Omicidio Caruana Galizia: la “Guerra Fredda” è tornata anche a Malta

Il braccio di ferro tra angloamericani e russi non ha risparmiato la piccola isola di Malta: un’autobomba è esplosa il 16 ottobre, uccidendo la giornalista Daphne Caruana Galizia, finita recentemente sotto i riflettori grazie al filone maltese dei Panama Papers. Dalla sua indagine era emerso un presunto giro di tangenti ruotante attorno al premier laburista Joseph Muscat, costretto ad elezioni anticipate e poi rieletto: all’annuncio dell’assassinio di Caruana Galizia, i media hanno subito puntato il dito verso il “corrotto” governo laburista. La morte della giornalista è l’evoluzione dello scandalo Panama Papers: fallito il primo tentativo di defenestrare il premier Joseph Muscat, i servizi angloamericani tornano all’attacco , così che Malta abdichi alla propria sovranità e tenga i porti chiusi alle navi russe dirette in Siria.

Un attacco alla sovranità della Valletta

Decifrare la realtà, estrapolando la verità dal mare di propaganda alimentato dai media, è meno difficile di quanto si creda per chi abbia la capacità di sganciarsi dal contingente: il passato, più o meno remoto, è il principale alleato in questa ricerca. Imbattendosi in un omicidio politico, in un attentato, in un colpo di Stato, è necessario riallacciarsi ai fili della storia: ne scaturirà un’analisi che penetrerà i fatti, evitando passi falsi e illazioni fuorvianti. Il ragionamento vale anche la cronaca di questi ultimi giorni: lunedì 16 ottobre, la piccola isola di Malta è stata sconvolta dall’uccisione della giornalista Daphne Caruana Galizia, artefice di una recente inchiesta che ha portato La Valletta ad elezioni anticipate. Ci tocca, quindi, una breve ma interessante lezione di storia, che riguarda direttamente l’Italia.

L’isola di Malta, definita dal generale inglese Bernard Law Montgomery come “la chiave di volta del Mediterraneo”, è strategica per il controllo del Mediterraneo e buona parte della nostra sconfitta in Nord Africa durante l’ultima guerra è riconducibile al mancato attacco di questa roccaforte inglese. Tra la fine gli anni ‘60 ed i primi anni ‘70, la potenza britannica entra in crisi irreversibile ed un numero crescente di Paesi reclama la propria indipendenza da Londra: a guidare la lotta per la piena sovranità di Malta è il premier laburista Dom Mintoff, che nel 1971 annulla gli accordi che concedono al Regno Unito la disponibilità delle basi navali. Mintoff, alla ricerca sia di libertà che di denaro liquido, avvia una spregiudicata politica estera che, allontanandolo dalla NATO, lo spinge tra i Paesi non allineati. A lungo la Libia di Muammur Gheddafi è il maggior “sponsor” del’isola.

Per sfruttare al massimo le potenzialità di Malta, Mintoff punta al riconoscimento internazionale della neutralità dell’isola: l’Italia democristiana ha tutto l’interesse a tenere la Valletta fuori dall’orbita inglese e, pertanto, sostiene apertamente i progetti del premier laburista, mettendogli a disposizione ingenti risorse finanziarie ed assistenza militare. L’assassinio di Aldo Moro (1978), mente di questo intraprendente piano, non affonda l’intesa italo-maltese e, l’8 settembre 1980, è firmato l’accordo che impegna Roma a garantire la neutralità e l’indipendenza dell’isola: oltre a cospicui finanziamenti, La Valletta riceve anche aiuti nel settore della Difesa. Come ricorderà infatti l’ammiraglio Fulvio Martini nelle sue memorie1, è il SISMI che nei primi anni ‘80 contribuisce alla formazione dei servizi segreti dell’isola, fino a quel momento completamente dipendenti da Londra.

Mintoff, ora che ha ottenuto il formale riconoscimento della neutralità maltese, deve farla rendere: nel 1980 l’URSS apre la prima ambasciata sull’isola e, ferma restando la collocazione di Malta tra i Paesi non allineati, è avviata una proficua collaborazione tra Mosca e La Valletta, che mette a disposizione della flotta russa le cisterne di Has Saptan. L’affare si rivela molto proficuo e, nel 1984, Mintoff vola a Mosca per stringere nuovi accordi: gli efficienti cantieri navali maltesi sono aperti alla flotta sovietica per manutenzioni e riparazioni.

Ora, una fondamentale considerazione di natura logisitica-militare: la neutralità di Malta e la disponibilità dei suoi porti come punto d’appoggio è una vera benedizione per la flotta sovietica, sottoposta a forti stress logistici nel Mediterraneo. L’URSS non dispone di basi navali nel Mare Nostrum, eccezion fatta per qualche punto d’appoggio in Egitto, Libia e Siria. Le navi da guerra russe, lasciata la Crimea ed attraversato il Bosforo, devono essere costantemente seguite da un numero uguale o superiori di battelli d’appoggio. Queste considerazioni, valide per gli anni ‘80, hanno maggior valore oggi: se è vero, infatti, che Mosca ha ampliato la sua base navale siriana di Tortosa, è altrettanto vero che i buoni rapporti con i Paesi nordafricani, stremati dalla Primavera Araba, non si sono ancora trasformati in nessuna concreta assistenza logistica.

Cade l’Unione Sovietica e, immediatamente, comincia l’allargamento di UE/NATO: nonostante l’ormai anziano Dom Mintoff si schieri contro l’ingresso della Valletta nell’Unione Europea (consapevole della vera natura di quest’ultima)2, Malta entra nell’orbita di Bruxelles, sebbene rimanga fuori dal recinto dell’Alleanza Nordatlantica.

La Russia, nel frattempo, risale progressivamente la china e, dopo aver essere stata raggirata in Libia, avvallando un intervento militare che si è presto trasformato in cambio di regime, decide di difendere a qualsiasi costo l’alleato siriano, finito nel mirino delle potenze occidentali (USA, GB, Francia, Israele e Germania) e di quelle sunnite (Turchia, Qatar, Arabia Saudita). L’invio, nell’autunno del 2015, di un corpo di spedizione in Siria, riversa nel Mediterraneo un numero di navi russi come non si vedeva dall’apice della Guerra Fredda. La flotta russa, concentrata nel Mar Baltico e nel Mare del Nord, deve circumnavigare l’intera Europa per raggiungere il teatro operativo: si torna così, come negli anni ‘80, al peso strategico di Malta per la Marina militare russa.

