Crisi demografica: oltre l’euro, dentro il pensiero neomaltusiano

Gli indicatori demografici pubblicati dall’ISTAT sono l’ennesimo campanello d’allarme per la sempre più fragile società italiana: le nascite sono al minimo del 1861, quasi che il Paese stesse vivendo un momento più buio delle due guerre, il numero di italiani che emigra cancellandosi dall’anagrafe è in costante crescita e quello dei decessi registra un nuovo record. Sono gli effetti della moneta unica e dell’austerità, responsabili della distruzione di una quota crescente dell’occupazione, dello Stato sociale e del benessere italiano? Non solo. La denatalità è il prodotto di un sistema economico di cui l’euro è solo una manifestazione, o meglio, è solo uno strumento attraverso cui imporre quel sistema all’Europa: il neoliberismo. La diminuzione dei salari reali, accompagnata dalla diffusione del “vizio” in tutte le sue forme, è il principio cardine con cui le oligarchie massonico-finanziarie perseguono i loro obbiettivi di denatalità: Malthus fa ancora scuola a distanza di due secoli.

Peggio dei bombardamenti

La durata e l’intensità dell’eurocrisi ha prodotto in Italia effetti simili ad una guerra combattuta sul suolo patrio o ad un lungo periodo di bombardamenti aerei: il 25% della base industriale è stato ridotto in cenere, il 10% del PIL è evaporato e la disoccupazione reale (3 mln di persone in cerca di lavoro ed altrettanti “scoraggiati”) si attesta ben al di sopra del 20% della forza lavoro. Come in tutte le guerre, anche la demografia risente della situazione: le nascite sono procrastinate sine die, il concepimento di un figlio è subordinato alla contingenze del momento, la fasce sociali fragili incassano il colpo più duramente. A giudicare dai recenti dati demografici pubblicati dall’ISTAT1, l’Italia sta vivendo un periodo più buio della Grande Guerra del 1915-1918 e della Seconda Guerra del 1940-1945.

Colpisce il dato sulle nascite, al minimo storico da quando nel lontano 1861 furono compilate le prime statistiche nazionali: il fatto che in un annus horribilis come il 1917, quando gli arteriosclerotici generali italiani mandarono al macello centinaia di migliaia di contadini contro le fortificazioni austo-ungheresi, od in uno altrettanto critico come il 1943, quando i grandi centri urbani furono teatro di pesanti e drammatici bombardamenti aerei, fossero nati più bambini che nel 2015, la dice lunga sulle condizioni di salute del Paese.

Dopo il “refolo di primavera” del lustro 2006-2010, quando il tasso di fecondità era aumentato anno dopo anno (in parte dovuto al fatto che le donne nate negli anni ’70 si avvicinavano al limite massimo per il concepimento ed in parte dovuto alle nuove famiglie immigrate), fino a toccare l’1,46 figli per donna nel 2010, la situazione è peggiorata progressivamente, toccando l‘1,35 figli per donna nel 2015. Si noti che il minimo storico del tasso di fecondità si raggiunge nel 1995 (1,19 figli per donna) ma, ciononostante, allora nacquero più bimbi del 2015, complice una “base” più larga di donne, in costante restringimento da allora: per la prima volta dall’unità di Italia si è scesi infatti sotto i 500.000 nati (487.000 per l’esattezza, -2,9% rispetto al 2014).

Sono tassi di fertilità che se, protratti nel tempo, rendono sempre più precario il già malconcio quadro demografico italiano, distante dalla classica “piramide” in cui ad una larga base di giovani, corrisponde un ristretto vertice di anziani: non si dimentichi infatti che, escludendo l’apporto degli immigrati, il livello di sostituzione delle coppie è 2,1 figli, ossia un uomo ed una donna che mettono al mondo mediamente due bambini, più un terzo figlio saltuariamente per compensare gli scherzi che riserva il destino.

L’Italia è, in sostanza, un Paese sempre più vecchio (l’età media ha toccato il record di 44,6 anni) ed ogni anno che passa perde “capacità rigenerative”. Ai fini della nostra analisi è importante evidenziare come le due regioni con il più alto tasso di fertilità (superiore a 1,6 figli per donna2) siano il Trentino e Bolzano, le uniche regioni del Nord in grado di finanziare un generoso sistema assistenziale grazie ad una fiscalità ad hoc3.

Se in Italia nascono pochi bambini, i giovani scarseggiano e l’età media è in costante aumento, bisognerebbe almeno farsi in quattro per trattenere la gioventù e la forza lavoro esistente, indispensabili per garantire un futuro al Paese e la sostenibilità del sistema pensionistico, fino all’altro ieri di tipo retributivo (necessitando quindi di un numero crescente e non decrescente di contribuenti). Al contrario, a testimonianza della drammaticità del momento, si assiste al risveglio del triste fenomeno dell’emigrazione, due volte dannoso: la prima, perché a lasciare il Paese non è più, come fino alla metà del secolo scorso, manodopera poco qualificata, ma risorse istruite ed addirittura già formate, la seconda, perché vengono a mancare quelle forze più dinamiche ed intraprendenti che dovrebbero farsi carico di rovesciare, anche con il ricorso alla violenza (perché qualsiasi moto rivoluzionario è per definizione anti-costituzionale, e quindi illegale, finché non vince e scrive la propria costituzione), quello stesso sistema che le ha condannate all’emigrazione.

Sono infatti 145.000 le persone che si sono cancellate dall’anagrafe nel corso del 2015 (100.000 italiani e 45.000 stranieri), più del doppio rispetto al 2007, ma la cifra potrebbe essere molto superiore, calcolato che molti abbandonano il Paese senza le formalità del caso. Considerato che quasi un quarto dei nuovi emigrati possiede un titolo di laurea e sommando i costi per l’istruzione a carico dello Stato, si è stimato che tra il 2008 ed il 2014, l’Italia abbia “regalato” all’estero 23 €mld di capitale umane4, diretto principalmente in Regno Unito, Germania e Svizzera. Sintomatica è a questo proposito la fuga dei neo-medici e degli infermieri che, di fronte ad assunzioni bloccate dal lontano 2008 e ad una situazione lavorativa sempre più precaria, abbandonano a ritmo crescente il Paese, depauperandolo delle (ingenti) risorse spese per la loro formazione, neppure lontanamente coperte dalle rette universitarie.

Veniamo così al capitolo della sanità pubblica, finita nel mirino dei tagli già col “piano Tremonti” nel lontano 2008 e da allora continuamente taglieggiata, nonostante il Fondo Sanitario Nazionale abbia nel frattempo raggiunto i 111 €mld annui5: liste d’attesa sempre più lunghe e l’introduzione di ticket sempre più salati ha spinto una fascia di cittadini (stimati attorno al 10% della popolazione6) a rinunciare alle cure. Il fenomeno ha senz’altro contribuito, difficile stimare in che misura, all’anomala impennata di decessi registratasi nel 2015 (665.000 morti, record dal dopoguerra7), tanto che qualche esperto di demografia ha evocato la transizione dal comunismo all’economia di mercato nell’ex-URSS, foriera di altissimi costi sociali a causa dello smantellamento del sistema assistenziale.

È corretto attribuire all’euro le responsabilità della drammatica crisi demografica che sta vivendo l’Italia? Sì, ma solo in parte, altrimenti non si spiegherebbe perché la Germania, che è il nocciolo dell’eurozona al contrario dell’Italia che è “europeriferia”, abbia un tasso di fertilità non dissimile dall’Italia e tra i più bassi d’Europa (1,4 figli per donna8). Alla moneta unica sono certamente attribuibili gli effetti prodotti sul tessuto sociale dall’adozione dell’austerità (tagli alla sanità, emigrazione legata a motivi di lavoro, rinvio dei concepimenti per difficoltà economiche, etc.), ma se ci limitassimo ad addossare tutte le responsabilità alla moneta unica, non potremmo spiegare perché la crisi demografica morde (persino più forte che in Italia) anche in quei Paesi europei (come la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, etc.) che hanno avuto la fortuna di restare fuori dal perimetro dell’euro.

Le ragioni della crisi demografica che affligge Paesi dell’europeriferia (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia), dell’eurocentro (Germania) ed esclusi dalla moneta unica, devono essere quindi ricondotte ad un minimo comune denominatore, tale da rendere la situazione demografica italiana rapportabile a quella tedesca o a quella polacca (in Polonia il tasso di fertilità è 1,3 figli per donna).Quale può essere questo minimo comune denominatore?

Per rispondere ci viene in soccorso l’economista canadese e premio Nobel, Robert Mundell, “padre dell’euro”, nonché pupillo dalle oligarchie anglofone (i suoi esordi accademici avvengono sotto l’ala protettrice della Fondazione Ford, Fondazione Rockefeller e del pensatoio Brookings Institution9): l’euro, secondo Mundell, è un pezzo della “Reaganomics”, è lo strumento principe per introdurre il neoliberismo anche sull’Europa Continentale10. Abbiamo trovato quindi il nostro minimo comune denominatore, il neoliberismo?

Proviamo a fare un tentativo.

Di stampo neoliberista sono tutte le riforme imposte dalla Troika ed applicate dai governi Monti-Letta-Renzi in Italia: deregolamentazione del lavoro (il sociologo Luca Ricolfi ha evidenziato come il precariato abbia toccato nel 2015 un nuovo record assoluto11), tagli alla sanità, porte spalancate all’immigrazione di qualsiasi genere purché comprima i salari a tutto vantaggio del capitale. In Germania, il piano Hartz per il mercato del lavoro, di chiaro stampo neoliberista, ha provocato l’esplosione dei cosiddetti mini-lavori (sono 8 milioni, quasi il 25% dei dipendenti, i tedeschi che ricevono retribuzioni nell’ordine dei 450 euro mensili12) e l’immissione, grazie alla cancelliera Angela Merkel, di un milione di nuovi immigrati nel solo 2015, cancella de facto la recente legge (2014) del salario minimo (8,5 euro all’ora13), duramente osteggiata dagli ambienti ultra-liberisti. Infine, di puro stampo neoliberista (deregolamentazioni spinte, tagli allo Stato sociale, diseguaglianza crescente) è il sistema economico adottato (o imposto?) alla Polonia dopo il 198914.

Nei tre Paesi dove imperversa il neoliberismo il tasso di fertilità decresce costantemente e nascono sempre meno bambini, a differenza della Francia dove (non si sa ancora per quanto) resiste un robusto Stato sociale che assiste le famiglie e l’alta sindacalizzazione del fattore lavoro impedisce la compressione delle retribuzioni: nell’Esagono, infatti, il tasso di fertilità è il più alto d’Europa, avvicinandosi ai 2 figli per donna, indispensabili per garantire la sostituzione naturale delle coppie15.

