A grandi passi verso la Crisi

Si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo: i partiti “sovranisti” aumentano i seggi, ma restano ininfluenti nel nuovo emiciclo, dove la grande coalizione di popolari e socialisti si allargherà ai liberali. Regno Unito e Italia appaiono però sempre più distanti dal Continente: l’exploit del partito Brexit rafforza lo scenario di un’uscita inglese dall’Unione Europea senza accordo, mentre l’affermazione della Lega isola ulteriormente l’Italia, incamminata verso una silenziosa uscita dall’eurozona. Gli angloamericani lanceranno in autunno l’assalto decisivo all’Unione “a trazione tedesca”: è probabile che Berlino cerchi di costruire un cordon sanitaire attorno all’Italia.

Italexit in corso

All’inizio dell’anno ci eravamo proposti di seguire gli avvenimenti con pochi articoli, che si sarebbero dipanati dalla nostra analisi per il 2019: una scelta indubbiamente felice, perché ci consente di aggiungere soltanto qualche breve e snello articolo, di tanto in tanto, al nostro solido impianto analitico. Quando scrivemmo la nostra analisi di lungo periodo non ci soffermammo sulle elezioni europee svoltesi in questi giorni: il loro impatto in termini (geo)politici sarebbe stato, ed infatti è stato, nullo. Le consultazioni europee hanno soltanto confermato, e rafforzato, dinamiche già in corso, che matureranno probabilmente entro l’anno: Londra e Washington hanno dichiarato un guerra informale all’Unione Europea, moltiplicatore della rinata potenza tedesca, e si servono dell’Italia, terza economia del Continente, altamente indebitata, per destabilizzare l’eurozona. Eravamo già anche scesi più nei dettagli lo scorso autunno, parlando di “crisi asiatica” per l’Europa: per il continente era in serbo una crisi finanziaria/valutaria non dissimile da quella che Soros & soci avevano riservato al Sud-Est asiatico nel 1997. L’Italia sarebbe stato “l’ordigno” e la “No Deal Brexit” sarebbe stata l’innesco.

In che modo le elezioni europee rafforzano le dinamiche già evidenziate? Iniziamo col dire che i partiti europeisti, seppure un po’ malconci, hanno retto l’urto sovranista: il nuovo Parlamento sarà dominato da una grande coalizione tra popolari e socialisti, allargata ora anche ai liberali, che sarà in grado di legiferare per i prossimi cinque anni, ratificando innanzitutto la nomina del successore di Mario Draghi. In Germania, AFD non va oltre il 10% e in Francia, nonostante l’incessante guerriglia dei Gilet Jaunes contro la presidenza Macron, i sovranisti di Marine Le Pen perdono addirittura più di un punto percentuale rispetto al 2014: lo sfondamento auspicato da Steve Bannon e dal suo The Movement non c’è stato. Il discorso è invece diametralmente opposto sull’isola britannica e nella penisola italiana.

Dell’ammuina britannica per arrivare ad un clamoroso divorzio senza accordo abbiamo già scritto: affidando alla scialba Theresa May il compito di negoziare un’uscita ordinata e lasciando che la premier si impantanasse nei veti incrociati dal Parlamento, Londra ha gettato le basi di una “hard brexit” che avrà pesantissime ripercussioni finanziarie e economiche in tutta Europa. Nigel Farage, un sorta di “pungolo” la cui funzione è spostare l’intero baricentro della politica inglese su posizioni sempre più intransigenti, ha fondato nel gennaio 2019 il “Brexit Party” che, catalizzando le frustrazioni dell’elettorato per la situazione economica e l’andamento delle trattative, ha raccolto il 31% delle preferenze, svuotando il partito conservatore. La May, già dimessasi, sarà quindi rimpiazzata da un tory radicale ed eurofobo, pronto a traghettare il Regno Unito fuori dalla UE entro la nuova scadenza del 31 ottobre, con o senza accordo: una figura che corrisponde perfettamente a quella di Boris Johnson, rimasto sinora strategicamente a bordo campo, in attesa di rientrare al momento giusto, quasi come un novello Wiston Churchill dopo le titubanze di Neville Chamberlain.

