L’ex-direttore di giornale minore, l’idea di creare un primo ministro a tavolino, gli appoggi dell’intelligenzia ebraica, l’attentato della camorra per preparare la scalata: la vicenda Lavitola-Mieli-Ranucci riproduce su scala minore e quasi caricaturale i meccanismi della Seconda Repubblica, iniziata proprio con le bombe “mafiose” del 1992-1993.
Dal particolare al generale
Non ci sarebbe davvero nessun motivo per parlare d’Italia nell’estate 2026: una semplice espressione geografica che attende passivamente i prossimi drammatici eventi mondiali. Se dedichiamo il nostro prezioso tempo alla penisola, è solo per analizzare un evento di cronaca apparentemente secondario, che sintetizza però l’intero processo di decadenza politica dell’Italia, un processo che, iniziato all’indomani della riunificazione tedesca, ha fatto tabula rasa dell’industria automobilistica, chimica, informatica, siderurgica, editoriale, cinematografica, musicale del Paese. Capire il caso Lavitola-Mieli-Ranucci per capire la Seconda Repubblica.
Gli eventi sono noti e si possono riassumere in poche righe: l’ex-direttore dell’Avanti e faccendiere Walter Lavitola nota lo sbandamento del centro-sinistra e scorge l’opportunità per imporre il proprio candidato e, con buone probabilità, insediare il proprio uomo a Palazzo Chigi: il giornalista della Rai Sigrifido Ranucci. L’operazione gode di ampi appoggi dentro l’establishment, perché Lavitola coinvolge come “consulenti” (incaricati di sondare/preparare il terreno per la discesa di un nuovo candidato di sinistra) il giornalista Paolo Mieli, esponente di primo piano dell’intellighenzia ebraica italiana, e Stefano Cappellini, penna de La Repubblica. Il piccolo schermo è già una buona base di partenza per la scalata di Ranucci, ma serve altro, qualcosa che ne aumenti la popolarità e la statura politica: un attentato intimidatorio della mafia. E qui, tutto deraglia: l’esplosione di un ordigno nei pressi dell’abitazione di Ranucci nell’ottobre 2025, il coinvolgimento della camorra (vera colonna portante del sistema capitolino), la scoperta del legame camorra-Lavitola, l’amara constatazione che l’attentato è stato ordito per lanciare Ranucci verso le stanze del potere.
Ora. Ai fini della nostra analisi ci serve evidenziare solo pochi elementi che fanno di questo episodio un caso “esemplare” per capire i meccanismi della Seconda Repubblica: un lugubre deserto di idee e valori su cui sono fatti scoppiare a ripetizione dei “petardi” politici che scompaiono nell’arco di pochi anni, dopo aver raggiunto anche percentuali da Democrazia Cristiana (Renzi, Salvini, Meloni, Conte, Vannacci e, se le cose non fossero andate storte, Ranucci). Innanzitutto: chi è Lavitola? In questo senso, è utile soprattutto ricordare le sue manovre del 2008 per sfilare senatori al malconcio governo di Romano Prodi, particolarmente inviso agli americani per il suo attivismo nel Balcani e l’asse privilegiato con Berlino: Lavitola è un uomo dei servizi e, soprattutto, dei servizi angloamericani.
Secondo aspetto: il coinvolgimento della camorra e l’attentato dinamitardo. È facile fare un parallelismo con le bombe del 1992-1993, che avevano facilitato lo smantellamento della Prima repubblica e, soprattutto, dell’economia mista incentrata sull’Iri. Come si evince chiaramente dal caso Lavitola, la mafia non agisce di propria iniziativa né per proprie rivendicazioni, ma semplicemente svolge il lavoro sporco su richiesta di servizi segreti stranieri (se l’operazione è troppo complessa, subentrano corpi militari).
Il terzo aspetto da evidenziare è il coinvolgimento de La Repubblica e dell’intellighenzia ebraica. la Repubblica ed il gruppo del (defunto) Scalfari ebbero un ruolo chiave nell’affossare la Prima Repubblica, cavalcando le inchieste di Mani Pulite e preparando il terreno alla Seconda Repubblica, basata sulla sterile e letale polarizzazione Berlusconi-sinistra, fascisti-comunisti. Mieli e Cappellini dimostrano che gli ambienti “intellettuali” continuano ad essere gravemente compromessi con i servizi segreti e non lesinano certamente il loro aiuto per manovre molto opache, alias eversive.
In definitiva, bisogna ringraziare Lavitola. In questa anonima estate italiana, ci ha regalato un piccolo cammeo o mignon che racchiude l’intera Seconda Repubblica in poche battute.