Come si può leggere nell’articolo “Russia’s emerging naval presence in the Mediterranean” dell’emittente qatariota Aljazeera3, a più riprese, tra il 2014 ed il 2015, le navi da guerre russe attraccano sull’isola per rifornimenti. Più cresce il coinvolgimento russo in Siria, più il dispiegamento di navi sale (raggiunge il culmine nell’autunno del 2016, in concomitanza alla riconquista di Aleppo4), maggiore è l’importanza di Malta.

Che fare? Come convincere il premier laburista Joseph Muscat, al potere da 2013, a chiudere i porti alle navi russe, aperti dal suo predecessore Dom Mintoff negli anni ‘80? Semplice, orchestrando uno scandalo mediatico che porti alla sua defenestrazione o, perlomeno, lo riconduca a più miti consigli.

Entra così in scena la giornalista Daphne Caruana Galizia, il cui recente assassinio è all’origine di quest’articolo.

Caruana Galizia è la blogger che sviluppa in chiave maltese lo scandalo dei Panama Papers, uno scandalo, ricordiamolo, che nasce da un’inchiesta dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), basato a Washington, avvalendosi del materiale “trafugato” dallo studio legale panamense Mossack Fonseca & Co., in storici rapporti con la CIA5. I Panama Papers sono il mezzo con cui i gli Stati Uniti spargono fango su tutti i nemici o sudditi ribelli del globo terracqueo, compreso il governo della piccola, ma strategica, Malta.

Secondo Curuana Galizia (il premier etichetterà lo scoop come fandonie), la nomenclatura dell’Azerbaijan avrebbe versato alla moglie del primo ministro una tangente in cambio di un proficuo accordo energetico stipulato tra i due Paesi, servendosi di una società panamense. Lo scandalo deflagra come un bomba nella piccola Malta: migliaia di persone scendono in piazza per protestare nell’aprile 2016 e, per un attimo, il governa sembra vicino alla caduta6.

Il premier Muscat capisce il “messaggio” inviatogli dai servizi angloamericani?

Si direbbe di sì, perché, nell’autunno del 2016, a distanza di pochi mesi dallo scandalo, La Valletta si rimangia la storica collaborazione con Mosca, avviata da Dom Mintoff 30 anni prima. Dopo la Spagna (anch’essa colpita dai Panama Papers), anche Malta rifiuta alle navi russe l’attracco sull’isola per rifornimenti, scatenando la rabbia di Mosca, scioccata dal voltafaccia di un amico di vecchia data. George Vella: Russian ships will not refuel in Malta7 scrive la stampa locale il 27 ottobre 2016: il ministro degli Esteri maltesi nega l’ingresso in porto alla navi russe, asserendo che la Valletta non vuole essere complice di alcun aiuto al dittatore Bashar Assad. Un cambio di strategia di 180 gradi rispetto al “non allineamento” degli anni ‘70 e ‘80!

Nonostante Malta abbia ceduto alle pressioni angloamericane, il governo è ormai irreparabilmente compromesso dallo scandalo dei Panama Papers: nella primavera del 2017 sono quindi indette elezioni anticipate. La giornalista Caruana Galizia confida alla rivista americana-tedesca Politico, da cui è stata eletta tra le 28 persone più influenti dell’Unione Europea8, di temere per la propria sicurezza. Potrebbe addirittura lasciare il Paese nel caso in cui i laburisti vincessero nuovamente le elezioni. Dal canto loro, i servizi segreti angloamericani, artefici del terremoto politico, “avvertono” La Valletta che le imminenti elezioni potrebbero essere inquinate da Mosca come rappresaglia per la chiusura dei porti9, trasformando così i russi da vittime in carnefici.

Il 3 giugno 2017 si svolgono le elezioni: si fronteggiano il Partito Nazionalista, al potere per 25 anni, sino alla vittoria di Muscat del 2013, ed artefice dell’avvicinamento all’Unione Europea, ed il Partito Laburista del premier in carica: nonostante il forte disappunto della stampa liberal10, Joseph Muscat ha infatti deciso di presentarsi nuovamente con candidato premier. La vittoria, nonostante le rivelazioni della blogger Caruana Galizia e l’infamante campagna mediatica, arride di nuovo al laburista.

Per Washington e Londra è una sconfitta cocente: il governo di Valletta è nella mani di un premier che “vende la cittadinanza europea agli oligarchi russi”, di un losco figuro che potrebbe aiutare Mosca a raggirare le sanzioni di Bruxelles, di un erede di Dom Mintoff che, da un momento all’altro, potrebbe resuscitare la cooperazione russo-maltese e riaprire i porti alle navi dirette in Siria.

Non rimane che passare alle maniere forti per scalzare Joseph Muscat, portando allo stadio successivo lo scandalo Panama Papers: la giornalista che ha collaborato con l’americano ICIJ per spargere fango sul premier laburista sarà eliminata, lasciando intendere che il responsabile del clamoroso omicidio della blogger sia il “corrotto governo” di Joseph Muscat. Come nel caso di Giulio Regeni, una pedina dei servizi angloamericani è quindi sacrificata per il raggiungimento di obiettivi più alti.

Dopo aver denunciato appena due settimane minacce di morte, lunedì 16 ottobre, la giornalista Caruana Galizia sale sulla sua Peugeot 108 noleggiata, lascia casa e percorre solo poche centinaia di metri prima che un ordigno, probabilmente azionato da un telecomando, esploda, uccidendola sul colpo e carbonizzando il veicolo.

Immediatamente parte sui maggiori circuiti d’informazione la campagna per attribuire, neppure troppo velatamente, l’omicidio al governo laburista, come se questo avesse interesse, a distanza di pochi mesi dalla vittoria elettorale, ad eliminate con un’autobomba la propria principale avversaria, una nota blogger. A questo proposito è significativo l’articolo “Malta, intrigo internazionale: uccisa la reporter scomoda”11, comparso il 17 ottobre su La Stampa. All’interno si legge:

“Le tangenti pagate dall’Azerbaigian alla moglie del primo ministro per oliare la firma di accordi energetici multimilionari. Il presidente della banca che fugge dalla porta sul retro con le valigie piene di documenti. I passaporti venduti ai russi. Il trattamento fiscale di favore alle società straniere. Un traffico di droga internazionale. E un’auto che salta per aria uccidendo una donna, proprio la giornalista che con le sue inchieste aveva sollevato il coperchio sugli affari più loschi di Malta. Sembrerebbe la trama di un thriller politico, ma è solo cronaca. (…). Il principale bersaglio di Daphne si chiama Joseph Muscat e di mestiere fa il premier di Malta. (…) Il premier si è sempre detto convinto di poter dimostrare la sua innocenza ed è stato lui a chiedere l’apertura di un’inchiesta. Ma la vicenda si intreccia con altre indagini che hanno coinvolto l’ex capo dello staff di Muscat. Keith Schembri avrebbe infatti ricevuto tangenti per la vendita di passaporti maltesi ad alcuni magnati russi. (…) L’ultimo post di Daphne parlava proprio del processo a Schembri.”