Sorge allora spontaneo l’interrogativo: cos’è il neoliberismo?

Una prima riposta è che il neoliberismo rappresenti il regime economico preferito dalle oligarchie massonico-finanziarie perché garantisce la massima remunerazione del capitale a discapito del fattore lavoro: in quest’ottica la crisi demografica, dettata dalle crescenti difficoltà delle giovani coppie a crearsi una famiglia, sarebbe solo un effetto collaterale, da compensare con la massiccia immissione di immigrati. In realtà, il fatto che il neoliberismo sia accompagnato (è ben visibile dall’attività dei Parlamenti in Europa) da tutta serie di riforme contro la natalità (diffusione della “pillola del giorno dopo”, progressivo smantellamento della famiglia tradizionale, tentativi di rendere i bambini “asessuati” fin dall’asilo16, crescente retorica a sostegno dell’omosessualità, norme per la diffusione delle “droghe leggere”, etc.), fa pensare che il neoliberismo sia una politica demografica, camuffata da regime economico.

Delle necessità di tagliare lo Stato sociale ed i salari reali parlava già all’inizio del XIX secolo l’economista e demografo inglese Thomas Robert Malthus (1766-1834), secondo cui le restrizioni economiche erano l’unico freno (assieme alla diffusione del “vizio”!) alla crescita demografica, oltre ovviamente alle guerre ed alle pestilenze.

A distanza di quasi due secoli è ancora il pensiero malthusiano ad animare le élite anglofone, propugnatrici di quel neoliberismo che ovunque arriva svuota le culle.

 

In principio fu Malthus e tuttora fa scuola

Thomas Robert Malthus, agiato proprietario terriero ed esponente dell’intellighenzia inglese, assiste durante la sua vita a due fenomeni: il primo significativo aumento della popolazione in coincidenza della Rivoluzione Industriale ed il propagarsi delle idee egualitarie e comunistiche sull’onda della Rivoluzione Francese.

Il mondo, abituato da millenni ad un lento sviluppo, si sveglia dal torpore ed inizia a crescere, dal punto di vista dell’accumulazione del capitale e della densità demografica, a ritmi fino a poco tempo prima impensabili: per la classe agiata inglese (che è la massima beneficiaria di quello sviluppo) si pone il problema di come reagire agli eventi. Come evitare che una popolazione sempre più numerosa ed affamata abbracci ideali comunistici ed avanzi pretese sui possedimenti in mano alla nobiltà? Malthus è convinto infatti che il genere umano aumenti in progressione geometrica (1,2,4,8,16,32, etc.) mentre i mezzi di sussistenza crescano in progressione aritmetica (1,2,3,4,5 etc.): ben presto, teme Malthus, la popolazione sempre più numerosa potrebbe espropriare le foreste in cui i nobili cacciano la volpe, disboscarle e metterle a grano!

Le previsioni di Malthus sull’aumento dei mezzi di sussistenza si sono rivelate clamorosamente errate: ciononostante, la sua filosofia anima tuttora le élite anglofone che, come è ben visibile dai temi dell’ambiente alle politiche della denatalità, sono propriamente definibili come “neomaltusiane”.

Il pensiero di Malthus è quello di una ristretta oligarchia che, sentendosi soverchiata dall’impetuoso sviluppo economico e demografico che la circonda, si pone come obbiettivo quello di soffocare il progresso umano, così da conservare intatti i suoi privilegi ed il suo potere. Il pensiero di Malthus e quello neomaltusiano sono l’anima più profonda delle élite massonico-finanziarie, il cui oscurantismo è più intellegibile che mai oggi, che si assiste al dilagare della guerra in Medio Oriente, dello stragismo di Stato in Occidente e dello scientifico impoverimento della popolazione a vantaggio di quello sparuto nucleo di finanzieri che controllano le banche centrali.

Nell’opera “Esame sommario del principio della popolazione” del 1830, Malthus descrive i metodi con cui è possibile contenere la crescita demografica. Esistono, secondo l’economia inglese, tre freni: costrizione morale, vizio e miseria. Con la prima, Malthus invoca lo smantellamento del miserrimo Stato sociale inglese allora vigente (“the Poor Law”) e la negazione del diritto al lavoro, cosicché le famiglie, senza reddito o con salari miserrimi (suona famigliare?) procrastino il più possibile il concepimento dei figli; con il “vizio” Malthus intende la diffusione della corruzione morale, dell’omosessualità e dei rapporti “sterili”; con la “miseria” si intende infine il degrado delle condizioni di vita, le epidemie, “gli eccessi di tutti i generi” e la guerra, utili a contenere la crescita della popolazione.

Leggere qualche passo di Malthus è illuminante e consente di capire i veri obbiettivi che si nascondono dietro il neoliberismo e le politiche di contorno, dalla diffusione dell’omosessualità alla depenalizzazione delle droghe17:

“Si può di conseguenza affermare che in tutti i paesi ove le entrate annuali delle classi lavoratrici non siano sufficienti per allevare in piena salute le famiglie più numerose, la popolazione è effettivamente frenata dalla difficoltà di procurarsi i mezzi di sussistenza (…) I restanti freni del tipo preventivo sono: il tipo di rapporto che rende sterili alcune donne delle grandi città, una corruzione generale della moralità relativa al sesso, che ha effetti analoghi; le passioni innaturali e le arti improprie che impediscono le conseguenze di relazioni irregolari (…) Si rivela perciò necessario ricorrere soprattutto al maggiore o minore numero di persone che non si sposano o si sposano tardi; ed il ritardo del matrimonio dovuto alla difficoltà di provvedere ad una famiglia (…) può essere utilmente definito la costrizione prudenziale agente sul matrimonio e sulla popolazione”.

Ecco allora spiegato i tassi di fertilità così bassi in Italia, Germania e Polonia: ovunque arrivino il precariato del lavoro, i mini-job e lo smantellamento dello Stato Sociale (l’erede delle Poor Laws odiate da Malthus), la famiglie faticano a racimolare il reddito indispensabile per comprare casa ed allevare i figli e le culle, di conseguenza, si svuotano inesorabilmente. Il neoliberismo (termine coniato alla conferenza di Parigi del 1938 “Colloque Walter Lippmann”, sovvenzionata dai massimi esponenti dell’oligarchia finanziaria anglofona) è in verità una politica demografica, che incentiva scientemente la denatalità.

Gli istinti neomaltusiani delle élite massonico-finanziarie si riacutizzano infatti con il boom economico e demografico del secondo dopoguerra: le banche centrali e la finanza, ancora tenute al guinzaglio della leggi restrittive degli anni ’30, sono al servizio dell’economia reale, crescono gli investimenti, l’occupazione ed il benessere, si perfeziona la tecnica e la popolazione mondiale aumenta di conseguenza. Come Malthus nel 1830, le oligarchie anglofone si sentono nuovamente soffocare e temono di essere travolte dal progresso, di essere schiacciate da una popolazione crescente che minaccia privilegi e poteri consolidati: tornano quindi alla carica per una nuova crociata contro la natalità.

Nel 1968 l’industriale italiano Aurelio Peccei, membro del gruppo Bilderberg, fonda insieme allo scienziato inglese Alexander King, cavaliere dell’Impero britannico, il Club di Roma: è il primo pensatoio che propugna la teoria di denatalità, adducendo come pretesto la scarsità dei “mezzi di sussistenza” già cari a Malthus (petrolio, cereali, acqua potabile, etc. etc.). Poco importa se le tesi del Club di Roma si sono sempre rivelate clamorosamente errate, tanto che oggi siamo sommersi dal petrolio in eccedenza: l’importante è inculcare il messaggio della “scarsità dei mezzi di sussistenza” e la conseguente necessità di contenere le nascite.

Nei primi anni ’70 è poi la volta della fondazione Rockefeller (che abbiamo già incontrato nella veste di finanziatrice di Robert Mundell, “il padre dell’euro”): nasce il progetto “zero population growth18 che ha come obbiettivo di arrestare l’espansione demografica, riducendo progressivamente il numero dei nuovi nati fino ad bloccare la crescita della popolazione. In contemporanea parte in Occidente la diffusione del “vizio”, già caro a Malthus, in tutte le sue forme: diffusione delle droghe pesanti e leggere, incentivazione dell’omosessualità, equiparazione di qualsiasi tipo di unione al matrimonio, formazione di individui asessuati fin dalla tenera età, etc. etc.

Torniamo così al principio ed alla crisi demografica che attanaglia l’Italia: le culle sempre più vuote ed il lento spegnimento del Paese sono un prodotto sensu latu dell’euro. La denatalità va ricondotta piuttosto all’ampio spettro di politiche neomaltusiane con cui le oligarchie massonico-finanziarie stanno soffocando anno dopo anno l’Occidente ed i Paesi in via di sviluppo. Deprimono le nascite, per salvaguardare il loro potere ed arrestare quel progresso da cui si sentono minacciate, proprio come Malthus ai tempi della Rivoluzione industriale.

 

The_Club_of_Rome

1http://www.istat.it/it/archivio/180494

2http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=26

3http://www.osservatoriofederalismo.eu/la-mappa-del-dare-avere-il-residuo-fiscale/

4http://www.repubblica.it/economia/2015/03/23/news/il_laureato_emigrante_un_capitale_umano_costato_23_miliardi_che_l_italia_regala_all_estero-110242042/

5http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-10-20/sanita-spuntano-altri-4-miliardi-tagli-2017-063544.shtml?uuid=ACNihfJB

6http://www.lettera43.it/cronaca/sanita-liste-d-attesa-e-caro-ticket-un-italiano-su-10-rinuncia-alle-cure_43675235624.htm

7http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/10/morti-boom-dei-decessi-in-italia-nel-2015-i-motivi-caldo-grande-guerra-e-influenza/2447008/

8http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=26

9http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/economic-sciences/laureates/1999/mundell-bio.html

10http://www.theguardian.com/commentisfree/2012/jun/26/robert-mundell-evil-genius-euro

11http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/22/jobs-act-ricolfi-precariato-ai-massimi-storici-e-ripresa-occupazionale-modesta-renzi-non-capisce-le-statistiche/2484646/

12http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-09-21/prezzo-minijob-082219.shtml?uuid=AbFzSCZI

13http://www.lastampa.it/2014/07/03/economia/salario-minimo-al-via-in-germania-diventa-legge-NXV0NypRUiIAHG5BOCJ1GO/pagina.html

14https://www.opendemocracy.net/can-europe-make-it/anna-grodzka/whats-left-in-poland

15http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=26

16http://www.ilgiornale.it/news/politica/asili-gender-fanno-retromarcia-annullati-i-giochi-coi-bimbi-1104207.html

17Saggio sul principio di popolazione, TR Malthus, Piccola Biblioteca Einaudi, 1977

18http://www.population-security.org/rockefeller/012_population_stabilization.htm

Vota!

