Francia, il regime macronista alla prova della piazza

Non è trascorso neppure un anno dall’insediamento all’Eliseo di Emmanuel Macron e già si avvertono sinistri scricchiolii. Il “regime macronista”, espressione come le presidenze di Pompidou, Giscard e Mitterand, dell’alta finanza parigina, si è lanciato in una serie di riforme neoliberiste che consentano alla Francia rimanere “agganciata” alla Germania: il settore pubblico, colonna portante dell’economia transalpino, è finito nel mirino delle classiche politiche di svalutazione interna. L’immediata reazione dei sindacati, già scesi in piazza con l’imponente manifestazione del 22 marzo, lascia presagire una primavera bollente. Dalle indagini su Sarkozy al rigurgito del terrorismo, il regime macronista risponde con la stessa strategia già adottata da Hollande: distogliere l’attenzione dalle tensioni sociali con crisi alimentate ad hoc.

“Ça va très mal finir”

Con una certa lungimiranza, nell’ottobre 2017, Nicolas Sarkozy aveva già lanciato un monito al neo-inquilino dell’Eliseo: “Ça va très mal finir1. Finirà molto male, notava pessimista l’ex-presidente della Repubblica, perché Emmanuel Macron è sconnesso dal Paese, rappresenta soltanto l’élite del denaro, è sordo alle grida che si alzano dalla società in ebollizione. C’è rischio di una “éruption politique”. Ciò che Sarkò ignorava è che lui stesso sarebbe finito male, dato in pasto alla magistratura e all’opinione pubblica, proprio per distogliere le attenzioni dalle crescenti difficoltà che sta incontrando la presidenza Macron.

Appena conosciuto l’esito delle elezioni francesi, nel maggio dello scorso anno, avevamo anticipato l’evoluzione della presidenza di Macron, dall’alto dell’esperienza maturata in Italia: forti erano, infatti, le analogie tra la stella di “En Marche” e l’ex-presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi. Entrambi giovani, entrambi “rottamatori”, entrambi “modernizzatori”, entrambi dotati di un illimitato capitale politico appena entrati nella stanza dei bottoni: come Renzi l’aveva dilapidato in mille giorni, impiccandosi al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, così, dicevamo, sarebbe successo a Macron. Quanto sta accadendo in Francia sembra confermare le nostre previsioni.

È un regime, quello macronista, simile alle presidenze di Georges Pompidou e di Valéry Giscard d’Estaing (cui si deve la legge del 1973 che separò il Tesoro dalla Banca di Francia, con effetti simili a quelli prodotti in Italia con l’analogo provvedimento di Beniamino Andreatta) o al regno di François Mitterrand (cui si devono le grandi privatizzazioni di fine anni ‘80 ed il nulla osta alla nascita dell’euro): è il regime dell’alta finanza parigina, dei Rothschild, dei ricchi notabili cosmopoliti. Creato dal nulla pochi mesi prima delle elezioni, “En Marche” è studiato per subentrare ai socialisti di François Hollande, ormai esausto dopo cinque anni all’Eliseo: a colpi di scandali mediatico-giudiziari (l’eliminazione di Fraçois Fillon) e di demonizzazione degli avversari (la minaccia “nera” di Marine Le Pen), Macron è fortunosamente paracadutato ai vertici della Francia, perché portanti avanti “le riforme” di cui la Francia ha bisogno.

Sono le classiche ricette di svalutazioni interna, con cui la Francia deve smettere di “vivere al di sopra delle proprie possibilità” (si veda la voragine nella bilancia commerciale), cosicché possa rimanere agganciata alla Germania e all’euro-marco. È un compito titanico perché, come testimoniano i diversi andamenti del debito pubblico (esploso in Francia dopo l’introduzione dell’euro e oramai vicino al 100% del PIL, sotto il 70% in Germania e in calo da anni) e i diversi tassi di disoccupazione (9% contro 3,5%2) il motore franco-tedesco è sbiellato. Ciononostante, il giovane e ambizioso Macron si cimenta nell’impresa, prendendo ovviamente di mira la bestia più odiata dagli ambienti dell’alta finanza: lo Stato, che irradiandosi da Parigi all’ultimo dei dipartimenti, rappresenta l’orgoglio della Francia sin dai tempi di Luigi XIV. È lo Stato che con le partecipazioni statali consente di presidiare tutti settori strategici dell’economia, che consente alla Francia di avere il più alto tasso di fecondità d’Europa grazie ai generosi servizi elargiti alle famiglie, che garantisce opportunità di lavoro anche nelle zone più disagiate.

