Olio di palma: come costruire un embargo commerciale

L’Occidente ha scoperto negli ultimi anni un nuovo nemico, meno appariscente ma non meno insidioso della Russia di Vladimir Putin: è l’olio di palma, che si nasconde in dolciumi e prodotti per la cosmesi. A quest’olio vegetale, apprezzato per le caratteristiche chimico-fisiche e la resa per ettaro, sono state imputate le accuse più svariate: dalla natura cancerogena alla distruzione delle foreste pluviali. Le solite ong inglesi, le star di Hollywood e l’Unione Europea si sono mobilitate per limitarne l’utilizzo, causando un ribasso dei prezzi e la reazione dei maggiori produttori mondiali, Indonesia e Malesia. Quella contro l’olio di palma è una vera guerra commerciale, con cui il blocco euro-atlantico ricatta i Paesi del Sud-est asiatico che oscillano tra Cina e “Occidente”.

Olio di palma e geopolitica

Incombe sull’Occidente una nuova minaccia, meno appariscente ma non meno insidiosa della Russia di Vladimir Putin. Non vogliamo occuparci, infatti, degli agenti russi che si aggirano per l’Inghilterra avvelenando col gas nervino avversari e traditori, né degli hacker russi che sabotano elezioni e centrali elettriche, né degli organi di stampa del Cremlino che manipolano le fragili opinioni pubbliche occidentali, né delle affascinanti spie slave che si infilano nel letto di militari, politici e dirigenti per carpire i segreti dell’apparato militar-industriale nemico. No, vogliamo occuparci di un nemico più subdolo, più infido, più occulto: può colpire quando consumiamo la prima colazione, quando mordiamo una merendina, quando usiamo un prodotto di cosmesi. Sì, è lui: il nuovo nemico dell’Occidente è l’olio di palma, estratto dai polposi frutti della Elaeis guineensis, una famelica pianta che cresce nelle esotiche e barbare zone equatoriale.

Contro questo olio vegetale, apprezzato dall’industria alimentare per le proprietà chimico-fisiche (stabilità, neutralità e adattabilità e diversi processi) e l’elevata resa per ettaro (3,4 tonnellate per ettaro, rispetto ai 0,58 dell’olio di girasole e ai 0,32 dell’olio di oliva1), sono state scagliate negli ultimi anni le accuse più svariate ed infamanti: è nocivo alla salute, anzi è addirittura cancerogeno, è responsabile della distruzione delle foreste pluviali, è prodotto ricorrendo al lavoro minorile2, è causa della “silenziosa strage degli oranghi3”, etc. etc. La campagna mediatica è stata così violenta da costringere le industrie a correre ai ripari: chi ha potuto eliminarlo senza inconvenienti, si è prontamente accodato aggiungendo il logo “no palm oil” sulle confezioni, chi non ha trovato un succedaneo adatto, non ha potuto che difenderne l’utilizzo, lanciando pubblicità dove si mostrano soleggiati ed ordinati campi di palme, dai cui frutti è spremuto il brillante e fluido olio.

L’improvvisa acredine generalizzata contro un olio vegetale, la mobilitazione così vasta dei media (il solo Huffington Post Italia ha dedicato all’argomento una cinquantina di articoli negli ultimi tre anni4), l’allarmismo per una presunta minaccia che nessuno aveva mai percepito prima, destano di per sé diversi sospetti.

Sospetti che crescono ulteriormente se si analizza l’origine della accuse: è lo stesso milieu dell’affare Regeni, sebbene declinato in chiave ambientalistica. Si tratta delle consuete organizzazioni non governativa basate a Londra, da sempre braccio “umanitario” delle politiche liberal: Amnesty International che accusa i produttori di olio di palma di violazione dei diritti umani, Greenpeace che imputa alla coltivazione della palma i cambiamenti climatici che uccidono (nel solo Sud-est asiatico) 110.000 persone all’anno5, il WWF che vede nell’olio di palma una minaccia per tigri, oranghi, foreste tropicali ed il pianeta stesso6. E poi l’immancabile battage delle riviste liberal, dei divi di Hollywood, dei volti più o meno della cultura.

Proseguendo il nostro parallelismo con l’affare Regeni, salta poi all’occhio la prontezza con cui il mondo politico si è piegato alla campagna mediatica contro l’olio di palma. Le istituzioni occidentali, specie quelle marcatamente “liberal” come l’Unione Europea, hanno spostato la battaglia sul piano politico-diplomatico, compiendo talvolta mosse fin troppo azzardate: nel 2015, l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) accusò l’olio di palma di contenere sostanza cancerogene7, allarmando i consumatori e generando centinaia di articoli sulla “Nutella che provoca il cancro”, salvo poi ammettere a distanza di tre anni che la dose giornaliera consumata mediamente è innocua. Ma intanto l’Unione Europea, che consuma una quantità di olio di palma 4,5 volte superiore agli USA ed è perciò il maggiore mercato di sbocco al mondo8, non si è fermata: dopo aver allarmato i consumatori di dolciumi, Bruxelles ha messo nel mirino l’olio di palma nella veste di biocarburante, minacciando lo scorso gennaio di proibirne l’uso entro il 2021.