Anche sulla natura del governo gialloverde, assemblato da “alumni” di Goldman Sachs (Steve Bannon, Lewis Eisenberg, etc.) e sulla sua funzione di strumento per destabilizzare l’Europa a trazione tedesca, abbiamo già scritto. Il travaso di voti dal Movimento 5 Stelle alla Lega Nord (17 e 34%) ha mantenuto circa la metà dell’elettorato su posizioni euro-scettiche e sovraniste: si noti che la Lega deve soprattutto le sue fortune all’ondata migratoria del 2014-2017 e al costante “pericolo” di nuovi sbarchi. La Lega intercetta i timori dell’elettorato sull’immigrazione (un fenomeno innescato dalla guerra in Libia del 2011 e dalla creazione di un vero e proprio servizio di traghetti nel canale di Sicilia da parte delle ong sorisiane) e li “trasforma” in voti anti-UE: l’Italia ha quindi intrapreso un silenzioso percorso di uscita dall’eurozona benché la maggior parte dell’elettorato non ne sia consapevole e, forse, neppure d’accordo. Il risultato del 26 maggio conferma comunque il definitivo distacco dell’Italia dal nocciolo europeo: i partiti maggioritari nella penisola sono minoritari a Bruxelles ed i nuovi equilibri saranno decisi senza il contributo di Roma. Soprattutto, il governo pentaleghista non potrà contare su nessuna Commissione “amica” (ma davvero Salvini credeva che i sovranisti sarebbero stati maggioritari nel nuovo Parlamento?) per la riscrittura unilaterale dei vincoli europei.

All’orizzonte si profila quindi una guerra commerciale tra USA e Cina, con immediate ricadute sulla crescita mondiale e sui mercati finanziari, una “No Deal Brexit” con effetti altrettanto esplosivi ed un braccio di ferro tra il governo italiano e la Commissione europea per la stesura della prossima legge di bilancio, scontro che ha alte probabilità di degenerare: insomma, tutti gli ingredienti per una tempesta perfetta. Non resta che chiederci come reagirà la Germania di fronte alle manovre angloamericane e, per rispondere al quesito, ci rifacciamo al precedente del 1992. Quanto “i mercati” attaccarono allora lo SME, affondando la sterlina e la lira, la Germania scelse di salvare la Francia, puntellando il franco e lasciando che Bankitalia svalutasse. È probabile che la storia si ripeta, tanto più che Roma, a differenza del 1992, lavora oggi attivamente per destabilizzare il sistema: Berlino tenterà di costruire un cordon sanitaire attorno alla penisola, per impedire il contagio all’intera eurozona e, soprattutto, il crollo del sistema bancario francese, esposto per quasi 250 miliardi di euro verso l’Italia.

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18 commenti su “A grandi passi verso la Crisi

  1. ivan il said:

    Salve Federico, i pezzi sono ormai piazzati sulla scacchiera…noi italiani siamo dei pedoni sacrificabili. Ci aspettano anni difficili….senza dubbio. Secondo te, riusciremo a vedere la luce in fondo al tunnel? Grazie

    • Federico Dezzani il said:

      Ma, capire la sistemazione dei pezzi sulla scacchiera è perlomeno fonte di sicurezza personale: altrimenti tutto sembra caotico e incomprensibile.

  2. Osservatore Internazionale il said:

    Riporto alcuni spunti interessanti, tratti dai due samizdat di Dezzani: http://federicodezzani.altervista.org/a-grandi-passi-verso-la-crisi/ e http://federicodezzani.altervista.org/una-crisi-asiatica-per-leuropa/

    “….per il continente Europeo è in serbo una crisi finanziaria/valutaria non dissimile da quella che Soros & soci avevano riservato al Sud-Est asiatico nel 1997. L’Italia sarebbe stato “l’ordigno” e la “No Deal Brexit” sarebbe stata l’innesco”.