Contro questo “kombinat tecnico-burocratico che assorbe il 57% del pil, della ricchezza nazionale”3 (che “assorbe” e non “produce”, si noti), l’ex-banchiere della Rothschild & Cie promette di agire con sega e bisturi: 120.000 licenziati tra i dipendenti pubblici in cinque anni4, blocco degli stipendi, sospensione del turnover, lotta ai “regimi speciali” di cui godono una trentina di categorie di lavoratori pubblici. La lotta ai “privilegiati dello Stato”, in particolare, porta Macron in rotta di collisione con il potente sindacato dei ferrovieri, quei “cheminots” che possono vantare un regime previdenziale molto generoso (età pensionabile a 52 anni, contro i 62 delle altre categorie) e che garantiscano ogni anno lo spostamento di 1,4 miliardi di persone5. Attaccare il sindacato dei ferrovieri significa correre il rischio di paralizzare letteralmente la Francia, isolando Parigi dal resto del Paese e le comunicazioni dentro la stessa Ile-de-France.

Il 22 marzo, Macron affronta così la prima prova di piazza: dipendenti di ferrovie, scuole, ospedali e aeroporti incrociano le braccia. Si tratta peraltro soltanto di un “avvertimento”, perché lo sciopero dei ferrovieri si estenderà da inizio aprile a fine giugno, al ritmo di due giorni di sciopero ogni cinque. Si prospetta quindi una primavera bollente per il regime macronista, che guarda con terrore il saldarsi delle diverse proteste (SNCF, Air France, sanità, educazione pubblica, etc.): come nel caso di Hollande, la stagione degli scioperi rischia di affondare una presidenza già oggi compromessa, che raccoglie il giudizio negativo della maggioranza dei francesi (57% di insoddisfatti secondo un recente sondaggio6).

Dopo Macron, è però quasi impossibile che l’establishment francese riesca a trovare un candidato per frenare l’onda nazional-populista: il suo quinquennio è l’ultima occasione per attuare con successo quelle riforme indispensabili per tenere la Francia al passo con la Germania. Tutto deve essere fatto per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla manifestazioni di piazza e dalle montanti tensioni sociali: come la Francia ha eletto Macron in pieno “stato d’emergenza”, così è facile il Paese, man mano che il regime macronista incontra resistenza, precipiti di nuovo in quella condizione.

Il primo a essere immolato è stato Nicolas Sarkozy: il 20 marzo, due giorni prima del “giovedì nero” dei trasporti, la stampa annuncia che l’ex-presidente della Repubblica è in stato di fermo, sottoposto a interrogatorio per i finanziamenti illeciti ricevuti da Muammur Gheddafi per la campagna elettorale del 2007. Nonostante ci siano pochi dubbi sull’effettiva ricezione dei fondi e sulla bassezza morale di Sarkozy, mandante dell’omicidio del rais libico (ucciso da agenti francesi7), è ormai chiaro che “l’affare libico”, aperto dalla magistratura nel 2013, torna a galla quando è più comodo all’establishment: successe così nell’autunno 20178, alla vigilia delle primarie del centrodestra, e succede così nel marzo 2018. L’annuncio sulla messa sotto indagine dell’ex-presidente della Repubblica è dato alla vigilia dello sciopero del 22 marzo e consente, così, di calamitare l’attenzione dei media lontano dalla mobilitazione dei sindacati.