Immediata è arrivata la replica dei due maggiori produttori mondiali di olio di palma, Malesia ed Indonesia, che di fronte a questo embargo mascherato hanno minacciato di bloccare a loro volta l’importazione di prodotti europei: “Indonesia, Malaysia condemn European move to limit palm oil use9 scriveva l’agenzia Reuters lo scorso gennaio.

Già, perché Indonesia e Malesia producono insieme il 90% dell’olio di palma a livello mondiale, olio di cui l’Unione Europea è di gran lunga il maggior acquirente. La coltivazione della palma è una colonna portante dell’economia dei due Paesi, contribuendo al 2,5% del PIL di Giacarta10 e al 6% del PIL di Kuala Lampur11. Sopratutto, la produzione è suddivisa in milioni di piccoli-medi coltivatori (più di 6 milioni tra Indonesia e Malesia) il cui benessere dipende dalla coltivazione della palma. Un’intera classe sociale è passata dalla condizione di povertà allo stato di piccola borghesia grazie all’olio di palma: si tratta, tra l’altro, di elettori. Elettori che rappresentano la base dei governi attualmente in carica nei due Paesi del Sud-Est asiatico. Di più, la minaccia di Bruxelles di proibire l’uso di olio di palma come biocarburante, è piombata proprio nel pieno della campagna elettorale malese, che vede il premier Najib Razak cercare la riconferma. “Months away from Malaysian election, EU’s move stirs discontent in palm groves” scriveva la solita Reuters a febbraio12, evidenziando come la mossa della UE sia un macigno sulle spalle del premier Razak, considerato che il 10% dei malesi vive della coltivazione di olio di palma.

Il 90% della produzione mondiale concentrato in due Paesi, il maggior consumatore (la UE) che promette di tagliarne drasticamente l’importazione, adducendo come motivazione le accuse lanciate dalle solite ong inglesi: non potrebbe essere, la campagna contro l’olio di palma, un tentativo di destabilizzare la Malesia e l’Indonesia?

Dopotutto esistono due modi di imporre un embargo: quello formale, impedendo alle merci di superare fisicamente le frontiere, e quello informale, demonizzando le merci prodotte dall’avversario o proibendo la vendita per motivi ambientalistici-sanitari. L’esito è lo stesso: l’economia del Paese preso di mira va in cancrena, la disoccupazione sale, la politica entra in ebollizione e si prepara il terreno al cambio di regime. È una tecnica, quella dell’embargo, che le potenze marittime usano dalla notte dei tempi per “strangolare” i nemici, impedendogli di approvvigionarsi all’estero o di vendere i loro prodotti.

La campagna contro olio di palma, quindi, come un embargo neppure troppo velato contro Kuala Lampur e Gicarta? Ma manca il movente…

Ci arriviamo.

Come è ben visibile nella cartina sottostante, il 90% della produzione mondiale di olio di palma è concentrata in due Paesi equatoriali situati in una delle zone più cruciali del mondo: Malesia ed Indonesia si trovano rispettivamente a Nord e Sud dello Stretto di Malacca, da cui transita l’80% del petrolio importato dalla Cina13. Per le potenze atlantiche mantenere nella propria sfera di influenza questi due Paesi del Sud-est asiatico è perciò di importanza strategica: consente un controllo indiretto sul braccio di mare più prezioso del XXI secolo. A essere sinceri, sia la Malesia che l’Indonesia non sono molto inclini a restare nell’orbita angloamericana: il richiamo della Cina si sente. E da anni.

Prendiamo il caso della Malesia: un Paese tanto piccolo (conta meno della metà della popolazione italiana) quanto strategico, perché consente alla Cina di raggiungere Singapore via ferrovia. È la stessa Malesia che negli ultimi anni ha subito due dei peggiori disastri aerei della storia, a distanza ravvicinata: il Malaysia Airlines 370, scomparso nell’Oceano indiano l’8 marzo del 2014, e il Malaysia Airlines 17, abbattuto nei cieli dell’Ucraina Orientale il 14 luglio 2014. Due disastri aerei “anomali” per la dinamica, due distrai aerei che colpiscono la stessa compagnia nell’arco di quattro mesi, due disastri aerei che si abbattano sul premier Najib Razak colpevole, come evidenziammo nelle nostre analisi, di intessere legami troppo forti con la Cina e perciò “punito” ripetutamente con attacchi terroristici. Dal 2014 la situazione non è cambiata: gli investimenti cinesi si riversano copiosi in Malesia, concretizzandosi in una serie di infrastrutture strategiche che avvicinano Pechino ai porti dell’Oceano Indiano ed al porto più prezioso della regione, Singapore14. La campagna contro l’olio di palma è perciò l’ultimo degli attacchi (dopo i disastri aerei, gli scandali mediatico-giudiziari, le accuse di corruzione, etc. etc.) sferrato al premier Najib Razak, grande fautore dell’avvicinamento alla Cina.

