Todo modo: genesi del film che “anticipò” l’assassinio di Aldo Moro

Quarant’anni fa si consumava il delitto cardine dell’Italia repubblicana: il rapimento del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, e la sua esecuzione da parte delle Brigate Rosse. Con la morte di Moro fu definitivamente stroncato il disegno di portare il PCI al governo, il “compromesso storico” che Moro aveva meticolosamente intessuto e che nel marzo del 1978 era sul punto di concretizzarsi. L’ipotesi di un governo DC-PCI era da scongiurare ad ogni costo, non soltanto perché avrebbe messo in forse la permanenza dell’Italia della NATO ma anche, e forse sopratutto, perché avrebbe rafforzato il suo ruolo nel quadrante mediterraneo, ponendo su basi più solide la politica estera di Moro. Contro questa eventualità si scagliò, nel corso degli anni ‘70, il mondo culturale liberal e anglofilo: con “Todo Modo”, uscito nelle sale in vista delle elezioni del 1976, si inscenò persino l’esecuzione del presidente della DC.

Il compromesso storico ucciso al cinema

Perseguire l’interesse nazionale è, per qualsiasi classe dirigente, un’impresa storicamente difficile: significava e tuttora significa, il più delle volte, schierarsi contro quei poteri anglofoni e finanziari che controllano l’Occidente. Fu un impresa ardua e complessa per la Francia del generale De Gaulle, che pure poteva vantarsi di figurare (formalmente) tra le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale ed era dotata di una robusta ossatura militare-burocratica. Fu un’impresa ancora più difficile per l’Italia, uscita sconfitta dalla guerra: eppure, grazie alla tenacia, all’inventiva e all’intraprendenza dei uomini, il nostro Paese riuscì tra, gli anni ‘50 e la fine degli anni ‘80, a riconquistare una potenza economica e una proiezione internazionale impensabili nell’immediato dopoguerra. È la fase interrotta nel 1992 con Tangentopoli, fase cui subentra il lungo periodo di decadenza che sta toccando lo zenit in questi ultimi anni.

Enrico Mattei, Ezio Vanoni, Amintore Fanfani furono gli artefici del primo decollo dell’Italia, basato sulla sostanziale continuazione (benché fossero formalmente abiurate) delle politiche fasciste: intervento dello Stato nell’economia, focus sul Mediterraneo, filo-arabismo. Non aveva poi così torto Pier Paolo Pasolini nel definire il “regime democristiano come la pura e semplice continuazione del regime fascista”: suo torto, al massimo, era di non accorgersi che quel regime così denigrato stava riducendo, anno dopo anno, il divario tra l’Italia e le altre potenze europee. Era “il circuito perverso DC-aziende di Stato-governo” contro cui si scagliavano, quasi contemporaneamente, i liberals di Eugenio Scalfari.

Una figura chiave della rinascita italiana fu anche Aldo Moro, sebbene il suo attivismo in politica estera sia stato a lungo misconosciuto, prima perché argomento “riservato” e poi perché elemento chiave per decifrarne l’omicidio: soltanto negli ultimi anni, qui e là (si pensi ai lavori di Giovanni Fasanella), si comincia a parlare dell’Aldo Moro “geopolitico”, del democristiano che aveva una chiara visione dell’Italia nel bacino mediterraneo. Aldo Moro, infatti, era noto ai più “per parlare a lungo senza dire nulla”, per lo sguardo eternamente spento e annoiato, per l’aspetto esangue al limite del malato. Pochi coglievano che dietro all’impassibilità di Moro, ai suoi discorsi indecifrabili, all’assenza di emozioni, si nascondesse un’esigenza: mantenere l’assoluto riserbo, alzando un muro invalicabile tra sé ed il mondo, ostile, che lo circondava. Fare, ma nascondere quel fare in un labirinto inestricabile di parole.

Perché Aldo Moro, definito in una nota del Dipartimento di Stato del 1964 come “uno dei più intelligenti e abili politici che sono apparsi sulla scena italiana dopo la morte di De Gasperi”, faceva. Eccome se faceva.

Durante la sua permanenza alla Farnesina (1969-l974), si consuma il golpe con cui il colonnello Muammur Gheddafi detronizza il filo-britannico re Idris (settembre 1969), si svolge il colpo di Stato con cui l’ex-carabiniere Siad Barre sale ai vertici della Somalia (ottobre 1969), si sventa il piano anglo-francese “Hilton Assignment” per rovesciare Gheddafi (1971), si fornisce aiuto al premier maltese Dom Mintoff nel suo burrascoso divorzio del Regno Unito (1971). È lo stesso Moro che comprende appieno l’importanza dei servizi segreti (è nota la sua vicinanza al direttore del SID, il generale Vito Miceli, e allo 007 italiano più famoso del Levante, il colonnello Stefano Giovannone), che afferra il nesso imprescindibile tra politica estera e industria degli armamenti1, che è tanto filo-palestinese quanto insofferente alle ingerenze angloamericane. Cavalcando il “terzomondismo” già tracciato da Enrico Mattei, Aldo Moro proietta così l’influenza italiana non soltanto sul Mediterraneo, ma sul Medio Oriente allargato.

La progressiva erosione alle urne del centro-sinistra e l’ostilità di molti esponenti della DC ad un terzomondismo dall’inconfondibile sapore anti-atlantico (si pensi al filobritannico Francesco Cossiga, al filoamericano Paolo Emilio Taviani, al “destrorso” Giulio Andreotti), convince Aldo Moro che l’ingresso del PCI al governo sia inevitabile: non soltanto, infatti, si annullerebbe un’anomalia tutta italiana che impedisce al secondo partito di accedere al governo, ma allargando a sinistra la compagine di governo, si regalerebbe all’Italia una stabilità tale da affrancarsi definitivamente dal giogo angloamericano e da condurre una politica mediterranea in piena autonomia. Affondare il “compresso storico” non significa, visto da Londra e Washington, soltanto mantenere l’Italia nell’orbita atlantica, ma anche ribadire la sua subalternità alle potenze uscite vincitrici dall’ultima guerra.

Se il “compromesso storico” è il fattore per stabilizzare l’Italia e rafforzare il suo peso geopolitico, le cancellerie straniere non possono che rispondere con una destabilizzazione violenta dell’Italia: le bombe, il terrorismo, le gambizzazioni, quelle “stragi di Stato” che si avvalgono di complicità italiane ma hanno sempre regia straniera.

Si comincia con la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, in risposta all’attivismo “libico e somalo” di Aldo Moro e ai primi progetti di un ingresso del PCI nella compagine di governo, e si termina il 16 marzo 1978, con la strage di Via Fani ed il rapimento dello stesso Aldo Moro. Già, perché se il presidente della DC non fosse stato giustiziato dopo 55 giorni di prigionia, avrebbe quasi certamente vinto l’imminente corsa per il Quirinale (dopo averla mancata per un soffio nel 1971) e, sedendo al Colle, avrebbe finalmente condotto in porto il suo ambizioso piano: un governo esteso anche al PCI di Enrico Berlinguer. Tra questi due estremi, 1969 e 1978, si assiste ad un’escalation di terrorismo che si intensifica quando il “compromesso storico” sembra concretizzarsi e si raffredda quando sembra allontanarsi: i due anni precedenti al rapimento di Moro, il 1976 ed il 1977, quando l’ingresso del PCI nel governo è ormai nell’aria, sono i più terribili.

Si è scritto molto degli “anni di piombo”, delle responsabilità dei servizi nelle stragi, della connivenza del SISMI nel rapimento dello stesso Moro, delle pressioni atlantiche esercite sul governo italiano (e sul Vaticano) perché nessuna trattativa fosse intavolata con i brigatisti e Moro fosse, di conseguenza, giustiziato: è un Moro, quello detenuto nella “prigione del popolo”, che prende progressivamente coscienza di essere stato tradito e abbandonato da tutti e, perciò, dà precise disposizioni perché ai suoi funerali partecipino esclusivamente i famigliari. Il rito funebre nella basilica di San Giovanni in Laterano, presieduto da Paolo VI e presenziato da tutto il mondo politico, sarà infatti disertato dalla moglie e dai figli del defunto Moro.

Un aspetto secondario, forse un po’ effimero, ma sicuramente interessante è, invece, l’assassinio “culturale” del compromesso storico e della DC impersonificata da Aldo Moro. La temutissima convergenza tra DC e PCI non doveva essere soltanto stroncata con le pressioni politiche, le intimidazioni e persino il terrorismo, ma doveva essere demolita anche a livello di intellighenzia e di opinione pubblica: i “liberals” dell’Espresso e della Repubblica (fondata nel 1976), gli anglofili riuniti attorno a Eugenio Scalfari, furono tra i più severi detrattori di Aldo Moro e del suo “compromesso storico” e per affermarsi dovettero sgomitare in un mondo culturale ancora dominato dal PCI.

