del Mediterraneo. Se anche gli italiani continueranno a perdere importanza e rilevanza geopolitica e geoeconomica, il territorio che abitano non la perderà.
    Certamente il baricentro del mondo non è più il Mediterraneo da almeno cinque secoli e non è più l’Atlantico da alcuni decenni, ma prevedere ogni anno o ogni semestre o in occasione di ogni importante consultazione elettorale che ci possa essere l’apocalisse a breve e che, guarda caso, inizierà proprio davanti la finestra del nostro soggiorno, non aiuta a comprendere i rilevanti e interessanti cambiamenti in atto né, tanto meno, a coglierne le opportunità in concorrenza con gli altri attori geopolitici.
    Ciò nonostante una nuova “crisi” finanziaria è altamente probabile e gli effetti, naturalmente e come sempre sui lavoratori, risparmiatori, contribuenti, saranno fortemente spiacevoli.

    • Dostojevskij il said:

      L’enorme massa monetaria creata è per lo più debito, pertanto è profondamente legata e influenzata dal futuro (dalla sua previsione). Condivido la tua analisi sul campo che vede l’attuale “impero” ancora egemone per molto tempo, ma nell’ottica turbo-finanziaria il momento in cui non sarà più possibile pesare il futuro con l’attuale sistema finanziario è ormai molto vicino (direi addiriturra ormai in essere). Questo a mio avviso può generare solo due esiti: il sistema finanziario cambierà e verrà riformato con il quasi totale azzeramento del debito o una netta temporanea separazione fra i sistemi dell’impero e del nuovo impero, oppure il sistema politico dovrà cambiare ordinatamente e anticipare il futuro per permettere di stabilizzare e tenere in vita l’attuale sistema finanziario. Credo che parte del conflitto che fatica a risolversi fra le elite passi fra quale dei due scenari sia preferibile (ovviamente i due diversi esiti sconvolgerebbero interessi “personali” diversi e consegnerebbero diversi perdenti, alcuni perderebbero in entrambi i casi), al punto attuale il prolungarsi del conflitto fra elite e la mancanza di una direzione univoca, la paura e l’illusione di poter sfuggire al cambiamento, potrebbe portare pure a uno scenario misto e improvedibile (cambio politico ed economico non gestito e contemporaneo), allo stato attuale e pesate le forze in atto (compresi gli attori che agiscono in modo caotico in buona o in cattiva fede) direi che è questo l’esito più probabile. In cosa cambierà il sistema politico e finanziario di domani è difficile dirlo adesso, sicuramente i potenti di oggi si stanno adoperando per un mondo peggiore (per le masse) ma stanno lavorando molto male rispetto al passato e l’imminente scenario misto potrebbe riservare tante sorprese, ovviamente non solo in meglio. Saluti e speriamo bene

  8. Aleandro il said:

    Ma in tutto questo, il ruolo di Israele qual è? Vero che è un paese piccolo piccolo e sulla mappa del mondo è insignificante, tuttavia qualcosina conta…
    In ogni caso in generale credo ci sia molta confusione (io stesso ammetto di avere confusone). Davvero difficile fare previsioni. Tuttavia l’uomo è un animale strano, è capace di farsi del male da solo, dire una cosa e farne un altra e non sempre è razionale.
    Riguardo al Regno Unito credo che un hard Brexit sia comunque una scommessa, non hai le certezze che tutto vada come previsto. tra l’altro ho molti amici inglesi e noto i sopratutto i giovani (under 30) sono contrari al Brexit. D’altronde fino a poco tempo gli si è detto che siamo tutti europei, che è bello l’erasmus, ecc. Che lo vogliamo o no i giovani sono il domani.
    Tra l’altro ricordo ancora i disordini di Londra del 2011, ci sono tanti problemi sociali latenti in UK che potrebbero saltare fuori con l’hard brexit.
    Il Regno Unito è un paese strano, talvolta mi dà l’idea di essere confuso, di voler volare in alto e lontano dell’Europa, ma con difficoltà in quanto parzialmente catturato dalla gravità della massa continentale… Vedremo cosa accadrà.
    Ps mi sa che gli unici che ha capito è l’Islanda. Sono in pochi, criminalità quasi inesistente, isolati, erano falliti, non hanno volutamente pagato i debiti e nessuno a dire a niente (a parte qualche grugnito inglese), e ora sembra sia tornato tutto come prima. E come se non bastasse sono pure autosufficienti dal lato energetico…

  9. Hero of Sky il said:

    Il tuo commento mi è piaciuto molto. Vorrei però sottolineare come quello della supremazia militare americana sia, ormai, un falso mito. Come evidenziato dal Saker, la Russia ha ormai armamenti molto più moderni degli americani, a meno di non considerare le armi ” speciali”, ovvero quelle conservate nell’ area 51, che però non verranno usate né ora né mai, per evitare che la gente si faccia domande imbarazzanti…