Il discorso è analogo nel caso dell’Indonesia. Il presidente indonesiano Joko Widodo che ha duramente protestato contro la decisione dell’Unione Europea (coincidente anche in questo caso con una serie di importanti elezioni locali) per bandire l’olio di palma come biocarburante, è lo stesso accusato di atteggiarsi da “dittatore” per il pugno di ferro contro gli islamisti15 ed è lo stesso, sopratutto, che ha aperto il Paese agli investimenti cinesi, inserendo Giacarta a pieno titolo nella “Nuova Via della Seta” di Pechino16. L’embargo informale contro l’olio di palma, colonna portante dell’economia locale, è pertanto un colpo sferrato dall’establishment atlantico sia contro la Malesia che contro l’Indonesia, colpevoli di divincolarsi dalla tutela angloamericana.

Di fronte a sfide geopolitiche di portata planetaria, nessuno può tirarsi indietro: consumare Nutella e dolciumi a base di olio di palma, è obbligatorio.

1http://www.oliodipalmasostenibile.it/olio-di-palma-ambiente/

2https://www.amnesty.it/marchi-usano-olio-palma-beneficiano-del-lavoro-minorile-forzato/

3http://www.repubblica.it/ambiente/2018/02/16/news/la_silenziosa_strage_degli_oranghi_100mila_uccisi_in_sedici_anni_-189011820/

4https://www.huffingtonpost.it/tag/olio-di-palma/

5http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/blog/dopo-gli-incendi-ecco-lolio-di-palma/blog/54692/

6http://www.wwf.it/news/?4262/insostenibilita-olio-di-palma

7http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18734

8https://www.indexmundi.com/agriculture/?country=eu&commodity=palm-oil&graph=domestic-consumption

9https://www.reuters.com/article/malaysia-palmoil-eu/update-1-indonesia-malaysia-condemn-european-move-to-limit-palm-oil-use-idUSL3N1PD2YR

10https://www.indonesia-investments.com/business/commodities/palm-oil/item166?

11http://cleanmalaysia.com/2015/12/09/just-how-big-is-malaysias-palm-oil-industry/

12https://www.reuters.com/article/us-malaysia-palmoil-politics/months-away-from-malaysian-election-eus-move-stirs-discontent-in-palm-groves-idUSKCN1G007R

13http://www.businessinsider.com/maps-oil-trade-choke-points-person-gulf-and-east-asia-2017-4?IR=T

14https://www.railway-technology.com/features/featurechina-turns-malaysias-east-coast-rail-link-into-reality-5938409/

15http://www.abc.net.au/news/2017-07-13/indonesias-ban-on-extremist-organisations-condemned/8703848

16https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-01-25/indonesia-seeks-to-plug-157-billion-gap-in-nation-building-plan

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54 commenti su “Olio di palma: come costruire un embargo commerciale

  1. Gianluca Effe il said:

    Devo ammetterlo: a differenza delle varie campagne politiche contro la Russia e i suoi Alleati, ho abboccato anch’io alla campagna contro l’Olio di Palma pensando che si parlasse di “Salute” e non di Geopolitica.
    Faccio ammenda e, nel ringraziare Federico Dezzani per avermi e averci aperto gli occhi su questa insidiosa campagna imperialista, faccio mio l’invito riportato alla fine del post tornando a consumare tranquillamente i prodotti che adoravo e che avevo dismesso come gli eccezionali Krumiri della Bistefani.

    • Andrea il said:

      Che l’UE abbia intravisto una possibilità di regime change e di una guerra commerciale indiretta a Pechino è una cosa, altra cosa sono le affermazioni sui i rischi per la salute e all’ambiente, di cui l’autore dell’articolo non si è preoccupato di discutere.

    • Federico Dezzani il said:

      Eh, perché l’olio di colza o di soia sgorgano dalle fontane…

    • Jean il said:

      Dezzani, vorrà mica spiegare che l’unico olio prodotto naturalmente è l’olio extra vergine d’oliva, non lo sanno che sia l’olio di oliva, o di sansa (non EVO) così come tutti gli altri di semi sono estratti chimicamente…. ? 🙂

  2. Hero of Sky il said:

    La Nutella non ha mai fatto male a nessuno… Molto bello come sempre

  3. Willy Muenzenberg il said:

    Fedele alla sua romanita’, il Tacito dei tempi moderni disvela anche la questione del grasso di palma da cui i formidabili malesi reagendo all’embargo alimentare ottengono oggi, direttamente in Germania, le assai piu’ preziose sostanze cosmetiche e i detergenti richiesti proprio dai consumatori tedeschi e dai britannici in gran quantita’.

  4. ittymixe il said:

    A sostegno della tesi di Dezzani, linko un monumentale articolo di Nico Valerio, raffinato chimico nutrizionista ed insuperato divulgatore:
    http://alimentazione-naturale.blogspot.it/search?q=olio+di+palma

    In sintesi:
    – l’olio di palma non fa male ed anzi può fare bene, sia alla salute che all’ambiente;
    – la montatura mediatica c’è stata ed è stata ripetutamente demolita;
    – le lobby della soia (Usa) e delle materie grasse (europa) ne sono colpevoli mandanti.