Ecco i mandati dell’omicidio di Caruana Galizia secondo i media: i corrotti politici laburisti che hanno aperto i porti alla navi russe tra il 2014 ed il 2015, gli stessi che vendono i passaporti agli oligarchi moscoviti, gli stessi travolti un anno fa dal materiale “trafugato” dallo studio Mossack Fonseca & Co. Il dubbio sulla convenienza di assassinare la giornalista con un’autobomba non è neppure sollevato, perché sposterebbe l’attenzione verso i veri responsabili dell’attentato.

Caruana Galizia è stata uccisa dai servizi atlantici, gli stessi per cui lavorava, ne fosse cosciente o meno: la crescente frequenza con cui Washington e Londra sacrificano il loro personale, è l’ennesima spia della crisi sistemica che stanno vivendo.

 

 

1Fulvio Martini, Nome in codice Ulsse, BUR, 1999, pag. 241

2https://www.theguardian.com/world/2012/aug/21/dom-mintoff

3http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2016/05/russia-emerging-naval-presence-mediterranean-160526074150359.html

4http://www.telegraph.co.uk/news/2016/11/12/russian-warships-arrive-off-syrian-coast-ahead-of-final-assault/

5https://www.lesechos.fr/12/04/2016/lesechos.fr/021834041369_-panama-papers—-mossack-fonseca-etait-utilise-par-la-cia.htm

6https://www.theguardian.com/news/2016/apr/10/protesters-call-for-resignation-of-maltas-prime-minister

7http://www.maltatoday.com.mt/news/budget-2017/71031/george_vella_russian_ships_will_not_refuel_in_malta#.WeYsKGi0PIU

8http://www.politico.eu/list/politico-28-class-of-2017-ranking/

9http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/05/29/ombre-russe-sulle-elezioni-malta-cia-avvertono-muscat_JOSz5gUHwGcmGEr3sD6YBK.html?refresh_ce

10http://www.politico.eu/article/malta-loves-and-loathes-joseph-muscat-elections-corruption/

11http://www.lastampa.it/2017/10/17/esteri/malta-intrigo-internazionale-uccisa-la-reporter-scomoda-fTIHEoJ0dcWi98yil9PaZI/pagina.html

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85 thoughts on “Omicidio Caruana Galizia: la “Guerra Fredda” è tornata anche a Malta

  1. Cinà il said:

    Si era intuito che la eccessiva spettacolarizzazione di questo omicidio e il lapalissiano collegamento al governo maltese nascondesse qualche vicenda molto poco chiara. Un po come l’omicidio di Boris Nemtsov davanti al Cremlino. Grazie sempre alle lucide analisi di Dezzani, anche se credo vi siano anche altre complessità, oltre a quelle dette, che si nascondono dietro questo delitto: le attività economiche di Malta hanno subito uno sviluppo esponenziale negli ultimi lustri che non credo legato solo al turismo…
    Vorrei anche un suo commento rispetto alle elezioni austriache ed agli sviluppi nei confronti dell’Ue.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Vorrei anche un suo commento rispetto alle elezioni austriache ed agli sviluppi nei confronti dell’Ue.

      Il tempo è poco. Priorità, priorità, priorità.

       
      • Cinà il said:

        Il fatto che le elezioni austriache non siano da annoverare tra le “priorità”, mi lascia pensare che abbia ragione chi sostiene che dall’affermazione del giovane Kurz, nonostante i titoloni dei giornali, non ci sia da aspettarsi alcuna novità di rilievo rispetto alle solite ricette europeiste…

         
  2. Matteo il said:

    Intanto questo venerdì e sabato si vota in Boemia e anche lì Bruxelles si prenderà una bella botta. Poi, qualunque argomento tratterà la prossima analisi, la leggerò avidamente. Ma ci voleva un bel ritorno alla politica estera, dopo le ultime dedicate al nostro paese

     
  3. ginko il said:

    Seguo da un po’ il giovane Dezzani, e’ sempre chiaro ma mi pare che questo e’ uno dei post migliori. Una ricostruzione, una caratura geopolitica davvero notevole. Ora sto’ unendo i puntini in ordine al mediterrano. Gheddafi- Regeni-Malta, in tutti e 3 i casi c’e’ un qualcosa(molto) di anti italiano, soprattutto (non solo) da Londra.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Seguo da un po’ il giovane Dezzani.

      Questo è l’articolo migliore perché ti ricorda la tua giovanezza… quando al bar bevevi il crodino leggendo di MIntoff e Moro.

       
      • Calma, calma, negli anni ’70 non ero al bar ma nel msi in piazza, e non erano anni facili. All’epoca non si pensava affatto bene di Moro ne’ dei democristiani in generale. Potenza della disinformazione , allora piu’ imperante che mai: non c’era nessuno con queste ricostruzioni.

         
      • Guido il said:

        Seguo anch’io il giovane Dezzani. Fornisco una testimonianza di allora. Giocavo spesso a bridge con il numero 3 del S.Paolo (allora era la Banca principe di Torino) che lottava per la prossima Presidenza dell’Istituto. Ecco che nel 1983, scoppia lo scandalo P2, dovuto alla Commissione della signora Anselmi (Dopo la morte di calvi nel 1982, l’attentato a Papa Voytila del maggio 82). Con grande stupore vedo che il mio amico del S.Paolo era nella lista della P2. pubblicata sull’Espresso. Ovviamente, la candidatura alla Presidenza del S.Paolo del mio amico decadde e lui venne invitato a lasciare la banca. Cosa che puntulamente fece, ma mi spiegò che -per ricompensarlo dei servizi resi o dei silenziosi silenzi – gli avevano affidato la presidenza di una nuova banca che il S.Paolo aveva aperto a Malta. Io mi stupii- Che ci fate a Malta? – chiesi, visto che mi sembrava un incarico di minima importanza. Lui glissò, ma mi disse che i compensi monetari per la Sua Presidenza erano superiori allo stipendio da n.3 dell’Istituto a Torino. Il che significava almeno 200 milioni vecchie lire/anno di allora.
        Probabilmente da Malta passavano armi dirette all’Iraq, che stava per iniziare la guerra con l’Iran, su mandato USA e cinghia di trasmissione la Banca BNL del socialista Nesi, come si appurò qualche anno dopo.

