Verso Pan-America: implicazioni per Europa ed Asia

La cattura del presidente venezuelano Maduro e la sua incarcerazione a New York per crimini comuni decretano un prepotente ritorno della dottrina Monroe, ulteriormente rafforzato dalle immediate minacce di seguire passi analoghi nei confronti della Groenlandia, parte integrante del regno danese: è evidente la volontà statunitense di assumere il controllo economico e politico dell’intero Emisfero Occidentale. Ricostruendo Pan-America, gli USA mirano a creare un fronte anti-europeo ed anti-asiatico, in vista dei prossimi eventi mondiali.

Emisfero Occidentale contro Europa ed Estremo Oriente

Il blocco navale americano ai danni del Venezuela è culminato, il 3 gennaio 2026, con l’attacco aereo americano alle basi militari di Caracas, la cattura del presidente Nicolas Maduro insieme alla moglie ed il loro trasferimento coatto a New York, dove saranno processati per presunti crimini legati al traffico di stupefacenti. Sebbene l’amministrazione Trump abbia dichiarato di voler “governare” temporaneamente il Venezuela, solo i prossimi giorni diranno se la decapitazione dell’esecutivo ed il perdurante embargo petrolifero (il petrolio costituisce il 60% delle esportazioni venezuelane) saranno sufficienti per piegare Caracas o, al contrario, saranno necessari ulteriori pressioni militari. Diverse considerazioni sono comunque già possibili sull’avvenimento, alcune più strettamente legate alle Americhe ed altre, invece, di carattere mondiale, inerenti al futuro dell’Europa e dell’Estremo Oriente.

La prima considerazione riguarda la natura dei regimi “castristi” di cui Maduro è l’ultimo epigono. Propagatisi nei Caraibi e nell’America meridionale a partire dagli anni ‘60, sopravvissuti ed usciti addirittura rafforzati dalla fine della Guerra Fredda (sandanismo e chavismo), i movimenti populisti-socialisti della regione sono sempre stati più o meno apertamente appoggiati dagli USA, Inghilterra e Israele, sebbene ciclicamente Washington minacciasse i vicini “riottosi” di ricorrere a rappresaglie politiche o militari qualora non avessero rispettato gli interessi americani. Il tacito sostegno degli USA ai regimi “comunisti” della regione è presto spiegato. In primo luogo, garantivano il costante sottosviluppo economico della regione americana ispanofona che, per popolazione e risorse naturali, potrebbe costituire un temibile contraltare politico agli USA dentro l’Emisfero occidentale stesso: le misere condizioni economiche in cui versa Cuba, un tempo perla dell’impero americano spagnolo, sono note, ma ancora più evidente è il rapidissimo degrado che ha subito il Venezuela nell’ultimo ventennio di chavismo, caratterizzato da un crollo verticale delle produzione petrolifera, calata di due terzi. In secondo luogo, giocando di sponda prima con l’URSS e poi con la Russia di Vladimir Putin, gli USA hanno stabilito nella regione una dialettica perversa, finalizzata a ridurre la tradizionale influenza delle potenze europee (Spagna, Italia e Germania in testa) o a frenare l’avanzata delle nuove potenze asiatiche (Cina, ma anche il Giappone fino agli anni ‘80 era molto attivo). Questo sistema è giunto alla conclusione il 3 gennaio 2026, perché un nuovo/vecchio paradigma, o archetipo, incombe: le pan-regioni.

Veniamo così alla seconda considerazione. Già nell’ultimissimo scorcio della Guerra Fredda, quando l’impero sovietico era ormai diretto verso la dissoluzione, gli USA avevano mostrato la volontà di disimpegnarsi dall’Europa per ripiegare nel “cortile di casa”, imboccando quella via isolazionista-nazionalista che sta ora trionfando con l’amministrazione Trump. L’invasione di Panama del dicembre 1989, lanciata dal presidente George Bush senior, è il vero precedente dell’intervento armato contro Nicolas Maduro: attaccando il Paese centroamericano, catturando il generale “Cara de Piña” Manuel Noriega (anch’egli strettamente legato a Cia, Mi6, Kgb e Mossad) e processandolo per droga in tribunale di Miami, gli USA avevano dimostrato di non riconoscere nessuna sovranità ai Paesi caraibici, semplice appendice del sistema statunitense. Tale volontà è stato prepotentemente ribadita con la deposizione violenta di Nicolas Maduro ed il suo trasferimento come criminale comune in un’aula di giustizia newyorchese: la dottrina Monroe (ora ribattezzata Donroe, crasi tra Monroe e Donald Trump) è nuovamente la stella polare degli USA, che “ripiegano” dall’Europa e dall’Estremo Oriente per concentrarsi sull’Emisfero occidentale, eliminando la residue influenze europee e bloccando l’avanzata della Cina. Significativamente, a distanza di appena 24 ore dal blitz di Caracas, l’amministrazione Trump ha rinnovato le recenti minacce verso la Danimarca, affermando di voler assumere il controllo della Groenlandia per ragioni di sicurezza (stritolando, tra l’altro, il Canada in una morsa da cui sarebbe impossibile divincolarsi).

Si giunge così alla terza conclusione, che è certamente la più importante in un’ottica storica e geopolitica. Venezuela oggi, Groenlandia domani, sono passi verso la costruzione di una minacciosa fortezza dietro cui gli USA intendono ritirarsi, per poi uscirne solo al momento opportuno: la prossima guerra egemonica. La Russia sta cercando di ricostruire il proprio impero in Europa centro-orientale e minaccia Caucaso e Kazakistan; gli USA di Trump avallano il revisionismo russo e si cimentano, a loro volta, nella costruzione del proprio blocco regionale. Tutto ormai suggerisce che si vada verso un confronto tra quattro o forse cinque blocchi regionali (Estremo Oriente, Russia, India, Europa e potenze marittime anglosassoni). A ben vedere, come dimostra la sottostante infografica tratta dalla rivista Geopolitica del luglio 1940, gli USA stanno spingendo il sistema internazionale verso un “ritorno al passato”, chiudendo quell’epoca di epoca di globalizzazione e liberalismo economico da loro stessi inaugurato all’indomani dell’ultima guerra mondiale: ecco perché, nell’ultimo scorcio del 2026, daremo alle stampe “Terra contro Mare, studio di un ciclo: 1949-2049”.