Ma la carta stampata è, si sa, un bene di lusso; il piccolo schermo, poi, era in quegli anni monopolio della RAI, lottizzata da democristiani e comunisti. Restava il grande schermo, una delle armi psicologiche preferite dagli angloamericani: demolire il “compromesso storico” al cinema, ecco cosa bisognava fare. Anzi, meglio ancora: inscenare in anteprima un’esecuzione di Aldo Moro sul grande schermo. Chissà che l’ex-ministro degli Esteri, vedendo il film, non si fosse ravveduto…

L’assassinio di Moro è consumato cinematograficamente due anni prima che il cadavere del presidente della DC sia ritrovato in Via Caetani, nel bagaglio della Renault 4 (probabilmente non distante dal luogo in cui Moro era stato tenuto prigioniero, come evidenziato nel libro “La storia di Igor Markevic: Il direttore d’orchestra nel caso Moro”). L’esecuzione di Moro (cinque colpi di pistola alla schiena, anziché la decina in pieno petto sparati dalla Skorpion usata nella realtà) appare nelle sale nella primavera del 1976, in vista delle imminenti elezioni politiche: è la scena saliente di “Todo Modo”, tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, diretto da Elio Petri, prodotto da Daniele Senatore e dalla Warner Brothers, interpretato da Gian Maria Volonté.

È una pellicola piuttosto rara, che merita però di essere cercata e vista perché rappresenta il punto più alto della campagna mediatico-culturale contro Aldo Moro ed il compromesso storico. Tutto di questo film merita di essere analizzato, partendo, ovviamente, dal testo di Leonardo Sciascia.

Lo scrittore di Racalmuto (1921-1989) è una personalità complessa, senza dubbio più profonda di Eugenio Scalfari e dei “liberals” che ruotano attorno a Il Mondo, l’Espresso e la Repubblica: ciò non toglie che anche Sciascia abbia abbracciato, forse in buona fede, gli stessi ideali cari a quei circoli anglofili (e massonici). Non è certo casuale se l’opera omnia di Sciascia sia attualmente pubblicata da una casa editrice “esoterica” come Adelphi. L’opposizione al compromesso storico, la tesi che l’assassinio Moro sia “una strage di Stato” tutta interna all’Italia (“L’Affaire Moro”,  edito nel 1978), l’ingresso nel Partito Radicale, l’avversione al generale Dalla Chiesa e al magistrato Borsellino, il sostegno alle battaglie di Amnesty International, compongono l’identikit di un intellettuale che gravita nell’orbita liberal-anglofila. In particolare, intraprendo un percorso che lo allontanerà dal PCI sino alla rottura definitiva (1977), Sciascia si schiera apertamente contro la convergenza PCI-DC, da lui presentata come una sorta di corruzione del Partito Comunista: opporsi alla degenerata Democrazia Cristiana è la funzione di Botteghe Oscure, non unirsi a lei. Posizioni, ovviamente, gradite a Londra e Washington e che lasciano interdetti i comunisti.

Nel corso degli anni ‘70, quando l’ipotesi di un PCI “governativo” cresce e matura, Sciascia pubblica due romanzi che suonano come una severa condanna al compromesso storico: Il contesto” (1971) e, appunto,Todo Modo” (1974). Nel primo lavoro, un giallo sui generis, il Partito Comunista è presentato così organico al potere da insabbiare persino, per ragioni di Stato, la verità sull’omicidio del proprio segretario. Nel secondo libro, il protagonista, un pittore disilluso e agnostico, soggiorna nel misterioso eremo Zafer, dove il luciferino padre Gaetano ospita cardinali, ministri e boiardi di Stato per gli annuali esercizi spirituali: due indecifrabili omicidi culminano con l’assassinio dello stesso don Gaetano per mano del pittore, che compie così una sorta di redenzione. Il “giallo” è un durissimo attacco alla Democrazia Cristiana, dipinta come un nido di serpi, un informe ammasso di ladri e bigotti, devoti soltanto al potere e all’arricchimento personale. Il pittore-protagonista sogna “di vederli tutti annaspare dentro una frana di cibi in decomposizione”: è lo stesso sogno che coltivano gli ambienti anglofili e liberal, sogno poi avveratosi nei primi anni ‘90 con la stagione di Tangentopoli eterodiretta da Washington e Londra.

Passa qualche anno e, in vista delle elezioni del giugno 1976 (dove il PCI raggiunge il massimo storico, toccando il 34% dei consensi), crescono i timori che il compromesso storico si inveri: insediatosi il nuovo Parlamento, formato un governo con l’appoggio esterno dei comunisti, eletto Aldo Moro al Quirinale, il PCI potrà finalmente entrare a pieno titolo nella compagine governativa, dando all’Italia una stabilità (ed un peso geopolitico) senza precedenti. La macchina propagandistica si mette perciò prepotentemente in moto: i due romanzi di Sciascia sono un’ottima base per produrre altrettanti film, destinanti al grande pubblico, per denigrare il PCI, la DC ed il temutissimo compromesso storico.

Il contesto” è riproposto abbastanza fedelmente nel film “Cadaveri Eccellenti” diretto da Francesco Rosi e uscito nella sale nel novembre 1976: la frase di chiusura, “la verità non è sempre rivoluzionaria”, è fedele allo spirito del libro e, messa in bocca ad un dirigente comunista, tratteggia un PCI totalmente succube degli intrighi e delle logiche di potere.

Todo modo” esce nella sale nell’aprile del 1976, nonostante alcuni dirigenti della DC facciano pressione sulla Warner Brothers, attraverso Dino Laurentiis, per bloccarne o, perlomeno ritardarne, l’uscita. La trama subisce però profondi e significativi cambiamenti, per adattare il film alla precisa situazione politica del 1976: scompare il pittore-protagonista ed appare una misteriosa epidemia di peste che affligge il mondo esterno (una probabile allusione al terrorismo dilagante), permane la figura di don Gaetano (interpretato da Marcello Mastroianni) e sopratutto compare la figura di Aldo Moro, interpretato da Gian Maria Volonté. La scia degli omicidi consumati nell’eremo si allunga e culmina con la plateale e brutale esecuzione di Aldo Moro: inginocchiato a terra, piagnucolante, Moro è giustiziato dal suo autista con una raffica di colpi alla schiena. Due anni prima dell’effettiva esecuzione nella “prigione del popolo”, Aldo Moro muore così sul grande schermo: taluni la definiscono una “profezia”, ma fu piuttosto un avvertimento mafioso.

Regista del film è Elio Petri, divenuto celebre nel 1970 con “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, una corrosiva rappresentazione delle forze dell’ordine, rozze e prevaricatrici, che si colloca nell’incandescente clima di Piazza Fontana e dell’omicidio Pinelli. I produttori di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” furono Marina Cicogna e Daniele Senatore. La prima, all’anagrafe Marina Cicogna Mozzoni Volpi di Misurata, è la titolare della casa Euro International Film, nonché nipote di Giuseppe Volpi, Conte di Misurata: è la rampolla di una ricca e potente famiglia, da sempre legata all’Inghilterra per ragioni economiche e di obbedienza massonica. Il secondo, Daniele Senatore, è anche il produttore, assieme alla Warner Brothers, di “Todo Modo”: fondatore della “Vera Film”, con cui produce insieme alla Universal Pictures e alla Vic Films di Londra, la prima coproduzione anglo-italiana (In search of Gregory)2, produttore di una lunga serie di film di denuncia sociale (“La classe operaia va in paradiso”, “Mimì metallurgico”, etc.) lascia l’Italia dopo l’uscita di “Todo Modo” per vivere tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Tornerà in Italia nei primi anni ‘90, assumendo la carica di consulente di Telecom per le tecnologie avanzate.

Un film, “Todo Modo”, concepito, scritto e prodotto dagli ambienti liberal e anglofoni: gli stessi che, a distanza di due anni dall’uscita dal film, diressero poi l’effettivo rapimento di Aldo Moro e ne decretarono la morte, seppellendo insieme al suo corpo il compromesso storico e la nascita di una nuova Italia, poggiante su basi più forti e stabili. Vedendo la pellicola, Aldo Moro avrà senza dubbio colto il messaggio, neppure troppo subliminale, inviatogli dagli angloamericani: andò comunque avanti, non pensando forse che tutti lo avrebbero tradito.