    • Hai ragione. Aveva un altro sapore, probabilmente c’era meno zucchero anche.
      Vivendo in Germania però ho scoperto la mitica Bionella. Da svenire. Ed ho pensato. Anche questa idea ci siamo fatti fregare. Se entri in una Konditorei sopra le Alpi ti viene la depressione rispetto alle nostrane pasticcerie di tutte le regioni italiane.
      Poi, ci sono prodotti a basso costo, ma con basso tenore di zucchero, nessun additivante, come quello della Jeden Tag a 1,70€ per barattolo.

  5. Lucio il said:

    In effetti basta andarsi a leggere l’abstract di qualche pubblicazione scientifica, risalente a tempi non sospetti, per capire come l’olio di palma, fosse descritto in letteratura, come un prodotto dalle eccezionali qualità nutrizionali e organolettiche.

    In questo lavoro del 1999 ad esempio, se ne risaltano le proprietà benefiche sul sistema cardiovascolare https://link.springer.com/article/10.1023/A:1008089715153

    Posto la traduzione in italiano dell’abstract, per chi non conoscesse l’inglese:

    ***************************************************************************************
    “Influence of palm oil ( Elaesis guineensis) on health”
    ABSTRACT Authors and affiliations P.E. EbongD.U. OwuE.U. Isong

    Negli ultimi tempi c’è stato un crescente interesse per la ricerca sull’olio di palma, uno dei principali oli vegetali commestibili nei paesi tropicali, a causa del legame tra grassi alimentari e cardiopatia coronarica. Ottenuto da una pianta tropicale, Elaesis guineensis, ha un rapporto tra acidi grassi polinsaturi e acidi grassi saturi prossimo all’unità e un’elevata quantità di antiossidanti vitamina A e vitamina E. L’olio di palma viene consumato allo stato fresco e / oa vari livelli di ossidazione. Esperimenti di alimentazione in varie specie animali e umani hanno evidenziato il ruolo benefico dell’olio di palma fresco per la salute. Questi benefici includono la riduzione del rischio di trombosi arteriosa e aterosclerosi, l’inibizione della biosintesi del colesterolo e l’aggregazione piastrinica e la riduzione della pressione sanguigna. Tuttavia, una quantità considerevole dI olio di palma assunto nello stato ossidato, possiede potenziali pericoli per le funzioni fisiologiche e biochimiche del corpo.

    L’ossidazione è il risultato della lavorazione dell’olio per vari scopi culinari. Gli studi hanno rivelato che rispetto all’olio di palma fresco, l’olio di palma ossidato induce un profilo lipidico plasmatico sfavorevole, acidi grassi liberi, fosfolipidi e cerebrosidi. Inoltre, l’olio di palma ossidato induce tossicità riproduttiva e organotossicità in particolare di reni, polmoni, fegato e cuore. Le prove disponibili suggeriscono che almeno una parte dell’impatto dell’olio ossidato sulla salute riflette la generazione di sostanze tossiche a causa dell’ossidazione.

    La riduzione del livello dietetico di olio ossidato e / o il livello di ossidazione può ridurre il rischio per la salute associato al consumo di grassi ossidati.

    ****************************************************************************************
    Bisogna precisare che l’ossidazione di un olio (qualunque olio) porta grosso modo alle stesse contro-indicazioni dell’olio di palma ossidato.

    L’ ossidazione di un olio e quindi il suo “irrancidimento” avviene normalmente per :

    1) Contatto prolungato con l’ossigeno, durante la fase di stoccaggio ( quindi contenitori non perfettamente chiusi),

    2) Presenza di metalli pesanti

    2) Esposizione prolungata alla luce (raggi UVA) durante la fase di stoccaggio ( ecco perchè le bottiglie d’olio sono trattate cromaticamente ).

    In linea con quanto detto da Dezzani, (tutto verificabile) i lavori scientifici di qualche decennio fa, elogiavano le qualità nutrizionali dell’olio di palma e ne incentivavano il consumo.

    Oggi è diventato, improvvisamente, un veleno da bandire. http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0193533

  6. Salvatore il said:

    Al di là dei vantaggi geopolitici derivanti da questa demonizzazione, c’è da notare che il grandissimo uso di olio di palma nel nostro continente, da un po’ di anni a questa parte, riflette le solite logiche di risparmio economico, sfruttando il minor costo della materia prima prodotta a migliaia di km di distanza.
    Personalmente preferirei alternative locali, cercando di far sopravvivere anche i nostri agricoltori…
    Chiudo con una riflessione: solo io ricordo il sapore decisamente diverso e più “noccioloso” della nutella degli anni ’60?

    • luigiza il said:

      @Salvatore il 29 marzo 2018 a 9:45 pm said:
      : solo io ricordo il sapore decisamente diverso e più “noccioloso” della nutella degli anni ’60?

