Quando l’élite inventa “il popolo contro l’élite”

Dalla Brexit alla nascita dei gilets jaunes in Francia, passando per l’elezione di Trump e la nascita del governo pentaleghista, il dibattito pubblico è dominato dal tema “il popolo contro l’élite”: gli stessi media avvalorano la tesi di una ribellione “nazional-popolare” contro le élite trans-nazionali ed il loro sistema socio-economico, ormai insostenibile per l’elettore medio Assodato che la storia è scritta delle élite, i leader populisti rappresentano una “nuova élite” contro la precedente? Sono “il meglio” del popolo che sfida il vecchio ordine? No, semplicemente l’élite angloamericana ha “inventato” una ribellione del popolo contro se stessa e ne ha scelto persino i capi: la funzione dei “populisti” è quella di demolire un sistema internazionale che non fa più gli interessi di chi l’ha costruito.

E crearono i populisti a loro immagine

Correva l’ottobre 2016: la Brexit era già cosa fatta e, di lì a poco, Donald Trump avrebbe conquistato la Casa Bianca. Uscimmo allora con un articolo dal sintomatico titolo “Populismo: quando l’oligarchia perde il controllo della democrazia”, dove anticipavamo di circa uno o due anni un tema che avrebbe poi dominato il tema politico successivo : “la rivolta del popolo contro l’élite”. Allora eravamo giovani ed inesperti e commentavamo le ombre sul muro della caverna: ricorrevamo a valide argomentazioni e brillanti spunti, ma commentavamo pur sempre ombre. A distanza di due anni, è tempo di tornare sull’argomento e correggere gli errori, tanto più che il dibattito “popolo contro élite” domina ancora la scena e sembra ingannare la maggior parte dell’opinione pubblica.

Partiamo dai concetti validi del nostro precedente articolo: qualsiasi forma di governo (monarchico, oligarchico, democratico) si basa su un’élite e, di conseguenza, lo scontro tra diversi Stati non è nient’altro che uno scontro tra élite diverse. L’élite esprime una linea politica di medio-lungo termine, sceglie il modello di sviluppo economico, stabilisce persino ciò che è buono e bello. Il popolo si può definire come uno “strumento al servizio dell’élite”, che teoricamente avrebbe interesse al benessere delle masse non soltanto per “usarle” nello scontro contro le altre élite, ma anche per conservare il potere. Nulla vieta, infatti, che in seno al popolo si formi “una nuova élite” che, sfruttando le debolezze della precedente, si lanci alla conquista del potere: illuminanti, a questo proposito sono le “avanguardie del proletariato” di leninista memoria.

Posto che la storia la storia è fatta dall’élite, possiamo quindi smontare (come peraltro avevamo già iniziato a fare nel 2016) la teoria del “popolo contro l’élite”: il popolo segue, l’élite avanza. La domanda successiva è: i populisti rappresentano una nuova élite, in netta opposizione a quella precedente? Si può parlare di uno scontro tra élite? I brexiters, Trump, i pentaleghisti ed i gilets jaunes sono le nuove “avanguardie del popolo”? Beh, se così fosse, se rappresentassero davvero una nuova élite, dovremmo osservare un qualche cambiamento nel loro approccio in politica estera: lungi dal fare l’interesse del popolo, le “nuove élite” sembrerebbero portare avanti la stessa politica di potenza di quelle precedenti: opposizione alla Cina, contenimento della Russia, sfida alla Germania. Tra “l’Occidente” e gli “sfidanti” non si registra nessun cambiamento, lasciando pensare che i rappresentati del popolo siano soltanto un camuffamento della vecchia élite.

È davvero così? E, se la riposta è affermativa, perché l’élite ha dovuto camuffarsi, creando la falsa (poiché priva di qualsiasi fondamento storico) dialettica del “popolo contro l’élite”?