1http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/moro-anniversario/moro-libia/moro-libia.html

2http://www.ragdoll.it/dsenator/daniele.htm

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74 commenti su “Todo modo: genesi del film che “anticipò” l’assassinio di Aldo Moro

  1. adamenzo il said:

    ho vissuto in quegli anni la mia giovinezza e il mio impegno politico.
    il contesto culturale (la propaganda) era tale che la DC, e i suoi esponenti, non potesse essere salvata da una condanna senza appello per aver occupato lo stato in ogni suo settore attraverso ogni partita di corruzione e di arroganza.
    l’analisi di Dezzani è senza dubbio corretta e convincente. essa nasce ex post, a bocce ferme, è squisitamente storica.
    ma mi chiedo quali opinioni avrebbe maturato se all’epoca avesse vissuto i suoi vent’anni, come i moltissimi giovani di allora.

    • Ismaele il said:

      … a vent’anni si è stupidi davvero,
      quante balle si ha in testa a quell’età …
      (F. Guccini, Eskimo)

    • ginko il said:

      Anche io devo ammettere che non avevo una grande opinione di Moro, all’epoca. I giornali di destra gli tiravano contro, come con tutti i democristiani. Ne abbiamo fatti di sbagli di valutazione, ma almeno lo riconosciamo. Volevo solo aggiungere che era cosciente e come dei pericoli che correva; se non sbaglio in precedenza sfuggi’ all’attentato al treno italicus (chiaramente organizzato contro di lui) perche’ all’ultimo momento un suo funzionario lo richiamo’, e perse quel treno.

  2. Willy Muenzenberg il said:

    Non una rivista, non una casa editrice, non professore universitario capace e creativo che avesse come riferimento vero questa dottrina sociale della Chiesa cattolica scritta in 7 giorni riuniti a Camaldoli proprio mentre Benito veniva fatto arrestare dal vostro ridicolo monarca. Era qui, dove lavoravamo noi con il Trust: nel fare nostri tutti gli intellettuali, che i grandi Moro e Fanfani posero le basi della loro sconfitta: la cultura italiana asservita al badrone che già Gramsci, che li aveva visti retribuire, definiva di ‘scrittori salariati’. E infatti tutti i figli dei politici e dei manager pubblici democratici cristiani divennero parte attiva della ‘contestazione’ interamente gestita da Zurigo. Se avessero trovato guide salde come i loro padri, avrebbero raccontato ed illustrato al mondo il caso di un Paese socialista e flessibile che dava spazio anche alle piccole imprese: esattamente come fanno oggi il Catai e la Persia guidate da Roma. Le guide salde erano state i vescovi? Ecco dunque il finto Papà buono: un vescovo finto in ogni diocesi, partendo dall’Italia, e un finto Concilio. Secondo profezia. Che poi Roma e la Chiesa risorgessero lì dove lavorammo noi con Ulianov e tutti gli altri, questa è la storia di cui Tacito I e Tacito II magni sempre compresero le forze che la agiscono.

  3. Massimo il said:

    Da sempre l’industria cinematografica, contigua a certi ambienti, finanziata da chi pretende di formare un “pensiero” comune, suggerisce e precunfigura un futuro implausibile per renderlo plausibile e accettabile (basti pensare all’11 settembre).

    E’ un’analisi che traccia il contesto storico in cui fu ucciso Moro ma che trascura la causa principale della sua esecuzione, a parte l’originale richiamo cinematografico, si tratta di argomenti triti e ritriti, ripetuti all’infinito, sia dalla disinformazione mascherata che da quella ufficiale.

    Piazza Fontana è solo terrore insensato? Davanti a quali banche furono messe le bombe, tra le quali una inspiegabilmente inesplosa? Se si vuole ricostruire l’omicidio di Moro senza tenere conto della sua politica economica e soprattutto monetaria, si commette un grossolano errore, se la storia ci insegna qualcosa (Lincoln – Kennedy – Moro) è che chi ha provato ad alleggerire, anche solo marginalmente, la quota di debito che lo Stato si deve accollare a forza, è stato giustiziato in pubblica piazza, mai privatamente o nel suo letto, perché questo serva da monito per i posteri.

    Il resto va bene per i fan di Andrea Purgatori ma, purtroppo, non ci dice chi è il vero mandante che ha fatto premere quei grilletti, quello che è certo è che la lezione (chi tocca la moneta muore) arrivò molto chiaramente agli alti piani del ministero del Tesoro dell’epoca che recepirono e si adeguarono immediatamente

    • Federico Dezzani il said:

      E’ una caratteristica delle menti limitate intendere una parte per il tutto.

  4. Pier Luigi Foschi il said:

    Può essere, ma il partito comunista era legato a doppio filo con l’Urss. All’epoca non c’era il signor Putin, c’era l’enorme e aggressiva Urss che spediva i suoi carri armati a Budapest e a Praga, intimidiva con i suoi missili l’Europa e invadeva l’Afghanistan.

    • ragionamenti in chiave russofoba oggi aggiornati all’era dello Zar Vladimir che “invade l’Ucraina”, “avvelena l’ex spia in Inghilterra”, “bombarda la Siria” ecc. ecc.

  5. bellissimo! Antonino Arconte dice che Gheddafi era un nemico dell’Italia ma io tendo invece a confermare il fatto che, essendo stato insediato dagli Italiani…
    Cosa manca? Il bicchiere d’acqua che ha chiuso l’esperienza terrena di Enrico Berlinguer! E’ evidente che dava fastidio, soprattutto per il fatto di avere espresso dissenso dentro il SOVIET sui fatti d’Ungheria… C’era già stato un primo incidente d’auto, a Sofia, ma non aveva capito…
    Grazie.
    Enrico Masala

    • Giovanni il said:

      Se la Sua ipotesi fosse vera il cerchio si sarebbe chiuso con l’eliminazione del politico complementare all’on. Moro. Contro questa ipotesi però c’è il fatto che Berlinguer durante la trattativa per la liberazione di Moro aderì al partito della fermezza. Fu abbindolato, non capì la posta in gioco o fu costretto con minacce forti? Probabilmente non lo sapremo mai!
      L’articolo di Dezzani è comunque magistrale per avere sollevato l’attenzione su Sciascia e, andrebbe proseguito con l’approfondimento circa l’opera dello stesso L’ Affaire Moro.
      Lo Sciascia è personaggio oscuro quanto mai. Lo dimostra l’articolo sul Corriere “I Professionisti dell’Antimafia” che proprio perchè scritto da un siciliano ben a conoscenza dell’ambiente e dei meccanismi mafiosi , non può che essere interpretato come un attacco per conto terzi ad una strategia antimafia orientata, come già evidenziato da Dezzani, al mantenimento degli interessi dell’Italia.

    • Enrico Masala il said:

      si, Sciascia… Io, in particolare, ricordo sempre un delinquente che per Dalla Chiesa aveva detto “… per legge è libero di infischiarsene della legge!”… che… io gli avrei sparato in fronte! Iniziavano a capire che la mafia è funzionale… Berlinguer faceva parte del progetto di Moro, se poi avesse capito o no come sarebbe andato a finire il rapimento… Da vedere, soprattutto, se aveva capito che anche lui era a rischio…

  6. Calogero il said:

    a distanza di anni, io che da ragazzo ho vissuto quella parte di storia italiana , ricordo perfettamente l’immagine scialba, di inetto che i pincipali giornali ed in parte la TV davano di Moro. Col senno di poi, oggi capisco perfettamente il disegno dei malfattori ed apprezzo Moro come vero patriota e statista italiano.Trovo invece amaramente curioso che il vecchio PC, allora temuto dalle elites , sia oggi diventato col PD il partito della più vile forma di tradimento delle masse italiane e il più squallido e servile lacchè dei bankers e dei potentati esteri.

  7. andrea z. il said:

    Giuseppe De Lutiis in un suo libro sul rapimento e l’omicidio di Aldo Moro. “Il golpe di Via Fani” esamina tutte le piste, da quella euroatlantica a quella legata all’URSS, che non vedeva positivamente un partito comunista andare al potere in modo democratico.
    E’ molto interessante la parte che riguarda il centro di studi linguistici Hyperion di Parigi, legato all’Internazionale Trotzkista, infiltrata fino ai vertici dal Mossad nei primi anni ’70 e, probabilmente, il centro direzionale del rapimento Moro.
    Interessante anche notare come quasi tutti i politici neocon americani, artefici degli ultimi vent’anni di guerre in Medio Oriente e per lo più con doppio passaporto israeliano e statunutense, in origine militassero nel movimento trotzkista prima di spostarsi a destra e diventare i massimi esponenti dell’esportazione della “democrazia” USA nel mondo.