    “Roma è infatti il cavallo di Troia delle potenze anglossasoni-marittime per scardinare il progetto europeo e gettare nel caos il continente. Costretta a “svalutare”, ossia ad uscire dall’euro, l’Italia andrà incontro ad un processo identico a quello subito dalla Thailandia nel 1997: crisi bancaria, default pubblico, ondata di fallimenti e violenta recessione”.

    “L’ Europa si dirige, in ultima analisi, verso una crisi identica a quella asiatica del 1997, che produrrà recessione e default su scala continentale, indebolendo l’intera regione a vantaggio degli USA. L’innesco della crisi sarà quasi certamente l’Italia, dove il governo “populista” sta semplicemente portando a termine l’agenda della finanza internazionale, inaugurata dal governo tecnico di Mario Monti nel 2011…”.

    Personalmente ritengo suddetta impalcatura analitica estremamente valida ed efficace. D’altra parte l’ambiguità del M5S è saltata subito all’occhio, mentre quella della lega, credo sia stata, almeno fino ad oggi, ben mascherata da un Matteo Salvini, estremamente abile e politicamente molto esperto.

    La domanda che a questo punto mi viene da porre a Federico Dezzani e al blog è la seguente:” In questa agenda, dettata chiaramente dagli angloamericani, che ruolo gioca il PD ?

    Lo chiedo, perchè un balzo in avanti del Partito Democratico, fino all’altro ieri guidato da un Renzi artefice di un vero e proprio disastro politico nazionale e del suo partito ( ..invitato, forse proprio per tali meriti, alla prossima riunione dei Bildelberg https://www.huffingtonpost.it/entry/67a-riunione-del-bilderberg-per-litalia-renzi-stefano-feltri-e-lilli-gruber_it_5cecf8d7e4b00e036573f40e ), fino al 22% delle preferenze, non era certo aspettato. Voglio dire, alle ultime consultazioni per il Parlamento Europeo, il PD ha superato il M5S in termini di peso politico e quindi di “potere decisionale”.

    Tale aumento di “peso politico” del PD era strategicamente programmato o è da considerarsi un errore del sistema ?

    P.s. Complimenti a Dezzani. Credo che in Italia non ci sia mai stato un analista geopolitico come lei !

    • Federico Dezzani il said:

      Grazie,
      ma un analista geopolitico deve primeggiare non in Italia, ma nel mondo!

  3. Cesare Nasini il said:

    Ammesso che questo governo non costituisca una formazione di alto livello istituzionale bisognerebbe altresì chiarire quale sarebbe l’alternativa. Il PD europeista? E insieme a chi?
    Il PD e Berlusconi con 25 anni di politiche filoeuropee hanno portato a una crisi economica senza precedenti in Italia.L’adozione dell’euro è la principale.
    L’ Italia è sempre stata isolata in Europa.Il blocco egemone franco-tedesco ha sempre operato contro di essa.
    Cosa dovrebbe fare ora l’Italia? Mettersi di traverso agli Stati Uniti ed allearsi con la Germania che vuole la nostra distruzione?

    • Federico Dezzani il said:

      L’ultima classe dirigente “sovranista” è stata distrutta nel 1992. Qui si fanno riflessioni geopolitiche.
      Astenersi grilloleghisti, grazie.