57 commenti su “Crisi demografica: oltre l’euro, dentro il pensiero neomaltusiano

  1. vincent il said:

    Perché è accaduto? come abbiamo abbracciato tale modello liberista ? Vogliamo fare una mini-storia? Vi va?
    Noi siamo un paese che esce sconfitto nella seconda guerra e quindi deve pagare i debiti di guerra, eppure dal 1945 agli anni 80 cresciamo e diventiamo la 5ta potenza economica al mondo, ebbene che cosa succede  improvvisamente al nostro paese dove assistiamo ad un lento e inarrestabile declino economico? 
     Avevamo semplicemente dal  dopoguerra,  adottato la teoria generale dell’economia scritta da Keynes, era  lo stato che controllava e regolamentata i mercati finanziari e  poteva fare politiche economiche poiché la banca centrale  rispondeva al potere politico , essendo il  prestatore d’ultima  istanza,cioè  era la BC che fissava i tassi di interesse con cui remunerare i titoli di bebito statali  btp i quali, se invenduti  sul mercato primario venivano  acquistati  direttamente dalla BC . Quindi cosa succede il 12/02/1981 ? Un fatto gravissimo che nessuno ricorda mai, il famoso divorzio tra BC e ministero del Tesoro, eseguito dall’allora ministro Andretta e il banchiere Ciampi, di fatto da quella data diventiamo un paese privo di una BC e di fatto i nostri governanti  legati mani e piedi consegnati  nelle mani dei “mercati” dove bisogna andare con il cappello in mano a chiedere denaro in prestito e pagare fior di interessi…Voglio ricordare che all’epoca del divorzio il debito pubblico era al 56.7% sul PIL ed i tassi dei titoli di stato era al5/6%
    Di fatto da quella data si abbandona, per pura volontà politica, il modello economico Keynesiano e ci  propinano, il modello neoliberista,   con la favoletta cantata a squarciagola dal mainstream  dell’epoca, che lo stato è ladro ed inefficace per cui meno stato  e più privato …. Ricordate il governo Dini ?  Da lì in poi partono le privatizzazioni ricordate la SIP?  Trasforma in Telekom  e privatizzata  la stessa sorte tocca a Enel  FS Banka d’Italia Autostrade  ecc… è di fatto la spoliazione dello stato messo in condizione  di non poter fare nessuna politica economica  essendo privo di una BC di riferimento voglio inoltre ricordare che la creazione di moneta  da parte della BC avviene al solo costo della carta e dell’inchiostro poiché  alla conferenza internazionale di Bretton Woods  fù  proprio Keynes  a chiede di abbandonare l’aggancio delle valute con il sistema del gold standard per cui dietro le monete non c’è  assolutamente nulla si parla di moneta Fiat cioè  creata per volere politico quindi  la moneta ha un valore meramente convenzionale  dategli dalla popolazione  ma di fatto non è altro che uno strumento che serve a misurare beni e servizi.
    Segue…….

     
    • SEPP il said:

      Cosa e’ successo lo sappiamo e come hanno fatto che e’ piu’ sofisticato.
      Non hanno riposato sugli allori, finito il conflitto gia’ avevano un piano per il futuro, dividere l’umanita’ in destra e sinistra, primo mondo e terzo mondo, guerre piccole ma sempre guerre per non dire che c’era troppoa pace, prima di manipulite l’italia si divertiva con quell’aura di superpotenza, il nord e sud erano solo posizioni geografiche, niente campanilismi, proprio questa calma non lasciava presagire il seguito, rotte le dighe si scopre che l’italia poggia le sue fondamenta sul nulla, scoppiano i conflitti sociali e generazionali, tutti problemi che non c’erano e non covavano sotto la cenere, sono problemi creati ad arte, si impongono perche’ nel frattempo non era stato possibile preparare le dovute difese, tutti e tutto e’ stato travolto, come al solito in un giorno e’ sparito quello che era stato creato in 50 anni o 20 anni, come neve al sole si e’ sciolto un paese.
      I nostri dormivano e non si accorgevano che certe divisioni in atto nel tessuto sociale erano state create ad arte per poi essere usate al momento opportuno, vedasi la gestione del personale degli enti di stato: enel, sip, alitalia, ferrovia.
      una nazione che campava di evasione si scopre a sua insaputa vittima di un sistema, che andava bene finche’ non e’ stato presentato il conto e finche’ tutto filava liscio, poi come in piazzale loreto tutti facevano la loro professione di fede per dichiarare al mondo che loro erano dalla parte giusta.

       
  2. vincent il said:

    E veniamo ad oggi cosa succede dopo oltre trent’anni  che si applica la ricetta neoliberista ?  Il nostro paese sta letteralmente sbriciolandosi  e continuano a cantarci   la favoletta del libero mercato  della perfetta concorrenza  e la maggioranza degli italiani seguono il pifferaio, ancora gli credono cosa  dicono i giornaloni le TV  insomma il mainstream?  Che il problema del paese è  la castacriccacorruzzione  e tutti dietro,  si i politici ladri , l’evasione fiscale ecc..  tutti a credere che lì  sia il problema…
    Mentre ESSI si guardano bene dal parlare delle vere problematiche, non lo mettono il dito nella piaga, non ci parlano di perdita di sovranità monetaria,  neanche  di modelli economici errati,   meglio che configgono  con gli interessi nazionali e del popolo,  perché , parliamoci chiaro questo modello economico neoliberista fà gli interessi dei grandi capitali, delle grandi multinazionali e delle grandi banche,  quindi  cosa fanno per prima cosa le élite dopo mani pulite ?  in campo politico si preoccupano  di traghettarci  da un sistema elettorale multipartitico  ad uno bipartitico,  e sapete perché?  Perché è  più  facile  cooptare  due soli soggetti politici che non cercare accordi con molti, troppi soggetti partitici,  riescono nel loro progetto e non solo, i partiti stessi abolendo le preferenze nominano i loro bravi e innocui militanti a ricoprire cariche di governo i quali fondamentale credo non sappiano minimamente di quello che c’è in gioco  e si preoccupano di obbedire apaticamente agli ordini di scuderia addirittura oggi senza neppure interpellare la propria coscienza, tirando a campare sperando di concludere la legislatura  ed arrivare alla tanto agognata  ricca pensione da godere disinteressandosi di fatto delle conseguenze delle loro scelte,  le quali vanno unicamente a legiferare a favore delle élite.  Dimenticano costoro che, la coesione sociale verrà meno e i conflitti interclasse  busseranno alla porta sarà molto difficile tenerli sotto controllo (informatevi su ciò che sta accadendo in Grecia in questi giorni ) e domandatevi  perché l’informazione italiana non ne parla. Dunque  un altro passo indietro cos’è che spinge Keynes a scrivere la teoria generale del l’economia e del lavoro?  Perché  vedeva i frutti malefici prodotti dal modello economico del 1900 il neoclassico  il quale aveva un motto  il ” lassaz  fair” cioè  lasciar fare ai mercati  un pensiero semplice secondo questa teoria economica, i MERCATI FINANZIARI sapranno    regolare tutti i gangli della società civile  in piena autonomia, sganciati completamente sia dall’influenza degli Stati, che  dai bisogni delle popolazioni, infatti produce una prima guerra mondiale  15/18  quindi il  crollo di wall street  nel 1929 con le conseguenze di un’alta  disoccupazione, causa prima dei conflitti sociali, i quali vengono sedati dalle élite con l’instaurazione  di dittature, infine la seconda guerra mondiale, alla fine della quale  viene sconfitto il modello economico neoclassico e adottata la teoria di Keynes ,  non solo  in Italia viene addirittura inserita in costituzione la piena occupazione, come principio fondante della Repubblica ispirato proprio da Keynes.
    Segue….

     
  3. vincent il said:

    Infine…..
    Bisogna capire che il piano studiato dalle élite per ripristinare l’assetto economico antecedente il 1929 e quindi disattivare lo stato nella sua funzione di regolatore per la redistribuzione del reddito con politiche di sviluppo industriale di piena occupazione di attivazione degli ascensori sociali per l’espansione della classe media garantire a tutti i cittadini assistenza medica istruzione sicurezza trasporti ecc…
    Ecco il loro piano è totalmente riuscito non hanno sbagliato un colpo questa è la consapevolezza che dovremmo avere tutti più persone conoscono il funzionamento della creazione monetaria e i principi economici Keynesiani più arduo sarà per la classe politica e dominante nel nostro paese raccontarci una NARRAZIONE della realtà aderente ai loro interessi . Ma contrari a quelli del lavoratore salariato e del piccolo imprenditore o commerciante guai a cadere nel loro gioco di far la guerra tra i piccoli interessi che separano queste categorie è il principio del divide et impera di antica memoria contro di ESSI un sol popolo altrimenti non ci sarà via di scampo per NESSUNO.
    Saluto e ringrazio un semplice cittadino vincent
    P.S. chi può faccia circolare attraverso tutti i canali social

     
    • Federico Dezzani il said:

      Grazie Vincent per il tuo intervento che, sono sicuro, molti apprezzeranno: una banca centrale NON indipendente ma al servizio della comunità e sotto il controllo della politica, è davvero il primo passo per ripartire. Arrivarci non sarà facile…

       
    • Ottima la sua analisi Vincent, il problema però è Keynes, un serpente che si morde la coda, guardi attualmente dove siamo posizionati, tutte le Banche centrali continuano ad intervenire per sorreggere i mercati, ma il sistema è destinato a crollare inesorabilmente.
      Tanti mi dicono: se il sitema crolla torniamo al baratto, non crolla perchè gli USA hanno le banche più grandi del mondo, etc etc etc….
      Ma che si guardi la realtà, dalla ultima crisi, ( che non è l’ulitma ma una delle tante), hanno semplicemente distrutto la classe media, forse perchè aveva cominciato ad essere troppo importante e ad aprire troppo gli occhi.
      Tornando al tema principale, le varianti e forze in campo sono tali che un sistema concepito un secolo fa non può semplicemente funzionare oggi.
      L’Uberizzazione dell’economia, crea gente senza salari, lo sviluppo tecnologico ha creato gente senza salari, alla fine tutto quello che producono le multinazionali dovranno infilarselo nel deretano, visto che non ci saranno più masse salariate in grado di acquistare tutta la merda che producono.
      Questo era il serpente di Keynes che si morde la coda, per il resto, sono convinto che anche la mondializzazione con tutti i Trotzkisti e massoneria varie siano ormai alla frutta, ci si avvia piuttosto verso un mondo dominato da oligarchi, tendenzialmente con governi sponsorizzati da loro stessi, (come avviene negli USA da mò), solo che ne vedremo un pò di tutti i colori, per esempio prenda il colore Ucraino, ecco, questo potrebbe essere una parte della visione della futura Europa, ma secondo me sempre più lontano dalla modializzazione, ma effetto contrario, chiusura a conchiglia, ma non su stati e governi impotenti, ma su oligarchie molto più potenti.
      Sempre che il sistema non crolli domattina e ci ri-troviamo in guerra e non si sa nemmeno o quasi perchè… (almeno per la massa de pecoroni)

      Saluti

       
      • Leo Pistone il said:

        Jean, ma questo vale anche per tutti gli altri che vorranno leggere, hai toccato il
        punto focale della questione.
        Infatti hai elencato i motivi per i quali è di importanza fondamentale che al
        progresso tecnologico corrisponda un progresso sociale che ad esso va di pari
        passo.
        In caso contrario, chi controlla una tecnologia che evolvendo in continuazione
        diviene sempre più costosa e rende sempre più dispendioso realizzare le infrastrutture e gli strumenti atti alla produzione dei beni che da essa dipendono, acquisirà un
        potere sempre più pervasivo, ai danni dei ceti che subiscono quelle tecnologie, quando non ne sono addirittura vittime come gli espulsi dal mondo del lavoro a causa
        dell’obsolescenza tecnologica della loro occupazione.