  8. andrea z. il said:

    Sugli errori commessi durante l’indagine e le contraddizioni contenute nel racconto dei brigatisti ho trovato una bella intervista a Gero Grassi, grande esperto del caso Moro e conoscente personale del Presidente ucciso, promotore e membro della Commissione d’indagine Parlamentare “Moro 2” conclusa il 13 dicembre 2017.

    http://www.byoblu.com/post/tag/gero-grassi

  9. Guido il said:

    Che Moro sia stato giustiziato dalla CIA non si discute.
    Nessun altro che la CIA può essere così chirurgicamente preciso da eliminare i 5 uomini della scorta, senza fare un graffio al passeggero. Che l’attentato fosse opera di “brigatisti” nostrani è ridicolo. Aggiungiamo poi il “carnet” del Cossiga ministro dell’Interno, con un manipolo di uomini dedicati alla scoperta del covo, tra cui il giovanissimo (27 anni) Michel Leeden, studente di Filosofia e autore di un libretto sulla Storia del fascismo, con prefazione di Paolo Mieli, gruppo che depistò i risultati della seduta spiritica di Prodi, che venne a conoscenza del covo di Via Gradoli, e si servì della seduta spiritica per non rivelare da chi proveniva l’informazione. Quando essa arrivò, il team depistò immediatamente le ricerche sul lago di gradoli, a pochi Km. di distanza da Roma, dove i nostri sommozzatori carabinieri, effettuarono immersioni per due giorni alla ricerca del cadavere, anzichè essere indirizzati in Via Gradoli, a Roma, dove il prigioniero Moro trascorse la prima parte della prigionia. Il signor Michel Leeden, venne spulso dall’Italia dopo la Commissione P2 della signora Anselmi. Fece carriera nella CIA, divenendo assitente di Bush padre e figlio. Neocon fervente, apparve in TV per propagandare la guerra del 2002 a Saddam..Numero 3 della CIA, credo anche tutt’ora.. E’ venuto recentemente in Italia per assistere al matrimonio di Carrai – il mentore di Renzi- nel 2014…Con l’occasione ha salutato i vecchi amici paolo Mieli e un altro famoso giornalista che comincia con F…(non ricordo adesso il nome). Insomma, la massoneria di alto bordo.
    Il generale Dalla Chiesa, ha il merito di aver infiltrato le BR del tempo, ottenendo grossi risultati. Anche lui scoprì dopo che doveva essere eliminato, per togliere le tracce della conversione delle BR, da movimento popolare rivoluzionario, a gruppo infiltrato ( Moretti e C.) necessari per eliminare Moro e riorientare la politica della DC ed il suo appoggio popolare. Dopo la morte di Moro, la DC riprese il sopravvento sul Partito Comunista.
    Enrico Berlinguer era un sardo onesto, ma sicuramente poco intelligente. Aveva carisma presso le folle, ma non capiva nulla della politica estera sporca, come tutti gli italiani.

    • Enrico Masala il said:

      non è la CIA: si addestravano in Cecoslovacchia, nei campi palestinesi… ci sono notizie addirittura dei campi Baschi…

  10. Sergio il said:

    Circa l’uso del cinema hollywoodiano di propaganda come fondamentale strumento di manipolazione psichica delle popolazioni da soggiogare e mantenere in stato d’asservimento, rimane fondamentale e sempre attuale il testo “Divi di stato” dell’ indimenticato John Kleeves, che se non fosse stato suicidato avrebbe continuato ad illuminarci al riguardo. Per un più recente esempio di tale strumento, interessante la seguente recensione:
    http://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/red-sparrow-ovvero-putin-e-il-capo-dei-cattivi-e-la-propaganda-usa-e-peggiorata-82737/

  11. andrea z. il said:

    CorradoGuerzoni (portavoce di Aldo Moro) spiegò come Kissinger fece le sue minacce ad Aldo Moro in una stanza d’albergo durante una visita ufficiale di alcuni leader italiani. Il 25 settembre 1974 Moro incontrò Kissinger. Dopo il colloquio fu colpito da un malore e venne soccorso dal suo medico personale Mario Giacovazzo e da quello del Presidente Giovanni Leone, Giuseppe Giunchi, che lo fecero rientrare in anticipo in Italia.

    Un avvertimento era stato mandato in onda poco prima. Ecco la nitida testimonianza di Maria Fida Moro: «Ricordo il 3 agosto del 1974, altra data infausta della storia italiana. Papà allora era ministro degli esteri e avrebbe dovuto raggiungerci in treno a Bellamente, sulle montagne del Trentino, dove di solito trascorrevamo insieme le vacanze estive. Era già salito sulla sua carrozza, alla stazione Termini, e il treno stava per partire, quando all’ultimo momento arrivarono dei funzionari e lo fecero scendere perché doveva tornare per firmare delle carte. A causa di quell’imprevisto perse il treno e fu costretto a raggiungerci in macchina. Un ritardo provvidenziale, perché quel treno era l’Italicus.

    http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/03/minacce-di-morte-moro-targate-kissinger.html

    • roberto il said:

      non so come interpretare il fatto. Tutto vero ma la probabilità che Moro morisse per la bomba sull’Italicus sono pari a zero. Viaggiava in prima classe e la bomba fu messa in una carrozza di seconda. Andate a controllare le foto: solo quella carrozza venne distrutta.

    • andrea z. il said:

      Forse voleva essere un sanguinoso avvertimento o forse era solo una coincidenza.

  12. Gianluca Effe il said:

    Spiace soltanto che un attore molto molto bravo come Gian Maria Volonté si sia prestato al gioco.
    Ma tutto sommato, quando si parla di attori, le parole che descrivono meglio questo lavoro sono quelle di Enrico Maria Salerno che avvertiva di “non credere a quegli attori che parlano di transfert, di emozioni medianiche. È solo un mestiere e neanche dei più nobili, visto che si cerca di rendere vero il falso”. E Volonté evidentemente non fa eccezione.
    Per il resto, articolo splendido.

  13. StefanoD il said:

    Ciao Federico! Gli americani che in quegli anni ci proteggevano, ci mollarono nel caso Moro. Perché? Quanto pesa l’opposizione di Moro al divorzio tra Ministero dell’economia e banca d’Italia(che poi si realizzò 3 anni dopo con Andrea tra e Ciampi) ?

  14. Cinà il said:

    Da questo articolo esce un ritratto molto bello dello statista Aldo Moro.
    Sono rimasto un poco spiazzato dalla rappresentazione di Leonardo Sciascia, intellettuale brillante e dotato di notevole acume politico. Bisogna ammettere che la sua adesione al partito radicale di Pannella e l’attacco a “quell’antimafia” sembravano due stonature nel suo modo di essere. La ricostruzione di Dezzani, tuttavia, fornisce chiarezza all’intero quadro. C’erano effettivamente altri intellettuali in Sicilia, meno noti di Sciascia ma altrettanto brillanti, che aderivano a quella visione “cossighiana” della geopolitica e della politica italiana; la spina dorsale di quella massoneria che, credo, ancora oggi contribuisca in modo determinante alle sorti delle vicende italiane.

  15. Princeps il said:

    Mi auguro che prima o poi le elite della perfida albione e dei vaccari la paghino carissima. Il lavaggio del cervello non lo stanno facendo solo agli italiani, lo fanno alle loro stesse popolazioni.

  16. Antonio Rossi il said:

    Non bisogna mai dimenticare che l’Italia e’ il paese di Gramsci…i commenti di adamenzo, willy muenzenberg, massimo, pier luigi foschi sono opere d’arte, testimonianze viventi del successo senza limiti dell’uomo…commenti che fanno vedere come una volta preso il potere culturale, si possano instillare in un soggetto non una, non due, ma allo stesso tempo parecchie opinioni contraddittorie tra di loro, e far si che egli le trovi tutte giuste e non veda che si annullano a vicenda, generando cosi uno zero politico e sociale, il cattocomunista o consumista di sinistra (equivalenti).

    A me, povero cristo meridionale, senza strumenti culturali di interpretazione, e’ toccato emigrare e passare trent’anni all’estero per scrollarmi di dosso cerchiobottismo, ironia, relativismo.

    Il fatto che poi dal 2008 centinaia di migliaia di giovani, le forze vive del paese, partano per non tornare piu’, avendo ascoltato il dire di persone come i commentatori succitati, e’ un’ulteriore testimonianza del successo di Gramsci, perche’ se da un lato queste centinaia di migliaia di persone si rendono conto che gli si stanno propinando caxxate, il paese e’ definitivamente castrato e senza speranza, pronto a soccombere a qualsiasi m5s che gli dia l’ultima stoccata. Nel progetto di Gramsci & Co c’era la rivoluzione comunista, oggi ci dobbiamo accontentare della prostituzione all’Unione Europea.