      Della Nutella non saprei dire perchè non l’ho mai assaggiata in vita mia, ma ricordo benissimo il cambio di sapore dell’allora mitico cioccolato svizzero marca Lindt quando la Legislazione concesse alle aziende produttrici di utilizzare l’olio di palma fino ad un 5% (mi pare di ricordare).
      Uno schifo di sapore, da allora mai più comperato quel cioccolato.

    • Hero of Sky il said:

      Nei ’60 non so perchè non ero ancora nato, ma senza andare troppo lontano ricordo come anche solo una decina di anni fa la Nutella avesse un sapore molto migliore…

    • Jean il said:

      D’altronde se vuoi i pacchi di biscotti sugli scaffali dei supermercati a € 1,0 con cosa li vuoi produrre? Con l’olio extra vergine d’oliva?

    • Salvatore il said:

      Infatti non ho detto che volevo i pacchi di biscotti ad 1 euro 🙂 sono disposto a pagarli anche di più (infatti è quello che faccio attualmente).
      D’altro canto capisco che le persone sono oramai abituate a questi prezzi stracciati e anche 50 cents vengono considerate inaccettabili…

  7. huirttps il said:

    Tema interessante a cui aggiungere i finanziamenti sauditi per promuovere il wahhabismo in Malesia

  8. Bravo.A questo punto propongo una revisione critica di tutte le ” verità” che ci sono state ammannite da decenni da una “scienza” ormai completamente asservita a quel SIM ( stato imperialista delle multinazionali ) di cui le BR cianciavano ” profetiche” ( .perché il SIM ancora non c’ era)
    Sulla implicazioni sul lungo periodo di simili manipolazioni ho però parecchi dubbi ; con queste “politiche” il SIM ottiene solo di spostare l’ economia da l’ europa a quell’ asia che presto ci sostituirà non solo nel lavoro ma anche nei consumi ( ad esempio dell’ olio di palma).
    Non è così che si fanno gli “imperi” e tanto meno si difendono . LORO non andranno lontano

    • le onuste BRIGATE ROSSE cianciavano delle SIM in quanto erano un tutt’uno con esse: altrimenti chi assicurò loro il BUEN RITIRO nella chicosissima maison parisienne che risponde al nome di Hyperion?

      ps: ADDENDA: “altrimenti” le teste d’uovo delle BR non avrebbero trovato questa messe di indulti, sconti di pena, chance di lavorare dopo pochi mesi d’aver scontato la propria pena più che dimezzata quando un carcerato ‘normale’ non trova lavoro neanche se fosse un genio, protezioni internazionali da decenni, visti, salvacondotti, documenti falsi, e via di seguito: tutti cotillons che se non appartieni alle OLIGARCHIE INIZIATICHE TECNOFINANZIARIE tu puoi star sicuro di non avere mai. Del resto è semplice da capire: solo nel milanese negli anni ’70 erano all’opera più di ventimila militanti della sinistra extraparlamentare: abbiamo idea di quanto costi movimentare una simile frangia? ebbene, ancor oggi non si sa chi pagò il conto: ma guarda un po’….
      nb: solo ALDO RAVELLI rivelò quasi in un punto di morte qualcosa….sarebbe bene che Dezzani puntasse il suo spot su questo personaggio….

    • CarloR il said:

      Nel 90 “incrociai” casualmente un ex br piuttosto famoso nel ruolo di telefonista all’interno di cooperativa ciellina intrallazzata in vari ….. ops bussano alla porta.

  9. Gabriele il said:

    oggi compro un vasetto di nutella. Grazie Dezzani, un post proprio gustoso!

  10. Torquemada il said:

    Adesso capisco il nesso: ” Dove finisce la finanza ed inizia il terrorismo “…..

  11. alberto il said:

    Al di la delle caratteristiche qualitative della Nutella, come già detto, in questo caso convengono interessi geopolitici con interessi commerciali molto specifici di alcune multinazionali. Ricordo solo nel passato la campagna di demonizzazione del burro – che ormai è scientificamente stato riabilitato – partita dagli USA e che vide il convergere di vari interessi politici e scientifici e da cui le multinazional USA del food trassero enormi profitti con la progressiva sostituzione del burro con la margarina e gli oli di semi che questi si è stato provato scientificamente che possono creare squilibri di vario tipo.
    Piu si riduce la popolazione ad uno stato di ebetismo tanto più vedremo campagne come queste

  12. Alberto il said:

    Articolo inusuale quanto centrato e denso di importantissimi spunti. Chi ha famigliarità con il Sud Est Asiatico conosce perfettamente cosa sta accadendo. Vede i cinesi stringere accordi ovunque e costruire basi e roccaforti in tutti i paesi. Gli Stretti di Malacca sono sotto il loro pieno controllo grazie alle basi aeronavali poste in Malaysia. Singapore è sempre stato un piccolo pezzo di Cina fuori dalla madrepatria. Europei ed americani erano utili quando le loro tecnologie erano le uniche che consentissero ai Malesi di estrarre il loro petrolio ed il loro gas. Oggi queste tecnologie sono disponibili anche sotto la Grande Muraglia, a prezzi più’ modesti e con un corredo di servizi e accordi commerciali che fanno la differenza. La grande campagna contro l’olio di palma scatenata in Occidente ha, di fatto, avuto l’effetto di estrometterci da quei mercati e, anche in questo caso, chi ci lavora lo vive sulla propria pelle in maniera drammatica, proprio in questi giorni. Viviamo ormai tempi di guerra: una guerra che è già stata dichiarata dagli attori principali e che vede ora la fase di posizionamento sul campo da parte dei deuteragonisti. Come sempre, l’Italia è schierata dalla parte sbagliata.