  4. Christian il said:

    “Quanto “i mercati” attaccarono allora lo SME, affondando la sterlina e la lira, la Germania scelse di salvare la Francia, puntellando il franco e lasciando che Bankitalia svalutasse”
    Salvare la Francia? L’Italia si salvò proprio perchè svalutò! Non c’erano alternative, non si poteva fare diversamente.
    Non mi sembra che nell’articolo sia stata messa in luce la contraddittorietà e superficialità tipica delle strategie americane: prima mettono in piedi un progetto di Unione Europea, non si capisce se rendendosi conto o meno che avrebbe creato di nuovo una egemonia tedesca sul continente, ma soprattutto non è chiaro se gli americani avessero capito che il progetto sarebbe stato totalmente disfunzionale dal punto di vista economico, creando quindi i presupposti della sua stessa crisi.
    L’attacco alle valute del 1992 non è stato dovuto ai “mercati cattivi”, ma al fatto che il sistema era debole e attaccabile, e quindi sbagliato.
    Quindi da un lato gli USA costruiscono la UE per usarla per i propri scopi, ma non si rendono conto che è un golem estremamente fragile e che soprattutto gli si sarebbe ritorto contro a causa dell’ottusa egemonia mercantilista tedesca che la UE avrebbe determinato, che è all’origine dei mali economici mondiali attuali e delle guerre commerciali che gli USA stessi stanno subendo. Non dimentichiamo che il più grande (e assurdo) surplus di bilancia commerciale nel mondo ce l’hanno Olanda e Germania… E che è dovuto essenzialmente all’esistenza stessa della moneta unica.

    • Federico Dezzani il said:

      “La contraddittorietà e superficialità tipica delle strategie americane”: no, è lei che ha visione ristrette. Il sistema di controllo americano si basa sul movimento/destabilizzazione, non sulla stasi.

  5. Maurizio il said:

    La Merkel non è Bismark . Mi chiedo come la Germania potrebbe concretamente sganciarsi dagli USA visto che è piena anche lei di basi militari e di soldati americani. Oltretutto non ha un firmato un trattato di pace con gli USA e risulta essere ancora un territorio sotto occupazione.

    • Federico Dezzani il said:

      La dimiche economiche (Huawei, Nord Stream 2, Via della Seta) sono più forti di quelle militari: anche la Polonia era nell’orbita dell’URSS, si è vista come è finita.

    • Mansfra il said:

      Una sorta di trattato di pace esiste ed è il “Trattato sullo stato finale della Germania”, conosciuto anche come 4+2, firmato dalle 4 potenze vincitrici della 2 guerra mondiale (USA, URSS, UK, Francia) ed i governi tedeschi occidentale ed orientale il 12 settembre 1990, che aprirà la strada alla riunificazione tedesca. È interessante notare che l’articolo 5 del trattato, pur mantenendo l’appartenenza della Germania unificata alla NATO, stabilisce che nell’ex-DDR dopo il ritiro delle truppe sovietiche non sarebbero state schierate truppe straniere. Non è un caso secondo me che il terminale tedesco del Nord Stream si trovi proprio nel territorio ex DDR, a Greifswald.

  6. Torquemada il said:

    Buonasera Dezzani,

    alla luce di quanto hai brillantemente esposto, vorrei porti una domanda che credo tutti i lettori del blog e non solo, vorrebbero porti, ovvero:” In questa patria di traditori asserviti al leviatano atlantico, esiste un partito politico che sia uno, per cui vale la pena dare il proprio voto ? Esiste almeno un partito politico che sia uno, schierato esclusivamente dalla parte del popolo, meritorio della nostra fiducia ?.

    Spero vorrai rispondermi. La tua opinione è importante. Grazie !

    • Enrico il said:

      I VERDI …se esistono ancora… e non appena superano la soglia di sbarramento diventano come gli altri partiti… amici il problema è umano non politico

  7. Lochlomond il said:

    è balzano pensare che, alla fine della fiera, anche le Ong sorosiane abbiano quindi lavorato…per i salvini, e chi ne tira le fila lo sapesse benissimo sin dall’inizio?

  8. Paolo il said:

    A grandi passi verso la crisi e verso un governo tecnico presieduto da Mario Draghi ? Si susseguono le voci che vorrebbero il prossimo dimissionario presidente della Bce, alla guida di un governo tecnico in Italia. Realtà o follia ? Intanto ascoltiamoci uno strepitoso e senza freni Cossiga su Draghi https://www.youtube.com/watch?v=h4ducqyhnI8

    • Federico Dezzani il said:

      Draghi è lo spauracchio per tenere questo governo (made in Goldman Sachs) in piedi fino al default. Cossiga era della stessa forza.

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