  17. andrea z. il said:

    Aldo Moro, come Mattei prima di lui, non aveva valutato correttamente la determinazione e la ferocia delle elite anglosassoni.
    Gli irlandesi sono stati sconfitti nel XVII secolo e si ritrovano ancora gli inglesi sull’isola, gli argentini hanno perso la guerra nel 1982 e ancora adesso per far volare gli aerei sul territorio della Patagonia devono prima chiedere il permesso agli inglesi.
    Noi ci siamo arresi alla perfida Albione molti decenni fa, ma questo non cambia nulla per i suoi dirigenti, siamo un Paese sottomesso che deve stare in riga se non vuole prendere legnate sulla schiena.
    Quando è caduto il muro di Berlino, l’establishment finanziario della City di Londra si è presentato a bordo del famoso panfilo reale e ha sottoposto ai nostri politici l’elenco delle aziende pubbliche italiane che dovevamo cedere a prezzi stracciati, in ricordo della sconfitta in guerra.
    Noi dobbiamo solo sperare che l’impero angloamericano collassi per conto suo o venga surclassato dalle nuove potenze emergenti, altrimenti non ci libereremo mai dell’elite più sanguinaria che l’umanità abbia conosciuto.
    Moro pensava di poter ritagliare per l’Italia un posticino al sole pensando di giocare sulle rivalità delle potenze vincitrici, ma ha fatto male i conti con la rabbia inglese nei nostri confronti per esserci a suo tempo schierati con Hitler.
    Anche tra duecento anni noi ai loro occhi saremo sempre una colonia sconfitta e i politici che non lo capiranno finiranno in esilio o sottoterra.

    • luigiza il said:

      @Andrea Z.

      Quando è caduto il muro di Berlino, l’establishment finanziario della City di Londra si è presentato a bordo del famoso panfilo reale e ha sottoposto ai nostri politici l’elenco delle aziende pubbliche italiane che dovevamo cedere a prezzi stracciati, in ricordo della sconfitta in guerra.

      Ancora con questa panzana.
      Ma secondo Lei dove sarebbe dovuto andare a chiedere i soldi un Paese con le pezze al culo per sue proprie colpe e non di altri?
      Forse salire sulla piroga bantù targata Congo?
      Siamo andati da chi aveva i soldi da prestarci e quelli hanno preteso qualcosa in cambio.

    • andrea z. il said:

      Tenga presente che la svendita è stata preceduta dall’attacco alla lira di Soros, così i nostri amici si sono comprati il meglio delle nostre aziende pubbliche col 30% di sconto.
      Ma toglierci le imprese pubbliche ha avuto un significato geopolitico oltre che economico perchè, quelle aziende che tanto davano fastidio agli stranieri, funzionavano da ariete per aprire i mercati e dietro a loro seguivano le piccole e medie ditte private italiane.
      Prendersele ha significato eliminare la nostra capacità di penetrazione all’estero e se avevamo tanto le pezze al culo come mai i tedeschi a detta di Nino Galloni, che aveva seguito come consulente del Governo le trattative per l’unificazione tedesca con Andreotti, ha dichiarato che i tedeschi ponevano come condizione per l’entrata nell’euro la riduzione del nostro apparato industriale.
      Forse non eravamo tanto insignificanti allora, ma dopo la cura che ci hanno riservato siamo passati dal quarto al tredicesimo posto tra le nazioni industrializzate.

      http://veraitalia.blogspot.it/2016/01/nino-galloni-litalia-doveva-morire.html

    • andrea z. il said:

      @Luigiza

      volevo solo aggiungere che sulla faccenda del panfilo Britannia sono d’accordo con lei, è probabile che si tratti di una leggenda, anche perchè i grandi centri finanziari della City non hanno certo bisogno di riunire i politici italiani sopra uno yacht per dare ordini.
      Le direttive riguardanti le privatizzazioni che hanno aumentato il debito pubblico anzichè diminuirlo e l’adesione alle politiche neoliberiste basate su tagli e austerity potevano arrivare attraverso un’ infinità di canali ufficiali e informali.
      L’unica cosa certa è che questi comandi sono stati eseguiti dai nostri politici e dalla nostra classe dirigente in modo perfetto.

  18. In generale lascerei da parte facili (colle relative facilonerie inerenti…) ‘additamenti’ (la CIA, la mia ZIA, Sempronio, Caio e via di seguito…) a questo o quell’altro Servizio: le ermeneutiche casalinghe, domestiche, artigianali, ‘amatoriali’, lasciano sempre il tempo che trovano ancorché fatte in ‘buona fede’. Il palcoscenico entro cui si svolge l’ATTIVITA’, questo genere di attività di cui si sta parlando, il più delle volte è ignoto pure a loro medesimi: i Servizi. Jesus James Angleton (non certo un quidam!) si scervellò sino ad impazzire essendo conscio che la talpa era tra loro mentre andava a cena con Kim Philby e mai e poi mai seppe sospettare di quest’ultimo. Se si tenesse da conto la lectio magistralis intessuta da Cucchiarelli a proposito di Piazza Fontana come quella a doppia firma Fasanella e figlia di Guido Rossa ove appaiono chiaramente che proprio all’interno delle attività terroristiche agivano doppi livelli se non tripli, i quali erano l’uno non al corrente dell’altro, si capirebbe che i fini ultimi di tali ‘lavorii’ sono la costruzione della Mistificazione per se stessa e basta. Del resto, ciò si attaglia alla perfezione con quanto raccontato dal ‘cattivo maestro Guénon che inispecie nelle “Considerazioni sulla via dell’iniziazione” fa trasparire come sia proprio finalità intrinseca in conventicole iniziatiche far sì che altri cerchi, altri livelli, alcuni membri siano ‘vibranti’ a delle sollecitazioni pur essendone totalmente inconsci.
    Sottile è invece il puntar il dito da parte del Dezzani sull’acquitrinosa figura di Sciascia: già Gianni Collu ne sottolineò la profonda ambiguità anni orsono ed Adelphi, detto per inciso, non pubblica mai niente a caso!
    Sul fatto di addossare l’elisione di Moro al solo nodo focale del compromesso riserviamo molte perplessità: Napolitano fu accolto illo tepore in USA con ‘welcome’ governativi a tutto spiano, quindi mi par una spiegazione un po’ troppo spinta sul versante semplicistico. Va fatto notare che l’Italia di Moro come la Francia di de Gaulle furono nazioni decisamente pro-arabe mentre l’aver scansato dalla scena in un modo o nell’altro il gaullismo e il moroteismo ha fatto sì che esse oggi come oggi sono totalmente – come dire? – NON pan-arabiste: sarà un caso?
    PS: La figura della Cicogna: lei ha fatto outing a proposito di una sua lunga relazione con Florinda Bolkan; di nuovo il passepartout dell’omosessualità pare riemergere come un fiume carsico in tantissime vicende della ‘superficie opaca’: chissà come mai? Che abbia una valenza iniziatica per davvero?
    Agli spiriti privi di faciloneria l’ardua sentenza.

  19. Si resta stupiti di tanta dovizia per un “ragazzo” degli anni Ottanta: Dezzani in persona. Diavolo, ecco, di un lungimirante (?!) ri-costruttore di storia patria. Molto strana, non di meno, la cosa quasi che il Dezzani personifichi il front-end di altri, anche se pur costruisce con discreta precisione; e noi veniamo da quell’Epoca e non meno di leggerne le “fasanate” dal Golpe in Inglese in poi. Oltre legger il Sciascia di Todo Modo (c’entra anche Compagnai di sant’Ignazio di Loyola, quella stessa dell’odierno Papa nero, dentro e fuori con talare, Bergoglio El Papa Primeiro?) e vederne il film
    oltre a sentirne di quella torrenziale intervista di Gero Grassi della Commissione (suon un po’ male il vocabolo, no?) sul “caso” Moro e sua scorta. E non si sa quanto, s’intende, ridere o meno, la sua butta lì con discreta nonchalance:”A Via Fani c’erano anche brigatisti”. Anche, come quei che facevano entra-esci dall’Hyperion francese, e va tu a sapere quant’altro, se “maestri” o ammaestrati. Per l’orchestrazione: “Prova d’orchestra?”
    Tuttavia è’ evidente che il “caso” Moro è uno di quei svincoli della cosiddetta storia, scritta da chi vince e non ci si dilunga sul come, cui conseguenze lucrano altri: da Bruxelles a incappucciati vari neofeudali luciferini. E dell’Italia che, de facto, non è altro più di semplice “espressione geografica” forse ribadita su l Panfilo Britannia “attraccato” a queste latitudini mediterranee; sorte magnifica e progressiva dell’odierno duo tragicomico Di Majo ridens (vedessi mai le labbra chiuse) e il padano Salvini: al netto dei Dalema, dottor Sottile Amato etc etc etc.
    Sappiamo dell’amichevole “avvertimento” di Kissinger nei confronti di Moro, tuttavia dagli all’Inghilterra: sia. Ma con gli yankee come la mettiamo? E quei del Kgb che pure entrerebbero a gamba tesa nel “caso” Moro, che ne è?