    Najib, l’attuale primo ministro malese, ha operato una conversione nello schieramento del suo paese. Se il predecessore, Mahathir, era solidamente ancorato a una visione molto pragmatica, equidistante e sostanzialmente improntata a rapporti molto cordiali con l’occidente e che guardava in primis all’interesse del suo paese, Najib, a seguito degli attacchi personali ricevuti dagli USA (accuse di corruzione e quant’altro), non ha trovato di meglio che farsi sostenere dai Cinesi. Non va dimenticato infatti che circa il 35% della popolazione malese è di etnia cinese. Anzi, è proprio questo dato impressionante che costituisce il grande problema di questo Stato: il cosiddetto “Malay dilemma”, dal titolo di un profetico libro di Mahathir. Questi sosteneva infatti che, senza una politica di protezione e di sviluppo della maggioranza malese (sembra un paradosso), quest’ultima avrebbe finito con il soccombere di fronte ad un co-inquilino così’ forte numericamente e, soprattutto, tendenzialmente aggressivo economicamente e commercialmente come il cinese. Mahathir è stato al potere per 25 anni, per poi ritirarsi “sua sponte”: sono stati gli anni del grande boom e della costruzione del benessere per il suo popolo che, ancora, guarda a lui come al vero padre della patria. L’olio di palma rimane tuttora un’enorme risorsa per l’export malese, anche a dispetto dell’enorme crescita di petrolio e gas. Rimangono, per questa “commodity”, i mercati di elezione; India e Pakistan su tutti. La penetrazione in Europa è più’ recente ma non secondaria di certo e la guerra scatenata dall’occidente su questo prodotto sta causando enormi danni ed altrettanto grande risentimento in quest’area.

    Non era facile consegnare la Malaysia, con annessi e connessi, nelle mani dei cinesi: gli americani e gli europei ce l’hanno fatta.

  13. massimo il said:

    Se avete avuto occasione di acquistare in supermercati di germania o Austria avrete notato che la quasi totalità dei biscotti e snack contengono, a differenza di qui, soltanto olio di palma. Nondimeno i prezzi all’estero sono sempre superiori ai nostri dove oramai tutti i produttori hanno sostituto il palma con girasole o oliva. Sicuramente ha ragione Dezzani per l’aspetto geopolitico ma fate pure il paragone di gusto fra un biscotto italiano e uno tedesco, i nostri sono decisamente migliori, e poi sia girasole che oliva hanno un impatto ambientale molto minore in relazione al trasporto dal luogo di origine. Ogni tanto anche gli yankee, credendo di fregarci, si danno la zappa nei piedi.

  14. ricky66 il said:

    volete una nutella da urlo, totalmente salubre e vitale?
    amalgamate insieme burro, nocciole sbriciolate, miele, polvere di cacao.alterate le proporzioni a vostro gradimento, tanto sono tutti ingredienti salubri, niente zucchero, farine, aromi, oli vegetali schifosi.

  15. fletcher il said:

    “una famelica pianta che cresce nelle esotiche e barbare zone equatoriali.”
    Bellissima….. 😀

  16. Guido il said:

    Mattarella:” Non ci sono i numeri per conferire l’incarico per formare un nuovo governo”.

    Si va avanti a oltranza con il “governo precedente” per gli affari correnti.

    Qualcuno l’aveva previsto.

  17. Omero il said:

    Sono solpreso! Non avrei mai pensato che anche sotto le campagne alimentari ci fosse la geopolitica.
    Ora, però le cose tornano. Vorrei ricordare che in Indonesia ci sono alcune tra le più grandi miniere di oro, questo si che fa gola a molti!

    Uscendo dal tema, posto qui un articolo molto interessante che riassume alcuni punti analizadi da Dezzani in una grande panoramica. Consiglio la lettura.
    http://www.stopeuro.news/nino-galloni-la-francia-alla-conquista-militare-e-strategica-dellitalia-2/

    Saluti

  18. Maurizio Destro Benini il said:

    La nutella è una schifezza . Non per l’ olio di palma ma per la quantità di zucchero che contiene. Ci sono prodotti biologici come la crema di nocciole senza zuccchero prodotta in Sicilia che sono infinitamente più sani.

    • Federico Dezzani il said:

      Destro Bernini… Ha colto il senso dell’articolo? Si parla di embarghi commerciali. Quella della Nutella era una battuta.

