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BCE “americana” e “economia pianificata” tedesca

L’Europa è ormai il principale focolaio mondiale del Coronavirus: più le settimane passano, più si rafforza la crisi economica-finanziaria, destinata a eclissare quella sanitaria. Scopo dell’attacco angloamericano è infatti usare il Coronavirus, e l’annessa recessione economica, per scardinare l’eurozona, facendo leva soprattutto sul collasso dell’Italia. L’operazione sembra essere facilitata dal nuovo governatore della BCE, Christine Lagarde, arrivata a Francoforte dopo un lungo soggiorno a Washington. In un quadro europeo sempre più deteriorato, la Germania imbocca la via dell’economia pianificata, per resistere allo choc economico ed al calo strutturale del commercio estero. L’Italia, in ogni caso, dovrà seguirne l’esempio.

Col nemico dentro le mura

Il Vecchio Continente è oggetto del classico attacco delle potenze marittime anglosassoni che, anziché ingaggiare militarmente il nemico, preferiscono normalmente gettarlo nel caos, servendosi di rivoluzioni, attacchi speculativi, terrorismo su larga scala, etc. etc. Chi volesse sapere come si disgregò l’impero ottomano o la Cina della dinastia Qing, dovrebbe semplicemente osservare quanto sta avvenendo oggi in Europa. Fin dalle prime battute della crisi, avevamo evidenziato come il Coronavirus fosse un’arma biologica angloamericana tesa a destabilizzare alcuni Paesi chiave della massa afro-euro-asiatica: la Cina, dopo aver messo ordine in casa invertendo la curva di diffusione del virus, si è infine tolta questi giorni qualche sassolino dalla scarpa, accusando, attraverso autorevoli figure del Ministero degli Esteri, direttamente gli Stati Uniti di aver inoculato la malattia: un colpo di fioretto che ha innescato l’immediata reazione dei media anglosassoni: “Chinese Official Pushes Conspiracy Theory U.S. Spread Virus” titola Bloomberg. Nelle nostre analisi avevamo altresì evidenziato che il diffondersi della malattia in Europa avesse come ultimo obiettivo l’implosione dell’eurozona e dell’Unione Europea, servendosi in particolar modo del collasso dell’Italia, “ventre molle” dell’euro, come grimaldello, in ossequio alla classica “strategia periferica” delle ultime due guerre mondiali: i recenti fatti degli ultimi giorni hanno confermato la bontà delle nostre analisi. L’Europa si dirige verso una crisi economica-finanziaria-politica che non ha precedenti dall’ultimo dopoguerra, aggravata, come abbiamo ben sottolineato, dalle specifiche dinamiche innescate dal virus: il ritorno alle frontiere nazionali e alla restrizione dei movimenti di persone (e quindi inevitabilmente anche dei beni) come risposta al dilagare del contagio.

Fin qui niente di nuovo. La settimana appena trascorsa ha però visto anche numerosi colpi di scena che meritano di essere analizzati, da un lato perché si incastrano alla perfezione nel nostro impianto analitico, dall’altro perché sono spie dei futuri sviluppi di questa crisi. Si cominci con l’ormai celebre frase del neo-governatore della BCE, Christine Lagarde, frase che ha volatilizzato il 12 marzo poco meno di un quinto della capitalizzazione totale di Piazza Affari: “Ci saremo usando tutta la flessibilità, ma non siamo qui per chiudere gli spread. Questa non è la funzione né la mission della Bce, ci sono altri strumenti e altri attori per interventi su questi aspetti”. Quella di Lagarde non è certamente stata un gaffe, ma un’oculata scelta di parole, appositamente calibrate per aggravare ulteriormente la situazione già precaria dell’Italia: la minaccia è stata tale che il Capo dello Stato, l’europeista Sergio Mattarella, ha creduto di dove rinunciare al suo abituale aplomb e intervenire personalmente con un inusuale messaggio, che ammonisce dall’intraprendere azioni in sede europea che possano complicare il già difficilissimo quadro italiano.