Una risposta avventata ed errata sarebbe quella di affermare che l’élite ha concesso al popolo quel minimo di cambiamento necessario per tenerlo sotto controllo: dopo anni di impoverimento della classe media e di politicamente corretto, era necessario “raddrizzare” un po’ la rotta per evitare di schiantarsi contro gli scogli del malessere popolare. Niente di più errato: purtroppo i mezzi di manipolazione/repressione sono tali che l’élite avrebbe potuto proseguire indisturbata le proprie politiche. E allora perché inventare i populisti e la “guerra all’élite”? La riposta è: perché all’élite serviva distruggere l’attuale ordinamento internazionale, che non rispecchia più i suoi interessi. Ne è derivata la creazione della dialettica “popolo contro élite”, per radere al suolo ciò che la stessa élite aveva edificato negli ultimi settant’anni. I brexiters, Trump, i pentaleghisti ed i gilets jaunes sono strumenti dell’élite per archiviare “il Nuovo Ordine Mondiale” consolidatosi dopo il collasso dell’URSS nel 1991.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica, l’oligarchia atlantica instaurò un sistema socio-economico, basato sulla libertà di spostamento di persone, merci e capitali, che, ideato per avvantaggiare in primis Londra e Washington, ha finito col beneficiare soprattutto Cina (tramite l’export di prodotti finiti), Germania (sempre tramite l’export di prodotti finiti) e Russia (tramite l’export di materie prime). L’élite atlantica era, in sostanza, “il garante” di un sistema internazionale dove gli altri prosperavano: il progressivo assottigliamento del vantaggio degli angloamericani sui contendenti, ha indotto l’élite atlantica a staccare la spina all’ordinamento costruito negli ultimi decenni. UE, NATO, libero scambio, organismi sovranazionali: niente si salva dalla furia distruttrice dell’élite atlantica che, per il lavoro di demolizione, si serve dei “populisti”.

La rivolta del “popolo contro l’élite” è così, in Europa, soprattutto anti-tedesca: la Brexit, il governo pentaleghista ed i gilets jaunes mirano alla distruzione dell’Unione Europea, considerata un “moltiplicatore” della potenza tedesca. La rivolta del “popolo contro l’élite” è, negli USA, soprattutto anti-cinese: la guerra dei dazi imposta da Trump punta all’indebolimento dell’economia cinese, nella speranza che il Dragone entri in recessione. In nessun luogo, infine, il “popolo contro l’élite” si è tramutato in apertura alla Russia, prolungando l’accerchiamento economico-militare iniziato durante l’amministrazione Obama. Anzi, sembra che il “populista” Trump abbia deciso di aumentare la pressione sul colosso euroasiatico ritirando gli USA dal trattato sui missili nucleari tattici del 1987.

Se il confronto tra le potenze marittime e quelle continentali dovesse acuirsi, nulla impedisce che l’oligarchia atlantica trasformi gli attuali populismi in fascismi/nazionalismi che, oggi come negli anni ‘30, si definirebbero come antagonisti dell’élite pluto-guidaico-massonica.

Chiudiamo con una breve parentesi sull’Italia, l’unico grande Paese europeo storicamente carente di un’élite degna di questo nome. I piemontesi smisero di costituire l’ossatura dello Stato con la fine del periodo liberale; il fascismo affiancò ai (modesti) capitani d’industria del Nord Italia una struttura amministrativa basata sull’IRI; dal matrimonio partecipate statali-Democrazia Cristiana uscì l’ultima élite italiana, poi spazzata via da Tangentopoli. L’Italia è senza classe dirigente da circa 30 anni, tanto che la FIAT ha potuto trasferire nel 2014 sede fiscale e operativa all’estero senza sollevare nessuna protesta: impensabile per qualsiasi Paese europeo dotato di un’élite nazionale. Fa quindi ridere che in Italia proliferi il dibattito “popolo contro l’élite”: in Italia c’è solo popolo, amministrato a piacimento da un’élite che sta oltre Oceano.

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31 commenti su “Quando l’élite inventa “il popolo contro l’élite”

  1. Ivan Allegri il said:

    Ciao Federico,sono d’accordo sulla pochezza/inesistenza dell’elite italiana. Secondo me,il problema principale di questa Europa è la scarsità,la nullità degli ultimi presidenti francesi che rende di conseguenza debole l’eurozona. Saluti

    • Federico Dezzani il said:

      Francamente, non credo che un personaggio debole come Macron si stato scelto per caso. Con Fillon Francia ed Europa sarebbero state più robuste.