         
  4. Matteo il said:

    Non so che idea si sia fatto il nostro Dezzani, ma io penso che Kurz, come Macron, sia un cavallo di Troia per evitare il peggio per Bruxelles

     
    • Federico Dezzani il said:

      io penso che Kurz, come Macron, sia un cavallo di Troia per evitare il peggio per Bruxelles.

      Interessante. Non escludibile.

       
  5. Mansfra il said:

    Eccellente articolo, come al solito, lei e’ uno dei due fari che mi illuminano sulla realta’ odierna. L’ altro e’ il Saker. La stampa cosiddetta mainstream non la leggo ormai da tempo. Avrei solo una piccola domanda. Lei parla spesso di impero anglo-americano attribuendo quindi una certa importanza, oltre ovviamente agli USA, all’Inghilterra. Il Saker parla invece di impero anglo-sionista, attribuendo quindi molta importanza ad Israele, che quasi mai compare nelle sue analisi. Da profano mi piacerebbe sapere la sua opinione sul ruolo geopolitico dello stato ebraico. Ovviamente so bene che chiedere e’ un diritto, ma rispondere e’ pura cortesia. La ringrazio ancora per l’ottimo lavoro svolto e l’attenzione prestata.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Da profano mi piacerebbe sapere la sua opinione sul ruolo geopolitico dello stato ebraico.

      Israele nasce come enclave britannica al termine della Prima Guerra Mondiale: il suo ruolo avrebbe dovuto essere quello di alleato “occidentale” in MO, come si vede chiaramente nel blitz del 1956 per il controllo di Suez.
      L’impero britannico è morto, quello americano non si sente molto bene: Israele è sempre più il residuato di un’epoca finita. La sua sopravvivenza dipenderà dalla capacità di adattarsi ai nuovi equilibri.

      Chi tira cmq i fili è la banca Rothschild, non Tel Aviv: confonderle o considerarle la stessa cosa è un errore.

       
      • Mansfra il said:

        Dialogare con lei per me e’ un onore, la ringrazio. In effetti anche la dichiarazione Balfour che portera’ alla formazione di Israele inizia proprio con le parole: “Dear Lord Rothschild”.

         
        • Fabrice il said:

          @Federico Dezzani
          @Mansfra

          In riferimento al 2PS del mio precedente post:

          “2PS sulle origini storiche della nascita di Israele magari in un prossimo post segnalerò un libro importante censurato pesantemente dall’associazione nazionale storici americani e ovviamente censurato ( nel senso che si fa di tutto per non parlarne!! ) anche dai media mainstream in USA e in tutta Europa, ma che strane coincidenze……!”

          Eccolo arriva!!

          “Against Our Better Judgment.The Hidden History Of How The U.S. Was Used To Create Israel” by Alison Weir.

          http://againstourbetterjudgment.com/

          Cordiali saluti.

          Fabrice

          PS per approfondire ulteriormente:

          http://ifamericaknew.org/

           
      • Fabrice il said:

        @Federico Dezzani
        @Mansfra

        “The World’s Only Undeclared Nuclear Weapons State”

        The Stockholm International Peace Research Institute reports that developments in North Korea’s nuclear program “contributed to international political instability with potentially serious knock-on effects.”

        SIPRI says that as of January 2017 the United States, Russia, Britain, France, China, India, Pakistan, Israel and North Korea together had an estimated 15,000 nuclear weapons.

        Out of the above nine nuclear weapons states, only one is undeclared – that is the state of Israel, which is estimated to have built-up a secret arsenal of up to 400 warheads – all unidentified by the UN’s International Atomic Energy Agency.

        Should that figure be substantiated that would place the Israeli state as either the 3rd or 4th most powerful nuclear state in the world, after the US and Russia and the highest nuclear weapons state, per capita, anywhere on the planet.

        However, the vital fact is that Israel is not a party to the IAEA and therefore not subject to inspection or report by the UN’s international Agency and is also not a party to the nuclear Non Proliferation Treaty (NPT), and that makes the global situation fraught with danger for future peace……

        https://www.globalresearch.ca/the-worlds-only-undeclared-nuclear-weapons-state/5610150

        Cordiali saluti.

        Fabrice

        1PS no further comment is necessary!!

        2PS sulle origini storiche della nascita di Israele magari in un prossimo post segnalerò un libro importante censurato pesantemente dall’associazione nazionale storici americani e ovviamente censurato ( nel senso che si fa di tutto per non parlarne!! ) anche dai media mainstream in USA e in tutta Europa, ma che strane coincidenze……!!

         
  6. Maurizio il said:

    I Russi (e i Cinesi) avrebbero interesse a preservare il Mediterraneo dal caos, gli Atlantisti magari un pò meno. Con Italia e Spagna ancora “sovrane” la situazione difficilmente degenererebbe del tutto, ma viceversa….
    La Spagna dopo il Brexit ha rivendicato di nuovo Gibilterra e oggi ha qualche problemino più a Nord. Nel Mediterraneo ribolle tutto, l’unica ancora stabile è l’Italia. Siamo l’ago della bilancia, e c’è chi sostiene che dovremmo posizionarci diversamente, lisciando il pelo agli Usa per tenere a bada Francia, Germania e GB.
    Di sicuro serve un governo e una strategia, i ns alleati oggi non stanno certo nella Ue.

     
  7. Il Maglia il said:

    Federico, è ufficiale io ti amo!!!! Come fai, a distanza di un giorno dall’assassinio, a sfornarci questo popò di analisi???

     
  8. Willy Muenzenberg il said:

    Tacito disvela quanto le profezie annunziarono. Roma che torna a pacificare il suo Mare. Non li attendono anche ad Alessandria, Tripoli ed Algeri? Il Catai stesso sa che da Roma deve farsi guidare. E passo dopo passo, dalla Etiopia che fu sempre romana, consegnerà a Roma e alla loro nuova moneta tutti i Paesi del continente che Roma chiamò Africa.

     
  9. ricky66 il said:

    analisi alquanto convincente.
    però, come si spiega la richiesta di muscat verso nientepopodimeno che…..
    l’ FBI statunitense (!!) per avere un aiuto investigativo sull’omicidio?