Più grave e sfacciato ancora è l’immediato rigurgito del terrorismo “islamico” che, dalla strage di Charlie Hebdo in avanti, ha accompagnato la declinante presidenza di Hollande sino a culminare con la mattanza del Bataclan e la proclamazione dello stato d’emergenza: non trascorrono neppure 24 ore dalla conclusione delle grandi manifestazioni sindacali che l’ISIS, “dormiente” per buona parte del 2017, torna a colpire la Francia. Un 26enne di origine marocchina, già noto ai servizi e schedato per radicalizzazione, ruba una macchina, ferendo il conducente e uccidendo un passeggero, colpisce alcuni agenti e si barrica in supermercato di Trebes, sud-est della Francia, dove uccide altre due persone prima di essere liquidato dalle teste di cuoio. Macron è avvisato della situazione davanti alla telecamere, quando si trova a fianco di Angela Merkel per la conferenza congiunta al termine del Consiglio Europeo9.

Si rifà viva anche la solita Rita Katz, che non si dice sorpresa perché, dopo la bonaccia del 2017, c’erano segnali di una ripresa di attività dell’ISIS: è sufficiente infatti che i servizi occidentali liberino qualche terrorista allevato ad hoc.

Se per l’Italia sono in serbo altri piani (un governo M5S, l’ultimo saccheggio dei risparmi pubblici e dei beni statali, l’uscita caotica dall’euro ed un possibile default), nel caso francese c’è, invece, la volontà di tenere Parigi agganciata a Berlino: ecco perché, man mano che il regime macronista procede con “le riforme”, affondando parallelamente negli indici di gradimento, è pressoché certo che si assista ad una nuova recrudescenza del terrorismo, distogliendo l’attenzione dell’opinione pubblica dalle tensioni sociali in rapido aumento. Allo scellerato Sarkozy si può rinfacciare tutto, ma bisogna riconoscergli di aver azzeccato almeno una previsione: “Ça va très mal finir”.

 

 

1http://www.lepoint.fr/politique/nicolas-sarkozy-a-propos-d-emmanuel-macron-ca-va-tres-mal-finir-22-10-2017-2166495_20.php

2https://www.destatis.de/Europa/EN/Topic/PopulationLabourSocial/LabourMarket/EULabourMarketCrisis.html

3https://www.huffingtonpost.it/giuseppe-corsentino/lultima-fatica-di-macron-la-riforma-dello-stato-che-divora-piu-della-meta-del-pil-francese_a_23353141/

4http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2017/06/30/20002-20170630ARTFIG00169-les-syndicats-de-fonctionnaires-protestent-a-coup-d-arguments-contestables.php

5http://www.arafer.fr/wp-content/uploads/2017/11/ARAFER_Bilan-annuel-marche-ferroviaire-voyageurs-2015-2016.pdf

6http://www.europe1.fr/politique/la-cote-de-popularite-demmanuel-macron-chute-encore-3602192

7http://www.corriere.it/esteri/12_settembre_29/gheddafi-morte-servizi-segreti-francesi-libia_155ed6f2-0a07-11e2-a442-48fbd27c0e44.shtml

8https://francais.rt.com/france/44723-fantome-general-kadhafi-revient-hanter-nicolas-sarkozy

9https://www.agensir.it/quotidiano/2018/3/23/consiglio-europeo-merkel-e-macron-conferenza-stampa-congiunta-le-parole-del-premier-italiano-gentiloni/

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51 commenti su “Francia, il regime macronista alla prova della piazza

  1. Cipollotto il said:

    Tranquilli gli amici francoeuropei, si rifaranno sugli italiani,tra bail in e pignoramenti immobiliari qua e la, le cagate a Macron gliele paghiano noi, a meno che non venga fuori un altro Enrico Mattei ma nutro fortissimi dubbi.
    Cordiali saluti