  19. Cesare il said:

    Senti una cosa Maurizio Destro Benini, quattro aziende sane, sono rimaste in piedi in Italia, una di queste è la Ferrero. La vogliamo smettere una buona volta di favorire la penetrazione straniera ( in tutti i sensi), calandoci pure le braghe? La nutella esiste da quando siamo bambini, eppure a quei tempi i casi di diabete di tipo 2, colesterolemia, trigliceridi alti, obesità, in età adolescenziale, erano più unici che rari. Vatti a vedere le statistiche attuali. Roba da mettersi le mani nei capelli. Se non ritroviamo l’orgoglio nazionale e non difendiamo quel che resta del nostro tessuto industriale migliore, tempo qualche anno e la Grecia ci manderà i viveri per Natale.

    • Fiorella Ciampa il said:

      Maurizio Destro Benini ha ragione non c’entra niente l’olio di palma ma per lo zucchero. Lo dico perché conosco gente che lavora nella ristorazione e proprio tempo fa di dicevano che appunto la nutella è piena di zucchero. E’ vero che esite da quando eravamo bambini,ma forse allora colesterolemia, trigliceridi ed obesità erano più unici che rari perchè i bambini potevano tranquillamente scendere in cortile dopo i compiti e giocare consumando così perecchie calorie, senza essere come oggi scarrozzati a destra e sinistra per frequentare le varie lezioni di inglese e quantaltro a cui li sottoponiamo. Inoltre la nutella non si mangaiva tutti i giorni ma ogni tanto perchè avevamo la fortuna che le nostre mamme ci sfornavano biscotti, crostate e ciambelloni casalinghi molto più salutari di altro, oppure ci preparavano dei bei panini con cibo meno lavorato di oggi. Con questo concordo che bisogna difendere i prodotti nazionali ma questi si difendono anche pungolando le aziende a fare attenzione a come li preparano.

  20. Roland il said:

    Donne e buoi dei paesi tuoi!

    Non faccio l’interpretazione di questo detto sapienziale popolano perché penso che l’ospite sia sufficientemente in grado di capirlo.

    Sennò pazienza…

  21. Mikahel il said:

    Devo dire non era difficile intuire che l’olio di palma fosse preso di mira per altri motivi, solo i soliti cojote che bazzicano da FB ad altri disSocial Network potevano accogliere questa campagna.
    Forse, anzi senza forse, sono proprio queste persone che non riflettono su nulla a portarci alla “grande fratelizzazione globale” e non i mazzoni.
    Comunque questa campagna sta a cuore ad i mazzoni, basta vedere come intervengono subito per creare scompiglio anche nel suo web, caro Dezzani.
    Mi ricorda tanto il caso ustica, basta citarlo anche su blog quasi inutili visitati da 4gatti che subito arrivano a imbarbarire il linguaggio e aggiungere inutili commenti.

  22. Facino C. il said:

    Dunque se l’Italia pretendesse di riacquistare la propria sovranità, in termini economici, tornado all’Italia pre-Andreatta-Ciappi i due delinquenti che ci hanno rovinato. Se inebriati da questa sovranità mandassimo l’avviso di sfratto alle più di 100 basi americane/nato e ci lanciassimo in una politica estera che sia consona ad i nostri interessi, commerciali ed umani, cioè: il contrario delle politiche attuali… temo che precipiterebbe l’intera flotta Alitalia e non solo in borsa… tutti i cibi italiani diverrebbero “cancerogeni” gl’italiani stessi sarebbero considerati mafiosi e portatori rognosi di chissà quali malattie.
    Prima o poi però qualche politico dovrà farlo, perchè a fare i vigliacchi come Berlusconi, oppure i servi come le sinistre, la nostra Italia morirà e peggio: ammazzeranno anche noi.
    PS
    La Nutella è la copia malfatta della torinesissima “crema Gianduia” ed i Krumiri sono di Casale Monferrato, un raro caso in cui Monferrato e Piemonte vanno d’accordo.

  23. Cicerone il said:

    Quello che auspica Facino è giusto; ritengo tuttavia che una tale decisione non andrebbe presa in forma isolata. Nel caso dell’Italia, almeno congiuntamente con la Spagna. D’altra parte uno degli scopi naturali della comunità europea, doveva essere proprio questo:” Scollegarci dall’abominevole dominio a stelle e strisce per passare a un qualcosa di meglio e non di peggio”. Il modello doveva essere, passatemi il neologismo, il social-capitalismo dell’Olanda, della Svezia, della Germania con una forte competitività economico-industriale e un welfare efficiente per tutti. Invece con la complicità di quattro politicanti bestie da soma, siamo passati a un capitalismo cinico venato di occultismo. Peggio ne abbiamo ?

  24. princeps il said:

    dottor dezzani, ho due domande da porle:

    ci spiega (magari in un suo articolo, o citando delle fonti) quello che si sa su come è organizzata e strutturata la massoneria internazionale (instrumentum regni dell’elite euroatlantica)

    si possono facilmente trovare delle similitudini tra il personaggio di papa francesco (chiaramente al soldo degli euroatlantici) e quello di michail gorbachev. è una coincidenza? possibile che il compagno michail fosse un burattino al soldo degli stessi poteri che hanno promosso il regime change nel vaticano?