    • Massi Prad il said:

      Non so quale sia il commento al quale ti riferisci, ma riguardo la supremazia militare dell’OTAN e, cosa più importante, statunitense è fuori discussione.
      Gli Stati Uniti d’America potrebbero fare ampiamente da soli per quanto riguarda il controllo dei mari e degli oceani, che è alla base del loro impero e della globalizzazione, e per la relativa necessaria copertura aerea delle loro flotte.
      Hanno semmai necessità di avere “alleati” subalterni su terra e per i sevizi d’informazione e controspionaggio: non potrebbero controllare tutto il territorio di tutti gli “stati-provincia” e di tutti gli “stati-colonia” che costituiscono il loro impero e al tempo stesso intraprendere contemporaneamente due, tre aggressioni militari in larga scala, lontano da casa, in diversi continenti, se non avessero delle forze armate vassalle (come le nostre) e dei servizi d’informazione stranieri che lavorano per loro più che per il paese che li paga.

      I russi hanno fortemente ridotto il divario tecnologico che si era prodotto tra le proprie forze armate e quelle dell’OTAN, tra la fine degli anni ottanta e la fine degli anni novanta (una situazione che li ha costretti ad “arretrare dall’Elba fino al Narva e poi a “perdere” gran parte dell’Ucraina: il Donbass è 1.700 km. più ad est del “cuneo di Fulda”, di Erfurt in Turingia), ma investono per gli armamenti meno di un decimo di quanto investono gli Stati Uniti.

      La Russia non è attaccabile perché resta una potenza nucleare e grazie all’estensione del proprio territorio.
      Riesce a difendersi egregiamente, considerando le risorse destinate alla propria difesa, ma è in netta inferiorità navale (tranne che per i rompighiacci), aerea; resta in condizioni di inferiorità, anche se non così schiacciante, anche per le unita sommergibili e per la “sezione spaziale”. Ha diversi problemi interni, non ultimo circa il 20% della propria popolazione musulmana sunnita, non esattamente la condizione ideale per intervenire in Vicino e Medio Oriente a fianco all’Iran sciita. Può difendersi molto bene sul proprio territorio, soprattutto su terra, ma non ha la proiezione militare su tutti i continenti e su tutti gli oceani che hanno gli Stati Uniti d’America. Inoltre questi ultimi dispongono di una serie di alleanze militari bilaterali che si aggiungono all’OTAN, che consentono di fare guerre per procura statunitense.

  10. Maurizio Destro Benini il said:

    Dezzani , Lei vede ” oltre ” . Grazie anche per il libro che ho appena ordinato in versione classica. Lo leggerò davanti al fuoco acceso.

  11. Andros il said:

    Dezzani Dezzani ….. ti seguo sempre con interesse ma a parer mio stai deragliando verso un cassandrismo esagerato e poco lucido.
    Siamo l’ariete per sfondare l’europa francotedesca?
    Si!
    Assolutamente si!
    Ma ricorda che per sfondare le mura devi avere un ariete sano e funzionante …
    Tu sei convinto che ci stiano usando come carica esplosiva ma non è così.
    Noi siamo l’insubordinato.
    Quello che mostra alla truppa che l’insubordinazione porta vantaggi.
    E fossi in te mi preoccuperei di più di quello che potrà acccadere a Francia e Germania e un po meno a quello che potrà accadere a noi.
    Notizia di ieri ad esempio, il fondo Elliot ha silurato il manager della Vivendì francese con un intento apertamente doloso. Il tutto sul suolo del mercato italiano (TIM) ma recando danno ai francesi più che a noi.
    Guarda caso il tutto dopo lo scazzo trump-macron sull’esercito autonomo dalla NATO.
    Per non parlare degli interessi tedeschi sotto attacco…monsanto, la paraculatissima monsanto che diventando tedesca (bayer) perde la sua inviolabilità e finisce nel mirino in USA. O le sanzioni all’Iran che oltre che colpire Theran mandano in fumo miliardi di investimenti francesi già concordati.
    nell’africa francese si muovono agitatori contro il franco CFA e nell’europa dell’est monta parallelo alla russofobia una faglia antitedesca pronta ad esplodere.
    Non siamo noi l’obbiettivo Dezzani.
    E non siamo nemmeno il bonzo che si darà fuoco.
    Questo Governo è l’equivalente dello sbarco in sicilia e ad anzio per l’europa germanocentrica ma non saremo noi a subire i danni maggiori.
    Ravvediti!
    P.S. Parli di questo governo con la stessa ottica di cui ne parlano i burocrati di bruxelles…forse anceh per te con questa manovra moriremo tutti?
    Da su!
    Con immutata stima.