        Non solo, qualora il progresso sociale non vada di pari passo a quello tecnologico,
        a lungo andare quest’ultimo diviene causa di un arresto del progresso stesso, inteso nel senso più generale, proprio perché esso avrà concentrato in un numero
        di mani sempre minore la ricchezza che da esso deriva. Causando quindi masse di
        diseredati sempre più enormi, le quali avranno sempre meno modo di intervenire nei processi di governo e quindi di distribuzione della ricchezza, proprio perché tutto il
        potere sarà concentrato nelle mani di chi controlla il progresso tecnologico.
        Le quali malthusianamente hanno tutto l’interesse affinché il perdurare del loro
        privilegio si protragga quanto più a lungo possibile e sfruttano il loro potere per
        condizionare anche le politiche economiche, così da direzionare sempre più a loro
        favore i flussi di ricchezza.

        Così facendo, si realizza un meccanismo che va ad autoalimentarsi secondo lo
        stesso principio della valanga, dato che concentra sempre più più ricchezza nelle
        mani di un numero sempre minore di persone, le quali dispongono di risorse sempre maggiori per il controllo della tecnologia e della sua evoluzione, da cui maggior
        potere e maggiore ricchezza. Elementi che continuano ad alimentare questo ciclo
        fino a che intervenga una forza in grado di spezzarlo, che oggi non è possibile
        individuare.

        Questo significa anche che oggi le teorie keynesiane sono ancora valide ma hanno
        bisogno di un correttivo, reso necessario appunto necessario dall’evoluzione
        tecnologica verificatasi dall’epoca di Keynes a oggi.
        Allora i metodi di produzione, e quindi i rapporti di classe che ne conseguivano,
        vedevano come elemento fondamentale l’apporto della forza-lavoro. ai fini della
        creazione di ricchezza. Tale necessità costituiva un elemento di moderata
        efficacia ai fini della redistribuzione della ricchezza, dato che non è stato
        sufficiente a evitare che i ceti che controllavano la produzione accumulassero
        ricchezza e potere sufficienti a far si che acquisissero anche il controllo in esclusiva del progresso tecnologico che ad essi ha attribuito una forma di potere definitiva.

        Quindi il rendere indipendenti le banche centrali dal controllo governativo ha avuto
        si un’importanza fondamentale ai fini della creazione delle condizioni
        socio-economiche attuali, ma è stato solo una gamba del meccanismo che ad esse ci ha condotto: l’altra gamba è stata per l’appunto il controllo del progresso
        tecnologico, quello che ha permesso al capitalismo di giungere a livelli sempre
        maggiori di efficienza fino ad arrivare a quelli attuali. Ovvero il produrre un numero
        sempre più grande di beni e servizi con un apporto di manodopera in continua
        decrescita, così da attribuire una quota sempre maggiore delle ricchezze che
        derivano da tale produzione a chi ne controlla i meccanismi.

        Ecco perché un evento all’incirca contemporaneo al divorzio Tesoro-Banca d’Italia
        ha avuto un’importanza ad esso almeno pari.
        Mi riferisco a quanto condusse infine alla famigerata marcia dei quarantamila,
        indetta dai sindacati padronali per spaccare il movimento dei lavoratori e
        neutralizzare le conseguenze delle dure azioni di lotta da esso messe in campo per scongiurare il primo licenziamento di massa dell’industria italiana, che mai nella sua storia aveva conosciuto un’espulsione di lavoratori di proporzioni simili.

        L’asse portante dell’industria italiana, la Fiat, aveva necessità di liberarsi di un
        numero enorme di lavoratori, dato che per le proprie esigenze capitalistiche aveva
        deciso di sostituirli con sistemi di lastratura, saldatura e assemblaggio robotizzati
        realizzati dalla Comau, azienda controllata dalla stessa Fiat e allora all’avanguardia mondiale nel settore.
        Dunque un tipico elemento di progresso tecnologico realizzato in nome e per conto dei controllori della produzione e del capitale, con lo scopo di ottenere ricchezze
        maggiori da un lato, e dall’altro di liberarsi di una manodopera umana alla perenne
        ricerca di emancipazione e quindi in una fase rivendicativa di sempre nuovi
        diritti e di una più equa distribuzione della ricchezza, che il padronato non aveva
        alcuna intenzione non di riconoscere, ma neppure di discutere.
        Ciò ha causato una gravissima emergenza occupazionale, alla quale il movimento
        dei lavoratori non è stato capace di rispondere, obbligando chi controllava la
        produzione e aveva deciso di adottare nuove tecnologie al riguardo, di farsi carico
        delle conseguenze delle sue decisioni, ovvero obbligando il padronato a continuare
        la condivisione delle ricchezze così realizzate con i lavoratori che allo scopo erano
        stati espulsi dal processo produttivo.
        Tutto questo con la collusione della triplice che, qualora avesse voluto, alla marcia
        dei quarantamila amministrativi che rivendicavano la loro egoistica determinazione al proseguimento del lavoro in un’azione di crumiraggio di massa nei confronti delle iniziative di lotta miranti a evitare l’espulsione di una quantità di lavoratori inaudita
        nella storia dell’industria nazionale e non solo, avrebbe potuto contrapporre, il giorno stesso o quello successivo, una manifestazione di proporzioni almeno venti o trenta volte più grandi.
        Viceversa, la triplice, sindacato dei lavoratori già allora fattosi zerbino della volontà
        padronale, non solo rispose alla marcia dei quarantamila con il silenzio-assenso,
        abbandonando i lavoratori resi obsoleti dalla tecnologia al destino per essi deciso
        dal padronato, ma cooperò volenterosamente allo scopo mediante una serie
        incredibile di brogli plateali nelle votazioni delle assemblee che si tenevano
        negli stabilimenti industriali.
        Ricavandone per i suoi vertici che avevano dato via libera al colpo di mano
        padronale danarose cooptazioni nel sottobosco governativo.
        Da parte sua lo Stato fu ugualmente colluso con l’operazione, facendo in modo che
        il padronato incamerasse tutto il surplus di ricchezza conseguente ai nuovi metodi
        di produzione resi possibili dal progresso tecnologico, scaricandone i costi sulla
        collettività mediante la cassa integrazione.

        Di questo evento, paradigmatico delle conseguenze derivanti dallo svincolare il
        progresso tecnologico da quello sociale, viene sistematicamente tralasciata la
        considerazione. Tanto per le esigenze da cui deriva, quanto per i suoi meccanismi di attuazione e soprattutto per le sue conseguenze.
        Anche e soprattutto dalle fonti che millantano a gran voce la loro appartenenza al
        fronte sociale e a quello sovranista.
        A mio avviso perché solo così si può fingere che nelle condizioni attuali sia
        possibile continuare a restare ciechi e sordi di fronte alle esigenze di vita e di dignità umana delle masse di lavoratori sempre più ingenti, che ormai sono milioni e milioni, espulse in via definitiva dal mondo del lavoro. Che in quanto tali vittime del capitale e delle sue esigenze.
        Al riguardo si preferisce apostrofarle con epiteti tipo “servi della gleba”
        http://goofynomics.blogspot.nl/2015/06/il-reddito-della-gleba.html
        o mendicanti e parassiti,
        http://egodellarete.blogspot.nl/2016/01/il-reddito-di-quelchevipare.html
        in una recrudescenza patologica della mentalità reazionaria,
        neoborghese e tecnocraticamente filocapitalista, che dimostra una volta e per tutte
        il ruolo di certi personaggi che vorrebbero far credere di battersi come leoni da
        tastiera in nome della democrazia e dello stato sociale, ma in realtà sono al servizio del capitale globalizzato.
        Nella loro povertà valoriale e concettuale, non sono stati in grado di concepire
        che tale misero stratagemma, per far credere a chi è ancora meno sveglio di loro
        che l’unica risposta alle condizioni inumane cui il capitale ha precipitato masse di
        persone così ingenti, e in quanto tale essa stessa del tutto disumana e sociopatica, sia appunto la chimera della piena occupazione.

        Si dà il caso però che la piena occupazione non ha precedenti storici a parte il
        nazismo. Inoltre nessuno riesce a spiegare:
        – in base a quale volontà e potere politico che sia nel suo controllo renderla
        operante;
        – quanto costerebbe;
        – cosa si dovrebbe produrre per il suo tramite;
        – in quanto tempo dovrebbe concretizzarsi.
        Ma soprattutto nel frattempo che fine fanno quei milioni di persone espulse dal
        mondo del lavoro in base alle esigenze del capitale.

        Evidente a questo punto che chiunque dia al problema della disoccupazione di
        massa che non ci si deve mai stancare di ripetere che è tale in nome e per
        conto delle esigenze del capitale, la supercazzola della piena occupazione senza
        nemmeno sapere da dove si comincia per realizzarla, figuriamoci allora dove si
        finisce, oltretutto sulla base di una falsa volontà di riconquista sociale e di
        democrazia, sia innanzitutto un individuo che intende cambiare le condizioni e gli
        odierni rapporti di classe e di produzione con il culo delle vittime del capitale e delle sue esigenze, nonché doppiogiochista.
        E soprattutto malgrado prenda in giro piddini ed euroentusiasti vari per la loro
        volontà di cambiare verso all’Europa, in realtà si propone un obiettivo ancora più
        velleitario e privo del minimo addentellato dalla realtà concreta: quello di
        cambiare verso al capitalismo.