    Man

  20. Hero of Sky il said:

    Molto bello. Mi piacciono molto questi articoli sulla propaganda culturale… E ora, se mi si permette un commento sibillino… L’orso e il drago uccideranno l’aquila. Sarà la fine per le sofferenze della lupa?

    • luigiza il said:

      @Hero of Sky il 8 aprile 2018 a 12:01 pm
      .. L’orso e il drago uccideranno l’aquila. Sarà la fine per le sofferenze della lupa?

      Questo é quello che crede Willy Muenzenberg.
      Ma non finirà così anche se l’orso ed il drago ci proveranno.
      Bisogna sempre stare attenti a distinguere ciò che é possibile da ciò che solo un desiderio. Ed il Willy cade facilmente in tale confusione. 🙂

  21. massimo il said:

    Gli inglesi in genere non mi sono mai stati particolarmente simpatici, sono una popolazione che, fatta salva la minoranza latina e celtica, discende da predoni e pirati di stirpe vichinga, nessuna cultura e tanta primitiva ferocia. Fatta questa premessa non bisogna cadere nell’errore di credere che siano loro a comandare nel regno unito perchè, come la loro ex colonia USA, quel paese è da almeno tre secoli totalmente assoggettato ai banchieri (leggi “strozzini”) di fede ebrea. Dico di fede ebrea perchè non hanno niente a che fare con la popolazione dello Stato di Israele, paese abusivo ma la cui popolazione viene anch’essa strumentalizzata per i fini demoniaci dei loro capibastone.

  22. andrea z. il said:

    In un’intervista su La7 del 2009 Licio Gelli commenta il rapimento di Aldo Moro, allora presidente della Dc, e il ruolo del Comitato di Crisi istituito presso il Viminale: «C’è chi dice che se volevano salvarlo l’avrebbero potuto salvare, ma noi di questi fatti non ci si interessava». Al Viminale in quegli anni «quasi tutti i vertici facevano parte della Loggia massonica P2. Avevamo 6 ministri, 3 o 400 ufficiali, tutti i servizi segreti, il capo di stato maggiore. Anche la Polizia perchè allora al ministero degli Interni c’era D’Amato, che era il capo della segreteria degli affari riservati. C’era il questore Fanelli, che era il mio amministrativo nella Loggia».

    http://www.lastampa.it/2015/12/16/multimedia/italia/gelli-sul-caso-moro-al-viminale-erano-tutti-della-p-JqiQhQXXUndcynoHYoJCwI/pagina.html

    • andrea z. il said:

      Non era mia intenzione sollevare polvere, anzi la teoria espressa nell’articolo mi trova perfettamente d’accordo: omicidio per ragioni geopolitiche.
      Alla fine conta poco in che modo è avvenuto il rapimento, come è stato detenuto l’ostaggio, quali forze hanno collaborato al progetto; per capire quello che è successo bisogna guardare a coloro che hanno tratto vantaggio dall’episodio criminoso.
      E l’articolo lo spiega in modo perfetto.
      Per avere un termine di paragone con l’assassinio di Moro, bisogna guardare al caso di Olof Palme, un altro leader che con le sue idee troppo democratiche si era attirato l’avversione delle elite transnazionali.

      http://www.libreidee.org/2017/04/il-killer-di-olof-palme-chiamatelo-isis-la-mano-e-la-stessa/

      In quel caso ci fu un semplice omicidio, mentre nel caso di Moro fu realizzato qualcosa di incredibile; cioè i mandanti si presero la briga di uccidere la scorta senza colpire il presidente della DC, lo tennero prigioniero con tutti i rischi che questo fatto comportava e dopo averlo ucciso lo lasciarono nel centro di Roma!
      Pazzesco; non vollero solo compiere un omicidio, ma dare una prova impressionante della loro forza, come monito per i posteri.

  23. andrea z. il said:

    Nei diversi interventi sono state prospettate varie teorie sull’uccisione di Aldo Moro, ma nessuna relativa a eventuali motivazioni di carattere esoterico, anche se sappiamo che le elite transnazionali e le grandi logge massoniche spesso firmano i loro atti utilizzando simboli che rappresentano messaggi o minacce dirette ai loro pari o ad altri centri di potere.
    Non che io personalmente creda a coincidenze simboliche o numeriche, ma per avere un quadro completo del delitto Moro mi sembra giusto proporre un articolo che cerca di esaminare anche questo aspetto della faccenda.

    http://www.libreidee.org/2018/03/rosa-rossa-quei-simboli-svelano-la-verita-indicibile-su-moro/

  24. Spitama il said:

    Per ben tre secoli, da quando nel 1717, in quel di Londra, nella taverna dell’oca e della graticola, si riunirono un gruppo di inglesi vicinissimi alla Corona Britannica, per dare vita, alla massoneria speculativa, si è pensato che il fine ultimo di questa fosse l’esoterismo fine a se stesso. Per ben tre secoli, tale sistema gerarchico piramidale occulto è stato sapientemente inoculato in tutti i paesi occidentali sottesi al giogo atlantico, con lo scopo ( fine e sapiente) di controllarne tutto l’establishment con potere decisionale e riportarlo così alla Corona inglese. Per ben tre secoli la massoneria è stata come una scatola di cartone, all’interno della cui, inserirvi ambiziosi, spregiudicati e cinici funzionari, uomini d’affari, alti dirigenti di stato e per lo più bramosi di potere, ricchezza e benessere – in minima parte reali studiosi di magia esoterica- e facendogli credere che il mondo fosse racchiuso fra le pareti di quella scatola di cartone. Invece chi sapeva e controllava, da fuori quella scatola di cartone, la spostava dove voleva e in funzione dei suoi interessi geopolitici. In realtà esoterismo e massoneria, sono stati per gli inglesi, sempre un mezzo ( per tenere sotto controllo l’establishment dei territori occupati) e mai un fine.

    Il punto è che, nessuno di coloro che ne fanno parte, ammetterà mai a se stesso ( prima di tutto) e agli altri, che in cambio di qualche vile danaro, ha barattato la sua esistenza in cambio dei servigi ad Albione, spesso contro il suo stesso popolo, la sua stessa patria, i suoi stessi fratelli e sorelle ( veri e non posticci), il suo stesso sangue. Mai lo ammetteranno. Ha quindi ragione da vendere Dezzani quando chiede di non alzare ” troppa inutile polvere” sull’esoterismo e massoneria, onde evitare appunto, che si faccia come lo stolto che invece di guardare alla luna, guarda il dito che la punta.

    • Sull’essere massoneria ed esoterismo un mezzo e non un fine ci sarebbe molto da discutere: SICURAMENTE se si pensa che la prima ed il secondo siano mezzi per la conta dei denari, e/o per l’assommarsi di cose concrete, ‘materiche’, ad esempio conquiste geopolitiche di sorta, ci si sbaglia di grosso. A certi livelli altissimi, il Denaro diviene superfluo (in quanto è illimitato). Ad un certo livello non è il Regno della Quantità che conta ma i Segni dei tempi che si infliggono alle ‘società’, alle ‘comuni di persone’, null’altro.

    • andrea z. il said:

      Concordo; chi controlla il sistema bancario mondiale non ha bisogno di denaro, perchè lo può stampare o creare sui computer in modo illimitato.
      Diciamo che i soldi servono per tenere impegnate le masse che lottano per ottenerlo e provocare conflitti e rivalità tra le classi inferiori.
      Divide et impera, as usual.

    • Torquemada il said:

      Scusami Danilo Fabbroni ma, a me pare che Spitama sia stato chiarissimo e anzi ha riassunto, in poche righe, magistralmente, decenni di dibattiti sull’argomento. Ovvero: ” I livelli altissimi (da te citati) sono interessati a preservare l’impero a matrice albionese e la relativa èlite euro-atlantica sionico-global-finanziaria, che attualmente lo domina. Tutti i “piani inferiori” (come risaputo) non sanno neppure cosa tramano ai piani altissimi e sono per lo più interessati a ricchezza, benessere, potere e contatti di prestigio “.

      Non mi pare ci sia nient’altro da aggiungere !