Ambienti giornalistici-intellettuali di comprovata fede (massonica)anglosassone, Federico Fubini e Giulio Sapelli per fare qualche nome, hanno prontamente individuato lo zampino della Germania dietro le parole della Lagarde: Berlino, fautrice dell’ortodossia finanziaria ad oltranza, si opporrebbe ad ulteriori acquisti di titoli di Stato italiani, anche a costo, evidentemente, di gettare il continente europeo in una crisi economica senza precedenti, come se il principale partner economico della Germania, la Cina, non fosse già in affanno. Vista nella nostra prospettiva, la “gaffe” della Lagarde si inserisce invece alla perfezione nell’attacco angloamericano sferrato al Continente: ricordiamo, infatti, che il neo-governatore della BCE è fresco di un’esperienza di otto anni al Fondo Monetario Internazionale, uno dei massimi istituti del Washington consensus, durante cui ha “contribuito” alla disastrose ricette di austerità imposte all’Europa meridionale attraverso la Troika, ricette che hanno avuto come unico effetto quello di gonfiare povertà, debito pubblico e populismi anti-UE. La nomina della Lagarde alla banca centrale europea e le sue primissime mosse lasciano molti dubbi sulla capacità dell’Unione Europea di sopravvivere ad un assalto lanciato dai suoi stessi artefici: l’Europa di Bruxelles (sede del quartiere generale della NATO) è infatti un organismo sovranazionale squisitamente atlantico, dove tutte le leve di comando sono in mano a figure che, lungi dal difendere gli interessi europei (e continentali), attuano sopratutto l’agenda anglosassone (e marittima), come dimostrò a suo tempo la gestione del dossier immigrazione. Occorrerebbe un improbabile “putsch continentale” contro la franco-americana Lagarde, per essere certi che l’eurozona non cada nelle prossime settimane sotto i colpi della speculazione.

Qualsiasi strategia angloamericana anti-continentale è, in ultima analisi, sempre una strategia anti-tedesca, l’unica potenza europea a est della Russia che, per demografia ed economia, possa “organizzare” il continente. Per la Germania, l’emergenza Coronavirus costituisce una minaccia non meno grave di quella subita dall’Italia: il virus non è sinonimo infatti soltanto di una nuova crisi dell’euro, ben peggiore delle precedenti perché ha come epicentro la terza economia europea, ma rappresenta anche un messa in discussione del modello di sviluppo seguito dal 1945, basato sul commercio internazionale e sulla conquista di quote di mercato. Il Coronavirus, nell’ottica di Washington e Londra, dovrebbe accelerare quella destrutturazione della globalizzazione iniziata con la guerra commerciale sino-americana dell’anno scorso: la Germania (e anche l’Italia) rischia di essere tra i grandi perdenti in questa nuova fase storica. Diversi segnali indicano però che Berlino si sta attrezzando in modo tale da superare sia lo choc immediato del Coronavirus sia l’evoluzione economica mondiale in atto. Innanzitutto, è notizia di questi giorni che la banca statale KfW ( (l’istituto di credito per la ricostruzione nato nel dopoguerra) aprirà linee di credito per 500 miliardi di euro per le imprese che entreranno in difficoltà nelle prossime settimane: senza rimuovere i dirigenti delle aziende soccorse, la KfW, come l’IRI italiana negli anni Trenta, sarebbe in grado di imprimere le linee di sviluppo e le scelte strategiche a buona parte dell’economia tedesca. Ma per dirigerla dove? Bé, diversi segnali indicano che ormai anche Berlino, emulando il modello cinese, voglia imboccare la via dei grandi investimenti infrastrutturali, non solo per modernizzare il Paese e conservare un tasso di sviluppo costante, ma anche per ridurre progressivamente la sua dipendenza dall’estero: tipico, a questo proposito, è l’annuncio fatto a inizio anno per investimenti nel settore ferroviario per 86 miliardi di euro, in buona parte messi sul piatto da Deutsche Bahn. E dove andranno i moderni convogli tedeschi, se non in Russia e Cina?

Concludendo, la Germania sembra ormai indirizzata verso un’economia con meno laissez-faire e più dirigismo, meno export e più investimenti: a suo modo, “un’economia pianificata”. L’Italia dovrebbe osservare attentamente quanto sta avvenendo in Germania e dotarsi negli stessi strumenti per fronteggiare la crisi strutturale cui stiamo andando incontro (appoggiandosi alla Cassa Depositi e Prestiti e alla rete della nazionalizzata MPS per soccorrere la imprese), ricordando anche a Berlino che i terminali della Via della Seta che entrano in Italia… sono diretti in ultima analisi sempre in Germania.