  2. Le elites anglo-americane prendono di mira, come riportato dall’ottima analisi, sopratutto Germania, Russia e Cina che, se formassero un cartello, potrebbero costringerle all’emarginazione. Tre zone dovrebbero essere attentamente osservate perché saranno potenziali focolai di conflitto:
    1- Baltico, dove Germania e Russia stanno completando il Nord Stream 2 rendendo inefficace l’intermarium polacco-ucraino.
    2- Siria, dove nella sacca di Idlib miliziani jihadisti tengono ancora sotto tiro le basi russe e dove, prima o poi, verrà lanciata un’azione militare russo-siriana.
    3- Taiwan, dove gli americani hanno sovvenzionato movimenti “democratici” separatisti ma a cui Pechino non vorrà mai rinunciare, anche per evitare di essere costretta entro la cosiddetta prima catena di isole.

    • Massi Prad il said:

      Direi che in questo 2019 è il punto 3- quello che ci rileverà qualche sorpresa… poco dopo le elezioni a Taipei.

  3. Sandrone il said:

    Dezzani, dalle sue parole, che condivido nei contenuti, traspare rassegnazione. Con i suoi scritti in passato per un attimo sognavo, ma la realtà torna per tutti con la dura e cruda verità. Perlomeno siamo nella parte “fortunata” del sistema.
    Grazie e sempre utile

  4. Amaramente, condivido l’articolo. Una richiesta/curiosità all’autore: parafrasando il titolo di un vecchio libro, “tutto quello che sai è falso”, a parte questo preziosissimo sito (in cima alla lista dei preferiti) quale altro sito di informazione consiglia, in italiano? Se le fa piacere dirlo, ovviamente.
    Grazie per gli approfondimenti.

  5. Quindi in questa prospettiva fascismo e nazismo sarebbero da voi considerate creazioni angloamericane? Qualcosa mi sfugge.

  6. barabba il said:

    Gentile Dezzani, sono un suo coetaneo e la leggo dai suoi sfolgoranti pezzi che gettavano luce sul caso Dezzani e i vari attentati in Francia, dal 2016 cioè, se non erro.

    Ottima integrazione qui, a quanto scritto da Marco della Luna qualche settimana fa:

    http://marcodellaluna.info/sito/2019/01/27/progresso-zootecnico-e-falsi-vaccini

    e che ho visto ripreso anche negli ultimi scritti di Roberto Pecchioli sul sito di Blondet.

    Nel collegamento che propongo in alto si approfondisce di come le elite, grazie al controllo del sapere, della politica e della economia, abbiano come proprio “fine” non il benessere del proprio paese, cioè delle rimanenti masse popolari che lo compongono, ma utilizzino queste come “mezzi” (soldati, lavoratori, consumatori) atti alla conservazione del proprio potere contro eventuali minacce esterne (causate da elite straniere aggressive, o cambi di paradigma economico), conservazione che costituisce l’autentico “fine” della loro azione di governo.

    A partire da queste constatazioni, qui si tratteggia lo stato dell’arte dei rapporti internazionali tra le elite dei paesi più rappresentativi.

    In uno scenario ipotetico, cioè in caso l’Italia avesse una sua elite, chiedo: come potrebbe essa muoversi per assicurarsi una sua autonomia di potenza regionale nel Mediterraneo, che credo sia l’aspirazione più naturale per la nazione?
    Credo che attualmente, ma anche da sempre, il pericolo principale siano la Francia e la Germania, che storicamente si sono dimostrati padroni ben più aspri che non gli Stati Uniti (o in misura minore l’Inghilterra), e che almeno dal Novecento in poi, apertamente ci disprezzano. Da essi le Alpi ci offrono ben flebile protezione, e infatti dalla caduta di Berlusconi ci hanno occupato politica, economia, imprese, spettacolo e mass media (infatti i produttori delle recenti serie-tv italiane “americanizzanti” come romanzo criminale, gomorra, 1992, etc di sky hanno tutti cognomi vagamente franco-tedeschi).

    Mi risponderei che per tali inesistenti elite italiche, allo stato attuale sarebbe d’obbligo un allineamento con le politiche antigermaniche degli Stati Uniti.
    Nel medio e lungo periodo, chi vivrà vedrà.
    Certo mi viene da pensare che una politica mediterranea italiana si dovrà sempre scontrare con gli interessi francesi.
    Se solo si potesse far leva su una qualche velleità identitaria della Francia occitana contro il centralismo parigino, ma ahimé ho paura che secoli di assimilazione della Francia d’oc abbiano sortito il loro effetto e elite “catalane” locali siano latenti.