  2. princeps il said:

    che speranza c’è per una svolta sovranista in l’italia? siamo completamente succubi dell’elite euroatlantica, siamo pieni di basi militari nato e bombe atomiche degli americani, il processo di infiltrazione delle idee e dei valori liberali è estremamente avanzato, siamo in pieno tracollo demografico e stiamo venendo rapidamente sostituiti dagli euronegri.
    ancora un po’ d’anni e potrebbe diventare conveniente trasferirci in russia…

    • So che non sara’ un commento molto popolare,ma sono sicuro che quel 30% di francesi che non hanno votato si staranno mangiando le mani; credo che con la Le Pen al governo le cose sarebbero andate in un altro modo.Le istanze popolari forse avrebbero avuto un’altra considerazione e forse non si sarebbe sdraiata supinamente ai diktat nato sul dossier russo.Cordialmente.

    • emanuele777 il said:

      Forse capiranno quanto sono stati furbi a temere il pericolo della destra

    • Chi si è fatto “fottere nel cervello” dalla “piece macron” è irrecuperabile e merita di “scomparire” e basta

  3. Willy Muenzenberg il said:

    Qui voulez-vous comme president?
    Poutine, 74%.

    A quel punto, visto che i sondages non cambiavano, fu deciso che le schede di Marine, oggetto di plebiscito, sarebbero state cambiate con quelle di un giovane e gia’ ampiamente detestato ministro dell’usura. Si provo’ a portarlo in giro, ma ovunque erano uova e torte in faccia.

    Cesare, pero’, e’ alle porte: presa tutta l’Afrique du Nord si prepara a prendere anche la Gallia: dai dante causa del Robespierre fatta tanto regina di usura e del pensiero antiumano, quanto fiera nello sdegnarlo: tres longue la liste di coloro che lo metteranno alla berlina. Fino a Celine, Omero dell’epoca che adesso Cesare viene a chiudere.

    Qui voulez-vous comme president?…

  4. Hero of Sky il said:

    Scusi, Dezzani, ma dalla sua precedente analisi il governo auspicato dalle elite non era quello grulli-PD? è disponibile a spiegarmi come mai abbia cambiato idea?

    • Torquemada il said:

      A me piace pensare che l’ormai seguitissimo blog di Dezzani http://federicodezzani.altervista.org/terzo-anno-blog/ abbia contribuito e contribuisca non poco a quella presa di coscienza nazionale, sempre più diffusa, non solo fra i cittadini ma anche in quella frangia sovranista dell’establishment nazionale, ignaro su molte cose, qui dette e descritte con dovizia di particolari.

      Il blog di Dezzani non è quindi, solo informazione, analisi e in parte pronostico, ma anche “presa di coscienza, consapevolezza” e quindi, cambiamento.

      Non sottovalutiamo mai il potere del web !

  5. Gianni Barbato il said:

    Ti consiglio di leggere il post di Dezzani I PIANI DELLA TRILATERALE E L’INCOGNITA DELLA MAGGIORANZA PARLAMENTARE
    Gianni Barbato
    il 7 marzo 2018 a 4:52 pm said:

    Federico Dezzani
    il 7 marzo 2018 a 6:51 pm said

    Gianni Barbato
    il 7 marzo 2018 a 11:51 pm said:

    Premesso che avevo cercato di impostare un discorso sull’utilità di una discussione di votare a queste politiche visto che molti del blog erano perplessi della sua utilità , ma sono stato stoppato al grido dezzaniano Leghisti andate a rompere i co…..ni su altri blog .
    Ma io ora voglio dire che Dezzani è uomo d’onore .
    Dezzani ha anche detto che il M5S ha spaccato il cdx quando invece si trattava di un banalissimo braccio di ferro per la leaderschip al suo interno .
    Ma Dezzani è uomo d’onore .
    Noi tutti siamo suoi debitori alle sue acute analisi , ma alcune volte ha il difetto di piegare i fatti alle sue teorie .
    Ma Dezzani è uomo d’onore .
    Ieri sera sono stato a smanettare per fare osservazioni su Salvini affinchè si sganciasse dalla trappola del Berlusca sulla candidatura di Romani al senato .
    Appena ho sentito che aveva dato indicazioni per votate la Bernini ho fatto un salto di gioia e ho comunicato agli amici domani ( cioè oggi 24/3/2018 ) la notizia
    Tranquilli ragazzi domani al Senato avremo Maria Elisabetta Alberti Casellati e alla camera Roberto Fico . Niente palla di vetro da parte mia Fico erano mesi che si sapeva , ma la Casellati anche circolava , specialmente su Dagospia .
    Cosa voglio dire con ciò ? Io non ho teorie precostituite a cui far aderire i fatti ma mi muovo secondo impercettibili situazioni frattali .
    Ma Dezzani è uomo d’onore