    • @Torquemada: evidentemente non mi son spiegato: quegli ‘enti’, non possono essere ‘visionati’ quali soli mezzi, tutt’altro. Ad un dato livello, quello ‘olimpico’, come diceva giustamente John Coleman, tali conventicole sono il fulcro consustanziale al loro modo di pensare, e punto un mezzo per arrivare qua o là. Esempio su tutti: Melinda e Bill Gates nel loro afflato antinatalista, e depopolazionista, non hanno ora come ora il traguardo di vantaggi economici ma quello di tener fede ad una loro ‘fede sapienziale’ nihilista.

    • Massimo e minimo il said:

      Sempre calzante la memoria “archetipa”: per trenta denari è stato “consegnato” un Dio. L’ “esoterismo operativo” abita Sodoma…
      nutrito dallo sterco fumante del vitello d’oro.

  25. Mihai Podeanu il said:

    buonasera a tutti. e complimenti a tutti, Dezzani in primis.
    Della dozzina di colpi circondanti il cuore della povera vittima avete accennato.
    Dell’utile database di pubblico dominio curato dalla Commissione Grassi avete scritto.
    Della ricerca anelliana accurata pubblicata in “Divi di Stato” avete scritto.
    Capita che, fatalità, l’esprit du temps o/e i meme giusti ce lo facciano ricordare anche tramite l’ANPI: in occasione delle cerimonie in ricordo dei partigiani fucilati prima del 25 aprile colgo queste frasi, dette dallo statista nel suo intervento alla Costituente il 13 marzo 1947: “mi sembra che questo elementare substrato ideologico nel quale tutti quanti noi uomini della democrazia possiamo convenire si ricolleghi appunto alla nostra comune opposizione di fronte a quella che fu la lunga oppressione fascista dei valori della personalità umana e della solidarietà sociale.
    Non possiamo in questo senso fare una costituzione afascista, cioè non possiamo prescindere da quello che è stato nel nostro Paese un movimento storico di importanza grandissima il quale nella sua negatività ha travolto per anni la coscienza e le istituzioni.
    Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa Costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale.”
    DNFTT:IST

  26. roberto il said:

    Moro è stato rapito “anche” dalle Brigate Rosse ma non è stato ucciso dalle stesse. A distanza di anni, a mio avviso, sarebbe opportuno ridimensionare il ruolo dei brigatisti, utili idioti e capri espiatori, per dirla come il prof. Tarpley. Sono usciti diversi lavori ultimamente sul caso Moro, tutti interessanti. Qualcuno fa il nome dell’assassino del presidente: Giustino de Vuono.

    • andrea z. il said:

      Nel corso dei lavori è emersa la certezza che le Brigate rosse fossero in contatto con la criminalità organizzata per procurarsi le armi, ma nel 2016 l’audizione di monsignor Fabio Fabbri regalò un retroscena di importanza fondamentale, che confermava quanto si pensò già 39 anni fa.

      Fabbri all’epoca era uno stretto collaboratore di monsignor Cesare Curioni, ispettore generale dei cappellani carcerari e impegnato nella trattativa per liberare il leader dc, e nell’audizione del 4 febbraio 2016 raccontò di essere stato la prima persona a ricevere le foto dell’autopsia del corpo di Aldo Moro perché evidentemente si voleva che fossero consegnate subito a Curioni. Questi, appena le vide, disse: “So chi l’ha ucciso” e al suo sorpreso collaboratore aggiunse che la rosa di sei fori di proiettile (in realtà in base alle ultime ricostruzioni della Commissione Moro 2 sarebbero 12) che non toccava il muscolo cardiaco era la tecnica di un giovane conosciuto nel carcere minorile Beccaria di Milano e che era un killer della ‘ndrangheta. Secondo il giornalista Paolo Cucchiarelli, autore di “Morte di un presidente”, si trattava proprio di De Vuono e anche un rapporto degli investigatori del 1978 lo indicava come l’esecutore materiale dell’omicidio.

      http://formiche.net/2017/06/moro-via-fani-ndrangheta/

  27. Il Gommista il said:

    Ci sono uomini nella storia che hanno avuto inquadrature perfette della loro morte …Kennedy, Moro, Mussolini, Gheddafi, ecc. …scolpite per sempre nella memoria di tutti noi …altri semplicemente fatti sparire senza immagini e ricordo… nei primi si può riconoscere un proposito divulgativo…

  28. Cesare il said:

    Scusate l’ot, ma vedo per la prima volta Federico Dezzani in questo video su youtube https://www.youtube.com/watch?v=ICShov3rXwQ :-))) Caro Federico, da professionista, vorrei farti i miei complimenti per le tue doti comunicative, anche verbali, oltre che sui testi scritti. Davvero puoi arrivare dove vuoi. Troppo in gamba. Fortissimo ! Speriamo solo, a questo punto, che tu riesca a mantenere questa stessa indipendenza e libertà di pensiero.

    • Geniale,davvero!La “anticipazione” di avvenimenti sui mezzi di comunicazione e’ alle volte impressionante;qualche giorno fa guardavo distrattamente “Tutti dentro”,un film di Alberto Sordi del 1984 che anticipa in tutto tangentopoli.Premonizioni,avvertimenti,chissa’.Mi piacerebbe molto leggere qualcosa sulla figura storica di Craxi,quel pomeriggio di tanti anni fa ero davanti al Raphael a tirare monetine e ho capito solo dopo di essere stato strumentalizzato;e’ proprio vero che si e’ stupidi a vent’anni.

    • Francesco il said:

      Si consoli! Siamo stati in tanti a fare il suo stesso errore chi in maniera concreta altri in maniera virtuale.
      Il guaio è che almeno noi, anche se con ritardo, ce ne siamo resi conto. La stragrande maggioranza invece, persevera diabolicamente nell’errore.
      Cari saluti

  29. Marco il said:

    Interessante come sempre ….ma non mi spiego alcuni fatti che precedettero e seguirono il rapimento e l’uccisione di Moro:
    – nel 75 Berlinguer riconobbe pubblicamente l’utilitá della NATO come ombrello protettivo
    – il significato della estrema fermezza mostrato da Berlinguer nella vicenda del rapimento
    – se non ricordo male il viaggio di Napolitano neli USA avvenne con Moro rapito e non ancora eliminato
    – il PCI fu l’unico partito storico ad uscire relativamente indenne dalla bufera di tangentopoli
    – Napolitano appare essere il piú fidato esecutore degli interessi atlantici come il PD tutto

    Mi viene da pensare che l’apparente ingenuitá di visione di Berlinguer nasconda piuttosto una linea di correitá ambiguamente celata per dissimulare la candidatura ( da parte del PCI ) a sostituire la vecchia e fastidiosa presenza della DC come vassallo dell’impero.

    Il compromesso storico fu , a mio avviso, un bluff a cui non credeva nessuno…..in Italia nessuna delle due parti intendeva spartire i benefici derivanti dall’essere feudatario dell’impero atlantico…..e del resto gli USA che interesse avrebbero avuto a dover badare a due cavalli invece che a uno? La disastrosa condizione dell’URSS e la conseguente necessitá del PCI di cambiare padrone, e l’emergenza negli USA di una visione liberal, che nei cattolici italiani vedeva un ostacolo, concorsero probabilmente a determinare la fine di Moro. Terminata la necessitá di un baluardo antibolscevico in Italia, interpretato da principio dai i cristianodemocratici, si avvió un processo di LIBERALizzazione della penisola cooptando i vecchi avversari e contemporaneamente eliminando un rappresentante del vecchio estabilishment italiano probabilmente colpevole di aver alzato troppo la cresta.
    Nel medio lungo periodo la DC scomparve, il PCI cambió pelle per divenire il piú zelante rappresentante degli interessi atlantici ….e cosí il gioco é fatto

    • Arlo il said:

      Può anche darsi che qualcuno sapesse in largo anticipo della fine programmata dell’URSS. L’opportunismo dilagante ha fatto il resto. Se la DC doveva essere sostituita, anche perchè la base cattolica non era funzionale al progetto mondialista, dal PCI in quanto partito di largo consenso apparentemente antagonista, vuol dire che qualcuno ai vertici era al corrente.
      La sostituzione di un partito di governo con un altro può essere funzionale a più estesi programmi.

    • Gianni Barbato il said:

      Caro Marco volevo postare questo mio intervento qualche giorno fa, ma essendo frutto di mie vecchi elucubrazioni prive di pezze d’appoggio dimostrative ho lasciato perdere . Leggendoti mi sono deciso , ma prendi questo mio intervento solo come un tentativo di inquadrare il delitto Moro nell’ambito dell’eurocomunismo .