  7. Giacomo il said:

    Salve Dezzani,
    allora perche’ i giallo-verdi non hanno acuito, come da false premesse, lo scontro con la UE?

  8. Federico Dezzani il said:

    Essendo un VERO Signore, tengo aperto i commenti, nonostante il mio gusto estetico e, devo ammettere, i miei più profondi convincimenti (tutt’altro che democratici), mi spingerebbero in direzione opposta.

  9. C’è un “sovranismo costituzionale” che si distingue dal populismo di cui parli. Esso nasce dalla necessità di difendere gli stati nazionali dagli attacchi di tipo neocoloniale portati alle nazioni dal capitalismo finanziario che manovra la globalizzazione dei mercati. Questo sovranismo si mette sulla stessa linea di resistenza che ha visto la costituzione dell’asse che ha dato vita ai BRICS e all’alleanza dello SCO, là dove invece, come giustamente fai notare, il sovranismo populista di Trump è suscitato da una parte dell’élite americana. Questa ha la necessità di riformulare il ruolo geostrategico degli USA a fronte della discesa in campo della Russia e delle alleanze seguite dalla sua azione diplomatica che hanno frenato irrimediabilmente i processi che dovevano portare ad un unico governo mondiale a guida statunitense. I fautori del globalismo hanno puntato sull’arma della speculazione finanziaria per produrre la crisi che doveva portare ad un unico governo, ma questa, da tempo programmata, ora toccherebbe solo l’occidente là dove il fronte avverso sta approntando gli strumenti, una banca che fornisca autonomia finanziaria e gli scambi in valute alternative al dollaro, per restarne fuori. Con i BRICS, si è venuto a creare uno spazio economico indipendente e sovrano capace non solo di difendersi dagli shock finanziari ma capace di un’alternativa multipolare alla mondializzazione. Motivo per cui hanno compreso che per contrastare l’alleanza russo-cinese-iraniana, che coinvolge sempre più paesi, è necessario potenziare l’arma militare. I globalisti 2.0 sanno che bisogna reinvestire nell’industria e puntare di nuovo sull’economia reale se vogliono un esercito all’altezza del confronto in quanto la deindustrializzazione ha colpito soprattutto i paesi occidentali che hanno promosso la globalizzazione là dove l’unificazione dei mercati ha visto indebolire le nazioni con un più alto costo del lavoro. Soprattutto sanno che devono rinunciare alla “destrutturazione” della “società nazionale”, che era essenziale per il progetto mondialista, e di nuovo puntare a ridare una identità alle popolazioni perché accettino di accollarsi la responsabilità di sostenere una guerra.
    I mercenari non bastano e soprattutto non sono pronti a morire per un “ideale” come invece l’uomo comune, al quale si fa credere che ci sia un’unica patria per tutti e interessi comuni da difendere. È questo l’obbiettivo del “populismo” di Trump. Con lui si punta ora alla ricostruzione dell’identità nazionale e del tessuto industriale americano portando a una svolta di 180 gradi che vede l’economia reale tornare al centro delle dinamiche geopolitiche, come negli anni in cui il confronto era tra blocchi industriali. Intanto però gli americani devono recuperare il gap tecnologico rispetto a Cina e Russia che hanno mantenuto il loro sistema industriale.
    La dicotomia, il “conflitto”, all’interno della Global Class nasce dal fatto che la grande macchina del capitalismo finanziario che è stata messa a punto e che ha acquisito grande forza e potere tanto da conquistare una sua autonomia e conseguire interessi propri rispetto al progetto mondialista e alle modalità utili a darne corso, non può essere smantellata d’amblè e il populismo può servire allo scopo. I movimenti suscitati dall’élite atlantica però contengono anche una natura antimperialista e non potrebbe essere altrimenti perché filo atlantismo e sovranismo sono una contraddizione in termini. Putin, forse consapevole di questo, ha accettato con piacere l’invito del governo italiano con lo scopo di deviare l’azione dell’élite atlantica sulle popolazioni europee e sganciare il sovranismo dalla strategia Bannon-Trump, altrimenti esso potrà sopravvivere solo fino a che gli USA lo riterranno utile strumento per scardinare l’alleanza sino-russa e ridisegnare il ruolo internazionale dell’Europa. Il loro scopo è quello di utilizzare la stessa spinta populista come motore per riformulare l’egemonia anglo-americana in una veste alternativa al regime di liberismo finanziario in cui abbiamo finora vissuto, e sgretolare dal di dentro ogni vera ambizione di sovranità.