     
      • Geronimo il said:

        Avete centrato in pieno il mio dubbio. Perchè l’FBI e soprattutto perchè in maniera così rapida ? Forse perchè era necessario occultare tutti gli indizi che potevano far risalire ai veri responsabili ? Non credo lo sapremo mai !

         
        • Federico Dezzani il said:

          Forse perchè era necessario occultare tutti gli indizi che potevano far risalire ai veri responsabili ?

          Esatto. Guanti di lattice, pinzette…. e sparisce tutto.

           
        • Federico Dezzani il said:

          Mah… Questa frattura tra inglesi ed americani non la vedo.
          Si è visto anche con Regeni: MI6 uccide, Washington copre.

           
        • Maurizio il said:

          Oggi però c’è Trump, non Obama. Si barcamena con gli show ma ha un’altra idea di globalismo, e l’accordo coi Russi gli interessa.

           
  10. Daniela il said:

    Eccellente, inoltre un pochino di Storia serve sempre.
    Il disegno che Dezzani sta disvelando sembra essere coerente in tutti i suoi post.
    Tuttavia è molto difficile sapere se tutto quanto collegato e emergente in questo articolo sia corretto o meno; percepisco che la maggior parte di quanto scritto lo sia, sostanzialmente.
    Solo una cosa è certa.
    Cercare di essere un giornalista onesto in un posto come Malta, sicuramente favorisce la salute e la longevità come cercare di fare il giudice in Sicilia (Falcone e Borsellino docet), o come fare il meglio per il proprio Paese (Rnrico Mattei o Aldo Moro).
    Agghiacciante che la Galizia fosse probabilmente una mera pedina degli atlantici in chiave anti russa – vedi nomina a una delle 28 persone più influenti dell’Unione Europea, un campanello d’allarme – per poi essere brutalemtne ammazzata in quanto utile alla LORO strategia e non alla SUA ricerca della verità.
    Giulio Regeni non credo che fosse una pedina atlantica cosciente, purtroppo lo è diventato a sua insaputa. Galizia appare molto filo atlantica nella sua pagina TW.
    Per quanto riguarda l’Austria, propendo anche io, per ora, per un cavallo di Troia. Hanno voluto rifare le elezioni per eleggere un presidente fuffaverde, e adesso i verdi sono scomparsi.
    L’Austria ha il reddito procapite più alto d’Europa, e usa i lavoratori dell’est Europa per fare i compiti meno gradevoli. A parte Vienna che sembra un pochino islamizzata (anche se in chiave moderna, vedere giovani austriache abbracciate, nel fare shopping, con coetanee islamiche velate mi ha fatto impressione, magari era solo un caso raro), il resto del Paese è molto chiuso.

     
    • ricky66 il said:

      io ho un amico imprenditore a monaco, grossa ditta di materiali edili,
      lui ha tutti lavoranti ungheresi che lavorano come pazzi giorno e notte, 3 settimane, la quarta tornano in ungheria a riposare e tutto da capo.
      dice che gli costano metà dell’ equivalente tedesco.

       
      • Si chiama “Contratto Salariato Distaccato”, consiste nell’assumere operai entro la comunità europea con il contratto di lavoro del paese di provenienza, cioè assumi un Rumeno in Italia con le regole rumene, paga ferie etc etc.
        La legge esiste dal 1996 e operai assunti in questo modo ce ne sono anche nelle industrie Italiane, già da parecchi anni…

        Ciao

         
  11. Lochlomond il said:

    Può centrare qualcosa anche la presenza a malta di varie Ong “salva-migranti” e con agganci nei giri dei contractors militari? goo.gl/1jNr6J

     
  12. Marco Vinicio il said:

    il tempo storico è in accelerazione. Lo scacchiere euro-mediterraneo fermenta, dicono le cronache: Baghdad ha spazzato via i curdi filoamericani da Kirkuk, cuore della regione petrolifera settentrionale, affermando “il separatismo è finito”. Pietra tombale come quella che Madrid sta mettendo sull’altro referendum “indipendentista”. Damasco col decisivo appoggio russo sta vincendo la guerra (anche se esiste il rischio di nuovi conflitti coi curdi in entrambi i paesi mesopotamici). I colloqui per la Brexit in stallo accendono ostilità fra Londra e Bruxelles. E un grosso nodo viene al pettine là dove vanno ricondotti i guai immediati degli Stati periferici Ue: Merkel, ridimensionata nelle urne va alla coalizione con verdi e liberali Fdp. La stampa mainstream cui piace demonizzare il “populismo” di turno, ha gridato per i nazionalisti di AfD che però, entrati al Bundestag per la prima volta, sono all’opposizione seppure con gruppo cospicuo. Invece il primo degli anti-periferici è Fdp stando al programma elettorale.
    Il suo leader Lindner è in predicato di succedere a Schaeuble e, secondo ‘Milano Finanza’ (14 ottobre), Schaeuble all’ultimo Ecofin ha consegnato “un’opa alla politica economica europea” col progetto del ‘bail-in’ dei debiti pubblici da parte dei creditori/investitori in caso di crisi degli Stati sovrani emittenti. Pacchetto, scrive MF, coerente col programma Fdp: nessuna mutualizzazione del debito; nessun trasferimento fiscale dai paesi in surplus (l’opulenta Germania); nessuna garanzia comune dei depositi; nessuna assicurazione sociale contro la disoccupazione (Italia, Spagna, Grecia). Un passaggio di testimone che perpetua l’asimmetria, e gettando un “cordone sanitario” attorno all’Italia schiacciata dal debito, liquidando qualsiasi “rilancio” della Ue (bilancio condiviso, unione bancaria), velleità morta prima di nascere. “Difficile non scorgere il conflitto – scrive MF – tra la linea tedesca e l’interesse nazionale dell’Italia”.
    Come dice da tempo Dezzani, questi sviluppi lasciano intravedere un futuro prossimo travagliato per l’euro. E per l’Italia, se non opporrà forze capaci di difendere il proprio interesse nazionale. Anche perchè la Corte costituzionale tedesca sta per pronunciarsi sul QE con sentenza che potrebbe proibire alla Bundesbank di acquistare altri bond. Immaginare cosa può partorire la tenaglia di un tale pronunciamento con la posizione Fdp contraria a qualsiasi trasferimento fiscale tanto di imporre siano i detentori del debito del singolo Stato a pagarne le perdite prima che intervengano aiuti dal meccanismo europeo.
    Le dichiarazioni di facciata, gli slogan, le figure stesse dei leader sfumano davanti a fatti concreti e interessi reali. Nel suo ‘Civiltà e imperi del Mediterraneo al tempo di Filippo II’ (lettura quantomai attuale), il grande storico Braudel svela che nemmeno l’imperatore “sul cui impero non tramontava mai il sole” era in grado di gestire e arginare da solo i movimenti della storia. Schaeuble e Lindner hanno appartenenze partitiche diverse, ma condividono una stessa linea. E’ quella a fare la Storia. Kurz un altro Macron? Può darsi. Il fatto è che muovono tutti, compresi i popoli che votano “ciò che passa il convento”. Magari pensando di dare un voto contro la debordante ondata immigratoria, danno chissà un colpo alla botte che quei fenomeni alimenta per destabilizzare interi paesi e aree geopolitiche e mantenere spazi di egemonia. Però la Storia è magistra, ricorda giustamente Federico: si guardino gli ultimi 20 anni di Mediterraneo: frantumazione della Jugoslavia; nascita del Kosovo, per inciso non riconosciuto dalla Spagna che – secondo qualche geopolitico fantasioso – è finita nel tritacarne perchè molto più facile sarebbe per una moltitudine di “profughi” – dovesse scoppiare un’altra “primavera araba” – varcare lo stretto di Gibilterra e attraversare una Spagna in frantumi piuttosto che a rivoli approdare in Sardegna o Sicilia, mentre attraversando il territorio “libero” della Catalogna passerebbero a colonne marcianti in Francia-Ue come fatto nei Balcani ora serrati da Visegrad; ancora nel “mare nostrum”, Libia e Siria passando per il ‘bail-out’ della Grecia. Che nel caso dell’Italia, stando al pacchetto Schaeuble menzionato da MF, sarebbe ‘bail-in’.

