Charlie Hebdo 2.0

Strategia della tensione e pizzini per Obama

Sabato 14/11/2015 ore 12.30

L’11 settembre della Francia conta 7 attentati pressoché simultanei, circa 130 morti e 200 feriti di cui un centinaio in stato grave. Si tratta di un’azione di guerriglia urbana, complessa ed articolata: otto terroristi morti nell’azione (lasciando presupporre quindi un’organizzazione a monte di decine di persone), esplosivi, armi automatiche, la capacità di agire nel cuore di Parigi, a dieci mesi dalla strage di Charlie Hebdo e a tre mesi dall’attentato “fallito” sul treno Amsterdam-Parigi, senza essere (incredibilmente) intercettati dalla forze di sicurezza francesi, che avrebbero dovuto essere in stato d’allerta dopo la decisione di François Hollande di bombardare l’ISIS in Siria.

I luoghi dell’attacco multiplo sono: il teatro Bataclan, 82 morti per l’azione durante un concerto degli Eagles of Death Metal di più terroristi che hanno aperto il fuoco sul pubblico al grido di “Allah Akbar”; una prima bomba alle 21:20 allo Stadio di Francia dove si svolge l’amichevole Francia-Germania cui assiste il presidente Hollande, seguono altre tre esplosioni attorno alla struttura sportiva per un totale di quattro morti di cui tre kamikaze; una sparatoria contro i café di Rue de Charonne, non lontana dal Bataclan, lascia sul terreno 18 morti; in Rue Alibert, poco più a nord, sono freddate 12 persone al ristorante Le Petit Cambodge; in Rue de la Fontaine au roi è aperto il fuoco contro la pizzeria Casa Nostra per un totale di 5 morti; poco distante, in Boulevard Voltaire, entra in azione un altro kamikaze che muore sul posto.

Dal magma del web escono mille ed una rivendicazione dell’ISIS, prontamente impiegate dalla stampa per titolare “l’ISIS rivendica”, “Isis: Roma, adesso tocca a te”; “L’Isis: vendetta per la Siria, è il vostro 11 settembre”.

L’agenzia stampa dell’ISIS, il Site Intelligence Group dell’israeliana Rita Katz, addita ovviamente il Califfato, ma per non bruciare i tempi, sottolinea che non esistono ancora rivendicazioni ufficiali ed attendibili:

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Quali sono le finalità di questo ennesimo, tragico, capitolo della strategia della tensione?

Gli attentati perseguono un duplice scopo, uno legato alla politica interna francese ed uno legato alla situazione bellica in Siria, dove la destra israeliana di Benjamin Netanyahu ed i falchi dei partiti democratici e repubblicani negli USA non tollerano la passività di Barack Obama che ha consentito alla Russia di intervenire militarmente contro l’ISIS, sostenendo l’odiato Bashar Assad, filo-iraniano, ed infliggendo un grave smacco d’immagine agli USA.

La Francia è un Paese in profonda crisi, economica e sociale, guidato da un establishment completamente screditato: secondo un sondaggio IFOP di metà ottobre il presidente Hollande ed il premier Valls godono rispettivamente del favore del 20% e del 36% dei francesi, mentre il 79% ed il 63% si dichiarano molto insoddisfatti. Nella prima metà di dicembre, il 6 ed il 13, si terranno le elezioni regionali dove il Front National è dato per favorito: inoltre secondo un sondaggio “choc”, sempre dell’IFOP, il 31% dei francesi è pronto a votare Marie Le Pen alle elezioni presidenziali della primavera 2017.

Si noti che il FN è una forza anti-establishment, considerata sin dalla fondazione come eversiva ed impresentabile: durante il ballottaggio, ancora “choc”, dell’aprile 2002 tra Jacques Chirac e Jean Marie Len, i socialisti invitano la base a votare i gollisti pur di bloccare il FN.

È vero che il partito di Marie Le Pen è estremamente duro su tematiche come immigrazione e difesa dell’identità nazionale e che, in teoria, potrebbe uscire rafforzato da una serie di attentati “islamisti”, ma gli architetti della strategia della tensione auspicano che la richiesta di sicurezza e autorità che normalmente scaturisce dagli attentati, favorisca i partiti d’establishment (PS ed UMP) e non i “rivoluzionari” del FN.

Si ricordi che il Front National è una forza anti-europeista ed anti-euro. Marie Le Pen ha più volte invocato l’uscita della Francia dalla NATO e sul dossier siriano sostiene l’appoggio di Bashar Assad contro lo Stato Islamico, ascaro di NATO, israeliani e monarchie sunnite impiegato per destabilizzazione di Iraq, Siria, Libano, Egitto e Libia.