  10. Andros il said:

    Dezzani, dare per spacciata l’italia come lei ha fatto per molto tempo lascia intendere che noi siamo oggi il pollo da spennare al tavolo da poker.
    Ora io non le contesto questa paura che può anche essere la mia ma le contesto la certezza di questo epilogo.
    Nel suo story telling sembra quasi che tutto sia finalizzato al nostro naufragio e quando le ho fatto presente che forse l’obbiettivo principale è la Germania e il suo anello debole Francia lei ha reagito male.
    Spero sia dell’idea che i giochi non siano ancora fatti e che noi siamo si una pedina ma che non necessariamente è destinata ad essere sacrificata.

    P.s. Si è infine accorto anche lei che la montante polemica contro il CFA in Africa è un attacco/avvertimento alla Francia o è sempre dell’idea che non sia una cosa seria ?

  11. Osservatore Internazionale il said:

    Dalla mia personalissima “esperienza di vita”, l’élite in Italia esiste eccome, ma è sostanzialmente serva e burattina di sovra-élites straniere.

    Semplificando l’Italia ha l’élite tipica della colonia, ovvero delegati locali che però fanno riferimento ad un potere centrale straniero.

    Questo tuo pezzo eccezionale http://federicodezzani.altervista.org/mafia-camorra-e-ndrangheta-come-il-meridione-e-litalia-fu-infettato-dagli-inglesi/ accende un faro su questa condizione italiana.

    P.s. Propongo di togliere 10.000 euro/mensili, dai vitalizi e dalle pensioni dei politici che hanno distrutto l’Italia e di darli a Dezzani ( 10.000 euro al mese ), come vitalizio, affinchè si possa occupare solo di scrivere su questo blog.

  12. emanuele777 il said:

    Gira e rigira la discriminante è sempre quella: le sanzioni alla Russia.

    Fino a che non le toglieranno (sul serio e non solo a parole), non avremo la garanzia che le cose sono cambiate

  13. Massimiliano il said:

    Ciao Federico, buongiorno a tutti gli utenti.
    Le tue analisi mi colpiscono sempre, e approfitto per farti i complimenti per il tuo ultimo lavoro “Terra contro Mare” che non ho ancora finito ma che apre squarci davvero interessanti sul contesto storico europeo.

    Perdona la domanda, ma a questo punto il ruolo a livello locale di chi si oppone a questo progetto a chi fa riferimento?
    Mi spiego, l opposizione ai populismi, posso citare quel che resta del PD o Forza Italia qui da noi, ma soprattutto una schiera infinita di opinionisti, intellettuali, grandi giornali, TV, giornalisti mainstream a chi rispondono?
    Che parte di élite è che li sostiene?

    Se posso pensare cheMerkel e Macron si oppongono, pur essendo stati usati da quelle stesse élite, per questioni di potere personale e per rispondere a degli interessi diretti delle proprie élite nazionali, l essere senza élite dell Italia come tu sostieni non dovrebbe far confluire anche solo per mere questioni di potere locale, politico od economico, le cosiddette opposizioni compresa la stampa, verso posizioni più morbide verso il populismo e non di feroce contrapposizione se non altro per sfruttare in un futuro prossimo una rendita di posizione e non finire triturati dall avvento di questa nuova visione, per capirci, post 2016?
    Grazie.

    • Federico Dezzani il said:

      Il sistema funzione col controllo di maggioranza e opposizione: negli USA, i media liberal sono i migliori alleati di Trump, grazie agli incessanti attacchi che aumentano, non dimunuiscono, il consenso.

    • Federico Dezzani il said:

      Credo che l’unico freno all’inizio della guerra sia l’assoluta mancanza, da parte americana, di poterla vincere: finchè Cina e Russia rimangono unite, non c’è possibilità di sconfiggerle.

  14. milite ignoto il said:

    Se ci sono vincoli geopolitici che determinano il comportamento degli attori,
    non si capisce perche’ le nuove elite dovrebbero cambiare le loro politiche estere , ed infatti normalmente non lo fanno .
    ma veniamo ad un punto chiave , la tua analisi in generale non tiene conto del fatto che le elite sono tra di loro interconnesse attraverso reti massoniche transnazionali che coprono l’intero pianeta (usa e russia, uk e cina, francia e brasile, israele ed iran, e cosi’ via )
    l’obiettivo finale e’ un governo mondiale e la terza guerra mondiale e’ un mezzo per arrivarci.

    non so se il tuo entusiasmo per cina, iran russia sia vero , illusorio o psicoanalitico ma anche loro sono governati dalle stesse forze che controllano gli “angloamericani”.