      L ‘ articolo di Dezzani , a mio avviso contiene una lacuna non si parla di Eurocomunismo . Eppure il delitto Moro è da ricercarsi in quell’ambiente storico .
      La domanda è la solita “”cui prodest scelus, is fecit”, cioè colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l’ha compiuto”. Ora a chi conveniva nell’era dell’eurocomunismo uccidere a Moro ? Ricordiamo che cosa era l’eurocomunismo con Wikepedia per non andare troppo per le lunghe —Con eurocomunismo si indica il progetto politico-ideologico di un marxismo intermedio al leninismo e al socialismo. Fu un progetto che dal 1976 coinvolse i tre principali partiti comunisti dell’Europa occidentale: Partito Comunista Italiano, Partito Comunista Francese e Partito Comunista di Spagna. Ricordiamo anche che allora era Leonida Brežnev il segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e, de facto, capo dell’URSS, dal 1964 al 1982 uomo dal pugno di ferro , lo stesso che schiantò nel 1968 la rivoluzione libertaria di Praga con i carri armati , Ebbene per Brežnev
      l’eurocomunismo era una ” rivoluzione colorata” ante litteram che avrebbe spaccato il monolitico blocco sovietico con spinte centrifughe incontrollabili ,cosa poi avvenuta con perestrojka e la glasnost’, di Michail Sergeevič Gorbačëv,.
      Ricordiamo pure che l’eurocomunismo era figlio del compromesso storico DC-PCI .
      Quindi era vitale per Brežnev eliminare Moro , affinchè Berlinguer capisse l’antifona. Cosa che avvenne e come tutti sanno Berlinguer fu l’oppositore più duro per la non trattativa con le BR . Cosa che provocò in Moro un forte shock emotivo e si parlò di tradimento . Altro particolare da tenere a mente è che le BR adoperavano la mitraglietta Cz 61 Skorpion calibro 7.65 di fabbricazione cecoslovacca ferrea alleata del URSS , mentre i NAR di Valerio Fiorvanti avevano bombe o assassinavano poliziotti con le Berette per procurarsi le armi e trafficavano con la banda della Magliana per le munizioni . Da ricordare pure che il rapimento di Moro e l’uccisione della sua scorta destò molto stupore nel popolo per l’efficienza con cui era stato eseguito , tanto che si parlò di una operazione eseguita da agenti della Germania dell’Est .
      Per quanto riguarda Sciascia questi era stato un fiero comunista eletto nelle liste del PCI a Palermo e che poi passò nelle file del partito Radicale di Pannella a causa del compromesso storico che in Italia significa inciucio e spartizione del potere cattocomunista . Per chi fosse interessato legga —http://www.agrigentoierieoggi.it/leonardo-sciascia-i-suoi-rapporti-partito-comunista/
      Teniamo anche presente che la Libia e l’Eritrea all’epoca dei fatti erano i più grandi acquirenti delle armi del’URSS che forniva loro anche assisteza politica .
      —http://www.archiviodisarmo.it/index.php/en/publications/magazine/magazine/finish/82/260

      In base a tutti questi oggettivi fatti le mie conclusioni sono che più che nel mondo USA-UK l’assasinio di Moro dovrebbe essere inquadrato nella politica dell’Eurocomunismo .
      Molte volte la verità e come la lettera di Proust . non la si vede non perchè è nascosta , ma perchè è proprio sotto i nostri occhi
      Buona Vita .

  30. andrea z. il said:

    In relazione all’evoluzione violenta delle Brigate Rosse nel corso degli anni ’70 e al caso Moro ci sono due film interessanti: “Munich” di Spielberg e “71” di Yann Demange.
    Nel primo, sicuramente il più famoso, una squadra di killer del Mossad elimina diversi esponenti dell’OLP per poi accorgersi che si trattava di moderati, presto sostituiti da elementi più violenti, secondo i piani dei servizi segreti israeliani che volevano radicalizzare lo scontro.
    Nel secondo, ambientato nell’Irlanda del Nord durante gli anni più violenti del conflitto tra cattolici e protestanti, l’MI6 inglese viene descritto mentre prepara le bombe insieme agli estremisti protestanti e ricatta i cattolici repubblicani più violenti per fargli eliminare gli attivisti moderati dell’IRA.
    Anche in Italia al momento del sequestro Moro, una serie di arresti e uccisioni avevano lasciato in pista solo i membri più violenti delle Brigate Rosse, che facevano capo al cosiddetto Comitato Esecutivo, al Centro di lingue Hyperion e al misterioso Superclan interno all’organizzazione.
    Gli elementi sospettati di essere degli infiltrati dei servizi segreti occidentali stranamente erano quelli che spingevano con più forza verso la deriva militarista e l’esecuzione di Moro.
    In pratica si tratta della tesi avanzata nei due film a proposito dell’azione dei vari servizi di intelligence volta ad alzare il livello della violenza a fini politici.

  31. John Coleman, un ex dei Servizi scrisse (oltre al suo volume seminale sul Tavistock) questo che è molto più pregnante della manfrina riscaldata del compromesso storico: «Aldo Moro fu un leader che si oppose alla crescita zero e alla riduzione della popolazione pianificata […] per l’Italia, per ciò intercorrendo nelle ire del Club di Roma, un’entità creata dagli “olimpici” della Commissione dei 300 […] Moro fu ucciso […] collo scopo di portare l’Italia entro i confini del progetto del Club di Roma per deindustrializzare il Paese e ridurne la popolazione. Il progetto globale di Moro invece era quello di stabilizzare l’Italia attraverso la piena occupazione e una pace industriale e politica e reso la destabilizzazione del medio Oriente molto più difficile da ottenere per il suddetto Comitato”.

  32. Adbertus il said:

    La formazione di Sciascia era francese, illuministica e voltairiana, e tributava grande ammirazione a Napoleone: sospettarlo di connivenze con gli anglofoni liberaleggianti di Scalfari è una forzatura. Certo la Sicilia è stata storicamente un avamposto marittimo della Marina inglese nel Mediterraneo, ma non possiamo per questo sospettare tutti i siciliani di essere massoni.

    • @Adbertus: beh, ma compare Voltaire e la Dea Ragione son parenti strettissimi delle cazzuole, dei grembiulini & compassi britannici! come testimoniò acutissimamente nel 1935 Bernard Fay: uno che era – come dire? – informato dei fatti!: nel suo volume: La Franc-maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIIIe siècle!

  33. Hero of Sky il said:

    Dezzani, cosa pensa dell’annunciata morte di Haftar? È vero, secondo lei? E se lo è Saif Gheddafi riuscirà a prendere il potere? La Russia riuscirà a conservare la sua influenza in Libia, puntando su Saif, e ad aumentarla?

    • Cinà il said:

      Se confermata, la morte di Haftar, si spera sia per cause naturali perché se così non fosse sarebbe un segnale di aggravamento molto preoccupante dell’attuale scenario geopolitico del Mediterraneo …
      Che ne pensa Dezzani?

  34. Adbertus il said:

    @ DANILO FABBRONI – Ho letto il saggio di Bernard Fay sulle influenze massoniche nella rivoluzione intellettuale del diciottesimo secolo (in traduzione italiana), ma ho letto anche il Consiglio d’Egitto, che è dei primi anni sessanta. In questo testo Sciascia fa i conti con la sua “anteriore coscienza filosofica” e – lungi dal propalare esoterici aperçus a cazzuole e grembiulini e compassi, britannici o non – sviluppa una critica spietata non tanto dei privilegi dell’Antico Regime, quanto degli astratti razionalismi rivoluzionari che a quellii intendevano opporsi. Se c’è uno scrittore costituzionalmente exoterico, in Italia, questi è proprio Sciascia. Poi, se si pensa che abbia avuto a che fare con grembiulini e cazzuole, lo si dimostri: possibilmente con qualche argomento un po’ più convincente del fatto che era contro il compromesso storico, o che i suoi libri sono stati ristampati da Adelphi. Uno Sciascia anglofilo e atlantista proprio non so immaginarmelo.

  35. Carlo il said:

    Complimenti come sempre per l’ acuta analisi,
    ci terrei a far notare che sia gli scenari politici italiani interni che quelli geopolitici , per una nazione subalterna allo “straniero” come la nostra, sono sempre stati/sono un rischio per la nostra classe dirigente nel momento in cui non si conformano agli interessi del padrone Atlantico.
    Credo però, come qualcuno ha osservato in maniera corretta, che la scelta dell’ omicidio alla fine arrivi quando si tocca l’ elemento “magico” che permette a questa elite (la minuscola è d’obbligo) di mantenere il controllo globale ovvero l’emissione del denaro.
    Credo che l’origine risieda in questa fantastica..per loro invenzione:
    la creazione privata, dal nulla , del denaro debito
    Se potesse approfondire l’ argomento credo che si scoprirebbero delle coincidenze significative
    Grazie e buona giornata
    Carlo

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