La strategia della tensione interna alla Francia non mira certamente ad incrementare i voti del FN ma a bloccarne l’avanzata, seminando paura ed alimentando la domanda di “normalità e sicurezza”.

Sul piano internazionale, come avevamo già sottolineato ai tempi della strage a Charlie Hebdo, l’attentato si inserisce nella faida tra Likud e falchi americani da una parte e Barack Obama dall’altra: l’oggetto del contendere sono la Siria, lo Yemen e l’Iraq.

È vero che la prima amministrazione Obama, con Hillary Clinton come Segretario di Stato, ha avviato la destabilizzazione del Medio Oriente con la “Primavera araba” coordinata da CIA/MI6 ed è intervenuta militarmente contro la Libia di Muammur Gheddafi, ma il presidente democratico è sempre stato restio ad un’azione bellica contro la Siria di Assad, in grado di scatenare un conflitto regionale o mondiale.

Si ricordi che nell’estate del 2013, dopo l’attentato falsa bandiera a Damasco con l’impiego di armi chimiche da parte dei ribelli, Obama accetta il compromesso russo pur di non intervenire. Solo nelle ultime settimane, dietro enormi pressioni, ha deliberato l’invio di 50 soldati americani sul suolo siriano.

L’atteggiamento di Obama ed il compromesso sul nucleare iraniano, è aborrito da Benjamin Netanyahu e dai falchi democratici e repubblicani, gruppo a cui va imputata la pianificazione dello stragismo messo in atto in Francia, da Charlie Hebdo ad oggi: si ricordi che alla grande marcia dei capi di Stato svoltasi a Parigi dopo la strage di gennaio, Obama non partecipa per sottolineare che non intende farsi coinvolgere in avventure militari né in Yemen (dove ufficialmente è collocato “la regia” dell’attentato a Charlie Hebdo) né in Siria.

La strage di Parigi del 13/11/2015 è un nuovo tentativo di trascinare Obama in un esplosivo confronto militare in Siria: non a caso il presidente, anche in quest’occasione, non associa l’aggettivo “islamico” al sostantivo “terrorismo” per evidenziare che non vuole farsi coinvolgere in una nuova guerra mediorientale. La situazione internazionale rischia però di diventare esplosiva se le elezioni presidenziali del novembre 2016, sanciranno la vittoria di un falco democratico o repubblicano, pronto al conflitto anche con l’Iran e la Russia.

Infine, è probabile che la strage di Parigi sia impiegata dall’establishment euro-atlantico per rianimare l’Unione Europea in stato terminale: si premerà per “una risposta unanime” dell’Europa, tentando forse di trascinare i Paesi europei in una guerra comune in Siria e Libia contro l’ISIS, creatura, repetita iuvant, della stessa NATO. I commenti di stamane “dell’americano” Gianni Riotta già sono di questo tenore.

La strage di Parigi del 13/11/2015 è quindi riconducibile ad un matrimonio d’interessi tra François Hollande e gli estremisti israeliani ed americani: il primo spera di sedare le pulsioni anti-enstablishment in Francia, in vista delle prossime scadenza elettorali, i secondi auspicano un’escalation militare in Siria ed Iraq, anche a costo di entrare in guerra con la Russia e l’Iran.

Man mano che le oligarchie euro-atlantiche affondano, lo stragismo di Stato si invigorisce e la tensione interazionale aumenta, inesorabilmente.

jesuisparis

 

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10 thoughts on “Charlie Hebdo 2.0

  1. Mi sembra che ci sia un altro elemnto base, che firma quest attentato.
    Il Presidente iraniano Rohani doveva arrivare a Parigi due giorni dopo. Il suo giro dell’Europa avrebbe significato una prosecuzione dell’accordo antinucleare Obama- Iran, garantito da Russia e Cina.
    Ovviamente, Rohani ha dovuto disdire il viaggio e quindi tutto l’effetto mediatico che ne sarebbe derivato per impostare una politica della UE favorevole all’accordo.
    Da questo accordo, dipende il futuro della Siria e la definizione delle zone di influenza tra Russia, Iran, Iraq, ecc..
    Quindi, la scelta tempistica dell’attentato è quasi un marchio di fabbrica. Questi attentatori si sono mossi su imput di strategia politica ben precisi.

     
  2. Maurizio Destro Benini il said:

    Ma noi , a parte la mia soluzione personale , noi italioti , che possibilità abbiamo di sganciarci ? Meno che zero ! Magari in Russia potresti appassionarti di qualcos’ altro e lasciar perdere il motociclismo !

     
    • Federico Dezzani il said:

      Hmm… Pensare di salvarsi dal crollo delle macerie rimanendo muti e calmi, è da illusi. Magari su qualche atollo del Pacifico.