    • se per quello mi pare che Dezzani preveda anche un governo “troiko ” con dentro la lega.
      Io invece non credo che la lega parteciperà mai (come non ha mai partecipato) ad un governo anti-italiano ; e addirittura oggi comincio a sperare che, grazie alla lega , forse non avremo il previsto “governo troiko” .
      Ma qui saremo tutti “uomini d’onore” nel riconoscere dai fatti le regioni e i torti ( o almeno io lo sarò per primo).

    • Federico Dezzani il said:

      La pressione per M5S+Pd è evidente e costante. Nessun dubbio che si sarebbe realizzata con Obama-Clinton. Trump lo sposterà verso la Lega? E sarà un vantaggio?

    • Se non sarà posta in discussione “formale” l’ appartenenza dell’ italia all’ impero ( aka Nato) , l’ amministrazione Trump si limiterà solo ad ” osservare” la dinamica dell’ italia sotto l €urotallone. Quindi l’ unica cosa che potrebbe fare un governo “parapopulista” ( una qualche maggioranza che escluda il PD ) è la “via spagnola”.
      Purtroppo devo prendere atto che nella possibile ed auspicabile ” ribellione” all’ €urogabbia noi saremo soli ,datosi che i “furbi” spagnoli hanno già trattato con la germania a nostro danno.
      A nostra disgrazia 7 anni di servile €uropiddiotismo hanno già fatto un danno disastroso ( a cominciare dal bail-in ).

    • Gabriele il said:

      Le analisi di Dezzani per me sono oro colato. Eppure ogni tanto mi va di essere un pelino più ottimista.
      Dezzani coglie bene le intenzioni dei partecipanti.
      Pero’ a volte i coperchi fanno difetto.
      Gli USA stanno visibilmente vacillando, avranno la forza il tempo la voglia di seguire sino in fondo quello che succede in Italia. Una volta si’, assolutamente, ora non sarei così sicuro. Una volta i missili che sparavano andavano tutti impeccabilmente a bersaglio. Ora qualcuno glieli devia.
      Salvini, appena rieletto Putin, mentre la May starnazzava ed i gentiloni si adeguavano, si e’ felicitato immediatamente sia dal suo sito facebook, sia inviando una lettera a Putin.
      Qualcosa sta cambiando. Spero di non sbagliarmi io.

    • Mihai Podeanu il said:

      scusate ma approfitto del discorso “spagnolo” appena sotto (tanto, qua vediamo o Franza o Spagna…). Dal Messaggero: “La crisi della Catalogna costerà alla Spagna 29 miliardi in due anni. La crisi della Catalogna potrebbe costare al Pil spagnolo 29 miliardi di euro da qui al 2019, stando ai calcoli del Rapporto sulla stabilità finanziaria del Banco de España. Una cifra frutto di un mix di «effetti sulla fiducia, sulla percezione del rischio e delle condizioni dell’economia, oltre agli effetti sulle decisioni di investimento» con rischi concreti anche di far scattare una «stretta finanziaria». Il prodotto interno lordo della Catalogna oggi supera 210 miliardi e vale circa il 20% di quello dell’intera Spagna. Soltanto le società con sede in Catalogna elencate nell’Ibex (l’indice della Borsa di Madrid, comprendente i 35 titoli a maggiore capitalizzazione) valgono più di 90 miliardi [Amoruso]. Visto che dispettosi, gli eurocrati?