        Ciò dimostra che oggi la linea del discrimine tra chi è schierato sui valori di
        solidarietà, condivisione, giustizia sociale, e quelli che agiscono a favore della
        reazione sociopatica, filocapitalista, tecnocratica e globalista passa appunto per il
        riconoscere che è necessario dare ora e subito, non chissà quando, una risposta
        efficace, rapida, definitiva e soprattutto non revocabile mediante le conseguenze del progresso tecnologico, alle conseguenze della disoccupazione di massa voluta dalle esigenze del capitale: il reddito garantito e incondizionato.
        Unica opzione oggi conosciuta in grado di far si che progresso sociale e progresso
        tecnologico vadano di pari passo, che come abbiamo visto è più ancora della
        finanza il vero fulcro materiale su cui agisce il meccanismo dell’impoverimento del
        99,99% del genere umano a favore dello 0,01% delle élite.

         
  4. Il mio punto di vista è quello della generazione degli anni 50.
    Osservato da un livello vicino al marciapiede.
    I nostri padri hanno vissuto la guerra; sui teatri di guerra di mezza europa, ma anche solo nelle città affamate e bombardate.
    Loro, i sopravvissuti, hanno visto il dopoguerra come una reale speranza di rinascita, e non potevano nemmeno immaginare che gli “alleati” avevano già programmato una esistenza da schiavi anche per i figli che sarebbero arrivati.
    I miei genitori hanno avuto sette figli, e non conosco nessuno di quegli anni, 50/60, che non avessero almeno 4/5 figli.Chi ne aveva solo tre, era già considerato un “aristocratico” con agende(come si usa dire ora) un gradino più su della classe proletaria.
    Noi, i figli, quelli degli anni della contestazione e delle allucinazioni utopiche di una società nuova, moderna, più umana, egualitaria; quella dei fiori nei cannoni, e delle dimostrazioni in piazza per ogni minimo solletico sociale, avevamo già deciso che la vita era “nostra” e che potevamo viverla fino in fondo senza le palle al piede delle convenzioni e delle tradizioni.
    Il concetto di famiglia era io, te ed un pupo, massimo due per realizzare la mia virilità, la tua femminilità(ma spesso nemmeno più quella).
    Non era diverso per il figli della borghesìa…trincee diverse ma uniti nel tripudio della celebrazione del godimento della propria gioventù.Ed erano gli anni dell’abbondanza.
    Non so se la crisi demografica è stata programmata ad arte già da quegli anni, e con gli strumenti della felicità artificiale ed artificiosa prodotta nei laboratori maltusiani, prima ancora che con la paura dello sfacelo economico e del vagheggiare di un futuro probabilmente distopico, ma di certo abbiamo dato una bella botta…

     
  5. Buongiorno Federico,ogni tanto rimpiango di non essermi laureato,pur avendo letto,credo, molti più libri di amici che lo sono….,ma leggerti mi fa ritornare nei banchi di scuola, ho proprio la sensazione di imparare qualcosa,grazie Federico!

     
  6. Willy Muenzenberg il said:

    Caro Professore,
    Il carattere palesemente menzognero, oltre che ridicolo, delle teorie di Maltus e dei suoi epigoni com Peccei sta nei fatti. Che rapidamente hanno ridicolizzato simili assunzioni. Pertanto ovunque non se ne parlerebbe più, se non di come l’ennesimo eccentrico che scriveva sciocchezze proveniente dalla Gran Bretagna. Ma noi è il controllo di stampa e scuola ‘pubblica’, che abbiamo assunto si dall’inizio della. Ripetere a memoria e indottrinare.

     
  7. C’è un assunto di base che orienta comportamenti sia di tipo conservatore, applicati al luogo in cui si vive, sia di tipo rivoluzionario, destinati ai Paesi lontani.
    Le rivolte civili in grado di rovesciare i governi e le classi al potere, sostituendole con altre, sono state storicamente scatenate da una condizione di scarsità di cibo. Oppure, con esito uguale, da prezzi del cibo tanto elevati da renderlo inaccessibile alla maggioranza della popolazione.

    http://necsi.edu/research/social/food_crises.pdf

    Puoi promuovere guerre, deprimere i salari, creare disoccupazione, rubare, corrompere, senza che si scatenino rivolte significative.
    Ma se le persone sono portate alla fame, allora non hanno più nulla da perdere e lotta per la sopravvivenza diventa rivolta esistenziale.

    http://www.academia.edu/5334114/Food_scarcity_as_a_trigger_for_civil_unrest

    Questo assunto può essere usato per portare alla fame un Paese il cui governo si vuole rovesciare, in modo che venga travolto da una rivolta interna. Le primavere arabe ne sono un esempio recente.

    Più frequentemente viene sviluppato in chiave difensiva: cerco di contenere la crescita della popolazione per scongiurare le condizioni di una rivolta che cambierebbe gli assetti di potere.
    Parallelamente investo massicciamente nei rimedi che aumentano la quantità di cibo disponibile, come gli OGM. Taglio qualunque forma di assistenza sociale, a partire da quella sanitaria, ma aumento comunque i food stamps.

    Possono sembrare comportamenti paradossali. Però a ben guardare sono collegati da una certa logica interna, che rende coerente e comprensibile ciò che in mancanza parrebbe inesplicabile.

     
  8. Stefano il said:

    Articolo molto chiaro! Certe tendenze si riscontrano contemporaneamente piu’ paesi e sono conseguenze di movimenti geopolitici che soverchiamo la volontà dei politici dei singoli paesi. Le politiche neoliberiste sono state nuovamente spinte in avanti negli anni settanta quanto la minaccia russa si era notevolmente affievolita dando una sensazione di onnipotenza alla casta al potere in occidente. Non oso immaginare cosa possa succedere se Russia e Cina cedono definitivamente…
    Piuttosto c’è da chiedersi perchè il nostro paese, una volta florido, è stato letteralmente travolto mostrando una grande fragilità, mentre altri hanno resistito meglio…Probabilmente il problema sta nelle origini del nostro stesso Paese, nel modo in cui si è formato ed è rimasto strutturato. Cioè una parte del Paese, il Nord, delegato all’industria e alla propulsione economica, un’altra parte, il Sud, è stato delegato a cosumatore di beni prodotti al Nord, a colonia interna insomma.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Sono d’accordo: prima l’affievolimento e poi la scomparsa dell’URSS, sono stati il fattore scatenante dell’offensiva neoliberista. Finché c’era la “minaccia” dell’URSS, con un forte potere attrattivo sulle masse grazie all’ideologia comunista, sono rimasti quieti…

       
  9. Cristina C. il said:

    C’è però una contraddizione in questo piano. Anzi, due.
    1) Da sempre si sottolinea come l’estrema prolificità dei popoli africani e asiatici sia causata proprio dall’altrettanto estrema povertà. Come mai Malthus ha considerato la “miseria” come fattore di denatalità, quando da sempre si verifica l’opposto? Quando da sempre i popoli poverissimi sono i più… proletari di tutti, mentre man mano che aumenta il benessere diminuiscono le nascite?
    Alcuni studi demografici hanno però verificato che la denatalità si verifica non tanto con l’aumento del benessere, quanto con l’aumento della scolarizzazione delle DONNE. Nei Paesi poveri, insomma, nascono molti figli perché le donne sono vittime dell’ignoranza e dell’arretratezza; quando vanno a scuola, diventano più capaci di gestire la propria sessualità e le sue conseguenze.
    La miseria nei Paesi occidentali porta quindi alla denatalità PROPRIO perché le donne sono scolarizzate. I neomalthusiani non considerano che, con i provvedimenti che tagliano lo Stato sociale, in tempi medi o più lunghi potremmo ritrovarci con un calo dell’istruzione femminile (nonché l’impossibile accesso economico a contraccezione ed aborto) che porterebbero ad una risalita delle nascite.
    2) Come mai i neomalthusiani incoraggiano con tanto fervore l’occupazione islamica? Non è solo una “sostituzione demografica” o un ripiazzamento di popoli nel loro personale Risiko: ovunque è incoraggiata la sottomissione alla cultura islamica (con la scusa del “rispetto multikulti” e le solite frescacce politically correct), ovunque si tace su reati e criminalità, ovunque vengono concessi privilegi negati agli autoctoni. Insomma, è evidente il disegno che, nel giro di dieci o vent’anni, l’Europa diventi a maggioranza islamica.
    Hanno però presente, i malthusiani, quanti figli fanno gli islamici?
    Hanno presente la radicalizzazione estrema delle loro convinzioni in campo demografico, e quanto siano difficili da smuovere? Fare figli a raffica è una missione religiosa, non basta mandare le femmine a scuola o vendergli l’iPhone per fargliela tradire.
    La prospettiva portata da milioni di immigrati islamici è quella di un deciso aumento demografico nel giro di pochi anni. I neomalthusiani non l’hanno previsto? Oppure contano sull’invincibile capacità corruttrice della cultura angloamericana per “convertirli”? Poco probabile anche questo, visto che sono state le stesse elite a diffondere l’islam radicale ed estremista presso popolazioni che, fino a vent’anni fa, si stavano tranquillamente occidentalizzando da sole.

    Spero di essere stata chiara. Che ne pensi (se ti va di rispondere)?

     
    • Federico Dezzani il said:

      1) Sul numero di figli che concepisce una coppia, influisce lo standard che la coppia deve garantire ai figli: nei paesi poveri, dove è sufficiente offrire una scodella di riso, si possono concepire figli finché si ha riso. In Occidente, un figlio è 50-100 volte più “caro”: ecco perché lo Stato deve coprire una parte dei costi.
      2)L’immissione massiccia di immigrati in Europa serve a dissolvere le nazionalità, creare un costante stato di crisi ed abbattere ulteriormente i salari. Che siano mussulmani è dovuto al fatto che sulla sponda Sud del Mediterraneo venerano Allah: se ci fossero quelli di scientology, avremmo flussi di scientologisti.

       
      • Cristina C. il said:

        Si, ma gli scientologisti non hanno come compito sacro il fare 8 figli per coppia. Non hanno considerato, i neomalthusiani, che rischiano di trovarsi un’Europa più popolata invece che meno?

         
      • Federico Dezzani il said:

        Si torna al discorso dei mezzi di sussistenza e dello standard di vita: le statistiche dimostrano che gli immigrati convergono molto rapidamente verso i tassi di fertilità dei “locali”, perché non hanno i dané…

         
      • Francesca il said:

        E se invece questa elite non avesse timore della natalità in generale ma della natalità occidentale, molto più pericolosa, perché forte, indipendente, acculturata, intelligente, ecc. ? Questo svelerebbe questa contraddizione, nel senso che vanno bene tanti figli ma che siano tutti stupidi, innocui, schiavi…

         
  10. Complimenti riesci ad “unire tutti i puntini”. Argomento trattato chiaro e completo.
    Quel che mi terrorizza: con questa “ideologia”, “lor signori” riescano a modellare col tempo “decenni” religioni millenarie (Cristianesimo) sia dall’interno con infiltrazioni e sovversioni; che dall’esterno con continui attacchi mediatici e politici.