       
  3. Un’altra incongruenza nelle dinamiche degli attentati.
    Secondo quanto dice la TV – Agorà – RAI 3- lunedì ore 8,00- “gli attentatori che cercano di assalire lo stadio di Francia, dove era il presidente Hollande – si fanno saltare in aria, provocando un morto.”
    Ora, questa ricostruzione, non coincide coi fatti. Infatti, la diretta della partita, ci fa vedere lo stadio, i giocatori che combattono sulla palla, e si sentono crepitii di armi da fuoco esterni allo stadio.
    Il che significa, che gli attentatori hanno cercato di entrare nello stadio, e sono stati eliminati dallesquadre “speciali” (?) che vigilavano fuori. Insomma, l’eliminazione degli assalitori è avvenuta attraverso uno scontro a fuoco. Il che significherebbe che agli attentatori è stata data carta libera per l’assalto al Bataclan ed altrove. Mentre allo stadio, sono stati fermati “preventivamente”. Infatti , un morto, non è gran cosa, visto che gli assalitori, armati, hanno avuto i loro tre uomini del commando eliminati.
    Sbaglio? O sono le solite parole al vento della TV nostrana?

     
  4. DANILO FABBRONI il said:

    siamo sempre da dove si originò questo: e cioè qui: 68’, Magie, Veleni & Incantesimi Spa. Del Potere Oscuro e la Rivoluzione del ‘68 , sui lati opachi del movimento sessantottino.
    Sfilano qui, in questo testo, serrati, uno accanto all’altro, come in un cinemascope d’altri tempi, veri e propri assi di briscola come Adorno, Abbie Hoffman, Alain Danielou, Althusser, Anna Freud, Agnelli, Antoine Bernheim, Benjamin, Aurelio Peccei, Carl Schmitt, Crowley, la premiata ditta C.I.A., Calasso, Combriccole dell’Alta Finanza, Culianu, D.A.F. De Sade, David Cooper, Freud, Foucault, Guy Debord, Gregory Bateson, Giordano Bruno, gangsterismo, Horkheimer, Henry Luce, Ian Fleming, Isherwood, il Tavistock, i robber barons americani fomentatori delle Guerre dell’Oppio per portare la civiltà occidentale – tanti Oriana Fallaci ante litteram – ai “selvaggi” distanti da “Il Secolo Americano”, James Bond, Jacob Taubes, James Hillman, Jerry Rubin, Jung, Kennedy, Leo Strauss, la Sandoz, lo spettacolo della “rivoluzione” (telecomandata), l’LSD, Marylin Monroe, Marcuse, Mircea Eliade, malavita, Margaret Mead, Michel David-Weill, Nietzsche, Rockefeller, Ronald Stark, stupefacenti a fiumi, servizi segreti a gò-gò, Thomas Mann, Timothy Leary, Vaneigem, Wystan H. Auden, Zolla, ed altri, in una sequela da Circo Barnum, insomma tutti gli “eroi” cangianti di una delle più grandi magie che la storia contemporanea possa ricordare: il Sessantotto.
    Squadernati in un affresco d’assieme, ecco comparire tutti gli incantesimi e i veleni mortali che non sono per nulla d’antan, ma viceversa, rappresentano la tragica realtà vivente al giorno d’oggi.
    Basandosi su testi inediti in Italia e poco o niente discussi, connessi in una fitta quanto inusuale trama, si mostra il cui prodest del ’68 venendo a cadere la foglia di fico che ha sempre visto tale accadimento come spontaneo ed indice di libertà, essendo vero il perfetto contrario.
    Il testo getta luce sul movimento della Controcultura con intenti nuovi, che si prefiggono di cogliere non tanto il plot dell’azione, e le scene culmini, quanto i registi ed i produttori dello show.

     
    • Federico Dezzani il said:

      I colori ci sono tutti… in poche righe non può che venire una macchia multicolore ed indefinita. Cmq concordo.

       
  5. Aggiungiamo al quadro dello Stade de France – tutto da ricostruire – la presenza di Frank-Walter Steinmeier a fianco di François Hollande
    http://www.lepoint.fr/images/2015/11/14/3292415-716921-jpg_3157299.jpg
    Steinmeier è ministro degli esteri della Germania ed è favorevole a una soluzione concordata tra Federazione russa e Stati uniti che ponga fine alla guerra in Siria.
    Ha rischiato una pallottola vagante. Lui che vuole mettere i bastoni tra le ruote ai venditori di pallottole.

     
    • Federico Dezzani il said:

      Ho notato la sua presenza. Non ho però trovato traccia di rischi alla sua incolumità. Se hai fonti…