Charlie Hebdo, obbiettivo Yemen

A distanza di dieci giorni dalla strage di Charlie Hebdo è possibile tirare le prime somme sugli obbiettivi che si era prefissato chi ha eterodiretto l’attentato, materialmente compiuto dai fratelli Kouachi e quasi sicuramente supervisionato dall’intelligence francese che avrebbe “perso di vista” i franco-algerini nel luglio 2014 perché “considerati a basso rischio”.

I bravi complottisti un po’ paranoici, come li etichetta la stampa, non solo devono porsi la consueta e spesso valida domanda “cui prodest?” ma anche cercare le risposte. Per quanto riguarda i media segnaliamo, solo a fini statistici, come la debordante popolarità dei siti di controinformazione abbia costretto le principali testate, dal Corriere della Sera a Il Giornale, a dedicare almeno un articolo alle tesi complottarde: tutti i colpi sono stati parati alla bell’e meglio ma il ritrovamento della carta d’identità di Cherif Kouachi era talmente insostenibile che si è preferito citarlo per poi relegarlo nel dimenticatoio. In cambio ha già scalato la classifica delle bufale del terrorismo e si trova attualmente in 50esima posizione, preceduto dalle carte d’identità dei terroristi del 9/11 rinvenute al Pentagono e seguito dalla seduta spiritica tenutasi durante il rapimento Moro dove fu vaticinato il “GRADOLI”.

Quindi, assumendo che sia la domanda corretta, cui prodest? Quali obbiettivi si vogliono raggiungere?

In ordine crescente d’importanza:

Stretta sulla sicurezza: si vorrebbe potenziare la raccolta dati dei passeggeri aerei, consento di immagazzinare per un periodo di tempo pluriennale le informazione di chi vola. Il passo successivo sarà il tentativo di varare un Patriot Act europeo: più discrezionalità nella perquisizione dei cittadini e la possibilità di passare al vaglio email, telefonate, social network e conti bancari senza l’autorizzazione della magistratura. L’UE nei prossimi mesi avrà tutt’altro cui pensare e, comunque, cosa non fanno i servizi europei, è già attuato dai Paesi del 5 Eyes (USA, GB, Canada, Australia e Nuova Zelanda).

Hollande risale nei sondaggi: per dodici cadaveri rimasti al suolo nella redazione di Charlie Hebdo, due cadaveri politici tornano a galla: sono quelli di Francois Hollande e del premier Manuel Valls, versione “Asterix” di Matteo Renzi. I due erano precipitati al minimo storico dei consensi lo scorso settembre: ad apprezzarli erano rispettivamente il 13% ed il 30% dei francesi, soglie ritenute pericolose dai sondaggisti di Ipsos-Le Point. Sull’onda dell’emotività suscitata dall’attentato la loro popolarità, secondo l’istituto Ifop, ha registrato un balzo in avanti senza precedenti ed i due sono rimontati al 40% ed al 61%. Alle presidenziali mancano ancora due anni, ma è pur sempre vero che il blitz fasullo dei Navy Seals per uccidere Bin Laden avvenne un anno e mezzo prima delle elezioni e portò comunque fortuna a Barack Obama.

Elettroencefalogramma piatto per l’euro ma dagli al mussulmano!: mentre i media versavano fiumi di inchiostro su Charlie Hebdo (a sinistra i Roberto Saviano alzavano le matitine al cielo ed a destra i Giuliano Ferrara aizzavano i diseredati contro i saraceni) l’eurozona si è aggravata ed è stato chiamato il sacerdote per l’estrema unzione. Il 7 gennaio, in concomitanza all’assalto dei fratelli Kouachi, Eurostat certificava l’ingresso dell’eurozona in deflazione: con una dinamica dei prezzi in territorio negativo, il debito degli Stati e delle famiglie europee è semplicemente impagabile ed è pura fantasia ipotizzare che i Paesi altamente indebitati (debito totale/PIL dell’Irlanda al 400%, Portogallo e Belgio al 300%, Olanda al 250%, Francia al 250%, Italia al 200%, etc.) riescano ad onorare gli impegni con i prezzi delle case ed i salari in diminuzione. L’intervento dell’ex-Goldman Sachs Mario è venduto come la “wunderwaffe”, la super-arma prodigiosa per salvare l’euro: un allentamento quantitativo da 500-1000 €mld per infondere un po’ di vita all’eurozona. I precedenti hanno dimostrato l’inefficacia di questi strumenti: il Giappone, con un PIL pari circa ad un terzo di quello dell’eurozona, stenta a far ripartire l’inflazione nonostante inietti circa 650 $mld all’anno. La banca centrale svizzera, intanto, ha deciso di non acquistare più euro lasciando che il franco si apprezzasse del 20% in poche ore, i rendimenti dei bund tedeschi sono al minimo storico e si registrano deflussi di capitali dell’euro-periferia. I riflettori sono ancora puntati sui jihadisti, ma al capezzale dell’eurozona è arrivato il prete.

Yemen nel mirino: la Repubblica Unita dello Yemen entra più volte nella strage di Charlie Hebdo. In Yemen si sarebbero addestrati i fratelli Kouachi nel 2011, come terroristi di “Al Qaida in Yemen” si sarebbero autodefiniti i due terroristi prima di iniziare la strage e lo stesso ramo yemenita dell’organizzazione terroristica ha rivendicato l’attentato con due distinti video caricati in rete.

Ora, cosa capita in questo esotico ed affascinante Paese situato all’estremità sud-ovest della penisola araba e bagnato dalla calde acque del Golfo di Aden, dove transita buona parte delle petroliere e delle navi-porta-container che solcano il mondo?

I miliziani della tribù Houthi, che professano l’Islam sciita come il 40%della popolazione yemenita e godono del supporto iraniano, hanno conquistato la maggior parte del territorio e sono ad un passo dalla presa della capitale Sanaa. A vostro giudizio, è possibile che un Paese strategico come lo Yemen sia lasciato entrare, dopo l’Iraq e la Siria, nella sfera d’influenza iraniana? È possibile secondo voi che lo Yemen, come l’Iran e la Siria, possa diventare un domani un importante partner economico e militare dei russi? I russi, al culmine della guerra fredda, avevano guadagnato importanti posizioni in loco grazie alla nascita della Repubblica Democratica Popolare dello Yemen. Siamo certi che sarà tentato di tutto per evitare che la storia si ripeta ed il primo passo verso l’intervento NATO in Yemen potrebbe essere stato fatto proprio a Parigi, nella redazione di Charlie Hebdo.

Vota!
Precedente Da Lehman Brothers all’ISIS. Due carte Successivo Charlie Hebdo e la guerra che Obama non ha fatto