     
  11. Una banale domanda…
    I Massoni detti “progressisti” esistono o sono in “””””” sonno””””””””?

     
    • Cristina C. il said:

      Se vuoi sapere dei “progressisti” bussa a Magaldi. Ma se vuoi la mia opinione, sono solo meno peggio. Il succo è lo stesso: pensano di avere il diritto di gestire il mondo a modo loro, e che sia un diritto soprannaturale a noi negato.
      Tra l’altro, sono i “progressisti” i fautori più fervidi di quel “politically correct” con cui stanno contribuendo a massacrare la libertà di opinione.
      Se cerchi i cavalieri bianchi, insomma, non li troverai lì. Sempre che ne esistano (comincio a dubitarne ahime).

       
  12. mihai podeanu il said:

    Buondì. La seconda dell’Orazio, Federico, dopo aver letto il primo volume del Gioele…?

     
    • Federico Dezzani il said:

      Conosco gli Orazi ed i Curiazi, il poeta latino Orazio, ma non “la seconda dell’Orazio”…

       
    • Cristina C. il said:

      La mia risposta a Orazio qui sopra si riferisce proprio al primo del Gioele!
      😉

       
  13. Eugenio il said:

    Gli spunti offerti sono numerosi. Molte delle ricostruzioni ed esposizioni di Federico sono condivisibili.
    Intendo solo portare un modesto contributo con un paio di note che possano arricchire il dibattito e la scelta dialettica.
    X Cristina C. che si chiede come mai “dell’estrema prolificità dei popoli africani e asiatici ” spesso in condizioni di estrema povertà. In alcune culture tradizionali, in particolare dell’Africa, che ho avuto il privilegio diconoscere, ogni figlio rappresenta un reddito. Più ce ne sono, più il patriarca ozia. Ricordo che alcuni anni fa andava di moda pubblicare perfino le foto di africani con cento e più figli, cosa che ora si tendea celare. Ovviamente nessun patriarca aveva la minima idea di quale sarebbe stato il destino della sua prole.
    Vero è che Malthus, come ricorda Cristina, ha considerato la “miseria” come fattore di denatalità, masolo se lasciata ad esplicare i propri effetti senza intervento esterno. Riteneva infatti che sfamare semplicemente le persone attraverso l’uso di sussidi e aiuti portava solo ad un innalzamento della natalità senza calmierare la miseria. In definitiva l’uomo semplicemente sfamato soddisfaceva in primis i bisogni più bassi, senza iniziare tuttavia un processo di elevazione o sublimazione autonomi.

    Sono due le concezioni di base che si scontrano: la prima di prosecuzione della specie attraverso la dispersione. Ovvero: faccio 50 figli e anche se ne muoiono 47 la specie è salva. E’ la concezione primordiale e primitiva, un fossile che si è tramandato fino a noi e che limita grandemente un miglioramento delle condizioni di vita.
    L’altra concezione è quella della prosecuzione attraverso la conservazione: faccio 2-3 figli, li curo, li istruisco ecc. In questo caso esiste un passaggio di testimone ed un anelito di miglioramento sociale.

    Il problema è quando si tenta di applicare la seconda concezione intervenendo nei consolidati, spietati equilibri naturali della prima, cercando di far vivere tutti i 50 figli scriteriatamente messi al mondo senza oggettive possibilità.

    Poi ci sarebbe da considerare il carico antropico sulla distribuzione delle genti. Una volta si andava dove c’era la possibilità di migliorare la propria vita grazie ad una serie di situazioni contingenti: vasti spazi, abbondanza di risorse e materie prime, aree inabitate e grande possibilità di lavoro. Era il tempo di una sorta di deregolamentato anarco-capitalismo.
    Ora il processo è inverso: si ammassano persone a casaccio da zone con bassa densità abitativa e ricche di risorse verso paesi inquinati, sovrappopolati con alta disoccupazione cercando di sfruttare una sempre più insufficiente pubblica assistenza, che per forza di cose lentamente finirà per tutti.

    Tra l’altro, e concludo, rimanendo in tema l’Italia, secondo gli scienziati del GFN, sopporta già un carico antropico oltre al triplo del sostenibile…

    Cordialità.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Mi sembra che lei, nel suo piccolo, sia un esponente di quei neomaltusiani massoni di cui parliamo nell’articolo. Qua siamo anti-massoni, pro-bimbi, pro-crescita!

       
      • Eugenio il said:

        No, non sono nulla di ciò. Tento di attenermi ai fatti e di dare ragione all’evidenza,
        senza preconcetti ed etichette. Pur essendo pro-bimbi e pro-crescita sarei soprattut-to pro-benessere e sostenibilità, senza il quale i bimbi di cui sopra sono destinati
        ad un futuro fosco. Converrà che nulla è infinito in un mondo finito e che nulla cre- sce illimitatamen-te, neoplasie a parte, peralto con esiti nefasti.
        Conoscerà meglio di me una interessante lezione Dr. Albert Bartlett, della quale riporto in calce un estratto, per chi eventualmente non la conosce, tenuta a Denver Colorado nel 2004. Nelle analisi complesse credo sia sempre utile considerare il maggior numero di punti di vista possibile, che ne dice?

        “I batteri crescono per raddoppio. Un batterio si divide e diventa due, due si dividono e diventano quattro, 4 diventano 8, 16 e così via. Supponiamo di avere una colonia di batteri che raddoppia in numero ogni minuto. Supponiamo di ficcare uno di questi batteri in una bottiglia vuota alle 11:00 di mattina e di osservare che la bottiglia è piena alle 12:00. Questo è il nostro caso ordinario di crescita continua: abbiamo un tempo di raddoppio di un minuto e un ambiente finito che è una bottiglia.

        Voglio farvi tre domande: Prima domanda: a che orario la bottiglia risulterà mezza piena? Bene, pensate che sia alle 11:59, un minuto prima delle 12:00, perché la colonia raddoppia ogni minuto.

        Adesso la seconda domanda: se voi foste un batterio medio all’interno della bottiglia, in che istante vi accorgereste che state rischiando di rimanere senza spazio? Bene, vediamo che succede nella bottiglia durante gli ultimi minuti. Alle 12:00 la bottiglia è piena, un minuto prima è mezza piena, 2 minuti prima è piena per un quarto, quindi un ottavo, quindi un sedicesimo. Fatemi fare una domanda: alle 11:55, quando la bottiglia è piena solo al 3% ed il 97% è ancora spazio libero, disponibile per lo sviluppo, quanti di voi si accorgerebbero che esiste un problema?

        Bene, supponiamo allora che 2 minuti prima delle 12:00, alcuni dei batteri finiscano per capire che lo spazio a disposizione si sta esaurendo, e decidano di lanciarsi alla ricerca di nuove bottiglie. Cominciano a cercare a largo della piattaforma continentale, nelle fasce protette e nell’Artico, e, siccome sono bravi, riescono a trovare tre nuove bottiglie. Questa sarebbe una scoperta incredibile, cioè avrebbero a disposizione tre volte le risorse che avevano avuto fino a quel momento. Ora avranno quattro bottiglie, mentre prima ce ne era solo una. Adesso, sicuramente, questo renderà la loro società sostenibile, non credete?

        Credo che sospettiate già quale sarà la mia terza domanda: per quanto tempo può continuare la crescita a seguito di queste meravigliose scoperte? Guardiamo la tabella: alle 12:00 la bottiglia originale è piena, ne restano tre da riempire; alle 12:01, due bottiglie sono piene, ne restano due da riempire; alle 12:02 tutte e quattro le bottiglie sono piene e questa è la fine del gioco.

        Questa è esattamente tutta l’aritmetica di cui avete bisogno per valutare l’assoluta contraddittorietà di certe dichiarazione degli ‘esperti’ che sentiamo alla televisione o leggiamo sui giornali e che ci vanno dicendo che possiamo continuare ad aumentare il nostro tasso di consumo dei combustibili fossili e un momento dopo aggiungono “Non preoccupatevi, saremo comunque in grado di realizzare nuove scoperte di risorse che servono a coprire questa crescita di consumi”.

         
      • Federico Dezzani il said:

        La sua cultura, le sue citazioni, il suo pensiero sono però di evidente impostazione maltusiana. Non discuto con persone che paragonano l’uomo ai batteri, con cui forse sentono delle affinità intellettuali.

         
      • Non mi definirei con un termine preciso, nè io amo definire gli altri racchiuden-
        doli nelle poche lettere di un vocabolo. Le persone sono complesse.
        Io sono sempre interessato ad ascoltare e vorrei capire cosa ci trova di errato, battute a parte, nella con-sapevolezza della finitezza umana.

         
      • Federico Dezzani il said:

        La sua espressione “finitezza umana” esplica perfettamente la differenza tra la sua visione e la mia: per lei l’uomo è un essere chiuso nella bottiglia, compresso dalle pareti di vetro, per me l’uomo tende invece all’infinito e le bottiglie, come una sorta di matriosca, si rompono una dopo l’altra, grazie al suo genio ed al suo lavoro.

         
      • Manuela il said:

        Allora, ho letto l’articolo, molto interessante e ho trovato di eguale interesse le risposte di Eugenio. Io, se posso umilmente dire la mia, vorrei aggiungere che è si vero, da sempre vi sono delle “èlite” che tiranneggiano sopra le teste dei più e che fanno e disfano a loro piacimento, per mantenere intatti i loro immensi privilegi; ma è pur vero, che volendo parlare della sovrappopolazione modiale, il problema sussiste! Mi spiego….questa meravigliosa terra e tutto il creato in generale, potrebbe offrire risorse e possibilità di bellezza, pienezza, raffinatezza, ricchezza, conoscenza, spensieratezza, pace e beatitudine a tanti, ma mi permetto di dire che sono d’accordo nel credere che lo spazio non può essere assolutamente sufficiente in maniera indiscriminata per una popolazione che riproduce se stessa all’infinito! La natura ce lo insegna chiaramente…..gli animali in virtù della sopravvivenza della specie, in virtù dell’equilibrio delle risorse, in maniera automatica e naturale attuano la selezione naturale al fine di garantire la degna sopravvivenza di chi resta! E’ un sistema fatto di equilibri, delicati ma assolutamente sani e coerenti. Noi uomini “ex animali” evoluti, abbiamo rotto questi equilibri e in nome dell’evoluzione continuiamo a commettere errori imperdonabili. Quindi, e concludo, il problema a mio avviso non è, abbattimento delle nascite si o abbattimento delle nascite no! Il vero problema è riformare le teste degli uomini, fare cultura, prendere coscienza e iniziare a riflettere correttamente……dopodichè sono pressochè certa che se l’uomo riabiliterà se stesso, la sovrappopolazione sarà un concetto inesistente, perchè in maniera automatica, giusta, solidale ed egualitaria l’umanità viaggerà su binari che non condurranno più all’accumulo indiscriminato e agli eccidi di massa per mantenerne il controllo, bensì protenderà se stessa verso quell’infinitro di cui tu parlavi, ma che è racchiuso in un concetto con dei confini “finiti”. Spero di essermi spiegata e di non aver dato luogo ad equivoci!