    • Federico Dezzani il said:

      Cina, Iran e Russia controllati dalla stesse forze?
      No, è un’interpretazione errata: altrimenti tutto si ridurebbe ad una pantomima.
      Ti consiglio la lettura di “Terra contro Mare”.

    • Scusi Dezzani ma non riuscivo a postare, ho fatto varie prove…
      Non crede che si vada comunque verso una moneta mondiale divrsa dal dollaro,
      tipo un paniere DTS divesro a breve?

  15. andrea z. il said:

    Le elite hanno sempre creato conflitti artificiali per meglio controllare la sterminate schiere di sudditi.
    Basta pensare al nazionalsocialismo e al comunismo russo entrambi finanziati dai grandi centri bancari di Wall Street e della City di Londra.
    I ceti subalterni si massacrano tra loro e si dimenticano di guardare chi sta sopra e poi i contrasti vengono superati, come massoneria insegna, in una sintesi superiore: la globalizzazione all’insegna del neoliberismo in fondo sintetizza la struttura capitalistica e l’aspirazione internazionale del movimento comunista.
    L’articolo è come al solito interessante e di ampio respiro anche se più che negare l’esistenza di una classe dominante (non dirigente) italica, bisognerebbe dire che la cupola di potere nazionale, che ha il suo perno nel Presidente della Repubblica e comprende gli alti vertici militari, burocratici, di intelligence e quel che resta dei manager pubblici e dell’industria privata, è priva di senso dello Stato e considera il Paese come una proprietà da svendere in cambio del mantenimento dei privilegi e di carriere negli organismi europei e internazionali.
    Diciamo che si tratta di uno “Staterello Profondo de noantri” becero e decaduto, ma che mantiene ancora il potere di usarci come merce di scambio.

  16. efremsdv il said:

    “Una risposta avventata ed errata sarebbe quella di affermare che l’élite ha concesso al popolo quel minimo di cambiamento necessario per tenerlo sotto controllo”.
    Infatti questa è la carota (che poi è spesso illusoria e artefatta) che si sventola davanti alle masse, il risvolto più triste e amaro di tutta la faccenda perchè qui in Italia la strategia ha attecchito meravigliosamente ed ora possiamo ben dire che siamo l’orgoglio degli angloamericani.
    Condivido l’articolo, la dinamica è complessa e difficile da tratteggiare perchè in pieno atto, ma di certo in un lontano futuro storici, studiosi di politica ed economisti (per allora si spera non corrotti) non avranno difficoltà ad interpretare la svolta strategica americana a favore del populismo globale.

