Ostacolo Mattarella

Lo scandalo del “mercato delle toghe”, dopo aver sconquassato il Consiglio Superiore della Magistratura, si dirige rapidamente verso il vero obiettivo politico dell’inchiesta: Sergio Mattarella, che del CSM è presidente secondo l’articolo 104 della Costituzione. Non è certo una novità che le nomine dei procuratori avvenissero secondo criteri non propriamente cristallini: la tempistica dello scandalo lascia sottintendere la volontà di defenestrare, o perlomeno neutralizzare, il Capo della Stato, in vista dello showdown tra Roma e Bruxelles. L’europeista Mattarella è l’ultimo ostacolo alla strategia distruttiva del governo gialloverde che, pilotato da Washington e Londra, rischia concretamente di portare verso il baratro l’Italia e il Continente. Nel frattempo avanza la “No Deal Brexit”.

Estate calda, autunno bollente

La crisi in Italia si acuisce e si allarga, raggiungendo le massime istituzioni dello Stato e rischiando di fare tabula rasa dell’intero Paese: persino la carica presidente della Repubblica è rimasta intrappolata nell’ingranaggio che sta portando l’Italia, terza economia dell’eurozona e in pessime condizioni finanziarie, in rotta di collisione con l’Unione Europea.

A fine maggio è scoppiato lo scandalo del “mercato delle toghe”: attraverso un serie di intercettazioni è emerso che i membri del Consiglio Superiore della Magistratura, nella fattispecie Luca Palamara ed altri colleghi, avessero nominato i procuratori delle maggiori città italiane secondo logiche politico/affaristiche. Qualsiasi persona un po’ disincantata, per non ricorrere all’aggettivo cinica, sapeva da sempre che fossero questi i meccanismi di selezione dei magistrati. L’interrogativo che molti si sono subito posti è quindi stato: perché lo scandalo è scoppiato, e perché ora? Chi, oltre a essere disincantato, fosse anche stato dotato di un’infarinatura di diritto pubblico (articolo 104 della Costituzione) e fosse stato al corrente delle dinamiche nazionali ed internazionali, ha pensato subito che l’obiettivo finale dello scandalo fosse Sergio Mattarella, nella sua veste di presidente del CSM. Parliamo dello stesso presidente della Repubblica cui dedicammo nella primavera del 2018 l’articolo “L’ultima resistenza del “filotedesco” Mattarella”.

I sospetti si sono dimostrati fondati tra il 12 ed il 13 giugno, quando l’inchiesta ha virato a livello mediatico verso il Capo dello Stato: “Fango su Mattarella” titola a prima pagine La Repubblica, lasciando presagire che ben presto lo scandalo del mercato delle toghe concentrerà il fuoco sul Quirinale. Fin dalle fasi iniziali del governo gialloverde, concepito da Washington e Londra per minare alle fondamenta la stabilità dell’eurozona e dell’Unione Europea, il presidente Sergio Mattarella, eletto nella precedente legislatura, ha rappresentato un ostacolo: tutto si può chiedere a questo placido siciliano, tranne che rinnegare il suo passato di democristiano di sinistra ed europeista di ferro. Forse, un altro presidente della Repubblica più energico, al suo posto, avrebbe fatto ricorso ai poteri di capo delle Forze Armate; Mattarella, semplicemente, non si sente di portare l’Italia in rotta di collisione con l’Unione Europea, con tutte le calamità economiche e finanziarie del caso, e quindi frena. Discretamente, ma frena la corsa del governo gialloverde verso il precipizio. Quando si trattò di formare l’esecutivo pentaleghista, Piazza Affari crollò e Luigi Di Mario gridò “all’impeachment” e alla sollevazione popolare, dinnanzi alle resistenze di Mattarella a dare il via libera ad un governo genuinamente anti-europeista.

A distanza di circa un anno, la situazione è la medesima: anzi, è ancora più critica, perché si innesta sulla manovra angloamericana per sferrare l’assalto finale all’Unione Europa. Ci riferiamo alla “No Deal Brexit”, caldeggiata da Donald Trump e sempre più vicina alla concretizzazione con l’uscita di scena di Theresa May e l’ascesa dell’euroscettico (e russofobo) Boris Johnson. Il prossimo autunno, quando Londra lascerà l’Unione Europea senza accordo, gettando i mercati finanziari nel caos, anche l’Italia deve essere “pronta”, per propagare la crisi all’intero Continente. Come abbiamo sempre scritto, l’Hard Brexit sarebbe stata “l’innesco” e l’Italia “l’ordigno” della prossima crisi finanziaria europea. Essere pronti significa, per l’Italia, affrontare l’autunno con un muro contro muro con Bruxelles, varare una legge finanziaria in deficit nonostante la procedura d’infrazione per debito eccessivo, esacerbare i rapporti con la BCE con provocazioni come i “minibot”, etc. etc. Man mano che la crisi si acuirà (e le finanze pubbliche inizieranno a scricchiolare), cresceranno le pressioni sul Capo dello Stato perché eserciti un ruolo di supplenza sul governo e sul Parlamento, impedendo che la situazione precipiti: a Berlino, Parigi e Bruxelles fanno affidamento proprio su Sergio Matteralla per il contenimento dell’imminente crisi italiana.

Di qui, la necessità angloamericana di “spodestare” il mite palermitano, ricorrendo allo scandalo del CSM. Si noti: il fatto che la magistratura finisca nel tritacarne è un pessimo segnale, perché le toghe sono sempre state l’arma più preziosa di Washington per dirigere la politica in Italia ed il fatto che siano sacrificate significa che gli USA stanno perdendo interesse per l’Italia, il cui futuro è più incerto che mai… Per la nostra Repubblica, quindi, si prospetta un’estate calda. E un autunno bollente.

© Riproduzione riservata

 

Precedente Geopolitica, Bottai, Massi e Roletto, n. 1, gennaio 1939 Successivo Perché l’Iran