    • Rossignoli il said:

      Ws, quando dici “Se non sarà posta in discussione “formale” l’ appartenenza dell’ italia all’ impero ( aka Nato) , l’ amministrazione Trump si limiterà solo ad ” osservare” la dinamica dell’ italia sotto l €urotallone”, sei al corrente del fatto che il popolo italiano e i suoi servili rappresentanti siedono su 113 basi nato/usa e 70/90 testate nucleari a stelle e strisce ?

      http://www.kelebekler.com/occ/busa.htm

      Davvero mi chiedo: quando e come un paese, letteralmente sotto occupazione militare, come il nostro, potrà mai dirsi e soprattutto sentirsi, veramente libero ?

    • Angelo il said:

      Quali sono le dimensione di Hausdorff delle sue impercettibili situazioni frattali?

    • Gianni Barbato il said:

      Caro Angelo prendi la mia risposta come uno scherzo .
      Dato uno spazio politico X e tre sottoinsiemi politici A= Centro destra B= M5S C= PD
      La distanza di Hausdorff è una funzione d: F(X)
      Essa soddisfa le seguenti proprietà :
      1)se A = B segue che d ( A , B )= o Se ne deduce che i due partiti sono molto simili o con programmi molto in comune .
      2) d ( A, B ) < = d ( A ,C ) + d ( B , C ) ovvero se una parte del PD si allea con una parte del Centrodestra e la restante parte del PD si allea con il M5S questi avranno più chance della alleanza residua del Centrodestra+ M5S .

      Buona Vita

  6. Hero of Sky il said:

    Caro Dezzani, ho visto che ha appena rimosso il suo ultimo tweet, quello su Sciascia. Se non sono indiscreto, perchè?

  7. Mihai Podeanu il said:

    Sciascia e caso Moro.
    Fuochino?
    Buongiorno a tutti e buon lavoro Federico.

  8. Torquemada il said:

    Qualcuno di voi aveva sentito parlare di un asse europeo ROMA-PARIGI ?

    Italia e Francia fanno prove di avvicinamento, sulla falsariga del rapporto privilegiato già instaurato tra Francia e Germania e che grosso modo detta le linee guida dell’Unione Europea.

    A quanto pare, Gentiloni e Macron stavano “lavorando” a un Trattato del Quirinale per rafforzare cooperazione e coordinamento tra i due Paesi. Il trattato dovrebbe essere firmato entro il 2018.

    Ecco cosa prevede questo così detto “Trattato del Quirinale” https://www.panorama.it/news/esteri/trattato-quirinale-francia-italia/

    Ne parla anche il Prof. Romano Prodi in questo suo articolo http://www.romanoprodi.it/articoli/il-futuro-governo-protagonista-in-europa-o-rischiamo-la-regressione_14884.html

    Prodi incalza dicendo: ” I ricercatori, gli imprenditori, gli studenti dell’Erasmus, i consumatori e la grande maggioranza dei cittadini italiani si rendono conto che non vi è per noi un futuro fuori dall’Europa, e tutti perciò si aspettano un governo capace di comprendere e difendere i nostri interessi a Parigi, a Berlino e, soprattutto, a Bruxelles. Se vogliamo un’Europa migliore il futuro governo italiano deve esserne quindi protagonista attivo. Ogni altra scelta ci porta alla regressione e all’irrilevanza “.

    Mah…..

  9. Hero of Sky il said:

    Caro Dezzani, anche se la Lega è infiltrata da sionisti (superfluo citare Giorgetti in merito) non è comunque meglio del PD? E concretamente credo che un’alleanza grulli-Lega sia impossibile. Anche se sono entrambi espressioni dell’estabilishment (anche se secondo me Bagnai e Borghi sono genuinamente euroscettici…) sono troppo diversi per poter stare assieme… Lei che ne pensa?