     
  13. Lochlomond il said:

    Non saprei dire se questa giornalista sia una “pedina sacrificata”, ma certo è che di una morte così non si spreca nulla: qui un editoriale del Guardian ne approfitta per sottolineare che era una “giornalista mainstream” e piagnucola che l’omicidio sarebbe stato favorito da un “clima di odio verso i media” , ovviamente dovuto a Trump in primis, ma soprattutto dando una attacco finale ai siti di “attivisti di estrema destra o sinistra”, che “buttano fuori storie non controllate, senza fonti e insomma fake”…https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/oct/18/daphne-caruana-galizia-maltese-journalist-media

     
  14. Ombralunga il said:

    All’inizio pensavo fosse una faccenda interna maltese, poi, distrattamente, ho sentito provenire dalla tv la parola “semtex” , e mi si sono addrizzate le antenne.
    È una firma praticamente.
    L’esplosivo più usato nelle stragi della guerra fredda, appunto.
    E porta dritto alla Nato.

     
  15. roberto il said:

    Giulietto Chiesa scrive un breve articolo sul MEGACHIP
    http://megachip.globalist.it/legalita/articolo/2013240/il-caso-di-daphne-caruana-galizia-interroga-l-europa.html
    nel quale, anche se non esplicitamente, lascia intendere che la morte della giornalista sia opera del governo mafioso e corrotto di Malta attualmente in carica.
    Poiché tutti i media controllati dall’establishment, il Fatto Q-La Stampa-Repubblica etc sposano totalmente la stessa versione mi sono subito chiesto come mai anche GC si accodasse a loro senza alcuna differenza o perlomeno dubbio.
    Adesso questo pezzo di Dezzani riporta la storia sui giusti binari perchè continuare a credere che gli omicidi di Boris Nemtsov, Helen Joanne Cox, Regeni e adesso Caruana Galizia (per citare soltanto gli ultimi che ricordo) siano il frutto di governi idioti che si danno volontariamente la zappa sui piedi vuol dire essere oltre che collusi anche complici con i veri assassini.

     
  16. Matteo il said:

    Perchè non hai citato il Corriere? è il giornale mainstream per eccellenza… Comunque, se possibile, mi incuriosirebbe sapere qualcosa in più da Dezzani sulla figura di Nicola Pietrafesa, direttore generale della Banca d’Italia negli anni ’80. Costui era il padre di un’amica di mia madre ed ella mi ha raccontato che al suo funerale, nell’89, c’era Ciampi, assorto in preghiera, anche se sinceramente dubito che lo fosse. CAC(CA) probabilmente già sapeva quello che sarebbe successo di lì a poco…

     
  17. OMERO il said:

    Analisi veramente interessante, Grazie dott. Dezzani.
    Per quanto riguarda l’Austria, la cosa da notare è che il partito delle libertà “quello populista” è il secondo partito.
    L’ipotesi è che si formi un governo tra il partito delle libertà e il partito di Kurz, ciò implica che ci sarà qualche ministro super populista.
    Questo sarebbe un scenario temutissimo da Bruxelle.
    http://www.maurizioblondet.it/tutta-questione-narrativa-non-solo-austria/
    Dato che lo scarto tra il partito delle libertà e il partito socialista è di un punto percentuale circa, quello che temo è che con i voti postali imbrogliano nuovamente come nelle precedenti elezioni presidenziali.

     
  18. Giuseppe M. il said:

    Ecco gli articoli di Dezzani che preferisco!
    Innanzitutto, quindi, grazie!

    Ieri, da profano, non appena leggendo ho sentito sfiorare in qualche articolo di giornale il nome Russia, Putin mi si sono subito drizzate le orecchie.
    Questo, unito, alla spettacolarizzazione dell’omicidio, alla storia dei Panama Papers mi ha fatto pensare ad un disegno (esatto, stile Regeni) di cui però non riuscivo a vederne in contorni.
    Grazie a Dezzani che ha unito i puntini del disegno, ho ora un’idea più nitida. Grazie.

    Mi spiace però che questa volta, a differenza di Regeni, ho idea che nell’opinione pubblica farà breccia l’idea che la Russia sia dietro questo omicidio. Per Regeni ciò non è avvenuto, sembra che tutti (mi riferisco a noi comuni mortali) in cuor loro sanno che non poteva essere Al Sisi dietro l’omicidio Regeni, che questi si, probabilmente era una spia.
    In questo caso ho idea che “ha stato Putin” farà breccia ai più.

    Per quanto riguarda le richieste fatte a Federico Dezzani di un articolo sulle elezioni austriache, io preferirei che invece continuasse a scrivere sull’Italia (con un occhio certamente agli esteri) perchè ormai siamo prossimi ad elezioni e, di riffa o di raffa, siamo un Paese centrale, per cui molte attenzioni ci saranno rivolte.