  17. Articolo interessante , ma fondato su due categorie sociali praticamente inesistenti. Le èlite e il popolo.
    Innanzitutto una premessa filosofica personale di stampo decisamente pessimista. «Il mondo moderno non verrà punito. Il mondo moderno è la punizione»
    Detto questo io contesto che ci siano le due categorie di popolo e di èlite.
    Non esiste più il popolo , ma la massa che è una cosa molto ma molto diversa dal popolo. IL popolo si è estinto (come i dinosauri ) al 100% , lasciando il posto ad un soggetto antropologico moderno che è l’uomo massa.
    IL popolo era fondamentalmente ignorante, ma ne era consapevole e si faceva governare dalle elite che parlavano in ” latinorum “.
    Leggiamo una osservazione di Ortega nella Ribellione delle masse.
    «Mai il volgo aveva creduto di possedere “idee” sopra le cose. Aveva credenze, tradizioni, esperienze, proverbi, abiti mentali; ma non si immaginava di possedere opinioni teoriche su quello che le cose sono o debbono essere – per esempio, sulla politica o sulla letteratura. – Gli pareva o bene o male quello che il politico proponeva o faceva; dava o negava la sua adesione, ma il suo atteggiamento si limitava a rispondere, positivamente o negativamente, all’azione creatrice degli altri. Mai gli capitò di contrapporre alle “idee” del politico le proprie; e tanto meno giudicare le “idee” del politico dal tribunale di altre “idee” che credeva di possedere. Lo stesso in arte e negli altri ordini della vita pubblica. Una innata coscienza dei propri limiti, di non essere cioè qualificato a teorizzare, glielo vietava completamente. La conseguenza automatica di ciò era che il “volgo” non pensava, neanche lontanamente, di decidere in quasi nessuna delle attività pubbliche che per la maggior parte sono d’indole teorica.Oggi, invece, l’uomo ha le “idee” più tassative su quanto avviene e deve avvenire nell’universo. Per questo ha perduto l’uso dell’udito. Perché stare ad ascoltare se già possiede dentro di sé ciò che occorre? Ormai non è più questione d’ascoltare, ma, anzi, di giudicare, di sentenziare, di decidere. Non c’è questione della vita pubblica dove non intervenga, cieco e sordo com’è, imponendo le sue “opinioni” . Ma non è tutto questo un vantaggio? Non rappresenta un progresso enorme che le masse abbiano “idee”, vale a dire che siano colte? Niente affatto. Le “idee” di questo uomo medio non sono autenticamente idee, né il loro possesso è cultura. L’idea è una partita a scacchi con la verità. Chi voglia avere “idee” ha bisogno prima di disporsi a volere la verità e accettare le regole del gioco che essa impone. Non vale parlare di idee o di opinioni laddove non si ammetta una istanza che le regoli, una serie di norme a cui ci si debba appellare nelle discussioni. Queste norme sono i princìpi della cultura. Non importa quali. Quello che dico è che non c’è cultura dove non ci sono norme a cui il nostro prossimo possa ricorrere».
    Questa mutazione antropologica del popolo ha investito ovviamente anche le
    èlite. Prendo una citazione di Vilfredo Pareto «Illusione è il credere che di fronte alla classe dominante stia, al presente, il popolo; sta, ed è cosa ben diversa, una nuova e futura aristocrazia, che si appoggia sul popolo».
    Oggi notiamo come anche questa massima sia ampiamente superata. Perchè l’estinzione del popolo ha avuto come conseguenza l’estinzione delle èlite nel senso paretiano del termine. Quando i dinosauri sono scomparsi si sono trascinati dietro tutto un mondo biologico.
    Nel pensiero di Pareto le èlite e il popolo sono le due facce di una stessa moneta. Oggi le èlite sono senza ideologie, senza confini ,senza morale e completamente devote al denaro che produce altro denaro e non un motore di benessere o ascensore sociale. Sfornano così ” competenti ” che provenienti dalla massa sono ovviamente affetti della stessa malattia cronica della massa che è la mancanza di cultura . IL cerchio si chiude.
    Quindi oggi abbiamo non le èlite, ma solo delle oligarchie e delle caste senza una visione umana della vita. Noi àpoti del terzo millennio guardiamo con distacco questa nuova Torre di Babele , che crollerà appena la ” neolingua ” si confonderà , e incrociando le dita diremo ” Io speriamo che me la CHIAVO”.
    E con questa chiusa, sessualmente scorretta , invio un saluto a tutti gli amici e amiche , ritrovati o persi di questo blog , che era ed è uno dei migliori in circolazione . Un saluto particolare a Federico Dezzani del quale apprezzo il nuovo modo di gestire il blog.
    Buna Vita.

  18. Monia De Moniax il said:

    A me è piaciuto tutto, l’articolo dì Dezzani ed i commenti. In particolare mi è piaciuta la distinzione fra sovranismo costituzionale e quello “corrente” alla Trump. Della nostra costituzione occorrerebbe annullare gli ultimi commi che vanificato l’efficacia dei primi. Noi Italiani siamo all’ergastolo non come la prima perdente della seconda guerra mondiale la Germania. Abbiamo troppi padroni usa.israele, EU. rope (capestro), Germania, Francia, troppi veramente. Per ora teniamoci usa che ha le basi nu l leari…poi, un lego alla volta ci riapproprieremo della Sovranità Costituzionale. Lo dobbiamo fare Noi non aspettare che mai lo facciano gli eletti abusivi o no, che hanno SOLO interessi personali. Tutto quel che inizia anche bene finisce sempre MALE…Per me l’evoluzione è Ateismo, Vegas esimo, rifiuto della competizione. Complimenti ed auguri !

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