  10. Keith Richards il said:

    Governo Salvini Di Maio con la benedizione di Trump per terremotare i criminali di Bruxelles.Salvini e Di Maio hanno la copertura Usa per attaccare Germania e Bruxelles.Gli interessi sono comuni.

  11. Augusto il said:

    Ragazzi, scusate l’ OT ma a proposito delle ultime elezioni nazionali dello scorso 4 marzo, se a qualcuno venisse in mente la malsana idea di chiedere un riconteggio o una verifica o un controllo delle schede elettorali, vi informo che non sarà più possibile.

    Tutte le schede elettorali sono andate in fumo, bruciate https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/24/bari-incendio-negli-uffici-del-giudice-di-pace-a-fuoco-schede-elettorali-del-4-marzo-investigatori-e-doloso/4248753/

    Incendio doloso ovviamente ! 😉

    • Mihai Podeanu il said:

      toccherà farsene una ragione.
      come per l’archivio Fanfani.
      come per l’archivio Schicchi.
      e son già 3 ragioni che ci è toccato farci…
      DNFTT: IST

  12. Torquemada il said:

    Il buon Dezzani ha già twittato (giustamente) in proposito.

    Ad ogni modo informo il blog che l’Italia si accoda alla Gran Bretagna e espelle due diplomatici russi https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/26/ex-spia-russa-avvelenata-effetto-domino-europa-e-stati-uniti-espulse-decine-di-diplomatici-russi-due-italia/4252478/

    * Mi piacerebbe tanto, tantissimo sapere CHI HA DATO L’ORDINE ! Se qualcuno lo sa, per favore, scriva nome e cognome sul blog.

    • Mihai Podeanu il said:

      ma avrete mica dimenticato che abbiamo votato (?) un Governo “forza Hillary” che è ancora in carica per gli affari correnti?…

    • Cesare il said:

      Personalmente ritengo che quello che abbiamo passato, come popolo e come paese, dopo la destituzione di Berlusconi e quindi da Monti in avanti fino a Gentiloni, non debba accadere più. Credo che gli intellettuali onesti, sovranisti, patriottici e etici d’Italia, abbiano il dovere di unirsi al fine di scrivere un protocollo giuridico, affinchè questa cosa non si ripresenti MAI PIU’. Servono leggi importanti. Servono Giudici e Magistrati sovranisti allo stremo. Servono generali dell’esercito tosti. Insomma, l’avrete capito, serve in definitiva un altro establishment. Trump, aiutaci tu !

    • Gianni Barbato il said:

      L’espulsione dei due diplomatici russi può essere fatta solo dalla
      Farnesina Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale il cui Ministro ancora in carica è Angelino Alfano
      ” A seguito delle conclusioni adottate dal Consiglio Europeo del 22 e 23 marzo scorso, in segno di solidarietà con il Regno Unito e in coordinamento con partner europei e alleati NATO, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha notificato oggi la decisione di espellere dal territorio italiano entro una settimana due funzionari dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma accreditati in lista diplomatica.26/03/2018 ”
      Questo è il comunicato ufficiale
      Dal 13 dicembre 2016 è Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale del Governo Gentiloni –Angelino Alfano
      È l’articolo 61 della Costituzione a stabilire che fino a quando non saranno riunite le nuove Camere i poteri di quelle precedenti sono prorogate, tuttavia il Governo dovrà limitarsi allo svolgimento delle attività di “ordinaria amministrazione”.
      I Governi che si sono susseguiti negli scorsi anni hanno interpretato in maniera differente il concetto di “ordinaria amministrazione”:

  13. Hero of Sky il said:

    Ha in cantiere un samizdat su Marx, Dezzani? A giudicare dai suoi tweet passati, credo di sì

  14. Enrico il said:

    Dott. Dezzani, venerdì scorso lei twittava: “…Chi ha ancora 2 soldi, li metta al riparo.”
    E come…?
    Oro? Preziosi? Valuta estera? Cosa si salverà?