    Federico, gli ultimi articoli che hai scritto sull’argomento devo dire che mi hanno un pò scoraggiato (e vabbè io sono uno che si scoraggia facilmente), generalmente da te leggevo belle e giuste analisi, ma condite anche da un certo ottimismo, come se dietro l’angolo ci possa essere un qualcosa che ci permetta di non soccombere così miseramente.
    Oggi questo ottimismo delle tue analisi sembra un pò affievolito. Mi sbaglio?

    La spina dorsale degli italiani è stata ormai decisamente spezzata?

     
  19. Matteo il said:

    Secondo me sì, in 70 anni gli italiani sono diventati molto più ignoranti e rammolliti. Ma è proprio quello che volevano, temo…

     
  20. luigiza il said:

    Come nel caso di Giulio Regeni, una pedina dei servizi angloamericani è quindi sacrificata per il raggiungimento di obiettivi più alti.

    Ci mettiamo pure la parlamentare inglese di nome Cox e magari anche i tremila morti ammazzati a New York nel 2001 alle Twin Towers?

    …….la crescente frequenza con cui Washington e Londra sacrificano il loro personale, è l’ennesima spia della crisi sistemica che stanno vivendo.

    Che siano in crisi mi pare evidente ma é altrttano palese che hanno i mezzi per superarla. E’ solo una questione di numero di expendables disposti a liquidare.
    Quisquiglie per chi é privo di moralità.

     
      • Geronimo il said:

        Scusami Dezzani ma, coosa intendi per Assange è della stessa forza di G. Chiesa ? Quale forza ?

        Mi interessa molto saperlo anche in virtù del fatto che Assange è protetto da cinque anni all’interno dell’Ambasciata dell’Ecuador.

        Sebbene siano cadute le accuse svedesi, resta il rischio di arresto ed estradizione in Usa. G. Chiesa invece è sempre stato molto vicino all’ex U.R.S.S.

        Quale forza può unire i due, passando per l’Ecuador ?

         
    • learco il said:

      Quindi, sembra che sui principali giornali si voglia ancora riproporre la vecchia pista azera.

       
      • Federico Dezzani il said:

        Rivangare la pista azera è puntare alla testa del premier Muscat…

         
        • Circa le informazioni della “chicca” che ho dato, tu, che sei esperto di computer e documenti in PDF, puoi trovare a spulciare questi dell’Istituto S.paolo. Dimenticavo che oltre Banca di malta, c’era anche la Presidenza della First Los Angeles Bank…:
          Direttori generali e Vice direttori generali (1945 – 1991)
          http://www.fondazione1563.it/…/direttori-generali-e-vice-direttori-generali-1945-1991
          Carte del comm. Giovanni Cumani, anni 1970 – 1985. Corrispondenza, 1974 – 1985. Pratiche inerenti l’acquisizione della First Los Angeles Bank, 1978 – 1985

           
    • Federico Dezzani il said:

      Io credo che fu un gesto di arroganza da parte di USA e UK mettere Di Pietro a condurre Mani Pulite: “siamo così potenti, che vi mandiamo in galera con un pm analfabeta!”

       
  21. Parvus il said:

    Ora che il suo ex-amico Bruno Contrada è stato perfino reintegrato in Polizia,
    urge una rivalutazione del gran maestro (o meglio… allievo) di “procedure irrituali” ADP; quello che, informato su «mafia e appalti» dal geometra Li Pera, non si fece più sentire:
    http://www.ilgiornale.it/news/quando-pietro-non-indag-mafia.html
    dove si può leggere questo interessante brano:

    «Per la strage di Capaci c’è da registrare il ruolo “sinistro” ricoperto dall’Fbi che si precipitò a Palermo a raccattare le cicche delle sigarette fumate sulla collina che sovrasta Capaci da dove Brusca azionò il telecomando: il test del Dna su quei mozziconi, considerato essenziale, non è mai confluito al dibattimento. E che dire della decisione di affidare, ancora all’Fbi i reperti della strage di via D’Amelio che sono stati esaminati in un laboratorio a Roma il cui accesso è stato sempre vietato ai tecnici della nostra polizia scientifica: durante il dibattimento s’è scoperto che l’Fbi ha fatto piazza pulita di tutti i reperti “dimenticandosi” della targa dell’auto di Borsellino e soprattutto del gigantesco “blocco motore” della presunta autobomba mai rintracciato nei video girati e nelle foto scattate immediatamente dopo la strage».

    A propos, il terreno dove trovarono le cicche apparteneva a un grande latifondista di area… PCI, di cui non riesco a ritrovare il nome. Mi sembra che fosse un ingegnere…

     
    • Federico Dezzani il said:

      Quelli dell’Fbi hanno raccolto le cicche anche a Malta.
      Hanno il debole per il Semtex.

       
      • Parvus il said:

        Il copione è sempre lo stesso…
        segno che gli sceneggiatori han poca fantasia.
        Se va avanti così, dovranno riabilitare i fratelli Weinstein!

         
      • andrea z. il said:

        Anche nel caso di Falcone i tentativi di eliminarlo, vedi i candelotti di dinamite nella villa dell’Addaura, sono iniziati quando il giudice italiano ha incominciato a collaborare con la magistrata svizzera Del Ponte sul denaro confluito sui conti segreti svizzeri.
        Nei paradisi fiscali si mischiano denaro della malavita e quello delle aziende “per bene”.
        Spesso l’intervento “terroristico” dei servizi segreti è ben visto da tutti i componenti, criminali o meno, del capitalismo globale.

         
      • Guido il said:

        Segnalo anche, per dovere di cronaca, lo scandalo di BNL di Atlanta, con la concessione di fidi facili all’Iraq di Saddam Hussein.
        Combinazione, anche quello scandalo “scoppiò”- guardacaso- nel 1992, anno cruciale per eliminazione di Craxi ed Andreotti dalla politica italiana, secondo il manuale dei colpi di stato.
        Prendo da repubblica.
        BNL – ATLANTA, UN COMPLOTTO MONDIALE