         
  14. La finitezza dell’uomo cui mi riferivo è fisica, individuale, materialistica e diffusa. L’infinitezza cui lei si ri-
    ferisce è ideativa, immaginativa, creativa ed elitaria. Sono due ambiti difformi. L’uomo modifica sempre l’ambiente ove insiste la sua esistenza, spesso in modo irreversibile: qui la sua limitatezza o finitezza si manifestano nel subirne immancabilmente le conseguenze, per poi ricominciare.
    E chi subisce il frutto dell’altrui ingegno, che non è sempre positivo, sono sempre i soliti noti.
    Nella famosa bottiglia, da lui creata, l’uomo ci si è ficcato da solo.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Continua! “finitezza fisica, individuale, materialistica e diffusa”!
      Lei, caro Eugenio, mi sembra di un pessimismo cosmico! Si faccia un tiramisù, magari la vita le sembrerà più allegra!

       
      • Eugenio il said:

        Se mi conoscesse scommetto dedurrebbe il contrario.
        Ho sempre pensato che quelli chesitiranosu alla fine sono ancora più depressi.
        Forse si può semplicemente essere lucidi testimoni senza aiutini e senza racontarse- la.
        Probabilmente sono solo uno non più giovane e che ne ha viste, ne ha lette e ne ha fat-te, questo sì.

        Un saluto cordiale e buon lavoro.

         
  15. Miles Raymond il said:

    Ciao Federico, diffusione delle droghe, e aborti, omosessualità regolamentata e disintegrazione della famiglia tradizionale o meglio naturale.
    Anni fa mi chiedevo come certi partitucoli avessero uno spazio e una visibilità che era inversamente proporzionale alle percentuali da prefisso telefonico di Milano città, poi leggendo qualche libro e spegnendo molto più spesso la tv mi è risultato tutto molto più chiaro.
    Pezzo impeccabile ed altrettanto impeccabili le risposte a taluni che sono sempre concentrati sulla “finitezza” del globo e delle sue risorse.
    Se tali fini pensatori fossero vissuti alla età della pietra avrebbero predicato la necessità di limitare la specie umana a qualche decina di migliaia di unità data la “finitezza” dei cespugli e delle bacche selvatiche.
    Alla prossima e complimenti ancora.

     
    • Eugenio il said:

      Guardi che ha inteso male: all’epoca spazi e bacche erano virtualmente illimitati.
      Oggi il contesto è diverso. Domani lo sarà ancor di più, e diversi contesti richiedono diversi approcci. Veda la Pianura Padana dove a fine febbraio già molti comuni hanno esaurito il bonus di sforamento annuale sulle PM10 e vaste aree sono in testa nelle classifiche europee per diverse malattie polmonari, incluso il tumore del polmone.
      I ridicoli rimedi vedono in lizza ininfluenti targhe alterne piuttosto che arbitrario innalzamento dei parametri di pericolosità
      Quanto al genio umano infinito è ovviamente una boutade, di infinito l’uomo ha però qualcosa, ne conveniva anche Einstein che scriveva: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”.
      La maggior parte di noi in realtà è un pigiatore di bottoni che non sa come i dispositivi che adopera funzionano nè saprebbe costruirli.

      Quella del tiramisù comunque è bella, ricorda tanto l’invito rivolto ai passeggeri sul Titanic a non interrompere le danze. L’uomo che banalizza spesso si rifugia nell’enogastronomia, fa tanto “compagnia dei magnaccioni”.

       
      • Federico Dezzani il said:

        Le consiglio di fermarsi per il suo bene. Di questo passo, al prossimo commento mi tirerà fuori qualche teoria eugenetica/nazista sulla necessità di eliminare i “pigiatori di bottoni”.

         
      • Francesca il said:

        Il litigio mi è sempre sembrato una delle espressioni più stupide dell’essere umano, io penso, scusami Federico, ti ammiro tantissimo se no non sarei qui, che anche Eugenio abbia un po’ di ragione. Una sovrappopolazione vive male, soprattutto se non è ben distribuita, ci sono ancora luoghi della terra vivibili e desolati, vedi terre come l’Argentina e altri vasti continenti come la stessa Africa. Però, ammetto anche il pessimismo di Eugenio, non riflette sul fatto che l’uomo non è eterno, quindi è la natura stessa che pensa ad evitare che lo spazio finisca. Il problema del sovraffollamento quindi non lo vedo…

         
  16. Analisi interessante. Questo spiega che c è un piano di sterminio degli europei in atto tramite la finanza.

     
  17. Non i capisce se Dezzani sia più un cretino, un analfabeta o un disnformatore. Sicuramente Malthus non l’ha letto. Nè caoisce una mazza di demografia. Oltre che die conomia. Ma date le premesse era scontato.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Almeno so usare il correttore automatico… thù nonn seio cappace Pipo??

       
      • Danilo Fabbroni il said:

        Uno degli accoliti di questi gruppi era Donald Michael che avrà un ruolo importante nel Club di Roma, una consorteria fondata da Aurelio Peccei, un top manager nell’éntourage Fiat, che promosse illo tempore la deindustrializzazione, la crescita zero e la denatalità.
        Giova ricordare che l’unica donna tra i fondatori del Club, fu Elisabeth Mann, segno che la rete delle “magiche costellazioni” trova sempre le sue corrispondenze “astrali”.

        ***

        Peccei emerse come figura di spicco nella Fiat a seguito di un suo viaggio in Cina e viene da chiedersi cosa sottoscrisse a favore dell’azienda torinese la cui presenza a livello di prodotto non è stata mai significativa in quel paese.
        Nel secondo conflitto mondiale Peccei militò in Giustizia e Libertà: una loggia di resistenza contro il fascismo.
        Il suo libro The Chasm Ahead – dal significativo titolo: L’abisso davanti a noi, e fatto uscire altrettanto, nota bene, nel 1969 – a detta di Dennis Meadows, aiutò a sviluppare il famoso dossier I limiti dello sviluppo.
        Cioè l’inizio dell’ideologia della Carestia Pianificata.
        Oggi ne vediamo dispiegati tutti gli effetti alla loro ennesima potenza. Di recente una clamorosa dichiarazione del Fondo Monetario Internazionale – in perfetto accordo con l’ideologia dell’environmental apocalyptisme metteva sotto accusa l’invecchiamento della popolazione in Occidente quale autentico «fardello opprimente per i bilanci statali».
        Com’è che il Pensiero debole imperante tarla – attaccandoli – tutti i tessuti morali esistenti e risparmia questa intonsa nuova religione indiscussa ed indiscutibile che risponde al nome di Ecologia Profonda?
        Misteri. Incantesimi.
        Sicuramente niente a che vedere con il «travestirsi come divinità con teste di animali, indossare pelli non conciate, corna, organi bestiali, ecc., […] nell’intento di assimilare i poteri sovraumani posseduti da certi animali» citato da un adepto della bestia 666, così si autodefiniva Aleister Crowley, sebbene colpisce questa stringente affinità elettiva tra pratiche della magia nera e peculiarità del movimento ecologico.
        Non solo.

        «Il Club di Roma continua a preparare l’apocalisse, mentre dice di “prevederla”.
        Lunedì scorso il Club di Roma ha rilanciato la sua crociata contro il progresso con il documento 2052. Una previsione globale per i prossimi quarant’anni, che ricorda il famoso libro del 1972 I limiti dello sviluppo con cui argomentò a favore di una drastica eliminazione di una parte della popolazione umana.
        La previsione, questa volta, è di uno sterminio di massa, inevitabile e imminente. Il nuovo documento fraudolento ha anticipato una conferenza internazionale del WWF (6-11 maggio), le cui operazioni sono ugualmente ispirate all’ideologia malthusiana, e sarà pubblicato in formato elettronico il primo di giugno. Tutte queste iniziative, ovviamente, sono intese a manipolare le coscienze in modo da prepararle alla prospettiva del ventennale del Summit di Rio, organizzato per il 20 e 21 giugno. L’autore principale del documento è lo stesso Jorgan Randers che nel 1972 partecipò alla stesura del primo rapporto “terroristico” e programmatico. Presentando il suo lavoro a Rotterdam, insieme a Yolanda Kakadbadse, presidente del WWF, e ad altri […] Randers ha esordito dicendo: “L’umanità ha sovra-consumato le risorse della Terra”.
        Il documento di oltre quattrocento pagine afferma che “è cominciato il processo di adattamento dell’umanità alle limitazioni del pianeta”, ma è troppo lento perché si possa impedire il collasso.
        Azzarda che vi sia “la possibilità che l’umanità non sopravviva sul pianeta, se continua sul suo cammino di eccessivo consumo e di tendenza al breve termine, affermazione ripetuta il 7 maggio ad una conferenza del Club rivolta alla stampa.
        Il rapporto prevede che “la popolazione globale raggiungerà un picco nel 2042” con otto miliardi di individui, quando si avranno migrazioni di massa e caos. In quel momento vi saranno, secondo il Club di Roma, 3 miliardi di poveri.
        Randers ha diviso il mondo in cinque categorie: Stati Uniti; Cina; OCSE senza gli Stati Uniti; BRISE (Brasile, Russia, India, Sud Africa) e dieci nazioni emergenti; Resto del Mondo, composto di 140 nazioni.
        Ha inoltre delineato delle strane curve di tendenza riguardanti il PIL, i combustibili fossili, gli aumenti della temperatura planetaria, ecc. Ha affermato che “ora siamo su un territorio insostenibile”. Il fattore pessimo sarebbe dato dalle emissioni di gas ad effetto serra, che sarebbero un pericolo ancora maggiore della siccità, della mancanza di cibo e del consumo delle risorse.
        Randers sottolinea le quattro azioni che secondo lui sono le più urgenti: (1) mettere al mondo meno bambini, specialmente nel mondo ricco; (2) ridurre la cosiddetta impronta ecologica degli individui, specialmente nei paesi ricchi; (3) costruire nei paesi poveri dei sistemi energetici a bassa produzione di anidride carbonica, con sovvenzioni da parte del mondo ricco; (4) rafforzare il potere di agire rapidamente a livello globale.
        Nel corposo documento sintetizza i quattro “valori” condivisi con il WWF e pompati con grande impegno attraverso le chiese, le scuole e altre istituzioni pubbliche e private: (1) educare le donne e conferire loro maggior potere; (2) rendere un “messaggio morale, religioso” la richiesta di non usare carburanti di origine fossile; (3) cambiare i governi per renderli “adatti allo scopo nei prossimi quarant’anni”; (4) limitare il divario tra i redditi e raggiungere la piena occupazione [cioè l’eguaglianza sperimentata nei campi di sterminio, N.d.A.]».