    • Valdo il said:

      Immagino i beni immobili ( case e terreni). Sia che si arrivi a uno scontro diretto fra il blocco euro-atlantico e quello euro-asiatico con la Russia in testa e sia che l’Italia esca dall’euro, l’unico asset che potrebbe reggere l’onda d’urto sono appunto case e terreni.

    • Cinà il said:

      In caso di scontro diretto fra il blocco euro-atlantico e quello euro-asiatico con la Russia in testa, probabilmente si arriverà all’uso di ordigni nucleari, quindi, caro amico, l’unico asset che può reggere è quello di lunghe e sentite preghiere, nella speranza che “dall’altra parte” troveremo qualcuno meno folle di quelli di qua!

  15. ANGELO il said:

    Totalmente d’accordo con Cina’. Infatti nelle rivelazioni di Fatima che preannunciano tali catastrofi la Madonna suggerisce di pregare.

  16. Enrico il said:

    Senza voler scomodare scenari di apocalisse nucleare… nel caso di crisi sistemica da bolla finanziaria (o da guerra convenzionale) e susseguente dissoluzione dell’euro (o anche di semplice uscita/espulsione dell’Italia dall’Euro), gli immobili sarebbero valutati nella nuova moneta italiana, che secondo tutti gli esperti sarebbe svalutata del 30% rispetto all’Euro. Senza contare un assai probabile crollo del mercato immobiliare, che è un settore ciclico. Certo uno un po’ di capitale lo salverebbe comunque ma vedrebbe una perdita dell’investimento magari anche vicina al 50%. Non mi sembra una grande prospettiva…
    Altre idee?

    • Gabriele il said:

      nel caso non veniamo inceneriti, potrebbe essere utile qualche nozione di economia in vista dell’uscita dall’euro : http://goofynomics.blogspot.it/p/blog-page_18.html
      comunque comprare oro, come fanno russia e cina, potrebbe servire, il problema e’ dove conservarlo? in una pentola sotto terra?….
      ma anche un orticello per coltivare due patate e crescere qualche coniglietto potrebbe essere pratico

    • Valdo il said:

      Enrico alla fine del 1936, dopo la guerra d’Etiopia, arrivò in Italia, la prima vera svalutazione della lira, che favorì la ripresa economica e il riequilibrio dei conti con l’estero. Durante la seconda guerra mondiale, purtroppo, con lo sbarco in Sicilia degli alleati (favoriti dalla masso-mafia italiota) nel luglio del 1943 venne introdotta in Italia l’AM-Lira che indusse una svalutazione della currency interna e così la lira si svalutò a un trentesimo del suo valore prebellico. In quegli anni i ricchi in capitale divennero, improvvisamente poveri e i poveri contadini che avevano terre, case, fattorie e mandrie di bestiame, divennero ricchi.

      Temo accadrà lo stesso, con una guerra in Europa.

    • Enrico il said:

      D’accordo, ma allora non parliamo più di “mettere due soldi al riparo” come suggeriva Dezzani ma di economia di sussistenza, ed avrebbe ragione Gabriele quando parla di orto…
      Peccato che Dezzani non ci dica la sua.

    • Marco il said:

      Nessun paese al mondo dovrebbe essere costretto a subire una colonizzazione così lunga. Sono trascorsi 75 anni ormai da quando abbiamo perso la guerra e ancora abbiamo oltre cento basi nato/usa sul nostro territorio, la nostra politica è palesemente asservita e diretta dagli stati vincitori e ci tocca pure vedere i “traditori della patria” che fanno conferenze lautamente pagate, si auto-incensano con l’appellativo di italiani, quando non soltro che traditori della patria. Quando finirà questa storia ? Quando torneremo, davvero a essere un paese libero ? Non sarebbe stato meglio che ci avessero annessi ? Almeno noi, nuove generazioni, nascevamo direttamente inglesi o americani o francesi e non sentivamo il peso di essere una colonia occupata.

      La domanda che vorrei però porre al blog e a Dezzani:

      Perchè alla Germania, che pure ha perso la guerra come noi è toccato un destino e un trattamento diverso da parte degli alleati ?

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