  25. princeps il said:

    il crollo dell’urss è stato indotto dall’alto. le cose sono due: o gorbachev era un ingenuo idiota (impossibile) o era un traditore.

    • Angelo il said:

      Nessuna delle due cose: era soltanto un incapace assurto alla stanza dei bottoni senza averne le necessarie attitudini e mezzi. Naturalmente la sua incapacità è stata abilmente sfruttata dai nemici e ,in una situazioni di sistema ormai vicino al collasso, ha prodotto gli effetti noti. Se vuole una analogia storica pensi al segretario del Partito Fascista Starace di cui gli stessi alti esponenti del regime dicevano : quì giace Starace uomo incapace riposi in pace. Detto confermato anche dalle modalità con cui è morto.

  26. princeps il said:

    forse non voleva il crollo dell’urss ma di sicuro era colluso con l’alta finanza e le riforme sono scappate di mano

  27. Arlo il said:

    Probabilmente una spiegazione plausibile all'”incidente” dei 2 voli della malaysia airlines, ma forse non l’unica.

  28. Dantes il said:

    L’olio di palma è in assoluto l’olio migliore per la frittura, di patate in particolare. L’attività cancerogena è vero, esiste, ma quella dei suoi detrattori! Questi bastardi, per le vere ragioni addotte da Dezzani, criminalizzano l’olio di palma e tacciono, ad esempio, sui fiumi di chemioterapici che scorrono in tutto il mondo: quelli sì cancerogeni, oltre che mutageni e teratogeni.

  29. Tenerone Dolcissimo il said:

    Chissà se un giorno inizierà una campagna mediatica che affermi che la fica è cancerogena!
    In effetti, sarebbe un ottimo strumento per disincentivare le nascite e fare posto ai migranti di Soros.

  30. Hero of Sky il said:

    Abbiamo detto al Presidente che sentiamo tutta la responsabilità di essere la prima forza politica del paese, e di lavorare per assicurare il prima possibile una maggioranza ad un governo del cambiamento.

    Ribadiamo quanto detto nella campagna elettorale: con noi al governo l’Italia rimarrà alleata dell’#Occidente, nel #PattoAtlantico, nell’#UnioneEuropea e Monetaria. cit, Giggino di Maio. Sul serio chi ha votato i grulli crede ancora nella favoletta dei 5 Stelle rivoluzionari? Mah… Il bello è che non tentano nemmeno più di nascondere cosa sono

  31. Hero of Sky il said:

    Dezzani, posso chiederle perchè ha cancellato il suo ultimo tweet su Orlando? è semplice curiosità…

  32. Onestamente compro raramente prodotti industriali, con o senza olio di palma hanno comunque un sapore triste. Rimpiango i buoni vecchi biscotti al burro.

  33. massimo pivetta il said:

    ok tutto è possibile,pure che la nutella faccia bene,forse è veramente un gomblotto…ma mi spiegate perche ,in tutti i prodotti di forno che mi trovavo per le mani e parlo di prodotti salati,io che vivo tra gli ulivi ,mi devo ciucciare il caro olio di palma solo perche facilita lavorazioni industriali o perche costa meno di qualunque altra cosa nell’universo…i prodotti li pago io consumatore quindi complotto o meno,ho il diritto di sciegliere la mia alimentazione,la sua qualita e la sua zona di provenienza…chi non capisce questa priorita ,la liberta di scelta,secondo me il gomblotto ce l’ha ormai nella testa…il problema è che era in ogni prodotto….quello era il vero gomblotto,il complotto di chi sceglie per la nutrizioni i prodotti a prezzo piu basso e con il maggior manipolamento chimico industriale possibile….comunque mangiatevelo pure,a me basta che il complotto abbia permesso a me di avere liberta di scelta…è cambiata una dittatura alimentare….quindi per me w i complotti….

  34. Dr. Baal il said:

    Bravissimo Dezzani, come al solito !

    Vorrei solamente aggiungere una nota:” La stessa identica cosa, ( come per l’olio di palma), la stanno facendo sulla NOCE MOSCATA, anch’essa prodotta nelle stesse zone dell’olio di palma.

    Fra l’altro è interessante leggersi un pò di storia http://www.lepiantearomatiche.it/spezie-2/noce-moscata/ per comprenderne l’importanza economica e geopolitica come prodotto di export.

    Stranamente, tutti gli opinion leaders e i mass media main stream, di recente l’hanno incoronata come il prodotto più velenoso presente sul mercato. Ne basterebbero (secondo loro) 2-8 grammi, per spedire un uomo al camposanto http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/09/03/il-buco-nero-al-cern-e-la-noce-moscata/comment-page-1/

    Peccato non esista una sola pubblicazione scientifica che avalli questo delirio sulla NOCE MOSCATA, anzi, pare sia un prodotto usatissimo nella medicina ayurvedica, omeopatica e perfina in quella tradizionale. Un prodotto dai benefici incredibili.

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