        Da qui ad invocare l’eutanasia forzata, il passo può essere breve. L’ecologismo più sfrenato a braccetto della Neo Povertà.
        Questi effetti erano stati appunto preconizzati nel rapporto elaborato tramite modelli matematici dal Massachusetts Institute of Technology coordinati da Jay Forrester, esperto di dinamica dei sistemi. Il rapporto uscì nel 1972 allo Smithsonian Institution di Washington. Tradotto in trenta lingue e diffuso in dieci milioni di copie.
        Questo prestigioso istituto non è scevro di assonanze con i poteri forti.
        Ne è l’espressione del suo core business.

        «Eminenti studiosi condividevano del resto la tesi dell’analista politico del MIT […] secondo cui è ovvio che in tutto il Terzo Mondo, per mantenere l’ordine bisogna in qualche modo indurre i settori della popolazione […] recentemente mobilitatisi a tornare ad una certa passività e disfattismo.
        La Trilateral Commission (ombra lunga dei Rockefeller e compagnia; N.d.A.) avrebbe poi presto impartito i medesimi insegnamenti a chi in Occidente stava insidiando la democrazia con la pretesa di entrare da protagonista nell’arena politica invece di rimanere spettatore e lasciare ai migliori la direzione dello spettacolo».
        È Noam Chomsky a notarlo nel suo Anno 501, la conquista continua, alla pagina 64.
        In pratica si trattava di riportare in auge la barbarie delle città azteche e maya, gli antichi tremendi culti con sacrifici umani, in aperto contrasto con la “città di Dio” di Sant’Agostino, sulla scia di quanto avevano fatto le più potenti società segrete cinesi, le Triadi, quando riuscirono a sovvertire l’epopea dei Qing per instaurare la dominazione Ming.

        Ora ci si risparmi, per cortesia, l’ingenuità di credere che essendo le Triadi allocate nell’Estremo Oriente esse non esercitino “proiezione d’ombra” sul nostro versante occidentale, tanto è vero invece il perfetto contrario.

        «Soldati di uno speciale reggimento dell’esercito britannico hanno sottoscritto un patto di sangue con una delle più potenti triadi […]. La rivelazione, fatta dal giornale di “Hong Kong Eastern Express” e ripresa ieri con risalto dalla stampa britannica, ha suscitato grande scalpore a Londra da dove ancora non sono giunte smentite […]. Stando alle rivelazioni, la polizia sa bene che oltre una decina di soldati del reggimento speciale Guardia nera nel 1994 hanno giurato fedeltà alla triade Sun Yee On».

        ***

        Il rapporto I limiti dello sviluppo non fu né visto, né indagato che da pochi sotto la sua vera luce di manifesto aberrante della barbarie dal volto pseudo umano.
        Tra i pochi, ma con un’acutezza che ha ancor’oggi dell’incredibile visto la lungimiranza con cui il loro testo scopriva le carte di quei piani mortali ma ammantati di presunta “sensibilità socio-ecologica”, c’erano Giorgio Cesarano e Gianni Collu, vox clamantis in deserto.
        Il concetto più recente di società liquida di Zygmunt Bauman scimmiotta alla bene e meglio i caposaldi del lavoro di questi due autori.
        Il loro testo Apocalisse e rivoluzione, apparso nel 1973, così descriveva a pagina 15 la materia d’indagine: «A questo punto, la forza d’inerzia del processo di crescita del capitale è il limite critico contro il quale si trova a cozzare. Gli si impone un’inversione di tendenza.
        Il passaggio pressoché repentino da un modo di sviluppo esprimibile in termini di crescita esponenziali a un modo d’equilibrio a sviluppo zero.
        È ciò che gli scienziati cibernetici del Massachusetts Institute of Technology – e non loro soltanto – hanno appena finito di confessare, con tutto il falso distacco e la simulata obbiettività neutrale che caratterizza la falsa coscienza scientifica […] l’inevitabile corsa del capitale, quale modo di produzione economico-politico, verso una crisi autodistruttiva irreversibile.
        […] Vestito l’immacolato camice della scienza, i relatori del MIT recitano la parte dei sapienti coscienziosi, risoluti a non tacere più oltre una verità che brucia, costi quel che costi, e ostentano di aver dimesso ogni servizio alle ideologie dominanti per servire finalmente la nuda verità […].
        Ma il camice ha la trama logora e s’intravvede d’acchito, in trasparenza, la vecchia livrea degli stregoni-maggiordomi, gli stessi d’ogni sterminio e d’ogni ricatto, di Auschwitz (il salario all’osso) come di Hiroshima (la soluzione demografica); della guerra batteriologica e defoliante (la disinfestazione della vita) al pari della pace nevrotica terapeuticamente necrotizzata (il bisogno di vivere come malattia mentale).
        […] Con la fretta ridicola e sinistra dei bancarottieri, i nuovi illuministi sbaraccano il mercato, ripuliscono l’agorà.
        È tardi, ma non troppo tardi: prima che l’ultimo illusionismo riesca, il popolo degli uomini destinati ad essere, capirà.
        Frattanto i giovani che piacciono a Mansholt, e a cui Mansholt […], a mano a mano che somiglierà sempre più a Marcuse, finirà col piacere, convinti di camminare verso la liberazione della miseria, procedendo verso la più misera delle libertà: la libertà di squalificarsi».

         
  18. La fretta. O anche l’indignazione a leggere scemenze simili.
    L’interesse a espandere popolazione l’hanno avuta propio i “neoliberisti” (altra idiozia ignorante politically correct) o per meglio dire i “capitalisti, per far consumatori e per far riserva di lavoro, nonchè i socialisti per le loro “masse” e per i loro lavoratori schiavi e infine le religioni per i loro fedeli diseredati da “salvare”. Ci hanno campato tutti.
    Malthus ha legato ambiente economia e popolazione.
    E l’hanno demonizzato tutti 3 al punto che il 99% di quello che circola su web è apocrifo. mai scritto nè detto da lui.
    Una tecnologia, un’economia divisa per una popolazione stabile a 1mld come nel 1800 sarebbe un paradiso. E bastava fare 3 figli per famiglia allora. Quello che diceva Malthus. Avendolo letto però, invece di cialtronare.
    Di ambiente, inquinamento ecc.. non ne parliamo neppure. Infine lo stesso “capitalismo” sarebbe stato limitato. Non essendoci più di tanti consumatori. E il costo del lavoro idem sarebbe stato molto più alto.
    Come ho detto: un cretino, o un analfabeta o un disinformatore. O tutte tre le cose, anche.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Un altro maltusiano della banda WWF, abbondano: è un argomento molto, molto, sensibile, quello trattato in questo articolo. Si vede dalle reazioni. Abbiamo toccato un nervo scoperto…
      Se la prenda con l’Einaudi se la citazione è scorretta. Un caro abbraccio Pippo e complimenti per l’uso del correttore!

       
  19. Fascismo verde, chiamiamo le cose con il loro giusto nome.
    Le elite anglosassoni vogliono riportare il mondo ai bei tempi andati, stopparne la crescita, invertire lo sviluppo, l’emancipazione delle classi sociali e dei popoli.
    E per questo infinocchiano la gente con le storielle tanto care al WWF del principe Filippo di Edimburgo. O inondano il mondo di droga.
    L’impero britannico basa la sua forza in primis sul controllo della mente, sul dominio delle psicologie colletive. Ritengo perciò veramente ammirevole l’opera che a questo proposito questo blog fa per diradare le nebbie che volutamente ci impediscono di vedere la realtà dei fatti e dei processi storici e quindi di di difenderci.

     
      • Mihai Podeanu il said:

        Buona domenica (anche se fuori piove). Vorrei far da paciere e tirar una somma (seppur parziale, gente, ok?).
        La questione è semplice: alcuni di noi vedrebbero “il limite” costituito da un pianeta abitabile, altri invece no (“La Terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere nella culla per sempre”, mi pare scrivesse Константи́н Эдуа́рдович Циолко́вский). La dirimente è solo la capacità di uscire dalla culla “nei tempi giusti” e “bene”, prima dell’eventuale “rischio Olduvai”. Tutto (!) qua.
        Personalmente, ho degli elementi per stare un pelino dalla parte dei secondi. Ci dobbiamo aggiornare. Sempre ringraziando il Dezzani per l’ospitalità, un cordiale saluto.

         
  20. Batterio il said:

    Vero che l’uomo (io che sono un batterio direi la vita, di cui l’uomo è il ramo che ha basato la sua
    espansione su una forma estremamente complessa di comunicazione di specie) tende all’infinito, vero che l’alta natalità in Asia e Africa è dovuta al considerare la ciotola di riso come uno standard
    accettabile.
    La soluzione migliore è infatti quella neoliberista: noi 1% tendiamo romanticamente all’infinito e voi
    99% vi contestate la ciotola di riso. Più voi 99% siete, più noi se divertimo.
    Constatando l’eccezionalismo antropocentrico di Federico Dezzani mi viene il dubbio che il movente
    psicologico dei suoi scritti (sempre molto interessanti, altrimenti non sarei qui, né commenterei) sia
    l’invidia di non far parte dell’élite, più che una qualche avversione all’elitarismo.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Considerata la qualità degli elementi che fanno parte di quest’élite (Monti, Letta, Bernabè, Lilli Gruber, etc.), potrei già essere tesoriere del gruppo Bilderberg…

       
  21. Pier Francesc Delsignore il said:

    Guarda continua a cercare che prima o poi troverai il rettiliano che ha organizzato tutto sotto l’hotel Bildenberg qualche loggia massonica o nei sotterranei di Bruxelles assieme a qualche vecchio computer e fotocopiatrice. Ti propongo questa di spiegazioni la società è cambiata per molteplici ragioni, dal 1973 in Italia vi è la diminuzione demografica quindi non è solo un problema economico semplicemente una maggiore consapevolezza una diminuzione di obblighi sociali ha portata ad una maggiore consapevolezza, non si fanno più figli perché “si deve” e chi li fa li segue in modo più consapevole e non li mette al mondo pensando che si arrangeranno e se protestato sono calci nel sedere.. L’Italia era un paese sovraffollato da sempre se si preparano bene le risorse minor numero di persone è solo positivo. Malthus tutta la vita!!

     
    • Federico Dezzani il said:

      Pensatori come lei dovrebbero estinguersi in una generazione… speriamo in bene!