        Chris Drogoul, il faccendiere IL BANCHIERE ‘ TARGATO’ SADDAM CHRIS DROGOUL è nato a New York da padre francese e madre tedesca. Dopo aver vissuto in Francia, a 12 anni arriva in Italia per poi tornare negli Usa a 14 e laurearsi in filosofia. Il primo impiego lo trova alla Barclays Bank, per la quale lavora a New York, Londra e Atlanta. A fine ‘ 81 è assunto dalla Bnl, e nell’ 84 entra nella filiale di Atlanta di cui, grazie all’ appoggio del capo dell’ area nord-americana Renato Guadagnini, divenne direttore nell’ 85. Dopo quattro anni “vissuti pericolosamente”, il crollo nell’ estate dell’ 89, quando l’ Fbi scoprì i suoi fidi facili all’ Irak. Nerio Nesi, ex presidente L’ ANTI – CRAXI ‘ SCIVOLATO’ SU BAGDAD NATO nel 1925 a Bologna, Nerio Nesi si laurea in giurisprudenza ed entra alla Rai nel 1950. Dopo otto anni, nel 1958 passa alla Olivetti, dove resterà dodici anni. Nel 1970 entra nel mondo bancario e diventa vicepresidente della Cassa di Torino, incarico che lascerà nel 1978 per andare a guidare la Bnl che “reggerà” per undici anni consecutivi, fino alle dimissioni dell’ estate ‘ 89 sotto il peso del crack di Atlanta. Socialista, attualmente sospeso dal Psi, Nesi è stato uno dei massimi esponenti della sinistra socialista, in antagonismo con la linea del segretario Bettino Craxi.

         
  22. Frank Brown il said:

    Al termine della seconda guerra mondiale, l’eroica resistenza del Poplu tà Malta u tà Gawdesh fece in taluni balenare l’illusione che Malta potesse entrare a pieno titolo nel Regno Unito.
    Si trattava di un diritto conquistato col sangue e sacrifici inenarrabili: nel 1942, la Luftwaffe, sotto il comando di Kesserling, aveva fatto cadere sull’isola più bombe di quante ne siano cadute su Londra durante la battaglia di Inghilterra. Quale altro significato pratico poteva essere attribuito all’atto simbolico del conferimento della George’s Cross?
    Cosi nel 1955 – dopo la vittoria Laburista alle elezioni – un giovane Dominique Mintoff si recò alla testa di una piccola delegazione a Londra per avanzare la proposta di annessione. Un filmato di British Patè che ho trovato su youtube rappresenta meglio di qualsiasi parola il livello di ansiosa attesa – se non di vera e propria emozione – di questo giovane leader:

    https://www.youtube.com/watch?v=tnbNgiLaWR4

    Ne segui una delle pagine meno note e più amare della storia di Malta ed amarissima per il giovane Mintoff. Il voltafaccia degli inglesi: Malta da fortino della libertà si era trasformata in un “problema”.

    Il resto è storia e – per quanto riguarda il presidio di sicurezza – furono incaricati gli Italiani, poichè – in quegli anni – altrove si era indirizzata l’attenzione della Gran Bretagna.

    I maltesi sono persone intelligenti, realistiche e disincantate. Da soli, negli ultimi trent’anni anni, hanno saputo fare compiere all’isola incredibili progressi sociali ed economici.
    Avrete notato come non vi siano state dimostrazioni pubbliche di solidarietà nei confronti della vittima.
    Tutti sono addolorati e preoccupati. Ma il tragico episodio ha da subito generato un diffuso sospetto e nessuno vuole essere strumentalizzato mediaticamente.

     
  23. Matteo il said:

    Tutto sta procedendo come da copione, dopo i referendum dell’altro ieri. Io in linea di principio sono favorevole all’autonomia ma la Lega mira a ben altro. Urge nuovo articolo del nostro

     
  24. Chalize Cullen il said:

    Federico Dezzani è bravissimo (anche troppo ) però per unire bene i puntini bisognerebbe) secondo me, verificare quanti degli “attori” coinvolti nella tragedia di Malta sono freemasons.

     
  25. A proposito di Massoneria !

    Qualche giorno fa stavo viaggiando in treno. La carrozza era pressochè vuota. Davanti a me solo un signore con i capelli bianchi. In maniera spontanea iniziamo a parlare. Solite cose:” Lei di cosa si occupa ? Lei di dov’è ? Etc.”. Lui mi dice che è un disoccupato, prossimo alla pensione. Interessante le risposta su:” Lei di dov’è ?”. Lui mi risponde con testuali parole:” Sono di Lauria un paesino in provincia di Potenza. In paese ci conosciamo tutti. Fra i nostri concittadini ci sono anche i fratelli PITTELLA…. uno Presidente della Regione Basilicata e l’altro Presidente del Parlamento Europeo. Il signore poi aggiunge:” Il padre Domenico Pittella era senatore “. Io, naturalmemte strabuzzo gli occhi. Stringevo il mio cellulare fra le mani. Digito subito il paese LAURIA (PZ) su google e mi rendo conto che trattasi di un paesino di poco più di 10.000 abitanti https://it.wikipedia.org/wiki/Lauria in provincia di Potenza.

    Quello che mi stupisce è l’affermazione successiva e spontanea del signore:” Quella è una famiglia di massoni….quelli sono tutti massoni !”.

    Una volta giunto a casa, mi guardo sempre su wikipedia, i profili dei Pittella a partire da Domenico Pittella, il capostipite https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Pittella per giungere poi ai figli Marcello https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Pittella e poi Gianni https://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Pittella

    Di Gianni Pittella, in particolare, mi colpisce questa “devastante” performance in inglese https://www.youtube.com/watch?v=TvhRqthi-ZY con palese lettura di un “gobbo”.

    Ragazzi se questa gente appartiene davvero alla Massoneria ( ….e su questo chiedo lumi al collettivo Dezzani) e la Massoneria ha il potere di posizionare un Senatore della Repubblica, un Presidente della Regione Basilicata ed un Presidente del Parlamento Europeo….bhe allora è il caso di chiedere che gli elenchi degli appartenenti alla Massoneria siano davvero resi pubblici ed accessibili a tutti.

    NOI VOGLIAMO SAPERE. ADESSO BASTA ! VOGLIAMO SAPERE !

     
  26. Matteo il said:

    Gianni Pittella, che è un cretino, come tutti gli europarlamentari, non è il presidente. Credo sia un vice. Non cambia nulla, comunque. In Russia si è candidata una tipa palesemente agli ordini di Soros. Se tanto mi dà tanto non prenderà nemmeno un voto

     
  27. SEPPEL il said:

    Siete sicuri che nell’auto c’era questa donna?
    Una che si chiama Galizia Caruana, un nome una garanzia,
    galizia e’ una regione della polonia, Kairouan invece e’
    in tunisia, se guardate le foto della martire,
    non notate somiglianze con le figlie di giuditta,
    sara ed ester?
    Chissa’ in quale localita’ esotica si sta godendo le sue
    ferie.

     

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