  12. Valerio il said:

    La Russia ha già sperimentato nel 1942 un esercito europeo a guida tedesca. Non penso siano entusiasti di ripetere l’esperienza…

    • Federico Dezzani il said:

      Putin è il “candidato della Manciuria” della Merkel, che è la figlia segreta di Hitler, nata in una base dell’Antartide: sono d’accordo per costruire un grande esercito gallo-nazista e invadere la Russia.

  13. Andrea Musso il said:

    Cortese Dott. Dezzani, rispondendo ad un suo interlocutore tra i commenti a questo post lei affermava di vedere per l’Italia un futuro brasiliano. Posso chiederle in che senso? Grazie.

  14. Magno di Borbone il said:

    Buonasera Dezzani,
    ho acquistato su kindle il suo libro “Terra contro mare” e sicuramente ordineró a breve anche la versione cartacea.
    Ha davvero scritto un’opera entusiasmante, raggruppare tutte quelle informazioni in un unico libro è davvero un’impresa titanica, i miei sinceri complimenti!

    Se non sono indiscreto, ha magari in programma anche un secondo volume in cui svela tutte le trame che vanno dalle guerre mondiali ai tempi nostri?
    Sarebbe grandioso.

    Grazie per i suoi articoli sempre illuminanti, i miei cordiali saluti.

  15. Pochi minuti fa c’è stato l’accordo. https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/11/14/brexit-e-il-giorno-della-verita.-may-accordo-rispetta-volonta-referendum_7365e04b-2bc8-4dfd-8c47-13d9bd5ae00c.html

    Il governo britannico ha deciso “collettivamente” di adottare la bozza d’accordo sulla Brexit definita a Bruxelles. Lo ha annunciato la premier Theresa May dopo 5 ore di riunione con i suoi ministri, precisando che non è stata una decisione “leggera”, ma difendendo il testo come il migliore possibile “nell’interesse nazionale”. Secondo May, la bozza consentirà a Londra di “recuperare il controllo”, mentre l’alternativa sarebbe stata “tornare alla casella numero 1” e rischiare di non attuare il mandato referendario.

  16. Buonasera Dezzani,
    L’economia italiana è sempre stata una spina nel fianco dei franco-tedeschi, e l’euro serve a contenerla. Adesso si muore di euro. L’eurasia a trazione tedesca ci conviene? Se si passa a fare da sponda agli usa in funzione anti-eu, secondo il suo ragionamento ci andiamo a schiantare. Quindi non c’è via d’uscita. L’unica libertà che ci è concessa è scegliere di che morte morire.

  17. paola mattei gentili il said:

    egr prof,abbiamo accolto tra di noi,i vecchietti di minghiapititto.una vedova di 62 anni, piena di acciacchi, ,con una vergognosa pensione di reversibilita inps di 138 euro al mese,importo questo, che dovrebbe far morire di vergogna, il the shit ,che presiede,l ente erogatore,e l universita milanese,che lo ha prodotto,o in alternativa la giustizia divina|gli abbiamo fatto dare il rei,e, dai 187 euro che gli spettavano,le hanno decurtato i 138 euro della pensione e attualmente ,ne percepisce 67 al mese.la vedova e plurilaureata,in filosofia,e in teologia,e ultimamente,la hanno minacciata,con lettera raccomandata,che se non va a svolgereun lavoro di spazzina ,gli toglieranno il rei|ci piacerebbe avere,pure, ,una copia di del suo ultimo libro terra contro mare,in cambio di un olio su tela di cm 30×40,del nostro affiliato pittore salvo lombardo,con soggetto a sua scelta.le opere del nostro pittore li trova in rete|

  18. StefanoD il said:

    Bentornato Federico! Ci sei mancato! Volevo chiederti se la crisi possa portare la guerra e se secondo te possa essere l’Italia il campo di battaglia.
    Ciao

    • Federico Dezzani il said:

      Credo che la crisi sarà l’incubatore: prepara l’humus culturale-politico-sociale.

  19. Maurizio il said:

    Dalla piega hard che sta prendendo la Brexit si direbbe che anche i tedeschi puntino sul caos: l’esito delle condizioni poste alla May era abbastanza prevedibile.

    Quindi, o c’è un bluff concordato in cerca del pretesto per rilanciare la “stamperia” (Bottarelli), o viceversa entrambe le parti pensano di poter trarre profitto da un divorzio logorante e senza esclusione di colpi (che cambierebbe i connotati di tutto l’Occidente, non certo solo quelli dell’euro-periferia).

    Sulle strategie degli angloamericani circola molta “documentazione”, buona parte della quale sicuramente valida. Però qualche domandina occorrerebbe porsela anche sugli obiettivi e le strategie dei tedeschi.

    In una situazione come quella attuale va compreso bene tutto il quadro. Osservandolo magari da italiani, non da anti-tedeschi o anti-angloamericani.

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